domenica 21 dicembre 2014

Come fu soppressa una comunità neocatecumenale: bastò un libro di padre Zoffoli

Il regno di Kiko è vicino:
striscione dei neocatecumenali
(che non dicono di esserlo!)
presso una parrocchia di Barletta
La mia esperienza nel Cammino Neocatecumenale risale agli anni 1995-1998. Quando nella mia parrocchia iniziarono le cosiddette "catechesi" del Cammino tutti erano entusiasti; eravamo un buon numero di persone e aderimmo al cammino.

Io avevo poco più di 20 anni, la mia fede poggiava, grazie a Dio, sull'esempio di tanti santi del passato e del nostro presente, e fin da subito sentii che nel Cammino c'era qualcosa che non quadrava, però non riuscivo a capire bene cosa, e così sono andato avanti fino a che non ho trovato sugli scaffali delle paoline il libro di padre Enrico Zoffoli, Eresie del Cammino Neocatecumenale.

Leggendolo tutto d'un fiato sono riuscito finalmente a dare un nome a tutto il disagio che avvertivo nelle liturgie NC e mi rendevo conto man mano che leggevo il libro, che già tanta altra gente viveva questo disagio. Così decisi di portare il libro con me durante una riunione con i catechisti per discutere su alcuni temi del libro. Non lo avessi mai fatto, i cosiddetti "catechisti" del Cammino andarono su tutte le furie, ma io non fui da meno; alla fine la comunità NC della mia parrocchia si sciolse, ed io alla luce di ciò che ancora oggi succede nel Cammino.

Ringrazio Dio di avermi aperto gli occhi, perchè il Cristo nutre per l'uomo sentimenti completamente diversi da quelli insegnati dal Cammino: Cristo non umilia, Cristo non offende, Cristo non mortifica, Cristo non abbatte, Cristo se vede uno stoppino appena fumigante non lo spegne, il vero Cristo rialza, risuscita, riabilita, ridà dignità divina al peccatore pentito, il Cristo converte nel silenzio e nell'umiltà, il Cristo è Luce che illumina ogni uomo, Cristo è la verità che ci rende liberi, Cristo è il Pane di Dio per l'uomo, Cristo è il Pane vivo disceso dal cielo, tutte verità che nel Cammino non si vivono e non si respirano, ma la cosa più triste è constatare come chi di dovere non intervenga, e ciò lascia perplessi.

(da: Felice)

venerdì 19 dicembre 2014

I Neocatecumenali, ovvero: i catechisti, il sesso, l'obbligo della riproduzione ed i "fratelli"

Citiamo un interessante articolo da Barinedita.it, ennesima conferma che le storture di questo "movimento" sono oramai note a tutti.
Ovvio che Kiko vieti ai neocatecumenali l'accesso ai social network e limiti quello ad Internet.


BARI - «Quello che volevo era solo parlare con i genitori del mio alunno in merito all’andamento scolastico. Li ho convocati speranzosa di incontrarli dato che ai colloqui non si erano mai presentati. Ma all'ora e nel luogo prestabilito per il giorno dell'appuntamento, si è presentato un ragazzino: il fratellino 12enne del bambino della mia classe, di soli due anni più grande di lui».

Questo è il racconto sbalordito di un'insegnante di una scuola elementare di Bari, che tra i suoi alunni ha un bambino appartenente al Cn (Cammino neocatecumenale), un movimento religioso di ispirazione cattolica che segue regole e precetti che è difficile non definire “stravaganti” . I neocatecumenali ad esempio hanno un sacco di figli (7,8,10…), perché per loro non esiste il sesso al di fuori del meccanismo riproduttivo e ogni bambino deve necessariamente occuparsi del fratello più piccolo.
[...]

A Bari e provincia ci sono 16 comunità neocatecumenali, ospitate ognuna in una parrocchia. «La più importante e più numerosa - spiega il 43enne neocatecumenale Luigi - è quella di Santa Maria Maddalena». Questa sarebbe la famosa "chiesa di Goldrake" di via degli Alfaraniti [...] Nel capoluogo i neocatecumenale trovano “rifugio” anche nella parrocchia della Madre della Divina Provvidenza al San Paolo, in quella di Sant'Antonio alla Madonnella e nella chiesa di San Girolamo nell’omonimo quartiere.

Dicevamo dei tanti figli. I neocatecumenali sono contro l'uso di qualsiasi forma di contraccettivo durante il rapporto sessuale, anche naturale come la pratica del coito interrotto. «Il sesso – afferma risoluto Antonio, 37enne neocatecumenale barese - non è contemplato al di fuori del meccanismo riproduttivo». E la 23enne Martina, che sta cercando di svincolarsi da questo movimento religioso in cui la sua famiglia è saldamente ancorata, racconta a tal proposito: «La mia impressione è sempre stata quella per cui il sesso per loro non sia un atto di piacere o d’amore, ma che sia esclusivamente funzionale all'allargamento della comunità. Della serie “più bambini ci sono, più diventiamo importanti”».

Bambini che come detto vengono subito responsabilizzati all’interno della famiglia. «Visti i numerosi impegni cui la nostra comunità religiosa sottopone i suoi adepti – spiega Edoardo, 56enne barese neocatecumenale - è giusto che i nostri figli, fin da piccoli, si responsabilizzino. E, lì dove sia necessaria una figura di maggiore esperienza, si rivolgano ai loro fratelli più grandi».

Lorenzo, 35enne, ex neocatecumenale, confessa: «Per i neocatecumenali la famiglia è importante, ma in un certo senso svuotata di significato. Io sono cresciuto in una famiglia del Cammino e posso garantire che i rapporti tra me, i miei genitori e i miei cinque fratelli, non sono tipici di un nucleo familiare "normale". Ci si rispetta a vicenda, forse anche a livelli estremi: non esiste scontro ed esiste un rapporto di confronto non solo con i genitori, ma anche tra fratelli. Il tutto però è vissuto in maniera fredda e distaccata, senza emozioni che possano essere considerate troppo “forti”».

E la maestra barese conferma le parole di Lorenzo. «C’è una specie di distacco tra i fratelli del Cn – afferma -. Nella scuola dove insegno ce ne sono diversi appartenenti a vari nuclei familiari: nella stessa famiglia ci sono dai cinque ai sette figli, distribuiti nelle varie classi perché hanno al massimo un anno di differenza l'uno dall'altro. Arrivano tutti insieme, si aspettano per andar via tutti insieme, si aiutano a vicenda per portare gli zaini pesanti, ma non si parlano più di tanto, non si salutano, non si "sfottono" come gli altri bambini. E poi non parlano quasi con nessuno, un pochino solo con i bimbi di altre famiglie che fanno parte del Cammino come loro. E se il fratellino più piccolo fa amicizia con un altro coetaneo, interviene subito quello più grande per “verificare” la situazione. E’ lui che decide, per il fratello, se vale la pena intraprendere l'amicizia o meno».

«I rapporti sociali sviluppati con gente che possiede altre credenze o che pratica altre religioni sono malvisti - spiega Martina -. Solo gli appartenenti all'Opus Dei sono tollerati come potenziali "amici", perché considerati più vicini ai dogmi religiosi del cammino neocatecumenale». E la barese 27enne Franca, che si trova nella stessa situazione di Martina, aggiunge: «I neocatecumenali sono un movimento chiuso, quasi una casta, un gruppo elitario ed endogamo che quindi non può avere rapporti di nessun tipo con persone esterne».

E poi Martina svela: «La cosa più difficile da sostenere è il momento dello "scrutinio", in cui ogni membro si espone davanti a tutti gli altri, di fronte al crocefisso e si sottopone alle domande dei catechisti. Vengono fatte domande sulla vita privata di ognuno davanti a un pubblico attento e pronto a giudicare se si è moralmente “corretti”. Ho visto confessare tradimenti tra moglie e marito o ragazze essere guardate male da tutti per essere uscite con gli amici il sabato sera dopo la celebrazione della messa. La cosa che più di tutte non comprendo è il potere dato ai catechisti, sembrano quasi delle divinità».

E in effetti Martina ha ragione: la figura che ha più importanza all'interno delle comunità è quella del catechista. La struttura interna del Cn è infatti organizzata secondo una forma gerarchica: Kiko e Carmen sono i catechisti con più potere e sotto di loro esistono tanti altri catechisti sparsi per il mondo che agiscono all'interno di comunità ben definite e distribuite e che hanno rapporti costanti con i loro superiori. «Le singole comunità - racconta la 32enne neocatecumenale barese Stefania - sono organizzate attorno alla figura del catechista che amministra il culto e gestisce le risorse».

