giovedì 3 giugno 2010

Mons. Padovese, Vicario apostolico dell'Anatolia, ha versato il suo sangue nel giorno del "Corpus Domini" nel sud della Turchia.

Doveva accogliere il Papa a Cipro, dove Benedetto XVI si recherà domani e dove, oltre agli importanti eventi ed incontri preparati con cura dalle comunità ortodosse nonché cattoliche orientali (Armena e Mozarabica) e latina che ci accingono ad accoglierlo, consegnerà ai vescovi l’Instrumentum Laboris del Sinodo per le Chiese del Medio oriente. Mons. Luigi Padovese, vescovo di Iskendurun, nell’Anatolia, è stato ucciso oggi verso le 13. Responsabile appare il suo autista e collaboratore, musulmano, con lui da tempo, il quale lo avrebbe accoltellato. Non possiamo rimanere indifferenti ad una notizia come questa, in questo momento così denso di incognite e di insidie nella Chiesa e nel mondo.

La Chiesa turca non è nuova a violenze, uccisioni e minacce. Nel 2006 era stato ucciso a Trabzon il sacerdote Fidei Donum don Andrea Santoro. Nello stesso 2006, alla messa di suffragio per il sacerdote ucciso, mons. Padovese aveva detto: “Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L’unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell’islam (e viceversa), come possiamo pensare a un clima di pace?”. E ancora, riferendosi a don Santoro, ha aggiunto: “Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica, non sa che ora la sua testimonianza è più forte”.

Il 5 febbraio scorso, quarto anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, aveva detto alla Radio Vaticana: “Don Andrea fu ucciso come simbolo, in quanto sacerdote cattolico. Non è stata uccisa soltanto la persona, ma si è voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava: ricordarlo in questo momento, all’interno dell’anno dedicato ai sacerdoti, è ricordare a tutti noi che la sequela di Cristo può arrivare anche all’offerta del proprio sangue”.

Mi ha molto colpito un intervento sulla rete, non mio, ma sembra abbia letto i miei pensieri. Mi permetto di trascriverlo di seguito per condividerlo con voi.
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Nel giorno del Corpus Domini, il corpo di Cristo ha versato altro sangue. Sangue innocente, sangue sacerdotale.

Sangue che bagna l’ipocrisia di chi preferisce tacere del presente per rivangare il passato.

O che tace un passato di morti cristiane (gli armeni) o un presente di vessazioni islamiche (i curdi) per portare a casa il risultato, economico, militare, religioso…

Sangue che lava il peccato di altri sacerdoti risultati di scandalo.

Sangue coraggioso, in un mondo di codardi, forti coi deboli e deboli coi forti.

Un mondo che ama creare nemici, per campare sui costi delle contrapposizioni, con le loro rendite di posizione, a danno dei rispettivi popoli, tutti quanti.

C’è chi farà passare questo omicidio per la follia di un singolo (prima stranezza: un uomo non estraneo, lungamente al fianco del vescovo morto), e c’è chi lo farà passare come argomento per screditare un popolo intero: probabilmente la verità piena sul fatto in se stesso non la sapremo mai. Troppi interessi sanno come portare a guardare da una parte per non essere costretti a vedere cosa c’è dall’altra…

Le circostanze sono inquietanti.

Alla vigilia di un viaggio papale a Cipro.

Alla vigilia di un Sinodo sul Medio oriente.

Nel contesto di quello che è capitato ad una nave turca.

Nel giorno in cui la Santa Sede chiede di togliere il blocco a Gaza.

Nella settimana aperta da recrudescenze nella polemica sulla pedofilia.

Nel momento in cui la Turchia (che è nella Nato, vorrebbe entrare in Europa e stipula accordi con l’Iran) sente sinistri scricchiolii in casa propria a proposito della leadership di Erdogan, evidentemente scomoda.

Mons. Luigi Padovese, con raffinate ragioni, non banali ed assai realistiche, per il bene comune e per amore del suo piccolo gregge (30000 cristiani cattolici su 70 milioni di turchi, quando un secolo fa erano il 25% della popolazione, allora di 10 milioni di anime) era un fautore della Turchia in Europa, anche a beneficio della sua esigua minoranza.

Mons. Luigi Padovese visse con equilibrio e saggezza il martirio di don Santoro, altro episodio oscuro e doloroso di una terra oggi ostile ai cristiani, tanto ostile quanto fu fertile di santità all’inizio del cristianesimo.

La Turchia ha incrociato la vita ecclesiale anche con la nebulosa e sospetta figura di Alì Agca, in un contesto, quello turco, dove amici, nemici, amici degli amici e nemici dei nemici, si intrecciano pericolosamente e con modalità e giochi ben più sottotraccia delle pessime semplificazioni della nostra stampa addomesticata.

Piangiamo un vescovo morto; il sangue dei martire genera sempre la fede. Il seme che muore è quello che rende il raccolto fertile. Ma non inaridiamo il terreno azzerando la voglia di capire. Dissodiamolo, piuttosto, bagnandolo di lacrime, di sudore, persino di sangue, ma disinquinandolo dall’ipocrisia e dalle falsità.

Che possono venire dal fondamentalismo islamico, come dal partito dei nipotini di Ataturk, coi rispettivi sponsor.

