giovedì 9 giugno 2016

L'arcano di fine Cammino: la Pasqua "latte e miele"

Riprendiamo e traduciamo dal blog Crux Sancta il seguente articolo, che tratta di uno dei riti più "arcani" del Cammino Neocatecumenale, descritto nei minimi dettagli da un ex-neocat spagnolo.
Nel blog avevamo già trattato il tema nell'articolo "Latte e miele nella Liturgia?", e oggi proponiamo un'analisi ancora più approfondita dell'assurdo rito e commentiamo, come al solito, utilizzando il Magistero.

Dato che siamo gente pignola abbiamo l'abitudine di verificare prima di pubblicare qualcosa - a differenza di quanto pensano i kikos che frequentano questo blog - perciò se per caso a qualche neocatecumenale sfegatato venisse in mente di passare qui a gridare "non è vero! da me mai successo! siamo approvati!", farà bene a pensarci due volte: la descrizione è certificata da tre fonti diverse.
Le evidenziazioni sono nostre.


Fatti concreti pasquali del Cammino Neocatecumenale

«Grazie a un lettore del blog, pubblichiamo la trascrizione letterale dell'ultima parte di una Messa pasquale dei neocatecumenali bianco vestiti con la tutina griffata by Kiko. Ponete molta attenzione alla sequenza temporale di certi fatti concreti, perché ciò che riportiamo di seguito, che non si ritrova da nessuna parte nei libri liturgici che i neocatecumenali devono seguire fedelmente per ordine del Papa, si verifica all'interno delle celebrazioni eucaristiche dell'ottava di Pasqua.

l'ottavo "sacramento" made in Kiko-land:
il cicchetto latte-miele
«Dopo aver consumato il Corpo e Sangue di Cristo, il presbitero si mette in piedi e tutta l'assemblea con lui, mentre un accolito porta il Messale Romano al presbitero che a mani levate in preghiera legge (dal solito foglietto che è stato posizionato precedentemente nel Messale):
Dio Onnipotente, non smettere di proteggere con amore coloro che hai salvato, perché, noi che siamo stati redenti dalla morte del Tuo Figlio, possiamo rallegrarci nella Sua Resurrezione, per il Nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e con Te e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli
L’assemblea risponde “Amen”.
Si resta in piedi, mentre due grandi calici di cristallo trasparente contenenti la miscela calda di latte e miele vengono collocati sulla mensa (che non è un altare…), e il presbitero, con le braccia stese in segno benedicente e leggendo nel Messale retto da un accolito, dice:
Benedici Signore questo latte e questo miele che Tu hai creato, e sazia i tuoi fedeli nella fonte di acqua viva che è lo Spirito di verità. Nutrici con questo latte e questo miele, perché hai promesso ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe di introdurci nella Terra Promessa dove scorre latte e miele. Unisci perciò, o Signore, questi tuoi servi con lo Spirito Santo, così come sono mescolati e uniti questo miele e questo latte, che rappresentano l’unione della natura celeste, con la natura terrestre in Cristo Gesù Nostro Signore, per mezzo del quale hai fatto per noi tutte le cose.

Egli che vive e regna con Te nell’Unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli
L’assemblea risponde “Amen”.
Si siedono tutti, compreso il presbitero, e uno degli accoliti gli avvicina uno dei calici. Il presbitero lo prende, lo alza e dice:
“Gustate e vedete quanto è buono il Signore”
 “Beato l’uomo che si compiace in Lui (o si rifugia in Lui)”
Gustate e vedete quanto è buono il drinketto
Il presbitero beve e poi dà da bere ai due accoliti, e di seguito questi ultimi distribuiscono la bevanda al resto dei fratelli con la stessa formula.
Durante la distribuzione si accompagna con il canto “Come stilla il miele”, ispirata (mica tanto…) alla Ode 40 di Salomone.
Terminata la distribuzione della bevanda (che, ti piaccia o no, deve essere finita tutta), l’assemblea si mette in piedi per ricevere la Benedizione Solenne Finale:
P. Il Signore sia con voi”  A. E con il tuo spirito

P. Ci benedica Dio Onnipotente in questo giorno solenne di Pasqua, e che la Sua misericordia ci protegga da ogni peccato  A. Amen 
P: Egli che ci ha redenti per la Resurrezione di Gesù Cristo ci arricchisca con il premio della Vita Eterna – A. Amen 
P. E a voi che al termine dei giorni della Passione del Signore, celebrate con gioia la festa di Pasqua, vi conceda anche di rallegrarvi con la gioia della Pasqua Eterna  A. Amen 
P. E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi  A. Amen 
P. Andate in pace, alleluja, alleluja  A. Rendiamo grazie a Dio, alleluja, alleluja
Ovviamente, l’uscita del celebrante deve avvenire dopo la benedizione e non prima, benedizione che deve essere data dopo il giro del cicchetto di latte e miele a cui devono partecipare tutti, ma proprio tutti tutti. E solo dopo aver finito di saziarsi a latte e miele si procede con la benedizione, l’uscita del sacerdote, il canto finale e il balletto girotondo dei puffi.»

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Aggiungiamo qualche nostra considerazione in merito.

In primo luogo, il  fatto più grave è che si trasforma la celebrazione Eucaristica in un cerimoniale, banalizzando e svilendo il Santissimo Sacramento e le Sacre Specie, che vengono accostate a un simbolico miscuglio di latte e miele che non ha nulla di sacro, che non muta sostanza, che non trasmette nessuna grazia! Non esiste una "benedizione" per il latte e miele nel Benedizionale cattolico moderno, tanto meno per quanto riguarda le formule da pronunciarsi all'interno della Santa Messa.
E il Sacerdote che si presta a questa assurdità, non si rende conto che sta recitando una formula abbandonata da secoli che non è più parte della Tradizione della Chiesa?

Nota: sappiamo che Kiko è abituato a copiare, e, a questo proposito, Lino ci fa notare che la benedizione usata da Kiko per il suo latte e miele non è originale, ma è presa pari pari dal Sacramentario Leoniano, una semplice raccolta, fatta a titolo privato, di alcuni formulari di Messe tenute nelle chiese di Roma, scomparsa nel VI secolo, dunque un libro "squisitamente" NON liturgico. Nel Sacramentario e in un libro che lo commenta ci sono altri indizi abbastanza interessanti sulla vera genesi dei rituali del Cammino e la filosofia dalla quale attingono, ma ne parleremo più estesamente in un altro post.

In più, l'utilizzo del Messale col foglietto preparato dentro è un grave abuso alla fiducia dei fedeli: il neocat poco attento o ingenuo vedrà il prete scandire una benedizione dal librone rosso con su scritto "Messale Romano" in lettere oro, e penserà "è tutto ok, siamo approvati, noi seguiamo fedelmente il Messale".

Non pensiamo di esagerare se sosteniamo che questo tipo di "rituali" rappresentano un vero veleno per l'anima e che questa aggiunta indegna può qualificare la "messa" dell'ottava in un rito non cattolico!

In secondo luogo, nella "messa" neocatecumenale celebrata durante l'ottava di Pasqua si muta il rito della Messa valido per tutta la Chiesa, un abuso, lo ripetiamo, estremamente grave; giova ricordare quanto insegna il Magistero a proposito di arbitrarie modifiche del rito della Messa:
«22. L'ordinamento liturgico compete alla gerarchia
  1. Regolare la sacra liturgia compete unicamente all'autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
  2. In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.
  3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.» (Sacrosantum Concilium, n. 22
Ci sembra chiaro, intanto - ma forse non lo è per il neocatecumenale medio - che nessuno, in nessun caso può modificare, togliere, aggiungere al rito della Messa. Solo il Papa può "regolare" la Sacra Liturgia, e anch'egli non può agire di proprio arbitrio, essendo alcune parti del rito intoccabili per istituzione divina.
La questione della Liturgia ha un senso sia dottrinale che pastorale. Primo, modificando la liturgia si è modificato ciò in cui si crede (dato che lex orandi = lex credendi), secondo, nell'utilizzare testi e riti dubbi o non approvati o obsoleti e abbandonati, si rischia di spezzare l'unione stessa con Cristo e con la Chiesa tutta quale Suo Corpo Mistico, con gravissimo danno per l'anima che si nutre a una fonte inquinata:
«10. La stessa Chiesa non ha alcuna potestà rispetto a ciò che è stato stabilito da Cristo e che costituisce parte immutabile della Liturgia. Se fosse, infatti, spezzato il legame che i sacramenti hanno con Cristo stesso, che li ha istituiti, e con gli eventi su cui la Chiesa è fondata, ciò non sarebbe di nessun giovamento per i fedeli, ma nuocerebbe a loro gravemente. La sacra Liturgia, infatti, è intimamente collegata con i principi della dottrina e l’uso di testi e riti non approvati comporta, di conseguenza, che si affievolisca o si perda il nesso necessario tra la lex orandi e la lex credendi.»(Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 10
La Santissima Eucaristia è il Sacramento dell'unità, è ciò che distingue la Chiesa Cattolica da altre denominazioni e confessioni, è su di essa che la Chiesa si regge. Modificare il rito della Messa vuol dire attentare all'unità della Sposa di Gesù, all'unità del Suo Corpo Mistico, causando insicurezza dottrinale, scandalo e creando fazioni e divisioni, che possiamo chiamare più semplicemente scisma:
«11. Troppo grande è il Mistero dell’Eucaristia «perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale». Chi al contrario, anche se Sacerdote, agisce così, assecondando proprie inclinazioni, lede la sostanziale unità del rito romano, che va tenacemente salvaguardata, e compie azioni in nessun modo consone con la fame e sete del Dio vivente provate oggi dal popolo, né svolge autentica attività pastorale o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della loro eredità. Atti arbitrari, infatti, non giovano a un effettivo rinnovamento, ma ledono il giusto diritto dei fedeli all'azione liturgica che è espressione della vita della Chiesa secondo la sua tradizione e la sua disciplina. Inoltre, introducono elementi di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio. Da essi derivano insicurezza dottrinale, perplessità e scandalo del popolo di Dio e, quasi inevitabilmente, reazioni aspre (...)  
12. Tutti i fedeli, invece, godono del diritto di avere una liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa Messa che sia così come la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi e norme. Allo stesso modo, il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in modo integro il sacrificio della santa Messa, in piena conformità con la dottrina del Magistero della Chiesa. È, infine, diritto della comunità cattolica che per essa si compia la celebrazione della Santissima Eucaristia in modo tale che appaia come vero sacramento di unità, escludendo completamente ogni genere di difetti e gesti che possano generare divisioni e fazioni nella Chiesa.» (Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 11,12
Aderire consapevolmente a una liturgia profondamente diversa o modificata e magari credendo che il proprio "rito" sia migliore, più speciale, che abbia più significati, equivale a compiere uno scisma, non canonico, ma un piccolo scisma del cuore, che allontana dall'unica vera Chiesa di Cristo, la quale si distingue attraverso la partecipazione all'unico rito della Messa.
Contemporaneamente si violano sia i diritti dei fedeli (che non devono ricevere pagliacciate e strafalcioni ma una vera Messa, alimento per l'anima) sia soprattutto i diritti di Dio (che non ha comandato "fate come vi pare, in memoria di Me") modificando l'unico culto "ad Egli gradito".

