lunedì 30 gennaio 2012

Un blogger Anonimo riprende il nostro "grido" di sconcerto e anche di allarme consapevole


Lo pubblico così com'è. E ripartiamo da questa testimonianza di un blogger Anonimo che ha scritto alle 16:07 e rispecchia il nostro stato d'animo, ma anche le nostre perplessità e la nostra consapevolezza, che non generano angoscia solo perché la nostra fiducia è nel Signore e nelle sue promesse.

Diceva Mic:
"....sapete bene che il Papa non è infallibile - ed è quindi criticabile col dovuto rispetto e possibile equilibrio - quando sancisce questioni in maniera non solenne e definitoria, cioè non ex cathedra.
Pertanto, poiché in coscienza, motivatamente ma soffrendone (leggetevi l'articolo sulla Passio Ecclesiae di qualche giorno fa), non possiamo -e ci è consentito- dare adesione di fede a ciò che è accaduto e che accade col Cnc, continuiamo a parlarne. Non mi pare che ci sia bisogno di associazionismi di sorta per un'azione che rientra nella libertà e nel dovere di credenti battezzati.
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(qui non c'entra nulla la presunta "radicalizzazione": si tratta di scegliere DECISAMENTE tra Verità e menzogna, Cristo o satana, non cercare una "via di mezzo" ! infatti Kiko ed eretici colleghi, qualora siano ostinati e consapevoli mentitori , sono servi di satana e nemici di Cristo e della Chiesa. NON esiste via di mezzo tra Cristo e satana).

Tutto quello che sta accadendo dimostra che nel concilio c'era un "ordigno a tempo", come una esplosione nucleare ben programmata, che ha rilasciato nell'atmosfera ecclesiale i suoi veleni, che dilagano negli anni, appestando l'intera Chiesa, uccidendo la Fede e la vita spirituale attraverso la distruzione calcolata della sacralità autentica della Liturgia; lex orandi lex credendi.
Come si può negare questo effetto di fungo atomico?

ESCALATION è la parola giusta, della menzogna e dell'eresia che viene diffusa capillarmente, ricevendo il marchio....di "cattolica" : ci rendiamo conto della natura maligna e LETALE di tale inversione ? o vogliamo ancora minimizzarlo ? Un perverso gioco falsificante di NOMI ED ETICHETTE che vengono affibbiate abusivamente, chiamando bene il male e viceversa !
e la tragedia è che se ne fanno autori e/o complici proprio i massimi responsabili della custodia del Divino Depositum, i pastori più alti del Gregge. Come possiamio ancorra bendarci gli occhi ?

e dire che tutto è a posto, grazie a un "pezzo di carta" che non copre più alcuna vergognosa menzogna ed eresia sfacciatamente propagata ?

Dal 1962 NON BISOGNA CONDANNARE L’ERRORE. QUESTA apparente libertà, lanciata dal conciilio, ha causato la grande anarchia dottrinale-liturgica-pastorale, che oggi subiamo sgomenti, e che si palesa come LA PRIGIONE DELLA Chiesa, che in essa soffoca, spiritualmente atrofizzata, in balia dei falsi profeti e celebranti apostati.

Ci stiamo tutti dentro, a questa Chiesa asfissiata e coartata (o ti adegui o te ne vai: per quante parrocchie si sta preparando l'aut-aut? con l'avallo dei superiori?... c'è da tremare al pensiero); non possiamo sfuggire al male che dilaga, nella prigione piena di falsificazioni, che diventa spesso come un'OVATTA per l'intelletto, che si addormenta su false sicurezze LEGALISTE....
ma dobbiamo fare quella scelta cruciale: Cristo o satana, con tutte le sue seduzioni.

Inganni epocali che prenderanno il nome fascinoso di "NUOVO TIPO DI PARROCCHIA" et similia.... oppure: "da pastorale sacramentale a pastorale di evangelizzazione ecc.:":e che fine faranno i Sacramenti, quelli DI SEMPRE ? e chi li ferma questi sciagurati ?
Ora, certo, dopo il 20 gennaio, non li fermerà più nessuno !


Ebbene, di certo noi non possiamo né pretendiamo di fermarli: l'unica cosa che possiamo continuare a fare è le sentinelle, cercando anche di diffondere insegnamenti cattolici non solo per 'bollino', ma dalla coscienza illuminata dalla Fede e dal Magistero perenne.

sabato 28 gennaio 2012

Ancora una testimonianza


E' arrivata via mail. E' un ritornello che si ripete da ogni dove. Ma ci sono molti sordi di orecchio... Sarebbe bene non accavallare altri articoli almeno fino a lunedì.

Cortese responsabile del blog, confesso che ho pensato parecchio, prima di scriverle la mia esperienza sul Cammino neocatecumenale. Perché? Perché è stato pressapoco 25 anni fa e il ripensarci mi fa emergere tutta una serie di cattive sensazioni che preferisco dimenticare. Ciononostante, le porgo questo scritto per l'utilità di quanti ne potranno approfittare.

