lunedì 13 novembre 2017

Vedove e Cammino neocatecumenale: destino finale. (Prima parte)

La tradizione neocatecumenale
delle coppe-insalatiera ottagonali
 

Riprendiamo alcuni commenti riguardo agli Hunger Games Neocatecumenali, altrimenti conosciuti come "invio a due a due".

Claudia ha detto:
 Ma quale evangelizzazione senza borsa né bisaccia? Cominciate a evangelizzare nel vostro piccolo: prendetevi cura dei vostri figli, dei vostri genitori, del vostro lavoro! È nella vita quotidiana che dovete evangelizzare. Non serve a nulla vagare per una settimana in una qualsiasi città, blaterando cose a caso.
Piantatela, per carità, con questi assurdi patetisimi! Non siete migliori degli altri, non siete santi, non avete capito il Vangelo meglio di chiunque! Volete rendervene conto?!

Pierangelo:
Neocatecumenali vergognatevi! Invece di perdere tempo nelle vostre orribili pagliacciate cercate di dedicarvi ai vostri figli, ai vostri genitori anziani.

Roberto:
Anche dei miei parenti stanno andando in missione. Non so dove e come perché purtroppo con i neocatecumenali non c'è dialogo. Io solo una cosa vorrei sapere: ma con quale autorità Kiko fa queste cose e perché la Chiesa le permette? È una cosa veramente allucinante. Prima queste cose sapevo le facessero solamente i seminaristi del Redentoris ma ora veramente sta esagerando. Ma poi questa non è blasfemia scimmiottare Nostro Signore? Scusate lo sfogo ma io veramente sono basito.

Sottolineiamo con Michela
Non serve a nulla vagare per una settimana in una qualsiasi città, blaterando cose a caso. Cosa direbbe il fedele camminante evangelizzatore davanti a questo? Rispondo io per lui, così non gli sottraggo tempo all'«evangelizzazione»:
"ma non sapete che figli, genitori e lavoro sono idoli da uccidere come il povero Isacco?"
"Liturgie" del neocatecumenalismo

Chiude un commento Anonimo proprio illuminante:
"vorrei aggiungere una cosa, ci penso da giorni:
nel video della presentazione del libro Kiko dice che le persone anziane non verranno mai lasciate sole in comunità perchè faranno parte della famiglia.
Non è vero!
Le persone anziane sole (quelle che non hanno figli in comunità) finchè ce la fanno ad andare in comunità e pagare la decima sono ben accette poi, quando non sono più in grado sono scaricate, tornano in famiglia (quella vera) e non sono piu' cercate nè ricevono telefonate o visite dai fratelli.
No decima, no party.
Le donne vedove sono mandate nei seminari a fare le badanti finchè ce la fanno e lasciano tutta la loro pensione alla comunità e/o al seminario.
La storia degli anziani accolti in comunità è falsa.
Le persone nel bisogno (non parlo del bisogno economico ma fisico e morale) vengono aiutate... solo con le "preghiere".
Preghiamo per te fratello o sorella. Punto.
Mi domando: se in una comunità, come è successo nella mia comunità, c'è una signora vedova e una coppia di anziani autosufficienti ma soli perchè senza figli (e non ricchi abbastanza da lasciar testamento) perchè invece di mandare "in missione" la vedova in seminario a fare la serva, non può andare a dare una mano e fare compagnia ai fratelli anziani?"


Conferma di ciò che in tanti abbiamo conosciuto: le persone anziane sono corteggiate fino a quando c'è da ricavarne qualcosa, poi vengono tristemente abbandonate, roba da famiglie disamorate, non certo da comunità cristiane, rigenerate in Cristo (ricordiamo la dolorosa esperienza del presbitero, abbandonato al suo triste destino, una volta divenuto inutilizzabile per l'itineranza). (vedi nota 1)

Ecco i frutti della fine del cammino, indossata la veste bianca, AMORE e UNITÀ.
Comunità neocatecumenale adulta
celebra il "Matrimonio spirituale" del Cammino


A proposito di anziani, prendiamo ad esempio le vedove che sono in cammino (i più indifesi il Signore li tiene sotto la sua speciale protezione, un posto privilegiato nella Scrittura è dedicato "all'orfano e alla vedova").

Il cosiddetto "Gruppo delle Vedove" viene strutturato nelle comunità che sono alla fine del percorso neocatecumenale.


