venerdì 9 settembre 2011

La forza dei "simboli" e dei "segni" nel cammino NC

Carissimi,
pubblico, perché pone interessanti osservazioni sull'uso dell'universo simbolico kikiano, questo intervento di Lino postato su un thread di alcuni giorni fa nel quale si era sviluppata la riflessione. E' importante prendere atto anche di questo aspetto che completa il quadro delle difformità dottrinali e pragmatiche NC e offre una chiave di lettura in più del fenomeno: specialistica, forse, ma non meno esatta per decriptare un altro dei poliedrici aspetti dell'entità cammino NC e in ogni caso autorevole per le competenze dell'estensore, che ringrazio, pregandolo, se vuole, di aiutarci ad approfondire ulteriormente. Avevo già preparato un thread sulla "nuova estetica" sul quale ci fermeremo successivamente.
Gentile Mic, concordo in linea di massima con i contenuti dell'articolo che hai segnalato. Mi limito, considerato lo spazio possibile per una risposta, a commentare un brano che ritengo molto chiarificatore: "L'iniziatore del Cammino NC si intestardisce a rispolverare i contenuti antichi della religione cristiana, e con essi i simboli, che lui chiama "segni" perché devono avere una forte riconoscibilità semantica per i fedeli".
Da un punto di vista semantico, il fatto che Kiko chiami "segni" gli antichi simboli della religione cristiana – per strategia, ritengo, non perché sia intestardito – conferma le mie opinioni: il personaggio possiede una conoscenza ben chiara, propria delle culture esoteriche, del ruolo che sempre ha avuto il simbolismo nel catturare e trattenere ‘profani’ inconsapevoli, al fine di fondare nuove consorterie. Tu, forse, hai letto che nel mio saggio "Per un approccio razionale al simbolo antico" la comprensione di un'opera simbolica avviene mediante il tentativo di ricondurre il simbolo a segno, vale a dire al significato (più probabile) che esso poté avere tra i 'parlanti' dell'enclave culturale in cui fu utilizzato. Il tentativo di Kiko, all'opposto, è quello di imporre un proprio significato – che non potrà mai essere quello antico, perché differenti sono i parlanti e il contesto – alle immagini che egli utilizza. Il metodo, in realtà, non è nuovo e, specie negli ultimi secoli, è stato tipico di filosofie sincretiche che fabbricano un proprio symbolarium a partire da enclave culturali varie, magari con l'aggiunta di creazioni originali. La Massoneria speculativa, la quale fonde simboli ebraici, cristiani, mitologici, delle arti e dei mestieri, dell’alchimia, è il caso più noto. Il fenomeno Neocatecumenale, seppur preoccupante, dal punto di vista sociologico è molto interessante. Io non so come i Neocat strutturano i percorsi (chiamiamoli pure Gradi) di iniziazione e avanzamento; se essi dovessero basare i contenuti su “simboli” e “parole”, l’imitazione sarebbe notevolissima.

Quanto alle tappe 'iniziatiche' che segnano l'iter NC, ognuna di esse è rigorosamente contrassegnata da eventi durante i quali, nella cornice simbolica tipica: croce astile e icone, leggio con simbolismo mutuato dall'ebraismo, sedie e seggi disposti in un certo modo (in parte lo stile sinagogale sia pur reinterpretato), vengono proclamate letture (sempre le stesse per ogni specifica "tappa") la cui interpretazione non è mai ecclesiale, ma sempre strumentale agli insegnamenti e prassi camminanti e dalle quali vengono estratte "idee chiave", parole forti incisive che il clima creato con i canti coinvolgenti e con gli atteggiamenti dei catechisti, imprime fortemente nell'intimo di chi vi è sottoposto.
Indico a caso uno dei simboli tirato in ballo nei confronti di chi abbandona il cammino: il "fico sterile", quello maledetto da Gesù. Immaginabile con che violenza e con che forza si incide nell'animo dei camminanti, già impregnato di martellanti precedenti suggestioni, la difficoltà se non l'impossibilità di lasciare il cammino con queste (ed altre) spade di Damocle sulla testa... Che fine fa la "libertà dei figli di Dio"?
Non a caso, invece, richiamo ancora una volta il "segreto" tuttora mantenuto per la mancata pubblicazione dei testi, che si addice ad una setta ma è completamente estraneo alla Chiesa.

8 commenti:

mic ha detto...

Indico a caso uno dei simboli tirato in ballo nei confronti di chi abbandona il cammino: il "fico sterile", quello maledetto da Gesù.

con quale autorità si può considerare un "fico sterile" e quindi "maledetto da Dio" una persona solo perché esce da un'esperienza che non gli si confà, qualunque ne sia il motivo?
Con quale discernimento e senso di responsabilità si può esercitare un simile terrorismo psicologico?

