mercoledì 23 giugno 2010

Crisi della Chiesa: oscuramento del 'Verbum' e quindi dell''Imago' e dell'azione che proviene dalla conoscenza e dall'adesione del cuore

Apriamo con queste parole del nostro fraterno amico Francesco Colafemmina e vi aggiungiamo le nostre considerazioni:
"... Magari non li fermerete e non si faranno convincere dal vostro caritatevole zelo ma almeno avrete dato testimonianza! Perché Cristo oggi dobbiamo testimoniarlo non solo attraverso la fede in Lui, ma anche attraverso l'amore per le forme con cui la fede deve esprimersi. Se il contenitore è infatti deforme, conterrà anche una fede deforme, ne sarà espressione conseguente. Ecco dunque la necessità che noi semplici laici, senza una cattedra e senza galloni o mozzette, ci riappropriamo della bellezza, dell'ordine e dell'armonia delle nostre chiese. Alla fine, ne sono certo, anche se saremo sconfitti, il Signore ci sorreggerà e la nostra fede si riscoprirà più viva e meno assonnata. E forse anche combattendo capiremo il perché della crisi che la Chiesa attraversa oggi e delle ragioni per cui è diventato così complicato riuscire a incontrare il mistero e a gioire del bello e del vero nei nostri amati luoghi sacri."
_____________________________
Oscuramento del 'Verbum' e, quindi, dell'Imago'

Francesco indirizza il suo impegno soprattutto sull'arte sacra, che in questo nostro tempo sta dando segni di profonda decadenza, anzi di vera e propria eclissi del "Bello e del Vero". E non potrebbe essere diversamente dal momento che essa segue la sorte di tutte le espressioni dell'uomo in questa civiltà frammentata e nichilista, patria del liberismo selvaggio - che soffoca ogni Bellezza e armonia perché, tramontato col relativismo il principio di Verità - basa le relazioni umane sul principio dell'utilità o, ancor peggio, dell'utilitarismo. Diretta conseguenza del fatto che, se viene oscurato il 'Verbum', l''Imago', che è l'espressione visibile della Verità e della Bellezza, anh'essa viene eclissata. E questo, come abbiamo ripetutamente dimostrato, incide sui comportamenti e non resta senza conseguenze sulla la crescita (o sulla de-voluzione) spirituale delle persone e delle strutture che esse animano.

La VERA azione parte dalla conoscenza e non viceversa

Noi invece ci troviamo a lottare -direi meglio a difendere- mostrando e tenendo vive le ragioni della nostra fede cattolica sul versante della Dottrina, che è quello da cui poi scaturisce, nell'ambito ecclesiale, anche la pastorale e corrispondentemente, nella società (etica, politica, famiglia, impegno sociale), tutto il restante ventaglio dei comportamenti umani dalla stessa fecondati.

Abbiamo più volte affermato di come il nostro difendere la Dottrina non sia segno di giuridismo o tradizionalismo come sterile attaccamento al passato e segno di chiusura ad ogni novità; ma autentica e consapevole apertura al Signore che "fa nuove tutte le cose" e, quindi al rinnovamento ed al sempre ulteriore disvelamento -Nova et Vetera insieme- della Tradizione Apostolica, senza contaminazioni da parte di falsi profeti, cattivi maestri e suggestioni neo-protestanti figlie del neo-modernismo e relativo "falso archeologismo liturgico" che, col pretesto del ritorno al passato, rinnega una tradizione arrivata fino a noi da due millenni di generazioni di credenti.

Mi trovo a pensare sempre più spesso e con sempre maggiori elementi di riscontro, che cercheremo di approfondire ulteriormente in base ad esempi concreti, che il concilio vaticano II, col suo definirsi Pastorale e non Dogmatico, ha in realtà introdotto nuovi comportamenti nella prassi ecclesiale che hanno inciso sulla formazione di una fede avulsa dal dogma e quindi dalla Verità. Di fatto una realtà come il cammino NC, non avrebbe mai potuto trovar posto in una Chiesa senza le falle introdotte dallo "spirito conciliare". Tutto ciò, a quanto appare, ben attenti a non toccare uno iota della Verità, ma solo nelle parole -se pure con qualche eccezione rivelativa che non intacca il dogma in quanto mai proclamata solennemente- e con una prassi generalizzata non coerente e di segno opposto.

Infatti, se le parole e le proposizioni conciliari e post-conciliari (ad esclusione degli abusi resi possibili dall'introduzione del Novus Ordo Missae) sembrano nelle grandi linee non allontanarsi dalla Verità e dal Dogma che la garantisce e la custodice nel fluire dei secoli, in realtà se ne sono allontanate nei fatti, nella liturgia in primis, che è la fonte e il culmine della fede e che 'forgia' le anime e le coscienze e determinandone gli atteggiamenti interiori e i conseguenti comportamenti nei confronti di Dio, degli altri e delle cose. Occorrerà poi dire qualcosa di più, approfondendo il malinteso senso del dogma veicolato dagli spirito-del-concilio-dipendenti.

Dobbiamo constatare, quindi, che oggi siamo nello svolgersi di una rivoluzione copernicana, tanto più dannosa quanto ingannevole e subdolamente travestita da rinnovamento secondo i segni dei tempi, certamente auspicabile e necessario, ma che non può mai essere autentico rinnovamento se staccato dai fondamenti portanti e dalle Radici, cioè della Tradizione Perenne.

Questa rivoluzione, che sembra corrispondere ad una 'rifondazione' piuttosto che ad un semplice 'rinnovamento' e che coinvolge la Chiesa post-conciliare rischiandone la vera e propria mutazione genetica, ha le sue 'spinte' nel mondo, che la Chiesa ha smesso di giudicare per trasfigurarlo in Cristo e dal quale si è lasciata contaminare per effetto di un malinteso senso del dialogo: il dialogo ad ogni costo, il dialogo per se stesso non è che un nuovo idolo che allontana dalla Verità e, quindi, dalla propria identità che è quella del Figlio, Verbum et Imago Dei.

Per queste ragioni, si impone di ripristinare nell’insegnamento -e nella Liturgia- la forma più perfettamente caritatevole che ci sia offerta da Dio, ossia la forma dogmatica, adeguatamente divulgata secondo i linguaggi di oggi. Ricordiamo il motto di sant’Ignazio d’Antiochia: «La fede è il principio, la Verità il fine»; solo la Verità può portare all’unità che è il fine vero e ultimo dell’insegnamento, specie con la Chiesa pregressa, cioè con la Tradizione, con la memoria dell’essere, da quasi cinquant’anni in grave pericolo». Questa unità potrà ritrovarsi solo «col fuoco del dogma».
Maria Guarini

35 commenti:

mardunolbo ha detto...

