venerdì 23 gennaio 2009

Approfondiamo cos'è l'actuosa participatio

La "partecipazione attiva" o "actuosa participiatio" alla Liturgia, non nasce dal Concilio, ma già vi troviamo accenni nella bolla Divini Cultus di Pio XI e nella Mediator Dei di Pio XII mentre, ancor prima, fu lo stesso Pio X ad assumere la terminologia "partecipazione attiva" nel linguaggio ufficiale, lasciando intendere che uno degli scopi che desiderava intraprendere nella sua riforma liturgica e pastorale era quello di far rinascere l'autentico spirito cristiano (compito che in realtà spetta ad ogni generazione di credenti) attraverso un'attiva partecipazione ai misteri da parte dei fedeli. Per questo indirizzò egli stesso il Movimento Liturgico a sviluppare e studiare bene il tema e i modi di attuazione. Nel motu proprio Tra le sollecitudini, del 22 novembre 1903, egli precisa infatti che "prima e indispensabile fonte è la partecipazione attiva".

Naturalmente, al di là di queste indicazioni Magisteriali pre-conciliari, che dimostrano ancora una volta come il Concilio doveva rinnovare e non "rifondare" la Chiesa, non possiamo pensare che la "actuosa participatio" non si realizzi o non si sia realizzata anche prima del concilio, per ogni anima credente che vivesse con Fede i Sacri Misteri celebrati dalla Santa e Divina Liturgia, rendendovisi presente, così come ogni volta lo fa il Suo Signore...

L’affermazione "la liturgia non si spiega ma deve parlare da sé", tanto di moda oggi per giustificare la Riforma postconciliare, non significa che uno non debba sapere cosa "accade" nella Liturgia e non debba conoscere il senso dei vari momenti, significati, gesti, simboli, come un soggetto ‘passivo’. Il senso del mistero si perde innanzitutto quando si cerca di trasformare un ‘evento’, Opus Dei, (come il Vetus Ordo) in ‘narrazione’, opera dell’uomo, con al centro l’Assemblea anziché Cristo (come nel Novus Ordo)… non che l’Assemblea non abbia valore, dal momento che essa è pur sempre costituita dal ‘Popolo dei salvati’, che si fa presente alla celebrazione per partecipare al Sacrificio di Cristo ri-presentato al Padre e per accoglierne tutti i meravigliosi beni escatologici che ne scaturiscono; da cui nasce il rendimento di grazie".

L’actuosa participatio promossa e raccomandata anche dal concilio non è determinata dal protagonismo dell’Assemblea, ma dal vivere con consapevolezza e con le giuste disposizioni d’animo (apertura di cuore, atteggiamento di accoglienza e gratitudine, stato di grazia conservato o riacquistato…)

Il valore pedagogico e catechetico dell’Eucaristia non è solo in quello che si ascolta e a cui si partecipa, ma anche e soprattutto in quello che accade ad Opera del Signore e che si accoglie nella Fede… Stare, esserci, starci: la povertà che si lascia raggiungere. Necessità dell'essere visitata. Anche lasciarsi attraversare è partecipazione consapevole, attiva, fruttuosa (actuosa participatio!!)

Vorrei specificare che essere amanti della Tradizione viva della Chiesa non significa essere "Tradizionalisti" tout court e portatori di una ideologia sclerotizzante e non aperta al nuovo. Significa essere aperti al nuovo con le radici salde nella Tradizione, e soprattutto nei Fondamenti della Fede, nella consapevolezza che la Chiesa non è stata ri-fondata dal Vaticano secondo, ma diffidando da molti abusi introdotti da una arbitraria applicazione dello stesso…

Più volte mi è stato obiettato dai post-conciliari più accaniti che actuosa participatio è un tantino di più di una mera "disposizione interiore dell’assemblea." Ma caspita se è vero che è di più! Ed io non intendo certo limitarla a questo! Quindi: la diposizione interiore (porta di accesso) è unita alla consapevolezza (fondamento e novità: mozioni e intuizioni, preghiere e sentimenti suscitati dallo Spirito) e aggiungo la partecipazione con tutto il proprio essere a quello che ‘accade’… occorre avere ben presente questo importate dato della ‘consapevolezza’ di ciò che si sta ‘vivendo’ e che ‘accade’. Se uso il termine consapevolezza, che in genere fa venire l'orticaria a molti nostri interlocutori abituati a mettere da parte l'uso della ragione - non credo ci sia bisogno del dizionario e non è nemmeno un termine esclusivamente teologico - vuol dire che nel discorso che faccio sono presenti sia la dimensione intellettiva che quella spirituale, entrambe caratterizzanti l'essere umano discretamente evoluto.

Molte volte mi si è obiettato, sempre dai cosiddetti postconciliari: "Poi che significa "partecipazione con tutto il suo essere" in concreto? solo essere presenti a livello fisico, psicologico, intellettuale, spirituale o anche "fare" qualcosa? che so: cantare, rispondere , svolgere un ministero eventualmente, e questo sia come singolo che come assemblea."

In quanto ho espresso non mi pare risulti 'strano' che possa significare tutto quanto esplicitato in concreto qui sopra; la differenza tra il Vetus ed il Novus Ordo è che tutte queste cose accadono, ma in maniera molto differenziata sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Mi spiego meglio: Se partecipo ad una celebrazione Novus Ordo ’sembra’ che la partecipazione sia maggiore, perché questa prevede maggiori spazi alle risposte, alle Letture se sono un "lettore", alle monizioni, ad altri atti propri della liturgia, che configurano un ‘fare’… in questo caso la partecipazione è veramente actuosa se a questo ‘fare’, qualunque esso sia, corrisponde anche tutta la consapevolezza di cosa accade (non solo di cosa sto facendo) e la capacità partecipativa (disposizione interiore). Se partecipo ad una celebrazione Vetus Ordo, apparentemente, ‘faccio’ molto meno perché le risposte sono di meno, i canti anche, ma non sempre è un male ;)

Ma davvero ‘fare’ è soltanto quello che si compie materialmente? In realtà è più presente la dimensione del Mistero, quella del silenzio, dell’Adorazione… Non si vorrà sostenere che nel vivere consapevolmente e profondamente queste dimensioni, rapportate al momento e all’atto liturgico che si compie, c’è solo ‘passività’! Forse nel mio intimo accadono molte più cose - e non sto parlando in termini ’spiritualisti’ o intimistici, ma dico quello che davvero succede - che poi si traducono in vita… perché ci sono momenti così intensamente vissuti alla Presenza del Signore che quello che sei: difficoltà, problemi, resistenze, doni e altro… di una persona-in-relazione, ti si svelano e non possono rimanere gli stessi se ti esponi all’azione dello Spirito, che coinvolge te e contemporaneamente l’Assemblea di cui fai parte, che oltretutto non ha confini, perché si estende alla Chiesa di ieri di oggi e di domani…Mi stupisce che discorsi come questo, che forse non si fanno abbastanza, tanto siamo proiettati unicamente nel ‘fare’ materiale - che non sottovaluto, ma che non assolutizzo - possano sembrare complicati anche per dei sacerdoti, cosa che ho dovuto constatare con doloroso rammarico...

Concludo con alcune parole del card Ratzinger stralciate da: Introduzione allo spirito della liturgia, e con due brani della Sacramentum Caritatis:

Il Concilio Vaticano II ci ha proposto come pensiero guida della celebrazione liturgica l'espressione participatio actuosa, partecipazione attiva di tutti all'Opus Dei, al culto divino. Ciò a buon diritto: il Catechismo della Chiesa Cattolica, difatti, sottolinea che l'espressione riguarda il servizio comune, si riferisce, cioè, a tutto il popolo santo di Dio (cfr. CCC 1069).
In che cosa consiste, però, questa partecipazione attiva?
Che cosa bisogna fare?
Purtroppo questa espressione è stata molto presto fraintesa e ridotta al suo significato esteriore, quello della necessità di un agire comune, quasi si trattasse di far entrare concretamente in azione il numero maggiore di persone possibile il più spesso possibile.
La parola "partecipazione" rinvia, però, a un'azione principale, a cui tutti devono avere parte. Se, dunque, si vuole scoprire di quale agire si tratta, si deve prima di tutto accertare quale sia questa "actio" centrale, a cui devono avere parte tutti i membri della comunità. Lo studio delle fonti liturgiche permette una risposta che, forse, in un primo tempo può sorprendere, ma che è del tutto ovvia se si prendono le mosse dai fondamenti biblici su cui abbiamo riflettuto nella prima parte.
Con il termine "actio", riferito alla liturgia, si intende nelle fonti il canone eucaristico. La vera azione liturgica, il vero atto liturgico, è la oratio: la grande preghiera, che costituisce il nucleo della celebrazione liturgica e che proprio per questo, nel suo insieme, è stata chiamata dai Padri con il termine oratio. Questa definizione era corretta già a partire dalla stessa forma liturgica, poiché nella oratio si svolge ciò che è essenziale alla liturgia cristiana, perché essa è il suo centro e la sua forma fondamentale. La definizione dell'Eucaristia come oratio fu poi una risposta fondamentale tanto per i pagani che per gli intellettuali in ricerca. Con questa espressione si diceva infatti a quelli che erano in ricerca: i sacrifici di animali e tutto ciò che c'era e c'è presso di voi e che non può appagare nessuno, sono ora liquidati. Al loro posto subentra il sacrificio-parola. Noi siamo la religione spirituale, in cui ha luogo il culto divino reso per mezzo della parola; non vengono più sacrificati capri e vitelli, ma la parola viene rivolta a Dio come a Colui che sostiene la nostra esistenza e questa parola si unisce alla Parola per eccellenza, al Logos di Dio che ci innalza alla vera adorazione. Forse è utile osservare anche che la parola oratio all'inizio non significa "preghiera" (per questo esisteva il termine prex), ma il discorso solenne tenuto in pubblico, che ora riceve la sua più alta dignità per il fatto che si rivolge a Dio, nella consapevolezza che esso proviene da Dio stesso e da Lui è reso possibile.
Ma finora abbiamo solamente accennalo a ciò che è centrale. Questa oratio - la solenne preghiera eucaristica, il "canone" - è davvero più che un discorso, è actio nel senso più alto del termine. In essa accade, infatti, che l’actio umana (così come è stata sinora esercitata dai sacerdoti nelle diverse religioni) passa in secondo piano e lascia spazio all’actio divina, all'agire di Dio. In questa oratio il sacerdote parla con l'io del Signore - "questo è il mio corpo", "questo è il mio sangue" - nella consapevolezza che ora non parla più da se stesso, ma in forza del sacramento che egli ricevuto, che diventa voce dell'altro che ora parla e agisce. Questo agire di Dio, che si compie attraverso un discorso umano, è la vera "azione", di cui tutta la creazione è in attesa: gli elementi della terra vengono trans-sustanziati, strappati, per cosi dire, dal loro ancoraggio creaturale, ricompresi nel fondamento più profondo del loro essere e trasformati nel corpo e nel sangue del Signore. Il nuovo cielo e la nuova terra vengono anticipati.
La vera "azione" della liturgia, a cui noi tutti dobbiamo avere parte, è azione di Dio stesso. E questa la novità e la particolarità della liturgia cristiana: è Dio stesso ad agire e a compiere l'essenziale. Egli introduce la nuova creazione, si rende accessibile, così che noi possiamo comunicare con Lui in maniera del tutto personale, attraverso le cose della terra, attraverso i nostri doni.