Ma allora, che ruolo hanno i sacerdoti? «I preti - risponde il 46enne cattolico Marco - sono mere presenze investite di una dubbia sacralità, ma in realtà esautorate da ogni autorità, che legittimano l'ispirazione religiosa del movimento e la sacralità dei luoghi di culto. Ma la loro funzione si esaurisce in questo: loro non hanno alcun potere, servono solamente a rendere religioso ciò che di religioso ha ben poco».

(citazioni tratte da un articolo di
Mariangela Dicillo per il portale barinedita.it)

mercoledì 17 dicembre 2014

Non "presbìteri", ma sacerdoti!

Assenza del senso del sacro nelle liturgie neocat:
è solo un cerimoniale casereccio
Citiamo la lettera della Congregazione per il Culto Divino, 20 settembre 1997 (prot. 760/96/L, 761/96/L; testo originale in inglese, traduzione italiana reperita su PagineCattoliche):
Fra di essi un problema preminente è la decisione dei traduttori di interrompere la comune usanza cattolica e tradurre il termine latino presbyteri non con "sacerdoti", ma con "presbìteri".

Questo non può ottenere il consenso della Santa Sede poiché rischia di essere frainteso dal popolo e rappresenta una tendenza teologica inaccettabile.

In particolare, esso costituisce l'abbandono di un termine che contiene un senso di sacralità, che porta in sé la storia dello sviluppo della fede, a favore di un termine che non lo fa.


Tale lettera del 20 settembre 1997 riguarda la traduzione in lingua inglese del Messale Romano. Nella lettera però vengono espressi dei giudizi che evidentemente non valgono solo per la lingua inglese:

Il sacerdote neocat
è puramente ornamentale

nel cerimoniale kikiano
1) c'è una riconosciuta comune usanza cattolica di chiamare "sacerdoti" i sacerdoti;

2) tale usanza contiene un senso di sacralità e porta in sé la storia dello sviluppo della fede;

3) c'è poi una inaccettabile tendenza "teologica" di chiamare "presbìteri" i sacerdoti;

4) tale tendenza (cioè tale moda) è inaccettabile e perciò non può avere il consenso della Santa Sede.



Anche nel Cammino Neocatecumenale vige l'inaccettabile tendenza di chiamare "presbìteri" i sacerdoti.

Questo avviene perché i neocatecumenali si sentono superiori ai cattolici "della domenica", e perciò vogliono sfoggiare un linguaggio esotico e complicato.

Famiglia neocat in "missione"
in Perù per conto di Kiko:

celebrazione "domestica"
all'insaputa del vescovo
e del parroco
Purtroppo nel Cammino il sacerdozio è assai squalificato e banalizzato: lo si nota in modo particolare dal modo di celebrare la liturgia nelle comunità neocatecumenali e nelle cosiddette "famiglie in missione", dove il sacerdote non viene inteso come l'intermediario tra Dio e il suo popolo, col suo ruolo di guida, insegnamento e santificazione, ma solo come un incaricato liturgico.

Si pensi ad esempio al fatto che, nel Cammino, a vagliare le vocazioni al sacerdozio sono dei laici. Oppure al fatto che a "scrutinare" (cioè umiliare) i sacerdoti - con le diaboliche "confessioni pubbliche" - sono dei laici (i cosiddetti "catechisti" del Cammino). E che nonostante tutti i possibili proclami di ubbidienza al vescovo, l'ultima parola sui presbìteri neocat resta sempre quella dei cosiddetti "catechisti". O ancora pensiamo alle "alzate emotive", alla ridicola cerimonia delle "chiamate vocazionali di Kiko", alla necessità di creare una rete kikiana di "cento seminari" per evitare che i futuri presbìteri di Kiko abbiano modo di conoscere la liturgia della Chiesa Cattolica e l'insegnamento della Chiesa Cattolica. E soprattutto per evitare che tali futuri presbìteri si rendano conto che per il loro triplice compito sacerdotale (sacramenti, dottrina, guida) dipendono esclusivamente dal vescovo, e non dalla gerarchia dei cosiddetti "catechisti" neocatecumenali.

Tutti quei discorsoni pomposi sulla terminologia "teologica" (presbìteri piuttosto che sacerdoti) sono dunque soltanto la foglia di fico per nascondere la superbia e per dare sottilmente a intendere che per i kikos la gerarchia che conta è quella neocatecumenale, fatta da laici fedelissimi di Kiko e Carmen, non quella della Chiesa Cattolica fondata sul sacramento dell'ordine sacro.

lunedì 15 dicembre 2014

Come strumentalizzano Paolo VI

Il Cammino Neocatecumenale si propone come un itinerario di «riscoperta del battesimo».

Anzitutto notiamo che chiunque può proporre la riscoperta di qualcosa di buono (il sacramento del battesimo, il canto nella preghiera, l'arte sacra, gli scritti patristici, la spiritualità monastica, la carità a servizio delle esigenze della parrocchia, ecc.: esistono miriadi di gruppi, associazioni, movimenti, piccoli, grandi e piccolissimi, che "riscoprono" qualcosa): infatti tutto ciò che è buono viene da Dio, per cui l'idea della "riscoperta di ciò che è buono" sottintende il desiderio di «gustare e vedere quant'è buono il Signore».

Da questo punto di vista l'atteggiamento dei vescovi e del Papa è sempre quello di incoraggiare e guidare. Un gruppo di giovani desidera riscoprire la spiritualità monastica? Vengano incoraggiati e aiutati! Un'associazione intende riscoprire la virtù della carità verso gli ammalati? Il vescovo non potrà che lodare l'iniziativa, e magari farli sostenere dalla Caritas e da congregazioni dal carisma simile. Questi episodi sono talmente normali che nessuno ci fa più caso: e sono una tipica dimostrazione della paternità della Chiesa.

Ma le vie dell'inferno sono sempre lastricate di buone intenzioni. Infatti il problema nasce quando la "riscoperta di qualcosa" nasconde in realtà qualcosa di diverso: dietro la foglia di fico del "riscoprire" si cela in realtà un altro programma, fatto di strane pretese che non possono essere poste alla luce del sole. Come ad esempio il gruppo di donne che fa le pulizie in una parrocchia qui vicino, organizzato da una signora che non ha praticamente mai toccato scope e secchi e che aveva solo intenzione di comandare e di gloriarsi (la signora in questione, incidentalmente, è neocatecumenale - e perciò potete immaginare quanta caritatevole pulizia della parrocchia risulti da un gruppo del genere...).

Oppure, al livello più alto, quando Kiko prende un discorso di Paolo VI che elogiava il "riscoprire" il battesimo e il "catecumenato" di preparazione, ossia elogiava il desiderio di vivere meglio i sacramenti e di conoscere di più la dottrina cattolica... e Kiko lo trasforma in una lode al Cammino.

Nell'udienza generale (udienza «generale», non un intervento di lode al Cammino) il 12 gennaio 1977 (in piazza erano presenti anche Kiko, Carmen e i loro pochi seguaci: il Cammino si era installato in una parrocchia romana appena otto anni prima, a novembre 1968), Paolo VI ricorda la necessità dell'impegno di tutti all'«edificazione del Corpo Mistico di Cristo» (cioè la Chiesa), la necessità di «evangelizzare, catechizzare», e il fatto che tale opera sia «un onore, una fortuna, una vocazione nobilitante ed esaltante».

Quindi dice:
Adesso possiamo comprendere anche la testimonianza che i nostri odierni visitatori ci offrono: essa si svolge intorno al cardine della vita cristiana che è il battesimo, il sacramento della rigenerazione cristiana, il quale deve ritornare ad essere ciò che era nella coscienza e nel costume delle prime generazioni del cristianesimo. La prassi e la norma della Chiesa hanno introdotto la santa abitudine di conferire il battesimo ai neonati, lasciando che il rito battesimale concentrasse liturgicamente la preparazione che, ai primi tempi, quando la società era profondamente pagana, precedeva il battesimo, e che era detto catecumenato. Ma nell’ambiente sociale di oggi questo metodo ha bisogno d’essere integrato da una istruzione, da una iniziazione allo stile di vita proprio del cristiano, successiva al battesimo, cioè da un’assistenza religiosa, da un allenamento pratico alla fedeltà cristiana, da un inserimento effettivo nella comunità dei credenti, che è la Chiesa.

