Chi è stato presente quel giorno ricorderà il tronfio Kiko gridare "Zorobabele!" nel microfono per entrare con grande enfasi nella parte saliente del proprio sermone.
Dal blog Opportune Importune traiamo la seguente interessante riflessione sulla «creazione di una controchiesa di matrice massonica», nel nome di un autonominato profeta-iniziatore aspirante alla nomina di messia della Chiesa universale.
"Interessante" non significa necessariamente condivisibile in ogni aspetto; però, per chi riesce a guardare al di là del proprio naso e degli slogan preconfezionati, lo è perché documenta il meccanismo diabolico del pervertire le Scritture (la profezia di Aggeo) allo scopo di giustificare la propria "agenda" teologica (degradare il sacrificio eucaristico a una sacra cena).
Ricordiamo ai professionisti del candore che questo blog riguarda il Cammino Neocatecumenale e che la fedeltà a Pietro non si misura dai proclami o dagli atteggiamenti da tifoseria (cfr. anche Gal 2,11; Lc 22,32).
La congiura contro la Chiesa dei precursori dell'Anticristo
...Nel commentare l'omelia tenuta da padre Raniero Cantalamessa a Westminster, avevo trovato a dir poco interessante la ricorrenza del riferimento alla profezia di Aggeo, che era stata utilizzata anche da Kiko Argüello in occasione dell'incontro con Benedetto XVI il 3 Giugno 2006.
Mi era parso quantomeno strano che il capo dei neocatecumenali avesse scelto un passo così specifico, presentandolo come se esso avesse un qualche rapporto con il Salmo 146 (Laudate Dominum, quoniam bonus est psalmus) appena cantato ai Vespri di Pentecoste. E mi era parso ancor più strano che proprio quel passo facesse parte della liturgia celebrata all'apertura del Sinodo Anglicano. Vi prego quindi di aver pazienza e di seguire il mio pensiero, perché credo meriti di esser meditato e condiviso in tutta la sua gravità.
![]() |
| Neocatecumenali che "fanno l'Eucarestia"... |
Il contesto storico della profezia di Aggeo
Aggeo, il decimo dei profeti minori. Un profeta dallo stile più vicino alla prosa che alla poesia, privo di splendori. Dopo settant'anni di esilio, autorizzato dall'editto di Ciro, era tornato in patria. Il primo gruppo di cinquantamila reduci, guidato dal capo dalla famiglia davidica Zorobabele e dal sommo sacerdote Iosedec, giunse a Gerusalemme e ristabilì nell'antico luogo l'altare degli olocausti e il doppio sacrificio quotidiano ed iniziò la ricostruzione del tempio. Ma i Samaritani, intrigando alla corte persiana, fecero sospendere i lavori. Il secondo anno del re Dario, Dio ispirò il profeta Aggeo a stimolare lo zelo dei Giudei perché il tempio fosse in breve completato, e Aggeo adempì l'incarico con le sue profezie, fatte tutte il secondo anno di Dario, in mesi diversi. La fabbrica del tempio fu ripresa nel 520 a.C. che, per le esortazioni di Aggeo e Zaccaria, fu compiuto nel 515, anno sesto di Dario. La datazione è certa, perché ha un riscontro incrociato
con la storia persiana.
con la storia persiana.
Gli oracoli di Aggeo sono quattro: quello che ci interessa è in particolare il secondo (Ag 2, 1-10), che è il più importante di tutti. Per consolare quelli che piangono vedendo l'inferiorità del nuovo tempio paragonato all'antico, annunzia che il nuovo tempio sarà più glorioso dell'antico, perché accoglierà nelle sue mura il Messia. L'oracolo è del 21 del settimo mese del 520, secondo anno di Dario.
Curiose coincidenze
1. La celebrazione dell'inizio del Sinodo della Chiesa d'Inghilterra prevede come prima lettura il primo oracolo di Aggeo (Ag 1, 1-8):
L'anno secondo del re Dario, nel sesto mese, il primo del mese, il Signore parlò per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Salatiel, principe di Giuda, e a Giosué figlio di Iosedec sommo sacerdote dicendo: Queste cose dice il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: Il tempo di riedificare la casa del Signore non è ancora venuto. Ma la parola del Signore è venuta per mezzo del profeta Aggeo e dice: Per voi dunque è il tempo di abitare in case con bei soffitti, mentre questa casa è deserta? Or dunque così dice il Signore degli eserciti: Considerate attentamente il vostro modo di procedere: avete seminato molto e raccolto poco; avete mangiato, ma senza saziarvi; avete bevuto, ma senza rallegrarvi; vi siete coperti senza riscaldarvi; e chi ha accumulati risparmi li ha messi in una tasca rotta. Così dice il Signore degli eserciti: Considerate il vostro modo di procedere, andate al monte, portate il legname, riedificate la casa: mi sarà gradita, e sarò glorificato - dice il Signore.
![]() |
| Quale onore essere inginocchiati davanti all'iniziatore! |
Ma su, fatti coraggio, o Zorobabele - dice il Signore - fatti animo, Giosuè figlio di Iosedec, sommo sacerdote, coraggio, o popolo tutto quanto - dice il Signore - lavorate; perché io sono con voi - dice il Signore degli eserciti - E' un impegno che ho preso con voi fin da quando usciste dall'Egitto: il mio spirito sarà in mezzo a voi: non temete. (Ag 2, 5-6).
