sabato 23 ottobre 2010

Si confermano i 'venti' di innovazioni Liturgiche al Sinodo per il Medio Oriente

Per benevola decisione del Santo Padre Benedetto XVI la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi è autorizzata a rendere nota la versione non ufficiale delle Proposizioni dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi sul tema La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32).

E, quindi abbiamo la possibilità di verificare che i nostri timori di partenza avevano ragion d'essere: è stata partorita da quel Consesso la seguente proposizione, che purtroppo ha recepito quei i 'venti' d'innovazione, che sanno di "riforma" da noi riconosciuti in alcuni interventi iniziali.

Proposizione n.39
La ricchezza biblica e teologica delle liturgie orientali è al servizio spirituale della Chiesa universale. Ciononostante sarebbe importante e utile rinnovare i testi e le celebrazioni liturgiche laddove ce n'è bisogno, perché rispondano meglio ai bisogni e alle attese dei fedeli sulla base di una conoscenza sempre più approfondita della tradizione [Persistono gli echi dell'"insano archeologismo liturgico", già stigmatizzato da Pio XII nella Mediator Dei, che col pretesto di un improbabile 'ritorno alle origini' ha prodotto innovamenti e abusi proprio in campo liturgico] e adattata al linguaggio di oggi e alle diverse categorie d'età.
[Quando mai la Liturgia, che è un unicum sacro e intoccabile può essere adattata ai vari tipi di età (!?)]

Dunque è confermata l'intenzione di riformare i riti orientali per adeguarli all'uomo di oggi; ma non è l'uomo che deve adeguarsi all'autentico culto a Dio, reso dal Vero e Unico Sacerdote, Il Signore Gesù?

Avevamo già riscontrato in questa proposta una visione che sembra voler sostituire alla viva tradizione della Chiesa e agli elementi identitari e particolari dei singoli usi liturgici delle Chiese Orientali, una omologazione liturgica che, se compiutamente attuata, rischia di minare l'esistenza stessa delle suddette Chiese, aggregandole così definitivamente ed uniformando anche i loro sacramenti.

Torniamo ancora una volta a ricordare che, solo 3 anni fa, tutti i Vescovi Cattolici di Terrasanta, stufi di sopportare abusi liturgici e colonizzazioni parrocchiali, si erano rivolti così ai Neocatecumenali: "Il principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere "una parrocchia e una Eucaristia". Il vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni. In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E' la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d'identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie."

Parole forti che sembrano contraddire gli auspici di riforma liturgica, aggiornamento pastorale e inclusione di comunità e gruppi carismatici allogeni, che invece emergono prepotentemente dal Sinodo.

34 commenti:

Mic ha detto...

Dopo la distruzione della liturgia "gregoriana" si passa a quella orientale.... Vedremo di cosa saranno capaci i "novelli Bugnini" all'opera... saranno questi i "frutti" di una chiesa che pur di "piacere" al mondo e di apparire “aggiornata”, continuerà a svendere 2000 anni di Tradizione?

E con la scusa di "una coscienza sempre più approfondita della tradizione"? Cioè di quella cosiddetta tradizione 'vivente' -non viva- che, come osserva mons. Gherardini è mutevole secondo le mode del tempo e quindi non è più portatrice dei principi Fondanti della vera Fede, allontanandosi dalla Verità, che ha Nome Gesù Cristo?

Ne abbiamo viste le conseguenze nel corso degli ultimi 40 e ormai più anni...

gianluca cruccas ha detto...

Ecco il lascia passare per la setta neocatecumenale

Propositio 17
Nuovi movimenti ecclesiali

Molti Padri riconoscono che i nuovi movimenti ecclesiali di tradizione occidentale, sempre più presenti nelle Chiese del Medio Oriente, sono un dono dello Spirito alla Chiesa intera. Affinché questi movimenti siano ricevuti come un carisma per l'edificazione della Chiesa, i membri di questi movimenti sono tenuti a vivere il carisma proprio tenendo conto della cultura, della storia, della liturgia e della spiritualità della Chiesa locale.
Per raggiungere questo obiettivo, tali movimenti sono vivamente pregati di operare in unione con il Vescovo locale e secondo le sue direttive pastorali. Sarebbe auspicabile che la gerarchia cattolica in ogni Paese del Medio Oriente abbia una posizione pastorale comune rispetto ai movimenti in questione, al loro inserimento e alla loro attività pastorale.

Mic ha detto...

A ben guardare, la seconda parte della proposizione sembra riprendere gli inviti dei vescovi di Terra Santa: "tenendo conto della cultura, della storia, della liturgia e della spiritualità della Chiesa locale."

sappiamo tuttavia quali 'strani' dinamismi si attuino aggirando o conquistandosi la fiducia del vescovo.
Il male va estirpato alla radice: non intendo nel senso di estirpare il cammino, ma di finalmente correggerne le molte aberrazioni, a partire dal rituale

La verità vi farà liberi ha detto...

MIC ha detto

"Dunque è confermata l'intenzione di riformare i riti orientali per adeguarli all'uomo di oggi; ma non è l'uomo che deve adeguarsi all'autentico culto a Dio, reso dal Vero e Unico Sacerdote, Il Signore Gesù?".

