Abbiamo visto pubblicato sui
social la prima edizione del
Resucitò di Kiko.
Facciamo un semplice conto.
Siamo a
novembre del 1967.
Il duo Argüello-Hernández arriva a Roma a luglio del 1968.
Dopo quanti mesi?
SETTE MESI.
I
neo-cats (come li chiamano in Australia), dovrebbero stare un po’ più attenti a quello che pubblicano su siti web pubblicamente accessibili perché lasciano trapelare informazioni tanto preziose quanto pericolose per la propaganda kikiana.
Abbiamo trovato dunque il
PRIMO LIBRO DEI CANTI dell’Argüello, cimelio rarissimo, risalente per l’appunto al
novembre 1967.
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Lo dice anche la descrizione dello stesso video:
le comunità erano solo quelle di Zamora ed Avila (non cita Arguelles).
Come anche noi sapevamo, chiama "comunità" quella di Palomeras,
che però Kiko definice solo "fratelli". |
In questo libriccino già si capisce con un buon margine di certezza quello che noi da sempre sospettavamo:
L’ARGÜELLO È ARRIVATO IN ITALIA AVENDO AL SUO ATTIVO SOLO 3 PARROCCHIE “CATECHIZZATE”.
O pochissimo altro, affannosamente rimediato in 7 mesi, prima di arrivare il Italia.
Sì perché se si scrive un libercolo dedicato solo a
due parrocchie, contenente le proprie canzoncine e qualche sprazzo di catechesi, non si vede come mai, se ce ne fossero state altre, avrebbero dovuto rimanerne escluse.
Specialmente conoscendo la tendenza inguaribile dell’Argüello a gonfiare i numeri.
La parrocchia che l’aveva pubblicato era quella di Cristo Rey di Arguelles, quella nel quartiere ricco dei suoi genitori.
Le
tre parrocchie, quindi, sono quelle che conosciamo: San Frontis a Zamora, Santiago di Avila e Cristo Rey ad Arguelles.
Un ringraziamento va anche “a tutti i
fratelli di Palomeras Altas che tanto ci aiutarono a realizzarle”.
Strano che i “fratelli di Palomeras Altas” non vengano chiamati anch’essi “comunità”, ma semplici fratelli sparsi. Noi li conoscevamo come la "comunità di Palomeras".
All’epoca venivano denominate “Comunità parrocchiali”, perché i neocatecumenali non si erano ancora dati un nome.
Intanto, lo vedremo in altra sede, l’Argüello insieme ai suoi amici di Palomeras, bazzicava le case discografiche per le edizioni annuali dei suoi dischi.
Si faceva pubblicità.
Il libretto già si chiamava
RESUSCITÒ, autore K. Argüello, ed era definito “
LIBRO DEI CANTI COMUNITARI”.
Si era premunito anche di
depositarlo (come un vero autore) e si parla genericamente di “censura ecclesiastica”, come se fosse stato approvato da qualcuno non meglio specificato.
Inizia con un’introduzione, una piccola catechesi, dove si dice:
“Stiamo andando verso una vita cristiana più comunitaria”
Parla della Chiesa come:
“Sposa che si è incontrata con lo sposo ed è rimasta fecondata, l’ha rivestita di lino e ha lavato le sue impurità.
E poi ci ha inviato tra tutti gli uomini affinché annunciamo quello che ha fatto con noi, e questo non perché siamo migliori degli altri, ma come SEGNO E PRIMIZIA di quello che saranno tutti gli uomini, tutta l’umanità.
Segno di Gesù, viviamo in comunità che sono segno del nostro sposo: AMORE E UNITÀ.”
Parlando della comunità di Cristo Rey, scrive:
“La nostra comunità parrocchiale, stante il rinnovamento proclamato dal Concilio Vaticano II, ha visto la necessità urgente di passare da una fede INFANTILE ad una fede ADULTA, con la quale possiamo vivere un cristianesimo più cosciente e più comunitario che porti i segni del Vangelo nel nostro mondo desacralizzato e tecnologico.
