giovedì 28 maggio 2009

Testimonianza di Daniele

Pesco nuovamente su Oriens Forum una testimonianza sul Cammino e non posso non dare qui il giusto risalto a questa testimonianza, che non fa altro che confermare quanto da tempo dichiariamo e denunciamo.


Il problema del Cammino sono le deviazioni dottrinali del suo fondatore, trasmesse, attraverso le "catechesi", a tutti gli adepti del movimento.

L'approvazione del Papa non garantisce nulla. I Gesuiti sono una congregazione approvata, esistente da secoli, fondata da un Santo (e non da un pittore di scarso valore che si improvvisa teologo), ma ciò non toglie che oggi una buona parte dei suoi membri non brilli per ortodossia e adesione al magistero della Chiesa. Inoltre non dimentichiamo che il Papa ha approvato solo ed esclusivamente ciò che è contenuto negli Statuti. Tutto il resto - catechesi, "passaggi", liturgia, ecc. ecc. - era e resta nell'ombra. Quindi è non solo legittimo, ma anche doveroso, criticarlo, quando vi si scorgono impressionanti discrepanze rispetto alla sana dottrina.

Il fervore non è di per sé una dimostrazione di bontà. Esso può essere buono o cattivo, a seconda di ciò che lo causa. Certe sette protestanti hanno un fervore (almeno apparente, esteriore) che noi neanche immaginiamo, ma questo non significa che siano nella verità o che il loro esempio sia in qualche modo da imitarsi. Fervore si trova anche ai concerti dei cantati alla moda, poiché lo stare insieme, il movimento e il canto crea una sensazione di benessere (per inciso, le liturgie neocatecumenali usano la stessa tecnica). Fra l'altro, in un panorama ecclesiale arido e disgregato come quello di oggi, è evidente che qualunque gruppo un po' più convinto e coeso appaia estremamente fervente rispetto al resto. Che in certe zone la Chiesa debba ringraziare il Cammino per le vocazioni è indice del livello infimo a cui si è ridotta la nostra santa religione.

Io, anni fa, sono stato alla Messa neocatecumenale. E celebrata da un prete sulla cui ortodossia non avevo dubbi. Al momento della Comunione, stando seduto al mio posto, ricevetti in mano un frammento umidiccio di pane azzimo. Ma non potei comunicarmi subito: dovevo aspettare che lo ricevessero tutti gli altri, i quali, sempre seduti, venivano "serviti" dal prete o dal ministro straordinario di turno. Nel frattempo compunzione? silenzio? venerazione? Tutto l'opposto. Risate, lazzi, battute sulle caratteristiche del "pezzo di pane" che avevano ricevuto: troppo umido, troppo piccolo, di forma strana. Quando finalmente potei consumare la particola, mi accorsi che una parte abbastanza consistente di pane, essendo molto umido, mi era rimasto appiccicato alla mano, insieme a svariate briciole. Mi portai tutto alla bocca, ma non vidi nessuno fare altrettanto. Nonostante fossi molto lontano dalla visione della fede che ho oggi, ricordo di questo episodio come il momento più umiliante e vergognoso della mia vita di cattolico.

Ora mi domando: a che serve insistere, in modo quasi parossistico, sulla cosiddetta "apertura alla vita" (cosa peraltro lodevolissima, anche se da essi interpretata in maniera estrema e irrazionale), e poi non farsi scrupoli di commettere atti di irriverenza tali verso nostro Signore, che persino un adolescente tiepido quale ero io ne può avere vergogna? Non ci viene allora in mente che, se i neocatecumenali fanno in un certo modo, non è perché hanno una fede fervente, ma perché obbediscono con fervore alle opinioni del loro fondatore, trasmesse loro con le catechesi? È così, purtroppo. Kiko dice che la dottrina sulla Eucaristia è un'invenzione del medioevo? Via la devozione al Santissimo. Kiko dice che bisogna fare tanti figli? Ne facciamo tantissimi. Perché? Perché l'ha detto lui.

Dopo cinque anni di Cammino, una mia amica non sapeva neppure l'abc della dottrina cattolica. In compenso conosceva a memoria le elucubrazioni di Kiko sulla comunità, il rapporto da tenere nella comunità, la predilezione della comunità.

Per carità, tantissimi sono in buona fede, tanti sono recuperabili. Ma a patto di un radicale cambiamento di rotta che potrà avvenire solo a fondatore morto. Prima è impossibile.

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A quest'ultima affermazione, condivisa da molti in Curia, è stato risposto come segue:
[ a prescindere dal fatto che risolvere un problema grave come quello posto dal Cammino, implica responsabilità impellenti di adeguato intervento, piuttosto che la vigliacca passività di lasciar dipendere tutto (peraltro irrealisticamente) da un evento che è nelle mani del Signore e comunque non è giusto aspettare un domani per risolvere un problema che oggi è così cogente e scottante e che coinvolge la nostra responsabilità]

" Kiko è intrinsecamente malvagio, ha stabilito un consiglio di 40 saggi (una specie di Sinedrio) preti, catechisti, della prima ora, i cosidetti "irriducibili" che sono cento volte più esauriti di lui, che hanno il compito di CUSTODIRE il CAMMINO da inquinamenti e interferenze "demoniache" cioè da chi gli va contro, anche se questo un giorno fosse il PAPA in persona... per questi esaltati, sempre diavolo sarà... alla faccia dell'obbedienza... Sono 40 e quaranta devono rimanere, sono in carica a vita e quando muore uno deve essere sostituito con il consenso di tutti! Kiko è un uomo che media con i Vescovi e il Papa (anche se può sembrare paradossale) perchè come gli rimprovera il sinedrio con fare arrogante ed imperioso (tipico di questi esaltati); "KIKO il cammino non è tuo è di Gesù Cristo"... LORO VORREBBERO FARE ANCOR PEGGIO GIA' DI COME FANNO. Il futuro non sarà migliore SARA' BEN PEGGIORE! E so quello che dico! "

27 commenti:

mic ha detto...

mi spiace aver distolto l'attenzione dall'atmosfera mistica e raccolta indotta nella pagina precedente dai post di Chisolm, sui quali richiamo la vostra attenzione.

Tuttavia ho ritenuto dare spazio, e senza indugio, a questa testimonianza perché, mentre noi discettiamo sulla Chiesa conciliare=cattolica o no (ed è giusto chiederselo e darsi e dare delle risposte) loro vanno avanti nelle diocesi (specialmente Roma) come bulldozers e anche la nostra informazione deve continuare a correre veloce

mic ha detto...

