venerdì 29 agosto 2014

La comunicazione "non verbale" dei cosiddetti "catechisti" del Cammino

Uno dei due iniziatori del Cammino,
Kiko Argüello Wirtz
Mi chiamo Giuseppe...

ogni agosto, da quel maledetto agosto (GMG Colonia 2005) non riesco più a dormire, sono uscito dal Cammino Neocatecumenale alcuni anni fa e mi porto dentro un rimorso senza confini, un dolore che non si può spiegare...

All'epoca ero responsabile di comunità, feci di tutto per convincere, due miei fratelli di comunità a partecipare alla GMG «perchè lì c'era il Signore ad attenderci»... pur sapendo che il loro figlio non stava bene, da molti giorni aveva un infezione virale... sempre febbre...

Andai a casa loro, usai le "minacce" tipiche del catechista NC: quelle subdole, nascoste... "stai mettendo gli idoli al primo posto"... "non state rispondendo ad una chiamata"... "chi non odia suo padre e sua madre..." Ha ragione Lino: avevamo una "comunicazione" verbale, non verbale, e para-verbale... ma era "solo finalizzata" ad un solo scopo... portare "sudditi a Kiko"... contavano i numeri...scusate se sono confuso nel raccontare... ma il mio cuore si porta e si porterà sempre questa "ferita"...

Per tornare a quella coppia di fratelli, soprattutto con Lei, la mamma, oserei dire che fui "violento"... violento con le parole: usai il fatto che come "catechisti" del Cammino non davano un buon esempio... Ormai ai pellegrinaggi bisognava "raccattare" gente, le comunità erano sempre più vuote e i ragazzi sempre meno, quindi si andava noi più adulti (per fare numero: infatti nel Cammino il far numero è fondamentale).

Questa coppia visse una GMG pessima, con il cuore rivolto verso il proprio figlio che sapevano non stare bene e che non migliorava, sempre al telefono ed in preghiera, molto isolati: e non vi nego che li deridevamo per questa loro "esagerata idolatria" dei figli.

Quando tornammo, il figlio era peggiorato, fu ricoverato in ospedale, il giorno dopo morì.

Da quel giorno maledico il Cammino Neocatecumenale, i suoi "catechisti", il mese di agosto... So che quel ragazzo che avevo visto crescere ora è in cielo e prega per i suoi genitori... Chiedo a Lino: mi aiuti, la prego, quale era "la simbologia"? perchè i neocatecumenali hanno deturpato così tanto la parola di Dio da convincermi a farmi commettere un'atto così indegno??

Io sono colpevole... non avete idea di quante e quali parole usai... mentre il loro posto era vicino al loro figlio... io non so se Dio avrebbe chiamato a sé quel ragazzo comunque... ma il posto di un genitore è al fianco del figlio malato: non c'era nessuna Parola per loro a Colonia... la Parola di Dio vivente era il figlio sofferente...

O.k., sarebbe morto comunque, ma la Carità, la Giustizia, La Verità gridavano una sola cosa... la Mamma e il Padre avevano il Diritto/Dovere di restare al fianco del loro figlio... per questo io mi vergogno...

Chiedo scusa, ma dovevo liberarmi.
Giuseppe


Giuseppe, ti leggo solo ora:

era la GMG di Toronto, io e mia moglie, responsabile e catechista. Mio suocero stava male ma il "dio cammino pretende i suoi sacrifici"... non potevamo dire di no, non si poteva! Restare a Foggia significa "idolatrare il Padre di mia moglie"... "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti" - questo mi dissero, il Signore ci stava aspettando... e tutte le pressioni psicologiche che potevano usare... il Papà di mia moglie morì quando eravamo in Canada, non si poteva tornare indietro, mia moglie non era presente, non lo vide neanche seppellire, certo Lui non se ne accorse, non era più lucido, ma se ne accorse il fratello maggiore... "che razza di Dio è il tuo Dio??" Le urlò in faccia e non Le rivolse più la parola...per anni non gli ha più parlato, solo da poco grazie alla perseveranza di mia moglie, ogni tanto si sentono per telefono...

La cosa che più mi impressionò, fu che non un capo-catechesta venne nella stanza a consolare mia moglie, non una parola di conforto, duri come la pietra, come se quello che era accaduto fosse un bene, ed in effetti era un "bene per il Cammino"... poiché lo avrebbero utilizzato per dare gloria al "dio Cammino"... "vedete Patrizia? ha rinunciato a passare gli ultimi istanti con Suo Padre... così si fa!"... ecco una vera "camminante"... credo che mia moglie ancora oggi non se lo sia mai perdonato... che il Signore Gesù Cristo la possa aiutare... e possa rimarginare la Sua ferita...

Vedi, caro Giuseppe, non sei l'unico, potrei raccontarti centinaia di storie come queste, so con non servirebbe a molto, ma non sei colpevole... non potevamo sapere.
Aldo


L'esperienza di Giuseppe mi ha fatto piangere... io per andare ad una veglia di Pasqua neocatecumenale non sono andata in ospedale da mia nonna, che adoravo, e che è morta poco dopo...

Ho visto un amico di famiglia assistere al funerale della sua figlioletta di due anni e subito dopo andare alla celebrazione della Parola neocatecumenale, lasciando a casa da soli moglie e due figli piccoli... diventò un mito tra i "fratelli". Per me rimane un uomo disperato che non sapeva dove sbattere la testa e non si rendeva conto di niente... ora sia lui che sua moglie sono diventati "catechisti" neocatecumenali... non so davvero cosa dire e cosa pensare..so solo che il lavaggio del cervello è lento, subdolo e forte, fortissimo.
Giada

mercoledì 27 agosto 2014

C'è un unico Maestro... a nessun altro possiamo riconoscere di essere l'unico maestro'.

In attesa della stesura del prossimo articolo, propongo questa riflessione di Chisolm, al solito ricca di profondità e di suggestioni capaci di far pensare, che mi pare rispecchi la nostra situazione, partendo da una delle nostre affermazioni più ricorrenti...

"mantengo intatto il mio diritto di dire no, non sono d'accordo, di porre tutte le mie domande, esprimere tutte le mie perplessità e anche critiche..."

Sacrosanto diritto, anche se credo vada vissuto con un pizzico di ottimismo in più. Certo, forse "ottimismo" è una parola grossa di questi tempi, ma esternare le proprie perplessità senza un minimo di speranza logora ancora di più.

Certe volte, nel vivere l'attaccamento alla tradizione in cui gran parte di noi è cresciuto, ci si può sentire come portatori di handicap più che sani atleti che cercano di portare a termine la corsa o combattere la buona battaglia.

