mercoledì 16 settembre 2020

Inizio Corso 2020/21 (Porto San Giorgio 10/13 settembre): Il Signore in questa Eucarestia ci dà una "parola" per questa convivenza.


Tratto da un contributo di Veterano:


Dall'Enciclica "Dives in Misericordia" (30 novembre 1980) di Papa Giovanni Paolo II:

È ovvio che una così generosa esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della giustizia. La giustizia propriamente intesa costituisce per così dire lo scopo del perdono. In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l'oltraggio arrecato. La riparazione del male e dello scandalo, il risarcimento del torto, la soddisfazione dell'oltraggio sono condizione del perdono (n°14).


Kiko incita al peccato disincentivando la giustizia,
esaltando il malfattore che superbo accoglie il perdono 
della sua vittima, umiliata di fronte a lui. 
È una realtà contorta e insopportabile!
 
 



Anche i catechisti parrocchiali dei bambini per la Prima Comunione hanno ben chiaro quanto l'Enciclica espone: preparandoli per la Prima Confessione spiegano loro per bene che il pentimento è una condizione indispensabile per ricevere il perdono e che altra cosa indispensabile è il proposito di non peccare più.
Insomma Dio è Misericordioso ma anche molto "esigente", come significato nella recita dell' "Atto di dolore". (ho notato da sempre come cosa strana, ma non troppo, che nelle Penitenziali neocatecumenali non è prevista per l'assoluzione neanche la recita dell' Atto di dolore. Chi sa mai il perché!)

Pensando a chi ha vissuto - all'ombra del cammino e per opera tante volte di chi avrebbe dovuto essere piuttosto di esempio - l'esperienza terrificante (puntualmente e abilmente insabbiata) fatta di soprusi, di veri e propri abusi e violenze, non si può sopportare la superficialità con cui tante volte si affronta il tema del perdono.

“Io ho dato la mia vita per questo mio figliolo, 
  perciò se tu non lo assolvi, lo assolverò io”.


Domenica 13 settembre questo l'argomento  delle Letture della Messa che, se non bene illustrato nell'omelia, rischia di trasformarsi in uno scudiscio che va a colpire impietoso sempre le stesse ferite aperte, facendole sanguinare ancora e ancora.

Si ritorna sull'argomento, perché avere a che fare col Cammino comporta inevitabilmente, prima o poi, lo scontro col problema del "perdono".

Potremmo dire che il Cammino, in un modo o nell'altro, finisce sempre per avere molto "da farsi" perdonare!

Le letture di questa Domenica, poi, neanche a farlo apposta, sono le letture dell'eucarestia della Convivenza di Inizio Corso 2020/2011, tenuta da Kiko proprio in questi giorni a Porto San Giorgio. 

Tema particolarmente scottante che ha sollevato tante questioni tra Cammino ed ex-camminanti, tra vittime e carnefici all'interno dell'esperienza e tante inconcludenze ha fatto emergere tra la catechesi sul perdono predicata nell'esperienza e quella della Chiesa Cattolica.

La Parola non va mai strumentalizzata, come ad esempio fa il Cammino per garantirsi una eterna impunità  nei suoi mali costumi, e non va banalizzata come accade tante volte, purtroppo, nell' Omelia domenicale.

Domenica 13 settembre, della XXIV settimana del Tempo Ordinario - Anno A  

Esordisce il libro del Siracide.
 
Sir 27, 33 – 28, 9 

Perdona l'offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. 


Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui. 


E Kiko va a nozze!

Continua il Vangelo di questa Domenica incentrata sul perdono.

Mt 18,21-35. 

Quante volte dovrò perdonare al mio fratello? Sette volte? Gesù risponde: no sette, ma settanta volte sette. Cioè sempre. (nota)

Va evidenziato in primis che la domanda è posta a Gesù dall'Apostolo Pietro. E Quando Gesù risponde a Pietro risponde alla Chiesa.

Il Catechismo Cattolico chiarisce bene questo concetto:

dal Catechismo del Concilio di Trento parte 1, art.9, par.123

Nessun peccato è irremissibile nella Chiesa.
 