3. Arguello, nel rivolgersi a Benedetto XVI, cita il versetto 2 del salmo 146:
Il Signore che riedifica Gerusalemme, Raduna i dispersi d'Israele.
ma si ricollega immediatamente ad Aggeo che esorta Zorobabele e Giosuè a ricostruire il tempio:
Abbiamo ascoltato il Salmo 146 nel quale siamo invitati a lodare Dio perché “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”. Gerusalemme e soprattutto il suo tempio, è stato ricostruito da Zorobabele e Giosuè, un laico e un sacerdote.
Con questo riferimento egli attribuisce presuntuosamente a se stesso il ruolo di novello Zorobabele, presentandosi come carisma non per esser vagliato dall'autorità della Chiesa, ma per svolgere un ruolo profetico:
Lo Spirito Santo ha già dato la risposta. Sta dando la risposta: eccoci Santo Padre, ecco i nuovi carismi, le nuove realtà che lo Spirito Santo suscita in aiuto ai preti, alle parrocchie, ai vescovi, al papa. “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”.
In definitiva è l’attuazione del Concilio Vaticano II che ci urge oggi più che mai. [...] Abbiamo bisogno che si attui l'ecclesiologia del Vaticano II, un'ecclesiologia di comunione, della Chiesa come corpo.
Il filo di Arianna che unisce i congiurati
Non possiamo non rilevare il filo che unisce Arguello al Sinodo: padre Cantalamessa, portavoce delle istanze neocatecumenali (versante Arguello) ed ecumeniche (versante Sinodo) nella loro applicazione più devastante.
Da un lato, egli si adopra per sopprimere il Sacrificio rendendone invalida la parte essenziale (la consacrazione della vittima divina) ed assimilarlo alla Cena anglicana e luterana; dall'altro egli impone come ineluttabile, attribuendolo all'ispirazione del cuore o dello spirito, il superamento delle divisioni dottrinali con gli acattolici. Entrambe sono poi facce di una stessa medaglia: l'ecumenismo conciliare può essere perseguito solo rinnegando la Verità custodita dalla Chiesa di Cristo e cancellando l'elemento più inviso a Satana e ai suoi seguaci: la Messa cattolica.
Questi due elementi, tra loro interdipendenti e complementari, devono portare alla creazione di una controchiesa di matrice massonica, simboleggiata dal tempio di Zorobabele. All'interno di esso, in una empia parodia delle promesse escatologiche, dovrà esser accolto il messia della nuova chiesa universale, che altri non è se non l'Anticristo.
Non pare lontano dal verosimile identificare questa deriva dottrinale, per le sue implicazioni immediatamente legate alla liturgia ed alla celebrazione del principale atto di culto della Religione, come l'abominazione della desolazione di cui parla il profeta Daniele.
E come Satana tentò Nostro Signore nel deserto a colpi di citazioni della Sacra Scrittura, così costoro si appropriano delle profezie di Aggeo pervertendone il significato in chiave luciferina.
Piccolo promemoria sulla riduzione della Santa Messa a sacra cena:
Kiko Argüello dice (e nessun neocatecumenale lo ha mai minimamente contestato):
Lutero non negò mai la presenza reale, negò solo la parolina transustanziazione che è una parola filosofica che vuole spiegare il mistero. [...] Ma la cosa più importante non sta nella presenza di Gesù Cristo. Egli dice: ‘Per questo sono venuto: per passare da questo mondo al Padre’. Ossia, la presenza fisica nel mondo ha uno scopo che è il resuscitare dalla morte. Questa è la cosa importante. La presenza è un mezzo per il fine che è la sua opera: il mistero di Pasqua. La presenza è in funzione dell’Eucaristia, della Pasqua (Orientamenti, p. 325).E ancora:
Il memoriale che egli lascia è il suo Spirito resuscitato dalla morte, presente con tutto il suo mistero di morte e resurrezione, fatto vita per portare al Padre tutti quelli che celebrano la Pasqua, tutti quelli che celebrano la cena con Lui. La Chiesa primitiva non ha problemi a proposito di questa presenza (Orientamenti p. 326).Argüello non lascia spazio a fraintendimenti: negli Orientamenti alle équipes di catechisti per la fase di conversione, scrive:
Non c’è Eucaristia senza assemblea. È un’assemblea intera che celebra la festa e l’Eucaristia; perché l’Eucaristia è l’esultazione dell’assemblea umana in comunione; perché il luogo preciso in cui si manifesta che Dio ha agito è in questa Chiesa creata, in questa comunione. È da questa assemblea che sgorga l’Eucaristia (p. 317).E' in ragione di queste deviazioni che durante le celebrazioni della setta neocatecumenale gli adepti si comunicano (ammesso e non concesso che il sacerdote consacri validamente) stando seduti e lasciando cadere i frammenti di pane per terra: essi non credono che, finita la cena, nelle specie eucaristiche permanga la Presenza Reale del Corpo e del Sangue di Cristo, visto che essa è solo finalizzata a rappresentare l'unione dei partecipanti al banchetto e, terminato meno questo, debba venir meno anche quella. Insomma, un pasto tribale, non il Santo Sacrificio dell'Altare.
Teologicamente parlando, il capo dei Neocatecumenali insegna ai suoi adepti e professa la mera transignificazione o la transfinalizzazione, che negano la transustanziazione. Un errore dottrinale condannato dal Concilio Tridentino, da Pio VI nella bolla dogmatica Auctorem Fidei contro il Sinodo di Pistoia e ribadito da Paolo VI nell'enciclica Mysterium Fidei.














