venerdì 11 giugno 2010

Come interpretare queste 'forti' parole del Papa, in ordine al problema delle eresie che andiamo dibattendo?

Bisogna usare il "bastone" per sanzionare i "comportamenti indegni della vita sacerdotale", così come "l'eresia, il travisamento e il disfacimento della fede". Sono i termini forti che il Papa utilizza nell'omelia conclusiva dell'anno sacerdotale, dedicata, nella sua parte iniziale, allo scandalo della pedofilia.
"Il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino", ha detto il Papa riprendendo il linguaggio del salmista. "Accanto al bastone c'è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. Ambedue le cose rientrano anche nel ministero della Chiesa, nel ministero del sacerdote. Anche la Chiesa - ha aggiunto Papa Ratzinger - deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l'uso del bastone - ha sottolineato Benedetto XVI - può essere un servizio di amore. Oggi - ha aggiunto - vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l'eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi - ha detto il Papa tra gli applausi dei preti - autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore - vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore". © Copyright Apcom
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Ci chiediamo come faranno i sacerdoti neocatecumenali e riconoscere le eresie, se sono 'formati' solo secondo l'iter del Cammino in Seminari ad hoc e non ricevono la stessa formazione degli altri sacerdoti la quale del resto, molto purtroppo ancora risente del neo-modernismo penetrato nella Chiesa... Oltrettutto, nel cammino neocatecumenale sia il bastone che il vincastro sono sempre in mano ai catechisti invece che ai sacerdoti...

martedì 8 giugno 2010

Quale comunione per le Chiese cristiane locali e in Chi? La vera comunione, tra i fedeli tra di loro e nella Chiesa universale, cioè in Cristo...

Il recente viaggio del Papa a Cipro ha focalizzato l'attenzione sulle comunità cristiane della terra Santa e di tutto il Medio Oriente. Dopo aver registrato l'inquinamento operato dal Cammino NC in tutte quelle comunità di antica Tradizione, centriamo la nostra attuale analisi su uno stralcio dell'intervista rilasciata da Mons. Twal che, in quanto Patriarca Latino di Tarra Santa ha giurisdizione anche sui cattolici latini a Cipro, Terra che - insieme ad Israele ed alla Turchia - conserva le più remote radici del cristianesimo, coeve quando non antecedenti a quelle sul suolo maltese ed italico.

Dice Mons. Twal:
Domanda: Benedetto XVI ha invocato la pace con toni accorati, prima che si arrivi ad un «bagno di sangue»...
Il Santo Padre ha ben presente la situazione ed è molto preoccupato, come lo siamo anche noi. Tante ombre si sono addensate sulla sua visita pastorale a Cipro, dapprima l’uccisione dei pacifisti al largo di Gaza da parte dell’esercito israeliano, poi l’assassinio di monsignor Padovese che avrebbe dovuto essere qui a Nicosia domenica. Era membro del Consiglio per il Sinodo sul Medio Oriente, ci aveva lavorato con grande passione. Viviamo immersi nell’odio e nella violenza ed io mi chiedo continuamente: cosa possiamo fare noi, responsabili delle Chiese locali, per creare una mentalità di pace?

Domanda: Si è dato una risposta?
Ce la dà anche questo testo [Mons Twal si riferisce all'Instrumentum Laboris per il Sinodo del medio Oriente che si terrà a Roma in Ottobre]: dobbiamo rafforzare la nostra identità cristiana ed accrescere lo spirito di comunione fra le Chiese. È un lavoro che stiamo facendo. L’ho detto in questi giorni al Santo Padre: stiamo meditando i discorsi che ha tenuto in Terra Santa, abbiamo organizzato momenti di ripresa in vari ambiti pastorali, perché non vogliamo che i viaggi del Papa siano semplicemente uno show, uno spettacolo che ci tocca il cuore un momento e poi basta. E dobbiamo rafforzare i legami di comunione all’interno della stessa comunità cattolica, in cui ci sono tanti riti che rappresentano certamente una ricchezza. Quando però li si vive con un attaccamento quasi morboso, ripiegati sul proprio piccolo mondo, ne soffre la Chiesa nel suo insieme. Insomma, stiamo cercando di portare avanti una riflessione su questi temi. Ma sul terreno le cose peggiorano, la situazione politica e sociale è disperante, e l’emigrazione delle nostre giovani famiglie non si ferma, anche perché l’occupazione israeliana dei territori palestinesi non accenna a finire, al contrario.
Nel testo preparatorio del Sinodo si afferma che l’occupazione israeliana è ingiusta, un giudizio ormai consolidato da parte della Chiesa. Nuova invece è l’esplicita condanna dei gruppi fondamentalisti cristiani che la giustificano...
Ci sono evangelici americani che sognano un grande Israele che realizzi la promessa bibilica, di modo che in seguito potrà esserci la sua conversione al cristianesimo. A me sembra una follia. Ma questi gruppi sono molto potenti, hanno una lobby perfino nel Parlamento israeliano. Magari avessimo anche noi cristiani una lobby dentro la Knesset.
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Il Patriarca parla degli evangelici americani e della loro potenza di lobby. Ebbene, non è da meno quella del cammino NC - in comune con gli evangelici, insieme all'esaltazione ed all'elitarismo settario - riconoscibile nello strapotere che lo porta ad assicurarsi gli appoggi più strategici a livello gerarchico nella Chiesa e politico nelle altre realtà in cui si incunea. Strapotere che ha la meglio su quanto ancora è rimasto della Tradizione ecclesiale anche là dove essa si era preservata nella sua integrità.

Cosa si intende per "rafforzare l'identità cattolica"?

Ebbene ancora, ci chiediamo se l'imminente Sinodo per il Medio Oriente prenderà in considerazione anche questo problema e se ci sarà qualche vescovo così fedele al Signore e così coraggioso da riuscire a neutralizzare i possibili rischi. Sì, perché le parole di Mons. Twal, quando dice: "dobbiamo rafforzare i legami di comunione all’interno della stessa comunità cattolica, in cui ci sono tanti riti che rappresentano certamente una ricchezza. Quando però li si vive con un attaccamento quasi morboso, ripiegati sul proprio piccolo mondo, ne soffre la Chiesa nel suo insieme", possono risultare ambigue... Ci sono riti di antica Tradizione come il Maronita, il Mozarabico, l'Armeno che rappresentano l'identità cattolica di quelle Chiese a pari titolo con quella Latina.

Sull'attaccamento morboso dei neocatecumenali al loro rito non abbiamo dubbi; ma, se il Patriarca si riferisce ai riti millenari delle comunità orientali ci sorgono perplessità e non vorremmo che il Sinodo portasse ad un Melting pot religioso infarcito di ritualità di nuovo conio postconcicliare come quella neocat... che non ci sentiremmo mai di definire una ricchezza, a causa dei noti abusi e sincretismi che contiene; mentre invece, per quanto riguarda i riti cristiani orientali, ben può trattarsi di semplice amore e fedeltà alla propria tradizione, così come emergeva dalla Lettera inviata dai Vescovi di Terra Santa al Cammino neocatecumenale.

Venerare e custodire il rito Tradizionale da parte delle Chiese Cattoliche Orientali può essere un segnale di fede viva e di fedeltà al Signore, così come nel caso di chi in occidente non ha abbandonato la Messa Tridentina, che Benedetto XVI ha riconosciuto mai revocata. In questo caso purtroppo, dobbiamo registrare un certo atteggiamento di riserva che appare racchiuso nella parola "tolleranza": «questo Motu Proprio è semplicemente un atto di tolleranza, ai fini pastorali, per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono, e vogliono vivere con quella liturgia. È un gruppo ridotto poiché presuppone una formazione in latino, una formazione in una cultura certa. Ma per queste persone avere l'amore e la tolleranza di permettere di vivere con questa liturgia, sembra un’esigenza normale della fede e della pastorale di un vescovo della nostra Chiesa. Non c'è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa liturgia». (Intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti durante il volo per la Francia, 12 settembre 2008 - Reperibile sul sito della Santa Sede: Benedetto XVI: Viaggi)

La mia affermazione conclusiva è che la fedeltà ad un rito millenario difficilmente implica morbosità - rintracciabile semmai nel sincretismo innovatore del rito inventato da un laico, che crea dipendenza e 'forma' le comunità neo-catecumene - ma garantisce l'espressione dell'autentico culto dovuto a Dio, che è la prioritaria funzione della Chiesa, dalla quale discende l'integrità della spiritualità che vi si respira e che si assimila celebrando la Liturgia, definita anche dal concilio "fonte e culmine della fede".

Conclusione che mi porta a formulare anche la risposta alla domanda iniziale: la comunione non la creano le buone volontà e il 'volemose bene' orizzontale nell' ambigua inclusività del "guardare a cosa unisce" proprio di chi vede le soluzioni nel dialogo ad ogni costo nel quale poi ci si lascia fagocitare dall'interlocutore e dal suo errore, non più condannato ma alla fine inglobato. E la Verità risulta, com'è oggi, offuscata... La comunione, quella autentica e non solo formale, che è il vero essere "un cuore solo e un'anima sola" (motto del Sinodo) la crea soltanto il Signore se si è uniti nel Suo Nome e nel Suo Spirito e si "rimane" cioè si "dimora" in Lui. Ciò può avvenire soltanto nella fedeltà alla Tradizione Apostolica. Tutto il resto è inquinamento. Oggi questo inquinamento lo si definisce "sintesi originale della totalità del cristianesimo" (RICARDO BLÁZQUEZ, Le comunità neocatecumenali. Discernimento teologico, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1999) : ma è proprio quell'"originale" lo "iota" mancante, ed anzi totalmente sviante, rispetto all'integrità della Tradizione Apostolica che nutre la fede che siamo grati di professare e custodire.

lunedì 7 giugno 2010

A quale mistero si conforma la vita di chi aderisce al Cammino neocatecumenale?

Dall'Omelia di Benedetto XVI a Cipro nella Chiesa parrocchiale latina di Holy Cross, Nicosia, 5 giugno 2010

... Vediamo chiaramente che l’uomo non può salvare se stesso dalle conseguenze del proprio peccato. Non può salvare se stesso dalla morte. Soltanto Dio può liberarlo dalla sua schiavitù morale e fisica. E poiché Dio ha amato così tanto il mondo, ha inviato il suo Figlio unigenito non per condannare il mondo – come avrebbe richiesto la giustizia – ma affinché attraverso di Lui il mondo potesse essere salvato. L’unigenito Figlio di Dio avrebbe dovuto essere innalzato come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così che quanti avrebbero rivolto lo sguardo a lui con fede potessero avere la vita.

Il legno della croce divenne lo strumento per la nostra redenzione, proprio come l’albero dal quale era stato tratto aveva originato la caduta dei nostri progenitori. La sofferenza e la morte, che erano conseguenze del peccato, divennero il mezzo stesso attraverso il quale il peccato fu sconfitto. L’agnello innocente fu sacrificato sull’altare della croce, e tuttavia dall’immolazione della vittima scaturì una vita nuova: il potere del maligno fu distrutto dalla potenza dell’amore che sacrifica se stesso.