Da Francesco Agnoli – Klaus Gamber, La liturgia Tradizionale, Fede & Cultura, Verona 2007, pp. 96, Euro 9,50


[Neretto, sottolineature, colori e qualche aggiunta per miglior comprensione,da Mario Dalbuono]

1
Dopo numerosi annunci, dopo varie dichiarazioni e smentite sulla stampa italiana, il 7 luglio 2007 è stato reso pubblico il motu proprio "Summorum pontificum cura" con cui Benedetto XVI ha liberalizzato la cosiddetta "Messa in latino", o "messa tridentina" o "messa di san Pio V".

I mass media nazionali e mondiali hanno dato grande risalto all'evento, senza però comprendere veramente il cuore e il senso di questa iniziativa del pontefice. Digiuni di qualsiasi conoscenza liturgica i più si sono soffermati solo sulla "reintroduzione del latino", riducendo la differenza tra il vecchio e il nuovo rito alla sola lingua.
Così si sono sprecate le dichiarazioni sulla Chiesa che non sa stare al passo coi tempi, che rimane sempre indietro, che non sa parlare alla gente di oggi, che va a rispolverare vecchie abitudini e linguaggi ormai incomprensibili. In realtà questo provvedimento con cui la messa latina torna ad avere piena cittadinanza nel mondo cattolico, ha un'importanza straordinaria, che va ben al di là di un semplice discorso linguistico. E che si può comprendere solo attraverso un breve esame storico e liturgico, che illustri le vere differenze tra i due riti e lo spirito che li anima.




Come prima brevissima considerazione si può solo dire che la messa latina attrae ancora molti fedeli per il suo potente senso del sacro: sacra e fascinosa, per la sua antichità e universalità, la lingua; sacri e spirituali, ben più delle canzonette con la chitarra o con i tamburi, i canti gregoriani, le polifonie e un immenso patrimonio di brani poetici accumulatisi nei secoli; solenni e maestosi i vecchi altari medievali, incorniciati dal ciborio, o gli altari barocchi, slanciati verso il cielo; densi di significato alcuni momenti della liturgia, contrassegnati dal silenzio, dal senso del mistero, da un profondo spirito di adorazione espresso anche fisicamente nella consuetudine di inginocchiarsi in più occasioni e soprattutto nel momento più importante, quello dell'incontro eucaristico con Gesù… Di tutto questo si è tornati a parlare subito dopo l'elezione di Benedetto XVI: si è tornati a discutere su quale sia il modo più giusto, o più bello, o più opportuno, di pregare, di rivolgersi a Dio. In molti infatti hanno rispolverato alcuni scritti passati, del Cardinal Ratzinger, e vi hanno trovato una quantità abbondante di riflessioni, di ricordi, di annotazioni a margine di abusi liturgici, di canto gregoriano e di fascinose tradizioni dimenticate.

L'autobiografia stessa di Benedetto XVI, "La mia vita", accenna alle liturgie naziste, con quegli alberi innalzati nelle piazze, come durante la Rivoluzione Francese, o come ai tempi dell'Irminsur, l'albero sacro ai Sassoni pagani; ma soprattutto ricorda la liturgia cattolica, che scandiva il tempo e il ritmo della sua vita di fanciullo: "un misterioso intreccio di testi e di azioni", "cresciuto nel corso dei secoli dalla Fede della Chiesa", che "portava in sé il peso di tutta la storia ed era, insieme, molto di più che un prodotto della storia umana". Eppure quella liturgia, continuava il Cardinal Ratzinger, era stata dimenticata, accantonata, con troppa fretta, e troppa superficialità, creando in lui, e in molti altri Padri conciliari, un certo disagio, la paura di dover assistere, addirittura, alla "autodistruzione della liturgia", e la tristezza di vedere "certa liturgia post-conciliare, fattasi opaca o noiosa per il suo gusto del banale e del mediocre, tale da dare i brividi…"

mardunolbo ha detto...

2Ebbene, a queste ed altre riflessioni del Cardinal Ratzinger, hanno fatto seguito il Sinodo dei vescovi del 2006, in cui Benedetto XVI ha preso la parola, all'improvviso, per ribadire con forza il carattere anche sacrificale della Santa Messa, l'esortazione sinodale a ridare impulso alle adorazioni eucaristiche, e una serie di articoli di personalità laiche, impegnate a dibattere, come osservatori, o come fedeli, sulla cosiddetta lex orandi: hanno parlato di liturgia, confrontando quella tridentina e quella attuale, tra gli altri, Geminello Alvi, Alberto Melloni e Paolo Isotta, sul "Corriere della sera", e Antonio Socci, alcune volte, sul "Giornale" e su "Libero". Proprio quest'ultimo ha ricordato come la nuova liturgia in volgare, il cosiddetto "Novus Ordo Missae", introdotto ufficialmente nel 1970, avesse sollevato le perplessità, oltre che di molti fedeli, e di importantissimi ecclesiastici come i cardinali Ottaviani e Bacci, anche di numerosi intellettuali e scrittori dell'epoca: Cristina Campo, Ettore Paratore, Massimo Pallottino, De Chirico, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Giorgio Bassani, Guido Piovene, Gianfranco Contini, Agatha Christie, Graham Greene, Augusto del Noce, Maritain e Mauriac, Tito Casini, Giovannino Guareschi…

