lunedì 9 novembre 2020

Roma: abusi sessuali di un "catechista" neocatecumenale ai danni di una adolescente nella parrocchia Santa Rita da Cascia a Casalotti

Per la serie "frutti del Cammino", riportiamo qui sotto parte di un articolo di G.Scarpa su Il Messaggero l'8 novembre 2020, evidenziandone alcuni punti salienti.

Quante altre volte dovremo sentire storie del genere riguardo al Cammino?


Roma, catechista abusa dell'allieva nella parrocchia Santa Rita da Cascia a Casalotti

Avrebbe abusato di una ragazza. Una minorenne sotto la sua guida. Per questo un responsabile spirituale, una sorta di catechista, della III comunità neocatecumenale della parrocchia di Santa Rita da Cascia, a Casalotti, rischia di finire sotto processo con un’accusa gravissima: violenza sessuale. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio di V.G. e per i primi di marzo è fissata l’udienza di fronte al GUP. La vicenda si sarebbe protratta per anni, quasi 5, nel silenzio totale della vittima. La minorenne ha impiegato del tempo per maturare ciò che aveva patito e non ha denunciato subito l’uomo. Gli investigatori, però, hanno puntualmente confermato le accuse della giovane.

La vicenda

A 14 anni compiuti la ragazza, nel 2009, avrebbe subito le prime molestie. La vicenda sarebbe divenuta sempre più grave con il passare degli anni. Intimidita dal ruolo che l’uomo rivestiva e dal fatto che gli stessi genitori facevano parte della comunità neocatecumenale, la giovane avrebbe tenuto per sé il terribile segreto. Le violenze sarebbero avvenute al termine degli incontri in chiesa diretti dallo stesso V.G. L’uomo spesso, in virtù del rapporto di amicizia con i genitori dell’adolescente, l’accompagnava a casa. Ed è durante il tragitto in auto che ne avrebbe diverse volte abusato. Il processo che ha portato la vittima a raccontare ciò che ha subito è stato doloroso. Il padre e la madre scioccati, da ciò che la figlia aveva riferito, hanno deciso di denunciare l’accaduto ai carabinieri della stazione Casalotti. A questo punto i militari dell’Arma avrebbero riscontrato tutto ciò che la vittima ha riferito.

Per lei è stata una liberazione, anche se con anni di ritardo rispetto a quando avrebbe patito le violenze, dal 2009 al 2014. Il sostituto procuratore Eleonora Fini al termine di altre verifiche, si sarebbe perciò convinta a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti dell’uomo che ha sempre sostenuto la sua innocenza.

Una comunità neocatecumenale
riunita nel nome di Kiko Argüello
(notare gli sgorbi di Kiko alle pareti)




Qualche spunto di riflessione a margine della notizia:
  • potete star certi che nessun fratello del Cammino Neocatecumenale oserà dire «se un nostro "catechista" ha sbagliato, deve pagare»;
    • nel Cammino, infatti, è obbligatorio credere che i cosiddetti "catechisti" sarebbero come "angeli discesi dal cielo" (cioè al di sopra di ogni critica) e che anche quando ti fanno del male "non devi denunciare" perché altrimenti il Signore ti manderebbe "guai ben peggiori";

  • potete star certi che nessun fratello del Cammino Neocatecumenale oserà dire «un "catechista" che compie una malvagità del genere è definitivamente indegno di essere "catechista"»;
    • nel Cammino, infatti, assurgono alla carica di "catechista" solo quelli in perfetta comunione con Kiko Argüello, il fondatore del Cammino; pertanto, siccome Kiko è dispensatore dello Spirito, allora anche i cosiddetti "catechisti" del Cammino "hanno lo Spirito" e perciò sarebbe santo tutto ciò che fanno, anche il male;

  • potete star certi che nessun fratello del Cammino oserà dire «quel nostro "catechista" ha infangato l'intera Chiesa»;
    • nel Cammino, infatti, vige la mentalità secondo cui i "cristiani della domenica" (cioè i cattolici non aderenti al Cammino) sarebbero una razza inferiore, sfortunata, in braccio a Mammona, eccetera; ai camminanti non interessa la dignità della Chiesa, ma solo il prestigio del Cammino; per di più, quando nella Chiesa avviene qualche scandalo, tali camminanti vanno dicendo "da noi queste cose non succedono"... (al limite lo definiranno un caso isolato ed esigeranno che si taccia...).
Insomma, dato che l'aggressore è un cosiddetto "catechista" del Cammino, potete star certi che i fratelli delle comunità applicheranno la misericordia e la carità verso l'aggressore anziché verso la vittima. Nostro Signore ne terrà conto.

sabato 7 novembre 2020

Sui sordomuti-nati secondo Kiko Argüello

Lo scrivo da tempo:
 
il miglior sistema per combattere il pensiero di Kiko è uno: lasciare che sia Kiko stesso a combatterlo, citarne le eresie, le balordaggini, le assurdità, le cattiverie che il fondatore del Cammino espone nelle sue allucinanti catechesi, nei suoi annunci, nelle sue interviste.
 
Kiko Arguello dei cinque sensi ne tratta solo due e in maniera approfondita: la vista e l'udito.
Sulla prima, le catechesi e gli scrutini della Traditio (che abbiamo diffuso nell'ultimo mese) sono esplicativi al massimo: per Arguello gli occhi servono non per "vedere" Cristo-Luce, bensì i peccati.

Campionario di abnormi orecchione di Kiko
 
In relazione all'udito, il pensiero scellerato del fondatore viene compiutamente espresso nel mamotreto del secondo scrutinio. 
Ne espongo i due passaggi più significativi.
"Il maestro tra noi è lo Spirito Santo, cioè è lo Spirito che agisce in voi, che apre le vostre orecchie. Anche se i catechisti dicono delle cose che possono essere incomplete, mal dette, questo si chiama stoltezza della predicazione. Anche se i catechisti fossero così, lo Spirito Santo corregge, ti apre l'orecchio, ti situa le parole nella condizione più completa, più totale di cui tu hai bisogno...".
 
Le orecchie servono a ricevere il kerygma di Arguello trasmesso mediante l'oralità; è nelle orecchie dei catechizzati che agirebbe lo Spirito Santo per correggerne le grullerie.
 
Il capolavoro filosofico, scientifico e morale di Kiko, finalizzato a dimostrare che la fede deriva dall'ascolto, è somministrato pochi periodi dopo.
"Essere intelligenti significa dialogare con noi stessi, per questo sapete che chi non sa parlare, i sordomuti, non possono pensare perché non hanno sviluppato il cervello, non hanno coscienza di se stessi, non possono fare un ragionamento, non possono dire 'Io esisto', perché non sanno parlare, non sanno costruire una frase".
Per conseguenza logica, siccome la fede deriva dall'ascolto (non sia mai che un sordomuto possa "ascoltare" avendo imparato a leggere testi scritti e labbra, o mediante il linguaggio dei segni), dobbiamo dedurre che un sordomuto nato è destinato alla mancanza di fede.

C'è da rabbrividire per questa vergognosa catechesi, una lettura idiota di "Shemà Israel", che non tiene in conto che l'ascolto si consegue anche mediante la lettura, che i Comandamenti furono incisi su tavole di pietra, che la Torah è figurata mediante rotoli. 
 
Una catechesi pronunciata da un individuo che nemmeno sa che i soggetti sordomuti dalla nascita comunicano con la “lingua dei segni", la quale è un linguaggio con cui si costruiscono frasi, e che il cervello umano agisce indipendentemente dalla modalità con cui il linguaggio si presenta.
 
La trattazione dei sordomuti secondo Arguello andrebbe inviata a una delle tante associazioni di sordomuti cattolici e a papa Francesco, che secondo lo sragionamento di Kiko perderebbe il suo tempo dal momento che i sordomuti "non possono pensare perché non hanno sviluppato il cervello".