Mi viene in mente un bel libro di Giuseppe Pontiggia, "Nati due volte". E' la storia di un uomo, un professore colto e raffinato, a cui nasce un figlio che, per colpa del forcipe, riporta serie lesioni che ne minano il corpo pur lasciandogli un'intelligenza vivissima. Il padre vive male questo handicap, non sopporta i "poverino..." che la gente sussurra quando passeggia col figlio: è la storia di un difficile rapporto, ma se ben ricordo, c'è un piccolo episodio che vorrei sfruttare, se la memoria non mi tradisce.

Il ragazzino, pur vivendo una vita difficile, prova gioia solo nell'oratorio, a cantare o a tentare di farlo, aiutando i chierichetti e il parroco. Conosce, con il suo handicap, la gioia del darsi così come si è, da povero servo in-utile, non nel senso che comunemente gli attribuiamo, ma nel suo etimo: senza utile, senza ricompensa, nella gratuità.

Il padre è un po' contrariato di questo darsi del figlio in un contesto nel quale, non mancano i "poveretto... che disgrazia... povera anima...", per questo, un giorno, tenta di dissuadere il ragazzino dal suo piccolo ministero parrocchiale.

E' a questo punto che scatta, forse, una delle frasi più intense del libro. Essa ci fa riflettere, perché ci indica non solo il coraggio della critica giusta, ma anche il diritto di dire quello che si pensa, facendo "ragionare" la propria speranza con il tocco lieve della mitezza, come suggerisce lo stesso Pietro.

Il ragazzino, dunque, di fronte ai tentativi del padre di sradicarlo di là dove egli è, almeno un po', felice, gli risponde:
"Papà, tu non sei l'unico maestro..."
Non ricordo se dica "il solo" o "l'unico", ma è irrilevante, perché il senso è chiaro.

Se, analogamente, qualsiasi appartenente a qualsiasi comunità avvertisse nelle parole di chi in quella comunità insegna, lo stridore di una Parola abusata, piegata, distorta, biascicata in litanie che non contengono più l'Oltre da cui quella Parola è scaturita, allora quel "qualsiasi" membro di quella "qualsiasi" comunità ha ben il diritto di alzarsi e dire: "Tu non sei l'unico maestro".

E' solo una riflessione...
Chisolm

martedì 26 agosto 2014

Comportamenti dei Santi nei confronti dei "novatori" che attribuiscono nuovi significati alla fede.

L'immagine a lato raffigura S. Ambrogio che frusta gli eretici...

San Francesco di Sales conclude il capo 29 della II parte della Filotea dicendo che bisogna diffamare, nel senso di smascherare evidenziandone gli errori (ben inteso rimanendo nella verità), tutti i nemici dichiarati (nonché quelli subdoli) di Dio e della Chiesa, poiché è giusta carità gridare al lupo quando è tra le pecore, anzi, in qualunque luogo egli sia.

Sant'Agostino qualifica i "novatori" (coloro che inventano sulla fede nuovi significati) dicendo che sono "insolenti" e non sopportano alcun appunto, fino addirittura a ridurre le questioni a un banale litigio o contenzioso. Per questo il santo richiedeva che venissero trattati con una certa "caritatevole asprezza".

È l'asprezza della verità che fa tanto male ai neocatecumenali.

Sant'Agostino indicava coloro che deviano dalla via della fede come "seduttori, scellerati, ciechi, stolti, gonfi di scellerata superbia, calunniatori", altri li qualificava "mentitori, dalla cui bocca esalano mostri di menzogne, iniqui, perversi, maledici, deliranti", altri ancora "sciocchissimamente loquaci, furenti, frenetici, menti tenebrosissime, fronti impudentissime, lingue procacissime".

Se sant'Agostino è così severo contro coloro che distorcono la fede, come possiamo noi tacere di fronte agli scempi liturgici e agli strafalcioni dottrinali presenti nel Cammino Neocatecumenale?

Transustanziazione: brevi riflessioni

Il rito eucaristico «mette il Calvario sul nostro altare» [...]
(L'immagine a lato riproduce l'Altare del Calvario nella omonima Cappella all'interno della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme)

Non sarebbe possibile nulla di tutto ciò che il rito è in sé e comporta - dato lo scopo per il quale è stato istituito - senza il prodigio della transustanziazione. Gesù ha voluto rendere presente il Sacrificio della croce quanto al suo profondo nucleo di Mistero della salvezza, velando gli elementi empirici della propria natura umana dolorante. Elementi che poterono verificarsi una sola volta, quando costituirono il sacramento del Sacrificio per i testimoni della Passione.

Ora, perché il MISTERO fosse presente ai futuri credenti di tutti i luoghi e i tempi, era indispensabile un diverso sacramento, reperibile ovunque e sempre: quello degli accidenti del pane e del vino interamente trasformati nella sostanza del Corpo e del Sangue della Vittima.

Per conseguenza, senza questo prodigio - massimo di tutti i possibili -, non avremmo potuto avere la Messa quale SACRAMENTO DEL SACRIFICIO. Avremmo avuto il SACRIFICIO IN SÉ, raggiunto dalla fede alla luce della Rivelazione; non però il SACRIFICIO CELEBRATO sensibilmente come supremo atto pubblico di culto, comprendente la consumazione della Vittima offerta, quale parte integrante del rito eucaristico, simbolo più sublime dell'unità dei fedeli, membri del Corpo Mistico.

Logico perciò l'atteggiamento dei Protestanti, che:
- negano il Sacrificio della Messa;
- negano la transustanziazione;
- negano il sacramento dell'Ordine sacro;
- negano il sacerdozio ministeriale;
- negano la Chiesa Gerarchica;
- negano il suo Magistero infallibile.

Tutto, per loro, si risolve in un fatto di coscienza, quale atto di fede nella Parola di Dio, interpretata ciascuno secondo l'incontrollata e incontrollabile mozione interiore dello Spirito.

Ma a noi, più che altro, interessa riflettere sulla transustanziazione, decisamente respinta ed irrisa da quanti, negando la messa COME SACRIFICIO, la riducono ad un CONVITO ESCLUSIVAMENTE COMMEMORATIVO DEL SACRIFICIO..., spingendosi a ritenere pane e vino consacrati come un puro simbolo della mistica presenza di Cristo e dell'unione - in Lui - fra tutti i commensali.

Appunto l'eresia ripetutamente e solennemente condannata dalla Chiesa.

