venerdì 16 settembre 2011

Il papa richiama il giudizio dei vescovi sulla genuinità dei carìsmi


15.09.2011 - Alle ore 11.30 di questa mattina, nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Vescovi di recente nomina partecipanti al corso promosso dalla Congregazione per i Vescovi.

Pubblichiamo di seguito uno stralcio del discorso che il Papa rivolge ai presenti e aggiungiamo una riflessione scaturita dalle segnalazioni ricevute:

Cari Fratelli nell’episcopato!
[...]
L’incontro annuale con i Vescovi nominati nel corso dell’anno mi ha dato la possibilità di sottolineare qualche aspetto del ministero episcopale. Oggi vorrei riflettere brevemente con voi sull’importanza dell’accoglienza da parte del Vescovo dei carismi che lo Spirito suscita per l’edificazione della Chiesa. La consacrazione episcopale vi ha conferito la pienezza del sacramento dell’Ordine, che, nella Comunità ecclesiale, è posto al servizio del sacerdozio comune dei fedeli, della loro crescita spirituale e della loro santità. Il sacerdozio ministeriale, infatti, come sapete, ha lo scopo e la missione di far vivere il sacerdozio dei fedeli, che, in forza del Battesimo, partecipano a loro modo all’unico sacerdozio di Cristo, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium: "Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all’unico sacerdozio di Cristo" (n. 10). Per questa ragione, i Vescovi hanno il compito di vigilare e operare affinché i battezzati possano crescere nella grazia e secondo i carismi che lo Spirito Santo suscita nei loro cuori e nelle loro comunità. Il Concilio Vaticano II ha ricordato che lo Spirito Santo, mentre unifica nella comunione e nel ministero la Chiesa, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici e la abbellisce dei suoi frutti (cfr ibid., 4). La recente Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid ha mostrato, ancora una volta, la fecondità della ricchezza dei carismi nella Chiesa, proprio oggi, e l’unità ecclesiale di tutti i fedeli riuniti intorno al Papa ed ai Vescovi. Una vitalità che rafforza l’opera di evangelizzazione e la presenza della Chiesa nel mondo. E vediamo, possiamo quasi toccare che lo Spirito Santo anche oggi è presente nella Chiesa, crea carismi e crea unità.

Il dono fondamentale che siete chiamati ad alimentare nei fedeli affidati alle vostre cure pastorali è prima di tutto quello della filiazione divina, che è partecipazione di ciascuno alla comunione trinitaria. L'essenziale è che diventiamo realmente figli e figlie nel Figlio. Il Battesimo, che costituisce gli uomini "figli nel Figlio" e membri della Chiesa, è la radice e la fonte di tutti gli altri doni carismatici. Con il vostro ministero di santificazione, voi educate i fedeli a partecipare sempre più intensamente all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, aiutandoli ad edificare la Chiesa, secondo i doni ricevuti da Dio, in modo attivo e corresponsabile. Infatti, dobbiamo sempre tener presente che i doni dello Spirito, straordinari o semplici ed umili che siano, sono sempre dati gratuitamente per l’edificazione di tutti. Il Vescovo, in quanto segno visibile dell'unità della sua Chiesa particolare (cfr ibid., 23), ha il compito di unificare ed armonizzare la diversità carismatica nell’unità della Chiesa, favorendo la reciprocità tra il sacerdozio gerarchico ed il sacerdozio battesimale.

Accogliete dunque i carismi con gratitudine per la santificazione della Chiesa e la vitalità dell’apostolato! E questa accoglienza e gratitudine verso lo Spirito Santo, che opera anche oggi tra noi, sono inscindibili dal discernimento, che è proprio della missione del Vescovo, come ha ribadito il Concilio Vaticano II, che ha affidato al ministero pastorale il giudizio sulla genuinità dei carismi e sul loro ordinato esercizio, senza estinguere lo Spirito, ma esaminando e ritenendo ciò che è buono (cfr ibid., 12). Questo mi sembra importante: da una parte non estinguere, ma dall'altra parte distinguere, ordinare e ritenere esaminando. Per questo deve essere sempre chiaro che nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa (cfr Esort. ap. Christifideles laici, 24). Accogliendo, giudicando e ordinando i diversi doni e carismi, il Vescovo rende un grande e prezioso servizio al sacerdozio dei fedeli e alla vitalità della Chiesa, che risplenderà come sposa del Signore, rivestita della santità dei suoi figli.

Questo articolato e delicato ministero, richiede al Vescovo di alimentare con cura la propria vita spirituale. Solo così cresce il dono del discernimento. Come afferma l’Esortazione apostolica Pastores gregis, il vescovo diventa "padre" proprio perché pienamente "figlio" della Chiesa (n. 10). D’altra parte, in forza della pienezza del sacramento dell’Ordine, è maestro, santificatore e Pastore che agisce in nome e in persona di Cristo. [...]