Non è affatto vero quel che sostengono: e cioè che "chi lascia il Cnc lascia Cristo", perché il Cnc non è Cristo e non è nemmeno LA Chiesa, semmai potrebbe e dovrebbe essere parte di essa e strumento del Regno se si uniformasse agli insegnamenti della Rivelazione Apostolica...
Ma purtroppo così non è e le prove documentate che abbiamo addotte sono tante.

Anonimo ha detto...

il fatto è che nel CN si dicono quasi sempre frasi di questo tipo: "a me il cammino mi ha salvato" "grazie al cammino ho ritrovato la fede"...in altre parole si ringrazia il cammino e non Gesù. Uscire fuori dal CN, secondo questa mentalità, significa perdersi, cioè ricadere nei peccati di prima o commetterne di peggio. Questa mentalità produce paura e chiusura, come se non ci potesse essere via di salvezza fuori dal CN.

Un altro atteggiamento di chiusura è quello di vedere bene e di favorire matrimoni solo all'interno del CN, cioè si preferisce far sposare i giovani tra persone che fanno parte del cammino e non, per esempio, con una persona fuori del cammino ma che segue un'altra realtà ecclesiale.
I catechisti consigliano fortemente questo.
Se non è possibile ciò, chiedono che si faccia di tutto per invitare, coinvolgere e portare i propri parenti all'interno del CN.
Molto spesso i giovani che vanno alle GMG del CN ci vanno per incontrare non solo il Papa, ma anche l'altra metà: perchè alle Gmg è capitato che diverse persone si sono conosciute, fidanzate e sposate continuando a seguire il CN. Sempre alla Gmg sono capitate anche le vocazioni, le chiamate di KIko, con l'applauso festoso dei presenti (tipo spettacolo).
Di queste vocazioni poche entrano nei Seminari.

Un sacerdote del CN fu mandato in Cina, ebbe un forte e gravissimo contrasto con il prete locale e, senza dire parole, riprese l'aereo e tornò in Italia abbandonando la Missione. I catechisti italiani decisero allora di mandarlo in una città italiana del centro nord affiancandolo con qualche seminarista.

Chi non se la sente di essere mandato all'estero, con l'appoggio dei catechisti e con particolari motivazioni lo mandano al RM di Roma dove ci resta.

In un incontro il Papa ha elogiato i seminaristi e coloro che lasciano tutto per andare in Missione ed annunciare il Vangelo. In questo c'è del merito, perchè ci sono persone che lasciano lavoro, casa, famiglia e sicurezze per andare in posti, spesso ostili per amore di Cristo e della Chiesa.
Però il cammino è fatto al 98% di persone che non lasciano nulla e rimangono chiuse nelle loro comunità, nelle loro sicurezze e nei loro "riti"
In questo modo, l'ideale missionario più alto del CN non si attua, ma viene addirittura capovolto.
Ultimamente Kiko, ha cercato di rimediare e ha detto ai neocatecumenali di andare in giro per le strade con la Bibbia a parlare di Gesù ai passanti.
Molti neocatecumenali però non hanno voluto e non sono andati in giro.

Purtroppo, gli errori che si commettono sono tanti e grandi.

Infine, riguardo alla croce di Kiko, non so con quale coraggio si costringe a comprarla e a metterla nelle Chiesa essendo un po brutta. Cristo sta con le braccia tese (corte e sproporzionate). la croce con l'asse (che si divide) devono essere portate in giro. Non solo non è bella, ma pure pesante da trasportare.
Sarebbe meglio il classico crocifisso dove la figura di Cristo è ben disegnata e suscita, al solo guardarla, sentimenti di Fede. Cosa che non avviene con la croce disegnata da Kiko.

Anonimo ha detto...