Ecco la rinascita del nome «catecumenato», che certamente non vuole invalidare né sminuire l’importanza della disciplina battesimale vigente, ma la vuole applicare con un metodo di evangelizzazione graduale e intensivo, che ricorda e rinnova in certo modo il catecumenato d’altri tempi.

Chi è stato battezzato ha bisogno di capire, di ripensare, di apprezzare, di assecondare l’inestimabile fortuna del sacramento ricevuto. E noi siamo lieti di vedere che questo bisogno oggi è compreso dalle strutture ecclesiastiche istituzionali e fondamentali, le Parrocchie. Si prospetta così una catechesi successiva a quella che il Battesimo non ha avuto; la «pastorale degli adulti», come oggi si dice, viene delineando, crea nuovi metodi e nuovi programmi; poi nuovi ministeri sussidiari sostengono la più esigente assistenza del Sacerdote e del Diacono nell’insegnamento e nella partecipazione alla liturgia; nuove forme di carità, di cultura e di solidarietà sociale accrescono la vitalità della comunità cristiana e ne fanno di fronte al mondo la difesa, l’apologia, l’attrattiva.
Paolo VI, cogliendo spunto dai battesimi di quel giorno, ha inequivocabilmente elogiato e incoraggiato l'evangelizzazione della Chiesa (quella basata sul Vangelo, senza equivoci o reinterpretazioni), la catechesi della Chiesa (quella basata sul Catechismo, senza voli pindarici e aggiustamenti di comodo), la formazione degli adulti (sulle verità di fede, sul Catechismo, sul Magistero, non sulle invenzioni esegetiche/dottrinali di qualche ignorante), la "coscienza" dei primi cristiani (non i loro specifici gesti) e nel frattempo ha ricordato la centralità della parrocchia nell'organizzazione della Chiesa e il fatto che la disciplina vigente della Chiesa non può essere alterata dalle iniziative dei singoli, per quanto fondate sulle buone intenzioni.

Ed ecco dunque lo stratagemma di Kiko: da un lato "appropriarsi" delle parole di Paolo VI, come se fossero state dette solo ai neocatecumenali;
  • dall'altro il presentarle come un elogio alla prassi del Cammino;
  • e addirittura di millantare che sarebbe stato il Signore a ispirare l'elogio.
Notate come Kiko dice «una catechesi che ci ha fatto Paolo VI sul Cammino Neocatecumenale» anziché dire "una catechesi di Paolo VI che - provenendo dal Papa - riguarda anche noi".

Notate poi come Kiko pretenda che sia «impressionante come il Signore gli ha ispirato di dedicarci una sua catechesi per tutta la Chiesa»: Kiko mistifica Paolo VI pretendendo che il presunto elogio al Cammino, di presunta ispirazione divina, sarebbe normativo per tutta la Chiesa.

Qualunque idea abbiano di Paolo VI, gli stupidi e gli ignoranti - fuori e dentro il Cammino - crederanno alle panzane di Kiko e diranno che Paolo VI avrebbe inopinatamente elogiato il Cammino, all'epoca numericamente irrilevante.

Chi invece va a leggersi il testo dell'udienza generale di Paolo VI del 12 gennaio 1977 e lo pone a confronto con l'interpretazione kikiana, capisce benissimo dov'è l'inganno.

E riflette sui motivi per cui il Cammino ha sempre bisogno di mistificazioni. strumentalizzazioni e menzogne per andare avanti.

sabato 13 dicembre 2014

Caspita se mangiano!

Arrivano i kikos!
Ho avuto la sfortuna di entrare nel Cammino all'età di vent'anni, ero un giovane spensierato amante della vita che mi si stava presentando davanti, pieno di amici, sportivo, musicista, cresciuto in parrocchia, approdai nel Cammino su invito del parroco, dato che suonavo la chitarra e lo aiutavo in chiesa nell'animazione della Santa Messa. Fu lui ad invitarmi alle cosiddette "catechesi" dato che era nata una comunità neocatecumenale ma non avevano chi suonasse la chitarra. Io fui molto onorato di partecipare visto che era frequentato già da persone che avevo visto in chiesa tutte le domeniche, mi fu molto facile aggregarmi: non entrai perché ero un lontano, non entrai perché drogato, non entrai perché disperato, non entrai perché la mia era una famiglia disastrata, entrai solo per curiosità per continuare la collaborazione con il mio parroco, perché vi conoscevo molte persone.

La mia fu una carriera fulminante: subito responsabile e di conseguenza "catechista", ero un neocatecumenale convinto, parlavo e suonavo l'itagnolo, già mi vedevo su di una piroga sul Rio delle Amazzoni, la comunità mi sosteneva in tutto e per tutto ed io mi votai alla mia comunità, abbandonai la vita che fino allora conducevo per dedicarmi al 100% al Cammino.

Il fatto di essere responsabile, durante una "convivenza" (riunione di catechisti regionali) a Porto San Giorgio, mi portò alla scoperta di una grossa menzogna da parte dei vertici del Cammino nei confronti di tutti noi che camminavamo.

Erano state fatte in una settimana ben due collette per gli "itineranti": fin qui niente di male ma, durante quella convivenza, quando si era seduti a tavola, si parlò di queste collette e alcuni dissero che avevano fruttato un miliardo e mezzo di lire. Io che ero un giovane pischello catechista, per entrare nel discorso, per sentirmi importante dissi: "Caspita se mangiano questi itineranti", mi fu risposto: "Ma che itineranti, è stato comperato un immobile a Roma di quattro piani".

Sentendomi tradito imbrogliato, da responsabile riferii il fatto alla mia equipe illudendomi di ottenere il loro sostegno. E invece no: i miei fratelli d'equipe invece di riflettere sull'accaduto mi denunciarono ai nostri "catechisti" che in modo subdolo e violento, con l'inganno, mi attirarono in casa di un fratello dicendomene di tutti i colori. Lo ripeto: con violenza, con urla da indemoniati (in casa mia non l'avrebbero potuto fare, i miei genitori di sicuro li avrebbero cacciati fuori di casa), mentre i miei fratelli di equipe erano lì immobili e impassibili, loro non volevano credere a quello che io ingenuamente avevo riferito loro, rimasero lì impassibili perché avevano bisogno di qualcuno in alto che mi smentisse, avevano bisogno di qualcuno che mi rendesse ridicolo, riconsolidasse le loro fondamenta che erano state scosse dalla mia notizia.

Badate bene che il catechista che mi torchiò come un nazista della Gestapo non disse mai che avevo mentito, ma che stavo facendo un grosso danno al Cammino, gratuitamente mi traumatizzarono dicendo che io annunciavo il "demonio", gratuitamente fui allontanato, gratuitamente fui emarginato, gratuitamente fui abbandonato... Tutto questo scosse tanto la mia sfera emotiva che quasi impazzii, cominciarono giorni bui di lotta con una voce che mi diceva di farla finita, che mi diceva come farlo e dove farlo, tutti i santi giorni per anni, la mia vita era completamente cambiata, la forza di affrontare quella "voce" non mi mancò mai anche perchè vivevo in una famiglia "solida" che mi fu vicina, però ho impiegato molti anni per vincere quella "voce".

Gli anni più belli della mia gioventù, bruciati, gettati al vento da un'orda di falsi profeti che avevano anche la faccia di bronzo di dirmi: "il Cammino non è per tutti"! Falsi ed ipocriti, io ero stato uno di loro e mi gettarono via come una carta straccia di una caramella.

Scrivo tutto questo perchè come dal titolo della pagina "Nel cammino i miei problemi si sono moltiplicati": ebbene io testimonio che per me nel "Cammino i miei problemi sono incominciati".

Nell'indifferenza totale di tutti i fratelli del Cammino.

Problemi che oggi ho felicemente risolto, dico sempre che sono nato due volte, stavo per buttare la mia vita ma sono rinato a nuova vita senza l'aiuto delle catechesi e del cammino, sempre dirò questa cosa nella speranza che possa aiutare qualcuno, uscire da una crisi come la mia "da solo" è stato molto duro e molto lungo, mi ha rubato gli anni più bella della mia gioventù, ero diventato uno zombie tanto che stavo per perdere anche il lavoro, ora sono felicemente sposato con prole, tutto è solo un brutto ricordo, per sette anni rinnegai la Chiesa fino all'incontro di un giovane prete diocesano che mi ricondusse all'ovile a cantare le lodi del Signore.
(da: Ex NC)

giovedì 11 dicembre 2014

Disonestà delle "catechesi iniziali" del Cammino

Orrida sala liturgica neocatecumenale in
un garage di una palazzina abusivo a Roma
Qui sotto, la risposta di C. ad un invito ad andare alle "catechesi" del Cammino.