Sappiamo bene come i nostri interlocutori neocat danno per scontata la genuinità del loro carìsma, che sotto sotto è anche qualcosa di più... del resto sono 'approvati'! Ma quanti vescovi hanno esaminato il Cnc se non in convivenze pilotate o attraverso la parlantina di catechisti addestrati e 'gasati' con strategie degne del miglior marketing e quanti di loro si sono presi o si prenderanno la briga di:
  • chiedersi i motivi di una rigida blindatura, che non crea osmosi tra le realtà parrocchiali, a meno che non siano disposte ad essere fagocitate e di fatto rende impossibile l'integrazione e la comunione ecclesiale,
  • esaminare i testi delle catechesi senza meravigliarsi che siano tenuti ancora segreti, senza bersi la balla che l'Arcano giova alla efficacia dell'esperienza: è un discorso gnostico che non appartiene alla Chiesa. Si parla tanto di Spirito Santo e, poi, sembra che più che essere opera dello Spirito i risultati appartengano alle prassi e alla loro rigida osservanza,
  • conoscere qualcosa di più delle prassi massificanti martellanti e coinvolgenti tanto da creare dipendenza,
  • porsi qualche interrogativo sulla pletora di simboli tratti dall'ebraismo e su un'iconografia a dir poco anomala,
  • interrogarsi sulla teologia che sottende la "nueva estetica" che ha stravolto gli spazi sacri,
  • farsi domande su un rito così fuori dall'ordinario?
Del resto ci stanno sommergendo di segnalazioni trionfalistiche su questa nuova performance del Papa, vista solo nel versante iniziale, quello tutto lodi e con l'accentuazione sul "Accogliete dunque i carìsmi"... tutto il resto è noia. Come non esistesse e non li riguardasse. E invece il discorso è articolato e complesso. Parla di giudizio, di armonizzazione: da una parte non estinguere, ma dall'altra distinguere ordinare ritenere esaminando. Richiama il discernimento e, in definitiva, la responsabilità.

Quanti sono i vescovi che si lasciano abbagliare dalle apparenze e da una pubblicità ingannevole? Tanti, troppi, a giudicare da ciò che accade ogni giorno nelle diocesi.

Tornando al discorso del Papa, ripreso da Introvigne su La Bussola quotidiana, è diventato un peana sui movimenti; ma non è altro che una 'lettura' parziale e volutamente enfatizzante: in certi ambienti vanno di moda i "numeri", non si guarda più alla fedeltà alla Rivelazione Apostolica. Guarda caso è proprio questo che ci viene segnalato.

Interessante il fatto che dello stesso discorso ne parli con più equilibrio Salvatore Izzo (sostanzialmente la nostra interpretazione) che così titola: Il Papa: i vescovi devono armonizzare le diversità dei movimenti e essere amici fra loro e con i sacerdoti. Un po' più di equilibrio e meno trionfalismo, accettando le critiche fondate se si vuol essere davvero cattolici -e dunque cristiani autentici- non guasterebbe.

32 commenti:

mic ha detto...

La recente Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid ha mostrato, ancora una volta, la fecondità della ricchezza dei carismi nella Chiesa, proprio oggi, e l’unità ecclesiale di tutti i fedeli riuniti intorno al Papa ed ai Vescovi.

ricordiamo che a Madrid non c'erano solo e nemmeno in maggioranza i neocatecumenali.
Ce ne possono parlare Alect e Infinitoquotidiano!

Emma ha detto...

Leggendo il discorso del Papa, arrivata a quel passaggio, mi son detta:" vedrai come e quanto quelle parole saranno strumentalizzate", immaginavo già le frasi e i titoli degli eventuali articoli.
Previsione troppo facile, non mi sono sbagliata.

Come ha detto mic, il discorso del Papa è articolato, non è la prima volta che domanda ai vescovi di accogliere i movimenti con generosità e benevolenza, MA, ed è un gran MA, sempre insiste sull`importanza dell`UNITÀ ECCLESIALE, sull`ARMONIA delle sue diverse componenti, sull`ordinamento di ciò che deve essere RIORDINATO, nella lettera al card. Cordes aveva parlato anche di purificazione.

Il vescovo deve "unificare ed armonizzare la diversità", deve accogliere, sì, ma deve far prova di DISCERNIMENTO.

Il vescovo deve "distinguere, ordinare e ritenere esaminando".

Al vescovo spetta: "il giudizio sulla genuinità dei carismi e sul loro ordinato esercizio, senza estinguere lo Spirito, ma esaminando e ritenendo ciò che è buono".

Il vescovo deve ACCOGLIERE, GIUDICARE E ORDINARE.


È palese che Benedetto XVI è più che consapevole dei problemi legati ai movimenti presenti nella Chiesa.

Con il suo abituale LINGUAGGIO ESORTATIVO, che è poi anche quello dei suoi predecessori, il Papa comincia con il lodare la varietà dei carismi e lo fa con questa frase:
"E vediamo, possiamo quasi toccare che lo Spirito Santo anche oggi è presente nella Chiesa, crea carismi e crea unità."

Il Papa parla di unità riferendosi a quella che si è fatta attorno alla sua persona a Madrid, parla di unità creata dallo Spirito Santo, perchè così dovrebbe essere se il carisma è veramente suscitato dallo Spirito Santo, menziona l`Unità come se fosse già realizzata nella diversità.

Purtroppo sappiamo che non è così e tutto il discorso del Papa mostra quanto sia consapevole e probabilmente anche preoccupato dai problemi legati a quella diversità e dalla divisione che portano quei carismi purtroppo NON riordinati da vescovi che non fanno prova del giusto e doveroso discerimento.