...ha stabilito un consiglio di 40 saggi (una specie di Sinedrio) preti, catechisti, della prima ora, i cosidetti "irriducibili" che sono cento volte più esauriti di lui, che hanno il compito di CUSTODIRE il CAMMINO da inquinamenti e interferenze "demoniache" cioè da chi gli va contro, anche se questo un giorno fosse il PAPA in persona...

ora sono 40?

a.rita ha detto...

...ha stabilito un consiglio di 40 saggi (una specie di Sinedrio) preti, catechisti, della prima ora, i cosidetti "irriducibili" che sono cento volte più esauriti di lui, che hanno il compito di CUSTODIRE il CAMMINO da inquinamenti e interferenze "demoniache" cioè da chi gli va contro, anche se questo un giorno fosse il PAPA in persona...

ora sono 40?


Quando ero in Cammino l’organismo più potente nella gerarchia neocatecumenale, dopo Kiko, erano i cosiddetti “Dodici Cefa” (già il nome è tutto un programma!) e subito sotto nella piramide decisionale c’erano i cosiddetti “Settantadue”, istituiti da Kiko in perfetto stile “scimmiottatore di Cristo”, come quando usa inquietantemente la sua propria faccia per rappresentare il Volto del Signore, nelle sue icone.
Se oggi Kiko crea ex novo “un consiglio di 40 saggi”, non è perché, come si potrebbe ingenuamente pensare, i Dodici sono ormai anzianotti e forse parecchi di essi già trapassati…ed urgerebbe una sicurezza nella continuazione del controllo e della tutela del “bene spirituale” che questo grande “dono di Dio” e grande “frutto del Concilio” (il Cammino) sarebbe per la Chiesa (per QUESTA Chiesa conciliare, che recentemente ha emesso altri due “dogmi intoccabili”: il Concilio ed il Cammino.)
La verità è che termini come “consiglio”, “quaranta” e “saggi” rimandano direttamente all’era mosaica, tanto amata da Kiko, che si sente il novello Mosè, salvatore della Chiesa cattolica, che senza di lui andrebbe alla deriva…e che invece grazie a lui ha intrapreso l’esodo, l’uscita dalla “schiavitù” della “bigotta e pagana liturgia preconciliare” ed attraverso il glorioso Rinnovamento liturgico del Concilio (Falso)Ecumenico Vaticano II, è finalmente giunta alla Terra promessa: cioè a quel capolavoro di blasfema giudaizzazione della Santa Messa Cattolica, del Santissimo Sacrificio d’Amore del Redentore Gesù, riducendo vergognosamente le sante Specie eucaristiche del Corpo benedetto e del Sangue preziosissimo di Cristo, appeso e consumato sulla Croce, a dei meri simboli giudaici del “pane dell’afflizione” e del “vino dell’esultanza per l’entrata nella terra promessa”.
Alla faccia del Concilio di Firenze, che dichiarò che i Cristiani commettevano Peccato Mortale continuando a celebrare liturgicamente la vecchia Alleanza ebraica, essendo ormai entrati nella Nuova ed eterna Alleanza, sancita nel Sangue di Gesù Cristo, Agnello immolato!
Alla faccia anche di quanto pronunciato da Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis, il quale afferma che una volta entrati nella Nuova Alleanza in Cristo, NON OCCORRE PIU’ CELEBRARE LA VECCHIA, poiché giustamente le figure profetiche DEVONO lasciare il posto alla Realtà vivente che è Cristo, l’Atteso delle genti.
Perciò celebrare l’Eucarestia neocatecumenale è un vero atto di apostasia verso la fede in Gesù Cristo nostro Signore, nostro Redentore, nostro Messia Salvatore, Colui che ricapitola in Sé tutte le cose, perché tale liturgia abbandona la Realtà per rivolgersi stoltamente alle figure profetiche di essa.

a.rita ha detto...

(continua dal precedente)
...Chissà poi perché il termine “saggi” mi ricorda quello dei “Savi di Sion”, con i loro “Protocolli”…
Questa non è facile ironia, ma la realtà dei fatti, poiché chiaro intento luciferino di Kiko è quello di auto proclamarsi “ponte di unione” per l’unità fra cattolici ed ebrei, ma non per convertire questi ultimi alla conoscenza e all’adesione al Messia da essi per primi atteso, ma piuttosto per ritrasformare la Santa Chiesa Cattolica di Cristo nel vecchio Israele, giudaizzandola dall’interno, con la dottrina e la liturgia opportunamente stravolte, negando la bontà della crescita storica della Chiesa per squalificarla, negando la cattolicità dei Sacramenti, negando la Santissima Trinità per risostituirla col Monoteismo ebraico, negando la Nuova Alleanza fissata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, riducendo la S. Messa alla pietosa caricatura di un Seder pasquale ebraico, buono per chi non ha mai incontrato Cristo, buono per chi non avendo saputo riconoscere il Messia che passava, ancora lo sta aspettando…Questo è pazzesco, blasfemo, inaccettabile.
E pazzesco, blasfemo, inaccettabile e profondamente scandaloso è che la Gerarchia ecclesiastica appoggi questo folle programma, fingendo nulla o peggio lodando l’operato di questo errante incallito, definendo la sua mostruosa creatura “un dono di Dio alla sua Chiesa”.

chisolm ha detto...

"Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri ed a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza" (1 Tm. 4,1 seg.)

Harnack parlò dell’ellenizzazione del cristianesimo in termini critici, disconoscendo l’apporto della filosofia greca alla formulazione del dogma. In qualche modo, fu precursore della demitizzazione di Bultmann e della transmitizzazione di Tillich, fino alla formulazione del “cristianesimo non religioso” dei teologi della morte di Dio.

Qui, sembra attuarsi un fenomeno analogo: quello della “giudeizzazione del cristianesimo”. Attenzione: se l’ellenizzazione del cristianesimo fu strumento culturale, “logico” in quanto il logos umano cercò di trovare i concetti giusti per parlare del Logos divino, il rischio della giudeizzazione si pone come rischio “ontologico”, va cioè a toccare l’essenza e la natura del cristianesimo stesso.
Se le radici del cristianesimo affondano nella terra d’Israele, e questo nessuno lo nega, è pur vero che l’albero da duemila anni tende verso il cielo, si innalza dal suolo comune per orientare là dove la radice è scaturita e portare verso l’alto ciò che nasce dal basso.
L’opera di una giudeizzazione, insomma, tende a potare l’albero della sua rigogliosa tensione secolare, dei suoi rami tradizionali e delle sue fronde liturgiche. E questo per abbassare nuovamente l’albero fino alla radice.
Probabilmente si vuole un cristianesimo “bonsai”, piccola pianta d’arredamento.
Per questo, Paolo dà indicazioni “pastorali” a Timoteo destinato ad esser pastore a sua volta.
Per questo, i pastori, ogni tanto, non dico sempre, potrebbero rileggersi questo piccolo vademecum pastorale paolino…

Chisolm

mic ha detto...