Ecco l'esperienza di come funziona, raccontata da un ex fratello di una comunità che ha finito il cammino:

«Vi racconto questo sul "gruppo delle vedove".
Una di esse funge da responsabile, su indicazione dei suoi "catechisti" neocatecumenali.
Il gruppo si riuniva due volte al mese e, teoricamente, lo scopo era che queste vedove dovevano impegnarsi a pregare per l'evangelizzazionecon un'attenzione particolare per il seminario [neocatecumenale] di (omissis), che è quello più vicino.
Il vero scopo di tutto, per l'idea che mi son fatto, indovinate quale era? Che a fine anno queste vedove, tutte insieme, erano invitate a passare una giornata, con pranzo di livello, in seminario. Grande accoglienza ecc. ecc. Le vedove ovviamente raccoglievano una colletta, da lasciare come offerta. Gli ultimi anni il gruppo si è assottigliato e le vedove non erano più danarose come una volta e il bottino è stato davvero misero. Morale della favola?  Stop pranzi.  Finito il gruppo delle vedove.
Il rettore non le invita più e i kikatechisti hanno detto che non si riuniscano neanche più. Ovviamente la cosa non è stata posta in questi termini ma la sostanza è questa.
Non servivano più le vedove... Eppure, fino ad allora, i catechisti le assillavano letteralmente dicendo che tutte dovevano frequentare il gruppo. Qualcuna di loro, meno assidua, la minacciavano che non l'avrebbero portata avanti nei passaggi, se non avesse partecipato al gruppo delle vedove a cui era assegnata. Ma quando si è capito che avevano spremuto tutto... che era inutile continuare le visite al seminario... i pranzi e, soprattutto, le raccolte di denaro... Puff!... Non è poi così importante... lo scopo primario del gruppo... potevano fare a meno anche di riunirsi per pregare.
Dal racconto desumiamo anzitutto che, per i capi del Cammino, la potenza della preghiera è pari a zero (proprio ciò che pensano gli atei), mentre l'onore del pranzo in seminario è proporzionale alla ricca offerta.
Quella sì che è "fedeltà al carisma", altro che il pregare per l'«evangelizzazione» neocatecumenale...!


L'invio due a due per evangelizzare, in obbedienza a Kiko, della scorsa estate, è una cartina di tornasole, ci svela il suo vero volto e insieme passa al vaglio il Cammino, che ne esce piuttosto malconcio.

Mette in evidenza soprattutto le contraddizioni, il solito stile kikiano di dire e non fare, predicare in un modo e razzolare in un altro, sempre il peggior modo possibile.

Prima osservazione:
Di fronte ai neocatecumeni che, con la umiltà che li contraddistingue, si vantano di essere gli unici ad evangelizzare VERAMENTE "senza borsa ne bisaccia", restiamo perplessi e ricordiamo quel che Kiko ha detto:
«Ad ogni modo io non mi vergogno di chiedervi dei soldi, dato che è per prendere parte alla EVANGELIZZAZIONE MONDIALE ITINERANTE e sono certo che il Signore vi pagherà il 100 per uno».
Ascoltate bene:
Una evangelizzazione "senza borsa né bisaccia" che richiede una raccolta di soldi - altrimenti, come ha detto Kiko per invogliare i fratelli alla più grande generosità, qui si ferma tutto! - è un assurdo! (la richiesta è prima per far fronte agli ingenti debiti accumulati e poi per portare avanti tutto il costoso ambaradan degli itineranti).

Scusate, parliamo degli ITINERANTI?
Ma gli itineranti non erano quelli che avevano RINUNCIATO A TUTTO?
Sull'esempio di Kiko appunto, vivendo nella precarietà, affidati alla Provvidenza?

E le contraddizioni non finiscono qui:
Mentre gli itineranti, Kiko in testa, fanno la bella vita che è sotto gli occhi di tutti, al contrario, si svilisce il singolo individuo nella sua dignità e si pretende dagli adepti - dopo aver loro svuotato ben bene le tasche - IL TOTALE ABBANDONO DI TUTTI GLI AFFETTI LEGITTIMI, per servire la causa.


Fine prima parte


(nota 1)
Tra i tanti ricordi, un'altra storia particolare, che è perfetta sintesi delle considerazioni svolte e che sottolineo, a chiusura delle nostre riflessioni: la fine di un povero sacerdote e religioso, divenuto "presbìtero neocatecumenale per sempre" ridotto, dopo anni di cosiddetta "evangelizzazione" con una equipe di itineranti particolarmente talebani, in uno stato tale che non riesce nemmeno più quasi a parlare né a celebrare Messa.
Alla conclusione di tutto, fortunatamente per lui, è stato riaccolto nella sua famiglia di origine, che da sola se ne prende cura, ormai.
Ogni tanto qualcuno va a trovarlo.
Questo sacerdote non ha ancora compiuto 70 anni!
Il Cammino Neocatecumenale, ora che egli è inutilizzabile, lo ha completamente abbandonato.
Storie significative perché tutte simili, quante ne potremmo raccontare!
Chi ha frequentato con assiduità il Cammino per più di qualche anno può, da solo, dare nomi e volti a queste storie.
Ridotti a burattini in mano ai pezzi da novanta del cammino, i cosiddetti "presbiteri del cammino" vengono svuotati del loro essere sacerdoti, "usati" per poi, quando non ce la fanno più, essere gettati via.
Vivono una profonda solitudine!
Vittime sacrificate - come tanti altri innocenti - all'insaziabile Moloch del potente, implacabile, Cammino Neocatecumenale.
Fanno davvero una gran pena!
D'altra parte come loro tanti fratelli anziani delle comunità, ma di questo parleremo la prossima volta.