***
La vera, reale e sostanziale presenza di Cristo (Conc. di Trento, D-S 1636), indispensabile perché la Messa evidenzi l'unico e irripetibile Sacrificio della croce, esige necessariamente la transustanziazione.

La Chiesa, da quando all'inizio del secolo XIII, sotto Innocenzo III, ha cominciato a parlarne, l'ha sempre intesa come conversione di tutta la sostanza (= materia e forma) del pane e del vino nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo... La voce usata esprime la verità di fede così fedelmente, che impugnerebbe il dogma chi presumesse di sopprimerla (cf. Innocenzo III, D-S 782; Conc. Later. IV, iv. 802; Conc. Ecum. II di Lione, iv. 860; Conc. Ecum. di Firenze, iv. 1352).

Il Concilio di Trento ne conferma l'esattezza, contro la teologia protestante del tempo, osservando: «...Convenienter et proprie a sancta catholica Ecclesia "transustantiatio" est appellata» (iv. 1642). E ancora nel canone: «...Quam quidem conversionem catholica Ecclesia aptissime "transustantiationem" appellat» (iv. 1652).

Pio IV, nella sua Professio fidei Tridentina, conferma tutto (Iniunctum nobis, iv. 1866). E così pure Benedetto XIV (D-S 2535), Pio VI contro il Sinodo di Pistoia (iv. 2629), Pio XII nella provvidenziale enciclica Mediator Dei, 57 (iv. 3848).

Degna di particolare rilievo la sua avvertenza a proposito di quanti negano la transustanziazione, in base ai pregiudizi dell'empirismo, del fenomenismo, del positivismo, dell'agnosticismo antimetafisico...: «Né mancano coloro che sostengono che la dottrina della transustanziazione, in quanto fondata su di un concetto antiquato di sostanza, deve essere corretta in modo da ridurre la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia ad un simbolismo, per cui le specie consacrate non sarebbero altro che segni efficaci della presenza di Cristo e della sua intima unione nel Corpo mistico con i membri fedeli» (Humani generis, 16, iv. 3891).

Paoli VI torna sull'argomento contro le teorie che, invece di sostenere la transustanziazione, che indica il livello ontologico del prodigio, preferiscono limitarsi ad una transignificazione e transfinalizzazione che, pur essendo innegabili, la suppongono necessariamente (MF, 4).

«Cristo - spiega nella Professione di fede - non può essere presente in questo sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione».

***
Sembra che ciò non basti al pontefice, perché insiste sviluppando il pensiero: «Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino, proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all'unità del suo Corpo mistico...» (iv.).

(p. Enrico Zoffoli, «Questa è la Messa, non altro!», edizioni Segno, 1994, ISBN 88-7282-143-6; la citazione è tratta dalle pagg. 66-69)

La messa è il sacrificio di Cristo, nel quale Lui si immola come Vittima Innocente [Hostiam puram, Hostiam sanctam, Hostiam immaculatam] sotto i segni sacramentali. Il Magistero della Chiesa ci insegna come dobbiamo partecipare a questo sublime sacrificio dell’altare: “... i fedeli devono unirsi a questo sacrificio offrendo se stessi come vittime”.
“Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri [...] è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!” (Eb 9, 11-14)

Ogni altro sacerdote offre qualcosa fuori di sé, Cristo ha offerto se stesso; ogni altro sacerdote offre delle vittime, Cristo si è offerto vittima! Sant’Agostino ha racchiuso in una formula celebre questo nuovo genere di sacerdozio, in cui sacerdote e vittima sono la stessa cosa: “Ideo victor, quia victima, et ideo sacerdos, quia sacrificium”: vincitore perché vittima, sacerdote perché vittima” (Confessioni, 10,43)
Anche la nostra disposizione deve essere quella di vittime, offrendoci con tutto il nostro essere, con tutta la nostra anima, con tutta la vita, insieme a Lui, uniti a Cristo Vittima Innocente. Uniti a Lui, con Lui e in Lui, per mezzo dello Spirito Santo, in quanto membra del del Suo Corpo Mistico, ai piedi del suo stesso Altare. Se noi non abbiamo questa disposizione interiore, quella di unirci con tutto l’essere al sacrificio che Cristo realizza ogni volta hic et nunc sulla croce, la nostra offerta è solo esteriore, e quindi farisaica. Se ci uniamo al sacrificio eucaristico di Gesù, il fuoco dello Spirito Santo, che brucia il pane trasformandolo nella carne dell’Agnello, brucia tutto ciò che è in noi non è gradito a Dio e fa sì che quanto avviene presso l'Altare diventi anche nostra vita.

Perciò nella Messa, dove si rinnova la sua morte in croce, dobbiamo essere immolati con Lui, per essere presentati, con Lui e in Lui, al Trono dell'Altissimo come unico sacrificio santo e gradito a Dio. Questo è la Messa. Che è anche ringraziamento Lode e Adorazione nonché Santa Comunione proprio per quanto si compie ad Opera del Signore.

Ogni altra 'forma' non è altro che scimmiottatura e banalizzazione, quando non è profanazione.

lunedì 25 agosto 2014

Apertura alla vita e incapacità di avere un equilibrio

Il Kiko-show del sabato sera
Questo post ha come oggetto un tema a me molto importante e che volevo trattare da tanto tempo: la c.d. "apertura alla vita" che, a detta dei neocatecumenali, essi avrebbero a dispetto degli altri cristiani, c.d "della domenica", per loro degli inutili egoisti e chiusi nel proprio io.

E' noto che molte famiglie nc hanno una media molto abbondante di figli: 6,7,8,9 ma si arriva tranquillamente anche ad ad oltre 10 figli.

Questa, chiamiamola "particolarità" familiare non comune neppure ai tempi dei nostri nonni dove, se si guardano le statistiche, la media per figli nel secolo scorso era comunque sotto i 5, esige una piccola riflessione sull'argomento.

Oggi, nel XXI secolo, è da considerarsi un comportamento di fede avere costantemente gravidanze?

I soliti nc cominceranno ad obiettare che qui siamo contro la vita, addirittura ho letto di nc che ci tacciono di abortisti (!), etc.

Niente di più falso, invece.

Comincio con il dire che io vengo da una famiglia molto cattolica, i miei genitori mi hanno trasmesso la fede anche nelle situazioni di difficoltà che si sono succedute nella nostra vita come la perdita del lavoro da parte di mio padre o una malattia che ha colpito nostra madre ad un certo punto. In tutto questo mai ho dubitato dell'amore del Signore per me ed i miei cari.