Tutti costoro si schierarono a difesa della liturgia tradizionale convinti di dover salvaguardare un patrimonio religioso e culturale, di canti, di preghiere e di gesti, antichi e solenni, in cui vedevano incarnati, al massimo grado, senso estetico, spirito di devozione e contemplazione del Mistero. E del resto quanti personaggi famosi, atei o miscredenti intemerati, si sono convertiti, nei secoli, proprio di fronte alla bellezza della liturgia, e dei templi per essa costruiti? Non si era appassionato alla Fede, soprattutto grazie alla bellezza della liturgia latina, un esteta decadente come Joris Karl Huysmans? "Solo la Chiesa - aveva scritto in "Controcorrente" - ha raccolto l'arte, la forma perduta dei secoli; ha fissato, perfino nella vile riproduzione moderna, il disegno dei lavori di oreficeria, ha conservato il fascino dei calici slanciati come petunie, dei cibori dai fianchi puri; ha mantenuto perfino nell'alluminio, nei finti smalti, nei vetri colorati, la grazia delle creazioni di una volta?". E non era stato Paul Claudel a lasciarsi affascinare, e convertire, con la stessa travolgente immediatezza di Andrè Frossard, dal canto del Magnificat dei bambini di Notre Dame e di Saint Nicolas du Chardonnet: "in un istante il mio cuore fu toccato e io credetti… Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell'innocenza, dell'eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile!…Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l'emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell'Adeste Fideles".
Non serve essere esperti liturgisti, per chiedersi, semplicemente: dov'è finito, dopo la riforma liturgica, il senso artistico della Chiesa? Dove la bellezza della sua arte? Dove la possibilità di commuoversi e di piangere, liberamente, come un bambino che si sente felice ed amato, per un canto sacro? E dove sono spariti i turiboli, gli incensi, i paramenti fioriti e colorati, gli altari barocchi, i tabernacoli, i cibori e i baldacchini, gli organi immensi, che creavano nei cattolici del passato, come avviene ancora nel mondo ortodosso, l'idea di poter assaporare, nella liturgia, l'atmosfera del Paradiso?

mardunolbo ha detto...

3La realtà è che la riforma liturgica del Novus Ordo Missae del 1970 rappresenta per alcuni aspetti una rottura con la tradizione liturgica della Chiesa, un avvicinamento alle posizioni protestanti, ed anche una trascrizione non fedele persino delle prescrizioni conciliari: è lo stesso Monsignor Annibale Bugnini, già allontanato da Giovanni XIII dalla Commissione conciliare della liturgia ("mi si accusa di iconoclastia"), poi richiamato da Paolo VI, a definire la sua opera "una vera creazione", "un'immagine completamente diversa da quel che essa era in passato" (conferenza stampa del 4/1/'67). [Nota Bene !]

Questo, Benedetto XVI lo sa bene, anche per un fatto: è un tedesco, e conosce, quindi, quanto la nuova liturgia sia nata per influenza protestante e quanto sia importante invece ritrovare il senso di un rito, quello cattolico, che esprime una fede ben diversa da quella riformata. Per capire questo occorre tornare brevemente a Lutero.

mic ha detto...

L’“orizzontalità” del culto luterano, invece, nasce da precise convinzioni teologiche: la messa come cena; il sacerdozio universale comunitario, che si manifesta soprattutto nell’abolizione della messa privata : il rito non ha più valore intrinseco - come nel caso in cui, come sul Golgota, il vero attore sia Cristo, tramite il sacerdote, e non i fedeli - ma necessita, per la sua stessa validità, della presenza umana, ne è protagonista l’uomo di fede. Come a dire che la morte di Gesù non sarebbe servita a nulla, se non vi avesse assistito qualcuno.

Esattamente quanto insegna Kiko Arguello, ma quanto può essere interiorizzato dagli abusi liturgici consentiti dal NO, nonostante Giovanni Paolo II così affermasse nell'Ecclesia de Eucaristia:

« n. 52 ... A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale

«n. 31 Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli».

mardunolbo ha detto...

16 L'esito? Un popolo che non canta più,se non motivetti orecchiabili ma insulsi, e che nello stesso tempo, protestantizzato, ha spesso perso l'idea stessa di cosa sia l'Eucarestia, l'incontro carnale, fisico e spirituale, con Cristo, convinto che la Messa si riduca all'ascolto della Parola e ad un fare memoria di un fatto antico e ormai passato per sempre…

E cosi’ si e’ realizzato l’antico desiderio di Lutero di distruggere la “messa papista”.
Ma il 95 % di credenti e sacerdoti e vescovi questo non lo sa, si illudono di seguire una messa “moderna” “al passo coi tempi” ed altri persino non vogliono sapere perche’ ormai impregnati delle moderne eresie, oppure altri perche’ impegnati in movimenti comunitari che poggiano i loro “dogmi” proprio su queste variazioni liturgico-dottrinali che crollerebbero senza il “sostegno” di queste!
A tutto questo siamo arrivati per la mancanza di fede e di preghiera da decenni.
Le eresie hanno sempre perseguitato la Chiesa, ma infine, sono sempre state vinte !

Tratto da (La liturgia tradizionale. Le ragioni del motu proprio, Fede & Cultura, I parte)
SE ADESSO QUALCHE IGNORANTE NEOCATECUMENALE CRESCIUTO A FALSITA' E SUPERBIA VUOL DIRE QUALCOSA, SI FACCIA PURE AVANTI A DIMOSTRAZIONE DELLA SUA PERVICACIA NELL'IGNORANZA (PECCATO DI ORGOGLIO,SUPERBIA)-perseverare diabolicum est-

Aldo ha detto...

Carissima Maria,

inanzitutto non sai quanta felicità provo a salutarTi con il Tuo nome,(bellissimo e Profetico) e spero che tutti gli altri (sempre facendo riferimento alle storie personali) possano imitarci.. la Preghiera di ieri e il Tema proposto da Te oggi,deve farci riflettere sul fatto che la nostra "battaglia" è per la "vera Fede" e và combattuta a viso aperto.. non temiamo nessuno..

Aldo ha detto...

fare esperienza di Cristo vivo e vero.. porta ad una vera conversione a una Vita nuova.. non è possibile trovare super-catechisti nc che dietro la frase "il Signore lo ha permesso" hanno la liceità ha commettere di tutto... per poi definirsi gente che "parla a nome di Dio"..
catechisti di 40 anni di cammino che vivono la loro vita in maniera dicotomica...
insegnano al II^ pass a non rubare e loro non pagano le tasse..
questo è il prodotto di "nuove messe" dove non incontri "più nessuno" incontri solo sul piano orizzontale i "fratelli"
e sei costretto a ripetere "il sacrificio"

mic ha detto...

Caro Mardunolbo,

non ho 'passato' i tuoi ultimi post che completano l'interessantissimo documento che ci hai mandato e tra poco cancellerò i primi post che ce lo trasmettettono, perché lo renderò disponibile per intero attravaerso un link, dal quale chi è interessato (penso tutti!) può anche prelevarlo.

Ti ringrazio infinitamente per questa preziosa e puntuale condivisione e ti chiedo scusa per la procedura, che è quella che uso di solito di mettere i documenti lunghi a disposizione, alimentando la discussione dai "quoting" di maggiore interesse.