Questa potestà della Chiesa non è ristretta a certe specie di peccati e non si può ammettere o pensare delitto così enorme che la Chiesa non abbia potestà di rimetterlo, come non c'è uomo così infame e scellerato che, qualora si penta davvero dei suoi misfatti, non debba avere speranza certa di perdono. E nemmeno tale potestà è circoscritta a un dato tempo. A qualunque ora il peccatore vorrà tornare alla salvezza, non dovrà essere respinto, come ha insegnato il nostro Salvatore quando rispose al principe degli Apostoli, che lo interrogava su quante volte (sette forse?) si dovesse perdonare ai peccatori: "Non sette, ma settanta volte sette" (Mt 18,22).

Lo stesso racconto del servo malvagio che Gesù fa in Mt 18,21-35 spariglia le carte rispetto alla interpretazione distorta del cammino. Comprenderemo come Gesù non intende imporre un perdono tra i fratelli aprioristico che sia svincolato, alla maniera neocatecumenale, da ogni giustizia.

Gesù rispose infatti:
"Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.".

Servo malvagio... 
Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno,
così come io ho avuto pietà di te?

 

Tutti conosciamo il racconto del servo a cui viene condonato il debito di diecimila talenti per aver supplicato il padrone ma che a sua volta non ha misericordia del suo fratello/debitore nei suoi confronti di cento denari che ugualmente lo implora. E qui succede un fatto davvero singolare.

E' scritto nel Vangelo:
 
"Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto".

Accidenti, ragazzi! Spioni e pure giudicatori.

Se fosse vera la interpretazione neocatecumenale del "perdono" Gesù avrebbe risposto loro all'istante: "Tu parli e pensi male del tuo fratello, credi di essere migliore tu di lui? Chè tu non saresti capace di commettere simili ripugnanti carognate? TU GIUDICHI! TU DEVI PERDONARE! E stai molto attento perché ...se no ti tolgo la mano dalla testa e...".

No, Gesù non risponde così, ma chiama "malvagio" il servo ingrato e lo consegna in mano agli aguzzini.

Ordunque, cosa più complessa è il perdono cristiano di un lasciapassare per i malfattori, di un salvacondotto sine die per tutti i delinquenti, con buona pace di tutti gli angariati, sfruttati, malmenati.
Ha grande rilievo la parabola che racconta Gesù per chiarire bene il senso della sua risposta a Pietro.

E ora torniamo daccapo.

Avevamo iniziato così:

Dall'Enciclica "Dives in Misericordia" (30 novembre 1980) di Papa Giovanni Paolo II:

È ovvio che una così generosa esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della giustizia. La giustizia propriamente intesa costituisce per così dire lo scopo del perdono. In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l'oltraggio arrecato. La riparazione del male e dello scandalo, il risarcimento del torto, la soddisfazione dell'oltraggio sono condizione del perdono (n°14).


Rileggendo ora tutto è chiaro e lampante.


Una interpretazione artatamente distorta che si posa sul terreno minato lasciato dal Cammino Neocatecumenale in tante anime devastate si trasforma nel definitivo "colpo di grazia".

Questo grida vendetta a Dio! Grida giustizia, come il grido dei servi "spioni" che, dispiaciuti (n.b. questo è il termine che utilizza Gesù nel Vangelo di Matteo"), ricorrono al loro padrone.

Questo stesso grido dovrebbe essere udito dai big del Cammino Neocatecumenale riuniti a Porto San Giorgio attraverso l'ascolto del Vangelo proposto proprio dalla Liturgia della domenica in cui la convivenza si conclude (nulla è a caso, non è vero?!).

Sono 50 anni che, a detta loro, "servono" il Signore. Quando inizieranno ad imitarlo sul serio?

Il testardo perseverare nei loro comportamenti dimostra che tra i catechisti del cammino ci sono persone inique che non hanno nessun diritto di autodefinirsi pastori, come invece fanno con ingiustificata presunzione.

E' sempre più evidente che se costoro non correggono gli indisciplinati e non amano per sé la correzione questo dimostra solo che è proprio tutto il sistema ad essere marcio.