Questa affermazione non ha alcun fondamento e contraddice la storia della Chiesa.La liturgia si è sempre adeguata ai tempi.Infatti chi parla di "Messa di sempre" dice una sciocchezza perchè non è mai esistita la Messa di sempre.
Ugualmente fa della mitologia e della retorica chi sostiene che il Messale di Pio V è identico al Sacramentario di Gregorio Magno o addirittura risale a San Pietro.
Vi ricodo che fino al Concilio di Trento e alla riforma di Pio V non esisteva neanche un unico Messale per tutta la Chiesa e convivevano varie tradizioni liturgiche,pur esistendo una sostanziale
conformità delle molteplici tradizioni liturgiche.
Dopo lo scisma di Lutero e la Controriforma Cattolica ci fu una PRIMA RIFORMA LITURGICA.Pio V nel riformare la liturgia si avvalse della conoscenza degli studiosi dell'epoca i quali,non poterono andare piu' indietro,nella loro riforma,di quella che chiamavano:
"La tradizione dei Padri" quindi non poterono andare oltre l'alto medioevo.E infatti nel Messale di Pio V,per esempio,ci sono le preghiere ai piedi dell'altare che furono introdotte proprio in quell' epoca ,le quali non esistevano nei primi secoli nè nel Sacramentario di Gregorio Magno e soppresse dalla riforma post vaticano II.I padri riformatori del post Trento fecero un lavoro di purificazione togliendo delle parti che ritenevano aggiunte,lungo
i secoli, dalla superstizione e dall'avarizia ma alla fine non poterono tornare alle fonti cioè all'età apostolica.Per questo vi chiedo:Anche i riformatori di Trento furono degli insani archeologisti?Se i riformatori di Trento avessero disposto degli studi moderni certamente avrebbero riformato la Messa in un modo molto simile a quella post Vaticano II.La Messa ha una struttura di base che è la medesima da duemila anni ma alcuni elementi sono stati via via adattati alle epoche.Cari
"osservatori"non è dificile basta studiare un po di storia della Chiesa.Vi propongo una pista di studio.Studiate la storia dell'
altare e del Tabernacolo i vari cambiamenti fino ad oggi.

NB prevenedo le vostre risposte dico che queste cose non le ho studiate nelle catechsi di Kiko ma basta qualunque libro di storia della Chiesa per esempio anche l'enciclopedia cattolica.

Mic ha detto...

MIC ha detto
"Dunque è confermata l'intenzione di riformare i riti orientali per adeguarli all'uomo di oggi; ma non è l'uomo che deve adeguarsi all'autentico culto a Dio, reso dal Vero e Unico Sacerdote, Il Signore Gesù?".

Questa affermazione non ha alcun fondamento e contraddice la storia della Chiesa.La liturgia si è sempre adeguata ai tempi.Infatti chi parla di "Messa di sempre" dice una sciocchezza perchè non è mai esistita la Messa di sempre.
Ugualmente fa della mitologia e della retorica chi sostiene che il Messale di Pio V è identico al Sacramentario di Gregorio Magno o addirittura risale a San Pietro.[...]


non quoto tutta la logorroica parte successiva piena di confusione e inesattezze e formulo una replica complessiva.

non l'intero Messale, ma il Canone risale a S. Pietro e, nel canone, c'è intera e intatta l'Actio del Signore... comunque la struttura esenziale della Messa, la Vetus latina, risale al II secolo e non è mai stata toccata (neppure Papa Damaso, nel IV secolo si azzardò a farlo se non per la sostituzione della traduzione delle letture con quella di S. Girolamo)
E' vero che all'epoca del concilio di Trento coesistevano molti riti (come del resto oggi a proposito delle Chiese cattoliche oreintali) ma Pio V non fece un Messale nuovo, estese il messale romano a tutto l'occidente, preservando i riti più antichi di 200 anni. Alcune inclusioni, come ad esempio le preghiere ai piedi dell'atare tratte dai salmi, non hanno sfigurato la struttura del rito, ma l'hanno arricchita di una valenza sacrale ancora più alta che promana da un'azione liturgica in crescendo e nasce da una fede viva, non dalle asettiche inclusioni e dai tagli selvaggi operati a tavolino da pseudoliturgisti o dalle contaminazioni introdotte da laici come kiko

Ovvio che le cose che hai detto non le hai studiate dalle catechesi di kiko, che la storia della chiesa, oltre a non conoscerla la misconosce perché rinnega la Tradizione da Costantino al Vaticano II

Purtroppo la struttura di base oggi non è più la stessa, se non all'apparenza perchè, a prescidere dai tagli selvaggi e dalle modifiche esiziali, il rito attuale sottende una teologia ed un'ecclesiologia diverse: centralità dell'assemblea e non del Signore, unico vero celebrante: Sacerdote, Vittima e Sacrificio. L'Offertorio è stato trasformato in una berakah ebraica, ecc.

Per conoscere e vivere spiritualmente certe Verità salvifiche, non basta leggere la storia della Chiesa, bisogna assorbirne l'autentica 'iniziazione', i veri insegnamenti, per accostarsi al Grande Mistero che celebriamo e che ci fa uomini e donne nuovi in Cristo

il resto sono vuote chiacchiere e sterili elucubrazioni

Mic ha detto...

... il dramma è che dopo aver distrutto il rito romano e più in generale i riti latini, ora si vogliono distruggere pure i riti orientali. E probabilmente non ci sarà chi muoverà un dito, perché è probabile che quel che hanno ufficializzato sia già parte di loro accordi preliminari.

