domenica 14 settembre 2014

Neocatecumenalismo pacchiano

Premessa: queste cose kitsch succedono solo nel Cammino Neocatecumenale.

Sezione 1: torte neocatecumenali in "Nueva Estetica" con le icone di Kiko, per compleanni e feste:




Supplemento alla sezione 1: le pagnotte liturgiche kikiane secondo la ricetta dello chef Kiko:




Sezione 2: chitarrelle kikizzate per i neocatecumenali più strimpellanti:





Sezione 3: etichette di riconoscimento per fratelli di comunità:



"Io sono catecumeno". Nota bene: "catecumeno" è colui che non ha ancora ricevuto il Battesimo. Se un battezzato indossa questa fascetta, sta dichiarando di non essere battezzato.



Sezione 4 (gran finale): esempi recenti di "mensa" ortofrutticola liturgica neocatecumenale (notate le banane... in realtà tutta 'sta pagliacciata serve all'idolo Kiko per far festeggiare lo Shavuot e il conteggio dell'Omer, altro che la Pentecoste!):




venerdì 12 settembre 2014

«Ero entrato per chiedere aiuto, e mi sono trovato in una trappola»

Sono neocatecumenali
ma non te lo dicono!
Sono stato 11 anni nel Cammino, ci sono cose buone come la liturgia della parola ma quanta sofferenza interiore, aspettavo la fede, la pace, ma e' finito tutto in una depressione che mi porto dietro da anni, scrupoli, sensi di colpa, ansia.

Non è solo un fatto di statuti o di approvazioni, di come prendere l'ostia. Lì si deve imparare tutto a memoria, appena entrato ero inquieto, nervoso, ero entrato per chiedere aiuto e mi sono trovato in una trappola. La fede non è un pastone che si mette davanti alle galline, non si ottiene con scrutini e passaggi come una scuola: mi sono chiesto se anche io che ero "catechista" del Cammino avrei dovuto fare lo stesso con tante povere persone. Essendo in una situazione come di plagio anche io lo difendevo, ma poi ho detto basta.

I cantori cantavano imitando Kiko, dicendo "ioia" invece di "gioia", e poi tante altre stupidaggini simili.

Prima è uscita mia moglie e poi io. Ci vorrebbero pagine per raccontare tutto, i nostri figli ci hanno odiato perché non ci siamo accorti di problemi enormi che stavano vivendo, problemi purtroppo irrimediabili, e solo ora stiamo salvando il salvabile.

Il Cammino era (ed è) un circolo chiuso: a chi potevi mai parlare di problemi se nessuno capiva, se nessuno ti conosceva bene? Rispondevano tutti con le stesse parole: "i figli sono idoli e tu devi portare la croce" perché "un giorno avrebbero capito". Quante umiliazioni, quante convivenze, quante serate, quante domeniche lontane da figli e parenti, dicevano che il cammino è così.

Una volta un "super catechista" neocatecumenale durante un passaggio ci domandò quanti figli avevamo, mia moglie aveva appena perduto il terzo, lui non lo sapeva e ci rimproverò perché avevamo pochi figli.

Qui invece lo dicono
ma... in carattere
piccolo piccolo piccolo!
Ora chiudo, scusatemi, è la prima volta che scrivo e non so come scrivere, spero sia comprensibile ciò che dico. Ora siamo liberi anche se quasi tutti gli ex fratelli di comunità ci hanno allontanati, siamo liberi di andare alla Messa dove vogliamo e a che ora vogliamo. Un bravo sacerdote sta aiutando i nostri figli, usiamo il linguaggio che vogliamo (non più il gergo neocatecumenale) ma abbiamo capito che la prima chiesa è la famiglia.

Chiedo rispetto per la sofferenza dei miei figli - è qualcosa di delicatissimo - e per mia moglie. Non voglio essere giudicato per quello che in minima parte tento qui di far capire, voglio solo che si faccia chiarezza: perché il Cammino è tanto potente contro di noi? Perché con tanta gente che soffre non si fa nulla? Può un uomo come kiko fare questo? È assurdo: e i papi che hanno fatto finora? La fede è abbandono, è gioia, è pace: cioè è tutto quello che manca al Cammino, nel quale ti trovi dentro senza sapere come... e quando lo vieni a sapere è tardi, e ti ci vuole tanto coraggio per uscire specialmente di fronte ai fratelli che avevi personalmente invitato alle prime "catechesi" e che hai "catechizzato".

Perché mai anni fa hanno ritirato dai piccoli catechisti i libri delle catechesi? Leggete il libro Una fede semplice di frére Roger di Taizé, e sentirete tanta pace. Vorrei che il papa che ammiro più di ogni altro andasse in fondo senza leggere volumi o codici ma ascoltando le sofferenze di chi le ha vissute. È ora di finirla non possiamo sfogarci su questo sito vogliamo una Chiesa che sia madre nostra, che sia una madre anche vigile, diciamo basta alla "«chiesa» nella Chiesa": ringrazio padre Zoffoli per il suo coraggio, don Bruno conti e padre Marighetto.

Come si è arrivati a tutto questo? Pregate per tutti i cercatori di Dio. Credo che Dio non accetti il male del Cammino.

(da: Gianni)

mercoledì 10 settembre 2014

"Mia madre mi dice che sto seguendo il demonio" perché non frequento più il Cammino

Nueva Estetica: maglietta kitsch
con caratteri kikiani
Caro Tim,

in verità non so come cominciare questa e-mail, perciò credo che prima di tutto ti dirò chi sono e come sono capitato sul tuo sito. Il mio nome è B., ho 35 anni e sono stato esposto al cammino neocatecumenale sin dall’età di 3 anni (quando mia madre si è unita al cammino). Ho ascoltato la mia prima catechesi all’età di 12 anni e ho “camminato” in una “comunità” fino al passaggio della Redditio, con poche interruzioni lungo il cammino. Sono estremamente felice di dire che io non “cammino” più già da 2 anni ormai. E’ stato grazie a un amico meraviglioso, di solida fede e grande amore per la Chiesa Cattolica, che sono stato capace di vedere, e ora sono sicuro che molti errori sono stati inflitti a me e a molte, molte altre persone.

Sono sicuro, da quello che hai scritto, che hai una profonda conoscenza dei danni psicologici e della manipolazione teologica che si verifica nelle comunità e come sia compiuta con perizia. Mi fa star male il rendermi conto, guardandomi indietro, che la mia logica e la mia ragione erano annientate e che io ciecamente ed entusiasticamente le avevo consegnate nelle mani dei catechisti. Io, come molti altri, sono cresciuto nel cammino neocatecumenale, non avendo una reale comprensione di cosa la Chiesa insegna e venendo derubato delle mie opinioni e raziocinio. Mi rattrista anche il pensiero che un gran numero di persone nel “cammino” non avranno mai l’opportunità di vedere e di provare la vera bellezza della Chiesa e l’infinito amore di Dio.

Mi sento davvero un miracolato per aver ricevuto il supporto che ho avuto, e ti ringrazio per la parte che stai giocando nella mia riabilitazione. Mi vien voglia di vomitare quando leggo e sento ciò che sta succedendo a Guam, e ciò che è peggio è che io so che quelle persone credono che stanno facendo la cosa giusta, che loro sono dei “predestinati” e che chiunque altro è ingannato dal diavolo.

