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| È grazie a quella "falla" che il Cammino ha potuto attecchire e crescere (e far danni) |
Siamo nel 2026 e la setta neocatecumenale continua a pascere (sebbene di tragicomico declino da più di vent'anni), mentre nessuna delle ingiustizie perpetrate dai suoi capicosca ha incontrato non dico giustizia, ma almeno l'attenzione da parte dei pastori della Chiesa. E il motivo fondamentale è che mentre si usa il pugno di ferro contro i cosiddetti "tradizionalisti", si fa finta di niente verso coloro che (come il Cammino) devastano la liturgia, inquinano la fede, calpestano la dignità di coloro che chiedevano solo un "itinerario" per crescere nella fede.
Tutto ciò è dovuto alla crisi nella Chiesa, una crisi di fede esplosa contestualmente al Concilio Vaticano II e che in diverse forme colpisce anzitutto il clero e la gerarchia.
Il Cammino Neocatecumenale, pur imbottito di rimproveri pontifici, continua coi suoi scandali, col suo calpestare la dignità dei fratelli delle comunità, col suo inquinamento della fede e della liturgia, perché i pastori della Chiesa sembrano ossessionati dal dover "applicare il Concilio" (in realtà un'interpretazione di comodo del Concilio, altrimenti il Cammino sarebbe stato annientato già da molti decenni) e dunque chi fa danni ma si spaccia per "frutto del Concilio" viene lasciato in pace, mentre chi getta luce sulle storture di chi "applica il Concilio" viene considerato un nemico da colpire con la massima severità.
Immaginate che alcuni passeggeri dell'autobus (quelli che non hanno il naso nel cellulare a guardare i tiktok), vedendo sbandate pericolose, sorpassi azzardati, precedenze non date, semafori ignorati, porte aperte in marcia, comincino a lamentarsi sommessamente dell'autista. E subito vengono rimbrottati dal bigliettaio e magari pure da altri passeggeri: come osate criticare il Papa? come osate criticare atti di magistero? voialtri non avete nemmeno la patente D col CQC! sta guidando esattamente come stabilito dal Concilio degli Autisti e dal Cammino degli Autoferrotranvieri, chissenefrega che fino alla settimana scorsa si rispettavano le norme della circolazione!
Ci si perdonino le ovvietà ma è tuttora in corso la pandemia di fintotontismo da parte del crescente popolo di cercatori di pelo nell'uovo.
Nostro Signore comandò a Pietro «pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle» (cfr. Gv 21,15-17). È dovere di Pietro (e dunque dei suoi successori e, per estensione, di tutta la gerarchia ecclesiale di tutti i tempi) "pascere", cioè somministrare buon nutrimento spirituale ad agnelli e pecorelle e proteggerli dai veleni e dai lupi (e dai mercenari).
Pietro fu pure severamente ammonito: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32). Pietro e i suoi successori - e la gerarchia di tutti i tempi - hanno sempre da ravvedersi. Infatti la condizione per cui Pietro fu scelto è «mi ami tu?» (cfr. ibid.), e dopotutto i Dodici furono scelti perché «stessero con Lui» (cfr. Mc 3,14).
Il Papa e la gerarchia, dunque, sono non solo chiamati a santificarsi (come tutti i battezzati) ma anche a "pascere" (e le due cose sono strettamente connesse): che ne sarà di pastori che non hanno adeguatamente compiuto la loro divina missione? Forse che il fuoco della geenna non li riguarda?
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| In ginocchio davanti a Kiko (sì, sì, lo spiegone è "ma dietro c'era il vescovo"... ...e allora perché l'idolo Kiko si piazza lì?) |
È chiaro che può talvolta darsi il caso che i pastori della Chiesa mettano da parte la prudenza e diventino i principali responsabili della resistenza che incontrano. Paolo ebbe da resistere a Pietro «a viso aperto» perché era Pietro ad avere «evidentemente torto». E non risulta che Pietro perseverasse nell'errore. Perciò sottolineiamolo di nuovo, a beneficio dei distrattoni: non è detto che la resistenza all'autorità sia sempre automaticamente fatta di criticoni e pelandroni (ed eretici e scismatici). Può davvero darsi il caso che un pastore abbia da "ravvedersi", e che se non lo fa non riesce a compiere la propria missione.
Chi esercita l'autorità deve essere autorevole, non autoritario (oltre che essere «sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare...», cfr. 1Tm 3,2ss): agnelli e pecorelle non sono robot da programmare, l'autorità di pascere il gregge non dà diritto a insultare o scalciare gli agnelli e le pecorelle, ancor meno a tollerare (o addirittura somministrar loro) cibo spirituale insipido o velenoso.