I neocatecumenali celebrano un rito che, per 8 giorni all'anno almeno, li separa dal Corpo Mistico del Signore, perché li costringe a partecipare di una diversa "dottrina".

In terzo luogo, si costringono dei fedeli, spesso ignari, a celebrare un rituale abbandonato dalla Chiesa da quasi 1.500 anni, per buone ragioni. Scrive Lino nel suo volume "Il Fango e il Segreto" a proposito della veste bianca:
«"La indosseranno nella Ottava di Pasqua quando, al termine della liturgia eucaristica celebrata nella comunità neocatecumenale, prima della benedizione finale, il presbitero passerà con una coppa di latte e miele tiepidi, offerta a quanti hanno completato il Cammino con la proclamazione del verso: «Gustate e vedete quanto è buono il Signore» (Salmi 33,9). E sarà intonato il canto di Kiko «Come stilla il miele» (Ode XL di Salomone): 'come stilla il miele dal favo delle api / e fluisce il latte dalla donna che ama i suoi bimbi' è il distico pertinente".»
Lo stesso Lino ci fornisce anche la seguente interpretazione simbolica:
«Le Odi di Salomone sono inni ricondotti da molti studiosi a un filone gnostico. Salomone, naturalmente, è associato alla sapienza. Biblicamente, il latte è simbolo della Parola e il miele della Sapienza.  I due simbolismi, comunque si scambiano e fondono. Nella mia camera da letto ho un dipinto della Vergine che allatta il Bambino: il "latte della Vergine" è simbolo di Sapienza.

Nel Cristianesimo primitivo - e credo che questo sia il senso del rito NC -  il latte diventò segno della beatitudine, della vita eterna del cristiano. Ci sono raffigurazioni di Cristo (dei primi secoli) che depone a terra una coppa di latte. Il rito della coppa del latte e del miele è propria di questi tempi ed era un tutt'uno con quella del Pane e del Vino nel rito del Battesimo e Prima Comunione: il battezzato che si comunicava stava entrando nella Terra Promessa dove scorrono latte e miele. Perfettamente coerente con la catechetica del Cammino, questo. Come sai, la Chiesa ha proibito questi riti protocristiani per evitare di ingenerare confusione con le Sostanze del Memoriale. Mi pare che il Cammino li abbia ripristinati assolutamente.  Al di là dei simbolismi vari, se tu mi chiedessi quale interpretazione do al rito del CNC, direi proprio quest'ultimo: con la consegna della veste bianca sono entrati nella Terra Promessa, dopo trent'anni di Cammino
E sempre Lino aggiunge ancora: «Un cammino di "conoscenza di se stessi", fondato su kenosis, scrutini, esperienze personali sotto la guida di un maestro illuminato», al termine del quale si brinda a latte e miele della sapienza faticosamente raggiunta. Il neocat ora "sa", è "illuminato", può "essere luce" per gli altri. Se non è un'eresia neo-gnostica questa, poco ci manca!

Insomma i neocatecumenali   da fine cammino si ritengono esseri a metà fra celeste e terrestre, che già indossano la "veste bianca" dell'Apocalisse (cfr. Ap 3:5 e 6:9), ma griffata by Kiko, si trovano nella "terra promessa" alla fine del Cammino, sono gli eletti che già gustano su questa terra il "latte e miele" del Paradiso, non come noi poveri comuni mortali della Messa delle 12.
Il rito chiaramente si svolge a porte assolutamente chiuse (in alcuni casi anche a chiave) e in una stanza appositamente ristrutturata e arredata, corredata delle giuste "icone" di Kiko, in particolare quella della "Cena Pascual", oppure la "Pentecoste", con le sedie, mensa e trono di plexiglass trasparente, moquette blu... 

Il rito è, nei fatti, segreto. Anche se qualcosa trapela in forma di diceria nelle salette, fra i membri delle comunità più giovani, fra i neocatecumenali nulla si sa di come si svolge questo rito perché su di esso vige la regola del più stretto "arcano". E' segreto perché riservato agli eletti neocatecumenali, non adatto a essere condiviso con "la gente", per evitare di "creare un mucchio di problemi". 

Il prossimo arcano kikiano super-segreto:
l'Egg-Nog da Messa
Ci domandiamo se questo rito fa parte delle cosiddette approvazioni, se la gerarchia cattolica sa che nel rito della Messa è inserito lo "shottino" latte e miele, o se furbamente sarà stato detto "tranquilli, lo facciamo dopo la benedizione, è un rito extra-liturgico", come per il balletto-girotondo.

Sia chiaro che qui non si intende urtare la sensibilità di nessuno, né di coloro che sono usciti dal Cammino, anche dopo moltissimi anni, e che magari hanno partecipato a questa "liturgia" del tutto inconsapevoli di ciò che stavano vivendo, né di coloro che sono ancora dentro, e che vengono, in proposito, ingannati.

Se qualcuno si sentisse offeso, o ferito, dobbiamo ricordargli che la prima forma di carità è la Verità, e che la Verità  «è più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e discerne i pensieri e gli intenti del cuore» 

p.s.: Di nuovo grazie a Lino per il preziosissimo contributo

martedì 7 giugno 2016

"E che è, una setta?"

Io l’ho conosciuto, a mia insaputa, tanto tempo fa, trent’anni fa. Ero in cammino come sempre, come tutti. Non c’è bisogno di essere neocatecumenali per essere in cammino. Lessi che in una chiesa di Padova c’erano delle catechesi serali. Andai. Non sapevo nemmeno dell’esistenza del Cammino, né di Kiko, né loro lo dicono nemmeno, adesso i loro annunci sono sempre anonimi ma all’epoca non erano proprio conosciuti. La cosa che mi stupì fu che non ci fosse un sacerdote. C’era un signore con una chitarra che partiva con delle gran schitarrate di canti a me sconosciuti. Poi ricordo che raccontò i fatti suoi: una sorta di seduta di autocoscienza collettiva, poi si invitavano le persone a fare altrettanto ma io non lo feci. Mi invitarono a un certo punto a farlo ma io dissi che ero solita confessarmi dal prete e mi lasciarono stare.

Il tutto mi sembrò un po’ strano ma terminai le catechesi per curiosità. Non ricordo granché di ciò che dissero mentre ricordo perfettamente un corso biblico che frequentai poco prima nella Basilica di Santa Giustina tenuto da un sacerdote. Alla fine di queste catechesi ci dissero che bisognava fare una sorta di ritiro di qualche giorno dopo il quale ci sarebbe stata una messa serale di sabato. Io dissi che al ritiro non ci sarei andata ma alla messa magari sì. E qui viene il bello. Mi fecero capire che no martini no party. Cioè niente ritiro niente messa. Già mi erano sembrati strani a quel punto mi dissi: e che è ‘na setta? Solo molto tempo dopo capii che erano i neocatecumenali.

Seconda esperienza: qualche settimana santa fa, un tre anni fa, mi arrivò una mail col programma di un triduo (la conservo ancora) che prevedeva tra le altre amenità, di giovedì santo, di portare uova sode e salame perché alla messa in Coena Domini si doveva magnà! Cioè invece di fare compagnia a Gesù nel Getsemani si doveva magnà! Almeno gli apostoli si addormentarono e non sapevano cosa sarebbe avvenuto: ti pare che noi, sapendolo, ci mettiamo a magnà? Ma la cosa bella è che alle mie rimostranze (conservo tutto) mi risposero: scusa, pensavamo che fossi dei nostri Ripeto: e che è, una setta?

P.S. Il Monsignore non dice che i frutti non sono importanti, dice che non sono sufficienti.

(da: Giusi)

domenica 5 giugno 2016

L'obbedienza ai cosiddetti "catechisti" non è dovuta e non è opportuna

Dio parla per bocca dell'equipe dei catechisti?
È nelle direttive del Cammino, tutti i fratelli lo sanno, non c'è possibilità di equivoco, è innegabile: il Cammino Neocatecumenale si fonda sull'obbedienza ai suoi cosiddetti "catechisti"!

Il tipico neocatecumeno è convinto (perché è la stessa struttura del CN ad affermarlo) che Dio parli per bocca dei cosiddetti "catechisti" quando questi sono riuniti insieme in equipe insieme ad almeno un sacerdote (o presbitero) e vanno a trovare le comunità per vedere come stanno. 