Oggi ritengo il Cammino neocatecumenale una pericolosa setta ereticale con connotazioni giudaico-protestanti e sono convintissimo di ciò. Allora non avevo tutte le informazioni e la preparazione odierna ma, sin dall'inizio, sentii qualcosa che non quadrava bene, se non altro perché avevo fatto dei corsi teologici.

Cominciai a seguire le catechesi del Cammino su suggerimento d'un sacerdote il quale indicava in loro un'occasione perché io radicassi bene il mio cristianesimo. Le catechesi, allora come oggi, raccoglievano alcuni cristiani praticanti della parrocchia, ignari di quanto poteva loro accadergli.

Fu così che, dopo un certo tempo, i catechisti crearono una comunità nella quale ero inserito. Lo decisero a modo loro, al termine d'una prima “convivenza” nella quale ricordo solo un'assurda lezione di liturgia che infangava qualsiasi liturgia tradizionale del passato con l'unico fine d'osannare la “loro”.

Decisero di porre come responsabile della mia comunità un signore sui 65 anni. Egli accettò ma con qualche ragionevole dubbio: “Ho una salute cagionevole, siete sicuri che ce la farò?”. I catechisti erano sicurissimi e non ammisero alcuna sua obiezione. Così, il nostro gruppo iniziò a riunirsi. Il responsabile doveva seguirne l'attività quattro volte la settimana: due per le preparazioni della liturgia della parola e della messa, e altre due per trovarsi alle liturgie preparate. Il poveretto, che era già piuttosto iitterico in volto, nel giro d'un paio di mesi crollò e dovette essere ricoverato in Ospedale.

I catechisti lo andarono a trovare. Lui li supplicò: “Vedete, non ce la faccio! Ho una pensione troppo modesta che mi costringe a fare il rappresentante di libri nelle scuole. Mi devo alzare ogni giorno alle 6,30 e non ho una salute di ferro. Come posso seguire questa comunità se, nei giorni in cui vi devo andare, finisco per dormire pochissime ore la notte e peggiorare nella salute?”. I catechisti furono intransigenti: “Tu ti sei ammalato per un solo motivo: non hai fede!”. Vi lascio immaginare come ci rimase il poveretto. La moglie vide le cose in modo ancor più chiaro e comprese d'aver a che fare con dei fanatici. Morale della favola: nel giro di qualche altra settimana, il signore e la propria moglie sparirono dalla circolazione.

Dopo un poco, si tenne un'altra convivenza con i catechisti. Ricordo che, essendo impegnato in una parrocchia, la domenica sera avrei dovuto abbandonarli un attimo prima del previsto, per poter effettuare il mio servizio. Lo feci presente ai catechisti. Una donna tra loro s'irrigidì e con fare imperativo e severo mi disse: “Se lasci noi lasci Dio!”.

E, infatti, ringraziai Dio per aver ricevuto una simile risposta idiota che mi diede la forza d'abbandonarli. In definitiva, non vi constatai solo il fanatismo, emergente da questi brevi racconti, ma l'incapacità totale a capire e vedere il proprio prossimo. Gli stessi sacerdoti, influenzati da quell'atmosfera drogata, finivano per essere molto amabili e disponibili con i membri della comunità. Ma se per caso qualcuno lasciava il gruppo, divenivano immediatamente freddi e scostanti. Erano diventati preti d'una setta, non della Chiesa!
Ricordo ancora che, in una riunione regionale del Cammino, un sacerdote m'indicava un'esagitata che urlava da un microfono delle farneticazioni: “Guarda! E' lo Spirito che parla in lei!”. Sentivo in cuor mio che tutto questo non era che miserabile inganno...

Tutto ciò fu un'occasione per radicare il mio Cristianesimo? No affatto! Per radicare il proprio Cristianesimo è necessario vivere la tradizione cristiana nella Chiesa, studiare, pregare e avere sempre una coscienza attiva e sveglia. Il Neocatecumenato s'impone esattamente dove non c'è coscienza, cultura e vita cristiana e fa vittime; allora come oggi.
Le porgo, cortese responsabile, i miei più distinti saluti.
P. C. (Nome e Cognome: l'iniziativa delle iniziali è mia - ndR)

giovedì 26 gennaio 2012

Come prima più di prima...

