martedì 22 luglio 2014

Cento Piazze, Mille Bugie

Testimonianza relativa al periodo delle "100 piazze neocatecumenali" di pochi mesi fa.




In questi giorni in alcuni luoghi pubblici della nostra città abbiamo dovuto assistere al ripetersi di una rappresentazione “teatrale” nella quale i neocatecumeni, tra clamore e tanto rumore, impongono una propria liturgia gridata, piena di tante frasi fatte e parecchie menzogne.

In una specie di gara interna, proclamano come Gesù li ha salvati nelle precarietà (quali poi??? Veramente pochi non lavorano, non hanno stipendi fissi, statali etc..) e i "miracoli" (del tipo non ho divorziato...non ho abortito … beh, non mi sembra qualcosa di miracoloso per un cattolico).

Poi tutti ti sbattono in faccia la loro apertura alla vita (che per questi personaggi significa compiere atti matrimoniali solo per scopi procreativi e senza impedimenti) e i loro numerosi figli“ho quattro, cinque sette figli uno in cielo! …” quali medaglie che indicano il prestigio che i neocatecumenali hanno all’interno del loro gruppo.

Nulla conta su cosa dica la Chiesa sulla paternità responsabile, sull’educazione dei figli etc …. La famiglia DEVE essere numerosa, non importa poi come crescano i bambini, altrimenti non puoi attestarti in cima alla classifica del perfetto neocatecumeno. E se per caso la famiglia è solo normale (2-3 figli) devi comunque gridare qualche frase ad effetto sulla tua apertura alla vita… anche se non è la verità!

E se lavori, se provieni da famiglie benestanti, devi gridare che Dio ha provveduto nella precarietà!

Sono stato vicino al movimento di Kiko e conosco, anche in modo sufficientemente approfondito, le storie VERE di alcuni di loro. Cosa tra l’altro non difficile in una piccola città come la nostra Viterbo. Mi è apparso piuttosto curioso che il membro di una famiglia nota nella Curia proclami pubblicamente frasi del tipo “grazie a Gesù siamo aperti alla vita… grazie a Gesù non abbiamo abortito”. Curioso in quanto è piuttosto risaputo, soprattutto nell’ambiente sanitario, che nonostante si voglia gridare pubblicamente al miracolo per l’apertura alla vita, il soggetto vestito da predicatore per l’occasione fa uso di precauzioni. Nel lavoro infatti la moglie dichiara di non volersi trasformare in una fabbrica di bambini o in femmina di coniglio.

Oppure lo stesso proclami la propria precarietà anche se si proviene da famiglie benestanti, anche grazie a speculazioni, raccomandazioni, senza tanto riguardo per l’onestà che dovrebbe avere un cristiano. Senza aggiungere l’avidità con la quale gli stessi soggetti, cristiani da primo banco inseguono lavori, tramite aiutini e falsità varie, ma lavorando rigorosamente e pubblicamente la domenica (giusto per mantenere un tenore di vita tutt'altro che precario!!!) con buona pace del “giorno del Signore”.

Insomma si tratta di una doppia morale, di chi è cristiano e NEOCATECUMENALE nel gran segreto, ma che comunque non può fare a meno di ostentare la sua vicinanza al clero che conta (incluso il Papa Benedetto XVI), snob griffati, amici dei potenti per i quali la domenica è “il giorno del guadagnano” e si riunisce solo per osannare i prelati e per favorirsi l’un l’altro a scapito di chi merita.

Tutto condito di proclami falsi… 1000 bugie nelle cento piazze!

Quanti teatrini dobbiamo ascoltare!!
(da: Giuseppe)

Fate largo! arrivano i neocatecumenali!

venerdì 18 luglio 2014

Una risposta all'arroganza e alla supponenza dei cosiddetti "catechisti" del Cammino

Ho avuto un'esperienza di circa 10 anni nel Cammino Neocatecumenale (sono pure stato per un periodo il responsabile) dal quale sono poi uscito e solo in quel momento ho visto il cumulo di macerie alle quali era ridotta la mia vita. Mia moglie invece è rimasta e da li è cominciato il nostro allontanamento che è sfociato anni dopo in una separazione.

Ai neocatecumenali che hanno finito il Cammino
è concesso l'onore della vestina bianca griffata da Kiko.
Sono anziani: infatti il Cammino dura più di 30 anni...
Quando sono uscito ero arrivato alla tappa neocatecumenale della "redditio", la moglie invece è arrivata in fondo e in occasione dell'annuncio del viaggio di nozze (così lo chiamano) col Signore a Gerusalemme [che si fa alla fine del Cammino], sono stato invitato e interpellato anche io che ormai ero a casa già da tempo. Non ho perso l'occasione per leggere ai Super Catechisti questo scritto che allego qui sotto.

A occhi bassi hanno ascoltato e borbottando qualcosa, uno mi ha pure chiesto scusa ma ormai avevo osato sfidarli e ho perso la stima della moglie e del resto delle persone che conoscevo che infatti dopo quell'episodio non si sono più fatte vive.

Sono passati tanti anni e l'ho superata ma è stata durissima come uscire da una dipendenza o da una malattia invalidante. Se anche avrò salvato uno solo da questa sofferenza, la mia non sarà stata vana.
Allego qui sotto il testo che ho letto quella sera ai catechisti.
(da: Roberto)


Sento gente che festeggia, sento canti di vittoria, la meta tanto agognata è raggiunta, si celebra un "matrimonio", ci sono le partecipazioni, c’è il banchetto e il viaggio di nozze al quale per qualche motivo che francamente mi sfugge sono stato invitato anche io.

Mi piace ricordare però che “gli eletti” sono solo uno sparuto gruppo fra quelli che sono partiti che valuto circa dieci volte tanto numerosi e che per i motivi più disparati non ce l’hanno fatta.

«Gli "eletti" sono solo uno sparuto gruppo
fra quelli che sono partiti...»
Fra i motivi più evidenti spicca senza timore di smentita l’arroganza e la supponenza di voi catechisti del Cammino che hanno costituito per i più un ostacolo insormontabile. Avete presentato al Vescovo con il sorriso sulle labbra e con vaga espressione di vittoria questo gruppo quale segno tangibile e concreto dell’opera di Dio passata attraverso la vostra predicazione. Non una parola però sui tanti che hanno costituito il puntello, la scala sulla quale arrampicarsi perché questo fosse possibile.

Penso all’esercito di baby sitter e a tutti quelli che hanno perso il loro sonno, penso alle famiglie che non hanno mai capito (compreso i miei genitori) perché da venti anni o più non si festeggia una Pasqua conviviale con un pranzo o nel migliore dei casi lo si fa con gente insonnolita che le cose importanti già le ha fatte, penso ai figli lasciati alla meglio da chiunque se ne volesse prendere cura per seguire l’unica cosa che davvero conta, penso ai mariti che sono rimasti svegli nel buio e nel silenzio fin quando sentivano girare la chiave nella porta, penso alle centinaia di domeniche e alle decine di fine settimana passati in solitudine.

Quando varcherete con canti di gioia la porta della maestosa Domus Galileae pensate per un istante anche a loro che forse sono i veri artefici di tutto questo, ma i loro nomi non sono fra quelli degli eletti. Mi piace pensare però che i loro nomi siano in qualche altro libro infinitamente più importante di una pagina aggiunta da mani d’uomo. Il loro rito consiste solo nel vedervi partire e attendere il vostro ritorno. Tutto qua niente bianche vesti, niente Vescovo, niente "matrimonio". E niente viaggio di nozze.

So che mi sto muovendo su un campo minato e so anche che la maggior parte di voi per non dire tutti non condividerà nemmeno in minima parte e avverserà con decisione quello che sto dicendo e non potrebbe essere altrimenti, però forse, fuori da qui fra quelli che –non capiscono- la cosa è chiara e lampante nella sua semplicità.

