martedì 19 ottobre 2010

Le vie per trovare la Verità…

Di recente è iniziato il Sinodo per il MO. Alcuni interventi dei padri sinodali hanno portato alla ribalta l’espansione della Comunità Nc, a margine dell’espansione dei movimenti in genere. C’è comunque un fatto bene augurante. Il CnC è definito, ormai in modo ufficiale, “movimento”. Quindi anche nel linguaggio ufficiale, facendo seguito alla definizione Canonica (Cfr. Statuto del CnC, art 3, nota 3), il CnC è ben identificato come una aggregazione laicale. Sembra questione di lana caprina ma non lo è affatto. Nel linguaggio comune il CnC era l’unica aggregazione che rifiutava la definizione di “movimento”, ma si auto-dotava della definizione di “iniziazione”. Invece il CnC, è concepito sia giuridicamente che oggi anche nel linguaggio (Cfr. anche Lettera del Papa a Cordes, per il suo compleanno, 18/12/09) come un eventuale strumento di attuazione della pastorale di iniziazione diocesana (movimento) che può avvenire per mezzo dell’aggregazione laicale.

Uno dei Padri Sinodali, il Card. Rylko, ha citato nel suo intervento quanto segue:

[..]Nell'ambito della formazione del laicato si apre un vasto spazio di azione per le diocesi e le parrocchie, ma anche per le scuole e le università cattoliche, chiamate a ricercare le vie e i metodi educativi sempre più rispondenti alle reali esigenze dei fedeli, seguendo gli insegnamenti della Christifideles laici, magna charta del laicato cattolico.
[…]Nella nostra epoca, uno dei grandi segni di speranza per la Chiesa è la “nuova stagione aggregativa dei fedeli” (Christifideles laici n. 29), che, dopo il Concilio Vaticano II, vede la nascita di tanti movimenti ecclesiali e nuove comunità. Un vero dono dello Spirito Santo! Questi nuovi carismi danno origine ad itinerari pedagogici di straordinaria efficacia per la formazione umana e cristiana dei giovani e degli adulti, e sprigionano in loro uno stupefacente slancio missionario di cui la Chiesa oggi ha particolarmente bisogno. Queste nuove comunità non sono, ovviamente, un'alternativa alla parrocchia, ma piuttosto un sostegno prezioso e indispensabile nella sua missione. In spirito di comunione ecclesiale, aiutano e stimolano le comunità cristiane a passare da una logica di mera conservazione ad una logica missionaria.
[…]È, dunque, davvero auspicabile che le Chiese del Medio Oriente si aprano con crescente fiducia a queste nuove realtà aggregative.

Subito salta agli occhi un linguaggio che rende visibile un sottinteso. Questo intervento è volto alla “pubblicizzazione” di uno specifico “cammino”? Sembra di sì, per chi lo conosce bene. Gli è che, la genericità del testo, che parla di “movimenti e comunità”, che attuano percorsi pedagogici (e a dire il vero il percorso pedagogico non è usato solo dal CnC), permette di analizzarlo anche in senso più globale, appunto (perché così si presenta). E soprattutto, poniamoci la domanda se il Cammino che non vi è citato direttamente, ma che vi è compreso, in che senso e in che modo possa e debba essere accreditato come reale strumento pedagogico ecclesiale. Il Card. Rylko mette alla base del suo intervento la Christifideles laici, chiamandola addirittura “magna charta” del Laicato cattolico. Mi viene da chiedere: il Laicato Cattolico, più precisamente il Laicato NeoCat, conosce questo Documento magisteriale che dovrebbe costituire addirittura la sua “magna carta”? Questa è la prima domanda. La seconda domanda è: è vero che le aggregazioni laicali, ivi compresa il CnC, agiscono in “spirito di Comunione”, senza porsi come alternativa alla parrocchia? Infatti qui abbiamo due elementi: la Christifideles laici, come fondamento dei percorsi pedagogici, e la non “alternatività” alla Parrocchia delle aggregazioni. In che misura queste due affermazioni corrispondono al vero?

Cerchiamo di dare una risposta alla prima domanda (la Christifideles laici), estrapolando i brani che citano direttamente ciò a cui fa riferimento il Card. Rylko:

I CARISMI
[…]I carismi vanno accolti con gratitudine: da parte di chi li riceve, ma anche da parte di tutti nella Chiesa. Sono, infatti, una singolare ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e per la santità dell'intero Corpo di Cristo: purché siano doni che derivino veramente dallo Spirito e vengano esercitati in piena conformità agli impulsi autentici dello Spirito. In tal senso si rende sempre necessario il discernimento dei carismi. In realtà, come hanno detto i Padri sinodali, «l'azione dello Spirito Santo, che soffia dove vuole, non è sempre facile da riconoscere e da accogliere. Sappiamo che Dio agisce in tutti i fedeli cristiani e siamo coscienti dei benefici che vengono dai carismi sia per i singoli sia per tutta la comunità cristiana. Tuttavia, siamo anche coscienti della potenza del peccato e dei suoi sforzi per turbare e per confondere la vita dei fedeli e della comunità»(81).Per questo nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa. Con chiare parole il Concilio scrive: «Il giudizio sulla loro (dei carismi) genuinità e sul loro esercizio ordinato appartiene a quelli che presiedono nella Chiesa, ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cf. 1 Tess 5, 12 e 19-21)»(82), affinché tutti i carismi cooperino, nella loro diversità e complementarietà, al bene comune(83).
[…]
CRITERI DI ECCLESIALITA' PER LE AGGREGAZIONI LAICALI
30. E' sempre nella prospettiva della comunione e della missione della Chiesa, e dunque non in contrasto con la libertà associativa, che si comprende la necessità di criteri chiari e precisi di discernimento e di riconoscimento delle aggregazioni laicali, detti anche «criteri di ecclesialità».Come criteri fondamentali per il discernimento di ogni e qualsiasi aggregazione dei fedeli laici nella Chiesa si possono considerare, in modo unitario, i seguenti:
-Il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, manifestata «nei frutti della grazia che lo Spirito produce nei fedeli»(109) come crescita verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità(110). In tal senso ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici è chiamata ad essere sempre più strumento di santità nella Chiesa, favorendo e incoraggiando «una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede»(111).
-La responsabilità di confessare la fede cattolica, accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull'uomo in obbedienza al Magistero della Chiesa, che autenticamente la interpreta. Per questo ogni aggregazione di fedeli laici dev'essere luogo di annuncio e di proposta della fede e di educazione ad essa nel suo integrale contenuto.
-La testimonianza di una comunione salda e convinta, in relazione filiale con il Papa, perpetuo e visibile centro dell'unità della Chiesa universale(112), e con il Vescovo «principio visibile e fondamento dell'unità»(113) della Chiesa particolare, e nella «stima vicendevole fra tutte le forme di apostolato nella Chiesa»(114).
La comunione con il Papa e con il Vescovo è chiamata ad esprimersi nella leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali e orientamenti pastorali. La comunione ecclesiale esige, inoltre, il riconoscimento della legittima pluralità delle forme aggregative dei fedeli laici nella Chiesa e, nello stesso tempo, la disponibilità alla loro reciproca collaborazione.
[…]
L'opera educativa di Dio si rivela e si compie in Gesù, il Maestro, e raggiunge dal di dentro il cuore d'ogni uomo grazie alla presenza dinamica dello Spirito. A prendere parte all'opera educativa divina è chiamata la Chiesa madre, sia in se stessa, sia nelle sue varie articolazioni ed espressioni. E' così che i fedeli laici sono formati dalla Chiesa e nella Chiesa, in una reciproca comunione e collaborazione di tutti i suoi membri: sacerdoti, religiosi e fedeli laici. Così l'intera comunità ecclesiale, nei suoi diversi membri, riceve la fecondità dello Spirito e ad essa coopera attivamente. In tal senso Metodio di Olimpo scriveva: «Gli imperfetti (...) sono portati e formati, come nel seno di una madre, dai più perfetti finché siano generati e partoriti per la grandezza e la bellezza della virtù»(217), come avvenne per Paolo, portato e introdotto nella Chiesa dai perfetti (nella persona di Anania) e diventato poi a sua volta perfetto e fecondo di tanti figli.
Educatrice è, anzi tutto, la Chiesa universale, nella quale il Papa svolge il ruolo di primo formatore dei fedeli laici. A lui, come successore di Pietro, spetta il ministero di «confermare nella fede i fratelli», insegnando a tutti i credenti i contenuti essenziali della vocazione e missione cristiana ed ecclesiale. Non solo la sua parola diretta, ma anche la sua parola veicolata dai documenti dei vari Dicasteri della Santa Sede chiede l'ascolto docile e amoroso dei fedeli laici.
La Chiesa una e universale è presente nelle varie parti del mondo nelle Chiese particolari. In ognuna di esse il Vescovo ha una responsabilità personale nei riguardi dei fedeli laici, che deve formare mediante l'annuncio della Parola, la celebrazione dell'Eucaristia e dei sacramenti, l'animazione e la guida della loro vita cristiana.
Entro la Chiesa particolare o diocesi si situa ed opera la parrocchia, la quale ha un compito essenziale per la formazione più immediata e personale dei fedeli laici. Infatti, in un rapporto che può raggiungere più facilmente le singole persone e i singoli gruppi, la parrocchia è chiamata a educare i suoi membri all'ascolto della Parola, al dialogo liturgico e personale con Dio, alla vita di carità fraterna, facendo percepire in modo più diretto e concreto il senso della comunione ecclesiale e della responsabilità missionaria.
All'interno poi di talune parrocchie, soprattutto se vaste e disperse, le piccole comunità ecclesiali presenti possono essere di notevole aiuto nella formazione dei cristiani, potendo rendere più capillari e incisive la coscienza e l'esperienza della comunione e della missione ecclesiale. Un aiuto può essere dato, come hanno detto i Padri sinodali, anche da una catechesi postbattesimale a modo di catecumenato, mediante la riproposizione di alcuni elementi del «Rituale dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti», destinati a far cogliere e vivere le immense e straordinarie ricchezze e responsabilità del Battesimo ricevuto(218).