(da: Lino Lista)



Grazie alla vocazione di Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio Cei per la pastorale delle persone con disabilità, le persone sorde hanno assistito e vissuto pienamente la celebrazione della Pasqua, così come di altri momenti di preghiera ed importanti incontri pubblici. Nella Messa di Pasqua è riuscita a trasmettere la gioia della Resurrezione accompagnando le parole del Papa con tutta se stessa, anche con la postura! La vediamo infatti interpretare anche il suono delle campane a festa!

giovedì 5 novembre 2020

"Eccellenza, il Suo vicario e presbitero del Cammino consiglierà alle vittime di abusi di non denunciare"

Premessa: il caso qui considerato riguarda una persona che ha subìto violenza da un cosiddetto "catechista" del Cammino Neocatecumenale. Ciò, più il modo con cui quest'ultimo se l'è comodamente cavata (grazie all'intervento del fondatore Kiko Argüello e alla connivenza di certi membri del Cammino, fino al vergognoso reintegro come "catechista"), gridano vendetta al cospetto di Dio.

Tollerare questo stato di cose purtroppo equivale ad infierire sulla vittima e a regalare uno scandaloso precedente a cui si appiglieranno i colpevoli di casi come questo. È nel vescovo, per divino incarico tenuto a pascere il gregge, che gli agnellini sanno di poter aver fiducia, specialmente dopo che hanno ricevuto grave danno da parte di soggetti che almeno sulla carta erano ufficialmente incaricati di collaborare col vescovo.

Molte delle stranezze qui descritte si possono comprendere solo alla luce del fatto che nel Cammino Neocatecumenale, nonostante i proclami ufficiali, vigono una mentalità che ha alterato il concetto di peccato (e quindi di pentimento, giustizia, grazia, perdono...) ed un'idea di ubbidienza assoluta alla gerarchia dei cosiddetti "catechisti" (anche quando sbagliano, o vanno contro la ragione, o contro la fede), con tutte le dolorosissime conseguenze che ciò comporta.



Eccellenza Reverendissima,

come da sua richiesta ho incontrato il suo Vicario - e membro del Cammino Neocatecumenale oltre che ex "catechista itinerante" -, don Ciccio, per parlargli del mio caso, del cosiddetto "catechista" neocatecumenale Fernando B., dal quale ho subìto abusi sessuali; quest'ultimo, protetto dal Cammino, è stato comodamente reintegrato nella funzione di "catechista" dal fondatore del Cammino stesso, Kiko Argüello.

Il colloquio col suo Vicario è durato più di due ore, toccando i vari temi più volte.

Il suo Vicario ha anzitutto tenuto a precisare che la coppia di cosiddetti "catechisti", all'epoca dei fatti, era stata interdetta dal proprio ruolo e rimandata nel suo paese d'origine, a Torino. Con tono dispiaciuto ha aggiunto che il Fernando ha addirittura dovuto trovarsi un lavoro come imbianchino, «guadagnandosi il pane», quasi come fosse impensabile che un cosiddetto "catechista" neocatecumenale potesse svolgere un lavoro per sostenere la propria famiglia, senza far leva sulla comunità neocatecumenale dispensatrice di danaro.

Lo ha ripetuto soggiungendo che pur non volendo assolutamente sminuire quello che è accaduto, quel cosiddetto "catechista" è stato «tolto dall'équipe di questa zona, Kiko lo ha fermato, è tornato a casa sua, è stato a casa per qualche anno, guadagnandosi il pane andando a fare l'imbianchino…».

Don Ciccio mi ha quindi confermato che tutto ciò che Le ho comunicato corrisponde a verità, assicurandomi di averla resa partecipe di questa sua affermazione. Mi ha esortato a constatare il suo dire chiedendo direttamente a Lei, Eccellenza. Ha quindi riconosciuto che la gravità dell'evento è assolutamente elevata a causa dello scandalo che ha sconvolto i fratelli della realtà neocatecumenale, «una cosa gravissima che ha scandalizzato i fratelli».

Ebbene, nonostante questa sua ammissione, ha preso le difese del Fernando che - a suo dire - essendo stato umiliato abbastanza in passato andrebbe preservato da ulteriori imbarazzi, lui e sua moglie, che don Ciccio definisce una «santa donna» poiché ha supportato e perdonato il marito.

Il suo Vicario ha insistito più volte che il Fernando sarebbe già stato purificato dalle circostanze umilianti, cioè dalla temporanea perdita del ruolo di "catechista" (con temporaneo lavoro da imbianchino) e la temporanea missione in Africa e Madagascar (che a giudicare dalle foto pubblicate su Facebook dai diretti interessati sembra essere molto più comoda di quanto don Ciccio non tentasse di dare a credere) e nientemeno che il non poter alzare gli occhi quando l'équipe dovette abbandonare il paese. Addirittura il suo Vicario si commuove nel momento in cui racconta che il Fernando avrebbe dovuto portare addosso un'immagine difficile presso i fratelli, che corrisponderebbe ad un fardello non indifferente - quasi come la situazione non fosse dipesa dalle azioni stesse del Fernando -. (Mi consenta qui di notare che a suo tempo don Ciccio, seppur a conoscenza dei fatti, mai venne a constatare, da buon pastore, il mio stato emotivo.)

Ora, dopo ciò che ho vissuto e che mi addolora persino ricordare, sarebbe tutta lì la giustizia? Si metta per un attimo nei miei panni, Eccellenza, e immagini lo strazio di vedere non solo quel "catechista" comodamente reintegrato nella funzione in cui aveva potuto abusare della sua autorità a danno di una persona indifesa, non solo dopo essere comodamente sfuggito al giudizio ecclesiastico e civile, ma addirittura difeso dal suo Vicario don Ciccio in termini di: poverino, era stato congedato dall'équipe, poverino, quanto ha penato a lavorare per guadagnarsi il pane e mantenere la famiglia (meglio il mestiere di "catechista" che quello di imbianchino, giusto?), poverino, quanto ha sofferto nella vacanza in Madagascar, poverino, sono passati oramai degli anni... ma ora è stato giudicato idoneo (da chi?) e quindi reintegrato. In tutta onestà e nel nome del Signore non le pare, Eccellenza, che queste circostanze possano essere una nuova violenza sulla vittima e una inaccettabile difesa dell'aggressore?

Glielo domando, Eccellenza, ricordandole che nella mentalità neocatecumenale, anche in caso di gravi reati, deve essere sempre e solo la gerarchia del Cammino a stabilire le colpe e i modi e tempi per espiarle, senza ricorrere alla legge, né civile, né ecclesiastica. L'insistenza di don Ciccio sul "catechista" fermato da Kiko e rimandato a casa sua "per guadagnarsi il pane e fare l'imbianchino" ne è una conferma. Don Ciccio si è spinto addirittura a dire che il Signore non avrebbe permesso quel reintegro se il Fernando non avesse vissuto una conversione piena e seria (ritenuta sufficiente da chi? da personaggi interni al contesto neocatecumenale?), per poi propormi una strana riflessione.

Secondo don Ciccio, se non ci fosse stata tale conversione, non potrebbe concepire come lui - riferendosi a sé stesso - potesse rivestire il ruolo del prete:  «io annuncio che Gesù Cristo è risorto, che un uomo può risorgere dall'inferno in cui si è messo e ha messo altre persone». Mi dice che nell'uomo può avvenire qualcosa di sconvolgente, che la vita lo pone mani e piedi nella polvere; ma per una persona che ha sbagliato in maniera gravissima esiste la possibilità di una rigenerazione, in virtù anche del fatto che Gesù ha perdonato Pietro. Afferma che quel Fernando avrà pur avuto gesti di generosità, e che se ha sbagliato è il demonio che lo ha demolito e distrutto. Addirittura suppone che il Fernando non ha provveduto a chiedermi perdono in virtù di un certo riguardo nei miei confronti e del disagio da lui provato.

La stranezza di tale riflessione sta nel fatto che ruota esclusivamente attorno all'aggressore per attenuarne in ogni modo la responsabilità, senza alcun cenno per il danno arrecato alla vittima, per giunta adoperando il nome del Signore. Ma da qui don Ciccio alza il tiro ed afferma: «COME PUOI PENSARE CHE QUESTA PERSONA SVOLGA IL COMPITO DI CATECHISTA SE NON HA LO SPIRITO SANTO? QUELLA DEL CATECHISTA È UNA VOCAZIONE!»