24 commenti:

  1. Noto, nei siti delle parrocchie neocatecumenalizzate, alcuni gruppi che altro non sono che sottoinsiemi del cammino: gruppi post cresima, gruppi delle vedove, gruppi catechisti, gruppi cantori, gruppi ostiari ecc.
    Sempre più il cammino cerca di presentarsi con diverse denominazioni, da un lato per fingere che parrocchie ormai arate e desertificate abbiano qualche attività sana al proprio interno, dall'altro per attirare qualche parrocchiano ignaro e avviarlo alle catechesi.
    Però a mio parere è anche un sintomo di fallimento del cammino: da solo non basta neppure a se stesso, è repellente per tutti, altro che il famoso "guardate come si amano!".
    Quando si prova solo a dire "neocat..." ecco sguardi che si abbassano e facce di circostanza.
    L'unico esperimento riuscito, a mio parere, è il movimentismo modello Family Day e l'impegno nel mondo della scuola; è riuscito proprio perché Gandolfini ha fatto togliere le mani a Kiko e catechistoni dal grande affare.
    Dopodiché, cercano di sfruttare l'indotto per strane iniziative come il Movimento femminile delle donne cristiane con patrona Carmen Hernàndez e come immagine simbolo una fila di donne in veste bianca e candela in mano (come le processioni pasquali e nelle celebrazioni della cinquantina degli eletti del cammino).
    Comunque, in sintesi, tutte iniziative nate per sfruttare i propri aderenti, non per altro, quindi assolutamente non esportabili al di fuori del clima plagiario delle comunità.

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  2. Il CNC si conferma nuovamente per quello che è: l'ennesima "baracconata" per tirar su soldi, resa più appetibile dai riferimenti cristiani sparsi qua e là (dico "riferimenti sparsi" perché, dopo aver letto gli articoli del blog, di cristiano il CNC sembra che abbia quasi solo il nome) giusto giusto per renderlo più appetibile.

    Dicono di voler aiutare i poveri e gli indigenti ma, con una faccia di bronzo incredibile, fanno l'esatto contrario: spremono i poveri disgraziati come arance mature, e li gettano via quando tutto il succo è esaurito. Non a caso, il loro bersaglio preferito sono vedove e anziani, soggetti più sensibili alle "esigenze spirituali" ed anche più facilmente circuibili.

    Un particolare degno di nota, che secondo me merita più approfondimento, è la clamorosa contraddizione in termini di Kiko, che pare essere passata totalmente inosservata agli occhi dei kikos: prima dice che l'evangelizzazione sarà "senza bisaccia nè sandali" (cioè allo sbaraglio e soprattutto a scrocco, come abbiamo letto nei mesi precedenti), poi dichiara che c'è bisogno di un'enorme raccolta fondi per finanziare l'evangelizzazione. La domanda che giustamente viene posta è: ma se è senza bisaccia né sandali, a cosa serve la raccolta fondi?

    Ecco, questo è un ragionamento che una mente lucida riesce a fare senza problemi. Non ci vuole molto: -dico che una cosa è gratis- ---> -chiedo soldi per quella cosa- ---> -mi pare evidente che i conti non tornino-.
    Il fatto che i CNC non siano riusciti a fare un ragionamento del genere non significa che siano stupidi, ma è l'ennesima prova che il CNC si configura come una setta, che blocca la capacità di ragionamento dei propri adepti (la famosa "circoncisione" della ragione).

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  3. Quando leggo lo scempio che il Cammino fa alle anime e alla psiche di molte persone, mi arrabbio. Come mi arrabbio quando i camminanti dicono di ubbidire alla Chiesa mentre stanno disubbidendo.
    Ma post come questo, oltre che farmi arrabbiare, mi fa anche ridere.

    Mi sembra di vedere una commedia basata sugli equivoci: Kiko parla di missione senza borsa né bisaccia, e chiede soldi per riempire la sua borsa e la sua bisaccia.
    Nel Cammino ci sono gli scrocconi e gli scroccati. Gli scrocconi sono i "profeti" che convincono gli scroccati ad essere generosi con lo spauracchio che, altrimenti, sono idolatri.
    E così chi campa da ricco sul sudore altrui non ci pensa nemmeno ad essere idolatra, perché idolatra è chi, seppur donando, a giudizio del catechista potrebbe donare di più.

    E pensare che in questa commedia le macchiette, invece di essere attori quali Totò e Peppino o Franco e Ciccio, ci sono spesso professori, dottori, avvocati, ecc. Tutti presi per il naso da Kiko.
    Una vera isteria di massa. Chaplin potrebbe farci un film: "Il grande fondatore"

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  4. Essere cristiani seri è un conto, essere cristiani seriosi, che si prendono troppo sul serio, è esilarante.

    Un esempio di ilarità è il presentare Carmen, l'isterica fumatrice, arrogante e aggressiva, come una santa.
    Un'operazione che coi gonzi del Cammino, desiderosi di farsi prendere per il naso e pagando pure il biglietto, funziona molto bene.