________________________________________
(nota)

Nota per un approfondimento conclusivo di Veterano:

Vale la pena ricordare che Gesù apparteneva per nascita al popolo ebreo. La mentalità ebraica era la mentalità di Cristo. Si colgono spunti meravigliosi se ci si addentra in quello che fu il suo mondo col dovuto rispetto. (Questo per evidenziare che non si guarda con diffidenza alle radici ebraiche - la cui conoscenza piuttosto ci aiuta tantissimo per una migliore comprensione delle Parole di Gesù - ma alle solite false interpretazioni del Cammino, che ha fatto man bassa per il suo tornaconto anche in questo campo).
I Rabbini appunto dicono che sono "settanta" le interpretazioni che si possono dare ad ogni singola parola del Tanak, ma tutte devono dare Gloria a Dio, altrimenti non è "Giusta interpretazione".

Cosa significano i numeri sette e settanta. Entrambi hanno significati precisi, il sette che si pronuncia Shebà significa anche "Patto" scritto con le stesse lettere e la stessa vocalizzazione. Settanta è un numero fondamentale per il popolo ebraico e ogni volta che compare nell'antico testamento originale, cioè il Tanak, è scritto con la lettera iniziale con carattere più grande delle altre lettere, come noi facciamo quando scriviamo la prima lettera dopo il punto. Settanta significa "Discernimento", attributo indispensabile a chi sta ricevendo nelle sue mani le chiavi del regno dei cieli. Quindi quando Cristo dice a Pietro: non ti dico sette volte, che già significa il patto che noi abbiamo ricevuto da Dio stesso, cioè la vita (legato alla creazione di tutte le cose in sette giorni, compreso il riposo), ma settanta volte sette, gli ricorda anche il "Discernimento" cioè, perdonare sempre avendo presente il "Patto del Discernimento": perdonare sì, ma non andando contro la giustizia, attributo inscindibile dalla natura di Dio che ci dona proprio il discernimento.    

In ogni caso il risultato a cui si giunge è di una libertà enorme e combacia appieno con il Magistero della Chiesa, per esempio quello che ha detto S. Giovanni Paolo II nella sua Enciclica.

46 commenti:

  1. La misericordia scandalizza i rigoristi, e la giustizia scandalizza i lassisti.

    Sia gli uni che gli altri non riescono a capire come faccia Dio ad essere contemporaneamente infinita misericordia e infinita giustizia.

    Eppure, per capirlo, basterebbe loro ricordare che l'uomo è dotato di volontà. Che può ravvedersi, convertirsi, cambiare vita, e può chiedere misericordia e può chiedere giustizia (e sono entrambe richieste legittime, nonostante ciò che pensano - e insinuano - sia i rigoristi che i lassisti).

    Piccola parentesi: il Cammino riesce a compiere entrambi gli errori - sia il rigorismo moralista puritano (causato dalla superbia del credersi più cristiani dei "cristiani della domenica"), sia il lassismo idolatra e pagano (comodissimo quel loro autoassolversi, "eh quando il Signore mi toglie la mano dalla testa ne combino di ogni!", che tradotto in italiano è: "mi sono autorizzato a peccare quando mi pare e piace, tanto il Signore perdona sempre, è tutto automatico).

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  2. Uomo Libero!!!!!!!!!!!16 settembre 2020 11:09

    SENZA IL CAMMINO, CI SAREBBE STATO MENO INQUINAMENTO UMANO, TEOLOGICO E AMBIENTALE...

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  3. Certo, proprio una Parola 'ad hoc' hanno avuto a Porto San Giorgio i convocati alla Convivenza di Inizio Corso di Kiko, Pezzi e Romero!
    Una Parola rivolta a Pietro, alla Chiesa, perché abbia una natura di perdono, di bontà, di compassione e, nello stesso tempo , di discernimento nella fede.
    Nel Cammino ho sentito molto esaltare questi concetti di amore al fratello visto come nemico, di sopportazione delle offese ma mai ho sentito mettere in luce l'importanza dell'umile ammissione delle proprie colpe ed il proposito sincero di non commetterle più e di ripagare il debito.
    Inoltre l'osmosi neocatecumenale è molto deficitaria: l'ultimo degli adepti deve sottoporsi alle umiliazioni inflittegli dai suoi caporalmaggiori ma, viceversa, mai questi accettano di chinare il capo di fronte a chi, nella catena gerarchica, sta sotto di loro.
    Cioè, come spesso abbiamo detto, nel Cammino vige il clericalismo più bieco, ed è sconosciuto il concetto cristiano che il primo debba essere il servo di tutti.
    Da questo, e dalla convinzione che l'uomo non possa non peccare, idea perversa che nega l'azione della grazia, deriva iloro peccato originale. Da una teologia erronea, non poteva che derivare un errata antropologia.
    O forse hanno modellato la teologia su loro stessi?
    Pensandoci bene, questa seconda ipotesi mi convince di più.