La Christifideles laici merita di essere letta e meditata, tutta. Per questo rimandiamo al sito della Santa sede, dove è facilmente reperibile. Per ciò che concerne il nostro discorso, vale la pena soffermarci sui tratti citati. Il Documento parla di “aggregazioni laicali” (o associazioni), chiamate “movimenti”, tenendo in alta considerazione l’eventualità che possano essere fondati mediante un Carisma particolare. Interessanti sono i criteri per riconoscere l’utilità e la autenticità di un carisma! Anche alla luce della frase che chiude il periodo logico riguardo la necessità del discernimento: "Tuttavia, siamo anche coscienti della potenza del peccato e dei suoi sforzi per turbare e per confondere la vita dei fedeli e della comunità." Da cui si capisce, senza fare troppo sforzo deduttivo, che i Doni possono anche non provenire da Dio. O comunque, anche in presenza di un Dono di Dio, l’Uomo ne può fare cattivo uso! Non vi è, in ogni caso, nessun “automatismo” di “giudizio” in presenza di un Dono. Anche se giudicato come Dono di Dio! Non esiste l’equazione: io ho il Dono, ergo lo esercito (a modo mio) perché Dio è superiore agli uomini! Questo è indizio evidente del peccato e quindi della dannosità di ciò che da esso deriva! Ancora più interessante la richiesta impellente di sottomissione al Papa, addirittura alla sua parola, come anche e soprattutto alle sue decisioni e al suo magistero! Intressantissima, anche, la richiesta che le aggregazioni si fondino su una collaborazione reciproca, interna ed esterna! Una intercomunione associativa che, ovviamente, si fonda sulla Comunione Parrocchiale! Infatti, il documento ribadisce continuamente la necessità della Comunione Parrocchiale delle aggregazioni, riferendosi al dovere del servizio per essere più inseriti nella Parrocchia!

Arriviamo al punto dolente. Il riferimento, nella Christifideles laici a quegli itinerari postbattesimali di tipo “catecumenale”. Ma leggendo questo riferimento, cosa troviamo? Troviamo forse la Prassi del CnC? Di cosa parla la Christifideles laici? Parla di itinerari catechistici che si possano avvalere di alcuni elementi del RICA, adatti alla realtà di Battezzati. Ebbene, si guardi il RICA stesso. Chi potrà vederci la prassi del CNC?

Insomma, ad un primo esame vediamo che la “magna charta” su cui Rylko ha fondato il suo intervento e che Egli stesso definisce come il fondamento di questi “itinerari pedagogici”, probabilmente tanto “magna charta” non è. Perché la prassi di questi itinerari, svolti per mezzo di aggregazioni laicali, ma soprattutto dal CnC che vi è incluso, sembra non considerare il fondamento su cui dovrebbe basarsi? Dunque? Cosa comporta un fatto di questo tipo? Lo chiedo ai Sacri Pastori a mo’ di lettera aperta? Cosa comporta, Reverendi Padri, disattendere ai fondamenti? Ditecelo voi.

Proviamo a rispondere alla seconda domanda. Le aggregazioni sono davvero parte integrante della parrocchia? Dal quantitativo di interventi correttivi diretti ad alcuni settori del movimento carismatico cattolico e al Cammino Neocatecumenale, ad esempio, inerenti proprio questo fatto specifico, sembra proprio di no! Il Cammino ha ricevuto più volte, sia durante il pontificato di Giovanni Paolo II, sia durante quello di Benedetto XVI, richiami espliciti alla Comunione Parrocchiale ed ecclesiale. Non ultimi quelli espressi nella Lettera del Papa consegnata dal Card. Arinze, che si riscontrano nel loro Statuto, e quelli espressi in varie occasioni nei discorsi di Benedetto XVI (Cfr. Discorso del 12 Gennaio 2006 e del 10 gennaio 2009). Comunione intesa soprattutto riguardo alla fedeltà al Rito Cattolico (il quale consta di due forme, lo ricordo: quella Gregoriana e quella Paolina), primo e fondamentale fondamento per la Vera Comunione Cattolica. Poi intesa come integrazione nella Parrocchia. Anzi! Addirittura chiedendo che il CnC sia strumento di integrazione! Noi abbiamo riscontri che il CnC sia “strumento di integrazione”, che usi lo stesso Rito della Chiesa Latina in tutto, che applichi la stessa pastorale? E se sì in che modo?

Da quello che vediamo, usando solo gli occhi (!), il Cnc (come altri movimenti) ha caratteristiche identitarie proprie. Ha una propria prassi, un proprio Rito (corretto dalla Chiesa più volte, e corretto anche dal proprio Statuto), una propria pastorale, un proprio catechismo (segreto). Questo si riscontra semplicemente documentandosi sul CnC. Guardando alla sua struttura (la Parrocchia “atomica”, formata da “comunità di comunità” parallele). Come è possibile dunque, affermare che il Cnc è specchio delle affermazioni del Card. Rylko?

Stefano

EPPUR SI MUOVE… QUALCHE CRITICA AUTOREVOLE AI NEOCATECUMENALI


Le recenti richieste emerse nel Sinodo sul Medio Oriente circa presunte necessità di rinnovare e riformare la liturgia o, addirittura, il modo di eleggere il successore di Pietro hanno lasciato sgomento gran parte del mondo cattolico e abbiamo potuto vedere anche su questo blog quale e quanto interesse abbiano suscitato , dando luogo a discussioni ricche e vivaci. Lo stesso thread sull’uso del denaro nel microcosmo neocatecumenale – degno corollario dei threads precedenti – ha riaperto un altro fronte di discussione, che potrà senz’altro continuare in questo nuovo tema.

Si tratta infatti di un tema quasi obbligato : proprio oggi è stato dato l’annuncio del prossimo concistoro nel quale la porpora dovrebbe eser data , tra gli altri, a Monsignor Ranjiith, arcivescovo dello Sri Lanka, come in molti credo ci si augura. Proprio su questa bella figura di pastore nei giorni scorsi Sandro Magister scriveva un lungo articolo che vale la pena non lasciar passare inosservato e che in qualche modo fa da contraltare ai recenti trionfalismi di Mons. Rylko a proposito dei suoi pupilli ncn.
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I più bravi allievi di Ratzinger sono in Sri Lanka e Kazakhstan.

Sono i ves
covi Ranjith e Schneider. Seguono l'esempio del papa in campo liturgico più e meglio di tanti loro colleghi in Italia e in Europa. Un test rivelatore: il modo di dare la comunione nella messa .(di Sandro Magister)


ROMA, 14 ottobre 2010 – Nello Sri Lanka i vescovi e i sacerdoti cattolici vestono tutti di bianco, come si può vedere nell'insolita foto qui sopra: con l'intero clero della diocesi di Colombo, la capitale, in diligente ascolto del suo arcivescovo Malcolm Ranjith, probabile nuovo cardinale nel prossimo concistoro. Nella sua diocesi, l'arcivescovo Ranjith ha indetto uno speciale anno dell'eucaristia. E per prepararlo ha riunito tutti i suoi sacerdoti in tre dense giornate di studio a Colombo, dove ha fatto arrivare da Roma due oratori d'eccezione: il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della congregazione vaticana per il culto divino, e padre Uwe Michael Lang, membro della medesima congregazione e consultore dell'ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie. Lang, tedesco di nascita, oratoriano, è cresciuto in Gran Bretagna alla scuola del grande Henry Newman, fatto beato da Benedetto XVI lo scorso 19 settembre a Birmingham.

È autore di uno dei libri che più hanno fatto discutere negli ultimi anni, in campo liturgico: "Rivolti al Signore", nel quale sostiene che l'orientamento giusto nella preghiera liturgica è verso Cristo, sia da parte dei sacerdoti che dei fedeli. Il libro era introdotto da una prefazione partecipe di Joseph Ratzinger, scritta poco prima della sua elezione a papa.
L'arcivescovo Ranjith, che prima di tornare in Sri Lanka era segretario della congregazione vaticana per il culto divino, è stato ed è un entusiasta estimatore e propagatore della tesi del libro di Lang, oltre che persona di fiducia di Benedetto XVI. Così come lo è il cardinale Cañizares Llovera, non a caso definito in patria "il Ratzinger della Spagna". chiamato a Roma dal papa per far da guida alla Chiesa in materia liturgica, obiettivo centrale di questo pontificato.

Non solo. Per offrire ulteriori lumi ai suoi sacerdoti nelle tre giornate di studio, l'arcivescovo Ranjith ha fatto arrivare dalla Germania uno scrittore cattolico di primo piano, Martin Mosebach, anche lui autore di un libro che ha fatto molto discutere: "Eresia dell'informe. La liturgia romana e il suo nemico". E l'ha chiamato a parlare proprio sugli sbandamenti della Chiesa in campo liturgico.

Tutto questo per quale finalità? Ranjith l'ha spiegato in una lettera pastorale alla diocesi: per ravvivare la fede nella presenza reale di Cristo nell'eucaristia e per educare a esprimere tale fede in segni liturgici adeguati. Ad esempio col celebrare la messa "rivolti al Signore", col ricevere la comunione nella bocca invece che in mano, e col riceverla in ginocchio. Insomma con quei gesti che sono tratti distintivi delle messe celebrate da papa Ratzinger.