Comprenderai che uno strumento di comunicazione rapida e snella come il blog, si presta meglio a comunicazioni più stringate, ma ugualmente significative ed efficaci, se integrate dalla documentazione fruibile attraverso i link

Ancora grazie, anche perché arricchirò la "Sezione documentazione" del sito con quanto hai trasmesso e, più tardi, appena potrò ritagliarmi il tempo, potrò 'quotare' molti punti per approfondire il nostro percorso...

anzi, intanto, invito tutti a farlo... quando avrò lavorato il documento per il Web, eventualmente utilizzando già i primi post che cancellerò solo più tardi, appena potrò renderlo disponibile

jonathan ha detto...

Bellissimo articolo, dall’inizio…alla firma!
Lo sottoscrivo, per quel che può valere, anch’io con gioia. E sia questo, perché no?, l’incipit di un new deal anche per noi, perché torni il Suo Regno nel ‘fuoco del dogma’. Grazie.

giovannna campolo

Stefano78 ha detto...

Bell'articolo. Dà molti spunti.

Nel mio piccolo, ritengo che un Concilio, all'epoca in cui fu indetto, aveva una ragione d'essere.

Il problema è come è stato svolto, ma soprattutto l'ideologia che ne è nata. Una ideologia distruttiva e distruttrice.

La Lettera del Concilio, in realtà, non ha autorizzato nessuno a stravolgere la tradizione! Anzi, in più punti ha ribadito la centralità della stessa!

La prima anomalia è costituita dal valore stesso del Concilio Vaticano II. Valore Pastorale. Sappiamo quanto generico possa essere questo termine, soprattutto se non supportato da chiari riferimenti pratici.

Non credo sia possibile affermare che il problema nasce con il Concilio, perchè è più corretto dire che con il Concilio emerge.

La dimensione pastorale del Concilio è un limite ma allo stesso tempo una leva da usare con senno. Come si sta facendo da un po' di tempo a questa parte.

Condivido il Papa, quando dice che bisogna ritornare al Concilio stesso, prima di proseguire CHIARENDOLO dove generico.

Si inizia sempre dal principio! L'unica cosa che dobbiamo fare è Sperare e Pregare, senza attenderci nulla e senza farsi aspettative. Ma supplicando e soffrendo per coloro che non ascoltano.

Spaendo che Dio è il Signore della Storia.

mic ha detto...

Non credo sia possibile affermare che il problema nasce con il Concilio, perchè è più corretto dire che con il Concilio emerge.

Caro Stefano,

è vero che il problema non nasce col concilio e che la "nouvelle théologie" e le spinte moderniste esistevano già da prima. Non a caso Pio XII mette in guardia dall' "insano archeologismo liturgico nella Mediator Dei, senza dimenticare Pio X...

Ma leggendo gli eventi e il loro svolgersi, i testi e la loro applicazione, molti nodi stanno venendo al pettine, soprattutto individuando uno per uno certi 'Bachi', ben nascosti, non riconoscibili se non dagli 'addetti ai lavori' o da chi abbia strumenti (e la struttura o 'forma mentis' che essi donano) filosofici, filologici, ma soprattutto di fede...

mentre di fatto da un lato le Verità fondanti sono state diluite e banalizzate e presto semi-cancellate e gli altri strumenti ermeneutici e formativi sono stati sottratti ai sacerdoti, eliminandoli dai seminari da cui il primo a sparire è stato S. Tommaso; il che sta a dimostrare il modo subdolo in cui poi si è imposta una ideologia (che non è Fede) egemone che ha influito sulle vite e sulla spiritualità dei fedeli e sembra seguire più le 'forze' che muovono la storia profana che quelle della Storia Sacra che 'irrompe' e ri-genera secondo Dio e non secondo "le magnifiche sorti e progressive"...

inoltre è davvero ormai evidente che si è attuato attraverso la 'prassi' imposta quello che non si poteva proclamare con le teorie (i Dogmi) abilmente sostituiti da un linguaggio nuovo, affascinante, accattivante infarcito di parole alate, che trascinano la mente, il sentimento, ma che spiritualmente danno solo il vuoto spinto perché non sono altro che CONTENITORI VUOTI, avendo espulso Cristo Signore e il Suo Sacrificio e disabituato le orecchie e i cuori dall'ASSAPORARE lo spessore e il significato profondo delle PAROLE e delle FORME antiche ritenute stantie e superate, ma solo perché non si è più in grado di riconoscerne accoglierne e 'gustarne' il significato autentico!

aleCT ha detto...

"Se il contenitore è infatti deforme, conterrà anche una fede deforme, ne sarà espressione conseguente"

Potente questa frase e,per mia esperienza, vera. Una volta sono entrata in una chiesa valdese. Sentivo chiaramente che ci mancava Qualcuno. Questa Presenza ha fatto convertire Edith Stein. Il vedere persone che andavano in chiesa ad incontrarsi con Gesù. Mi domando cosa sarebe successo se fosse entrata in una chiesa NC o, tanto per fare un esempio nel nuovo santuario di S.Giovanni Rotondo. Ebbi modo di disquisire su di essa e mi dissero: "Guardala dal lato filosofico" Al che risposi: "Io in chiesa ci vado per pregare e non per fare pensieri filosofici...

Potrei parlare anche della musica liturgica. Spesso ho avuto questioni con i fautori dell"organo sempre e comunque" anche quando fa più danno che altro. Anche lì ho capito che ci vuole EDUCAZIONE. E chi ha il compito di educare al sacro Fondamentalmente il Vescovo e di conseguenza i sacerdoti. Ma chi educa gli educatori?

mic ha detto...

Carissimi,

a questo link, i due documenti postati da Mardunolbo con grande pazienza ed efficace esaustività

Essi sono anche rintracciabili dalla "Sezione documentazione" del Sito.

Vi prego di attingere a piene mani per la riflessione, perché è un tempo, questo, in cui - come dice Francesco Colafemmina -:

"...Ecco dunque la necessità che noi semplici laici, senza una cattedra e senza galloni o mozzette, ci riappropriamo della bellezza, dell'ordine e dell'armonia delle nostre chiese. Alla fine, ne sono certo, anche se saremo sconfitti, il Signore ci sorreggerà e la nostra fede si riscoprirà più viva e meno assonnata. E forse anche combattendo capiremo il perché della crisi che la Chiesa attraversa oggi e delle ragioni per cui è diventato così complicato riuscire a incontrare il mistero e a gioire del bello e del vero nei nostri amati luoghi sacri."

cui aderisco toto corde, ricordando che il Bello e il Vero ha un Nome: Gesù, il Signore!

