mercoledì 29 giugno 2016

Il delirio catto-calvinista del neocatecumenale medio

Diamo risalto al commento del fratello neocatecumenale Stefano, inserito nel post «Sì lo sono!», perché è un'ulteriore dimostrazione del livello di condizionamento a cui il neocatekiko medio è sottoposto. Nella testa di Stefano probabilmente queste affermazioni scollegate fra loro, vomitate a mo' di flusso di coscienza, avranno pure un senso compiuto, ma nel resto del mondo cattolico danno solo l'idea della confusione che alberga nella mente della gran parte dei neocat. 
Scrive Stefano:
«Leggere queste cose mi fa un po ridere e un po innervosire.....perchè diciamoci la verità...se una persona si crede Gesù Cristo è fuori di testa....ma non per colpa del CN....ma perchè lo è e basta.» 
L'incipit farebbe presagire bene, se il commentatore si fosse fermato al punto. In effetti, non avremmo potuto che dargli ragione: se uno si crede Gesù Cristo, o anche solo di parlare a nome di Gesù Cristo è fuori di testa. Non siamo d'accordo sul fatto che non sia colpa del CN: 
  • se il tuo leader Kiko chiama se stesso "Giovanni Battista in mezzo a voi!";
  • se i catechisti si autodefiniscono "angeli" e inducono i propri sottoposti a definirli così nei giri di esperienze e nelle risonanze;
  • se Kiko straparla di "potere di aiuto, di esorcismo che Dio dà al catechista e che darà anche a voi"
non ci si può certo lamentare che il "catechista" ci creda davvero e si comporti di conseguenza! Quindi: , è fuori di testa e , è colpa del CN.
«Faccio parte della Chiesa attraverso il CN.....chechè ne pensiate voi.....il Cammino è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica....ora che vi piaccia o meno.....è una cosa soggettiva.» 
E qui il fratello Stefano rovina tutto. Ci avevamo quasi creduto che avrebbe ammesso il grave errore di un catechista esaltato, e invece no, purtroppo il decoder neocatecumenale si è messo in funzione e ha imposto il kiko-pensiero, secondo il quale a ogni critica/testimonianza a sfavore del cammino bisogna gridare "siamo approvati! siamo riconosciuti!". 

Lasciando da parte il come questi riconoscimenti sono stati ottenuti, e sottolineando che gli amorevoli discorsi dei Papi si rivolgevano principalmente al buon cuore dei singoli, ci preme sottolineare che in discussione qui non ci sono né il nostro "pensiero" - come se la verità fosse un'opinione! - né il nostro "piacere" - come se il Vangelo, il Magistero e la Fede fossero soggette al gusto personale!
Il Cammino non ci deve piacere, il Cammino deve seguire fedelmente le direttive della Chiesa se vuole appartenere ad essa. Se non lo fa, noi abbiamo il dovere di dirlo e continueremo a farlo, certi di fare il bene, perché sono più di dieci anni che il Cammino se ne infischia dei Pontefici, ignorando qualsiasi disposizione contraria ai desiderata di Kiko e Carmen, mistificando addirittura le parole dei pontefici a proprio uso e consumo, mentendo - chi è il primo mentitore della storia? - nascondendo - chi è che ama vivere nell'ombra? - ingannando i propri adepti - chi è ingannatore fin dal principio?

Qui non c'è niente di soggettivo, caro Stefano, niente di personale, ma fatti, documenti, discorsi, in particolare dei Papi, di Kiko e Carmen, e dei vostri supercatechisti. Ci sono i filmati, le registrazioni, i documenti; dovremmo forse tacere se F. Gennarini spara la colossale eresia del "cancro che Dio ti ha mandato"
«Ma non riconosciamo che tutto ciò che sucede e per merito della Grazia, che noi uomini abbiamo il male dentro che ci induce a peccare e solo attraverso la grazie possiamo cambiare e fare esperienza dell'amore di Dio? Voi direte e questo cosa c'entra? C'entra e come......perchè tutto ciò che esiste è deviato dall'uomo e che se no n esistesse la Misericordia di Dio saremmo tutti condannati ad una vita d'inferno da subito. »
Ed ecco qui il principale frutto dell'indottrinamento improvvisato di catechisti laici formati sui mamotreti del laico Kiko: il delirio catto-calvinista. E' proprio vero, come si è sempre detto su queste pagine, che per sparare un'eresia bastano tre righe e per confutarla ci vogliono pagine e pagine di spiegazioni. E infatti il Cammino funziona proprio così: affermazioni apodittiche ad effetto che servono solo a scuotere il sentimento e che a un ascolto superficiale sembrano corrette - basta mettere insieme parole come "male", "grazie", "amore", "misericordia" e sembra che tutto torna - ma in realtà celano gravissimi errori che hanno il potere di influenzare la vita di chi li accoglie
Tanto per cominciare non succede tutto per merito della Grazia. Se così fosse, non avrebbe senso compiere le opere di bene di cui parla Gesù nel Vangelo di Matteo, non avrebbe senso sforzarsi di trovare la via della vita, passare per la porta stretta, pregare per ottenere, mantenersi puri cercando di non peccare più. A guidare le nostre azioni è la nostra volontà, che nella piena libertà dell'uomo può essere usata per compiere il male o il bene, indifferentemente. La Grazia che Dio elargisce in particolare attraverso i Sacramenti è un sostegno, un grande e specialissimo aiuto inviato dallo Spirito Santo, che però non è magia, non si sostituisce mai alla propria libertà: i Santi, che pure ricevevano immensi doni di Grazia divina, erano perfettamente coscienti di non essere al sicuro dal peccato e infatti mortificavano se stessi nella propria carne in ogni modo.
Specularmente non è vero, come dice Stefano, che il male abita dentro di noi: questo è puro kikianesimo ("il peccato che abbiamo nella carne", lo disse Kiko stesso, per giunta davanti al Papa); esiste una inclinazione al male che viene dalle conseguenze del peccato originale, ma il peccato non abita in noi: se così fosse non saremmo liberi di fare il bene, ma saremmo - come Stefano erroneamente afferma - condannati a "deviare" in ogni opera, incapaci di fare il bene salvo l'intervento divino. Ma questo è calvinismo! E invece, Stefano, l'uomo è capace di bene, capace di amore, capace di Dio. I tuoi catechisti in sostanza ti hanno ingannato, facendoti credere che tu non sei (e non sarai mai, nemmeno dopo trent'anni di cammino) in grado di fare qualcosa di buono, condannato a ripetere all'infinito la cretinata del "mi faccio schifo...se Dio mi toglie la mano dalla testa io...", come se non fossimo pienamente responsabili delle nostre azioni.
Il male è una scelta, il bene è una scelta. Quando si sceglie il male, ci si separa da Dio, ma si può tornare alla comunione con Lui mediante la Riconciliazione. Se il peccato abitasse in noi, come potremmo pentirci di cuore? Se fossimo "invasi" dal peccato, come potremmo esserne considerati responsabili da Dio?
«La domanda è.....vi piace solo condannare Kiko....il CN.....il catechista......? che sicuramente sbagliano come tutti e se pensano ciò che dite in queste pagine sono fuori strada?» 
Qui un celebre refrain neocat: il vittimismo. Intanto non stiamo condannando nessuno: se scopro un amico che tradisce la moglie ho il dovere, per amore, di dirgli che sta commettendo adulterio, e nel dirglielo non lo sto condannando, ma aiutando a salvarsi. Questa fissa della "condanna" viene dall'erroneo insegnamento di Kiko e Carmen secondo cui ogni volta che si apre bocca su ciò che un fratello ha fatto lo si "giudica" e "condanna", a causa della distorsione operata sul significato evangelico di queste due parole. In secondo luogo, assicuriamo Stefano e tutti i neocat che non ci piace affatto dover constatare di avere parenti e amici (e in alcuni casi anche noi stessi) vittime di un insegnamento errato che li porta sulla cattiva strada e allontana dalla vera Chiesa e dalla libertà.
«Io vi porto una mia esperienza personale: una famiglia distrutta....con 2 figlie....vicinissimi al divorzio....Dio attreverso l'ascolto delle catechesi ha ricostruito questo matrimonio, che oggi conta 10 figli (fatti per legge del CN? No....fatti con la Grazia che arriva nel matrimonio) e la bellezza di 10 nipoti! Non è il CN la centralità....è Dio che attraverso il Cammino ha sanato questo matrimonio..come sicuramente il SIgnore ne avrà sanati con i Focolarini....conCL....Rinnovamento..ma questo è solo un piccolo esempio a cui voi troverete sicuramente qualcosa da contraddire.» 
Secondo refrain neocat, implacabile come sempre: l'esperienza personale. Si potrebbe parlare per ore su queste esperienze e testimonianze. Siamo contenti che egli veda il proprio matrimonio ricostruito e abbia una famiglia numerosa e sia felice (almeno lo speriamo), ma vorremo che riflettesse su quest'altra testimonianza: "Un matrimonio ricostruito tutto opera di CRISTO!". Guardate bene: a conti fatti è indistinguibile da una esperienza raccontata dal pulpito in una qualsiasi "Cento Piazze" neocatecumenale, eppure si tratta dell'esperienza di una cristiana evangelica! L'esperienza personale non prova la bontà di un percorso di fede: per quanto possiamo provare rispetto per i nostri fratelli separati, non possiamo in coscienza dire che vivere nella Fede Cattolica sia lo stesso che vivere nella "fede" cristiana evangelica.
«E' Dio che ci salva....come vuole lui.....e con i mezzi che lui vuole....( CN? lo scoutismo? la messa domenicale?) State bene qui a disquisire del catechista, di Kiko....di tizio e di caio. E' naturale che tutti i movimenti, associazioni ecc ecc hanno una persona che è responsabile e che provvede a dirigere il tutto, sotto lo sguardo attento della Chiesa.» 
Dio può salvare chi vuole, come vuole, senza dubbio, dato che della Salvezza è l'unico Autore, ma di certo non è che Dio se ne infischia se siamo o no cattolici, se seguiamo o no l'insegnamento che Lui stesso ci ha dato, altrimenti per quale motivo avrebbe mandato il Figlio a incarnarsi per sacrificarsi e fondare la Chiesa? E' nell'unica Chiesa Cattolica Apostolica Romana che tutti i mezzi di Salvezza risiedono: i Sacramenti (prima di tutto il Battesimo, la Riconciliazione e l'Eucarestia), la trasmissione autentica della Fede, il Magistero, la Tradizione. Tutto il resto sono solo sentieri più o meno tortuosi, che possono (attenzione: possono, non è detto che lo facciano) condurre a Dio secondo la Sua multiforme Sapienza e Grazia. Non si può invece presumere di salvarsi se non si intende perseverare nella Chiesa - pur con tutti i nostri limiti umani - per esempio inventandosi un nuovo catechismo e una nuova liturgia! Dio non è il "correttore di bozze" della nostra vita, per cui anche se facciamo qualcosa di birichino, tipo insegnare una colossale eresia, Egli si incarica di correggerlo.
Sorvoliamo sullo "sguardo attento della Chiesa".
«La Verità più grande è che l'amore è ciò che deve vincere...quindi se solo avessimo la grazia ogni giorno di amare chi ci sta vicino come Cristo lo ha fatto con noi...bhe avremmo poco da dirci. Rilassatevi perchè il CN è nella Chiesa. La Pace. Stefano» 
Ed ecco il terzo refrain, cioè l'ammmooore! Il primo comandamento è "amare Dio", il secondo simile al primo "amare il prossimo tuo" e l'amore al prossimo si dimostra anche dicendo la Verità, se no è solo un "volemose bene", un buonismo ipocrita che non ha niente a che vedere con la Fede e il Vangelo; inoltre non è possibile amare il prossimo senza prima amare Dio, ovvero difendere i Suoi diritti.
Quindi, no, caro Stefano, non ci possiamo "rilassare", perché il CN è nella Chiesa solo giuridicamente, mentre spiritualmente è altrose volete davvero augurarci la Pace (ma perché sempre con la maiuscola!?) finitela di insegnare un diverso catechismo e celebrare una diversa Liturgia, con diversi "significati"!