Veramente ironici quelli che parlano delle catechesi (chiamiamole così) del cammino con l'aggettivo di "gratuità".

Nel cammino, nulla è gratis. Questo indipendentemente da cosa ne possa pensare io, nel bene o nel male, di questo movimento (o cammino, come diceva Carmen a Papa GPII).

Ora, il punto cruciale delle "catechesi iniziali" di Kiko è uno solo e molto banale: in quei 15 giorni non ti verrà mai detto cosa è veramente il cammino.

Qui, miei cari, siamo nel campo dell'onestà e della correttezza, non delle opinioni. Se si dicesse dal primo giorno:
- nel cammino non è ammessa una spiritualità fuori da quanto concordato da Kiko (matrimoni endogami, paternità irresponsabile, sacerdozio per i seminari RM, etc.),
- nel CN si dovrà dare una decima parte dei tuoi guadagni in perpetuo a partire da una certa tappa in poi,
- nel CN non potrai mai contraddire i tuoi c.d. "catechisti", etc. etc.

Se si dicesse così scapperebbero tutti!

Poi il solito discorso degli estremismi, per i nc non esiste la persona normale che va in Chiesa. Per loro o fai il cammino oppure, se sei un "giovane" devi essere un drogato, uno che butta la sua vita etc.

Sappiate che io ho visto personalmente vite che si sono distrutte nel cammino. E non sto affatto scherzando o esagerando!

Strane simbologie nelle
"opere" di Kiko Argüello
Avevo amici laureatisi con il massimo dei voti in matematica, in fisica e in ingegneria che facevano il cammino con me, li ho visti giovani abdicare il loro percorso lavorativo e umano per ritirarsi solo nella comunità, rimasti con famiglie numerose (cosa bella, intendiamoci! Ma deve essere voluta davvero e non perché un gruppo ti ci sprona), vivere senza slanci, senza il vero fervore cristiano.
Li ricordo perennemente insoddisfatti, che continuamente si lamentavano della croce della loro vita (ma chi ha realizzato quella "particolare vita"? Cristo o Kiko?).

Con me non attacca questo slogan NC, miei cari. Io quel bellissimo film l'ho vissuto davvero e non mi manca per niente, sappiatelo.

martedì 9 dicembre 2014

La piaga neocat nel viterbese

Vignetta circolante tra i kikos su Facebook
Da qualche tempo sono riprese anche a Viterbo le solite catechesi neocatecumenali… con il solito copione. Cartellone datato fuori dalla parrocchia, bigliettino, manifesto e l’immancabile esperienza di qualche illuminato. Il formato non cambia! Il predicatore o la predicatrice, con voce seria e "faccia mistica", guardando il cielo e tenendo la croce ti racconta di come la sua vita era tremenda, ma come l’incontro con Gesù ha permesso di superare la precarietà e di aprirsi alla vita (vedi anche: Cento piazze, mille bugie)…

Ma chi sono questi poveri precari aperti alla vita? A Viterbo e dintorni spesso si tratta di famiglie poco più che normali (3-4 figli al massimo), tranne qualche raro esaltato; certamente molti non si trovano per nulla in condizioni precarie, dotati (fortuna loro) di un posto di lavoro pubblico e ben attrezzati contro qualsiasi precarietà, non di rado eccezionalmente impegnati nella vita pubblica e politica cittadina. Talmente precari, talvolta, da finire in prima pagina come sostenitori del sindaco...

Non farà meraviglia scoprire che tra di loro "fanno lobby" movimentando assunzioni, trasferimenti e servizi tra di loro. Una vera colonia di kikos, che esercitano tutta la loro ipocrisia di precari del "Dio provvede".

Allora tra un qualche soggetto finito nei guai con la legge, dipendenti con vari figli e poco tempo, una facilità spiazzante nell'accedere alle cose "a numero chiuso"... che pensare? In fondo se sei un onesto kikos a cosa ti serve una specializzazione, un concorso pubblico? A che serve la trasparenza e l’onestà se tra "fratelli" di un specie di chiesa parallela ci si danno aiuti e aiutini?

Se sei dentro gli ingranaggi giusti, con un po’ di olio neocatecumenale, puoi anche laurearti aggirando le regole, scansare i tirocini pratici… che importa, papà, mamma, zii, fratelli tutti hanno un bel giro di amicizie politiche e nel "clero che conta" e si atteggiano quali membri di spicco dell’alta società viterbese! A me pare una condotta di una arroganza degna del peggior ateo!

Vignetta circolante tra i kikos su Facebook
Mi chiedo allora: è solo superficiale disprezzo delle regole od un profondo disprezzo del prossimo, del meritevole, del malato? L’unica cosa veramente precaria tra i neocatecumenali, a me pare essere l’onestà. Leggo qui di neocat esaltati ed integralisti, ma esiste anche una specie più subdola, forse religiosamente timida, ma assai pericolosa, che nell’intimo par proprio credere che queste forme di abuso sul più debole siano manifestazioni di una bizzarra provvidenza. Cioè per loro la carità vale solo all'interno del Cammino.
(da: cristiano verità)

sabato 6 dicembre 2014

Per la serie "tu lo dici": ascoltiamo cosa dicono i capi del Cammino

Il santino di san Kiko!
1) Lo Statuto del Cammino Neocatecumenale è un'ulteriore conferma che la Chiesa Cattolica esige che le celebrazioni del Cammino siano pubbliche e aperte a tutti.

Cosa succede invece nel Cammino?

- un cosiddetto "catechista" neocat ha detto: «...alle ore 20,25 la porta d'ingresso alla chiesa verrà chiusa e non sarà più possibile accedere per nessun motivo...». -- Tutti gli altri fuori!


2) A chi è stato affidato il deposito della fede?

- umiltà del signor dottor (h.c.) Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale: «quello a cui il Signore oggi ha chiamato me, Mario, Carmen e tantissimi catechisti, itineranti, non è tanto formare un movimento, quanto risvegliare la fede della Chiesa, risvegliare la fede del battesimo...» -- Ovvero, la Chiesa non ha fede, o almeno ha una fede addormentata, solo sankiko la può risvegliare...

E i vescovi... chi rappresentano?

- catechista neocat: «...Le prime notizie dal sinodo non sono buone. Preghiamo incessantemente, fratelli, affinché le posizioni sostenute dai Vescovi che più ci rappresentano possano essere appoggiate da un ampio consenso...» -- Pregare per il bene della Chiesa tutta? Quando mai!


3) La spiritualità delle forzature e dei diktat: cioè il Cammino Neocatecumenale.

- ordini perentori dai supercatechisti neocat: «...Oggi tutti in preghiera, dalle 15 alle 17. Inoltre oggi gli uomini NON guarderanno il calcio in TV ed aiuteranno le donne, mentre queste si dedicheranno esclusivamente alle faccende domestiche. Esentati solamente i due fratelli che oggi saranno al lavoro (dovranno però recuperare le due ore di preghiera prima di coricarsi).Questo è quanto stabilito dai catechisti, con i quali abbiamo parlato stamani dopo la telefonata del presbitero relativa all' accaduto di ieri sera: questi continui ritardi, da parte di molti, alle Celebrazioni non saranno più tollerati!...»


4) Ubbidienza assoluta e soprattutto le offerte, tante offerte! Dateci soldi, altrimenti Mammona è in agguato!

- cosiddetto "catechista" neocat: prima cita Kiko dicendo: «"Catechista viene da "catecheo" che è risonanza della fede. Sono qualcuno, se volete, chiamato a "far risuonare" la fede; qualcuno che Dio chiama per fare risuonare le fibre più profonde della fede» (sempre modesto, Kiko). Poi il cosiddetto "catechista" aggiunge: «Dobbiamo quindi, fratelli, sostenere i nostri catechisti, e dobbiamo farlo come ci è stato sapientemente insegnato: con le preghiere, con il rispetto, con l'obbedienza assoluta e con le offerte (e le offerte sono più per noi, fratelli, perchè ci aiutano a separarci da mammona)...»


