mercoledì 2 settembre 2015

Un falso "carisma" al posto di quello approvato dalla Chiesa

Il "carisma" neocat della "Comunione seduti": notate
il tizio seduto inebetito, con la particola in mano,
mentre aspetta che scatti il segnale manducatorio
Il carisma del Cammino è riconosciuto e lo riconosco anche io. Solo mi pare che il Cammino scambia un carisma per un altro: si fa approvare un carisma e ne vive come un altro.

Il carisma riconosciuto è espresso dagli Statuti del Cammino, che però, quando si fa la Comunione seduti, non vengono rispettati e così neanche il carisma viene rispettato.

I camminanti che si attengono al carisma approvato e agli statuti, portano buoni frutti. Nulla da dire. Ma quelli che fanno la Comunione seduti -per esempio-, loro sì che insultano la Chiesa e il Papa.

Per non parlare delle cose che valgono per tutti i cristiani, compresi quelli del Cammino. Come quell loro considerare il metodo Billings un metodo non tollerato dalla Chiesa, quando in realtà è benedetto (torno sui soliti punti perché i camminanti possano confrontarsi con certi argomenti per molti di essi tabù).

Mario, il problema di stare nella Chiesa è tutto tuo: da parte mia io credo che gli Statuti sono buoni, cosa vuoi di più?
Gli "iniziatori" del Cammino
danno il (pessimo) esempio
ai loro adoratori
Da parte tua, tu devi fare la Comunione in piedi (non solo "riceverla" in piedi, ma anche "consumarla" subito, senza trattenerla sedendoti in attesa che scatti il segnale), altrimenti, approvato o no, ti metti contro la Chiesa. Come il Lutero, che apparteneva agli agostiniani, che erano approvati, ma che ha inquinato la Fede e non ha ubbidito alla Chiesa.
(da: Pietro)

domenica 30 agosto 2015

Dicono "Dio", in realtà pensano "il Cammino"

Preparandosi a una carnevalata liturgica neocat
Quell'uscita di Kiko del 20 giugno 2015 ha fatto tanto scalpore sui giornali ma a ben pensarci non mi stupisce per niente, è perfettamente in linea con la visione dell'uomo presentata dal Cammino.

Quando ero un ragazzo ed ero in Cammino già mi urtavano i discorsi di questo tenore: "se non foste qua sareste in discoteca a sballarvi o drogarvi come gli altri vostri coetanei" (rivolto da un cosiddetto "catechista" neocatecumenale ai giovani in occasione di un pellegrinaggio).

Oppure le velate allusioni del super-catechista neocatecumenale che, quando ho lasciato il Cammino, mi faceva intendere che la mia vita sarebbe andata immancabilmente verso la perdizione. Per i neocat tutto quello è lontano da Dio (dicono "Dio", pensano "il Cammino") è male assoluto.

Ma non è questa la visione cristiana, e non è questa la realtà.

Ci sono persone lontane che provano a fare il bene seguendo la loro coscienza, ci sono giovani non in Cammino che fanno volontariato e non si drogano, e gli atei che vengono lasciati dalla moglie non fanno stragi.
(da: Paolo)


Nostra nota a margine: osservate questo dettaglio di una cosiddetta "icona di Kiko":


Per Kiko "Dio è comunità, liturgia, parola".

Come, come? Dio è "liturgia"? Ma che diavolo sta dicendo?

Provate a comprendere meglio cosa vuole intendere Kiko:

Dio è il Cammino, perciò «Dio» è comunità, liturgia e parola.

È chiaro adesso?

giovedì 27 agosto 2015

Per inquinare la fede occorre inquinare la liturgia

Papa Leone XIII, nella sua lettera Apostolicae Curae (13 settembre 1896) sull'invalidità delle ordinazioni anglicane, afferma:
«Essi [i riformatori anglicani] sapevano benissimo che legame stretto unisce la fede e il culto, la lex credendi e la lex supplicandi; così, con il pretesto di restaurare la liturgia per renderle la sua forma primitiva, intrapresero la sua alterazione su molti punti per metterla in accordo con gli errori dei novatori. Ne risulta che, in tutto l’ordinario, mai si parla chiaramente di sacrificio, della consacrazione, del sacerdozio, del potere di consacrare e di offrire il sacrificio; al contrario, come abbiamo già detto, si tolse e si soppresse deliberatamente dalle preghiere del rito cattolico, che non erano state puramente e semplicemente eliminate, ogni traccia di questi elementi, come altri simili».
Sembra che papa Leone XIII stia parlando degli autonominati "iniziatori" del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.


lunedì 24 agosto 2015

Dai "miei" ai "nostri" peccati: la responsabilità di fronte a Dio

Molti degli errori della mentalità neocatecumenale riguardano il concetto di peccato. Per i "kikos" il peccato è inevitabile (e così il sacramento della confessione è vissuto praticamente solo se lo organizza la comunità NC). Per gli adepti dell'idolo Kiko, sempre pronti a dichiarare «sono un peccatore» e «il Signore mi ha salvato», l'impegno personale conta poco (Kiko va dicendo che l'uomo è «schiavo del demonio», e addirittura a una certa tappa i kikos sono tenuti a dichiararsi «figli del demonio»).
Insomma, per i seguaci del Cammino Neocatecumenale, il "dichiararsi" peccatori davanti agli uomini finisce per sostituire il "riconoscersi" peccatori davanti a Dio.

La seguente riflessione dell'allora card. Ratzinger spiega come si dissolve il senso del peccato nel momento in cui l'accento è sui "nostri peccati" piuttosto che sulla responsabilità di ogni singola anima davanti a Dio.



La liturgia romana face­va pronunciare al celebrante in ogni messa, al "segno di pace" che precede la comunione, la seguente preghiera: "Domine Jesu Christe [...], ne respicias peccata mea, sed fidem Ecclesiae tuae"; cioè: "Signore Gesù Cristo, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa". Adesso, in molte traduzioni (ma anche nel testo latino rinno­vato) dell'ordinario della messa, la formula è stata portata dall'io al noi: "Non guardare ai nostri pec­cati".