Persino mia madre mi dice che sto seguendo il demonio e che sto distruggendo i miei figli, perché non vado più in comunità. Non importa che vado a Messa almeno due volte a settimana, che prego con loro tutti i giorni e che li mando in scuole cattoliche. Ai loro occhi, il cammino neocatecumenale è l’unico cammino. Mia madre è attualmente alla tappa dell’elezione, che è la tappa finale. Mio padre non “cammina”. Sin da quando posso ricordare, mia madre ha sempre rimproverato mio padre per ogni cosa che è andata male in famiglia, perché rifiuta di “camminare”. Spesso lei gli ha detto che desiderava vederlo morire, che non era una buona persona, che non era un uomo e che lo odiava. Non mi meraviglia che ora mi sento così libero stando lontano da una negatività di tal genere.

"Mensa" ortofrutticola liturgica
per celebrazioni neocatecumenali
Potrei andare avanti per ore a parlare dell’impatto negativo che il cammino neocatecumenale ha avuto nella mia vita, ma se lo facessi probabilmente non invierei mai questa e-mail, mentre sono convinto che sia molto importante che lo faccia. Molte persone che lasciano il cammino neocatecumenale non osano parlare perché sono spaventati, e io non voglio più essere spaventato.

Grazie ancora perché porti queste cose alla luce e perché confermi molti miei dubbi.

Possa Dio benedirti sempre

Cari saluti

B.


(traduzione da Jungle Watch a cura di Sandavi - nel tradurre ho usato il maschile, ma dalla lettera non si capisce se si tratta di un uomo o di una donna).

Un'altra "mensa" finemente addobbata
per la liturgia ortofrutticola neocatecumenale.
Notare i fratelli di comunità pronti a partecipare

lunedì 8 settembre 2014

"Paterna carità" di un vescovo neocatecumenale

Vescovo neocatecumenale? ahi, ahi, ahi...

The Hammer and the Clown
Riportiamo qui sotto la traduzione di una pagina di Jungle Watch perché espone vicende che somigliano moltissimo a ciò che è avvenuto in diverse diocesi italiane ad opera dei kikos e dei loro alleati. La riportiamo solo perché ci interessa mostrare come funziona il neocatecumenalismo in tutto il mondo.

Il neocatecumenalismo infatti adopera due pesi e due misure: i fratelli del Cammino vanno favoriti anche nel torto, i fratelli che non sono nel Cammino vanno trattati come cristiani di serie B, maltrattati e ostacolati tutte le volte che non sono comodi per il Cammino.

Lo scorso 20 luglio 2014 il citato Gennarini è volato a Guam a dare ordini all'arcivescovo neocatecumenale mons. Anthony Sablan Apuron. Pochi giorni dopo iniziava il calvario di mons. James Benavente, improvvisamente licenziato da parroco della cattedrale.



Non ci sono dubbi: l'arcivescovo Apuron intende crocifiggere mons.James. Il peccato di quest'ultimo? Ha osato dire NO a Giuseppe Gennarini, signore e maestro dell'arcivescovo Apuron.

- Non importa che J. Rivera, A. Ilagan e R. Duenas, tutti economisti professionisti, abbiano provato che l'arcivescovo abbia mistificato la lettera dell'8 gennaio della Deloitte & Touche, mentendo su mons.James.

- Non importa che lo stesso arcivescovo Apuron abbia personalmente ammesso, per iscritto, i progressi fatti rispondendo alla sopracitata lettera.

- Non importa che l'arcivescovo abbia permesso, se non perpetuato, un pasticcio continuo sulle finanze del cimitero prima che mons.James avesse cominciato a rimettere in ordine decenni di malagestione dello stesso arcivescovo.

- Non importa che l'arcivescovo non stia concedendo a mons.James alcuna opportunità di difendersi o di assistere -come richiesto dalla normale giustizia- ai procedimenti che lo riguardano.

- Non importa che l'arcivescovo abbia messo mons.James al timone di progetti come il rinnovo della Basilica Cattedrale, la creazione di un Gift Shop per la Cattedrale, la costruzione della cappella di santa Teresa, il museo della Cattedrale, la restaurazione del cimitero cattolico abbandonato, la costruzione di nuove cripte e un mausoleo, lo sviluppo della proposta di una nuova scuola cattolica, la costruzione di una cappella a Dededo dedicata a Giovanni Paolo II e alla Divina Misericordia, l'acquisizione dell'Inarajan Garden Resort... solo per nominare alcuni dei tanti progetti che mons.James ha completato o stava portando avanti.

- Non importa che mons.James abbia gestito e diretto senza problemi tutti i grandi eventi, celebrazioni e feste dell'arcidiocesi per vent'anni, semplicemente perché l'arcivescovo poteva contare su di lui.

- Non importa che l'arcivescovo si faccia vivo solo per prendersi il merito di tutto ii lavoro svolto da mons.James.

- Non importa che l'arcivescovo infastidisca i nostri bambini facendo quell'omelia nelle nostre scuole e violando la Messa di fronte a loro.

E apparentemente:

- Non importa che l'arcivescovo NON intende dirci la verità sulla situazione finanziaria diocesana che NON era nelle mani di mons.James.

- Non importa quante menzogne l'arcivescovo abbia detto alla Catholic Extension Society per decenni per ottenere milioni per le "missioni nelle diocesi povere" mentre gira il mondo in aereo, mette i suoi seminaristi stranieri nel lusso, ed ha così "tanti" preti da mandare il sovrappiù "in missione", mentre delle diocesi veramente povere non hanno i fondi da cui lui attinge con siddisfazione.

- Non importa che a libro paga del Seminario Redemptoris Mater ci sia stato il presbitero J.Wadeson come "formatore" per parecchi anni, in molti dei quali è stato semplicemente assente.

- Non importa che tutti i professori stabili del Blessed Diego Institute siano a Guam pochi giorni all'anno o siano addirittura assenti da Guam da anni. Non importa la quantità di soldi pagata al presbitero P.Sammut (neocatecumenale, ndt) che non è neppure incardinato a Guam e non fa altro che usare Guam come posto per scaricare la sua roba.

- Non importa che l'arcivescovo abbia incardinato un presbitero accusato di molestie sessuali, nascondendo l'accusa alla gente dell'arcidiocesi, e addirittura garantito per lui all'arcivescovo di San Francisco (salvo poi licenziarlo subito non appena la notizia è comparsa sui media).

- Non importa che l'arcivescovo abbia detto che non ci sono soldi per mandare A.Q., un seminarista povero, in un vero seminario (un seminario non neocatecumenale, ndt) rifiutandosi di sostenerlo quando quest'ultimo gli garantisce che si pagherà da solo la retta.

- Non importa che il fratello R.Kidd (non neocat, ndt) in seminario abbia dovuto praticamente barcamenarsi affidandosi alla carità della famiglia e degli amici persino per le necessità di base, mentre i ragazzi stranieri dell'arcivescovo non si fanno neppure il proprio bucato.

- Non importa che il fratello R.Kidd abbia dovuto passare diversi anni in seminario senza assicurazione medica perché ha rifiutato di essere un 'neo-boy' mentre i 'neo-boys' fruivano dell'assistenza sanitaria a nostre spese.

- Non importa che il sacerdote Efren Adversario, dopo aver finito il servizio militare, abbia dovuto forzatamente passare molti mesi senza assicurazione medica e senza lo stipendio arcidiocesano che pure gli spettava.