Sacramentum caritatis - Autentica partecipazione
52. Il Concilio Vaticano II aveva posto giustamente una particolare enfasi sulla partecipazione attiva, piena e fruttuosa dell'intero Popolo di Dio alla Celebrazione eucaristica.(155) Certamente, il rinnovamento attuato in questi anni ha favorito notevoli progressi nella direzione auspicata dai Padri conciliari. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci il fatto che a volte si è manifestata qualche incomprensione precisamente circa il senso di questa partecipazione. Conviene pertanto mettere in chiaro che con tale parola non si intende fare riferimento ad una semplice attività esterna durante la celebrazione. In realtà, l'attiva partecipazione auspicata dal Concilio deve essere compresa in termini più sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l'esistenza quotidiana. Ancora pienamente valida è la raccomandazione della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, che esortava i fedeli a non assistere alla liturgia eucaristica « come estranei o muti spettatori », ma a partecipare « all'azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente ».(156) Il Concilio proseguiva sviluppando la riflessione: i fedeli « formati dalla Parola di Dio, si nutrano alla mensa del Corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per mezzo di Cristo Mediatore siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro ».(157)

Catechesi mistagogica
64. La grande tradizione liturgica della Chiesa ci insegna che, per una fruttuosa partecipazione, è necessario impegnarsi a corrispondere personalmente al mistero che viene celebrato, mediante l'offerta a Dio della propria vita, in unità con il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo intero. Per questo motivo, il Sinodo dei Vescovi ha raccomandato di curare nei fedeli l'intima concordanza delle disposizioni interiori con i gesti e le parole. Se questa mancasse, le nostre celebrazioni, per quanto animate, rischierebbero la deriva del ritualismo. Pertanto occorre promuovere un'educazione alla fede eucaristica che disponga i fedeli a vivere personalmente quanto viene celebrato. Di fronte all'importanza essenziale di questa participatio personale e consapevole, quali possono essere gli strumenti formativi adeguati? I Padri sinodali all'unanimità hanno indicato, al riguardo, la strada di una catechesi a carattere mistagogico, che porti i fedeli a addentrarsi sempre meglio nei misteri che vengono celebrati.(186) In particolare, per la relazione tra ars celebrandi e actuosa participatio si deve innanzitutto affermare che « la migliore catechesi sull'Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata ».(187) Per natura sua, infatti, la liturgia ha una sua efficacia pedagogica nell'introdurre i fedeli alla conoscenza del mistero celebrato. Proprio per questo, nella tradizione più antica della Chiesa il cammino formativo del cristiano, pur senza trascurare l'intelligenza sistematica dei contenuti della fede, assumeva sempre un carattere esperienziale in cui determinante era l'incontro vivo e persuasivo con Cristo annunciato da autentici testimoni. In questo senso, colui che introduce ai misteri è innanzitutto il testimone. Tale incontro certamente si approfondisce nella catechesi e trova la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione dell'Eucaristia. Da questa struttura fondamentale dell'esperienza cristiana prende le mosse l'esigenza di un itinerario mistagogico, in cui devono sempre essere tenuti presenti tre elementi.
....

giovedì 22 gennaio 2009

SIA LODATO DIO! SIA LODATO DIO! LA SAN PIO X E' STATA FINALMENTE ACCOLTA!


Fonte: Papa Ratzinger Blog

Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclamant:

Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te per orbem terrárum *
sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.

Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.

Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum.
Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.

ORA FRATELLI DELLA SAN PIO X, AIUTATECI!

RINGRAZIAMO TUTTI LA MADONNINA DI FATIMA! E vedete: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!!

mercoledì 21 gennaio 2009

Se l'errante sono io...


Amici,

i recenti avvenimenti che hanno visto l'ingresso del cammino NC a pieno titolo nella Chiesa, con l'approvazione - sia pur sub condicione da parte del Papa, dal momento che egli che ha espressamente dichiarato: "L’unità dei discepoli del Signore appartiene all’essenza della Chiesa ed è condizione indispensabile perché la sua azione evangelizzatrice risulti feconda e credibile" - ci inducono ad un nuovo 'punto nave' della situazione, per definire e inquadrare il nostro impegno nell'obbedienza: alla Verità ed alla Chiesa di Cristo e al Suo Vicario, che ne devono essere i custodi.

Per "fare di ogni comunità un’articolazione viva e ben inserita nel Corpo mistico di Cristo", come espressamente richiesto dal Papa, sarà necessario che il Cammino rinunci alle sue pretese di elitarismo nonché di identità ambigua che, mentre dichiaratamente e formalmente si pone al servizio della Chiesa, di fatto tende a sovvertire i fondamenti del 'sensus fidei' cattolico sostituendoli con una nuova pseudo-rivelazione.

Non stiamo qui a ripercorrere tutti gli elementi portanti e le sfaccettature di questa affermazione - ampiamente documentata nel sito e confermata dai recenti atti della Convivenza di Porto S. Giorgio, da noi esposti e discussi in precedenti thread e da altre testimonianze altrettanto recenti - e riteniamo che sia intendimento del Papa ricondurre in un alveo cattolico questa "Fondazione", forse per il fatto che i suoi metodi risultano coinvolgenti e ne sono stati minimizzati o addirittura omessi gli atti di disobbedienza e gli effetti deleteri sulle persone.

Gli ultimi thread hanno realisticamente affrontato alcuni aspetti concreti della nuova pastorale che vedrà coinvolte molte parrocchie romane, rivisitando e ricordando i rischi di fagocitamento di ogni tipo di pastorale diocesana, alla quale i NC dovrebbero invece adeguarsi secondo le parole del Santo Padre.
Alcuni di noi, nel continuare su questa strada, vedono nella nostra azione di 'sentinelle' e di 'osservatorio' della realtà concreta così come andrà configurandosi e come ci sarà dato verificare, il rischio di non assecondare la volontà del nostro Papa.

A titolo personale ritengo di non correre questo rischio, perché il Papa richiama all'unità e ricorda che il Cammino è "una delle tante vie" suscitate dal Concilio e non la "nuova Chiesa" dallo stesso rifondata come predicato fino ad oggi. E' esattamente quello che ho sempre sostenuto, non per portare avanti una mia opinione personale o reazioni emotive ancora legate all'esperienza del Cammino - abbandonato in quanto riscontrato difforme dalla Chiesa cattolica nei termini ampiamente documentati e sviluppati sul sito, dei quali al momento presente non è possibile dare alcuna smentita riferita a cambiamenti sostanziali intervenuti negli insegnamenti e nella prassi - ma per amore della Verità e per la Sua custodia e difesa, innanzitutto nel mio cuore e attraverso una conversione continua ad Essa, in base agli insegnamenti ricevuti dalla Chiesa di sempre.

Qualcuno ha osservato che questo può ingenerare 'chiusura' nei confronti del Cammino e non aiutare i NC ad integrarsi.

Ci ho riflettuto molto e devo osservare due cose:

1. E' un fatto che si continua a riscontrare, in presenza di fatti concreti, una sostanziale permanenza della identità del cammino e dei suoi comportamenti
2. E' maturata la consapevolezza che non è possibile aiutare l'integrazione di chi, in presenza della realtà di cui al punto 1), determinata dalla organizzazione verticistica del Cammino stesso e dalla persistenza dei suoi iniziatori sulle loro posizioni di sempre, non intende prendere in considerazione le direttive del Papa e del Magistero passato e presente e continua a portare avanti insegnamenti e metodi 'sposati' in pieno ed acriticamente assorbiti e fatti propri. Anche perché, molto realisticamente, ogni nostra affermazione supportata dagli insegnamenti evangelici e Magisteriali non può scalfire - come di fatto non l'hanno salfita fino ad oggi le direttive ben note e ripetutamente ricordate dei Papi - l'autorità indiscussa che hanno i catechisti-megafono potente ed efficace degli iniziatori

Date queste premesse, se chiusura c'è non è da parte nostra e non possiamo cominciare a vedere 'bianco' solo per un auspicio amorevole del Papa, quello che bianco NON E', a meno che davvero non si comincino a vedere segnali concreti di cambiamento... dei quali tuttavia finora non è dato prendere atto.

Inoltre, in coscienza, non mi sento di riconoscere che le critiche partano da miei preconcetti o da mie ferite: non credo di essere immune né dagli uni né dalle altre, che tuttavia credo sanate dalla misericordia del Signore e dalla vita di Fede viva seguìta all'allontanamento dal Cammino, avvenuto molti anni prima che iniziasse questo impegno, frutto della riprovazione di molti di noi di fronte agli stravolgimenti della realtà messi in atto da interviste e dichiarazioni - inequivocabilmente FALSE - successive alla famosa Lettera di Arinze.

Inoltre ancora faccio notare che l'alimentazione di questo blog, avviene con dati e fatti non costruiti da noi, ma tratti dagli accadimenti del momento, confrontati con la realtà che conosciamo e che sperimentiamo anche attraverso i post dei nostri interlocutori, nonostante recenti notevoli tentativi di 'mimetizzazione' in senso cattolico.

Per quanto mi riguarda e come già iniziato da qualche tempo, il nostro giro di boa consisterà nel continuare ad inquadrare la "Chiesa e il postconcilio" senza focalizzarci unicamente sul Cammino NC, ma senza perderne di vista gli sviluppi e le nuove realizzazioni sempre in confronto con il Magistero di sempre e senza nessuna chiusura nei confronti delle persone, ma senza alcuna tolleranza dell'errore, la cui confutazione è sempre prova di carità e di speranza per gli erranti. Se l'errante sono io, vi prego di correggermi...

lunedì 19 gennaio 2009

Che significa: "La Chiesa siamo noi"?

Kiko Argüello nell'intervista concessa alcuni giorni fa a Piermarini, da anni suo portavoce su RadioNC Vaticana:

"E anche pensiamo che oggi sia un evento storico per la Chiesa, perché è la prima volta nel Cammino che le comunità che hanno finito un lungo periodo di preparazione, di riscoperta del battesimo, si offrono alla Chiesa per partire ed evangelizzare le zone più difficili".


C'è una contraddizione nelle parole del Marrano critpo-giudeo - forse un lapsus freudiano! - dal momento che sono quarant'anni che si offrono (è un termine abusato per dire si impongono) alla Chiesa per la cosiddetta "nuova evangelizzazione": talmente nuova che, anziché essere quella di Cristo e dei suoi Apostoli, è quella Kicarmeniana, per nulla cambiata nonostante le direttive dei Papi (la Convivenza di porto S. Giorgio, di cui abbiamo documentato ampi stralci, docet)...

