mercoledì 27 maggio 2009

La cosiddetta "Chiesa conciliare" è ancora "cattolica"?

Riprendo alcuni passaggi, tra quelli già noti, della prolusione pronunciata ieri dal Papa in occasione del Convegno della Diocesi di Roma: "Corresponsabilità nella vita della Chiesa"


Il Santo Padre ha sostanzialmente riconosciuto che dopo il Concilio Vaticano II, che "ha portato buoni frutti", c'è stata una "corrente interprativa che appellandosi a un presunto ’spirito del Concilio’ ha inteso stabilire una discontinuità con la Tradizione della Chiesa, travalicando ad esempio i confini oggettivamente esistenti trala gerarchia e il laicato, guardando alla Chiesa con un taglio orizzontale che escludeva il riferimento a Dio, in aperto contrasto con la dottrina cattolica".


"Il Concilio - afferma il Papa - non è stato una rottura che ha dato vita a un’altra Chiesa ma un vero e profondo rinnovamento e crescita di un unico soggetto che si sviluppa". E ricorda che questa stessa denuncia è stata ripresa dal suo primo discorso alla Curia Romana il 22 dicembre del 2005, sottolineando che a causa di tale interpretazione, "in realtà opposta allo spirito del Vaticano II", negli anni successivi "non sempre si è avuto l’incremento e sviluppo desiderati, ma un affievolimento dell’impegno, tavolta stanchezza, quasi stallo".


Tanto che "il Sinodo del 1987 sul ruolo del laicato ha osservato che le pagine luminose del Concilio su questa materia non furono sufficientemente tradotte e realizzate", leggendo "le comuni responsabilità e dimensioni del popolo di Dio secondo idea sociologica e politica". "E la nostra diocesi di Roma - si chiede il Pontefice - a che punto sta? In che misura viene favorita la corresponsabilità?".


Quindi, è intanto "una scelta apprezzabile dedicare tempo alla verifica del cammino percorso". In concreto, sottolinea Benedetto XVI è importante" dare a ogni movimento e istanza il suo spazio" ma soprattutto guardare ai lontani: "troppi battezzati vivono ancora ai margini della vita della Chiesa e se non mancano le difficoltà non possiamo consolarci della conservazione dell’esistente".


"San Paolo - ricorda - ci ha chiarito che non c’è più circonciso e incirconciso ma Cristo è tutto in tutti. Questo ha abbattuto il muro delle differenze tra le culture. In Cristo diventiamo popolo di Dio, dal Papa fino all’ultimo bambino battezzato".


Ed ecco la forte esortazione: "Il futuro del cristianesimo e della Chiesa a Roma dipende anche dall'impegno e della testimonianza di ciascuno di noi" e il Papa invita quindi a "sperimentare in piccoli gruppi nelle famiglie, come avvenuto nella missione cittadina promossa dal card. Camillo Ruini".


"Il mandato di evangelizzare - infatti - spetta a tutti, anche se molta strada resta da percorrere perché troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa. Pochi sono ancora i laici in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia". Per questo, "occorre rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale" dei laici.


"Tocca a voi parroci - raccomanda il Papa - promuovere la crescita spirituale apostolica di quanti sono già attivi in parrocchia". "Siate buoni samaritani - egli conclude - pronti a curare le ferite dei vostri fratelli".


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Il grande problema, amici miei, è che nelle diocesi è stata varata la cosiddetta "formazione per i laici" attraverso numerose scuole di teologia a loro dedicate, ed è certamente una cosa buona... ma c'è da inorridire di raccapriccio quando si scopre a chi è affidata questa "formazione" che - ho potuto constatare personalmente è infarcita di elementi modernisti e di molti insegnamenti mediati dalle catechesi NC.


Del resto non dobbiamo nasconderci che - come riconosce il Papa e da noi affermato più volte - c'è uno 'spirito del concilio' che ha portato guasti che rischiano di divenire irreparabili; ma esso è tuttora ben presente e operante e non basta ricordarlo e stigmatizzarlo, ma occorrono interventi per estirparlo!


E soprattutto, questo ribadire l'efficacia dei movimenti, efficace solo a portare alcuni "numeri", ma non certo a favore la 'qualità' della formazione e soprattutto la sua cattolicità, francamente continua a sconcertare.