    La storia della "santità" di Carmnen, infatti, è boccaccesca. Nel vero senso della parola.
    Kiko sembra essersi ispirato alla novella di Boccaccio SER CIAPPELLETTO.

    Dice il Boccaccio che questo Ciappelletto era l'uomo più cattivo e perverso che fosse mai apparso sulla faccia della Terra e, dopo averne combinate di tutti i colori, si trova sul letto di morte.
    A questo punto pensa bene di ingannare ancora gli altri: fa chiamare un santo frate e finge di confessarsi in modo tale da sembrare un santo. La confessione, naturalmente, è sacrilega, ma il frate non lo sa.

    Ai funerali il frate fa un'omelia in cui esalta ser Ciappelletto e il popolo ignorante, impressionato, comincia a considerarlo un santo e a chiedere grazie, che spesso vengono esaudite, ma non per l'intercessione di Ciappelletto, che sta all'inferno, ma perché Dio, che guarda al cuore, esaudisce le preghiere fatte col cuore.

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  5. Bravo Pietro, avevo dimenticato ser Ciappelletto, esempio davvero calzante!👏👏👏

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  6. A riguardo degli anziani devo dire che non sono pochi quelli che finiscono per ritrovarsi chiusi in casa a non far nulla, preda di crisi depressive, o che si isolano dal mondo smettendo anche di andare in comunità, per passare giornate intere a guardare la televisione. Ne conosco diversi esempi e mi dispiace non poter essere più esplicito.
    Anche molte "zitelle" del cammino fanno o rischiano di fare la stessa fine, se non si adeguano al sistema. Risultano felici quelle che si danno da fare per la causa senza lamentarsi (servizio nei seminari, servizio presso famiglie, ostiarie). Il resto è, letteralmente, mobilio da saletta.

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  7. @ Pietro.....N D C.
    E così chi campa da ricco sul sudore altrui non ci pensa nemmeno ad essere idolatra, perché idolatra è chi, seppur donando, a giudizio del catechista potrebbe donare di più.

    _________

    Aggiungo un altro doloroso particolare.
    Stroncano sul nascere i giudizi dei donatori a vita sul loro alto tenore di vita - gli itineranti non si fanno mancare NULLA, le macchine che possiedono, tutte di grossa cilindrata, sono quasi sempre dono dei loro catechizzati - puntualizzando, in ogni occasione, che gli tocca perché loro sono FIGLI DI RE e l'OPERAIO HA DIRITTO AL SUO SALARIO........

    Ma S.Paolo, per non dare scandalo, si manteneva col lavoro delle sue mani.
    Dove è scritto, a proposito, che gli apostoli SONO FIGLI DI RE?

    Che re poi?
    Nerone forse,
    Non il Cristo in Croce.

    Pax

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  8. A riguardo degli anziani devo dire che non sono pochi quelli che finiscono per ritrovarsi chiusi in casa a non far nulla, preda di crisi depressive, o che si isolano dal mondo smettendo anche di andare in comunità, per passare giornate intere a guardare la televisione. Ne conosco diversi esempi e mi dispiace non poter essere più esplicito.

    Purtroppo l'anziano è vittima di naturali patologie senili, forse meno frequenti nella civiltà contadina che ormai non esiste più. In ogni caso per sottrarsi dai negativi effetti dell'ipnosi televisiva si può benissimo leggere, ascoltare musica, fare un poco di giardinaggio, curarsi di un animale. Ci sono poi i centri anziani. Mio padre, che non ne era un fan, ci andava abbastanza spesso per farsi una semplica partita a carte o per prendere un caffè in compagnia.
    Le parrochie stesse danno la possibilità di brevi gite in pullman.
    Infine, con una salute decente, la vita non finisce a 70 anni, bisogna pure autostimolarsi,
    Lo dice un prossimo settantenne che va regolarmente in scooter a godersi qualche angolo della provincia e non è che chi scrive non sia abbondantemente "acciaccato".

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  9. Permettetemi una leggera divagazione.

    Il problema "anziani" è innanzitutto un problema della società: fino al dopoguerra erano pur sempre a carico della famiglia - che non si poneva il problema di sbarazzarsene -, o al più delle accoglienze di certi conventi (in genere di qualcuno che lasciava una ricca eredità al convento in cui lo avrebbero ospitato quando avesse voluto ritirarsi).

    Il meccanismo delle pensioni, in sé giusto, insieme al boom materialista-consumista, ha avuto come sottoprodotto la solitudine degli anziani. È stato nel dopoguerra che sono stati inventati -per necessità- il "centro per anziani", il gruppo degli anziani della parrocchia, ecc., finché la diffusione di massa della televisione ha reso tutto sommato marginali tali iniziative. La solitudine si accontenta sempre della distrazione più facile.