Faccio un piccolo sforzo per ricordare brevemente fatti e accaduti ormai in un tempo lontano che sono ormai sepolti nella memoria ma che hanno comunque lasciato in me una traccia ben evidente.
All’inizio mi sono fidato, sì forse non ciecamente ma mi sono fidato poi ho cominciato ad avere qualche dubbio che si è insinuato in me sempre più profondamente.

Nel Cammino, quando si parla di dubbio la mente corre subito al demonio che tenta sempre di estirpare quello che Dio ha seminato, questo è un automatismo dal quale più di altri ho fatto fatica a liberarmi. Il dubbio è male? E’ sempre frutto del demonio? E’ frutto del demonio o mio preciso dovere vigilare quale responsabile mio e della mia famiglia sul fatto che la direzione spirituale e le scelte strutturali (danaro, figli, sessualità) siano affidati a mani in grado di convertire e non a talvolta improvvisati esegeti con il sottile piacere della riverenza? E’ male quando un capofamiglia fa qualche verifica sulla credibilità di chi filtra o per meglio dire “interpreta” la parola di Dio chiedendo obbedienza praticamente cieca? Se salgo sulla macchina di qualcun altro cerco di assicurarmi che abbia la patente, che sappia più o meno guidare e che non abbia bevuto. Se poi sulla macchina sale la mia famiglia i controlli saranno più attenti e rigorosi. Qualche verifica l’ho fatta e i risultati non li commento ma mi limito solo a riportarli.

Durante lo scrutinio per la tappa della "traditio" vengo riconosciuto "inadeguato" a testimoniare la mia fede nelle case e volente o nolente accetto di rimandare la cosa a tempi migliori. Aspetto un anno circa e non succede nulla ma una sera a sorpresa e senza ulteriori verifiche partecipiamo al rito per l'invio e da quel giorno sono stato riconosciuto "abile" alla testimonianza. Ora chiedo: c'è un minimo di logica in tutto ciò? non avrei dovuto essere nuovamente verificato per valutare una eventuale crescita al fine di proteggere e salvaguardare quelle persone che abbiamo poi effettivamente incontrato?

Non mi sia adduca la scusa che la mia vita è nelle mani di Cristo e non certo di voi "catechisti" ma è pur ragionevole pensare che la Parola viene da voi filtrata e talvolta interpretata. Non mi si dica per favore che gli uomini sbagliano e che voi non fate eccezione, questo lo so già. Di questo passo però si legittimano le teorie più bizzarre costruendo su interpretazioni fantasiose e funzionali allo scopo già prefissato.

Varrebbe la pena spendere una parola sulla famosa “cacciata da XXXXX” che si è svolta in un contesto davvero singolare. “SE SIAMO QUI IL SIGNORE LO VUOLE, LUI DIFENDE LE COSE SUE” è stato detto un milione di volte. Poi di fronte alla volontà del parroco e del Vescovo che avalla una sua decisione, questo non è stato più detto e magicamente la volontà del Signore si è trasformata in quella di... continuare il Cammino da un’altra parte. Forse la conversione di questi fratelli passava proprio nell’abbassare la testa davanti alla parrocchia sghignazzante e mettersi umilmente a spazzare la chiesa agli ordini del Don XXXXX di turno. Invece con sprezzo e alterigia la comunità si è trasferita in blocco, alcuni non ci hanno messo piede per anni e forse qualcuno non l’ha ancora fatto. A nessuno è stata data la possibilità di scegliere perché questa ipotesi non è stata nemmeno presa in considerazione. Altri hanno deciso cosa era bene per voi.

Dopo il "matrimonio" a Gerusalemme,
i "cristiani adulti secondo Kiko" guadagnano i primi posti
Mi vengono in mente gli interrogatori incalzanti e sofferti ai quali ognuno si è sottoposto e durante uno di questi a XXXXX che parlava da venti minuti della sua lacerante sofferenza per la vedovanza è stato chiesto “cosa ne pensasse il marito” di tutto ciò. Ce ne sarebbero molti altri dei quali taccio.

Mi chiedo se voi catechisti, oltre alla sottile soddisfazione di aver traghettato questi fratelli ad un traguardo così importante, sentiate la responsabilità di tutti coloro che non hanno potuto essere qui per la vostra arroganza ed è anche e soprattutto di loro che vi verrà chiesto conto. Qualcuno fra loro magari è talmente ribellato che forse è addirittura uscito dalla chiesa, e di averlo scandalizzato dovrete dare spiegazione.

Per quanto cosa pensiate di me non mi interessi, sarà facile dedurre che secondo voi covo un rancore livoroso e che ho afferrato la mia occasione per dire quello che penso ma siete ancora una volta fuori strada. Sì, ho un carattere agitato, fa parte del mio DNA, non posso cambiare questo ma mi piace pensare che quando sarò chiamato a rendere conto dei miei talenti potrò dire che li ho usati. Talvolta ho rischiato e vinto, altre volte non è andata bene ma i talenti li ho usati e li uso senza delegare nessuno e meno che mai persone dalle quali ho avuto ampie dimostrazioni di inaffidabilità.

Come avevo già avuto modo di dire non parteciperò al viaggio in Israele perché similmente all’ultimo viaggio a Loreto al quale ho partecipato unicamente per fare un piacere alla moglie, mi sentirei un estraneo e fuori posto per tutto il tempo. Naturalmente lei è sempre stata, e a maggior ragione lo sarà adesso, libera di partecipare a tutte le iniziative che ritiene costruttive per la sua edificazione spirituale dovunque e per tutto il tempo che riterrà necessario, cosa questa che auguro di tutto cuore e sul serio anche a voi.

martedì 15 luglio 2014

Kiko avvisato, mezzo salvato...

Mercoledì scorso (9 luglio 2014) papa Francesco ha ricevuto in udienza privata Kiko Argüello.

Il Papa sopporta Kiko (1° febbraio 2014)
Da fonti neocat e da fonti vaticane, il Papa con l'accoglienza che gli è propria, ma con altrettanta fermezza, ha chiesto a Kiko di obbedire alla norme della Chiesa e soprattutto di essere "trasparente".

Gli ha fatto presente che sono molti i vescovi che sono intenzionati a chiudere il Cammino nelle loro diocesi per seri problemi di comunione e di obbedienza (soprattutto da parte di preti).


(da: Sarah)

lunedì 14 luglio 2014

Vescovo neocatecumenale? Ahi, ahi, ahi...

Per la visita del Nunzio Apostolico a Guam, ecco un elenco di argomenti da sottoporgli. Una descrizione perfetta del Cammino Neocatecumenale, esattamente come lo conosciamo in Italia... ma dall'altra parte del pianeta. (Nostra traduzione da Jungle Watch).


Kiko e la sua barbetta luciferina...
Per il Nunzio Apostolico:

caro arcivescovo Krebs,

molti laici hanno chiesto di incontrarLa per esprimere le proprie preoccupazioni. Il fatto che ci sono così tante preoccupazioni è già una chiara indicazione della grave situazione che abbiamo qui. Sappiamo che lei non potrà ricevere tutti e che molti le hanno già espresso la loro preoccupazione via email.

Dato che il suo tempo con noi sarà limitato, mi è stato chiesto di inserire la seguente lista di preoccupazioni riguardanti il Cammino Neocatecumenale per ciò che viviamo qui a Guam. Questa lista è stata compilata dai tanti commenti ed email che ho ricevuto - e ce ne sarebbero tanti altri.

La ringraziamo per la sua attenzione. Speriamo che lei possa aiutarci.
  • nessun rispetto per gli altri movimenti cattolici che promuovono il Vangelo - per esempio, la loro ridicolizzazione dei Cursillos de Cristianidad;
  • significative deviazioni dottrinali riguardo all'Eucarestia e all'escatologia;
  • manipolazioni psicologiche e uso di tecniche da setta (per esempio il Secondo Scrutinio);
  • una gerarchia di cosiddetti "catechisti" che esercitano un'autorità indipendente dai vescovi;
  • nessuna rendicontazione, nessuna pubblicazione di bilanci;
  • liturgie separate e isolate dalla comunità parrocchiale, perfino il Triduo Pasquale;

venerdì 11 luglio 2014

Manovrine neocatecumenali a Guam

La Yona property è un terreno con un edificio, in località Yona, a Guam, il cui valore catastale è circa 35 milioni di dollari. Costruito originariamente come albergo, dopo la chiusura dell'attività è stato ceduto alla diocesi locale.