Più che altro è un evento storico per il cammino, perché con la 'migrazione' delle comunità, riesce ad imporle anche là dove sarebbe difficile reimpiantarle dall'inizio, dato che risulta da molte testimonianze che le nuove catechesi non hanno più l'impatto di una volta e si sta verificando la 'fusione' di molte di comunità.

Ecco, quindi, che si è data al Cammino la possibilità di espandersi anche in presenza di difficoltà di reperimento di nuovi adepti, forse anche per effetto delle numerose denunce e testimonianze tra cui le nostre... Proprio l'altro ieri le onde di Radio Maria, trasmettevano le voci spiegate di cantori NC, che rispondevano a un canto del loro iniziatore: "La Chiesa siamo noi"... Altro che "unità nella diversità" e "una delle tante vie", richiamati dal Papa nel suo recente discorso!

venerdì 16 gennaio 2009

MA E' STATO APPROVATO ANCHE LO SMANTELLAMENTO DELLE PARROCCHIE?

"Così arriviamo a un nuovo tipo di Parrocchia, una parrocchia atomica, costituita da piccole comunità cristiane, tutte in cammino di conversione, in cammino catecumenale... anche se voi avete comunità molto povere e non lo vedete ancora, credete che questo è vero, perché giungeremo a questo..." (Orientamenti alle equipes dei catechisti per le catechesi dell'annuncio)


Volendo essere chiari e coerenti, mettendo un po' da parte il politically correct, dovremmo dire che dopo il 13 giugno scorso e , a maggior ragione, dopo il 10 gennaio di quest'anno, anche il concetto stesso di Parrocchia deve aver avuto una correzione fortissima in senso neocatecumenale. In effetti la Chiesa NC si fonda, come ben si vede dal grafico che dai neocatecumenali viene solennemente e dettagliatamente proposto ai catechizzandi durante la " fase di conversione", su una struttura che della vecchia giurisdizione parrocchiale conserva ben poco. O stiamo sbagliando?

In effetti, tutte le parrocchie NC sono strutturate sul modello della figura inserita (scannerizzata dal testo originale), che - certo non ufficialmente - sarà imposto a tutta la Chiesa se riusciranno a proliferare come stanno tentando di fare tuttora. Noterete che non c'è spazio per nessun altro Gruppo né per nessun'altra realtà ecclesiale che, di fatto, nei loro insegnamenti sono pesantemente criticate e ritenute superate e da sostituire: altro che unità nella diversità come indicato dal Papa!

Forse siamo anche un pochino confusi, come gli oltre quattro milioni di persone che hanno lasciato scandalizzati il Cammino in questi quarant'anni, al termine dei quali solo 600.000 persone nel mondo (cifre ufficiali) restano ancora "in Cammino".

Si tratta però di 600.000 privilegiati, mentre i quattro milioni e passa di fuorusciti siamo evidentemente soltanto degli "sfigati" , o prede del demonio, per usare espressioni con cui spesso siamo apostrofati su questo blog: la seconda è destinata a tutti coloro che abbandonano il Cammino NC, ai quali viene minacciato che "se lasciano il Cammino, lasciano Cristo", ribadendo così l'elitarietà e l'unicità dello stesso e non certo il fatto che esso è "una delle tante vie" per la nuova evangelizzazione post-conciliare, come indicato dal Papa nel recente discorso del 10 gennaio.

Come si svilupperà il "nuovo corso" nella storia della Chiesa?

Per proseguire efficacemente la discussione mi servirò di un importante messaggio di Caterina integrato da alcune puntualizzazioni già emerse, ma da esplicitare con maggiore chiarezza perché riguardano la situazione attuale della Chiesa

Dunque Emma... quando si leggevano una volta i testi dei Pontefici ci insegnavano che questi NoN andavano interpretati a seconda della situazione, ma che così erano e basta, e così andavano applicati... poi sono venute le ENCICLICHE, se non erro dalla fine del '700 e da qui si diceva che tali encicliche andavano COMPRESE... ossia, a loro volta andavano SPIEGATE^___^
Le Udienze il Papa non le concedeva come siamo soliti vedere oggi... fu con san Pio X che si cominciarono a delineare degli incontri con i fedeli, il Papa allora solitamente improvvisava due parole... basandosi sul tema del momento, piccole catechesi che con Pio XII cominciarono ad assumere il volto che oggi conosciamo... Fu con Paolo VI che si avviò l'incontro del mercoledì e delle Udienze dette "particolari", ma solitamente non vi partecipava il Papa a queste, egli delegava qualche cardinale a seconda degli incontri... Giovanni Paolo II volle fare tutto personalmente...^___^

perchè questa cronistoria? perchè è importante per capire come vanno letti i discorsi del Pontefice ^___^ come vanno letti? ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA...^___^ non c'è altro da aggiungere... chi interpreta il Magistero Pontificio, il quale è costituito anche dai dicorsi fatti a gruppi di persone, senza considerare la Tradizione della Chiesa, commette un grave errore... e rischia di far dire al Papa ciò che non ha detto... questa regola di fatto vale per chiunque abbia un ruolo nella Chiesa, anche per un Catechista... è quella che il card. Bertone definisce EDUCAZIONE=CULTURA ECCLESIALE... se non ce l'hai fai dire ai testi della Chiesa quello che vuoi ma spesso al di fuori della canonicità o della verità stessa, se ce l'hai allora riesci a comprendere che il Papa non sta affatto imponendo alla Chiesa alcun Cammino semplicemente perchè la Chiesa è già IL CAMMINO per eccellenza, e che il CN, nel nostro caso, è richiamato dal Papa A COLLABORARE DENTRO...^__^

Il Papa NON vuole più collaboratori ESTERNI: la sua preoccupazione, che sta sfociando in questa RIFORMA LITURGICA, ci dice chiaramente che egli sta tentando di riportare all'ortodossia tutte le comunita' parrocchiali al cui interno si trovano appunto anche i NC... ma non solo loro ^___^ E' ovvio che la prima cosa che i NC avrebbero detto dopo quell'incontro sarebbe stato un Urrà, ma cosa succede dopo LA SBORNIA? ^___^ Non era certo ubriaco il Papa, bensì molti del CN che saranno andati li in san Pietro per fare cosa? due possibilità:

1) o VEDERE PIETRO e applaudirlo e allora siamo all'idolatria della Persona;
2) o per ASCOLTARE PIETRO e ricevere un incoraggiamento...

e allora nel primo caso lasciamo perdere non ci sono risposte... ma nel secondo caso attenta, LA PAROLA SEMINATA DAL PAPA HA UN VALORE PARTICOLARE PERCHE' E' SOSTENUTA DALLA PREGHIERA DI GESU', Luca cap. 22,33 ^__^ in questo confermare NON c'è l'elogio, MA LA CATECHESI... E' LA FEDE DI PIETRO A CRISTO CHE DEVE ESSERE CONFERMATA, NON ALTRE PROFESSIONI, comprendi? Può dunque Pietro, oggi con Benedetto XVI, aver confermato con una diversa Professione di fede? ^___^ Se per te lo ha fatto allora abbiamo un Papa eretico... ti pare possbile in Benedetto XVI dopo quanto sta facendo con la Liturgia? ^___^ il termine eresia significa appunto credere in qualcosa di diverso da ciò che si deve professare...

Un sacerdote ieri mi criticava l'incontro del Papa con il CN di sabato, peccato però che non è per me credibile, perchè egli critica anche la Riforma di Benedetto XVI sulla Messa... comprendi in quale grave situazione ci troviamo? Un conto dunque che il Papa possa deludere nelle manifestazioni, altra cosa è nel pretendere che il Papa nei suoi incontri dica quello che NOI vogliamo sentire dire ^___^

Un esempio? prendiamo i Vangeli... delle volte divento matta e dico a Gesù: "Signore, certo che potevi sforzarti di più e farci capire meglio cosa intendevi....qui chiunque può interpretare come vuole queste tue parole!!!" ^___^ Poi una voce nel cuore mi rassicura: "Caterì, ti ho dato LA CHIESA, TI HO DATO IL PAPA CHE AMI TANTO, HAI LA TRADIZIONE, HAI IL DEPOSITO DELLA FEDE DAL QUALE ATTINGERE, perchè perdi fiducia?"^___^ si perde fiducia, cara Emma, quando si avanza con le sole proprie forze... quando si da fiducia solo a sè stessi... e di fatto.... abbiamo avuto le eresie, i Protestanti... LE CONTESTAZIONI... Io sono SCANDALIZZATA dall'arroganza, dalla superbia e della presunzione di Kiko che in qualità di fondatore offende la Chiesa, si prende gioco del Pontefice, offusca la TRADIZIONE E IL DEPOSITO DELLA FEDE... per esempio; ma se gli vorrò BENE nel senso che Gesù e la Chiesa mi insegnano, allora LUI e chi mi fu di scandalo PAGHERA' A CARO PREZZO: lo ha detto Gesù ^___^ per questo nutro l'ottimismo e mai il pessimismo... Gesù dice che gli scandali SONO NECESSARI ma guai a colui per il quale lo scandalo avviene... sarà lui a pagare... non è il Papa in difetto, per quanto i suoi atteggiamenti possono non piacerci o possono essere incomprensibili, lo scandalo lo da chi offusca il Magistero Ecclesiale... chi va dal Papa per FARSI VEDERE... cosa risponde Gesù a questi farisei che andavano in piazza PER FARSI VEDERE?: IN VERITA' VI DICO, HANNO GIA' RICEVUTO LA LORO RICOMPENSA...^__^ Lo stesso Gesù ripete a chi va DAL SUO VICARIO PER FARSI VEDERE... per dire "ecco avete visto? il Papa è con me!!" ignorando poi I CONTENUTI DELLE CATECHESI DEL PAPA...

un altro esempio? Il Papa parla al CN solo quando incontra loro o quando parla anche il Mercoledì, le Domeniche all'Angelus e quando ha occasione d altri discorsi pubblici o scritti nel Magistero Ecclesiale?^__^ sembrerebbe che al CN interessi solo quelle pagine in cui il Papa PARLA DI LORO, poi tutto il resto diventa inesistente... ecco il FARSI VEDERE quando si sottolinea esclusivamente questo aspetto del Pontefice... Ma di tutto ciò non ne ha colpa il Papa...^__^
Ciao CaterinaLD
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OK, Caterina: il Papa predica bene, mentre i NC razzolano male. La nostra funzione è continuare a verificare cosa davvero succede per mettere in guardia chi potrebbe cascarci.

E' certo che il discorso si allarga anche al resto della Chiesa nella quale le derive moderniste hanno operato una protestantizzazione selvaggia e il Papa sta cercando di recuperare proprio questo aspetto gravissimo della diluizione, per non dire della perdita dell'identità cattolica determinata dall'applicazione di un "falso spirito del concilio".
Sono DUE gravi e seri problemi, perché minano il cattolicesimo dall'interno anche perché - non nascondiamocelo - i NC operavano dall'interno come Chiesa fin dai primordi, avallati dalla famosa "nota laudatoria" di Bugnini (!?) degli anni '70.