lunedì 27 giugno 2016

Il gesto del gorilla

Tipica gestualità neocatecumenale

Kiko Argüello riceve la Comunione da Benedetto XVI

Tipico "presbitero" neocatecumenale

Napoli: presbiteri kikiani in processione
attorno al palco dello schitarrante Kiko
Napoli, incontro con Kiko a piazza Plebiscito nel 2012:
presbiteri neocat procedono col gesto del gorilla

Siccome certi gesti non avvengono per puro caso, cosa pensare della miracolosa "coincidenza" del gesto dei presbiteri neocatekikos in processione attorno al dottore honoris causa Kiko Arguello?

sabato 25 giugno 2016

L'antivangelo dei neocatecumenali

Ogni schizzo malriuscito, Kiko lo firma e lo
incornicia: peccato si tratti del Volto Gesù...
Il 23 gennaio 2012 Sandro Magister ha pubblicato nel suo sito un articolo (“Diario Vaticano/Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano”) nel quale racconta come l’approvazione definitiva e integrale delle liturgie del cammino neocatecumenale, attesa per il 20 gennaio 2012, in realtà non ci sia stata.

Come è noto il vaticanista de “la Repubblica” non è mai stato tenero con i neocatecumenali. Anche in questo articolo non perde occasione per criticare le bizzarrie liturgiche del cammino. 

Ora, le eucaristie personalizzate che i neocatecumenali celebrano il sabato sera, dopo i primi vespri della domenica, sono senz’altro un problema, ma non sono, a mio avviso, “il” problema del cammino. 

Il vero problema si trova su un altro livello, in profondità, e sta nel fraintendimento radicale del messaggio evangelico, nelle distorsioni dottrinali, negli errori teologici che hanno libero corso all’interno del cammino neocatecumenale.

Le cause di questi errori e di queste distorsioni sono diverse. 
Ne elenco solo alcune: 
  • l’impreparazione e l’indottrinamento dei catechisti laici, che all’interno del cammino dominano incontrastati; 
  • la connivenza dei presbiteri, che non hanno alcun potere sui catechisti e sono anzi da costoro trattati alla stregua di maggiordomi, di semplici distributori di sacramenti; 
  • la visione terribilmente pessimistica dell’uomo, di evidente derivazione luterana (l’uomo irrimediabilmente corrotto dal peccato originale, incapace di fare scelte, dotato non di libero arbitrio ma di “servo arbitrio”); 
  • l’approccio letteralista/fondamentalista alla sacra scrittura, anche questo niente affatto cattolico; 
  • infine il metodo con cui si preparano le celebrazioni, con gli adepti in stile dilettanti allo sbaraglio che si riuniscono nelle case per leggere la Bibbia senza alcuna guida o preparazione specifica, convinti come sono che “la Parola di Dio ti purifica e ti salva anche se tu non la capisci”. 
Chi incautamente si avventura nel cammino neocatecumenale non tarda a scoprire che questo movimento non è fatto per liberare l'uomo, per portarlo all’incontro con il Dio di Gesù Cristo, ma, al contrario, per condurlo inesorabilmente verso l’ottundimento spirituale e psicologico, la chiusura settaria, la perdita del discernimento, la disgregazione della volontà individuale. 

Ciò avviene mediante una sistematica destrutturazione dell’Io praticata nel corso dell’intera durata del cammino (almeno vent’anni, spesso molti di più) e culminante nel cosiddetto secondo scrutinio, o secondo passaggio. 
Si tratta di una discutibilissima pratica della durata di diversi mesi, con incontri di tre o più ore che possono raggiungere la frequenza di tre o quattro volte la settimana.
Durante questi incontri l’adepto viene fatto sedere, in una sala preparata per l’occasione, in mezzo a due opposti schieramenti: davanti ha i catechisti (in genere sei) e il presbitero della propria comunità, dietro i fratelli più un certo numero di allievi-catechisti, spesso mai visti e conosciuti, che sono lì in qualità di ospiti.
In una situazione del genere il malcapitato è costretto a rispondere a voce alta a imbarazzanti quanto incalzanti domande sul proprio passato, sulla propria condotta sessuale, sull’intimità della vita coniugale (“avete rapporti regolari?”, “utilizzate sistemi anticoncezionali, e quali?”) e via di questo passo. Il tutto avviene in un clima pacato e sereno, con i catechisti che pronunciano frasi del genere: “Quanto avviene qui deve rimanere nel più assoluto segreto. Guai a chi dice anche solo una parola: chi parla distrugge la chiesa, e Dio distruggerà lui”. 
Manca solo il "Vieni avanti cretino"!
Dal punto di vista psicologico ciò può avere, e di fatto spesso ha, effetti devastanti: l’Io dell’adepto, sottoposto all’azione di forze psichiche contrastanti, con i catechisti che fanno la parte del Super-Io e la comunità che rappresenta l’Es, può uscirne seriamente danneggiato. 
Non è infrequente, durante gli incontri del secondo passaggio, che lo scrutinato scoppi a piangere o cominci a balbettare e a pronunciare frasi sconnesse. Alcuni, usciti dal cammino, devono affrontare lunghi percorsi di psicoterapia per restaurare i disastri provocati da un simile trattamento.
Privato in tal modo di se stesso e della propria coscienza, il devoto sviluppa una dipendenza patologica dalla comunità. 
Nel cammino neocatecumenale c’è il più assoluto disprezzo per la volontà umana, vista come sorgente di ogni male. 
Il vero cristiano, per i neocatecumenali, non deve avere volontà propria: esiste solo la volontà di Dio. 
Ma in questo modo si distrugge il senso della sacra scrittura, che non è affatto un elenco di ordini e comandi che l’uomo deve bovinamente eseguire. La Bibbia, dal libro della Genesi all’Apocalisse di Giovanni, è attraversata da una costante tensione dialettica tra Dio e l’uomo. 
Basta leggere l’episodio della lotta tra Giacobbe e Dio allo Iabbok/Penuel, per rendersene conto. O, meglio ancora, i capitoli centrali del libro di Giobbe. Dio ama i lottatori, coloro che hanno il coraggio (e la fede) di discutere e persino di litigare con Lui. Dio non sa cosa farsene di un’obbedienza rassegnata e passiva, da schiavi. 