Un simile spostamento sembra irrilevante ed è invece di grande rilievo perché è essenziale che l'invocazione di essere perdonati sia pronunciata in prima persona: è un richiamo a quella necessità di ammissione personale della propria colpa, a quella indispensabilità della conversione personale che oggi è invece molto spesso nascosta nella massa anonima del "noi", del grup­po, del "sistema", dell'umanità; dove tutti peccano e, dunque, alla fine nessuno sembra avere peccato. In questo modo si dissolve il senso della responsabilità, delle colpe di ciascuno. Naturalmen­te si può intendere in maniera corretta la nuova ver­sione del testo, poiché nel peccato si intrecciano sempre l'io e il noi. L'importante è che, nella nuova accentuazione del noi, l'io non scompaia. Quella preghiera che la sapienza liturgica inseriva al momento più solenne della messa, quello che precede l'unione fisica, intima, con il Cristo fattosi pane e vino.

La Chiesa pre­sumeva che chiunque celebrasse l'Eucaristia avesse bisogno di dire: "io ho peccato; non guardare, Si­gnore, ai miei peccati". Era l'invocazione obbliga­toria di ogni sacerdote: i vescovi, il Papa stesso alla pari dell'ultimo prete dovevano pronunciarla nella loro messa quotidiana. E anche i laici, tutti gli altri membri della Chiesa, erano chiamati a unirsi a quel riconoscimento di colpa. Dunque tutti nella Chiesa, senza alcuna eccezione, dovevano confessarsi pec­catori, invocare il perdono, mettersi quindi sulla via della loro vera riforma. Ma questo non significava affatto che fosse peccatrice anche la Chiesa in quan­to tale. La Chiesa – lo abbiamo visto – è una real­tà che supera, misteriosamente e insieme infinita­mente, la somma dei suoi membri. Infatti, per otte­nere il perdono del Cristo, si opponeva il mio pec­cato alla fede della Sua Chiesa.

Oggi questo sembra dimenticato da molti teo­logi, da molti ecclesiastici, da molti laici. Non c'è stato solo il passaggio dall'io al noi, dalla responsa­bilità personale a quella collettiva. Si ha addirittu­ra l'impressione che alcuni, magari inconsciamente, rovescino l'invocazione, intendendola come: "non guardare ai peccati della Chiesa ma alla mia fede"... Se davvero questo avviene le conseguenze sono gra­vi: le colpe dei singoli diventano le colpe della Chiesa e la fede è ridotta a un fatto personale, al mio mo­do di comprendere e di riconoscere Dio e le sue ri­chieste. Temo proprio che questo sia oggi un modo molto diffuso di sentire e di ragionare: è un segno ulteriore di quanto la comune coscienza cattolica si sia allontanata in molti punti dalla retta conce­zione della Chiesa.

  • (citazioni tratte dal capitolo III "Radice della crisi: l'idea di Chiesa" del libro-intervista Rapporto sulla fede - Vittorio Messori a colloquio col cardinale Joseph Ratzinger, edizioni Paoline, 1985)

giovedì 20 agosto 2015

Teodoro di Mopsuestia?

Tutte le volte che certi bulli vanno blaterando "Mopsuestia-Mopsuestia", si può esser certi che si tratta dei soliti integralisti del modernismo, cioè quelli che agiscono come se la verità e l'errore avessero gli stessi diritti, e come se la Tradizione della Chiesa fosse qualcosa di dannoso e vergognoso di cui sbarazzarsi al più presto.

Nel caso specifico di "Mopsuestia-Mopsuestia" intendono mettere a tacere chiunque faccia notare mancanze di rispetto, abusi e profanazioni riguardanti il "diritto" (in realtà l'indulto, visto che non è parte della liturgia romana, ma solo una deliberazione delle singole conferenze episcopali) della "comunione sulla mano". Vanno citando praticamente come unica fonte antica Teodoro di Mopsuestia (senza averlo mai letto), facendo il solito archeologismo liturgico (cioè disprezzando la Tradizione della Chiesa e innumerevoli generazioni di santi).

Contro i sofismi di costoro suggeriamo perciò la (ri)lettura dell'agevole (e tuttora attualissimo) libretto Comunione sulla mano? No, grazie! pubblicato da un gruppo di laici a Roma nel 1989, nell'imminenza dell'esecrabile "votazione" che - con una maggioranza di un solo voto e proprio mentre i vescovi più ostili erano assenti o malati - fu calata dall'alto, sui fedeli, la novità della "comunione sulla mano".


E nel frattempo ricordiamo che l'abuso della "comunione sulla mano" (fino alla fine del 1989 in Italia fu sempre un abuso liturgico) veniva perpetrato in tutti gli ambienti famosi per la loro disubbidienza alla Chiesa, incluso il Cammino Neocatecumenale, che si è da sempre distinto per il sostanziale disprezzo per l'Eucarestia (ancor oggi fanno la "comunione seduti" e "tutti insieme contemporaneamente", con le "pagnotte sbriciolose" e infischiandosene dei rimproveri di più Pontefici).
Nel Cammino non c'è alcun senso del sacro,
nessuna devozione per la Santissima Eucarestia

lunedì 17 agosto 2015

Per non burocratizzare la pastorale

Benedetto XVI, ai vescovi francesi, il 21 settembre 2012 disse:
"...La soluzione dei problemi pastorali diocesani che si presentano non deve limitarsi a questioni di organizzazione, per quanto importanti. Esiste il rischio di porre l'accento sulla ricerca dell'efficacia con una sorta di 'burocratizzazione della pastorale'; focalizzandosi sulle strutture, sull'organizzazione e i programmi, che possono divenire 'autoreferenziali', a uso esclusivo dei membri di tali strutture. (...) L'evangelizzazione richiede, al contrario, di andare all'incontro del Signore, in un dialogo stabilito nella preghiera, e poi di concentrarsi sulla testimonianza da dare al fine di aiutare i nostri contemporanei a riconoscere e a riscoprire i segni della presenza di Dio".
Il Santo Padre ha elogiato la generosità dei laici chiamati a collaborare negli uffici e nelle funzioni della Chiesa, avvertendo nel contempo come sia necessario ricordare:
"...che il compito specifico dei fedeli laici è l'animazione cristiana delle realtà temporali nelle quali essi agiscono di propria iniziativa ed autonomamente, alla luce della fede e dell'insegnamento della Chiesa. È dunque necessario vigilare sul rispetto della differenza fra il sacerdozio comune di tutti i fedeli ed il sacerdozio ministeriale di coloro che sono stati ordinati al servizio della comunità, differenza che non è soltanto di grado, ma di natura. D'altra parte, si deve conservare la fedeltà al deposito integrale della fede come è insegnato nel Magistero autentico e professato da tutta la Chiesa".