Ma c'è una differenza: la teologia del Cnc non deriva solo dal modernismo insito nelle arbitrarie applicazioni dello "spirito del concilio", che ha in qualche modo favorito il proliferare del Cammino stesso, ma dalla pseudo-rivelazione giudeo-luterano-gnostica del Marrano cripto-giudeo che ne è l'iniziatore; ed inoltre sono stati introdotti metodi e prassi che costituiscono un aggravamento e problemi supplementari. E molte persone ne vengono sviate rimanendone vittime, se non si insiste nel dare una informazione corretta.
Se poi ci sarà dato registrare cambiamenti - non isolati e possibilmente non solo formali come finora - conformi alle direttive del Papa, ben vengano... saremo felici di constatarlo! Dal comportamento degli iniziatori in S.Pietro e dalle recenti dichiarazioni da loro fatte sembrerebbe impossibile; ma non mettiamo limiti alla Provvidenza e vedremo
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mercoledì 14 gennaio 2009

Il cammino NC farà la sua parte?

Credo che possiamo efficacemente riprendere la nostra discussione dalla seguente risposta di Caterina a "Roma locuta", completa, concreta e che tocca molti punti nevralgici

1) la Comunione Ecclesiale non è solo un punto legato all'obbedienza materiale al Vescovo ed alla Pastorale Diocesana, la Comunione Ecclesiale richiesta dal Papa si attua per mezzo dell'EUCARESTIA... non a caso il Papa sta portando avanti UNA RIFORMA LITURGICA, e poichè anche al CN ha fatto riferimento di GUARDARE A ROMA QUALE MODELLO, il CN sarà intenzionato a sostenere la Riforma Liturgica di Benedetto XVI? altrimenti qui si rischia di andare ad idolatrare la Persona, ma ignorandone le disposizioni ecclesiali valide per l'unità.^___^
Non chiamarmi "anticatecumena" però...^__^ non mi si addice è fuorviante dal momento che il catecumenato esiste nella Chiesa da 2000 anni prima dell'arrivo di Kiko e che è una realtà vissuta anche dai Domenicani dei quali faccio parte com laica da 15 anni ^___^, per il resto concordo...

2) l'obiettività e l'equilibrio è indispensabile, ti ringrazio per aver fatto questo richiamo... ^___^ Guai a vanificare gli sforzi del Papa... sia da parte nostra quanto vostra ma come vedi, ahimè, si parla di "noi e voi", resta palese dunque che il richiamo del Papa all'Unità è una realtà che sottolinea la sua carenza da parte del CN... coraggio allora, fatti promotore nel tuo CN del messaggio del Papa e troverai in me (in tutti noi -ndr) una onesta alleata... ^___^

3) NO! NON dobbiamo smettere di correggerci^__^, ovvio che no.. ma come giustamente osservi occorre NON un altro SPIRITO (vi prego quando parliamo di Spirito Santo e di Spirito che illumina, parliamo sempre della Terza Persona della Trinità UNICO DIO, ergo, maiuscolo, grazie!^___^) non dunque un altro Spirito poichè esso E' UNO SOLO E SEMPRE IL MEDESIMO DIO, nel Credo diciamo che che adorando il Padre e il Figlio anch'Egli viene GLORIFICATO in eguale misura, così quando adoriamo il Padre avviene che adoriamo il Figlio e viceversa...^__^ ed è il medesimo Spirito che ha PARLATO... ergo non un altro Spirito ma bensì abbiamo ENTRAMBI bisogno di accogliere questo Spirito NELL'UNITA' ECCLESIALE, questo ha detto il Papa sabato al CN ed anche a NOI!
l'Unità Ecclesiale la si applica con l'obbedienza non nella creatività... non in ciò che tu stesso condanni: LE PROPRIE IDEE... in tema liturgico, di conseguenza, è necessario PARLARE CON LA MEDESIMA DOTTRINA, altrimenti NON ci sarà mai unità...^__^ Ma mentre "NOI", colpevoli di difetti nei modi con i quali affrontiamo certi argomenti, siamo nell'unità ecclesiale, "VOI" difettate ancora mantenendo purtroppo non poche divisioni all'interno di varie Diocesi... Questo ha detto in sostanza il Papa nel raccomandare ai presbiteri del CN di attenersi ALLE DISPOSIZIONI DELLA SANTA SEDE E DEL VICARIO del Papa a Roma circa proprio LE CATECHESI... ^__^ è importante sottolineare che il Papa non ha fatto alcun riferimento alle catechesi di Kiko... bensì ha fatto un richiamo costante alle catechesi della Santa Sede e della Diocesi... Questo aspetto è di fondamentale importanza, spero che riusciate a comprenderlo^___^

4) concordo: il Papa non ha nè osannato il CN tanto meno intende fossilizzarlo... IL DIALOGO STA ALLA BASE DI OGNI ATTIVITA' ECCLESIALE... guai se venisse meno, per questo ti ringrazio per le parole che hai adoperato...^__^ Tuttavia non si tratta di togliere al CN il terreno parrocchiale, il problema è quando il CN TOGLIE ALLA PARROCCHIA la sua identità per rivestirla quale conquista del CN ^__^ questo è il problema... i parrocchiani NON SONO DELLE PREDE DA CATECHIZZARE...SONO GIA' DEI BATTEZZATI ^___^

diverso è CAMMINARE INSIEME rispettando di ognuno la propria indole e il PERSONALE CARISMA... è assai discutibile infatti che in 40 anni non sia emerso in tutto il CN UNA SOLA PERSONA con i tratti della SANTITA' tipica che ha sempre caratterizzato I SINGOLI all'interno delle proprie specifiche comunità... gli unici deificati e beatificati sono in sostanza i fondatori del CN ancora in vita... un caso eccezionale nella Chiesa che non è toccato neppure alla Chiara Lubich^__^ non so se mi spiego!

Insomma la nostra IDENTITA' E' CATTOLICA NON NC... siamo già catecumeni... il Sacramento della Cresima è il sigillo di tutto questo percorso che non è la fine, bensì L'INIZIO nella Confermazione appunto delle Promesse Battesimali, la nostra cultura E' CATTOLICA NON kikiana o NC... non so se mi spiego...^__^ Questo è il problema fondamentale che se aveste letto con attenzione tanti altri riferimenti di Ratzinger (anche da cardinale) quando parla della TRADIZIONE, sottolinea in riferimento proprio all'UNITA' ECCLESIALE ED ALLA NOSTRA CATTOLICITA' legata indissolubilmente alla Tradizione, altrimenti per quale motivo starebbe avanzando con la Riforma Liturgica CHIEDENDO ALLE PARROCCHIE DI RIMETTERE IL CROCEFISSO SUGLI ALTARI?

Ma ci sono troppi sordi nella Chiesa, troppi creativi, troppi maestri... chi aiuterà davvero il Papa nel suo difficile ministero e nella Riforma? Il CN farà la sua parte dando per primo dimostrazione di tale obbedienza per AMORE?

martedì 13 gennaio 2009

Il Presidente della Fondazione Nc vs La Realtà dei fatti.L' Intervista...

Merita di essere letta l'intervista uscita su Radio Vaticana. Sapete chi è l'intervistatore? Piermarini! ^_^

In ogni caso, è indicativa. E conferma ciò che abbiamo già avuto modo di analizzare. Ma soprattutto conferma come la Realtà dica una cosa e il Presidente della Fondazione Nc un'altra. Ma questo quanto "frutti" potrà dare? E' il discorso che facevamo prima. Davanti alle sempre più evidenti incongruenze e contraddizioni con la realtà e la Chiesa, il CnC che aspetto mostrerà? A maggior ragione ORA, che non può più essere trattata come una "associazione" privata anche se di fatto continua ad operare come tale... Ma anche questo, potrà continuare SENZA problemi?


Fonte Radio Vaticana

"I frutti del cammino neocatecumenale: messi in luce dal Papa nel discorso per i 40 anni della prima comunità a Roma"

Commento: Già il titolo mostra una faziosità non indifferente. Il Papa ha "confermato" questi "frutti" dopo che per mezz'ora Kiko ne ha fatto sfoggio. Poi si parte con una "sintesi" del discorso del Papa, che estraggo in punti che mi hanno colpito

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Ricordata poi l’approvazione degli Statuti.

“La recente approvazione degli Statuti del ‘Cammino’ è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori”.

Commento: Qui c'è un grosso "errore". E' SPARITO il riferimento del Pontefice al fatto che l'Approvazione è stata opera del PCL. Se è una "sintesi" ed una omissione da "riassunto", come molti penseranno, perchè è "sparita" proprio quella frase?

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“L’inserimento organico del ‘Cammino’ nella pastorale diocesana e la sua unità con le altre realtà ecclesiali – ha aggiunto – torneranno a beneficio dell’intero popolo cristiano, e renderanno più proficuo lo sforzo della Diocesi teso ad un rinnovato annuncio del Vangelo in questa nostra Città”. Ricordato dal Papa anche il frutto rappresentato dai tanti sacerdoti, “una vera primavera di speranza per la comunità diocesana di Roma e per la Chiesa!” e ribadito il mandato missionario.

Commento: e la necessità, anzi CONDIZIONE INDISPESABILE, che i Sacerdoti del RM siano formati secondo le normative universali dei Seminari e che si inseriscano nella Pastorale Diocesana in modo unitario? Anche questa frutto della "sintetizzazione"? Che coincidenza.. Ribadito il "mandato missionario"? Ma dove? Quando? MAH!

Kiko Argüello:
“E anche pensiamo che oggi sia un evento storico per la Chiesa, perché è la prima volta nel Cammino che le comunità che hanno finito un lungo periodo di preparazione, di riscoperta del battesimo, si offrono alla Chiesa per partire ed evangelizzare le zone più difficili”.


Un incontro di gioia e ringraziamento, dunque, come testimonia il canto finale del Te Deum.

Commento: E tutto le altre parti dell'Incontro? Sarà colpa della sintesi...

Roberto Piermarini ha chiesto all’iniziatore del Cammino neocatecumenale Kiko Arguello, cosa ha rappresentato per la Chiesa universale in questi 40 anni questa esperienza ecclesiale


R. – La cosa più importante è l’iniziazione cristiana che si apre nelle parrocchie, come un itinerario di ritorno per i lontani dalla Chiesa. Oggi, di fronte a tutta la secolarizzazione e al cambiamento globale del mondo, pensiamo sia molto importante aiutare i cristiani nelle parrocchie perché abbiano una fede più adulta. Questo credo che sia molto importante per la Chiesa.


Commento: la Chiesa ha una Pastorale Universale di Iniziazione e il Papa ha chiesto venga attuata questa. Bisognerebbe aiutare i CATTOLICI ad avere la Fede "come un Bambino", come dice il Vangelo!