C’è poi il problema della soteriologia (che idea si ha della salvezza, ndr), uno degli aspetti più oscuri e problematici del cammino neocatecumenale. Una soteriologia rozza, primitiva, completamente sbagliata. 
Per i neocatecumenali non è l’amore a salvare l’uomo ma la sofferenza. 
Basta patire con riconoscente rassegnazione una sofferenza qualsivoglia, di certo mandata dal buon Dio, e si è salvi. Dio, sempre secondo i neocatecumenali, non salva l’umanità con l’amore ma con la croce, cioè con la tortura e la pena di morte. Ed è certamente Lui a voler vedere morto suo Figlio sul patibolo. 

Lo ha detto il presbitero della mia (ex)comunità, commentando i vangeli che descrivono l’angoscia di Gesù nel Getsemani con le seguenti, terrificanti parole: “Quando Gesù si rende conto del piattino che gli ha preparato il Padre...”. La croce, insomma, sarebbe lo scherzetto che il Padre ha preparato al Figlio, il che equivale a dire che Dio è l’assassino di Gesù Cristo! 

Teologia neocatecumenale di Kiko e Carmen:
«il Signore ti manda le disgrazie per convertirti»
Si tratta di un indigeribile minestrone di ebraismo veterotestamentario, di manicheismo, di paganesimo precristiano, di esoterismo gnosticheggiante e di chissà cos’altro. 

Per diversi mesi, nel corso dei nove anni in cui ho frequentato il cammino neocatecumenale presso la chiesa di S. Francesca Cabrini in Roma, i catechisti esortavano i fedeli a liberarsi dagli idoli utilizzando il seguente esempio, che nelle loro intenzioni voleva essere paradigmatico e edificante: “Non state attaccati ai vostri idoli. 
Se li abbracciate può accadere che Dio, decidendo di distruggerli, distrugga anche voi, come succede quando si è troppo vicini a un albero colpito dal fulmine”. Dio, secondo i neocatecumenali, sarebbe insomma una sorta di Zeus saettatore dotato per giunta di pessima mira. 

Ma i vangeli, se li si legge bene, dicono tutt’altro: Dio è l’unico che, attraverso il sacrificio libero e volontario di Gesù Cristo e la sua risurrezione, riesca a distruggere la colpa, la morte e il peccato senza colpire il peccatore. 

Esattamente il contrario di quello che credono i neocatecumenali

La teologia cattolica distingue tra un vangelo di Cristo (“Evangelium Christi”) e un vangelo su Cristo (“Evangelium de Christo”).

I neocatecumenali no

Loro hanno il vangelo contro Cristo, l’antivangelo.

(da: Marco)
Cristo Buon Pastore:
nel riquadro, la pessima scopiazzatura di Kiko


giovedì 23 giugno 2016

«Sì, lo sono!» - un cosiddetto "catechista" neocatecumenale si sente più capace della Chiesa

In ginocchio davanti a Kiko
(in compenso davanti all'Eucarestia restano seduti)
Testimonianza di un ennesimo scontro con un cosiddetto "catechista" neocatecumenale...

Costui diceva: "noi siamo chiamati ad evangelizzare perchè la Chiesa non ne è capace chiusa com'è in quelle quattro mura ed intenta al lusso, al malaffare ed all'egoismo..."

Gli chiedo di non generalizzare e di considerare tanti sacerdoti che compiono la loro missione in parrocchia ed in giro per il mondo rischiando e perdendo anche la stessa vita in nome della Chiesa di Nostro Signore...

Il cosiddetto "catechista" neocatecumenale non fa una piega e come se niente fosse continua a definire tutti e sottolineo tutti i sacerdoti sostanzialmente indegni di amministrare i sacramenti ed avocando a se stesso ed ai neocat il compito di evangelizzare...

Passa poi ad attaccare la fraternità francescana di cui faccio parte definendoci "troppo sdolcinati" e paragonando il mio cammino francescano a poco più che ad un circolo ricreativo dove non si impara niente e dove regnano peccato e malaffare...

Purtroppo non resisto più ed incomincio a ribattere colpo su colpo... il "catechista" neocatecumenale schiuma rabbia (evidentemente non abituato ad essere contraddetto), si agita, sbraita, aggredisce con livore, negli occhi gli si legge odio, profondo odio verso la Chiesa in tutte le sue espressioni...

Barcollo, mi sento male, non ce la faccio ad ascoltare le sue eresie e provocatoriamente gli chiedo: "credi di essere il depositario della verità assoluta? Credi di essere come Gesù?"

E lui mi risponde: "Sì, lo sono!"

A questo punto mi alzo per andarmene e lui mi dice che noi siamo prevenuti nei loro confronti... io gli rispondo che se prima nutrivo qualche dubbio in rapporto a quello che si raccontava e si leggeva a proposito dell'opacità e dell'ipocrisia neocatecumenale, dopo questo scontro era chiara dentro me la verità, quella che da anni e per fortuna voi testimoniate su questo blog... ed io vi ringrazio!

Per qualche giorno, sono stato male, per me ed anche per lui. Quegli occhi mi sono rimasti impressi nella memoria. Gli occhi di una persona a cui è stato costantemente somministrato veleno a piccole dosi... ed io ci soffro perchè è una persona a cui voglio bene. Che il Signore abbia misericordia di tutti noi...

Pace e bene.

(da: Un francescano)

martedì 21 giugno 2016

Neocatecumenali, cioè pagani come gli altri

Piscina di plastica trasparente
per battesimi di neocatekikos
Devo dire che non ci trovo nulla di male nel come è stata concepita la festa. Ovvero un pranzo/cena con tutti gli invitati, a cui segue un dopo-cena per i soli giovani (oltre ai catechisti se ne vanno anche tutti i meno giovani), dove in genere si balla e si beve un po'.

Il punto è che, nonostante i neocat ritengano di essere dei salvati da Cristo, ciò non traspare dall'esterno, in quanto assumono atteggiamenti tipici dei giovani tanto criticati che il sabato sera vanno in discoteca.
Il "bere un po'" diventa un "bere a schifo fino a ubriacarsi".
Il "ballare" diventa una serie di movimenti provocanti tra ragazzi e ragazze.
"Vestirsi elegante" viene concepito dalle ragazze NC esattamente come dalle ragazze del "mondo", cioè... "più si vede meglio è". La mancanza di rispetto nei confronti dell'Eucaristia è la medesima che hanno certi non-praticanti che sono costretti ad assistere alla messa di comunioni, battesimi e matrimoni.

Tutto ciò accade normalmente, non solo in occasioni come un matrimonio. Il sabato sera, magari dopo la comunità, alcuni vanno a ballare e ad ubriacarsi, magari si fanno pure qualche canna. Checché se ne dica, ragazzi e ragazze neocatecumenali hanno rapporti prematrimoniali come qualsiasi coppia del "mondo".

Una volta due miei amici, uno fratello di comunità, l'altro un non-praticante, ebbero modo di conoscersi (andavamo tutti e tre nella stessa palestra). Il non-praticante rimase sconcertato che l'altro ragazzo stesse in comunità, in quanto lo sentiva parlare di cose che non si sarebbe aspettato da un credente. Infatti io gli avevo parlato della comunità, e gli avevo detto che era un modo "radicale" di vivere il cristianesimo come la Chiesa comanda. Per lui quella non era altro che ipocrisia, ed era uno dei motivi per cui qualche anno prima aveva smesso di essere praticante. Bel modo di vivere radicale, quando uno sta sempre a parlare di sesso e delle sc****e che si è fatto!

Per farla breve... I neocat si vantano di essere cristiani migliori degli altri, ma vivono esattamente come quelli del "mondo"... ma de che stamo a parlà?

(da: Sebastian)

domenica 19 giugno 2016

«Cari Neocatecumenali, in coscienza, davanti a Dio, non posso più celebrare una Messa non approvata dalla Chiesa»

Celebrazione della
liturgia di Kiko e Carmen
Gennaio 2015: don Jo (Joseph) Dwight ha scritto la seguente e-mail riportata qui sotto, che ha mandato a più di 100 membri del Cammino Neocatecumenale in Italia, il 19 gennaio 2015.