Nota bene: i fratelli del Cammino Neocatecumenale che tanto si vantano di fare "testimonianza" senza "burocratizzazioni", compiono invece proprio gli errori condannati da Benedetto XVI - la sottile banalizzazione delle differenze fra sacerdoti e laici (che avviene nei fatti, non a parole), e il disprezzo del deposito della fede (che avviene nei fatti, anche se a parole dicessero il contrario).

lunedì 10 agosto 2015

Neocatecumenali "perseguitati"?

Alcune immagini da tener presente quando i neocatecumenali si vanno vantando di essere "perseguitati".

San Paolo Miki e compagni,
crocifissi in Giappone il 5 febbraio 1597
Aleppo, 1916 - cristiani impiccati dai turchi
«I 19 martiri di Gorkum»,
cattolici impiccati e mutilati dai protestanti
il 9 luglio 1572 a Brielle, in Olanda
Suore di Avrillé condotte alla ghigliottina
dai rivoluzionari nel gennaio 1794 (qualche mese prima delle Carmelitane di Compiégne)
Rappresentazione della persecuzione dei cristiani
dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, nel 301
Studenti cristiani dell'università di Garissa,
uccisi in Kenya nel 2015

venerdì 7 agosto 2015

Padre Pio e il teatrino liturgico neocatecumenale

Poco prima di morire, padre Pio da Pietrelcina definì Kiko Argüello e Carmen Hernàndez «i nuovi falsi profeti». Due mesi dopo la morte di padre Pio, Kiko e Carmen si stabilirono in Italia (novembre 1968) per fondare il Cammino così come lo conosciamo oggi.

Gli eventi descritti qui sotto, di oltre un secolo fa, sono un monito gravissimo contro le pagliacciate liturgiche neocatecumenali che proseguono ancor oggi.



A PADRE PIO GESÙ DISSE IN LACRIME: "LA MIA CASA È DIVENTATA UN TEATRINO PER DIVERTIRSI".


Il 12 marzo 1913, mentre padre Pio stava pregando, gli apparve Gesù, triste e dolorante, che gli disse: «Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se li avessi amati meno. Mio Padre non vuole più sopportarli». Gesù soffre per il tradimento delle «anime più predilette», i sacerdoti, i quali sono i primi a lasciarlo da solo nelle chiese, ignorando il Tabernacolo: «Il mio Cuore è dimenticato, nessuno si cura più del mio Amore». Padre Pio riportò fedelmente anche la condanna del mondo sacerdotale: «La mia Casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri, che io ho sempre guardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell’occhio mio; esse dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime; invece chi lo crederebbe..! Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze. Vedo, Figlio mio, molti di costoro – a questo punto Gesù comincia a piangere singhiozzando – che sotto ipocriti sembianze mi tradiscono con comunioni sacrileghe». Come uscire da questo “pantano”? «Figlio mio, ho bisogno di vittime – disse il Signore a padre Pio – per calmare l’ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna». San Pio, sacerdote santo, rinnovò il sacrificio dal profondo del cuore. Mi chiedo quanti sacerdoti, allora, ma soprattutto oggi, hanno il desiderio di sacrificarsi per le anime e per confortare il Sacro Cuore di Gesù, così tanto disprezzato dagli uomini.

"Prima Comunione" neocatecumenale:
il Santissimo Sacramento ridotto a uno snack...
Il 7 aprile, dello stesso anno, un venerdì, Padre Pio ebbe un’altra visione di Gesù, ma molto più tremenda della precedente. «Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato», scrisse il santo sacerdote cappuccino. «Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: “Macellai!”. E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell’agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate… Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale…”.»

Sì, “macellai di anime”! Coloro che dovrebbero essere il conforto di Gesù e i pastori delle nostre anime, diventano coloro che crocifiggono nuovamente il Signore e che conducono le nostre anime alla perdizione. Cari sacerdoti, se non sarete santi, sarete dei “diavoli”. Meditate e tremate.

citato da: Epistolario [vol. 1] – Corrispondenza con i direttori spirituali (1910-1922), di San Pio da Pietrelcina (edizioni Padre Pio da Pietrelcina)

martedì 4 agosto 2015

C'è del marcio in Danimarca: è il Cammino Neocatecumenale

Neocatecumenali all'arrembaggio
La Diocesi di Copenagen (circa 38.000 cattolici su 5.700.000 abitanti totali) copre l'intera Danimarca e include le isole isole Fær Øer e la Groenlandia. È una delle diocesi cattoliche più vaste del mondo. Anche lì i fedeli cattolici di quella diocesi stanno subendo la devastazione portata lì dal Cammino Neocatecumenale.

Lo scorso 24 aprile 2015 una ventina di laici ha scritto al vescovo Czeslaw Kozon, al clero e al Nunzio Apostolico a proposito dei problemi creati dal Cammino Neocatecumenale (cliccare qui o qui per il testo in lingua originale). I firmatari della lettera sono laici cattolici di dieci delle 50 parrocchie di tutta la Danimarca e ne rappresentano virtualmente ogni area (alcuni sono cattolici fin dalla nascita, altri sono convertiti); uno di loro, Ole Schnell, era anche stato premiato con la Croce Pro Ecclesia et Pontifice (il più alto riconoscimento vaticano che un laico può ottenere).

Qui sotto, riportiamo la traduzione della lettera (riprendendola da Thoughtful Catholic):


24 aprile 2015

Caro vescovo Czeslaw Kozon, cari membri del Consiglio Episcopale, Consiglio Presbiterale, e presidente del Consiglio pastorale,

con questa lettera vorremmo esprimervi la preoccupazione sul futuro della Chiesa in Danimarca, preoccupazioni che per noi nascono dalle attività del Cammino Neocatecumenale e dalla sempre maggior influenza che esso ha in diocesi.

Nel corso degli anni, il vescovo è stato ripetutamente messo al corrente di seri problemi e divisioni nelle parrocchie, provati da tanti fedeli hanno provato quando nelle loro parrocchie è arrivato un prete neocatecumenale (anche quando non si trattava di una nomina a parroco). Noi siamo convinti che questa questione e il suo trattamento siano non solo urgenti, ma vitali per il futuro della Chiesa Cattolica in Danimarca, ed è per questo che ci siamo rivolti simultaneamente al Consiglio Episcopale, al Consiglio Presbiterale e al Consiglio Pastorale.

Invieremo per conoscenza la lettera anche al Nunzio Apostolico della Santa Sede per i Paesi Scandinavi e alla Conferenza Episcopale della Scandinavia.