Da un po' di anni il Cammino Neocatecumenale ne usufruisce gratuitamente come sede per il seminario Redemptoris Mater di Guam. Il vescovo di Guam (il cappuccino mons. Apuron), infatti, invaghitosi del Cammino Neocatecumenale, non perde occasione di beneficiare il Cammino.

Uno di questi benefici è stato l'allontanamento, nel gennaio 2012, di quattro dei cinque membri del Consiglio per gli Affari Economici della diocesi (praticamente vi è rimasto solo il prete neocatecumenale, che per coincidenza è domiciliato proprio nella Yona property). Il vescovo sta tentando di trasferire il titolo della proprietà al Cammino Neocatecumenale (praticamente l'alienazione di un bene della diocesi per regalarlo al Cammino: un regalo del valore di 35 milioni di dollari, da parte di una diocesi tutt'altro che ricca). Inutile precisare che i quattro allontanati erano contrari all'operazione.

Fatto inusuale, l'accordo col Seminario R.M. sopra citato prevede un collegio di "garanti" dotati di diritto di veto e di potere di approvazione, anche per le faccende più importanti. Tale gruppo di "garanti" è composto da quattro persone: il vescovo Apuron e... tre italiani residenti oltreoceano, nel New Jersey. Indovinate chi sono?






Esatto: si tratta dell'ineffabile Gennarini (responsabile del Cammino per gli USA), e sua consorte, più un prete neocatecumenale sconosciuto a Guam. Se la matematica non è un'opinione, hanno la maggioranza dei voti anche qualora mons. Apuron dovesse opporsi a qualcosa (perfino riguardo alle vocazioni da ordinare al sacerdozio).

Come scrive Tim:
Dopo un primo fallimento del tentativo di appropriarsi della proprietà multimilionaria della nostra diocesi, pare proprio che i boss neocatecumenali di stanza nel New Jersey abbiano soggiogato l'arcivescovo impartendogli nuovi ordini. Se non riuscissero a impossessarsi direttamente della proprietà, potranno trascinare il caso in tribunale e renderci troppo doloroso e costoso difenderla. I boss neocatecumenali hanno il loro esercito di avvocati, la faccenda finirebbe con un fiume di soldi, e loro andranno avanti con un altro vescovo "comprabile".

(Having been foiled on the first go around to grab our multi-million dollar asset, it appears that the New Jersey-based Neocatechumenal bosses got a hold of the Archbishop and gave him his new marching orders. If they couldn't get the property transferred to them outright, they would tie it up in court and make it too painful and costly for us to challenge. The Neo-bosses have their own army of lawyers, so they would all end up with a wad of cash in the end, and then would simply move on to another bishop they could buy.)
Per questo i quattro allontanati scrissero anche al nunzio apostolico di allora, mons. Charles Daniel Balvo. Successivamente era corsa voce di un'inchiesta vaticana, che però non è mai cominciata. Da domani il nuovo nunzio, mons. Martin Krebs, visiterà la diocesi incontrando anzitutto clero e religiosi (chissà se andrà anche al sabato sera neocatecumenale del vescovo Apuron, e in tal caso chissà se quest'ultimo permetterà gli strafalcioni liturgici del Cammino oppure si adeguerà alla prassi della Chiesa cattolica... e chissà che faccia farà mons. Krebs al momento del "girotondo col passetto").

Dall'ultima visura catastale di pochi giorni fa, la property risulta ancora della diocesi, ma non è detto che non ci siano altri atti in giro impugnabili dai neocatecumenali in tribunale.



Aggiornamento 1: ma questi Gennarini stanno dappertutto!

Il seminario neocatecumenale R.M. dell'arcidiocesi di Miami, in Florida:


Chi conosce il Cammino solo dalla sua propaganda sa che dispone di "cento seminari" nel mondo, ma non sa che in quei seminari (pomposamente denominati "Redemptoris Mater") vengono formati solo "presbiteri per il Cammino" provenienti dal Cammino, viene insegnata solo la liturgia di Kiko (quella criticata e condannata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), e le vocazioni vengono vagliate dai cosiddetti "catechisti" laici del Cammino.

Lo stesso Kiko Argüello, laico, vaglia personalmente le vocazioni per il seminario R.M. di Roma e chiede continuamente soldi per il proprio progetto.

Ricordiamo che l'unico seminario a Guam è quello neocatecumenale, e il vescovo rifiuta le vocazioni che non vogliono entrare nel Cammino.



Aggiornamento 2: i fedeli chiedono trasparenza...


I fedeli cattolici di Guam (arcidiocesi di Agaña) sono stufi delle strane manovrine neocatecumenali e del vescovo Apuron che si dichiara "membro del Cammino" (e che quindi pare proprio prendere ordini dai boss del Cammino).

Dopo la pubblicazione di questo annuncio (in cui si chiede al vescovo la pubblicazione dei bilanci dell'arcidiocesi a partire dall'anno fiscale terminato il 30 giugno 2012, per fare luce su tutte le manovrine a partire dalla cacciata dei quattro membri del Consiglio diocesano per gli Affari Economici), c'è stata tutta una caccia per identificare i nomi degli autori. Caccia finita senza risultato perché per evitare rappresaglie, i cattolici preoccupati di Guam avevano chiesto l'aiuto di un intermediario.

Hanno ben ragione di essere preoccupati: il Cammino piomba a Guam affermando che prima del Cammino la fede in Cristo non c'era, poi grazie al vescovo connivente si fa dare in usufrutto gratuito un edificio per formare i propri preti (che ufficialmente sono "diocesani missionari", in realtà sono a disposizione del Cammino e prendono ordini non dai vescovi, ma dai laici "catechisti" del Cammino), quindi pretende addirittura di farselo regalare (!!) e quasi quasi ci riesce, e occorre perfino stare attenti a cosa potrebbe combinare in tribunale quando la tempesta si plachi o qualora il vescovo lasci l'incarico...

Magari nelle comunità neocatecumenali già si sta parlando del Grande Miracolo di Guam, un'intero seminario da 35 milioni avuto gratis: "abbiamo pregato il Signore, e -paff!- da un giorno all'altro ci è stato donato l'edificio!"

lunedì 7 luglio 2014

Summorum Pontificum - settimo anniversario

Sette anni fa, il 7-7-2007, Benedetto XVI promulgava il motu proprio Summorum Pontificum, che senza dubbio è stato l'atto storicamente più importante del suo pontificato vista la sua portata: per tutta la Chiesa ristabilisce la legittimità della Messa tradizionale in latino (variamente etichettata "tridentina", "gregoriana", "Messa di sempre", "forma extraordinaria", "messale di Giovanni XXIII", ecc.).

Per tutta la Chiesa afferma che la liturgia tradizionale «deve essere tenuta nel debito onore» ed «è lecito celebrarla» [art.1], così come anche gli altri sacramenti [art.9].

Insistiamo a ricordare che tale motu proprio è stato promulgato per tutta la Chiesa, cioè non è una banale "concessione" a qualche gruppo (come certa stampa miope, come certo clero ostile - e come anche i neocatecumenali - hanno malignamente voluto insinuare).

Quel motu proprio venne accompagnato da una lettera di Benedetto XVI ai vescovi in cui oltre a ricordare «quella sacralità che attrae molti all’antico uso», afferma anche che il Messale tradizionale in latino «non fu mai giuridicamente abrogato» e che il nuovo Messale in vigore dal 1969 «addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile».