Ancora una volta assistiamo a parole (richiami dei Vescovi della Terra Santa nella loro lettera ai NC) e fatti (l'attuale proposizione) tra loro divergenti: una Chiesa che a parole difende la vera fede, nei fatti la tradisce

Mic ha detto...

riporto da messa in latino

non possiamo non trovare stupefacente quella proposizione 39. Sanno anche le pietre che specie nei momenti di difficoltà, di esilio, di straniamento, aggrapparsi non solo alla Tradizione con la maiuscola, ma perfino alle tradizioni spicciole è l'ultima salvezza del perseguitato e del fuggiasco. Pensiamo ai nostri emigrati che organizzavano feste per i santi patroni dei paesi d'origine, o preparavano i dolci tradizionali delle feste...
Quando i Greci si son trovati per 4 secoli sotto il tallone musulmano, o i Russi sotto il comunismo, han forse ritenuto opportuno 'aggiornare' i loro riti (che so: tradurre i testi liturgici in demotico, o in turco, i primi; integrare concetti di lotta di classe, i secondi)?
E questo senza considerare il monito esemplare dei disastrosi effetti di chi c'è già passato e in condizioni ambientali ben più favorevoli, ossia noi latini.

La verità vi farà liberi ha detto...

Cara MIC so già che non pubblicherai quanto ti scrivo dato che ti smentisce.Tu pubblichi solo
quello che va contro il Cammino o quantomeno ti da ragione.A proposito di Berakà vorrei informarti che non è ebraica perchè l'ha pronuciata Cristo quando ha istituito l'Eucarestia come ci insegna il Papa Benedetto XVI ti prego di leggere:

L'istituzione dell'Eucaristia

10. In tal modo siamo portati a riflettere sull'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena. Ciò accadde nel contesto di una cena rituale che costituiva il memoriale dell'avvenimento fondante del popolo di Israele: la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. Questa cena rituale, legata all'immolazione degli agnelli (cfr Es 12,1-28.43-51), era memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche memoria profetica, ossia annuncio di una liberazione futura. Infatti, il popolo aveva sperimentato che quella liberazione non era stata definitiva, poiché la sua storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal peccato. Il memoriale dell'antica liberazione si apriva così alla domanda e all'attesa di una salvezza più profonda, radicale, universale e definitiva. È in questo contesto che Gesù introduce la novità del suo dono. NELLA PREGHIERA DI LODE ,LA "BERAKA'", Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ». Istituendo il sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il Sacrificio della croce e la vittoria della risurrezione. Al tempo stesso, Egli si rivela come il vero agnello immolato, previsto nel disegno del Padre fin dalla fondazione del mondo, come si legge nella Prima Lettera di Pietro (cfr 1,18-20). Collocando in questo contesto il suo dono, Gesù manifesta il senso salvifico della sua morte e risurrezione, mistero che diviene realtà rinnovatrice della storia e del cosmo intero. L'istituzione dell'Eucaristia mostra, infatti, come quella morte, di per sé violenta ed assurda, sia diventata in Gesù supremo atto di amore e definitiva liberazione dell'umanità dal male".

COME LA METTIAMO CARA MIA?

Mic ha detto...

la mettiamo che se ti leggi attentamente tutto il documento di cui al link che ho messo sopra hai già la risposta.

Una precisazione: quelle che hai riportato non sono parole di Benedetto XVI, ma un paragrafo della Sacramentum Caritatis, che oltretutto è una esortazione Post-sinodale: cioè un documento redatto dai vescovi...

Inserisco solo qualcosa di essenziale qui per chi passa di qui e legge il tuo post.

A parte l'evidenza della prassi, mi colpisce che quanto segue sia detto esplicitamente in un documento come la Sacramentum Caritatis, al n.10

"... È in questo contesto che Gesù introduce la novità del suo dono. Nella preghiera di lode, la Berakah, Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ». Istituendo il sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il Sacrificio della croce e la vittoria della risurrezione."

E' tutto molto bello e anche vero, soprattutto nelle esplicitazioni successive. Ma è stato espunto qualcosa di non secondario, perché prima che un dono a noi, l'Eucaristia è l'unico Sacrificio di espiazione e propiziatorio di Cristo da Lui presentato, offerto al Padre...

E nessun documento conciliare autorizzava a fare tagli selvaggi all'Offertorio, sostituendo all'Hostia (vittima) pura santa e immacolata il "frutto della terra e del nostro lavoro", trasformando così l'Offerta di Cristo alla quale uniamo la nostra offerta al Padre, in una berakah ebraica, che il Signore ha certamente pronunciato, ma che non è il punto focale della sua Azione, del Novum che egli ha introdotto nell'Ultima Cena...

Come dice Romano Amerio: "Poiché la parola consegue all'idea, la loro scomparsa [delle parole, nel nostro caso intere formule -ndR] arguisce scomparsa o quanto meno ecclissazione di quei concetti un tempo salienti nel sistema cattolico."

E' successo, quindi, che nella S. Messa cattolica, nel Nuovo Rito, la benedizione ebraica sostituisce quella che nel Rito secondo l'uso antiquior è l'Offerta cristiana.

Questo, come possiamo chiamarlo se non 'discontinuità'? E tanto più grave in quanto tocca il Rito, e lo de-forma, proprio nel preludio e nella preparazione in crescendo al suo momento più sacro e solenne?

Ricordando che funzione primaria della Chiesa è rendere l'autentico culto a Dio...

... sorvolando, per ora, sugli altri tagli non meno selvaggi operati al Rito Gregoriano, ad esempio tutti i riferimenti a S. Michele Arcangelo, alla Vergine e alla Comunione dei Santi! Sulle modifiche perfino alla formula consacratoria (oltretutto con accenti narrativi, quando invece è un Fatto, Actio di Cristo)! Sorvolando anche su alcune improprie traduzioni del messale latino di Paolo VI!