5) Ignoranza e stupidità

«Lo puoi capire benissimo»
- il cosiddetto "catechista" poc'anzi citato continua citando il signor dottor (h.c.) Arguello: «...Gesù dice che chi non odia suo padre, sua madre non può venire a me. Non lo capisci. E io non te lo spiego. Ma la Parola dice: ODIARE. Lo puoi capire benissimo. Ma chi non sta ascoltando Dio con cuore retto significa che Dio non glielo ha permesso o che lui non vuole perché ascolta il demonio. Dice: Vedi che qui si dicono pazzie. Puoi dirlo! Vai a denunziarci ai Vescovi, qui si dicono pazzie, qui si dice odiare, non amare. Chi lo vuole interpretare male lo faccia. Noi diciamo solo quello che dice il Vangelo!"...»

La Chiesa insegna altro, ma che importa? Kiko ha sempre ragione! anche quando tenta di farci credere che Gesù contraddice il quarto Comandamento. E fa pure lo sbruffone: vai a denunziarci ai vescovi! (si vede che nonostante tutto le denunce gli sono ancora sgradite).

Perfino i bambini sanno che quel versetto (Lc 14,26: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo») riguarda un amore di preferenza (nel senso che non si può mettere l'amore per i propri padri, figli, fratelli, ecc., al di sopra dell'amore che merita Nostro Signore).

E san Tommaso d'Aquino lo fa notare anche riguardo alla distinzione fra peccato e peccatore:
Nei peccatori si possono considerare due cose: la natura e la colpa. Per la natura, che essi hanno ricevuto da Dio, i peccatori sono capaci della beatitudine, sulla cui partecipazione si fonda la carità, come sopra abbiamo visto. Perciò per la loro natura essi devono essere amati con amore di carità. Invece la loro colpa è contraria a Dio, ed è un ostacolo alla beatitudine. Quindi per la colpa, con la quale si oppongono a Dio, tutti i peccatori devono essere odiati, compresi il padre, la madre e i parenti, come dice il Vangelo. Infatti nei peccatori dobbiamo odiare che siano peccatori, e amare il fatto che sono uomini capaci della beatitudine. E questo significa amarli veramente per Dio con amore di carità.
La lettura fondamentalista della Bibbia da parte di Kiko e dei suoi seguaci trasforma il Vangelo dell'amore nel "vangelo dell'odio" da interpretare da sé stessi ("qui si dicono pazzie... lui ascolta il demonio...").


6) Cosa succede a chi naviga internet senza "adeguata guida" di Kiko? Va in perdizione!

- sentiamo ancora quel cosiddetto "catechista" neocat: «...Come già spiegato dai catechisti, nella rete possono esserci numerosi punti di errata informazione (basti pensare ai blog ed ai siti che diffondono FALSE INFORMAZIONI sul Cammino, oppure alle FALSE TESTIMONIANZE che trovate in rete sul nostro fondatore o sui catechisti) e frequentarla "senza adeguata guida" è certamente "pericoloso e causa di sicura perdizione". Quindi massima cautela ed attenzione fratelli!
Su questa pagina potrete quindi trovare solamente notizie selezionate dal Responsabile e rispondenti a verità. Le pagine collegate saranno poche e solamente quelle di fratelli o di altre Comunità del Cammino Neocatecumenale...»

Ovvero, la verità è solo quella del cosiddetto "catechista", che seleziona le notizie evitando i blog che a suo dire diffonderebbero "false" informazioni e "false" testimonianze sul Cammino...

E chi non obbedisce andrà in perdizione!
(da: "l'apostata")

giovedì 4 dicembre 2014

Una liturgia chiusa a cui non doveva partecipare...

Finalmente un po' di tempo per stare al PC e descrivere la cronaca di una liturgia Eucaristica neocatecumenale. Premetto che si trattava di due comunità che sono in cammino una quasi da un anno, l'altra più o meno un anno e mezzo, riunite per la "convivenza di riporto". Io ero l'«estranea» che accompagnava il marito.

La liturgia è stata fatta eccezionalmente di domenica perché non hanno trovato un sacerdote (oops, scusate: presbitero) per quel sabato sera. Doveva iniziare alle 10:30 ma è iniziata alle 12:00, si sa il Signore può aspettare che i fratelli abbiano finito e siano pronti.

La responsabile mi ha fatto notare, davanti a mio marito ed ad altri, che io non potevo partecipare perché alcuni potrebbero trovarsi a disagio durante le "risonanze". Faccio notare a mio marito che avevo capito dallo Statuto del Cammino Neocatecumenale che dovevano essere aperte a tutti e me ne vado... salvo poi essere richiamata dopo un po' perché mio marito ha fatto notare altrettanto davanti agli altri responsabili del Cammino.

Sulla mensa, non oso chiamarlo altare, invece del crocifisso c'era il candelabro spento a nove bracci, Hanukkiah, che è stato acceso prima della consacrazione. Il crocefisso era posto a fianco dell'ambone, precisamente a destra: per loro è più importante non Cristo Eucaristia ma la Parola.

Baciando la "reliquia" che
ti porge il "profeta"...
Il sacerdote durante la messa ci inserisce pure due barzellette, una durante l'omelia l'altra prima della benedizione finale.

Al fianco del sacerdote non c'erano diaconi o accoliti ma due responsabili. Il pane consacrato lo ha spezzato e distribuito il sacerdote mentre l'insalatiera con il sangue di Cristo è stata fatto girare con molto impaccio da uno dei responsabili che ha iniziato dalla parte non dei cantori ma dall'altra, dunque è stato subito richiamato per "invertire il giro".

Finita la liturgia il sacerdote se ne è andato e sono iniziate le collette con i soliti discorsi. Una per l'albergo: "chi non ha nulla metta tutto quello che ha, come la vedova che ha dato tutto ciò che aveva, intanto il Signore poi provvede e ti restituirà il centuplo".
L'altra per l'evangelizzazione: "i seminaristi (o Kiko per i vescovi?) hanno lasciato un grosso conto da pagare, perché sapete cari fratelli che loro non hanno soldi dunque quando vanno alle convivenze o altro non possono pagare. Date un prezzo a questa Eucarestia e mettete dentro il sacco intanto il Signore vi restituirà il centuplo".

Balletto finale intorno alla mensa con un po' di problemi di spazio.

Dulcis in fundo, purificazione dei calici e patena fatta dai responsabili con l'acqua che poi hanno gettato fuori dalla porta sul cemento. Ad un certo punto ho sentito alcune signore urlare: «no, non così»: pensavo con mia grande gioia si stessero preoccupando di come era stata fatta la purificazione, mi sono sbagliata: erano invece preoccupate di come avevano spento le candele, soffiandovi su, e dunque schizzando la tovaglia di cera, difficile poi da togliere.

Scusate se sono stata lunga ma ho anche tralasciato alcune cose forse, ma non ne sono sicura, meno importanti.
(da: Tabata)

martedì 2 dicembre 2014

"Cristiani della domenica", cioè cattolici normali

Vediamo alcune caratteristiche di un cattolico normale - quello che i sedicenti "neocatecumeni" disprezzano etichettandolo "cristiano della domenica".


Il fondatore del Cammino
dà una lezioncina al Papa
1) il cattolico normale desidera conoscere sempre meglio l'insegnamento della Chiesa.

Il cattolico normale desidera conoscere il Magistero adeguatamente alle proprie capacità intellettuali (così come hanno sempre consigliato i santi e i papi): infatti non si finisce mai di scoprire le ricchezze del deposito della fede.

La Chiesa ci mette a disposizione, tra gli altri, uno strumento completo e ordinato: il Catechismo, che spiega la Bibbia, spiega i Padri, spiega la Tradizione, illustra motivi, storia e ragioni, documenta ogni posizione... in modo che anche laddove non sia possibile ascoltare l'insegnamento, sia almeno possibile leggerlo e meditarlo (e verificare ciò che ci viene detto da tanti presunti "maestri").

Il cattolico normale sa bene che «se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!» (Gal 1,8): per cui se una qualsiasi "catechesi", predicazione, insegnamento, puzzasse di novità o di diversità rispetto a quello immutabile della Chiesa, lo rifiuterà, lo condannerà, se ne farà beffe.
Il Cammino insegna una vasta quantità di errori, ambiguità, eresie (si veda ad esempio il dottore Honoris Causa Kiko Argüello che va insegnando che la confessione sacramentale dei peccati mortali sarebbe facoltativa, sarebbe solo «se vuoi»). Sugli errori del Cammino sono stati scritti numerosi e inconfutabili libri e articoli già molti anni prima del "boom" di internet.