Ciò che colpisce, di questa come di altre notizie analoghe, è che l'azione di Benedetto XVI per ridare vitalità e dignità alla liturgia cattolica sembra meglio capita e applicata nella "periferia" della Chiesa che nel suo baricentro europeo. Non è un mistero, ad esempio, che il canto gregoriano è oggi più vivo e diffuso in taluni paesi dell'Africa e dell'Asia che in Europa.

Tra le indicazioni date dall'arcivescovo Ranjith per l'anno eucaristico nella diocesi di Colombo c'è infatti anche quella di educare i fedeli a cantare in latino, nelle messe, il Gloria, il Credo, il Sanctus, l'Agnus Dei.
Allo stesso modo, la decisione di Benedetto XVI di liberalizzare l'uso del messale antico accanto a quello moderno – per un reciproco arricchimento tra le due forme di celebrazione – pare essere compresa e applicata in Africa e in Asia meglio che in talune regioni d'Europa. Un'ulteriore prova di ciò riguarda il modo con cui la comunione è data ai fedeli: in mano o nella bocca, in piedi o in ginocchio. L'esempio dato da Benedetto XVI – comunione in bocca e in ginocchio, in tutte le sue messe a partire dal Corpus Domini del 2008 – trova pochissimo seguito soprattutto in Europa, in Italia e nella stessa Roma, dove si continua quasi ovunque a dare la comunione in mano a chiunque si avvicini a chiederla, nonostante le norme liturgiche lo consentano sono in casi eccezionali.

A Palermo, dove il papa si è recato lo scorso 3 ottobre, alcuni sacerdoti del posto hanno rifiutato di mettersi in fila per ricevere la comunione da lui, pur di non sottostare a un gesto che non condividono. Si è inoltre diffusa la diceria che nelle messe celebrate dal papa ci si inginocchia perché si è davanti a lui, e non per adorare Gesù nel santissimo sacramento. Una diceria che trova ascolto nonostante da qualche tempo diano la comunione in bocca e al fedele inginocchiato anche i cardinali e i vescovi che celebrano su mandato del papa.

Non sorprende che il servizio che www.chiesa ha dedicato a metà settembre al significato dell'inginocchiarsi in adorazione davanti a Dio e all'eucaristia abbia sollevato le proteste di vari lettori, tra i quali dei sacerdoti. L'argomento principe portato contro l'inginocchiarsi alla comunione è che la messa ha come suo modello e origine l'ultima cena, dove gli apostoli stavano seduti e mangiavano e bevevano con le loro mani. È il medesimo argomento addotto dai neocatecumenali per giustificare il loro modo "conviviale" di celebrare la messa e di fare la comunione, "nonostante le autorità della Chiesa – tra cui vantano però dei sostenitori, come il sostituto segretario di stato Fernando Filoni – abbiano loro comandato di rispettare gli ordinamenti liturgici generali." [versione presente ancora al 15.10, anche da noi ripresa in un primo tempo e confermata da chi dispone della stampa del testo] "al quale continuano ad attenersi grazie al permesso che le autorità della Chiesa – tra cui vantano dei sostenitori, come il sostituto segretario di stato Fernando Filoni – hanno dato loro di "ricevere la comunione in piedi restando al loro posto" (articolo 13.3 del loro statuto). [versione attuale che risulterebbe rettificata. La prima era corretta nella sostanza, la seconda lo è negli elementi formali -ndR]
Anche qui, per trovare le parrocchie, le diocesi, i sacerdoti e i vescovi che agiscono e insegnano in piena sintonia con Benedetto XVI è più facile cercare nella "periferia" della Chiesa: ad esempio nel remoto Kazakhstan, nell'Asia centrale ex sovietica. Lì, nella diocesi di Karaganda, i fedeli ricevono tutti la comunione in bocca e in ginocchio. E lì c'è un giovane vescovo, l'ausiliare di Karaganda Athanasius Schneider, che ha scritto sul tema un libretto splendente come una pietra preziosa, dal titolo: "Dominus est. Riflessioni di un vescovo dell'Asia centrale sulla sacra comunione". Il libretto è in due parti. La prima racconta le vite eroiche di quelle donne cattoliche che negli anni del dominio comunista portavano in segreto la comunione ai fedeli, sfidando le proibizioni. E la seconda spiega la fede che era all'origine di quell'eroismo: una fede così forte nella presenza reale di Gesù nell'eucaristia da offrire per essa la vita. Ed è su questo sfondo che il vescovo Schneider rivisita i Padri della Chiesa e la storia della liturgia in occidente e in oriente, illuminando il nascere e il consolidarsi del modo adorante di ricevere la comunione in ginocchio e nella bocca.

Quando papa Ratzinger lesse il manoscritto del vescovo Schneider, subito ordinò alla Libreria Editrice Vaticana di pubblicarlo. Il che fu fatto, in italiano e in spagnolo, nel 2008.
L'edizione in lingua inglese del libro ha la prefazione del vescovo di Colombo, Ranjith.

lunedì 18 ottobre 2010

Reclutamento fondi in ambito neocatecumenale. Ancora uno sguardo agli elementi giudaizzanti

In attesa dell'articolo di Stefano, se ne avrà il tempo e se vorrà, aggiorno la discussione con queste riflessioni. Le precisazioni di Larus sono molto eloquenti per mostrare la dinamica interna al cammino e il metodo per coartare gli adepti strumentalizzando la parola di Dio. Tra di noi c'è ancora chi ricorda i pressanti appelli a tutte le comunità ai tempi della costruzione della Domus... (nell'immagine notate l'eloquente presenza dell'esposizione della Torah nella Biblioteca: al centro Kiko gongolante, ai lati un rabbino e un vescovo!)

Dice Tripudio:
“Un seminario di Kiko (non voglio chiamarli utilizzando abusivamente uno dei titoli più belli della Madonna) viene invece aperto come struttura autonoma, pianificato dall'alto, di cui poi i vertici del Cammino si incaricheranno di riempirlo (credete forse che basti aprire un seminario per attirare vocazioni? credete forse che le vocazioni non neocat desiderino entrare in un seminario neocat piuttosto che in uno normale?)”

Replica Larus:
I camminanti, quando qualcosa non va come avrebbero desiderato, ricevono da parte dei catechisti i soliti rimbrotti:
“vuol dire che il Signore non vuole che si compia questo..."
"vuol dire che ciò non è buono per te..."
"vai avanti e continua ad accettare la tua storia!!!”.

Ma guardate un po’ cosa accade quando quel che non riesce a realizzarsi è qualcosa che tocca la storia di Kiko ...

Tutti sappiamo le difficoltà del R-M di Cosenza, tanto che su internet è pubblicato un volantino pro-seminario molto eloquente con l’indicazione dei numeri di c.c.bancario, c.c.postale e cod.fisc. per il 5x1000.

Ma ciò che non si conosce è ‘il segno concreto in denaro’, proposto (a mezzo di una tessera azzurra da compilare) a tutti i fratelli della Sicilia e Calabria; un vero impegno formale della durata di un anno, dove la ‘destra’ sa perfettamente ciò che fa la ‘sinistra’.

E guardate con quanta ‘umiltà’ (???) vengono guidati i fratelli perché aderiscano all’iniziativa:

“oggi più che mai il mondo ha bisogno di sacerdoti umili (docili alle direttive NC), santi (che sopportino le equipe dei catechisti con le loro carte ‘riformatrici’) e missionari (per l’Europa da salvare con le comunità NC)” [PAROLA DI KIKO]

“Costoro (I seminaristi di CS) giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: egli (Kiko) merita che tu gli faccia questa grazia (mantenere la promessa fatta al Vescovo), dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga (con le ‘offerte non libere’ dei fratelli di Sicilia e Calabria)” [PAROLA DI SAN PAOLO]

E che sia una sinagoga più che un seminario lo dimostra la bimah dell'immagine pubblicata a lato. Si tratta dell'aula di studio, la yeshivà, del seminario di Macerata (ma ogni seminario è esattamente identico a tutti gli altri: negli arredi nei colori nei simboli, nel 'santuario della Parola' al posto della 'cappella dell'Adorazione', col Tabernacolo a due piazze e con i sedili rivolti alla comunità e non al Signore, nonché in tutto quanto lo assimila più a una sinagoga che a un seminario cattolico. A prescindere ovviamente dallo stile e dai contenuti interiorizzati: ma anche le immagini dell'ambiente hanno una loro eloquenza.

Del resto non dipentichiamoci che "lo stile sinagogale" è quello che viene proclamato in tutte le pastorali diocesane di nuovo conio (neocat naturalmente)

Potenza del ‘carisma’ di Kiko!
Larus

sabato 16 ottobre 2010

Sviluppi del Sinodo per il Medio Oriente

A questo link, chi è interessato, troverà il discorso del direttore della domus Galileae: (ho inserito l'immagine del 'giudizio universale' che kiko ha dipinto per la Domus e non solo, con l'inferno VUOTO: il grande spazio rosso in basso a destra popolato solo dal diavolo)

Rispetto al resto delle eresie neocatecumenali e alla giudaizzazione del cristianesimo, questo appare un dettaglio pressocché insignificante. Tuttavia, prima del concilio, sarebbe bastato per non inserire nella Chiesa una 'entità' così estranea, tra l'altro molto gradita agli ebrei; ma proprio in quanto giudaizzante; il che significa diluire il cuore profondo del cristianesimo e espungere le Sorgenti della nostre Fede travestite da un insano archeologismo liturgico ed altro... ne abbiamo parlato a iosa. Chi vuole, non ha che sfogliare il nostro sito o questo blog

Nel discorso linkato, chi è interessato leggerà i soliti argomenti, la solita propaganda neocatecumenale, vedrà come gli ebrei si sentono a casa loro in quella Domus, farcita di segni e simboli ebraici, e saprà come i ncn fondano e presentano l'unicità del loro cammino:

" I Padri orientali nei primi secoli di fronte alle sfide del loro tempo, in un mondo pagano, hanno elaborato un itinerario di iniziazione cristiana: il Catecumenato. La Chiesa come una madre, in un percorso lento con tappe, gestava nei suoi figli la Vita Eterna. Oggi è necessario offrire ai nostri cristiani un catecumenato adattato alla loro condizione di battezzati.