Non stupiamoci dunque della strumentalizzazione di quelle parole del Papa.

Anonimo ha detto...

Riguardo alla Messa, sono d'accordo con quanto ha detto Mic finora.
Non si può modificarla al proprio piacimento.
Né tantomeno celebrarla o parteciparvi male.

Riguardo al Papa egli è chiaro: è aperto ai carismi purché viaggiano sui binari diritti.

L'altra volta disse che il frutto migliore del carisma neocatec. sono coloro che lasciano tutto e vanno a fare la Missio ad gentes.
Quelle parole mi sono parse così:

quelli che vivono al meglio l'esperienza neoc. sono i pochi che vanno missionari nel mondo in luoghi ostili a evangelizzare

Il resto dunque non vive bene il carisma?

Che cosa stanno allora a fare lì?

mic ha detto...

quelli che vivono al meglio l'esperienza neoc. sono i pochi che vanno missionari nel mondo in luoghi ostili a evangelizzare

il problema è COSA evangelizzano!
Infatti non fanno altro che portare il vangelo di kiko e riprodurre cloni del cammino che non si integreranno MAI con le Chiese locali, dove ci sono. Dove ci sono portano il Cnc, non la Chiesa!

by Tripudio ha detto...

Una caratteristica comune di tutti i nemici della Chiesa è quella di prendere del Papa solo le parole utili alla propria causa e agitarle ai quattro venti.

Il discorso del Papa non ha niente di nuovo: con animo paterno incoraggia i vescovi ad accogliere, e ricorda loro che "accogliere" non significa accettare acriticamente. Niente di nuovo.

Ma i cosiddetti "iniziatori" del Cammino Neocatecumenale pretendono sempre più spazio. Per esempio, a giugno 2006 Kiko urlava la propria rivendicazione sindacale in faccia al Papa davanti a centinaia di migliaia di testimoni (non solo neocat): dateci più spazio! dateci più importanza! noi siamo importanti: dateci più importanza! il Papa ci deve accogliere, i vescovi ci DEVONO accogliere poiché la Chiesa ha urgente bisogno di noi! Dateci più spazio! Dateci più importanza!

Anonimo ha detto...

E' vero quello che dice Emma, e' facile strumentalizzare le parole del Papa.

La tentazione per i NC puo' essere quella di passare sottogamba i richiami all'unita'.

La tentazione per i blogger di questo sito sara' di focalizzarsi sulle frasi che hanno messo in neretto.

Ogni volta che il Papa fa un richiamo all'unita', io non penso a quello che dovrebbe fare Kiko (perche' non so cosa lui e il Papa si dicono), penso a quello che devo fare io: e lo prendo come un invito ad avere un bruciante interesse per tutte le manifestazioni dello Spirito nella Chiesa, dal tradizionalismo a CL all'Opus Dei, e a gioire per i fratelli cattolici che seguono Gesu' per altre strade.

Per tutti, poi, NC e blogger, c'e' un messaggio chiaro: spetta ai pastori della Chiesa discernere la genuinita' dei carismi (la Santa Sede) e il loro utilizzo all'interno delle diocesi (i vescovi).

Con affetto

Luisa ha detto...

Leggo dall`articolo di Introvigne:

"in particolare in Francia – hanno richiamato l’attenzione sugli effetti negativi del tentativo di alcuni vescovi di mantenere un vecchio modello di «civilisation paroissiale», dove tutto doveva per forza essere ricondotto alla parrocchia. Naturalmente – il Papa lo ha detto molte volte – non c’è nulla di male, e molto di bene, nel difendere la centralità delle parrocchie: i problemi cominciano quando, in nome di questa centralità, ci si mostra ostili ai movimenti e agli altri nuovi carismi che lo Spirito suscita nella Chiesa."

Ma quale vecchio modello!
Di che cosa parla Introvigne! D`accordo difendere i movimenti ma non a prezzo della menzogna.
Sono i vescovi progressisti francesi ad aver distrutto le parrocchie, le hanno svuotate con i loro magisteri paralleli, con i loro sperimenti, con le loro innovazioni.
Crisi delle vocazioni "aidant" in tante parrocchie sono i laici a governare, una vera clericalizzazione del laicato, quello che resta...
Perchè credete che i vescovi francesi hanno deriso la decisione del Papa di fare del santo Curato d`Ars il modello per tutti i sacerdoti?
Basta anche ricordarsi dell`Abbé Michel allontanato dalla sua parrocchia e dai suoi 14 campanili, le chiese erano piene ad ogni Messa, le catechesi pure, una comunità viva e dinamica ma non è piaciuto a mons. Nourrichard, il suo vescovo.

I movimenti sono stati lasciati crescere senza il dovuto controllo, i Papi si sono fidati dei vescovi e dei numeri, non ci sono state le correzioni che si imponevano con urgenza, e così ci troviamo con una Chiesa parcelizzata, e tutti i problemi legati alla diversità che purtroppo crea confusione e divisione.

Ma certo è che solo il cnc si è inventato un sistema, una struttura, una gerarchia, delle prassi liturgiche e catechetiche a parte e diversi da quelli cattolici, talmente diversi da essere "altri".

Nessun altro movimento si è spinto a tanto.

Anonimo ha detto...