La croce, pertanto, è qualcosa di più grande e misterioso di quanto a prima vista possa apparire. Indubbiamente è uno strumento di tortura, di sofferenza e di sconfitta, ma allo stesso tempo esprime la completa trasformazione, la definitiva rivincita su questi mali, e questo lo rende il simbolo più eloquente della speranza che il mondo abbia mai visto.

Parla a tutti coloro che soffrono – gli oppressi, i malati, i poveri, gli emarginati, le vittime della violenza – ed offre loro la speranza che Dio può trasformare la loro sofferenza in gioia, il loro isolamento in comunione, la loro morte in vita. Offre speranza senza limiti al nostro mondo decaduto.

Ecco perché il mondo ha bisogno della croce.

Essa non è semplicemente un simbolo privato di devozione, non è un distintivo di appartenenza a qualche gruppo all’interno della società, ed il suo significato più profondo non ha nulla a che fare con l’imposizione forzata di un credo o di una filosofia. Parla di speranza, parla di amore, parla della vittoria della non violenza sull’oppressione, parla di Dio che innalza gli umili, dà forza ai deboli, fa superare le divisioni, e vincere l’odio con l’amore. Un mondo senza croce sarebbe un mondo senza speranza, un mondo in cui la tortura e la brutalità rimarrebbero sfrenati, il debole sarebbe sfruttato e l’avidità avrebbe la parola ultima.

L’inumanità dell’uomo nei confronti dell’uomo si manifesterebbe in modi ancor più orrendi, e non ci sarebbe la parola fine al cerchio malefico della violenza. Solo la croce vi pone fine. Mentre nessun potere terreno può salvarci dalle conseguenze del nostro peccato, e nessuna potenza terrena può sconfiggere l’ingiustizia sin dalla sua sorgente, tuttavia l’intervento salvifico del nostro Dio misericordioso ha trasformato la realtà del peccato e della morte nel suo opposto. Questo è quanto celebriamo quando diamo gloria alla croce del Redentore. Giustamente sant’Andrea di Creta descrive la croce come “più nobile e preziosa di qualsiasi cosa sulla terra […], poiché in essa e mediante di essa e per essa tutta la ricchezza della nostra salvezza è stata accumulata e a noi restituita” (Oratio X, PG 97, 1018-1019).
...
In questo Anno Sacerdotale permettetemi di rivolgere una parola speciale ai sacerdoti oggi qui presenti e a quanti si preparano all’ordinazione. Riflettete sulle parole pronunciate al novello sacerdote dal Vescovo, mentre gli presenta il calice e la patena: “Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore”.

Mentre proclamiamo la croce di Cristo, cerchiamo sempre di imitare l’amore disinteressato di colui che offrì se stesso per noi sull’altare della croce, di colui che è allo stesso tempo sacerdote e vittima, di colui nella cui persona parliamo ed agiamo quando esercitiamo il ministero ricevuto.
...
Rinfranchiamoci con le parole della seconda lettura di oggi, che parla così bene del trionfo riservato a Cristo dopo la morte in croce, un trionfo che siamo invitati a condividere. “Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,9-10).

Sì, amati fratelli e sorelle in Cristo, lungi da noi la gloria che non sia quella nella croce di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr Gal 6,14). Lui è la nostra vita, la nostra salvezza e la nostra risurrezione. Per lui noi siamo stati salvati e resi liberi.
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Questo è quanto celebriamo, quando partecipiamo all'Eucaristia, che è la ri-presentazione al Padre del Sacrificio Redentore di Cristo che ci associa a Sé nella Sua Offerta e nella Sua Risurrezione e ci si comunica, rendendosi REALMENTE E NON SOLO SIMBOLICAMENTE PRESENTE e donandoci tutte le sue Grazie escatologiche, per renderci sempre più simili a Lui, fino al termine della nostra vita terrena e fino alla fine dei tempi.

Mi vengono i brividi, quando penso alle catechesi kikiane che formano i suoi presbiteri e mi chiedo se, quando essi celebrano, si realizza davvero quanto sottolineato dal Papa ricordando le parole dell'ordinazione: “Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore”, nel senso che intende la Chiesa.

Abbiamo, nei precedenti thread, espresso dolore e sconcerto per l'indifferenza e il lassismo, quando non la connivenza, attraverso cui nelle comunità della Terra Santa e del medio Oriente vien perpetrato ad opera del cammino NC l'inesorabile inquinamento di quelle Chiese di antichissima Tradizione, similmente a quanto accade nella nostra...

Il thread precedente si conclude con la segnalazione di Gianluca da Messainlatino sul Vescovo di St. Etienne che in parte per ragioni pastorali, ma soprattutto perché è evidente da come si esprime che non crede nelle potenza redentrice dell'Eucaristia, sta adottando nella sua diocesi modelli itineranti di stile catecumenale... senza rendersi conto - lui, un Pastore - che meno offerta sacramentale, meno S. Messe, sostituite da Liturgie della Parola, significa espellere alla pratica della fede e soprattutto dalla Chiesa il Sacrificio di Cristo ri-presentato al Padre, l'unica vera ed efficace fonte di Redenzione per l'uomo di ogni tempo.

venerdì 4 giugno 2010

Quanto il "diversamente cattolico" sta diffondendosi per ogni dove?

Dinamiche "diversamente cattoliche" in Terra Santa

Ci eravamo soffermati sull'ondata dell'inusitato "successo" del Cammino neocatecumenale in Terrasanta - raffrontato con l'esodo forzato dei cristiani che, numerosi, stanno lasciando quelle terre, come pure gli altri Paesi del Medio Oriente - successo che suscita altre perplessità oltre a quelle già collegate all'acquisizione di proprietà (Domus Galileae sul Monte delle Beatitudini, Centro Mamre a Gerusalemme) notoriamente impossibile a non ebrei... Come mai tutto è facile per il cammino neocatecumenale, che può costruire, far entrare i suoi adepti, mentre tutto è difficilissimo e doloroso, una vera persecuzione, per i cattolici di Terra Santa che sono sempre più numerosi a dover emigrare, abbandonare la loro terra? [notare l'immancabile channukkiàh ebraica in luogo della Croce, sull'ipertrofica 'mensa' che non è un 'Altare']

Stesse dinamiche dinamiche in Turchia

Ma ora affrontiamo un altro aspetto per nulla marginale, indotto dall'osservazione di immagini prese dal sito della "Chiesa cattolica di Antiochia"(!) esplorato ieri sera: non dimentichiamo che, per effetto del suo "metodo", il cammino NC presenta anche effetti sociologici, dal momento che isola totalmente le vite degli adepti dal loro contesto, se anche questo non viene inglobato nel cammino stesso.

Effetti sociologici in un ambiente islamico

La nostra società è talmente destabilizzata e frammentata che i risvolti sociologici del fenomeno neocatecumenale non emergono in tutte le loro drammatiche espressioni, che spesso abbiamo qui registrato: allontanamento da ogni forma di socializzazione o da ogni tipo di interessi 'esterni' al cammino - siano essi relazionali, culturali, sportivi, ecc. -, frantumazione delle famiglie quando uno dei membri (padre, madre, fratello, anche coniuge) non accetta di esserne fagocitato.

Possiamo chiederci invece che effetti possa avere l'impatto con una realtà come il cammino NC in Turchia, dove certamente la società, islamica, per quanto secolarizzata possa essere, ha mantenuto radicate le tradizioni. E' intuibile quindi l'impatto traumatico e destabilizzante di un cosiddetto "cristianesimo" che ingloba, isola, fagocita e crea dinamiche per cui chi vi aderisce risulta un "diverso", non integrabile nel tessuto sociale, oltre che in quello religioso.

Ed eccoli, i neocatecumenali, in tutti i centri nevralgici del cristianesimo: Roma, Gerusalemme, Antiochia... e noi piccoli riusciamo a vedere il disegno che c'è dietro queste evidenti strategie, non possiamo non chiederci come non lo veda chi dovrebbe vederlo e salvaguardarne i fedeli e anche i possibili neoconvertiti. E' una vera ragnatela che non fa altro che allargarsi e tira dentro potenziali "cristiani" che tali non diventeranno mai e non conosceranno la Tradizione della Chiesa, perché tutto sarà filtrato attraverso la visione kikiana... E non dimentichiamoci che la stessa cosa avviene a Campobasso e in tutte le altre diocesi d'Italia e del mondo. Citiamo Campobasso perché abbiamo esaminato con dovizia di sgomento e con accurata analisi la nuova "pastorale" introdotta dal cammino.

Dove sta andando la Chiesa di Cristo?


Sta di fatto che ad Antiochia ci sono quattro comunità, in mano alle quali è la 'catechesi', e quindi l'evangelizzazione.
Ovvio che quando si parla di evangelizzazione, in questo caso ci si riferisce alla "nuova originale sintesi" kikiana e non alla Rivelazione Apostolica portata dalla Chiesa. La Chiesa infatti, con la sua Tradizione bimillenaria, non fonda cellule del cammino, ma comunità cristiane 'aperte' non blindate come quelle neocat, per cui o diventi come loro adeguandoti ai loro insegnamenti e ai loro metodi o non sei nemmeno cristiano...

E' scontato che i cristiani in un ambiente islamico risultino un 'corpo estraneo'; ma come vero 'lievito' che si confonde con la pasta e che non crea 'isole' prive di ogni tipo di osmosi, le comunità stanziali di antica tradizione offrono una testimonianza sobria ed essenziale, priva dell'esaltazione -oltre che della chiusura- insita nella manifestazione della testimonianza neocatecumenale; il che non può non incidere su una coesione identitaria sulla quale il cammino agisce come elemento di divisione. Nelle nostre parrocchie ha il suo peso e il suo carico di sofferenza e di divisione ma è un dramma i cui risvolti sociologici risultano diluiti dalla frammentarietà e dalla disattenzione con la quale viene affrontato il problema, che finora non è esploso all'esterno perché rimane un fattore interno alla vita ecclesiale; in una società dalla forte coesione identitaria come quella di un Paese islamico esso, invece, acquista un peso maggiore ed è legittimo non sottovalutare i meccanismi di rigetto che può generare.

Ma, se Roma resta a guardare da vicino, figuriamoci da lontano, tenendo anche conto che, per effetto della collegialità promossa dal concilio, le autonomie delle Chiese locali rischiano di diventare autocefalie. Ed oggi siamo arrivati ad un livello di "inclusività" che, in nome di un dialogo a tutti i costi, lascia 'entrare' nella Chiesa ciò che non dovrebbe: la 'cacofonia' di Babele...