Non ci si può non chiedere, insieme a Gianluca: che fine hanno fatto le testimonianze e le denuncie di cui è stato inondato il Vaticano e portate a molti vescovi?

21 commenti:

mic ha detto...

Tanto che "il Sinodo del 1987 sul ruolo del laicato ha osservato che le pagine luminose del Concilio su questa materia non furono sufficientemente tradotte e realizzate", leggendo "le comuni responsabilità e dimensioni del popolo di Dio secondo idea sociologica e politica". "E la nostra diocesi di Roma - si chiede il Pontefice - a che punto sta? In che misura viene favorita la corresponsabilità?".

intanto se le comuni responsabilità e dimensioni del popolo di Dio (sarebbe meglio dire del Corpo di Cristo) sono state improntate da idee sociologiche e politiche può valere per esempio per la Comunità di S. Egidio e similari, ma non certo per le parrocchie e il resto della Chiesa in genere...

inoltre il problema, come sottolineato sta tutto nella formazione; ma - e qui il problema diventa un dramma - quale formazione?

Se non si scelgono i formatori, se tra i propri vescovi responsabili della diocesi di Roma la quasi totalità - dovrei dire la totalità, ma voglio sperare che qualcuno che non conosco esca dal copione, sono favorevoli al Cammino: lo stesso Vallini continua a nominare Parroci NC e a istituire "Scuole di formazione" del tipo di quella che ho descritto nell'articolo, non stiamo andando verso una soluzione dei problemi di cui il Papa appare consapevole, ma verso il loro incancrenimento e, soprattutto, verso l'inquinamento ormai pressocché totale degli ordini religiosi e anche di questa generazione che non sarà sottratta, come speravamo, ad una "pseudo-evangelizzazione", perché tale è la formazione assicurata oggi dalle nostre diocesi, purtroppo!

mic ha detto...

che fine ha fatto l'ascolto 'dal basso' delle istanze e dei bisogni e delle esigenze e delle speranze e delle sofferenze, del Popolo di Dio, meglio individuabile come "Corpo di Cristo"...

i nostri pastori continuano e vivere nelle loro "torri eburnee" e nei corridoi vaticani solo passi felpati e giochi di potere, nessun grido di dolore e sgomento e smarrimento della Chiesa di Cristo può venire ascoltato!

mic ha detto...

il Papa invita quindi a "sperimentare in piccoli gruppi nelle famiglie, come avvenuto nella missione cittadina promossa dal card. Camillo Ruini".

anni fa ho avuto occasione di vivere come catechista, insieme ad un sacerdote e ad un altra persona della mia parrocchia di elezione (oggi anch'essa non più praticabile, perché non ufficialmente NC, ma lo è nello spirito del nuovo parroco) la cosiddetta "missione cittadina" ...

è stata una esperienza impegnativa ma estremamente positiva, soprattutto perché ha messo in luce il bisogno di Dio che c'è nelle persone; ma anche la loro scarsa conoscenza della parrocchia e la scarsa propensione alla frequenza dei sacramenti...
In un quartiere con presenze di famiglie di estrazione sociale variegata è stato bello incontrare porte aperte e doloroso incontrare porte sbarrate che hanno rifiutato persino la proposta d'incontro; ma questo, purtroppo, è da mettere in bilancio sempre.
In ogni caso, conclusa la missione, le frequenze della parrocchia sono aumentate e sono stato felice di incontrare alcune delle persone di cui avevo conosciuto l'ambiente ed il 'sentire'... certo, poi c'è da continuare a tessere l'ordito delle relazioni umane che portano, anzi concretizzano, la relazione col Signore e il resto lo fa Lui...

Questo mette in assoluta evidenza come si possono ottenere risultati con impegno e buona volontà anche senza l'enfasi missionaria del Cammino neocatecumenale, che sembra averne il monopolio e purtroppo glielo lasciano prendere!

chisolm ha detto...

E se Dan Brown avesse ragione?