17 gennaio 2015

Cari fratelli e sorelle delle comunità Neocatecumenali,

sto aiutando con le Sante Messe e le celebrazioni penitenziali con voi quasi 10 anni. Vedo tanta buona volontà e anche tanti frutti buoni. Proprio per questo mi sono prestato perfino di essere disponibile per due Sante Messe ogni sabato sera con voi, e le celebrazioni penitenziali quando mi telefonate.

Avevo detto qualche volta che sapevo che i vostri statuti erano approvati, ma il modo in cui si faceva la Santa Messa non era ancora approvato e che Papa Benedetto aveva chiesto una commissione, di esaminare la Santa Messa celebrata nei piccoli gruppi sabato sera fra i membri del Cammino Neocatecumenale.

Credevo fino a pochi giorni fa che questa commissione non aveva finito il proprio lavoro prima che Papa Benedetto ha dato le sue dimissioni.

Pochi giorni fa ho scoperto che invece la commissione ha finito il proprio lavoro ed i fondatori e dirigenti del Cammino Neocatecumenale – Kiko Argüello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi – hanno ricevuto una lettera del 1 dicembre 2005 scritta dal Cardinale Francis Arinze, prefetto della congregazione vaticana per la liturgia con un elenco di “decisioni del Santo Padre” alle quali si dovevano attenere.

Dei sei punti in cui si articolavano le direttive del Papa, uno solo concede ai neocatecumenali di continuare così come è stato fatto. Riguarda lo scambio della pace anticipato a prima dell’offertorio: prassi tradizionale nella liturgia cristiana e in uso fino ad oggi, ad esempio, nel rito ambrosiano celebrato nell’arcidiocesi di Milano. Su tutti gli altri punti il Cammino Neocatecumenale doveva azzerare gran parte delle sue innovazioni liturgiche.

La nostra Santa Madre Chiesa cerca di aiutare e proteggere i movimenti carismatici per non perdere i doni che lo Spirito Santo ha dato ad ogni movimento.

Facendo parte del Movimento dei Focolari da 1986, diversi volte ho sentito dalla bocca di Chiara Lubich che lei ha seguito subito e totalmente ogni piccola indicazione da Papa Giovanni Paolo II, anche se lei doveva cambiare i suoi programmi importanti. Come i santi ed i religiosi buoni, Chiara Lubich si fidava totalmente a Dio, non a se stessa, e perciò lei credeva che se lei obbedisce il Papa, il suo superiore, dopo aver espresso bene il suo pensiero, anche se lei non era d’accordo con la decisione del Papa, si faceva la santa volontà di Dio.

Modo sbagliato di ricevere la Comunione
(cfr. Statuto del Cammino Neocatecumenale, art.13, nota 49)
Se il Papa ha sbagliato veramente, secondo Dio, il Papa probabilmente cambierà la sua idea, proprio perché Chiara Lubich ha obbedito. L’umiltà e l’obbedienza fanno scaturire le grazie di Dio! Se ciò che Chiara Lubich credeva di essere giusto era veramente giusto secondo Dio, Dio ci pensa di risolvere il problema, e di cambiare l’idea del suo superiore, secondo i tempi di Dio. Il primo criterio di discernimento in riguardo alle rivelazioni private è proprio l’umiltà e obbedienza.

All’inizio di un movimento la Chiesa offre un periodo di osservazione e anche certe autorizzazioni verbali accordate, come Papa Giovanni Paolo ha fatto con i responsabili del Cammino Neocatecumenale.

Poi dopo la Madre Chiesa ci guida per il nostro vero bene e per il vero bene del movimento ecclesiale.

E’ simile a Gesù che ha accolto tutti, ha fatto tanti miracoli e guarigioni, ma pian piano ha portato tutti disponibili con Lui verso Gerusalemme, verso Calvario, e finalmente alla crocifissione dove c’erano soltanto la Madre di Gesù, San Giovanni apostolo ed alcuni donne.

Gesù conduce tutti di buona volontà verso Calvario con la croce, verso fiducia in Dio non in se stessi, che è l’unica via per superare i nostri egoismi per poter amare Dio ed il prossimo in un modo autentico. “La Verità vi farà liberi” (Gv 8,32)!

Il richiamo di Benedetto XVI riguarda i modi in cui i gruppi neocatecumenali celebrano la Messa. Il Papa vuole che essi si conformino a quanto prescrivono le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.

Mi sono meravigliato quando ho scoperto che Kiko Argüello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi non hanno obbedito la lettera in cui si articolano le direttive del Papa.

Il loro atto di parziale ubbidienza è in una lettera che essi hanno scritto al Papa il 17 gennaio 2006. Si limitano infatti a ringraziare il Papa per aver loro concesso altri due anni di tempo. E tornano a difendere il loro modo di fare la comunione. Sottolineano che il far la comunione “in questo modo” è strumento essenziale per convertire i lontani: abbandonarlo pregiudicherebbe la loro missione. Sul punto cruciale della comunione fanno capire di voler proseguire per la loro strada.

Kiko, maestro di improvvisazione,
finge di dirigere l'orchestra
È infatti opinione diffusa tra i neocatecumenali che la lettera di Arinze sia qualcosa di provvisorio, di modificabile, un semplice “instrumentum laboris”, e che alla fine la loro prassi sarà sostanzialmente approvata. Questa opinione permane anche dopo il richiamo di Benedetto XVI relative al rito della Messa, nel discorso da lui rivolto ai neocatecumenali il 12 gennaio 2006.

In ogni caso, non è questo il pensiero né di Arinze né del Papa. In un’intervista del 15 febbraio alla Radio Vaticana, il cardinale prefetto della congregazione per la liturgia ha ribadito che la lettera è “la conclusione di tutto”. E ha così esposto il processo da cui è nata:
“La lettera è scaturita da ciò che emergeva dall'esame di questa congregazione di come il Cammino Neocatecumenale celebra la santa Messa da molti anni. [...] Per l'esame di questo abbiamo avuto una commissione mista tra persone nominate dal Cammino Neocatecumenale e persone nominate dalla nostra congregazione. Nelle discussioni sono emerse tante pratiche che loro fanno durante la Messa, [...] e molte emergevano che non erano secondo i libri approvati. Questo è il background. Il tutto è stato esaminato in molte sessioni dalla commissione mista per un periodo di due anni o più. E c’è stata anche una discussione tra sette cardinali della curia romana per volere del Santo Padre, i quali hanno esaminato il tutto. Dunque, questa lettera è la conclusione di tutto”.

ECCO LA LETTERA SCRITTA DAL CARDINALE FRANCIS ARINZE:



Cari fratelli e sorelle delle Comunità Neocatecumenali,


IN COSCIENZA, DAVANTI A DIO,
NON POSSO PIÙ CELEBRARE UNA MESSA NON APPROVATA DALLA CHIESA.

In questi ultimi anni ho cominciato a capire sempre di più, nelle mie meditazione ogni giorni e davanti a Gesù eucaristico un ora ogni giorno da 14 anni, la grandezza dell’Eucaristia, la presenza sostanziale di Gesù, il Figlio di Dio, in Persona, in ogni minima particella del pane.

Ho cominciato anche a scoprire ed a capire quanto il demonio ha lavorato, con tanta astuzia e finezza, nella Chiesa Cattolica, a far diminuire la fede, l’amore e l’umiltà riverenziale davanti a Dio infinito nell’Eucaristia, “la fonte e apice della vita cristiana” (Vat. II: LG 11; CCC 1324).

Sono sempre disponibile per aiutare con le celebrazioni penitenziali.

Vorrei offrire una proposta, un’idea mia.

Nonostante che sono totalmente convinto che è molto importante ad obbedire questa lettera da Cardinale Arinze, nella lettera di Kiko, Carmen e Padre Mario, che essi hanno scritto al Papa il 17 gennaio, hanno sottolineato che il far la comunione “in questo modo” è strumento essenziale per convertire i lontani: abbandonarlo pregiudicherebbe la loro missione.

Le comunità che sono già in cammino più di 5 o 10 anni, non mi pare che sono più “i lontani”.

E perciò se alcune comunità sono disponibili ad obbedire la lettera da Cardinale Arinze, concordate con il loro parroco (dove sono ospitate) e con i loro catechisti, sono molto disponibile a celebrare la Santa Messa nel modo approvato dalla Santa Madre Chiesa con voi.

Nella Convivenza di Inizio Corso 2013-2014, Kiko ha detto alla fine della catechesi ecclesiale: “E’ importantissimo il punto del catechismo sulla politica, è un punto importantissimo. C’è chi pensa che la storia è immanente, che stiamo andando verso un mondo migliore, con più democrazia, più progresso e possiamo dire che è falso! Stiamo andando verso l’apostasia, verso l’anticristo, come dice l’apocalisse e il catechismo.”