Dal sito della "Chiesa cattolica di Antiochia", dalle news, riportiamo questa:
15 Febbraio 2010. Oggi inizia la quaresima per tutti i cristiani di Antiochia. Infatti nel 2010 e nel 2011 la Pasqua in tutto il mondo cristiano sarà festeggiata alla stessa data. Nella nostra chiesa per 5 settimane avrà luogo la catechesi secondo le modalità del cammino neo-catecumenale data dalle 4 coppie della prima comunità.
Ecco una galleria di immagini che mostrano con più eloquenza di molte parole lo "strano" cristianesimo diffuso in Turchia a nome della Chiesa cattolica (ma è ancora cattolica?). I famosi cosiddetti e sbandierati frutti di conversione che diffondono il verbo e il rito kikiano (lex orandi lex credendi), che frutti sono?
Vi invitiamo a esaminare le immagini che si riferiscono alla Pasqua neocatecumenale ad Antiochia. Anche lì non può mancare la danza davidica finale.... (cliccando su ogni immagine potete vederla ingrandita)
















giovedì 3 giugno 2010

Mons. Padovese, Vicario apostolico dell'Anatolia, ha versato il suo sangue nel giorno del "Corpus Domini" nel sud della Turchia.

Doveva accogliere il Papa a Cipro, dove Benedetto XVI si recherà domani e dove, oltre agli importanti eventi ed incontri preparati con cura dalle comunità ortodosse nonché cattoliche orientali (Armena e Mozarabica) e latina che ci accingono ad accoglierlo, consegnerà ai vescovi l’Instrumentum Laboris del Sinodo per le Chiese del Medio oriente. Mons. Luigi Padovese, vescovo di Iskendurun, nell’Anatolia, è stato ucciso oggi verso le 13. Responsabile appare il suo autista e collaboratore, musulmano, con lui da tempo, il quale lo avrebbe accoltellato. Non possiamo rimanere indifferenti ad una notizia come questa, in questo momento così denso di incognite e di insidie nella Chiesa e nel mondo.

La Chiesa turca non è nuova a violenze, uccisioni e minacce. Nel 2006 era stato ucciso a Trabzon il sacerdote Fidei Donum don Andrea Santoro. Nello stesso 2006, alla messa di suffragio per il sacerdote ucciso, mons. Padovese aveva detto: “Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L’unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell’islam (e viceversa), come possiamo pensare a un clima di pace?”. E ancora, riferendosi a don Santoro, ha aggiunto: “Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica, non sa che ora la sua testimonianza è più forte”.

Il 5 febbraio scorso, quarto anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, aveva detto alla Radio Vaticana: “Don Andrea fu ucciso come simbolo, in quanto sacerdote cattolico. Non è stata uccisa soltanto la persona, ma si è voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava: ricordarlo in questo momento, all’interno dell’anno dedicato ai sacerdoti, è ricordare a tutti noi che la sequela di Cristo può arrivare anche all’offerta del proprio sangue”.

Mi ha molto colpito un intervento sulla rete, non mio, ma sembra abbia letto i miei pensieri. Mi permetto di trascriverlo di seguito per condividerlo con voi.
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Nel giorno del Corpus Domini, il corpo di Cristo ha versato altro sangue. Sangue innocente, sangue sacerdotale.

Sangue che bagna l’ipocrisia di chi preferisce tacere del presente per rivangare il passato.

O che tace un passato di morti cristiane (gli armeni) o un presente di vessazioni islamiche (i curdi) per portare a casa il risultato, economico, militare, religioso…

Sangue che lava il peccato di altri sacerdoti risultati di scandalo.

Sangue coraggioso, in un mondo di codardi, forti coi deboli e deboli coi forti.

Un mondo che ama creare nemici, per campare sui costi delle contrapposizioni, con le loro rendite di posizione, a danno dei rispettivi popoli, tutti quanti.

C’è chi farà passare questo omicidio per la follia di un singolo (prima stranezza: un uomo non estraneo, lungamente al fianco del vescovo morto), e c’è chi lo farà passare come argomento per screditare un popolo intero: probabilmente la verità piena sul fatto in se stesso non la sapremo mai. Troppi interessi sanno come portare a guardare da una parte per non essere costretti a vedere cosa c’è dall’altra…

Le circostanze sono inquietanti.

Alla vigilia di un viaggio papale a Cipro.

Alla vigilia di un Sinodo sul Medio oriente.

Nel contesto di quello che è capitato ad una nave turca.

Nel giorno in cui la Santa Sede chiede di togliere il blocco a Gaza.

Nella settimana aperta da recrudescenze nella polemica sulla pedofilia.

Nel momento in cui la Turchia (che è nella Nato, vorrebbe entrare in Europa e stipula accordi con l’Iran) sente sinistri scricchiolii in casa propria a proposito della leadership di Erdogan, evidentemente scomoda.

Mons. Luigi Padovese, con raffinate ragioni, non banali ed assai realistiche, per il bene comune e per amore del suo piccolo gregge (30000 cristiani cattolici su 70 milioni di turchi, quando un secolo fa erano il 25% della popolazione, allora di 10 milioni di anime) era un fautore della Turchia in Europa, anche a beneficio della sua esigua minoranza.

Mons. Luigi Padovese visse con equilibrio e saggezza il martirio di don Santoro, altro episodio oscuro e doloroso di una terra oggi ostile ai cristiani, tanto ostile quanto fu fertile di santità all’inizio del cristianesimo.

La Turchia ha incrociato la vita ecclesiale anche con la nebulosa e sospetta figura di Alì Agca, in un contesto, quello turco, dove amici, nemici, amici degli amici e nemici dei nemici, si intrecciano pericolosamente e con modalità e giochi ben più sottotraccia delle pessime semplificazioni della nostra stampa addomesticata.

Piangiamo un vescovo morto; il sangue dei martire genera sempre la fede. Il seme che muore è quello che rende il raccolto fertile. Ma non inaridiamo il terreno azzerando la voglia di capire. Dissodiamolo, piuttosto, bagnandolo di lacrime, di sudore, persino di sangue, ma disinquinandolo dall’ipocrisia e dalle falsità.

Che possono venire dal fondamentalismo islamico, come dal partito dei nipotini di Ataturk, coi rispettivi sponsor.

Che Mons. Padovese, che amava Cristo quanto ha poi voluto bene ai turchi, dal paradiso interceda per tutti noi. Perchè in Turchia è in corso un gioco che ci coinvolge tutti. E perchè tutti dobbiamo vigilare, specie sulle semplificazioni. E’ tutto molto più complesso. Diabolicamente. Ma alla fine il bene prevale. Questo ulteriore tributo di sangue innocente, di sangue martire, si ritorcerà contro il Falsario, quello di sempre.

Il Cammino Neocatecumenale nella Terra Santa

Pubblichiamo i seguenti dati ufficiali tratti da siti neocatecumenali e le nostre conseguenti motivate e documentate considerazioni, nonché approfondimenti in ordine alla esatta 'chiave di lettura' della 'pubblicità ingannevole' costituita dall'enfatica autopromozione riscontrabile in ogni presentazione mediatica e anche intraecclesiale della inquietante realtà del Cammino NC: (cliccando sull'immagine, ingrandita, potrete meglio notare la channucchià ebraica [vedi] in luogo della Croce cristiana, sull'ipertrofica 'mensa', che non è un 'Altare')
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Durante l'incontro vocazionale in Galilea (Maggio 2009), Kiko Arguello ha descritto la situazione del Cammino Neocatecumenale in Israele e in Palestina.
  1. Ci sono circa trenta comunità che seguono denominazioni Cristiane varie e sono un esempio vivo dell'ecumenismo che ha praticato il Cammino Neocatecumenale nella Terra Santa negli ultimi anni.
  2. Ci sono sette comunità del Rito latino in Jaffa, Tel Aviv, Gerusalemme, Nazaret, Betlemme e Cana.
  3. La Chiesa Cattolica greco-melchita ha dodici comunità in alcuni villaggi Palestinesi; tre ciascuno a Shefamer, Tarshiha e Melia, due ad Ibilin ed uno in Cana di Galilea. C'è anche un Seminario Redemptoris Mater del rito Melchita accanto al Domus Galilaeae in Galilea.
  4. Due comunità seguono il rito Maronita a Gish e Haifa. Ci sono addirittura due comunità di espressione Ebraica a Haifa e Tel Aviv.
  5. Il Cammino Neocatecumenale nella Terra Santa ha cominciato anche nella chiesa greco-ortodossa.
Uno dei grandi desideri di Papa Paolo VI era quello di costruire in Israele un centro dove i seminaristi potessero completare la loro formazione prima di essere ordinati. Fu in questa ottica che il Vaticano acquistò Notre Dame, vicino alla porta di Giaffa in Gerusalemme. All’inizio degli anni ‘80 la Custodia di Terra Santa offrì al Cammino Neocatecumenale(Cammino Neocatecumenale) la possibilità di costruire un centro di formazione, di studio e di ritiro spirituale su di un terreno situato sulla montagna delle Beatitudini; un’opera di particolare interesse per la Chiesa e per Israele. Papa Woytila, da quando nel 1994 venne informato per la prima volta del progetto "Domus Galilææ", se ne mostrò entusiasta, lo benedisse e lo appoggiò, vedendo in esso un servizio per tutti i popoli e "per tutta la Chiesa". Negli anni successivi si perfezionarono tutti i permessi per la costruzione che cominciò nel gennaio 1999 con la posa della prima pietra contenente un frammento della tomba di San Pietro benedetto dal Santo Padre.
Ora che conosciamo mutatis mutandis con quali accenti di incoraggiante entusiasmo Giovanni Paolo II si rivolgesse anche a p. Maciel, evidentemente ignorandone scandali morali ed attività impreditoriali che poco -o nulla- si addicono ad una realtà ecclesiale, possiamo meravigliarci dell'accaduto, che continua a perpetuarsi nel tempo?

E possiamo ignorare che quello che viene definito "un servizio per tutti i popoli e per tutta la Chiesa" sia in realtà "aperto" solo a chi fa parte del cammino neocatecumenale o, peggio, a condizione che si entri a farne parte? Sì, perché in realtà, il Cammino NC sta diventando progressivamente e subdolamente la "Nuova" Chiesa, tanto nuova da essere "altra".