Sempre dalla Sacramentum caritatis, n.11 «...In questo modo Gesù inserisce il suo novum radicale all'interno dell'antica cena (pasquale) sacrificale ebraica. Quella cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla. Come giustamente dicono i Padri, figura transit in veritatem: ciò che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità stessa. L'antico rito si è compiuto ed è stato superato definitivamente attraverso il dono d'amore del Figlio di Dio incarnato. Il cibo della verità, Cristo immolato per noi, dat ... figuris terminum.» (Breviario Romano, Inno all'Ufficio delle Letture della solennità del Corpus Domini.)

E allora, a maggior ragione, che senso ha per noi, la berakah ebraica al posto dell'Offertorio?

Mic ha detto...

Per lvvfl
Cara MIC a se mi hai risposto dovresti anche darmi il diritto di replica.Dici un sacco di scemenze.
Se hai il coraggio e la capacità di ribattere pubblica quello che dico e rispondi:
Sei in grado di dimostrare che il Messale ed il Canone del Messale di Pio V siano identici all'epoca di S.Pietro?Sei in grado di dimostrare che la Messa Tridentina sia identica a quella celebrata ai tempi di S.Pietro? [...]


non pubblico anche il resto solo perché altrimenti dovrei risponderti con un trattato di teologico sulla Liturgia.
D'altronde i tuoi sono copia-incolla selvaggi da fonti che neppure hai assimilato, perché non è materia di cui si discute del Cammino che dice tutt'altre cose...

In ogni caso io non ho mai detto che la messa tridentina è identica a quella celebrata ai tempi di S. Pietro. Questo vale per il canone che viene fatto risalire direttamente a S. Pietro almeno nel suo nucleo principale e comunque già dal IV secolo era attestato quasi come lo conosciamo.

Comunque la struttura, l'impianto della messa, la Vetus latina, confermo che risale al II secolo. In ogni caso è normale che la liturgia nel corso dei secoli subisca delle modifiche: di solito si tratta di aggiunte che nascono dalla fede viva e non sono mai state redatte a tavolino, ma in genere inserite da grandi santi e vescovi, non da pseudo-liturghi come accade oggi... modifiche, peraltro, che non possono risolversi in stravolgimenti della 'forma', che costituiscono anche cambiamenti della sostanza; il che riferito alle cose Sacre (lex orandi lex credendi) implica anche una fede diversa...

l'abbiamo detto, ridetto, stradetto, ma non ti entra in testa perché hai altro nel cuore...

La verità vi farà liberi ha detto...

Cara MIC a parte che hai cestinato un post che smentiva punto per punto quanto dicevi in un precedentemente,evidentemente ti avevo inchiodato e hai preferito cestinarmi confermando che quanto ti si smentisce censuri,ma poi la tua obiezione è fiacca ed incostistente.Tu dici:

"Una precisazione: quelle che hai riportato non sono parole di Benedetto XVI, ma un paragrafo della Sacramentum Caritatis, che oltretutto è una esortazione Post-sinodale: cioè un documento redatto dai vescovi"

Come ho detto a tue obiezioni sono ridicole e inconsistenti.Come puoi dire che le parole della
Sacramentum Caritatis non sono di Benedetto XVI.A parte che il documento è firmato da lui ma poi il fatto che la Esortazione Apostolica sia post Sinodale cioè che parta dalle proposizioni dei Vescovi non significa che il documento non rispecchi IL PENSIERO DEL PAPA.Se fosse come dici tu il Papa avrebbe fatto solo da redattore .NON CREDO PROPRIO! Inoltre che Gesù abbia pronunciato la "BERAKA'" cioè la PREGHIERA DI BENEDIZIONE è RINGRAZIAMENTO E'STORICO.Tutta l'Eucarestia è una BERAKA' IN GRECO "εὐχαρίστω" eucharisto "rendere grazie".i Ti faccio notare che il Messale Tridentino diceva:Egli prese i pane lo"benedisse"nel senso che benedisse il pane.Ma gli studi bibici e liturgici moderni hanno
stabilito che in realtà Gesù non benedisse il pane e il vino ma
"PRONUNCIO LA BENEDIZIONE"appunto BERAKA'.Questo è un dato storico che il Papa ha riportato nella Sacramentum Caritatis.Forse faresti meglio ad aggiornarti i tuoi studi e le tue idee mi sembrano arcaiche.

Mic ha detto...

Cara MIC a parte che hai cestinato un post che smentiva punto per punto quanto dicevi in un precedentemente,evidentemente ti avevo inchiodato e hai preferito cestinarmi confermando che quanto ti si smentisce censuri,ma poi la tua obiezione è fiacca ed incostistente.

non ho cestinato un bel nulla. Se guardi bene ti ho già risposto quotando l'inizio del tuo logorroico e confuso messaggio.
il resto segue...

Mic ha detto...