Il Papa conosce i suoi vescovi, sa che sono non solo tolleranti con i movimenti ma che li accolgono con entusiasmo.
L`invito all`accoglienza è in realtà la conferma di ciò che già avviene, sono invece non nuovi, perchè già detti in altre circostanze, ma ripetuti in modo chiaro e esplicito, i richiami al giudizio, al discernimento dei vescovi, insomma alla loro responsabilità di pastori.

Purtroppo sappiamo che la stragrande maggioranza dei vescovi sono figli dello spirito conciliare, quello falso, non è difficile pensare che quelle parole del Papa cadranno in orecchie distratte.

mic ha detto...

non è difficile pensare che quelle parole del Papa cadranno in orecchie distratte.

purtroppo, Anonimo, quel che dici è vero.
Bisognerebbe che ogni vescovo, per il bene di ogni anima, potesse dire "Signore, TU mi hai scavato l'orecchio" (Isaia 50), ricevendo la vera iniziazione dal Signore e non dall'imbonitore di turno, falso profeta o cattivo maestro, come purtroppo è più facile incontrare rispetto a guide sicure.

by Tripudio ha detto...

Ogni discorso sui movimenti è spinoso sia perché si scade spesso nella banale contrapposizione tra parrocchie e movimenti, sia perché la situazione delle parrocchie oggi è quantomeno penosa come liturgia e come quantità di sacerdoti.

Tra tutti i movimenti ecclesiali solo il Cammino Neocatecumenale dispone di suoi seminari per fabbricarsi autonomamente i preti di cui ha bisogno, spacciandoli per "diocesani missionari", il che è falso perché sono tutti al servizio di Kiko e in missione ci vanno solo su ordine di Kiko e per conto di Kiko.

Chi ha frequentato abbastanza chiese, curie e sacrestie, sa che normalmente i "preti dei movimenti" creano più o meno gli stessi problemi del clero diocesano. Tranne nel caso dei neocatecumenali, per i quali è molto peggio e si è registrata sempre e dovunque la stessa dinamica: dolorose divisioni, scempio liturgico, separazione dei cristiani di serie A (neocat) da quelli di serie B (tutti gli altri)... Ovunque nel mondo, sempre lo stesso tipo di problemi.

Il pesce puzza dalla testa, come dice il proverbio. Alla base di quei problemi ci sono proprio l'orgoglio e l'arroganza dei leader del Cammino.

Anonimo ha detto...

Il problema dei Seminari è la formazione: non tutti, specie quelli minori, riescono a garantire un'ottima formazione. Questo fatto spinge molti aspiranti sacerdoti a seguire altre vie: c'è chi pensa che i Redemptoris Mater siano migliori come formazione, in realtà è che permettono di poter fare due o tre anni di missione in un altro paese. Questa cosa di per sé è ottima come formazione, e non sarebbe male come idea neppure per un diocesano fare un certo tempo di missione all'estero e tornare al proprio paese.
Faccio l'esempio di un sacerdote diocesano del sud Italia legato ai comboniani.
E' stato un certo tempo nelle favelas in Brasile e per un altro tempo in Africa, in Kenya dove c'era la guerra.
Nel frattempo, nel loro paese a causa della morte misteriosa di un sacerdote (si pensa al suicidio, ma possono esserci dei dubbi) in un paese governato da una famiglia di camorristi, nessun sacerdote è voluto andare lì. Sei sacerdoti hanno rifiutato, mentre uno è stato solo per un anno. Allora hanno chiamato lui e, per obbedienza al Vescovo, è andato lì, in uno dei paesi più difficili dell'Italia, dove persino molti giovani si lasciano attrarre dalla via facile della camorra.
Quindi la missione è formativa per i seminaristi perchè li distacca da tutte le cose per vivere totalmente di Cristo e per Cristo.

Uno dei seminari migliori di Italia, come formazione, è quello dell'Opus Dei a Roma e prendono solo candidati che hanno meno di 27 anni.
C'è chi invece punta agli Istituti Religiosi, per esempio, come quello del Verbo Incarnato o dei Legionari di Cristo, che garantiscono ottima formazione.

A livello diocesano, non so in Italia, quali sono i seminari migliori. Tutto dipende anche dai formatori, oltre che dal programma.
La formazione è importante perchè poi da essa dipende la qualità del sacerdozio.

by Tripudio ha detto...

Quando qualcuno mi scrive che "il Papa voleva dire questo e quello - e sotto le righe si legge chiaramente questo", anzitutto io cerco di verificare quello che dice: è vero? è nello "stile" del Papa? è mica un discorso ufficiale in cui le circostanze (o qualcos'altro) gli impongono di essere meno duro di quanto non possa lui desiderare? stava solo salutando, stava incoraggiando o stava veramente elogiando? si rivolgeva al buon cuore delle persone semplici o parlava ad un corpo diplomatico o addirittura a dei nemici della Chiesa?

Per capire le parole del Papa, infatti, bisogna tener conto di chi è il Papa (non solo come carica gerarchica nella Chiesa: la Chiesa, infatti non è un'azienda, i fedeli non sono dei robot automatici). Quello che si è sempre detto: "sentire cum Petro".

Tra i neocatecumenali invece funziona al contrario: non si interrogano, ma fanno subito corto circuito.