Semplificando, la differenza sostanziale fra autorità ed autoritarismo è che nel secondo caso è "unidirezionale": il capo che ti comanda senza tener conto della tua situazione, o senza tener conto delle circostanze, o senza tener conto degli effetti nel breve e nel lungo termine... Sì, comprendiamo benissimo che può darsi il caso che un padre non abbia avuto tempo per i figli, può darsi il caso che sorga qualche equivoco, può darsi il caso di un figlio ingrato o ansioso: ma in condizioni normali, non di emergenza, il padre è tenuto a tener presente le difficoltà e i limiti di coloro da cui si aspetta ubbidienza. Altrimenti il padre stesso mina la propria autorità facendola degradare in autoritarismo, con tutte le conseguenze - anche lontane - che ciò comporta.
Promemoria sulla crisi attuale: Gregorio XI ebbe l'umiltà di riconoscere gli argomenti di Caterina da Siena e di risponderle, mentra Bergoglio si è guardato bene dal rispondere alla correzione filiale e il Prevost ancora non sembra trovare il tempo per dare un po' di indispensabile risistemata...
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| Il santino di sankiko: "tu credi che mi canonizzeranno?" |
Recentemente mons. Schneider aveva proposto a papa Leone XIV di promulgare una "Costituzione Apostolica" per liberalizzare definitivamente la liturgia "tridentina". Primo effetto: tantissimi cattolici cascano dalle nuvole e scoprono che un motu proprio è un documento di livello inferiore ad una Costituzione Apostolica, e quindi negabile dal successivo anti-motu-proprio.
Secondo e più importante effetto: tanti cattolici cascano dalle nuvole perché ancora non si rendono conto che mons. Schneider non sembra conoscere la Costituzione Apostolica Quo Primum Tempore in cui il 14 luglio 1570 san Pio V liberalizzò definitivamente la liturgia "tridentina" garantendo in perpetuo il diritto di celebrarla. Ci sfugge, sinceramente, il motivo per cui dovremmo umilmente implorare Leone XIV per riavere almeno un po' di ciò che Pio V ci aveva già dato e garantito in perpetuo (e Pio V specificò pure che «se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo»).
Il motivo "giuridico" per una tale richiesta a Leone XIV è nel dare per scontato che il vietare la liturgia tridentina (da Paolo VI in poi) sarebbe stato lecito. Cioè che la Costituzione Apostolica di san Pio V sarebbe stata legittimamente abolita "non si sa come". E con ciò stesso si accetta implicitamente che l'ipotetica Costituzione Apostolica di Leone XIV sarà legittimamente cancellabile in futuro.
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| "Prima comunione" neocatecumenale: tristissimo "cosplay" seduti in una saletta con chitarrelle bonghetti tappeti e altri parafernalia kikolatrici |
Se dunque neppure Benedetto XVI è riuscito a scalfire il "muro di gomma" kikolatrico, se neppure i vescovi hanno preso severe decisioni (salvo qualche caso purtroppo isolato) contro le malversazioni neocatecumenali, contro i cosiddetti "catechisti" del Cammino che calpestavano la vita e la dignità dei fratelli delle comunità, come abbiamo potuto illuderci che il denunciare lo sfascio del Cammino alle autorità della Chiesa potesse avere qualche risultato positivo? Abbiamo ostinatamente voluto fidarci della gerarchia ecclesiastica, sperando che la "crisi" riguardasse altri preti, altri vescovi, altri papi.
In sintesi: lo sfascio neocatecumenalizio è stato possibile solo perché i pastori conciliari hanno meno premura verso il gregge che il Signore aveva loro affidato.
I pastori conciliari, mentre spazzavano via tanto buon cibo spirituale (come ad esempio la liturgia "tridentina") hanno acconsentito allo sfascio liturgico (non punendo abbastanza severamente gli abusi liturgici, come ad esempio quelli neocatecumenali).
I pastori conciliari, mentre mandavano in soffitta catechismi tradizionali, rituali tradizionali, ecc., non hanno agito con sufficiente severità verso chi inquinava la dottrina e la fede (come ad esempio il Cammino).
E un atto formalmente scismatico - quello dell'ordinarsi dei vescovi senza mandato pontificio - è stato condannato con la massima severità quando si trattava di "tradizionalisti", ma è stato ignorato (e addirittura rattoppato post factum) quando si è trattato del "Partito comunista cinese". E un vescovo pedofilo neocatecumenale è stato punito solo perché lo scandalo è arrivato sui giornali internazionali (infatti i primi tempi inviarono il vescovo Hon Tai Fai a Guam illudendosi che con un po' di prediche sdolcinate tutti sarebbero tornati tranquillamente a casa - e invece lo scandalo si allargò perché il Cammino era intento in tante altre pastoie, non solo nella protezione dei propri pedofili).
Concludendo: è stata la gerarchia conciliare ad aver consentito lo sfascio neocatecumenalizio, proprio perché per affermare il Concilio aveva consentito altri sfasci liturgici e dottrinali. Una falla nella barca non basta ridurla, va proprio tappata, perché altrimenti si ingrandirà ugualmente. Anche e soprattutto nella barca di Pietro.