Credo in questo periodo molto difficile, con meno preghiera che mai e più peccati e più indifferenza che mai, “Satana si maschera da angelo di luce” (2Cor 11,14) meglio che mai. E perciò, è molto importante di rimanere fedele al Magistero della Chiesa.

La Chiesa è l’ancella della Verità, non l’Autore della Verità! “Chi Decide La Verità?”.

"L´opera del diavolo si infiltrerà anche nella Chiesa in tale modo che vedrete CARDINALI CONTRO CARDINALI e vescovi contro altri vescovi. … La Chiesa sarà piena di quelli che accettano compromessi …” (La Madonna a Akita, Giappone; 13 ottobre 1973, l’anniversario del grande miracolo del sole a Fatima, 13 ottobre 1917)!

Nel “Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria” per i sacerdoti aderenti al Movimento Sacerdotale Mariano, si legge: “Soprattutto vogliamo essere uniti al Santo Padre e alla Gerarchia, con la ferma adesione a tutte le sue direttive, così da opporre una barriera al processo di contestazione del Magistero, che minaccia le fondamenta stesse della Chiesa.”

Cari fratelli e sorelle, aiutiamoci a vicenda (Eb 3,13) a non scivolare gentilmente (“piena di allegria”, Diario di Santa Faustina, no. 153) nell’apostasia, con i compromessi, prima che sarà “rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” (2Ts 2,3-4)!

venerdì 17 giugno 2016

Francesco Gennarini: «Il cancro che Dio ti ha inviato»

Riprendiamo e traduciamo il seguente articolo di Chuck White, pubblicato sul blog Thoughful Catholic. Già conosciamo questa "dottrina" sballata predicata da Kiko e soci (vedi l'articolo: "Un Dio cattivo per i kikos"). Francesco Gennarini ce la espone nel modo consueto per i kikos, con la classica enfasi da predicatore evangelico e avendo imparato a memoria il testo (infatti a un certo punto dimentica la "battuta").


Notare la tipica
sciarpa-stola,
segno dei "catechisti"
del Cammino
«Probabilmente conoscerete già Francesco Gennarini, almeno di nome. E' il figlio del megacatekikista Giuseppe (NdR: a sua volta fratello di Stefano, altro apostolo di Kiko... questi neocatecumenali sono evidentemente una casta nobiliare...) e uno dei due architetti che hanno ricevuto decine di migliaia di dollari per i disegni di due edifici Neocatecumenali da costruire qui a Guam, mai realizzati.

Bene, Francesco, abbiamo saputo, non è solo un architetto, ma anche un catechista neocat come suo padre! Ascoltiamolo insegnare una cosa veramente incredibile (cliccare sul link):

[NdR: Per aiutare i pigri neocatekiki trascriviamo sia la versione inglese che la nostra traduzione in italiano]


“What kills him? A cancer?  A cancer doesn’t kill me. A cancer is something that the Lord has sent for my well-being, for my good. Oh wait. But I’m going to die…for the cancer. I’m going to die. Yeah, but maybe that cancer is the only thing, the only thing that ties you to God.
So this crisis of faith that separates…um…um…which divides man, uh, from um…ooph…where were we..[giggles from audience]..let’s see…”
 
"Cosa lo uccide. Un cancro. Un cancro non mi uccide. Un cancro è qualcosa che Dio mi ha mandato per la mia salvezza, per il mio bene. Ehi, un momento. Ma io sto per morire di cancro! Si, è vero, ma forse quel cancro è l'unica cosa, l'unica cosa che ti lega a Dio. Così questa crisi di fede che ti separa... uhm...uhm... che divide l'uomo da... uh... da... uhm,...uff... dove eravamo...[l'assemblea ride]....vediamo...."
Avete sentito bene, secondo Francesco un cancro mortale è inviato a noi da Dio.
Il giovane Gennarini sta insegnando una mezza verità [NdR: cioè una completa bugia], mentre la Chiesa e i Vangeli ci dicono qualcosa di piuttosto diverso. Sebbene Dio certamente permetta le tragedie nella nostra vita, Egli non le invia direttamente a noi. Dire che Dio permette il male è completamente diverso dal dire che Dio manda il male. Egli non ci invia il cancro tanto quanto non spedisce un guidatore ubriaco a uccidere un bambino. Il bene tuttavia può nascere anche dalla tragedia, con la Sua grazia.
«Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano» (Mt, 7:9-11)
«perché Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
» (Sap, 1:13)
«Del resto Dio, nella sua onnipotenza, Egli che ha il sommo potere sulle cose, come riconoscono anche i non credenti, essendo sommamente buono, non lascerebbe assolutamente sussistere alcunché di male nelle sue opere, se non fosse onnipotente e buono fino al punto da ricavare il bene persino dal male.» (Sant'Agostino: Enchiridion, 11)
Purtroppo, la nozione secondo cui Dio invia il male nella vita dei Cristiani è uno dei capisaldi della dottrina neocatecumenale, esattamente come dimostra la mistificazione del nono capitolo del Vangelo di Giovanni operata da Kiko. [NdR: Il vangelo del cieco nato; è sufficiente ascoltare una qualsiasi ripresa su Youtube delle "cento piazze", per capire di che si parla]

Immagino che i Cattolici che non sono stati ben formati nella Fede potrebbero non capire la differenza sostanziale che intercorre fra Dio che invia il male e Dio che permette il male, ma qui stiamo parlando di un uomo che osa chiamare se stesso "catechista", un uomo inviato da alcuni Vescovi a insegnare la Fede.
Questo è davvero uno scandalo!»

mercoledì 15 giugno 2016

Mazzata a Kiko: Iuvenescit Ecclesia

Parrocchia neocatecumenalizzata
Gli adepti del Cammino Neocatecumenale vantano il loro "carisma" fingendo di credere che lo Statuto del Cammino sarebbe un certificato di santità passata, presente e futura, fingendo di non ricordare le critiche espresse da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, tuttora validissime, e addirittura continuando ogni sabato sera a celebrare le proprie carnevalate liturgiche proibite dallo stesso Statuto del Cammino (cfr. art.13, nota 49).

È perciò utile riflettere su alcune citazioni dalla lettera Iuvenescit Ecclesia inviata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica.


 
Paolo osserva, in proposito, che, se manca la carità, anche i carismi più elevati non giovano alla persona che li riceve (cf. 1 Cor 13, 1-3). Un passo severo del Vangelo di Matteo (cf. Mt 7, 22-23) esprime la stessa realtà: l’esercizio di carismi vistosi (profezie, esorcismi, miracoli) può purtroppo coesistere con l’assenza di una relazione autentica con il Salvatore.
«Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?» - Vedi anche gli articoli sulla carità dei cosiddetti "catechisti" del Cammino.

Il loro atteggiamento [Pietro e Paolo] è anzitutto di accoglienza favorevole; si mostrano convinti dell’origine divina dei carismi; non li considerano tuttavia come doni che autorizzino a sottrarsi all’obbedienza verso la gerarchia ecclesiale o conferiscano il diritto ad un ministero autonomo. Paolo si mostra consapevole degli inconvenienti che un esercizio disordinato dei carismi può provocare nella comunità cristiana.
Il Cammino si sottrae sempre all'obbedienza verso la gerarchia. I capi neocatecumenali credono di avere il diritto ad un ministero autonomo. Si veda ad esempio il caso dei seminari neocatecumenali Redemptoris Mater, dove vengono formati presbiteri a immagine e somiglianza di Kiko, venendo vagliati dai cosiddetti "catechisti" laici del Cammino.

Criteri per il discernimento dei doni carismatici

18. In questo quadro possono essere richiamati alcuni criteri per il discernimento dei doni carismatici in riferimento alle aggregazioni ecclesiali che il Magistero della Chiesa ha messo in evidenza lungo gli ultimi anni. Tali criteri hanno lo scopo di aiutare il riconoscimento di un’autentica ecclesialità dei carismi.