E’ solo una provocazione, naturalmente. Premesso che non ho letto nulla di quest’autore se non alcune recensioni, è ovvio che io dissenta dalle più o meno velate eresie cristologiche dei suoi lavori. Ma se avesse ragione nel dipingere a fosche tinte la Curia come un occulto centro di potere? Attenzione, parlo di Curia e non del Pontefice. Se, per assurdo, esistesse un filtro che passa al Papa esclusivamente ciò che è bene che egli sappia ma non quello che è “necessario”?
Insomma, qualcosa di preesistente ai pontefici stessi, qualcosa che gestisce, domina e governa stabilendo ciò che è bene e ciò che è male, escludendo a priori l’assistenza dello Spirito Santo che è la vera anima della Chiesa.

Per respirare un po’ di quest’atmosfera browniana basta farsi una passeggiata in Vicariato. Ci sono stato diverse volte e, perdonate la franchezza, non si respira aria di Chiesa. Tutto è ordinato e preciso, perfino i sorrisi e le strette di mano: non troppo forti, non troppo mosce, non una parola di più, non una parola di meno. Si percepisce la forza di un centro di potere dove non si parla affatto al modo del dolce dialetto di Canaan, ma con cortesi formule, modalità espressive gestuali, accennate, pregne di quell’intendimento di chi parla la medesima lingua e non ci vuole troppo per capirsi.

Ci sono stato, dicevo, per sottoporre al vescovo di settore, una questione canonica che mi riguardava. Il Codice (non da Vinci) ma quello Canonico, sembrava darmi ragione ma Sua Eccellenza, giocando con una penna d’oro, mi sorrideva bonariamente scuotendo il capo e, guardandomi come se fossi un deficiente, continuava nella sua affettata gestualità di piccoli e precisi movimenti. Mi ha congedato con una serie di luoghi comuni sull’interpretazione del codice, giocando coi paradossi e risatine, invitandomi alla “solita” preghiera e fidando in Dio.
Lì per lì, devo ammettere, sono stato tentato dall’orgoglio e avrei voluto sfoderare un po’ dello spirito dell’Aquinate ma, riflettendomi in quegli occhi episcopali, ho avuto la percezione che in essi fosse stata cancellata la percezione del colore della carità.

Davanti a me, tecnicamente parlando, c’era uno con la “pienezza del sacerdozio”, così pieno come un bicchiere senza fondo che poteva travasare in altri quella sua pienezza senza che il volume ontologico del suo ordine ne perdesse una goccia. Ma c’era anche un uomo gratificato dal potere ricevuto che doveva conservare con quella prudenza strana alla don Abbondio, quel misto di pavidità diplomatica con la quale si sta in equilibrio precario tra il non rischiare e il non pronunciarsi.

Non sono stato trattato male come l’amica Cinzia, questo no. Ma dietro quella cortesia bonaria si celava la volontà occulta di uno "statu quo ante" da mantenere, da gestire con prudenza che sembrava provenire più dagli uomini che da Dio, quasi che Dio e non gli uomini fosse causa seconda di quell’esercizio episcopale, di una custodia “virtuale” di un gregge altrettanto virtuale, perché nel preciso ordine del Vicariato, alle pecore è fatto divieto di pascolo.

Forse Dan Brown ha ragione… Forse…

Chisolm

mic ha detto...

Caro Chisolm,
la tua esperienza, così emblematica e così 'sapientamente' narrata, non fa altro che tradurre in concretezza quella mia sensazione di "torri eburnee"...

Grazie anche per la condivisione, mi spiace per la tua delusione e spero che la questione non comporti incovenienti seri per la tua situazione (non entrare nei particolari, se non è il caso, ma rassicuraci sulla sostanza!)

chisolm ha detto...

Grazie, Mic.
Ho poi risolto il dilemma con un canonista "vero" il quale mi ha confermato la giustezza della mia interpretazione.
Per queste cose, mi ha suggerito, occorre ricorrere alla Congregazione competente più che al Vicariato.
Vedremo...
C.

Jacobus ha detto...