- Non importa che, quando fr.Efren ha chiesto semplicemente all'arcivescovo Apuron che gli fossero lasciate le offerte per le intenzioni delle Messe per potersi mantenere, l'arcivescovo Apuron l'abbia cacciato a chiedere l'elemosina alle parrocchie. (in Italia le intenzioni delle Messe spettano sempre al sacerdote, ndt)

- Non importa che l'arcivescovo Apuron in conversazioni private (credeva che fossero tali) abbia diffamato fr.Efren e il suo amico fr.Blockley definendoli omosessuali.

- Non importa che l'arcivescovo Apuron abbia, in privato, (così credeva) deriso i giovani che si stanno preparando per diventare Cappuccini.

- Non importa che l'arcivescovo Apuron abbia pubblicamente mandato a farsi friggere Papa Benedetto e che poi, di fronte al pubblico scandalo, abbia cercato, tramando e mentendo, di negare di averlo detto.

- Non importa che l'arcivescovo Apuron volesse addossare la colpa della propria menzogna a mio figlio ('problemi tecnici'... sì, come no!).

- Non importa che l'arcivescovo Apuron abbia continuamente preso di mira una famiglia di Santa Barbara semplicemente perché gli serviva ad alimentare il proprio odio contro fratello Paul (si tratta di don Paul Gofigan, un altro sacerdote che non ha concesso al Cammino di celebrare gli strafalcioni liturgici nella sua parrocchia, esigendo che si adeguino alla liturgia di tutta la Chiesa)

- Non importa di tutti quei "soldini" non rendicontati che l'arcivescovo riceve cash, contenuti in busta, dal suo partner di "massaggini" che gli ha dato anche la macchina.

- Non importa di tutti gli altri "soldini" che l'arcivescovo Apuron riceva da una, chiamiamola così, "associazione caritativa" (non mi tentate che se no VADO LÀ!).

- Non importa delle decine di migliaia di dollari non rendicontati raccolti dalle comunità neocatecumenali di cui gran parte finisce nelle tasche dell'arcivescovo Apuron.

MA CIÒ CHE IMPORTA È:
- che mons.James abbia detto NO alla cessione del controllo della multimilionaria proprietà di Yona ad un tal Gennarini, il garante del New Jersey del Cammino Neocatecumenale di cui l'arcivescovo Apuron non è altro che il servile burattino.

CIÒ CHE IMPORTA È:
- che il NO di monsignor James alle pretese di Gennarini abbia messo in imbarazzo l'arcivescovo Apuron agli occhi del suo Signore e Maestro (Gennarini, ndt).

CIÒ CHE IMPORTA È:
- che lo scorso luglio il garante del Cammino dal New Jersey sia comparso a Guam (oltre 12800 km di distanza), abbia sculacciato l'arcivescovo Apuron accusandolo d'essere un leader incapace, abbia preteso che dimostrasse d'avere una spina dorsale degna di un vescovo e gli abbia ordinato di crocifiggere pubblicamente mons.James.

E CIÒ CHE IMPORTA È:
- che l'arcivescovo Apuron sta punendo mons.James perché NON PUÒ METTERE LE MANI SU DI ME (su Tim Rohr, ndt).

Vada pure avanti, arcivescovo Apuron.
Vada avanti e crocifigga mons.James e tutti gli altri preti che ha già nel mirino.
I cattolici di Guam ti hanno già preso le misure, e, per la cronaca, anche Roma l'ha fatto.
Sei screditato per sempre e, ancor peggio, sei lo zimbello di tutti.
E non puoi più fare NULLA per cambiare le cose.
Che VERGOGNA, arcivescovo Apuron.
Che puzzolente, bugiarda, narcisistica vergogna.

venerdì 5 settembre 2014

Le Lodi a Kiko

Articolo da un kiko-shop:
orrendo crocifisso per
fare le Lodi a Kiko
Da un certo punto in poi del Cammino Neocatecumenale ti viene comandato di pregare le "Lodi".

Che però non corrispondono alla "liturgia delle Lodi" mattutine della Chiesa Cattolica (che fanno parte del "Breviario" che solo i preti e i consacrati sono tenuti a pregare), ma sono invece una versione personalizzata di Kiko con varie aggiunte, spostamenti e modifiche (per cui la recita dura tre quarti d'ora anziché 7-10 minuti), tra cui per esempio l'obbligo di usare un cero particolare - che per pura coincidenza è in vendita nei soliti kiko-shop.

Ora, è già bizzarro obbligare i laici a recitare il Breviario (o una parte di esso) che è obbligatorio per i soli consacrati (dal diaconato in poi, e dalla professione religiosa in poi).

È già sospetto che tali "Lodi neocatecumenali" siano una versione modificata e personalizzata (come se la Chiesa avesse sempre sbagliato, come se i santi fossero sempre stati in errore a seguire le chiare indicazioni della Chiesa).

È già assurdo che questo obbligo non sia annunciato fin dal primo ciclo di cosiddette "catechesi" neocat (anche l'obbligo delle lodi a Kiko è un "arcano" che i "camminanti" non devono conoscere fino a che non diventa obbligatorio). Al contrario, chi entra in seminario o convento, sa già che da un certo punto in poi sarà tenuto a pregare personalmente il Breviario tutti i giorni, e la vita consacrata è organizzata in modo da facilitarlo (mentre un laico che lavora e che ha famiglia, fa una gran fatica a ritagliarsi quei 40-45 minuti di mattina per fare le Lodi a Kiko).

In tutto questo si aggiunge il fatto che i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali ti interrogano col solito tono accusatorio: "fai le Lodi? sei aperto alla vita? dai la decima?".

Orrido cero per
fare le lodi a Kiko
La preghiera fa sempre bene all'anima, perfino quando si riducesse ad una tranquilla abitudine. Vale certamente molto di più se sgorga dal cuore ma quando la preghiera viene imposta e viene fiscalmente controllata non è più preghiera, ma è solo un cerimonalismo.

La Chiesa richiede solo poche cose essenziali (a Messa la domenica e nelle feste comandate, confessione e comunione almeno a Natale e Pasqua, ecc.), ma è solo nel Cammino che ti appioppano sulle spalle fardelli che i caporioni non vogliono toccare nemmeno con un dito.

Il cerimonialismo non è liturgia, non è preghiera, e perciò non dà frutti - se non la soddisfazione di poter dire al cosiddetto "catechista": «sì, io faccio puntualmente le Lodi» (in realtà si dice "recitare la liturgia delle Lodi", non si dice "fare le Lodi", quest'ultimo è gergo della comunità di Bose, è gergo di Kiko, è un'espressione gergale che indica il cerimonialismo: «dichiaro che ho fatto quest'operazione di recita, con risultato abbastanza all'altezza delle aspettative del mio santone»).

Sono dunque "Lodi" personalizzate by Kiko, che servono ad accontentare gli scagnozzi di Kiko, fatte col cero illustrated by Kiko, con la croce gloriosa designed by Kiko, alla maniera progettata da Kiko, e perciò in fin dei conti sono Lodi a Kiko.

Se qualcuno riesce a trarne beneficio spirituale, è perché ha un buon cuore desideroso di immergersi in preghiera - ma a quel punto qualsiasi altra forma di preghiera andrebbe bene, non necessariamente le Lodi a Kiko.