Breve promemoria:
RispondiElimina- il cattolico, come mentalità, desidera adeguarsi a ciò che ha sempre fatto, vissuto, celebrato la Chiesa
- il ribelle, come mentalità, desidera spacciare per cattoliche le proprie elucubrazioni (morali, liturgiche, dottrinali...)
- al cattolico perciò interessa "la verità tutta intera"; desidera adeguarsi alla verità, a ciò che han fatto e detto i santi, a ciò che ha sempre raccomandato e insegnato la Chiesa
- al ribelle, invece, la verità è fastidiosa (non vuole assolutamente adeguarsi a ciò che non gli piace, nemmeno se glielo dice il Papa) e perciò si ritrova ad escogitare trucchetti sempre più arzigogolati per fingere di non averla udita o fingere che sia irrilevante.
Succede quindi che in un movimento giovanile americano il leader riceve delle critiche per il suo modo di celebrare "giovanilistico", si rende conto dei propri errori, abolisce volontariamente e totalmente gli abusi liturgici pur senza aver ricevuto alcuna punizione, e spiega ai suoi che è più importante seguire la Chiesa che seguire le proprie idee. È la mentalità cattolica: adeguarsi alla verità, adeguarsi a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e celebrato.
L'idolo Kiko, invece, di fronte alle «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI, rispose per iscritto che nel Cammino avrebbero continuato a fare la "comunione seduti" e le altre vaccate della liturkikia (seppur facendo un passettino indietro riguardo all'abolizione arbitraria di Credo, Orate, Gloria). Abbiamo sempre ricordato che Kiko e Carmen, fondatori del Cammino, hanno sempre avuto la mentalità da ribelli, mai quella cattolica dell'adeguarsi, ma solo quella degli scismatici ed eretici che propugnano le proprie idee e pretendono che la Chiesa gliele approvi e gliele applauda. Lo ricordiamo specialmente a chi va distribuendo accuse di scisma ai tradizionalisti. I veri ribelli sono quelli che autoproclamandosi "frutti del Concilio" vanno contro la Chiesa di sempre e addirittura contro lo stesso Concilio.
Bravo Leonardo Pompei
EliminaHa un che di comico il fatto che i kikolatri prima ci criticano perché parliamo del Cammino senza aver fatto il Cammino (come se potessero parlare degli effetti della droga solo quelli che si sono sempre drogati)... e poi reagiscono malissimo perché uno come don Pompei - che non solo faceva il Cammino ma era pure entrato in un seminario Redemkikos Mater - è poi giunto, senza leggerci né conoscerci, alle nostre stesse conclusioni.
EliminaNei vent'anni di esistenza di questo blog abbiamo fatto notare come tali conclusioni le abbiano raggiunte anche soggetti tutt'altro che "tradizionalisti" - ricordo ad esempio un vescovo ecuadoriano a proposito del "culto della personalità" di Kiko - e persino da tutt'altro che cattolici - come quell'ateo che vede un amico soccombere alla kikolatria.
Abbiamo anche tentato di prendere il buono che c'era nel Concilio, nelle novità conciliari, nella gerarchia conciliare, abbiamo gioito per il motu proprio Summorum Pontificum, ma abbiamo dovuto ripetutamente e dolorosamente prendere atto che:
- che le «decisioni del Santo Padre» contro il Cammino, nel venir ignorate, disubbidite, dileggiate, non hanno prodotto una vera punizione al Cammino
- che i rimproveri fatti al Cammino da tutti gli ultimi pontefici e da tanti vescovi, non hanno prodotto concreti provvedimenti contro le storture del Cammino
- che le denunce per gli abusi e i sacrilegi, su cui già dai primi anni '80 (ancor prima che la Conferenza Episcopale Italiana emanasse l'indulto) perfino Giovanni Paolo II si addolorava
- che le cose buone come il Summorum Pontificum sono state nel giro di pochi anni comodamente calpestate e cancellate
- che a disubbidire alle parti buone del Concilio (come sulla questione del canto gregoriano) sono gli stessi fautori del Concilio
- che dal Bergoglio in poi la situazione per i fedeli cattolici (e quindi anche per i fuoriusciti dal Cammino) è drammaticamente peggiorata
- che il Cammino ha potuto esistere solo a causa della lunga crisi nella gerarchia cattolica, crisi che ha avuto una forte accelerazione proprio grazie al Concilio.
Siamo al paradosso: il buon cibo spirituale, quello che i successori di Pietro e gli Apostoli hanno il divino compito di dare ad agnelli e pecorelle del Signore, lo possiamo ricevere oggi solo da alcuni soggetti molto "emarginati" dalla gerarchia, come il sopracitato don Pompei.