Carissimi, come non concordare con Mic e Chisolm? Che tristezza che disorientamento! Una distanza sempre più grande ci separa ormai dai Pastori, che spesso in nome di un malinteso Politically Correct e di una sorta di strisciante e molle "vena diplomatica" che non permette loro ( il Sigillo o Carattere Sacramentale dell'Ordine Sacro ricevuto li dovrebbe al contrario rendere autorevoli Guide Pastori e Maestri del gregge loro affidato dal Divin Maestro) non permette più loro, dicevo, di parlar chiaro, parlar "cattolico", esortare, ammonire, appunto guidare il Popolo di Dio che, al contrario, mai come in quest'epoca avverte sentimenti di confusione e disorientamento sballottato vieppiù da mille venti di dottrina.Ancora mi sovviene il salmo "Signore a Te grido accorri in mio aiuto..." Abbracci Jacobus

mic ha detto...

ora è disponibiule l'intero testo della prolusione del Papa.

Interessanti questi due passaggi:

Parola di Dio e dall'unico Pane di vita. La comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione, sempre più essere consapevoli che entriamo in unità con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere questa unità da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali. In particolare, vorrei chiedere ai movimenti e alle comunità sorti dopo il Vaticano II, che anche all'interno della nostra Diocesi sono un dono prezioso di cui dobbiamo sempre ringraziare il Signore, vorrei chiedere a questi movimenti, che ripeto sono un dono, di curare sempre che i loro itinerari formativi conducano i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità parrocchiale.

mi sembra un evidente richiamo all'appartenenza alla comunità parrocchiale, quella più ampia formata da tante realtà diverse, la cui "comunione" è possibile se ognuna di esse è in comunione col Signore. Non ripeteremo mai abbastanza che la comunione non la facciamo noi, ma la reealizza il Signore, se si rimane uniti IN LUI e non NEL CAMMINO NC, per esempio...

Centro della vita della parrocchia, come ho detto, è l'Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale. Se l'unità della Chiesa nasce dall'incontro con il Signore, non è secondario allora che l'adorazione e la celebrazione dell'Eucaristia siano molto curate, dando modo a chi vi partecipa di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo. Dato che la bellezza della liturgia «non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce» (Sacramentum caritatis n. 35), è importante che la Celebrazione eucaristica manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita divina e riveli agli uomini e alle donne di questa città il vero volto della Chiesa.

certo quello che dice il Papa è molto bello è molto vero ed egli non si stanca mai di dirlo di raccomandarlo; ma chi ha orecchi per intendere non a modo suo?

Cinzia ha detto...

Le denuncie che hanno inondato il Vaticano, sono state semplicemente
"Non considerate", tant'è che tutto continua a procedere come se -nulla fosse-. Il popolo di Dio è stato abbandonato dai pastori, i quali si preoccupano solo di non restare indietro....loro...
Coraggio! Dio cammina davanti a noi e ci continua a mostrare la strada,
l'unica, quella che non può essere scambiata con nessun'altra...

miciomacio ha detto...

Chisolm... e infatti questa chiesa verrà spazzata via, propio grazie al c.n.c. e non solo. Si stanno scavando la fossa ? Io penso di si.
Un giovane frate mi ha detto qualche giorno fa: le vocazioni sono anche in diminuzione, ma coinvolgono sempre più giovani e sempre più determinati. Forse aveva ragione, forse no, ma sta di fatto che questo è il modo per separare il grano dalla gramigna.
Dalle mie parti si dice che i cattivi non sono più dei buoni, ma fanno solo più casini e sembrano di più. Anche io vedo i parroci comportarti con "diplomazia", ehm diciamo così (miaoo!), ma resto fiducioso che tra qualche anno ciò che resterà sarà stato sicuramente purificato al crogiuolo.

a.rita ha detto...

"Il Santo Padre ha sostanzialmente riconosciuto che dopo il Concilio Vaticano II, che "ha portato buoni frutti", c'è stata una "corrente interprativa che appellandosi a un presunto ’spirito del Concilio’ ha inteso stabilire una discontinuità con la Tradizione della Chiesa, travalicando ad esempio i confini oggettivamente esistenti trala gerarchia e il laicato, guardando alla Chiesa con un taglio orizzontale che escludeva il riferimento a Dio, in aperto contrasto con la dottrina cattolica".

"Il Concilio - afferma il Papa - non è stato una rottura che ha dato vita a un’altra Chiesa ma un vero e profondo rinnovamento e crescita di un unico soggetto che si sviluppa".