Il Cammino Neocatecumenale afferma che, in questa situazione (cioè quando l'equipe è completa con sacerdote e si è riuniti presso una comunità) che:
  • I "catechisti" del Cammino hanno un discernimento di natura divina; lo Spirito Santo ispira loro cosa dire in quel momento al singolo fedele.
  • "Catechisti" e sacerdoti non fanno errori (o comunque molto raramente) anche nella guida spirituale; è quasi infallibilmente vero e/o buono e/o adeguato al fedele, ciò che dicono. Lo Spirito Santo parla bene sempre attraverso di loro e chi non lo capisce bene è perché non ha l'orecchio pronto oppure ha il cuore indurito.
Kiko in Giappone (7-8 maggio 2016)
  • Gli eventuali errori dei "catechisti" e sacerdoti non rimangono tali; eventuali affermazioni o consigli falsi e cattivi sono trasformati dallo Spirito Santo in modo tale che il fedele li ascolti come veri e buoni.
Inoltre:
    Comitiva di catechistoni neocatecumenali
  • Se il "catechista" ti dà un ordine fuori ogni logica, vuol dire che Dio, pur sapendo quel che il "catechista" dice, ha un disegno buono sul fedele e sta usando anche quel consiglio cattivo per saggiare quanto tu ti fidi di lui oppure per chissà quale divino disegno di provvidenza (e comunque il fedele ci guadagna la vita eterna visto che ha obbedito fino ad annullare la propria ragione).
  • Gli errori dei "catechisti" non hanno conseguenze realmente negative, non possono essere per il prossimo occasione di rovina spirituale, scandalo, peccato. Il fedele, anche obbedendo ad un consiglio cattivo, ne trarrà, per ciò stesso, un bene spirituale.
  • Il fedele deve obbedire al catechista ciecamente, cioè anche quando le motivazioni di ciò che gli è chiesto sono ignote o contro ragione. Nell'obbedienza bisogna "sacrificare" cioè annullare la propria ragione. Nessuno ha il diritto di accertarsi della liceità di ogni atto che stia per compiere (significherebbe mettere in dubbio il divino discernimento dei "catechisti" - e quindi di Dio - ed essere tentato dal demonio); o meglio, può disobbedire, è libero; ma se lo fa disobbedisce a Dio.
  • "Catechisti" e sacerdoti hanno una grazia di stato tale da poter conoscere completamente e profondamente l'animo e le intenzioni del fedele a loro affidato. Hanno il discernimento per giudicare la moralità degli atti di qualcuno prima ancora di conoscere adeguatamente intenzioni, oggetti e circostanze di quegli atti.
  • Rifiuta Cristo o commette peccato chi non obbedisce al "catechista" per un motivo che reputa lecito ed è conforme alla Scrittura e al Magistero.
  • Il fedele è libero di disobbedire al "catechista" come è libero di disobbedire a Dio (ecco il libero arbitrio); ma chi disobbedisce al "catechista" disobbedisce a Dio; chi non segue il consiglio del catechista, non segue il consiglio di Dio (anche nei casi di coscienza, cioè anche dove non ci sia peccato).
    Messinscena catechetica
  • Nell'obbedienza al "catechista" il fedele è sempre affrancato dalla sua coscienza e dalla sua responsabilità (a meno che non ci sia un peccato esplicito).
  • L'interpretazione (o intendimento) esatta della Bibbia ce l'ha l'equipe dei "catechisti" (in quanto loro sono mandati dal parroco e dal vescovo, quindi da Dio) e quindi se un fedele cita un versetto della Bibbia che sembra contraddire quello che il catechista in quel momento sta dicendo, egli (il fedele) la sta interpretando male perché, in quel preciso contesto, è il catechista ad avere discernimento sul fedele e ad avere la vera interpretazione di quel passo; non il contrario. Anche il demonio può interpretare la Scrittura (in modo perverso ovviamente), ecco perché nel Cammino sono necessari i "catechisti": perché loro hanno sempre quella corretta.
  • Non è necessaria una particolare preparazione teologica e psicologica (se non quella data dal Cammino stesso) per poter fare il "catechista" nel Cammino; se è mandato da Dio, egli sarà guidato dallo Spirito Santo che gli suggerirà cosa dire di volta in volta; anche se sugli statuti del Cammino è scritto che comunque egli sarebbe tenuto ad integrare la propria preparazione su altri testi, di fatto, in realtà, non è considerato obbligatorio.
  • Lasciare il Cammino significa lasciare la Chiesa; si è marchiati a fuoco; una volta conosciuta la verità presentata dal Cammino, non si può più tornare indietro (questo è ufficiale in quanto si trova nelle catechesi dell'Iniziazione alla Preghiera) alienandosi nel mondo.
  • Se il catechista ha dei seri peccati e non è di esempio alle sue pecorelle, il fedele deve seguire l'ordine scritturale "fate come dicono, non fate come fanno"; il "catechista" non è tenuto a essere da esempio agli altri; Dio si serve dei peggiori e dei più peccatori per predicare; inoltre, solo chi ha davvero sperimentato seriamente il peccato può sperimentare la misericordia; Dio si serve di angeli (inviati in questo senso) per portare la sua Parola, ma non dice nulla riguardo alle qualità di costoro: non dice che devono essere alti o belli o con la barba o senza. Anzi, ci sono due tipi di fede: quella infantile (cioè quella in cui credi più al predicatore che a Dio perché credi che lui sia un santo o chissà che cosa) e quella adulta (cioè sai che il "catechista" è una persona fragile come te e quindi gli credi non per le sue qualità ma perché è mandato da Dio).
    Tutte queste direttive valgono solo se i "catechisti" sono in équipe e con almeno un sacerdote al loro fianco. È vero anche che, spesso, secondo la mia esperienza, questa obbedienza mi ha dato molto; molte volte loro sono stati illuminanti, spesso vedevano dove io non vedevo e sembrava davvero che c'era qualcosa di esterno al loro che li illuminava.
Questi sono, in sintesi, alcuni dei cardini fondamentali sui quali poggia il CN; credo che qualunque catecumeno si trovi almeno al Secondo Passaggio, possa tranquillamente confermare la veridicità di ciò che ho detto su come la pensa il cammino.


La "Vergine del Silenzio" di Kiko
(infatti, se leggete i loro cartelloni,
notate che non dicono mai di essere
il Cammino Neocatecumenale)
Alla luce di quello che insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, sono invece arrivato alla conclusione (credo ovvia e naturale) che:
  • Per essere un Cristiano adulto nella Fede e fare la volontà di Dio, non è necessario obbedire ciecamente ad un'équipe di "catechisti" del Cammino Neocatecumenale (o di qualunque altro ordine religioso).
  • Disobbedire ad un "catechista" non significa disobbedire a Dio.
  • La mia coscienza ha un'autorità (solo su di me ovviamente) superiore a quella del cosiddetto "catechista" (la retta coscienza è il primo vicario di Dio).
  • È un dovere seguire la mia coscienza; se la mia coscienza mi dice una cosa ed un "catechista" e/o sacerdote me ne dice un'altra, io DEVO seguire (dove non ci sia peccato ovviamente) la mia coscienza (e quindi, la mia, non è una presa di comodo giusto per non obbedire al catechista).
Se è vero che devo seguire la coscienza, ne consegue che:
  • "Catechisti" e sacerdoti del Cammino possono fare errori anche nella guida spirituale, non è infallibilmente vero e/o buono e/o adeguato al fedele, ciò che dicono. Lo Spirito Santo parla bene sempre, ma non è vero che gli uomini lo ascoltano bene sempre.
  • Gli errori sono e rimangono tali, affermazioni o consigli falsi e cattivi non sono trasformati dallo Spirito Santo in modo tale che il fedele li ascolti come veri e buoni.
  • Gli errori hanno conseguenze realmente negative, possono essere per il prossimo occasione di rovina spirituale, scandalo, peccato. Non è vero che il fedele obbedendo ad un consiglio cattivo ne trarrà, per ciò stesso, un bene spirituale.
  • Non è vero che il fedele deve obbedire al "catechista" ciecamente, cioè anche quando le motivazioni di ciò che gli è chiesto sono ignote o contro ragione. Non è vero che nell'obbedienza bisogna "sacrificare" cioè annullare la propria ragione. Al contrario ciascuno ha il diritto e dovere di accertarsi della liceità di ogni atto che stia per compiere, prima di ogni azione è bene riflettere.
  • "Catechisti" e sacerdoti ordinariamente non hanno una grazia di stato tale da poter conoscere completamente e profondamente l'animo e le intenzioni del fedele a loro affidato. Né hanno il discernimento per giudicare la moralità degli atti di qualcuno prima ancora di conoscere adeguatamente intenzioni, oggetti e circostanze di quegli atti.
  • Non è vero che rifiuta Cristo o commette peccato chi non obbedisce al "catechista" per un motivo che reputa lecito ed è conforme alla Scrittura e al Magistero.
    La "catechesi" della laica dall'ambone...
    ...con addobbo di paramenti sacri!
  • Non è vero che nell'obbedienza al "catechista" neocatecumenale il fedele è affrancato dalla sua coscienza e dalla sua responsabilità. La retta coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo. Ogni atto voluto direttamente è da imputarsi a chi lo compie.
  • Non è necessariamente vero che chi esce dal Cammino, lascia la Chiesa Cattolica!
  • Non è necessariamente vero che chi lascia il Cammino è uno "ingannato dal demonio"!
Un'altra cosa; sarà anche vero che esistono degli ordini religiosi dove vige il voto di obbedienza e quindi il Cammino potrebbe rientrarvi; vi sono però delle cose da considerare:
  • nelle loro costituzioni è scritto chiaramente che c'è quel tipo di pastorale e spiritualità; la Chiesa Cattolica lo conosce e lo ha approvato; ma nel Cammino ancora non è stata approvata questa "particolarità";
  • in quegli ordini, c'è un voto di obbedienza che si fa; mi dite quando mai nel Cammino c'è stato questo voto?
Ora, se sono convinto di tutto questo (che sia vero o no), mi dite perché mai dovrei tornare in Cammino?

È ovvio che, se ti permette di avvicinarti a Dio, credo sia meglio starci comunque; ma non io; si vive una realtà molto profondamente, verissimo. Ma non è giusto dirmi che se esco è perchè non accetto la verità!

Kiko usurpa il ruolo sacerdotale e diaconale,
cantando il Preconio alla Veglia di Pasqua
Ora voi potete dirmi che il cammino non dice questo? che mi sono inventato tutto?