Come ho detto a tue obiezioni sono ridicole e inconsistenti.Come puoi dire che le parole della
Sacramentum Caritatis non sono di Benedetto XVI.A parte che il documento è firmato da lui ma poi il fatto che la Esortazione Apostolica sia post Sinodale cioè che parta dalle proposizioni dei Vescovi non significa che il documento non rispecchi IL PENSIERO DEL PAPA.Se fosse come dici tu il Papa avrebbe fatto solo da redattore .NON CREDO PROPRIO! Inoltre che Gesù abbia pronunciato la "BERAKA'" cioè la PREGHIERA DI BENEDIZIONE è RINGRAZIAMENTO E'STORICO.Tutta l'Eucarestia è una BERAKA' IN GRECO "εuχαρίστω" eucharisto "rendere grazie".i Ti faccio notare che il Messale Tridentino diceva:Egli prese i pane lo"benedisse"nel senso che benedisse il pane.Ma gli studi bibici e liturgici moderni hanno
stabilito che in realtà Gesù non benedisse il pane e il vino ma
"PRONUNCIO LA BENEDIZIONE"appunto BERAKA'.Questo è un dato storico che il Papa ha riportato nella Sacramentum Caritatis.Forse faresti meglio ad aggiornarti i tuoi studi e le tue idee mi sembrano arcaiche.


Questo è quanto ti rispondo io, nel prossimo post inserirò il parere di un insigne papirologo:

Noto che per te è valido solo ciò che è nuovo, ma ti ricordo che già S. Paolo mise in guardia dalle profane novità.

Il Concilio di Trento, nel Decreto sull’Eucaristia infallibilmente insegna: “...i nostri padri che vissero nella vera Chiesa di Cristo hanno chiarissimamente professato che il nostro Redentore ha istituito questo meraviglioso Sacramento nell’ultima cena DOPO LA BENEDIZIONE DEL PANE E DEL VINO”: POST PANIS VINIQUE BENEDICTIONEM”. E nel canone n. 6 sulla Messa il Tridentino fulmina l’anatema contro chi sostenga la presenza di errori nel Canone Romano...

C'è un pericolo teologico-sacramentale nell'assolutizzazione della "preghiera di benedizione" staccata dal suo oggetto (la benedizione è compresa nella formula di Consacrazione ed è un tutt'uno con essa "benedixit... fregit...dedit" Benedisse... spezzò... diede), che è quello di fare della Messa un semplice zikkaron (ricordo, memoriale) ebraico, mentre la Messa è memoriale nel senso di rinnovamento, ripetizione, attualizzazione nella realtà sacramentale del Sacrificio di Cristo, e non solo nella memoria per quanto viva e produttrice di ringraziamento a Dio

Mic ha detto...

Questo è il parere del Dr. Salvatore Costanza, insigne esperto di papirologia greca:

In via preliminare ad ogni discussione teologica (...) è doveroso attenersi all’aurea regola del primum legere. In questo caso occorre riguardare la pericope evangelica di Mt. 26, 26 nel testo greco che nella sua tersa e limpida semplicità non offre adito a dubbi d’interpretazione. La frase al vaglio della nostra attenzione: eulogésas éklasen non può che tradursi alla lettera se non “avendolo benedetto, lo spezzò”, cioè “lo benedisse e lo spezzò” (lat. benedixit ac fregit), ove ‘lo’ = árton corrisponde al pane menzionato subito prima.
Neppure uno scolaretto di V ginnasiale di media preparazione avrebbe difficoltà a tradurre correttamente questo passo, ma siano consentite alcune osservazioni, visto che molti possono cadere nondimeno nel tranello di false e fuorvianti interpretazioni che possono diventare il grimaldello per un’errata prospettiva nell’ambito della teologia dell’Eucaristia.

Il participio aoristo del verbo eulogéo, peraltro nella diatesi attiva, non può essere usato in modo assoluto, ma è chiaramente un verbo transitivo che richiede un complemento oggetto: la benedizione è rivolta a qualcosa, come in questo caso, cioè al pane, o a qualcuno, ad una persona determinata.

Pertanto una traduzione in italiano come: “pronunciò la preghiera di benedizione” è del tutto insostenibile e fra l’altro sostituisce non a caso in modo subdolo al verbo semplice (benedire) una perifrasi, una frase compiuta, che si discosta dal modello greco e lo riscrive a proprio gusto. Non si tratta semplicemente di una traduzione libera, ma di una glossa al testo, un commento liberamente sovrapposto al racconto evangelico. Ed è chiaro che dietro questa proposta di traduzione si cela una precisa linea esegetico-teologica che si vuole applicare alla genuina lettura dei fatti.

segue

Mic ha detto...

... segue

Ma, come notato, quest’ipotesi di traduzione è insostenibile e, prima d’ogni altra riflessione, lo dimostra il fatto che non regge alla prova della sintassi ed offende gravemente la lingua greca. Se si rilegge Mt. 26, 26, infatti, si trovano di seguito tre participi aoristi che condividono il medesimo complemento oggetto (árton) e sono precisamente: labòn ... eulogésasdoùs. I tre participi in successione giovano a indicare la successione temporale delle tre azioni del ‘prendere il pane’, ‘benedirlo’ e ‘darlo ai Suoi discepoli’; gli ultimi due di questi participi (eulogésas ... doùs) sono legati poi dalla coordinazione kaì ... kaì (= et … et) e sono seguiti da un verbo di modo finito (un indicativo aoristo) e non possono essere slegati nell’interpretazione generale del passo di S. Matteo. Una conseguenza, probabilmente imprevista e non voluta, di una traduzione quale “pronunciò una preghiera di benedizione” è, infatti, che si finisce per isolare, inopinatamente, doùs = ‘avendo dato’ da quanto precede e, quindi, si rischia perfino d’invalidare l’idea della distribuzione del Pane ai Discepoli.