Mentre la gerarchia attuale si affanna a inseguire le mode, a promuovere emerite castronerie (come la sinodalità, le "accolitesse", l'«arcivescovessa» anglicana...), a non trovar mai il tempo di spiegare i novissimi (al contrario, ai funerali si parla del defunto dando sempre per scontato che sia già automaticamente in paradiso, come se ogni defunto fosse un novello padre Pio), noi semplici cattolici ci rifiutiamo di mandare in soffitta quella fede che avevano vissuto i nostri padri e nonni, e i loro padri e nonni e bisnonni. Ci rifiutiamo di ritenere "obsolete" e "superate" tutte quelle cose che infuocavano il cuore dei santi.
«Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge» (cfr. Mt 26,31): la confusione che regna oggi ha gli stessi effetti del "percuotere" i pastori, con la "dispersione" delle pecore dovuta al fatto che non trovano più chi dia loro quel sano nutrimento spirituale (dottrinale e liturgico anzitutto, ma anche morale). Noi ci ostiniamo a sperare, ben sapendo che c'è molto da correggere (non solo di Bergoglio e Prevost).
O.T. Sempre sul Cammino, dalla nota fonte laica youtube
RispondiEliminahttps://www.youtube.com/watch?v=WFkKg201NJU
Ruben.
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Quanto ancora durerà Prevost? La domanda è lecita e addirittura urgente perché al netto di alcuni piccoli e graditi segnali positivi dopo quindici mesi ancora non ha fatto nulla di concreto. Non sta facendo altro che generare legittimi malumori e continuare la pessima "politica" bergogliana - a cominciare dall'autodistruzione chiamata "sinodalità". Si dice addirittura che potrebbe riconfermare nei prossimi mesi il Summorum Pontificum per dare un contentino ai tradizionalisti (motivo per cui è stato comodo far circolare adesso sulla stampa la furente opposizione di Roche: servirà per far apparire Prevost come eroe, come uno che prende decisioni nonostante le voci di corridoio): se ciò avvenisse, chiedetevi se sugli altri problemi seri (Amoris Laetitia, Pachamama, Fiducia Supplicans, Sinodalità... Neocatecumenali...) stia davvero cambiando qualcosa o no, e stimate quanto altro tempo ci vorrà prima che alla barca di Pietro venga raddrizzato il timone.
RispondiEliminaQualcosa mi dice che Prevost uscirà di scena, volente o nolente, nel giro di un anno, e con lui molti alti papaveri ecclesiali. Possibile che siano necessari ogni volta grossi scandali per migliorare la situazione della Chiesa? Oportet ut scandala eveniant: è opportuno che gli scandali - certi scandali - avvengano per davvero, ma solo perché per durissima cervice gli alti papaveri non vogliono compiere il proprio "mestiere" davanti a Dio. Abbiamo da molti decenni la vergogna neocatecumenale, non più nascosta nel segreto, per quanto riguarda la fede e il trattamento riservato ai fratelli delle comunità - e ancor oggi i pastori non intervengono col dovuto pugno di ferro? Ma allora sono pastori o mercenari? E Dio cosa ne pensa del lasciare le anime più deboli in balia di lupi rapaci (cioè dei catechisti del cammino)? La parvenza di legalità (lo statuto del cammino) non attenua ma aggrava la gravità delle eresie e delle malvagità neocatecumenali. Il Signore punirà severamente i catechisti del cammino e con almeno altrettanta severità coloro che hanno consentito che il cammino sorgesse.
Ci onora il fatto che sul sito web Blondet & Friends è stata ripubblicata una nostra pagina blog dove avevamo ripreso pezzi dell'intervista a mons.Schneider che definiva il Cammino Neocatecumenale «un cavallo di Troia nella Chiesa».
EliminaLe parole di mons.Schneider sono rimaste inascoltate perché il Cammino ha tanti "potenti appoggi" nei sacri corridoi, e quindi nelle polverose salette neocatecumenali ancora si celebra nel 2026 quella liturgia degli strafalcioni contrariamente alle disposizioni di Benedetto XVI - che riepilogavano i documenti liturgici già validi per tutta la Chiesa -, e dello stesso Statuto del Cammino che le recepì pienamente.
Ricordiamo a tutti che Nostro Signore vede benissimo come i fratelli delle comunità vengono sfruttati e calpestati, materialmente e spiritualmente, e come vengano loro somministrati veleni spirituali (a cominciare dalle cosiddette "catechesi", zeppe di ambiguità, errori, e vere e proprie eresie). Il "tesoro in cielo" non si fa mollando soldi nelle grinfie del Cammino. Nostro Signore non chiederà conto di quanto siete stati puntuali a convivenze e "lodi domestiche" o del numero di figli che avete sfornato (ma terrà conto di quanto avete trascurato i figli e gli altri vostri doveri pur di assecondare le attività del Cammino). Terrà invece presente che i cosiddetti "catechisti" del Cammino infliggevano fardelli che non osavano toccare con un dito. Terrà presenti le loro malvagità, piccinerie, furbate, sadismi, avidità. Ricorderà come ipocritamente si travestivano da agnelli mansueti e perseguitati. Ricorderà che anziché darvi almeno un briciolo sano di dottrina e di liturgia, vi diluviavano di carnevalate e di fandonie.