D. – L’approvazione degli Statuti, lo scorso anno, ha dato nuovo impulso al Cammino Neocatecumenale?

R. – Senza dubbio è stato per noi una conferma meravigliosa: dopo tante sofferenze, dopo tanto lavoro in tutto il mondo, alla fine siamo stati riconosciuti dalla Santa Sede come una modalità diocesana di iniziazione cristiana, messa al servizio dei vescovi; uno strumento per la nuova evangelizzazione.

Commento: MAH....


D. – Come è nata l’ispirazione di inviare nelle parrocchie, alla periferia di Roma, comunità che hanno terminato il loro itinerario neocatecumenale?

R. – Possiamo dire che noi non abbiamo progettato nulla, siamo sempre un poco come i figli di Abramo che la lascia la sua terra e sempre segue il piano di Dio. Anche noi ci troviamo a seguire gli eventi che Dio sta preparando. Per esempio, la prima volta che si è realizzata una cosa simile è stata a Parigi quando l’allora cardinale Lustiger, nominò parroco il presbitero della comunità neocatecumenale della parrocchia molto borghese di “Saint’Honoré de l’eau”, in una zona completamente piena di extracomunitari di Parigi, e anche in un ambiente di prostitute, di transessuali, nella parrocchia della “Bonne Nouvelle”. Trovando difficoltà a mandare lì altri preti, perché in quella parrocchia non c’erano praticamente cattolici e visto che la parrocchia era molto difficile, chiese alla comunità neocatecumenale di Saint-Honoré di accompagnare il loro presbitero alla “Bonne Nouvelle”. All’inizio, noi non abbiamo capito questa richiesta, ma poi abbiamo visto che è stato provvidenziale perché i fratelli hanno trovato un appartamento vicino a quella zona, hanno iniziato ad annunciare il Vangelo nelle case e oggi la parrocchia è rifiorita: hanno più di sette comunità con molti lontani, eccetera. Questo, da un lato. Il secondo evento è stato che noi a Roma abbiamo parrocchie che hanno 28 comunità, 25 comunità, una cosa enorme, e ci sono altre parrocchie in cui i presbiteri si trovano in difficoltà soprattutto perché sono pieni di migranti. Abbiamo pensato che forse è arrivato il momento, come dice il Vangelo, che “chi ha due tuniche ne dia una a chi non c’è l’ha” e che le parrocchie che hanno molte comunità, ne avrebbero potuto inviare alcune per aiutare queste parrocchie in periferia. E così, abbiamo radunato i parroci, abbiamo radunato i responsabili e tutti erano completamente d’accordo. Abbiamo parlato con il cardinale vicario Vallini, che è stato molto contento, e anche con il Santo Padre. E adesso, abbiamo già le prime 14 comunità che partono per le zone più difficili di Roma. E questo “esperimento missionario” lo stanno aspettando anche in tante altre parti del mondo: anche a Madrid ci sono molte periferie piene di migranti e se non si aiutano questi migranti, sono presi dalle sette o sono attratti dall’ambiente completamente secolarizzato.


Commento: ma come? Non era il Papa che ha voluto inviare le comunità? Tutti erano completamente d'accordo? Quindi, Signor Kiko, la proposta l'hai fatta tu? E chi era "d'accordo"? Per portare quale "pastorale"? Il Papa chiede che attuiate la Pastorale Diocesana di Iniziazione...

D. – In San Pietro verranno inviati anche 14 “Missio ad gentes”. Si inizia a vedere anche qualche frutto della missione “ad gentes” nelle zone più scristianizzate d’Europa?

R. – Il Papa ha inviato le prime sette “Missio ad gentes” due anni fa; abbiamo pensato, per esempio, alla città dell’ex DDR, Germania dell’Est, ex-comunista, che si chiamava “Karl-Marx-Stadt”, e che oggi è tornata a chiamarsi “Chemnitz”, che è un esempio di quello che ha fatto il comunismo. Anche dopo la caduta del Muro di Berlino la verità qual è? Che oggi è una città senza lavoro, è tutto un fallimento. Ma la cosa più terribile è che 70 anni di comunismo hanno distrutto la fede: in quasi tutte le parrocchie protestanti – in maggioranza luterane - oggi non c’è quasi nessuno, e nemmeno nelle parrocchie cattoliche. Perché in questa città il 98% della gente non è battezzata. Abbiamo scelto Chemnitz per questo. Abbiamo parlato con il vescovo cattolico che è stato molto contento dell’aiuto che avremmo dato. Abbiamo fondato due “Missio ad gentes”. Cosa vuol dire: “Missio ad gentes”? E’ una forma nuova della presenza della Chiesa, non è esattamente una parrocchia ma è quasi come una parrocchia: è una missione. E la bellezza di questa missione è che non si parte dal tempio, ma si parte, come la Chiesa primitiva, da una comunità cristiana come il tempio di Cristo, come il corpo di Cristo risorto. Sono partite quelle famiglie che hanno già concluso il percorso neocatecumenale, piene di figli adulti, e tutti loro hanno accettato di cambiare università, casa, e andare in queste zone così difficili. Visitano le case, predicano per le strade, annunziano il kerygma e invitano la gente nelle proprie case ad “scrutare” la Parola di Dio, a conoscere Gesù Cristo e siamo molto contenti di come vanno le cose. Troviamo gente poverissima, gente distrutta, divorziata, gente alcolizzata… c’è una situazione, in Europa, catastrofica. La secolarizzazione sta portando ad un’apostasia totale e la gente che ha perso la fede è in una situazione di difficoltà grandissima. Così abbiamo voluto una “Missio ad gentes” anche ad Amsterdam. Il vescovo di Amsterdam ha voluto questa esperienza, in una città satellite alla periferia della città completamente nuova, fatta sulla carta, dove non c’è nessuna presenza di chiesa. Anche nel Sud della Francia, i vescovi del Sud della Francia, il vescovo di Avignone, di Montpellier, di Toulon, hanno voluto altre “Missio”, e siamo contenti: e lo sono anche i fratelli che sono lì i quali ripetono che stare in missione, anche se si soffre, è la cosa più bella e più grande della vita!

Commento: questo è un resoconto totalmente FUNZIONALE e cinico-politico. Si chiede un intervento sociologico o l'Annuncio del Cristo per mezzo della Sua Unica Chiesa Cattolica? Avete letto che "ingloba" nella "fede" la chiesa protestante? La "anti-secolarizzazione" è diventata il nuovo dio del cattolicesimo? Poi: il Papa non ha "inviato" le COmunità ma ha dato loro la sua Benedizione poichè partivano per iniziativa di Kiko...

D. – Quale contributo danno le famiglie in missione alla nuova evangelizzazione nelle diocesi dove vengono inviate su richiesta dei vescovi? Ne verranno inviate dal Papa oltre 200, di queste famiglie …

R. – Abbiamo tantissime famiglie già in missione, circa 700; tutti dicono grazie alle famiglie ed anche i vescovi – che le hanno richieste - restano impressionati del fatto che le famiglie, con tutti i figli, lasciano le loro comodità, le loro case, il lavoro, la macchina, e partano per zone completamente nuove, senza conoscere la lingua. In Cina, per esempio, abbiamo più di 50 famiglie. Lì ci dicono i vescovi che senza le famiglie sarebbe stato impossibile evangelizzare, perché le famiglie aprono la strada a Gesù Cristo, perché la famiglia dà una vera testimonianza in quanto comunione di persone e immagine della Santissima Trinità. Questa è una cosa enorme! Anche le comunità in missione mostrano quello che dice Cristo: “Come il Padre ha inviato me, così io invio voi. Come tu Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi un cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Cioè arrivare a che una comunità viva la perfetta unità che c’è nella Trinità: questa è la testimonianza che sta aspettando il mondo.

Commento: Numeri e statistiche... Ecco il progetto di un'espansione...

lunedì 12 gennaio 2009

Il Marrano ha colpito ancora. Il Papa limita i danni

Apro questo nuovo thread con uno degli ultimi interventi di Stephanòs. Per quanti si chiedano chi è il Marrano e le ragioni dell’uso di questo termine, ricordiamo che i marrani (in spagnolo marranos) erano ebrei sefarditi (ebrei della Penisola iberica) che abbracciavano la religione cristiana, sia con la coercizione come conseguenza della persecuzione degli ebrei da parte dell'inquisizione spagnola, o per "libera" scelta, per una questione formale. Molti marrani mantennero le loro tradizioni ancestrali, professandosi pubblicamente cattolici, ma restando in privato fedeli al giudaismo. Mi sembra superfluo puntualizzare chi è il Marrano.

Forza fratelli! Animo! Animo!

Il Discorso del Santo Padre è stato splendido e vi assicuro che ha centrato i punti di maggiore interesse!

Vi assicuro che il Marrano del Cnc, nonostante la sua tracotanza, è arrivato a coglierne il senso! E vi assicuro che hanno mangiato la foglia!

Non corriamo il rischio di fare il loro stesso errore enfatizzando troppo solo le parti esortative dei discorsi! Il Santo Padre ha dato delle direttive chiare, senza batter ciglio di fronte al Marrano che tenta l’intimidazione schierando le sue truppe di conversi. E sono direttive pesanti.

Poi, dobbiamo pensare un’altra cosa. Facciamo anche noi l'errore di credere che ciò che è stato detto e scritto, e mai rinnegato, si "auto-elimini" da sé solo perché detto e scritto in "Passato"?

Il Papa parla ed agisce con coerenza evolutiva! Le sue parole e i suoi scritti rimangono validi e da questi il papa ha sviluppato l'ulteriore discorso! Il Papa ha già parlato e scritto riguardo la liturgia e la fede! E su quelle basi ha parlato ulteriormente! È implicito, infatti, ciò che già ha detto ed è ulteriormente sviluppato!

Di cosa parla il Papa, quando chiede l'Unità della Fede? Di cosa parla il Papa quando chiede l'Obbedienza alla Pastorale Diocesana da parte del Marrano e dei suoi seguaci? Di cosa parla il Papa quando vincola l'esistenza del CnC all'obbedienza alla Chiesa e all'Integrazione in Parrocchia?

Forza fratelli! Animo! Animo! Ricordatevi sempre una cosa! Non pensate che la nostra Sofferenza sia Ignorata! Ignorata Da Dio e dal Suo Vicario! Questo è un pensiero che deve lasciare immediatamente i nostri cuori!

Dio non dimentica la sofferenza dei suoi figli! Dio non ignora il dolore del suo piccolo gregge! Il nostro cuore, però deve essere sgombro dal risentimento! e per esserlo c'è bisogno della forza che viene dall'alto! Della preghiera e soprattutto dei sacramenti! Sommamente del Sacrificio della Messa!

Se anche una Madre potesse dimenticare il suo bambino, il Signore non dimenticherà i suoi figli! Non dobbiamo temere, perché perfino i capelli del nostro capo sono contati! Dio non si dimentica degli Uccelli e dei fiori, a maggior ragione non si dimentica dei suoi figli! Preziosa è agli occhi del Signore, la Vita, la Sofferenza, la Gioia, e perfino la Morte dei suoi Figli!