Ecco qui sotto alcune testimonianze.




La roba più brutta delle Lodi fatte come nel cammino è che i genitori sono "incoraggiati" più volte (e se non obbediscono anche sgridati negli scrutini) a OBBLIGARE i figli a partecipare alle Lodi. Per "obbligare" intendo proprio costringere con la forza, spesso anche usando la violenza, i figli a stare seduti alle Lodi.

Portachiavi col bislacco
logo aziendale di Kiko
A me piaceva farle, quindi non ho mai protestato. I miei fratelli (tre) invece facevano storie e ogni domenica era una litigata. A causa delle loro resistenze le lodi potevano durare anche due ore.

So di persone che i figli, giusto per metterli nell'animo giusto della lode a Dio, li prendono a sberle e anche a calci per costringerli a "partecipare".

Senza dubbio, di tutto il cammino, da figlio di camminanti, ritengo sia una delle cose più disgustose che si creano nelle famiglie NC.

E' vero che le Lodi in famiglia possono aiutare molto e aiutare i ragazzi anche ad aprirsi di più, tuttavia non capisco a che prezzo questo deve succedere.
I genitori si riempiono di sensi di colpa se i figli non vogliono recitare le Lodi, e vengono pesantemente redarguiti se non insistono.

In famiglia si creano differenze e distanze tra figli che vivono la cosa in modo diverso. Il figlio recalcitrante diventa una pecora nera, e sarà visto diversamente dagli altri.

Le Lodi neocatecumenali, inoltre, quando recitate con i figli, includono molte altre cose che sono del tutto estranee alla Liturgia Cattolica: "ammonizione ambientale" del padre (a volte), salmi tutti cantati se il padre o la madre sono cantori, se non addirittura salmo letto con un canto kikiano di risposta per ogni salmo. Poi prima una lettura del vecchio testamento (non sempre) tipo Genesi, Esodo o sapienziali, quindi il Vangelo del giorno o un Vangelo a caso. Dopo il Vangelo, ovviamente, risonanza di tutti i componenti.

Poi omelia del padre e, se vuole, anche della madre, quindi preghiere spontanee e conclusione secondo il breviario.

Il problema di fondo è che, come in tante cose del Cammino, non c'è libertà alcuna. Se lei fai così sei OK altrimenti non sei OK.

Certo, come dice Michela ci sono persone intelligenti che capiscono come adattare la preghiera ai bambini. Io non sono intelligente, ma l'ho sempre adattata fino a rendermi conto che al di sotto dei 9-10 anni è assurdo pretendere che i piccoli riescano a seguire le lodi, figuriamoci poi fatte in quel modo.

Specialità neocatecumenale:
il girotondo col passetto
E poi ho scoperto che la Chiesa ha già le sue preghiere pensate per i piccoli, preghiere che capiscono e ricordano e possono recitare persino da soli, quando ne sentano il bisogno.

Come al solito, Kiko pensa di fare meglio della Chiesa: il suo problema è tutto qua. Se capisse, umilmente, che la Chiesa ha sempre fatto bene, perché istituita dal Signore e da Lui sostenuta, tutti i problemi del Cammino svanirebbero: non ci sarebbe bisogno di una liturgia particolare, di lodi particolari, di carismi specifici, di catechesi speciali, di decime, di seminari specifici, di super-missionari...
(da: Sandavi)


Per quel che riguarda le lodi la domenica mattina con i figli, le ho sempre ritenute una cosa piuttosto stupida. I miei non ce le facevano mai fare, ma ricordo che diversi amici erano estremamente infastiditi e annoiati; alcune volte ho partecipato anche io e ricordo canti, giri di esperienze, catechesi, addirittura c'era chi faceva anche il ballo (come testimoniato dal filmino della famiglia con 19 figli che fu proiettato a un inizio corso).
(da: Malaparte)


Questa pagina mi ricorda un episodio di circa 35 anni fa, avvenne durante un "annuncio di catechesi" neocat - cioè i fedeli che stavano alla disprezzata funzione dei cristiani della domenica, invece dell'omelia del celebrante si sorbirono l'annuncio e invito alle "catechesi" da parte di un cosiddetto "catechista" NC, il quale, per colpire chi li ascoltava, si mise a nudo davanti ad un'assemblea di sconosciuti denunciando i suoi più orridi peccati e, di come il cammino lo avesse salvato (dal divorzio, dalla droga, dall'alcool, dalla prostituzione, dal suicidio, chi più ne ha più ne metta), io ed altri giovani eravamo addetti al volantinaggio di propaganda all'uscita della messa per i cristiani della domenica.

Quando tutto fu finito e ci davamo pacche di compiacimento sulle spalle avvenne un fatto inconsueto.

Una coppia di "cristiani della domenica" [non neocatecumenali] affrontò il cosiddetto "catechista" neocatecumenale che aveva fatto l'annuncio e lo accusò di tutte le eresie del cammino riportate anche su questo blog, più la sua kiko-dipendenza e la bruttura dei "canti isterici spagnoli": noi giovani NC rimanemmo inorriditi nel vedere che qualcuno si opponesse al cammino: non sapevamo nemmeno che non fosse stato ancora approvato, lo apprendemmo da quel signore, e dopo un animato scontro senza né vinti né vincitori il nostro "catechista" NC ci fece vedere il "demonio" nelle sembianze di quel signore che lo aveva affrontato.
(da: Anonimo)

mercoledì 3 settembre 2014

Il serpente gnostikiko

Gli iniziatori del Cammino,
Kiko Argüello e Carmen Hernàndez
Il tipico trucchetto dei difensori degli orridi canti dell'idolo Kiko suona così: «ma i nostri sono canti biblici! tu dunque critichi la Bibbia?».

Qualora riusciste a non ridere di tale ridicolaggine, ecco la domanda scottante: cosa pensare del fatto che nei canti di Kiko c'è una Bibbia adulterata? addirittura l'eresia della gnosi?

Un esempio concreto ci viene dal canto kikiano dedicato a Matteo 9,35ss, intitolato "Gesù percorreva tutte le città". In tale canto le parole di Nostro Signore vengono modificate da Kiko in questo modo: «siate dunque astuti come serpi e semplici come colombe» (nella versione spagnola recita invece correttamente: «sed prudentes como serpientes»).

Cosa comporta la differenza "astuti come serpi" piuttosto che "prudenti come serpi"?

Nei Vangeli canonici e nell'Antico Testamento l'astuzia o furbizia, a differenza della prudenza - che è una virtù cardinale - è una connotazione negativa, attribuita al serpente quando questo è simbolo del diavolo tentatore (vedi 2Cor 11:3 e Gen 3,1). La traduzione esatta di Matteo 10,16 è "prudenti" (φρόνιμος), non "astuti" (cfr. anche la Vulgata: «estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae»; cfr. nei manoscritti del koiné; in ogni caso, anche Diodati e Luzzi traducono con "prudenti"). L'astuzia (πανουργία) è propria del serpente tentatore dell'Antico Testamento.

In particolare notiamo che nel cosiddetto "vangelo di Tommaso", un testo gnostico, nel suo loghion 39(b) l'espressione del Vangelo di Matteo viene stravolta proprio così: «furbi come serpenti» (cfr. uno studio di G.Bastia, VdT, confronto con i Vangeli canonici [PDF]; ma già sant'Agostino, nel suo discorso 64, spiega cosa significa imitare la prudenza del serpente).