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  4. Dall'Enciclica "Dives in Misericordia":

    "In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l'oltraggio arrecato."

    Nel Cammino si proclama e si attua l' inverso, causando uno stravolgimento dei sensi che deturpa l' anima dell' aderente sin nel profondo.
    In quei meandri si sente parlare della misericordia a senso unico, ossia slegata dal suo rapporto essenziale con la giustizia; la mia esperienza personale richiama molto bene il concetto in oggetto.
    Vado subito ai fatti: dopo aver subito un danno ad opera di un katechista, ho assistito con i miei occhi al progredire nefasto della perversa dottrina kikiana in oggetto, che ha condotto ogni singola anima del cammino, sacerdoti inclusi, a nutrire pietà e misericordia per il malfattore e a condannare la mia esigenza di giustizia. Mi esortavano a chiedere perdono per aver dichiarato la Verità, poiché così facendo avevo complicato la vita familiare e la carriera ncn del fetente. Un tentativo ignobile di far cascare delle colpe su di me e rendermi, secondo il loro dire, umile, quell' umiltà alterata che in cammino coincide con la mortificazione illogica che lede spirito, psiche e dignità. Fatto sta che io, proprio grazie al santo Rosario che Kiko e Carmen tentarono di strapparmi dal cuore senza riuscirvi, non ho chiesto il perdono che astutamente mi richiedevano, e soprattutto non ho mai taciuto la Verità.

    Non è certamente un caso che sia capitata questa Parola in coincidenza di questa Convivenza.

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    1. Davanti alla tua storia ci si sente impotenti. Non mi commuovo per la sofferenza che hai avuto ma per il coraggio che hai dimostrato e che è di esempio a tutti.

      Rebel dice che tutti hanno avuto pietà del malfattore ma che nessuno ne ha avuto per lei. È quello che succede in tutte le comunità, il peccatore è sempre compreso, basta che non si scaglia contro il cammino, allora no, in quel caso è ritenuto spregevole.

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    2. Trovo un parallelo fra la vicenda di Rebel e le parole della lettera di Pietro: "ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo.
      Loro v'inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati".
      L'ostinazione e il coraggio di questa ragazzina nel dire la verità e nel non lasciarsi intimidire, l'ha resa, da pietra di scarto, usata e buttata da parte, una pietra angolare in cui in molti hanno inciampato: responsabili grandi e piccoli, presbiteri, su su fino a Kiko e Carmen.
      Basterebbe questo unico grave accadimento, non dovuto al caso, ma a una vera e propria grave anomalia genetica del Cammino Neocatecumenale, a far capire che non è ispirato da Dio perché inciampa sempre laddove una vittima innocente chiede giustizia.
      Infatti, riprendendo la lettera di Pietro, leggo:
      "Loro v'inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati. Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce".
      È chiaro che chi inciampa sull'innocente non è stirpe eletta, non è sacerdozio regale, non è il popolo che Dio si è scelto per compiere la sua volontà.


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    3. Quando qui diciamo che il Cammino viene dal demonio, parliamo esattamente di questo.

      In qualunque ambiente si può trovare l'ingiustizia, e anche i difensori dell'ingiustizia, e anche i difensori dei difensori. Ma quando praticamente tutti fanno cerchio attorno all'ingiusto e condannano univocamente l'innocente, quando praticamente tutti aggrediscono chi dice la verità (aggrediscono perché sanno che la verità danneggia il prestigio della setta e dei suoi capicosca), allora capisci che c'è un problema serio di ordine spirituale, che non è più una tifoseria che nega un calcio di rigore, è proprio la necessità di tutta la setta di calpestare la verità per conservare il prestigio. La permanenza nella setta richiede la complicità coi peccati dei capicosca della setta.