Da un lato fanno "giuridicismo", selezionando solo le parole del Papa che fanno comodo loro, per utilizzarle come arma contro chiunque osi far notare gli aspetti problematici del Cammino.

Dall'altro i neocat fanno silenzio tombale, fingendo di non sentire cosa dice il Papa, tutte le volte in cui il Papa dice qualcosa che non fa comodo a Kiko.

Per esempio, sulle serissime decisioni del Santo Padre i neocat hanno mantenuto un silenzio tombale... tranne quando lo hanno mistificato (con una grandissima faccia di bronzo).

Poi vengono qui addirittura a farci la morale, ad insultarci scompostamente, ad accusarci di quelli che sono i loro problemi, ignorando la realtà, incapaci di comprendere la mens del Papa.

Quella loro dimostrabilissima incapacità di sentire cum Petro dimostra che nonostante i loro proclami, loro non si sentono veramente uniti al Papa, ma solo a Kiko. Magari persino in buona fede, pensano che Kiko valga più del Papa.

Questo spiega come mai qualcuno spesso li chiama "zombificati". Spiega anche come mai si infuriano così tanto quando vengono presi sul serio.

Anonimo ha detto...

Una domanda sorge spontanea: perchè i neocat, quando si trovano in assemblee eterogenee (ad esempio convegni pastorali) si esaltano, si gongolano, ostentano la loro presunzione di essere i migliori?
L'Azione cattolica, il Rinnovamento dello Spirito, i focolarini, etc. mantengono la loro serietà e sobrietà, si confrontano, si mettono in discussione, parlano con calma e tranquillità. Loro invece quando si vedono approvati, meglio se da un sacerdote "colluso", diventano insopportabili, l'orgoglio, l'arroganza e la superbia diventano nauseanti e irritanti. Ora capisco perchè molti non li sopportano. Ritornando alla domanda iniziale, (ora mi rivolgo direttamente ai neocat che leggono questo blog) ma forse vi comportate così perche il vostro cuore vi rimprovera qualcosa? La vostra coscienza non è pulita? I dubbi vi assalgono, ma non avete il coraggio di affrontarli? Per questo siete felici quando qualcuno vi approva e vi conferma? Non sono un psicologo, ma credo che avete dei seri problemi. Abbiate il coraggio di affrontare la VERITA', vi farà LIBERI.
La pace.

ALESSIO ha detto...

Il vescovo deve "unificare ed armonizzare la diversità", deve accogliere, sì, ma deve far prova di DISCERNIMENTO.
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Ok. mi sembra tutto giusto.

Se quindi il vescovo discerne e considera il CNC un carisma buono per la sua diocesi, è legittimo quindi affermare che se un suo fedele contesta continuamente il CNC, allora non riconosce il suo vescovo in quanto vescovo?

vedete come l'approvazione a livello generale (Statuto, Direttorio), ora si sposta a livello diocesano.

Chiede il Papa che si accolgano i carismi (e non tutti ad oggi hanno le approvazioni e i pubblici riconosciementi che ha il CNC) e se ne valuti i frutti.

Il vescovo infatti discerne quali sono frutti dello Spirito, e quali no.

Di fatto ha inizio l'istituzionalizzazione.

ma voi non lo credete...

ma quanta strada secondo me in concreto, nelle parrocchie, nelle convergenze fra le varie realtà, deve essere ancora fatto!
ma sarà fatto, che lo crediate o meno.

Alessio

Luisa ha detto...

Benedetto XVI aveva detto ai neocatecumenali nel gennaio 2006:

"Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate.

Sappiamo come è andata,quelle NORME aspettano ancora oggi di essere applicate.
È questo genere di grave DISOBBEDIENZA, per di più su un punto essenziale come la Liturgia, che porta la divisione.

Il Papa vuole la PUBBLICAZIONE del direttorio catechetico, come ricordato da Kiko Arguello:
“sappiamo che il papa vuole ora che anche le catechesi diventino pubbliche, indipendentemente dagli studi degli altri dicasteri: un desiderio, quello del Santo Padre, – dice Kiko – che ci è stato confermato dal segretario sostituto di Stato, mons. Filoni”. “Non sappiamo con quali tempi, dunque, ma presto la pubblicazione degli Orientamenti alle equipes di catechisti sancirà l’ultima fase del percorso di approvazione dei contenuti teologici del Cammino”.

Il Papa vuole, il Papa decide, il Papa trasmette delle NORME e poi?
Non succede niente o,meglio, non succede nulla di ciò che il Papa ha ordinato.
Il segreto continua come se il Papa non avesse parlato.

Questa è la realtà, questa è la realtà che porta divisione.

Chi dovrebbe vigilare e fare in sorta che il cnc si conformi alla volontà del Papa e alle norme della Chiesa?
Le Congregazioni competenti e i vescovi nelle loro diocesi.
Dobbiamo purtroppo constatare che obbedire al Papa e far rispettare la sua autorità e e la sua volontà non sono per niente delle priorità.

Forse è anche per questo che Benedetto XVI ha richiamato i vescovi alle loro responsabilità.

mic ha detto...

ma quanta strada secondo me in concreto, nelle parrocchie, nelle convergenze fra le varie realtà, deve essere ancora fatto!
ma sarà fatto, che lo crediate o meno.


istituzionalizzazione o meno (c'hai la fissa?), quel che importa è che quanto sarà fatto avvenga secondo la volontà del Signore.