Ed eccone anche una prova ormai ufficiale, dato che compare su un testo rinvenibile in ogni libreria cattolica: RICARDO BLÁZQUEZ, Le comunità neocatecumenali. Discernimento teologico, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1999 (è la quinta edizione!). Titolo originale dell'opera: Comunidades neocatecumenales. Un camino de iniciación cristiana
Nell'ultima di copertina:
«Il "cammino neocatecumenale" nasce nel 1964 in mezzo alle baracche di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid, ad opera del pittore Francisco Argüello (kiko), un convertito all'ateismo, cui più tardi si associò la religiosa Carmen Hernández. Alla base di tale cammino, che è una sintesi originale della totalità del cristianesimo, vi sono alcune intuizioni fondamentali: l'annuncio della risurrezione di Gesù Cristo quale senso della nostra croce, la riscoperta del battesimo come meta, il catecumenato come cammino di conversione e di fede. Gli iniziatori sono persuasi di avere ricevuto da Dio un carisma per tutta la Chiesa, [anche dell'assurdo senso di queste affermazioni parleremo all'interno] ma lo sottopongono lealmente al vaglio del discernimento ecclesiale, invocando la logica evangelica, secondo la quale è dai frutti che si giudica la bontà della pianta. Numerosi sono i saggi descrittivi apparsi anche in libri e riviste italiane sull'argomento: questa è la prima sintesi storico-teologica completa sul neocatecumenato pubblicata nel nostro paese. È stata redatta da un teologo spagnolo che conosce il "cammino" dall'interno e ne delinea le intuizioni portanti e le tappe fondamentali.»
Sta di fatto che i vescovi Ordinari di Terra Santa hanno scritto una Lettera di richiamo, della quale riproduciamo i singoli punti, riferiti evidentemente alle corrispondenti imposizioni del cammino come "nuova" modalità di vivere la fede, nell'assoluto mancato rispetto delle Tradizioni locali, così come non viene rispettata la Tradizione catttolica... Queste le parole dei vescovi:
  1. ""...In seguito alla Lettera che il Papa Benedetto XVI vi ha indirizzato il 12.1.2006, e a quella della Congregazione del Culto Divino del 1.12.2005, vi domandiamo di prendere posto nel cuore della parrocchia nella quale annunciate la Parola di Dio, evitando di fare un gruppo a parte. Vorremmo che poteste dire con S. Paolo: " Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero" (I Cor 9, 19).

    II principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere ”una parrocchia e una Eucaristia”. II vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni.

    In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E' la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d'identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie.
  2. L'Eucaristia è il sacramento di unità nella parrocchia e non di frazionamento. Chiediamo pertanto che le celebrazioni Eucaristiche, in tutti i riti orientali, nonché nel rito latino, siano sempre presiedute dal parroco, o, nel caso del rito latino, in pieno accordo con lui. Celebrate l'Eucaristia con la parrocchia e secondo il modo della Chiesa locale. "Là dove c'è il vescovo, lì c'è la chiesa", ha scritto S. Ignazio di Antiochia. Insegnate ai fedeli l'amore per le loro tradizioni liturgiche e mettete il vostro carisma al servizio dell'unità.
  3. Vi chiediamo inoltre di mettervi seriamente allo studio della lingua e della cultura della gente, in segno di rispetto per loro e quale strumento di comprensione della loro anima e della loro storia, nel contesto della Terra Santa: pluralismo religioso, culturale e nazionale. Inoltre, nei nostri Paesi, Palestina, Israele, Giordania, tutti sono alla ricerca della pace e della giustizia, una ricerca che fa parte integrante della nostra vita di cristiani. Ogni predicazione dovrebbe guidare i nostri fedeli negli atteggiamenti concreti da assumere nel diversi contesti della vita e nella stessa situazione di conflitto che continua in Palestina: atteggiamento di perdono e di amore per il nemico, da un lato, e dall'altro, esigenza dei propri diritti: specialmente la dignità, la libertà e la giustizia.

    Vi chiediamo di predicare un Vangelo incarnato nella vita, un Vangelo che illumini tutti gli aspetti della vita e radichi i fedeli in Gesù Cristo Risorto e in tutto il loro ambiente umano, culturale e ecclesiale....""
E' disperante oltre che sconcertante verificare la corrispondenza delle nostre denunce e la stessa arrogante ed invasiva noncuranza con cui sono accolte... E a Roma stanno a guardare!

Ma cosa è successo a Roma, visto che sono infiltrati nei gangli più potenti della Curia, di svariate organizzazioni ecclesiali di prestigio, realtà editoriali e mediatiche, senza escludere -ultima ma non ultima in ordine di importanza e in qualità di centro di potere- la finanza vaticana?

Sembrerebbe, il nostro, un impegno impari, molto simile alla fatica di Sisifo; ma sappiamo che non dobbiamo attenderci risultati ma solo continuare ad essere voce di chi non ha voce e un piccolo avamposto della nostra Chiesa dove la Verità non è oscurata, ma 'mostrata' e testimoniata senza sosta, per coloro che hanno orecchie per intendere

martedì 1 giugno 2010

Al di là della pubblicità ingannevole, uno scenario fedele sul Cammino Neocatecumenale

Estraggo dal thread precedente questa testimonianza di Freedom, chiara, esaustiva e si sente quanto vissuta sulla sua pelle. Penso possa essere più efficace di mille osservazioni teoriche su insegnamenti e prassi, perché delinea con chiarezza un processo che molti di noi conoscono e molti altri che non hanno frequentato il cammino hanno sentito ripetere in maniera così consonante in tutto il mondo, da non poterne mettere in dubbio l'attendibilità e la fedele corrispondenza con la realtà.
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Il movimento neocatecumenale è senz'ombra di dubbio un'organizzazione settaria. Per prima cosa per l'obbedienza cieca che i catechisti pretendono, per ordine di Kiko Arguello, il leader della setta. Altre caratteristiche tipiche della setta, sono l'obbligo del segreto verso gli estranei e tra comunità più avanti nel "cammino" verso quelle ancora alle prime fasi. Altra caratteristica propria a tutte le sette è l'uso di un gergo interno con particolare predilezione per parole in lingua greca ed ebraica, ad es. Kerigma, koinonia, midrash ecc. Inizialmente usate dai catechisti, per chi è digiuno di studi classici ed è un lontano, fa indurre a pensare che costoro siano persone colte e preparate, aggiunge un alone esotico e misterioso alle loro catechesi e contribuisce a dare loro autorevolezza.

In un post precedente ho parlato del distorto senso del peccato di tipo Giansenistico-luterano, secondo il quale l'uomo non è dotato di libero arbitrio ed è sostanzialmente incapace di non peccare, responsabile del peccato secondo Arguello-Writz è il demonio. D'altro canto, posso testimoniare personalmente che spesso i catechisti ci dicevano che non a caso eravamo nella nostra comunità: eravamo dei prescelti a divenire dei Cristiani veri, sale e luce del mondo, ma ci spiegavano che il cammino è una Kenosis , cioè un riconoscere a poco a poco, che non eravamo quelle brave persone che tutto sommato ritenevamo di essere, bensì dei peccatori legati agli "idoli" del mondo.

Il senso distorto del peccato, svolge all'interno della setta molteplici funzioni. La prima, molto importante, è quella d'indebolire l'autostima e le difese psichiche della persona. Strumenti di verifica sono le cosiddette "risonanze". Ascoltato un brano della Bibbia o del Vangelo, la persona fa una dichiarazione di come un particolare brano gli abbia fatto capire qualche suo peccato, oppure "di come il Signore sta operando nella sua vita" con esempi concreti. Le preghiere spontanee fatte in gruppo, ad alta voce, rivelano spesso i punti deboli di ciascuna persona. Altro strumento sono i cosiddetti "giri d'esperienze" durante le convivenze. S'ingenera così nella persona un senso di colpa, e le difese psichiche vengono a poco a poco indebolite. Il colpo d'ariete, metaforicamente parlando, viene dato in occasione degli scrutinii. Deformando a proprio uso e consumo brani del Vangelo, si pone la persona davanti a scelte radicali. Spesso ci sono scene di pianto, e le difese psichiche della persona cedono di schianto, oppure si scappa urlando (e non scherzo). E’ un momento cruciale che permette ai catechisti di penetrare nella breccia psichica dei camminanti.

Da quel momento in poi la psiche capitola, ed è permesso prendere possesso della vita di chi ingenuamente crede, e lo vive come tale, di fare una scelta nobile, generosa , ispirata dal Signore, mentre invece si cede ad una violenza, che da allora in poi, rende le menti degli adepti come dei serbatoi, che vengono riempiti dei concetti e degli slogan dei catechisti.

Il sacerdote, chiamato "presbitero", ha un ruolo del tutto marginale.

Questo meccanismo si ripete costantemente nel tempo, fino a rendere le persone come cavie da esperimento, rispondenti a stimoli pavloviani. Ogni tanto qualcuno ha una crisi di rigetto, chiamata in gergo "entrare in ribellione", ovviamente il "ribelle" viene subito accusato di essere indemoniato, con ovvie conseguenze.

Una volta violentata la psiche degli adepti, si fanno più pressanti le richieste di denaro per l'evangelizzazione, per le baby sitter, ecc ecc, fino a giungere alla richiesta della decima, una vera e propria tassa kikiana. Il mondo è presentato come qualcosa di ostile, gli adepti sono sempre più impegnati nelle varie attività del cammino e perdono interesse per qualsiasi cosa non sia proposta o approvata dalla comunità, cioè dal cammino.

Quando i catechisti sono sicuri dell'indottrinamento e dell'obbedienza cieca della persona, diventano padroni della sua vita. E' solo da questo livello in poi, che si comincia a intervenire pesantemente nella vita degli adepti. Il catechista ha il potere di distruggere una famiglia, se parte di essa non aderisce al cammino, di separare un fidanzato che fosse ostile al cammino dalla sua ragazza neocatecumena, di combinare matrimoni endogamici, fra persone che obbedendo ciecamente, dopo 2 o 3 incontri, convolano a nozze senza neanche conoscersi.

I catechisti suscitano vocazioni, itineranti, famiglie itineranti, ottengono procreazioni abbondanti e talvolta sconsiderate. Se domandate questo ad un neofita, un po' perchè gli viene nascosto, un po' perchè non è ancora "pronto" per poterlo "capire" (ed una volta capito poi , di certo, non lo direbbe) comunque sia, vi dirà che sta vivendo una esperienza che gli ha fatto riscoprire Cristo e magari è anche vero, per quel che ne può capire soprattutto un "lontano", cioè una persona che, digiuna di teologia e di vera dottrina cattolica, si fa accalappiare con una tecnica, definita coloritamente "love bombing iniziale".

Al neofita, sembra di avere trovato una grande famiglia dove si ricercano le radici di un Cristianesimo delle origini. Ciò giustifica ai loro occhi gli ebraismi di Arguello e le varie stranezze liturgiche e certi concetti dottrinali che vengono presentati come riscoperta del vero Cristianesimo. Le canzoni, ovviamente, sono produzione dello stesso Arguello-Writz, i neofiti, anche se non lo ammettono, si sentono superiori ai cosiddetti "cristiani sella domenica."

Sempre a causa del distorto senso del peccato già citato, né gli adepti si sforzano di migliorarsi, né i catechisti incoraggiano a farlo o lo fanno essi stessi. Questo spiega il perchè di certe amare contraddizioni. Invece di koinonia (amore fra i fratelli) avvengono spesso litigi, si formano fazioni, addirittura si arriva allo scontro fisico vero e proprio. Così è per una buona parte dei catechisti che dopo 15 o 20 anni di cammino sono rimasti arroganti, presuntuosi, gelosi della propria influenza sulle persone. Insomma sono rimasti com'erano e se fai notare loro questo "piccolo" particolare usando un'altra parola da gergo NC ti danno del moralista.