    L'«andare in comunità», cioè l'insignificante attivismo neocatecumenale, non ripara dalla solitudine, così come l'andare allo stadio: hai intorno a te decine di migliaia di persone che la pensano allo stesso modo, tristi quando tu sei triste, allegre quando tu sei allegro, eppure ti senti più solo di prima. Stessa cosa nelle comunità neocatecumenali: le etichette e l'attivismo non rimediano alla solitudine, sono solo un surrogato. Quando non lo avvertono più come un "dovere religioso", vanno in comunità come distrazione, e presto si stufano anche di quella: distrazione per distrazione, si dicono, meglio la tv, che non richiede fatica di uscire, e che non ti bagna quando piove. (oppure: meglio gli amici atei, che non recitano un copione scritto dai cosiddetti "catechisti").

    Insomma, non credo si possa considerare l'«andare in comunità» come una risposta alla solitudine degli anziani. Non è una risposta. È solo un fardello pseudoreligioso in cui occorre ipocritamente recitare la parte dei membri zelanti, e quindi è normale che un anziano che cerchi rimedio alla solitudine smetta di andare in comunità.

    Se uno cerca i sacramenti, la parrocchia è già sufficiente, perché prima della Messa non sei costretto a recitare una parte, durante la Messa nessuno ti controlla se reciti la parte, dopo la Messa vai via senza dover recitare una parte.

    La mentalità neocatecumenale spaccia per feature compresa nel prezzo lo stare in compagnia e in allegria, allo stesso modo in cui la spacciavano i centri Bingo (l'americanata che in teoria doveva arricchire i politici sinistrorsi e che ebbe a stento un decimo del successo che avevano previsto).

    In realtà la compagnia è un effetto collaterale di una vera condivisione di immutabili verità di fede. A dire "Gesù ti ama, Gesù è risorto" sono tutti bravissimi, anche i protestanti. Ma non basta la ripetizione di slogan evangelici per trasformare un'assemblea di singoli che desiderano santificarsi attraverso i sacramenti, in una compagnia di persone affiatate in cui qualche anziano possa trovarsi a suo agio. Questo si può capir bene in terre di continua persecuzione.

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  10. Ebbi modo di confrontarmi, molti anni fa, su questo tema.
    Vi racconto la storia di un signore molto anziano, in una comunità dove io ero catechista c.d. non in ruolo.

    (ero stato votato ma, nonostante il mio attivismo, non ero visto di buon occhio dai catechisti capi e venni messo "in quarantena"; nonostante ciò ebbi possibilità di frequentarne le riunioni e partecipare a Porto San Giorgio agli incontri con i catechisti di tutto il mondo. Ad oggi reputo tale situazione un dono del Signore per me: ebbi modo di vedere le loro storture da "spettatore", senza invischiarmi mai direttamente nelle loro sozzerie).

    Questo signore venne per molti anni in comunità; era molto dignitoso nelle sue croci: rimasto vedovo campava con pochissimi soldi, quasi abbandonato dai figli, eppure sempre dignitosissimo. Ricordo di non averlo mai visto vestito male alle celebrazioni, sempre in giacca e camicia...
    Parlava sempre e, nonostante ciò, veniva considerato dai membri della comunità e dai catechisti un "rompiscatole".

    Ad oggi capisco che tali persone non hanno nessun peso nel cammino: poveri che non possono dare decime e ne aiuti in termini di lavoro. Assolutamente da espellere alla prima occasione.

    L'occasione avvenne al II passaggio: appurato che il tizio non aveva una pensione tale da contribuire in maniera solida, venne puntualmente umiliato davanti a tutti in modo indecoroso. Gli venne dato dell' idolatra e del religioso naturale...
    Aveva più di 80 anni, anche volendo fosse vero, esiste il dono della carità verso i più deboli. Che i catechisti non ebbero in quel caso.

    Il povero A. lasciò la comunità, non avendo altra scelta essendo stato impossibilitato a continuare. Nonostante questo venne sempre a messa la domenica.
    Io poi lasciai quella cittadina, e non seppi più nulla di lui per anni.

    Lo scorso mese incontrai per caso un suo figlio, ci fermammo a parlare e mi raccontò che era morto da alcuni anni in maniera naturale ed era sereno quando accadde.
    Gli feci le mie condoglianze scusandomi di non essere potuto venire ai suoi funerali, "non si preoccupi", mi disse "tanto non c'era nessuno della sua comunità a salutarlo in chiesa"...

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  11. Gli anziani e il cammino? Ne vogliamo davvero parlare?