Stefano78 ha detto...

Dice Mic

perché non sono altro che CONTENITORI VUOTI, avendo espulso Cristo Signore e il Suo Sacrificio e disabituato le orecchie e i cuori dall'ASSAPORARE lo spessore e il significato profondo delle PAROLE e delle FORME antiche ritenute stantie e superate,

Esatto. Motivo in più, a mio avviso, per ricominciare dall'inizio. Ricominciando a dare Contenuti alle Forme e Forme ai Contenuti in maniera inevitabilmente pedagogica e calata nella realtà viva di oggi, che è ben descritta anche in Questo Articolo .

Credo che proprio la cruda realtà, faccia aprire gli occhi su quanto poco scontati e poco immediati possano essere i provvedimenti per raddrizzare la rotta. Tenendo sempre conto che Chi "raddrizza ciò che è sviato" è Uno.

Sono d'accordo con Francesco Colafemmina quando ribadisce il nostro ruolo e COME lo configura. Essere Figli, che supplicano, "importunano", a volte gridano, informano, ma soprattutto soffrono e pregano incessantemente per coloro che li perseguitano, chiedendo alla Pietà di Dio che possa aprire loro gli Occhi, sperando che non si chiudano i nostri.

mic ha detto...

Sono d'accordo con Francesco Colafemmina quando ribadisce il nostro ruolo e COME lo configura. Essere Figli, che supplicano, "importunano", a volte gridano, informano, ma soprattutto soffrono e pregano incessantemente per coloro che li perseguitano, chiedendo alla Pietà di Dio che possa aprire loro gli Occhi, sperando che non si chiudano i nostri.

non è quel che abbiamo sempre detto, fatto e continuiamo a fare, Steph?

Stefano78 ha detto...

Dice Mic

non è quel che abbiamo sempre detto, fatto e continuiamo a fare, Steph?


Sì.

però,il lavoro da fare è sopratutto sulla Speranza, che io per qualche tempo avevo perso o avevo posto in secondo piano sulla scia dello scoramento.

Non è tanto quello che si fa ma è il fondamento su cui ci si poggia che occorre tenere saldo. Ed è lavoro arduo, perchè occupa tutta la vita del Cattolico, in ogni suo aspetto e in ogni suo momento. Pensiamo a quando dobbiamo superare la grandi prove nei nostri affetti, in famiglia, nella salute, ecc.

Tempo fa lessi un passo del Diaro della Divina Misericordia dove lo Stesso Nostro Signore Dolce Gesù disse: non è il risultato che ti da meriti ma l'intenzione e l'Amore con cui fai la mia Volontà.

Quello che scirvo e ho scritto in passato è una esortazione. A noi tutti. A mantenerci e sostenerci a vicenda sulla Via della Speranza, soprattutto quando umanamente viene meno.

Esortazione a "esaminare tutto e tenere ciò che è buono", con Speranza e realismo.

Soffrendo e supplicando, senza lasciarsi cogliere da uno scoramento che se coltivato può far giudicare tutto il caos attuale come irrimediabile e senza sbocco alcuno.

La supplica. Proprio questa dovrebbe essere la "Forma" dell'apostolato dei Laici. Non priva di parresia e di fermezza, ma sempre e solo supplica.

Supllica fondata sulla Ragione della Fede, che in quanto tale discerne con obiettività tutto, come ricordato, e considera il valore di ogni cosa secondo il contesto e soprattutto il problema da affrontare.

mic ha detto...

Dal documento postato da Mardunolbo:

“Atto comunitario”, si è detto, opposto ad un rito che può essere “privato”, ma che non vuole esserlo in senso assoluto: è il significato del termine “comunità” a mutare, ad assumere connotazioni diverse. Nel concetto protestante esso implica una presenza fisica, concreta, l’incontrarsi reale, attuale, che permette la con-celebrazione e l’ascolto. “L’idea basilare del Protestantesimo - così sintetizza Laura Ferrari - è la convinzione che Dio si manifesta nella comunità, in ciascuno dei suoi membri, ” .

Che Dio si manifesti nella comunità è sacrosantamente vero, ma incompleto (eresia cos'è se non qualcosa che è incompleto, che è ritagliato dal tutto da cui si elide?)

Infatti al di là e oltre questa concreta e reale comunità visibile esiste l'altrettanto CONCRETA e reale comunità composta dalla Comunione dei Santi dell'intera Chiesa Trionfante, Purgante e Militante (quest'ultima siamo noi), altrimenti rimaniamo sul solito piano superficiale, materiale, orizzontale e espelliamo il Signore e la Sua Soprannaturalità che vogliono irrompere per salvarci... permettiamoglielo, annunciandoLo per quello che E'!

Inoltre chi è "convocato attorno alla Santa Mensa per celebrare la Cena e ascoltare la Parola" e non anche per partecipare al Sacrificio di Cristo ri-presentato al Padre e reso Presente fino alla fine dei tempi, NON E' cattolico; il che non è solo una definizione, ma resta il FATTO che quella Presenza Reale, meraviglioso indicibile dono, non la coglie e non la vive!

Quanto all'atto comunitario della Celebrazione, ricordiamo che la Santa e Divina Liturgia è Actio Dei, che diventa atto comunitario oltre che personale, nella partecipazione, in Cristo, a ciò che vi ACCADE!

Non dimentichiamo che il Sacerdote rappresenta sia Cristo che la Chiesa: quindi anche quando celebra una messa in cui non sono presenti fedeli, è presente in lui TUTTA la Chiesa

lo stesso nuovo codice di diritto canonico incoraggia il sacerdote a celebrare sempre e comunque anche quando non ci sono fedeli; ma questo non è stato recepito né viene percepito dalla mentalità corrente, che realizza il contrario!

mardunolbo ha detto...

Ehhhh, mi parevano un po' troppi gli "innesti" di quell'articolo ! Del resto non sapevo che fare poichè mi sembrava ben pertinente al tema e straordinariamente chiaro e allora, via,copia e cuci per inserirlo. Che fatica! Peccato che non potessero risaltare le mie evidenziazioni in colore. Comunque è logico postarlo da un'altra parte perchè è proprio vero che un blog dev'essere più stringato. Chiedo scusa ma non sapevo come inserire articolo altrimenti. Mic dopo il fermo di riflessione stupende sul Sacro Cuore di Gesù, ha introdotto altri spunti di riflessione che mi hanno "scatenato"..

mardunolbo ha detto...