Carnevalata liturgica neocatecumenale
a) Primato della vocazione di ogni cristiano alla santità. Ogni realtà che nasce dalla partecipazione di un carisma autentico deve essere sempre strumento di santità nella Chiesa e, dunque, di incremento della carità e di autentica tensione verso la perfezione dell’amore.
Nel Cammino la "santità" consiste nell'ubbidienza ai dettami di Kiko e dei suoi cosiddetti "catechisti", anche quando ciò vada contro il buonsenso e contro la stessa fede cattolica e i sacramenti (si veda ad esempio l'articolo: comunione obbligatoria anche agli atei).
b) Impegno alla diffusione missionaria del Vangelo. Le realtà carismatiche autentiche sono «regali dello Spirito integrati nel corpo ecclesiale, attratti verso il centro che è Cristo, da dove si incanalano in una spinta evangelizzatrice». In tal modo, esse devono realizzare «la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa», manifestando un chiaro «slancio missionario che rende sempre più soggetti di una nuova evangelizzazione».
Lo slancio missionario neocatecumenale intende esclusivamente portare il kikismo-carmenismo; si veda ad esempio l'osservazione di mons.Bottari De Castello sul Cammino che porta lo stesso "prodotto" di Kiko in tutto il mondo, infischiandosene delle culture locali.
c) Confessione della fede cattolica. Ogni realtà carismatica deve essere luogo di educazione alla fede nella sua integralità, «accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull'uomo in obbedienza al Magistero della Chiesa, che autenticamente la interpreta»; pertanto si dovrà evitare di avventurarsi «oltre (proagon) la dottrina e la comunità ecclesiale»; infatti se «non si rimane in esse, non si è uniti al Dio di Gesù Cristo (cf. 2Gv 9)».
Il Cammino Neocatecumenale non solo non educa alla fede nella sua integralità (si veda ad esempio l'articolo: "catechista neocatecumenale", cioè dubbioso e ignorante), ma insegna moltissimi errori teologici, ambiguità, vere e proprie eresie. Si veda ad esempio Kiko che insegna che il sacramento della confessione sarebbe facoltativo e rinviabile a piacere.
d) Testimonianza di una comunione fattiva con tutta la Chiesa. Questo comporta una «relazione filiale con il Papa, perpetuo e visibile centro dell'unità della Chiesa universale, e con il vescovo “principio visibile e fondamento dell'unità” della Chiesa particolare». Ciò implica la «leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali e orientamenti pastorali», come anche «la disponibilità a partecipare ai programmi e alle attività della Chiesa a livello sia locale sia nazionale o internazionale; l'impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani».
I neocatecumenali, con enorme ipocrisia, mentre si proclamano fedeli al Papa disubbidiscono alle indicazioni del Papa e addirittura tramano alle sue spalle. Si veda ad esempio l'articolo: astuzia di Kiko per la "comunione seduti", oppure l'articolo: "tutto all'insaputa del Papa".
Kiko riceve la Comunione
mentre fa il gesto del gorilla

e) Riconoscimento e stima della reciproca complementarietà di altre componenti carismatiche nella Chiesa. Ne deriva anche una disponibilità alla reciproca collaborazione. Infatti, «un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti. Un’autentica novità suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualità e doni per affermare se stessa».
Il Cammino considera sé stesso non solo come il miglior carisma possibile (guardando con disprezzo snob le altre esperienze ecclesiali: si vedano ad esempio le prevaricazioni operate dal vescovo neocatecumenale di Guam), ma addirittura come unico carisma possibile destinato ineluttabilmente a rivoluzionare le parrocchie (si veda ad esempio l'omelia che Kiko ha impartito al Papa: «abbiamo un peccato nella carne»).
f) Accettazione dei momenti di prova nel discernimento dei carismi. Poiché il dono carismatico può possedere «una carica di novità di vita spirituale per tutta la Chiesa, che può apparire in un primo tempo anche incomoda», un criterio di autenticità si manifesta nella «umiltà nel sopportare i contrattempi: il giusto rapporto fra carisma genuino, prospettiva di novità e sofferenza interiore comporta una costante storica di connessione tra carisma e croce». La nascita di eventuali tensioni esige da parte di tutti la prassi di una carità più grande, in vista di una comunione e di un’unità ecclesiali sempre più profonde.
Provate a chiederlo ai vescovi contro i quali il Cammino ha scatenato la propria guerra poiché non riusciva a comprarne il consenso.
g) Presenza di frutti spirituali quali carità, gioia, pace e umanità (cf. Gal 5, 22); il «vivere ancora più intensamente la vita della Chiesa», un più intenso zelo per «l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio»; «il gusto rinnovato per la preghiera, la contemplazione, la vita liturgica e sacramentale; l'animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale, alla vita consacrata».
Ma.. ma è... il santino di san Kiko!
Nei terribili «scrutini» del Cammino Neocatecumenale, i cosiddetti "catechisti" del Cammino pubblicamente scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe. Inoltre nel Cammino vige l'equivoco che la gioia consisterebbe nello sfoggio di allegria, la pace non è quella interiore (si veda il preoccupante numero di suicidi nel Cammino, casi di depressione, figli sbalestrati e complessati, ecc.), il matrimonio che viene combinato dai cosiddetti "catechisti" (e l'assurda regola del "fissare la data entro l'anno"), la liturgia viene disprezzata se non è quella inventata dagli autonominati iniziatori Carmen e Kiko, il sacerdozio è funzionale a quest'ultima, la vita consacrata è un ripiego per chi non è riuscito a sposarsi presto, ecc. (sulle vocazioni si veda anche l'articolo: "diecimila alzate!").
h) Dimensione sociale dell’evangelizzazione. Occorre riconoscere che, grazie all’impulso della carità, «il kerygma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri». In questo criterio di discernimento, riferito non esclusivamente alle realtà laicali nella Chiesa, si sottolinea la necessità di essere «correnti vive di partecipazione e di solidarietà per costruire condizioni più giuste e fraterne all’interno della società». Significativi sono, a tal riguardo, «l'impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali; lo spirito di distacco e di povertà evangelica per una più generosa carità verso tutti». Decisivo è anche il riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa. In particolare «dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società», che non può mancare in una autentica realtà ecclesiale.
Nel Cammino le omelie del laico Kiko Argüello vengono abusivamente definite «il kerygma», perfino quando blatera mostruose vaccate (si veda ad esempio l'articolo: esilaranti perle di Kiko alla convivenza). Quanto alla carità verso tutti, si veda ad esempio l'articolo: proibiti gesti di carità al di fuori del Cammino. Quanto alla Dottrina Sociale, il Cammino propugna invece la propria agenda e la propria propaganda - si veda ad esempio Kiko che partecipa ad un Family Day solo per fare la propria schitarrata (con contorno di miserabili figuracce sul femminicidio).


...Ciò comporta, innanzitutto, che le diverse aggregazioni riconoscano l’autorità dei pastori nella Chiesa come realtà interna alla propria vita cristiana, desiderando sinceramente di esserne riconosciuti, accolti ed eventualmente purificati, mettendosi al servizio della missione ecclesiale.
Allora, cari Kiko Argüello e Carmen Hernàndez... è tutto chiaro?
1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

lunedì 13 giugno 2016

Una messa menzognera

Una messa menzognera... dove la Presenza di Cristo non sarà più autentica, ma sarà trasformata in un memoriale vuoto; perciò stesso, il Sacrificio della Croce non sarà altro che un pasto religioso dove si mangerà un po’ di pane e si berrà un po’ di vino. Nulla di più: come i protestanti.















Il modernismo fa camminare le sue vittime sotto il vessillo dell’obbedienza, ponendo sotto sospetto di orgoglio qualunque critica delle riforme, in nome del rispetto che si deve al papa, in nome dello zelo missionario, della carità e dell’unità.


La questione dei nuovi riti consiste nel fatto che sono ambivalenti: essi perciò non esprimono in modo esplicito l’intenzione di Cristo e della Chiesa. La prova è data dal fatto che anche gli eretici l’usano con tranquillità di coscienza, mentre rigettano e hanno sempre rigettato il Messale di san Pio V.

(citazioni di p. Roger-Thomas Calmel)

sabato 11 giugno 2016

Per i kikos "Gesù era un peccatore"

Nota: la traduzione in alcune parti non corrisponde all'originale trascrizione perché, dopo l'ascolto del sonoro originale, Valentina ha potuto integrarla avendo colto alcune parole in itagnolo/inglese che solo noi italiani possiamo capire... Voce, intonazione, modo di esprimersi mi fanno pensare ad una persona non molto giovane. Conoscenza della lingua inglese assai approssimativa. Con il carisma della simpatia (in questo a noi italiani non ci batte nessuno).

Notate come tutta la lezione (tutta la predica) contenga quantomeno madornali eresie ("Gesù peccatore", "Gesù che prega con noi"), la riduzione della liturgia a cerimoniale ("fare la liturgia", "liturgia è dialogo con le persone", ecc.) e il diluvio di "esperienzialismo" neocatecumenale con spruzzatine di Antico Testamento, in cui non c'è posto per le pure e semplici verità di fede.


Il brano seguente è la trascrizione della registrazione audio di una presentazione fatta da un tale che istruisce gli attuali candidati al diaconato permanente per la nostra Arcidiocesi.