Occorre prendere coscienza del fatto che questi due periodi, pronunciati entrambi dal Santo Padre,presentano una realtà, che è oggettivamente contraddittoria: qualcuno, di grazia, mi spighi come è possibile dire contemporaneamente che: "...c'è stata una "corrente interprativa (quella dominante) che [...]ha inteso stabilire una discontinuità con la Tradizione della Chiesa..." e dire poi che: "Il Concilio - afferma il Papa - non è stato una rottura che ha dato vita a un’altra Chiesa...", senza che l'una frase contraddica apertamente l'altra.
Forse si voleva dire che "NON ERA INTENZIONE il creare una rottura che desse vita ad un'altra Chiesa" (ed anche questo, per come sono andati a fatti, è opinabile, ma che di fatto purtroppo è accaduto, da cui il suo sollecito ritorno alla purezza della pratica liturgica, alla celebrazione del Rito Cattolico mai "superato", alle sante modalità di assunzione del Signore: stando cioè in ginocchio (come si conviene quando la creatura sta di fronte al Creatore)e ricevendolo in bocca.
Perciò le sue stesse opere "di recupero" dimostrano che una rottura di fatto c'è stata, e temo che in molti casi l'intempestivo ritorno alla Tradizione (dopo quarant'anni di tarantelle moderniste)non possa più sanare le profonde ferite inferte alla fede delle pecorelle più anziane...
Dico questo perchè frequentando recentemente l'ospedale, ho avuto modo in più occasioni di avvicinare pazienti di età avanzata che mi hanno confidato di non essere più praticanti, come una volta, per il profondo disagio che vivevano nelle liturgie eucaristiche entrate in voga in questi ultimi decenni (parliamo del NOM)e per la perdita delle sante devozioni semprefiorite e preliferate nella Chiesa. Mi hanno detto, molto semplicemente, un pò amareggiati e un pò smarriti, con quella schiettezza tipica degli anziani: "Quella di oggi non è più la mia religione...".

mic ha detto...

Mi colpisce profondamente e mi addolora lo smarrimento di quelle persone in ospedale...

Signore,
perdona le nostre colpe,
preservaci dal fuoco dell'inferno,
porta in cielo tutte le anime
specialmente le più bisognose
della tua misericordia!

27 maggio, 2009 21:39

a.rita ha detto...

Mic mio carissimo,
la Pastorale degli anziani è un qualcosa a cui difficilmente qualcuno pensa ed ancor meno viene messa in atto...sono i nostri fratelli che in teoria avrebbero più urgenza di tutti di essere preparati per il Grande Incontro...ma molti di essi sono abbandonati ai loro problemi, anche spirituali...
ricordo che mio padre, uomo di schietta fede cattolica,negli ultimi anni della sua vita si rese disponibile col suo parroco per adunarne il più possibile, e -confortandoli con la preghiera comune e l'insegnamento della dottrina - rendere più cristianamente dolce l'ultimo tratto delle loro vite, ma si sentì rispondere: "Figlio mio, sono così tante le cose da fare, che non si può arrivare a farle tutte..." e la sua proposta cadde così...

"Quella di oggi non è più la mia religione...".

Vorrei "tradurre" per i miei fratelli nc, almeno i più irretiti, che appena sentono parlare di "religione" inevitabilmente vanno con il cervello alla nozione
kikiano-protestante di
"religione naturale", secondo cui chiunque abbia nutrito una fede cattolica risalente agli anni precedenti al Concilio V.II, sia preda di di una presunta e presuntuosa fede basata sul bisogno carnale e pagano di "ingraziarsi" la divinità con vuote pratiche bigotte...sfatiamo questa scempiaggine:
premesso, una volta per tutte, che nel cuore di ogni singolo uomo possa entrarci e giudicarlo solo Iddio Onnopotemte che lo ha creato, spieghiamo che la frase:
"Quella di oggi non è più la mia religione", detto da un anziano, (un piccolo, un semplice, a cui nessun Papa si è mai preso la briga di spiegare pazientemente la ragione di tanti e tali cambiamenti...un semplice, magari un contadino inedotto, che non aveva il dovere di andare in biblioteca a studiare un Magistero che lo stava derubando delle sue millenarie pratiche, vuol solo dire:"La Chiesa che i miei padri e i miei nonni mi avevano tramandato, con le sue pratiche spirituali esterne ed interne, con le sue sante e sacrosante devozioni a tutti i Santi che ci hanno preceduto, con il sentimento profondo di fede che ci ha fatto superare anche due guerre mondiali, con quell'immagine di Gesù e Maria, così inconfondibili e amabili, così rassicuranti e vicini a noi...non c'è più...me l'hanno portata via...e non so dove l'hanno posta, e non so se il Cristo che mi presentano oggi, impedendomi di incontrarlo nel mio cuore sia quello vero...e non so più se magari non sia mai esistito...non ci sia mai stato..."