Ascoltando in diretta Arguello parlare davanti al Papa l'abbiamo sentito pronunciare questa frase che ci ha, come minimo, stupiti: " Noi vediamo l`urgenza di passare da una pastorale sacramentale a una pastorale di evangelizzazione". Suggeriamo a Kiko Arguello, ai suoi prebiteri, ai suoi kikos, di leggere e meditare queste parole pronunciate dal Santo Padre, il 5 maggio 2010, durante un'udienza sul Munus sanctificandi:
"Negli ultimi decenni, vi sono state tendenze orientate a far prevalere, nell’identità e nella missione del sacerdote, la dimensione dell’annuncio, staccandola da quella della santificazione; spesso si è affermato che sarebbe necessario superare una pastorale meramente sacramentale. Ma è possibile esercitare autenticamente il Ministero sacerdotale “superando” la pastorale sacramentale? Che cosa significa propriamente per i sacerdoti evangelizzare, in che cosa consiste il cosiddetto primato dell’annuncio? Come riportano i Vangeli, Gesù afferma che l’annuncio del Regno di Dio è lo scopo della sua missione; questo annuncio, però, non è solo un “discorso”, ma include, nel medesimo tempo, il suo stesso agire; i segni, i miracoli che Gesù compie indicano che il Regno viene come realtà presente e che coincide alla fine con la sua stessa persona, con il dono di sé, come abbiamo sentito oggi nella lettura del Vangelo. E lo stesso vale per il ministro ordinato: egli, il sacerdote, rappresenta Cristo, l’Inviato del Padre, ne continua la sua missione, mediante la “parola” e il “sacramento”, in questa totalità di corpo e anima, di segno e parola. Sant’Agostino, in una lettera al Vescovo Onorato di Thiabe, riferendosi ai sacerdoti afferma: “Facciano dunque i servi di Cristo, i ministri della parola e del sacramento di Lui, ciò che egli comandò o permise” (Epist. 228, 2). E’ necessario riflettere se, in taluni casi, l’aver sottovalutato l’esercizio fedele del munus sanctificandi, non abbia forse rappresentato un indebolimento della stessa fede nell’efficacia salvifica dei Sacramenti e, in definitiva, nell’operare attuale di Cristo e del suo Spirito, attraverso la Chiesa, nel mondo." 
Certo che la liturgia-kika, rispetto al munus sanctificandi lascia particolarmente a desiderare! Lo stesso dicasi per la Scrittura custodita con la stessa dignità delle Sacre Specie, che non segna la differenza tra la Presenza Reale del Signore rispetto a quella mediata dal testo! Una pastorale di evangelizzazione senza la preminenza del culto autentico a Dio e tutto quel che comporta nella Sacramentalità attuata e vissuta secondo la Tradizione Apostolica arrivata intatta fino a noi, c'è da chiedersi COSA evangelizza... e, purtroppo, è ciò che ora è stato ratificato. Riporto in breve alcuni punti già ricordati: sono stati approvati i riti di passaggio - che hanno solo il guscio dell'OICA ma contenuti kikiani - ed altro, come ad esempio:
  • la denuncia pubblica della propria croce
  • gli scrutini - [vedi anche]
  • la rinuncia a Satana, con la consegna di beni di valore
  • la Redditio fatta in chiesa, a volte durante le messe
  • la figura del garante che controlla l'operato del neocatecumeno
  • la "lavanda dei piedimore neoat
  • il rinnovo dell'Alleanza di biblica memoria
  • il ri-battesimo finale
Insomma tutto quello che si faceva in segreto nelle salette ed anche il resto si può continuare a farlo, dato che il cammino è e resta blindato (perché è chiaro che chi lo percorre deve sottostare alle ferree condizioni già note) nonché avvolto dal segreto, ma questa volta con la benedizione apostolica.

martedì 24 gennaio 2012

"Ma c'è sempre quel qualcosa che non va"...

Cari amici, lo abbiamo citato nel thread precedente ormai affollatissimo di interventi e quindi è bene riprendere una nuova discussione. Ritengo giusto evidenziare ed esaminare per esteso il testo di Korazym di cui ho riportato il titolo, che non è certo da annoverare tra i critici, ma è sempre stato tra i sostenitori del Cnc.
Nel coro di peana dei vari Cañizares, Radio Vaticana, Zenit et alii, è il caso di riprenderlo perché conferma le nostre considerazioni e le nostre perplessità, sia pure senza la nostra 'aura' di "gravità" motivata dalla consapevolezza di quanto, nella realtà, l'accaduto del 20 settembre rappresenti per il Cnc l'ennesimo grimaldello per continuare ad inquinare la Chiesa e la Fede cattolica. Le approvazioni non sono un dogma di fede e sono criticabili col dovuto rispetto e con le puntuali argomentazioni che non manchiamo di fornire.
Abbiamo evidenziato alcuni passaggi che riteniamo molto importanti.

Cammino Neocatecumenale, un'altra approvazione.
Ma c'è sempre quel qualcosa che non va

Nuovo via libera della Santa Sede ai neocatecumenali: dopo gli Statuti e il Direttorio Catechetico, i cui decreti di approvazione erano arrivati rispettivamente nel 2008 e nel 2011, ora è arrivata l'approvazione delle celebrazioni in uso nel Cammino che non sono già normate dai libri liturgici. Fra di esse non c’è – ovviamente - la Messa che i neocatecumenali celebrano il sabato sera, ma il modo poco preciso col quale il decreto è stato presentato dai responsabili del Cammino ha (e non è la prima volta) ingenerato confusione, con il risultato che il messaggio che è passato ai più è proprio quello. Completamente fuorviante. E in questo mare di imprecisione, rischiano di passare in secondo piano anche le parole del papa, che – per chi non vuol far finta di nulla – sono chiare e puntuali.