Inoltre mi risulta che a Padre Zoffoli arrivarono notizie di catechisti che avevano un comportamento immorale. Alcuni catechisti sono quasi dei professionisti, spesati di tutto, specialmente quelli di alto livello gerarchico.

Purtroppo, proprio a causa dei condizionamenti instaurati dai catechisti, è assai difficile avere un vero dialogo con un NC, anche se neofita, perché tutti nella comunità, vengono avvertiti che proprio per il loro ruolo di "veri" Cristiani, saranno sottoposti a "persecuzioni", che il mondo non li capisce, li diffama.

Inoltre, sebbene esistano quasi dappertutto su Internet le catechesi o orientamenti alle équipes dei catechisti, vengono avvertiti di non leggerle, perchè è dannoso per il buono sviluppo del cammino. Una baggianata ! In realtà gli statuti sono stati pubblicati privi delle catechesi – cui peraltro fanno riferimento – proprio perché impubblicabili in quanto eretiche, nonostante le solenni smentite pubblicate persino su Wikipedia, che è diventata l’apologia del cammino con un castello di falsità abilmente costruite.

Le catechesi di Kiko, constano di più di 3000 pagine, ma a chi gli va di leggersele e rendersi conto della verità, tanto il Papa ha approvato tutto, meglio restare ignoranti e prendersela comoda, tanto la colpa se si è un po' pigri è del demonio....

I catechisti, del resto, imparano le catechesi a pappagallo e, come i loro adepti, parlano per slogan, oltre ciò, sono pressoché incapaci di argomentare alcunché e quindi passano facilmente all'insulto.

Lo dico sinceramente, mi si stringe il cuore al pensiero di tante belle persone, animate da ideali generosi e nobili, che vengono plagiate dal CN! Purtroppo più che informare non posso. Posso solo augurare a quelli che incappano nel CN la mia stessa fortuna. Il Signore mi ci ha tirato fuori tirandomi per i capelli. Il CN ha fatto ormai centinaia di migliaia di vittime. Si parla di milioni in tutto il mondo; gente a cui è venuta la depressione, famiglie distrutte, addirittura suicidi. Danni pecuniari e morali, tempo sprecato, occasioni perdute, problemi di socializzazione una volta rientrati nel mondo di tutti i giorni, apostasie. SE uscite dal CN non abbandonate la chiesa.....
Un abbraccio fraterno+ Freedom

Testimonianza dalla Toscana e ambiguità di Radio Maria

Mi è appena arrivato questo post, che inserisco come nuovo articolo. Il nostro compito è anche questo dar voce a chi non ha voce, nell'imperversare del potere e dell'arroganza che caratterizza la 'Nuova Chiesa che avanza', aiutatata e in qualche modo anche garantita dalla disinformazione... Per completezza, non posso esimermi dal richiamare quel che, a Radio Maria, scriveva Padre Enrico Zoffoli, constatando che anche in questo versante nulla è cambiato
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Cari amici, vi seguo sempre, anche se non intervengo e, soprattutto mi servo delle testimonianze e delle riflessioni che pubblicate, per distribuirle qui in Toscana, dove siamo circondati da catecumenali e modernisti. Molti di noi ogni domenica fanno il giro delle sette chiese per cercare di partecipare ad una celebrazione degna, ma con la quasi certezza di non trovarla.

Oggi vi scrivo perchè ascolto spesso Radio Maria e proprio ieri sera ho ascoltato una bella catechesi di p. Serafino Tognetti. Alla fine come sempre sono venuti i commenti degli ascoltatori e si è introdotta una neocatecumanele che con grande entusiasmo e senza limiti di tempo ha dato testimonianza del suo matrimonio 'salvato' dal cammino e compagnia bella. Al che il Padre ha risposto dicendo che "quello NC era un cammino sicuro e spedito". Ora, posso capire che dopo l'approvazione sia difficile parlare fuori dal coro, ma sapete meglio di me che può dire queste cose solo chi non li conosce.

Poichè le testimonianze come questa sono frequenti, molte volte ho cercato di intervenire, telefonando per dire quante famiglie il cammino distrugge, rispetto a quelle che tiene insieme con i metodi che tutti conosciamo ed altre cose ancora, in seguito a testimonianze sempre esaltanti questo cammino. Mi chiedono la ragione del mio intervento e sistematicamente CENSURANO, NON MI FANNO PARLARE! E così la Radio che porta il nome della Madre di Dio, dà praticamente via libera e pubblicizza questi fanatici e per di più arroganti, e quanto lo sono lo vediamo anche su questo blog.

Se almeno voi pubblicate questa ignominia, non sarà del tutto inutile la nostra sofferenza e il nostro disagio, che condividiamo con tanti amici di tutta Italia con i quali siamo in contatto telefonico e postale, per lo scambio di documenti e testimonianze, che vi prego di continuare a pubblicare senza stancarvi, perchè continui a formarsi anche un po' di tessuto sano nella nostra Chiesa e non solo quello cancrenoso che la sta divorando.

sabato 29 maggio 2010

Lettera per Aldo; ma riguarda tutti, non solo chi è uscito dal cammino NC...

Pubblico questa lettera inaugurandovi un nuovo thread, perché il nostro amico Mardunolbo ha introdotto elementi nuovi che vale al pena di focalizzare per completare la riflessione su quello precedente, che ha approfondito in termini scientifici un aspetto del Cammino neocat che presenta risvolti sociologici oltre che religiosi e coinvolge la libertà di coscienza delle persone... e molto di più perché acquista potere su molte vite.

Caro Aldo, quando si entra in un meccanismo come quello neocatecumenale è difficilissimo essere ancora presenti a sè stessi e pienamente rsponsabili di quanto si fa. Infatti, se non sbaglio, nel "cammmino" insegnano ad obbedire ed a porsi poche o nulle domande; come si può ragionare con delle categorie mentali diverse? Non conosco la tua formazione personale cattolica iniziale, ma è certo che più uno è stato introdotto "a digiuno" della dottrina, più può essere manovrato!

Uno dei meccanismi studiati ed usati nelle regie di manipolazione mentale, è il desiderio di fare gruppo e sentirsi nel gruppo: l'uomo è per natura un essere sociale. E' questo bisogno primordiale che viene sfruttato dalle sette per tenere legati a sè i membri del gruppo.

Vi sono vari sistemi di soggiogamento. Pensate che l'abolizione del servizio militare obbligatorio, contrariamente a quello che si potrebbe supporre, aveva un effetto opposto, nel senso che un individuo imparava a stare nel gruppo ma.... la disciplina gerarchica era imposta e faceva sì che il gruppo sottoposto avesse una sua personale identità che dava solidarietà ai membri del gruppo e tale era che il legame era più forte più era forte la disciplina. Per questo i vincoli di affetto ed emozione tra commilitoni andavano oltre la fine di quel momento e spesso durano tutta una vita.
Inoltre, fondamentale, non esisteva una dogma di vincolo religioso, e questo lasciava quindi grande libertà nell'accettare intimamente l'ordine.

Ma quando, come in una setta, si è sottopopsti ad esame, ad un vincolo "religioso" che coinvolge anche la sfera intima della coscienza, allora molte barriere individuali cadono ed il "superiore" può avere buon gioco nel condurre dove vuole. Il fatto di riuscire a liberarsi dalle manovre e dagli intontimenti e coercizioni ricattatorie della setta neocatecumenale ha già del miracoloso, ha già in sé una spiegazione che arriva al trascendente, sappiatelo bene, voi che ne siete usciti !

giovedì 27 maggio 2010

Studi sulla manipolazione mentale. Impressionante corrispondenza con ciò che avviene nel cammino neocatecumenale

Lo scambio di riflessioni con un nostro lettore, mi induce a pubblicare una essenziale sintesi degli studi sulla manipolazione mentale presente sul nostro sito di riferimento. La propongo alla riflessione di tutti. Personalmente ho riscontrato impressionanti coincidenze con i metodi del cammino, che a questo punto potremmo definire di "manipolazione", anziché di "iniziazione", come indicato dagli statuti e considerato dalla Chiesa... Riterrei molto utile che, chi vuole, possa trovare i riscontri, che per me sono molto evidenti, attraverso la sua testimonianza.
Introduzione
In questa sezione viene discussa la possibilità che in gruppi religiosi vengano adoperate vere e proprie tecniche di manipolazione mentale. L'argomento è spinoso e nell'ambiente della psichiatria sorgente di molti dibattiti. [A questo proposito sento di dover chiarire subito che il cristianesimo, non è un "gruppo religioso" ma è Fede - adesione viva e personale che ha i suoi momenti e aspetti comunitari - ad una Persona: il Signore Gesù, Vivo e Vero, "la Via, la Vita, la Verità", che "vi farà liberi". La Chiesa cattolica apostolica ne è portatrice e custode fino alla fine dei tempi].

Eppure molti studi sono stati fatti su molte sette negli USA e nel mondo che tendono a dimostrare l'esistenza del controllo mentale. La Cia stessa ha condotto studi e ricerche sul controllo mentale; il che sembra dimostrare di avere a che fare con qualcosa di reale.

Molti critici dell'approccio al controllo mentale, sostengono che non si può parlare di controllo mentale perché è documentato che solo una percentuale delle persone sottoposte all'indottrinamento delle sette ne rimane imbrigliata. Questo argomento a me personalmente sembra debole.

Otto criteri per creare un ambiente in cui si esercita il controllo mentalecome enunciato da R. J. Lifton
È importante sottolineare che le tecniche di controllo mentale, come praticate all'interno di molti ambienti settari, non sono statiche ma evolvono nel tempo e si adattano anche per sfuggire agli schemi in cui si cerca di inquadrarle.

È pertanto necessaria una continua osservazione del fenomeno per poterne individuare le pericolose evoluzioni. In America questo importantissimo lavoro è portato avanti dal CAN (Cult awarenss Network). Questo ente, che è molto contrastato grazie agli ingenti capitali che le sette posseggono (molte, si sa, hanno carattere elitario e riescono ad insinuarsi ad alti livelli politico-economici), è consapevole della pandemica diffusione delle sette nel mondo moderno. Sa di trovarsi di fronte a un vero e proprio virus mutante che va costantemente monitorato.

Tornando agli otto criteri di R. J. Lifton, li enuncio qui di seguito lasciando al lettore il compito di applicarli al proprio caso.