I pastori della Terra Santa sono coscienti delle sfide che ci attendono oggi e lo posso testimoniare anche con l'iniziativa del Patriarca Latino di Gerusalemme, che in comunione con gli arcivescovi Greco-Melchita e Maronita, ha aperto un seminario missionario Redemptoris Mater, per preparare presbiteri missionari per la Nuova Evangelizzazione. "


E così la "chiesa di Kiko" si diffonderà, e si diffonde già, anche in quei luoghi santi, verrà a sostituire il patrimonio spirituale e liturgico, le tradizioni, di quel popolo già martoriato. E noi possiamo solo assistere impotenti e affranti a questo nuovo scempio in atto.

Aggiungo, per completezza di informazione e comodità di consultazione di chi legge, i link già inseriti in quello precedente: ecco alcuni dei nostri interventi sul rischio delle comunità di più antica tradizione a causa dell'indiscriminato e aggressivo proliferare del Cammino NC :
[vedi ] - [vedi] - [vedi]

Mentre questo è il link sugli attuali sviluppi del Sinodo.

venerdì 15 ottobre 2010

Forti 'venti' di riforme liturgiche dal Sinodo per il Medio Oriente

Avevo pensato di accennarvi soltanto; ma è un argomento troppo importante per non riprenderlo integralmente e dargli quindi maggiore risonanza. E' l'articolo di Francesco Colafemmina apparso già ieri su Fides et Forma, che ha colto i 'venti' di innovazione provenienti dal Sinodo per il MO tuttora in corso. Poiché, purtroppo, la corrente egemone, nella Chiesa, è quella che rischia di prevalere anche in questo caso (notare l'intervento di Rylko e quello di Carballo), non ci resta che informare e pregare. E che il Signore e la Sua Santa Madre preservino la Chiesa da nuovi gravi scempi e ulteriore oscuramento della Verità.
Vi ricordo, nei link di seguito, alcuni dei nostri interventi sul rischio delle comunità di più antica tradizione a causa dell'indiscriminato e aggressivo proliferare del Cammino NC : [vedi ] - [vedi] - [vedi]
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Tutti hanno parlato delle fortissime parole pronunciate a braccio da Papa Benedetto nell'ambito del Sinodo dei Vescovi delle Chiese Orientali. Una testimonianza in più di come il Papa spesso senta l'esigenza di uscire dall'astruso meccanismo degli scribi curiali, per donarci parole autentiche e personali.
Nessuno però ha ancora parlato di quello che i relatori - specie quelli più influenti - stanno affermando nel corso del Sinodo. Mi riferisco in particolare alle questioni riguardanti la liturgia, la catechesi e l'ecumenismo.

Partiamo dai Lineamenta del Sinodo, presentati nel dicembre dello scorso anno. Qui l'accenno alla riforma liturgica (avete capito bene!) dei riti orientali è breve e aspecifico: "60. C’è un ambito che meriterebbe una collaborazione su base regolare tra cattolici ed ortodossi: è quello della liturgia. Sarebbe auspicabile uno sforzo di rinnovamento, radicato nella tradizione e che tenga conto della sensibilità moderna e dei bisogni spirituali e pastorali attuali. Tale lavoro dovrebbe essere realizzato, per quanto possibile, congiuntamente."

Nell'Instrumentum Laboris ultimato nel giugno del 2010, invece, il riferimento diventa dettagliato. Al paragrafo 70 e seguenti, dopo un'evocazione del Vaticano II, si afferma: "in modo particolare, in tutte le Chiese orientali la divina liturgia esprime la sua centralità, tra l’altro, attraverso un’ampia e ricca varietà rituale. La ricerca dell’armonia dei riti, che il Concilio Vaticano II raccomanda vivamente, può illuminare l’attenta considerazione di questo tema così importante nell’Oriente cristiano."

Si tratterebbe quindi di "armonizzare" i riti orientali. Ma a quale scopo? Perché "non può sottovalutarsi oggi la capacità (del rito) di mantenere viva la fede dei credenti e anche di attirare l’interesse di coloro che si sono allontanati o addirittura di quelli che non credono." [linguaggio ben riconoscibile come neocat]

Dunque è chiara l'intenzione di riformare i riti orientali per attrarre i non credenti o i cristiani non praticanti: quasi che l' "attrazione" del "pubblico" dei fedeli si basi soltanto sull'incontro fra la liturgia e le esigenze del mondo contemporaneo. Una visione che sembra voler sostituire alla viva tradizione della Chiesa e agli elementi identitari e particolari dei singoli usi liturgici delle Chiese Orientali, una omologazione liturgica che se compiutamente attuata, rischia di minare l'esistenza stessa delle suddette Chiese, aggregandole così definitivamente ed uniformando anche i loro sacramenti.

Andiamo avanti. Come dev'essere attuata questa riforma, questo "rinnovamento"? L'Instrumentum Laboris risponde: "non poche risposte auspicano uno sforzo di rinnovamento, che, pur rimanendo fermamente radicato nella tradizione, tenga conto della sensibilità moderna e dei bisogni spirituali e pastorali attuali. Altre risposte presentano qualche caso di tale rinnovamento attraverso l’istituzione di una commissione di specialisti per la riforma della liturgia."[Rabbrividisco al solo pensiero di chi potrebbero essere questi cosiddetti "specialisti". Non è un timore infondato, visto quel che viene dopo]

Commissione per la riforma della liturgia! Ecco la soluzione. E cosa dovrebbe fare questa commissione? "L’aspetto più rilevante del rinnovamento liturgico finora portato avanti consiste nella traduzione in lingua vernacola, principalmente in arabo, dei testi liturgici e delle preghiere devozionali perché il popolo possa ritrovarsi nella partecipazione alla celebrazione dei misteri della fede." [E' raccapricciante! Ricordo celebrazioni in rito siriaco del vescovo Sfeir in Aramaico, la lingua parlata da Gesù, e ardirebbero togliere di mezzo perfino queste! Ma le altre antiche Tradizioni non sono da meno...]

Traduzioni in lingua vernacola per garantire l'actuosa partecipatio. L'Instrumentum aggiunge, quasi per spegnere sul nascere i riottosi tradizionalisti orientali: "a questo proposito è doveroso segnalare che mentre sono pochi coloro che preferiscono mantenere la lingua originale, la stragrande maggioranza è dell’idea di aggiungere alla lingua originale quella vernacola."

Ma non è finita qui. Si parla anche di "necessità d’impegnarsi, in un secondo momento, in un lavoro di adattamento dei testi liturgici che dovrebbero essere usati per le celebrazioni con giovani e bambini. In questo senso, lo scopo sarebbe quello di semplificare il vocabolario adeguandolo convenientemente al mondo e alle immagini di queste categorie di fedeli. Perciò, si tratterebbe non semplicemente di tradurre i testi antichi ma di ispirarsi ad essi per riformularli secondo una profonda conoscenza del patrimonio cultuale ricevuto, tenendo conto di un’aggiornata visione del mondo attuale. Come opportunamente viene segnalato, questo compito dovrebbe essere assolto da un gruppo interdisciplinare al quale siano convocati liturgisti, teologi, sociologi, pastori e laici impegnati nella pastorale liturgica."

Quindi abbiamo il rito ad personam. Quello per i bimbi e quello per gli adulti.

Ancora una volta le innovazioni non finiscono qui. Demolita la liturgia, bisogna passare a demolire le devozioni popolari, grande ostacolo nei Paesi meridionali non protestantizzati: "Le opinioni in favore del rinnovamento liturgico si estendono anche all’ambito della pietà popolare. Infatti, alcune risposte avvertono la convenienza di rivedere le preghiere devozionali in modo tale da arricchirle con testi teologici e biblici, sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento. In questo senso potrebbe essere di grande aiuto la ricca esperienza e lo sforzo compiuto al riguardo nella Chiesa latina."

Sarà finita qui? No, manca l'ecumenismo: "Infine, un’eventuale riforma della liturgia dovrebbe tener conto della dimensione ecumenica. In questo senso, come accennato da diverse risposte che fanno eco al testo dei Lineamenta, la liturgia potrebbe diventare un fecondo luogo di collaborazione su base regolare tra cattolici ed ortodossi. In particolare, sulla spinosa questione della communicatio in sacris, qualche risposta suggerisce la formazione di una commissione mista cattolico-ortodossa per cercare una via di soluzione."

Detto questo, vorrei sottoporvi l'analisi di alcuni importanti passaggi dei discorsi che si svolgono nell'assemblea sinodale.

Si parte dalla sintesi di Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti, in apertura della Prima Congregazione Generale dell'11 ottobre. Naguib ribadisce le esigenze di una riforma e di un rinnovamento liturgico "ampiamente auspicato". Passiamo quindi ai due "pezzi forti". L'intervento del Cardinal Sodano e quello del Cardinal Rylko. Sodano, in qualità di Decano del Collegio Cardinalizio, si sente in dovere di rammentare che non bisogna resistere ai rinnovamenti, ma tutto va omogeneizzato in un mix fra passato e futuro. Per giustificare meglio la sua posizione estrapola un brano di un discorso di Papa Benedetto, preparato dalla Congregazione dei Vescovi e pronunciato dal Papa il 13 settembre scorso.