Il decreto con il quale vengono approvate le celebrazioni in uso nel Cammino che non sono già normate dai libri liturgici è un via libera importante, in qualche modo ovvia e naturale conseguenza dell'approvazione, dodici mesi fa, dei tredici volumi (il “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”) che illustrano l'intero percorso di riscoperta del Battesimo e che contengono quelle catechesi degli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez che vengono riproposte dai catechisti in ogni singola comunità del Cammino. Un segno rilevante, questo nuovo via libera, della fiducia che la Santa Sede ripone nel Cammino Neocatecumenale, che a poco più di 40 anni dalla sua “invenzione” si vede ormai pienamente riconosciuto e approvato dal Vaticano. Un traguardo non facile e tutt'altro che scontato. Ad oggi, il Cammino neocatecumenale è riconosciuto come un percorso di formazione valido, che viene definito nei suoi tratti essenziali dagli Statuti (approvati in forma definitiva nel 2008 dopo sei anni di formula ad experimentum) e tratteggiato nel dettaglio, dal punto di vista dottrinale e catechetico, dal “Direttorio” approvato dodici mesi fa, ivi comprese – la novità di questo 2012 - le celebrazioni che in esso vi sono contenute. Di per sé, il percorso di approvazione da parte della Santa Sede può ritenersi sostanzialmente concluso, fermo restando che nulla è dato una volta per tutte e che tutto quanto deciso in questi anni è in ogni momento passibile di riconsiderazione da parte della Santa Sede.

Eppure, anche stavolta, come già in passato, non tutto è andato liscio e verosimilmente non tutto continuerà ad andare liscio nella vita quotidiana di questo cammino di formazione. Da un lato c'è la ormai consueta e immancabile confusione sul contenuto preciso dei decreti emessi dalla Santa Sede, confusione generata anzitutto proprio dai responsabili del Cammino neocatecumenale e da quel loro modo (quantomeno così poco puntuale, se non apertamente scorretto) di raccontare gli eventi; dall'altro lato c'è il punto, non ancora chiarito, della pubblicazione del “Direttorio catechetico”, che sarà pure stato approvato nella sua nuova versione rivista e abbondantemente corretta dalla Congregazione per la dottrina della fede, ma che nella pratica continua a rimanere un testo riservato, in uso solamente ai catechisti del Cammino. Il tutto, in un contesto in cui i principali appunti che vengono mossi all'intero movimento (uno su tutti: la scarsa attenzione all'unità con il resto della comunità parrocchiale, con tutti coloro che non appartengono alle comunità del Cammino) vengono dai vertici del Cammino Neocatecumenale apertamente negati e nel concreto sostanzialmente ignorati, come se si trattasse di accuse infondate o di problemi inesistenti. Quando inesistenti, in realtà, davvero non sono. Anche perché, ad ogni udienza papale, vengono evocate e sottolineate – per chi le vuol sentire - dal Pontefice in persona. E’ successo anche stavolta.

IL DECRETO: COSA C’E’ – Il decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, testualmente, “concede l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”. Si tratta di quei riti che accompagnano tutto il percorso di formazione del singolo nelle sue varie tappe di formazione: nel dettaglio, i riti che accompagnano il “primo scrutinio”, lo “Shemà” e il “secondo scrutinio” (passaggi con i quali si passa prima dalle catechesi iniziali al pre-catecumenato e poi da quest’ultimo al catecumenato vero e proprio) e ancora i riti legati all'iniziazione alla preghiera, alla consegna del Salterio, alla consegna del Credo (la Traditio Symboli), alla confessione pubblica della propria fede (la Redditio Symboli), alla consegna del Padre Nostro, e via continuando fino al rito del Rinnovo delle promesse battesimali, che di fatto è il culmine ultimo del Cammino neocatecumenale. Approvate anche le parti delle celebrazioni della Parola di Dio (sono settimanali, ne parlano anche gli Statuti) e delle celebrazioni penitenziali (hanno cadenza mensile) che già non siano regolate altrove.

E COSA NON C’E’ (ANCHE SE VOGLIONO FARLO CREDERE) – Non si fa alcuna menzione, nel decreto, delle celebrazioni che sono già normate dai Libri liturgici: non c’è la Liturgia delle Ore e ovviamente e naturalmente non c’è la Celebrazione Eucaristica, non c’è la Santa Messa. Ma purtroppo il messaggio che rischia di passare – e sta passando – è proprio questo: è stata approvata la celebrazione del sabato sera nelle comunità, è stata approvata la “messa dei neocatecumenali”. Un’interpretazione che si va diffondendo sui mezzi di comunicazione – e anche fra non pochi appartenenti al Cammino – a causa soprattutto della nota ufficiale emessa dai responsabili del Cammino neocatecumenale (diffusa alla stampa di tutto il mondo e riportata sul sito web ufficiale). Una nota che semplifica oltremodo quanto accaduto e che, sintetizzando troppo, di fatto induce in errore generando una grandissima confusione sui termini reali di quanto approvato. In tutto questo, non ha certo aiutato il fatto che la Santa Sede, rendendo noto il decreto, non gli abbia affiancato alcun commento o alcuna nota esplicativa: forse stavolta era necessaria.