Che Mons. Padovese, che amava Cristo quanto ha poi voluto bene ai turchi, dal paradiso interceda per tutti noi. Perchè in Turchia è in corso un gioco che ci coinvolge tutti. E perchè tutti dobbiamo vigilare, specie sulle semplificazioni. E’ tutto molto più complesso. Diabolicamente. Ma alla fine il bene prevale. Questo ulteriore tributo di sangue innocente, di sangue martire, si ritorcerà contro il Falsario, quello di sempre.

6 commenti:

mic ha detto...

Requiem aeternam
dona ei Domine
et lux perpetua
luceat ei
requiescat in pace.
Te decet hymnus, Deus, in Sion,
et tibi reddetur votum in Jerusalem;
exaudi orationem meam,
ad te omnis caro veniet.
Requiem aeternam
dona ei Domine
et lux perpetua
luceat ei
requiescat in pace.
Amen

Freedom ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Freedom ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Aloysius ha detto...

Oltretevere
11/6/2010 - ARRIVA NELLA STIVA DI UN CARGO, ASSENTI CHIESA E GOVERNO
Il martire tra le patate
Il corpo del vescovo Padovese torna tra le merci. La cassa non è stata nemmeno segnalata, se ne sono accorti gli addetti dello scalo
GIACOMO GALEAZZI

Gli unici a non dimenticarsi del vescovo-martire sono stati i confratelli Cappuccini che hanno inviato all’aeroporto il loro vice-provinciale. Per il resto né la Santa Sede (che non ha neppure inviato, come da consuetudine, un delegato papale ai funerali) né il governo si sono ricordati del capo della Chiesa turca. Così il corpo del presule milanese Luigi Padovese è arrivato a Malpensa mercoledì mattina nel totale silenzio, su un cargo di Ankara.
«Suscita stupore e amarezza il fatto che il vicario apostolico di Anatolia sia tornato in Italia su un cargo, fra le merci, come un sacco di patate - protesta il vicepresidente del consiglio comunale di Milano, Stefano Di Martino - lo onoreremo lunedì in Duomo ma era logico aspettarsi che fosse rimpatriato con più decoro e rispetto, con l’interessamento del governo italiano che avrebbe dovuto mettere a disposizione un aereo di Stato o militare».
La cassa col leader dell’episcopato, ucciso a Iskenderun il 3 giugno, è arrivata con un volo della «Turkish airlines» e «non è stata nemmeno segnalata». Se ne sono accorti gli operatori dello scalo. Non è stato neppure avvisato il cappellano di Malpensa al quale non è arrivata comunicazione né da Roma né dal nunzio Lucibello.
Intanto la Chiesa turca non crede all’omicidio a sfondo sessuale o alla «pia bugia» della malattia mentale di Murat Altun. «L’uccisione è avvenuta seguendo un rituale islamico,l’assassinio è stato studiato con precisione, il killer istruito bene, e i mandanti devono avere come scopo la destabilizzazione del Paese e l’allontanamento della Turchia dall’Europa», dice l’arcivescovo di Smirne, Ruggero Franceschini, in Vaticano per colloqui (si pensa a lui come possibile sostituto di Padovese alla guida dell’episcopato turco). Franceschini è categorico, anche rispetto alla prudenza della diplomazia pontificia: «Non vogliamo altre menzogne dalle autorità turche: che erano in tanti, che erano in pochi, che era un delitto passionale. Non dobbiamo nascondere nulla».
La pista sessuale, evocata da Murat, «serve a confondere» come «la solita e frettolosa menzogna che Murat era malato di mente e un fanatico. Non era né l’uno, né l’altro». Giorni prima «ha cercato di farsi passare per pazzo, ma i medici gli han detto di non farsi vedere più perché lui è sano di mente». Anzi «ha avuto dei buoni avvocati come consiglieri per preparare il suo alibi e far sì che, se condannato, possa cavarsela solo con una condanna di qualche anno». L’assassinio «ha un elemento esplicitamente religioso, islamico e siamo di fronte a qualcosa che va al di là del governo e va verso gruppi nostalgici, forse anarchici, che vogliono destabilizzare Erdogan».Secondo Franceschini «la stessa modalità con cui è avvenuta l’uccisione è mirata a manipolare l’opinione pubblica».

mic ha detto...

Da Fides et Forma:

...piuttosto, il vescovo ucciso aveva sulla scrivania il crocefisso di Kiko, come mai ai funerali Kiko non ha radunato le sue schiere?

mic ha detto...

Un'amica mi invia la seguente frase di Padovese: “In un’epoca di pluralismo il fare missione rinunciando a un’attitudine dominatrice pare essere vincente perché riproduce l’atteggiamento di Cristo venuto per servire e così operare la salvezza di molti“.

Questa frase risulta equivoca. Significa forse che l'attitudine precedente al concilio della Chiesa e della sua missionarietà fosse dominatrice? E che ora la chiesa è tenuta a confrontarsi su un piano di parità con tutte le fedi del mondo? Ma se la mettiamo in questi termini -e purtroppo questo è l’atteggiamento prevalente nella chiesa dal concilio in poi-, dovremmo accantonare l'Annuncio, cioè il comando di Gesù di andare a predicare a tutte le genti il Suo vangelo, che la Salvezza sta nell'affidarsi a Lui, e ricevere il Suo battesimo nel segno della Trinità di Dio e della Sua croce, e che il 'luogo privilegiato' portatore della Presenza del Signore Risorto e della Sua Opera di Salvezza è la Chiesa cattolica?

Tutto questo lasciando il posto ad un dialogo a tutti i costi che alla fine provoca una progressiva diluizione della nostra vera identità