Pur non essendo un gruppo preciso, insieme rappresentiamo diverse esperienze nella Chiesa Cattolica in Danimarca, e siamo tutti da lungo tempo partecipi della vita ecclesiale. Alcuni di noi, attraverso un periodo di studi informali e di esperienze, hanno formato un gruppo di risposta alle attività del Cammino nei contesti ecclesiali, e molti di noi hanno conoscenza diretta del Cammino, o come ex "camminanti" oppure dal proprio contesto parrocchiale con un prete neocatecumenale.

Per valutare con onestà le attività del Cammino ci siamo chiesti se i problemi riscontrati qui da noi esistono anche in altri paesi. Per esempio: è solo qui che i preti e laici neocatecumenali hanno problemi a integrarsi nelle comunità parrocchiali? Abbiamo studiato la proposta del Cammino e indagato su cosa faccia preoccupare tanti vescovi e pastori di anime, teologi e laici da tutte le parti del mondo, a proposito delle attività del Cammino. Una percentuale significativa di queste fonti esprime gravi riserve sul Cammino mettendone in questione il suo corpus teologico, la catechesi e la pratica missionaria, oltre che la sua particolare struttura organizzativa e la mancanza di inculturazione nelle comunità in cui opera.

Il risultato è una netta tendenza a formare enclavi isolate all'interno di congregazioni preesistenti, facendo un corso di catechesi tutto particolare, seguendo le proprie peculiarità liturgiche, creando comunità chiuse.

Queste fonti hanno confermato le nostre preoccupazioni a proposito dell'impatto del Cammino Neocatecumenale sulla Chiesa Cattolica. Nel documento che alleghiamo, ‘‘Caratteristiche del Cammino Neocatecumenale che destano serie preoccupazioni‘‘, abbiamo evidenziato le particolari attività neocatecumenali che a nostro avviso portano maggiormente a problemi per la Chiesa e per i fedeli danesi. È importante far notare che il contenuto di tale allegato non è diretto contro specifiche persone di quella organizzazione.

La nostra intenzione è piuttosto far notare il rischio che pone la presenza relativamente massiccia - e la corrispondente influenza - del Cammino Neocatecumenale in una diocesi piccola come quella danese e, secondo noi, le conseguenze che si avranno nel lungo termine. Questo vale sia per la vita di fede dei cattolici danesi, che per la Chiesa Cattolica in Danimarca e per la pratica della fede portata avanti dai vescovi che si sono succeduti qui insieme ai sacerdoti, alle suore e ai laici lungo tantissime generazioni.

Noi abbiamo profondamente a cuore la Chiesa. Questa iniziativa è perciò una chiamata urgente per il vescovo, in cooperazione con tutti gli organismi rilevanti e basata su una visione diocesana della Chiesa, anche al livello parrocchiale, per guardare nella direzione in cui stanno andando la Chiesa e la vita ecclesiale in Danimarca, per riconsiderarla bene. Questo è per assicurarci che la Chiesa mantenga la sua cattolicità e per scoraggiare i pregiudizi che si sono visti a causa dell'operato neocatecumenale e dell'influenza neocat in una piccola diocesi come la nostra. Dobbiamo perciò chiedere che la risposta alla nostra richiesta non sia d'ufficio, ma venga firmata. I nostri nomi e indirizzi sono indicati qui sotto. Saremo felici di partecipare ad una discussione per approfondire le questioni, se lo riterrete necessario.

Con i migliori saluti,
[segue elenco dei nomi]
C. C. The Apostolic Nuntiature and the Nordic Bishops’ Conference

Allegato: Caratteristiche del Cammino Neocatecumenale che destano serie preoccupazioni


(articolo originale: su Thoughtful Catholic).

sabato 1 agosto 2015

ll compito del Papa, lo scopo della Chiesa


Il Cammino Neocatecumenale contiene molti gravi errori e ambiguità, sia nel campo dottrinale (cioè in ciò che viene insegnato da Kiko Argüello e Carmen Hernàndez e dai loro cosiddetti "catechisti"), che in quello liturgico (cioè nella celebrazione dell'Eucarestia e dei sacramenti).

Nessuno degli elogi fatti dai Pontefici - tanto meno lo Statuto del Cammino - hanno mai "approvato" gli errori liturgici, le ambiguità dottrinali, le vere e proprie eresie.

Ci permettiamo di sperare che il Papa e i Vescovi evidenzino gli errori del Cammino Neocatecumenale, specialmente "quando i neocatecumenali sbagliano ma credono di aver ragione".

martedì 28 luglio 2015

Parroco neocatecumenale devasta la parrocchia (come al solito)

Il santino di san Kiko!
Quando ti piovono in parrocchia preti succubi del Cammino Neocatecumenale, quello che segue è devastazione, impoverimento e desertificazione, con contorno di «falsità»: in parrocchia restano solo i kikos (per lo più provenienti da fuori).

Oh, certo, a Montà il parroco neocat ha lanciato un'iniziativa anti-gender (solo perché serve al potere contrattuale di Kiko), ma su tutto il resto... tanto peggio per la parrocchia!


Genitori contro il parroco anti-gender: "Non chiudete la materna" - di Cristiano Cadoni (26 Luglio 2015, il Mattino di Padova)

Rapporti sempre più tesi tra le mamme e il sacerdote: "Ha sospeso l'azione cattolica, ha cancellato i Grest e pensa solo a vietare". A sostenerlo invece è un gruppo neocatecumenale

PADOVA. Per salvare la scuola avevano comprato gli arredi e i materiali per i bambini, organizzato attività di autofinanziamento e si erano offerte perfino di fare le pulizie, a turno. Ecco perché i genitori dei bambini che frequentavano la materna di Sant’Ignazio non vogliono sentire parlare di crisi, di bilanci in rosso, di rette non pagate e altre questioni economiche.

«Quella scuola è stata chiusa perché così ha voluto don Giovanni», dicono. E questa è la loro certezza, quella da cui tutto comincia e anche quella su cui in qualche modo si sta scrivendo una fine. Il fatto è che con don Giovanni, come si dice in questi casi, non si sono mai presi.

«È arrivato otto anni fa e ha cominciato a chiudere e a vietare», raccontano. «Ha sospeso l’Azione cattolica, ha cancellato i Grest, chiamava i ragazzi a fare sport e dopo un giro di campo li metteva a fare orazioni, il campetto parrocchiale non si poteva più usare. Rapporti zero, insomma. Basti pensare che in tutto l’anno non ha mai trovato il tempo di passare alla scuola materna a salutare i bambini. E che quando ha preso il microfono, alla recita di fine anno, si è limitato ad annunciare un’iniziativa anti-gender per la domenica successiva. Abbiamo dovuto costringerlo a tornare al microfono per salutare i bambini».