L’opera di una giudeizzazione, insomma, tende a potare l’albero della sua rigogliosa tensione secolare, dei suoi rami tradizionali e delle sue fronde liturgiche. E questo per abbassare nuovamente l’albero fino alla radice.
Probabilmente si vuole un cristianesimo “bonsai”, piccola pianta d’arredamento.
Per questo, Paolo dà indicazioni “pastorali” a Timoteo destinato ad esser pastore a sua volta.
Per questo, i pastori, ogni tanto, non dico sempre, potrebbero rileggersi questo piccolo vademecum pastorale paolino
...

esattamente quello che stiamo vivendo nella Chiesa, Chisolm!

Se fosse un tornare alla radice per dare nuova linfa al tronco proiettato verso l'alto, non sarebbe un male; ma quel che sta avvenendo è un ritorno alla radice che banalizza ed sfigura Colui che ha reso possibile il ritorno al Padre, Cristo Gesù Signore nostro e, corrispondentemente, banalizza e sfigura il volto della Chiesa che è il Suo Corpo Mistico e visibile.

In una Chiesa che, prostrata davanti alle lobby ebraiche, tuona che non si può essere sacerdoti cattolici senza riconoscere la "nuova religione dell'olocausto", dimenticando che la shoah non è una verità di fede, ma un dolorissimo riprovevole deprecabile quanto si voglia, FATTO STORICO e riconoscerlo o negarlo può qualificare una persona (sacerdote o laico che sia) come insensibile o male informata, ma non ha alcun riflesso ontologico e non può comunque intaccare in alcun modo l'appartenenza alla Chiesa!!!!!

E non mi piace affatto il clima di SUDDITANZA PSICOLOGICA che si è instaurato tra Chiesa ed ebraismo, perché con i nostri fratelli maggiori abbiamo in comune l'Antico Testamento e le Radici, ma il nostro albero si è sviluppato in un altro orizzonte: il mondo della Risurrezione, che ci è stato aperto dalla Incarnazione del Verbo, Nato, Morto, Risorto e Asceso al cielo per noi: per coloro che credono in Lui e lo accolgono e, quindi, come dice Giovanni (Prologo) "non per volere di uomo né da carne e sangue, ma da Dio sono stati generati"

Quello che non riesco a mandar giù è perché la Chiesa debba sorbirsi tutte le loro contumelie e fornire spesso dichiarazioni di adeguamento, che sanno troppo di SOTTOMISSIONE (questa è la sensazione che ne ho io forse, spero, sbagliando) quando se qualcuno di noi si azzardasse ad un minimo di critica ad una delle loro autorità rabbiniche, solleverebbe tuoni e fulmini di lesa maestà!!!!

gianluca cruccas ha detto...

Kiko è intrinsecamente malvagio...


Kiko Arguello nel suo farneticare le sue eresie dimentica ciò che ha scritto San Pietro:
[1]Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina. [2]Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la via della verità sarà coperta di impropèri. [3]Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna è già da tempo all'opera e la loro rovina è in agguato. (Pietro2, capitolo 2 ) Quindi se questi personaggi non si ravvedranno, riparando con la penitenza, che loro rigettano con orrore, tutti i misfatti fatti in quarant‟anni, i loro templi “spelonca” gli rovineranno sulle teste. E quando il 24 Aprile 2008 si è presentato al PONTIFICIO ISTITUTO GIOVANNI PAOLO II PER STUDI SU MATRIMONIO E FAMIGLIA - Pontificia Università Lateranense per tenere una conferenza su “ la comunità familiare al servizio dell‟evangelizzazione”, ha forse reso conto di tutte le famiglie che ha rovinato? Ma che cosa avrà da dirci un eretico di tale portata sulla famiglia? Che cosa avrà da dirci un personaggio che si è fatto una chiesa parallela, (che gli è stato permesso di creare) in opposizione a quella Cattolica sulla nuova evangelizzazione? E ci chiediamo, ma tutte le persone che sanno di questi misfatti, sia Consacrati che laici, come possono sedersi allo stesso tavolo con Kiko e ascoltare le sue menzogne? Vergogna. E che cosa ne sarà di tutte le persone che in buona fede militano dentro questo movimento, plagiate, e sottomesse all‟obbedienza più cieca dalla guida di catechisti eretici? Io stesso (Gianluca), discutendo con un loro super catechista (con 11 figli) della loro dottrina sull‟Eucaristia, dopo un primo momento della solita incapacità che hanno di riconoscere la verità, mi son sentito confessare: “prega per me, mi sento un fallito”. Questo per far capire che le famiglie creatisi nel Cammino Neocatecumenale (soprattutto quelle in intineranza e quelle molto numerose), giacciono in uno stato spirituale che è prigioniero della dottrina e della personalità di Kiko Arguello, e soprattutto il giorno che prenderanno coscienza della verità sul Cammino Neocatecumenale e sul loro fondatore, se volessero tornare nella vera realtà della vita si ritroverebbero con una moltitudine di figli da sfamare e da mantenere in tutto e per tutto, “cosa materialmente impossibile con uno stipendio solo” e con uno stato spirituale veramente da “falliti”; ...

gianluca cruccas ha detto...

CONTINUA...

Traendo così l‟amarissima conclusione che non possono abbandonare il movimento per problemi di sopravvivenza. Quello che ci chiediamo sul problema delle famiglie intineranti è soprattutto chi faccia il discernimento per capire, innanzitutto se veramente Dio le chiama a questa missione (e con vera paternità e maternità responsabile), e poi come sia possibile fidarsi delle rassicurazioni di Kiko Arguello su tale discernimento. A questo particolare eretico non gli importa nulla delle famiglie, a lui importa solo di far fare tanti figli, non per uno spirito di apertura alla vita come predica, ma per crearsi il suo popolo e - non ci stancheremo mai di dirlo - gli è stato permesso. E considerando la sua particolare attitudine a mentire, quando appare in televisione e sui palchi, come ultimamente ha fatto per le giornate della famiglia, è con certezza un vano tentativo da parte sua di dimostrare che lui è Cattolico. Ci permettiamo di parlare in questo modo, non per sentito dire, ma perché siamo testimoni oculari, prima di tutto su noi stessi per aver fatto parte di questa setta, secondo perché quello che Kiko predica è già stato bollato al fuoco della Verità a partire dal Concilio di Trento sino al Concilio Vaticano I. E quando Kiko descrive, nelle sue catechesi aberranti, lo stato dell‟uomo con queste parole: “Non serve a nulla dire alla gente che si deve amare. Nessuno può amare l‟altro … chi può perdere la vita per il nemico … E‟ assurdo. “E chi ha colpa di questo? Nessuno. Per questo non servono i discorsi. Non serve dire sacrificatevi, vogliatevi bene, amatevi. E se qualcuno ci prova si convertirà nel più gran fariseo, perché farà tutto per la sua perfezione personale” (OR, p. 136). “Uno guarda se stesso e si rende conto di essere un comodo cui costa perfino andare in chiesa la domenica e che è triste di non essere capace di cambiare. Al massimo cercherà di fare qualcosina per guadagnarsi il cielo nell‟altra vita con qualche opera buona. Non può fare di più perché è profondamente tarato. E‟ carnale. Non può fare a meno di rubare, di litigare, d‟essere geloso, di invidiare, ecc. Non può fare altrimenti e non ne ha colpa” (OR, p. 138).