Sentiamo Sodano: "Talora le discussioni nelle nostre comunità nascono anche da diversi atteggiamenti pastorali, fra l'uno che preferisce privilegiare la custodia dell' eredità del passato e l'altro che richiama maggiormente alla necessità del rinnovamento. Sappiamo però che, alla fine, occorrerà sempre tener presente il criterio datoci da Gesù, il criterio del "nova et vetera" (Mt 13,52), e cioè del nuovo e del vecchio da estrarre dal tesoro della Chiesa. Lo ricordava pure recentemente il nostro amato Santo Padre Benedetto XVI, parlando ad un gruppo di Vescovi di recente nomina, dicendo loro: "Il concetto di custodire non vuole dire soltanto conservare ciò che è stato stabilito - benché tale elemento non debba mai mancare, - ma richiede nella sua essenza anche l'aspetto dinamico, cioè una concreta tendenza al perfezionamento, in piena armonia e continuo adeguamento delle esigenze nuove sorte dallo sviluppo e del progresso di quell 'organismo vivente che è la comunità"".

Il culmine lo si raggiunge però con l'intervento del Cardinale Neocatecumenale Rylko. L'intervento di Rylko mette un dito in una piaga presente in Terrasanta che si chiama Cammino Neocatecumenale. A dire il vero potremmo definirla una piaga dell'intero cattolicesimo vista la sua eccentricità teologica, liturgica, ecclesiologica e catechetica.

Dice Rylko: "Nella nostra epoca, uno dei grandi segni di speranza per la Chiesa è la “nuova stagione aggregativa dei fedeli” (Christifideles laici n. 29), che, dopo il Concilio Vaticano II, vede la nascita di tanti movimenti ecclesiali e nuove comunità. Un vero dono dello Spirito Santo! Questi nuovi carismi danno origine ad itinerari pedagogici di straordinaria efficacia per la formazione umana e cristiana dei giovani e degli adulti, e sprigionano in loro uno stupefacente slancio missionario di cui la Chiesa oggi ha particolarmente bisogno. Queste nuove comunità non sono, ovviamente, un'alternativa alla parrocchia, ma piuttosto un sostegno prezioso e indispensabile nella sua missione. In spirito di comunione ecclesiale, aiutano e stimolano le comunità cristiane a passare da una logica di mera conservazione ad una logica missionaria. Papa Benedetto XVI, in continuità con il servo di Dio Giovanni Paolo II, non si stanca di sollecitare una sempre maggiore apertura dei Pastori a queste nuove realtà ecclesiali. Nel 2006, il Papa, rivolgendosi ai vescovi in visita ad limina, ha affermato: “Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore. Qua e là devono essere corretti, inseriti nell'insieme della parrocchia o della diocesi. Dobbiamo però rispettare lo specifico carattere dei loro carismi ed essere lieti che nascano forme di fede in cui la parola di Dio diventa vita” (L'Osservatore Romano, 19 novembre 2006). È, dunque, davvero auspicabile che le Chiese del Medio Oriente si aprano con crescente fiducia a queste nuove realtà aggregative. Non dobbiamo aver paura di quella novità di metodo e di stile di annuncio che portano: è una "provocazione" salutare che aiuta a vincere la routine pastorale che è sempre in agguato e rischia di compromettere la nostra missione (cfr. Instrumentum laboris n. 61). Il futuro della Chiesa in questa regione del mondo dipende proprio dalla nostra capacità di dare un ascolto docile a ciò che lo Spirito dice alla Chiesa oggi, anche mediante queste nuove realtà aggregative."

Il Cardinal Rylko, ricorrendo ad un linguaggio tipicamente "carismatico", fa del suo intervento una esortazione alle Chiese Orientali, perché accettino al loro interno la penetrazione di "comunità che danno origine ad itinerari pedagogici". E' evidente che Rylko si riferisce al Cammino Neocatecumenale. Esorta pertanto i Vescovi a non guardare (ai neocatecumeni) come ad "alternative alle parrocchie" (i membri del Cammino infatti sono soliti costituire gruppi a se stanti), ma a percepirli come un "sostegno prezioso" nella missione parrocchiale. Aggiunge che (i neocatecumeni) non hanno una visione "conservativa", ma "missionaria".

Si intrufolano infatti in ogni diocesi, in particolare in Terrasanta. Lì sono presenti con almeno 30 comunità. E come attestato da Kiko Arguello lo scorso maggio 2009 (nella solita adunata che organizza il giorno successivo alle partenze del Papa dai luoghi in cui si reca in visita apostolica - consiglio di guardare tutto il filmato presente nel link), il Cammino Neocatecumenale in Medio Oriente costituisce un elemento di comunione ecumenica.

Rylko conclude ribadendo - quasi fosse una minaccia - che il futuro della Chiesa in Medio Oriente dipende dall'obbedienza dei Vescovi allo Spirito Santo (ossia alla diffusione delle comunità Neocatecumenali)!

Il 12 ottobre l'intervento del Ministro Generale dei Cappuccini ha aggiunto altra carne al fuoco, con alcune proposte tra le quali spicca quella di elaborare: "un catechismo unico per tutti i cattolici del Medio Oriente." Speriamo che Padre Carballo non abbia in mente il catechismo neocatecumenale! D'altra parte come potrebbe? Di quel catechismo non v'è traccia. Giace ancora in qualche ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede.
E come sempre si ripropone il quesito: come può Roma auspicare riforme liturgiche nelle chiese orientali, se continua a tollerare le aberrazioni liturgiche neocatecumenali?
E come può consigliare l'adozione di nuove prassi catechetiche, se accetta un "cammino di iniziazione cristiana" il cui fondamento catechetico non è nè noto nè approvato?

Ma Carballo è andato oltre. Ha addirittura proposto l'indizione di un "anno giovanneo" analogo a quello paolino da estendere "se possibile, anche alle altre Chiese non cattoliche". A questo punto è chiaro che le preoccupazioni più insistenti di eminenti padri sinodali, riguardo alle azioni di Israele e le crescenti conflittualità esterne alle comunità cristiane del Medio Oriente che finiscono per ritorcersi proprio contro tali minoranze, sembrano passare in secondo piano rispetto all'agenda dei riformatori curiali. E probabilmente questi ultimi hanno ragione.
Senza le decime e le masse dei Neocatecumenali le Chiese Orientali del Medio Oriente rischiano di scomparire. La nuova evangelizzazione neocatecumenale passa però attraverso l'uniformità dei riti. Finora l'unico a difendere l'indipendenza liturgica delle Chiese Orientali è stato Mons. Dimitri Salachas, Esarca dei Cattolici di rito greco-bizantino
.

Solo 3 anni fa, però, tutti i Vescovi Cattolici di Terrasanta, stufi di sopportare abusi liturgici e colonizzazioni parrocchiali, si erano rivolti così ai Neocatecumenali: "II principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere "una parrocchia e una Eucaristia". II vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni. In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E' la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d'identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie."

Parole forti che sembrano contraddire gli auspici di riforma liturgica, aggiornamento pastorale e inclusione di comunità e gruppi carismatici allogeni, che emergono prepotentemente dal Sinodo.

Francesco Colafemmina

giovedì 14 ottobre 2010

Nel deserto presente nella Chiesa, oggi, la coscienza può essere vista come un 'lusso' pensando alle false attrattive dei 'surrogati'

Vi prego di leggere con attenzione, meditare e rispondere a questa nuova testimonianza, che non è pubblicata per darla in pasto a visuali superficiali, ma per condividerne con rispetto e compartecipazione il significato profondo e il grido di sofferenza - soffocato dalla delicatezza d'animo in comune con la testimonianza precedente -, che erompre da una ferita evidentemente non ancora rimarginata. E per dare risposta al tema della 'coscienza'... mi colpisce che in questo tempo di 'deserto' essa venga definita un 'lusso...

Anche questa testimonianza era diretta a me; ma la pubblico, nei punti essenziali, col permesso di chi l'ha inviata, omettendo 'perle preziose' che custodisco nel mio cuore...
Mi appello a tutti, anche a chi di solito legge senza intervenire, perché rispondiate alla domanda finale; con la stessa delicatezza che traspare da questo scritto, focalizzando l'attenzione sul sottotitolo del Libro di Ratzinger che ho scelto come immagine: "la Verità interroga il cuore"...
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Perdona la lungaggine, per iscritto mi viene più naturale e facile parlare. Effetto collaterale della solitudine.

In questi giorni mi è capitato di pensare, col cuore in lacrime, che la coerenza con me stessa, con l’appello della mia pur piccola fede, con la mia coscienza cristiana, è forse un lusso che non avrei dovuto concedermi. Forse avrei dovuto preferire il compromesso, appunto per restare in tema, ed evitare la sterilità del mio silenzio e di una solitudine che forse il Signore non ama. So che non sei d’accordo. Ma non sempre so impedirmi di vergognarmi di me. Quel lusso di concedermi il ‘primato della coscienza’, di sottrarmi all’errore di seguire un dio falso e falsificato, ha prodotto aridità, senso di estraneità dalla chiesa, sterilità.

Sono forse più gradita a Dio per averlo cercato per questa via vuota, in apparenza, vuota e aspra? ‘Amica mia, mia bella’, mi cantava una volta dalle pagine della Sua Parola e ho voluto illudermi che l’abbraccio dei ‘fratelli’ fosse il Suo abbraccio, comoda illusione, inutile come tutte le illusioni.

