sabato 27 giugno 2015

«Tu, parroco, sei contro i neocatecumenali!»

«Tu sei contro i neocatecumenali»
(Usted está en contra de los neocatecumenales)
- di don Jorge González Guadalix
(traduzione a cura di Valentina)

L’unico problema che ho con i neocatecumenali – per il volgo, i kikos – sono le accuse che alcuni commentatori di questo blog mi fanno di non accettarli e di non volerli.

Nella mia parrocchia, lo dico affinché non ci siano dubbi, non ho comunità neocatecumenali, o, più abbreviato, semplicemente “le comunità”. Invece ho gruppi di rinnovamento carismatico, della legione di Maria, Comunione e Liberazione, Azione cattolica, Apostolato di preghiera.

Se nella mia parrocchia si presentano persone di diversi movimenti, vengono seguite come tutte le altre e collaborano per ciò che possono e si sentono chiamati a fare. Semplicemente.

Le comunità neocatecumenali non sono obbligatorie qui a Madrid. Allo stesso modo, nessuno degli altri gruppi che ho citato. Sono strumenti di evangelizzazione e non sono gli unici in nessun caso, né sono di certo i principali.

Gli strumenti chiave per l’annuncio e la vita cristiana sono la Parola, la preghiera, la celebrazione della fede e la testimonianza dei credenti. Pretendere che un determinato movimento, sia esso il Cammino Neocatecumenale o l’Apostolato della preghiera abbiano tutti i pregi e nessun difetto è di sicuro un’esagerazione. Nel caso che trattiamo, sono sicuro che se il Santo Padre credesse davvero che il Cammino è ideale per la nuova evangelizzazione, lo avrebbe comandato a tutti i cattolici. Non dubito che il signor cardinale di Madrid, che vuole il meglio per i suoi fedeli, avrebbe chiesto espressamente ai suoi sacerdoti di aprire tutte le nostre parrocchie al Cammino Neocatecumenale. Non lo ha fatto. Allo stesso modo altri vescovi hanno fatto nelle loro diocesi, perché come vescovi non l’hanno considerato un metodo adatto ai loro fedeli. Sono nel loro pieno diritto.
Qui il problema sta nel fatto che quando dici che non vuoi avere il Cammino in parrocchia e che preferisci altre iniziative, ti dicono di tutto, poi si mettono in preghiera per la conversione del parroco –cosa comunque apprezzabile– e finiscono per concludere che non ti interessa l’evangelizzazione. Come se qualcuno ne detenesse l’esclusiva.
Il servo, in questi casi, dice ciò che dice la Chiesa. Sul fatto che sia un movimento o forma di apostolato approvata dalla Chiesa, non ho nulla da dire. Solo che è in potere del parroco l’introdurlo nella parrocchia oppure no. Che, visto che c’è libertà, nella parrocchia abbiamo optato per attività “parrocchiali”. Che possiamo sbagliare, oppure no. Ma niente di più.

"Però il fatto è che tu sei contrario". Cominciamo. Qui non ci sono colori intermedi. O apri la parrocchia al cammino o gli sei contrario e, in più, non ti preoccupi dell’evangelizzazione dei lontani.

Neocatecumenali in parrocchia:
dissacrazione e "caciara"
Credo nella parrocchia – ci mancherebbe altro che un parroco non ci credesse –. Credo nelle attività parrocchiali e diocesane. Credo che la parrocchia abbia una missione speciale, che è offrire a tutti i cristiani - senza distinzione alcuna, di qualsiasi movimento siano, o qualsiasi spiritualità professino, ragazzi o adulti – la catechesi, la celebrazione dei sacramenti, la attenzione ai poveri. A Madrid come a Mosca. A Sebastopoli come a Vigna del Mar. A Vienna o in India. Sempre ci sarà una parrocchia aperta dove ogni fedele possa assistere alla celebrazione dell’eucaristia, pregare, battezzare i suoi figli, stare in comunità e vivere la solidarietà cristiana.

Credo nella parrocchia come cellula di evangelizzazione di paese o di quartiere. Come luogo di santificazione ordinaria del credente. E credo in una parrocchia molto “comune”. Che ci assomigli. Forse sbagliata, forse no. Ma che possiamo scegliere.

E credo in una parrocchia dove, giorno dopo giorno, vediamo con gioia la collaborazione di tanti fratelli appartenenti a diversi movimenti e correnti ecclesiali.

Qui ho collaboratori neocatecumenali, dell’Opus Dei, di gruppi sorti da diversi ordini e congregazioni religiose, dell’adorazione notturna, carismatici. Gente che, vivendo la propria spiritualità nei propri rispettivi ambiti, vogliamo che qui formi la comunità di tutti, con l’eucaristia quando vogliono o possono assistervi, un ambiente sempre aperto e, ogni settimana, una cappella dove poter adorare il Santissimo all’ora che desiderano.

Sono particolarmente contento per la collaborazione dei fratelli del cammino catecumenale alla catechesi, alla Caritas, all’organizzazione della cappella dell’adorazione perpetua al Santissimo Sacramento.

giovedì 25 giugno 2015

Family Day, golpe neocatecumenale

Citiamo alcune parti dell'articolo Family Day, golpe neocatecumenale, pubblicato su Effedieffe (23 giugno 2015). L'articolo completo è al momento disponibile ai soli lettori abbonati a Effedieffe.


Il Kiko pigliatutto

Che la piazza rischiasse di essere suo malgrado addomesticata era cosa prevista e prevedibile, e sulla quale ora è doveroso restare più che mai in guardia, visto il poderoso trionfo numerico. Che il vincitore della gara di appalto e numero uno della organizzazione fosse – e, come dichiarato, su investitura papale – Kiko Arguello, pure lo si sapeva: e infatti sia il portavoce Gandolfini sia il supporto della Manif sono suoi emissari. Ma era inimmaginabile la proporzione della supremazia. Tutti i residui del mondo cattolico ancora dotato di una qualche scintilla di ragione (cioè, coloro che ancora ritengono che una famiglia sia fondata sull’unione tra un uomo e una donna) sono stati fatti oggetto della scalata di un unico grande azionista: il folkloristico fondatore e capo carismatico della prolifica setta “in cammino”, entrata di prepotenza nelle grazie del Vaticano bifronte.

Sulla frammentazione dei cristiani disposti a mobilitarsi e a combattere per fermare la dissoluzione, cala dal palco di piazza San Giovanni il tendone del grande imprenditore circense spagnuolo. L’unico sulla scena che si poteva in effetti permettere di assumere il ruolo pilota, approfittando del grande vuoto creatosi nella prateria del cattolicesimo politico militante: Kiko il conquistatore dispone della forza-lavoro e dei relativi fondi, nonché ora – appunto – dell’imprimatur più che vescovile addirittura papale. Come ha ripetuto a gran voce dal palco della piazza – talmente sicuro del fatto suo da permettersi persino di sbugiardare il segretario della Conferenza Episcopale Nunzio Galantino (licenza davvero inaudita, ma – ammettiamolo – gustosa) – è Bergoglio in persona ad avergli dato mandato di creare l’evento e di riempire la piazza. Mandato pienamente adempiuto. Del resto, ci avevano già provato in tanti a confederare il dissenso sui temi legati alla famiglia. Tutti senza riuscirci: troppo faticoso (ci vuole una enorme potenza di fuoco) e in fondo anche troppo rischioso (se ci si gioca male i rapporti intra-vescovili si è bruciati per sempre).