Di aneddoti come questi intorno alla parrocchia ormai ne girano a decine. Come quello sulla foto del Papa appesa sui muri della scuola. Non Bergoglio ma Ratzinger. «Non ha mai voluto sostituirla». Ognuno poi dà a queste cose il significato che crede. Quel che è certo, invece, è che la parrocchia progressivamente si è svuotata. Fuga dalle messe (in sette giorni neanche duecento presenze) e dal catechismo, centro estivo con minimo storico di iscritti (mentre a Montà i bambini erano quasi duecento), perfino la polisportiva si è allontanata.

Intorno al parroco è rimasto un gruppetto di fedelissimi - riconducibili al movimento neocatecumenale - mentre tutte le famiglie storiche del quartiere hanno traslocato nella parrocchia di Montà. L’esodo non è stato né indolore né silenzioso. I confronti a muso duro tra i fedeli-genitori e il parroco sono agli atti e la Diocesi ne è stata informata, anche perché il parroco in qualche occasione avrebbe esagerato. «Noi siamo arrivati a chiedere che sia sollevato dall’incarico», proseguono i genitori. «Questo parroco ha ucciso una comunità. Ci accusa di essere ospiti, di non avvicinarci al suo altare, come se andare in un’altra chiesa volesse dire non essere buoni cristiani. Ha sostituito i rappresentanti del quartiere in tutti gli organismi parrocchiali, mettendone altre che arrivano da fuori Montà. E quando c’è bisogno spesso neanche si fa trovare».

La chiusura della scuola è solo l’ultimo atto. I genitori l’hanno vissuto in un crescendo di attese e delusioni, fino alla rabbia di oggi. «Ci siamo sentiti dire che non pagavamo le rette ed è una falsità. Ci è stato promesso che la scuola non sarebbe stata chiusa e invece chiude. Ci aveva chiesto di trovare 20 mila euro o di tagliare il personale ed eravamo anche disposti a farlo. Nel giro di pochi mesi abbiamo sentito di tutto. La verità è che don Giovanni aveva già deciso di chiudere, perché non ha mai neanche chiesto veramente aiuto, non ha neanche scritto una riga sul bollettino parrocchiale per provare a salvare la scuola. Tutte le nostre proposte, dalla riduzione del personale alle raccolte di fondi, sono state ignorate. Ora aspettiamo di vedere chi sono gli iscritti di questa nuova scuola. Noi non conosciamo nessuno del quartiere che andrà lì».

L'iniziativa anti-gender del parroco ha scavato altre trincee in una comunità che ormai è divisa anche sulla sagra: la festa tradizionale ormai non è più l'appuntamento che unisce tutta la parrocchia.

I fondatori del Cammino Neocatecumenale,
Kiko Argüello e Carmen Hernàndez
C’è la festa ufficiale, annunciata da uno striscione che campeggia davanti alla chiesa. E c’è quella “alternativa” organizzata dietro il supermercato Alì di Montà. La prima è quella promossa dal parroco, che non richiama più tante persone come una volta. «Ai bei tempi si facevano due ore di fila per mangiare», ricordano i cittadini. Il pienone c’è invece spesso alla sagra “sportiva”. Un segno, anche questo. Un altro, ancora più forte, lo si legge sui volantini con il programma della sagra parrocchiale: la scuola parentale anti-gender è tra gli sponsor.

sabato 25 luglio 2015

Il sombrero dell'eretico Kiko

“Qualcuno ha cercato di mettere il cappello all’iniziativa, ma non glielo abbiamo consentito”, ha affermato il portavoce del Comitato Difendere i nostri figli, Massimo Gandolfini, nella conferenza stampa dell’8 giugno. In realtà un personaggio caro a Gandolfini ha messo sull’iniziativa non un cappello, ma un ampio sombrero. Il protagonista, forse scomodo, ma indiscusso, dell’evento del 20 giugno, colui che ha lanciato un’aperta sfida alla Conferenza Episcopale Italiana è stato Kiko Arguello, fondatore storico del Cammino neocatecumenale. Kiko ha imposto i tempi e i modi della adunata, ne ha sostenuto gli ingenti costi, ha mobilitato il suo movimento che costituiva i due terzi dei presenti in piazza, e soprattutto ha dominato il palco degli oratori, imprimendo il suo sigillo alla manifestazione con una interminabile catechesi conclusiva.

La manifestazione è stata contro il gender, ma in nome di che cosa? Nessuno degli oratori ha fatto un riferimento alla legge divina e naturale, la cui violazione costituisce una colpa ben più grave dei torti subiti dai bambini che vengono privati di mamma e papà. Solo Kiko Arguello, ha osato dare contenuto religioso all’evento, impugnando, come un pastore della Chiesa la sua grande croce astile. Nel suo intervento, che è possibile riascoltare su youtube, Kiko ha preteso spiegare “che cosa significa oggi essere cristiani” e lo ha fatto indicando il cammino neocatecumenale come la via che porta ad una fede adulta: una fede purificata dalle formule dogmatiche e dottrinali e ridotta a puro “kerigma”, annuncio di un evento di cui lo stesso Kiko è interprete e profeta. Il carattere sconnesso e privo di filo logico della sua esposizione (“pennellate” di artista, come egli le definisce) fa parte della sua sua “teologia della storia”, riassunta nel finale “canto dell’Apocalisse” a cui la folla, sotto la pioggia, ha unito la sua voce.

Kiko Arguello non ha mai risposto a tante domande che da decenni gli vengono rivolte sulla sua concezione della Chiesa, del sacramento dell’ordine e di quello dell’eucarestia. Il prezzo da pagare per la difesa del matrimonio e della famiglia non può essere l’abbandono o l’oscuramento di verità appartenenti al deposito della Fede, come l’esistenza di un’unica verità salvifica, di cui la Chiesa cattolica è portatrice, o il fatto che la Messa non è un convito di festa, ma il rinnovamento incruento del sacrificio della Croce. E l’alternativa alla desistenza dei vescovi non può essere la reinterpretazione del cristianesimo da parte di un movimento carismatico e anti-istituzionale. La fede o è integra e totale, o non è.

Per essere eretici non è necessario negare tutti i dogmi, ma è sufficiente negare con pertinacia una sia pur minima verità della fede o della morale cattolica.