In particolare, le cosiddette "catechesi" del Cammino Neocatecumenale non sono lezioni tratte dal sicuro Catechismo della Chiesa Cattolica ma sono solo le libere e strampalate interpretazioni dei due sedicenti "iniziatori" spagnoli, Kiko Argüello ed Carmen Hernàndez, un miscuglio disordinato di protestantesimo, ebraismo, esistenzialismo... Contro di loro si applica il monito dell'apostolo Paolo: «un vangelo diverso? sia anàtema!» (cfr. Gal 1,8).


I due fondatori del Cammino,
«i nuovi falsi profeti»
2) il cattolico normale ha sempre bisogno dell'autorità della Chiesa (di insegnamento, di guida e di santificazione).

Il cattolico normale, se si accorge di aver professato qualcosa che non è raccomandato dalla Chiesa, se ne dispiacerà e lo rinnegherà. Non è mai troppo tardi per pentirsi, e non c'è mai alcun motivo per perseverare negli errori. Non c'è niente di male - è anzi ragionevole, è una buona testimonianza, è un accogliere la misericordia di Dio - riconoscere gli errori e rinnegarli: solo gli stupidi sono sempre coerenti con sé stessi.

Il cattolico normale accetta la guida della Chiesa anche quando è sgradita. Non ha mai bisogno di andare contro la volontà del Papa e dei vescovi: significherebbe porsi al di sopra di loro. La gerarchia ecclesiastica ha infatti ricevuto direttamente da Nostro Signore il compito di proseguire la Sua opera (ed è per questo che il cattolico normale soffre e si lamenta quando vede qualche ecclesiastico che devasta la vigna del Signore anziché curarla).
Il Cammino Neocatecumenale notoriamente fa la guerra ai vescovi (cfr. ad esempio il caso Giappone) minacciando o «oliando» gli ecclesiastici che non lo appoggiano. Kiko addirittura va dicendo: «il Santo Padre dice che i vescovi devono ubbidire ad un laico e ad una donna», cioè a lui e alla Carmen, e si vanta nientemeno che di «convertire i vescovi».

Inoltre nel Cammino è di fatto scoraggiato qualsiasi approccio alla fede esterno all'attività comunitaria. Se studi teologia ti indicano come "superbo" (a meno che non ti sia stato suggerito - cioè comandato - dai cosiddetti "catechisti"), se mediti il Catechismo vieni sospettosamente controllato come sovversivo (guai a scoprire che le cose non stanno affatto come le vanno raccontando i pappagalli di Kiko e Carmen!), se fai notare che il Cammino disubbidisce alla Chiesa ti "bocciano" agli scrutini e ti urlano «non ti fidi? Kiko parla sotto l'azione dello Spirito


 3) il cattolico normale tiene in grandissima considerazione la Tradizione della Chiesa.

Ciò che ha alimentato la vita spirituale dei santi di ieri, non può essere disprezzato dai cristiani di oggi. Mentre è vero che alcune particolari forme non paiono più adeguate alla mentalità popolare di oggi (come ad esempio il cilicio), c'è una ricchezza spirituale vastissima che non può essere cancellata o derisa solo perché "vecchia" ("vecchia" nel senso che la viveva per esempio san Pio da Pietrelcina).

Chiediamoci per esempio quali santi siano diventati tali riducendo o eliminando gesti come l'inginocchiarsi, la recita del rosario (anche da bambini!), le devozioni personali, l'uso del latino nelle preghiere e nella liturgia, l'adorazione eucaristica silenziosa, la confessione personale frequente, il canto gregoriano...

Il cattolico normale avverte il bisogno non di allontanare la Tradizione ma di valorizzarla: non si sente indifferente (o addirittura allergico) a quel tesoro prezioso che ha sempre adeguatamente nutrito la spiritualità di tantissimi santi, ma gradisce gustarlo, provarlo, conoscerlo, approfondirne le fonti.
Nel Cammino Neocatecumenale vige la sbagliatissima mentalità secondo cui tutto ciò che c'era prima va scartato perché inadatto ai "tempi odierni". E perciò il Cammino vuole sostituire l'estetica della Chiesa con la Nueva Estetica di Kiko, i canti della Chiesa con i canti di Kiko, la liturgia della Chiesa con la liturgia di Carmen e Kiko, le strutture della Chiesa con le "comunità di comunità" di Carmen e Kiko, la Tradizione della Chiesa con le novità di Carmen e Kiko...

Il Cammino di fatto comanda di disprezzare tutto ciò che è tradizionale. Se reciti una giaculatoria, ti dicono che sei un "religioso naturale" (nel gergo neocat è un insulto), se non detesti le liturgie tradizionali ti disprezzano come "lefebvriano", se ti sfugge un elogio alla veste talare dei sacerdoti ti etichettano sdegnosamente come "fissato di pizzi e merletti"... Nelle liturgie del Cammino le sedie sono disposte in modo da renderti impossibile il gesto di inginocchiarti (e se lo fai ti mandano occhiatacce e ti additano come guastafeste). Il Cammino non organizza mai l'adorazione eucaristica, e se proprio per qualche strana circostanza qualche comunità è costretta a farla, state pur certi che non sarà silenziosa ma sarà "allietata" (cioè intristita) dai canti fracassoni di Kiko e dalle cupe e funeree icone di Kiko, come se nel tesoro spirituale della Chiesa (quello che ha fortificato i santi) non si trovasse nulla di adatto...


Prima Comunione neocatecumenale
ridotta a uno "snack"
4) il cattolico normale desidera vivere al meglio i sacramenti e perciò li frequenta con costanza laddove sono meglio celebrati.

La propria santità (cioè la propria felicità) passa necessariamente attraverso i sacramenti. Viverli poco intensamente, o poco frequentemente, o poco seriamente, significa come minimo sprecare una fondamentale e preziosissima ricchezza spirituale. Dopotutto la liturgia rispecchia il modo in cui si vive la propria fede: una liturgia ridotta a pagliacciate esprime una fede ridotta a pagliacciate.

Il cattolico normale desidera una liturgia che sia visibilmente culto a Dio, in cui venga inequivocabilmente onorato solo Dio, in cui anche il solo assistervi elevi l'anima verso Dio - e nella liturgia della Messa avere la possibilità (alle debite condizioni) di ricevere devotamente l'Eucarestia... La liturgia non è uno spettacolino: il cattolico normale aborrisce quelle "liturgie" parolaie e canterine dove di fatto l'assemblea celebra sé stessa, dove le proprie parole di fatto sovrastano la Parola, dove il Santissimo Sacramento è di fatto solo un elemento di corredo dello spettacolino.
La liturgia neocatecumenale è zeppa di strafalcioni, abusi, veri e propri sacrilegi... I kikos pongono al centro sé stessi, e se lo "spettacolino" non è abbastanza chiassoso ritengono che non sia una liturgia, lamentano che non sarebbe "vissuta" bene. Infatti detestano le liturgie delle parrocchie e delle comunità religiose, poiché essendo prive dei canti di Kiko, dei tamburelli, chitarrelle, cembali, charango, bongo e tutto il resto, sarebbero "poco partecipate" dai disprezzati "cristiani della domenica".

Pilastro fondamentale del Cammino è la liturgia modificata dai due fondatori: non cambiano idea nemmeno se glielo comanda il Papa (che ha loro ordinato di «celebrare secondo il Messale Romano, senza aggiunte né omissioni»), nemmeno se lo esige lo Statuto del Cammino (che ha pienamente recepito tali «decisioni del Santo Padre» da lui stesso personalmente confermate - cfr. art. 13, nota 49), nemmeno per il buon senso di seguire i documenti liturgici validi per tutta la Chiesa. La liturgia inquinata dal Cammino è inequivocabile indice di una fede inquinata, anche se i neocatecumenali vanno vantandosi di aver "incontrato Dio" grazie al Cammino.


 5) il cattolico normale non ha bisogno di inganni e menzogne per difendere la propria spiritualità.