[...]
Kiko Arguello. Il quale imbastisce una interminabile omelia, assurda e delirante, misticheggiante, ereticheggiante, intercalata da canzoni ispaniche con chitarre e nacchere, stile Gypsy King (altro che Gregoriano, altro che Chiesa di Cristo). Facile capire quante centinaia di migliaia di neocatecumenali erano presenti in piazza: quelli che battevano le mani. Gli altri, o se la davano a gambe o sfogavano su Twitter la propria comprensibile irritazione.

E tuttavia ad Adinolfi, par di capire, dispiace sino ad un certo punto: incassa bene la deminutio, se il suo giornale rende omaggio al nuovo signore e scrive che «l’impatto profetico di Kiko Arguello si è visto in piazza», depurando così la penosa esibizione del santone da ogni legittima sensazione di imbarazzo.

Tutti travolti dalla chitarra di Kiko: la verve femminile di Costanza Miriano, la vis littoria di Amato, la freddezza monoespressiva – ma bivalente – dell’alleato cattolico Mantovano (su cui torneremo più sotto), le velleità filosofiche del carneade dandy Pillon.

I nuovi equilibri ecclesiastici in “Cammino”

Il Family Day 2015 è stato il primo, vero, grande coming out italico della colossale setta, cui corrisponderà la sua legittimazione formale sul piano mediatico, sociale, politico.

L’infiltrazione neocatecumenale nel tessuto sociale è da tempo realizzata: colonne del «Cammino» sono disposte lungo i gangli del potere e della cultura anche se spesso – forse per ordine interno – non lo danno a vedere. Lo stesso Matteo Renzi ha un fratello neocatecumenale, il pediatra esule Samuele, oltre a parenti della moglie Agnese. È neocatecumenale Graziano Del Rio, padre di dieci figli. È neocatecumenale la saggista anti-risorgimentale Angela Pellicciari, così come è neocatecumenale uno dei suoi editori, Giovanni Zenone di Fede&Cultura. È neocatecumenale il referente della Manif Italia Jacopo Coghe. È neocatecumenale il neurochirurgo bresciano Massimo Gandolfini, l’uomo immagine della manifestazione del 20 giugno ora nuova figura di riferimento del mondo pro-family. È neocatecumenale il leader CISL Raffaele Bonanni. È neocatecumenale il direttore di un importante giornale giuliano e si suppone lo sia anche il giovane figlio, già alto dirigente dei Giovani Democratici. In effetti, questo dei neocatecumenali piddini pare essere un pattern preciso; evidentemente, non si ritiene che militare in un partito abortista, omosessualista e genderista sia incompatibile con la fede professata, l’importante è “camminare” un po’ dappertutto.

Grazie a Kiko Arguello, la chitarra,
vestigia del periodo post-conciliare più sperimentativo,
sta oggi tornando di gran moda in moltissime parrocchie
Dopo un lavorio preliminare fatto di incontri galanti in cui si è resa evidente la reciproca simpatia, ecco che Bergoglio in persona avalla l’outing di Kiko e del suo esercito perfettamente irregimentato. In questa manovra, come sempre, il Vescovo di Roma tiene il piede in due staffe: l’odioso Galantino – l’uomo nero del popolo della famiglia di piazza San Giovanni – che si schiera irriducibilmente contro la manifestazione tenendo sotto schiaffo il suo Avvenire oramai caricaturale, è al 100% suo uomo di fiducia. L’inquilino di Santa Marta agisce, ancora una volta, come bravo e accorto dittatore, cui preme il potere sopra ogni cosa: gatto bianco o gatto nero, l’importante è che prenda i topi, diceva Deng Xiaoping. E Bergoglio questo ha fatto: ha messo in casa due gatti, per vedere quale prende più topi, plausible deniability incorporata. Tanto a breve, in Sudamerica, incontrerà ufficialmente un attivista gay col proprio marito, al quale verosimilmente non racconterà del milione di persone in piazza San Giovanni.

[...]

Posto quindi che d’ora in avanti, per i temi legati alla famiglia, dovremo fare i conti con Kiko e la sua numerosa figliolanza-militanza – ovvero con lo schitarramento obbligato, ovunque e sempre – va segnalato en passant come il movimento non sia scevro di problematiche, anche sulla scena più ampia rispetto a quella nazionale.

La Conferenza Episcopale giapponese, per dire, 5 anni fa chiese che i neocatecumenali fossero allontanati dal Giappone. Lo stesso, a quanto pare, è avvenuto in altre parti del mondo, dove ancora permangono dei Vescovi fedeli alla tradizione Cattolica.
Per una disamina definitiva del credo neocatecumenale, si rimanda al saggio di Monsignor Pier Carlo Landucci pubblicato un anno fa da EFFEDIEFFE, in occasione dell’udienza concessa da Bergoglio alle famiglie del “Cammino”.
«Ci troviamo, in conclusione – scrive il servo di Dio – davanti ad un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico».

[...]
Tutti a tavola: il menù è il nuovo compromesso con l’omocrazia.

Nonostante il milione di persone, e con tutti costoro inconsapevoli convitati, rieccoci seduti intorno all’immancabile tavolo – che poi è sempre lo stesso tavolo del rivale Galantino (il quale, davanti ai fatti irlandesi, precisava di volerlo «orizzontale»), che ricompare a sorpresa, in un gigantesco gioco delle parti. È il tavolo in cui si sono consumati tutti gli amplessi di gruppo che nell’ultimo quarantennio hanno generato leggi moralmente inique e hanno demolito un ordinamento e una società.

E ora entrino le chitarre, i tamburelli e le nacchere. Ode al nuovo cattolicesimo politico italiota. Il democristianismo eversivo e portatore di rovina cambia pelle, ma è ancora una volta salvo.

Come canta Kiko: «lalalallaaaaaah».

martedì 23 giugno 2015

«Farò il Kerygma: non avete capito che questa gente viene per ascoltare me?»

Kiko Argüello intento a "fare il Kerygma"
Un amico neocatecumenale, facente parte del comitato promotore della manifestazione, l'altro giorno era furioso con Kiko, il quale ha affermato che avrebbe partecipato alla manifestazione (e quindi smosso le coscienze delle sue truppe di automi che sarebbero accorsi da ogni parte del globo) solamente se lo avessero fatto parlare un'ora e cantare. Questo gli è stato accordato a patto che si fossero trattati argomenti inerenti il tema della manifestazione e non i suoi soliti voli pindarici fatti di frasi sconnesse che lui chiama Kerygma. Lui ha risposto secco: «farò il kerygma, non avete capito che questa gente viene per ascoltare me?».

Però su questa affermazione bisogna dargli ragione: alla chiamata di Kiko, attraverso la lettera che ha fatto distribuire a tutte le comunità, sono accorsi da parecchie località nostri amici e parenti, anche persone estremamente pigre che non si smuoverebbero per nulla al mondo. Posso assicurarvi di aver sentito con le mie orecchie frasi del tipo: "beh se arriviamo un pò tardi non importa, tanto ci vado solo per ascoltare Kiko, sennò che vado a fare?".