    Allora, fino a qualche anno fa era considerato un grandissimo scandalo, quindi proibitissimo in comunità, lasciare in case di riposo gli anziani delle famiglie neocatecumenali, dai catechisti ai piccoli. Semplicemente proibito, “non è cristiano”, e non riuscivano a capire la differenza tra abbandonare letteralmente un anziano e approdare a una soluzione logistica resa necessaria dalle circostanze senza crearsi alibi di alleggerimento.
    Mi spiego meglio, ci sono famiglie i cui anziani, magari costretti sulla sedia a rotelle e bisognosi di assistenza continua sono sì lasciati in una struttura ma non per questo abbandonati, con i familiari che vanno a trovarli tutti i giorni e si prendono carico appieno della situazione.
    Nell’ipocrita cammino invece gli anziani, in qualunque situazione, dovevano necessariamente rimanere a casa, e questo era considerato di per sé un grande atto di fede, peccato che a nessuno veniva in mente di specificare che non basta tenere fisicamente a casa un anziano per non trascurarlo, non basta tenerlo fisicamente lì per poter dire in coscienza di stare provvedendo a lui dal punto di vista fisico e morale. Anche perché era ovvio che pure se ti tenevi l’anziano in casa per obbedire al cammino, questo poi non ti autorizzava certo a essere meno presente in comunità. Quindi il risultato era che gli anziani in casa dei neocat molto spesso erano trofei da esibire, croci di cui lamentarsi ma accuditi malissimo, come spesso neanche il più cinico degli atei si sognerebbe di fare.
    Adesso la situazione è un po’ cambiata nel senso che col tempo si è alleggerito il giudizio sulle strutture e case di riposo (magari ne ha avuto bisogno qualche catechista di alto livello e si sarà sparsa la voce che non è poi così male), comunque tutto il resto del discorso non cambia.

    Ma passiamo agli anziani del cammino, quando arrivano al capolinea e non sono più in condizione di essere presenti, diciamo la verità, 9 su 10 vengono completamente dimenticati e anche prima di questa fase la comunità se ne prende carico a parole, ma non adatta di una virgola le sue prassi alle esigenze degli anziani. Se in una comunità mediamente giovane c’è la signora anziana che non ce la fa a fare tardi la sera, credete che a qualche fratello venga scrupolo a tirar tardi? Se timidamente chiede di poter essere riaccompagnata a casa prima della cena garanti perché dopo essersi fatta un paio di ore di incontro, di iniziare a cenare tra le 23 e le 24 non ha le forze qualcuno la accontenterà, o se lo farà non glie lo farà pesare?

    Infine, capitolo depressioni senili in comunità: un disastro totale. Perché la verità è che dopo una vita spesa letteralmente in termini di energia, soldi, tempo ecc. solo ad uso del cammino, nella maggioranza dei casi si rimane con un pugno di mosche in mano, e senza la consolazione dell’autentica fede cattolica, con l’immagine scolpita del Dio cattivo e vendicativo secondo Kiko, e con tutta quell’attitudine ai sensi di colpa e al giudizio continuo verso tutti che il cammino instilla ad ogni occasione. E intanto ti sei giocato tutti gli altri rapporti, tutte le passioni, la possibilità di coltivare un hobby ecc, e sei in una fase della vita che anche volendo non riesci più ad adattarti a qualcosa di diverso.
    Se non è un buon motivo per cadere in depressione questo…

    Scusate la brusca franchezza, ma sono temi che sento molto.

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  12. Pax:

    questa dei FIGLI DI RE non l'avevo mai sentita!
    Non basta essere figli di Dio?
    E' vero, la Chiesa dice che siamo, in conformità a Cristo, sacerdoti, RE e profeti, ma questo vale indistintamente per TUTTI i cristiani.

    Questa dei "figli di re" non credo appartenga alla tradizione cristiana.
    E chi sarebbe questo re, se non è Gesù? Forse Kiko?

    Sembra che il titolo di "figli di Re" manifesti una distinzione di CASTA, perché se c'è un re e ci sono dei principi, devono esserci anche dei SUDDITI.
    E sei i principi girano in auto lussuose solo perché si fregiano di un titolo "nobiliare", allora l'espressione FIGLI DI RE è priva di risvolti spirituali

    Siamo sempre lì: la decima non è per i poveri, ma rappresenta una TASSA da versare nelle casse del re (e dei suoi "figli")

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  13. @ C.

    Grazie per la esperienza che hai voluto condividere.
    Proprio vero e anche molto triste, poiché posso confermare quanto dici: i fratelli più umili, senza possibilità economiche, verso i quali si potrebbe esercitare la carità ( in tutti i sensi) da parte degli altri fratelli appartenenti alla medesima comunità per realizzare l'essere UNO in Cristo, vengono emarginati fino alla prima occasione in cui i catechisti li fermano, impedendogli di continuare il cammino.

    Una persona molto dignitosa, come dici, morta serenamente quando ormai era stato cacciato, quindi semplice cristiano della domenica, il cui figlio si dimostra persona molto garbata.

    Mi domando tra quelli che hanno continuato il cammino, promossi agli scrutini e paganti decima, è possibile trovarne con lo stesso spirito mansueto, sereno, senza pretese?
    Sappiamo solo che tutti lo hanno dimenticato.

    Pax

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  14. La vedova con la figlia con bambini piccoli che è nell'impossibilità di lasciare il seminario perchè prima devono trovare chi la sostituisce ne vogliamo parlare?

    E questa povera donna che vorrebbe godersi la sua vecchiaia con i nipoti non sa come tornare a casa.
    Certo potrebbe fare le valige e andare via, ma a che prezzo?
    Di sicuro l'esclusione dalla Comunità e i sensi di colpa.