Nessuno può pensare che árton non sia complemento oggetto di doùs (< dídomi), arrivando a negare che il Signore abbia dato il Pane consacrato ai Suoi discepoli! Ma proprio questo è, per assurdo, il rischio di una spiegazione della frase per chi pone uno iato fra il pane e l’atto della Benedizione. La coordinazione della sintassi è, invece, assolutamente chiara e cristallina: “e avendolo (lo = il pane) benedetto lo spezzò e avendolo (lo = il pane) dato ai Suoi discepoli disse etc.” Chiunque separa eulogésas dal suo naturale complemento oggetto (árton) non si rende conto, probabilmente, di violare così il senso di tutta la frase, d’infrangere la coordinazione ed isolare anche doùs dal medesimo complemento oggetto (árton), creando un monstrum logico-sintattico.

Tornando al passaggio neotestamentario in esame balza, infatti, in prima istanza, che i due participi aoristi di eulogéo e dídomi sono completati necessariamente dallo stesso attante ed insieme con le forme dell’indicativo (éklasen, eîpen) delineano la sequenza di atti compiuti dal Divino Maestro nella S. Cena in un contesto unitario e inscindibile dal quale deriva la Consacrazione del Pane.

Pertanto, oltre alla necessaria prudenza, nell’esegesi neotestamentaria occorre sempre un pizzico di umiltà per evitare d’avventurarsi in pericolose e franose interpretazioni. Prima di tacciare d’errore l’infinita schiera di dotti e periti in utraque lingua i quali nei secoli hanno approvato la traduzione del NT e, quindi, le preghiere di Consacrazione con la formula del benedixit proposte nel Messale, chiunque intenda diversamente il testo evangelico non dovrebbe chiedersi piuttosto di essere caduto in errore? E di aver travisato egli per poca dimestichezza con l’idioma greco il senso della frase, prima d’addossare una così grave censura a tanti illustri e stimati predecessori?

Con l’augurio d’usar sempre la giusta cautela e ponderare il peso d’ogni affermazione, per non muoversi avventatamente, specie nei sentieri delle lingue classiche, con i migliori rispetti,

Mic ha detto...

Quanto alla Sacramentum caritatis, presentata all'inizio come ispissima verba del Papa, così non è perché, anche se certamente reca la sua firma, resta pur sempre una "esortazione post-sinodale" e sappiamo quali vescovi vi partecipino... qualcosa nella redazione di documenti così ponderosi, tanto più se non sono affermazioni che impegnano l'infallibilità, può sempre sfuggire...

Mic ha detto...

non mi sarei presa la briga di impiegare tempo a rispondere dettagliatamente al mio insultante e arrogante interlocutore (non è la prima e probabilmente non sarà neppure l'ultima volta che mi riempie di insulti che normalmente cestino) se non pensassi che la riflessione può essere fruttuosa per tutti noi ed inoltre non servisse ancor meglio a vedere con chi abbiamo a che fare...

Christe eleison ha detto...

quelli che, Dio non voglia, saranno lì a riformare i bellissimi riti orientali, hanno ben sotto gli occhi cos'è successo con la "riforma" del rito latino: se perseguono questa strada, nonostante il disastro visibile in ogni parrocchia e cattedrale, la loro cattiva fede è lampante. Ma è chiaro che il Santo Padre, così attaccato alla continuità, fermerà tutti questi attentati sul nascere e non permetterà che si faccia scempio dei cattolici di quelle terre...

Stefano78 ha detto...

Ma è chiaro che il Santo Padre, così attaccato alla continuità, fermerà tutti questi attentati sul nascere e non permetterà che si faccia scempio dei cattolici di quelle terre...



Sono d'accordo

Stefano78 ha detto...

Dice Lvvfl
Inoltre che Gesù abbia pronunciato la "BERAKA'" cioè la PREGHIERA DI BENEDIZIONE è RINGRAZIAMENTO E'STORICO

Se non si fosse presi da filoebraismo congenito (!!), la qual cosa per chi è Cattolico è quantomeno "strana", si potrebbe anche fare una semplice cobstatazione: il contenuto di quella Benedizione è DIVERSO (e lo abbiamo visto anche dall'approfondimento di MIc)!

Stefano78 ha detto...

Dalla Sacramentum Caritatis:

Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ».

Questo è quello che Lvvfl non ha evidenziato, ma che rende chiaro il discorso dell'Esortazione Apostolica.

Mic ha detto...

Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ».

chiaro, perché "quando sarò 'esaltato'" significa innalzato sulla Croce

ma il punto è che aver inserito la barakah ebraica come momento scisso dalla consacrazione e averla per di più sostituita all'Offertorio, snatura e 'rompe' lo svolgimento (e anche il significato) del Rito

Stefano78 ha detto...

Dice Mic

ma il punto è che aver inserito la barakah ebraica come momento scisso dalla consacrazione e averla per di più sostituita all'Offertorio, snatura e 'rompe' lo svolgimento (e anche il significato) del Rito


Infatti, per come la vedo io (ma non sono solo) quella Berakà non solo non c'entra nulla in genere, ma non c'entra nulla al posto dell'offertorio!

Che ci facciamo della Berakà al posto dell'Offertorio? Evidentemente chi l'ha messa aveva delle intenzioni molto ma molto "discutibili"..

Stefano78 ha detto...