Effettivamente ha un enorme potere di smuovere le folle... sinceramente la cosa la trovo un tantino inquietante.
(da: Piccola ex)

lunedì 22 giugno 2015

La «nota stonata» di Kiko Argüello, vanitoso seminatore di zizzania

Don Kikolone se la canta e se la suona,
sfruttando il palco per esibirsi. 
"Sicumera in principio..."
Unica nota stonata un’affermazione di Kiko Argüello, iniziatore del cammino neocatecumenale: “Sembra che il segretario della Cei abbia detto altro ma il Santo Padre sta con noi - ha detto Argüello dal palco -. Ho scritto al Santo Padre, dopo aver ricevuto le lettere di alcune famiglie - ha aggiunto - e il Papa mi ha risposto quando, domenica scorsa, ha detto che ci sono ideologie che colonizzano le famiglie e contro cui bisogna agire. Qualcuno sbaglia se pensa che non gli piacciono i cortei”. Pronta la replica di don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, che dichiara al Sir: “Piazza viva! Nel suo intervento Argüello si è, però, reso protagonista di una caduta di stile gratuita e grave. Contrapporre il Papa alla Cei e, nel caso specifico, al suo segretario generale è strumentale e non veritiero”.


Sì, una bella e grande piazza. Una piazza libera e civile. Una piazza abitata dalle parole di persone capaci di fede (non solo di religione cattolica, ma anche evangelica, e islamica, ed ebraica…) e di ragione, protagoniste di cittadinanza. Peccato solo per la pretestuosa e presuntuosa caduta di stile di un oratore, uno solo: Kiko Argüello. Ha ceduto al vizio di emulare e assecondare chi cerca di seminare zizzania nella Chiesa. Peccato, davvero.
(da: Avvenire)



Il crocifisso-sogliola appiattito designed by Kiko:
gadget indispensabile per farsi riconoscere...
Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, ha preso la parola, al Family Day a piazza San Giovanni. Ha parlato di tutto, intervallando le parole con canti, in spagnolo e in italiano. Molti i temi del suo lungo intervento... Ma soprattutto ha attaccato la Cei.
(da: La Stampa)


Dopo gli interventi, largo spazio alla musica con Francisco Arguello, detto Kiko, artista laico spagnolo iniziatore del cammino neocatecumenale e fondatore di diverse comunità nel mondo che ha cantato, accompagnandosi con la chitarra, brani della Bibbia, tra i quali alcuni estratti dell’Apocalisse, musicati da lui stesso...


Il Family Day della gremita piazza San Giovanni di Roma lo si capisce meglio quando parla Kiko Arguello. Arguello è una specie di santone che ha inventato il movimento neocatecumenale. Parla solo se ha una croce al suo fianco – e quella che gli portano è alta due metri – e con la chitarra in mano. Il suo intervento viene accolto da un boato della piazza, davvero colma. Il portavoce, Massimo Gandolfini, di Scienza e Vita, ne annuncia “un milione”, in realtà saranno duecentomila ma comunque tanti. Arguello sciorina la sua particolare “omelia” fatta di “demonio e Satana” che attenta alla vita consacrata all’amore di Dio. Poi, quando prende la chitarra e canta, accompagnato dai violini che so no collocati alla sua destra, è tutta la piazza a cantare.


I kikos devono sempre farsi riconoscere:
icona "Maria e Kiko", città di insediamento
e numero di matricola
Nostro commento: esattamente come avevamo "profetizzato" nei giorni scorsi nelle pagine di questo stesso blog: Kiko avrebbe sfruttato il Family Day per fare uno show di sé stesso, davanti ai suoi adoratori plaudenti mobilitati in massa, e il suo perdere l'ennesima buona occasione di tacere.


Ricordiamo che Kiko Argüello non ha titolo per parlare di questioni di fede, dal momento che da cinquant'anni a questa parte va insegnando una fede inquinata, zeppa di ambiguità, strafalcioni, eresie. Anche per quel che riguarda la famiglia.

sabato 20 giugno 2015

Cosa succede quando i kikos vanno al potere...

La Chiesa cattolica nell'isola di Guam ha un grave tumore: il neocatecumenalismo.

Seminario R.M. di Guam
Guam: 157.000 battezzati e 500 neocatecumenali: fra questi ultimi anche il vescovo. Chi conosce il Cammino Neocatecumenale potrà già immaginare il livello di ingiustizie compiute ai danni dei fedeli cattolici. Vediamo alcuni episodi recenti.

Ogni anno la diocesi di Guam fa una speciale colletta in tutte le parrocchie (AAA, appello annuale arcidiocesano) per le proprie spese straordinarie. Quell'AAA ha la stessa importanza di quello che in Italia è "l'otto per mille". La differenza sta nel fatto che i cattolici di Guam devono sborsare soldi di tasca loro, materialmente (mentre da noi "l'otto per mille" è una firma nella dichiarazione dei redditi). A seconda della popolazione e del livello economico dei fedeli, mediamente ogni parrocchia versava diverse migliaia di dollari, per un totale approssimativo superiore ai 250mila dollari l'anno.

L'AAA 2015 è andato malissimo (le cifre ufficiali parlano di appena 100mila dollari, un quinto dei quali ancora non versati ma solo "promessi").

Un po' perché il gruppo CCOG (Cattolici preoccupati per Guam) ha lanciato una campagna: non date soldi alla diocesi finché non verrà pubblicamente documentato come vengono utilizzati (poiché i cattolici credevano di donare a tutta la diocesi, e poi scoprivano che a loro insaputa erano stati usati per le attività neocatecumenali).

Ed un po' anche per gli scandali neocatecumenali (per esempio: 300 dollari in totale dalla parrocchia dove operava il giovane pretonzolo neocat arrestato dalla polizia mentre faceva sesso con una minorenne neocat...).

Viste le donazioni particolarmente scarse, l'AAA era anche stato prolungato di varie settimane. Ma le donazioni continuavano a non arrivare.

Si è venuto poi a sapere che i parroci neocatecumenali hanno "allungato" le donazioni attingendo abusivamente dai fondi parrocchiali, cioè dai soldi delle questue della messa (e ora le bollette della parrocchia chi le paga?), probabilmente dietro "caloroso consiglio" dei capibastone neocatecumenali. Pare proprio che anche i kikos più "bassi" sappiano che l'AAA serve per gran parte a finanziare le loro attività...

Sapete, a Guam circola una certa storiella:
Un uomo sposato e con figli, che non ha mai lavorato, che dipende dalla moglie per sostenere la famiglia e per i propri lussi, si dedica a tempo pieno alla propria amante. Ma anziché abbandonare la moglie e la famiglia, lui resta a casa, pretendendo di essere marito e padre in modo da poter continuare a prendere i soldi di sua moglie per mantenere l'amante.
Cosa pensare di quest'uomo? È peggio di un traditore.

Ebbene, il vescovo neocatecumenale di Guam è la stessa cosa. È "sposato" alla diocesi, ma ne usa i soldi per "mantenere" l'amante - cioè il Cammino. E nel frattempo pretende di essere riconosciuto come padre e marito...
"No one can get me"
Visto che la raccolta dell'AAA cominciava ad andare davvero maluccio, si sono magicamente moltiplicate le occasioni arcidiocesane per chiedere soldi. Così, per esempio, il vescovo neocatecumenale ha scritto una lettera di due pagine per chiedere soldi per il periodico diocesano U Matuna, proprio il periodico su cui aveva pubblicato propaganda kikiana e false accuse e illazioni ai danni di sacerdoti non neocatecumenali.

Insomma, come ve lo immaginate un vescovo neocatecumenale? È uno che celebra la liturgia inventata da Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. Con tanto di "balletto-girotondo" finale. Perfino in un'occasione di Prime Comunioni. Per quei bambini è stato ben poco divertente.

Come ve lo immaginate un vescovo neocatecumenale? È uno che aliena proprietà della diocesi per regalarle al Cammino. Robe da decine milioni di euro, mica spiccioli. E nel frattempo cerca di nascondere la cosa ai fedeli cattolici.