      Ora, in qualità di cattolici, la notizia che un "itinerario" sedicente cattolico inverte deliberatamente il bene e il male, ci allarma. Noi cattolici chiamiamo male il male. Sappiamo che un'ingiustizia resta ingiustizia anche se a compierla è qualche VIP ecclesiastico. Anzi, quando si tratta di un VIP, siamo i primi a reclamare la sua rimozione, perché chi ha un incarico (lecito o illecito) di guida delle anime, ha una colpa maggiore quando compie ingiustizia.

      Invece nel Cammino i "VIP" - dai cosiddetti "catechisti" fino al vescovo pedofilo neocatecumenale - vengono protetti, vien loro dato rifugio, fanno la bella vita a spese dei fratelli delle comunità, e più sono "VIP" kikiani e più sono al di sopra di ogni regola. Se non riesci a pagare una "Decima" ti massacrano; ma se un cosiddetto "catechista" ti rovina la vita, sei addirittura tu a dovergli chiedere perdono. È chiaro che questo è il contrario di ciò che vuole Dio. Il Cammino non viene da Dio, non è ispirato dallo Spirito, non ha alcun "insieme di beni spirituali". Il buono del Cammino è solo nel cuore dei singoli che ancora non si sono trovati davanti al bivio: scegliere se esserne complici o se essere cattolici. Nostro Signore vede nel segreto dei cuori e non lascerà impunita nessuna più piccola ingiustizia.


      (Nota: il mandato dei cosiddetti "catechisti" è da considerare come minimo "illecito", perché davanti a Dio non hanno alcun titolo per guidare anime).

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    4. Purtroppo, per la mia esperienza, chiunque fa del male viene protetto nel Movimento Neocatecumenale, anche se a farlo sono semplici "fratelli". Poi la protezione si estende su su a salire.
      E' proprio un modus valido incondizionatamente, perché chi pecca contro l'altro o anche soltanto dando scandalo, è meritevole di comprensione ed amore, mentre i legalisti-farisei che denunciano il male, sono appunto giudicatori e moralisti.
      Questa è la loro filosofia, a tutti i livelli.
      Noi iniziammo a denunciare tante cose che non andavano bene nella comunità, credendo inizialmente di avere la comprensione dei catechisti, perché erano cose oggettive ed anche il parroco le rilevava.
      Invece di comprensione ed ascolto trovammo giudizio: dovevamo fregarcene e tacere, dire solo cose buone.
      Siccome noi insistevamo, fummo presi sotto l'ala dei regionali, che in maniera chiara deplorarono le situazioni che avvenivano in comunità, ma non mossero un dito verso i nostri catechisti che già avevano cominciato a perseguitarci, nel vero senso del termine, con azioni anche infami, oltre che con le parole.
      Poi, dopo un po' di tempo, i regionali ci dissero che se volevamo stare in comunità dovevamo obbedire ai catechisti perché, testuali parole "Non c'è cammino senza obbedienza ai catechisti". Nemmeno alla chiesa, ai catechisti.
      Fu interpellato anche Kiko sulla questione ed anche lui disse che "dovevamo stare sottomessi ai catechisti". Punto.
      Quindi: i fratellini presero forza perché si sentivano appoggiati e difesi, i nostri catechisti difendevano i fratellini, i regionali difendevano i nostri catechisti e Kiko, il sommo, difendeva tutti quelli che avevano mani in pasta.
      Sicché non è il peccato solo dei Vip ad essere taciuto e difeso, ma proprio quello di tutti.
      E' una strenua difesa del peccato in via generica, nemmeno del peccatore, perché al peccatore non viene MAI detto nulla per aiutarlo a ravvedersi, ma anzi, sta simpatico perché conosce sé stesso.

      Anche a noi fu detto ripetutamente di andare a chiedere perdono a chi ci aveva fatto del male "per i giudizi che avevamo fatto" a causa del loro male.
      Ma ci si rende conto?
      Nemmeno noi lo facemmo anzi, tagliammo proprio i ponti.

      L'ho sempre sostenuto e lo ribadisco: l'aspetto più discutibile del Movimento Neocatecumenale è proprio la questione del peccato.