Su questi ultimi punti è il caso di fare qualche riflessione (i fratelli del Cammino si saranno fermati a metà del titolo di questa pagina, con la bava alla bocca e accecati dall'ira). Chiedo scusa se mi dilungo, ma è necessario rispondere alle principali fandonie dette da certi neocatecumenali che intervengono su questo blog.



La liturgia è un dono. Chiariamolo subito: la liturgia non è uno spettacolino organizzato dagli uomini per compiacere il Signore, ma è un dono di Nostro Signore alla sua Chiesa. I sacramenti sono efficaci (e la liturgia cattolica è l'unico vero culto gradito a Dio) solo perché è stato Nostro Signore a volerlo: «fate questo in memoria di me... fate discepole tutte le genti battezzandole... a chi non li rimetterete resteranno non rimessi...».

I doni di Dio vanno trattati come tali, cioè col rispetto che meritano, con l'onore che meritano: infatti non sono giocattolini su cui esercitare "creatività" e "deformazioni" personalizzate (come invece hanno fatto i fondatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, partendo con l'errata idea che sarebbero gli uomini a dover stabilire come celebrare il culto a Dio... nessun cattolico normale si sarebbe mai sognato di modificare la liturgia, e invece Kiko e Carmen non si sono mai sognati di celebrare normalmente la liturgia così come la celebra la Chiesa! Gli iniziatori del Cammino hanno alterato la fede e di conseguenza hanno alterato anche la liturgia).
Qualunque itinerario spirituale che preveda modifiche liturgiche, anche se in buona fede, è una bidonata, una truffa ai danni dei fedeli. Il modo di celebrare è specchio di ciò in cui si crede. Una liturgia fai-da-te è il risultato di una fede fai-da-te.
La liturgia si è storicamente evoluta per piccolissimi passi, perché lungo i secoli tutti avevano sempre avuto grandissimo timore di intervenire su quel dono. La liturgia si è evoluta senza alterare la sostanza e quasi esclusivamente per le diffusissime devozioni dei santi certificate dall'autorità della Chiesa come adeguate e necessarie (gesti, parole, oggetti, nella liturgia non sono mai nati per caso o per creatività o per semplice gusto estetico!).



Prima Comunione ridotta a "snack":
ecco il Cammino Neocatecumenale
Nella lettera sopra citata Benedetto XVI parla di "arricchimento": la liberalizzazione della liturgia tradizionale in latino fa bene anzitutto a chi celebra quella moderna (cioè quella Novus Ordo in vigore dal 1969, quella che dicono "in italiano").

Questo è un punto su cui nessuno vuole mai riflettere: come mai quella tradizionale in latino arricchisce quella moderna? come mai quella tradizionale non è "superata"? come mai quella tradizionale ci può e ci deve "arricchire" spiritualmente?

La risposta è nel modo in cui viene comunemente percepita la liturgia moderna, per esempio con questi errori molto diffusi (spesso perfino in buona fede):
  • si crede erroneamente che "partecipazione alla liturgia" significhi fare i protagonisti dello spettacolino
  • ci si illude che per "vivere la liturgia" occorra personalizzarla aggiungendo e modificando a piacere
  • si è erroneamente convinti - come i farisei - che il Signore non gradisca il silenzio e che ci si possa far ascoltare a furia di aggiungere parole su parole... oscurando di fatto la Parola di Dio e le formule liturgiche
  • si agisce erroneamente come se il centro della liturgia non fosse il Sacrificio Eucaristico, ma l'attività dell'assemblea
  • si dimentica che il sacerdote, che compie il Sacrificio, è intermediario tra il popolo e Dio, e non un "addetto alla regìa"
  • si pensa che i divini misteri diventino più "accessibili" ai fedeli se vengono imbottiti di spiegazioni, interventi, canti, gesti, aggiunte, omissioni...
Nel Cammino Neocatecumenale quegli errori ci sono tutti.

E la lista potrebbe continuare ancora molto a lungo.



La liturgia delle pagliacciate:
ecco il Cammino Neocatecumenale
In particolare notiamo che molte persone che cominciano a desiderare la liturgia tradizionale in latino, lo fanno perché non ne possono più di veder celebrare male quella "in italiano".

E chi celebra male quella moderna "in italiano", poi per difendere i propri errori banalizza la liturgia tradizionale in latino descrivendola come se fosse uno sterile elenco di operazioni ("altare orientato a Dio", "Comunione solo alla bocca e in ginocchio", "lingua latina per tutto tranne l'omelia"...).

La liturgia tradizionale diventa attraente non per quelle singole cose, ma perché nel suo complesso è più riconoscibilmente "culto gradito a Dio".



Nelle liturgie del Cammino Neocatecumenale l'assemblea dei fratelli celebra l'idolo Kiko.
Sono esclusivamente di Kiko i canti, sono designed by Kiko le suppellettili sacre, icone, drappi, copribibbia, fascette reggichitarra, ecc., addirittura la ricetta delle pagnottone, è per comando di Carmen e Kiko che si celebra in quel modo, con quella disposizione di sedie, con quel fiume di parole inspired by Kiko, con quel bislacco menorà a nove fuochi, ecc.

La liturgia neocatecumenale non è culto a Dio, ma è culto a Kiko. Infatti è stata condannata dalla Chiesa: la lettera del 1° dicembre 2005, con le «decisioni del Santo Padre», pienamente recepita dallo Statuto del Cammino (art.13, nota 49), comanda di seguire i libri liturgici della Chiesa «senza aggiunte, né omissioni».

Ma il Cammino Neocatecumenale, per continuare a rendere culto all'idolo Kiko, disubbidisce alla Chiesa e prosegue con arroganza i suoi strafalcioni.



Neocatecumenali in ginocchio
davanti al loro "santissimo"
Molti di coloro che sono usciti dal Cammino hanno poi riscoperto la sublimità della liturgia della Chiesa. Non bisogna meravigliarsi che tantissimi ex neocatecumenali abbiano abbracciato la liturgia tradizionale in latino, che è raro trovare mal celebrata - mentre è raro trovare ben celebrata la liturgia moderna in italiano.

Gli ex neocatecumenali riscoprono la liturgia come vero culto a Dio, l'unico culto a Dio gradito, cioè esattamente la ricchezza spirituale che il Cammino aveva loro negato (attraverso la menzogna dei "primi cristiani delle origini cristiane"). È con il cuore traboccante di gioia che finalmente possono beneficiare della liturgia della Chiesa, spesso proprio in quella tradizionale in latino che ha nutrito le anime di innumerevoli generazioni di santi, e oggi possono farlo grazie alla possibilità stabilita dal Summorum Pontificum - che è per tutta la Chiesa, ricordiamolo ancora una volta.

Contro il Summorum Pontificum si scagliano solo coloro che per ignoranza o per cattiveria intendono difendere i propri strafalcioni liturgici. Chi vive seriamente la propria fede non ha bisogno né di strafalcioni, né di disprezzare la liturgia tradizionale ("non è roba per me! bleah! criptolefebvriani! non si capisce niente! nooo! non ne abbiamo bisogno! bah! non fa per me!").

venerdì 4 luglio 2014

"Non è facile uscirne"

Preparazione per un Kiko-show
Salve a tutti, sono finito su questa pagina circa due mesi fa, che ero in piena crisi... neocatecumenale.

Partiamo da un presupposto: ho fatto per 10 anni il cammino, ed è stato uno strumento che ha portato delle grandi svolte nella mia vita. Mi ha fatto conoscere meglio Cristo e la Chiesa. E grazie a Gesù mi sono levato molti parassiti intorno, e ho potuto conoscere mia moglie, e fare una famiglia, e pure avere dei figli... e chi l'avrebbe mai pensato? Allora vi direte "e di che crisi parli allora?" Dopo che mi sono sposato, abbiamo avuto diverse "croci" in casa, e con tanto amore e perseveranza, io mia moglie e Gesù siamo andati avanti, spalleggiati sempre un pò dal Cammino, ma per fortuna il centro eravamo noi.