"Allegria" neocat
La mia, però, non è una famiglia numerosa (siamo 3 figli)! E non perché i miei genitori adottassero metodi contraccettivi, anche se già mi immagino i nc che pensano che non è vero.
Semplicemente i miei hanno adottato quella che nell'Humanae vitae è definita "paternità responsabile". Basata su metodi naturali e la responsabilità dell'atto sessuale.

Allo stesso modo oggi nella nostra parrocchia le famiglie in maggioranza hanno una media di 2,3 o 4 figli. Non ci sono famiglie "chiuse alla vita", ma sono vere famiglie cristiane dove i genitori seguono i loro figli personalmente e si preoccupano in prima persona di dare loro una educazione cattolica.
Nessuno ha mai sentito l'esigenza di dover avere gravidanze una dietro l'altra, tipicamente segno distintivo dei nc (e tralascio la parte "economica" sulle somme che il cammino elargisce a queste famiglie, perché occuperebbe troppo spazio).

Attenzione, io non giudico nessuno, perché non mi interessa e perché non sono demandato dal Signore a giudicare i cuori, ma avere tante gravidanze è ovvio che implica necessariamente una forma di non equilibrio.

E' un atteggiamento non della Chiesa, ma moderno. Figlio invece della nostra epoca modernista, rintracciabile in tante sette nordamericane, ad esempio.
Io ho sempre sostenuto che il cammino è figlio del pensiero moderno, non ha nulla della chiesa delle origini, è tipicamente novecentesco nelle sue strutture e nel suo modo di valutare ed operare sulle persone.
Non è esagerato dire che tra la chiusura alla vita e l'esigenza di avere molti figli vi sia in fondo lo stesso filo conduttore. Una incapacità della nostra epoca di avere un equilibrio, equilibrio che serve prima di tutto ai figli, che il Signore chiama a se per essere persone autonome e non "figli e figlie del cammino", ma figli di Dio tutti.

In ultimo, se avere tanti figli è segno dell'amore di Dio per te, perché Kiko non si è mai sposato e non ha mai messo al mondo figli e, contemporaneamente, non ha mai preso una via sacerdotale se tanto ama la Chiesa?
(da: C.)

venerdì 22 agosto 2014

Breve carrellata sulla doppia morale dei neocatecumenali

Sono neocat ma non te lo dicono.
In compenso sono esperti nel dire:
"Dio ti ama, siamo tutti peccatori"
Purtroppo nella mia Parrocchia sono successi e continuano a succedere scandali (sommersi) di ogni tipo. Ti faccio un elenchino:
- due giocatori d'azzardo con sei figli a testa che hanno distrutto le proprie famiglie impegnandosi tutto;
- uno spacciatore con cinque figli;
- una figlia di "catechisti" NC blasonati diciassettenne rimasta incinta;
- un giocatore in borsa che ha abbandonato 8 figli e moglie
- una ragazza di 21 anni che ha lasciato casa per accoppiarsi con un cinquantenne
- un omicida del figlio reo confesso

e l'elenco della tristezza potrebbe continuare. Tu ridi, Pietro il gaudente, continui a ridere. A me questi casini non mi fanno ridere per niente. Solo i diavoli e gli stupidi ridono del male.

Sapere che ci sono ragazze che si concedono dopo un'Eucarestia è uno strazio, non è niente di cui ridere.
Ma tu ridi, Pietro il Gaudente.
Mi domando da dove ti viene questa spiritualità ridanciana, Pietro. Forse dallo stesso luogo da dove vengono tutti gli insulti che vomita la bocca del Baccalasino.

Voi non potete insegnare la morale a nessuno. Siete bravissimi a imporre regole e pesi, che voi siete i primi a non spostare con la scusa del "siamo tutti peccatori".

(da: Sandavi)



Gazzarra liturgica neocat
Un catechista, che lavora come caposala nel reparto di ortopedia di Barletta, è spesso assenteista dal lavoro e se ne frega delle sofferenze dei pazienti di quel reparto ma, quando lo si vede dare l'eucarestia nella sala della Sacra Famiglia, in doppio petto e cravatta, e fare discorsi falsi e ipocriti su Dio, fa solamente schifo, per la sua ipocrisia! Chissà quanti adepti ha già plagiato e continua a plagiare!

(da: Carmine)



Conosco un caso simile, che ho già raccontato. Dalle mie parti c'è una ditta di pulizie industriali il cui (ex) capo delle risorse umane era del Cammino: quando questo è andato in pensione il titolare della ditta ha scoperto di avere "in pancia" una quarantina di mamme neocatecumenali che, dopo essere state assenti per maternità qualcosa come 5 o 6 anni consecutivi, una volta rientrate a lavoro erano presenti non più di 3 mesi l'anno (tra permessi per malattia bambino, allattamenti, etc.). Il poverino è ovviamente disperato anche se qualcuna di queste, quando si è vista costretta a dover tornare al lavoro, ha "trattato" le dimissioni ricevendo congrue buonuscite!

Poi. Nella mia Parrocchia c'è un neocatecumenale infermiere professionale che, avendo una nonna 80enne ricoverata in una RSA, prende regolarmente i 3 giorni di permesso al mese dati dalla L.104 per andarsene alle convivenze: la nonna è nella RSA e lui la vede forse una volta l'anno.

Per continuare. Ragazza neocatecumenale dipendente pubblica: sposata nel 2008 è al 5° figlio e manca dal lavoro dal mese di Novembre dell'anno in cui ha contratto matrimonio. Finiti i permessi per le gravidanze è passata alle "malattie bambino", facendo a turno con i 5 figli.

(da: La verità vi farà liberi)



«Attento a te, vescovo!»
Ah una volta al pellegrinaggio in Australia (GMG 2008) passeggiavamo per Melbourne, ed eravamo ben riconoscibili quali pellegrini in virtù dei vari gadget coi loghi della GMG (cappelli, ponchos, etc.). Passammo davanti a un bar dove c'erano dei signori di origine italiana seduti ai tavolini di fuori. Videro una schiera di ragazzini 16enni con la sigaretta in mano, e ci dissero con stupore qualcosa del tipo: "Che pellegrini siete, con la sigaretta in bocca?"

Bisogna anche considerare che in Australia il fumo è considerato assai negativamente, tanto che ci sono delle zone specifiche per i fumatori anche negli esterni. A maggior ragione: vai a fare la missione per le strade in un paese straniero, e nemmeno sai le usanze di quel posto?