“Lo Spirito che Gesù invierà non è affatto uno Spirito di buone opere e di fedeltà al Cristo morto” (Or, p.151). “L‟uomo che pecca vive nella morte. Ma non perché lui sia cattivo, perché vuol fare del male. Perché questo è religiosità naturale, che crede che la vita è una prova, che tu puoi peccare oppure no. No, no, l‟uomo pecca perché non può fare altro, perché è schiavo del peccato” (1°SCR, p. 93). “Quando un uomo è stato gestato passo a passo e gli è stato dato lo Spirito Santo… peccare…, odiare…, assassinare, è difficilissimo. Dice la teologia antica che per poter fare questo bisognava commettere prima molti peccati, perché se realmente dentro di te c‟è lo Spirito di Dio, come potrai desiderare di fare del male, peccare?… Per questo dice: che nessuno si inganni: quello che pecca è il demonio. Quindi, se qualcuno pecca è perché il demonio è in lui” (SH, p. 14). In realtà descrive se stesso, gettando nelle ortiche il Battesimo che lui ha ricevuto da piccolo e quello che è più grave è che, da traviato come è, gli è stato permesso di diventare anche traviatore di una moltitudine di gente, propinando a tutti che lui come grande profeta ci farà riscoprire il Sacramento del Battesimo, in obbedienza, secondo lui, al Concilio Vaticano II, e a nome del Papa, come sempre dichiara ...

GIANLUCA CRUCCAS

mic ha detto...

un discorso a parte merita la famosa "Alleanza mai revocata", motivata con la ragione che Dio non revoca mai le sue promesse, secondo quanto ripreso e ricordato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, a proposito del Popolo ebraico.

Una affermazione del genere non è sbagliata in sé, ma è incompleta e ambigua, perché può portare a ritenere - come di fatto avviene - che possano continuare a sussistere due Alleanze... ma, se è vero che Dio non revoca mai le Sue Promesse, l'Alleanza implica una fedeltà ed una risposta che qualifica in linguaggio biblico "Adultero" il popolo che non la rispetta...

e se è vero anche che il Padre ha instaurato in Cristo la "Nuova ed eterna Alleanza", chi rifiuta Cristo rifiuta l'Alleanza... libero di farlo e di continuare a ritenersi l'"eletto"... ma è QUESTA la realtà della quale, pur con tutto il rispetto di chi non la condivide, non possiamo non essere consapevoli.

Sicuramente pioveranno critiche che sono per la "teologia della sostituzione", che non ho inventato io, ma che vedo nella realtà delle cose e che, oggi come oggi, se implica un anti-giudaismo a livello religioso - in cui il prefisso 'anti' è riferito ai significati e ai valori che vengono dati ad opposte verità di fede senza intaccare il rispetto per chi le professa - non coincide con l'antisemitismo che è la demonizzazione irrazionale del popolo ebraico, sempre deprecabile e certamente non inscritta nel DNA AUTENTICO del Cristianesimo, quando il Signore sulla Croce è stato il primo a dire: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno"... resta l'incognita se il Gran Sacerdote e il Sinedrio sapessero quel che stavano facendo, ma questo riguarda la loro responsabilità davanti a Dio: Lui solo è il loro giudice, non la Chiesa e quindi nemmeno noi...

Del resto ci può stupire il fatto che recentemente in America dei non meglio identificati "episcopaliani" abbiano fatto condannare il Vangelo come documento "anti-giudaico"?

il che può essere vero in senso di pratica religiosa - che genera distinzione, differenza di fede vissuta - ma non ha nulla a vedere con l'antisemitismo che coinvolge concetti di razza, caratteristiche biologiche et similia, che sono un'altra cosa...

Emma ha detto...

Amici miei, di ritorno da Venezia dove ho passato qualche giorno, il mio sguardo sullo stato della Chiesa non si è di certo rasserenato, direi purtroppo che si è oscurato ancor di più.
In una delle più belle chiese, un vero museo di Tintoretto, son stata colpita dall`assenza dell` altare contro il muro, quella che era una stupenda pala d`altare di Tintoretto è ora una tela contro un muro vuoto.
Ho chiesto al sacerdote (niente indicava che lo fosse....) che si trovava in quel momento nella chiesa se l`altare era stato rimosso, la risposta è arrivata con la rapidità di un fulmine: Sì, certo, davanti al mio stupore, mi ha detto che non aveva nessun valore artistico e ha cominciato a parlarmi della primavera della Chiesa e dell`eccitazione che il CV II aveva provocatoe che aveva vissuto, la delusione di non essere andati abbastanza lontano, dell`importanza dell`assemblea, insomma il più puro spirito post-conciliare.
Mah, adesso prendo il tempo di leggere tutti i post e commenti, ho molto ritardo da ricuperare.

Cinzia ha detto...

"Kiko è intrinsecamente malvagio".

E' terribile, ma sono convinta dell'autenticità di questa affermazione. Il giorno in cui io vidi per la prima volta kiko, stava dando perentoriamente ordini ai pittori, che dovevano dipingere le sue opere, con un tono da vero generale. Forse è convinto che il popolo di Dio deve essere trattato come un'armata, con durezza e senza misericordia. Poi però si contraddice quando parla di Dio, il quale per la Sua infinita misericorda ha cancellato persino l'inferno. Questo...però la dice lunga..., solo qualc'uno vuol far credere che l'inferno non esiste.

Emma ha detto...


INTRODUZIONE 
 ALLA



AMANTISSIMI REDEMPTORIS

LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ Pio PP. IX


http://www.maranatha.it/catesti/02apage.htm

gianluca cruccas ha detto...

Inoltre non dimentichiamo che il Papa ha approvato solo ed esclusivamente ciò che è contenuto negli Statuti. Tutto il resto - catechesi, "passaggi", liturgia, ecc. ecc. - era e resta nell'ombra. Quindi è non solo legittimo, ma anche doveroso, criticarlo, quando vi si scorgono impressionanti discrepanze rispetto alla sana dottrina.