Allora, come ve lo immaginate? È uno che neocatecumenalizza tutta la curia, che attiva un seminario kikiano "Redemptoris Mater", e poi per dieci anni non presenta la documentazione alle autorità civili. Poi un bel giorno su un blog critico verso il Cammino (Jungle Watch) a gennaio 2015 viene fatta notare questa situazione illegale, e il giorno dopo in fretta e furia viene presentata la documentazione davanti a un notaio. Nella fretta, e sotto giuramento, un fratello del Cammino (rappresentante del Seminario kikiano R.M.) dichiara per iscritto che rettore ed economo sono sempre stati gli stessi da dieci anni - anche se i due presbiteronzoli in questione sono arrivati a Guam solo anni dopo l'apertura del seminario... è dunque possibile che la Curia neocatecumenalizzata e il Seminario kikiano finiscano davanti a un tribunale civile per false dichiarazioni.

Come ve lo immaginate un vescovo neocatecumenale? È uno che tenta di prendere due piccioni con una fava. Per esempio, visto che da una parrocchia "non neocatecumenalizzata" sono arrivati pochi soldi per l'AAA, ne ha convocato il parroco don Mike per "discutere" dei mancati obbiettivi di raccolta fondi e per decidere cosa fare per raggiungerli. L'ultima volta che un parroco era stato convocato dal vescovo neocat per "discutere", il parroco (don Paul) si ritrovò esonerato dalla parrocchia e addirittura chiuso fuori (mentre andava all'appuntamento col vescovo, gli vennero cambiate le serrature della parrocchia e gettati fuori i suoi effetti personali). Il vescovo neocatecumenale, infatti, ha sempre poco tempo per i sacerdoti che non appartengono al Cammino, e li incontra solo nei Raduni del clero e solo per emanare direttive. Quando un vescovo neocatecumenale ti convoca per "discutere", sta' pur certo che spira aria di tempesta...

Temendo dunque che a don Mike venisse fatto lo stesso scherzaccio che a don Paul (e a don James, e a don Manny, e agli altri sacerdoti sgraditi al Cammino Neocatecumenale), i parrocchiani si sono radunati a recitare il rosario davanti alla Curia nell'ora precisa dell'incontro in cui il vescovo neocat intendeva "discutere". Attirando così l'attenzione della stampa. Risultato: il vescovo neocatecumenale ha dovuto rassicurare i parrocchiani che "nulla" sarebbe successo a don Mike. E nulla poteva succedere: con tutti quei parrocchiani che ti guardano dalla finestra, non puoi umiliare e minacciare un parroco.
Lo scopo del vescovo neocatecumenale è quello di raggranellare soldi per l'AAA (cioè, di fatto, per le attività del Cammino), a costo di imporre ai parroci di estrarli dalle casse parrocchiali o addirittura di attivare prestiti. Il solo seminario neocatecumenale infatti costa almeno 13mila dollari al mese (peraltro è già indebitatissimo su tutti gli altri fronti), figurarsi le altre spesucce neocatecumenalizie (viaggetti alle convivenze kikiane, ecc.).
I parrocchiani di don Mike hanno perciò avuto un'occasione di breve ma intenso confronto col vescovo neocatecumenale, che come al solito ha raccontato bugie immediatamente smentite dai presenti. Fra queste, ha detto che la "comunione seduti tutti insieme contemporaneamente" (una specialità del Cammino inventata dagli "iniziatori" Carmen Hernàndez e Kiko Argüello) sarebbe autorizzata da un documento vaticano che però "al momento non trovo... ce l'ho da qualche parte... appena lo trovo vi faccio sapere...". Infatti non si trova mai.

Ultima notizia: nonostante gli sforzi dei fratelli del Cammino e dei trucchetti dei parroci neocatecumenali, siccome l'AAA ha portato quest'anno il 60% in meno degli oltre 250mila dollari previsti, il vescovo neocatecumenale sta operando i primi tagli alle spese. Ed ecco che immediatamente azzera il cappellano dell'ospedale di Guam: evidentemente per il vescovo neocat i sacramenti ai moribondi si possono abolire.


Tutte le notizie sopra riportate vengono dal blog Jungle Watch; nel testo sopra, i ["link"] cliccabili come questo rinviano ad altri articoli (in italiano o in inglese) col il resto dei dettagli, che invitiamo a sfogliare chiunque volesse verificare quanto qui riportato.

Vogliamo qui precisare che il problema non è solo il vescovo neocatecumenale: è proprio la mentalità neocatecumenale. Dal Cammino provengono sempre le stesse oppressioni, prevaricazioni, vendette, piccinerie, arroganze, sfacciataggini, calunnie, inganni... è la spiritualità di Kiko e Carmen a originare tutto questo.

Chi inquina la fede, infatti, inquina anche la vita. Il neocatecumenalismo, essendo fondato su errori liturgici e dottrinali, produce sempre gli stessi risultati, in tutto il mondo, in ogni epoca, alla faccia di tutti i fratelli di buon cuore.

Infatti non si può difendere l'errore se non con la prevaricazione, l'arroganza, l'inganno, la menzogna. Che sono - fateci caso - le caratteristiche universali degli attivisti del Cammino Neocatecumenale.

domenica 14 giugno 2015

"Cercarono di crearsi un culto alla loro misura e alla loro altezza..."

Essi tentarono di crearsi un culto a loro misura...

Pronti per la carnevalata liturgica neocatecumenale
“Si corre il rischio reale di non lasciare alcun posto a Dio nelle nostre celebrazioni. Incorriamo nella tentazione degli ebrei nel deserto. Essi cercarono di crearsi un culto alla loro misura e alla loro altezza, e non dimentichiamo che finirono prostrati davanti all’idolo del vitello d’oro”.
Danza liturgica attorno al vitello d'oro:
notare l'espressione liturgica del neocatecumenale

Baciando la reliquia che ti porge il sommo profeta Kiko

Sacerdote
in ginocchio davanti a Kiko

mercoledì 10 giugno 2015

La struttura gerarchica segreta del Cammino Neocatecumenale

LA "PIRAMIDE" DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

Ho fatto parte del Cammino neocatecumenale (CNC) per piu' di vent'anni, di cui per quasi venti, insieme a mia moglie e i nostri cinque figli Noemi, Mirjam, Davide, Sarah e Rachele, come "catechisti itineranti". Ho quindi assistito ai primi passi della Missio ad gentes neocatecumenale, prima di uscire dal Cammino nel 1990, in dissenso totale con i metodi catechetici di Kiko Argüello.
Dicendo questo, non voglio affermare che Kiko non abbia avuto anche intuizioni buone e valide per la Chiesa dei nostri tempi. Io stesso ne ho tratto benefici; anzi, in un momento cruciale della mia vita, il Cammino neocatecumenale è stato per me un'ancora di salvezza.

Ma come accadde al re Salomone che, malgrado tutta la sua sapienza, datagli dallo Spirito Santo, si lasciò trascinare dalla sua brama per il potere e le donne all'idolatria, così, spero che è solo una mia impressione, Kiko ha perso il carisma originale, a causa della sua megalomania.

Avendolo conosciuto assai da vicino, e anche, attraverso attriti personali (vedi la mia autobiografia: "L'immondizia ama Dio"), questa sua, sempre più crescente attitudine di monarca assoluto, do una mia interpretazione personale, può darsi errata, sulla nascita della Missio ad gentes del Cammino.

Negli Statuti ufficiali del CNC, approvati dalla Chiesa, non si fa cenno ad una gerarchia particolare.