LA MESSA, ECCO LA SITUAZIONE - In verità, non esiste (o non dovrebbe esistere) alcuna “messa dei neocatecumenali”: la Messa è una sola, quella regolata dai libri liturgici, alla quale nelle comunità del Cammino si applicano alcune eccezioni, che sono ben circoscritte, definite nel dettaglio dagli Statuti o nei documenti ufficiali della Santa Sede. Il decreto del 2012 non tocca affatto questo aspetto e le regole in vigore sono quelle disegnate dopo l’approvazione degli Statuti, nel giugno 2008. In breve, le comunità del Cammino possono celebrare la Messa il sabato sera, dopo i primi Vespri della domenica, in piccole comunità: sempre devono essere seguiti i Libri liturgici, con due concessioni. La prima è quella che la Comunione viene distribuita sotto le due Specie del pane azzimo e del vino, e che i neocatecumeni la ricevono in piedi restando al proprio posto. La seconda è lo spostamento del rito dello scambio della pace, che viene anticipata a prima dell’offertorio. Stop. Queste sono le uniche eccezioni consentite. Tutto il resto o è già previsto dal Messale romano (è il caso delle monizioni prima delle letture, purché siano “brevi”) o dovrebbe essere modificato perché non previsto, e dunque non concesso (è il caso delle risonanze prima dell’omelia). Nel Cammino molto è cambiato negli ultimi anni, ma le risonanze sono sempre al loro posto. Peraltro, nel corso dell’udienza, il papa ha sottolineato lungamente il senso della concessione della Messa al sabato sera in piccole comunità (fini esclusivamente pastorali) e ha ribadito che l’obiettivo è quello di “inserire il singolo nella vita della grande comunità ecclesiale”, a partire dalla celebrazione domenicale della parrocchia. Un obiettivo che vale sempre: durante i lunghi anni del cammino, dice il papa, è “importante non separarsi dalla comunità parrocchiale”. Insomma, la messa del sabato sera è fatta per unire, non per dividere; per inglobare, non per separare le comunità neocatecumenali dal resto della comunità parrocchiale. Concetti, questi, su cui il Cammino ancora una volta è chiamato a riflettere.

NEGARE, ANCHE L’EVIDENZA – Ed è chiamato a rifletterci su perché, nonostante tutto, la parola d’ordine dei responsabili sembra essere quella di negare, negare, fortissimamente negare che ci sia qualcosa che non vada, che nel Cammino si siano generate delle criticità che quanto meno sarebbe onesto vedere, per poterci lavorare sopra. Per salvaguardare meglio l’unità delle parrocchie e della Chiesa. Per evitare che un percorso che è un “dono dello Spirito Santo” e che tanto bene sta facendo nella Chiesa possa talvolta portare divisione. Purtroppo, in tutti questi anni e ancora oggi, a giudicare dalla nota sul decreto, i vertici del Cammino (gli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez, con don Mario Pezzi) preferiscono semplificare: “Tutto va bene, la Santa Sede ha approvato tutto, il papa è con noi”. Col risultato che, alla lunga, perdono anche di credibilità: in questi giorni, se ci si rivolge a quelle migliaia e migliaia di persone neocatecumenali, soprattutto giovani, che formano le singole comunità (e che, in linea di massima, con coerenza e senza alcun genere di integralismo, vivono il loro percorso di fede come uno dei tanti percorsi di fede presenti nella Chiesa) e si afferma che la Santa Sede ha dato l’approvazione alle celebrazioni del Cammino, la risposta più frequente che si ottiene è: “Ma perché, non avevano già approvato tutto?”. E in molti pensano, sbagliando, che il decreto abbia approvato proprio la Messa del sabato sera, che invece non c’entra nulla. No, in tutto questo c’è qualcosa che non va.

UNITA’ E LITURGIA: E SE LO DICE IL PAPA, FORSE… – Non va anche e soprattutto perché dovrebbe essere inconcepibile negare che vi siano alcuni problemi sul versante dell’unione ecclesiale e sul versante della liturgia quando – guarda caso – ogni volta che incontra le comunità del Cammino il papa si concentra proprio su questi due aspetti: unità con il vescovo diocesano, rispetto dei libri liturgici, comunione ecclesiale. Così è stato anche nell’udienza del 20 gennaio 2012, dove il papa, riconoscendo l’opera preziosa del Cammino, ha invitato a dare attenzione “all’unità e all’armonia dell’intero corpo ecclesiale” e ha impartito una vera e propria lezione su cosa sia la liturgia e sul senso delle eccezioni riconosciute al Cammino. Non è un caso che il pontefice si concentri sempre su questi aspetti. Riconoscere, da parte del Cammino, che al riguardo c’è del lavoro da fare, e una volta per tutte anche farlo, sarebbe la cosa più sensata e sana che i suoi responsabili potrebbero e dovrebbero fare. Del resto, se lo dice il papa, forse si potrebbe anche dargli retta.