Dall'abbigliamento non siamo sicuri se costui sia membro del clero o laico. Però siamo sicuri che non è di qui, e stiamo cercando identificarlo. Noterete l'estrema difficoltà di comprensione, fin dall'inizio (poveri candidati!), però poi peggiora.
INSEGNANTE: ... molta azione, azione liturgica. Anche quando i segni li vediamo noi stessi, perché in quanto Chiesa preghiamo per tutti.
E c'è Gesù Cristo dentro, dentro i segni.
I segni devono essere riferiti a... a Gesù Cristo. È una prefigurazione. Egli sperimentó, sperimenta il segno prima di noi. Prima di me e prima di te, Gesù Cristo sperimenta il segno. Fa esperienza dell'amore di Dio, il Padre.
Egli sperimentò il perdono del Padre, perché era un peccatore. Diventò un peccatore. Di sua volontà, non perché gli sia stato imposto, perché era un peccatore, volontariamente, volendo essere un peccatore.
Okay. Fermiamo la riproduzione. Riepiloghiamo.
Quest'uomo, sia egli prete, diacono o laico, sta parlando ad una classe di candidati che aspirano al diaconato permanente.
Nessuno può ufficialmente parlare o insegnare in materia di fede cattolica senza il permesso dell'Arcivescovo.
Quindi questa persona, chiunque sia, sta insegnando ai nostri candidati diaconi con il sigillo ufficiale dell'approvazione dell'Arcivescovo, e sta insegnando che Gesù Cristo è un peccatore!!!
Al primo momento, ho pensato avesse un problema con la lingua inglese e che stesse in realtà cercando di alludere a quanto dice Paolo in 2 Cor 5:21:
'Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.'
Naturalmente, noi sappiamo che Gesù Cristo non divenne un peccatore, ma piuttosto prese su di sé il peccato del mondo e fu trattato come un peccatore per la nostra salvezza.
Proviamo a dare per buona l'ipotesi che si tratti solo di un 'problema di linguaggio' e che egli non stesse intenzionalmente insegnando che Cristo stesso sia un peccatore come noi.

A questo punto dobbiamo chiederci: COSA sta facendo questa persona, che istruisce sia aspiranti diaconi (e forse anche aspiranti sacerdoti) avendo una proprietà di linguaggio così limitata che i suoi insegnamenti risultano essere, nella migliore delle ipotesi, confusi, nella peggiore, eretici?

E andiamo oltre. Il nostro Arcivescovo ci tiene a propagandare da quanti diversi paesi provengono i seminaristi neocatecumenali Redemptoris Mater. D'altronde, molti paesi diversi significa molti differenti linguaggi, e quando gli istruttori sono così diversi, come si può produrre un reale apprendimento?
A causa di questi 'frutti' che stiamo vedendo nelle nostre parrocchie -il linguaggio difficilmente comprensibile e i contenuti ancor meno comprensibili- molti hanno cominciato a porsi questa domanda.
E qui possiamo vedere, o ascoltare, al momento attuale, un particolare tipo di 'professore' che insegna a chi sta studiando per diventare diacono che Cristo diventò un peccatore!
Ma le cose stanno peggio di così, perché nei fatti, NON È un problema di linguaggio. Intendeva dire proprio ciò che ha detto, perché ha esordito dicendo che Gesù 'sperimentò il perdono del Padre'. Nessun possibile equivoco.
Il professore neocatecumenale crede chiaramente che Gesù Cristo, la Seconda Persona della Santa Trinità, diventò un peccatore e che Dio Padre lo perdonò.
Houston, abbiamo un problema. (O dovremmo dire ROMA!)
Il resto è tutto un disastro, ma ci torneremo su più tardi. Continuiamo ad ascoltare.

INSEGNANTE: Nella Messa lo diciamo più volte, come egli ha affrontato la Sua Passione. Accettandola volontariamente. Accettando. Ha tolto via i peccati, via, tutti i peccati.
Quindi, il momento della liturgia non è solo scegliere un'ora e andare in chiesa. Il momento della liturgia è ...potrebbe essere sempre e in ogni luogo.
Quando impieghiamo alcuni, alcuni momenti pregando la liturgia delle Ore, o preghiamo il Signore nell'Eucaristia per esempio.

Il momento è dappertutto. Dappertutto. Ogni momento è buono per celebrare la liturgia. Ogni momento. Io non faccio la liturgia -lo ripeto- non faccio la liturgia solo quando vado a celebrare la Messa: no. Anche nella mia stanza faccio liturgia. Il momento -lo ripeto- non preoccupatevi per le ripetizioni perché i Romani dicevano 'Repetita juvant'.
Le cose ripetute danno frutto. (risata)

Okay. E nel tempo della liturgia noi facciamo culto. Culto significa onore, adorazione. Noi adoriamo. Chi? Dio, naturalmente.
Se andiamo all'Antico Testamento, vediamo i Profeti. Cosa fanno? Coglievano il momento per annunciare la parola di Dio e chiedevano alle persone di tornare indietro e di rinnovarsi.
In che momento? Non è importante. In che momento? Non è importante.
Erano liberi dalla schiavitù, dovevano celebrare una liturgia.
Erano in grado di fare liturgia perché ricordavano. Si ricordavano di Dio.
E fortunatamente gli Ebrei in esilio non avevano abbandonato il culto di Jahweh.
No. Fortunati! Fortunati.
Talvolta noi, quando per esempio stiamo male, non preghiamo. Siamo pigri. O abbiamo altro da fare. 'Devo andare a visitare una persona' 'Devo andare a lavorare'. E così dimentichiamo la liturgia. Dimentichiamo la preghiera. La dimentichiamo. Ma perché accade ciò? Perché siamo esseri umani. Non siamo angeli. Non siamo ancora santi. Non ancora. Forse alcuni di voi sono già santi... (risata) forse.
No, io non sono ancora santo. Non sono santo. Aspetto di diventarlo.

Dicevo stamattina, celebrando Messa, che siamo felici e diventiamo santi, quando osserviamo il Signore. Quando osserviamo il Signore diventiamo santi. Ma, che accade? C'è sempre il 'devity'...(suggerimenti dagli ascoltatori: il diavolo)
Sì, il diavolo. Satana. Egli è sempre qui. Sempre qui. E vuole che io osservi la sua legge. Ma io devo osservare la legge di Dio. E la legge di Dio non è un'imposizione.
Molte volte i cristiani pensano che la legge di Dio sia un'imposizione. Un obbligo. No! No...No.
Dovete mettervelo in testa: non è un obbligo. Perché Dio ha anche detto 'se voi osservate la mia legge diventerete santi'. Sarete felici. Se! Se voi!
E molte volte il Signore lo dice, naturalmente. Osservate come date ordini ai vostri bambini: 'Non fare questo! 'Fai questo!'.
'Perché lo fai?' 'Perché sono tuo padre'.
Allora vi dò la mia volontà. La mia volontà è una legge. E qual è la volontà del Signore? L'amore. Amore.
Lui ama voi e me, quando comanda a voi e a me di rispettare la sua legge.
Non è una regola. La legge di Dio non è una regola. È un'espressione per fare qualcosa di buono. Potrebbe essere un'imposizione.
Vado sulla strada e vedo un semaforo, rosso. Allora...potrei dire: no, non mi fermo. Che succede? Che succede se non mi fermo? (suggerimenti dalla platea: vieni ucciso... incidente)
Un incidente. Forse un incidente. Poi viene il verde. Tu passi. Lo stesso succede con la legge di Dio. Mi dice come posso comportarmi. E il comportamento dovrebbe essere buono, non cattivo. Paolo sentiva questo, la battaglia fra lui e Dio. Lo sentiva. Diceva 'non so perché. Voglio fare cose buone. Faccio le cattive.' Allora, siamo uguali a Paolo, non siamo stranieri. Stranieri rispetto a Paolo. No, no: siamo uguali.
Quindi, il momento della liturgia è sempre e in ogni luogo. Non dimenticatelo. Perché?
Perché molte volte pensiamo che la liturgia debba essere fatta nella chiesa, o in cappella, o in una stanza, o in un'altra, o nella casa dove vado a celebrare la Messa.
No! Dovunque . Dovunque.
Molte volte io prego in aereo mentre volo. Molte volte.
Vi racconto un fatto. Ero una volta sull'aereo, e vedo un musulmano tirare fuori dalla tasca il suo rosario. E allora mi sono detto: 'perché non lo faccio anch'io?' Ho tirato fuori il mio rosario e ho cominciato a dire il mio rosario. (risata) Di fronte a lui, di fronte te a lui.
Perché loro pensano di essere persone dalla grande fede. No, hanno fede come noi, la stessa cosa. Fedeli, allo stesso modo.
Dire il rosario non è liturgia. Non lo è. Liturgia al massimo è la benedizione nel rito del funerale. Quella è liturgia, non il rosario. Né la processione. L'ho detto a loro. Non sono liturgia.
Possiamo chiamarli paraliturgia. Paraliturgia. Invece di reale liturgia. Sono delle azioni, ma non sono liturgia, perchè liturgia significa azione da parte di Gesù Cristo con il suo popolo. Questa è la definizione.
Glorificare Dio e santificarci. Questa è liturgia, vera liturgia.
E chi ci santifica? Cosa ci santifica?
I sacramenti. Battesimo, Eucaristia, Cresima, Matrimonio, Unzione degli infermi. Tutti i sacramenti santificano. Tutti. Ognuno ha le sue caratteristiche. Ma c'è sempre la santificazione, la salvezza.
In Italia ancor oggi i genitori battezzano i propri bambini per paura che crescano con delle gambe come queste. Gambe da clown, come queste. O che facciano brutti sogni. Questo, i Siciliani.
Ma non è per questo. Non faccio la liturgia del Battesimo per questo scopo. Faccio la liturgia del Battesimo per diventare cristiano.
Cosa vuol dire cristiano? Entrare nella tua famiglia. Sperimentare la vita eterna. Cos'è la vita eterna? Ve l'ho già detto.
(qualcuno della platea commenta) ah i più anziani! Pieni di saggezza! Cos'è la vita eterna? Che ognuno può sperimentare?
(dall'uditorio: salvezza? Grazia? Amore di Dio?)
Amore di Dio! Molto bene. Amore. La vita eterna consiste nell'amore. Dio salva voi e me perché ama voi e me.
Mi sta dando salvezza attraverso il suo amore, non tramite le mie opere, che a volte sono cattive. Talvolta ho detto? Molte volte, sono cattive! Invidia, egoismo, sensualità, pigrizia, indifferenza. (dall'uditorio: ira)
Sì ira... fame (ndt: anger=ira; hunger=fame). Ira, sì! Se no, fame... saremmo affamati. Siete arrabbiati o affamati? (ride)
(dalla platea: a volte nello stesso momento!) sì ...nello stesso momento.
Il tempo -lo ripeto- il tempo per la liturgia non possiamo trovarlo nel mare, nel Pacifico. No! O a Guam, nella foresta di Guam? No. In Italia? No. Dappertutto. Dovunque io sia. Posso usare il mio tempo, per la liturgia.
E la liturgia deve essere fatta -voi, genitori, e voi, padri- dovete farla con la vostra famiglia. Ne avete mai fatto esperienza? Perché quando chiedo a uomini sposati 'pregate con i vostri figli?' lì sorprendo ... Preghi con tua moglie prima di andare a letto?
Ricordate cosa fece Isacco con sua moglie? Rebecca, no? Rebecca...è scritto nella Bibbia. Prima di unirsi escono dal letto, si inginocchiano pregano, e poi...si uniscono (risata) Sì? Stavano facendo liturgia naturalmente. Stavano facendo liturgia perché pensavano che se non la facciamo, non siamo veri cristiani.
I veri cristiani credono che la liturgia sia ...sia una azione da cristiani.
E allora ripeto: il momento . Non dobbiamo andare e cercare il momento. No. Qualcuno sta camminando? Può pregare. Può fare liturgia. Vedete? Se prego con il breviario, faccio liturgia.
Non tutte le preghiere naturalmente sono liturgia, non tutte. Le preghiere personali, no. Perché? Perché la caratteristica della liturgia è essere...dialogica (suggerimento dall'uditorio: dialogo) Sì ...è un dialogo. La caratteristica essenziale della liturgia è il dialogo.