Se anche dovessimo rimanere soli (e ciò non avverrà mai) Dio non ci abbandona! Non ci abbandona! La Santa Chiesa di Cristo, non sarà mai sopraffatta! Sarà sempre viva e le porte dell'inferno non prevarranno! Questa promessa è certa e si è realizzata sempre!

Anche oggi la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica Romana, è presente ed operante! Poggiata sulla Roccia di Pietro! Anche se non è "tracotante" come quella falsa dei falsi profeti! È umile e sofferente. È devota e fedele. È feconda, più di quanto pensate. È silenziosa e operosa...

E vedrete, che se Dio vorrà e accadrà l'evento fausto di cui vi parlavo, sarà ancora più vigorosa e più pronta a ricostruire! in umile e devoto servizio a Pietro!
ANIMO!

sabato 10 gennaio 2009

Roma - 10 Gennaio 2009. Ore 17. Il Papa ha detto...

Discorso di Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia vi accolgo quest’oggi così numerosi, in occasione del 40° anniversario dell’inizio del Cammino Neocatecumenale a Roma, che conta attualmente ben 500 comunità. A voi tutti il mio cordiale saluto. In special modo saluto il Cardinale Vicario, Agostino Vallini, come anche il Cardinale Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, che con dedizione vi ha seguiti nell’iter di approvazione dei vostri Statuti. Saluto i responsabili del Cammino Neocatecumenale: il Signor Kiko Argüello, che ringrazio cordialmente per le parole con cui si è fatto interprete dei sentimenti di tutti voi, la Signora Carmen Hernández e Padre Mario Pezzi. Saluto le comunità che partono in missione verso le periferie più bisognose di Roma, quelle che vanno in “missio ad gentes” nei cinque continenti, le 200 nuove famiglie itineranti, e i 700 catechisti itineranti responsabili del Cammino Neocatecumenale nelle varie Nazioni.

Questo nostro incontro si svolge significativamente nella Basilica Vaticana costruita sul sepolcro dell’Apostolo Pietro. Fu proprio lui, il Principe degli Apostoli che, rispondendo alla domanda con cui Gesù interpellava i Dodici sulla sua identità, confessò con slancio: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Voi oggi siete qui riuniti per rinnovare questa stessa professione di fede. La vostra presenza, così folta ed animata, sta a testimoniare i prodigi operati dal Signore nei trascorsi 4 decenni; essa indica anche l’impegno con cui intendete proseguire il cammino iniziato, un cammino di fedele sequela di Cristo e di coraggiosa testimonianza del suo Vangelo, non solo qui a Roma ma dovunque la Provvidenza vi conduca; un cammino di docile adesione alle direttive dei Pastori e di comunione con tutte le altre componenti del Popolo di Dio. Voi questo intendete fare, ben consapevoli che aiutare gli uomini di questo nostro tempo ad incontrare Gesù Cristo, Redentore dell’uomo, costituisce la missione della Chiesa e di ogni battezzato. Il “Cammino neocatecumenale” si inserisce in questa missione ecclesiale come una delle tante vie suscitate dallo Spirito Santo con il Concilio Vaticano II per la nuova evangelizzazione.

Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant’anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l’annuncio del kerygma e l’itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del “Cammino” da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all’evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l’annuncio cristiano in ogni suo ambiente.

La vostra già tanto benemerita azione apostolica sarà ancor più efficace nella misura in cui vi sforzerete di coltivare costantemente quell’anelito verso l’unità che Gesù ha comunicato ai Dodici durante l’Ultima Cena. Prima della Passione, infatti, il nostro Redentore pregò intensamente perché i suoi discepoli fossero una cosa sola in modo che il mondo fosse spinto a credere in Lui (cfr Gv 17,21). E’ questa unità, dono dello Spirito Santo e incessante ricerca dei credenti, a fare di ogni comunità un’articolazione viva e ben inserita nel Corpo mistico di Cristo. L’unità dei discepoli del Signore appartiene all’essenza della Chiesa ed è condizione indispensabile perché la sua azione evangelizzatrice risulti feconda e credibile. So con quanto zelo stiano operando le comunità del Cammino Neocatecumenale in ben 103 parrocchie di Roma. Mentre vi incoraggio a proseguire in questo impegno, vi esorto ad intensificare la vostra adesione a tutte le direttive del Cardinale Vicario, mio diretto collaboratore nel governo pastorale della Diocesi. L’inserimento organico del “Cammino” nella pastorale diocesana e la sua unità con le altre realtà ecclesiali torneranno a beneficio dell’intero popolo cristiano, e renderanno più proficuo lo sforzo della Diocesi teso a un rinnovato annuncio del Vangelo in questa nostra Città. In effetti, c’è bisogno oggi di una vasta azione missionaria che coinvolga le diverse realtà ecclesiali, le quali, pur conservando ciascuna l’originalità del proprio carisma, operino concordemente cercando di realizzare quella “pastorale integrata” che ha già permesso di conseguire significativi risultati. E voi, ponendovi con piena disponibilità al servizio del Vescovo, come ricordano i vostri Statuti, potrete essere di esempio per tante Chiese locali, che guardano giustamente a quella di Roma come al modello a cui fare riferimento.

C’è un altro frutto spirituale maturato in questi quarant’anni, per il quale vorrei ringraziare insieme con voi la Provvidenza divina: è il grande numero di sacerdoti e di persone consacrate che il Signore ha suscitato nelle vostre comunità. Tanti sacerdoti sono impegnati nelle parrocchie e in altri campi di apostolato diocesano, tanti sono missionari itineranti in varie Nazioni: essi rendono un generoso servizio alla Chiesa di Roma, e la Chiesa di Roma offre un prezioso servizio all’evangelizzazione nel mondo. E’ una vera “primavera di speranza” per la comunità diocesana di Roma e per la Chiesa! Ringrazio il Rettore e i suoi collaboratori del Seminario Redemptoris Mater di Roma per l’opera educativa che essi svolgono. Il loro compito non è facile, ma molto importante per il futuro della Chiesa. Li incoraggio pertanto a proseguire in questa missione, adottando gli indirizzi formativi proposti tanto dalla Santa Sede quanto dalla Diocesi. L’obiettivo a cui occorre mirare da parte di tutti i formatori è quello di preparare presbiteri ben inseriti nel presbiterio diocesano e nella pastorale sia parrocchiale che diocesana.Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica che è stata proclamata, ci ha richiamato le esigenze e le condizioni della missione apostolica. Le parole di Gesù, riferiteci dall’evangelista san Matteo, risuonano come un invito a non scoraggiarci dinanzi alle difficoltà, a non ricercare umani successi, a non temere incomprensioni e persino persecuzioni. Incoraggiano piuttosto a porre la fiducia unicamente nella potenza di Cristo, a prendere la “propria croce” e a seguire le orme del nostro Redentore che, in questo tempo natalizio ormai al termine, ci è apparso nell’umiltà e nella povertà di Betlemme. La Vergine Santa, modello di ogni discepolo di Cristo e “casa di benedizione” come avete cantato, vi aiuti a realizzare con gioia e fedeltà il mandato che la Chiesa con fiducia vi affida. Mentre vi ringrazio per il servizio che rendete nella Chiesa di Roma, vi assicuro la mia preghiera e di cuore benedico voi qui presenti e tutte le comunità del Cammino Neocatecumenale sparse in ogni parte del mondo.
[00046-01.01] [Testo originale: Italiano] [B0016-XX.01]

10 GENNAIO 2009: UN REDDE RATIONEM PER IL PAPA O PER KIKO?

Riceviamo dal nostro corrispondente By Tripudio in chiusura del post precedente un sostanzioso commento sui significati e le valenze che assume la "Festa del quarantennale" neocatecumenale prevista in San Pietro nel pomeriggio di oggi.Una "festa" per la cristianità cattolica o solo per i neocatecumenali? Un rendiconto presentato da Kiko alla Chiesa o che la Chiesa pretenderà da Kiko?
Avremo modo di confrontarci e di discuterne.
Intanto leggiamo la lucida analisi di Tripudio.
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Qualche giorno fa ero capitato su www.korazym.org, il sito infestato dai neocatecumenali. L'ultima notizia NC risaliva a luglio scorso, ed erano i festeggiamenti per la "vittoria" neocat contro la Chiesa. Ci sono tornato ora e ho scoperto con sgomento che annunciano "la festa insieme al Papa" per i 40 anni del Cammino neocatecumenale.

Salvo occasioni particolarissime, normalmente si festeggiano le cifre tonde, cioè venticinquesimi, cinquantesimi oppure centesimi anniversari. Quaranta non è una cifra tipica: è al più una ricorrenza "interna", un festeggiamento in tono minore, che quasi certamente tuttavia - conoscendoli - servirà a rivestire il quarantennio di valenze bibliche. Ma poi... quaranta anni da cosa? Cosa è successo ai neocatecumenali tra la fine di dicembre 1968 e l'inizio di gennaio 1969 ?

Si tratta di una data di nascita del tutto posticcia.

Si tratta di un anniversario creato a tavolino.

Infatti Kiko e Carmen si sono messi insieme nel 1964, facendo "esperienza" (così dicono) nei baraccati di Madrid fino al 1967. Nell'aprile 1970 gli iniziatori e i primi neocatecumenali si riuniscono a Majadahonda dove definiscono le linee generali del Cammino (è da lì che cominciano le trascrizioni delle boiate dette da Kiko e Carmen, divenendo i "mamotreti" che fanno scuola ancor oggi, imparati a memoria e ripetuti alla lettera).

Dunque a rigor di logica la "data di nascita" del Cammino dovrebbe essere in aprile 1970. Oppure, se vogliamo considerare lo stato embrionale del Cammino, dovrebbe essere nel 1967. Oppure, se ipotizziamo che l'esperienza nei baraccati di Madrid sia stata assai simile a quella formalizzata nel '70, la data di nascita del Cammino dovrebbe essere nel 1964.

E invece no. Nessuna di queste tre.

I neocatecumenali vogliono in realtà festeggiare il quarantennale di un evento particolarissimo. Si tratta del loro arrivo a Roma: nel novembre 1968, alla parrocchia dei martiri canadesi.

Vi prego di assaporare tutta l'importanza della questione: i neocatecumenali vogliono festeggiare il loro insediarsi nella capitale della cristianità. Questi novelli vandali non festeggiano la loro nascita, ma la loro irruzione parassita al centro della Chiesa cattolica. Capite?

Non festeggiano la presunta ispirazione di Kiko e Carmen. Non festeggiano l'inizio delle attività (in Spagna) di Kiko e Carmen. Non festeggiano la messa per iscritto delle boiate kikiane-carmeniane (pomposamente chiamate "sintesi kerigmatico-catechetica").

Festeggiano invece la loro calata su Roma... come se lo scopo della loro esistenza fosse quello di impiantarsi nel cuore della Chiesa cattolica e allargarsi come un tumore. Questo festeggiamento del quarantennio del loro insediamento ha perciò un retrogusto alquanto diabolico: non festeggiano una nascita, ma un impiantarsi da parassiti.