["si potrebbe" o "si dovrebbe"? ma è evidente l'ironia]

lunedì 23 gennaio 2012

Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano


E' da riportare per intero: una voce fuori dal coro che, senza essere dei nostri, guarda caso conferma quanto diciamo noi. Si tratta di quanto scrive proprio oggi Sandro Magister.

La segnalazione è di Larus che aggiunge: Comunque ai cari fratelli NC dico che se ne facciano una ragione se a qualcuno il “fumo negli occhi” non gli si attacca, anzi, cercate di togliervi i paraocchi così da vedere finalmente la "casella" sulla quale state che non è tutta la scacchiera. Anzi, con umiltà riconoscete di essere soltanto un "pedone" e non "l'alfiere".

CITTÀ DEL VATICANO, 23 gennaio 2012 – Prima dell’udienza con Benedetto XVI di tre giorni fa, dentro il Cammino neocatecumenale correva voce che in quell'occasione sarebbero state definitivamente approvate le “liturgie” del movimento ecclesiale fondato da Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández:
 "Placet" o "Non placet"? La scommessa di Carmen e Kiko
Tali voci davano addirittura per pronto il documento di convalida.
In realtà questo provvedimento non era assolutamente all’ordine del giorno in Vaticano, come si è potuto verificare nel corso dell’udienza col papa del 20 gennaio.
All'inizio dell'udienza, infatti, è stato letto un decreto del pontificio consiglio per i laici nel quale, con "il parere favorevole della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti", semplicemente si "concede l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa".
Più chiaramente il papa nel suo discorso ha ribadito che con il suddetto decreto soltanto "vengono approvate le celebrazioni" presenti nel Direttorio catechetico, che "non sono strettamente liturgiche".
Ciò vuol dire che i rituali approvati in questa occasione non riguardano in alcun modo la liturgia della messa o l’amministrazione dei sacramenti, ma solo le celebrazioni interne al Cammino che scandiscono le principali tappe del lungo catecumenato di ogni suo membro. 
Benedetto XVI ha inoltre approfittato dell'udienza per rivolgere ai capi e ai membri del Cammino un "breve pensiero sul valore della liturgia". È si è trattato di un "pensiero" che aveva tutto il sapore di una lezione, densa e impegnativa nonostante la brevità.
In essa il papa ha ricordato che "il vero contenuto della liturgia" è si "opera del Signore Gesù", ma "è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo". E con ciò ha messo in guardia dalla tentazione – presente nelle teorie liturgiche neocatecumenali ma non solo – di un "archeologismo" che pretenderebbe di riprodurre artificiosamente l'ultima cena di Gesù e le "frazioni del pane" dei primissimi tempi cristiani senza tener conto degli sviluppi liturgici che sono maturati legittimamente nella Chiesa nel corso dei secoli.
Nel suo discorso, inoltre, Benedetto XVI ha sottolineato il "carattere pubblico della Santa Eucaristia". Ha ricordato che in base agli statuti del Cammino approvati nel 2008 "i neocatecumenali possono celebrare l’Eucarestia domenicale nella piccola comunità dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano". Ma ha subito aggiunto che "ogni celebrazione" deve essere "essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono" all’unica Chiesa di Cristo.
Le celebrazioni nelle piccole comunità – ha proseguito il papa – devono cioè produrre una "progressiva maturazione" che favorisca "il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale", ossia in concreto "nella celebrazione liturgica della parrocchia".
Il papa ha infine ribadito che "la celebrazione nelle piccole comunità" deve essere "regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente", sia pure "con le particolarità approvate negli statuti del Cammino". Negli statuti del 2008 le particolarità consentite sono due. La prima riguarda "la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie" e "sempre con pane azzimo", che i neocatecumenali devono ricevere "in piedi, restando al proprio posto". La seconda è lo spostamento “ad experimentum” del "rito della pace dopo la Preghiera universale", cioè prima dell'offertorio, come del resto avviene da sempre nel rito ambrosiano, in uso nell'arcidiocesi di Milano.
Negli statuti si prevede inoltre che gli animatori delle comunità neocatecumenali preparino "brevi monizioni alle letture". Ma questo è già consentito dalle istruzioni generali del messale romano, per qualsiasi messa.
Non si fa cenno alcuno, invece, nei paragrafi degli statuti riguardanti la messa, alle cosiddette "risonanze", cioè ai commenti spontanei alle letture e al Vangelo fatti da chi partecipa alle messe delle comunità neocatecumenali, in aggiunta all'omelia del sacerdote. Non solo questa delle "risonanze", quindi, ma ogni altra particolarità liturgica in uso nel Cammino che non è approvata esplicitamente dalla Santa Sede era abusiva prima dell’udienza dello scorso 20 gennaio e tale rimane anche dopo.