Chi rifiuta anche un solo dogma, li rifiuta tutti, e deve essere considerato eretico, perché crede o non crede, non a causa dell’autorità di Dio rivelante, ma in base alla propria ragione: quella che egli chiama fede è in realtà la sua opinione ed egli non ha nessun titolo a pretendere che la propria personale opinione debba essere seguita dagli altri.

L’entusiasmo per l’adunata del 20 giugno passerà, ma enormi problemi religiosi e morali si addensano all’orizzonte. Per affrontarli, ciò che importa non è la piazza, ma la fede, non è la forza numerica o mediatica, ma l’integrità della dottrina; non è la capacità di coalizzarsi, ma la coerenza delle scelte. Solo questo può muovere il Cielo e senza l’intervento di Colui che tutto può, ogni battaglia è perduta.
(citazioni da un articolo di Roberto de Mattei
su Corrispondenza Romana, 22/6/2015)

martedì 21 luglio 2015

«Un movimento non di massa, ma di élite»: il Cammino Neocatecumenale

Il 31 gennaio 1983 mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986, servo di Dio - è in corso il processo di beatificazione), pubblicò sulla rivista «Sì, sì, no, no» (molti anni prima di padre Enrico Zoffoli) un articolo sul movimento neocatecumenale.

Ne evidenziamo qui sotto alcuni passi salienti (l'articolo completo, introdotto da p.Zoffoli, è disponibile a questo link), meravigliandoci - ma non troppo - di come gli errori del Cammino nel 2015 siano gli stessi osservati nel 1983.


Il movimento neocatecumenale

[...] Ho potuto studiare attentamente il volume di quasi 400 pagine che contiene gli "orientamenti" per i catechisti del movimento, tratti "dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per orientare i catechisti di Madrid nel febbraio 1972". Storia, finalità, dottrina e prassi sono qui condensati nel modo più autentico. [...]

Si tratta infatti di un testo riservato ai catechisti, i quali non lo cedono a nessun altro. Io ho potuto averlo e fotocopiarlo solo con uno stratagemma. Va quindi subito notata questa qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo. Ripetutamente è scritto: "Non dite nulla di tutte queste cose". "Ciò che dirò non è perché lo diciate alla gente, ma perché voi l'abbiate come fondo, come base".

Ma sono proprio questo "fondo", questa "base" che risultano inammissibili. Quindi e i neo-catechizzandi e i superiori ecclesiastici (verso i quali i catecumenali ostentano tanto ossequio) non essendo illuminati su tale "fondo" sono ingannati. E si tratta, come mostrerò, di gravi deviazioni dottrinali e pratiche.

Nel quadro dolorosamente statico di certe parrocchie i gruppi catecumenali, con le loro attività settimanali (riunioni bibliche, preparate da alcuni membri, a turno, e lunga riunione eucaristica), con gli scambi di esperienze e l'accentuazione comunitaria delle riunioni di "convivenza" mensili, con il programmatico allenamento alla sopportazione del prossimo e al distacco dai beni, con la confessata prospettiva di essere solo in "cammino" di "conversione" da proseguire nel "pre-Catecumenato" e nel "Catecumenato" (cammino di sette anni), tali gruppi, dico, danno la buona impressione di impegno e fervore.

Ma, in realtà, è fervore o fanatismo? È frutto di grazia o di plagio? Kiko mette le mani avanti: "Non si tratta - dice - di plagiare nessuno", in quanto non viene compiuto alcun "lavaggio del cervello attraverso ragionamenti". Ma tale "lavaggio" e il "plagio" derivano invece proprio dalla mancanza di chiari ragionamenti e dal fuoco di fila di affermazioni drastiche, suggestionanti, di tono carismatico. [...]
Confusione e grossolanità teologica di Kiko e Carmen:
"non c'è vita cristiana senza comunità"
Ecco Kiko: "Il cristianesimo tradizionale, come battezzati... prima Comunione... Messa domenicale... non ammazzare, non rubare... non aveva niente di cristianesimo, era uno schifo... eravamo precristiani... senza aver ricevuto uno Spirito nuovo avuto dal cielo... Ora Dio ci ha convocati per iniziare un Catecumenato, verso la rinascita"; "anche se pochi stiamo segnando una pietra miliare... facendo presente che il regno di Dio è arrivato sulla terra"; per il "rinnovamento del Concilio" ci voleva la "scoperta" del "Catecumenato"; "Abramo è la figura del Catecumenato"; "vi parlo in nome della Chiesa, in nome dei Vescovi... i catechisti catecumenali hanno un carisma confermato dai Vescovi"; "sono Giovanni Battista in mezzo a voi: Convertitevi, perché il regno di Dio è molto vicino a voi"; "io sto dando la vita a voi, attraverso la parola di Dio depositata in me... la spiegazione della parola la dò io"; "come Mosè nel deserto siamo il vostro aiuto"; "che Gesù è risuscitato è testimoniato dagli Apostoli: ed io pure lo testimonio... garantendolo con la mia vita"; "come Abramo camminò... voi dovete camminare, secondo la parola che vi abbiamo promesso"; "noi vi consegneremo lo Spirito Santo"; "sarete convocati in assemblea dallo Spirito Santo..., vi parlerà Dio"; "tutti voi siete stati segnalati a dito da Dio"; "nessuna comunità fondata da noi è fallita ...: vi assicuro che qui c'è Dio" .
La carica suggestiva e fanatica è continuamente rafforzata dalla radicalità ed esagerazione delle affermazioni e dai richiami integralisti ed acritici alla Bibbia. [...] Quando nel pre-Catecumenato "si dirà di vendere i beni, si dovranno vendere tutti... non potendo altrimenti entrare nel Regno e neanche nel Catecumenato"; il nostro cristianesimo, prima della nostra conversione catecumenale, fa "schifo", ecc. Tutto ciò, anziché allontanare, accentua il plagio e il fanatismo di chi si è lasciato prendere, tanto più nella prospettiva del promesso lungo (sette anni) cammino formativo.

Ma ben più gravi appaiono le deficienze e la dannosità di questo movimento se da queste modalità si passa ai contenuti. Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio. [...]

Ormai il Cammino è stato
allungato a più di trent'anni...
Un crocione su secoli e secoli di vita della Chiesa, con presuntuosa noncuranza, se non altro, di tanti santi che li hanno costellati.

Si tratta dunque di un movimento non di massa, ma di élite. [...]

Qui tocchiamo una prospettiva fondamentale del movimento, strettamente collegata a una nebulosa e inammissibile nozione di "salvezza", continuamente e confusamente ripetuta.