E' proprio questo il gravissimo problema della setta eretica del Cammino Neocatecumenale, da parte del Vaticano, dal più alto al piu' piccolo, è stata data una approvazione a degli statuti che rimandano continuamente, gli articoli ivi contenuti, alle eretice catechesi del CN.
E' come se ad una persona gli venga data la facolta' di guidare liberamente senza che questa abbia dato prova, in maniera certificata con la patente, di poter guidare in maniera legittima.

E' non contenti di questo il 10 Gennaio 2009 la farsa si è compiuta in maniera definitiva con la festicciola del Cammino davanti al Papa, (che ha pronunciato un discorso sconcertante, per chi conosce le malefatte del CN), e il conseguende mandato del Vaticano, in primis dal Papa per la cosidetta nuova evangelizzazione.

Per quanto riguarda i crimini commessi da questa diabolica setta eretica approvata dal Vaticano nei confronti del Santissimo Sacramento, basta rileggere attentamente l'abberrante articolo 13 che di fatto annulla la lettera dello stesso Pontefice inviata agli eretici del CN da parte del cardinale Arinze.
Per chi non credesse a questa affermazione basta andare sul ridicolo sito della setta CN per vedere come loro ancora celebrano la loro blasfema celebrazione, adirittura davantoi al prefetto del culto Divino.

Per quanto mi riguarda il problema maggiore non e' solo il diabolico Kiko Arguello con la sua combriccola, ma di fatto il problema più grande e l'operato del Vaticano del dopo concilio Vaticano II.

Recentemente il Papa ha detto:
Tradisce il Concilio chi lo esalta come punto di rottura con la Tradizione della Chiesa.

Ebbene io personalmente sono uno che tradisce il cosidetto Concilio, che altro non e' stato che la apparente vittoria dei nemici di Gesu' Cristo, che hanno comandato e avvallato delle dottrine e delle pratiche religiose che di fatto anno creato una nuova chiesa, che accetta di tutto e di più, in nome della cosidetta misericordia di Dio, propinata da loro, scordando che ci sta' anche la giustizia di Dio, che rimettera' apposto codesto periodo storico della chiesa Cattolica attraverso una grande tribolazione.

Cruccas Gianluca

gianluca cruccas ha detto...

http://blog.messainlatino.it/

Il Vescovo emerito di Cahors, Mons. Maurice Gaidon, raggiunta l’età della pensione e con quella, forse, la libertà di manifestare le proprie opinioni, ha pubblicato nei mesi scorsi un libro che ha disturbato non pochi suoi colleghi transalpini: Un évêque français entre crise et renouveau de l’Église, Ed. de l’Emmanuel, 2008 (Un vescovo francese tra crisi e rinnovamento della Chiesa).


Ecco, tratte dal suo libro e da noi fedelmente tradotte, le frasi che più hanno fatto discutere, poiché sono un pubblico riconoscimento di quel che è sotto gli occhi di tutti ma che la "linea ufficiale" del perbenismo episcopale vieta di pronunciare, a maggior ragione a qualcuno che provenga da quei ranghi. Le prendiamo dalla seconda parte del libro, che ha tre capitoli dai titoli ben eloquenti: Una traversata del deserto, Noi siamo dei codardi, Una Chiesa paralizzata?


*****


"Da dove viene questa impressione di strano torpore che percepisco al contatto con le nostre comunità disorientate, de nostri preti disincantati, dei miei fratelli vescovi dal silenzio pavido nelle nostre assemblee?"

"Io penso che il nostro linguaggio manchi di vigore e che il soffio profetico è troppo assente dai nostri testi sapientemente misurati e degni di risoluzioni votati alla fine di ‘meeting radical-socialisti’ [..] Un testo si diluisce quando è rivisto e corretto in un’assemblea di un centinaio di membri, alcuni dei quali non parlano mai mentre altri prendono la parola senza complessi. In un’assemblea in parte infiltrata da "grosse mitre" che preparano attentamente certe elezioni e si spartiscono i "posti chiave" dell’episcopato [..] Noi non amiamo uscire da un tono conciliante e cerchiamo prima di tutto il conforto di un consenso molle nei campi più sensibili, come lo sono i problemi di marale coniugale e le questioni di bioetica. Avevo già trovato queste esitazioni al momento della legge sull’aborto e constatato che non eravamo pronti a incrociare la spada con i politici. Risento la stessa impressione quando il governo si prepara a aprire i dibattiti sui contratti di unione tra due persone dello stesso sesso. Da dove viene questa paura allorché noi non esitiamo a far sentire la nostra voce in altri problemi sociali?"

"E alcuni di noi non la finiscono di tessere le lodi a questo regime degno di elogi... il che è un colmo. Non abbiamo a lodare un regime che tratta la Chiesa con tanta disinvoltura e non perde un’occasione di sollevare ostacoli alla diffusione del messaggio cristiano. Non dobbiamo incensare un potere politico il cui liberalismo morale contribuisce a degradare il clima della nostra società [..] Non dobbiamo passare la spugna troppo velocemente sulle scelte legislative che hanno portato alla banalizzazione dell’aborto [...] Pagheremo caro e a lungo queste decisioni alle quali abbiamo opposto una resistenza davvero mediocre e un discorso senza spigoli vivi e accenti vigorosi"


"Ho vissuto male "la riforma liturgica" imposta nel giro di una domenica e con un autoritarismo clericale insopportabile. [..] Ho l’impressione di aver vissuto questi anni come una lenta deriva, spinti dalle mode e dai linguaggi stabiliti nel nostro universo clericale e di ritrovarmi, all’ora della mia ultima tappa, in un doloroso smarrimento, invaso dal sentimento di aver subito passivamente le prese di posizione e le decisioni dei miei fratelli nell’episcopato e di aver seguito con loro la china dei compromessi anziché usare un linguaggio ruvido e profetico dei testimoni e degli annunziatori di una Parola che è ‘una spada’".

GIANLUCA CRUCCAS

Emma ha detto...

Letto su Zenit, conoscete questo sistema?

IL VATICANO APPROVA LE CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE

Il decreto pontificio verrà diffuso ufficialmente il 29 maggio


http://www.zenit.org/article-18433?l=italian

mic ha detto...

..di aver seguito con loro la china dei compromessi anziché usare un linguaggio ruvido e profetico dei testimoni e degli annunziatori di una Parola che è ‘una spada’".

sono in diversi i sacerdoti che stanno "aprendo gli occhi" e divengono consapevoli; ma sono considerati voci fuori dal coro e messi a tacere e nell'impossibilità di esercitare il loro ministero

bruciante il recente esempio di Padre Benedetto, che celebrava ogni giorno la messa Tridentina a S. Antonio a Via Merulana, oggetto di vessazioni da parte di tutta la comunità fin dall'inizio. Ora che sono riusciti a mandarlo via, non è passato un giorno e hanno smantellato i "vecchi candelabri" ancora presenti nell'altare del S. Cuore da cui celebrava... e la S. Messa Tridentina a S. Antonio non c'è più, ma rtestano le cocenti ferite di p. Benedetto e delle persone che ne seguivano la celebrazione, tra le quali un ragazzo non vedente

mic ha detto...