Capito, fratellini nc che intuisco al volo perchè pensavo come voi,cosa vuol dire tutto ciò?
Comprendete quale grave errore commise Paolo VI quando si incaponì a vietare il Rito Tridentino, pena la sospensione a Divinis per quei prelati che si fossero permessi di continuare a celebrarlo?...
A conclusione del Concilio Vaticano II, Paolo VI pronunciò questa allucinante frase, paradigma dell'impostazione di tutto quel Concilio: "Il culto del Dio fatto uomo, si è rivolto (vado a memoria...)al Culto dell'uomo che si fa dio".
Ma ha forse egli avuto pietà per i piccoli, dalla fede schietta e semplice come i bambini, che si sono visti derubare da un giorno all'altro della loro preghiera, della loro fede, della Santa Messa cattolica il cui Canone Romano affonda le radici direttamente nelle preghiere eucaristiche di San Pietro, il primo Papa?
Si è forse avuto pietà per questi piccoli, come si è voluto guardare "con simpatia" alle correnti moderniste ed umaniste, che spingevano perchè la Chiesa si immergesse "molto simpaticamente" assieme ad esse, nello spirito del Mondo, per finire - come vediamo oggi - a non essere più NEL mondo, ma DEL Mondo???
Per questo Gesù nostro Signore ha detto che finanche OGNI SINGOLA PAROLA avrà alla fine un peso eterno e verrà sottoposta a Giudizio, per questo il Pastore stringerà al Cuore tutti i piccoli, da nessuno difesi, che senza loro volontà si smarrirono, e punirà severamente i Grandi della storia, che incuranti del grido senza voce degli agnellini, perseguirono con protervia i loro fini e le loro strade che non avevano più per meta
il Cielo.
A. Rita

mic ha detto...

la Pastorale degli anziani è un qualcosa a cui difficilmente qualcuno pensa ed ancor meno viene messa in atto...sono i nostri fratelli che in teoria avrebbero più urgenza di tutti di essere preparati per il Grande Incontro...ma molti di essi sono abbandonati ai loro problemi, anche spirituali...

infatti nessuno ne parla... eppure gli 'anziani' vanno verso la maggioranza della popolazione e sono quelli che 'a cavallo' di troppi cambiamenti, difficilmente sono riusciti a custodire e vivere la fede forse incontrata da bambini o sfiorata da adulti in qualche esperienza...
anch'io, in recenti esperienze in ospedale, avrei molto da dire sulla necessità, più che di una "Pastorale per gli anziani" di una vera Pastorale della cura delle anime perché oggi "gli smarriti siamo tutti anziani e giovani... in ospedale mi è capitato di incontrarne tanti che poi, in fondo sono gli stessi che si incontrano (o non si incontrano perché non frequentano) nelle parrocchie.

E allora penso alla frase del Papa "Tocca a voi parroci - raccomanda il Papa - promuovere la crescita spirituale apostolica di quanti sono già attivi in parrocchia". "Siate buoni samaritani - egli conclude - pronti a curare le ferite dei vostri fratelli".

riprendo qui sotto (riporto e completo una riflessione di questi giorni)...

mic ha detto...

Mi è capitato di ascoltare durante l’intervista di Fabio Fazio al card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano autorevole esponente del fronte cattolico progressista, le parole del cardinale sulla solidarietà, sull’impegno sociale, sulla giustizia : un anodino umanitarismo, un neutro egualitarismo, una “dottrina sociale” intrisa di buone intenzioni tanto vaghe quanto fiacche, così concordista da armonizzare “fede” e “razionalità” senza colpo ferire

Il cristianesimo è più religione degli eventi e degli accadimenti, che delle idee e dei costumi. Il cristianesimo è tutt’intero escatologia, cioè: salvezza portata da una parola di promessa fondata sulla credibilità di un testimone. L’indole del Vangelo non è declinare eterei principi morali, ma di adempiere ciò che promette per l’uomo, di anticiparne la trasformazione e di indicarne mistagogicamente la via.