Questa del fumo poi, ne ho già parlato, ha dell'incredibile. Kiko è un fumatore accanito. Pertanto il fumo è super-sdoganato tra i neocat. Quando Kiko venne nella mia parrocchia, andava in giro per i corridoi con la sigaretta accesa, e nessuno gli diceva niente. Così come ad una convivenza del centro vocazionale, durante gli incontri (interminabili) era permesso ai ragazzi di fumare nella sala.

(da: Sebastian)



Durante una messa neocatecumenale fecero passare il sacco, non ricordo il motivo di quella particolare colletta ma il discorso fu: «più dai, e più grande sarà il tuo posto in Paradiso». Mi lamentai successivamente con il sacerdote e mi rispose che era un loro modo di dire!!!!

Un' altra volta alla convivenza dei responsabili il sacco passò per ben quattro volte, una volta per quella convivenza e le altre perché....dovevano saldare il debito con quell'albergo di tutto l'anno!

Vescovo con sigaro accerchiato da eretici con sigari

martedì 19 agosto 2014

"Anche le risonanze sono parola di Dio"

Scusate il fuori tema, ma questa e' da sapere. Preparazione della parola a casa per la liturgia di domani, non ho assistito ma ero nella stanza vicina e ho sentito: «anche le risonanze sono parola di Dio».

Cosaaa?? Ma ho sentito bene? Come sono andati via chiedo informazioni a mio marito, e me lo conferma. Purtroppo ho sentito bene.
(da: Tabata)

sabato 16 agosto 2014

Per socializzare e per accasarsi

Neocatecumenali che fanno il
girotondo come all'asilo infantile
Una testimonianza di ieri dal blog Jungle Watch. La pubblico perché io ho visto esattamente le stesse cose qui in Italia.


A suo tempo ho fatto un po' del Cammino. L'ho fatto per un po' ma poi mi sono reso conto che è un club di giovani adulti che lo sfruttavano come occasione sociale e opportunità di viaggiare nel mondo: è stato effettivamente una cosa alquanto triste.

Sembravano essere quelle persone che cercano di recuperare la perduta gioventù. Molti di loro parevano avere un'eccessiva confidenza coi seminaristi che si preparano al sacerdozio. Questo mise me e mia moglie assai in imbarazzo. Molta gente non è contenta del Cammino a causa delle sue pratiche "arcane" e dei suoi metodi. Beh, questo non è stato il nostro caso perché noi non abbiamo mai potuto verificare se fosse stato così anche per noi, dato che eravamo invece soggetti a questi bizzarri raduni sociali di giovani adulti e al vedere quelle ragazze single con la loro ossessione per i seminaristi. Magari si trattava solo di infatuazioni da scolarette, ma onestamente non mi andava di ascoltare e leggere la Bibbia con quella gente sapendo che si ritrovano lì solo per socializzare e non per domandare veramente lo Spirito Santo nella propria vita.

Chissà cosa sarebbe stato della mia famiglia se avessi continuato il Cammino. Però sono felice che lo abbiamo abbandonato e che non abbiamo alcuna intenzione di rientrarvi.

lunedì 11 agosto 2014

Marketing neocatecumenale: il Cammino non cresce più

Coreografia neocatecumenale in piazza:
la "danza dei guerrieri" kikiani, cioè
l'imbarazzante "girotondo col passetto"
Quando io ero in Cammino già si parlava del fatto che il Cammino si sarebbe spostato dalle catechesi per i "lontani", al rafforzare le famiglie neocatecumenali.

In quegli anni (anni '90) si vedeva già che le cosiddette "catechesi" neocatecumenali erano in saturazione: le parrocchie che volevano il Cammino erano state "occupate", quelle rimaste libere non volevano saperne nulla di accogliere il movimento.

Si cominciò allora a caldeggiare le c.d. "famiglie in missione", si credeva che il Cammino si sarebbe espanso in tutto il mondo in maniera rapida e capillare, il riferimento (non detto) erano i movimenti protestanti che facevano il medesimo programma di "marketing".

Ma la storia la conduce il Signore e non gli uomini con i loro progetti. Il Cammino mandò gente ai 4 angoli del globo (io ne so qualcosa), ma dopo tanti anni i frutti non arrivarono come previsto: nella stragrande maggioranza dei luoghi incontrati le comunità nascevano ma morivano dopo pochi anni, molti posti oggetto di "evangelizzazione neocatecumenale" oggi sono praticamente scomparsi.

Il motivo l'ho già spiegato: il cammino cresce solo se esiste un ambiente parrocchiale già forte, su quello si innesta e cresce. Se questo ambiente manca il cammino non riesce a creare nulla. Il cammino, nella mia esperienza, è un itinerario troppo rigido e monolitico affinché possa essere compreso da altri popoli e culture.
Se si leggono i diari dei gesuiti si può verificare come essi cercassero sempre di entrare nella cultura dei popoli che evangelizzavano (las reducciones in sud America, in India con l'uso della lingua Tamil, anche in Giappone con l'uso degli abiti locali, etc,) cosa assolutamente preclusa dal Cammino che non cambia nulla in qualunque posto sia.

Chi lo accetta lo percorre perché pensa di trovarsi nel solco di una tradizione cristiana (già insegnatagli) e che pensa rigorosa, pur non comprendendone appieno determinate logiche.
Laddove questo retroterra manca, il cammino non lo crea. La sua rigidità piano piano fa desistere le persone, la comunità chiusa non viene compresa da tante culture, come quella asiatica, ad esempio.

In pratica nella stragrande maggioranza del globo, nonostante i "numeroni" ed i sedicenti "seminari" (nella stragrande maggioranza dei casi parliamo di "case famiglia" che accolgono nemmeno una decina di persone) il Cammino è rigettato.

Dagli anni 2000 in poi il cammino, complice internet che ha reso globale l'accesso alle informazioni ed i dati, è stato praticamente azzoppato alla radice: chi li vede o ne sente parlare si comincia a documentare ed accede ad una serie di informazioni che fanno decidere se entrare o no nel Cammino.
Non esiste più il "fidarsi" di quanto detto...
Le iniziative delle 100 piazze sono la testimonianza concreta, vengono fatte solo per umiliare i neocatecumeni, piuttosto che per vere speranze di moltiplicare gli adepti.

Infatti oggi il Cammino fa leva sulle famiglie neocatecumenali, sono loro l'ambiente che permetterà di avere persone già educate ad accogliere quel messaggio, impossibile da recepire ormai nella attuale popolazione scolarizzata. Per questo si spinge molto a far sposare i ragazzi giovani e a concepire molti figli.

L'unica "terra di missione" rimasta e percorribile da Kiko è la Cina, già se ne è parlato e non mi dilungo su questo.