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  5. Bellissimo articolo in quanto io mi rivedo nei servi spioni. Proprio ieri riuscii finalmente a parlare col vescovo ausiliare per denunciare le opere del cammino. Soprattutto sulla ostia da asporto avvenuta nel periodo di Pasqua e la decima che nessun soldo andrà mai alla parrocchia. Anche il fatto che il catechista, durante un secondo scrutinio disse che il suo capo é l itinerante di zona e non il vescovo. Il vescovo ausiliare non avendo tanta conoscenza del cammino ha detto che farà una sua piccola indagine e contatterà Roma per più approfondimenti sul cammino. Adesso io non mi aspetto che chiudano il cammino in questa zona ma almeno la mia parte l'ho già fatta. Come dice santa Caterina di Siena:Dire la verità è come respirare, rimanere in silenzio é un altra forma di consentire la menzogna e a volte così grave quanto la menzogna stessa.

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    1. Bellissima la frase di Santa Caterina!
      Mi congratulo per quanto hai fatto. Certo, la tua denuncia sarà una goccia nel mare...ma, come hai detto tu stesso, tacere avrebbe voluto dire prendersi una responsabilità ancora maggiore.

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    2. Purtroppo il vescovo potrebbe ricevere notizie "confortanti" da Roma (a Roma i kikos hanno parecchi amici), cioè venire dissuaso dall'agire contro il Cammino (ci sono parecchi ecclesiastici che hanno paura di perdere la bustarella di soldi kikiani oppure di trovare intralci nella loro carriera).

      Però, davanti a Dio, quella denuncia andava fatta. Possono restare sordi sulle faccende dei soldi, possono fingere di non aver capito che i cosiddetti "Catechisti" proclamano apertamente di infischiarsene dei vescovi, ma non possono restare in silenzio e senza colpa davanti a Dio quando si tratta del Santissimo Sacramento trattato come una pizza take-away.

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  6. Concordo con Anonimo Texas: bellissimo articolo.

    Il concetto perverso del perdono secondo Kiko penso sia conseguenza del: "non si può non peccare".
    Se non si può non peccare il perdono non è una grazia ma è dovuto.
    Se il peccato è "normale", cioè in defnitiva non è peccato, il perdono è ridotto a un'opera gnostica.
    Che si può non peccare ce lo dimostrano i santi che, dacché si sono offerti a Dio senza condizioni, non hanno più peccato (ameno gravemente).

    E’ vero che dopo il peccato originale, l’uomo può inconsapevolmente comportarsi in modo sbagliato.
    Ma tali errori soggettivamente non costituiiscono mai peccato perché manca l’avvertenza.
    Ed è vero che l’uomo, a causa del peccato originale può essere condizionato a commettere certi errori che, se non proprio annullano la colpa, la attenuano facendola anche passare da grave a lieve, a causa di una mancanza di consenso. Ma questa situazione generalmente denota un’immaturità o una vera e propria patologia.

    Ma nei casi ordinari, se c’è la buona volontà, c’è SEMPRE la grazia necessaria per rinunciare al peccato.
    Questa è la “regola” che insegna la Chiesa.
    Insegnare diversamente significa non essere cattolici.
    Proclamare semplicemente che non si può non peccare, equivale a non credere alla potenza della grazia.
    Per questo il Cammino è una setta gnostica: al di là di quello che dicono i camminanti, agiscono come la grazia non ci fosse. Come fossero le opere a salvare.

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  7. Chi minimizza il peccato, minimizza la misericordia.
    Dire che la vittima deve perdonare è dire bene al male e male al bene. E' deminiaco.
    Un amore che non prevede la giustizia per le vittime di torti, cioè per i poveri e i piccoli del Signore, non è amore, così come un amore che non prevede la possibilità della redenzione non è amore vero.