Mistagogia, dottrina della trasformazione e del divenire, comunque e sempre attraverso un agire interiore, dentro il ventre dell’umanità, nella chimica molecolare stessa del “credente”. Questa opera di trasformazione, che agisce sull’intero spettro dell’umano, è la sola “oggettività” che l’atto di fede è chiamato a rivendicare. Mistero che un tempo si diceva della “Grazia Santificante”, e senza il quale l’intero insegnamento del Vangelo risulta duro, oscuro e incomprensibile. Un fardello in più sulle spalle dell’uomo, con l’aggravante di essere, letteralmente, a lui insopportabile.

Trovare persone – in parrocchia, sul lavoro o altrove – che ti facciano sperimentare la Bellezza e la necessità di quell’Incontro, unico necessario per dare un senso alla tua vita e a tutte le sue contraddizioni e difficoltà e attese e speranze, è il punto di partenza per assorbire nella vita sacramentale e soprattutto nella Santa Divina Liturgia e poi nella preghiera, nella Lectio, negli incontri, nelle esperienze anche quotidiane quella mistagogia di cui molti – anche nel Cammino – si riempiono la bocca, ma che poi non sanno neppure cosa sia...

In effetti questo grande richiamo alla concretezza il Cammino lo possiede, solo che non lo usa e non lo fa vivere nella Libertà dei figli di Dio, ma lo strumentalizza a proprio uso e consumo...

in fondo, molto semplicemente, direi che la mistagogia è far acquistare la capacità di andare al di là del contingente, imparando a conoscere il senso profondo delle cose, a partire dalle esperienze spirituali, da travasare poi nell’agire quotidiano... ma tutto questo non può che partire da un’esperienza autentica del Risorto, che traspare e ‘tocca’ indelebilmente chi è disposto a lasciarsi interpellare

mic ha detto...

... e genera un "contagio"... come ci vorrebbe una bella "PANDEMIA" di Cristo in questo nostro tempo!

chisolm ha detto...

la Pastorale degli anziani è un qualcosa a cui difficilmente qualcuno pensa ed ancor meno viene messa in atto...

Spesso e volentieri, qualche anziano genitore di miei amici di un tempo mi ferma per strada con l’incredibile voglia di scambiare due parole. Io ho perso di vista i miei amici di un tempo, saranno vent’anni che non li vedo ma, quel che è più triste, è che non li vedono più neanche i loro genitori. Allora, vedendo me, vedono un po’ i loro figli: “dì, ti ricordi quando venivi a giocare su a casa nostra?” e giù a srotolare ricordi sbiaditi che io correggo nei particolari. Loro gioiscono di questi particolari e se ne riappropriano felici. Mentre parlano non mi lasciano mai la mano, forse perché temono che andando via, se ne vada anche l’immagine sbiadita dei figli.
I nipoti li vedono a Natale e a Pasqua, se non ci sono settimane bianche di mezzo.

Io, che affronto la vita con lentezza, mi lascio cullare dai loro ricordi e li rincuoro: “parla pure quanto vuoi, non vado via… solo mettiamoci all’ombra che sono allergico al sole”.
Allora ci spostiamo all’ombra di un platano immenso e sotto quelle foglie, loro continuano a scorrere l’album delle comunioni,delle cresime, dei matrimoni, dei battesimi. E’ come un piccolo corso di sacramentarla, dove non insegno nulla ma, anch’io, mi riapproprio delle dimenticate “domeniche di San Luigi – le ricordate? – dei digiuni pre-comunione che incominciavano inderogabilmente alla mezzanotte del sabato, della galla o del giglio bianco stretto nel pugno il giorno della Confermazione, del panico che, bambini ingenui, provavamo perché la suora ci aveva detto dello “schiaffo” che il Vescovo ci avrebbe appioppato per provare la nostra forza di soldati di Cristo. Lo schiaffo fu una carezza inaspettata…

Così, in questa piccola pastorale della tenerezza, io e i miei anziani amici ci serviamo l’uno degli altri per rinverdire la fede antica, l’amore verso quei figli spariti e amati con quell’amore che, malgrado tutto, tutto spera, copre, ama e sopporta. E’ piccola cosa, la pastorale della tenerezza, non costa nulla e ti fa viaggiare gratis nella nostalgia, quella valle antica dove il suono delle campane ti diceva che Cristo era risorto e noi, bambini, dovevamo svegliarci con Lui.