Perciò abbiamo composto tutto un processo catecumenale per adulti.
Questo processo consta di 3 fasi, attraverso le quali facciamo esperienza del MISTERO PASQUALE, fonte di tutta la vita cristiana.
Comprende una prima fase di conversione, una seconda di iniziazione e una terza di rinnovamento battesimale.
Queste 3 fasi sviluppate durante tutto l’anno, si sostengono col tripode: PAROLA DI DIO, LITURGIA E COMUNITÀ.
La nostra società presenta uno dei sintomi più gravi che può attraversare una comunità umana: LA DESACRALIZZAZIONE. Gli uomini di oggi hanno perso il senso del SACRO, del SANTO, del MISTERO ENORME di Dio.
Un’insufficiente formazione nella fede e L’ABUSO di una liturgia rovinata e moralista, hanno logicamente condotto all’intellettualismo e alla razionalizzazione, risultato in pochi anni di una società che si dice cristiana, col profondo processo di scristianizzazione per aver perduto il suo impulso missionario di fronte al mondo pagano e tecnologico, il senso del culto, il senso del SACRO.
Pienamente convinti che è venuta l’ora di rivolgersi alla verità della semplicità contenuta nel Vangelo, iniziamo una nuova nascita, una nascita dall’alto. La creatura nuova inaugurata nel corpo di Cristo e partecipata oggi in noi attraverso il battesimo e il suo rinnovamento catecumenale.
È meraviglioso poter prendere coscienza della nostra vocazione: LUCE del mondo, SALE della terra, vocazione che non ci toglie dal mondo, ma ci immerge, come fermento, per fare una massa NUOVA.
Non si tratta tanto di mettere tutto il mondo nella Chiesa, perché la luce sia luce, dice Cristo.
La luce apre la strada al cammino di salvezza che è L’AMORE DEL PADRE PER TUTTE LE SUE CREATURE, MANIFESTATO IL SUO FIGLIO NOSTRO SIGNORE GESÙ.
Nella nostra vocazione di POPOLO DI DIO, siamo portatori di una notizia meravigliosa di salvezza: LA NATURA UMANA IN GESÙ HA VINTO LA SCHIAVITÙ DELL’EGOISMO, HA ROTTO LE CATENE DELLA MORTE E, RESUSCITANDO, È STATO PASSATO AL PADRE: ALL’ ESSERE ETERNAMENTE FELICI NELL’UNITÀ, ALL’ESSERE ETERNAMENTE ALTRO, AL CREATORE: AL PADRE.
Gesù Cristo, in questo nuovo ESODO verso il PADRE, cammina in mezzo a noi facendoci uno e potenziandoci con la forza del suo SPIRITO nell’amore degli uni verso gli altri, segni del VANGELO che mostriamo formando comunità di fede che proclamano la PAROLA e annunciano la morte del SIGNORE affinché VENGA nell’Eucarestia.”
Poi c’è lo schemetto usuale, molto semplificato.
All’epoca però, la terza gamba del tripode non si chiamava
comunità, ma
CARITÀ/AMORE.
Nel suo delirio, comunque, già allora dichiarava come sarebbe stato il futuro della Chiesa:
NUOVA STRUTTURA COMUNITARIA PARROCCHIALE
LA COMUNITÀ PARROCCHIALE È FORMATA DA PICCOLE COMUNITÀ, CON NUMERO DI MEMBRI NON SUPERIORE A 30. RIUNITI INTORNO AL PARROCO PROCLAMANO LA PAROLA E CELEBRANO L’EUCARESTIA.
TENTANDO DI ESSERE FEDELI ALLA VOCAZIONE A CUI SONO CHIAMATI: ESSERE LUCE NEL MEZZO ALLA GENTE ATTRAVERSO I SEGNI DELL’AMORE E DELL’UNITÀ.