"E cosi’ si e’ realizzato l’antico desiderio di Lutero di distruggere la “messa papista”.
Ma il 95 % di credenti e sacerdoti e vescovi questo non lo sa, si illudono di seguire una messa “moderna” “al passo coi tempi” ed altri persino non vogliono sapere perche’ ormai impregnati delle moderne eresie, oppure altri perche’ impegnati in movimenti comunitari che poggiano i loro “dogmi” proprio su queste variazioni liturgico-dottrinali che crollerebbero senza il “sostegno” di queste!
A tutto questo siamo arrivati per la mancanza di fede e di preghiera da decenni.
Le eresie hanno sempre perseguitato la Chiesa, ma infine, sono sempre state vinte !"
Be, questo ultimo pensiero l'ho aggiunto io, non è nell'articolo tratto dal libro, ma purtroppo il colore diverso non è riconosciuto qui, mi dispiace!

mic ha detto...

Dice la Sacrosanctum Concilium al n.7

« Giustamente perciò la liturgia è ritenuta quell'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado ».

Compendio del CCC
222. Qual è l'opera di Cristo nella liturgia?
1084-1090
Nella liturgia della Chiesa, Cristo significa e realizza principalmente il proprio Mistero pasquale. Donando lo Spirito Santo agli Apostoli ha concesso loro e ai loro successori il potere di attuare l'opera della salvezza per mezzo del Sacrificio eucaristico e dei Sacramenti, nei quali egli stesso agisce per comunicare la sua grazia ai fedeli di tutti i tempi e in tutto il mondo.

Non è la comunità che agisce, ma è Cristo! Certo Egli oggi e sempre lo fa e lo farà attraverso la Chiesa: ma non credete che da qui a far credere ai fedeli che la celebrazione della liturgia terrestre sia qualcosa di "comunitario" in cui "tutti" celebrano allo stesso modo, sotto la "presidenza" del prete, ci sia una bella differenza?

Intanto si può notare nella costituzione dogmatica corpo mistico scritto minuscolo e l'azione della Chiesa (e quindi di Cristo) viene definita Sacra per eccellenza e non più "azione Sacrificale" come a Trento

Se pensiamo che il Concilio di Trento dichiara che il Sacerdote agisce sempre in persona Christi, indipendenter ab aliis e soprattutto che l'efficacia della grazia (fructus generalis) scaturisce dall'azione sacrificale della S. Messa (actus sacramentalis totalis), ponendo il fulcro di tutto proprio sull"azione sacrificale" della Messa...

Ovvio che il concilio di Trento mette i puntini sulle i rispetto alla Riforma protestante,

ma vogliamo chiederci perché il vaticano 2 e il post concilio, nel voler centrare l'Azione -e giustamente- sul mistero Pasquale, sposta il "centro del mondo" (stat Crux dum volvitur orbis) dalla Croce al banchetto, quando il Mistero Pasquale riguarda i beni escatologici che scaturiscono dalla Croce e dalla Risurrezione, dimenticando che senza la Croce non c'è Risurrezione ?

mic ha detto...

Mic dopo il fermo di riflessione stupende sul Sacro Cuore di Gesù, ha introdotto altri spunti di riflessione che mi hanno "scatenato"..

noto che ci siamo scatenati entrambi... il tuo documento è una fonte preziosa di riflessione per verificare la reale protestantizzazione della Chiesa, da noi data come ipotesi, ma purtroppo confermata come qualcosa di più...

per cui urge sempre più continuare a trasmettere la Fede VERA!

mardunolbo ha detto...

dice Mic:..Inoltre chi è "convocato attorno alla Santa Mensa per celebrare la Cena e ascoltare la Parola" e non anche per partecipare al Sacrificio di Cristo ri-presentato al Padre e reso Presente fino alla fine dei tempi, NON E' cattolico; -ECCO QUA QUANTO SUPPONEVO ANCHE IO E CHE VIENE IN REALTA' DESCRITTO COME CONSEQUENZIALITA' DA TUTTA LA DOTTRINA DELLA CHIESA ANCHE SE NON VIENE PUNTUALIZZATO ORA PER NON "TURBARE" I "CAMMINANTI" CHE SAREBBERO IN FASE DI ELABORAZIONE DOTTRINALE SECONDO ALCUNI-il che non è solo una definizione, ma resta il FATTO che quella Presenza Reale, meraviglioso indicibile dono, non la coglie e non la vive!

Quanto all'atto comunitario della Celebrazione, ricordiamo che la Santa e Divina Liturgia è Actio Dei, che diventa atto comunitario oltre che personale, nella partecipazione, in Cristo, a ciò che vi ACCADE!

Non dimentichiamo che il Sacerdote rappresenta sia Cristo che la Chiesa: quindi anche quando celebra una messa in cui non sono presenti fedeli, è presente in lui TUTTA la Chiesa- NEI FILM E NEGLI SCRITTI DI G.GUARESCHI,GRANDE SCRITTORE CATTOLICO, SI RAFFIGURA DON CAMILLO CHE DICE MESSA SPESSO DA SOLO, MA SAPENDO LUI, BUON SACERDOTE,CHE CON LUI C'E' TUTTA LA CHIESA CON TUTTI I SUOI SANTI-

lo stesso nuovo codice di diritto canonico incoraggia il sacerdote a celebrare sempre e comunque anche quando non ci sono fedeli; ma questo non è stato recepito né viene percepito dalla mentalità corrente, che realizza il contrario! -IL SILENZIO FA PAURA ED IL FRASTUONO E' UNA DELLE ARMI DEL DEMONIO PER DISTURBARE LE ANIME DALLA CONTEMPLAZIONE DI DIO (lettere di Berlicche -Lewis-)TAMBURELLI CON CHITARRE E DANZE "COMUNITARIE"O "DAVIDICHE" PER ANNICHILIRE IL SILENZIO ADORANTE DENTRO CIASCUNO..

mic ha detto...

"Non dimentichiamo che il Sacerdote rappresenta sia Cristo che la Chiesa: quindi anche quando celebra una messa in cui non sono presenti fedeli, è presente in lui TUTTA la Chiesa"

come spiegare il fatto che in tutte le chiese va rarefacendosi sempre di più la celebrazione della Messa anche quando non mancano i sacerdoti?