Emblematici sono questi due esempi.

Primo esempio: mi capitò su internet quando chiesi ad un catecumeno:
IO: "ma se il catechista ti dice (o consiglia) di lasciare la ragazza tu che fai?
LUI: "non farmi domande infantili!"
IO: "OK, è una domanda infantile; ma rispondimi! se tu non la lasci, disobbedisci a Dio?"
LUI: "Beh... se me lo chiede, vuol dire che un disegno c'è."
Secondo esempio: quando annunciai a tutta la comunità ed i miei catechisti che mi sarei allontanato per riflettere; forse sarei tornato, ma solo se avessi condiviso questo livello di obbedienza ai "catechisti".

Il "catechista" (itinerante) mi rispose: «dici bene; non puoi fare il Cammino se non hai estrema fiducia in noi; e se il tuo problema non è con noi in particolare, ma con il Cammino in quanto struttura, non serve neanche cambiare parrocchia; a volte diamo consigli; ma noi abbiamo visto i frutti dell'obbedienza; e dici che chi disobbedisce a noi, disobbedisce a Dio; è vero; hai ragione».

C'è un aneddoto ricorrente in Cammino: c'erano due che volevano diventare frati ed andarono in un convento; il frate superiore disse: "se lo volete diventare dovete obbedire a tutto"; e loro: "ok, cosa dobbiamo fare" e lui: "andate nel campo e piantate le carote a testa in giù"; uno obbedì alla lettera e l'altro invece, pensando che il frate si fosse spiegato male, le pianto dalla parte giusta; alla fine fu preso il primo dei due (quello che le piantò a testa in giù).


(da: Alenis)

venerdì 3 giugno 2016

New Jersey: «siamo stati bombardati con questa diversa religione» - cioè il Cammino

Traduciamo da North Jersey un articolo di pochi giorni fa a proposito di una parrocchia del New Jersey in cui è piombato un presbìtero neocatecumenale portando i soliti prevedibilissimi scompigli.

Quella zona del New Jersey ci era già nota in quanto vi abita il Giuseppe Gennarini, responsabile del Cammino per gli Stati Uniti e molto attivo (in qualità di "super catechista" neocatecumenale) sull'isola di Guam.





28 maggio 2016, 23:11 - articolo di Jeff Green

Una nuova idea fa sentire i parrocchiani abbandonati alla deriva.

Virginia Barker ha frequentato regolarmente la Chiesa dell'Assunzione a Emerson da quando si è trasferita nel quartiere nel 1968, seguendo quotidianamente la Messa e partecipando attivamente alla vita della parrocchia con un gruppo corale formato da altri parrocchiani di lungo corso.

Ma con l'arrivo, tre anni fa, di un nuovo parroco, don Paolo Tanzini, la chiesa ha adottato una visione del cattolicesimo più interattiva.
Nel frattempo, i fedeli più affezionati e praticanti come la Barker hanno cominciato a sentirsi non più il fulcro della Chiesa quanto piuttosto dei dissenzienti.

In parte, questa è la storia di una parrocchia che sta cambiando, ma essa riguarda anche un movimento che si insedia alla base di qualcosa di più grande, della Chiesa Cattolica.

La passione dominante di don Tanzini, il Cammino Neocatecumenale, è una organizzazione mondiale per l'evangelizzazione in crescita che si propone di ricondurre i cattolici che si sono allontanati nel gregge, di rafforzare la fede di tutti i parrocchiani ed anche di estendersi ai non cattolici.

Ma i suoi obbiettivi hanno comportato un costo in certi luoghi, come Emerson, ove i parrocchiani ben consolidati si sono ribellati contro ciò che ritengono sia un cambiamento non necessario.
Alcuni parrocchiani all'ingresso della
chiesa dell'Assunzione, Emerson, New Jersey

Negli ultimi otto mesi, Tanzini ha promosso una serie di lezioni per far entrare i parrocchiani nella prima comunità del Cammino di Emerson e ha insistito con forza perché tutti coloro che frequentano la Chiesa  entrassero nel movimento.
Il parroco ha certamente colpito alcuni Cattolici, dicono alcuni parrocchiani, ma ha allontanato molti altri.

Un parrocchiano di lungo corso che chiede di restare anonimo ha riferito che le offerte si sono dimezzate e che la gente si sta allontanando, molti di loro scettici sul Cammino Neocatecumenale.
Molto scosso, il parrocchiano - un laico che è ministro dell'Eucaristia, cioè aiuta ad amministrare la Santa Comunione - mi ha confidato di aver affrontato recentemente don Tanzini e di avergli detto: "Il suo cuore non è nella parrocchia, ma nel Cammino Neocatecumenale. Sta distruggendo la Chiesa."

Un sacerdote coadiutore che molti parrocchiani dichiarano di ammirare è stato trasferito in una nuova parrocchia dopo ripetuti scontri con don Tanzini.
La Barker, da parte sua, continua a seguire la Messa celebrata da un sacerdote assistente, don Miles Lopez, ma non è sicura di rimanere visto che il prossimo mese verrà assegnato ad un nuovo incarico. Lopez non ha risposto ad un messaggio in cui gli chiedevo di commentare la vicenda la scorsa settimana.

La Barker riferisce inoltre di essersi sentita offesa dalla pretesa espressa da don Tanzini "il Cammino ci fa capire che c'è un modo migliore di vivere la fede".

In un'intervista, Tanzini ha detto che i parrocchiani non dovrebbero diffidare delle pratiche del Cammino, facendo notare che il Vaticano ha approvato la sua presenza nella Chiesa.
Inoltre ha aggiunto che non sta cercando di cambiare l'intera parrocchia, ma solo di introdurre una possibilità quei cattolici che potrebbero trovare conforto nel Cammino, che è il gruppo che lo ha ispirato a diventare prete nella nativa Italia.

L'interno della parrocchia dell'Assunzione a Emerson,
in attesa dell'ineluttabile restyling kikiano
"Nessuno chiede loro di cambiare il modo in cui credono, il modo in cui vivono la propria fede" ha detto don Tanzini. "Nessuno sta chiedendo loro di entrare nel Cammino Neocatecumenale.

Il Cammino Neocatecumenale non vuole cambiare ciò che facciamo in Chiesa.... è una proposta. Penso che in ogni parrocchia c'è sempre un modo per proporre più cose, per tentare di avvicinarsi a tutti. È un'attività che la Chiesa chiama Evangelizzazione".

L'Arcidiocesi di Newark dice di sostenere il Cammino, ma di non accettare che i parrocchiani vengano forzati alle sue pratiche.
Jimmy Goodness, un portavoce della diocesi, ha dichiarato che gli organi della Chiesa capiscono le preoccupazioni dei parrocchiani sul parroco di Emerson e sul Cammino, e che sperano ci sia spazio per una riconciliazione.

"Ci deve essere una soluzione" dichiara Goodness "Ci deve essere spazio per la crescita di ciascuno".

Fondato da laici

Il Cammino Neocatecumenale è stato fondato in Spagna nel 1964 da laici che si sono ispirati dalle pratiche dei cristiani dei primi tre secoli, ha spiegato Charles Reid, professore di diritto canonico all'Università St. Thomas di Minneapolis.
Esso considera sé stesso come un'iniziativa che opera in un mondo per lo più indifferente alla fede e che cerca attivamente di convertire chi non è cattolico e di riavvicinare chi si è allontanato.

"Organizzativamente, il movimento si basa sull'attività di piccoli gruppi" dice Reid "I gruppi sono molto stretti e cercano di cambiare la vita delle persone. Vogliono, in altre parole, una vera conversione - persone che abbracciano il cattolicesimo emozionalmente e totalmente".

Il Cammino è una realtà in crescita anche rivolta ai sacerdoti nel New Jersey.
Il Seminario Redemptoris Mater di Karney, che è riservato alle ordinazioni di sacerdoti che partecipano al movimento, celebra il 35° anniversario e le 100 ordinazioni al presbiterato che ha prodotto, che ora operano nell'Arcidiocesi e, come missionari, in tutto il mondo.
Seminaristi del Seminario Redemptoris Mater (RMS),
prossimi parroci neocatecumenali

Varie parrocchie dell'arcidiocesi hanno piccole Comunità Neocatecumenali, come Nostra Signora del Monte Carmelo a Ridgewood e Sacra Famiglia a Nutley, e almeno dodici pastori che seguono il Cammino sono assegnati ad altre parrocchie, dice Goodness.

La Chiesa dell'Assunzione può essere che sia il primo caso locale in cui l'introduzione del Cammino ha incontrato resistenza, ma certe divisioni non sono insolite a livello nazionale, ha affermato Reid.

I sacerdoti che appartengono al Cammino "incontrano problemi con le comunità cattoliche ben radicate" egli continua, "spesso fanno le proprie Messe separate. Possono non prestare attenzione ai confini parrocchiali. Reclutano fra i propri membri anche persone già attive in altre parrocchie.
In altre parole, parrocchie e pastori più strutturati e convenzionali li vedono 'trafficare' nei loro territori o sulle loro risorse e perciò considerano le loro pratiche come divisive."

Molte di queste stesse preoccupazioni sono sorte ad Emerson.
Il ministro dell'Eucaristia che ci ha chiesto di non essere nominato ha detto di essere stato estromesso dalla costante presenza, alle Messe parrocchiali, di altri laici di altre comunità neocatecumenali che don Tanzini spesso invita a parlare della propria esperienza nel Cammino durante la sua omelia.
Egli ed altri hanno riferito che ci sono numerosi avvisi in Chiesa e nel bollettino parrocchiale con gli inviti ai corsi (le catechesi).

Il parroco ha scritto entusiasta di una "celebrazione di conversione" per quelli che hanno partecipato al primo corso lo scorso autunno e ha annunciato la formazione della comunità Neocatecumenale lo scorso dicembre al completamento del corso.