Prima della loro stesura, però, nel Cammino era ben presente e continua ad esserlo segretamente, una vera e propria gerarchia, non tanto per la sua esistenza - ogni associazione umana ne necessita una - ma per il suo significato, che si presentava, prima che fu abolita dagli Statuti, all'origine così:
  • KIKO - cioè Gesù
  • I "DODICI" - cioè i dodici apostoli
  • I "SETTANTADUE" - cioè i settantadue discepoli
Osservandola, si può individuare la crescente Megalomania di Kiko Argüello, il quale, paragonandosi in un certo senso, a Gesù Cristo, non fa parte dei "Dodici", ma figura al di sopra.

È ovvio che la Chiesa non poteva avallare negli Statuti ufficiali del CNC una tale pretesa assurda. Quindi, negli Statuti non se ne trova traccia.

Nel corso degli anni, la piramide gerarchica del Cammino neocatecumenale, si è trasformata sempre di più:

KIKO, il Fondatore
KIKO, il Predicatore e detentore del Kerygma
KIKO, Catechista
KIKO, Esorcista auto nominatosi
KIKO, da trent'anni l'unico compositore di Canti per il CNC
KIKO, l' unico cantore da imitare
KIKO, l'unico vero Esegeta
KIKO, Iconografo e inventore di una "Nuova estetica"
KIKO, l'unico interprete della storia
KIKO, Compositore di Sinfonie
KIKO, Architetto
KIKO, Inventore di tutti gli oggetti che servono per la liturgia e la preghiera
KIKO, Artefice di un nuovo "Ecumenismo giudeo-cristiano",
KIKO, vertice della gerarchia:
  1. Kiko
  2. "I Dodici",
  3. "I Settantadue",
  4. "I Catechisti Itineranti",
  5. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della Nazione",
  6. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della Regione",
  7. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della Diocesi",
  8. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della parrocchia",
  9. "L'èquipe dei catechisti delle singole comunità",
  10. "Il responsabile della propria comunità",
  11. "Il singolo catecumeno".
(da: Daniel Lifschitz,
http://nelnomedimariaegesu.blogspot.ch
con lievi correzioni redazionali)

domenica 7 giugno 2015

Giovani neocat: problematici, ignoranti, avulsi da qualsiasi interesse che non sia la comunità neocatecumenale

Autoritratto di Kiko
dalla barbetta luciferina
Io credo che coloro che dicono che sono figli di Catechisti Neocatecumenali, sempre dentro il Cammino, non vedono nessuna cosa negativa nel Cammino stesso, lo dicono in buona fede, perché non avendo mai frequentato la vera Chiesa Cattolica, non avendo mai avuto una pluralità di informazione e formazione, umana, sociale e cristiana, ma un appiattimento formativo neocatecumenale, non solo per la fede, ma in tutti gli ambiti della vita, non hanno alcun parametro di confronto. Sono inseriti nell'eresia e nell'errore, nella coercizione e nel plagio, ma non possono rendersi conto di tutto questo, perché non hanno nessun parametro di confronto.

Ho toccato con mano, come i neocat, soprattutto i figli giovani e adolescenti, ma anche i ragazzi e i bambini, non sanno stare insieme agli altri, sono pieni di problemi, ignoranti sulla comune prassi ecclesiale che si attua nelle parrocchie, avulsi da qualsiasi altro interesse (sport, scout, hobby, amicizie... una serata tra amici o una pizza...) perché il loro mondo si riduce alla comunità e alle sue pertinenze.

Quando qualcuno apre gli occhi, spesso eccede nel verso opposto: matrimoni combinati, spesso in età giovanissima - ergo - separazioni e divorzi; vita notturna, scarsa serietà e impegno al lavoro, tanto mi aiuta la comunità, figli come conigli, che crescono senza genitori perché impegnati in comunità, con nonni e baby sitter costrette a fare i genitori per la seconda volta, tossicodipendenza e alcolismo, e chi più ne ha, più ne metta...
e poi hanno il coraggio di dire che loro salvano la famiglia e la Chiesa, come si è visto al Family Day?

Che Dio ci salvi da questa manifestazione eretica e demoniaca......
(da: Sarah)

giovedì 4 giugno 2015

Da come celebri la liturgia, si capisce la tua fede

Prima Comunione nella Chiesa Cattolica

Prima Comunione nelle Comunità Neocatecumenali
Il Cammino Neocatecumenale intenzionalmente non rispetta le norme liturgiche.

Nelle comunità si celebra una liturgia "personalizzata" dai due fondatori Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, una vera carnevalata che manca di rispetto a Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, ridotto a "snack".

Ricordiamo che il modo di celebrare la liturgia è specchio del modo in cui si vive la fede. Una fede inquinata dà luogo ad una liturgia inquinata.

domenica 31 maggio 2015

Stereotipi neocat: «ecco che marito o fidanzata si trasformano nel demonio...»

Strimpellate di chitarra
a beneficio degli adepti
Risposta a Giuseppe, pentito di essersi comportato come i cosiddetti "catechisti" del Cammino: aveva infatti "consigliato" (cioè comandato) di andare alla GMG di Colonia nonostante le gravi condizioni di salute di un parente.


Parto dall'esperienza di Giuseppe alla Gmg di Colonia per dire alcune cose che penso e se ci legge, nel mio piccolo cercare di sollevare il suo animo. Mi piacerebbe soffermarmi sull'uso dello stereotipo all'interno del Cammino e su come le parole vengano usate ad uso e consumo di Kiko.
  • Non credo assolutamente che debba sentirsi responsabile di quello che è accaduto. Ho vissuto esperienze molto simili alla sua (ho insegnato ai miei cari a compiere gli errori in voga nel Cammino, ndr) ed anche io provo una profonda vergogna per alcune cose dette, per aver messo delle persone, molte a me care, in una situazione "pesante di cuore", facendogli credere che in quello che dicevo io ci fosse il bene e che loro erano il male. Quanta presunzione!
  • Nel cammino, si abusa SEMPRE delle parole e di una data terminologia che anche quando ne sei fuori, è difficile da ripulire dal proprio vocabolario. Io, ancora oggi, mi rendo conto che mi viene spontaneo usare parole come fratello, oppure iniziare le mie preghiere con la formula "Signore padre santo" tipica del Cammino. A chi non è mai stato in una comunità neocatecumenale ovviamente queste parole non dicono niente, ma tu che ci sei stato capisci perfettamente quanto ancora la tua forma mentale sia sotto quell'influenza.
  • L'uso dello stereotipo mi ha sempre innervosito. Se c'è una convivenza da fare o un pellegrinaggio o una qualunque altra cosa, ecco che l'amato marito o il fidanzato si trasformano nel demonio che ti vuole rubare la convivenza, la mamma da curare e l'esame da fare all'università sono cose delle quali si occuperà il Signore, tutto diventa un tuo «preferire mammona»... ed invece molto più semplicemente sono solo piccoli inconvenienti che capitano a tutti e nei quali tutti provano a gestirsi, ma questa è una cosa che vedi e capisci solo quando ne sei fuori.
  • Se il cantore di turno dopo che ha messo soldi da parte per un anno è finalmente riuscito a comprare la chitarra dei suoi sogni, quella che costava tantissimo, allora il cantore è un idolatra e il suo non è un servizio, ma ha l'idolo della chitarra... se poi invece la stessa identica chitarra ce l'ha il cosiddetto "catechista" del Cammino, allora in quel caso è il Signore che ha provveduto e poi in fondo "solo cose belle per il Signore".
  • Poi c'è il fardello delle convivenze del Cammino. Se non riesci ad andare perchè hai delle responsabilità sul tuo posto di lavoro, allora ti rimproverano: tu non vuoi convertirti... salvo poi scoprire che il cosiddetto "catechista" fa la spola tra la convivenza e il lavoro perché non può assentarsi.
  • Se fai un incontro con i cosiddetti "catechisti" del Cammino, uno di quegli incontri "per vedere come sta la comunità" e quando ti comandano di dire "fatti concreti" tu parli di come qualcuno ti abbia oggettivamente fatto del male, per loro sei sempre tu che hai un giudizio severo nei confronti di questo o quello... mai che guardino all'oggettività delle cose.
Lo dico a chi vive ancora questo Cammino. Una cartina tornasole fondamentale per capire la veridicità del Cammino che state facendo e la "buonafede" dei catechisti che avete davanti, è GUARDARE LE LORO FAMIGLIE!