Pensando al Cnc e a certi vescovi ho i miei dubbi; ma ho fiducia e mi affido: abbiamo le Sue promesse, ma più che altro abbiamo LUI nel Santissimo Sacramento dell'Altare e che venga sempre più nei nostri cuori!!!

Anonimo ha detto...

Ma i vescovi è da più di 40 anni che accolgono il cammino nc senza discernimento, senza interessarsi alle loro prassi distorte, alla loro "liturgia" sincretista, ai loro metodi devastanti, al segreto, hanno accolto e basta.
Viva i numeri e basta.
Vescovi che vanno in Galilea per ricevere la "parola" di un laico spagnolo che sovverte i principi della nostra fede e che poi mandano, sempre in Galilea, i sacerdoti delle loro Diocesi per farsi a loro volta ammaestrare, vescovi che non hanno avuto nessun problema a "celebrare" il rituale inventato da quel laico, indifferenti a tutto ciò che avrebbe dovuto scandalizzarli, vescovi che da anni affidano le loro parrocchie al cammino neocat incuranti delle storture che legittimavano, senza minimamente interessarsi al contenuto della formazione che di fatto imponevano, vescovi la cui missione e responsabilità è di essere al servizio della salvezza delle anime, ma restati sordi alle testimonianze di chi aveva subito i danni dei metodi nc e tentavano di avvertirli.

Questa è la realtà che ha preso radice nella Chiesa.
I vescovi devono obbedire al Papa, devono ascoltare i suoi richiami, lo fanno?
Il Papa confida nella responsabilità dei suoi vescovi, li richiama, temo purtroppo che anche i vescovi accoglieranno le parole del Papa unicamente come un riconoscimento della loro autorità del loro potere e considereranno che già fanno opera di discernimento!
Niente cambierà, fino a quando non sarà il Papa stesso ad intervenire in modo coercitivo.
Lo farà?
Temo di no.
P.

Anonimo ha detto...

Il Vescovo della mia città parlando con alcune persone non si è mostrato tanto favorevole al CN eppure lo permette, anzi dinanzi al parroco che lo porta avanti non ha espresso nessuna opinione.

mic ha detto...

Il Vescovo della mia città parlando con alcune persone non si è mostrato tanto favorevole al CN eppure lo permette, anzi dinanzi al parroco che lo porta avanti non ha espresso nessuna opinione.

E' una posizione molto frequente. Spesso denota impotenza. In ogni caso è difficile scindere l'impotenza dalla connivenza, anche se in certe situazioni per giudicare, credo, bisogna trovarcisi.

Perplesso ha detto...

Bisogna dire che non tutti i vescovi hanno aperto le loro porte al cammino neocatecumenale con entusiasmo,o per convinzione personale,ma lo hanno fatto per obbedienza al Papa.
Quando si ha un Papa, Giovanni Paolo I,che pronuncia nel 1990 quella frase che è diventata la formula magica di cui i nc usano e abusano,un vescovo leale e obbediente non lo contraddice.
Purtroppo Giovanni Paolo II ha detto quelle parole SENZA conoscere il contenuto di quella formazione che giudicava buona per i nostri tempi, altri fattori lo hanno influenzato.
Nel 1990 non c`era nessuno statuto, l`allora card. Ratzinger non aveva ancora cominciato, con la CdF, l`analisi dei testi catechetici che hanno necessitato un lungo lavoro di correzione.
È in quelle condizioni che Giovanni Paolo II ha pronunciato quella frase, nessuno statuto, testi non conformi, senza dimenticare il modo neocat di celebrare la liturgia che di cattolico aveva poco o niente.

Perplesso ha detto...

Mi correggo:
Quando si ha un Papa, Giovanni Paolo II,che pronuncia nel 1990 quella frase che è diventata la formula magica di cui i nc usano e abusano,un vescovo leale e obbediente non lo contraddice.

Anonimo ha detto...

E' inutile spostare la responsabilita' indietro a GPII.
Se il Papa precendente ha dato l'abbrivio al CNC con la sua lettera "ogni qualvolta", le cose piu' importanti per il CNC sono avvenute mentre BXVI era in carica: l'approvazione, la consegna degli statuti, l'approvazione del direttorio catechetico. L'invio delle famiglie si e' intensificato. E' stato BXVI che a piu' riprese ha incoraggiato i vescovi ad accogliere i carismi, questa e' solo l'ultima di una lunga serie di incoraggiamenti. E raccomandare il discernimento non e' certo la stessa cosa che ridimensionare. Un vescovo, un pastore deve sempre applicare discernimento, no? E' sfondare una porta aperta.

Alcuni vescovi potranno essere anche perplessi, diffidenti, dubbiosi, ma di fronte a questo mitragliamento costante dalle alte sfere, questi richiami continui all'accoglienza dei carismi, c'e' da meravigliarsi che i vescovi siano possibilisti, non vogliano essere accusati di spegnere i carismi?


G.

Anonimo ha detto...