"Non capisco perché abbiamo bisogno di rinascere, perché dobbiamo fare un altro battesimo", ha detto un parrocchiano".
"Ogni Pasqua rinnoviamo le nostre promesse battesimali. Non ho bisogno di essere ribattezzato e rinato. Mi fa sentire a disagio questa sensazione - non sono un buon cattolico perché non sono un 'neocat'.
La confusione è davvero grande."

Al Manduley, parrocchiano dell'Assunzione da 45 anni, ha sottolineato questa sensazione.
"Siamo stati bombardati con questa diversa religione", ci ha detto.

Il portavoce dell' Arcivescovo John Joseph Myers ha detto che il Vaticano ha approvato le pratiche del Cammino, ma che l'Arcivescovo non ammette che l'adesione ad esso sia presentata come una direttiva o un ordine piuttosto che una possibilità per la parrocchia o per il singolo fedele.

"Roma ha detto che è del tutto consentito", dichiara Goodness.
"È un metodo missionario per la conversione delle persone e per una più profonda comprensione degli insegnamenti della Chiesa".

Don Tanzini, parroco dell'Assunzione, dichiara che ha sempre presentato l'adesione al Cammino come volontaria.

"Si tratta principalmente di una serie di conferenze e di istruzioni sulla fede, sull'essere cristiani" ha affermato. "Assolutamente non è una setta o qualcosa di non correlato alla fede cattolica o non approvato dalla Chiesa"

Al corso di 'catechesi'

In una recente riunione di 'catechesi', che debbono essere completate da chi vuole diventare membro del Cammino, un gruppo di 15 persone stava seduto in circolo in una vecchia classe dell'Accademia dell'Assunzione, la scuola parrocchiale chiusa dal 2012.

Due istruttori della Sacra Famiglia di Nutley facevano a turno una lezione sulla storia di Abramo, usando canzoni, preghiere e racconti della Bibbia.

Il canto di Kiko "Abramo"

Agli studenti della parrocchia di Emerson - molto eterogenei per età - è stato poi richiesto di paragonare la vita di Abramo alla propria.
Un uomo ha ammesso di essere perduto, come era perduto Abramo prima di sentire Dio che gli parlava quando la sua vita gli sembrava del tutto senza speranza.
Una donna ha detto che era nella Terra Promessa  facendo riferimento al viaggio di Abramo dopo che Dio è intervenuto durante il sacrificio del figlio Isacco.

"Come ci è arrivata?" le ha chiesto un istruttore. La prima catechesi tenuta lo scorso autunno, ha risposto la donna, l'aveva aiutata a trovare Dio prevenendola dal volere sempre di più dalla propria vita, moderando le proprie aspettative.

Don Tanzini ha assistito alla riunione del giovedì, prendendo la parola solo alla fine per rinforzare le insistenze dell'istruttore a partecipare ad un ritiro alla fine del mese, spingendoli ad arrivare al livello successivo.

L' istruttore si è poi rivolto all'uomo che ha dichiarato di essere perduto. L'uomo, di 62 anni, ha dichiarato che non intendeva partecipare al ritiro, ma l' istruttore ha detto che la comunità avrebbe fatto qualsiasi cosa per portarcelo.
La torta neocatecumenale:
dolce fuori, velenosa dentro

Dopo la riunione, l'uomo, che ha preferito non dare il proprio nome, ha detto di aver apprezzato la "reprimenda" emersa dalla riunione e da don Tanzini.

"Voglio bene a quell'uomo con tutto il mio cuore", ha detto di don Tanzini.

"Lui tenta di tirarmi fuori dal mio angolo e io ho avuto paura", ha commentato. "È la mia natura, perché ho una certa età. Ma chiunque stia esponendo qualsiasi cosa, avrai sempre persone che non sono d'accordo con te. È un brav'uomo, un brav'uomo davvero".

Don Tanzini, nella sua intervista, ha ammesso che alla gente può non piacere il suo carattere, ma che fa parte della natura umana.
I parrocchiani si sono lamentati che una volta ha cancellato improvvisamente una speciale Messa commemorativa a cui erano andati ad assistere ed una donna ha dichiarato di essersi sentita umiliata quando il parroco l'ha sgridata nel bel mezzo della celebrazione per essere arrivata in ritardo.

Don Tanzini ha detto che queste lamentele sono state portate alla sua attenzione e riferite dall'arcidiocesi e che da queste ha imparato.

Il declino della frequenza in Chiesa e delle donazioni, ha continuato, non possono essere attribuiti al suo stile o all'introduzione del Cammino Neocatecumenale ad Assunzione.

"È un trend normale in questa zona", ha detto don Tanzini. "Il nostro non è un caso isolato".

Nel sito web "ci si dimentica" di segnalare
le Messe neocatecumenali del sabato sera

Invece la Barker, la parrocchiana di lungo corso, non è stata d'accordo e ha detto che alcune parrocchie sono rifiorite, negli ultimi mesi, in parte perché rimpolpate dagli ex parrocchiani della chiesa dell'Assunzione.

Per quanto può vedere, la sua Chiesa non ha bisogno del Cammino e delle divisioni che esso ha portato con sé.

"Sono sicura che ci sia chi ne ha bisogno, ma non penso che Emerson sia tra questi" ha proseguito. "Vedo le cose da una diversa prospettiva; non che possa sapere tutto ma sono contenta di come vivo e pratico la mia fede".

"Ci ha rattristato il non trovarci più a nostro agio nella nostra parrocchia" ha concluso. "Non viviamo in un mondo perfetto, me ne rendo conto.
Ma dire che siamo in uno stato di grande perplessità è il modo migliore per descrivere la nostra attuale situazione."



In un altro sito web abbiamo ritrovato questa pubblicità delle catechesi. Strano, anche qui non è stato possibile rinvenire il nome di chi organizza le catechesi, cioè il Cammino Neocatecumenale. 

«La Catechesi sarà tenuta lunedì e mercoledì alle 7:30 di sera nel seminterrato della chiesa e durerà otto settimane.
Il suo scopo principale è rafforzare la fede di ciascuno ed offrire un modo di vivere la fede cattolica più profondamente.
Offriamo gratis le catechesi e forniamo un servizio di babysitting gratuito, per assicurare a tutte le persone interessate la possibilità di partecipare».

È proprio questa mancanza di franchezza e di trasparenza che ci fa diffidare delle frasi melliflue che scrive don Paolo Tanzini sul sito della parrocchia:
"La transizione che la nostra parrocchia sta affrontando in questo tempo può causare sensazioni spiacevoli in alcuni di voi.
Credo che dovremmo guardare a ciò che sta accadendo - così come a quelli occorsi nei mesi passati - con gli occhi della fede, con cuore aperto e mente chiara.
Molti dei "sospetti" e delle "paure" da cui molti sono colpiti sono il risultato di conclusioni avventate, malinterpretazioni e carenza di informazioni.
Spero che questo tempo di transizione possa dare l'opportunità di buone e franche conversazioni, tenendo a mente che il Signore ha il potere di dissipare tutte le paure e di risolvere tutti i conflitti o le divisioni che possono sorgere."
Cattive interpretazioni? Mancanza di informazione? Detto da un pastore che neppure informa che le catechesi sono organizzate in parrocchia dal Cammino Neocatecumenale, che insiste con forza perché i parrocchiani aderiscano e che afferma che il Cammino fa capire che c'è un modo migliore di vivere la fede, è tutto dire!

Infine: su Jungle Watch invitano a riflettere su alcuni punti non secondari:

  • Tanzini, italiano, ha sostituito il precedente parroco, nativo del New Jersey (non c'erano più vocazioni originarie del New Jersey?)
  • le comunità neocat si riuniscono nei locali della scuola cattolica... chiusa dal 2012 (non ci sono più bambini cattolici?)
  • Tanzini prima afferma che si è liberi di non entrare in Cammino... e poi nel sito web della parrocchia afferma esattamente il contrario, parlando di transizione (dal cattolicesimo al neocatecumenalismo), e dicendo che la transizione può causare sensazioni spiacevoli in chi non entra in Cammino;
  • ...e il fatto che gran parte del successo del Cammino è dovuta all'intiepidirsi della fede nei cattolici, e alla scarsa conoscenza delle verità di fede.

mercoledì 1 giugno 2016

Furberie, trucchetti, mezze verità, complete bugie: la storia ventennale delle approvazioni farlocche del Cammino

Quando i neocatecumenali piombano su questo blog o altrove (per esempio nelle pagine facebook, in altri blog e forum come "Cattolici Romani", e persino in testate giornalistiche online) appestando l'internet con i loro deliri, per difendere il Cammino non pensano a portare argomenti, ragionamenti - e con quale cervello, se è circonciso? - documenti, macché! Solo affermazioni apodittiche prive di logica.
Da ormai dieci anni a questa parte, da quando ha aperto i battenti questo blog - ma anche da molto prima, fuori e dentro internet - lo "slogan" che sparano più spesso a sostegno delle loro ragioni è:
«Siamo approvati!»
Un esempio recente? Ce lo dà il solito commentatore anonimo il 26/05/2016 16.03
«siamo approvati punto e basta.
la tua opinione conta meno di zero.»
Beh, complimenti! Che fine dicitore. Adesso si che siamo soddisfatti! Su, Tripudio, chiudi il blog, sono approvati-punto-e-basta.


     Il "buco" normativo

Ma lasciamo da parte le facezie. Grazie all'acume e allo spirito di osservazione di Lino, ci siamo accorti di una "leggerissima" anomalia proprio in merito alle presunte "approvazioni" vantate dal Cammino. In realtà tale anomalia era stata già rilevata en passant in varie occasioni sul blog (vedi gli articoli: "Direttorio catechetico del cammino", "Mamotreti", "Il Cammino non cambia"), e altrove (vedi l'articolo "Un'approvazione anomala"), ma oggi vogliamo approfondirne il significato normativo in relazione alle "approvazioni" di cui il Cammino usa e abusa.

Rileggendo una lettera di comunicazione pubblicata su uno dei siti ufficiali del Cammino, indirizzata a Kiko Arguello e inviata dal Pontificio Consiglio per i Laici, si evidenzia l'esistenza di uno spaventoso "buco" normativo, che fa pensare proprio a un'approvazione posticcia, una delle furberie a cui i capobastone del Cammino - e i loro potenti appoggi - ci hanno abituato in 40 e più anni.