Come faccio a sentire ancora e di nuovo quel canto? Se dubito di me, e di Lui in me? Che cos’è la coscienza? Un alibi? No, perché non siamo più sotto la legge, e la legge sì, quella sì è un alibi che la Croce ha smascherato. Fino a che punto posso o devo fidarmi della mia coscienza? Qual è il limite a cui arrestarsi? Ho tentato di parlarne col primo prete che mi è capitato e lui mi ha detto ‘ti confesso che mi vergogno dell’incoerenza della Chiesa’. E va bè.

mercoledì 13 ottobre 2010

Testimonianza e aggiornamento

Questo messaggio mi induce ad un aggiornamento: in base alle comunicazioni ricevute finora, la data del nostro incontro slitta a fine novembre, qualcuno mi ha parlato dell'8 dicembre. A giorni fisseremo la data definitiva.

Il messaggio, dal quale ho estratto questa comunicazione, ci riporta la situazione di disagio e sofferenza che ognuno di noi ben conosce e che molti stanno ancora vivendo. Questo, a proposito degli spot per i quali il "cammino fa tanto bene".
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Carissimi,
sono costretta a declinare l'invito, perchè sto troppo lontano e comunque di sabato lavoro.

Ho avuto un contatto con il segretario del vescovo, che mi ha detto che il vescovo di sicuro non è al corrente del numero dei fuoriusciti e dei problemi che crea il cammino, e che mi consiglia di parlarne direttamente a lui, e quando mi sento pronta, mi fissa un'udienza.

So che c'è qualcuno, insieme ad un sacerdote locale, che vorrebbe formare un gruppo di fuoriusciti, presso una parrocchia, ma io ritengo che sarebbe meglio trovare un luogo 'extraterritoriale', anche in termini giuridici, come per esempio un monastero, dove poter trovarsi per riflettere su temi come il perdono, la riconciliazione con il passato, il senso della sofferenza cristiana e cose del genere.

Il nuovo vescovo ha dato una bella sferzata alla città, ma forse non si è reso conto che il clero si è spaccato, e i ncn, come pure gli altri gruppi ne hanno approfittato per ribadire la loro obbedienza e fedeltà. In un convegno sui temi dell'educazione, a cui ho partecipato, i vari gruppi della città hanno presentato al vescovo le loro attività rivolte ai giovani, e così ho scoperto che l'opus Dei affianca ai giovani adolescenti un tutor che parla con loro bypassando la famiglia.
Per il resto, tutto procede, nonostante le ferite siano ancora aperte, mia figlia forse ha trovato una psicoterapeuta che la aiuterà.

io sono e resto molto fragile, il cammino fa veramente molti danni. Del resto si vede da come scrivono quelli dell'altro blog, è una setta che uccide l'indvidualità e i sentimenti personali e li sostituisce con quelli decisi da Kiko. Ma all'esterno i ncn 'funzionano' molto bene, e i vescovi e sacerdoti non comprendono chi si trovano davanti.
Un abbraccio in Cristo a tutti voi, e ricordatevi nelle preghiere di mia figlia, che possa guarire, nei tempi che il Signore vorrà.

martedì 12 ottobre 2010

LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE…SEMPRE E DOVUNQUE!

E’ stata pubblicata oggi, ed entra pienamente in vigore dalla stessa data, la lettera sotto forma di motu proprio promulgata da Benedetto XVI “Ubicumque et semper” (qui) con cui si istituisce il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, affidato a Mons. Rino Fisichella.

Il documento, dopo una lunga premessa nella quale viene analizzata la situazione di secolarismo avanzante nei paesi di antica cristianizzazione, alla luce dell’“ Evangelii Nuntiandi” , focalizza la propria attenzione sui bisogni peculiari di almeno quattro categorie di credenti:

a) ” moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo, ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana”;

b) “gente semplice che ha una certa fede ma ne conosce male i fondamenti”;

c) “ intellettuali che sentono il bisogno di conoscere Gesù Cristo in una luce diversa dall'insegnamento ricevuto nella loro infanzia”;

d)”molti altri”.

Si sofferma poi sugli attori e sulle possibili modalità dell’annuncio evangelizzante che, alla luce della stessa esortazione apostolica "deve cercare costantemente i mezzi e il linguaggio adeguati per proporre o riproporre loro la rivelazione di Dio e la fede in Gesù Cristo".

Quindi sinteticamente delinea la conformazione giuridica del nuovo dicastero:

Art. 1. § 1. È costituito il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, quale Dicastero della Curia Romana, ai sensi della Costituzione apostolica Pastor bonus.
§ 2. Il Consiglio persegue .la propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla.

Art. 2. L'azione del Consiglio, che si svolge in collaborazione con gli altri Dicasteri ed Organismi della Curia Romana, nel rispetto delle relative competenze, è al servizio delle Chiese particolari, specialmente in quei territori di tradizione cristiana dove con maggiore evidenza si manifesta il fenomeno della secolarizzazione.

Art. 3. Tra i compiti specifici del Consiglio si segnalano:
1°. approfondire il significato teologico e pastorale della nuova evangelizzazione;
2°. promuovere e favorire, in stretta collaborazione con le Conferenze Episcopali interessate, che potranno avere un organismo ad hoc, lo studio, la diffusione e l'attuazione del Magistero pontificio relativo alle tematiche connesse con la nuova evangelizzazione;
3°. far conoscere e sostenere iniziative legate alla nuova evangelizzazione già in atto nelle diverse Chiese particolari e promuoverne la realizzazione di nuove, coinvolgendo attivamente anche le risorse presenti negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica, come pure nelle aggregazioni di fedeli e nelle nuove comunità;
4°. studiare e favorire l'utilizzo delle moderne forme di comunicazione, come strumenti per la nuova evangelizzazione;
5°. promuovere l'uso del Catechismo della Chiesa Cattolica, quale formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo.

Art.4 § 1. Il Consiglio è retto da un Arcivescovo Presidente, coadiuvato da un Segretario, da un Sotto-Segretario e da un congruo numero di Officiali, secondo le norme stabilite dalla Costituzione apostolica Pastor bonus e dal Regolamento Generale della Curia Romana.
§ 2. Il Consiglio ha propri Membri e può disporre di propri Consultori. …

L’attenzione della Chiesa ,quindi , rivolta peculiarmente a ” moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo, ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana” sembrerebbe voler individuare – appunto con la creazione addirittura di un nuovo dicastero – nuove modalità di rievangelizzazione, diverse da quelle esistenti, una delle quali quella che si accredita ormai da anni in questa dimensione come “ Cammino Neocatecumenale”.

Inoltre si specifica all’art. 3, sub 3 del Motu Proprio che, tra gli altri, è compito della nuova Congregazione “far conoscere e sostenere iniziative legate alla nuova evangelizzazione già in atto nelle diverse Chiese particolari e promuoverne la realizzazione di nuove, coinvolgendo attivamente anche le risorse presenti negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica, come pure nelle aggregazioni di fedeli e nelle nuove comunità”

Restiamo dunque in attesa delle azioni di questa nuova congregazione, cercando di capire attentamente se e fino a qual punto essa “coinvolgerà attivamente “ tra le aggregazioni di fedeli anche il cosiddetto “Cammino” che da sempre si arroga quasi l'esclusiva della nuova evangelizzazione e dell’iniziazione cristiana, per conto della Chiesa tutta.

venerdì 8 ottobre 2010

Testimonianza sull'"apertura alla vita"

Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza, che espone con chiarezza, consapevolezza ed equilibrio l'esperienza di una coppia che ha vissuto il Cammino e che ha avuto la grazia di poterne uscire di comune accordo, mantenendo così integra la loro famiglia. Non aggiungiamo analisi nostre, perchè davanti a tanta evidenza ci appaiono superflue.
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Siamo una coppia di ex-appartenenti al cammino neocatecumenale, del quale abbiamo fatto parte per molti anni: prima come singoli, poi come coppia sposata ed infine come genitori.

Come tutti ben sappiamo il cammino incoraggia le coppie all’apertura alla vita, intesa come disponibilità costante alla procreazione, senza porre alcun limite al numero dei figli da accogliere. Accade poi che in ogni comunità ci siano famiglie più o meno numerose accanto ad altre nelle quali i figli sono uno o due al massimo. Ci sono infine delle coppie che, non potendo avere figli naturali, vengono indirizzate verso l’adozione.

Durante gli scrutini, in particolare nel secondo passaggio, i catechisti indagano a fondo, interrogando i coniugi in merito alla questione, ed è soprattutto la seconda tipologia di coppia ad essere presa di mira: chi non ha molti figli, infatti, è fortemente sospettato di porre dei limiti alla propria fertilità, per vivere la vita secondo disegni propri anziché secondo il progetto di Dio.

Durante la nostra permanenza nel cammino abbiamo incontrato molte di queste coppie, ed abbiamo potuto constatare che quasi sempre la decisione di limitare i figli ad uno o due era dettata da motivazioni serie, quali ad esempio la necessità di occuparsi di familiari malati o disabili o la paura (per le donne) di perdere l’impiego.

Queste motivazioni venivano contestate dai catechisti, utilizzando le solite formule: “lasciate che sia il Signore ad occuparsi dei vostri cari” oppure “lasciate il lavoro e vedrete l’intervento della Provvidenza nella vostra famiglia”.

A questo punto alcuni si ribellano e lasciano il cammino, scandalizzati da un’intromissione così pesante nell’intimità della loro coppia; altri temporeggiano ma con disagio, dando credito all'accusa loro rivolta di non essere ancora arrivati ad una vera conversione.