Dopo tanti anni di cammino, ho sempre sentito il desiderio, di trovare qualcosa di meno impegnativo, di meno radicale e di PIU' UMANO e normale, e soprattutto di rivedere più sacerdoti e meno laici.

Comunque, la cosa più difficile di tutte è stata affrontare quel lavaggio del cervello che ti fanno: "Vieni in comunità, vieni, devi venire, poi il demonio ti tenta, ti perdi, sei un peccatore, il Cammino ti serve... il tuo matrimonio fallirà... etc etc".

Dopo circa due mesi di self control, mi sono deciso... e mi sono detto: se perdo Cristo, perdo la mia identità, se perdo Dio perdo la mia vita, se perdo il Cammino, non perdo un bel niente!!!

È questo il passo difficile, convincersi che il Cammino NON E' LA TUA VITA, perchè la tua vita è tua ed in primis di Dio. Stiamo parlando di un Dio, e di una Chiesa che creato tantissimi strumenti, tantissimi cammini e non esiste "IL" Cammino... esiste "un" cammino.

Mi sono fatto coraggio, ho mollato tutti e sono rientrato in Chiesa la Domenica, con addosso tante ferite, tanto annichilimento della mia persona, tanto scoraggiamento. NON E' FACILE USCIRNE, ma quando riesci piano piano a distaccarti, comprendi piano piano quanto ti hanno condizionato, sicuramente in fin di bene, ma a me, mi hanno proprio stressato la vita.

Così comprendendo che dopo anni di cammino sei abituato ad vivere una parola di Dio, molto frequente, hai bisogno comunque di un percorso che tenga conto prima dell'umanità della persona, dei suoi limiti, dei suoi problemi, e difficoltà, e poi una volta compresa e rispettata la persona per quello che è... si può parlare di fede, ma indottrinarla con le loro "catechesi" e sgrulloni di 3 ore... ma a cosa serve? a mettergli tanta paura, e proprio grazie a quella ti pilotano.

Non è una setta... ma la differenza è molto sottile. Quindi fatevi coraggio, e pregateci sopra. Il Signore mediante scrutazio mi a fatto capire un miliardo di volte che mi stava attendendo su altri cammini, in cui il mio essere peccatore, avrebbe dato frutti migliori e positivi, anzichè essere un peccatore represso e frustrato !

Scusate se ho scritto troppo.
(da: un lettore del blog)

martedì 1 luglio 2014

Perché non basta scriverlo ai vescovi?

Tra le iniziative sui social network segnaliamo su Facebook la pagina Cammino Neocatecumenale: il ritorno dell'eresia degli Albigesi.

Generalmente sconsigliamo l'uso di Facebook e dei social-network poiché lì vi si usa quasi sempre il proprio nome ed è visibile la cerchia di amici e di contatti. Infatti fin dagli anni '80 alcuni dei nostri collaboratori (oltre al sottoscritto) sono stati accanitamente molestati dai neocatecumenali e di una cattiveria che non potete neppure immaginare. Parlo di molestie deliberate che in certi casi hanno anche interessato le Forze dell'Ordine, non parlo del toglierci il saluto o delle calunnie da sagrestia. Per questo motivo al posto di Facebook (dove diventano visibili il tuo volto, i tuoi parenti e amici, il tuo nome e cognome, i tuoi parenti e amici, ecc.) preferiamo invece strumenti come blog e forum dove sia possibile discutere senza doversi far identificare con estrema esattezza, senza dover aggiungere inutili problemi e brutti fastidi alla propria vita.

Questo comporta che le testimonianze contro il Cammino, benché vere (dolorosamente vere!), vengano da loro automaticamente criticate come lamentele anonime buttate lì su internet. In realtà molti di noi hanno già personalmente inviato (e invieranno ancora) testimonianze documentate e firmate con le proprie esatte generalità a sacerdoti, vescovi, cardinali, papi (e anche documenti depositati presso qualche notaio: non si sa mai...).

Ciò fino ad oggi non è bastato a molto, poiché i neocatecumenali controbattono adoperando ogni genere di astuzie e trucchetti (come le «oliature», come il far pervenire a vescovi e papi notizie addomesticate, come il banalizzare i problemi del Cammino a presunte "intemperanze di singoli", come l'aggirare le decisioni dei parroci e vescovi, eccetera).

Il papa subisce pazientemente lo show di Kiko
(1° febbraio 2014)
In realtà, quello che è veramente importante è il sensibilizzare i singoli fedeli, religiosi, sacerdoti, vescovi, ed è addirittura più importante della denuncia fatta in modo "giuridicamente inappuntabile".

Tale sensibilizzazione va fatta personalmente, uno ad uno, facendo leva sulla fiducia personale almeno quanto sulla verità degli argomenti.

Se infatti un parroco sta pagando le rate della macchina nuova grazie alle oliature che riceve dai neocatecumenali, sarà inutile ricordargli che il Cammino professa ambiguità, celebra strafalcioni, opprime i semplici, scarnifica le anime. Occorrerà un lungo e lento lavoro, delicato e onesto lavoro, per fargli capire che i trenta denari che gli vengono elargiti dal Cammino non lo rendono più "libero" (di comprarsi la macchina nuova), ma lo rendono schiavo (poiché ogni volta che i neocatecumenali vorranno pretendere qualcosa da lui, si limiteranno ad adombrare l'ipotesi della cessazione -o diminuzione- delle «oliature»... e così lo terranno sempre al guinzaglio). Se avesse riconosciuto questo meccanismo perverso prima di comprare la macchina nuova, probabilmente non ci sarebbe cascato.

Ugualmente occorre sensibilizzare i fedeli uno ad uno, facendo presente non solo il fatto che la vera fede è liberante («il mio giogo è dolce, il mio carico è leggero») mentre il Cammino è carcere basato su una finzione di libertà (quanti neocatecumenali sono "fatalisti", "pessimisti", cupi, tristi, che ispirano tristezza perfino quando sorridono, vincolati ad agire e a parlare sempre allo stesso modo, legati da impegni, eventi, simulazioni di allegria, "decime" e tutto il resto)... ma anche facendo notare che l'ambiente neocatecumenale è "calorosamente umano" solo in apparenza, e che quell'apparenza di "calore" si paga a peso d'oro (e se non paghi le "decime", i cosiddetti "catechisti" se ne accorgono e te la fanno pagare cara!).

Frammenti di Eucarestia
calpestati dai neocatecumenali
Spesso le persone cadono nella trappola neocatecumenale perché oltre all'ignoranza della fede si aggiunge il fatto che la parrocchia sembra noiosa e la comunità neocatecumenale appare invece vivace e unita. Anziché cercarsi un'altra chiesa spiritualmente più viva (la cappella delle suore, il santuario mariano, la chiesa del convento dei frati, eccetera), si accontentano del Cammino - quantomeno per una forma di pigrizia mentale, confondendo l'allegria chiassosa con la letizia cristiana. Bisogna subito avvisarli che il Cammino è peggio di una cambiale in bianco, economicamente (le implacabili "decime" e le incessanti "raccolte fondi"), spiritualmente (i cosiddetti "catechisti" che ti indurranno a fare la confessione pubblica, e poi tutto quel merchandising kikiano obbligatorio per ogni comunità e per ogni "fratello"...) e invaderanno perfino il piano affettivo (ti diranno addirittura chi ti devi sposare, quale dei tuoi figli cacciar via, quanto e come dovrai staccarti da tua madre, ti obbligheranno a far entrare in Cammino i tuoi cari, eccetera). In nessuna parrocchia avviene questo, in nessuna comunità religiosa, in nessun gruppo o movimento cattolico: tale scempio avviene solo nel Cammino!

Ciò che va detto ai singoli fedeli potrebbe però non essere gradito al vescovo. Non si può andare dal vescovo a dire: "per ciò che ho vissuto, il Cammino è eretico": tanto più nei casi in cui anche il vescovo riceve l'«oliatura» (sufficientemente ricca che anche la sola ipotesi di metterla in pericolo gli procura allarme e fastidio).