[...] Siamo davanti ad affermazioni roboanti che, pur con qualche addentellato di verità, sono solo atte a suggestionare e plagiare, oltre che a nascondere la reale loro gratuità e incoerenza. Appare subito evidente che tra il Calvario di Gesù e quello che a noi può procurare il prossimo c'è una bella differenza; che Gesù non ha vinto la morte solo col sopportarla, ma fisicamente risorgendo; e che l'edificante solidarietà e altruismo di un gruppo, oltre che potere influire solo su una ristretta cerchia, non sono certo sufficienti per la universale diffusione della fede e della salvezza.

Ma, a parte ciò, il gravissimo equivoco riguarda la nozione fondamentale di salvezza. È vero che, nel quadro di tanta confusione teologica, si registrano anche, al riguardo, alcune affermazioni corrette. Ma esse sono contraddette da altre innumerevoli, che riducono quelle pochissime esatte a vani rattoppi e artificiosi alibi, difensivi contro il timore di condannare. Inutilmente, per esempio, si afferma, incidentalmente, che bisogna anche "dare i segni della fede. Noi non siamo protestanti. La fede senza le opere è morta".

Prima di tutto le opere non sono richieste solo come segno, ma come doverosa conformità alla legge morale, secondo il divino volere. Poi e soprattutto tale affermazione è dissolta dalle innumerevoli ripetizioni della concezione nettamente luterana al riguardo. Nessuno sforzo ascetico, con il sostegno della grazia; la salvezza solo mediante la fede: "L'uomo, separatosi da Dio, è rimasto radicalmente impotente a fare il bene, schiavo del maligno"; "L’uomo non si salva per mezzo di pratiche". [...]

Da Costantino al Vaticano II (314-1962)
per Kiko c'è solo una breve parentesi
Ancor più grave e al di là della stessa concezione luterana è la negazione di ogni colleganza ontologica, soprannaturale, meritoria tra la salvezza e la immolazione di Gesù. Crolla la nozione fondamentale di redenzione, di riscatto: un cardine della fede. Con la risurrezione, dopo la morte, Gesù avrebbe solo notificato agli uomini che l'hanno ucciso la sua volontà di perdono. Con crassa ignoranza si osa affermare che "con il rinnovamento teologico del Concilio non si è parlato più di dogma della Redenzione, ma di mistero di Pasqua di Gesù", come se questa contraddicesse a quella. E con insistenza, sottolineata perfino da grossolana ironia: "Le idee sacrificali sono entrato nell'Eucaristia per condiscendenza suggerita dal momento storico alla mentalità pagana"; "al posto del Dio giustiziere delle religioni che appena ti muovi ti dà una bastonata in testa, scopriamo il Dio di Gesù Cristo"; "forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di suo Figlio alla maniera degli dei pagani".

Come ho detto, tutte le verità teologiche fondamentali sono deformate gravemente; e naturalmente anche i sacramenti. Mi limiterò a qualche rilievo su questi, in particolare sulla Confessione e l'Eucaristia.

L’atteggiamento di fondo, in sé lodevolissimo, di voler fare sul serio è continuamente avvelenato dall'incomprensione e dal superficiale e presuntuoso disprezzo per tutto ciò che si è insegnato e fatto finora. Ecco come è trattata, per esempio, dalla Carmen, la classica e profonda distinzione tra attrizione e contrizione: "Si cominciò a dar valore alla contrizione. Fa quasi ridere pensare che è necessaria la sola attrizione se ti vai a confessare e la contrizione se non ti confessi". Ignoranza che irride!

Per la confessione non manca l'affermazione, di facciata, di obbedienza ecclesiale: "Manteniamo la confessione individuale perché si deve conservare e inoltre perché ha il suo valore". Probabilmente ci sarà stato anche al riguardo qualche esplicito richiamo della autorità. Ma è una prassi evidentemente sopportata. Ed è in antitesi comunque a tutto il contestuale insegnamento. La nozione di peccato come violazione della legge morale e ribellione alla volontà divina è rifiutata, essendo "concezione legalistica del peccato, come mancanza a una serie di precetti". [...]

Anche Lutero fece lo stesso per attaccare le verità cattoliche: deformandole.

"Prima Comunione" neocatecumenale
Quando ebbi le prime notizie sulle riunioni eucaristiche catecumenali pensai che quelle originalità rituali costituissero soltanto delle libertà liturgiche, in parte tollerabili e in parte correggibili. Non avrei mai immaginato che esse avessero invece un retroterra così gravemente eterodosso. Ora capisco anche perché tanta resistenza a richiami autorevoli per conformare i riti alle prescritte norme liturgiche. Tali atteggiamenti di autonomia e difformità, rispetto alle comuni norme e prassi, sono connessi, dottrinalmente e psicologicamente a opposizioni di fondo.

Si pretende addirittura di "scoprire" la vera Eucaristia, giacché avevamo "frainteso e impoverito tutto". [...]

L'essenza della Messa, come sacrificio, è nettamente negata, a modo luterano:
"Le idee sacrificali sono entrate nell'Eucaristia per condiscendenza alla mentalità pagana"; "la massa di gente pagana (che irruppe dopo Costantino) vide la liturgia cristiana con i suoi occhi religiosi, volti all'idea del sacrificio"; "nell'edificio che Dio costruisce, le idee sacrificali che aveva avuto Israele, e che erano state superate dallo stesso Israele nella liturgia pasquale, erano le impalcature: adesso che l'edificio è stato costruito si è tornati a tali impalcature, cioè alle idee sacrificali e sacerdotali del paganesimo"; "le discussioni medievali sul sacrificio riguardavano cose non esistenti nell'Eucaristia primitiva, non essendovi in essa alcun sacrificio cruento, ossia qualcuno che si sacrifica, Cristo, il sacrificio della croce, il Calvario, ma solo un sacrificio di lode, per comunicazione alla Pasqua del Signore, ossia al suo passaggio dalla morte (spezzamento del pane) alla risurrezione (calice)".
Con queste ultime affermazioni, mentre giustamente è escluso dall'altare il sacrificio cruento, è escluso anche il sacrificio incruento, di Gesù sacramentalmente presente, e quindi è esclusa l'attualità sacrificale della Messa. [...] Ed è anche penosamente coerente la loro ostilità alle molte ripetizioni delle Messe, essendo ignorato (Lutero) il frutto impetratorio.