Guardate la loro famiglia e forse anche voi come me, negli anni vi renderete conto che lo stesso cosiddetto "catechista" che lancia fulmini contro i rapporti prematrimoniali ha la figlia che convive... quello che ti accusa dicendoti che hai come idolo il denaro, ha il macchinone e se provi a farglielo notare... quello non è un lussuoso macchinone ma solo "Provvidenza".
Tipica adunata neocatecumenale:
c'è un solo soggetto inginocchiato (ma sarà per sbaglio)

La maggior parte dei cosiddetti "catechisti" del Cammino Neocatecumenale che ho conosciuto non hanno nemmeno i figli in comunità e mi sono sempre chiesto come fosse possibile... poi crescendo capisci che quella puzza di bugie chi ti vive accanto la sente bene e ai suoi occhi appare forse molto più evidente che "non fai quello che dici".

Potrei continuare all'infinito, ma vorrei tranquillizzare Giuseppe su un punto...

Se tu ti fossi rivolto ai "catechisti regionali" del Cammino ed avessi esposto la questione, magari dicendo anche «il figlio di tizio e caio è in fin di vita... sta morendo... non verranno alla GMG a Colonia per questo motivo...» ti saresti sentito rispondere che era giusto lasciare che i morti seppellissero i morti e che comunque per quella coppia a Colonia c'era «una storia che Dio voleva fare con loro».

Perché?
Perché come sempre nel Cammino le persone non contano, e non contano il loro stato d'animo, le innumerevoli sfaccettature della vita e tutta quella sfera di situazioni e comportamenti che solo tu, nel profondo del tuo cuore sai se sono stati compiuti per amore o per ledere.

Quando parlasti, lo facesti per far loro del male? O eri convinto di fare il bene?
Ti accompagni questo pensiero e trova la pace fratello mio.

La macchina del cammino è qualcosa di mostruosamente piu grande di noi... si comprende solo da lontano.

Ti abbraccio.

(da: "Io c'ero - io so")

venerdì 29 maggio 2015

Parroco neocatecumenale? ahi, ahi...

Tipica parrocchia neocatecumenalizzata:
tavolone da biliardo kikiano, 
drappeggi kikiani,
tappeti ovunque, icone di Kiko, crocifisso-sogliola kikiano...
Comunque per caso oggi in parrocchia è stato ospitato in chiesa un gruppo neocatecumenale. Entrati, grazie al parroco neocatecumenale, non hanno recitato nessuna preghiera. Il parroco ha commentato un affresco kikiano e poi ha consegnato loro una busta con i soldi. Ha detto ad alta voce la somma donata al gruppo. Ha dato l'appuntamento per domani sera... sabato. Ecco che fine fanno i soldi che i parrocchiani e gli adescati versano mensilmente ed anche giornalmente. Avere un sacerdote NC parroco, mi disturba alquanto.
(da: SEMPREMEGLIO)

mercoledì 27 maggio 2015

In missione, cioè lavorare da schiave

Vent'anni fa, come oggi, nel Cammino vengono selezionate delle donne nubili per fare "itineranza di servizio", cioè andare in "missione" a sostenere le "famiglie in missione" neocatecumenali.


Ricordiamo quanto è accaduto ad Anna Rita, che è stata in Itineranza, in coppia con un’altra ragazza umbra e con una famiglia romana del Cammino, stando con loro “in missione” a Toulon, in Francia, dall’Ottobre 1996 al Giugno 1997, vivendo con essi a stretto contatto (nella stessa casa per sette mesi, poi in un appartamento con la ragazza durante gli ultimi due mesi).

Questa famiglia che al tempo contava otto figli più un’altra in arrivo, veniva da un tentativo fallimentare di missione a Taiwan (Singapore), da cui erano dovuti andar via a causa delle insuperabili difficoltà incontrate dai figli con la lingua cinese nella scuola del posto, al punto che tutti, anche i più grandi, erano costretti ad andare all’Asilo infantile, poiché non comprendendo una parola di cinese non potevano studiare. I genitori poi erano entrati in crisi per il comportamento delle ragazze in missione che erano lì, le quali si rifiutavano di andare a casa loro per i lavori domestici, perché effettivamente erano state inviate solo per l’eTraditio ai parroci”.
vangelizzazione, cioè “per andare a fare la

Quindi in questo successivo tentativo francese, i genitori di questi figli erano disposti a tutto pur di non fallire nuovamente nella missione e si sono comportati di conseguenza, cioè senza scrupoli, sotto molti punti di vista:

1) tenendo quasi in schiavitù Anna Rita e l’altra ragazza, a lavorare per loro nella loro casa per tutta la giornata, per sette mesi, comprese le domeniche, senza un giorno di riposo;

2) senza sufficiente tempo per il sonno (cominciavano a lavorare, svegliando e vestendo i bambini da accompagnare a scuola, fin dalle 6.30 del mattino, sospendendo di lavorare solo alle 14.00 dopo il pranzo, poi riprendendo dalle 16.00 fino alle 23.00), tutti i giorni;

Il santino di san Kiko!
3) senza adeguati spazi di preghiera (non era loro concesso dal Responsabile del Sud della Francia, che era d’accordo con la coppia, di andare alla Messa o di prendersi mezz’ora per le Lodi mattutine, perché – diceva - “non si era in Monastero, ma in Missione, e bisogna lavorare”); inoltre alla richiesta delle ragazze di pregare insieme una volta al giorno, i genitori avevano risposto rifiutandosi di pregare con le ragazze, tranne che alle Lodi della Domenica mattina, perché il fatto di pregare insieme alle ragazze in missione “non era previsto nella prassi del Cammino”;

4) senza concedere loro le celebrazioni della Parola, alle quali andava quasi sempre la coppia, mentre loro restavamo a guardare i bambini a casa (veniva loro concessa l’Eucarestia del Sabato sera, solo perché allora si muoveva tutta la famiglia);

5) senza una vera comunione fraterna perché le due ragazze erano sempre viste con diffidenza dai genitori, che spesso entravano in casa “in punta di piedi” per controllarle;

6) senza un minimo di sincerità e di carità cristiana, poiché hanno mentito sul loro conto con tutti, dando loro la colpa di un incidente stradale che aveva causato una loro figlia e dei relativi danni all’automobile prestata da un fratello di Parigi, impedendo ad Anna Rita con l’inganno di preparare, insieme ad altri cantori, i canti per la Veglia Pasquale, trattando l’altra ragazza con discriminazione per provocarne le gelosie, e non nascondendo neanche la loro malvagia soddisfazione quando morì all’improvviso, a Febbraio, il "catechista neocatecumenale" delle ragazze, Giorgio Filippucci, che loro non sopportavano perché, per tutelare Anna Rita dagli intrighi dell’Itineranza, che lui conosceva bene per esperienza, le impose di scendere in Italia ogni due mesi, per riposarsi per qualche giorno stando con la sua comunità;

7) ma soprattutto, la cosa più grave di tutte, cercando di contrastare con l’indifferenza (da parte della madre) e con la repressione violenta (da parte del padre) le ribellioni, le depressioni, le angosce, le crisi isteriche e le continue agitazioni dei loro figli, che non volevano stare in missione, ma volevano vivere a Roma.