Eccellenza, da quel momento non sta parlando più il suo Vicario, ma il Vicario di Kiko. L'aggressore «ha lo Spirito Santo», la vittima è dunque un ostacolo allo Spirito? Don Ciccio insiste: «MA UN CRISTIANO PUÒ DENUNCIARE SECONDO TE?» e di fronte alla mia risposta positiva mi riprende, poiché non è corretto pensare che questa persona, il violentatore per intenderci, dovesse andare in carcere, con il rischio che si suicidasse. Mi chiede di lasciar fare al Signore, siccome la conversione la opera Dio, dicendomi inoltre che se qualcuno dovesse fargli del male lui lascerebbe correre, poiché sa che dovrà presentarsi dinanzi a Dio; se una persona ha Dio nel cuore non denuncia perchè sa che il giudice è Lui. Sono parole che disorientano, Eccellenza, e se in passato mi fossi rivolta a lui a quel tempo in cui era appena accaduto l'amaro avvenimento, al pari di Padre Adolfo mi avrebbe di certo consigliato di «NON DENUNCIARE, PER AMORE A CRISTO CROCIFISSO E ALLA CHIESA».

Il vicario di Kiko provvede quindi a invitarmi alle "catechesi" neocatecumenali, pur sapendo che conosco bene cos'è il Cammino e con quanta decisione avrei subito rifiutato. Passa poi a giustificare la modalità della Comunione in uso nelle liturgie del Cammino: il Corpo di Cristo viene dispensato in piedi, per poi essere assunto da seduti assieme al pastore. Chiedo come mai avvenga una circostanza così particolare, cioè l'assunzione del Pane Consacrato tutti assieme al presbitero seduti al proprio posto, mi risponde che il prete provvede a nutrirsi assieme a tutto il suo corpo, essendo l'assemblea e il pastore un unico componente; che in chiesa provvede diversamente, secondo le norme vigenti, ma che non sarà sempre così essendo che «IL CAMMINO STA PREPARANDO UNA CHIESA COL TEMPO».

Continua dicendo che nelle parrocchie frequenta solo il quindici per cento dei fedeli e che «NON C'È LA FEDE NELLA CHIESA», e che bisogna proporre un catecumenato: il Cammino è un catecumenato, come la Chiesa ha avuto ai primi tempi, il Concilio Vaticano II ha stabilito fosse ripreso, il cammino è un catecumenato che il Signore ha benedetto. Conclude esortandomi a non pronunciarmi contro il Cammino, poiché chi si espone in tal modo, fosse anche un pastore, dovrà rendere conto a Dio.

Di fronte a tali sbalorditive affermazioni in merito a quel "catechista" e in merito al Cammino, Eccellenza, ho forse sbagliato nel definirle don Ciccio Vicario di Kiko?

Le confido che, nel corso di quel colloquio, nonostante Lei sa che non avessi alcuna illusione al riguardo, ciò che mi ha abbattuto ed amareggiato grandemente è stata non solo l'insensibilità nei miei confronti e, per converso, la delicatezza nei confronti del violentatore, ma soprattutto la freddezza nei confronti della Chiesa e l’ammirazione smisurata nei confronti del Cammino, a suo dire in grado di sostituire la Chiesa e di correggerne le molte lacune. Addirittura è arrivato al punto, dopo aver asserito che solo nelle comunità si rende visibile l’amore fraterno perché in parrocchia «nessuno ti conosce e si preoccupa di te», di concludere che la mia esperienza è stata negativa «perchè non hai visto l’amore nella Chiesa», dimenticando totalmente che invece è stato proprio il Cammino, tramite i suoi "catechisti", presbiteri e fratelli, a farmi così tanto del male. Un completo ribaltamento della realtà.

Più ancora forse colpisce la mia sensibilità, certamente esacerbata dalla mia esperienza personale, che questo sacerdote, come tanti altri sacerdoti e catechisti del cammino, consiglierà alle vittime che dovessero chiedergli consiglio o essere affidate a lui, prendendo a pretesto la Croce di Cristo, di non denunciare l’abuso subito, e considererà più che lecito che i criminali non vengano puniti, anzi, che possano avere altre occasioni favorevoli per delinquere.

 

Madonna del Soccorso

 

martedì 3 novembre 2020

Post-Cresima Neocatecumenale : di cosa si tratta e cosa ha a che fare con il Cammino Neocatecumenale


Stavo visionando il nuovo sito del dicastero Pontificio per i Laici la Famiglia e la Vita, che ha sostituito il vecchio Pontificio Consiglio dei Laici.

Stavo scorrendo l’elenco del Repertorio delle associazioni internazionali di fedeli.

Mi aspettavo di trovare anche il cammino neocatecumenale, invece non c’è.

Domanda :

Qualcuno sa a quale dicastero appartiene OGGI il cammino neocatecumenale e magari sa spiegarmi quando e perché è stato spostato? 

Grazie a tutti, sicuramente è colpa mia che mi sono perso qualcosa.  

 

La cosa strana è che nel menù del nuovo dicastero, alla voce “Laici”e “Incontri e Testimonianze”, nel terzo riquadro, “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (19 giugno 2018)”, alla voce “Cammino Neocatecumenale” c’è una spiegazione del post-cresima neocatecumenale, scritta e firmata dal suo responsabile e numero UNO, alle dirette dipendenze di Kiko, il presbiKiko Don Gianvito Sanfilippo ed il suo numero di cellulare. 

In pratica si concede uno spazio autogestito, all’interno di un dicastero, per fare pubblicità ad una iniziativa di un “movimento” ,anche se tale "movimento" non è presente nel repertorio insieme agli altri ?

La pubblicità, che dovrebbe essere una testimonianza, non la fa un ragazzo del post-cresima, che sarebbe anche lecito,  ma la fà direttamente il suo “Responsabile Unico”. 

Quindi chiamiamola con il suo nome cioè PUBBLICITA' e non testimonianza.

Ecco cosa scrive il Sanfilippo , del “SUO” post-cresima neocatecumenale, riporto testualmente il testo :

 

POST-CRESIMA

PROPOSTA DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE PER ADOLESCENTI E GIOVANI

 

Non potevano mancare i 'parafernalia' neocat

Questa pastorale si basa su alcune intuizioni che gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale hanno avuto per l’educazione alla fede dei ragazzi che vivono il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza e interessa l’età compresa fra i dodici-tredici anni fino ai diciotto-diciannove. Dopo una fase di sperimentazione nella parrocchia dei Martiri canadesi a Roma, iniziata nel 1999 questo itinerario si è andato strutturando in un percorso di circa sei anni ed è diffuso in 27 nazioni dei 5 Continenti, in centinaia di parrocchie, trenta nella sola diocesi di Roma.

Mons. Angelo De Donatis, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, a conclusione del Convegno Diocesano (18 settembre 2017), parlando della sfida della pastorale giovanile, che sarà anche il tema del prossimo Sinodo, tra le proposte che lancia in Diocesi, c’è anche questa: “È da apprezzare la pastorale degli adolescenti diffusa in molte parrocchie dove è presente il Cammino neocatecumenale, dove una famiglia ospita a casa sua e accompagna il percorso di vita e di fede di piccoli gruppi di adolescenti”.

Lo scopo è quello di creare un supporto, un ambiente di riferimento sano per i ragazzi in quest’età così delicata in cui avvengono le grandi metamorfosi (fisiche, psichiche, affettive) e si allarga l’orizzonte delle loro relazioni sociali (ingresso nella scuola superiore, maggior indipendenza dalla famiglia, nuove amicizie, ecc.): il tutto in un tempo relativamente breve accompagnato dal progressivo distacco dalle figure genitoriali per affermare il passaggio al mondo degli adulti.