Sigari e aragoste...
I vescovi ascoltano ogni giorno le testimonianze più strampalate da parte di persone infuriate contro parroci, parrocchie, suore, diatribe ecclesiali a non finire, contro i catechisti, contro i movimenti ecclesiali, contro la disposizione delle candele in chiesa, contro il ras del quartiere che ha monopolizzato la festa del santo patrono... E vengono continuamente e sottilmente minacciati, e perciò prendono spesso decisioni apparentemente strane o ingiuste, ma che sono tese anzitutto a limitare i danni (infatti a coloro che volessero mettersi in pessima luce con un qualsiasi vescovo, basterà parlare in modo da sembrare minacciosi, lamentosi, fomentatori di divisioni, desiderosi di fargli perdere tempo con quisquilie da sacrestia o con denunce di eresia... i vescovi amano decidere senza dover ratificare decisioni altrui: per questo, per mettere in buona luce una denuncia, occorre che sia scritta nel modo più asettico e preciso possibile, senza anticipare giudizi, ma solo elencando con paziente pignoleria fatti, circostanze, foto, eventi che lo convincano "senza obbligo" di essere troppo grossi per essere ignorati).

Per cui nei confronti dei vescovi le singole testimonianze a voce, anche se vere, assai raramente lasciano il segno. Quanta gente è stata paternamente ascoltata da un vescovo, per poi essere rimandata via con gentilezza, con promesse, con sorrisi, ma senza che poi a tutto ciò sia seguito alcun provvedimento! Per questo occorre lasciargli anche per iscritto la propria testimonianza, personalmente, per evitare che finisca nei cestini di qualche "alleato" del Cammino (non sono affatto illazioni: sappiamo da testimonianze dirette che le lettere di alcuni nostri collaboratori sono state cestinate dagli alleati dei kikos di stanza in Curia senza leggere altro che il nome del mittente).

"Prima Comunione seduti"
per i neocat di Scandicci
Quel che bisogna anzitutto far notare ai vescovi sono le storture del Cammino che loro avrebbero paura di vedere sui giornali e riuscirci senza che ciò appaia come una minaccia o un obbligo per loro. Per esempio le testimonianze (specialmente se corredate da foto) dei sacrilegi neocatecumenali, delle storture liturgiche, delle spese faraoniche per le brutture kikiane, ecc. Purtroppo tanti vescovi, di fronte al Cammino Neocatecumenale, hanno paura solo di perdere le "oliature" o di rovinarsi la "carriera" (quanto può essere facilmente ricattabile un vescovo a cui è stata ventilata una promozione entro 3, 4, 5 anni se rimarrà quieto, tanto più se concederà qualche favorino al Cammino, come ad esempio l'apertura di un seminario neocatecumenale... quanto può essere malleabile dal Cammino un vescovo che ne riceve 15mila, 20mila, 30mila euro l'anno di oliature...).

Inoltre, nello scrivere ad un vescovo, occorre saper parlare la lingua "vescovese", fatta di sapienti sfumature, di pazienti e ragionevoli distinguo, di sobrietà nei rimandi biblici (non c'è alcun bisogno di fargli la predica o la lezione di teologia o il copia/incolla del Catechismo), fatta di untuosa ostentazione di carità fraterna (nessun vescovo vuole apparire come colui che ha fomentato odi e divisioni), di precisione e sintesi, eccetera, tenendo sempre ben presente che per ogni nostra parola detta in verità, arriveranno presto cento menzogne eleganti per smentirla, e tenendo presente che nonostante gli appelli alla privacy i nostri nomi saranno registrati immediatamente nelle Curie e nelle conventicole kikiane come "quelli che ce l'hanno contro il Cammino".

Insomma, chi volesse impegnare il proprio nome e cognome contro il Cammino, dovrà pensarci a lungo e molto seriamente. Sia che ciò avvenga con una sacrosanta circostanziata denuncia al Vescovo, sia che ciò avvenga con una semplice cliccata su Facebook.

Gli attivisti del Cammino non temono le denunce e non mostrano scrupoli quando si tratta di vendicarsi contro chi getta luce sulle iniquità neocatecumenali. Il Cammino ama le tenebre e il segreto. Al Cammino fa più danno la foto di una "comunione seduti" che cento lettere a cento Vescovi. Per questo motivo il semplice passaparola è stato quello che fino ad oggi ha dato più risultati.

«Attento, vescovo!»

domenica 29 giugno 2014

"Per convertirti devi affondare nel fango"

Da parte di Maristella '65:
Il negativo di questa esperienza del Cammino Neocatecumenale, senza volermi addentrare in problemi dottrinali ormai ben noti a tutti, è la discriminazione.

Se non diventi "dei loro", lentamente ma inesorabilmente, sei fuori dalla parrocchia. Umiliato pubblicamente al fine di convertirti, martirizzato (di martirio bianco), infine scacciato. Il clou si raggiunge se il tuo parroco è uno di loro.

Al loro interno si vivono relazioni insane... che hanno ben poco di ecclesiale, ma sono necessarie perché, per convertirti, devi affondare nel fango... anche col prete. Sono sempre tristi e depressi, vendicativi, anche dinanzi alla morte...(Parlo per esperienza).

Spero nel Papa che anche se dice gli scandali nella Chiesa ci saranno sempre dobbiamo lavorare e pregare perché non ce ne siano ancora di più. Intanto cresce a dismisura il numero di coloro che pregano nella quiete delle proprie case, facendo del bene come possono... e di quelli che frequentano santuari come la Madonna dello Scoglio, non tanto in cerca di prodigi ma per vivere la gioia di sentirsi accolti e amati unico modo per poter accettare lo scandalo della croce.

Vi chiedo perdono, ma non ne posso più.

venerdì 27 giugno 2014

La carità del «Cammino che mi ha salvato»

Citazione da Il Fatto Nisseno (Caltanissetta, scoperta casa di appuntamenti: 70enne si faceva pagare l’affitto in “natura”) del 26 giugno 2014:
CALTANISSETTA – La polizia è intervenuta in un condominio in via Rosso di San Secondo nel capoluogo nisseno, per porre fine all’attivita di due prostitute rumene che operavano all’interno di una frequentatissima casa di appuntamenti.

Le due bellezze dell’Est domiciliate nell’appartamento, rispettivamente di 20 e 23 anni, erano solite operare fra il marciapiede antistante la stazione ferroviaria e la loro abitazione, il cui affitto ad un pluripregiudicato settantenne nisseno ripagavano con prestazioni in natura. [...]

L’uomo invitato in Questura, al momento che gli investigatori gli contestavano i fatti di cui sopra, dopo aver cercato di giustificare la sua condotta perché dettata dal proprio credo religioso, per aver effettuato diversi cammini neocatecumenali, ed ottenuto chiaramente esito vano, andava in escandescenza, minacciando gli operatori e tenendo un comportamento irriguardoso verso le forze dell’ordine. [...]


Citazione da PalermoMania (Caltanissetta, sesso in cambio dell'affitto: denunciato 70enne):
[...] L'uomo, interrogato in questura, ha raccontato agli investigatori di ospitare le giovani romene per un atto di carità. Una versione che non ha convinto i poliziotti, mandando su tutte le furie il pensionato, che ha iniziato ad insultare gli investigatori. Per lui è così scattata la denuncia, mentre sono in corso indagini per identificare eventuali altri sfruttatori delle due donne. [...]


(ringrazio Pietro per la segnalazione)

giovedì 26 giugno 2014

Un triste giorno per Guam

Che effetto fanno gli altisonanti slogan neocatecumenali? Traduciamo da Jungle Watch un commento di chi li ha ascoltati.