Autoritratti di Kiko
su cui i neocat devono pregare
Tutto questo si è protratto per nove mesi, fino al Raduno a Porto San Giorgio del Giugno 1997, tenuto con tutti gli itineranti e con Kiko, il quale era palesemente d’accordo con loro e col Responsabile della Francia per riconfermarli in Missione, nonostante la volontà contraria dei figli.

Ciò è apparso chiaramente quando Kiko ha pubblicamente chiesto ai due genitori di dare la loro esperienza della missione e, fingendo di non sapere nulla, ha loro chiesto come stavano i figli (i quali infatti non erano stati invitati alla Convivenza per testimoniare, neanche i più grandi) ed i genitori, mentendo spudoratamente, hanno detto che i figli erano contenti di stare in Francia e che stavano bene! Nessuno li ha contraddetti: non il Responsabile della Francia che sapeva tutto, non la ragazza che stava con Anna Rita e nemmeno Anna Rita, che era stata derisa da Kiko poco prima, perché lui era già al corrente dei vari “problemi di rapporti” senza che lei li avesse specificati, e la derideva perché a suo dire si scandalizzava degli altri …

Quindi nessuno disse la verità sulla situazione, allora Kiko disse: “Bene, siete riconfermati per la Francia! Un applauso a questi fratelli!”

Anna Rita non ebbe il coraggio di alzarsi in piedi e svergognare tutti, compreso Kiko, perché era schiava del Cammino, dei loro giudizi, e perché aveva paura che se avesse detto che i figli stavano tutti male, i genitori si sarebbero poi vendicati sui figli, accusandoli di aver parlato troppo con le due ragazze.

Tacque e decise di abbandonare quel luogo di cattiverie gratuite, di ipocrisia e di imposture che è l’Itineranza neocatecumenale. In seguito ha saputo che questa famiglia, in missione nel Sud della Francia, è una delle famiglie di cui Kiko va più fiero, e che porta spesso ad esempio … ma lei che ha vissuto con loro sa molte altre cose, sa cosa si nasconde dietro alla loro presunta “eroicità missionaria”, dietro a quella “cristianità esemplare”.

lunedì 25 maggio 2015

Entusiasmo e fratellanza galattica nella Domus kikiana

Per gentile concessione di Alejada, siamo venuti a conoscenza della lettera di un "neocatecumeno" esultante che dice che pur essendo "difficile esprimere a parole ciò che abbiamo vissuto in questi giorni", racconta commosso l'impatto che ha avuto sui partecipanti il primo raduno pro causis Kiko sanctorum, cioè l’incontro avvenuto nella Domus Kikiana con ebrei e cattolici.

Dopo l’iniziale diffidenza da parte dei rabbini, che portò nello stesso giorno di arrivo "uno dei partecipanti a pensare di andarsene" tanto da dovergli promettere esplicitamente che "non era nostra intenzione convertirlo", si arriva ad un travolgente desiderio di fratellanza, suscitata dall’ascolto del concerto per coro e orchestra senza scopo di lucro del Cammino Neocatecumenale, concerto che "è stato fondamentale per la convivenza, ed è stato la chiave che ha permesso di porgere orecchio alla predicazione di Kiko. Molti addirittura piangevano mentre cantavano la Shemà Israel".

Dalla lettera sappiamo anche che nel secondo dei giorni di bombardamento di immagini, memoria e spirito dei partecipanti “sono state ascoltate le esperienze circa la missione salvifica del popolo ebraico e della Chiesa Cattolica di oggi”. Si noti la sfumatura: tutto il popolo ebraico, sia esso credente oppure no - i gentili invece si contano solo se sono nella Chiesa Cattolica… c’è da aver paura che più di un “kikos” rimanga fuori.

Come potevate già immaginare, “i Rabbini sono rimasti molto impressionati dall’esperienza degli itineranti”: per di più, come se si trattasse di religiosi nella sinagoga alle 12 o al muro del pianto delle 19.30, il fratello neocatecumeno ci dice che “nel mio gruppo tutti si sono messi a fare teorie”, cioè parlavano senza mettere “carne al fuoco”, quindi senza raccontare esperienze di vissuto personale e magari private; per fortuna i "neocatecumeni" sono ben addestrati e indottrinati per affrontare eventualità simili: così “uno dei nostri seminaristi li ha stupiti tutti con la sua esperienza”, che naturalmente non è esperienza di Dio, ma del Cammino Neocatecumenale dato che “egli, un arabo cristiano, non aveva conosciuto Dio se non attraverso il Cammino, dove ha ricevuto amore per il popolo ebraico che prima odiava”.

La fratellanza galattica sperimentata fra gli uni e gli altri si è concretizzata la sera stessa per celebrare la festa di Lag Ba’omer (¹), in onore dell’inventore della cabala (²), una festa tipica della fede degli uni (gli ebrei) che pur essendo in totale contrasto con la fede degli altri (i cristiani) tutto sommato non ha impedito di danzare tutti insieme intorno al fuoco, come fanno i pagani da che mondo è mondo.

Nell’ultimo giorno ci sono state le esperienze, e, dato che i seminaristi avevano già ravvivato e incoraggiato i partecipanti, “è stato incredibile ascoltare le esperienze dei rabbini”. Perché si sa che le loro eminenze cardinalizie erano lì per non farsi notare!
Com'è bello andare gratis in Israele...
“Uno dei rabbini più in vista, Rabbi Broadman di Haifa, ha detto fra le lacrime che per lui era stata un’esperienza inimmaginabile. Ha detto che pregava tutti i giorni lo Shemà tre volte al giorno per la venuta del Messia e pregava per la resurrezione dei morti e vedeva che noi avevamo aperto una finestra per la venuta del Messia e dicevamo che il Messia sarebbe arrivato presto.
Un altro rabbino importante di New York disse che a lui nessuno gli aveva mai detto che Dio è amore e ci ama così come siamo. Aveva chiamato a sua moglie a New York per chiederle se suo padre (cioè suo suocero, anche lui rabbino) le aveva mai detto che Dio è amore e che la amava così come era, e lei gli rispose di no, che solo pregavano lo Shemà. Questo rabbino ha detto che si vergognava di non aver mai predicato queste cose”.
Notevole come in un solo giorno gli entusiasti fratelli neocatecumenali siano passati dal “fare teorie” al mettere tutto sul piano emozionale. Per questo motivo una delle “esperienze” che hanno colpito di più l’uditorio era quella di un figlio adottato – che oggi dovrebbe essere ottuagenario o nonagenario – il quale nonostante sia stato affidato a una famiglia cristiana aveva conservato la religione dei suoi genitori biologici: “Un altro rabbino raccontò piangendo che la sinfonia lo aveva colpito e che quando cantavamo Shemà Israel, egli lo cantava per il suo padre adottivo, una famiglia cristiana che lo salvò dalla morte ad Auschwitz. Raccontò come suo padre lo aveva infilato in una valigia e portato a questa famiglia prima di essere deportato.”