Kiko e Carmen hanno percepito come gli adolescenti siano attratti dalla famiglia cristiana: davanti al fallimento di oltre il 50% dei matrimoni, senza il supporto e l’aiuto della scuola e spesso nemmeno della parrocchia…, molti giovani si ritrovano senza alcun punto fermo e si smarriscono. L’ispirazione di Kiko e Carmen è stata quella di offrire loro il supporto di una famiglia, di una coppia, con almeno 10 anni di Cammino, capaci di diventare dei veri fratelli maggiori nella fede.   

- La famiglia cristiana: sono i “padrini del Post-cresima” capaci di un’autentica testimonianza di servizio a questi ragazzi, di perdono reciproco e di apertura alla vita, in comunione con il parroco ed i loro propri catechisti. Come primo riferimento per gli adolescenti si offre la famiglia (e non catechisti celibi o nubili), perché risulta essere un segno più efficace di unità, fedeltà e fecondità, a cui i giovani sono attratti per natura.

- La casa dei padrini: si allarga lo spazio educativo dalla parrocchia alla casa. Tre incontri su quattro, come vedremo, avvengono a casa dei padrini: è un segno d’accoglienza particolarmente gradito ed efficace poiché i giovani si sentono considerati e trattati come adulti.

- Il piccolo gruppo: ad ogni coppia di padrini viene affidato un gruppo di 8 ragazzi/e, ciò consente una maggiore attenzione alla singola persona favorendo l’apertura e la sincerità di ognuno.

- I presbiteri: in comunione con il parroco, i catechisti responsabili del Cammino e con queste famiglie, possono testimoniare la serenità e la gioia che l’obbedienza alla chiamata del Signore può donare e ad immagine del Buon Pastore offrono i sacramenti della misericordia e del Corpo e Sangue di Cristo, presiedendo l’assemblea liturgica e spezzando il Pane della Parola.

- La Bibbia e il “Catechismo della Chiesa Cattolica”: sono i testi base di riferimento per i contenuti della catechesi e la preparazione degli stessi catechisti.

I contenuti e la struttura degli incontri

Ogni anno, a seconda del numero di coloro che desiderano iniziare questo itinerario, si formano dei gruppi di 8 persone uno per ciascuna coppia di padrini. Essi preparano insieme una serie di temi, ognuno dei quali viene trattato in un ciclo di quattro diversi incontri, con frequenza settimanale. Si inizia con le dieci parole della vita (i dieci comandamenti), poi si passerà alle virtù teologali e a quelle cardinali; ed infine alle opere di misericordia spirituali e materiali. Il giorno d’incontro è il venerdì la sera, proprio per aiutare i ragazzi a non perdersi altrove.

Il 1° venerdì ci si trova in parrocchia e i padrini, con i loro 8 ragazzi/e, vanno alla propria casa per il primo incontro sul tema ‒ dura circa 1 ora – e dopo una preghiera e la presentazione del tema si pone la domanda: “Cosa si pensa di questo tema (per es., “Non uccidere”) nell’ambiente che ti circonda: amici, scuola, internet, ecc., e che ne pensi tu?

Sapendo che l’incontro lo conduce lo Spirito Santo e non si tratta di un indottrinamento, si fanno rispondere e parlare liberamente i ragazzi il più possibile, verificando, anzitutto, che comprendano la terminologia utilizzata per le tematiche collegate all'argomento. Ad esempio, se si tratta del comandamento "Non uccidere", bisogna che i ragazzi comprendano le problematiche dell'aborto, dell'eutanasia e della fecondazione in vitro, direttamente connesse al tema e con conseguenze rilevanti nell’attuale mentalità del mondo, ecc. Alla fine si proclama una parola attinente all’argomento e si conclude con delle preghiere spontanee. La famiglia, poi, offre un ricco spuntino.

Il 2° venerdì: si parte sempre dalla parrocchia per andare nelle varie case dei padrini e qui si inizia con la preghiera e la proclamazione di una parola sullo stesso tema. La domanda di questo venerdì è: “Cosa dice la Scrittura sul tema. Dopo 30 minuti di Scrutatio in silenzio ognuno dei ragazzi legge quanto ha scritto e che lo ha colpito. Si conclude l'incontro come la settimana precedente con una preghiera, il Padre Nostro, e il segno della pace e un buon spuntino.

Il 3° venerdì: ci si ritrova in parrocchia e l’incontro questa volta si fa in una sala della parrocchia, con tutti i gruppi dello stesso anno. Questo incontro va preparato in precedenza dai padrini, possibilmente con il presbitero, leggendo ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica dice in proposito e scegliendo due letture sull'argomento. La domanda per questo incontro è: “Cosa dice la Chiesa su questa tematica-parola?”. La Liturgia è presieduta dal presbitero e guidata dalle famiglie dei padrini. L’omelia tiene è l’occasione per il presbitero di trasmettere i contenuti del Magistero sulla morale alla luce della fede e della ragione e di far scorgere lo splendore della Verità. Poi si invitano i ragazzi a fare un esame di coscienza e, liberamente, una confessione personale. Segue il segno della pace e la benedizione, poi si mangia insieme quanto i ragazzi e i padrini hanno portato.

Il 4° venerdì: dopo la preghiera iniziale, il catechista, riassumendo il percorso fatto nelle settimane precedenti, pone la domanda: “Cosa ti ha colpito di questa parola, di questo tema nei precedenti incontri?”. Dopo che tutti hanno risposto, si chiede ad ognuno: “Gesù Cristo sa che, da solo, non puoi compiere questa parola e vuole aiutarti. Accetti questa alleanza che il Signore ti offre?”. E a turno, mettendosi in piedi, ciascuno risponde affermativamente o meno, anche i padrini. L’incontro termina con le preghiere, il Padre Nostro, il segno della pace, festeggiando l’alleanza appena conclusa con un vero banchetto, preparato dai padrini nella stessa casa, invitando anche i figli della coppia, con i segni della festa: una bellissima tovaglia ricamata, i piatti di porcellana, i bicchieri di cristallo, un bel centro tavola, con un candelabro, le posate d’argento eleganti, ecc. I giovani sono invitati a venire vestiti elegantemente, e la cena risulta essere anche molto formativa e di enorme rilevanza, molti giovani, infatti, non sono più abituati a radunarsi per il pasto con i propri genitori, essendo questi separati; oppure perché si prende cibo direttamente dal frigorifero, piazzandosi davanti al televisore e perdendo così occasioni preziose di relazione in famiglia.

Kiko a questo proposito dice: “Non si tratta solo di festeggiare, ma di recuperare la cultura cristiana della famiglia, di celebrare l’amore di Dio che si manifesta concretamente nella comunione attorno alla mensa”. Parla spesso dei “tre altari” che caratterizzano la vita cristiana: l’altare dell’Eucaristia, dove mangiamo insieme il Corpo del Signore, l’altare del talamo nuziale, dove si vive l’amore e si dà la vita ai figli che Dio vuole, l’altare della mensa, che ci riunisce per il pasto quotidiano.

Nei vari incontri il presbitero visita le famiglie: ad. es.: nel primo incontro si reca in una famiglia; la  settimana successiva, per il secondo incontro, va in una seconda famiglia; il terzo incontro è presieduto da lui in Parrocchia; nel quarto incontro, con la cena, partecipa con la terza famiglia e così via, per ogni famiglia, poi ricomincia. La famiglia che fa gli incontri senza il presbitero è bene che gli comunichi durante la settimana come è andato il suo gruppo. Quando il presbitero visita la famiglia, è lui che porta avanti l'incontro, secondo le modalità sopraindicate, altrimenti sarà il capofamiglia a farlo. Così si rende più efficace la testimonianza di ogni vocazione: quella matrimoniale e quella al ministero ordinato nella comunione ecclesiale.

Ci sono altri due momenti particolarmente importanti nello svolgimento di ogni anno formativo: una visita agli ospedali e il campo estivo.

Nell’intenzione originaria di Kiko è prevista anche la visita agli ammalati negli ospedali, in particolar modo per tutti i ragazzi che hanno appena ricevuto il sacramento della Confermazione, come esperienza missionaria di testimonianza dell’amore di Cristo.