La lettera è del 24/11/2010 (prot. 1319/10/AIC-110) ed esordisce così:
«(...) nel mese di giugno c.a. il Pontificio Consiglio per i Laici si è rivolto alla Congregazione per la Dottrina della Fede per chiedere che venisse concessa una specifica approvazione dottrinale agli Orientamenti alle Equipes di catechisti, manifestando la convinzione che un siffatto pronunciamento concederebbe sicurezza all'attuazione del Cammino Neocatecumenale, segnando la conclusione del suo percorso istituzionale, e offrendo altresì delle garanzie dottrinali a tutti i pastori della Chiesa.»
Già al primo capoverso notiamo qualcosa di strano. Se proviamo a leggere tra le righe, il Presidente del PCL, l'ineffabile Rylko, il grande amicone di Kiko e Carmen sostiene di aver sollecitato la Dottrina della Fede a concedere una approvazione degli "Orientamenti", il "corpus dottrinale" del Cammino, per due motivi principali: 
  1. blindare il percorso di approvazione del movimento
  2. tranquillizzare Vescovi e Parroci
Viene spontaneo chiedersi: e la tutela verso le persone che aderiscono a questo movimento per sincero desiderio di Dio, dov'è? Al PCL non interessava assicurare che queste persone ricevessero l'unico vero insegnamento della Chiesa?
Non è tutto. Gli Orientamenti sono nelle mani delle congregazioni, in particolare della Congregazione per la Dottrina della Fede, da anni e anni e Rylko nel 2010 si "ricorda" di sollecitare una specifica approvazione di quei volumi? Sono passati 11 anni e la CDF non è stata ancora in grado di capire se i volumi del Direttorio sono ortodossi oppure no? La faccenda puzza parecchio.
A questo proposito, ci fa notare Lino:
«lo Statuto del CNC contiene una falla che ne dimostra l'approvazione forzata ed erronea, uno sbaglio che - in qualsiasi amministrazione pubblica - invaliderebbe una delibera o una determina.
Lo Statuto del Cammino include, come documento integrante e sostanziale sul quale il Cammino si fonda, gli "Orientamenti alle equipe di catechisti" ovvero il catechismo di Kiko e Carmen che tante confutazioni ha ricevuto da parte di cardinali, vescovi, teologi. Quando fu approvato definitivamente lo Statuto del Cammino, nel 2008, il catechismo del CN non possedeva alcuna approvazione. A riferirlo non sono io, bensì il Pontificio Consiglio per i Laici, il medesimo Dicastero vaticano che approvò lo Statuto. 
È lo stesso PCpL a dichiarare che nel 2008 non esisteva una "esplicita" e "specifica approvazione dottrinale degli Orientamenti alle equipe di catechisti". È lo stesso PCpL a sostenere che occorreva approvare il catechismo del Cammino per fornire "garanzie dottrinali a tutti i pastori della Chiesa". Per forza! Quando mai si è visto che un catechismo della Chiesa diventa strumento di attuazione di un itinerario formativo cattolico senza che esso abbia ricevuto una specifica ed esplicita approvazione dottrinale?
Il catechismo neocatecumenale sarebbe stato approvato (quale sussidio valido e vincolante per i catechisti del Cammino, subito segretato per gli esterni) a distanza di due anni e mezzo dallo Statuto, essendo stato emendato, corredato di note, rinominato "direttorio catechetico"»
Chiaro no? L'approvazione dello Statuto è un Decreto di un "ministero" Vaticano, lo Statuto ne è l'Allegato, e l'Allegato al Decreto - avente valore normativo - cita un documento che nei fatti non esiste, perché non ancora approvato! E' evidente a chiunque mastichi le basi elementari del Diritto per capire che c'è una grossa fregatura. Ma proseguiamo.
«La suddetta Congregazione, a seguito di un attento studio dottrinale in materia ha risposto alla richiesta di questo dicastero dando le seguenti direttive:
  1.  - E' necessario riportare la dicitura Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale, poiché i tredici volumi delle catechesi in parola non rappresentano più soltanto gli Orientamenti alle Equipes di catechisti, essendo stati emendati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e integrati a piè pagina con varie parti del Catechismo della Chiesa Cattolica. Si correggano in tal senso anche i relativi passi dello Statuto del Cammino Neocatecumenale;
  2. - E' ora possibile concedere un'approvazione al Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale. Tuttavia la Congregazione per la Dottrina della Fede ritiene più opportuno che sia il Pontificio Consiglio per i Laici ad approvare il testo del Direttorio, facendo esplicito riferimento alla consultazione effettuata presso la Congregazione per la Dottrina della Fede.»
Adesso cominciamo a divertirci sul serio: dopo oltre un decennio il PCpL si degna di sollecitare una approvazione e la CDF che ha in mano i volumi da anni si limita a chiedere di "correggere il titolo" e a rimandare l'approvazione a un Pontificio Consiglio incompetente in materia?? E poi, dopo aver emendato i volumi che cosa ci hanno fatto? Cari Neocatecumenali, ma pensate che abbiamo l'anello al naso, la sveglia al collo e il cappellino con l'elica?
Di quale "attento studio dottrinale" sta parlando il Cardinal Rylko? Letta in questo modo, sembra che l'attento studio dottrinale sarebbe durato appena sei mesi - dalla richiesta del PCpL di giugno alla risposta della CDF di novembre 2010 - di che diamine parlano? Che fine hanno fatto i colloqui durati oltre cinque anni, condotti dalla CDF guidata da Ratzinger? Abbiamo una nostra teoria e ci arriveremo più avanti.

La lettera ci permette, intanto, altre interessanti riflessioni che vale la pena approfondire per bene. 


     Gli Statuti, norma per sottomettere l'arroganza di Kiko

Copia del 1982 di uno dei
segretissimi "mamotreti"
di cui i kikos negavano l'esistenza
Innanzitutto gli Orientamenti originali, quelli usati abusivamente dal 1972 in avanti e che i catechisti nascondevano - ce ne dà una conferma Daniel Lifschitz - furono effettivamente "emendati", dunque erano da correggere (eh? ma come? l'ispirazione dello Spirito Santo sarebbe da correggere?). Si può pensare che il lavoro di "pulizia" cominciò nel 1997 o al più tardi nel '98, il perché lo vedremo oltre. La data non è affatto a caso: nel '97 Giovanni Paolo II cominciò a chiedere insistentemente al Cammino di adeguarsi alle norme della Chiesa e dotarsi di uno Statuto con sollecitudine, necessità ribadita poi nel 2001 (dopo ben 4 anni! Alla faccia della "sollecitudine"), con toni poco cordiali:
«2. Già nell'Esortazione Apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988) ricordavo che "nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa" (n. 24) ...   E’ a questa condizione, infatti, che i carismi, nella loro diversità e complementarietà, possono cooperare al bene comune. (...) Culmine di questo processo è l'atto ufficiale del riconoscimento e dell'approvazione degli statuti come chiara e sicura regola di vita.
3. (...) Ho affidato questo compito delicato, Signor Cardinale, a codesto Pontificio Consiglio per i Laici, a motivo dell’autorità che gli compete, in base alle norme canoniche vigenti, come anche per la singolare esperienza che esso ha nella materia. Proprio in questo si fonda la speranza di un felice esito del procedimento, ormai avviato verso la fase conclusiva.
Capite l'assurdità? Il Papa dopo quattro anni si trova a dover ricordare al PCpL una serie di cose assolutamente ovvie - non sta mica parlando a un bambino del primo anno di catechismo! - ovvero che nessun carisma può sottrarsi all'obbedienza e che dopo quattro anni ancora aspetta il "felice esito" della approvazione di una "chiara e sicura regola di vita" per il Cammino.
La conferma che in quattro anni di discussioni il Cammino, a causa delle resistenze di Kiko e Carmen, non aveva prodotto un tubo, ce la dà Mons. Miguel Delgado Galindo, in un articolo pubblicato su Korazym; Mons. Delgado è un importante membro dell'Opus Dei, canonista e attuale Sotto Segretario del PCpL, e aiutò gli iniziatori del Cammino a redigere il loro Statuto:
«Da quel momento iniziò una fase di lavoro più intensa, avviata nel 1997, durante la quale ci si confrontò direttamente con l’équipe responsabile del Cammino, alla ricerca della figura giuridica più adeguata alle caratteristiche del Cammino. Non un compito facile, perché con molta nettezza gli iniziatori affermarono immediatamente che nessuna delle figure giuridiche previste dal Codice di Diritto Canonico (1983) era confacente alla natura del Cammino. I lavori subirono una nuova accelerazione con la lettera inviata da Giovanni Paolo II al cardinale Stafford, allora presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, nella quale il papa ribadiva la competenza a tal proposito di quel dicastero vaticano e chiedeva in tempi brevi di arrivare all’approvazione di uno Statuto. Nuove riunioni vennero subito organizzate per portare a compimento il desiderio di Giovanni Paolo II»
Insomma, Kiko e Carmen, i due santi in terra, fanno i picci. Il Codice di Diritto Canonico non va bene per loro, eh no! La premiata ditta deve avere il trattamento speciale, e puntano i piedi per QUATTRO ANNI.
Il risultato di queste interminabili "doglie" è lo statuto del 2002, quello alla cui consegna Carmen promise "un futuro immenso" al Pontificio Consiglio per i Laici (e infatti Rylko è diventato Cardinale e prefetto di Congregazione...). Notate bene: lo Statuto lo hanno completato in fretta e furia solo perché il Papa, probabilmente adirato per i continui ritardi e discussioni (vedere sopra il non casuale riferimento all'umiltà e all'obbedienza!), ha dato una strigliata al Cardinal Stafford, colpevole di non riuscire ad arrivare ad una conclusione. A conferma, nel suo discorso "mafioso" Carmen sostiene che i membri del "tripode" neocat non si sentivano capiti. Que sufrimiento!
La verità è che i due laici spagnoli fondatori non avevano intenzione di cedere di un passo e nella loro tracotante arroganza pretendevano di dettare legge nella Chiesa. Comunione seduti, idolatria dei fondatori, strapotere dei catechisti, ecc. ecc.: i due non volevano cedere nemmeno di un passo.