Tipica saletta degli orrori neocatecumenali
Lo scopo del Cammino Neocatecumenale è di portare la gente a Gesù. Questa è una grande e nobile causa, tanto che tutti i battezzati sono chiamati a realizzarla. Ma ciò in cui il Cammino sbaglia è che noi tutti siamo un corpo solo composto da tante membra. Loro, i neocatecumenali, hanno un certo modo; io ho un certo modo, e tu hai un certo modo. Tutti questi modi sono necessari per la salvezza del mondo. Ma i neocatecumenali non riconoscono nessun altro modo in cui le persone possano essere portate a Cristo.

Dopo essere stati indottrinati per tanti anni sul fatto che il Cammino Neocatecumenale è l'unico vero cammino, perfino le persone di buon cuore finiscono per credere ai suoi insegnamenti eretici.

Ieri sera c'è stata la cena di gala annuale in cui si raccolgono fondi per il seminario R.M. di Guam. Una brava persona della mia comunità vi è andata (al costo di 175 dollari, che serviranno a sostenere il Cammino e il suo seminario). Nel suo zelo di tentare di coinvolgermi lei mi ha fatto ascoltare alcune registrazioni audio che ha fatto durante la cena. Ciò che ho potuto ascoltare mi è stato di grande sostegno nel ringraziare Dio per avere avuto la forza e la fede di uscire dal Cammino prima che fosse troppo tardi.

Un uomo che conosco molto bene, il diacono Harold Colorado, era incaricato di tenere il discorso ufficiale. Harold è qui a Guam da molto tempo; era stato un ottimo seminarista. Senso dello humour, una bella voce, affabile. Ma questa immagine è stata distrutta oggi quando la mia amica mi ha fatto ascoltare la parte in cui lui raccontava la storia del seminario R.M. di Guam, quando lui ha detto che nel 1999 (cioè quando l'arcivescovo aprì il seminario R.M.), "Gesù è venuto a Guam". Wow!

Io sono fuori dal Cammino da un po' di tempo. Ancora pensavo sinceramente che Harold sarebbe diventato un buon prete non solo per il Cammino, ma per tutto il popolo di Guam. Ora le mie speranze sono svanite. Se i formatori del R.M. tengono dentro una persona con un grande potenziale come Harold, e sono riusciti a fargli negare la presenza di Gesù finché il Cammino non è approdato a Guam, allora non c'è più alcun motivo per sperare che un qualsiasi prete proveniente dalla fabbrica kikiana lì a Yona. Onestamente, ero tentato di piangere. Un altro tesoro azzerato da Kiko.

Subito dopo che lui ha fatto quell'affermazione, ho chiesto alla mia amica di farmi riascoltare la parte, ma lei si è resa conto di avermi rivelato qualcosa che non doveva rivelare. Così ha detto velocemente che aveva da fare e se ne è andata. Ma io sono totalmente sicuro di aver ascoltato ciò che ho ascoltato, e ne sono scioccato.

Seminaristi R.M.
Senza dubbio anche l'Arcivescovo lo ha ascoltato, e anche il Vicario Generale - se era lì. Il rettore e il vice-rettore ugualmente lo hanno ascoltato. Mi chiedo se si siano resi conto di ciò che il diacono Harold ha detto... cioè che senza il Cammino Cristo non può essere presente nel Suo popolo. Wow! Tutte le volte che ci penso, mi viene una grande tristezza. 35 seminaristi persi a causa di questo tipo di formazione. Che gran tristezza.

Impensierito da questa cosa, ho chiamato un ex fratello di comunità. Non riusciva a ricordare le parole esatte ma ha sostanzialmente confermato il senso delle parole: senza il Cammino Guam era un'isola desolata senza amore per Cristo. Disgustoso. Prima di entrare nel Cammino era un cattolico non praticante e non sapeva nulla della Chiesa, ma come ha potuto accettare per buono un simile giudizio? È un'altra persona abbindolata dagli insegnamenti eretici, e solo perché gli sembra di sentirsi bene e di sentirsi sostenuto. Anche lui ha tentato di convincermi a rientrare in Cammino durante la breve conversazione. Gli ho chiesto perciò se qualche autorità della Chiesa abbia tentato di chiarificare quell'affermazione del diacono Harold e lui ne è rimasto sorpreso: perché mai c'è bisogno di chiarirla? No, il diacono Harold ha detto ciò che ha detto, e non c'è stata nessuna correzione.

La nostra Chiesa, che ha ricevuto il Vangelo di Cristo 350 anni fa da veri preti, i missionari Gesuiti prima e Cappuccini poi, è stata disprezzata con malignità e brutalità da un membro del clero di Guam, e nessuno ha osato difenderla. Non lo ha fatto l'Arcivescovo, non lo ha fatto il Vicario Generale, non lo hanno fatto i formatori e i rettori.

Per questo dico che ieri sera, anziché un giorno di festa, è stato un giorno molto triste per Guam, oscurato da falsi insegnamenti difesi con tanta veemenza dai membri del Cammino Neocatecumenale.
O Dio, inviaci il tuo Santo Spirito per guidarci sempre a Te e alla Verità.

Cronaca della celebrazione di un "matrimonio neocatecumenale"

Come promesso, due righe sulla "cerimonia" nuziale alla quale ho partecipato.

Giornata calda, sono le 17.30 e ci saranno 28°, il popolo è composta da: almeno 120 “fratelli e sorelle” di comunità – con le sorelle sotto 25 anni rigorosamente mezze nude – degli sposi, una ventina di parenti (hanno invitato “solo i più intimi”), qualche parrocchiano (tra i quali io) e gli immancabili catechisti.

Idea-regalo:
dipinto di Kiko
Gli sposi hanno circa 25 e 27 anni di età e fanno parte di due comunità diverse. Lui è entrato in cammino da poco (circa due anni) mentre lei è molto più navigata, visto che i genitori ed i fratelli sono in cammino da decenni.

Lo sposo è sulla porta della chiesa – nervoso come da copione – con la madre di fianco. Il responsabile della sua comunità è fermo sull’ambone e ripassa qualcosa da un foglio. Arriva la sposa, lo sposo si incammina con la madre e raggiunge l’altare, fermandosi qualche metro prima. Il responsabile inizia allora un pippone nel quale racconta tutti i miracoli che Dio ha fatto nella sua vita (ma non eravamo qui per il matrimonio dei ragazzi?) e, solo dopo 7 minuti abbondanti, accenna al fatto che di lì a poco si sarebbe costituita una nuova famiglia “in Cristo e nel Cammino” (testuale).

Inizia ad entrare la sposa (partono le chitarre ed i bonghi) che raggiunge lo sposo. Quando sono vicini appare all’improvviso il responsabile della comunità di lei che la “presenta” allo sposo, da poco distante li osserva il responsabile della comunità di lui. Il padre della ragazza sembra uno che si trova lì per caso!

Lacrima di rito dello sposo, i responsabili di entrambi incrociano gli sguardi con aria di sfida e si allontanano.

I ragazzi si avviano sull’altare che, per l’occasione, è così “addobbato”:
  • la sede del celebrante è stata rimossa e portata davanti al tabernacolo (davanti in senso letterale, ovvero il sacerdote - presbitero del CNC - ha dato per tutta la messa le spalle al Santissimo);
  • al posto della sede è stato messo una specie di piccolo palco sul quale sono state poste due sedie per gli sposi, che si trovano così davanti all’assemblea in posizione rialzata rispetto al sacerdote;
  • icona di Kiko messa di lato su un cavalletto, con enorme addobbo floreale davanti, altro enorme addobbo all’ambone, altare stile insalatiera e… tabernacolo (posto sul vecchio altare, stile preconciliare) totalmente spoglio (tanto davanti c’è il sacerdote che lo copre!);
  • tappeti ovunque e, su un lato, chitarre e tamburelli. Davanti l’ambone, i testimoni della coppia che però sono in otto (8) di cui solo 4 firmeranno alla fine;
  • almeno una quarantina di bambini che correranno ovunque, urlando, per tutta la messa completano la ricca scenografia.