ASCOLTATORE: Dialogo con Dio, giusto?

INSEGNANTE: Dialogo con Dio, o con le persone. Con le persone verso Dio. E questa è la caratteristica principale della liturgia.
Alcuni cristiani - volevo dire molti cristiani- vogliono che i loro bambini siano battezzati privatamente. No! No. Perché il battesimo non è un fatto privato. Il battesimo è una liturgia. E la liturgia richiama le persone.
Ora, la Chiesa, dopo il Vaticano Secondo, ha detto che è meglio celebrare i vari sacramenti all'interno dell'Eucaristia.
Ma, che succede? Tutta la gente chiede al sacerdote della parrocchia 'Puoi battezzare mio figlio durante la messa?' 'Puoi sposarmi durante la messa?'
E così ci sono così tante richieste che la chiesa ha detto 'stop. Chiedete il permesso al vescovo'.
Ora, nella mia diocesi, se volete celebrare un sacramento durante la Messa della domenica, dovete chiederlo al Vescovo.
Perché? Perché ci sono molte richieste. E così la gente normale che viene a messa sì stanca.
Ogni sacramento è una liturgia. Anche se fai penitenza, per la strada, andando da qualche parte, sì, è liturgia, perché Dio, il Signore Gesù Cristo è qui, è lì.
ASCOLTATORE: Se il rosario non è liturgia, quali altre preghiere lo sono?
INSEGNANTE: le preghiere private non sono liturgia.
ASCOLTATORE: allora, quali preghiere devo dire?
INSEGNANTE: la liturgia delle Ore. La liturgia delle Ore è un'azione liturgica. Privatamente ho detto Angelus Domini, Salve Maria.
ASCOLTATORE: quindi sta dicendo che se prendo la mia Bibbia e faccio le letture della sera, da solo, nella mia stanza, usando il libro, è liturgia?
INSEGNANTE: è liturgia.
ASCOLTATORE: ma se io vado fuori, come ha detto, pregando o dicendo il rosario per conto mio, o in chiesa, non liturgia?
INSEGNANTE: No, non è liturgia.
ASCOLTATORE: e qual è la ragione di ciò, Padre? Dal momento che uso il libro, diventa liturgia?
INSEGNANTE: no, non perché uso il libro. Posso dire i Salmi mentalmente ed è liturgia. A causa di Gesù Cristo.
ASCOLTATORE: La recita dei Salmi nella mente diventa di fatto liturgia?
INSEGNANTE: Certo, perché i Salmi sono la prefigurazione di Gesù Cristo. Richiamano Gesù Cristo. Altrimenti, non abbiamo liturgia.
ASCOLTATORE: Posso risssumere che la liturgia delle Ore viene detta in tutto il mondo e non vi è momento in cui non viene recitata. Ed è questo il motivo per cui, quando le reciti da solo, in realtà le stai dicendo con la comunità del mondo?
INSEGNANTE: Sì, anche l' Eucaristia viene celebrata in tutto il mondo, in ogni momento. Qui abbiamo cerca nove ore di anticipo rispetto all'Europa.
Stamattina ho celebrato l'Eucaristia alle 8.00 e là erano le 11.00
E quindi si può dire che la liturgia, specialmente l'Eucaristia, viene celebrata in tutto il mondo in ogni momento.
Gesù Cristo era intelligente. Sapeva che il suo sacrificio veniva celebrato in tutto il mondo in ogni momento. Tutto il tempo!
Il sacrificio nel tempio di Gerusalemme era solo a quell'ora. Quell'ora soltanto.
La verità del sacrificio di Gesù, l'Eucaristia, è meravigliosa. Meravigliosa.
Perché possiamo avere i frutti della liturgia in ogni momento! Ogni momento! Mentre stiamo dormendo possiamo riceverlo, perché ci sono molte altre comunità che stanno celebrando. (ride)
ASCOLTATORE: così devozione, liturgia e paraliturgia ...quali sono non liturgiche?
INSEGNANTE: no, No. La devozione non è un'azione liturgica. Non è liturgia. A meno che non venga inclusa in un'Eucaristia: allora diviene liturgia.
Andare a Lourdes, Fatima, Medjugorje è liturgia? No, non è liturgia . È devozione. Se mi raccolgo con altre persone per celebrare la Messa, è liturgia, reale liturgia. Ma non quando vado nei santuari.
ASCOLTATORE: Quindi Padre, anche se ci siamo raccolti in gruppo per pregare, se non è una Messa non è considerata liturgia?
INSEGNANTE: ma dovrebbe esserlo... il gruppo dovrebbe essere fatto -come posso dirlo?- in modo che possiamo dire che qui c'è Gesù Cristo che prega con noi.
Ripeto, il rosario non è liturgia. L'adorazione al sacramento non è liturgia. Non una reale liturgia. Ma dobbiamo farla. Non perché ci è imposta, ma perché abbiamo bisogno anche di preghiera personale. Ne abbiamo bisogno.
Alfredo diceva al seminario: 'Non pregare solo quando vieni all'Eucaristia. Prega per conto tuo. Sì naturalmente.
ASCOLTATORE: La benedizione è parte della liturgia?
INSEGNANTE: No
ASCOLTATORE: No?
INSEGNANTE: Non lo è.
ASCOLTATORE: Ma è Cristo
INSEGNANTE: La benedizione sì. La benedizione sì ma non l'adorazione. O qualcosa del genere.
ASCOLTATORE: Ma non degrada. Non è una degradazione. La devozione non è una degradazione, no?
INSEGNANTE: No.
ASCOLTATORE: Ha effetti validi?
INSEGNANTE: Oh, la benedizione sì. Perché è Dio che ci benedice. Gesù Cristo. Ed è con me, con te, con la gente.
Ho detto prima dei Funerali e il rito dei funerali. Okay, possiamo andare avanti o fare una pausa.