    Realtà purtroppo

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  15. La fabbrica delle false sante:

    domani sera alle 18 nell'auditorium della CEI sulla via Aurelia a Roma, ci sarà lo show di Kiko accompagnato dal cardinale Schönborn e da Costanza Miriano, con la scusa della presentazione dei (falsi) Diari di SanCarmen SanHernandez 1979-1981 (sottinteso: fino al 2016 diventeranno più ampi dell'enciclopedia Treccani).

    Si tratta di un evento puramente pubblicitario e ristrettissimo, perché l'auditorium - normalmente affittato per convegni medici e altre robe, può ospitare un evento di massimo 280-300 persone, e se vengono solo i grossi super-catechisti già non c'è più posto. Da notare che a poca distanza ci sono sale congressi da 500 a 6000 posti ciascuno anche più economiche.

    Da notare pure che lo stesso edificio dell'auditorium contiene la sede della Caritas, di TV2000, della Fondazione Migrantes, del Sostentamento Clero, ecc.: praticamente fare una presentazione lì significa -ehm- elargire qualche soldino alla CEI.

    Naturalmente la Costanza Miriano già da tempo era ammalata di Kikite Arguellite, poiché un mesetto fa disse: «Il 15 novembre avrò l'onore del tutto immeritato di presentare con Kiko Arguello e il Cardinal Schonborn il libro di Carmen, il suo diario... (Ohimé) non sono all'altezza... mi farò coraggio... A Roma all'Auditorium di Via Aurelia 796. Ci sono solo cinquecento posti. Se tre o quattro famiglie del cammino portano tutti i figli abbiamo già finito lo spazio!»

    Se i 280 posti a sedere raddoppiano solo col venire annunciati ("cinquecento posti", perbacco!) significa che ogni neocatecumenale porterà il proprio gatto, criceto, canarino o anatroccolo di gomma. Altro che famiglie "con tutti i figli".

    p.s.: è possibile sapere quanti euro è costato l'invito ai "fortunati privilegiati" incaricati di marcar presenza per applaudire?

    RispondiElimina
  16. By Tripudio ha detto:
    Ammalata di Kiko Arguellite :-)
    C'è da crederci, considerando cosa ha scritto sulla sua pagina FB. Si mediti il primo capoverso in https://www.facebook.com/costanza.miriano/posts/10213340806467583

    "I diari di Carmen sono un corpo a corpo di una donna con il suo Sposo, che lei per tutta la vita non si stanca di cercare, perché sa che Lui colmerà la sua voragine".

    E' un testo profondissimo, che stimola tante domande.
    1) "Un corpo a corpo?" Cosa è, la Transverberazione di santa Teresa d'Avila del Bernini?
    2) "che lei per tutta la vita non si stanca di cercare". Ma è lo Sposo o l'amante? Lo perdeva spesso e doveva andare a cercarlo?
    3) "Sa che Lui colmerà la sua voragine"? Addirittura una "voragine", non qualche vuoto? Dopo esperienze mistiche, dopo aver sentito la Madonna che le chiedeva di fare comunità, ancora aveva una voragine? E quando la colmi, una simile voragine?
    4) Con una simile voragine andava in giro a fare catechesi sull'Eucarestia?
    5) La voragine l'ha mai confidata in uno scrutinio? Manco Kiko ne sapeva niente?

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  17. Questa cosa della voragine interiore che Dio sarebbe tenuto a compensare, non è la prima volta che la sento, da parte di neocatecumenali e catto-hippy vari. Però, un conto è rendersi conto del fatto che la nostra Anima è poca cosa senza la presenza vivificante di Nostro Signore, altra cosa è la reductio Dei ad amicum cordis mei, con tutta la superficialità e le ubriacature sentimentali del caso.

    Il secondo approccio non mi piace, perché sdogana il culto delle proprie debolezze e, alla fin fine, di se stessi. Un cristiano ci tiene a non lasciare alcuno spazio alle voragini, per quanto gli è possibile ed invocando sinceramente l'aiuto di Dio. E combatte spiritualmente, per timor di Dio e per responsabilità amorevole verso il suo prossimo, non certo per vano eroismo.

    Valle a capire queste neofemministe conservatrici che si mettono dietro alle dottrine di... Kiko Arguello! Io ci capisco solo che una linea di pensiero, se non spiralizza almeno due volte su se stessa, non risulta accettabile!

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  18. Grazie a Lino e a Dorothea per le loro riflessioni sulla viragine (voragine della virago).
    Leggevo stanotte la vita della fondatrice delle Ancelle della Carità e informo anche gli estensori dei Diari di Carmen e la grande giornalista cattolica Miriano che sono tante le sante che riferivano d'essere attaccate dal demonio, che ispirava loro pensieri blasfemi anche durante l'adorazione, ma Carmen è l'unica che io conosca ad essere attaccata giornalmente da pensieri depressivi, bilanciati da esaltazioni, un vero e proprio bipolarismo!
    Fra l'altro, da una rapida scorsa delle pagine dei diari, mai che la serenità ritornasse dopo una bella confessione (di cui non parla, forse per modestia).
    Mandare in giro quel volumetto citandolo ad esempio di santità da imitare, è un'operazione criminale, perché il malessere di una coscienza che riconosce di essere su una strada che la porta a sprofondare in sé piuttosto che avvicinarsi a Dio non sarà più visto come un sintomo da cui affrancarsi uscendo da una forma di spiritualità malata, ma piuttosto come la manifestazione di un'anima eletta.