Uno dei problemi del CN è l'idolatria dei fondatori da parte di molti neoc. Per cui considerano Kiko come una star o un santo. Non poche volte molti neoc fanno un paragone San Francesco-Kiko , Cammino-francescanesimo.
Nel senso che come i francecani non sono stati capiti all'inizio, specialmente San Francesco così accade oggi con Kiko e il Cammino.
Essi ritengono che il cammino possa risolvere il problema della scristianizzazione e dell'ateismo oggi. Molto spesso parlando con diversi preti diocesani mi hanno sempre accentuato il carattere chiuso del cammino e anche di altri gruppi poichè si interessavano poco alla diocesi e alle attività che faceva il Vescovo per la Diocesi. Una volta chiesi ad un prete se ci fossero delle alternative al cammino per l'evangelizzazione, ecc ma mi rispose che non c'erano grosse alternative in Diocesi seppur il cammino non fosse la soluzione più giusta.
A mio parere è che ci vuole una formazione maggiore e più adeguata dei sacerdoti, specie diocesani. Per esempio, non a caso il parroco considerato da molti come "bravo", è un diocesano che fa parte di una lega diocesana, cioè un diocesano che si da da fare per celebrare bene, confessare sempre, pregare insieme ai fedeli il rosario, ascoltare, fare il direttore spirituale, stimolare la comunità con diverse attività e portarli ai pellegrinaggi, ecc.
Nella sua parrocchia non ci sono movimenti né gruppi però il parroco riesce a coinvolgere la comunità parrocchiale.

jonathan ha detto...

Per la verità più che invito ad accogliere, in questo discorso leggo un’esortazione a discernere. E mi colpisce che il Papa abbia sentito la necessità di parlare del discernimento proprio a coloro che dovrebbero essere maestri in questo. La necessità di dire che la santità personale, vivere la sequela di Cristo, è premessa dell’essere pastori e guide. Fa pensare all’incontro di Gesù con Nicodemo, ‘tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?’. C’è da augurarsi che vogliano i nostri pastori andare a cercare Gesù, magari di notte, per poter da Lui di nuovo imparare cos’è quell’esser figli nel Figlio, obbedienti e fedeli, fino alla croce, conformi a Cristo, partecipi di Lui, partecipi in qualche modo del Suo stare rivolto al Padre, partecipi ed eredi della Vita dei Tre. C’è da augurarsi che vogliano perdersi i nostri vescovi in quell’oceano di bellezza e sapienza infinite. Perché, come non fa che ripetere il Papa, solo da lì deriva l’abilità di discernere, di rendere feconda la ‘santità oggettiva del ministero’ sacerdotale ed episcopale. Solo quella familiarità di figli col Padre li renderà capaci di ‘ritenere esaminando’, di accogliere purificando. Non passivamente perché, come detto recentemente ai neocat, non mi ricordo se ad Ancona o Madrid, ‘fanno molti figli’…

jonathan ha detto...

E, aggiungo, se l’esercizio autentico del discernimento è per i vescovi un dono da coltivare attraverso la santità personale, cosa dovremmo dire dei catechisti neocat che si proclamano inviati da Dio per discernere il bene e il male nella vita degli altri? Come se il discernimento sia una sorta di cosa magica che ti immunizza dagli errori, o un dono di cui potersi appropriare in forza della comunità che te ne investe. Come se una simile speciale grazia possa prescindere dalla Chiesa, e da Dio stesso. Perché questo accade di fatto nel cn: i catechisti ricevono dalla propria comunità il ‘dono’ di farsi guide degli altri, il talento di discernere e scegliere e decidere per gli altri. Se i vescovi sono ‘coperti’ dalla santità oggettiva del loro ministero, i catechisti in nome di chi e di cosa fanno quel che fanno? Ma va bè, questa è un’altra storia.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con Jonathan. Gli elementi centrali del discorso del Papa sono il discernimento e l'armonizzazione; il riferimento alla "dovizia" di carismi mostrata alla GMG, in questo contesto, non mi sembra un caso.
Nemmeno trascurerei il messaggio: "Il Battesimo, che costituisce gli uomini 'figli nel Figlio' e membri della Chiesa, è la radice e la fonte di tutti gli altri doni carismatici" e che "...i doni dello Spirito, straordinari o semplici ed umili che siano, sono sempre dati gratuitamente per l’edificazione di tutti".
Lino

Anonimo ha detto...

Sara', Jonathan e Lino. Io credo che pero' cosi' come e' impostato il discorso e' abbastanza inoffensivo, dice cose profonde ma niente su cui qualcuno, neocatecumenale o no, possa essere in disaccordo.

A me vescovo (faccio per dire) dice semplicemente, al massimo, che sono io a dover decidere se un carisma e' buono o cattivo per la mia diocesi: cosi', sia che io abbia scelto di valorizzare il CNC sia che abbia scelto di ridimensionarlo, sto esercitando a pieno titolo il mio mandato di pastore. Tutte cose ovvie, difficile leggervi qualcosa di piu' duro, qualche invito a diffidare: e in quanto alla genuinita' del carisma in se', siamo sicuri che parli del Cammino e non piuttosto di carismi nuovi, o "locali", su cui la Chiesa non si e' ancora espressa in alcun modo? In ultima analisi e' il Papa, sono i vertici della Chiesa, a doversi esprimere sulla genuinita' di un carisma "globale" come quello del Cammino, se no che ci stanno a fare? Io vescovo posso poi decidere se lo voglio o meno, ma il carisma neocat e' genuino oppure no, che senso avrebbe parlare di genuinita' "locale"?