Letto su Zenit, conoscete questo sistema?

ho letto, Emma, non lo conoscevo. Ma questo dimostra che il "metodo" NC non ha il monopolio e il Signore sta suscitando altre iniziative... il problema sono i loro appoggi potenti e non è cosa da poco...

Emma ha detto...

Scrive Gianluca:

"
E' come se ad una persona gli venga data la facolta' di guidare liberamente senza che questa abbia dato prova, in maniera certificata con la patente, di poter guidare in maniera legittima."

Ancor peggio perchè si pretende che quel veicolo è un` ambulanza con un dottore e vari infermieri all`interno capaci di portare soccorso ai feriti della vita!

Quell`ambulanza porta i feriti in un ospedale privato, dove saranno "curati" con metodi che daranno loro l`impressione in un primo tempo, e forse, anche a lungo di stare meglio, per poi rendersi conto di aver perso la capacità di camminare con le proprie gambe, di pensare con la propria testa, di non potere fare a meno di quel dottore dei suoi infermieri e della loro "medicina", di aver perso contatto con l`intimità della propria coscienza.
Quando se ne rendono conto, realizzano anche quanto è difficile uscire da quell`"ospedale", quando finalmente sono fuori si ritrovano spesso più soli di prima, più feriti di prima, spesso abbandonano la ricerca del Grande Guaritore e della Sua medicina, spesso si allontanano da Colui che solo potrebbe portare loro soccorso, spesso se ne allontanano definitivamente perchè era in nome Suo che in quell`ospedale pretendevano curarlo!

gianluca cruccas ha detto...

Il grande pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira [nella foto], nel suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, spiega bene che il cattolico è e deve essere tradizionalista. Riproduciamo qui il capitolo 3 della 2° parte del libro.

Plinio Corrêa de Oliveira
Rivoluzione e Contro-Rivoluzione - Capitolo 3
La Contro-Rivoluzione e la smania di novità



La tendenza di tanti nostri contemporanei, figli della Rivoluzione, ad amare senza restrizioni il presente, adorare il futuro, e votare incondizionatamente il passato al disprezzo e all'odio, suscita verso la Contro-Rivoluzione un insieme di incomprensioni che è necessario far cessare. Soprattutto, sembra a molti che il carattere tradizionalista e conservatore di quest'ultima ne faccia una nemica naturale del progresso umano.


1.La Contro-Rivoluzione è tradizionalista


A. Ragione
La Contro-Rivoluzione, come abbiamo visto, è uno sforzo che si sviluppa in funzione di una Rivoluzione. Questa si rivolta costantemente contro tutta una eredità di istituzioni, di dottrine, di costumi, di modi di vedere, sentire e pensare cristiani che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, e che ancora non sono totalmente estinti. La Contro-Rivoluzione difende, dunque, le tradizioni cristiane.



B. Il lucignolo che ancora fumiga
La Rivoluzione attacca la civiltà cristiana più o meno come un certo albero della foresta brasiliana, il fico selvatico (urostigma olearia), che, crescendo sul tronco di un altro, lo avviluppa completamente e lo uccide. La Rivoluzione, nelle sue correnti "moderate" e di velocità lenta, ha circondato la civiltà cristiana per avvolgerla da ogni parte e ucciderla. Siamo in un periodo in cui questo strano fenomeno di distruzione non è ancora giunto al suo termine. Siamo, cioè, in una situazione ibrida, in cui quelli che potremmo quasi chiamare resti mortali della civiltà cristiana, aggiunti al profumo e all'azione remota di molte tradizioni estinte soltanto di recente, ma che conservano ancora una certa vitalità nella memoria degli uomini, coesistono con numerose istituzioni e costumi rivoluzionari.
Di fronte a questa lotta tra una splendida tradizione cristiana in cui ancora palpita la vita, e un'azione rivoluzionaria ispirata da quella smania di novità a cui si riferiva Leone XIII nelle parole iniziali dell'enciclica Rerum novarum, è naturale che il vero contro-rivoluzionario sia il difensore nato del tesoro delle buone tradizioni, perché esse sono i valori del passato cristiano ancora esistenti e che si tratta precisamente di salvare. In questo senso, il contro-rivoluzionario agisce come Nostro Signore, che non è venuto a spegnere il lucignolo che ancora fumiga, né a spezzare la canna incrinata (1). Perciò egli deve cercare di salvare amorevolmente tutte queste tradizioni cristiane. Un'azione contro-rivoluzionaria è, essenzialmente, un'azione tradizionalista.

...

gianluca cruccas ha detto...

..CONTINUA..

C. Falso tradizionalismo
Lo spirito tradizionalista della Contro-Rivoluzione non ha nulla in comune con un tradizionalismo falso e gretto che conserva certi riti, stili o costumi soltanto per amore alle forme antiche e senza alcuna stima per la dottrina che li ha generati. Questo non è tradizionalismo sano e vivo, ma piuttosto archeologismo.

2. La Contro-Rivoluzione è conservatrice
La Contro-Rivoluzione è conservatrice? In un certo senso, sì, e profondamente. In un altro senso, no, pure profondamente.
Se, del presente, si tratta di conservare qualcosa che è buono e merita di vivere, la Contro-Rivoluzione è conservatrice.
Ma se si tratta di perpetuare la situazione ibrida in cui ci troviamo, di arrestare il processo rivoluzionario in questa tappa, restando immobili come delle statue di sale, ai margini del cammino della storia e del tempo, avvinghiati a quanto vi è di buono e a quanto vi è di cattivo nel nostro secolo, cercando così una coesistenza perpetua e armonica del bene e del male, la Contro-Rivoluzione non è né può essere conservatrice.