(da: C.)

giovedì 7 agosto 2014

'Moderazione' del blog - qualche puntualizzazione

Ogni pagina di questo blog permette di inserire commenti.

I commenti possono essere "firmati" col proprio account (che è bene che non contenga il proprio cognome e i propri dati personali), oppure in forma anonima con uno "pseudonimo" (in modo da non costringere la discussione a citare l'«anonimo» di qua, l'«anonimo» di là, ecc.). Dal momento che molti dei collaboratori del blog hanno subìto personalmente vessazioni di ogni genere da neocatecumenali infuriati e vendicativi, riteniamo non necessario (e addirittura dannoso) firmarsi qui con il proprio nome e cognome.

I commenti passano attraverso un meccanismo noto come "moderazione". Cioè i moderatori di questo blog hanno la possibilità di leggere i commenti inseriti e approvarne la pubblicazione oppure cancellarli. La moderazione esiste anzitutto per il principio che l'ospitalità è per tutti ma non per i vandali. Ed anche perché lo spazio commenti è inteso come spazio di discussione sui temi presentati (per cui ci stanno bene anche gli off-topic e le segnalazioni di altri argomenti e perfino qualche litigio: ma lo spazio commenti non è il "muro da taggare" per chiunque abbia voglia di scrivere quel che gli passa per la testa).

Insomma, è legittimo anche esprimere il proprio disaccordo; quello che non va bene è l'infastidire di proposito gli altri lettori e commentatori del blog.

Ci sono tanti imbecilli che non capiscono che il moderatore non è l'incaricato dell'applicazione di un regolamento, ma è solo incaricato di far sì che questo blog non risulti un posto di cui vien voglia di stare alla larga. Il moderatore, insomma, "non è orientato ai processi e alle regole, ma ai risultati".

Ed è lì che inizia il problema della cosiddetta "censura": cioè dal fatto che molti pensano che essere sgradevoli sia bello. Pensano che siccome la verità fa male, allora ogni cosa che fa male sarebbe la verità. Pensano che siccome la medicina è amara, allora ogni amarezza sarebbe medicina. Così interviene il moderatore, valuta che stanno intossicando l'ambiente, eventualmente avverte, e cancella i commenti. Se arrivano 100 commenti in un giorno (e in certi giorni qui ne arrivano anche di più), e il moderatore deve dedicare cinque minuti ad ognuno dei messaggi, fanno 500 minuti. E il moderatore 500 minuti liberi al giorno non ce li ha. Il ragionamento "male che vada discutiamo cinque minuti e si risolve tutto" non funziona: il moderatore non ha "cinque minuti" per ognuno che abbia l'ùzzolo di scrivere un commento. Certo, non tutti richiedono cinque minuti, ma il punto è che sono troppi comunque. Per il moderatore, esistono solo due tipi di persone che scrivono commenti nel blog, indipendentemente dalle loro posizioni: e cioè quelli che vogliono essere un problema, e quelli che non vogliono esserlo. Quelli che vogliono essere un problema sono quelli che lo costringono ad intervenire e a perdere tempo. Sono quelli che intervengono al solo scopo di disturbare.

In particolare, molto del tempo perso è dovuto al fatto che c'è gente che piove qui a lasciare commenti su cose che sono state discusse sul blog non una ma cento volte. È comprensibile che non tutti abbiano il tempo di spulciare il blog alla ricerca di un tema trattato in una singola pagina diversi anni fa, ma il venir qui a sciorinare sempre gli stessi slogan a cui è stato risposto in almeno metà delle pagine del blog è un comportamento da veri "troll" che godono solo nel far perdere tempo agli altri.

Poi ci sono quelli che vengono fraintesi. Ora, essere fraintesi una volta capita. Essere fraintesi due volte, anche. Ma se avete un diploma di maturità preso in Italia, allora la lingua italiana la conoscete. Non ci si aspetta che siate incapaci di esprimervi. Potete scrivere in fretta o fare errori, ma se volete dire che due per due fa quattro, non devo leggere che due più due fa cinque. Se rimanete fraintesi in questa situazione, avete invece dei seri problemi con la lingua italiana. In questi casi, semplicemente non parlate.

Ci sono poi gli specialisti del piagnisteo. Gli specialisti del piagnisteo sono i primi a lamentarsi della "censura". Semplicemente non hanno capito la "moderazione". Oppure stanno a fare tutto un discorsino complicatino per spaccare il capello in quattro... e a chi risponde, chiedono di citare le fonti, e poi le fonti delle fonti, e poi le fonti delle fonti delle fonti: qualunque sia il loro scopo, ottengono solo di annoiare ed estenuare gli altri frequentatori del blog.

Il punto è che il moderatore ha il compito di tenere un ambiente -diciamo così- vivibile, senza tutti quei disastri che normalmente distruggono qualsiasi discussione. Il problema è che i cafoni, i maleducati, i fanatici, e tutti quelli che ho descritto sopra non ci stanno. La dicitura "inserisci un commento" presume che abbiate qualcosa da dire. Che sia "pro", che sia "contro", che sia una riflessione, una segnalazione, un "commento", una battuta: insomma, qualcosa da dire, che non abbia come unico scopo il rovinare la giornata agli altri lettori e commentatori - come fanno i "troll".

Che vi piaccia o no, il Cammino Neocatecumenale è zeppo di problemi, guai, errori, fin dalle sue radici. Di fronte a questo, l'atteggiamento cristiano (o almeno civile) è quello di cercare di capire quali sono gli errori, quali sono i meccanismi per cui nascono quei problemi, quali sono le vere radici di quegli errori, e cosa si può fare per correggerli. Non è il posto dove lanciare slogan. Non è l'invito a negare la realtà.

Lo spazio commenti non è il "muro da taggare" per i neo-vandali che hanno terrore della verità sul Cammino.



lunedì 4 agosto 2014

«Il Cammino dà segni di essere una setta»

Nostra traduzione dell'articolo «The Way shows signs of a cult or sect», di Charles White, pubblicato su Guam PDN (Pacific Daily News) il 4 agosto 2014.


Il Cammino dà segni di essere una setta

L'imposizione del Cammino Neocatecumenale alla Chiesa Cattolica a Guam è la radice di tutte i problemi riportati recentemente su questo giornale.

Il Cammino Neocatecumenale, come molti già sanno, è un movimento cattolico iniziato negli anni '60 in Spagna. Si è poi diffuso nel mondo e si dice che abbia oltre un milione di membri. Ha ricevuto una qualche forma di approvazione dagli ultimi pontefici, accompagnata però da alcuni seri rimproveri da quegli stessi papi.