Ecco qui di seguito la "lezione" di liturgia impartita da Benedetto XVI ai neocatecumenali e, più sotto, un sommario dei loro rituali extraliturgici che hanno avuto l'approvazione delle autorità vaticane.
"... CELEBRAZIONE REGOLATA DAI LIBRI LITURGICI, CHE VANNO SEGUITI FEDELMENTE..."
Benedetto XVI al Cammino neocatecumenale, 20 gennaio 2012 (estratto)
Cari fratelli e sorelle, [...] poco fa vi è stato letto il decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel "Direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale", che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. È un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero "Corpus Ecclesiae".
Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr. "Sacrosanctum Concilium", 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici storiche di Gesù, la sua passione, morte e risurrezione. In che senso allora la liturgia è opera di Cristo? La passione, morte e risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della liturgia, l’entrare nella presenza del mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo: "Christus totus caput et corpus", dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei sacramenti Cristo ci immerge nel mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.
Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri statuti, "L’eucaristia è essenziale al neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità" (art. 13 §1). Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano (cfr. Statuti, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della santa eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della santa messa è ultimamente diretta dal vescovo come membro del collegio episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr. "Lumen gentium", 26).
La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell?'essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il neocatecumenato (cfr. Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il Cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr. 1 Cor 10, 16s). [...]
DODICI RITI, PER ALTRETTANTE TAPPE
Il percorso di catechesi che ogni membro del Cammino compie dura almeno dieci anni e passa attraverso cinque fasi. Ogni fase ha delle tappe contrassegnate da specifici rituali, in totale dodici.
Sono questi i rituali extraliturgici in uso nelle comunità neocatecumenali ora approvati dalle autorità vaticane.
PRIME CATECHESI
1. Rito della conversione. Accompagna la decima delle sedici catechesi introduttive. Il rito, molto dettagliato, precede e segue in forma comunitaria la confessione sacramentale individuale di ciascuno dei presenti. Per chi prosegue nel Cammino, tale rito sarà reiterato a cadenza mensile.
2. Consegna della Bibbia. Accompagna la quindicesima catechesi.
3. Rito del lucernario. Apre la "convivenza" di tre giorni che conclude le sedici catechesi introduttive. Altre celebrazioni della Parola ritmano questi stessi giorni e ritmeranno, settimanalmente, il prosieguo del Cammino.
PRECATECUMENATO
4. Primo scrutinio. Segna il termine di questa seconda fase, la cui durata è di almeno due anni.
PASSAGGIO AL CATECUMENATO
5. "Shemà". In ebraico: ascolta. È il rito che celebra l'accoglienza della Parola di Dio.
6. Secondo scrutinio. Conclude il biennio di questa terza fase. Chi lo compie rinuncia a ricchezze personali anche cospicue, rimesse alla comunità.
CATECUMENATO
7. Consegna del Salterio. Cioè del libro dei salmi.
8. Traditio Symboli. Cioè la consegna del "Credo".
9. Redditio Symboli. Cioè la confessione pubblica della propria fede, appresa col "Credo".
10. Consegna del Padre Nostro. È il rito che introduce il terzo anno di questa quarta fase.
ELEZIONE
11. Libro della vita. Scrivendo il proprio nome in questo libro, il neocatecumenale apre i due anni di questa quinta e ultima fase del Cammino.
12. Rinnovo delle promesse battesimali. È l'approdo del Cammino. Il rito è compiuto durante la Veglia pasquale, che si prolunga fino all'alba e si conclude con un banchetto.

Noto che non c'è cenno del ri-battesimo al Giordano, il rito finale finora avvolta nel mistero più fitto. Comunque la cosa da far notare e che non emerge dallo scarno elenco e che sono i contenuti. Chiedo a Michela la cortesia di darci la esatta integrazione e qualche osservazione su questo elenco, che in qualche dettaglio non mi torna.

La notazione principale da aggiungere è che tutte queste 'strane' prassi dense anche di suggestioni giudaiche e giudaizzanti sono e restano "segrete" e presentano anche rischi per la persona e anomalie di cui è costellato il nostro blog e il sito. E su questo sembra si sia sorvolato ... Ci sarebbe molto ancora da aggiungere per fare una sintesi più completa. Ma partiamo da qui e andiamo avanti, nell'amara consapevolezza che, se anche il diploma è quello che non si aspettavano, il placet papale - i cui distinguo sono finora rimasti lettera morta  e nulla lascia pensare che non continueranno ad esserlo - non rappresenta altro che l'ennesimo grimaldello che ha consentito al Cnc di arrivare indisturbato e con ponti d'oro fin qui...