Dunque i neocatecumenali cantano una canzone con un versetto gnostico, tratto da un "vangelo" non canonico, apocrifo, eretico come eretica è la gnosi, e... nessuno mai se n'era accorto!

Le balordaggini esegetiche degli "iniziatori" del Cammino Neocatecumenale poggiano infatti sull'ignoranza dei loro seguaci che non si accorgono che:

1) Kiko è uno gnostico: possiede una concezione fangosa dell’uomo (come nell’apocrifo di Giuda, altro testo gnostico). Kiko interpreta l’argilla con cui il “Vasaio” creò l’uomo come fango/peccato;

2) Kiko è uno gnostico: il neocatecumenale per convertirsi deve infatti giungere alla conoscenza dell’infima natura peccaminosa propria, deve riconoscere di essere "figlio del demonio/malvagio demiurgo" (cfr. ad esempio la tappa in cui i neocat devono dichiararsi figli del demonio);

3) Kiko è uno gnostico: prima di poter recitare il Padre nostro, il neocatecumenale deve aver preso consapevolezza della propria natura fangosa (cfr. ad esempio il versetto del vangelo gnostico di Tommaso: “Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente");

4) Kiko è uno gnostico perché il brano del canto lo ha preso dal cosiddetto "vangelo di Tommaso", testo gnostico dove al posto di “prudenti” c’è “astuti” o furbi”; in tale testo si leggono cose del tipo: “Gesù disse: I farisei e gli scribi hanno ricevuto le chiavi della conoscenza, ma essi le hanno nascoste: non hanno saputo entrare essi stessi, né hanno lasciato entrare quelli che lo desideravano. Ma voi siate furbi come serpi e puri come le colombe”.

lunedì 1 settembre 2014

Dissacrante spiritualità neocatecumenale

Qualche sera fa sono entrato, mandato dal parroco a cercare delle candele, nel ripostiglio dei Neocatecumenali della mia parrocchia.

Mentre cercavo queste benedette candele ho aperto l'armadio della seconda comunità, composta quasi integralmente da giovani (tutti figli, parenti ed amici dei NC della prima comunità), e - attaccato sulla parte interna dell'anta sinistra - ho trovato il foglio che vedete di seguito. Cercando poi tra i ripiani (sempre le candele) ho trovato ancora una decina di copie di questi "volantini":


La sera ho telefonato ai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali di questi ragazzi (sono i responsabili della prima comunità) spiegandogli l'accaduto e leggendogli il testo del biglietto, che avevo fotografato con lo smartphone, ebbene la risposta è stata del tipo: "stai strumentalizzando il niente, queste sono goliardate di ragazzi, i nostri giovani sono puri come colombe e fedeli come Abramo, un pezzo di carta non significa niente!".

Alla faccia....
(La verità vi farà liberi)

venerdì 29 agosto 2014

La comunicazione "non verbale" dei cosiddetti "catechisti" del Cammino

Uno dei due iniziatori del Cammino,
Kiko Argüello Wirtz
Mi chiamo Giuseppe...

ogni agosto, da quel maledetto agosto (GMG Colonia 2005) non riesco più a dormire, sono uscito dal Cammino Neocatecumenale alcuni anni fa e mi porto dentro un rimorso senza confini, un dolore che non si può spiegare...

All'epoca ero responsabile di comunità, feci di tutto per convincere, due miei fratelli di comunità a partecipare alla GMG «perchè lì c'era il Signore ad attenderci»... pur sapendo che il loro figlio non stava bene, da molti giorni aveva un infezione virale... sempre febbre...

Andai a casa loro, usai le "minacce" tipiche del catechista NC: quelle subdole, nascoste... "stai mettendo gli idoli al primo posto"... "non state rispondendo ad una chiamata"... "chi non odia suo padre e sua madre..." Ha ragione Lino: avevamo una "comunicazione" verbale, non verbale, e para-verbale... ma era "solo finalizzata" ad un solo scopo... portare "sudditi a Kiko"... contavano i numeri...scusate se sono confuso nel raccontare... ma il mio cuore si porta e si porterà sempre questa "ferita"...

Per tornare a quella coppia di fratelli, soprattutto con Lei, la mamma, oserei dire che fui "violento"... violento con le parole: usai il fatto che come "catechisti" del Cammino non davano un buon esempio... Ormai ai pellegrinaggi bisognava "raccattare" gente, le comunità erano sempre più vuote e i ragazzi sempre meno, quindi si andava noi più adulti (per fare numero: infatti nel Cammino il far numero è fondamentale).

Questa coppia visse una GMG pessima, con il cuore rivolto verso il proprio figlio che sapevano non stare bene e che non migliorava, sempre al telefono ed in preghiera, molto isolati: e non vi nego che li deridevamo per questa loro "esagerata idolatria" dei figli.

Quando tornammo, il figlio era peggiorato, fu ricoverato in ospedale, il giorno dopo morì.

Da quel giorno maledico il Cammino Neocatecumenale, i suoi "catechisti", il mese di agosto... So che quel ragazzo che avevo visto crescere ora è in cielo e prega per i suoi genitori... Chiedo a Lino: mi aiuti, la prego, quale era "la simbologia"? perchè i neocatecumenali hanno deturpato così tanto la parola di Dio da convincermi a farmi commettere un'atto così indegno??

Io sono colpevole... non avete idea di quante e quali parole usai... mentre il loro posto era vicino al loro figlio... io non so se Dio avrebbe chiamato a sé quel ragazzo comunque... ma il posto di un genitore è al fianco del figlio malato: non c'era nessuna Parola per loro a Colonia... la Parola di Dio vivente era il figlio sofferente...

O.k., sarebbe morto comunque, ma la Carità, la Giustizia, La Verità gridavano una sola cosa... la Mamma e il Padre avevano il Diritto/Dovere di restare al fianco del loro figlio... per questo io mi vergogno...

Chiedo scusa, ma dovevo liberarmi.
Giuseppe


Giuseppe, ti leggo solo ora:

era la GMG di Toronto, io e mia moglie, responsabile e catechista. Mio suocero stava male ma il "dio cammino pretende i suoi sacrifici"... non potevamo dire di no, non si poteva! Restare a Foggia significa "idolatrare il Padre di mia moglie"... "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti" - questo mi dissero, il Signore ci stava aspettando... e tutte le pressioni psicologiche che potevano usare... il Papà di mia moglie morì quando eravamo in Canada, non si poteva tornare indietro, mia moglie non era presente, non lo vide neanche seppellire, certo Lui non se ne accorse, non era più lucido, ma se ne accorse il fratello maggiore... "che razza di Dio è il tuo Dio??" Le urlò in faccia e non Le rivolse più la parola...per anni non gli ha più parlato, solo da poco grazie alla perseveranza di mia moglie, ogni tanto si sentono per telefono...

La cosa che più mi impressionò, fu che non un capo-catechesta venne nella stanza a consolare mia moglie, non una parola di conforto, duri come la pietra, come se quello che era accaduto fosse un bene, ed in effetti era un "bene per il Cammino"... poiché lo avrebbero utilizzato per dare gloria al "dio Cammino"... "vedete Patrizia? ha rinunciato a passare gli ultimi istanti con Suo Padre... così si fa!"... ecco una vera "camminante"... credo che mia moglie ancora oggi non se lo sia mai perdonato... che il Signore Gesù Cristo la possa aiutare... e possa rimarginare la Sua ferita...