Che razza di spiritualità è mai quella che ha bisogno di arcani segreti e addirittura di mezze verità e complete menzogne per essere difesa? Nostro Signore comandava di «gridarlo sui tetti», l'apostolo Pietro esortava a «rendere ragione della speranza che è in voi», i martiri hanno effuso il sangue pur di testimoniare la verità senza annacquarla.

Il cattolico normale riconosce benissimo il modo tutt'altro che limpido di difendere una fede non limpida. Se Dio è infinita bellezza, non si può onorarlo con le brutture. Se Dio è infinita giustizia, non si può onorarlo calpestando i fratelli. Se Dio è infinita verità, non si può aver necessità di mentire per essere fedeli a Lui (e neppure per proclamarsi tali).
Il neocatecumenalismo è esplicitamente fondato su errori liturgici e dottrinali che perciò, per essere difesi, hanno bisogno di mezze verità, inganni e vere e proprie menzogne. "La nostra liturgia è conforme al Messale! è approvata!", dicono mentendo. "Le catechesi del Cammino sono state verificate dal Papa!", dicono ingannando. "Giovanni Paolo II scrisse «riconosco il Cammino»", dicono per mistificare.

In ginocchio davanti a Kiko
Quando i neocatekikos vanno vantandosi dicendo «il Cammino mi ha salvato», nel migliore dei casi stanno parlando di una "salvezza" consistente in patetici strafalcioni liturgici e in una dottrina imbottita di errori e vere e proprie fandonie. Stanno parlando di una "salvezza" inquinata: se c'è del veleno in quel buon vino, non puoi più chiamarlo "buon vino". Anche se fossero solo solo poche gocce di arsenico in una bottiglia di ottimo vino.

domenica 30 novembre 2014

Domani Sposi (con rito neocatecumenale)

Riportiamo una discussione da un forum che lascerebbe allibito ogni cattolico.

Liturgie "miste" e zeppe di "eccentrici" strafalcioni, pianificazioni su "dare il pane o le ostie?", quel "ballo" liturgico notoriamente scandaloso per gli "Extra Comunitari" (comunità neocat), gli sposi seduti "di faccia all'assemblea" (come negli spettacoli televisivi)... insomma, il rito neocatecumenale!


Robertina: C'è qualcuno che si sposa con il rito del cammino neocatecumenale?
Matrimonio con Rito Neocatecumenale

Dudu: io no...non so neanche cosa significa...

Nene: Allora...io mi sposerò a giugno e credo che farò come una mia amica che ha fatto un rito "misto", nel senso che ha riportato i canti del cammino, con le ammonizioni, l'anafora cantata, le preghiere spontanee e gli sposi rivolti verso l'assemblea, ed è stato molto leggero e fresco ..
Ti dico solo che l'ultimo matrimonio di amici a cui sono andata e che era interamente col rito neocatecumenale (a maggio dell'anno scorso) è durato 3 ore e mezza abbondanti ed è stato molto pesante anche x me, quindi immagino gli ospiti.

Gegia: io non mi dilungherei troppo, bisogna sempre pensare che tra gli ospiti ci sono molti "extra comunitari" ........

Sissi: che bello vedere che ci sono altre ragazze del cammino su questo forum

Terry: io la farò mista! proprio come accennava la risposta prima della mia! cioè farò i canti neocatecumenali....una breve ambientale...e le ammonizioni prima delle letture! e sono indecisa se dare il pane o l'ostia...questo ne voglio parlare con il don!!!

Momento clou: "Vieni dal Libano":
canta e suona lo sposo con chitarra
Mely: ciao, io mi sono sposata 5 anni fa con il rito neocatecumenale ma lui non facendone parte e per non appensatire la cerimonia con chi non e' abituato abbiamo fatto un rito misto.abbiamo fatto i canti neocatecumenali, noi sull'altare insieme al prete seduti frontali c'e' stata un'ambientazione generale cmq leggera e sintetica poi le letture senza ammonizioni, le preghiere dei fedeli lette dagli amici piu' cari e poi io, il mio sposo e i miei genitori hanno fatto delle preghiere spontanee, dopo il rito dello scambio degli anelli le firme e poi ci siamo seduti nella mensa l'una accanto all'altro e poi la comunione, abbiamo usato l'ostia e bevuto cmq il vino dal calice ....e non abbiamo fatto la danza.


Robertina: infatti è il mio stesso problema, anche lui nn fa parte delle comunità, e nemmeno i suoi parenti...quando abbiamo fatto il corso prematrimoniale ci hanno fatto fare la convivenza con l'eucarestia celebrata con il rito neocatecumenale e gli è piaciuta molto, gli ho fatto vedere parecchi filmini e l'idea della messa cantata con bonghi, cembali e chitarre gli piace molto...ma il resto tipo il ballo e le ammonizioni nn molto, gli piace l'idea di andare a leggere noi le letture, e le preghiere i nostri amici.

'Noi sull'altare insieme al prete seduti frontali'
Gioietta: Clarisse volevo dirti una cosa...
ho visto il tuo album... che bella che eri!! sbaglio o avevi l'amenorah? anche noi la metteremo
a parte il fatto che sei proprio carina e il vestito ti sta un incanto ho visto anche le foto della Chiesa veramente belle....e poi è molto simile alla mia!
costruita secondo un concetto neo...

Molly: Io non ho la più pallida idea di cosa sia questo rito di cui parlate: è una religione, o che altro? So che magari non sono affari miei, ma mi farebbe davvero piacere conoscere questa cosa così nuova per me....qualcuna di voi ha voglia di spiegarmi di cosa si tratta? E' un "ramo" della religione cristiana! Quali sono le differenze?
Mi farebbe davvero piacere sapere tutto questo!

'E' un ramo della religione cristiana!'
Polissena: Eccomi qua! Provo a risponderti....Il cammino neocatecumenale è un itinerario di formazione cristiana (…)
Il fatto che si parlava del rito del matrimonio neocat. è un'espressione sbagliata che abbiamo usato...non è che un rito diverso, ma il matrimonio rispecchia il nostro modo di vivere l'eucaristia in comunità.

Ospite: mi confermate che non è ammessa o meglio fà parte del percorso spirituale , l'invito a non utilizzare nessuna pratica anticoncezionale

'...poi ci siamo seduti nella mensa l'uno accanto all'altra...'
Chiara: se tu intendi per anticoncezionale preservativo e pillola sì hai ragione e te lo confermo..
Però se si parla di METODI anticoncezionali quelli sono accettati...ovviamente!!
Questi metodi hanno nomi specifici che io ora non so ma si basano sul conteggio dei giorni di ovulazione.

Lalla: io sapevo che invece non era proprio ammesso nessun sistema anticoncezionale neanche il calcolo dei giorni

Chiara: Non so chi ti abbia detto queste cose ma sono COMPLETAMENTE SBAGLIATE!!
Cmq "rigidi" non è la parola esatta.
All'interno del cammino NESSUNO ti obbliga a fare figli.

Se interamente con rito neocatecumenale,
dura 3 ore e mezza
Claudio: semmai ti obbligano a non usare sistemi anticoncezionali sicuri affidando tutto alla roulette russa di altre pratiche, le quali hanno margini di rischio ben diverse da pillola o cerotto

Roby: MA CHE STAI A Dì CLAUDIè!!!!!!!!!!!!...TE OBBLIGANO??..E COME FANNO?..CONTROLLANO????????
ehehhe..dai, su...anche io ero un pò ignorante (nel senso di non conoscente) in proposito.
Non siamo a livelli di "controllo-obbligo"...
e comunque se vuoi informati pure sul metodo Billings (vedi il metodo Persona) o altri..è che siamo rimasti a concetti un pò "vecchi"...tutto qui. Ad esempio però non mi piace che non sono favorevoli al preservativo......... per la trasmissione di malattie!!!!!!!!! ...ma d'altronde parlo io...che prendo la pillola..
Davvero..non partire prevenuto..lo facevo anche io. E con questo ti ripeto..io non sono come tu descrivi...ma faccio parte di una comunità neocatecumenale!!!!!!!!

Ospite: e vabbè pure te te la soni e te la canti
diciamo che hai un percoso di fede personalizzato

Balletto finale, 'extra-comunitari' permettendo...
Swami: anche io farò il matrimonio neocatecumenale. Io sono in comunità da 10 anni e il mio futuro marito da 11. Lui è persino responsabile della sua comunità da quando aveva 20 anni...Che ragazzo d'oro mi sto sposando!!!