Per tempo si prendono accordi con un ospedale, sia col cappellano che col personale medico, e ci si accorda sul giorno (possibilmente lo stesso in cui si svolge di solito il Post-cresima) e l’ora in cui andare. Dopo un momento di preghiera e la proclamazione del Vangelo dell’invio di Gesù dei suoi discepoli, a due a due, si dividono i ragazzi e le ragazze, a due a due, e questi vanno nei vari reparti, visitando e incoraggiando gli ammalati che li accolgono.

Notevole è anche l’esperienza del campo estivo, con una metodologia che equilibra la dimensione ludica e quella più direttamente formativa, con momenti di preghiera, uniti ad incontri specifici su argomenti d’attualità, come ad esempio il bullismo, la testimonianza cristiana nella scuola, le conseguenze mediche dell’uso di droghe e dell’abuso dell’alcol, ecc. La durata del campo è di cinque giorni.

Al termine dei 6 anni si conclude l’itinerario con un pellegrinaggio di 4/5 giorni ad un luogo particolarmente significativo: un vero pellegrinaggio di preghiera, di ascolto della Parola, di letture spirituali, di scambio di esperienze, di gioiosa comunione.

Anche questa esperienza in tantissime parrocchie dei 5 Continenti, porta dei frutti impressionanti: il periodo caratterizzato dall’abbandono di tanti giovani, nell’immediato dopo cresima, con questa pastorale si sta trasformando in una benedizione del Signore, perché la percentuale dei giovani che continua a frequentare la parrocchia dopo la cresima è altissima: si va dall’70% al 90%, anche al 100%. Non solo, ma spesso la gioia di questi giovani è comunicativa, si fa testimonianza per compagni di scuola, amici, conoscenti che chiedono a loro volta di poterla trovare entrando a far parte dei gruppi.

Kiko e Carmen non hanno mai creduto all’abulia dei giovani o al loro disinteresse per la fede: ci hanno sempre detto che ciò che essi detestano è la mediocrità, la doppiezza. Se si annuncia loro la verità, che possono uscire dalla schiavitù del loro “Io”, che possono donarsi completamente, ti seguono: “Se noi profetizziamo questo ai giovani, ci seguiranno a migliaia”. Il Post-cresima sta mostrando la verità di questo.

 

Don Gianvito Sanfilippo

3386108410

 

Don Gianvito Sanfilippo

 

Mio commento :

La cosa che più mi sorprende è trovare, a fine pagina, il numero telefonico, presumo personale, di don Gianvito.
Mai successo che qualcuno di importante che ha a che fare con il CN metta un qualsiasi riferimento personale.
Forse qualcosa stà cambiando nel CN?
Oppure sono talmente disperati da mettere pubblicità e numero telefonico, come ultima spiaggia per cercare di portare qualche giovane nella "pastorale giovanile", by Kiko, portata avanti dal fedele scudiero don Gianvito Sanfilippo, neocatecumenale doc , uscito dai seminari RM del cammino neocatecumenale?
 

Non discuto la frase detta dal Cardinale Angelo de Donatis, che loda l'iniziativa di pastorale giovanile del cammino neocatecumenale, quello che metto in dubbio è se conosca personalmente questo tipo di pastorale, se sappia effettivamente chi la porta avanti, come la porta avanti e con che finalità.

“Lo scopo è quello di creare un supporto, un ambiente di riferimento sano per i ragazzi in quest’età così delicata in cui avvengono le grandi metamorfosi (fisiche, psichiche, affettive) e si allarga l’orizzonte delle loro relazioni sociali (ingresso nella scuola superiore, maggior indipendenza dalla famiglia, nuove amicizie, ecc.): il tutto in un tempo relativamente breve accompagnato dal progressivo distacco dalle figure genitoriali per affermare il passaggio al mondo degli adulti.”

Questa realtà non è parrocchiale, è aperta a tutti i ragazzi, ma il compito dei padrini è riservato esclusivamente a coppie neocatecumenali, decise dai catechisti neocatecumenali, responsabili di quella parrocchia.

Lo scopo è sostituire tutti gli ambienti di riferimento, non importa che siano negativi o positivi, con il cammino neocatecumenale, mediante il rapporto sempre più stretto che si forma tra padrini e ragazzi.

 

“Kiko e Carmen hanno percepito come gli adolescenti siano attratti dalla famiglia cristiana: davanti al fallimento di oltre il 50% dei matrimoni, senza il supporto e l’aiuto della scuola e spesso nemmeno della parrocchia…, molti giovani si ritrovano senza alcun punto fermo e si smarriscono. L’ispirazione di Kiko e Carmen è stata quella di offrire loro il supporto di una famiglia, di una coppia, con almeno 10 anni di Cammino, capaci di diventare dei veri fratelli maggiori nella fede. “

Kiko e Carmen non hanno nessuna esperienza di genitori, non hanno nessuna esperienza di famiglia, non hanno alcuna esperienza con figli e ragazzi in genere.

Kiko e Carmen: due single senza esperienza di figli

I 10 anni minimi di militanza richiesti alle coppie del  movimento neocatecumenale, di cui parla il Sanfilippo, non sono una sicurezza di capacità di saper gestire i ragazzi.

Sono solo garanzia di fedeltà al CN.

Anche perché, per esperienza personale, vengono scelti anche padrini che hanno meno di 10 anni di cammino, il tutto a discrezione dei catechisti responsabili di quella parrocchia.

La particolarità più richiesta per i padrini è infatti la comprovata fedeltà al CN, come riferimento unico di valutazione di queste coppie.

 

“I punti cardine di questa pastorale sono i seguenti: “

  • Difficoltà del CN a reclutare nuovi adepti.
  • Portare i ragazzi nelle case private dei padrini, cioè lontano da ogni possibile controllo di quello che gli viene detto.
  • Diventare un punto di riferimento di questi ragazzi.
  • Far sentire importanti i giovani e sfruttare al meglio  la sincerità dei ragazzi per capire il loro pensiero e per orientarne le scelte future.

 

“Sapendo che l’incontro lo conduce lo Spirito Santo e non si tratta di un indottrinamento, si fanno rispondere e parlare liberamente i ragazzi il più possibile, verificando, anzitutto, che comprendano la terminologia utilizzata per le tematiche collegate all'argomento”

I padrini che gestiscono l’incontro hanno un opuscolo, una guida o detta nel loro linguaggio un  piccolo “mamotreto” da seguire meticolosamente con gli argomenti da trattare e come trattarli, ricalcando le dinamiche che conoscono meglio cioè quelle relative al CN, che frequentano da anni.

Quindi è un vero e proprio indottrinamento, che ricalca fedelmente l’indottrinamento ricevuto dalle stesse coppie di padrini , all’interno della organizzazione “cammino neocatecumenale”.

Far rispondere e far parlare liberamente i ragazzi serve esattamente allo scopo di dare risposte preconfezionate e far comprendere le tematiche e la terminologia in linea con il pensiero neocatecumenale di Kiko e Carmen.

Il post-cresima neocatecumenale è una vera e propria preparazione al cammino neocatecumenale, un corso di pre-cammino indirizzato ai ragazzi come grimaldello per entrare nella loro vita ed in quella delle loro famiglie.

Non discuto e non critico assolutamente l’impegno sincero e la buona volontà di almeno una parte di questi  padrini , alcuni di loro sono davvero brave persone in perfetta buona fede che vengono usate per accalappiare nuovi adepti a favore del “movimento” neocatecumenale.

 

Vediamo ora i 4 incontri del venerdì :

La cosa in comune a tutti e quattro gli incontri, che ho riscontrato di persona e  che viene seguita fedelmente è l’offerta di cibo ai ragazzi.

Anche questo punto viene praticato sempre nel CN, dove ogni occasione è buona per mangiare.

A mio parere, quello del cibo gratis è un grimaldello potente che abbassa le difese delle persone e aumenta il gradimento delle dinamiche neocatecumenali.