Vedi, caro Giuseppe, non sei l'unico, potrei raccontarti centinaia di storie come queste, so con non servirebbe a molto, ma non sei colpevole... non potevamo sapere.
Aldo


L'esperienza di Giuseppe mi ha fatto piangere... io per andare ad una veglia di Pasqua neocatecumenale non sono andata in ospedale da mia nonna, che adoravo, e che è morta poco dopo...

Ho visto un amico di famiglia assistere al funerale della sua figlioletta di due anni e subito dopo andare alla celebrazione della Parola neocatecumenale, lasciando a casa da soli moglie e due figli piccoli... diventò un mito tra i "fratelli". Per me rimane un uomo disperato che non sapeva dove sbattere la testa e non si rendeva conto di niente... ora sia lui che sua moglie sono diventati "catechisti" neocatecumenali... non so davvero cosa dire e cosa pensare..so solo che il lavaggio del cervello è lento, subdolo e forte, fortissimo.
Giada



Parto dall'esperienza di Giuseppe alla Gmg di Colonia per dire alcune cose che penso e se ci legge, nel mio piccolo cercare di sollevare il suo animo.

Mi piacerebbe soffermarmi sull'uso dello stereotipo all'interno del cammino e su come le parole vengano unsate ad uso e consumo:

  • non credo assolutamente che debba sentirsi responsabile di quello che è accaduto. ho vissuto esperienze molto simili alla sua ed anche io provo una profonda vergogna per alcune cose dette, per aver messo delle persone, molte a me care, in una situazione "pesante di cuore", facendogli credere che in quello che dicevo io ci fosse il bene e che loro erano il male. Quanta presunzione!
  • nel cammino, SEMPRE si abusa delle parole e di una data terminologia che anche quanto ne sei fuori, fai fatica a ripulire il tuo lessico. Io, ancora oggi, mi rendo conto che mi viene spontaneo usare parole come fratello, iniziare le mie preghiere con la formula "Signore padre santo" tipica del cammino. A chi non è mai stato in comunità ovviamente queste parole non dicono niente ma tu che ci sei stato capisci perfettamente quanto ancora la tua forma mentale sia sotto quell'influenza.
  • l'uso dello stereotipo mi ha sempre innervosito. Se c'è una convivenza da fare o un pellegrinaggio o una qualunque altra cosa, ecco che l'amato marito o il fidanzato si trasformano nel demonio che ti vuole rubare la convivenza, la mamma da curare e l'esame da fare all'università sono cose delle quali si occuperà il Signore, tutto diventa un tuo "preferire mammona" ed invece molto più semplicemente sono solo piccoli inconvenienti che capitano a tutti e nei quali tutti provano a gestirsi, ma questa è una cosa che vedi e capisci soo quando ne sei fuori.


  • se il cantore di turno dopo che ha messo soldi da parte un anno è finalmente riuscito a comprare la chitarra dei suoi sogni, quella che costava tantissimo, allora il cantore è un idolatra e il suo non è un servizio, ma ha l'idolo della chitarra... se poi invece la stessa chitarra ce l'ha il cosiddetto "catechista" NC, allora in quel caso è il Signore che ha provveduto e poi in fondo "solo cose belle per il Signore".


  • il fardello delle convivenze. Se non riesci perchè hai delle responsabilità sul tuo posto di lavoro, "tu non vuoi convertirti"... salvo poi scoprire che il c.d. "catechista" fa la spola tra la convivenza e il lavoro perche non può assentarsi.
  • se fai un incontro con i "catechisti", quegli incontri fatti "per vedere come sta la comunità" e dicendo "fatti concreti" parli di come qualcuno ti abbia oggettivamente fatto del male, sei sempre tu che hai un giudizio nei confronti di questo o quello, mai che i "catechisti" guardino all'oggettività delle cose.
  • lo dico a chi vive ancora questo cammino. Una cartina tornasole fondamentale per capire la veridicità del cammino che state facendo e la "buonafede" dei catechisti che avete davanti, è GUARDARE LE LORO FAMIGLIE!

Guardate la famiglia dei vostri "catechisti" e forse anche voi, come me, negli anni vi renderete conto che lo stesso "catechista" che condanna i rapporti prematrimoniali ha la figlia che convive, quello che ti dice che hai come idolo il denaro ha il macchinone e se provi a farglielo notare... quello non è macchinone ma "provvidenza".

La maggior parte dei catechisti che ho conosciuto non hanno nemmeno i figli in comunità e mi sono sempre chiesto come fosse possibile... poi crescendo capisci che la puzza delle bugie chi ti vive accanto la sente bene e ai suoi occhi appare forse molto più evidente che "non fai quello che dici".

Potrei continuare all'infinito, ma vorrei tranquillizzare Giuseppe su un punto...

Se ti fossi rivolto ai "catechisti regionali" NC ed avessi esposto la questione, magari dicendo anche che "il figlio di tizio e caio è in fin di vita...sta morendo...non verranno a Colonia per questo motivo..." ti saresti sentito rispondere che era "giusto" lasciare che i morti seppellissero i morti e che comunque per quella coppia a Colonia c'era una storia che Dio voleva fare con loro.

Perché?

Perché nel Cammino è sempre così: non contano le persone, il loro stato d'animo, le innumerevoli sfaccettature della vita e tutta quella sfera di situazioni e comportamenti che solo tu, nel profondo del tuo cuore sai se sono stati compiuti per amore o per ledere.

Quando parlasti, lo facesti per far del male? O eri convinto di fare il bene?

Ti accompagni questo pensiero e trova la pace fratello mio.

La macchina del cammino è qualcosa di mostruosamente piu grande di noi...si comprende solo da lontano.

Ti abbraccio.

Ioceroioso

mercoledì 27 agosto 2014

C'è un unico Maestro... a nessun altro possiamo riconoscere di essere l'unico maestro'.

In attesa della stesura del prossimo articolo, propongo questa riflessione di Chisolm, al solito ricca di profondità e di suggestioni capaci di far pensare, che mi pare rispecchi la nostra situazione, partendo da una delle nostre affermazioni più ricorrenti...

"mantengo intatto il mio diritto di dire no, non sono d'accordo, di porre tutte le mie domande, esprimere tutte le mie perplessità e anche critiche..."

Sacrosanto diritto, anche se credo vada vissuto con un pizzico di ottimismo in più. Certo, forse "ottimismo" è una parola grossa di questi tempi, ma esternare le proprie perplessità senza un minimo di speranza logora ancora di più.

Certe volte, nel vivere l'attaccamento alla tradizione in cui gran parte di noi è cresciuto, ci si può sentire come portatori di handicap più che sani atleti che cercano di portare a termine la corsa o combattere la buona battaglia.

Mi viene in mente un bel libro di Giuseppe Pontiggia, "Nati due volte". E' la storia di un uomo, un professore colto e raffinato, a cui nasce un figlio che, per colpa del forcipe, riporta serie lesioni che ne minano il corpo pur lasciandogli un'intelligenza vivissima. Il padre vive male questo handicap, non sopporta i "poverino..." che la gente sussurra quando passeggia col figlio: è la storia di un difficile rapporto, ma se ben ricordo, c'è un piccolo episodio che vorrei sfruttare, se la memoria non mi tradisce.