Io personalmente [si tratta del nostro collaboratore Gherardo] li ho applicati ad un "gruppo religioso" diffuso come il cammino neocatecumenale e mi sento di dire che molti di questi criteri mi sembrano pericolosamente soddisfatti.
  1. Controllo ambientale.
    Si riferisce al controllo dell'informazione all'interno del gruppo. Con gradazioni varie si può passare dal bollare tutte le critiche esterne come provenienti da persone non "illuminate" e quindi possedute dal nemico (o da "satana") unitamente all'invito diretto o indiretto a non vagliare le suddette critiche per non contaminare il proprio percorso di "conoscenza superiore" che si sta compiendo nel gruppo-setta fino ad arrivare a condizioni, nei gruppi più distruttivi, in cui è praticato un vero e proprio isolamento con filtro sulla comunicazione con l'esterno.
    Il controllo della comunicazione umana è l'aspetto basilare dell'ambiente della riforma del pensiero. Consiste nel controllo di quello che l'individuo vede, sente, legge, scrive, sperimenta ed esprime. Va anche oltre a questo, e controlla la comunicazione dell'individuo con se stesso - i suoi stessi pensieri. Qualsiasi cosa diversa dalle sue stesse credenze viene esclusa. L'organizzazione a cui appartiene appare onnisciente, sembra che conosca e sappia tutto quello che sta succedendo [ha una spiegazione ‘logica’ per tutto].

    La realtà è di suo esclusivo possesso. In questo ambiente l'individuo è privato della combinazione tra informazione esterna e riflessione necessarie per testare la realtà e mantenere separate, in una qualche misura, l'identità individuale dall'ambiente circostante. L'individuo può sentirsi vittimizzato dai suoi controllori, e sente un senso di soffocamento.

  2. Manipolazione mistica.
    C'è una manipolazione delle esperienze che appaiono spontanee ma infatti sono pianificate e orchestrate dal gruppo e dai suoi leader al fine di dimostrare una ispirazione divina o un avanzamento spirituale e uno speciale carisma che permetterà al leader di reinterpretare eventi, scritture e esperienze a suo piacimento.

    Si cerca di provocare modelli comportamentali ed emotivi in modo che appaiano come scaturiti spontaneamente dall'interno dell'ambiente. Per la persona manipolata ciò assume il valore di qualità quasi mistica. C'è un senso di "scopo superiore" e i leader vengono proiettati sui membri come "depositari della verità". Diventando gli strumenti della loro stessa mistica, creano un'aura di misticismo intorno alla istituzione manipolatrice - il Partito, il Governo, l'Organizzazione ecc. Nel nostro caso si tratta di un "metodo di iniziazione", definita "cristiana", ma che presenta molte contaminazioni giudaiche e giudaizzanti.

    Il perseguimento di questo imperativo mistico sostituisce tutte le considerazioni di convenienza dell'immediato benessere umano. Il fine giustifica i mezzi. Puoi mentire, ingannare ecc. quelli al di fuori dell'organizzazione. L'associazione con l'"esterno" è solo per dare in qualche modo beneficio alla propria causa. I membri sono talmente assorbiti dalla loro ideologia da razionalizzare ogni suggestione ingannevole.

    I membri vengono sottoposti a frenetiche attività collegate al culto. Rimangono poco tempo ed energia per pensare al proprio stile di vita.
  3. Obbligo della purezza.Il mondo è visto come o bianco o nero e i membri sono costantemente esortati a conformarsi all'ideologia del gruppo e a sforzarsi per raggiungere la perfezione.
    L'induzione di senso di colpa e/o vergogna è uno strumento di controllo potente in questi casi. Tutto è in bianco e nero.

    L'ideologia dell'organizzazione definisce che cosa è ‘puro’ e che cosa è ‘impuro’. Solamente le idee, sentimenti ed azioni coerenti alle direttive e all'ideologia sono buone. La coscienza individuale non è affidabile. La presunzione filosofica è che si può ottenere l'assoluta purezza, e qualsiasi cosa venga fatta in nome di questa purezza è morale. Definendo e manipolando il criterio di purezza e ingaggiando una guerra a tutto campo contro l''impurità (il dissenso in modo particolare) l'organizzazione crea un mondo ristretto di senso di colpa e vergogna. In queste condizioni l'individuo, a causa della sua incapacità a vivere secondo questi criteri, si aspetta umiliazioni, ostracismo e punizioni e vive in uno stato di costante senso di colpa e vergogna.

    Dal momento che l'organizzazione è il giudice supremo del bene e del male, usa la colpa e la vergogna per controllare e manipolare i suoi membri. Agli occhi dei membri l'organizzazione diventa un'autorità illimitata, e il potere esercitato è evidenziato dalla loro capacità a "perdonare".

    Tutte le ‘impurità’ sono viste come originate dall'"esterno" (il mondo). Quindi, uno dei modi migliori per sollevarsi dal peso della colpa è di denunciarle con grande ostilità. Più colpevole uno si sente, e più grande è l'odio, e più ostile è la sua denuncia (del mondo esterno).
  4. Culto della Confessione.I peccati, come definiti nel gruppo, devono essere confessati sia a un "controllore" spirituale personale che pubblicamente al gruppo. Non c'è confidenzialità; i peccati, attitudini e mancanze dei membri sono discussi e sfruttati dai leader.

    Al di là delle sue espressioni religiose, legittime e terapeutiche, è bene precisare che nel culto distruttivo la confessione diventa un culto di per sé. La confessione, in questo caso, diviene un mezzo per capitalizzare le vulnerabilità personali a favore dell’istituzione confessionale; sussidiaria e marginale la “consolazione” nella pratica effettiva.

    Le sedute destinate alla confessione di solito avvengono all’interno di piccoli gruppi e sono accompagnate da verbalizzazioni di critica e autocritica. La forte pressione che si viene a ingenerare nell’individuo, diviene un elemento attivo per il processo del cambiamento personale.

    I culti ideologici si appropriano dei sentimenti di colpa e di vergogna dell’individuo, con il risultato di esercitare una forte influenza sui cambiamenti che il discepolo deve fare per essere ritenuto tale a tutti gli effetti.

    Rapporti alla leadership.
    Questo è strettamente legato all'obbligo di purezza. Le confessioni sono portate al di là delle espressioni della religiosità ordinaria, legale, o terapeutica, al punto da divenire esse stesse un culto. In mani totalitarie, la confessione diventa un mezzo di sfruttamento piuttosto che l'offerta di sollievo ai peccati.

    La confessione totalitaria è un atto di auto-resa, l'espressione della fusione tra individuo e ambiente. È una dissoluzione del sé, del talento e dei soldi. È conformità. Il culto della confessione ha effetti contrari ai suoi ideali di totale esposizione; piuttosto che eliminare i segreti personali li aumenta e li intensifica.
  5. Scienze sacre.La dottrina o ideologia del gruppo è presentata come Verità Ultima (perché frutto di ispirazione superiore o per altri motivi) e perciò non discutibile. La verità non può essere trovata al di fuori del gruppo. I leader, poiché direttamente ispirati dall'alto, hanno sempre ragione e non possono essere criticati.

    "Verità" assoluta.La loro "verità" è l'assoluta verità. È sacra, va oltre le domande. Viene richiesta reverenza alla leadership. Loro hanno TUTTE le risposte. Solo loro sono in possesso della "verità" rivelata. La visione morale definitiva diventa la scienza definitiva, e la persona che osa criticarla, o anche solo pensare criticamente, è immorale, irriverente e "non scientifica". La presunzione, qui, non è tanto che l'uomo può essere Dio, piuttosto che le IDEE dell'uomo possono essere Dio. Questo al membro da un senso di sicurezza. Sono fiduciosi e sicuri che possono avere la risposta alle domande o ai problemi più difficili.
  6. Linguaggio caricato.
    Il gruppo interpreta o usa parole e frasi in modi nuovi che spesso non sono comprensibili al "mondo esterno". Si tende a formare un "gergo" interno al gruppo al fine di costruire dei clichè o modelli semplificanti per interpretare la realtà che tendono ad alterare i processi di pensiero dei membri per conformarsi al modo di pensare del gruppo.

    Blocco del pensiero con l'uso di clichè.Tutto viene compresso in frasi brevi, fortemente riduttive e dal suono definitivo, facilmente memorizzabili e facilmente esprimibili. Ci sono termini "buoni" che rappresentano l'ideologia del gruppo, e termini "cattivi" per rappresentare qualsiasi cosa esterna che deve essere rifiutata.

    Il linguaggio totalitario è un gergo di forte divisione, molto chiuso, spietatamente valutativo. Agli esterni al gruppo questo linguaggio è noioso - linguaggio del non-pensiero. Ciò di fatto isola i membri dal mondo esterno. La sola gente che vi capisce sono gli altri membri. Gli altri membri possono scoprire se siete veramente dei loro da come parlate. Questo restringimento del linguaggio è costrittivo. L'individuo viene deprivato linguisticamente perché il linguaggio è un punto centrale dell'esperienza umana, quindi la capacità del membro di pensare e provare e sentire viene immensamente ridotta.

    Se all'inizio questo linguaggio caricato può dare un senso di sicurezza al nuovo arrivato, col tempo si sviluppa il disagio. Questo disagio ha come risultato di farlo ritirare all'interno del sistema e di predicare ancora di più per nascondere i suoi problemi e dimostrare la sua lealtà. Può anche produrre una separazione interiore, e la persona si mostrerà all'esterno in un modo diverso da quello che è interiormente. In entrambi i casi, la sua immaginazione sarà sempre più dissociata dalla vita reale, e potrà addirittura arrivare ad atrofizzarsi per il non uso.
  7. Dottrina superiore alla persona.Le esperienze personali del membro sono subordinate alla "scienza sacra" a ogni esperienza contraria deve essere negata o reinterpretata per adeguarsi all'ideologia del gruppo. Il mito ideologico si fonde a tal punto con la loro "verità" che la deduzione risultante può essere così potente e coercitiva da rimpiazzare semplicemente la realtà [Accordo = Realtà].

    Di conseguenza gli avvenimenti del passato possono essere travisati, riscritti o addirittura ignorati per renderli coerenti con la realtà attuale. Questa alterazione è particolarmente letale quando vengono imposte distorsioni alla memoria individuale. Obbligano il carattere e l'identità della persona a rimodellarsi per adattarsi al clone della loro mentalità. L'individuo deve adattarsi ai rigidi contorni dello stampo dottrinale piuttosto che sviluppare il suoi stessi potenziali e personalità.

    La supposizione che sta alla base di questo è che la dottrina (o la Parola) - inclusi i suoi elementi mitologici - è alla fine più valida, vera e reale di ogni altro aspetto del carattere umano o dell'esperienza umana.