[...] Sono eliminati così ogni movimento ascensionale a Dio e ogni intimo colloquio con Gesù sacramentato, come se questo non fosse che abbassamento "statico" della Eucaristia, la quale non dovrebbe essere che "esultazione" per la "discesa" del divino intervento e anzi la proclamazione della vittoria già ottenuta: "Abbiamo trasformato l'Eucaristia che era un canto al Cristo risorto nel divino prigioniero del Tabernacolo; abbiamo parlato, come nelle ‘prime Comunioni’, di ‘un bambin Gesù’ che ci mettiamo nel petto quando vogliamo... invece la Eucaristia è tutto il contrario... è Dio che passa e trascina l'umanità".

"Tabernacolo a due piazze" in un seminario neocat:
libro e Sacramento posti sullo stesso piano...
Qui già si delinea un oscuramento della fondamentale verità della presenza reale, ammessa la quale dovrebbe apparire invece la preziosità e del Tabernacolo e della presenza in chi si è comunicato e dell'intimo colloquio. Ma ben più grave e diretto tale oscuramento apparisce da altre affermazioni; oscuramento che si riflette ovviamente e sul fatto della consacrazione e sulla natura e il valore dei poteri sacerdotali: "Il sacramento è il pane, il vino e l'assemblea: è dall'assemblea che sgorga l'Eucaristia" (parole adeguate per un rito puramente commemorativo, non certo per il sacramento eucaristico e l'esercizio dei poteri sacerdotali). E, con presuntuosa ostentazione di superiorità su tutta la teologia e la prassi cattolica, spinta fino all'ironia: "La Chiesa Cattolica divenne ossessionata riguardo alla presenza reale, tanto che, per essa, è tutto presenza reale" (falso: non la ritiene tutto, ma fondamento di tutto); le "discussioni teologiche sull'ossessivo fatto se Cristo è presente nel pane e nel vino, fanno ridere"; "in un certo momento fu necessario insistere contro i protestanti sulla presenza reale... ma ora non è più necessario e non bisogna insistervi più (con l'attuale disordine teologico e liturgico è invece più necessario di prima)"... [...]

Escluso ogni aspetto di sacrificio e tutto ridotto a "banchetto" di esultanza (concezione, questa sì ossessiva, dei catecumenali, spinta fino a ricevere la Comunione a sedere e a considerare "inconcepibile il non comunicarsi di qualcuno, perché alla cena pasquale si va proprio per mangiare"), "tutti i valori di adorazione e contemplazione alieni dalla celebrazione del banchetto vanno eliminati"; "il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male (!); la preoccupazione per i ‘frammenti’, caratteristica di chi crede nella presenza reale, è ridicolizzata: ‘Non è questione di briciole, ma di sacramento di assemblea’"; "Tabernacolo, Corpus Christi, esposizioni solenni, processioni, adorazioni, genuflessioni, elevazione, visite al santissimo, tutte le devozioni eucaristiche, andare a Messa per far la Comunione e portare Gesù nel cuore, ringraziamento dopo la Comunione, Messe private... minimizzano l'Eucaristia... sono molto lontani dal senso della Pasqua". [...]

Come ho già detto, non c'è verità teologica o biblica che non sia deformata, anche perché questi catechizzatori laici, mancando di qualsiasi solida formazione teologica e biblica di base, dipendono da pochi testi, scelti tra i meno sicuri e più avventati (per esempio, la rivista Concilium). Questa evanescenza e confusione si inquadrano poi nella fondamentale dottrina catecumenale, vista all'inizio, dell'annuncio pasquale di salvezza, nebulosamente presentato, senza alcuna precisazione, e inconsistente quanto al dogma della redenzione.

Il metodo semplicistico e astuto di questi impreparati e improvvisati maestri per scavalcare ogni seria indagine e discussione teologica è di svalutarla in partenza e sostituirla con categoriche affermazioni. E il metodo per evitare condanne e fratture con i superiori sono la raccomandazione del segreto, la nebulosità di certe espressioni (cortine fumogene) e le affermazioni di ossequio al Magistero inserite qua e là, che hanno tutta l'aria di polvere negli occhi, essendo continuamente contraddette dal contesto.

"Liturgia" neocatecumenale:
notare l'espressione del suonatore di tamburo
Ci troviamo, in conclusione, davanti a un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico, su gruppi di fedeli, animati, in fondo, da ottime intenzioni, ma illusi e deviati dalla giusta via della sicura ascetica, dell'esempio dei santi, e della ortodossia. Questi gruppi suscitano ammirazione, nei confronti con certi ambienti tanto grigi e apatici, perché si presentano volenterosi e impegnati. Sono mossi effettivamente dalla brama dell'autentico, del diverso, del più, rispetto a tanto grigiore. Ma questo "diverso" purtroppo è inteso come ripulsa della maturazione dottrinale e pratica della Chiesa da Costantino in poi, ritorno ossessivo alla Chiesa primitiva (inesattamente interpretata), avversione alle "strutture" ecclesiali, autonomia laica rispetto al clero e alla Gerarchia (nelle riunioni la presidenza data al parroco è fittizia: la guida effettiva è dei catechisti, anche nelle riunioni bibliche).

Le interpretazioni integriste e acritiche della Scrittura, come il vendere tutto, l'assoluta passività non violenta, la prospettiva stessa di morire per gli altri, danno l'impressione di grande e ammirevole fervore. Ma, se questo può essere equilibrato e reale in alcuni soggetti, in complesso riflette un falsificante processo di fanatizzazione e una ingannevole costruzione sulla sabbia, con il grande danno complessivo dello sbandamento dottrinale e disciplinare. Anche Valdo (salve le proporzioni) si lanciò e lanciò i suoi laici catechisti, partendo dal totale "vendi ciò che hai", suscitando fervorosi seguaci e finendo nella ribellione ed eresia.

Sleale è il frequente appello che fanno al Vaticano II, come rotto con la Tradizione e in particolare col Tridentino, il che è assolutamente falso. È la falsità diffusa anche oggi da tutti i modernisti. I Catecumenali osano addirittura affiancarsi al Vaticano II, come se la sua linea si identificasse con quella catecumenale e soltanto con quella.

Ecco un saggio di questa sleale identificazione e delle clamorose prospettive fanatizzanti: "Vi assicuro che il rinnovamento del Concilio Vaticano II secondo l'itinerario catecumenale, porterà la Chiesa a una gloria indescrivibile e riempirà di stupore e ammirazione gli orientali e i protestanti, essendo il Concilio ecumenico".

Può servire da sintesi conclusiva.

Pier Carlo Landucci