Inoltre, praticamente la con-celebrazione, più che moltiplicare la grazia (cosa impossibile perché la Grazia viene da Cristo e non è proporzionata né al numero dei sacerdoti né a quello dei fedeli) si determina la riduzione delle messe celebrate
Cioè: una messa con-celebrata da quattro sacerdoti = 3 messe di meno = riduzione della Grazia Santificante che si riversa sempre sull'intero Corpo Mistico di Cristo oltre che sui 'communicantes' (così di chiamano i partecipanti alla Liturgia).... e communicantes con chi se non con tutta la Comunione dei Santi e con la Chiesa di ieri di oggi di domani nel tempo e fuori del tempo contemporaneamente?

Capito perché la Messa è una cosa così grande e perché tanto accanimento contro la sua 'forma' (che è anche sostanza) straordinaria che ce l'ha conservata intatta nei secoli?

gianluca cruccas ha detto...

Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo Emerito di Lecce:

" certo san Giovanni Battista fu un profeta leale e serio, preparò il cammino e la via al Signore, forse con toni ancor più forti dello stesso Cristo, era un uomo sincero e leale che non scendeva a compromessi con il mondo". Infatti pagò a caro prezzo questa denuncia dei vizi e della dissolutezza: " tutti conoscono il motivo per il quale il Battista fu decapitato. Ma la sua morte non é risultata inutile, nè vana, ed oggi avremmo davvero bisogno in ogni campo, anche ecclesiale, di molti Giovanni il Battista". In che senso: " lui era un uomo ...

... sobrio, sino alla severità. Una persona che non cadeva in compromessi e che parlava chiaro e diretto, senza badare a chi aveva davanti. In questi tempi di crisi etica non tutti hanno la dote di Giovanni il Battista e ci dimentichiamo che il primo dovere del cristiano é dire sempre la verità, anche se questa costa la vita e il martirio. Ci vuole coerenza nelle cose di chiesa, della politica, della società. Quella coerenza e moralità che il Battista ha pagato con la sua testa servita nel vassoio. Però davanti a condotte moralmente discutibili di politici, religiosi e gente comune non é pensabile rimanere zitti e gli scandali vanno denunciati con fermezza. La verità sia proclamata sia pur nella carità".

gianluca cruccas ha detto...

"Per amore di Sion non tacerò..." (Is 62,1)

«Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l'uomo ogni via di salvezza» (Card. G. Biffi).

Stefano78 ha detto...

Gianluca, anche Kiko si è definito "Giovanni Battista"...

Stefano78 ha detto...

Permettetemi una riflessione.

Dalla mia esperienza personale sono andato maturando che Verità e Carità sono un Binomio inscindibile. Direi un'unica realtà! Non si può riferirsi all'una senza l'altra!

L'apostolato, in questo senso, in tutte le realtà della nostra vita, si fonda su questo Binomio inscindibile.

Ovviamente anche nel "mare digitale". Bussola ai nostri "viaggi".

Non è Carità, come ha avuto modo di dire il Papa, far proliferare l'eresia. Non è "dialogo" rinunciare alla Verità che ci è stata insegnata. Altrimenti, se così fosse, non avrebbe nessun senso l'ammaestramento nella Verità.

E' Vera però anche un'altra cosa. L'esempio dei Santi ci mostra che la loro Parresia era accompagnata, anzi sostenuta potentemente da un fondamento: la Penitenza e l'Amore assoluto nei confronti degli Uomini, soprattutto coloro che li perseguitavano.

Questo è il fondamento che deve accompagnare l'apostolato, a mio parere, in un momento in cui le ingiustizie si moltiplicano e la Chiesa stessa ne è vittima al suo interno.

Un disastro come questo non ha paragoni, ma in questo disastro si fa fondamentale la Perseveranza, poichè iL Divino Maestro ha esplicitamente detto che "chi persevererà sarà salvo".

La Perseveranza si mantiene con la Pazienza, la Pazienza si ottiene con la Preghiera e la Penitenza, ma soprattutto con la paretecipazione assidua al Divino Sacrificio.

La figura di Giovanni Battista è nostro modello. Modello di tutti i Cristiani Cattolici. Modello di Penitente perfetto, e per questo grande Profeta.

jonathan ha detto...

E' Vera però anche un'altra cosa. L'esempio dei Santi ci mostra che la loro Parresia era accompagnata, anzi sostenuta potentemente da un fondamento: la Penitenza e l'Amore assoluto nei confronti degli Uomini, soprattutto coloro che li perseguitavano.

Sono d'accordo. Credo sia un presupposto imprescindibile, su cui non è inutile fermarsi ancora a riflettere, perché non si traduca tutto in una scomposta diaspora di parole.

gianluca cruccas ha detto...

Gianluca, anche Kiko si è definito "Giovanni Battista"...

e allora? kiko e' un eretico conclamato, insieme a tutti i catechisti del cn, quindi codesto perverso personaggio puo' dire quello che vuole che tanto rimane quello che e', cioè UN GRANDE ERESIARCA DEI TEMPI MODERNI, APPROVATO DA UNA SCONCERTANTE GERARCHIA DELLA FORSE ANCORA CHIESA CATTOLICA...

jonathan ha detto...

La gerarchia è sconcertante, la Chiesa forse non è più chiesa cattolica…E allora che vogliamo fare? Continuare ad urlare ‘al fuoco, al fuoco’ finché morte non ci separi? O non piuttosto contribuire a spegnerlo quel fuoco malefico dell’eresia e dell’apostasia e dell’infedeltà, accendendone un altro di fuoco, quello del dogma. Appunto, come diceva Mic. Cos’è ‘parresia’? Se non questo: annunciare, testimoniare la Verità in tutta la Sua bellezza ed efficacia liberante; prima ancora che puntare il dito ‘contro’, è spingere lo sguardo ‘verso’. Quel che la Chiesa in larga parte purtroppo ha rinunciato a fare producendo un vuoto di senso spaventoso. Chi ha ancora il privilegio di riconoscerla quella Verità, la porti, la trasmetta, la regali agli altri perché ciascuno possa in Essa cercarsi e trovarsi.

Stefano78 ha detto...

Condivido ogni virgola di Jonathan!

Stefano78 ha detto...

...tra l'altro la difesa e la diffusione di quanto ci è stato Trasmesso, avviene non solo con l' "azione" concreta che (parlare, dialogare, annunciare) la fa avvenire.