Luna: Il mio lui, il mio fidanzato, la persona che mi accompagna da un anno e mezzo, l'unica al mondo che vorrei sposare (data non fissata, quantomeno devo finire gli studi prima!) seppur credente, non è in comunità.
Poco male se fosse solo questo.
Il problema è che è proprio della frangia contestatrice.
Portandolo alla Domenica delle Palme gli ho quasi causato un colpo apoplettico. Non vuole mettere piede in una sala comunitaria nemmeno per un'occasione speciale (la prima messa di un seminarista cresciuto nella nostra comunità, la Veglia di Pasqua...).
 
A seguire: Battesimo con rito neocatecumenale
Intendiamoci, non mi fa nessuna storia quando vado in comunità e lo lascio la sera da solo, lo capisce. E' dolcissimo, non mi fa pesare niente, non fa nessuna storia ma... mi rattrista la paura che ha di venire in contatto con questo lato della mia vita. Sono sicura che troveremo un modo per vivere insieme nel rispetto delle opinioni e della stroria dell'altro, ma ogni tanto ho l'impressione che, giustappunto, l'altra guancia la dovrò (quasi sempre) porgere io. E l'eventuale matrimonio che si profila, nel mio pessimismo, lo vedo come uno di questi "porgere la guancia".
Da quando sono ragazzina vedo matrimoni in stile neocatecumenale, e immaginavo di sposarmi con tutti i canti che preferisco (Ahhhh! Vieni dal Libano....!), le ammonizioni dei miei fratelli di comunità, la benedizione cantata, le preghiere spontanee, il ballo finale...
E invece, ora come ora, non vedo altra soluzione che chinare il capo, scegliere canti che non mi hanno accompagnato nella vita, mantenere una cerimonia sobria... per carità, niente di "eccentrico"! Verrebbe frainteso!
Vabbè, c'è ancora tempo: quante cose possono succedere!

Trasmissione della "fede" kikiana-carmeniana ai figli,
una strada già tracciata
Polissena: so che non è facile quando non puoi condividere con l'altro una cosa su cui fondi la tua vita, ma se c'è amore, tu sarai per lui una testimonianza vivente di fede....coraggio!
non ti scoraggiare così presto.
io credo che tu abbia tutto il tempo di portarlo in comunità. A noi i catechisti dicono sempre di pregare, perchè con la preghiera si può tutto. Prega anche se ciò significa alzarti di notte per farlo

Swami: Non a caso i nostri presbiteri ci hanno detto di preparare le letture come prima cosa in assoluto. Noi abbiamo fissato la data (20 ottobre) da un mese e non avevamo nulla, nemmeno la casa, poi è arrivata la casa

Luna: Me lo hanno sempre ripetuto..
fissa la data e poi tutto viene da sé

(Video da cui  è stata tratta l'immagine)

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venerdì 28 novembre 2014

"Non fatela santa solo perché sta morendo"

Apprendiamo da messaggi su Facebook che Carmen Hernàndez, "iniziatrice" (co-fondatrice) del Cammino Neocatecumenale, è in condizioni di salute particolarmente difficili e che potrebbe presto presentarsi al giudizio del Creatore.

Un messaggio sul blog che vale la pena condividere:
per il bene dell'anima di carmen ... speriamo che in punto di morte si converta alla vera fede cattolica rinnegando gli errori che ha insegnato insieme a kiko x una vita intera....altrimenti altro che 'cielo'!!!!!

non fatela santa solo perchè sta morendo!!!!
Soltanto Dio può conoscere cosa ha avuto in cuore Carmen lungo tutta la sua vita. Ma questo non significa che dobbiamo fare a gara ad applicare il galateo del buonismo solo a causa del suo stato di salute e del probabile imminente trapasso.

Infatti siamo seriamente preoccupati per la sorte della sua anima perché lei è stata complice nell'insegnare gli errori e gli strafalcioni che fondano il Cammino Neocatecumenale. Errori e strafalcioni fin troppo documentati, al punto che per difenderli non ci sono altri metodi oltre ad inganni e menzogne. Errori e strafalcioni che hanno avuto conseguenze drammatiche per tantissime anime, sia dal punto di vista spirituale che materiale: infatti da una fede inquinata non possono non nascere ingiustizie, oppressioni, sofferenze. C'è un vero popolo di ex-neocatecumenali il cui dolore è noto non solo a Dio, ma anche a coloro che non hanno una conoscenza superficiale del Cammino.

Il Signore concede a tutti la possibilità di ravvedersi, fino all'ultimo respiro della vita terrena. Possibilità troppe volte sprecata e deliberatamente ignorata. Solo i santi, a furia di calpestare per una vita intera il proprio orgoglio e i propri errori, possono affrontare la propria morte con lieto timor di Dio piuttosto che con la sacrosanta paura di dannarsi o addirittura con la tragica spavalderia ostentata da chi autonomamente stabilisce di aver vissuto "bene" (come il fariseo al Tempio).

Di fronte al Signore non si può mica obiettare: "abbiamo lo Statuto! siamo approvati! i papi ci lodano! i cardinali ci applaudono! abbiamo cento seminari! paghiamo la decima! ubbidiamo ai catechisti! facciamo l'ambientale!..."

mercoledì 26 novembre 2014

"Suonava la chitarra col pane consacrato in mano"

Ero arrivata al punto di non sopportare l'Eucarestia neocat. Continuavo a frequentare la liturgia della Parola, ma non riuscivo più ad andare al sabato sera. Fin la Messa più sciatta in una qualsiasi parrocchia mi attirava di più.

Non si può descrivere la povertà spirituale, la piattezza, la sciatteria dei partecipanti delle liturgie del Cammino Neocatecumenale. Qualche volta, se mi invitano e devo partecipare, ritrovo lo stesso senso di estraneità tra me e quello che la liturgia dovrebbe offrirmi.

Praticamente ho fatto un cammino alla rovescia, all'inizio ero convinta di vivere celebrazioni intense e più spirituali solo perchè c'era molta partecipazione emozionale.

Poi, una volta scoperto che Dio sta nella brezza leggera di Elia, e non nella prolissità e confusione rumorosa dei neocat, ho cominciato ad amare la partecipazione silenziosa ai vari momenti della Messa, la libertà dell'incontro personale con il Signore senza mediazioni umane di ammonizioni vuote e noiose, come se Dio avesse bisogno di essere introdotto dalle molte chiacchiere nelle ammonizioni/ambientali.

Papà, dai, a che aspetti? Mangia!
La distribuzione neocatecumenale dell'Eucarestia mi mette in difficoltà, soprattutto l'alzarsi e subito sedersi, il sistemarsi il vestito mentre ci si siede, sempre con il Corpo di Cristo sulla mano...

Poi c'è la schizofrenia dei canti per cui al calice deve salire il livello emozionale e si canta urlando e battendo le mani.

E' una cerimonia che ha molto di pagano, serve a esaltare, ad eccitare il sistema nervoso. Forse è meglio andare in discoteca....
(da: Michela)


Condivido dal profondo del cuore ciò che dice Michela. L'eucaristia secondo il 'rito neocatecumenale' non lascia spazio per il rapporto personale con Cristo e per l'adorazione, circondata com'è dal baccano e dalla confusione piena di emotività.

Frammenti di Eucarestia
reperiti nell'aspirapolvere
dopo una celebrazione neocat
Non mi è mai piaciuto che i frammenti del pane azzimo venissero con trascuratezza fatti cadere.

Ricordo addirittura che il mio capo-responsabile, per la frenesia di fare un canto subentrando ad altri cantori, suonava la chitarra con il pane consacrato in mano. Più di una volta me lo facevo dare e lo tenevo per lui.

Sia ben chiaro, non faccio nessun giudizio su chi partecipa all'eucaristia neocatecumenale, ma dal momento che sono proprio loro a voler dare tanta importanza ai 'segni'...ebbene, il trattare il Pane consacrato con tanta irriverenza e trascuratezza porta a mettere in dubbio, nei segni concreti e nei fatti, la reale presenza di Gesù.

Liturgia neocatecumenale:
notate la faccia del suonatore di bongo
e dei cristiani "adulti" nella fede...
Dàgli oggi, dàgli il prossimo sabato...la concezione protestante della presenza solo spirituale o del significato simbolico della comunione, diventa una realtà.

Vi siete mai chiesti perché è così importante per Kiko che rimaniate seduti? Guardando queste foto si capisce perché e dove in realtà voglia arrivare.
(da: Valentina)