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  19. Guam: l'avvocatessa neocatecumenalessa (e incidentalmente responsabile della comunità di cui è "fratello di comunità" il vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron) chiede altro tempo (un altro mese e mezzo, fino al 31 dicembre) per "pensare" alla questione "risarcimenti" qualora il giudice non le permetta di affossare il processo con la solita perfida scusa che sarebbe "passato troppo tempo" dalle molestie.

    Vogliono spingere questa faccenda alle calende greche. Ma è ancora lontanuccio il 1° novembre 2020, giorno in cui il deprecabile Apuron compirà 75 anni e diventerà "pensionabile" conservando il titolo di arcivescovo emerito, giorno dopo il quale potrà anche andare in galera, tanto un vecchio emerito non serve a nessuno, né alla Santa Sede, né al Cammino.

    Per di più il soggetto patì un infarto nel 2010, quindi non è detto che viva ancora tanto a lungo. Se morisse adesso resterebbe negli annali come "arcivescovo accusato ma non condannato", cosa che fa molto contenti i pedofili che ronzano nei sacri palazzi e ancor più i neocatecumenali (per i quali è più importante il prestigio della propria setta che l'accompagnare un arcivescovo a marcire tra le fiamme dell'inferno con i pedofili come lui).

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  20. Purtroppo c'è tanta gente che non si regge in piedi da sola e ha bisogno di stampelle, qualsiasi esse siano, al punto che pure una vecchia pazza isterica va loro bene.
    Sono come quelle mogli/amanti/ fidanzate / compagne che sono contente di essere prese a schiaffi quotidianamente. E' un segno di attenzione verso do loro! Un pernacchio alla Totò è l'unico emetico per commentare i mal di pancia di una demente prepotente.
    Anonimo

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  21. Ringrazio Lino peri aver evidenziato questo:

    "I diari di Carmen sono un corpo a corpo di una donna con il suo Sposo, che lei per tutta la vita non si stanca di cercare, perché sa che Lui colmerà la sua voragine"

    La Miriano pensa che usando parole forti, estreme, faccia fare una bella figura alla Santa di categoria superiore, un gigante ineguagliabile, tutta al superlativo.

    Lei stessa pensa di fare una bella figura e guadagnarsi l'apprezzamento del sommo Kiko.
    Mentre dimostra solo di essersi avventurata in un campo che non le appartiene con somma ignoranza.

    Valentina, poi, assesta il colpo di grazia.
    Nulla da dire! Voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di confutare con argomentazioni.

    Per la confessione, ovviamente, non trovi nulla perché non credo la praticasse granché per il bene della sua anima (vedi catechesi sul Sacramento dal libro delle Catechesi iniziali).

    Come detto altre volte, non risulta che Kiko è Carmen, nel loro cinquantenario impegno al servizio della Chiesa, siano stati seguiti mai da
    un direttore spirituale o abbiano mai obbedito a qualcuno, come tutti i santi hanno fatto abitualmente.

    Nulla al di fuori del loro reciproco rapporto conflittuale, nel quale queste due tormentate personalità si sviluppavano e evolvevano negli anni, ha avuto una qualche influenza su di loro.
    Nessuno aveva accesso al loro mondo o potere sulle loro paranoie.

    Pax

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  22. Lo "sposo" di Carmen sarebbe Kiko? Ma allora finalmente lo ammettono?

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  23. @Lino
    "I diari di Carmen sono un corpo a corpo di una donna con il suo Sposo, che lei per tutta la vita non si stanca di cercare, perché sa che Lui colmerà la sua voragine".
    ---
    Questa affermazione della Mirano, è "inconsciamente" pregna di sesso; un mega lapsus freudiano o tecnicamente "atto mancato".

    Un bravo psicoanalista ci scriverebbe un bel saggio; il resto l' hai detto tu.

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  24. Questa sera 15 novembre 2017 ATTESISSIMO.....
    alle 18 nell'auditorium della CEI sulla via Aurelia a Roma, ci sarà lo show di Kiko accompagnato dal cardinale Schönborn e da Costanza Miriano, con la scusa della presentazione dei (falsi) Diari di SanCarmen SanHernandez 1979-1981 (sottinteso: fino al 2016 diventeranno più ampi dell'enciclopedia Treccani).

    FINALMENTE
    Ci togliamo anche questo pensiero.
    Se quanto evidenziato è solo l'antipasto.....ne sentiremo delle belle....
    Fidati Ruben, non solo un saggio, un bravo psicanalista aprirebbe una nuova frontiera tra psichiatria e psicanalisi.

    Pax

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