Verrebbe da dire che l'Annuncio della Verità parte primariamente dall' "incarnazione" della Stessa nella nostra Vita, con la Preghiera incessante e con la Penitenza, con il Sacrificio per coloro che ci perseguitano, con la Supplica nei confronti di chi ci fa oggetto di ingiustizie, anche le più turpi, quale può essere la negazione del Sacrificio della Messa.

Questa è la Logica del Logos...

E per questo abbiamo bisogno della Perseveranza, frutto della Forza che viene dall'Alto. E la chiediamo per Intercessione di San Giovanni Battista.

Stefano78 ha detto...

Leggendo gli scritti di Sant'Agostino, tempo fa, li calai perfettamente nella realtà odierna. Sebbene peggiore di ogni altro periodo passato. La sostanza, infatti, cambia raramente. Perchè il Cuore dell'Uomo è sempre lo stesso. E dal Cuore vengono i buoni propositi come i cattivi.

Già citati il brano che ri-citerò. E' dell'Opera "La vera religione". Un capolavoro di spiritualità e di magistero.

Lo calai nella realtà della FSSPX, del loro ruolo e del loro proposito di difendere la Tradzione.

Anche allora facevo ragionamenti come quello di Jonathan. Mi chiedevo che bontà poteva portare la San Pio X, se fossimo rimasti allo stesso punto: loro "fuori". MI chiedevo se l'ostinazione a voler star "fuori", nonostante tutto, per continuare la "lotta" con maggiore "libertà", potesse essere qualcosa di positivo, o quel grido ininterrotto di "al lupo, al lupo" di cui si parlava.

Ebbene, Sant Agostino mi rispose. Ma risonde a tutti noi, facendo emergere il nocciolo della questione in questi tempi così drammatici:

"[La Chiesa] a tutti comunque dà la possibilità di partecipare alla grazia di Dio, sia che si tratti ancora di formare o di correggere, sia che si tratti di recuperare o di accogliere. Nei confronti poi dei suoi membri carnali, cioè di coloro che vivono e giudicano secondo la carne, li tollera come la pula protegge il frumento nell'aia fino a che esso non venga liberato di tale protezione 12. Ma, siccome in quest'aia ciascuno è pula o frumento a seconda della sua volontà, il peccato o l'errore di ciascuno viene tollerato fino a che egli non trovi un accusatore o non difenda la sua perversa opinione con tenace animosità. Gli esclusi, infine, o ritornano perché pentiti oppure, facendo cattivo uso della libertà, si perdono nella dissolutezza per ammonirci ad essere vigili; oppure suscitano scismi per mettere a prova la nostra pazienza; oppure escogitano qualche eresia per offrirci l'opportunità di saggiare la nostra intelligenza. Questa è la sorte dei cristiani carnali, che non fu possibile né correggere né tollerare.

6. 11. Spesso la divina Provvidenza permette anche che, a causa di alcune rivolte troppo turbolente dei carnali, gli uomini buoni siano espulsi dalla comunità cristiana. Ora essi, se sopporteranno pazientemente l'ingiusto affronto per la pace della Chiesa, senza cercare di dar vita a qualche nuovo scisma o eresia, con ciò insegneranno a tutti con quanta autentica disponibilità e con quanta sincera carità si deve servire Dio. È loro intenzione infatti ritornare, una volta cessata la tempesta; oppure - se ciò non è loro concesso sia per il perdurare della tempesta sia per il timore che, con il loro ritorno, ne sorga una simile o più furiosa - non abbandonano la volontà di aiutare coloro che, con i loro fermenti e disordini, ne provocarono l'allontanamento, difendendo fino alla morte, senza ricorrere a segrete conventicole e mediante la loro testimonianza, quella fede che sanno proclamata dalla Chiesa cattolica. Il Padre, che vede nel segreto, nel segreto li premia 13. Questo caso sembra raro; gli esempi però non mancano, anzi sono più numerosi di quanto si possa credere. Così la divina Provvidenza si serve di ogni genere di uomini e di esempi per guarire le anime e formare spiritualmente il popolo.

a.rita ha detto...

dice Jonathan:
Cos’è ‘parresia’? Se non questo: annunciare, testimoniare la Verità in tutta la Sua bellezza ed efficacia liberante; prima ancora che puntare il dito ‘contro’, è spingere lo sguardo ‘verso’. "

Se non vado errato questo era il principio di Papa Giovanni, secondo cui per correggere l'errore non occorreva parlarne apertamente, ma bastava annunciare il vero...
Credo che la storia abbia mostrato ampiiamente i frutti di una tale scelta....

jonathan ha detto...

A me sembra, A.Rita, che la Chiesa abbia rinunciato non solo a correggere l’errore, ma prima ancora ad annunciare il vero. Ed è questa latitanza la colpa più grande e la causa prima di tutti i mali. Se i sacerdoti credessero nella grandezza del loro ministero, e credessero fino al martirio in Colui che li ha scelti e prediletti, non ci sarebbe nessun kiko a predicare nel vuoto che loro hanno lasciato. Se io stessa avessi avuto la buona sorte di incontrare, che so, un Curato d’Ars che illuminasse la mia vita con la sua fede, non avrei cercato il cammino per poter incontrare il Signore. Lo stesso Kiko forse sarebbe ancora nelle baracche o magari si sarebbe fatto monaco…

La forza instancabile che tu e Gianluca avete nel denunciare i mali nel cn e nella Chiesa è preziosa e degna di ogni ammirazione, certamente avete la mia per quel che vale. Ma secondo me, prima e più di questo, a noi e alla Chiesa tutta, serve, non so come dire, un coraggio altro, quello di Giosuè ‘sii forte e coraggioso’ per combattere battaglie impari non con la nostra forza ma con la Sua, non coi nostri metodi ma coi Suoi, non con la nostra giustizia, ma con la Sua.

Mic citava l’incontro sconvolgente della Samaritana. Ecco cosa manca ed ecco cosa ci serve. Serve il coraggio disarmato e mite della fede pura e semplice, la fede vera, incarnata, vissuta, sudata che traspare da tutti i pori e che sola sa portare Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo. Servono sacerdoti e fedeli che parlino di Lui con le parole e con la vita. Che credano nella follia rivoluzionaria del Vangelo, della sua Parola e della Sua vita e morte e risurrezione. Quella follia che stravolge tutti gli schemi e dice e fa beati i miti e i poveri e gli affamati…Domenica scorsa, invece, all’omelia, il prete di turno ha ritenuto di doverci propinare una lunga citazione da un libro di Coelho…non so se mi spiego!