    L'individuo sottoposto ad una pressione del genere è spinto in un intenso conflitto con il suo stesso senso di integrità, una lotta che si instaura in relazione ai sentimenti polarizzati di sincerità e non-sincerità. Il gruppo richiede assoluta sincerità, ma nello stesso tempo questa sincerità deve essere messa da parte dal cambiamento in atto nell'individuo, quando questi deve negare che il credo originale sia mai esistito. I sentimenti personali vengono soppressi, e i membri devono apparire per tutto il tempo contenti ed entusiasti.
  8. Dispensazione dell'esistenza.Il gruppo ha la prerogativa di decidere chi ha il diritto di esistere e chi no. Questo di solito va inteso non in modo letterale nel senso che quelli "esterni" al gruppo non sono salvati, sono "non consapevoli" e devono pertanto essere convertiti all'ideologia del gruppo. Se non si uniscono al gruppo o sono critici nei confronti del gruppo devono essere "rigettati".

    Pertanto, il mondo esterno perde ogni credibilità. In aggiunta, se qualcuno del gruppo dovesse lasciare il gruppo, anch'esso deve essere in qualche modo "rigettato". Se il membro dovesse allontanarsi dalla "verità", il suo diritto ad esistere cesserebbe e sarebbe dichiarato "morto".
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Questi criteri sono stati poi rivisti e aggiornati più tardi dalla dottoressa Margaret T. Singer:

Condizioni per esercitare il controllo mentale:
  1. Mantenere la persona all'oscuro di ciò che succede e su come viene cambiata un passo alla volta
    I nuovi membri potenziali sono condotti, passo dopo passo, attraverso un programma di cambiamento del comportamento senza essere messi a conoscenza di tutto il programma del gruppo. Il fine, a seconda del tipo di gruppo, è di far si che i potenziali membri comprano più corsi o si leghino in maniera più stretta al gruppo, affidandosi al leader.
  2. controllare l'ambiente sociale e fisico della persona. Specie il suo tempo.I nuovi membri sono tenuti impegnati con continui corsi o iniziative
  3. sistematicamente creare un senso di impotenza della persona al di fuori del gruppo.Il membro viene indotto a passare sempre più tempo in attività del gruppo. Pian piano gli vengono richieste alcune rinunce da piccole a grosse fin quando il coinvolgimento e' tale che senza l'assistenza del gruppo il membro non riesce più a percepire una possibile esistenza indipendente.

    Le rinunce sono richieste apparentemente in modo tale che la persona viene sottratta alla sua solita rete di supporto sociale e indotta pertanto a legarsi indissolubilmente al gruppo.

    Questo fine è raggiunto in vari modi: sottraendo le persone al loro normale ambiente sociale per un certo periodo di tempo immergendolo nelle attività di indottrinamento del gruppo.
  4. Creare sapientemente un sistema di gratificazioni, punizioni in modo da inibire il comportamento che riflette la precedente identità sociale del membro.La manipolazione delle esperienze può essere perpetrata attraverso through vari metodi di induzione di stati di trance, fra cui particolari tecniche di predicazione ritmata in modo da indurre stati di trance, canti particolari (nel cammino NC particolarmente coinvolgenti ed esaltanti), immaginazione guidata, lunghe sessioni di preghiere, letture o meditazione.

    I vecchi valori e schemi di comportamento sono discreditati o bollati come "male". La leadership vuole che questi vecchi schemi siano eliminati, così il membro deve sopprimerli.
  5. Creare sapientemente un sistema di gratificazioni, punizioni per promuovere un avanzamento del membro nel sistema del gruppo o nel praticare comportamenti approvati dal gruppo.
    Dimostrare di capire e accettare l'ideologia del gruppo viene premiato mentre l'espressione di dubbi e critiche incontra disapprovazione.

    Se uno pone domande o dubbi viene posto in condizione di credere che esse derivino da qualcosa di sbagliato in lui/lei.
  6. Realizzare un sistema chiuso logicamente indiscutibile che può essere modificato solo dal leader.
    Il gruppo ha una struttura piramidale. I leader sono posti in condizione tale da non poter essere messi in discussione.

lunedì 24 maggio 2010

Cosa si sta muovendo intorno alla Cina e ad una "nuova evangelizzazione" in quelle terre?

Cari amici,
metto insieme alcune recenti notizie, un intreccio ed un convergere di interventi e di intenti, perché ritengo siano collegate tra loro e delineino uno scenario per nulla rassicurante sulla "nuova evangelizzazione", soprattutto in Cina.

Abbiamo la notizia ufficiale che tra breve Benedetto XVI creerà un nuovo "consiglio pontificio" espressamente dedicato alla "nuova evangelizzazione". Non per i paesi di missione dove già opera la congregazione "de propaganda fide". Ma per i paesi di antica cristianità oggi in pericolo di perdere la fede. Quindi Mons. Fisichella e la nuova congregazione non avranno titolo ad occuparsi delle "terre di missione", ma solo dell'Occidente secolarizzato.

Nel Regina Caeli di ieri dice il Papa: "La memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, ci offre, domani 24 maggio, la possibilità di celebrare la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina". Mentre i fedeli che sono in Cina pregano affinché l'unità tra di loro e con la Chiesa universale si approfondisca sempre di più, i cattolici nel mondo intero, specialmente quelli che sono di origine cinese, si uniscono a loro - ha chiesto Benedetto XVI - nell'orazione e nella carità, che lo Spirito Santo infonde nei nostri cuori particolarmente nella solennità odierna".

Da AsiaNews registriamo le conclusioni emerse al convegno internazionale su “la Cina di oggi e Matteo Ricci”, tenutosi il 29 aprile scorso presso i Musei Capitolini di Roma:
"Il dialogo scientifico, culturale, religioso, iniziato da Matteo Ricci 400 anni fa è ancora molto attuale nella Cina di oggi segnata da un gigantesco sviluppo economico, che crea però anche abissali povertà, conflitti e un vuoto spirituale che può essere colmato solo da una proposta che sappia mettere insieme la scienza e lo spirito, l’economia e la libertà religiosa. A rischio fallimento è lo stesso programma della leadership cinese di costruire “una società armoniosa, un mondo armonioso”. Queste le parole di Mons. Sarah, Segretario della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli: "Nella Cina di oggi, ha concluso, c’è necessità di “armonizzare le conquiste materiali con quelle spirituali; il profitto economico e il rispetto dell’uomo; l’impegno nazionale e internazionale ha bisogno di risorse aperte alla ragione e allo spirito, vissute in amicizia fra l’oriente e l’occidente”. E ha lanciato un appello per un maggior dialogo fra la Cina e la Chiesa cattolica: ”È a questo lavoro e alla costruzione di rapporti ‘di simpatia, di amicizia e di solidarietà tra i popoli’ che la Chiesa desidera contribuire, nel rispetto reciproco e nella libertà, per continuare l’opera di Matteo Ricci e dei suoi successori, per amore di Cristo e della Cina”."
Inoltre, registriamo da "Italia Oggi" del 22 maggio scorso, questo servizio:
"Papa Benedetto XVI in Cina? Fantascienza, almeno per il momento: ma secondo alcuni rumors raccolti da Italia Oggi Oltretevere, sembra che il Vaticano e Pechino stiano cercando di allacciare un dialogo dagli sviluppi interessanti. Indiscrezioni segnalano che, auspice la “diplomazia parallela” della Comunità di Sant'Egidio, da sempre attenta al rapporto con l'ex Celeste Impero (che nel 1951 per ordine di Mao ha espulso la gerarchia cattolica fedele a Roma e istituito l'Associazione Patriottica, “chiesa” fortemente legata al regime di Pechino), la Cina starebbe cercando un interlocutore Oltretevere al di là dei tradizionali canali diplomatici vaticani. In particolare, secondo alcuni rumors la richiesta cinese sarebbe stata chiara: vogliamo un cardinale che si dedichi esclusivamente a questa missione. Qualcuno si spinge oltre affermando che i cinesi avrebbero chiesto addirittura un polacco. E si fanno un paio di nomi: Zenon Grocholewsky, classe 1939, membro della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli; e il suo confratello (e connazionale) Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, indicato come l'uomo giusto. Che ha pronunciato a Parigi il 16 febbraio scorso un interessante intervento all'Unesco su Matteo Ricci, il geniale gesuita che nel '500 allacciò i rapporti tra Roma e Pechino. Parlando di Ricci il cardinale ha detto: «Getta le basi di uno sviluppo della conoscenza reciproca e del dialogo tra Oriente e Occidente, tra Roma, centro della cristianità, e Pechino, dove da più di due secoli regnava la grande dinastia Ming», parole per alcuni intese come un messaggio verso Pechino. Sempre per Rylko, Ricci è una guida importante per la preparazione – 31 agosto / 5 settembre 2010 - del Congresso dei Laici cattolici dell'Asia. Ma perché questa presunta “apertura” di Pechino verso la Santa Sede e la conseguente fine della persecuzione dei cattolici cinesi? I rumors “spiegano”: contenere l'avanzata dell'Islam nell'ex Celeste Impero aprendo le porte (e i cuori) di milioni di anime all'evangelizzazione cattolica."
La Comunità di S. Egidio, anch'essa promotrice dei rapporti con l'ex celeste impero non ha bisogno della cosiddetta "Nuova evangelizzazione" per farsi avanti, ma si occupa d'altro... Quanto al cammino nc e Matteo Ricci sappiamo che, nel 2006 la "Fondazione Matteo Ricci", abbinata da decenni al Seminario Redemptoris Mater di Macerata, raccolse dal 5 per mille ben 455.000 euro, paradossalmente non si è distinta per alcuna iniziativa in quest'anno dedicato a Matteo Ricci e prosegue per i fatti suoi foraggiando le attività del cammino.

Contemporaneamente a questi fatti, a Fatima, dal palco delle famose 'alzate', Kiko Arguello tuonava a più riprese: "Abbiamo bisogno di 2000 sacerdoti per la Cina!" e sono anni che viene preparata ed attuata l'infiltrazione kikiana nei paesi asiatici.

Ed ecco, la Chiesa cattolica usata più che mai come un SUPPORTO per la diffusione della pseudodottrina kikiana. L'Arguello aveva BISOGNO della Chiesa cattolica pur disprezzandone la storia e la Tradizione nonché la Dottrina, la Liturgia e il Magistero....

L'Arguello si è servito e si serve della Chiesa cattolica pur disprezzando talmente Dottrina e Liturgia e prassi, tanto che ne ha creato delle nuove a sua immagine e somiglianza e che da più di 40 anni diffonde con la complicità - o per lo meno nell'incuria - di chi avrebbe dovuto vegliare e correggere. Disprezza talmente la Chiesa cattolica e la sua Dottrina che ha voluto e ottenuto dei seminari per inculcare la sua formazione ai suoi seminaristi, futuri presbiteri per il suo cammino. Oh, senza dubbio, i "suoi" seminaristi seguono anche il cursus ufficiale, che permetterà loro di passare gli esami, ma sappiamo che fanno il cammino e che obbediscono ai catechisti responsabili della loro formazione e supervisione e con gli insegnamenti e metodi del cammino vengono addottrinati.