E tutto questo vale anzitutto per l'autoproclamato "il Vostro Catechista", Kiko Argüello, attesissimo all'inferno. A Kiko resta poco tempo per convertirsi e rinnegare la sua intera vita spesa a favore del demonio e a danno delle anime.
Altro piccolo off-topic.
EliminaIn un podcast pubblicato un'ora fa sul canale CodiceRatzinger, l'autore passa in rassegna lo "zoo" cattolico notando l'assurda varietà di posizioni - dalla governatrice abortista, passando per i tradizionalisti, fino ai "neocatecumenali" il cui fondatore "si augurava la morte del Papa".
È interessante notare come nel dibattito cattolico emergano sempre più spesso le porcate del Cammino e dei suoi capi, che vengono menzionate anche da autori che fino a quel momento lo avevano pressoché sempre ignorato.
Raccomandiamo ai lettori del blog - specialmente ai neocatecumenali, specialmente a quelli che ragliano più forte - quest'omelia di don Pompei intitolato: Comunione in mano: perché ho scelto di non farlo mai più. Che spiega lungamente il dato biblico, per infine trarre le conclusioni.
EliminaGli asini raglianti sanno che don Pompei conosce il Cammino - era infatti entrato in un seminario Redemkikos Mater - e quindi sanno che non parla per applicare una formuletta o un regolamento.
Piccolo off-topic: nel rispondere alla questione "cosa cerchiamo nella messa in latino", don Marco sembra contrapporsi alla teatralità caciarona della liturkikia neocatecumenale: «...molti fratelli faticano a vedere Dio e a riconoscerne la chiamata e a trovare lo spazio per rispondergli, oppure per parlargli devono attendere che la [liturkikia] sia finita e che i [fratelli di comunità] se ne siano andati vocianti ai loro affari: esito grottesco e paradossale, scacco matto di ogni ideale di condivisione comunitaria!»
EliminaChiunque voglia stravolgere e rivoluzionare la Chiesa si fa scudo del Concilio, si proclama frutto del Concilio, afferma di star applicando il Concilio (senza mai spiegare quali esatti punti dei testi del Concilio giustificherebbero le vaccate che si sforza di introdurre)... Eppure il Concilio era solo "pastorale": Giovanni XXIII voleva solo che riaffermasse delle verità di fede, senza proclamare né dogmi, né condanne, voleva solo dare un aiuto "pastorale" alla gerarchia e al clero. E invece...
RispondiEliminaCon la scusa della "pastorale", da un lato sono state seminate ambiguità e dall'altro è stata data una pezza d'appoggio a tutti gli aspiranti "rivoluzionari".
E - scusateci tanto se ve lo facciamo notare - quei rischi Giovanni XXIII li conosceva molto meglio di noi. Al netto di tutto il suo ottimismo, sapeva benissimo che aria tirava nella Chiesa e fuori. Quei rischi li conoscevano benissimo anche i suoi collaboratori (infatti i prelati interpellati in segreto sull'opportunità di indire un Concilio risposero non solo che era inopportuno - le verità di fede potevano benissimo essere riaffermate in alcuni pronunciamenti del Papa e della gerarchia, non era necessario convocare un intero Concilio ecumenico -, ma che era anche pericoloso in quanto in troppe frange c'era una fortissima voglia di "fare la rivoluzione": aspettavano solo il segnale).
Il Concilio non ha proclamato formalmente eresie (ma ricordiamo sempre che l'eresia si nasconde nelle ambiguità) ma in diversi punti ha contraddetto il Magistero precedente (come ad esempio sulla questione della "libertà religiosa", espressa in maniera tale da far praticamente sembrare il cattolicesimo una religione fra le tante anziché l'unica vera fede) o si è espresso in maniera sufficientemente fumosa da lasciare aperte fessure attraverso cui "il fumo di satana" potesse entrare nel tempio di Dio (cfr. anche il caso della Nota Esplicativa Previa che Paolo VI in fretta e furia volle aggiungere perché sulla collegialità la Lumen Gentium l'aveva sparata davvero troppo grossa).