Posso sbagliarmi, naturalmente, per questo vorrei sentire la vostra opinione.

G.

Anonimo ha detto...

Il Papa oggi ha parlato della necessità di evangelizzare

“Oggi - ha detto il papa - viviamo in un’epoca di nuova evangelizzazione. Vasti orizzonti si aprono all’annuncio del Vangelo, mentre regioni di antica tradizione cristiana sono chiamate a riscoprire la bellezza della fede”.

Per affrontare queste nuove sfide, Benedetto XVI ha dato il via a un nuovo dicastero vaticano. Il papa parla con meraviglia di tanti “protagonisti di questa missione” che già lavorano in questo campo: “sono uomini e donne che, come san Paolo, possono dire: ‘Per me vivere è Cristo’. Persone, famiglie, comunità che accettano di lavorare nella vigna del Signore, secondo l’immagine del Vangelo di questa domenica (cfr Mt 20,1-16). Operai umili e generosi, che non chiedono altra ricompensa se non quella di partecipare alla missione di Gesù e della Chiesa. ‘Se il vivere nel corpo – scrive ancora san Paolo – significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere’ (Fil 1,22): se l’unione piena con Cristo al di là della morte, o il servizio al suo corpo mistico in questa terra”.

Per parlare della nuova evangelizzazione, il papa ha preso dalla lettura della lettera ai Filippesi, presente nella liturgia di oggi. “Paolo - ha spiegato il pontefice - giunse a Filippi durante il suo secondo viaggio missionario, provenendo dalla costa dell’Anatolia e attraversando il Mare Egeo. Fu quella la prima volta in cui il Vangelo giunse in Europa. Siamo intorno all’anno 50, dunque circa
vent’anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù”.

Questo mistero di Cristo morto e risorto “è diventato un tutt’uno con la vita dell’apostolo Paolo, che scrive questa lettera mentre si trova in prigione, in attesa di una sentenza di vita o di morte. Egli afferma: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). E’ un nuovo senso della vita, dell’esistenza umana, che consiste nella comunione con Gesù Cristo vivente; non solo con un personaggio storico, un maestro di saggezza, un leader religioso, ma con un uomo in cui abita personalmente Dio”.
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jonathan ha detto...

credo che pero' cosi' come e' impostato il discorso e' abbastanza inoffensivo

Sì, certamente, è solo un discorso d’altra parte. E se anche fosse stato più ‘offensivo’, sarebbe rimasto lettera morta, probabilmente, come vediamo accade un giorno sì e l’altro pure. Continueranno i più a fare quel che gli pare e chi se ne frega del discernimento. Ma almeno questo discorso ed altri anche più pregevoli di questo Papa possono servire a noi, pecore senza pastore, per cercare di vederci anche al buio. Per es. per capire che i carismi non sono affatto da ‘istituzionalizzare’ come vuole credere Alessio, ma da esaminare, puntellare, filtrare attraverso il setaccio diligente della Tradizione, così come è sempre stato nella storia della Chiesa.
Per il resto, non mi aspetto, non per ora, non in questo pontificato, anatemi e scomuniche. Forse questo è il tempo di pazienti semine, e non di energiche potature. Vedi quel potente antibiotico che si sta rivelando il motu proprio SP, o la travagliata vicenda della SPX che ci mostra come la primavera della Chiesa deve ancora sbocciare. Semine, lievito di speranza che daranno frutti a suo tempo.

mic ha detto...

La paziente semina che Jo ci ricorda e che conforta il magro raccolto -spesso geneticamente modificato- di questo nostro tempo richiede il "terreno buono" capace di accoglierla e farla fruttificare.
Ecco che incessante deve alzarsi la nostra preghiera al Padrone della messe...

Giacomo70 ha detto...

Ho fatto vedere l'icona (quella con Gesù senza bulbi oculari) ad una collega che ha fatto studi nel campo dell'arte e del design.
La prima cosa che ha pensato è che avessi visto l'icona in una mostra d'arte moderna e per di più di un pittore non cristiano ...
poi mi ha detto che il messaggio che le è arrivato è di un Gesù cieco di fronte accade nel mondo.
Cosa ne pensate?

Anonimo ha detto...

@Giacomo70
Questa del “Gesù cieco di fronte al mondo” potrebbe essere soltanto una lettura della tua amica, Giacomo70.
Ha scritto un neocat che ha contestato la mia “insistenza” nella critica negativa al dipinto: “chi può sapere cosa c'è nella mente di un artista quando crea?”.
Ha ragione quel fratello, non si può sapere cosa c’è nella mente di un artista quando crea. Il problema, però, è a monte, il problema sta nell’artista il quale dovrebbe sapere che l’opera d’arte, una volta diffusa, appartiene alla mente degli osservatori. La questione è nell’artista il quale dovrebbe sapere che, nelle opere sacre, il segno deve essere chiaro, limpido, inequivocabile, iconografico e non iconologico. Deve essere un segno, quindi, non un simbolo che, per propria ontologia, stratifica innumerevoli significati, non ultimi quelli che l’osservatore gli assegna.
Sbaglio della tua amica questa interpretazione di un Gesù “cieco di fronte al mondo”, oppure colpa dell’ambiguità dell’artista?
Lino