Ma forse siamo noi che ci ostiniamo a pensare che Kiko e Carmen siano intelligenti e freddi calcolatori. Magari la faccenda è assai più semplice: hanno solo inventato un festeggiamento posticcio per costringere il Papa a "benedire" il loro Statuto posticcio.

Riempiranno San Pietro, il Papa non potrà mica far finta di niente. "Dovrà" parlare, pur sapendo che hanno già intenzione di fraintendere le sue parole.

Per questo un papa parla anche con i suoi silenzi.

Giovanni Paolo II tacque per quasi quattro mesi prima di far cenno agli Statuti del giugno 2002. Benedetto XVI ha taciuto fino ad oggi per quasi otto mesi sugli Statuti del maggio 2008. Il silenzio di Giovanni Paolo II fu un indice assai significativo. E perciò il silenzio di Benedetto XVI è ancora più significativo.

"C’è grande attesa per le prime parole del papa dopo l’approvazione definitiva degli Statuti", scrive lo spassoso Caredda dell'ineffabile Korazym.

Purtroppo il Papa non potrà evitare di citare gli Statuti 2008.

Non potrà neppure criticarli, perché la cosa verrebbe presentata alla stampa come "il Papa che sconfessa se stesso", e i nemici della Chiesa non aspettano altro. I neocat, nella foga di "festeggiare" per farsi elogiare, mettono il Papa in una scomodissima situazione.

"All’inizio del 2009 il clima è senza dubbio più disteso", gongola Caredda, che però si contraddice appena qualche riga dopo, ammettendo a denti stretti che: "con l’ok agli Statuti non sono certamente svanite le numerose riserve (se non vere e proprie accuse) che in molti ambienti ecclesiastici si sono manifestate negli anni nei confronti del Cammino".

Hai ragione, caro Caredda. Le riserve esistono ancora. Quelli che vogliono mostrarsi equilibrati e moderati, esprimono "numerose riserve" di fronte alle deviazioni dottrinali e liturgiche del Cammino, più o meno nascoste. Quelli che conoscono la situazione, non possono fare a meno di esprimere "vere e proprie accuse". Quelli che si ostinano ad ignorare la situazione (o hanno calcolato che possono trarre beneficio nell'ignorarla), si limitano ad una colpevole -colpevolissima - indifferenza.

Gli articoli di Caredda sono utilissimi perché ci fanno capire che aria tira ai vertici del Cammino. Stanno festeggiando la sostituzione di Arinze, "colui che firmò la lettera del dicembre 2005" (vi prego, rileggete queste parole scritte con la bava alla bocca, sembrano un capo di imputazione da parte di un tribunale giacobino contro colui che firmò la lettera del dicembre 2005).

Il cardinale Arinze verrà sostituito dal cardinale Cañizares Llovera, che i vertici neocatecumenali dichiarano di aver già abbindolato mostrandogli una celebrazione senza abusi (seppur lenta da morire)... sperando che sia più ingenuo di un bambino. Altrimenti, terminato lo show liturgico "senza abusi" costruito appositamente per lui, si ricorderà che nelle comunità neocatecumenali nulla è cambiato, né nella liturgia, né nella dottrina.

I neocatecumenali credono ai loro stessi sogni, parlando come se il cardinale Antonio Cañizares Llovera avesse una linea totalmente diversa da quella del cardinale Francis Arinze (reo di essere colui che firmò la lettera del dicembre 2005). Dopotutto Kiko era quello che esclamava: "ora è il Papa a dover combattere con Arinze!" (conferenza stampa della presentazione degli statuti 2008), perciò non ci meraviglia che festeggi la partenza del cardinale Arinze.

Circa due anni fa, nell'imminenza della scadenza degli Statuti temporanei, ipotizzavo che Kiko avrebbe tirato fuori qualche nuova invenzione per "costringere" la conferma degli Statuti. Chi legge le pagine di questo blog può verificare quanto mi sia stato facile essere profeta.

Infatti il prossimo trucco kikiano è quello delle "comunità in missione" (novità presentata proprio in questa occasione, proprio come le aziende che annunciano un prodotto nuovo spacciandolo per innovativo, allo scopo di rilanciarsi sul mercato). E, dato che a papa Benedetto XVI piace il latino (la lingua della Chiesa), Kiko le ha chiamate communitates in missionem, in perfetto stile neocatecumenale: dietro l'elegante facciata (tre parole in latino) si nasconde il solito lerciume liturgico-dottrinale neocat.

Caredda fa sfoggio della sua ubbidienza a Kiko, affermando (pur sapendo che non è vero) che sarebbe la prima volta nella storia della Chiesa che intere comunità vengono inviate in missione. Può cadere nel tranello solo chi non conosce la storia della Chiesa, poiché per i neocat i primi tre secoli sarebbero tutto un profluvio di "primi cristiani" neocatecumenalizzanti e giudaizzanti, mentre i successivi sedici secoli sarebbero una parentesi buia, e il Concilio Vaticano II consisterebbe esclusivamente nel risveglio kikiano-carmeniano.

Naturalmente, per Kiko occorre dare una martellata veramente forte alla Chiesa, e perciò si inventa anche le "Missiones ad Gentes", mandando gruppi di 40-50 persone con "presbitero" incluso in omaggio (come il pacco di merendine con la sorpresa). Si tratta di una necessità di marketing: infatti, visto che i neocatecumenali faticano terribilmente a "creare" comunità appena giunti in missione, tanto vale mandare "ad gentes" (a quelle povere "gentes") delle comunità neocatecumenali preconfezionate che potranno meglio fagocitare i parrocchiani non troppo avveduti.

Tali comunità, disponendo a tempo pieno di un "presbitero", saranno totalmente autonome ed isolate rispetto alla chiesa locale... tranne per i contatti necessari a catturarne i fedeli. È uno scisma di fatto, perché quel "presbitero" è funzionale ai neocat, e quei neocat sono lì solo per far crescere il Cammino. È proprio un cancro che si espande, è proprio un virus che si fionda su un corpo sano.

Al termine dell'articolo (durante il quale il Caredda ripete il mantra menzognero del "Giovanni Paolo II mandò le famiglie neocat in missione"), emerge tutta l'ansia neocatecumenale per il discorso del pontefice "attorno al quale c’è viva curiosità".

Temo che la curiosità sia solo dell'Agenzia Neocatecumenale delle Mistificazioni, che anche stavolta lavorerà sodo per sfruttare ogni più remoto appiglio per dare la notizia in stile "il Papa ci ha approvati". La tecnica era già stata collaudata con Giovanni Paolo II: Kiko e Carmen prima si presentano dal Papa per dirgli "mandiamo le famiglie in missione", e poi fanno scrivere ovunque che il Papa avrebbe "mandato le famiglie in missione". Ci son cascate perfino le redazioni dei più famosi quotidiani cattolici...

Probabilmente i neocat hanno già preparato stampato i loro notiziari: "Benedetto XVI manda comunità neocatecumenali in missione", pronti per farseli pubblicare sulla stampa cattolica.

Mitico Caredda, prima o poi ti chiederò un autografo. Nemmeno Stanlio e Ollio mi avevano mai fatto sbellicare tanto dalle risate. Nemmeno la Pravda riusciva a pubblicare notizie con una tal faccia di bronzo.

Nota 1: ciò che riguarda i primi anni del Cammino (l'esperienza nei baraccati e il presunto interessamento dell'arcivescovo di Madrid) è documentato esclusivamente dai racconti di Kiko e Carmen; non risulta che esistano fonti per poter verificare quanto vanno raccontando.

Nota 2: in realtà i neocatecumenali dicono sempre che stanno festeggiando qualcosa. Festeggiano sempre. Ogni volta festeggiano una qualche approvazione presente solo nei loro sogni. Riuscirono perfino a festeggiare la fatidica "lettera di Arinze" (contenente «le decisioni del Santo Padre»): l'intramontabile Gennarini, con sommo sprezzo del ridicolo, disse che la lettera recepiva le "variazioni" (cioè gli abusi) liturgici neocatecumenali, incurante del fatto che chiunque poteva leggerla e verificare l'esatto contrario.

Nota 3: come definireste uno Statuto "definitivo ma incompleto"? Come non si fa a definire posticcio uno Statuto che rinvia ad un direttorio catechetico che a tutt'oggi ancora non è stato pubblicato? L'unica cosa notevole dello Statuto è il fatto che contiene la tanto deprecata "lettera di Arinze" (cfr. art. 13, comma 3, nota 49).

Nota 4: la chiesa kikiana si è fabbricata i propri seminari dove allevare i propri "presbiteri" e li manda in missione autonomamente, infischiandosene del parere dei vescovi, o aggirandolo con mezzucci e trucchetti non proprio degni di un cristiano. Per quanto un vescovo possa essere "amico" del Cammino, riteniamo priva di credibilità l'ipotesi che possa onestamente accettare l'idea che tutti i suoi preti neocatecumenali sono a rischio di "missione" secondo le esigenze propagandistico-politiche di Kiko e non secondo le Tradizione Cattolica Apostolica Romana... tant'è che in terra di missione le comunità - come altrove del resto - non si integrano mai con le parrocchie, ma nascono e si sviluppano nuove 'cellule' del cammino, appartenenti alla realtà ecclesiale solo di nome e non di fatto

mercoledì 7 gennaio 2009

Chi è "anti-conciliare"? Leggete questo estratto spettacolare!


La fonte è MessaInLatino, un sito a cui è legato un Blog davvero spettacolare! Tra l'altro vi sono delle questioni legate ai "gruppi stabili" relativamente al rito Antico che vengono risolte con grande intelligenza e su cui torneremo. Ringrazio MessaInLatino per questo prezioso servizio!

Cito un brano tratto dalla sezione relativa al Concilio. Leggete e meditate, poi ne trarremo considerazioni.

"In questo senso, troviamo la chiave di interpretazione dell’intera Sacra Costituzione al n. 23: “non vi deve essere alcuna innovazione a meno che non lo richieda il vero e accertato bene della Chiesa”. Non solo: il medesimo articolo continua dicendo che “occorre aver cura che ogni nuova forma [liturgica] adottata cresca in qualche modo organicamente dalle forme già esistenti”. Ecco quindi sancito (vanamente, purtroppo) un duplice vincolo ad ogni innovazione: essa dev’essere veramente utile e opportuna, perché la regola è la conservazione dell’esistente, e in ogni caso quell’innovazione di cui sia accertata la sicura utilità dev’essere tale che si inserisca in un’evoluzione organica (quindi senza cesure, invenzioni, ritorni a forme arcaicizzanti) della liturgia come la vivevano i Padri conciliari (siamo nel 1963!).