Perciò non è sbagliato accusare il Concilio dell'esplosione della crisi nella Chiesa. È disonesto, invece, proclamare che il Concilio è intoccabile e al di sopra delle critiche (e comunque è "pastorale", non "dogmatico": sono solo i dogmi ad essere intoccabili in quanto i dogmi sono verità di fede). Di fronte alle ambiguità conciliari, tanti prelati firmarono convincendosi che un qualche imprecisato "cambiamento" non fosse sbagliato, che tutti avrebbero interpretato nella maniera corretta, che si potessero facilmente correggere i rivoluzionari scatenati... pie illusioni! Se -per esempio- oggi abbiamo una dichiarazione di Abu Dhabi (che dà ad intendere che tutte le religioni sono volute da Dio, e dunque professarne una o l'altra significherebbe agire secondo la volontà di Dio, contrariamente a ciò che Nostro Signore ci dice nel Vangelo) è solo perché nei testi conciliari c'è tutto uno sproloquio sulla cosiddetta "libertà religiosa" (virgolette d'obbligo perché il termine indica ben altro), sproloquio che finisce per trasformare la tolleranza dell'errore in un riconoscere all'errore gli stessi diritti della verità.
Tutti i discorsetti di contorno lasciano il tempo che trovano (come nella vignetta in cima a questa pagina).
Se Giovanni XXIII non avesse voluto indire il Concilio, la setta di Kiko e Carmen (fondata nel 1964, quando ancora vigeva la liturgia "tridentina") o non sarebbe nata, o sarebbe durata assai poco, o sarebbe stata comodamente scomunicata da mons.Morcillo (ricordiamo che Morcillo davvero voleva scomunicare Kiko e i suoi, probabilmente dopo aver saputo come storpiavano la liturgia). Quando nel 2002 Carmen Hernández proclamò di aver servito a Kiko «il Concilio su un piatto d'argento» stava servendo in realtà la comoda scusa del Concilio (la comoda scusa per storpiare e inquinare dottrina e liturgia).
Recentemente a Guam il vescovo (che è piuttosto amicone del Cammino) ha tenuto un incontro con clero e religiosi, alla presenza del nunzio apostolico in quel momento in visita, in cui all'ordine del giorno c'era anche la questione dei rapporti fra la diocesi e il Cammino. Al momento di parlare di tale questione, tre presbiteri si sono alzati e hanno lasciato la sala senza dire altro.
EliminaQuesto gesto di ribellione - avvenuto in presenza del vescovo e del nunzio - non fa che confermare il trend in corso da molto tempo sull'isola (e ci ricorda purtroppo che anche nelle diocesi italiane c'è lo stesso genere di ribellione, ma ovviamente ai vescovi dà fastidio solo la Tradizione...). In più, quel comportamento ambiguo del vescovo sta lasciando un sacco di mine vaganti (per esempio ha incardinato alcuni preti, ma dato una pubblica comunicazione solo per qualcuno di loro): come al solito laddove i pastori vengono meno al loro sacro dovere, lì prosperano i nemici della fede (come i neocatecumenali).
Ogni tanto succede che qualcuno scopre per caso questo blog, finendo su qualche vecchia pagina senza notare quanto sono vecchie le date di pubblicazione di pagina e commenti, e decide di lasciare un commento.
EliminaIl tipico commento è del tenore di "ho fatto tot anni di Cammino, dopotutto qualcosa di buono c'è".
Purtroppo nel Cammino non c'è nulla di buono. Lo abbiamo ampiamente verificato in tanti anni di testimonianze. Di buono c'è solo il buon cuore di alcuni fratelli del Cammino - ma è una caratteristica loro personale, non è un merito del Cammino, avrebbero avuto buon cuore anche senza incontrare il Cammino. Il Cammino sfrutta quel buon cuore per turlupinare gli altri, interni ed esterni alla setta. Il Cammino viene dal demonio (quello vero), in quanto solo il demonio può fomentare un gravissimo inquinamento della liturgia e della dottrina, promuovere tanti sacrilegi eucaristici, indurre all'ipocrisia, alla menzogna e all'inganno (specialmente per quanto riguarda le cosiddette "approvazioni"), istigare ad una mentalità cupa e funerea e addirittura al dare a sé stessi una sorta di "autorizzazione a peccare".
Del Cammino non si salva proprio nulla. Nulla. Le buone idee vi trovano tutte una pessima applicazione. Tutte. Costituire piccole comunità? Ha finito per diventare una setta. Riscoprire il battesimo? È solo uno slogan vuoto, altrimenti non si rileverebbero tanti gravi errori riguardanti il peccato e la grazia. Vivere più intensamente la liturgia? Ve la fanno vivere inquinata e spettacolarizzata - abusi liturgici, girotondini, separazione dalla Chiesa, eccetera. Famiglie numerose? Certo, ci sono alcuni genuinamente "aperti alla vita". Ma non dureranno a lungo nel Cammino, perché nel Cammino i figli sono solo "una croce" da vantare, un numeretto da esibire, una roba secondaria rispetto ad attività come "convivenze" e raduni. Vi dicono che nel Cammino si prega? Certo, ci sono alcuni che genuinamente "pregano". Ma nella mentalità neocatecumenale la preghiera è una sorta di culto a Kiko: si considerino ad esempio le cosiddette "lodi domestiche" (che la Chiesa non richiede, il Cammino invece infligge), che per celebrarle a dovere serve tutto l'armamentario di gadget e accessori kikolatrici: cero kikizzato, Bibbia kikizzata, tavolinetto imbandito kikizzato, chitarrella da suonare alla maniera kikiana, eccetera. E non parliamo della gazzarra che avviene nella liturkikia del sabato sera (non sia mai che i kikos possano apprezzare liberamente parrocchie, santuari, basiliche), e non parliamo poi del modo vergognoso con cui viene trattato il Santissimo Sacramento.