Entra il celebrante, mi dicono sia una figura di spicco del CNC, che i ragazzi hanno fatto venire appositamente da un paio di centinaia di chilometri di distanza; il nostro parroco non partecipa alla celebrazione e rimane a guardare, seduto, su un banco laterale. Il presbitero in questione è un neocatecumenale D.O.C.: relativamente giovane, rigorosamente proveniente da seminario Kikiano, durante tutta la messa si guarderà intorno scambiando battute con gli sposi. Sono distanti qualche metro e dovrà alzare un po’ la voce ma non è un problema… in mezzo a chitarre che suonano, ammonizioni urlate e ragazzini che corrono!

Iniziamo con le letture ed i salmi, prima i vari responsabili (mogli, marito) fanno le ammonizioni, non meno di 4-5 minuti l’una e rigorosamente avulse dal contesto, poi si legge la Parola.
Nota di colore: gli “ammonitori” ci deliziano con l’elenco di tutti i miracoli che il Signore ha fatto nella loro vita ignorando completamente gli sposi ed il motivo per cui siamo tutti convenuti in quel luogo.
I lettori invece raggiungono l’altare e, pur passandoci davanti, ignorano completamente presbitero e Tabernacolo: l’inchino lo faranno rivolti verso l’ambone, dove il responsabile li aspetta per cedergli il microfono.

Arriva il momento della monizione al Vangelo: i lettori lasciano l’ambone, almeno un minuto di silenzio totale (per modo di dire, ci sono sempre i bambini urlanti) e poi… dal fondo della Chiesa partono i cosiddetti "catechisti" della comunità dello sposo, camminano lentamente – quasi una sfilata – fino all’ambone, salgono tenendosi per mano, lei si sposta e lui, il "catechista", attacca un’omelia di quasi 10 minuti raccontando tutti i fatti della vita del ragazzo che testimoniano, inequivocabilmente, come il Signore avesse scelto lei come sposa per lui (e viceversa).

Schitarrate, tamburi, nacchere, Vangelo, omelia del presbitero (che fino a quel momento, vi ricordo, era stato a parlare con gli sposi e/o a guardarsi intorno). Devo dire che mi diverto: lui è un tipo alla Brignano – il comico – davvero molto simpatico, accento marcato, battuta pronta. Il suo intervento è incentrato, di fatto, su come deve essere la sessualità di una famiglia del Cammino: “la moglie deve obbedire e concedersi sempre al marito” e “il marito deve capire quando la moglie non può concedersi ed essere paziente” sono i temi portanti dell’omelia ripetuti almeno tre volte. Tutto il resto sono battute sulla vita di coppia neocatecumenale, con i fedeli che ridono e annuiscono tra loro.

Il rito del matrimonio è bizzarro: il sacerdote sale sul palco al posto degli sposi, questi scendono e si inginocchiano davanti a lui, che gli mette le mani sulla testa e canta tutto il rito. Penso, perdonate il francesismo… "che palle"! Però mi guardo intorno e vedo che quasi tutti la pensano come me: c’è chi gioca con il cellulare, chi passa la sisa al pupo (in chiesa?!), chi si trucca, le ragazze che parlano con i ragazzi ed i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali che sono a parlare fuori dalla chiesa già da metà dell’omelia (!!).

Arriviamo alla liturgia Eucaristica: le sise tornano sotto i vestiti, i ragazzi si siedono e i "catechisti" NC rientrano con passo lento e aria grave. Le chitarre iniziano a suonare alla presentazione delle offerte e terminano, senza alcuna interruzione, al Padre Nostro. Il sacerdote “consacra velocemente” come dicono – con soddisfazione – i miei vicini di banco e segue con il piede destro, di tanto in tanto, il ritmo delle chitarre e del bongo.

Arriva il momento della distribuzione eucaristica e io mi innervosisco non poco. Devo dire non tanto per quelli che prendono il Corpo di Cristo in mano e vanno a manducarlo al posto (conosco bene le bestie, per cui non mi sorprendo più di tanto) ma perchè le ragazze, che sono tutte praticamente mezze nude da quando sono entrate (minigonne inguinali, seni praticamente di fuori, spalle scoperte e tacco 15 cm), si recano vestite così come sono a comunicarsi, senza neanche coprirsi le spalle… perdonatemi il termine: sembrava la sfilata della mercanzia in un bordello!

Si prosegue con i riti di conclusione ed il “presbitero-comico” annuncia che i ragazzi renderanno omaggio alla Madonna, al che loro si alzano e – ignorando completamente la meravigliosa raffigurazione della Vergine Maria presente da decenni nella Chiesa, vanno a rendere un lunghissimo omaggio all’icona Kikiana posta sul cavalletto.

Viene impartita la benedizione, mentre tutti sono già in piedi a raccogliere bambini, borse e soprabiti, e poi si procede al solito girotondo con il presbitero che assiste con aria soddisfatta. Foto di rito, si esce, si va a mangiare.

Arrivo al ristorante ed inizio a guardarmi intorno: niente da dire, i ragazzi hanno buon gusto ed il posto è elegante. Arrivano tutti gli invitati, come ho detto l’80% sono fratelli e sorelle di comunità, di parenti hanno invitato il minimo indispensabile. Amici “non del cammino”… pochissimi, oltre il sottoscritto e qualche altro collaboratore della parrocchia.

In sala gli sposi sono seduti in fondo, alla destra un tavolo con i parenti di lui a sinistra un altro con quelli di lei. Di fronte agli sposi un tavolo, delle stesse dimensioni ma con meno sedute degli altri e più riccamente imbandito con tovagliame di colore diverso: lì siedono i "catechisti" della comunità di lui e quelli di lei, sono 4 coppie in tutto. Per il resto tutti tavoli da 12/16 persone, i bambini tutti separati ad altri tavoli. Il presbitero è assente.

La serata scorre tranquilla, nessun eccesso nonostante i tanti giovani, mangiamo e beviamo molto e bene. A mezzanotte circa, i "catechisti" si alzano e portano il loro regalo agli sposi, i ragazzi scartano e – richiamata l’attenzione di tutta la sala – mostrano al popolo il regalo: una megaicona di Kiko ed una bibbia con copertina in argento. La sala esulta ed esplode un fragoroso applauso.

A quel punto i "catechisti" neocatecumenali salutano sposi e genitori poi, camminando con lo sguardo dritto, si dirigono all’uscita e vanno via senza degnare di un saluto nessun altro dei presenti.

Passano pochi minuti e la serata cambia volto: la musica soft viene sostituita dalla disco anni 70/80, le ragazze si levano le scarpe "tacco 15" e tutti iniziano a ballare. Di lì a un’ora sembra di essere ad un altro matrimonio: tutti i ragazzi ballano e più di qualcuno/a beve anche qualche bicchiere di troppo, qualche ragazza si alleggerisce un po’ troppo degli abiti ed i responsabili (i genitori in qualche caso) hanno il loro bel da fare per calmare gli spiriti. Con scarsissimi risultati, devo dire.

Sento delle grida e vedo lo sposo uscire dal bagno, portato in braccio dai “fratelli”, praticamente in mutande e cravatta. La sposa invece rimane vestita e insieme fanno – a grande richiesta - il gioco “della mela”. Le battute dei presenti diventano allora quelle dei ragazzi della loro età: metà sul sesso, l’altra metà… pure sul sesso.

Alcuni ragazzi/e si allontanano a gruppetti e raggiungono il giardino del ristorante, all’esterno della sala, dove scompaiono nel buio. Li rivedremo rientrare solo a fine serata – verso le tre del mattino – con gli abiti ed i capelli parecchio stropicciati.

A quel punto – passando tra qualcuno che dorme sui divanetti - io saluto, mentre vedo i genitori degli sposi mettere insieme le buste con i soldi. Mentre torno a casa penso che loro – anche se sono del cammino – mi sembrano ragazzi proprio come tutti gli altri: stessi pregi, stessi difetti… stesse passioni, stessi vizi dei pagani di oggi.

(da: La verità vi farà liberi)