“NON C’È VITA CRISTIANA SENZA COMUNITÀ”
Ma il disegnino della parrocchia atomica, insieme alla dicitura “
Nuova struttura comunitaria parrocchiale”, fanno venire alla mente che
l’obiettivo di Kiko è SEMPRE STATO MANCATO, perché
le parrocchie non hanno MAI assunto quella “nuova struttura”.
Anche in quelle più neocatecumenalizzate, ci sono sempre state anche altre realtà ecclesiali, o anche semplicemente i “cristiani della domenica”.
La parrocchia NON HA MAI CAMBIATO STRUTTURA, IN 50 ANNI, NON È MAI DIVENUTA "ATOMICA".
Il delirio dell’Argüello NON HA MAI AVUTO COMPIMENTO, il Movimento Neocatecumenale è stato ed è rimasto “
una parte” di alcune parrocchie, normalmente anche minoritarie rispetto a quelle presenti nel territorio diocesano, ma non si è verificato alcun “atomismo”, se non al massimo un “
pluralismo” di realtà diverse, conviventi nella stessa parrocchia.
Lui invece pensava, nel 1967, di poter essere in grado di cambiare la struttura delle parrocchie, partendo dalla prima comunità al centro, costellata da tutte le altre che si sarebbero formate dopo, fino a creare parrocchie in cui “
la comunità parrocchiale è formata da piccole comunità”.
Mai vero.
Come non può essere stato vero quello che spacciava a Giovanni Paolo II, cioè che il suo Movimento camminante sarebbe durato 7 anni, perché nella dinamica “
di una nuova struttura parrocchiale” si intende chiaramente che le “piccole comunità” avrebbero dovuto
restare per sempre altrimenti, trascorso il periodo, la parrocchia rischiava di rimanere
VUOTA, nel caso non si formasse più un bel nulla e le altre comunità si fossero dovute sciogliere per compimento del percorso (come succede ormai da tempo) .
Inganno, quindi, primordiale, perché
DA SEMPRE l’intenzione era di cambiare la struttura delle parrocchie in pianta stabile, ma per rendersi accettabile ha dovuto presentare il suo cammino come percorso a termine.
Allora qui i casi sono solo due, perché l’Argüello all’epoca era un
perfetto "signor nessuno", ma si proponeva addirittura di “
cambiare la struttura delle parrocchie” di tutta la Chiesa: o si trattava dei deliri di un signor nessuno che pensava di essere in grado di cambiare la Chiesa, o dietro a questo signor nessuno si agitavano forze più grandi e potenti che lo “
maneggiavano” e lo sostenevano in un’impresa a dir poco impossibile.
Impossibile perché la Chiesa prima di tutto è opera di Gesù e Gesù sa difendere ciò che ha istituito.
Gli uomini, tutte le creature, possono agitarsi anche molto, ma oltre una certa misura non è consentito andare.

Esisteva già all’epoca la rappresentazione grafica dei cristiani nel mondo, quella che tuttora c’è nei
mamotreti delle catechesi iniziali, ma in quel caso erano state aggiunte delle freccine che si indirizzavano a Dio, rappresentato dallo stesso “
occhio massonico” contenuto nel “
Vangelo dei miserabili”, all’incirca della stessa epoca.
Altra stranezza, rilevabile ad un esame più attento, è che i ”cristiani” che partono dal quadratino del “
Popolo di Dio. Luce”, che allora indicava “
quelli che compiono il precetto domenicale” e si dirigono in ogni direzione verso le altre religioni per evangelizzare, è composto da tre figure, due bianche e una nera, dalle quali
partono le freccine verso l’occhio massone.
In riferimento al quadratino dei cattolici, c’è sempre un omino bianco che proviene dal quadrato-Luce, ma da lui
non diparte alcuna freccia verso l’occhio.
Iniziano poi le pagine con i canti, 25 per la precisione, anche ripresi dalle preghiere (Ave Maria, Salve Regina, Magnificat, sequenza di Pentecoste…).