Aggiornamento: Noto che una efficace sintesi l'ha fatta Jonathan e quindi la trascrivo:
Dunque, traducendo in parole povere, è stato approvato in modo specifico quanto era già contenuto e approvato nel direttorio, salvo la liturgia. Questa eccezione è stata posta in evidenza dal Papa, e riconosciuta dallo stesso Magister, che ringrazio sentitamente. E’ un po’ come la Sacra Sindone: il negativo è più chiaro del positivo. Restando nella metafora, questo decreto evidenzia quanto non è approvato.

La situazione della questione nc resta quindi sostanzialmente invariata, con in più qualcosa di buono e qualcosa di brutto. Il buono è nelle parole del Papa. Il brutto, a parte che nessuno lo ascolta, è che altre famiglie sono state inviate. E non sapremo mai come, perché, che fine fanno, che frutti producono, che dolore producono, che sciocchezze pseudo-dottrinali raccontano.

Questo delle famiglie che partono dietro una supposta vocazione collettiva è il fiore all’occhiello del cn, che convince di solito un po’ tutti, anche i detrattori: che coraggio, che fede, ecc. Ma invece, anche tacendo gli effetti collaterali sui figli e sugli equilibri familiari, anche tacendo il discorso economico anch’esso denso di oscurità mai chiarite, questa ‘vocazione’ resta, a mio avviso ovviamente, anomala rispetto al pensiero della Chiesa sull’argomento vocazione e sulla missione peculiare della famiglia e dei genitori. Tema difficile, complesso che il cn tratta e bistratta con terribile e arrogante superficialità.

domenica 22 gennaio 2012

UN BREVISSIMO INTERMEZZO DI RIFLESSIONE...


...dopo il 20 gennaio 2012, con la consegna del " Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel 'Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale', che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede "...dopo l'approvazione della messa neocatecumenale già esplicitamente contenuta nello Statuto Neocatecumenale, approvato due anni fa... essendo dunque ormai divenuta 'patrimonio ecclesiale' anche la prassi neocatecumenale dei "passaggi", degli "scrutini", delle ' decime' e dei relativi riti...


...vinta che fu la guerra... er Pastorello,
doppo d'avè sonato la zampogna,
strillò co tutta l'anima: - Bisogna
ch'ogni leone ridiventi agnello
e ritorni tranquillo a casa mia
ne l'interesse de la fattoria.-

Ma quelli j'arisposero:-Stai grasso!
Oramai, caro mio, se semo accorti
d'esse animali coraggiosi e forti
e no bestiole da portasse a spasso!
Dunque sta' attent'a te, chè d'ora in poi
li padroni der campo semo noi!

(Trilussa)

sabato 21 gennaio 2012

".... con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino"...Ma la "messa neocatecumenale" NON E' STATA APPROVATA!


Si sta instaurando una vulgata sull'unico "appiglio" che concede il Discorso del Santo Padre.

Quello che è accaduto in questi ultimi tempi, che precedono e che seguono l' "evento" del Cammino NeoCatecumenale, è quello che si può definire "propaganda".

Cantuale Antonianum è intervenuto a rimettere un po' d'ordine nelle posizioni che si sono accavallate in due diversi versanti, quello esaltatorio e quello critico-radicale del CnC. Si è instaurata una vulgata: sarebbe stata approvata la "Liturgia" Nc! Incredibile quanto il capovolgimento della realtà di fatto possa essere attuato in nome dell'ideologia!!! NEI FATTI, non solo non è stata approvata la "Liturgia" Nc, ma men che meno la Santa Messa!!!

Dunque, quali sarebbero queste "particolarità" approvate per le Messe celebrate PER il Cammino? Vediamo lo Statuto:

Articolo 13

Comma 3. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede (49)

Nota 49:
Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556; CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lettera del 1° dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563- 565; Notificazione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L’Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall’Istruzione Actio pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato “Cammino” possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, “ad experimentum”, il rito della pace dopo la Preghiera universale».

In sintesi le "particolarità" son le seguenti:

1. Comunione sotto le due Specie;
2. Spostamento del rito della Pace.

BASTA!

In ultimo c'è un "indulto", che è il seguente:

"Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto."

Questo "indulto" si applica nelle "celebrazioni per le piccole comunità", le quali hanno luogo (ovvero si TENGONO, si verificano) secondo le regole e le disposizioni del Vescovo Diocesano, come da Statuto e come ricordato dal Santo Padre. Il quale ha RIBADITO a questo riguardo le NORME DA LUI DIRAMATE nella lettera citata nella nota 49, che CORREGGE e non approva (capito Tornielli? Anche lei, forse si è dimenticato, ha commentato quel documento esattamente per quello che è: una correzione!) la Messa che veniva (e viene) celebrata nel CnC! Quali norme? Quelle che impongono alle comunità di partecipare alla Messa DOMENICALE della Parrocchia, di seguire in tutto i Libri Liturgici e di integrarsi!

Altro che "approvazione"!