(¹) Lag Ba’omer è una festività religiosa ebraica situata tra Pesach e Shavuot. La festa ha origine al tempo di Rabbi Akiva. Il Talmud (Yevamot 62:2) racconta che 24.000 allievi di Rabbi Akiva morirono per una misteriosa malattia mandata da Dio. Il Talmud in seguito giustifica l'evento perché costoro "non dimostravano rispetto l'uno per l'altro". Lag Ba’omer celebra il giorno in cui questa malattia cessò. Altri indicano come causa della morte di così tanti studenti alla rivolta di Bar Kokhba (nella quale Rabbi Akiva ebbe un ruolo di primo piano e nella quale i cristiani subirono "ogni sorta di persecuzioni"). Da questo punto di vista, assume un senso la stessa accensione dei falò, tradizionale di questa festa, in quanto i falò erano utilizzati come segnali durante le guerre. In questo stesso giorno ricorre l'anniversario della morte del famoso Rabbino Shimon bar Yohai, il cabalista, conosciuto quale autore dello Zohar.
Trattandosi una festività nata dopo la morte di Cristo e dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, Lag Ba’omer non ha niente a che vedere con le radici ebraiche del cristianesimo: essendo parte della fede ebraica dopo la fine della Prima Alleanza, essa è, dal punto di vista Cristiano, una festa del tutto pagana. Lo Zohar è un testo esoterico e cabalistico ebraico, scritto ed evolutosi dopo la Diaspora. Ecco cosa hanno festeggiato Kiko, i neocatecumenali e i loro ospiti cattolici.
²) La càbala è l'insieme degli insegnamenti esoterici (dunque segreti, gnostici) dell'ebraismo rabbinico. Uno dei suoi scopi è quello di distruggere il cristianesimo, inquinandolo. Per maggiori dettagli rinviamo all'articolo: Cos'è la Càbala?
"Comunque vi ripeto che è difficile spiegare a parole ciò che ho vissuto": il gran bene che si pretende venga all'umanità intera dalla riunione intergalattica, l'emotività che traboccava da tutti gli ebrei presenti al sentirsi così amati, e la sicurezza assoluta che questi fatti accelerino la seconda venuta del Messia... Qualcuno dovrà dirgli che non si affretti troppo però, perché:
"...adesso Kiko deve comporre la prossima sinfonia che è sull'Akedà, il cuore dell'ebraismo" e sono molti i rabbini da invitare alla Domus; di fatto, si prevede che l'incontro si ripeterà tutti gli anni a venire.
La profezia dice che la seconda venuta di Cristo non avverrà prima della conversione degli ebrei... perciò tale venuta, stando a ciò che dicono i neocatecumenali, è lontana a venire: infatti Kiko ha già detto di non avere la minima intenzione di convertirli.

Con tutto ciò, visto che Kiko è tanto prudente e sensibilissimissimo, ha pensato che non bisogna allarmare nessuno e gli è saltata una grossa mosca al naso quando ha saputo che circolavano nell'internet video e foto di cardinali con la croce vergognosamente nascosta e resoconti di quanto era successo alla Domus, incluso il balletto in onore dell'inventore della cabala.

Per questo ha dato disposizione alle sue truppe che la smettano di fare pubblicità a ciò che egli ha deciso sia un arcano «perché ciò può ingenerare problemi e malessere per chi lo pubblica e provocare conseguenze molto spiacevoli per l'orchestra e il Cammino in generale».
(la citazione è tratta da uno dei vari avvisi che sono stati visti circolare).
Problemi a chi li pubblica? Chissà, magari stanno pensando di introdurre una nuova domandina nei famigerati scrutini neocatecumenali... qualcosa come: "Sempronio, hai mai fatto filtrare via internet foto o video di atti arcani del Cammino?".

Il fatto è che ci interesserebbe conoscere, di prima mano, il punto di vista di qualcuno degli eminentissimi cardinali ed eccellentissimi vescovi che - poco lodevolmente - tentano di non farsi riconoscere...

Però ciò che è certo è che malgrado si sia trattato di un happening unico nella sua specie, come mai c'è stato prima né ci sarà prima del prossimo anno, malgrado sia un avvenimento siderale per l'umanità nella sua totalità che inizia una nuova era nelle relazioni paterno-filiali fra ebrei e cattolici, e malgrado sia la causa della accelerazione perfettamente impercettibile della seconda venuta del Messia, i reverendissimi signori cardinali dovevano essere molto occupati in altre cose, come il cercare il proprio zucchetto, per non aver scritto le proprie impressioni dell'incontro.

In mancanza delle quali abbiamo dovuto ricorrere al racconto di un rabbino panamense che risponde al nome di Gustav Kraselnik:
"Stanno per concludersi le giornate di convivenza che hanno visto riuniti per quattro giorni più di cento rabbini di tutte le correnti (dagli ortodossi ai ricostruzionisti) provenienti dai 5 continenti, con vescovi, sacerdoti e laici cattolici, la maggior parte dei quali appartenente a questo gruppo dentro la Chiesa cattolica che valorizza profondamente le radici ebree del cristianesimo e stringe un vincolo di amore con il nostro popolo. 
L'incontro ha incluso conferenze, sessioni di studio, preghiere e lavoro in piccoli gruppi. L'obbiettivo: progredire nell'avvicinamento fra ebrei e cattolici, missione che umilmente stiamo portando avanti anche noi di Kol Shearit Israel (congregazione ebraica, ndr). 
Erano presenti il rabbino David Rosen, Yitz Greenberg e Eugene Korn che, a mio parere, sono i tre referenti principali del dialogo interreligioso in generale e con la Chiesa in particolare. 
I loro interventi hanno apportato validissimi spunti per capire la dinamica contemporanea della relazione ebreo-cattolica. 
Dall'America Latina eravamo 5 rabbini (3 dal Cile, uno dal Perù ed io) e abbiamo potuto passare del tempo insieme ad altri colleghi e amici (tutti argentini naturalmente) che da tempo non vedevamo. 
Inoltre ho conosciuto lo Jazàn della sinagoga Shearit Israel di New York che ha intonato alcune preghiere con accento ispanico-portoghese. 
Un altro bell'incontro a livello personale l'ho avuto con il rabbino Micah Hyman di Los Angeles, che fu mio Jevruta (compagno di studio del Talmud) quasi 20 anni fa, quando entrambi studiavamo a Gerusalemme e che non vedevo da allora. 
Vado poi a Tel Aviv, e la mattina dopo voglio passare il Shabat a Gerusalemme e domenica presto intraprendo il ritorno a Panamá. 
Da Israele, vi auguro buon Shabat. 
Shalom 
Rabbino Gustavo Kraselnik - Congregazione Kol Shearith Israel, Panamá 
7 maggio 2015 
Come? Cosa? Neppure un accenno al concerto galattico d'orchestra e coro senza scopo di lucro!

Neppure una parola sugli amplissimi interventi del maestro d'orchestra, Kiko Argüello!

Né sembra essersi accorto di essersi trovato gomito a gomito con cardinali della Chiesa Cattolica!

Né pare aver versato una sola lacrima di emozione per tutto quel traboccare d'amore!

Né conclude con un riconoscimento che il Cammino lo faccia meglio della sua congregazione!

Questo rabbino forse lì stava da un'altra parte... o magari gli hanno comprato CS (Counter Strike, un videogioco, ndr) per far sì che il raduno interstellare gli paresse solo una rimpatrata per rabbini per nulla trascendente...

(traduzione da Crux Sancta
a cura di Sandavi e Valentina)