Perché il Cammino è all'origine di discussioni e controversie? In breve, il Cammino manifesta molti dei tipici segni di una setta, ed è proprio tale settarismo ad essere la fonte della maggioranza dei problemi. Quando dico "setta", sappiate che non sto facendo un confronto con qualcosa di pericoloso come il Tempio del Popolo di Jim Jones: sto solo dicendo che i neocatecumenali mostrano delle allarmanti tendenze settarie.

Ecco alcuni esempi del loro settarismo:

• I membri lo chiamano "il Cammino", e quell'articolo determinativo "il" pare non essere accidentale perché col passare del tempo la loro pratica pastorale suggerisce che loro credano che non esista altro cammino di fede.

• I membri del Cammino Neocatecumenale praticano la loro fede in modo da separarsi dalla parrocchia. Per esempio celebrano la Messa lontano dalle chiese ogni sabato sera anziché partecipare alle normali Messe della parrocchia. Anche se insistono che le loro celebrazioni sarebbero aperte al pubblico, in pratica non lo sono. Non sono infatti nemmeno pubblicate nei bollettini parrocchiali. Perfino nei giorni del santo Triduo - giovedì santo, venerdì santo e Pasqua - celebrano separati dalla parrocchia.

• C'è un inequivocabile culto della personalità attorno al fondatore del Cammino Francisco "Kiko" Argüello. Tutte le musiche sacre e l'arte sacra utilizzate nelle celebrazioni dei membri sono composte dal loro fondatore, Kiko, così come la maggioranza assoluta dei loro arredi liturgici (si legga qualcosa in più su Thoughtful Catholic).

• L'insegnamento neocatecumenale è contenuto in un "Direttorio Catechetico" di 13 volumi, che non è stato reso pubblico ed è alquanto difficile da reperire. Moltissimi membri del Cammino infatti non lo hanno mai visto.

• Dopo circa due anni che si aderisce al movimento, i membri che aspirano a passare alla "tappa" successiva sono costretti a subire uno "Scrutinio" dove sono obbligati a parlare dei loro segreti più profondi, delle loro croci, dei loro peccati, pubblicamente nella loro comunità. Ne ho evidenziato i pericoli su Thoughtful Catholic. Dopo circa due anni i membri devono subire un ulteriore "Scrutinio", nel quale vengono interrogati da una commissione che riepiloga i loro difetti e i loro peccati, dopodiché sono tenuti a fare un "atto concreto" per mostrare la loro devozione a Cristo, "atto" che richiede di dar via costosi gioielli, terreni, automobili e altre proprietà.

L'arcivescovo di Guam,
mons. Anthony S. Apuron
L'arcivescovo Anthony Apuron ha comandato che ogni vocazione sacerdotale a Guam debba "fare per un po' di tempo il Cammino". Ha fatto rare eccezioni a tale mandato, ma non prima di aver fatto penare parecchio le vocazioni.

I sacerdoti locali lamentano il favoritismo di parte dell'arcivescovo. Si sa che i preti neocatecumenali e i seminaristi vengono trattati in modo molto più favorevole. Quando un sacerdote, don Paul Gofigan, ha decisamente rifiutato di accettare il Cammino nella sua parrocchia a meno di alcune concessioni, è stato sloggiato dalla parrocchia contro ogni norma del Diritto Canonico. Il caso è ora portato in appello a Roma.

L'arcivescovo stesso sta "facendo il Cammino". Quando uno fa il Cammino, si pone sotto l'autorità dei cosiddetti "catechisti" che vengono assegnati alla sua comunità neocatecumenale. Questi catechisti, nonostante i neocatecumenali affermino il contrario, sono membri di una gerarchia internazionale che agisce indipendentemente dai pastori e dai vescovi.

A molti di noi l'arcivescovo pare essere sotto il controllo dei leader del Cammino e non pare affatto agire nell'interesse del suo gregge qui. Tempo fa - circa due anni fa se ricordo bene - alla richiesta di un leader neocatecumenale, l'arcivescovo propose di trasferire il seminario eretto nella Yona property ad un'organizzazione non-profit controllata dal Cammino. Tale property è stimata valere, per difetto, almeno 35 milioni di dollari.

Quando il suo consiglio degli affari economici e legali ha obiettato al trasferimento, l'arcivescovo ha licenziato tutti i membri che non erano d'accordo e ha eletto nuovi membri tra coloro che erano favorevoli. Non ancora è chiaro oggi se l'arcivescovo sia riuscito poi a trasferire il titolo della proprietà.

Ci sono state molte occasioni in cui seminaristi e preti neocatecumenali di altre nazioni, così come almeno un professore di seminario, hanno manifestato arroganza contro la cultura indigena di Guam, in particolare ridicolizzando la pratica locale di pregare per i defunti e mistificando tale preghiera. Un esempio di ciò è riportato su Thoughtful Catholic.

Ho tentato di spiegare alcuni di questi problemi nel mio blog, The Thoughtful Catholic, ed ho raccolto i link a questi argomenti particolari nella pagina http://thoughtfulcatholic.com/?page_id=766

Charles White
da Tamuning (Guam)

venerdì 1 agosto 2014

Il poliziotto vestito da carabiniere

Buongiorno a tutti.

Liturgia neocatecumenale
Faccio subito una premessa. Non voglio insegnare la vita a nessuno, non voglio evangelizzare nessuno e non voglio creare la più piccola polemica. Non tollererò attacchi e insulti, ma risponderò a chiunque con garbo mi farà domande.

Il motivo vero e proprio per il quale vi scrivo, molto probabilmente non è chiaro nemmeno a me che lo faccio. Forse è solo un modo per buttare fuori tutta una serie di pensieri che da anni mi ronzano in testa.

Ho frequentato il cammino per 15 anni, vivendo tutta una serie di esperienze che sarebbe troppo lungo raccontarvi, almeno adesso e concordo con tutti quelli che hanno sempre parlato di un profondo senso di svuotamento quando poi ne esci e non fai più parte di una "comunità".

In questi sei anni nei quali non sono più in comunità mi è capitato più di una volta di soffermarmi su tanti aspetti del cammino che da sempre, anche quando vi ero dentro, stridevano un po col mio modo di concepire determinate situazioni.

Per amore della verità, devo dire che negli anni del cammino ho fatto di tutto per essere "un buon cristiano", ho detto e fatto cose delle quali oggi mi vergogno e senza dubbio non rifarei più, mi sono fatto manipolare nella convizione che tutto fosse per il mio bene ed invece, cresciuto, mi sono reso conto che così non era.