Chi ti offre da mangiare è sempre ben accetto e riscuote sempre la considerazione di giovani e adulti.

L’offerta di cibo rappresenta un modo primitivo ma efficace di entrare in comunione con le persone.

Nel post-cresima come nel CN questa cosa è sfruttatissima.

 

1° Venerdì

Altro argomento comune è il peccato, trattato nei 10 comandamenti, e nei peccati capitali.

L’argomento peccato è sempre al primo posto nella top-ten neocatecumenale.

Anche qui niente di nuovo.

Quello che mi fa sorridere è che il CN di Kiko aveva un sacerdote, un certo Don Fabio Rosini, che ha "creato" uno splendido percorso per i giovani, chiamato "I 10 comandamenti" ,della durata di circa  1 anno, che da sempre, attirava e attira nelle Chiese migliaia di giovani.

Insopportabile 'concorrenza' al Cammino di Kiko
 

Pensate che questo sacerdote è stato cacciato da Kiko per essersi rifiutato di abbandonare queste catechesi perchè facevano "ombra" a Kiko ed al suo "movimento".

Eppure , questo sacerdote non aveva creato nessun "movimento" con ha capo se stesso, anzi,  finito l'anno, invitava i giovani ad andare nelle parrocchie ed entrare nelle pastorali presenti nelle stesse, compreso il cammino neocatecumenale.

Ora Kiko ed il suo clone, Don Gianvito Sanfilippo, rispolverano l'idea di Don Fabio Rosini gonfiandosi la bocca per dire :"Ecco anche noi facciamo i 10 comandamenti ai nostri ragazzi".


2° Venerdì

E tutti fanno insieme sullo stesso tavolo una Scrutatio, una specie di Lectio divina su un testo offerto dai padrini, con la Bibbia di Gerusalemme, curando che i ragazzi imparino a scrutare, e a scrivere ciò che li colpisce, spiegando magari la simbologia delle note della Bibbia, incoraggiandoli a cercare i paralleli, ecc.”

Altro argomento comune con il CN, la Scrutatio neocatecumenale by Kiko.

 Si comincia la scrutatio con i padrini
si finisce in qualche Yeshivah 


 

Si prende l'argomento che riguarda il peccato, trattato nell'incontro precedente e si prende un versetto della Bibbia relativo a questo argomento.

Il testo lo scelgono i padrini, cioè è scritto nel “mini-mamotreto”, che i padrini propinano ai ragazzi spacciando questa cosa come “una specie di Lectio Divina”.

Ovviamente non c’entra nulla con la “Lectio Divina”, lo sanno tutti, loro per primi, come ho detto la scrutatio è una invenzione del loro gurù e fondatore Kiko Arguello.

Viene data l’illusione ai ragazzi di partire da un versetto della Bibbia , sul quale aprire un libero dialogo tra ragazzi e padrini.

Magari avere delle risposte da Dio su cose che riguardano le scelte da fare nella propria vita.

È una forma di “Divinazione”, in cui è possibile, scelto il versetto appropriato, portare il ragazzo "scrutato",  esattamente dove lo vuole portare lo “scrutatore”, in linea con il pensiero neocatecumenale.

Infatti il testo è scelto per dare il “la” alla predicazione del CN, imparata e interiorizzata dai padrini neocatecumenali, nei lunghi anni di militanza nel “movimento”.

Non c’è nulla di lasciato al caso, i concetti chiave del CN vanno trasmessi fedelmente a questi ragazzi inconsapevoli. 

Perché poi, la spiegazione dei versetti te la forniranno i tuoi padrini che si sentono catechisti neocatecumenali (che forse catechisti già lo sono e magari solo per questo sono stati “scelti” per fare i padrini)

Questo incontro della Scrutatio, è molto utile ai padrini, anche per conoscere la vita dei ragazzi, le loro paure, i loro problemi , i loro desideri.

Viene chiesto ai ragazzi il voto del "segreto" (il famoso arcano neocatecumenale) sulle cose che vengono dette in tutti gli incontri con i padrini, sarebbe logico farlo sulle cose "personali" dette dai ragazzi ma si rischia di considerare "segreto" ogni aspetto di questi incontri, un pò come avviene nel tempo nel cammino neocatecumenale dove, diventa tutto "segreto" ( i mamotreti, gli annunci, le richieste di denaro e tutta l'organizzazione "cammino neocatecumenale").

 

"qualsiasi cosa tu dica nella tua esperienza è top secret, nessuno al di fuori dei presenti la saprà..."

3° Venerdì

Questo incontro è un misto di una celebrazione della Parola e della Penitenziale del CN.

È in assoluto uno degli incontri più pesanti e più snobbati dai ragazzi.

Come sappiamo, nel CN , la parola si fa con in un incontro infrasettimanale mentre la Confessione (o Penitenziale) si fa teoricamente una volta al mese in occasione della convivenza mensile della comunità o in occasioni speciali, passaggi o tempi forti della Chiesa.

Nel post-cresima si fa una volta al mese tutti i mesi.

Non importa se ti sei già confessato in parrocchia.

Ancora niente di nuovo, anche qui Kiko ha riciclato perfettamente il suo CN.

 

4° Venerdì

Questo è l’incontro più seguito.

Altro cibo offerto gratis dai padrini.

Se una madrina non sa cucinare è messa male , perché qui si pretende una cucina casareccia, quindi niente pizza o spuntini precotti.

Sicuramente chi non eccelle in cucina si fa aiutare per non fare brutta figura con gli altri padrini, i ragazzi parlano tra di loro e magari fanno paragoni.

 

“dopo la preghiera iniziale, il catechista, riassumendo il percorso fatto nelle settimane precedenti, pone la domanda: “Cosa ti ha colpito di questa parola, di questo tema nei precedenti incontri?”. Dopo che tutti hanno risposto, si chiede ad ognuno: “Gesù Cristo sa che, da solo, non puoi compiere questa parola e vuole aiutarti. Accetti questa alleanza che il Signore ti offre?”. E a turno, mettendosi in piedi, ciascuno risponde affermativamente o meno, anche i padrini.”

 

Ecco il primo svarione gratuito di don Gianvito Sanfilippo :

“il catechista, riassumendo il percorso fatto nelle settimane precedenti, pone la domanda: “Cosa ti ha colpito di questa parola, di questo tema nei precedenti incontri?”.

 

Esatto ha scritto “il catechista”, non il padrino ma sappiamo anche perché.

Perché anche questa cosa della cena si fa alla fine del CN come “cena dell’alleanza”.

Ed effettivamente, in quella circostanza , presa dai testi "segreti" neocatecumenali,  la domanda la fanno i catechisti neocatecumenali.

 

Bellissimo quel : 


"si chiede ad ognuno: “Gesù Cristo sa che, da solo, non puoi compiere questa parola e vuole aiutarti. Accetti questa alleanza che il Signore ti offre?”. E a turno, mettendosi in piedi, ciascuno risponde affermativamente o meno, anche i padrini.”

 

Stessa formula e stessa domanda della “Cena dell’Alleanza” neocatecumenale ?

 

“e la cena risulta essere anche molto formativa e di enorme rilevanza, molti giovani, infatti, non sono più abituati a radunarsi per il pasto con i propri genitori, essendo questi separati;”

 

Altro svarione del don, stavolta “giudicando” pesantemente i genitori separati che vengono considerati incapaci di relazionarsi con i figli.

 

“Nei vari incontri il presbitero visita le famiglie: ad. es.: nel primo incontro si reca in una famiglia; la  settimana successiva, per il secondo incontro, va in una seconda famiglia; il terzo incontro è presieduto da lui in Parrocchia; nel quarto incontro, con la cena, partecipa con la terza famiglia e così via, per ogni famiglia, poi ricomincia. La famiglia che fa gli incontri senza il presbitero è bene che gli comunichi durante la settimana come è andato il suo gruppo. Quando il presbitero visita la famiglia, è lui che porta avanti l'incontro, secondo le modalità sopraindicate, altrimenti sarà il capofamiglia a farlo. Così si rende più efficace la testimonianza di ogni vocazione: quella matrimoniale e quella al ministero ordinato nella comunione ecclesiale. “

 

Da quello che scrive il Sanfilippo sembra ci sia un rapporto stretto tra i sacerdoti ed il post-cresima, ovviamente non è cosi, il sacerdote non fa la spola negli incontri dei gruppi, quindi non presiede nessun incontro.