3. La Contro-Rivoluzione è condizione essenziale del vero progresso
La Contro-Rivoluzione è progressista? Sì, se il progresso è autentico. No, se è la marcia verso la realizzazione dell'utopia rivoluzionaria.
Nel suo aspetto materiale, il progresso vero consiste nella retta utilizzazione delle forze della natura, secondo la legge di Dio e al servizio dell'uomo. Perciò, la Contro-Rivoluzione non viene a patti con il tecnicismo ipertrofico di oggi, con l'adorazione delle novità, della velocità e delle macchine, né con la deplorevole tendenza a organizzare more mechanico la società umana. Questi sono eccessi che Pio XII ha condannato con profondità e precisione (2).
E il progresso materiale di un popolo non è l'elemento principale del progresso cristianamente inteso. Questo consiste, soprattutto, nel pieno sviluppo di tutte le sue potenze dell'anima, e nell'ascesa degli uomini verso la perfezione morale. Una concezione contro-rivoluzionaria del progresso pone l'accento, quindi, sulla preminenza dei suoi aspetti spirituali sugli aspetti materiali.
Di conseguenza, è proprio della Contro-Rivoluzione promuovere, fra gli individui e le moltitudini, un apprezzamento per tutto quanto riguarda la vera religione, la vera filosofia, la vera arte e la vera letteratura, molto superiore a quello riservato al bene del corpo e allo sfruttamento della materia.
Infine, per definire la differenza tra il concetto rivoluzionario e quello contro-rivoluzionario di progresso, è necessario notare che quest'ultimo tiene conto del fatto che questo mondo sarà sempre una valle di lacrime e un luogo di passaggio verso il cielo, mentre per il primo il progresso deve fare della terra un paradiso, nel quale l'uomo viva felice, senza pensare all'eternità.
Dalla nozione stessa di retto progresso, si può vedere che questo è l'opposto del processo della Rivoluzione.
La Contro-Rivoluzione è dunque condizione essenziale perché sia protetto lo sviluppo normale del vero progresso, e sconfitta l'utopia rivoluzionaria, che del progresso ha soltanto le ingannevoli apparenze.

(1) Cfr. Mt. 12, 20.
(2) Cfr. Pio XII, Radiomessaggio natalizio ai fedeli e ai popoli del mondo intero, del 22-12-1957, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIX, p. 670.

GIANLUCA CRUCCAS

mic ha detto...

La Contro-Rivoluzione è dunque condizione essenziale perché sia protetto lo sviluppo normale del vero progresso, e sconfitta l'utopia rivoluzionaria, che del progresso ha soltanto le ingannevoli apparenze.

in genere la parola "rivoluzione" anche nella sua accezione contro- non mi si attaglia e diffido di chi la usa perché ho il timore che faccia del cristianesimo una religione civile anziché la Fede un una Persona, Gesù nostro Signore che è venuto sì, a portare la spada per separare il bene dal male, e ci ha donato sé stesso come strumento ineliminabile per riuscirci... ma la vera rivoluzione portata da Gesù è nell'ordine spirituale ("il mio Regno non è di questo mondo")... certo poi nell'ordine naturale la redenzione operata in noi viene portata a tutto quello che 'tocchiamo' e 'operiamo'

Insomma, per farla breve, questo Plinio de Oliveira parla molto bene, ma non sono così sicuro che sia tra i buoni maestri e
vorrei anche sapere bene cosa intende per "vero progresso"

mic ha detto...

Lo spirito tradizionalista della Contro-Rivoluzione non ha nulla in comune con un tradizionalismo falso e gretto che conserva certi riti, stili o costumi soltanto per amore alle forme antiche e senza alcuna stima per la dottrina che li ha generati. Questo non è tradizionalismo sano e vivo, ma piuttosto archeologismo.

questo ovviamente lo condivido!

mic ha detto...

..Un dato di fatto che emerge negli ultimi mesi e il consolidamento dell’influenza del Sostituto della Segreteria di Stato Fernando Filoni sul governo di tutta la Curia romana.

dal blog di Tornielli.

Non è una buona notizia, né per la Chiesa né per il Papa - ora che la Segreteria di Stato è l'organo più potente della Curia e di fatto 'filtra' quello che deve o non deve 'passare' al Papa - lo è certamente per Kiko, nelle cui fila Filoni è arruolato...

gianluca cruccas ha detto...

Adesso si puo' comprendere che fine hanno fatto tutte le testimonianze che sono arrivate al Vaticano, sono finite nelle mani di questi personaggi che sembra comandino più del Papa...

daltronde questo e' uno dei cosidetti buoni frutti del Concilio Vaticano II...

Tutto cio' prima dicodesto Concilio non sarebbe avvenuto, gli stessi NC che sono palesemente eretici e contro la vera Chiesa di Gesu' Cristo, sarebbero durati 10 minuti, per poi essere buttati fuori della Chiesa...

Gianluca cruccas

gianluca cruccas ha detto...

Com’è difficile governare la curia della Santa Sede. E fuori pressano le lobby

mag 30, 2009 il Riformista

Paolo Rodari

I due accorati appelli di ieri, del cardinale Angelo Bagnasco in chiusura dell’assemblea della Cei e di Benedetto XVI parlando con il nuovo ambasciatore del Sudafrica George Johannes, hanno una matrice comune.
Entrambi, infatti, rispondono a polemiche scatenatesi contro la Chiesa per il contenuto del messaggio che porta.
Il Papa è tornato sul caso «preservativi» sollevatosi dopo le sue parole pronunciate partendo per l’Africa per ribadire che la sua convinzione, a dispetto delle reazioni delle cancellerie di mezza Europa, è sempre la medesima: l’aids si combatte con «fedeltà dentro al matrimonio e astinenza all’esterno».
Bagnasco ha ricordato, probabilmente riferendosi anche al «caso preservativi», come contro il Magistero della Chiesa e contro il Papa vi siano «lobby economiche-finanziarie» che agiscono a livello internazionale: la Chiesa è osteggiata.
Di per sé è vero: gli ultimi mesi di questo pontificato sono stati costellati di polemiche probabilmente mosse ad arte da non si sa bene chi.
Il caso lefebvriani, i rapporti con gli ebrei intorno alla possibile beatificazione di Pio XII e alle dichiarazione sulla Shoah del vescovo negazionista Richard Williamson, la polemica sui preservativi, le critiche per quello che il Papa ha detto o avrebbe dovuto dire una volta atterrato in Israele e Giordania, sono tutte ferite le cui cicatrici ancora faticano a rimarginarsi. Soprattutto la questione della revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani è un qualcosa sì di superato ma che ancora brucia.
Infatti, quattro mesi dopo le furenti polemiche - la cosa scoppiò a fine gennaio -, gli effetti di quanto accaduto hanno reso coloro che governano la curia romana più accorti ma nulla, occorre dirlo, è avvenuto a livello di gestione del potere.
Ovvero, nessuna di quelle nomine che una crisi mediatica e governativa di quelle dimensioni avrebbe potuto portare è stata messa in campo. In parte lo si capisce: i tempi della Chiesa non sono quelli del mondo. La Chiesa assimila e mette in campo progetti nuovi con tempi lunghi.

...

gianluca cruccas ha detto...

Continua...