Vi chiedo scusa se quello che vi scrivo vi sembra privo di senso, ma vi posso garatire che non è facile tenere le fila di ciò che è stato e sopratutto per me che le ho vissute, queste situazioni hanno tutte un filo logico incredibile.

Sono anche sicuro però, che qualcuno di voi coglierà pienamente quello che sto dicendo.

Dicevo che oggi tante cose mi sembrano lampanti:
  • il cammino oggi è anacronistico ed esclusivista. Vengo dal profondo sud, dalle mie parti non si lavora mai meno di 15/16 ore al giorno, è quasi impossibile riuscire a seguire le celebrazioni e questo negli anni mi ha fatto fare tante di quelle sciocchezze legate al mondo del lavoro come chiudere attività, litigare con datori di lavoro, mettere a rischio lavori o cambiarli. Per fortuna non avevo famiglia a differenza di oggi e non ho rischiato nulla che non fosse il mio cuore soltanto.

    "Se questo lavoro t'impedisce di seguire Dio, lascialo, Lui provvederà". In nome di questa sciocchezza ho visto tante famiglie passarsela davvero brutta. Tante volte il senso di colpa mi attanagliava così forte fino al punto di pensare che non ero un buon cristiano se non ero in grado di "liberarmi" dal lavoro per andare in comunità.
  • Avrei dovuto difendere di più e meglio la mia famiglia. Il vivere nella verità del Vangelo, non è il loro vivere nella verità. Avrei dovuto tacere se parlare significava umiliare mio padre, mia madre, la mia famiglia, esporli al giudizio di tutti, ferirli. Quando sei nel turbinio credi che ti attribuiranno del coraggio per un gesto simile, che ti stimeranno e che ti diranno... guarda un pò che coraggio, guarda un pò che fede, ed invece anni dopo capisci che sei stato solo stupido. Stupido ed esibizionista.
  • Non esiste mai il bianco e il nero. Ci sono una miriade di sfumature da cogliere nella vita ed ognuna di queste ti porta a Cristo. Un esempio su tutti. Oggi nella mia vita ci sono due amici carissimi. Lui era sposato, lasciato dalla moglie con tre figli, si è spaccato e si spacca ancora oggi la schiena per non far mancare loro nulla, ha incontrato l'amore, una ragazza con la quale convive e divide la sua vita.

    Io li vivo, e non somigliano per niente a tutto quello che nel cammino li descriverebbe.

    Non voglio aprire un dibattito su cosa la chiesa dica a proposito di convivenza o omosessualità, voglio parlare di me, di come per anni ho pensato, mi hanno indotto a pensare che questa gente sia il demonio e poi di fatto il demonio non è.
  • "Dai frutti vi riconosceranno come miei" o ancora "Guardate come si amano"... slogan solo slogan.

    Persone che divorano le carni di quelli che dovrebbero essere i loro "fratelli", invidie, tradimenti, maldicenze ed ogni forma di nefandezze. Agapi che si trasformavano in veri e propri sparlatoi pubblici... Dio solo sa quanto io debba chiedere perdono (a lui, non ad altri) per il male proferito verso chi mi era accanto.

    Ti dicono, ti fanno credere e mentono a se stessi palesando un amore fraterno che non esiste e alla prima occasione diventi il loro pasto. Mi sono sempre detto che se la comunità creava questo tipo di situazione era forse perchè qualcosa al suo interno era sbagliata.
  • Il perdono. Quante altre porcherie in nome di questo altissimo concetto.

Sono entrato insieme alla mia famiglia in comunità per una crisi coniugale che avevano avuto.
Perdono su perdono, perdoni sprint prima delle tappe, perdoni nei passaggi, perdoni nelle convivenze, perdoni durante le lodi e quasi 20 anni di ferite e ripicche, di rinfacci e di offese.
Oggi alla luce di tutto questo mi chiedo quanto di meno avremmo sofferto, TUTTI, se i miei si fossero lasciati?
Mi potete dire che non sono un buon cristiano a pensare queste cose.
Grazie, lo so da me di non essere un buon cristiano visto che diviene un'impresa per me seguire la messa alla domenica, non ci vado da mesi,ma converrete con me che il dubbio è lecito. Un figlio che per 20 anni ha visto e sentito cose come quelle che ho sentintito e visto io, una domanda del genere poi se la fa.
Ricordo ancora quando chiesi perdono a mio padre per il male che gli avevo fatto "ammazzandolo con tutti i miei giudizi"...poco prima del secondo passaggio solo per lo spauracchio di essere "rimandato indietro".
Non servì a nulla, non fu nulla e mi feci una violenza fuori dal comune, salvo poi dire in comunità che avevo sperimentato l'amore di Dio e scempiaggini simili.
Perchè? Perchè è quello che andava detto, andava fatto. Se vuoi essere parte di un corpo (volutamente corpo con la c minuscola) devi anche indossare la stessa divisa degli altri.
Lo avete mai visto un poliziotto vestito da carabiniere?

Qualche mese fa mio papà ha subito un intervento chirurgico, l'ultimo quasi 20 anni prima.
Durante il primo intervento, decisi per odio nei suoi confronti, di non essere presente in ospedale.
20 anni dopo, Dio mi ha permesso di chiudere un cerchio della mia vita. Dormiva ed io l'ho osservato tutta la notte.
Non lo saprà mai, ma in quel preciso momento, vedendolo in tutta la sua debolezza, l'ho amato profondamente e l'ho perdonato.
Si, l'ho perdonato PER TUTTO IL MALE CHE MI AVEVA FATTO e di colpo mi sono sentito vicino a Cristo in un modo che non so dirvi, lì, in una piccola saletta, di un piccolo ospedale di provincia.

Potrei scrivere davvero tanto altro ma cosi su due piedi non mi viene nulla. Se vi va di chiedere o interagire con me a me farebbe piacere, sempre mantenendo bassi i toni perchè non voglio in alcun modo entrare in contradditorio con nessuno.

Oggi che non sono in comunità mi rendo conto di quanto ancora la mia mente, in alcuni aspetti sia legata a quel modo di pensare, a quei lacci difficili da slegare e a quella forma mentis che è dura a morire.

Il mio rammarico?
Le persone, sempre le persone.
Quelle ferite, quelle alle quali ho fatto male, quelle che avrei dovuto difendere e proteggere meglio e quelle che, mio malgrado, ho perduto.

Iocero
dal profondo Sud
del suo cuore e di questa nazione