Il primo è il lagnosissimo canto prima dei pasti, “
Tu sei il pane dei poveri…”.
Pochi sapranno che all’epoca esistevano altre due strofe, quindi probabilmente non veniva ancora utilizzato come canto per la tavola.
Le due strofe in aggiunta così recitano:
“I poveri cercano il tuo volto,
la loro lingua è riarsa dal sole,
gioiranno in Yahvé.
Spiegò la potenza del suo braccio
e abbatté i potenti dai troni.
Non c’è santo come Yahvé.
Non c’è santo come Yahvé”
Forse queste strofe sono sparite a causa del troppo utilizzo del termine Yahvé?
Chi lo sa…
Quel che mi ricordo, è che ad un certo punto del camminamento ci fu detto di sostituire la parola Yahvé che si ripeteva troppe volte in un canto, che mi pare fosse “
Grazie a Yahvé”, ma non ci potrei giurare: si cantava allora "
grazie a Gesù".
Altri potranno ricordare.
Da qualche innominata
autorità, evidentemente, era arrivata la decisione, ma ce la dissero con molta
nonchalance, come fosse un’inezia. Forse era un provvedimento locale, non so.
Poi, molto evidentemente “
PROCESSIONANDO” come i “
cristiani della domenica” per comunicarsi, c’è l’
INNO PROCESSIONALE EUCARISTICO, che veniva cantato “processionando” e che altro non era che il vecchio canto neocatecumenale “
Verso te o Città Santa”.
All’epoca anche questo conteneva un’altra intera strofa, poi scomparsa:
“Veniamo alla tua mensa:
sigilleremo il tuo patto,
mangeremo la tua carne,
il tuo sangue ci laverà”
Nella versione a noi nota, tutto questo versetto è stato eliminato.
Le scritte a piè del canto, non paiono nemmeno della ben nota calligrafia dell’Argüello.
In pratica descriveva
l’Eucarestia come un “
patto da sigillare”.
Poi quando si dice che “faceva le cose alla buona”, non ne abbiamo ragioni?
O era in malafede o non sapeva cosa fosse l’Eucarestia…
Nel libriccino ci sono anche diversi canti per i bambini.
Tutto è organizzato secondo vari “tempi”: Avvento, Natale, Epifania, Quaresima, Pasqua, Pentecoste, “per la domenica” e un canto definito “
Interleccional”, parola che non riesco a tradurre, ma che consiste in un reimpasto dell’Inno alla Carità.
Dei 25 canti messi a disposizione delle 3 “comunità parrocchiali” alla fine del 1967, già si operava un’organizzata suddivisione.
Tutto si può dire, ma pubblicità ed organizzazione non mancavano fin dagli albori. Le baracche erano un
optional, Charles de Foucauld pure. Non avrebbe MAI fatto quello che ha fatto l'Argüello.
Il video che mostra il libriccino pagina per pagina, si conclude col “
battesimo” nel Giordano dei due “
inventori” che, in quanto “inventori”,
il Cammino Neocatecumenale non l’hanno fatto mai, son passati direttamente al battesimo, determinando da se stessi di esserne degni, perché nessuno ci risulta li abbia mai scrutinati.
L’ultima immagine è quella dell’ostensorio fotografato in modo da centrare l’immagine del cristo di Kiko al posto dell’ostia, che già conosciamo.
La cura del video sembra ad opera di Alvaro de Juana, responsabile della comunicazione del Movimento Neocatecumenale e giornalista della televisione spagnola
Trece al Dia.
Nel 1967 l’embrione del futuro Movimento Neocatecumenale era già formato.
Ma, rendiamoci conto, ancora non era niente,
non aveva alcuna diffusione significativa in Spagna, quando l’inventore Argüello arrivò a Roma.
Eppure gli fu dato credito…
È lecito chiedersi PERCHÉ?