Giova richiamare l'attenzione, per chi vuole ovviamente, alle parole del Santo Vescovo A. Schneider, in questo brano di una recente intervista. Ecco cosa risponde il Vescovo a chi domanda lumi sull'offertorio antico, che viene tacciato di essere addirittura eteroclito:

"In tutta la storia della liturgia romana, ma anche nelle liturgie orientali, l’Offertorio è sempre stato legato all’attuazione del sacrificio del Golgotha. Non si trattava di preparare la Cena, ma di preparare il sacrificio eucaristico che aveva come frutto il convivio della comunione eucaristica. Ciò che si offre, viene dato per il sacrifico della Croce, si tratta di ciò che possiamo chiamare “un’anticipazione simbolica”.

L’Offertorio richiama tutti i sacrifici dell’Antico Testamento, partendo dai grandi offertori di Melchisedech e di Abele. E’ una crescita continua fino al sacrifico del Golgotha. Questa visione biblica giustifica pienamente l’Offertorio tradizionale senza dimenticare i riti orientali che sono ancora più solenni nella loro anticipazione del Mistero della Croce.

Così come per Sant’Agostino “il Nuovo Testamento era nascosto nel Antico Testamento”, potremmo dire che la Consacrazione è nascosta nell’Offertorio. Quindi, direi proprio il contrario: l’Offertorio tradizionale è tutto tranne che eteroclito, è un puro prodotto della logica biblica della storia della salvezza."

Stefano78 ha detto...

Ps: eteroclito=strano

La verità vi farà liberi ha detto...

Beh cari amici "Osseravtori"mi sembra che piano piano stiate ammettendo che Gesù abbia
"pronunciato la benedizione"
(Berakà)anzichè "benedire il pane e il vino".E' già un passo avanti.
Ma veniamo alle sciocchezze che dite:

MIC ha detto:

"chiaro, perché "quando sarò
'esaltato'" significa innalzato sulla Croce ma il punto è che aver inserito la barakah ebraica come momento scisso dalla consacrazione e averla per di più sostituita all'Offertorio, snatura e 'rompe' lo svolgimento (e anche il significato) del Rito"

la verità

Non è affatto chiaro cara MIC proprio per niente!Anzitutto la berakà non è stata inserita come momento scisso.Non so in base a cosa dici questo.Inoltre la Beraka' non ha sostituito l'offertorio.Come diceva il commento della Bibbia di Gerusalemme Cristo pronunciò la beraka'sul pane e vino perchè stava celebrando la pasqua ebraica.E il seder pasquale prevede che sul pane e vino(simboli della pasqua ebraica)si reciti una preghiera di benedizione e ringraziamento a Dio non sul pane e vino.Giustamente quindi il Messale del 1969 traduce
"pronunciò la benedizione" anziche "benedisse"nel senso di benedire il pane e il vino.Nella Tradizione della pasqua ebraica NON ESISTE BENEDIRE IL PANE E IL VINO FACENDO UN SEGNI DI CROCE SOPRA MA ESISTE PRONUNCIARE
LA BENEDIZIONE A DIO(berakà).Dopo aver "pronunciato la benedizione"
Cristo inserì il nuovo rito che sarebbe stata l'Eucarestia dicendo "questo e' il mio Corpo...Il mio Sangue".Per questo la versione moderna è più corretta di quella del Messale Tridentino.
La versione del Messale di Trento e delle vecchie Bibbie era scorretta.Era dovuta ad un errore di una certa parte di teologia MEDIOEVALE la quale metteva eccesivamente l'accento sulla parle della consacrazione e sul gesto di Gesù di benedire le specie eucaristiche con il quale avveniva la TRANSUSTANZIAZIONE.
Infatti se leggi il Messale Tridentino alle parole della consacrazione"prese il pane lo benedisse..prese il calice lo benedisse.."Il Sacredote doveva benedire con un segno di croce il pane e il vino.Ma è una forzatura perchè Gesù non fece AFFATTO questo GESTO DI BENEDIRE COL SEGNO DI CROCE.Giustamente la riforma liturgica post Vaticano II l'ha soppressa adottando l'attuale forma:Prese il pane"ti rese grazie con la preghiera di benedizione"..
SENZA FARE SEGNI DI CROCE.MIC STUDIA!!

Mic ha detto...

c'è bisogno di commenti?

Mic ha detto...

Anzitutto la berakà non è stata inserita come momento scisso.Non so in base a cosa dici questo.Inoltre la Beraka' non ha sostituito l'offertorio.

ah no?

"Benedetto sei tu, Padre Dio dell'universo... questo pane "frutto della terra e del nostro lavoro", pronunciato al posto di quella che nel 'crescendo' sacro del rito non è il frutto della terra e del nostro lavoro ma è già l'Hostia (vittima) pura santa e immacolata... cos'è?

E anche nella formula di consacrazione, tradurre "pronunciò la preghiera di benedizione" anziché "benedisse" (leggi la dissertazione del papirologo), significa forzare il testo evangelico ad una interpretazione teologica che pretende di sostituirsi ai Testimoni Evangelici, che ha anche conseguenze teologiche, come ben spiegato... Una delle ragioni per cui non era bene introdurre le lingue vernacolari: il testo sacro è intraducibile, ha uno spessore che qualunque traduzione correrebbe il rischio di tradire...

Tutto il resto del tuo discorso è insano archeologismo liturgico e cripto-giudaismo, perché è vero che l'Ultima Cena era un Seder pasquale; ma il Novum introdotto da Gesù è qualcosa di inaudito che non si esaurisce nelle nostre povere parole, ma è un FATTO irripetibile che o ci 'entri' dentro o non hai orecchie per intendere.