È utile per il Sanfilippo dire queste cose per fare in modo che i genitori dei ragazzi  si sentano tutelati dalla presenza dei pastori della Chiesa.

Nel CN si fa la stessa cosa, affermando che il sacerdote è presente alle preparazioni delle liturgie e alle celebrazione infrasettimanali della Parola.

Noi ex sappiamo che quasi tutte le comunità non hanno nessun sacerdote fisso che le segue, nessun sacerdote presente alle preparazioni nelle case e ben difficilmente c’è un sacerdote presente alla celebrazione infrasettimanale della Parola.

Però farlo credere alla gente aiuta ad associare la Chiesa al CN.

 

“Così si rende più efficace la testimonianza di ogni vocazione: quella matrimoniale e quella al ministero ordinato nella comunione ecclesiale. “

 

Ecco spiegato in breve quello che il Sanfilippo ed il suo “padrone” Kiko vogliono da questi ragazzi.

Nell’ordine: entrare nel CN, sposarsi nel CN con un/a  neocatecumenale , diventare preti nei seminari del CN.

 

Il criterio perfetto per la scelta dell'anima gemella
..

“Ci sono altri due momenti particolarmente importanti nello svolgimento di ogni anno formativo: una visita agli ospedali e il campo estivo.

 

"

Nell’intenzione originaria di Kiko è prevista anche la visita agli ammalati negli ospedali, in particolar modo per tutti i ragazzi che hanno appena ricevuto il sacramento della Confermazione, come esperienza missionaria di testimonianza dell’amore di Cristo. “

 

Questa della visita agli ammalati è la madre di tutte le  bugie.

Nella mia parrocchia in 9 anni di post-cresima neocatecumenale non lo ha mai fatto NESSUNO.

Come nessuno è mai stato invitato dai padrini del post-cresima a fare la Messa in parrocchia la domenica.

Anche gli eventi parrocchiani sono filtrati dal responsabile del post-cresima e dai catechisti neocatecumenali che non solo mettono il veto, ma impediscono di invitare i ragazzi del post-cresima a qualsiasi iniziativa parrocchiale o diocesana, se i catechisti neocatecumenali non sono d’accordo.

Questi ragazzi sono blindati, protetti e curati nel limbo del CN che li avvolge come il serpente avvolge ed ipnotizza Mowgli, nel cartone animato “Il libro della Giungla”.

 

"Spera in me, solo in me" (dalla canzone di Kaa)

Molto apprezzato dai ragazzi è il campo estivo.

L’unico neo del campo estivo è il costo, infatti non è previsto rivolgersi a strutture autogestite, quindi mediamente questo campo estivo costa circa il doppio di un normale campo parrocchiale autogestito.

Molte diocesi italiane nei loro programmi di pastorale giovanile includono dei campi estivi autogestiti a costo molto contenuto.

Inutile dire che il post-cresima neocatecumenale scoraggia i ragazzi ad aderire a queste iniziative.

Se possibile non ne vengono neanche informati per risolvere il problema alla base.

In caso di contemporaneità di campi estivi parrocchiali, viene usata la stessa strategia della disinformazione o del scoraggiare apertamente l’iniziativa, adducendo le scuse più assurde.

D’altronde non è una novità la palese discomunione presente da sempre, tra le iniziative parrocchiali/ diocesane ed il CN.

Questa cosa si fa da sempre in tutte le occasioni, tipo la GMG, dove il pellegrinaggio è sempre organizzato lontano dall’ organizzazione diocesana dell’evento, anche se la diocesi lo fa, praticamente sempre ad un costo più basso.

Sempre e soltanto tra neocatecumenali, con al comando i soliti catechisti e come TOP del pellegrinaggio l’incontro con Kiko e le sue “alzate” vocazionali a favore del CN.

Nella mia parrocchia , già al 3° anno di post-cresima , quasi tutti i gruppi perdono minimo il 50 % dei ragazzi.


domenica 1 novembre 2020

L'unica malattia che il Cammino non può curare: la porno-dipendenza

Abbiamo altre anticipazioni sul mamotreto di Inizio Corso 2020-21: riguardano un argomento delicato, molto imbarazzante  per il Cammino Neocatecumenale, ma evidentemente così grave da dover essere affrontato, anche se solo nelle comunicazioni finali.


Già nella  convivenza di Inizio Corso 2019-20, don Pezzi aveva fatto un intervento, a cui abbiamo accennato in un precedente articolo, assolutamente in controtendenza rispetto a ciò che siamo abituati a sentire in queste occasioni esclusivamente auto celebrative.

Don Pezzi cioè aveva ammesso che esiste un problema grave e diffuso tra i membri delle comunità: la dipendenza da pornografia. Ne aveva trattato addirittura gli aspetti medici ed aveva dichiarato che per guarire da questa dipendenza, il Cammino, la fede forte, l'obbedienza ai catechisti, la vendita dei beni, la preghiera notturna sotto le indicazioni di Kiko NON BASTANO.
 
Ecco le sue precise parole:

"Per i fratelli del cammino neocatecumenale che sono caduti in questo precipizio è indispensabile continuare il cammino e allo stesso tempo frequentare un GRUPPO DI RECUPERO che normalmente si svolge una volta la settimana."

E, prevedendo le facili obiezioni di chi da sempre è stato abituato a credere che il Cammino ti SALVA da ogni cosa, dal divorzio, dalla morte, dall'egoismo, dalla noia, dal fallimento, da TUTTO, continuava:

"Alcuni dicono: ma non ti basta il cammino? Non ti basta la Parola di Dio? Obbedisci a noi e non vedere più pornografia! E non sanno che sono ammalati, che hanno bisogno come tutti gli ammalati di un aiuto ulteriore, complementare. Il fatto di frequentare il cammino fedelmente e una volta alla settimana, si trovano per aiutarsi vicendevolmente per uscire dall’inferno, questo va molto bene e non dobbiamo scandalizzarci. "

"Il ciarlatano" di Bernardino Mei
"Il ciarlatano" di Bernardino Mei
 
Già l'anno scorso, leggendo queste sorprendenti esternazioni, abbiamo pensato che era un peccato che queste raccomandazioni non le avesse formulate il grande Kiko, che ha dichiarato di aver redento alcolisti, violenti, ladri, e addirittura di aver guarito pure UN PEDOFILO semplicemente dimostrandogli di poter essere come lui.
Peccato che in passato, con l'assenso di don Pezzi, avesse addirittura dichiarato di essere in grado di curare i PROBLEMI SESSUALI delle coppie.
Tali proprietà taumaturgiche naturalmente si estendevano ai catechisti, dai più grandi ai più piccini; oltre alle decine, centinaia, migliaia di dichiarazioni di guarigione completa da alcolismo, ludopatia, tossicodipendenza e altre dipendenze con il solo kerigma neocatecumenale e l'obbedienza ai catechisti.

Non pensiate però che nel discorso di don Pezzi si prendesse atto del fatto, a noi ben noto, che il Cammino neocatecumenale non risolve i problemi, ma li maschera, li appanna temporaneamente, ma essi ritornano, spesso più forti di prima.
Assolutamente NO.

Per esempio, poco prima, don Pezzi aveva citato proprio Kiko per ribadire l'onnipotenza dei catechisti neocatecumenali e la necessità di obbedire loro supinamente per uscire dalle situazioni più gravi.