Infine c’è chi accetta di aderire completamente ai dettami dei catechisti, imboccando una strada che per qualcuno corrisponde a quanto realmente desidera e si sente pronto ad affrontare, ma per molti altri è vissuto come un’imposizione o quantomeno come un compito gravoso.

Abbiamo visto con i nostri occhi coppie in reale difficoltà, sia economica che psicologica; donne che annunciavano in lacrime una nuova gravidanza quando ancora non si erano riprese dalla precedente; mariti preoccupati perché il peso della famiglia numerosa gravava interamente sulle loro spalle. Ma abbiamo raccolto anche confidenze di figli che si sentivano trascurati da genitori spesso impegnati la sera, ragazzi che dovevano accudire i fratelli piccoli quando i genitori uscivano per andare in comunità e che non disponevano in casa di uno spazio tranquillo in cui poter studiare in pace.

Per tanto tempo abbiamo ascoltato le catechesi sull’argomento cercando di avere un atteggiamento umile e disponibile, ma i dubbi erano tanti.

Ci dicevamo però che in fondo fino a qualche decennio fa le famiglie numerose erano la regola, che i figli crescevano bene ugualmente e che forse le coppie erano anche più unite. Ma il confronto metteva in evidenza una realtà ben diversa: i nostri nonni non uscivano la sera lasciando i figli in mano a baby-sitter più o meno improvvisate, anziani e malati venivano accuditi con dedizione e la rete familiare offriva sostegno alle neo-mamme.

Siamo purtroppo arrivati ad una conclusione ben triste: all’interno delle comunità neocatecumenali le coppie che mettono al mondo più figli di quanto ragionevolmente consentirebbe la loro condizione non solo economica, ma anche fisica e psicologica, si legano indissolubilmente al cammino. Questo perché, non avendo spesso il padre la possibilità di mantenere dignitosamente la famiglia (tenendo conto che la mamma non può certo lavorare), si trova costretto a chiedere denaro al responsabile della comunità, che raccoglie mensilmente la “decima” ed eroga le somme a chi ne fa richiesta secondo criteri non molto chiari.

Siamo entrambi convinti del fatto che i figli sono un dono di Dio e non un diritto dei genitori. Nel giorno del nostro matrimonio abbiamo con piena consapevolezza risposto alla domanda che ci è stata posta. “Siete disposti ad accogliere responsabilmente e con amore i figli che Dio vorrà donarvi ed a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?”

Secondo noi il punto sta proprio nel termine “responsabilmente”: siamo responsabili davanti a Dio dei figli che ci vengono affidati, e siamo tenuti a crescerli ed educarli con amore e attenzione. Ogni coppia ha una situazione diversa e non si può imporre indistintamente un identico comportamento. Questo non significa porre in essere dei comportamenti contro la morale cristiana, ma nemmeno ricercare il figlio a tutti i costi, come avviene spesso nelle comunità giovani dove si assiste una specie di gara nella quale le famiglie più numerose sono da emulare.

A nostro avviso solo una mente malata può spingere le coppie ad avere quanti più figli possibile salvo poi accusarle di idolatria quando esitano ad affidarli a mani estranee per dedicarsi ai doveri del cammino. Un simile modello familiare mortifica entrambi i genitori e può avere gravi conseguenze sullo sviluppo psicologico dei figli stessi.

Grazie per la fiducia e l'attenzione!
Un abbraccio

mercoledì 6 ottobre 2010

Ancora mistificazioni, sempre più subdole


Mi è capitato pochi minuti fa, cercando un'immagine sulla rete, di imbattermi nel blog "chi si nasconde..." e non ho potuto far a meno di soffermarmi nonché di ritrarmi inorridita e anche delusa, su una persona in particolare, e con una strana sensazione: la nostra è un'impresa ardua, defatigante, 'scomoda', ma non per questo meno ricca di frutti, magari non visibili e che affidiamo al Cuore del Signore e della nostra Madre. Inoltre si sta rivelando sempre più somigliante alla fatica di Sisifo, perché quel che cerchiamo di costruire giorno dopo giorno, c'è chi -mistificando- giorno dopo giorno tenta di distruggere. La nonchalance era d'obbligo quando quel blog aveva i toni irruenti, decisamente squilibrati, del suo primo ideatore, ma in questo momento non è il caso di tacere, verificando ancora una volta cosa succede quando si danno "le perle ai porci": esse vengono, purtroppo calpestate. In ogni caso tutto questo, lungi dal demotivarci, ci sprona a continuare, nonostante... Sarà il Signore a separare il grano dalla pula...

Il blog antagonista -tale è a tutti gli effetti- aperto dai neocatecumenali per confutare le nostre denunce, in realtà non fa altro che tallonarci per poi distorcere e mistificare, ri-presentando come perfettamente cattoliche tutte quelle questioni dottrinali che noi denunciamo e stigmatizziamo alla luce del Magistero e del 'sensus fidei' cattolico. Ora esso si giova della collaborazione più 'acculturata' e abile di Alino77, che mi ha spremuta come un limone (la cosa non mi disturba più di tanto perché quel che ho detto resta e spero porti frutto per chi ha 'orecchi per intendere') e poi è tornato ad imperversare in quel contesto portandovi uno stile diverso da quello evidentemente poco equilibrato (per non dire psicopatologico) dell'imperversante lvvf.
Tutto questo ovviamente può servire a rendere il cammino nc più credibile agli occhi di chi è cresciuto a pane e concilio e a pane e Kiko nonché a pane e Augé, molto da loro citato, ma da noi invece molto confutato e confutabile in base ad un'ottica cattolica.
Così sentenzia nei nostri confronti Alino77, ormai fedele collaboratore di quel blog, in chiusura di uno dei post più recenti:
La stessa esistenza di quel Blog, ma spero ancora in un ravvedimento operoso di chi lo conduce, è causa di frazione all’interno della Chiesa, perché accende gli animi, e gli animi una volta accesi portano al giudizio, alla superbia, alla supponenza. Io che per primo cado spesso in questo peccato, invito pertanto gli autori del Blog “Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo Verità” a chiudere il loro Blog, o in subordine, a limitarsi alla suddetta Osservazione, senza la pretesa di Sentenziare o di Scomunicare, in quanto non spetta a loro arrogarsi questo diritto e dovere.
  1. Che l'esistenza del nostro blog sia "causa di frazione all'interno della Chiesa", mi sembra quanto meno eccessivo. Innanzitutto perché la divisione non siamo noi a crearla ma piuttosto a constatarla: basta guardare le parrocchie, nelle quali o diventi NC o non sei nulla, tantomeno cristiano...

  2. che esso "accenda gli animi che una volta accesi sono portati al giudizio"... Beh, qui è bene ancora una volta disattivare questo che non è altro che uno slogan molto usato nel contesto neocat.
  1. intanto gli animi si accendono dell'amore alla Verità che è Cristo e non certo di odio nei confronti delle persone... semmai di deciso rigetto delle idee eretiche, scismatiche e blasfeme, purtroppo nel cammino nc presenti in maniera subdolamente criptica perché la facciata esteriore le mimetizza molto abilmente: ma noi abbiamo le catechesi 'segrete' (peraltro non approvate dalla Chiesa) e l'esperienza all'interno del cammino...
  2. ciò che viene ripetutamente definito "giudizio, superbia, supponenza" non è altro che responsabile e consapevole uso di Ragione illuminato dalla testimonianza di una Fede vissuta e assimilata nella Chiesa, purificata dai molti inquinamenti postconciliari (senza con questo rinnegare il concilio, ma riconoscendone, insieme e grazie a molti illuminati Maestri, le ambiguità che sono all'origine delle attuali storture e contaminazioni relativistiche e neo-protestanti).
Attenti a non confondere la nostra cosiddetta "superbia" con la vostra ostinata "cecità".
  1. l'invito a chiudere il nostro blog o a smetterla di "sentenziare e scomunicare" è davvero privo di ogni logica, soprattutto perché noi non abbiamo scomunicato nessuno né emesso sentenze di sorta: non è nostro compito. Certamente, dai nostri contenuti di critica serrata e seria degli insegnamenti e delle prassi, possono trarsi conclusioni negative sul CNC. Ma esse tali restano, soprattutto nella speranza di riuscire a diffondere e difendere le verità cattoliche.
  2. questo è un diritto e anche dovere che non ci arroghiamo, ma che discende limpido e impellente dal nostro essere Battezzatri e Confermati nella Chiesa di Cristo, sempre più contaminata e sfigurata
Che il Signore e la nostra Madre Santa e Benedetta non ci facciano mancare Grazie e protezione di cui abbiamo bisogno

martedì 5 ottobre 2010

Se tutto è grazia non c’è più grazia…la gnosi è alternativa evidente alla realtà della fede (S. E., card.G. Cottier).


Per i Neocatecumenali, in un malcelato contesto di relativismo esasperato, “tutto è grazia”, perfino gli interrogatori segreti fatti a una bambina figlia di persone in Cammino per estorcerle inesistenti e inconfessabili segreti della vita del papà o della mamma (Vds. L’gghiacciante testimonianza di Aldo postata in calce a un precedente thread, ricca di riferimenti precisi, che ci ha indotto a chiedere pubblicamente agli autori di questo orribile arbitrio di intervenire, se lo ritengono, anche su questo blog, per chiedere perdono ad Aldo e a sua figlia).
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Ma veramente l’espressione “Tutto è Grazia” (che i neocatecumenali attribuiscono erroneamente addirittura a S.Agostino e che i loro catechisti ripetono ad abundantiam non solo nelle loro catechesi roboanti, ma anche nella direzione spirituale spicciola verso i “fratelli” loro “affidati”) è espressione cristiana, cattolica? O non si tratta piuttosto di un marchiano stratagemma per “sigillare” con una presunta indicazione di S.Agostino l’originale teoria neocatecumenale,secondo cui l’uomo “non può non peccare” e che il peccato “non può offendere Dio”?