Il ragazzino, pur vivendo una vita difficile, prova gioia solo nell'oratorio, a cantare o a tentare di farlo, aiutando i chierichetti e il parroco. Conosce, con il suo handicap, la gioia del darsi così come si è, da povero servo in-utile, non nel senso che comunemente gli attribuiamo, ma nel suo etimo: senza utile, senza ricompensa, nella gratuità.

Il padre è un po' contrariato di questo darsi del figlio in un contesto nel quale, non mancano i "poveretto... che disgrazia... povera anima...", per questo, un giorno, tenta di dissuadere il ragazzino dal suo piccolo ministero parrocchiale.

E' a questo punto che scatta, forse, una delle frasi più intense del libro. Essa ci fa riflettere, perché ci indica non solo il coraggio della critica giusta, ma anche il diritto di dire quello che si pensa, facendo "ragionare" la propria speranza con il tocco lieve della mitezza, come suggerisce lo stesso Pietro.

Il ragazzino, dunque, di fronte ai tentativi del padre di sradicarlo di là dove egli è, almeno un po', felice, gli risponde:
"Papà, tu non sei l'unico maestro..."
Non ricordo se dica "il solo" o "l'unico", ma è irrilevante, perché il senso è chiaro.

Se, analogamente, qualsiasi appartenente a qualsiasi comunità avvertisse nelle parole di chi in quella comunità insegna, lo stridore di una Parola abusata, piegata, distorta, biascicata in litanie che non contengono più l'Oltre da cui quella Parola è scaturita, allora quel "qualsiasi" membro di quella "qualsiasi" comunità ha ben il diritto di alzarsi e dire: "Tu non sei l'unico maestro".

E' solo una riflessione...
Chisolm

martedì 26 agosto 2014

Comportamenti dei Santi nei confronti dei "novatori" che attribuiscono nuovi significati alla fede.

L'immagine a lato raffigura S. Ambrogio che frusta gli eretici...

San Francesco di Sales conclude il capo 29 della II parte della Filotea dicendo che bisogna diffamare, nel senso di smascherare evidenziandone gli errori (ben inteso rimanendo nella verità), tutti i nemici dichiarati (nonché quelli subdoli) di Dio e della Chiesa, poiché è giusta carità gridare al lupo quando è tra le pecore, anzi, in qualunque luogo egli sia.

Sant'Agostino qualifica i "novatori" (coloro che inventano sulla fede nuovi significati) dicendo che sono "insolenti" e non sopportano alcun appunto, fino addirittura a ridurre le questioni a un banale litigio o contenzioso. Per questo il santo richiedeva che venissero trattati con una certa "caritatevole asprezza".

È l'asprezza della verità che fa tanto male ai neocatecumenali.

Sant'Agostino indicava coloro che deviano dalla via della fede come "seduttori, scellerati, ciechi, stolti, gonfi di scellerata superbia, calunniatori", altri li qualificava "mentitori, dalla cui bocca esalano mostri di menzogne, iniqui, perversi, maledici, deliranti", altri ancora "sciocchissimamente loquaci, furenti, frenetici, menti tenebrosissime, fronti impudentissime, lingue procacissime".

Se sant'Agostino è così severo contro coloro che distorcono la fede, come possiamo noi tacere di fronte agli scempi liturgici e agli strafalcioni dottrinali presenti nel Cammino Neocatecumenale?

Transustanziazione: brevi riflessioni

Il rito eucaristico «mette il Calvario sul nostro altare» [...]
(L'immagine a lato riproduce l'Altare del Calvario nella omonima Cappella all'interno della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme)

Non sarebbe possibile nulla di tutto ciò che il rito è in sé e comporta - dato lo scopo per il quale è stato istituito - senza il prodigio della transustanziazione. Gesù ha voluto rendere presente il Sacrificio della croce quanto al suo profondo nucleo di Mistero della salvezza, velando gli elementi empirici della propria natura umana dolorante. Elementi che poterono verificarsi una sola volta, quando costituirono il sacramento del Sacrificio per i testimoni della Passione.

Ora, perché il MISTERO fosse presente ai futuri credenti di tutti i luoghi e i tempi, era indispensabile un diverso sacramento, reperibile ovunque e sempre: quello degli accidenti del pane e del vino interamente trasformati nella sostanza del Corpo e del Sangue della Vittima.

Per conseguenza, senza questo prodigio - massimo di tutti i possibili -, non avremmo potuto avere la Messa quale SACRAMENTO DEL SACRIFICIO. Avremmo avuto il SACRIFICIO IN SÉ, raggiunto dalla fede alla luce della Rivelazione; non però il SACRIFICIO CELEBRATO sensibilmente come supremo atto pubblico di culto, comprendente la consumazione della Vittima offerta, quale parte integrante del rito eucaristico, simbolo più sublime dell'unità dei fedeli, membri del Corpo Mistico.

Logico perciò l'atteggiamento dei Protestanti, che:
- negano il Sacrificio della Messa;
- negano la transustanziazione;
- negano il sacramento dell'Ordine sacro;
- negano il sacerdozio ministeriale;
- negano la Chiesa Gerarchica;
- negano il suo Magistero infallibile.

Tutto, per loro, si risolve in un fatto di coscienza, quale atto di fede nella Parola di Dio, interpretata ciascuno secondo l'incontrollata e incontrollabile mozione interiore dello Spirito.

Ma a noi, più che altro, interessa riflettere sulla transustanziazione, decisamente respinta ed irrisa da quanti, negando la messa COME SACRIFICIO, la riducono ad un CONVITO ESCLUSIVAMENTE COMMEMORATIVO DEL SACRIFICIO..., spingendosi a ritenere pane e vino consacrati come un puro simbolo della mistica presenza di Cristo e dell'unione - in Lui - fra tutti i commensali.

Appunto l'eresia ripetutamente e solennemente condannata dalla Chiesa.

***
La vera, reale e sostanziale presenza di Cristo (Conc. di Trento, D-S 1636), indispensabile perché la Messa evidenzi l'unico e irripetibile Sacrificio della croce, esige necessariamente la transustanziazione.

La Chiesa, da quando all'inizio del secolo XIII, sotto Innocenzo III, ha cominciato a parlarne, l'ha sempre intesa come conversione di tutta la sostanza (= materia e forma) del pane e del vino nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo... La voce usata esprime la verità di fede così fedelmente, che impugnerebbe il dogma chi presumesse di sopprimerla (cf. Innocenzo III, D-S 782; Conc. Later. IV, iv. 802; Conc. Ecum. II di Lione, iv. 860; Conc. Ecum. di Firenze, iv. 1352).

Il Concilio di Trento ne conferma l'esattezza, contro la teologia protestante del tempo, osservando: «...Convenienter et proprie a sancta catholica Ecclesia "transustantiatio" est appellata» (iv. 1642). E ancora nel canone: «...Quam quidem conversionem catholica Ecclesia aptissime "transustantiationem" appellat» (iv. 1652).

Pio IV, nella sua Professio fidei Tridentina, conferma tutto (Iniunctum nobis, iv. 1866). E così pure Benedetto XIV (D-S 2535), Pio VI contro il Sinodo di Pistoia (iv. 2629), Pio XII nella provvidenziale enciclica Mediator Dei, 57 (iv. 3848).