Anzitutto poco o nulla è avvenuto a livello di comunicazione. Non è cambiato il pur bravo e competente portavoce vaticano padre Federico Lombardi. L’affaire Williamson evidenziò colpe non sue ma, insieme, mise in luce come difficilmente un direttore della sala stampa della Santa Sede potesse continuare ad avere assieme anche gli incarichi di direttore del Centro Televisivo Vaticano, della Radio Vaticana e di assistente del preposito generale dei gesuiti.
E cambiamenti non sono di fatto pervenuti a livello di governo. Anzi sembra quasi che la Santa Sede s’impegni a lasciare i propri uomini dove stanno anche quando le scadenze per la pensione sono belle che superate. Sono solo esempi ma da tempo si parla, senza che mai accada nulla, della promozione del capo dell’ufficio del personale della segreteria di Stato, monsignor Carlo Maria Viganò, in una qualche nunziatura: ma difficilmente lo stesso Viganò sembra disposto a lasciare la curia romana. Si parla della promozione di monsignor Paolo Sardi - collabora alla stesura dei testi del Papa - verso il posto, vacante dalla morte di Pio Laghi, di patrono dell’ordine di Malta. Il segretario dei vescovi Francesco Monterisi sono mesi che dovrebbe prendere il posto dell’arciprete di San Paolo Fuori le Mura il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. Al suo posto rimane monsignor Agostino Marchetto, segretario dei Migranti e Itineranti, nonostante svariate diocesi italiane siano pronte a riceverlo con tutti gli onori del caso. E, ancora, il cardinale Renato Raffaele Martino: presidente di Iustitia et Pax pare si sia individuato nell’attuale segretario dell’Evangelizzazione dei Popoli, l’africano Robert Sarah, un degno sostituto. Eppure, prima del cambio, si è deciso che debba uscire l’enciclica sociale di Benedetto XVI - Martino vi ha collaborato - il cui testo è finalmente terminato e sta passando attraverso il lento e difficile parto delle traduzioni.
Il problema sembra comunque essere a monte. Occorre tornare indietro negli anni, al pontificato di Paolo VI. Fu lui, sostituto nella segreteria di Stato ai tempi di Pio XII, a modificare quella che allora era un’aristocrazia democratica (tutti i prefetti e i segretari delle Congregazioni vaticane vedevano più volte il Papa e la segretaria dello stesso Papa, suor Pasqualina, contribuiva nell’incentivare i rapporti tra Pacelli e i vari monsignori) in una monarchia di fatto. Da Paolo VI in poi, infatti, è la segreteria di Stato a gestire ogni richiesta dal basso vuole essere esposta al Papa.
È la segreteria di Stato a decidere, dunque, quali questioni siano degne d’essere comunicate al Pontefice e quali no. È la segreteria di Stato a bloccare riforme della curia e cambiamenti in posti di potere importanti.
Una centralizzazione di potere che blocca l’effettivo esercizio del potere a discapito, in fondo, dello stesso Pontefice.

Gianluca Cruccas

mic ha detto...

Il problema sembra comunque essere a monte. Occorre tornare indietro negli anni, al pontificato di Paolo VI. Fu lui, sostituto nella segreteria di Stato ai tempi di Pio XII, a modificare quella che allora era un’aristocrazia democratica (tutti i prefetti e i segretari delle Congregazioni vaticane vedevano più volte il Papa e la segretaria dello stesso Papa, suor Pasqualina, contribuiva nell’incentivare i rapporti tra Pacelli e i vari monsignori) in una monarchia di fatto. Da Paolo VI in poi, infatti, è la segreteria di Stato a gestire ogni richiesta dal basso vuole essere esposta al Papa.
È la segreteria di Stato a decidere, dunque, quali questioni siano degne d’essere comunicate al Pontefice e quali no. È la segreteria di Stato a bloccare riforme della curia e cambiamenti in posti di potere importanti.
Una centralizzazione di potere che blocca l’effettivo esercizio del potere a discapito, in fondo, dello stesso Pontefice
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volete un esempio? Ecco come è andata riguardo alla "festa" dopo l'anomala approvazione dello statuto

Stralcio dall'"Accoglienza alla Convivenza di Porto S. Giorgio Giorgio 25-28 settembre 2008"
Parla Kiko Arguello:... Mons. Filoni ci riceve mercoledì anche perché vuole un progetto per vedere come celebrare i 40 anni del Cammino in Roma... Mons. Filoni vuole che gli presentiamo un progetto. Abbiamo chiesto al Papa: lo possiamo celebrare in modo massivo (siamo tantissime comunità nel mondo), o lo facciamo in tono minore? E il Papa ci ha detto che le cose fatte bin modo piùumile con il tempo sono più efficaci. Come dire io preferirei una cosa più umile Ha celebrato da èoco i 40 anni Comunione e Liberazione in P.za S. pietro, 150.000 con il Papa. Lo hanno celebrato i Focolarini e anche la Comunità di S. Egidio. Hanno fatto dei Vescpri con il Papa, molto bello. Adesso tocca a noi! L'ideale sarebbe farlo nella Basilica di S. Pietro...

e così è stato: e abbiamo avuto il 10 gennaio... e il Papa ha 'mandato' una dozzina do "Comunità NC" in altrettante parrocchie a evangelizzare la periferia romana: qualcuno deve avergli pur detto che il Cammino si è messo in riga, altrimenti non sapremmo cosa pensare!

Un secondo esempio: traduzione dall'originale dal sito della Conferenza Episcopale giapponese"Nonostante la decisione del vescovo Osamu Mizobe e del consiglio pastorale della diocesi di Takamatsu di chiudere per il 30 giugno 2008 il seminario Redemptoris Mater a Higashi Kagawa (nella prefettura di Kagawa), decisione ratificata dal Vaticano a seguito di due visite a Roma del vescovo e dell'incontro personale che questi e altri tre arcivescovi giapponesi hanno avuto con papa Benedetto XVI il 25 aprile scorso, è giunto da Roma l'ordine di bloccare tutte le azioni contro tale seminario.

L'ordine di bloccare la chiusura è giunto in un messaggio all'arcivescovo Alberto Bottari De Castello, nunzio apostolico in Giappone, da parte del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, ed è stato passato al vescovo Mizobe il 31 maggio.

Quando è giunta la direttiva da Roma, la decisione della chiusura era già stata notificata al consiglio pastorale, al consiglio presbiterale e alla commissione diocesana per l'evangelizzazione della diocesi (che conta 5.070 fedeli). All'inizio di luglio ancora non si registrano sviluppi
."

Possibile che una decisione, presa dalla Conferenza Episcopale Giapponese e ratificata dal Papa, possa essere stata annullata con un colpo di spugna ad un soffio dalla sua concretizzazione ed a notifiche di rito già effettuate, da un diktat della Segreteria di Stato?