    Una scatola vuota

Delgado, nell'articolo sopra citato, risponde all'intervistatore (presumibilmente neocatecumenale), che pone per assurdo la stessa questione sollevata da Lino, con linguaggio molto clerically correct, e senza arrivare a una definizione netta . Mons. Delgado ci dà tuttavia un importante indizio:
«D: Il fatto che il Direttorio non sia ancora stato approvato non toglie forza e pregnanza allo Statuto stesso
R: E’ vero, all'interno dello Statuto ci sono continui rimandi al Direttorio. E’ però altrettanto vero che nello Statuto approvato nel giugno 2002 sono definiti molti aspetti che riguardano il modo di portare a compimento questo itinerario catechetico. La situazione è resa bene con l’esempio calzante del treno che trasporta un carico importante: c’è assoluto bisogno di persone che guidino la locomotiva (le equipes responsabili), conducendo il treno lungo i binari tracciati e avendo l’ok dei capistazione (i vescovi diocesani) ogni volta che si transita in una stazione. Come giurista riconosco anche io che la parte più importante è il contenuto, è quello che il Cammino fa nel concreto»
A essere meno gentili di Mons. Delgado, lo Statuto non aveva nessuna validità dal 2002 al 2010, proprio perché rappresentava una scatola vuota, o, per usare la sua felice metafora, un treno che ha macchinisti, capotreno e binari, ma non porta un fico secco, viaggia vuoto. La parte più importante è infatti il contenuto, cioè la Dottrina che viene trasmessa.

Mons. Delgado rilasciava quella intervista nel 2006, dopo la fatidica "Lettera di Arinze", che lui ingenuamente considerava un "tassello importante" nel percorso di approvazione del Cammino. Poverino, non poteva sapere che nel frattempo, in mezzo mondo neocatecumenale, con quella lettera ci foderavano il pesce fritto!

Continua la preziosa riflessione di Lino:
«Lo Statuto del CNC fu approvato con decreto del Pontificio Consiglio per i Laici in data 11 maggio 2008. Il PCpL è il dicastero della Curia romana con competenze in materia di promozione e coordinamento dell’apostolato dei laici. La tutela e la promozione della dottrina della fede, la vigilanza sulle eresie, è di competenza, invece, di un differente dicastero, la Congregazione per la Dottrina della Fede. La garanzia di ortodossia di un'opera come il Direttorio catechetico del Cammino necessitava dell’approvazione congiunta della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Clero e della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.»
Attenzione a questo ultimo periodo. L'iter completo di approvazione del movimento Neocatecumenale richiedeva il parere congiunto di tre dicasteri: Dottrina della Fede, Culto Divino e Clero (quest'ultimo perché nel frattempo il Cammino già apriva i suoi personalissimi seminari su misura), e ovviamente del Pontificio Consiglio per i Laici, come previsto dal decreto di approvazione dello Statuto "ad experimentum"; senza di esse non c'è garanzia di ortodossia. Prosegue Lino:
«Ebbene: in data 11 maggio 2008 lo Statuto fu approvato al Cammino neocatecumenale dal PCpL, quale dicastero competente per l'atto. Nello Statuto, però, sono citati per ben cinque volte gli "Orientamenti alle equipe di catechisti", il catechismo di Kiko Argüello e Carmen Hernández. "Il Cammino Neocatecumenale si attua secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti", sta scritto. Gli "Orientamenti alle equipe di catechisti" svolgono quindi, come ben sappiamo, un compito fondamentale.
Nel 2008, però, gli Orientamenti non avevano ricevuto alcuna approvazione ufficiale, né la loro approvazione poteva essere di competenza del PCpL. Infatti, nell'unico decreto di approvazione che risulta, il PCpL riceve l'incarico dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che riferisce di averli ulteriormente visionati. Tale decreto di approvazione alla pubblicazione del Direttorio catechetico del Cammino è del dicembre 2010. Lo Statuto, invece, fu approvato nel maggio 2008. C'è una distanza temporale di quasi tre anni.
Nello Statuto del Cammino, quindi, fu disciplinato un itinerario di formazione cattolica basato sul catechismo (di due laici) che ancora non aveva ricevuto alcuna approvazione formale dal dicastero competente. Uno sbaglio evidente, che dà molto da pensare.
L'approvazione degli "Orientamenti alle equipe di catechisti" giunse a distanza di oltre trenta mesi, secondo una logica "nunc pro tunc", "ora per allora". E giunse come approvazione della pubblicazione per uso interno da parte dei catechisti, perché questo è l'uso sancito nello Statuto per il catechismo di Kiko e Carmen. Qualcuno dovette far notare che, senza un'approvazione ufficiale del Direttorio catechetico neocatecumenale con beneplacito della Congregazione per la Dottrina della Fede, lo Statuto non aveva validità.
Il diavolo fa sempre solo le pentole, non i coperchi.»

    Catechismo neocatecumenale: eterodosso e da riscrivere

Facciamo un salto indietro. La Congregazione della Fede (cioè Ratzinger) era perfettamente a conoscenza del fatto che il Cammino utilizzava un proprio catechismo, benché i catechisti millantassero ispirazione divina mentre imparavano i testi di Kiko a memoria. Ratzinger aveva già ricevuto notizie e copie di alcuni ciclostilati del Cammino, grazie principalmente al lavoro di P. Zoffoli. L'idea che se ne fecero alla Congregazione non dovette essere per niente buona, visto che già nel 1993 l'allora Prefetto, rispondendo a un gruppo di fedeli cremonesi in occasione della presentazione del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, diceva:
La domanda [se le catechesi del Cammino fossero conformi al CCC, NdR] è naturalmente molto delicata e riguarda il Catechismo dei neocatecumenali. Innanzi tutto è da dire che i neocatecumenali, hanno detto alla nostra Congregazione e al “Consiglio per i Laici” (...) che questo ciclostilato non è il catechismo dei neocatecumenali; hanno insistito moltissimo su questo punto: che sarebbe un grave errore considerare il manoscritto come un catechismo; che sarebbero riscritte queste pagine, secondo i nastri delle loro catechesi e offerte come modello, come un aiuto.
Ma dicono che mai si realizza catechesi proprio nella traccia di queste parole e che il catechista (ha) diversi altri materiali e deve anche sempre rispondere alla situazione e naturalmente tenersi alle indicazioni della Chiesa. Dato questo, abbiamo insieme col Consiglio per i laici e anche insieme con la congregazione per il Clero, che ha la competenza per la Catechesi, un dialogo con il cammino neocatecumenale, nel quale abbiamo detto che, dopo tempi di maturazione e di sperimentazione, dovrebbe creare (...) una specie di Direttorio, di manuale di Catechesi, per i loro catechisti; e oggi, che abbiamo in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica, naturalmente questo manuale da scrivere deve strutturarsi, orientarsi al Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo principio è accettato ed è iniziato il processo di redazione.
Dico, vogliamo renderci conto di che razza di bugiardi, millantatori, truffatori abbiamo davanti? Kiko e Carmen (o chi per loro) hanno spudoratamente mentito al Cardinal Ratzinger, sostenendo che quei mamotreti (imparati a memoria fino alle virgole) non erano il loro "catechismo", ma no! Solo "guide", "tracce", e che i catechisti invece facevano riferimento anche ad altri testi e ovviamente al CCC. Ma per piacere! E pensare che i neocatecumenali vantano l'amicizia di Ratzinger dai tempi di Tubinga! Begli amici, a tradirlo alle spalle con la più sporca delle menzogne!

Dal 1993 al 1997, mentre la Congregazione aspettava che quella masnada di eretici gnostici redigessero un testo decente in linea col Catechismo (se ne deduce evidentemente che il ciclostilato non lo era), i due spagnoli non scrissero neppure una riga, non si degnarono di ubbidire e continuarono tranquillamente per la propria strada. Del resto Kiko è santo! Chi è Ratzinger per giudicare?

Si intuisce dunque che, dopo la richiesta di Giovanni Paolo II di dotarsi di una norma statutaria, i Cardinali insistettero perché Kiko e Carmen consegnassero quei volumi. Speculazioni? Niente affatto, ce lo rivela Padre Javier Sotil, Rettore del Seminario Redemptoris Mater di Brasilia, nella relazione edita dal Centro Neocatecumenale internazionale "Servo di Jahvè", elaborata dopo una convivenza in Porto San Giorgio (24-26/06/1999)
«Noi abbiamo consegnato alla Santa Sede tutte le catechesi fino all'iniziazione alla preghiera (catechesi iniziali, primo scrutinio, Shemà...), il tutto sono circa duemilaottocento pagine, delle quali abbiamo già consegnato la metà alla Congregazione della Fede che le ha studiate facendoci delle osservazioni per le quali abbiamo fatto delle correzioni, abbiamo introdotto in nota i testi del Catechismo della Chiesa Cattolica, abbiamo corretto quelle espressioni che erano considerate imprecise o non proprio ortodosse.»
E qui il neocatecumenale Padre Sotil, involontariamente, ci rivela un'altra furberia del Cammino: la Congregazione chiede i testi "dottrinali", senza i quali non sarebbe stato possibile approvare uno Statuto che ad essi avrebbe dovuto fare riferimento, e il Cammino consegna gli stessi ciclostilati di cui parlava Ratzinger nel 1993, ma solo la metà delle pagine: su 2800 Kiko ne molla 1400, fino alla Iniziazione alla Preghiera. In due anni di lavoro, già solamente nei primi 6 volumi la Dottrina della Fede scova una catasta di espressioni eterodosse e cerca di mettere rimedio, richiedendo delle correzioni.
Il sacro "tripode", e tutti i leader neocatecumenali (che spero tanto ci leggano) dovrebbero vergognarsi come ladri, perché in anni e anni non hanno fatto altro che resistere, mentire, nascondere, ingannare! Altro che santo! Altro che profeta! Ma quale santo si comporterebbe in un modo tanto meschino? E se le catechesi fossero state davvero conformi al Catechismo, che motivo c'era di nasconderlo?
Copertina della rivista Sì, sì, no, no


     «Non lo riconosco!»