Nella mentalità neocatecumenale è lecito e addirittura doveroso mentire e ingannare, pur di preservare il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capicosca. Le virtù cristiane vi vengono straziate: la fede è sostituita dall'idolatria per il Tripode Kiko-Carmen-Cammino, la speranza è sostituita da quella mentalità cupa e funerea, la carità vale solo verso le strutture mangiasoldi del Cammino (provateci voi a dire "la Decima di questo mese l'ho versata ad un monastero di clausura che non c'entra niente col Cammino": Nostro Signore apprezzerà il gesto ma i capibastone neocatecumenali ve la faranno pagare cara, molto cara). E di fronte a tutto questo vanno blaterando di "canti biblici", di "riscoperta del battesimo", di "primi cristiani", e altri paroloni altisonanti: nella loro bocca il nome del Signore, ma il loro cuore pare decisamente lontano da Lui.
Infine ci permettiamo di notare che le autorità della Chiesa sono distratte da mille stupidaggini - come ad esempio la sinodalità - e dopo molti decenni di denunce e testimonianze ancora non fanno un gesto deciso contro la setta di Kiko e Carmen. Che stiano aspettando che si dissolva da sola con la (non tanto lontana) morte del suo fondatore e idolo centrale?
Apprendevo poco fa che in una vicenda del tipo "X odia Y che odia Z che a sua volta odia X", costellata di azioni legali, vandalismi, minacce, calunnie a mezzo stampa, uno dei personaggi è del Cammino Neocatecumenale. Se non fosse che il fango che ampiamente smuovono va a infangare uomini di Chiesa (anche piuttosto antipatici ma oggettivamente estranei a quel fango), avremmo concluso con uno sbadiglio.
EliminaRiemergeva, insomma, la solita "morale" neocatecumenale - inquinata al pari della "liturgia" neocatecumenale, e delle "catechesi" neocatecumenali.
Il punto è che nella mentalità neocatecumenale è considerato lecito e addirittura doveroso mentire e ingannare qualora ciò sia utile per proteggere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capi. Così, mentre in comunità il cosiddetto "catechista" esige che la vittima chieda perdono al suo aggressore per averlo "indotto in tentazione", appena usciti dalla saletta spargono fango infischiandosene di colpire innocenti. In comunità i furenti rimproveri "non giudicate!" (dove nel "giudicare" includono anche il formarsi una legittima e onesta opinione), e fuori infangano e odiano senza freno (tanto si sono dati da soli l'autorizzazione a peccare: "quando il Signore mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!"). In comunità fanno i santarellini sospiranti (e, alla bisogna, urlanti: "sono una Caina!!") mentre il cosiddetto "catechista" comanda di non denunciare, non querelare, di porgere l'altra guancia, e fuori denunciano, querelano, aggrediscono, cercano incessantemente vendetta.
È la "fede adulta", ragazzi, è quella che si esprime grattugiando le chitarrelle alla maniera di Kiko, quella che vanta "canti biblici", "provarsi coi beni", "piccole comunità", "dare la Decima", eccetera.
È proprio come dice quel salmo: nelle loro bocche il nome del Signore, ma il loro cuore è lontano da Lui.
È stata proprio la gerarchia conciliare a consentire lo sfascio neocatecumenalizio... e prosegue ancor oggi.
RispondiEliminaLeggo stamattina che il presidente della conferenza episcopale tedesca "nutre grande rispetto" per le omelie dei laici. Scusate, ma chi gli ha dato la patente di vescovo?
I documenti liturgici validi per tutta la Chiesa impongono che l'omelia la possa fare solo il ministro ordinato (cioè sacerdote o diacono; e presumeremmo problemi di salute del sacerdote, se per l'omelia si affida a un diacono). La liturgia cattolica non prevede "omelie" laicali, o meglio: non deve essere farcita dalla parlantina dei fedeli.
Pensate un po', il 1° dicembre 2005 venivano notificate per iscritto a Kiko-Carmen-Pezzi le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI, cioè semplicemente il riepilogo delle norme liturgiche valide per tutta la Chiesa (norme a cui i neocatecumenali hanno sempre disubbidito - e ancor oggi disubbidiscono), tra cui il ricordare esplicitamente che l'omelia spetta al ministro ordinato.