Degna di particolare rilievo la sua avvertenza a proposito di quanti negano la transustanziazione, in base ai pregiudizi dell'empirismo, del fenomenismo, del positivismo, dell'agnosticismo antimetafisico...: «Né mancano coloro che sostengono che la dottrina della transustanziazione, in quanto fondata su di un concetto antiquato di sostanza, deve essere corretta in modo da ridurre la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia ad un simbolismo, per cui le specie consacrate non sarebbero altro che segni efficaci della presenza di Cristo e della sua intima unione nel Corpo mistico con i membri fedeli» (Humani generis, 16, iv. 3891).

Paoli VI torna sull'argomento contro le teorie che, invece di sostenere la transustanziazione, che indica il livello ontologico del prodigio, preferiscono limitarsi ad una transignificazione e transfinalizzazione che, pur essendo innegabili, la suppongono necessariamente (MF, 4).

«Cristo - spiega nella Professione di fede - non può essere presente in questo sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione».

***
Sembra che ciò non basti al pontefice, perché insiste sviluppando il pensiero: «Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino, proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all'unità del suo Corpo mistico...» (iv.).

(p. Enrico Zoffoli, «Questa è la Messa, non altro!», edizioni Segno, 1994, ISBN 88-7282-143-6; la citazione è tratta dalle pagg. 66-69)

La messa è il sacrificio di Cristo, nel quale Lui si immola come Vittima Innocente [Hostiam puram, Hostiam sanctam, Hostiam immaculatam] sotto i segni sacramentali. Il Magistero della Chiesa ci insegna come dobbiamo partecipare a questo sublime sacrificio dell’altare: “... i fedeli devono unirsi a questo sacrificio offrendo se stessi come vittime”.
“Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri [...] è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!” (Eb 9, 11-14)

Ogni altro sacerdote offre qualcosa fuori di sé, Cristo ha offerto se stesso; ogni altro sacerdote offre delle vittime, Cristo si è offerto vittima! Sant’Agostino ha racchiuso in una formula celebre questo nuovo genere di sacerdozio, in cui sacerdote e vittima sono la stessa cosa: “Ideo victor, quia victima, et ideo sacerdos, quia sacrificium”: vincitore perché vittima, sacerdote perché vittima” (Confessioni, 10,43)
Anche la nostra disposizione deve essere quella di vittime, offrendoci con tutto il nostro essere, con tutta la nostra anima, con tutta la vita, insieme a Lui, uniti a Cristo Vittima Innocente. Uniti a Lui, con Lui e in Lui, per mezzo dello Spirito Santo, in quanto membra del del Suo Corpo Mistico, ai piedi del suo stesso Altare. Se noi non abbiamo questa disposizione interiore, quella di unirci con tutto l’essere al sacrificio che Cristo realizza ogni volta hic et nunc sulla croce, la nostra offerta è solo esteriore, e quindi farisaica. Se ci uniamo al sacrificio eucaristico di Gesù, il fuoco dello Spirito Santo, che brucia il pane trasformandolo nella carne dell’Agnello, brucia tutto ciò che è in noi non è gradito a Dio e fa sì che quanto avviene presso l'Altare diventi anche nostra vita.

Perciò nella Messa, dove si rinnova la sua morte in croce, dobbiamo essere immolati con Lui, per essere presentati, con Lui e in Lui, al Trono dell'Altissimo come unico sacrificio santo e gradito a Dio. Questo è la Messa. Che è anche ringraziamento Lode e Adorazione nonché Santa Comunione proprio per quanto si compie ad Opera del Signore.

Ogni altra 'forma' non è altro che scimmiottatura e banalizzazione, quando non è profanazione.

lunedì 25 agosto 2014

Apertura alla vita e incapacità di avere un equilibrio

Il Kiko-show del sabato sera
Questo post ha come oggetto un tema a me molto importante e che volevo trattare da tanto tempo: la c.d. "apertura alla vita" che, a detta dei neocatecumenali, essi avrebbero a dispetto degli altri cristiani, c.d "della domenica", per loro degli inutili egoisti e chiusi nel proprio io.

E' noto che molte famiglie nc hanno una media molto abbondante di figli: 6,7,8,9 ma si arriva tranquillamente anche ad ad oltre 10 figli.

Questa, chiamiamola "particolarità" familiare non comune neppure ai tempi dei nostri nonni dove, se si guardano le statistiche, la media per figli nel secolo scorso era comunque sotto i 5, esige una piccola riflessione sull'argomento.

Oggi, nel XXI secolo, è da considerarsi un comportamento di fede avere costantemente gravidanze?

I soliti nc cominceranno ad obiettare che qui siamo contro la vita, addirittura ho letto di nc che ci tacciono di abortisti (!), etc.

Niente di più falso, invece.

Comincio con il dire che io vengo da una famiglia molto cattolica, i miei genitori mi hanno trasmesso la fede anche nelle situazioni di difficoltà che si sono succedute nella nostra vita come la perdita del lavoro da parte di mio padre o una malattia che ha colpito nostra madre ad un certo punto. In tutto questo mai ho dubitato dell'amore del Signore per me ed i miei cari.

"Allegria" neocat
La mia, però, non è una famiglia numerosa (siamo 3 figli)! E non perché i miei genitori adottassero metodi contraccettivi, anche se già mi immagino i nc che pensano che non è vero.
Semplicemente i miei hanno adottato quella che nell'Humanae vitae è definita "paternità responsabile". Basata su metodi naturali e la responsabilità dell'atto sessuale.

Allo stesso modo oggi nella nostra parrocchia le famiglie in maggioranza hanno una media di 2,3 o 4 figli. Non ci sono famiglie "chiuse alla vita", ma sono vere famiglie cristiane dove i genitori seguono i loro figli personalmente e si preoccupano in prima persona di dare loro una educazione cattolica.
Nessuno ha mai sentito l'esigenza di dover avere gravidanze una dietro l'altra, tipicamente segno distintivo dei nc (e tralascio la parte "economica" sulle somme che il cammino elargisce a queste famiglie, perché occuperebbe troppo spazio).

Attenzione, io non giudico nessuno, perché non mi interessa e perché non sono demandato dal Signore a giudicare i cuori, ma avere tante gravidanze è ovvio che implica necessariamente una forma di non equilibrio.

E' un atteggiamento non della Chiesa, ma moderno. Figlio invece della nostra epoca modernista, rintracciabile in tante sette nordamericane, ad esempio.
Io ho sempre sostenuto che il cammino è figlio del pensiero moderno, non ha nulla della chiesa delle origini, è tipicamente novecentesco nelle sue strutture e nel suo modo di valutare ed operare sulle persone.
Non è esagerato dire che tra la chiusura alla vita e l'esigenza di avere molti figli vi sia in fondo lo stesso filo conduttore. Una incapacità della nostra epoca di avere un equilibrio, equilibrio che serve prima di tutto ai figli, che il Signore chiama a se per essere persone autonome e non "figli e figlie del cammino", ma figli di Dio tutti.

In ultimo, se avere tanti figli è segno dell'amore di Dio per te, perché Kiko non si è mai sposato e non ha mai messo al mondo figli e, contemporaneamente, non ha mai preso una via sacerdotale se tanto ama la Chiesa?
(da: C.)