La CDF attese ancora una volta che il Cammino si adeguasse, avviando una fase di dialogo, ma non avvenne niente di significativo: le catechesi rimasero pressoché identiche e in calce furono appiccicate in modo posticcio le note di rimando al Catechismo, rinvenibili nell'edizione del 1999. Il punto è - ed è lapalissiano - che le catechesi erano talmente sconclusionate ed eterodosse da essere incorreggibili.
Speculazione anche questa? Proprio no: per nostra fortuna Kiko è un gran chiacchierone, ed è lui stesso a rivelare che cosa accadde in seguito, nell'Annuncio di Quaresima del 2006 (pagg. 4-5):
«Allora la Santa Sede che ci vuole aiutare [NdR: come prego??], ci chiese se potevamo elaborare una sintesi teologica. io dissi: una sintesi, mamma mia, una sintesi teologica di quello che predica il Cammino! Perché eravamo spaventati : se davamo i testi alla Dottrina della Fede non sapevamo come potevano rispondere (...) allora io dicevo: come facciamo? - Allora sceglietevi un gruppo di teologi che si siedano, e che mettano per iscritto quello che voi predicate. Allora prendemmo Emiliano, chiamammo Ricardo Blazquez, chiamammo un gruppo (...) e la Santa Sede ha cominciato a rispondere male a quel Libro: ed ora che mancava questo, e mancava quest'altro... ma bene, alla fine, dopo cinque anni giunsero alla conclusione che questo libretto era passabile (...) e la Santa Sede stava per riconoscerlo - non vi ho raccontato mai questo - risulta che monsignore Bertone, il segretario, ci disse che questo Libro sarebbe stato il Direttorio Catechetico dei catechisti.
Come? Cioè, dobbiamo togliere la nostra catechesi e questo mattone, così grosso, fatto per un teologo è quello che devono studiare i catechisti? Sì, sì, questo! Cioè, ci hanno detto che volevano sapere quale è la nostra teologia ma, non ci hanno detto che questa sarebbe stato il Direttivo. Insomma, potete immaginare... ci danno appuntamento per l'incontro dell'approvazione di questo libretto e, affinché la Santa Sede dicesse che non siamo eretici, che si trattava di tutto questo, abbiamo l'incontro col cardinale Ratzinger. E, Carmen può confermare, in quella situazione Dio [NdR: Di quale "dio" starà mai parlando?] mi diede coraggio... Dico al cardinale Ratzinger: "io quel libro non lo riconosco!". Dice Ratzinger: "Come ha detto? Che non riconosce questo libro? Da cinque anni lavoriamo ed ora lei dice che non lo riconosce? Ma lei..., perché allora la Chiesa si disinteressa di voi.." Io in questo Libro non riconosco il CNC! Quella è una tesi fatta male".
Dissi questo davanti a Ratzinger. Ratzinger fu bravissimo, un altro mi avrebbe cacciato dal suo ufficio. Noi pensavamo fosse una sintesi teologica fatta da Emiliano che ha fatto quello che ha potuto, poverino, ma non c'e chi possa leggerglielo. Inoltre, quel libro è già sparito; è come una tesi dottorale, un mattone (nel senso di gran volume) così di Teologia, dicendo un po' quello che dice la Chiesa sull'ecclesiologia, la cristologia. Potete immaginare se quelle erano le nostre catechesi... ecc.»
La "tesi fatta male" (ehi, è un santo che parla!), cioè il testo che la CDF desiderava si utilizzasse per le catechesi del Cammino, era talmente diverso dalle oscene sbobinature delle esternazioni di Kiko e Carmen che Don Emiliano Jimenez e Mons. Ricardo Blazquez non riuscivano a capirci un'acca! Ipsissima verba di Kiko!
La rivelazione di Kiko, inserita nel contesto della voragine normativa sottolineata da Lino, assume delle proporzioni veramente devastanti.
Cerchiamo di riassumere.
  • La Dottrina della Fede nel 1998 richiede a Kiko di sintetizzare il loro credo, rifiutando i testi fino a quel momento presentati. Kiko (giustamente) si spaventa, perché evidentemente sa di essere in grande errore e inoltre sa di essere del tutto ignorante in teologia. Così raffazzona un gruppetto di "teologi" del Cammino per mettere su in un unico testo un sunto che funzionasse da Direttorio e sostituisse le sbobinature eterodosse dei due spagnoli.
  • Il testo elaborato dal gruppo del Cammino è un disastro e la CDF richiede continue correzioni per la bellezza di 5 (diconsi CINQUE) anni, cioè fino al 2003; il risultato di questo durissimo lavoro è quello che Kiko definisce "mattone" (eh, certo, caro Kiko! le tue 3.000 pagine invece sono piume d'oca) teologico, con sommo disprezzo
  • Il Cardinal Raztinger convoca il "tripode" Kiko-Carmen-Pezzi per consegnare il volume e probabilmente chiedere che lo accettassero per iscritto. Ricordiamo che in quell'anno il Cammino è ancora nella fase "ad experimentum".
  • Kiko rigetta il lavoro fatto, da bravo eretico, e respinge il testo. Ma ehi! Kiko ha il carisma, il carisma non può sottomettersi all'istituzione. Zorobbabbèle!
Si, Benedetto XVI avrebbe dovuto cacciarli a pedate dal suo ufficio, e magari avviare subito un bella indagine canonica per metterli fuori legge, ma purtroppo non è andata così. 
Dopo anni passati a cercare di rimettere il movimento di Kiko in riga (dal 1993 al 2003, cioè un decennio) senza successo, dopo infiniti rimaneggiamenti dei "mamotreti", l'iter di approvazione del Cammino si arena in Vaticano, in una sorta di stallo apparente. Capita però nel 2005 che il Cardinal Raztinger salga al soglio pontificio come Benedetto XVI. E qual è uno dei primi atti del suo pontificato? Incaricare il Culto Divino (del quale si attendeva dal 2002 il parere sull'ortodossia del "rito" liturgico neocat) di bloccare la celebrazione neocatecumenale protestante-giudaica.
Purtroppo sappiamo tutti com'è andata anche in questo caso: altre resistenze, menzogne, inganni e atteggiamento da rettili. Quella roba dell'astuzia dei serpenti Kiko l'ha presa alla lettera!

E qui arriviamo al succo (Edivaldo siediti! non quel succo!) del discorso: la Congregazione della Fede ha rimandato al Pontificio Consiglio per i Laici l'approvazione dei testi perché quei testi erano inapprovabili, perché non corrispondevano al lavoro fatto dalla CDF (rifiutato da Kiko), perciò i Cardinali della Congregazione se ne sono semplicemente lavati le mani!


    Potenti appoggi, frutti marci

Piccola osservazione: se ci si fa caso onestamente, la Chiesa, per rendere davvero cattolico il CNC, ha tentato due massicci interventi: a) sostituire le eretiche catechesi con il Catechismo della Chiesa Cattolica; b) convertire la celebrazione protestante del Cammino nell'unica vera Messa Cattolica. 
In questo blog sono dieci anni che non si fa altro che ripetere questo concetto. Il fatto è che Kiko e Carmen non hanno nessuna intenzione di ubbidire, perché il loro vero scopo non è promuovere la Chiesa Cattolica, ma la propria visione di essa, con la loro Eucarestia che "porta avanti" nuovi significati, con il loro catechismo zeppo di "strafalcioni e vere e proprie eresie".

Dal 2005 in avanti i due spagnoli, complici i potenti appoggi vaticani e la connivenza di tanti Vescovi e Sacerdoti, non hanno mai modificato la loro "messa", se non in alcuni dettagli di secondo piano.
Sappiamo che Benedetto XVI non aveva nessuna intenzione di approvare lo Statuto definitivo, davanti a tanti errori e disobbedienze, e ne abbiamo varie conferme da diverse voci (i Vescovi giapponesi, il periodico Petrus), ma ahinoi fu messo davanti al "fatto compiuto". A causa dell'intervento del Cardinal Rylko, gli Statuti vennero approvati, e, nonostante la celebrazione neocatecumenale dell'evento in pompa magna, dal Papa non arrivò neppure una riga di congratulazioni.
E' chiaro adesso? Al Cammino servivano quattro placet:
  • la Dottrina della Fede, per il testo dottrinale, era di parere negativo;
  • il Culto Divino, per l'Eucarestia, era di parere negativo;
  • la Congregazione per il Clero, per la trasmissione della catechesi e i seminari, non si è mai pronunciata.
Solo il Pontificio Consiglio del Futuro Immenso brigò dietro le quinte per far ottenere a Kiko e Carmen l'agognato riconoscimento, nostro malgrado con ampio successo. Dopo di allora, le approvazioni del Direttorio nel 2011 e 2012 sono state solo il frutto di ulteriori "fatti compiuti", come il decreto di approvazione delle "celebrazioni" del Cammino, scritto alle spalle di Benedetto XVI e intercettato dal Cardinal Burke, del quale si è già parlato ampiamente in questo stesso blog.

Ma quale "siamo approvati", quali "lodi del Papa"? Lo volete capire o no che vivete in una colossale menzogna?

Tutta l'epopea del Cammino, mistificata dai vertici dello stesso, non è la storia della Provvidenza Divina che interviene a salvare l'inviato Kiko, ma una collezione interminabile di trucchetti, bugie, disobbedienze e potenti appoggi "oliati", e sappiamo da dove vengono "frutti" come questi.

Cari neocat, insegnate nelle vostre catechesi che chi non fa le opere del Padre dei Cieli ha per padre il diavolo, ebbene, dati i fatti qui presentati, chi è il vero "padre" del Cammino?


(si ringrazia Lino per le splendide riflessioni che ci ha regalato)