Le liturgie del Cammino sono già una logorrea-fiume, un ritualismo parolaio, una sagra delle "omelie" laicali (mini e maxi), talvolta pomposamente denominate "monizioni" e "risonanze". L'assemblea neocatecumenale non celebra Dio ma celebra l'idolo Kiko e sé stessa.
La liturgia cattolica è tutta rivolta a Dio: dunque tutti i gesti e tutte le formule sono intesi in quel senso, e l'omelia - cioè le uniche parole "esterne" al Messale - è sempre stata tradizionalmente intesa a chiarire ai fedeli le Scritture e la dottrina cattolica.
Le "liturgie" moderne, invece, sono ridotte a una sorta di spettacolino autogestito: i laici hanno gran voglia di elucubrare in pubblico, l'assemblea vuol metter su una cosa festosa, divertente, che sembri "vissuta", e allora si inventano gadget, balletti, sfilate, cori, girotondini, si fa gazzarra, si riduce il più possibile la parte in cui si è compunti e rivolti a Dio, si allarga il più possibile l'intermezzo canterino, il supplemento chiassoso, l'aspetto giulivo, si dà più spazio alla sfilata di moda che al Sacramento, si dà più spazio alle parole umane (omelie "laicali", monizioni, risonanze...) che alla Parola di Dio, si sfrutta quest'ultima solo per esalare sospiranti sguardi nel vuoto e per lanciare giudizi e accuse gratuite contro chi vi sta antipatico, si banalizza la Comunione - o la si rende parte dello spettacolo: il "sacro snack", magari da consumare seduti e tutti insieme contemporaneamente perché così è più scenografico...
Vedete, il Cammino Neocatecumenale nasce solo perché Kiko e Carmen erano bramosi di essere capi di una qualche comunità di fedeli, capi riveriti, temuti, ubbiditi, elogiati, e soprattutto pagati. E l'unica possibilità di raggiungere tale scopo - che può essere ispirato solo dal demonio, visto che è basato su orgoglio, avidità, tracotanza, vanità, arroganza, inganno e menzogna - era che la gerarchia "lasciasse fare". Il Cammino non ha fatto altro che portare alle logiche ed aberranti conseguenze le vaccate dei rivoluzionari "conciliari".
E la gerarchia troppo spesso "lasciò fare", illudendosi che era questo che volesse il Concilio quando menzionava la promozione del laicato... e magari intascando pure qualche soldino - o qualche minaccia relativa alla propria carriera episcopale.
Piccolo off-topic (ma neanche tanto): sabato scorso, nella mega-celebrazione a Rimini, alla distribuzione della Comunione se ne son viste di tutti i colori (proprio come in altri contesti "oceanici", come le GMG). Nel commentare lo scempio, don Pompei ci ricorda che trattandosi del Santissimo Sacramento occorrerebbe la massima riverenza possibile, poiché è proprio Nostro Signore Gesù Cristo realmente presente nel sacramento, e pertanto merita il meglio del meglio di tutto ciò che possiamo offrirGli - anche materialmente (come il dovuto decoro esteriore, financo al "vestito della domenica", cioè al vestirsi in modo elegante - così come si farebbe quando si andasse ad incontrare qualche importante personaggio terreno), oltre che spiritualmente (sapere Chi si va a ricevere, e desiderare di riceverLo).
EliminaCi fa ricordare anche che il crollo del rispetto verso il Santissimo Sacramento ha drammaticamente prodotto un grave affievolirsi della fede. Se trattiamo Nostro Signore come una sorta di "gettone di presenza", come una specie di "sacro snack" (o alla maniera neocatecumenale "comodamente seduti"), finiamo per dimenticare Chi e perché andiamo a ricevere, e nel lungo termine finiamo per banalizzare quel gesto fondamentale della nostra vita di fede - e tutto il resto crolla di conseguenza.
I danni fatti dal cammino nella mia vita li sto pagando ancora, non mi perdono di essere entrato nella setta, nonostante una vocina interna mi diceva che erano dei fanatici pericolosi. Per fortuna da anni sono uscito dalla setta, ma nello stesso tempo sono deluso dalla chiesa che non ha fatto nulla per chiudere la setta nonostante sa benissimo cosa succede li dentro e i danni che fa. Non credo più nell'istituzione chiesa, corrotti e degli incapaci, e non credo più in Dio perché se ama davvero la sua chiesa perché non interviene? La setta ha fatto danni personali gravi, e mi ha fatto perdere quel poco di fede e fiducia in Dio. Schifo la chiesa e i suoi rappresentanti e odio anche Dio, se esiste davvero.
RispondiEliminaLa chiesa è un covo di ladri, arroganti presuntuosi perciò la setta ancora va avanti, perché chi c'è lì dentro sono le peggiori false persone. Fanno schifo tutti. E ogni volta che sento parlare di chiesa, dio, mi sale la rabbia. Ex fratello.