Queste le sue parole:

Kiko nelle sue catechesi ha citato spesso un episodio tratto dei Padri del deserto: quando una persona cade in un pozzo si trova in una situazione dalla quale non può uscire da solo. L’unico modo di uscire dal pozzo è che qualcuno da fuori del pozzo faccia scendere una corda e se veramente il malcapitato vuole uscire deve legarsi fortemente la corda attorno al corpo così che possa essere tirato fuori dal pozzo. E Kiko commentava: colui che ti può tirar fuori dal pozzo è il tuo catechista che Dio ti ha dato - NON IL CONFESSORE e dopo dirò perché -, la corda che ti butta per salvarti si chiama “obbedienza ”. Se ubbidisci uscirai dal pozzo."

Tanto che :

"Abbiamo visto in questi anni alcuni fratelli – grazie a Dio - che hanno terminato il percorso neocatecumenale e alcuni che avevano celebrato il matrimonio spirituale con la propria comunità, sono CADUTI magari lasciando moglie e figli o il marito e figli, oppure IL LORO ZELO SI È ANDATO SPEGNENDO E HANNO LASCIATO LA COMUNITÀ. "

E continuava:

"Sono pochi casi, ma se non si è fatta – come ripete tante volte Kiko – la rinuncia ai beni, se non si è preso con serietà il cammino, prima o poi si crolla"

Anche qui comunque una piccola ammissione c'era:  alcuni fratelli che, pur 'adulti nella fede' hanno abbandonato la famiglia o 'il loro ZELO si è andato spegnendo e hanno lasciato la comunità' (attenzione: lasciare la comunità è paragonato all'abbandono della famiglia naturale, perdere lo zelo per il Cammino è considerato un venir meno al proprio solenne dovere ed impegno, quello di morire per e nel Cammino neocatecumenale! ).

Ad ogni modo un motivo veniva dato , e non che il Cammino sia insoddisfacente, opprimente, alienante, coartante, eretizzante, ma: non si è preso con serietà il Cammino, non si è obbedito ai catechisti e non si è fatta BENE la RINUNCIA ai beni.

Quindi da un lato ammetteva che il Cammino NON BASTA, dall'altro ribadiva che ogni problema potrebbe essere evitato, basterebbe fare BENE il Cammino, RINUNCIARE AI BENI, obbedire ai catechisti.

Perché obbedire ai catechisti?
Ma perché essi, per ispirazione dello Spirito Santo, sanno tutto di te, sanno tirarti su dal pozzo più profondo (LORO SÌ, IL CONFESSORE NO).
I catechisti, lo abbiamo dimenticato?, sono addirittura dei terapeuti del sesso, in grado di insegnare alle coppie a fare l'amore, capaci di risolvere problemi e disfunzioni sessuali, frigidità, impotenza...

"Noi abbiamo visto che moltissime coppie che avevano frustrazioni tremende, nelle quali l’uomo era arrivato all’impotenza e la moglie alla frigidità.., che cosa è successo?
E’ bastato che entrassero nel cammino e cominciassero a parlare con i loro catechisti, e che questi gli dicessero come devono fare l’atto sessuale (quanto tempo era che non vivevano il sacramento, ossia che non facevano di questo atto un atto sacro?  Benedire il Signore prima e offrirsi l’uno all’altra come Cristo si offre alla sua Chiesa) perché immediatamente cominciassero a recuperare piacere sessuale, perché l'atto sessuale cominci a non essere fonte di frustrazione né fonte di vizio o di perversione."

Che cosa è successo da pochi anni a questa parte per convincere don Pezzi e Kiko che i catechisti neocatecumenali, capaci di far risorgere i morti dai loro letti (è proprio il caso di dirlo) non sono in grado di risolvere il "problemino" della dipendenza da pornografia?


Dal 'Giudizio Universale' alla Domus:
l'uomo legato alla colonna è
il catecumeno fornicatore impenitente.


Anche nella recente convivenza di inizio corso 2020/21, come scrivevamo all'inizio dell'articolo, don Mario Pezzi è ritornato sull'argomento della dipendenza dalla pornografia, dicendo ai catechisti presenti:

"Vi lasciamo una nota scritta su come potersi iscrivere a questi corsi che non sono del Cammino neocatecumenale, ma sono un’associazione del Vicariato di Roma. Ciascuno si può iscrivere nell’anonimato, senza dire chi è, neanche se è prete, se è sposato: basta iscriversi e viene affidato a un gruppo che già sta funzionando. Quest’anno abbiamo visto molti miracoli e molti fratelli hanno cominciato ad essere liberati da queste schiavitù." 

Prendiamo atto nuovamente con stupore che, anche quest'anno, i massimi leader del Cammino neocatecumenale ammettono la propria sconfitta di fronte alla invincibile dipendenza dalla pornografia dei propri adepti, dei catechisti, persino dei presbiteri: sono letteralmente impestati da questo vizio, e non è più il Cammino a fare miracoli, ma devono ricorrere ai corsi degli psicologi e ai gruppi di auto-aiuto,  a cui indirizzano i catecumeni che prima delle Lodi alla mattina si dedicano a YouPorn.

Kiko subito dopo inveisce: 

 "Non possiamo essere apostoli schiavi della pornografia, di donne nude, di porcherie, non è possibile! Una cosa o l’altra: vai al mondo, vai con tutte le donne nude che vuoi, ma non puoi stare qui. Bisogna chiarire questo! Dobbiamo aiutare i nostri fratelli, salvarli dal demonio, dall’inferno, dalle porcherie schifose, dalla pornografia, da cose che sono completamente demoniache e contrarie all’annunzio del Vangelo. Non è possibile stare con un piede nell’inferno e con l’altro nel cielo, non è possibile, nel cielo non accettano questo e ti cacciano via.

Ma come, Kiko? Ora cacci via i peccatori? I poveri e ciechi e zoppi? I malati? Perché questa è una malattia, ha appena spiegato don Pezzi... 

E il tuo Cammino? Non fa più miracoli.?

Il santone Kiko è stato messo alle strette: c'è un peccato di fronte al quale gli Apostoli catechisti del Cammino non possono fare nulla: anzi, sono proprio loro i primi ad esserne schiavi. Altroché  terapeuti del sesso! Schiavi di un peccato che, per Kiko Argüello, merita solo la condanna, la cacciata e l'inferno. 

Un peccato vergognoso di fronte al mondo, che non può più essere nascosto.  

Un peccato che ora viene dichiarato inammissibile, mentre i peccati sessuali in Cammino fino a ieri erano addirittura "voluti da Dio" per rivelare la propria insufficienza umana, al punto tale da far dichiarare in uno scrutinio ritenuto esemplare tanto da essere inserito nel mamotreto: "Il Signore ha fatto sì che attraverso la sua Parola, attraverso la comunità, io cominciassi a vedere che ero un maiale".

Che dire? 

Possiamo solo fare un' ipotesi per spiegare questa enorme contraddizione negli insegnamenti dei leader 'spirituali' del Cammino neocatecumenale, questa ammissione di sconfitta e addirittura questa isteria dell'Argüello, solitamente così tollerante e quasi compiaciuto dei peccati "contra sextum" dei propri adepti.
 

L'ipotesi è la seguente.
 
Ormai gli scandali sessuali (pedofilia, violenze sessuali, incesti, perversioni di ogni tipo) che hanno come protagonisti e vittime membri del Cammino non possono più essere completamente coperti e tacitati: sono diventati di pubblico dominio. Sono un'emergenza, un bubbone così grande da non poter più essere celato.

E allora che si fa? Si ammette di aver sbagliato completamente indirizzo? Di non aver saputo educare i propri giovani alla continenza, al dominio di sé, alla castità? Di aver nutrito invece le loro fantasie fattesi morbose con il miraggio di poter soddisfare tutte le proprie voglie vantandosi di raccomandare o addirittura comandare rapporti continui, senza limite di periodi mensili, di necessità di recupero, di problemi economici, di età, di salute fisica e psicologica?
Di aver promesso l'Eldorado del sesso, addirittura benedetto da Dio?

Naturalmente no. Di fronte ai problemi che montano e non possono più essere nascosti, si invoca la 'malattia' causata dal mondo, dai social cattivi, dalle brutte compagnie. Una malattia che stranamente il taumaturgico Cammino non può curare, e sul cui insorgere declina ogni minima responsabilità.