Il Concilio Vaticano II non si è limitato a enunciare questi condivisibilissimi orientamenti generali di cauta riforma nel solco di un’evoluzione organica, ma ha anche normativamente stabilito quali fossero tali opportune riforme, elencandole in nove punti. Eccoli (SC 50 ss.):

1. Semplificare i riti, “conservando fedelmente la sostanza”, togliendo le duplicazioni e aggiunte superflue accumulate nel corso dei secoli e ripristinando elementi perduti.
2. Aprire maggiormente il tesoro della Bibbia ai fedeli
3. Considerare l’omelia come parte della liturgia specie domenicale
4. Reintrodurre la preghiera dei fedeli.
5. Nelle messe celebrate col popolo, una parte della liturgia può essere svolta nella lingua vernacolare. Quale parte? Precisa la Sacrosanctum Concilium: le letture e la preghiera dei fedeli; ma anche, se lo richiedessero le condizioni locali, quelle parti che pertengono al popolo. “Tuttavia” precisa subito il documento “occorre fare in modo che i fedeli siano in grado di rispondere o cantare le parti dell’ordinario della Messa che pertengono a loro”, ovviamente in latino. Poiché almeno tutto l’ordinario, nelle intenzioni dei Padri, doveva restare in latino, salvo casi affatto speciali (ad es. in terra di missione)! Anche al n. 36 leggiamo: “L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Dato però che, sia nella messa che nell'amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l'uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme esposte nei capitoli seguenti per i singoli casi”. Maggiore spazio alla lingua volgare è concesso (ma non concerne la Messa) per sacramenti e sacramentali; mentre per l’ufficio divino è disposto (SC101) “Secondo la secolare tradizione del rito latino, per i chierici sia conservata nell'ufficio divino la lingua latina. L'ordinario tuttavia potrà concedere l'uso della versione in lingua nazionale [..] in casi singoli, a quei chierici per i quali l'uso della lingua latina costituisce un grave impedimento alla recita dell'ufficio nel modo dovuto”. Come si vede, per i Padri conciliari il latino è sempre e deve restare la regola, la lingua nazionale l’eccezione.
6. Se possibile, per la comunione ai fedeli siano adoperate ostie consacrate nella messa cui hanno partecipato. E’ anche introdotta la possibilità di comunione sotto le due specie, ma per casi ben delimitati, come al neo presbitero nella messa di ordinazione, al neo professo nella messa in cui prende i voti, al catecumeno nella messa che segue il suo battesimo.
7. Si precisa che la Messa si compone di una Liturgia della Parola e di una Liturgia eucaristica e che anche la prima è importante e va seguita (visto l’andazzo di molti che all’epoca entravano in chiesa solo dall’offertorio).
8. Si permette la concelebrazione in casi particolari e precisamente indicati ed elencati, dichiarando comunque lecito il rifiuto di concelebrare.
9. Si stabilisce che dev’essere fissato un nuovo rito per la concelebrazione.
Queste, e soltanto queste, le riforme volute dal Concilio.
...
Ma altrettanto importanti sono anche le cose che il Concilio NON ha detto. Ne facciamo un rapido (e non esaustivo) elenco:

1) Non ha detto che la celebrazione debba o possa effettuarsi rivolti al popolo anziché rivolti verso il Signore, come è sempre stato dai tempi apostolici, e non dal medioevo come spesso si ripete (cfr. Lang, Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera liturgica, Cantagalli, 2006, passim, citato favorevolmente da S.S. Benedetto XVI nella prefazione al vol. XI della sua Opera omnia, Herder, 2009). E aggiungiamo: non solo non si dice nulla dell’orientamento del celebrante nella Sacrosanctum Concilium; non se ne parla nemmeno nei documenti preparatori: ‘girare gli altari’ è proprio questione aliena del tutto dal pensiero dei Padri conciliari.
2) Non ha detto che il Tabernacolo dovesse o potesse spostarsi dalla sua posizione centrale nel presbiterio; e men che meno che al suo posto dovesse intronizzarsi il celebrante ponendovi il suo seggio.
3) Non ha detto che la comunione possa riceversi in piedi, e ancor meno sulle mani anziché, come è sempre stato almeno dal VI secolo in poi, in ginocchio e sulla lingua
4) Non ha detto che si debbano, o anche solo che si possano rimuovere le balaustre del presbiterio, o che si debba o possa spostare l’altare in mezzo ai fedeli.
5) Non ha detto che si debbano o possano comporre nuovi canoni di consacrazione eucaristica o anche solo modificare il canone romano (attuale canone I). Di fatto, invece, dopo il Concilio fu modificato in parte il canone romano (e nella traduzione in italiano e in altre lingue, in modo molto evidente, traducendo infedelmente “pro multis”, riferito al sangue versato da Gesù, con “per tutti”); furono aggiunte altre preci eucaristiche: la II, la più breve e quindi la più usata, detta di S. Ippolito ma in realtà solo molto liberamente ispirata all’anafora di quest’ultimo, risalente al terzo secolo; la III, interamente di nuova fabbricazione; il canone IV, basato su un’anafora copta; nonché vari canoni locali, o per fanciulli, e così via.
6) Non ha detto che si dovessero limitare o eliminare devozioni tradizionali come processioni, adorazioni eucaristiche, rosario (in Italia, per fortuna, non abbiamo avuto su questo punto la furia iconoclasta di altri paesi, in particolare Francia, Olanda e Germania).
7) Non ha detto che vanno rimossi dalle chiese gli inginocchiatoi.
Anzi a ben vedere tutte queste cose sono state condannate genericamente e in via preventiva dal Concilio stesso, quando ha disposto che ogni riforma sia non solo cauta e risponda ad esigenze vere e accertate, ma soprattutto rappresenti uno sviluppo organico dall’esistente (SC 23). Cosa che, all’evidenza, non può dirsi di tali innovazioni.

E ancora, ha condannato in partenza (ma con ben poca efficacia) ogni creatività di celebranti e liturgisti, riservando alla gerarchia della Chiesa la regolazione della liturgia: “assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica” (SC 22 §. 3).

Un' altra citazione:

"In altri termini, e non è una battuta: sappiate che siete molto più “conciliari” voi che chiedete una Messa tridentina, che questi progressisti che la vedono come il fumo negli occhi e spacciano per un prodotto del Concilio quello che ben pochi dei Padri conciliari avrebbero non solo voluto, ma anche solo immaginato.

E poi: che cosa c’è di più conforme al Concilio, che ha promosso il ruolo dei laici, il pluralismo, la tolleranza, che un gruppo di persone che si danno da fare per aggiungere, tra le molte celebrazioni esistenti (in tutte le lingue e, spesso, con modalità diverse l’una dall’altra, pur se formalmente in base allo stesso Messale), la voce ulteriore di una Messa in latino per chi la vuole?"

domenica 4 gennaio 2009

Predicano e sbandierano frutti; ma la realtà vera?

La nostra nuova riflessione parte dalla notizia pubblicata di seguito, inviata da un nostro lettore spagnolo, da mettere in relazione alla segnalazione dell'articolo precedente sulla testimonianza dei laici nella famiglia e nella società e la recente grancassa mediatica di Madrid sulla famiglia che ha visto Kiko Arguello e il suo Cammino tra i protagonisti.

Che predichino bene (il che è anche da dimostrare perché le coppie NC non applicano il principio magisteriale della paternità e maternità responsabile, ma l'ORDINE di Kiko ad una indiscriminata "apertura alla vita") mentre razzolino male è dimostrato da tante testimonianze come quella che pubblichiamo... risalendo anche ai casi limite del Dr Faustini ed altri come il suo, noti a noi personalmente, purtroppo...

Resulta que un matrimonio de mi comunidad se esta separando por recomendacion de los catequistas. Resulta que la mujer habia decidido no volver a la comunidad porque preferia dedicarse a cuidar de sus dos hijos y empezar a trabajar en un hospital. El marido acudió a los catequistas y la respuesta fue que debia divorciarse y hacer todo lo posible para quedarse con la custodia de los niños, porque estaban bautizados y el padre tenia la "obligacion" de llevarlos a la comunidad a pesar de que la madre se pusiera en contra.

Il principio appare chiaro: garantire la continuità del cammino per padre e figli con ostracismo per la madre renitente. Purtroppo conosciamo molti casi del genere - con padri e/o madri renitenti (a seconda dei casi) ripudiati - che inficiano notevolmente la tanto sbandierata unità delle famiglie [vedi]

Ogni cosa nel cammino si invera unicamente alle condizioni poste dal suo iniziatore e non secondo il Logos cristiano...


giovedì 1 gennaio 2009

Un augurio speciale a tutti i "VERI" Laici

E' tempo di bilanci e ci sentiamo di rivolgere a tutto il "vero" laicato cattolico , insieme agli auguri per un sereno 2009, un augurio di rinnovato entusiasmo, di buon lavoro, di genuina attenzione alle possibilità di annuncio che ognuno di noi deve individuare e cogliere in ogni momento della propria vita e al di fuori di ogni schema precostituito.

Il concetto di "laicità" nel senso voluto dal Concilio Vaticano II è quello di impegno nel mondo, non quello di vivere e crescere in un mondo virtuale e parallelo a quello reale, scimmiottando la Chiesa, la "Città di Dio".

I nuovi movimenti (in particolare i neocatecumenali) infatti fanno grande sfoggio del loro status laico benchè ciò sia assai discutibile. Nessuno di loro può affermare di avere una direzione veramente "laica": al massimo essa si proclama laica, ma intende sostituirsi nelle azioni concrete alla gerarchia ecclesiale.
Essi tentano di spiritualizzare ogni aspetto della loro vita e ciò li priva di quella sostanza laica irrinunciabile , di quel coinvolgimento nelle cose del mondo che forma un imprescindibile legame con tutti e non solo con i frequentatori del movimento.


E' un rischio chiaro di spersonalizzazione, in primis per la stessa Chiesa che si trova nel proprio seno delle organizzazioni, come quella neocatecumenale, che tendono a superarla ed a sostituirla nel momento stesso in cui proclamano la totale adesione ad essa.

“Viviamo un autentico cambiamento epocale e ciò comporta l’esistenza di crisi profonde nell’ambito della vita personale e sociale, ma al tempo stesso offre grandi opportunità per costruire il Regno di Dio”. È questo uno dei pensieri centrali dell’ampia dichiarazione con la quale i vescovi del Messico hanno concluso la loro 86.ma Assemblea plenaria che - come sottolineano nel documento - ha avuto una metodologia di lavoro inedita. Insieme ai prelati, infatti, hanno partecipato 118 laici, uomini e donne provenienti da 67 diocesi. Il motivo specifico di questa presenza è la preparazione del lancio della Missione continentale e dunque l’articolazione del ruolo e dei compiti del laicato in questa grande sfida. I vescovi messicani rilevano, infatti, la presenza nel Paese di un “gran numero di laici convinti di dover dare ragione e testimonianza pubblica della loro fede nei diversi campi in cui vivono e lavorano: famiglia, politica, imprenditoria, cultura e mass-media” e a volerlo fare soprattutto “nella difesa della vita”.

"Laicizzazione" del clero, "clericalizzazione" del laicato e femminismo: i tre grandi inganni di oggi che bisogna combattere con tutti i mezzi possibili e contro i quali più volte ha alzato la propria voce Giovanni Paolo II.