Il simbolo del fico sterile utilizzato in tal modo? Ecco giusto quello che intendevo dire con l'affermazione: "Il tentativo di Kiko, all'opposto, è quello di imporre un proprio significato – che non potrà mai essere quello antico, perché differenti sono i parlanti e il contesto – alle immagini che egli utilizza". Il fico, sterile o no che sia, non può essere usato per figurare un cristiano che abbandona il cammino. Il fico, come la vite, nelle Scritture è un simbolo di Israele, della sua ricchezza e abbondanza (soprattutto spirituale, naturalmente). Il fico sterile ma frondoso, nella quasi totalità delle esegesi cattoliche, significa la vacuità dei riti farisaici (!). Non a caso l'episodio del disseccamento si sviluppa prima e dopo la cacciata dei mercanti dal Tempio. E' un arbitrio oltre che un'insolenza associarlo a una persona che, magari, era cristiano ancor prima di entrare nel cammino e lo rimane dopo. Nella parabola del fico concimato per tre anni e ancora privo di frutti (Lc 13:6-9) è evidente che il fico, nei tre anni della predicazione di Cristo, è l'israelita rimasto insensibile alla Parola. Ancora: all'ombra dei fichi gli ebrei studiavano la Torah; Natanaele - che riconosce in Lui il Messia annunciato - è visto da Gesù mentre stava sotto un fico (Gv 1,48); anche da questo punto di vista il fico richiama l'interpretazione della Scrittura, il fico sterile una falsa e vacua interpretazione mercantile. Che c'entra il fico maledetto con un cristiano che, per essere entrato nel Cammino, ha comunque risposto alla chiamata? Il fallimento, poi, è imputabile alla guida, al viandante o al Cammino? Credo che ce ne sia abbastanza per affermare che quel catechista ha bisogno di studiare, naturalmente su testi differenti. E il problema, gentile Mic, non è semplicemente “specialistico”: in gioco c’è la Parola del Signore, che sovente si esprime mediante immagini simboliche, e non è che un catechista neocat qualsiasi possa “rovesciarle” a proprio arbitrio, anche perché col fico sterile (considerati i simbolismi e i rituali kikiani che all’ebraismo attingono) casca proprio male.
Lino

mic ha detto...

Caro Lino,
io sono perfettamente d'accordo con te.

Ti do' un'altra 'variazione semantica: il pane e il vino, Corpo e Sangue di Cristo, Kiko li chiama more ebraico: "Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa" (testuali parole di un'intervista rilasciata nel giugno 2006)

ma nessun vescovo ha mai proferito verbo su questa e tante altre kikiate...

Michela ha detto...

Ricordo una scrutatio sul fico, in cui Natanaele, che scruta la scrittura, è "l'uomo in cui non c'è falsità".

ricordo pure la tappa del Padre Nostro, che viene ripetuta 3 volte,( che dura quindi 3 anni) in cui il Cristo-catechista viene a cercare i frutti e non li trova.
E' la stessa tappa dove viene detto- cioè deve essere proclamato con voce molto alta e con tono perentorio- che noi abbiamo per padre il demonio.
E' una tappa molto pesante per la psiche dei neocat,
che viene poi addolcita dal viaggio a Roma e Loreto.
E' una delle tappe finali, quella che precede il tempo dell'elezione, alla fine del cammino, per cui , come dice giustamente Lino, ci si rivolge a persone che hanno già risposto ad una chiamata, che hanno scelto di essere critiani.

Anonimo ha detto...

Sono il ragazzo che sta nell'AC con parroco NC.

Ieri sera c'è stata l'Adorazione Eucaristica. Il problema è che durante l'adorazione abbiamo dovuto prestarci all'attività del segno. Praticamente davanti a Gesù Eucaristia abbiamo dovuto pescare dei bigliettini rossi chiusi e poi in ginocchio davanti a un vaso pieno d'acqua abbiamo dovuto buttare questi bigliettini che poi per capillarità si aprivano. Ripeto questo davanti all'Eucaristia. Poi in questi bigliettini c'era scritto qualcosa (penso da parte di questo sacerdote); per esempio a me è uscito: "Prendere la croce significa...". Immaginate la scena: Adorazione con ostensorio sopra l'altare, sotto un vaso pieno d'acqua e gruppetti di quattro persone che in ginocchio davanti al vaso fissavano i bigliettini che si aprivano.

Comunque, raccontato questo episodio, posso dire che, per quanto astruse siano queste trovate, questa vicenda non è molto grave confronto a certe cose che sento dire e vedo fare.
Quello che mi fa rabbia è che si senta proprio la necessità di introdurre qualche segno come se la semplice adorazione non bastasse.

Daniele

mic ha detto...

Caro Daniele,
purtroppo quel presbitero non si rende conto che queste messe in scena non fanno altro che "snaturare" una cosa seria e importante come l'Adorazione e ridurla a quel devozionismo che non fanno altro che criticare...

by Tripudio ha detto...

Caro amico con parroco NC,

quello che hai descritto è uno dei vizi tipici del clero di oggi.

Cioè quello di pensare che la liturgia sia ciò che loro riescono ad "inventare".

Non quella che ci è donata da Nostro Signore, ma solo quella che riescono ad "inventare" di volta in volta, come se la Liturgia fosse una cosa morta da ravvivare, una cosa inanimata da animare.

Per costoro, essere costretti a fare un'adorazione eucaristica in cui si fa solo adorazione eucaristica, è una delle più grandi umiliazioni che possano immaginare.

Questo è un vizio diffuso in tutta l'area che comunemente chiamiamo "progressista" (è difficile usare un altro termine per farsi capire).

E nei preti neocatecumenali questa cosa va anzitutto verso le indicazioni di Kiko.