Per capirne di più in materia ricorriamo ad una sintetica, ma esaustiva analisi del cardinale G. Cottier (teologo della Casa pontificia), pubblicata qualche tempo fa sul mensile 30 giorni e ripresa da un sito internet “insospettabile”, in quanto apertamente filoneocatecumenale , Segni dei Tempi .

Vi prego di leggere fino in fondo e attentamente.

" Un travisamento, riguardo a quello che Péguy definiva «il mistero e l’operazione della grazia», è il vezzo di vedere grazia dappertutto, che appare molto diffuso in ambiente ecclesiastico, anche tra molti autori e oratori che si ritengono esperti di questioni spirituali. È vero che anche santa Teresina di Lisieux, sul letto di morte, ripete la frase «tutto è grazia» per esprimere il proprio abbandonarsi nelle braccia della misericordia divina.

La stessa espressione si ritrova nell’ultima pagina del Diario di un curato di campagna di Bernanos. Ma spesso proprio le espressioni che vorrebbero nelle intenzioni affermare la necessità e la libertà dell’azione della grazia finiscono per spargere idee fuorvianti e confondere gli animi. Come nel caso di incontri noiosi e pieni di formalismo(!) che vengono retoricamente definiti “fatti di grazia” a scatola chiusa, magari ancor prima di cominciare.
Si diffonde così un’immagine fuorviante, come se la grazia fosse una specie di pioggia che cade indistintamente su tutta la realtà e avvolge tutte le cose. O addirittura un sigillo impresso per statuto in ogni attività ecclesiastica. Mentre nell’economia della salvezza la promessa rivolta a tutti si comunica per via sacramentale, ossia attraverso la predilezione di un particolare, come mostra anche la pratica ordinaria dei sacramenti nella vita della Chiesa.

L’abuso di termini ed espressioni relative alla grazia può giungere anche a conseguenze tutt’altro che innocue… si è arrivati a scrivere (citando un’inesistente frase di Agostino) che «tutto è grazia, anche il peccato». Il vescovo di Ippona, in realtà, ha scritto che «per coloro che amano Dio tutto coopera al bene, anche i peccati». In relazione alla nostra natura ferita, la grazia ha un triplice effetto: guarisce, irrobustisce, eleva. Non è il peccato come tale che è grazia, ma il peccato, mediante il pentimento e la conversione, può essere occasione del perdono di Dio. Quando si dice il proprio peccato e si chiede perdono, si riconosce la propria miseria e non si ha la tentazione di insuperbirsi.

È invece totalmente estranea alla fede cristiana l’identificazione tra la grazia e il peccato, una concezione perversa che piuttosto si ritrova nello gnosticismo e nelle parodie gnostiche del cristianesimo. A esse si rifanno tutte le dottrine, anche moderne – studiate e descritte con particolare lucidità dal professore Massimo Borghesi –, che pongono il male in Dio stesso, come un momento “negativo” del processo dialettico di riassorbimento di tutta la realtà nel Pleroma divino.

Una simile impostazione, ripresa dalle teorie del calzolaio “mistico” Jacob Böhme, si ritrova anche in Hegel, la cui opera è stata definita da Karl Löwith una grande «cristologia gnostica». Ma sono innumerevoli, nella temperie spirituale moderna, i tentativi di porre il male come principio attivo che collabora alla liberazione dell’uomo. Sono le teorie aberranti per cui si deve bere alla coppa avvelenata del male per superare la morte, perché la luce viene dalle tenebre, la via del cielo passa attraverso l’inferno, la grazia arriva tramite il peccato, la redenzione si ottiene attraverso la perversione, e il mondo si salva attraverso l’errore. L’idea di fondo è che Dio è l’unità degli opposti. Il bene e il male sono entrambi in Dio e da Dio, perché senza opposti non c’è progresso. Senza Lucifero non c’è liberazione, non c’è salvezza.

Non a caso, riferendosi alla gnosi, il filosofo ebreo Martin Buber scriveva: «Essa – e non l’ateismo, che annulla Dio perché deve rifiutare le immagini che finora di lui sono state fatte –, è il vero antagonista della realtà della fede»
(G.Cottier).


Forse un giorno ci sarà spiegato il mistero, il vero arcano per cui la Chiesa ha ritenuto giusto accettare un cammino gnostico, che , per bocca dei suoi stessi pastori, è l'antitesi della Rivelazione e dell'annuncio evangelico!

domenica 3 ottobre 2010

Una testimonianza che fa molto riflettere

Estraggo dal nostro archivio questa testimonianza, rimasta sommersa, ma tuttora attuale, che riapre il discorso della Presenza Reale del Signore rispetto a quella simbolica di cui si parla nelle catechesi. La stessa enfasi sulla Parola, eloquentemente significata anche dalla presenza dell'anomalo Tabernacolo 'a due piazze', localizzato mai in Chiesa (si parla ovviamente delle chiese neocatecumenali che rispecchiano la "Nuova estetica" kikiana), ma nel cosiddetto "Santuario della Parola", che non è più nemmeno Cappella dell'Adorazione ed ha la caratteristica di dare alle Sacre Specie la stessa dignità del Libro sacro.

L'unica Cappella dell'Adorazione esistente è quella della Domus Galileae, inaugurata alla presenza di circa duecento vescovi europei in visita ad limina in quella cittadella neocat nell'imminenza dell'approvazione degli statuti. Evento tardivo, dopo 40 anni di catechesi che hanno irriso l'Adorazione. Infatti afferma L'iniziatore del Cammino: "Il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male. Il pane e il vino sono fatti per essere mangiati e bevuti. Io dico sempre ai sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l’Eucaristia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male. Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che è la Pasqua. Non è assoluto. Gesù Cristo è presente in funzione del mistero Pasquale." (Or pag. 329).
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Questa la testimonianza:
Ho iniziato concretamente il mio cammino di discernimento grazie ad un incidente, che tenendomi immobilizzato per due mesi circa, mi ha costretto ad andare a messa la domenica in parrocchia. In queste celebrazioni (uso linguaggio nc) di sapore domenicale ho scoperto un "particolare" che non si usa mai nel CN (nemmeno quando si celebra a comunità riunite in Chiesa): il TABERNACOLO.

La scoperta di questo "particolare", e del fatto che il Sacerdote lo apre per prendere il Corpo ed il Sangue del Signore all'inizio non mi faceva riflettere, abituato all'uso neocatecumenale dove tutto è fatto per essere consumato: infatti nella comunità è vietato in linea di principio il concetto di conservazione. (la decima viene subito consumata e non si possono fare fondi cassa; la materia (pane e vino) usata per la Messa è consumata e non c'è nulla che si conservi (e non è una scusa plausibile, a mio avviso, la deperebilità in senso fisico della materia).

Nella Chiesa questo non avviene il Corpo ed il Sangue del Signore sono conservati nel Tabernacolo e non vanno a male ed il Tabernacolo fa veramente bella mostra di sé a testimoniare le presenza reale e concreta di Gesù Cristo nella Sua Chiesa. Nelle sale nc tutto questo manca e tutto viene "costruito e rimesso a posto" ad ogni celebrazione: il fast food della spiritualità.

venerdì 1 ottobre 2010

"Verità annuncio e autenticità di vita nell'era digitale"

Questa notizia ci riguarda direttamente!

Proprio ieri nella festa dei Santi Arcangeli Michele (Chi è come Dio? il grande Difensore, che ci difenda!), Gabriele (forza di Dio, protettore della comunicazione, che ci fortifichi) e Raffaele (medicina di Dio, che ci guarisca) il Santo Padre ha scelto il tema per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011: Verità annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, che si caratterizza per porre al centro di tutti i processi della comunicazione, la persona umana.


Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale.
La Giornata sarà celebrata il prossimo 24 maggio 2011
« ...Il Papa scende un’altra volta nel fuoco della storia e del tempo. E noi con lui. Nessuna età ci separa dall’amore incontrato. Chi è raggiunto dalla gran comunicazione di Gesù ha qualcosa di speciale da dire, una speranza in questa vita dura e meravigliosa – anche con voci e immagini che traversano in un baleno continenti e oceani – rivolgendosi a milioni di spettatori. O fosse pure a una sola persona cara, ferita e lontana. » [Davide Rondoni, Avvenire 30 settembre 2010]


COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


Il tema scelto dal Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011 - Verità annuncio e autenticità di vita nell’era digitale - si caratterizza per porre al centro di tutti i processi della comunicazione, la persona umana. Anche in un tempo così largamente dominato – e, spesso, condizionato – dalle nuove tecnologie, resta fondamentale il valore della testimonianza personale: accostarsi alla verità e assumersi l’impegno dell’annuncio richiede, per chi opera nel mondo dell’informazione e particolarmente per i giornalisti cattolici, la "garanzia" di un’autenticità di vita che non può venir meno neppure nell’era digitale.

Non sono gli strumenti a poter modificare ad accrescere il livello di credibilità dei singoli operatori: né possono mutare i valori di riferimento rispetto a una comunicazione che continua a varcare le soglie di sempre nuovi traguardi tecnologici. La verità resta l’immutabile faro d’approdo anche per i new-media e, anzi, l’era digitale, allargando i confini dell’informazione e della conoscenza, può rendere idealmente più vicino ciò che rappresenta il più importante degli obiettivi per chiunque operi nel mondo dei media.

Il tema che viene reso noto oggi, precede il Messaggio per la 45a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che sarà pubblicato, come ogni anno, il prossimo 24 gennaio, ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.


Bollettino Ufficiale Santa Sede