Ci salutiamo, io e il mio anziano di turno. “E’ domenica e non mi va di cucinare. Allora vado in rosticceria a prendere mezzo pollo con le patate al forno…” mi dice lasciandomi finalmente la mano.
Certe volte penso che la Chiesa, verso di loro, non sia né più né meno presente dei loro figli…

Chisolm

mic ha detto...

Chisolm, Carissimo,
grazie infinite per la tua risonanza sempre così puntuale e intrisa di esperienza vissuta, tenerezza e attenzione grandi e intrisa di una mistagogia che è un "andare oltre" ad ogni virgola...

Mi resta una domanda: verso chi la Chiesa oggi, madre smemorata di figli smemorati, è davvero PRESENTE?

mic ha detto...

... forse verso I MOVIMENTI, che in qualche modo SEMBRANO "toglierle le castagne dal fuoco"?

chisolm ha detto...

“Mi resta una domanda: verso chi la Chiesa oggi, madre smemorata di figli smemorati, è davvero PRESENTE?”

-Sion ha detto: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani…-

Caro Mic, se tendiamo i palmi delle nostre mani alle mani del Signore, se li facciamo congiungere, aldilà di ogni possibile assurdo metafisico, essi si uniscono e le linee delle mani, possiedono lo stesso disegno, lo stesso percorso: sono speculari le une delle altre.
Ma essendo giunte alle mani del Signore, possiamo vederne solo il dorso e non più il disegno del palmo. Ecco perché il Signore dice di averci disegnato all’interno del suo palmo.
Non vedere più le linee del proprio palmo è il primo atto di fede: è mettere le proprie mani nelle mani del Signore. Egli ci rassicura con le parole che ispira a Isaia: non esiste per Dio la possibilità di dimenticare il figlio delle sue viscere, anche se certe volte la Chiesa sembra dimenticarsene.

E’ attraverso questo contatto sponsale, materno, che scorre il ruscello della Grazia, è in questa alchimia di sudore divino e sudore umano che si compone il profumo della santità, non quella degli altari, delle canonizzazioni, ma quella santità quotidiana, delle piccole cose, straordinarie comunque perché comunque dono immeritato.
Se anche la Chiesa fosse madre smemorata, io figlio capriccioso continuerò a darle il tormento chiamandola “Mamma” a tutte le ore del giorno e della notte, esasperandola con pianti e rumori pur di svegliarne la maternità dormiente.
E lo farò nel silenzio quotidiano, piangendo spiritualmente, misticamente, visceralmente.
Fin quando per stanchezza o misericordia ritrovata, mi prenderà in braccio di nuovo sì che io possa essere per lei figlio ed essa per me madre.
E lo farò ricorrendo alla Madre per eccellenza, ricattandola con la preghiera e battendo i piedi per un bisogno d’amore che non è un capriccio, ma il diritto che mi spetta per essere stato generato nella vita nuova di Suo Figlio.

Lo farò tenendo i miei palmi incollati a quelli del Padre: non importa se ne vedrò il dorso senza il disegno interno, le linee misteriose della Sua volontà, lo scorrere imperscrutabile della Sua Grazia che, nascendo da Lui, in me può sbocciare come e quanto Egli vuole.
“Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani…”

Chisolm

mic ha detto...

Grazie Grazie Grazie Chislom, fratello carissimo!

ho accolto e 'gustato' facendone tesoro, nel Signore, ognuna delle tue parole luminose e 'sapienti'

sapete, per combinazione (Jung le chiamava "coincidenze significative") quali sono i caratteri che devo digitare per inviare questo post?
esattamente: shema (ascolta!)