Sacramentum caritatis, n.11 «...In questo modo Gesù inserisce il suo novum radicale all'interno dell'antica cena (pasquale) sacrificale ebraica. Quella cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla. Come giustamente dicono i Padri, figura transit in veritatem: ciò che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità stessa. L'antico rito si è compiuto ed è stato superato definitivamente attraverso il dono d'amore del Figlio di Dio incarnato. Il cibo della verità, Cristo immolato per noi, dat ... figuris terminum.» (Breviario Romano, Inno all'Ufficio delle Letture della solennità del Corpus Domini)

perciò evita di continuare a scrivere (come vedi ho pubblicato solo questo dei tuoi proclami e non ne pubblicherò altri) perché qui e adesso questo argomento con te è CHIUSO!

e rileggiti anche quel che scrive Stefano sull'Offertorio, che non è affatto un retaggio pagano, come insegna Carmen e kiko conferma, ma è qualcosa di più alto e di più grande di cui non si può nemmeno parlare senza timore e tremore, oltre che grata e amorosa riconoscenza...

Mic ha detto...

capito quale teologia c'è dietro le ventilate "riforme" delle liturgie orientali?

Mic ha detto...

SENZA FARE SEGNI DI CROCE.MIC STUDIA!!

io non studio (perché urli?), Adoro!

Aldo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=vIT65hWfkQo

Il nuovo canto di kiko x la convivenza di inizio corso, scusate l ot ma ci sono almeno 60 commenti di discussione in spagnolo fra chi è contrario alla messa "in onda" su youtube prima che gli altri fratelli abbiano "ricevuto" la convivenza...
e chi invece è a favore...
se le danno tra di loro

Michela ha detto...

Non stupisce che i ncn insistano sulla benedizione, perchè è un altro dei termini che il cammino usa dandogli un altro significato.

Non sono cose dette esplicitamente, ma io ricordo che la benedizione è legata alla vita ( v. Gen 1). e quindi è qualcosa che spetta solo a Dio, e per estensione al sacerdote , ed eventalmente ai genitori e padrini, ma solo nei riguardi dei figli.
Mi suonava strano che nel cammino si insegnasse a dire le parole di Gesù ( ti benedico Padre ...). Davanti alla resistenza a benedire Dio, spiegavano che benedire vuol dire semplicemente 'dire bene', e così lo possiamo fare anche noi.

Adesso mi colpisce la difesa che fA LVVF della benedizione, intesa come benedizione dal basso verso l'alto( non è un caso che nel cammino è vietato chiedere a Dio di benedire il cibo, per es. prima dei pasti), vuol dire che nella diversa interpretazione del termine 'benedizione' che si fa nel cammino, ci deve essere qualche punto chiave per capire il pensiero di Kiko.

Caterina63 ha detto...

Caro Mic....alle tue domande legittime e sacrosante occorre anche rispondere con un pò più di fiducia e trarre meno conclusioni dalle SINGOLE voci che senza dubbio appaiono come "novelli Bugnini" con tanto di prurito di innovazione e, aggiungerei, di vestire i panni di novelli superman, pronti a CAMBIARE qualcosa a seconda delle opinioni personali ^__^

In questi giorni Israele ha attaccato il Sinodo per altre questioni, interessante la risposta di padre Lombardi (una volta tanto) che torna utile anche qui:

Nella sua replica padre Lombardi, secondo quanto riferito dalla “Radio Vaticana”, ha dichiarato che “se si vuole avere una espressione sintetica delle posizioni del Sinodo attualmente bisogna attenersi al ‘Messaggio’, che è l’unico testo scritto comune approvato dal Sinodo nei giorni scorsi”.

“Vi è poi - ha aggiunto - una grandissima ricchezza e varietà di contributi dati dai Padri, che però come tali non vanno considerati ognuno come la voce del Sinodo nel suo insieme”.



Insomma, si ribadisce che ciò che conta non sono le singoli voci, una o due o fossero anche 4 o 5....
ciò che conta è ciò che dice IL MAGISTERO... ^__^

Seppur devo dedurre che le tue attenzioni al problema sono giustificatissime e che, ti dirò di più, PREPARIAMOCI ANCHE AL PEGGIO... resta palese che ciò che dice il Magistero Ecclesiale non è ciò che dicono queste voci...

Come risolviamo il problema?
NON LO SO! ^__^
ma amo essere ottimista...ed anche in mezzo al fango mi piace scorgervi sempre qualche tronco sul quale aggrapparmi e riuscire a salvarmi...
^__^
insomma, seminare un pò di speranza e leggere qualcosa di positivo...

Si! c'è un certo lasciapassare per i NC identificati comunque sia all'interno DEI MOVIMENTI per i quali è legittimo alla Chiesa DI USARE, FARNE USO, previa prima CORREZIONE, questo è il nocciolo del problema e su questa CORREZIONE dobbiamo confidare....
E' stato sempre così da duemila anni, solo che prima la Chiesa correggeva e condannava gli errori, da 40 anni non lo faceva più, ma con Benedetto XVI siamo tornati a sperare...

Ecco perchè resterà importante che si divulghi l'autentico Magistero e si avverta il Prossimo dei pericoli e degli inganni e il resto affidarlo al Signore che non vuole il soffocamento dei Movimenti ma che vuole ANIME DA SALVARE...
^__^

Anonimo ha detto...

Padre Livio,a Radio Maria, nel suo commento alla stampa,ha provveduto ad informare i fedeli che la liturgia dei nct è stata approvata dal Papa.Che confusione'.Preghiamo.
Lella