Insomma una chiesa nella Chiesa, con la sua struttura, la sua gerarchia, i suoi ruoli, le sue prassi, il suo rito e via dicendo.... Ecco cosa sarà portato, non tanto alla Cina quanto ai cinesi, con la connivenza della Curia e di molti interessi e poteri che si intrecciano in questa direzione! E, quindi, come potrà realizzarsi, con l'"implantatio" anche in Cina delle comunità neocatecumenali che non si integrano con nessun'altra realtà ecclesiale, l'auspicio del Papa: i fedeli che sono in Cina pregano affinché l'unità tra di loro e con la Chiesa universale si approfondisca sempre di più?

sabato 22 maggio 2010

Shavuot ebraica (e neocatecumenale) e Pentecoste cristiana

Partiamo da una testimonianza concreta, che riporta quanto si compie in questi giorni, nel solito segreto, in ogni comunità neocatecumenale. “Nella mia parrocchia ogni anno le comunità si riuniscono a celebrare per tutto il tempo di pasqua in veste bianca, alla sera, di nascosto... mi sembrano le riunioni del Ku klux klan (non so se l'ho scritto giusto). Sono una anti-comunità, una anti-chiesa.” Si tratta della cosiddetta 'conta dei giorni' che separano Pasqua da Pentecoste. Vediamo da dove viene un'usanza del genere.

Sappiamo che Abramo non merita Eretz Israel (la ‘Terra d’Israele’, tema ricorrente nell’ebraismo, come oggi nel sionismo) fino a che non mette in pratica la mizvà dell’Omer: misura d'orzo offerta come primizia nelle festività agricole; gli ebrei non entrano nella Terra Promessa se non nel momento in cui sostituiscono l’Omer di Manna con l’Omer del frumento di Eretz Israel offerto come primizia. E così il cammino neocatecumenale, rivive, in perfetto stile giudaico, la ‘conta dell’omer’, facendo la ‘conta dei giorni’ che separano Pasqua da Pentecoste. cioè Shavuot (settimane), la festa che commemora il dono della Torah perchè essa è subordinata al conteggio dei giorni/scalini effettuati in direzione della Torah. Per cui ogni sera, da Pesach a Shavuot, gli ebrei (e i necoatecumenali) contano assieme ai giorni 49 misure di omer (significato simbolico diverso tra manna del deserto e ‘omer’=orzo e poi passaggio dall'orzo al frumento della Terra Promessa) per varcare 49 porte di Santità, manca la 50ma porta, che viene varcata a Pentecoste...

In effetti, se gli Ebrei si riconoscono Popolo al momento dell'accoglimento della Torah, noi Cristiani siamo il Popolo della Nuova ed Eterna Alleanza e ci riconosciamo Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, proprio a partire da quella Pentecoste che si rinnova per ogni credente. Noi non progrediamo nella vita nuova della Risurrezione se non partecipiamo all'Eucaristia, che è il nuovo Pane disceso dal cielo, come ce lo ha 'consegnato' (ci si è consegnato) il Signore nell'Ultima Cena e se non ci lasciamo purificare e vivificare dal fuoco dello Spirito che ha raggiunto gli Apostoli nel Cenacolo il giorno di Pentecoste e vivifica la Chiesa fino alla fine dei tempi.

"Ed in effetti il percorso Pesach-Omer-Shavuot è un percorso che serve a rieducare sia sotto l’aspetto materiale sia sotto quello spirituale. Se è vero che gli ebrei erano prossimi ad oltrepassare la cinquantesima definitiva porta dell’impurità allorché Iddio li trasse fuori dall’Egitto, il periodo del conteggio dell’Omer deve far loro risalire queste cinquanta tappe fino a giungere alla Torah. La Torah non si riceve in eredità, ma la si conquista giorno per giorno. La festa del dono della Torah è quindi senza data, accessibile a coloro che quotidianamente contano i propri successi in direzione della Legge". [Tratto dalla Parashat Emor]

Verifichiamo dunque come le radici ebraiche del cristianesimo sono riconoscibili anche nella strettissima corrispondenza tra la festa di Pentecoste ebraica (Shavuot= settimane), dove si ricorda il dono della Legge, e la Pentecoste cristiana, in cui – cinquanta giorni, sempre sette settimane, dopo la Pasqua – celebriamo la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa radunata nel cenacolo. Sì, perché possiamo dire che nella Pentecoste gli apostoli salgono con Maria al piano superiore, come Mosè sale sulle pendici del Sinai e sulla cima del monte riceve le mizwot Adonai, i precetti del Signore: la Torah. Ed in quel ‘piano superiore’ Il Signore effonde lo Spirito sulla Chiesa: la nuova Legge, lo Spirito del Signore Risorto, inscritta nei cuori dei credenti.

I parallelismi sono anche altri: come la voce di Dio sull’Horeb rinvigorisce la missione del profeta Elia e gli dona quello slancio definitivo contro l’idolatria dei falsi profeti, così nel compimento dei tempi lo Spirito con i suoi doni porta la Chiesa alla missione ed all’evangelizzazione. Come Mosè parla faccia a faccia con Dio, così e non più con la mediazione di Mosè, ma radicati e ‘trasformati’ nel Figlio diletto, lo Spirito ci permette di invocare Dio nei nostri cuori con l’appellativo di Abbà, l’affettuoso “Papà” del fanciullo che si rivolge al proprio padre, perché l'Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione e Ascensione del nostro Signore Gesù, ci ha introdotti nella "famiglia" del Padre.

Come vedete le differenze di contenuti sono sostanziali e, soprattutto, imprimono la fede della Chiesa e non fanno più vivere nel contesto precettistico, riproducente usanze giudaiche, che hanno altri contenuti ed altre attese e, conseguentemente, imprimono un’ “altra” fede. Perché noi cristiani viviamo il "già e non ancora" del Regno e, ogni giorno, compiamo un passo verso la Risurrezione definitiva, il "mondo a venire" ('olam ha-ba), che inizia già in questo mondo, per poi sfociare nella pienezza della gloria futura.

Allora è possibile comprendere che la Promessa di Dio rimane immutata nel corso della Storia della Salvezza, nel senso che noi cristiani siamo figli della Nuova Alleanza, definitivamente sancita dal Sacrificio del Figlio di Dio fatto uomo e il suo ricondurre tutto al Padre con la Risurrezione, Ascensione, invio dello Spirito; il che ha portato a compimento l'Antica. Continuiamo, quindi, a chiederci quale volto di Cristo venga presentato ai neocatecumenali, quale rapporto autentico con Lui, Vivo e Vero Presente nella Sua Chiesa fino alla fine dei tempi, vive e fa vivere questa cosiddetta “iniziazione" cristiana?

Quello che ho mostrato con essenziali riferimenti è il vero ri-conoscere le radici ebraiche della nostra fede; non è l'"insano archeologismo liturgico" applicato anche ad esse, delle quali nel cammino non si evidenzia la distinzione tra ciò che appartiene all'ebraismo e la 'trasfigurazione' e il compimento operati da Cristo e vissuti dal cristianesimo. Ciò può continuare ad accadere:
  • quando l' iniziatore di una realtà che vuole dirsi "ecclesiale" insinua da quarant'anni che il peccato è un'offesa solo alla comunità e non a Dio, e che il rapporto che va ricucito è solo quello sociale PERCHE’ COSI' DICE ISRAELE
  • e quindi scoraggia e deride il Sacramento della Confessione individuale per favorire in tutti i modi la confessione comunitaria, PERCHE’ COSI' DICE ISRAELE;
  • quando un iniziatore snatura la lavanda dei piedi fatta da Gesù e la trasforma nella pratica dello Yom Kippur permettendosi di definirlo un "sacramento" PERCHE’ LO DICE ISRAELE;
  • quando si ordina ai catecumeni di disconoscere i propri parenti che non apprezzano il Cammino PERCHE’ COSI' FACEVA ISRAELE;
  • quando di squalifica il Sacerdozio ordinato per conferire a tutti quella stessa dignità di consacrazione e "separazione per Dio" perché si equiparano sacerdozio ministeriale e battesimale, PERCHE' COSI' ERA IN ISRAELE;
  • quando un iniziatore si permette di prendere la Santa Liturgia eucaristica cattolica e trasformarla in una ridicola caricatura del Seder pasquale ebraico, permettendosi di dire (Carmen-catechesi sull'Eucarestia) che la Presenza di Cristo sull'Altare è uguale a come si faceva presente Jahve nella notte della pasqua ebraica e che quindi la pasqua ebraica è "un Sacramento" PERCHE' QUESTO CREDE ISRAELE;
  • quando un iniziatore si spinge a dire che la Presenza di Cristo nelle Specie Eucaristiche è solo in spirito e temporanea, cioè finisce col finire della Messa perché riduce l'Eucarestia al "carro di fuoco" cioè alla "Mercavà" ebraica che è la maggiore manifestazione della mistica esoterica ebraica, presente appunto nell'esoterico libro della Qabbalà, PERCHE' QUESTO LO CREDE ISRAELE;
  • quando un iniziatore invece di tenere sull'altare la Croce di Cristo e credere nel suo divino Sacrificio, pone sull'altare (trasformato in ipertrofica 'mensa') la menoràh o la hannukkià ebraica simbolo dell'antica alleanza di Dio con Israele e celebra non la Messa ma la pasqua ebraica PERCHE’ QUESTO CREDE ISRAELE;
  • quando un iniziatore si permette di infarcire i suoi insegnamenti con continui riferimenti alle credenze ebraiche e alle riflessioni rabbiniche, fino a giungere ad impartire a quelli che finiscono il Cammino catechesi sul Talmud (che è pieno di bestemmie contro Cristo e la Vergine Maria, chiamata “stada” che vuol dire prostituta, con i peggio insulti per i cristiani), catechesi sullo Zohàr, (detto “il libro dello splendore” che è l’insieme delle esperienze pseudo mistiche dei rabbini, con le loro concezioni cabalistiche di Dio e del mondo), PERCHE’ QUESTO CREDE ISRAELE;
  • quando farnetica insegnando ai super catechisti itineranti che quando Cristo (ma quale Cristo?) ritornerà, lo farà UNA NOTTE DI PASQUA (magari perché era ebreo e allora rispetta il “sacramento della notte”…); oppure che tornerà (vedi articolo di Giuseppe Gennarini) sul Monte delle Beatitudini in Galilea (per questo ha fatto costruire quella spelonca lì sopra, ma non si sa chi gli abbia dato questa notizia…) perché “L’UNIONE DEI CATTOLICI CON GLI EBREI SALVERA’ IL MONDO” (vedi recente citazione di Benamozegh). Ma il mondo non l’ha già salvato Cristo???
  • e fa tutto questo perché dice che NON SI PUO’ RISCOPRIRE IL BATTESIMO CRISTIANO SENZA “RITORNARE” ALLE FONTI EBRAICHE;
  • quando conclude il "suo" cammino con il pellegrinaggio alla Domus Galileae ed il Battesimo nel Giordano...