    Il perdono può essere offerto, ma non esiste senza espiazione dell'anima e senza dolore.
    Un perdono senza espiazione è come l'amore senza la verità, che può condurre a giustificare perfino gli abomini del vescovo neocatecumenale Apuron

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  8. Anni fa nella mia comunità un responsabile ha tradito la moglie con una signora di un' altra comunità. Vi dico solo questo, il responsabile è stato aiutato e non ha avuto conseguenze, invece la donna è stata mandata in un' altra comunità situata ad un' ora di distanza. E non è tutto, ha dovuto subire anche l' umiliazione di chiedere perdono alla moglie tradita davanti a tutta la comunità. Anche io ho voluto concretizzare con un' esperienza l' argomento del post. E ce ne sarebbero da raccontare....

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    1. Dalle mie parti, quasi 20 anni fa, c'era un pezzo grosso a livello regionale che era particolarmente rigido durante gli scrutini, soprattutto relativamente alla sfera sessuale.
      Ebbene, a un certo punto, è scappato con una donna di un'altra comunità, lasciando la moglie e 5 figli. Ovviamente il tutto è stato abbuiato e anche chi faceva domande in merito veniva messo a tacere o otteneva risposte evasive.
      Poi, dopo qualche tempo, pentito e contrito è tornato sui suoi passi ed è stato anche promosso a responsabile regionale dei centri vocazionali.

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    2. Potrei raccontarne più di una di storie come queste...
      Quello che le accomuna generalmente è che alla donna viene sempre attribuita la gran parte della colpa. Nel Cammino la donna è sempre colpevole: quando vuole realizzarsi nel lavoro, quando non china il capo di fronte ad un marito assente, nel migliore dei casi, violento nel peggiore. La donna è colpevole nei casi di adulterio perché si sottintende che è lei che ha tentato l'uomo e siccome l'uomo non può non peccare, in fondo che colpa ha? E' semplicemente caduto. Infine, la donna (secondo il Cammino) è generalmete colpevole nei casi di femminicidio, perché spesso il fatto è preceduto da una separazione, magari chiesta dalla donna. Nessuno però si chiede il perché quella donna ha chiesto la separazione o voleva chiederla: magsri il marito era violento, magari la convivenza era un inferno... . Ma no, bisogna invece capire il marito deluso che si sentiva solo e allora ha ucciso la madre dei suoi figli, un egoista smisurato! La donna è anche colpevole quando magari non ce la fa o non se la sente di fare un figlio dietro l'altro e si rifiuta di avere rapporti nel periodo fertile (... in uno scrutinio mi è capitato di sentire anche questa...). A pensare che mia figlia avrebbe "dovuto" frequentare quell'amnbiente mi venivano i brividi; a mia moglie ancora di più. Penso che se le donne decidessero in blocco di lasciare il cammino, questo farebbe un sonoro tonfo per davvero...

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    3. Potrei raccontarne più di una di storie come queste...
      Quello che le accomuna generalmente è che alla donna viene sempre attribuita la gran parte della colpa. Nel Cammino la donna è sempre colpevole: quando vuole realizzarsi nel lavoro, quando non china il capo di fronte ad un marito assente, nel migliore dei casi, violento nel peggiore. La donna è colpevole nei casi di adulterio perché si sottintende che è lei che ha tentato l'uomo e siccome l'uomo non può non peccare, in fondo che colpa ha? E' semplicemente caduto. Infine, la donna (secondo il Cammino) è generalmete colpevole nei casi di femminicidio, perché spesso il fatto è preceduto da una separazione, magari chiesta dalla donna. Nessuno però si chiede il perché quella donna ha chiesto la separazione o voleva chiederla: magari il marito era violento, magari la convivenza era un inferno... . Ma no, bisogna invece capire il marito deluso che si sentiva solo e allora ha ucciso la madre dei suoi figli, un egoista smisurato! La donna è anche colpevole quando magari non ce la fa o non se la sente di fare un figlio dietro l'altro e si rifiuta di avere rapporti nel periodo fertile (... in uno scrutinio mi è capitato di sentire anche questa...). A pensare che mia figlia avrebbe "dovuto" frequentare quell'ambiente mi venivano i brividi; a mia moglie ancora di più. Credo che se le donne decidessero in blocco di lasciare il cammino, questo farebbe un sonoro tonfo per davvero...

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  9. Stavo leggendo questa riflessione sul vangelo di oggi e mi fa venire in mente il comportamento dei camminanti...
    Oggi, Gesù constata la durezza di cuore della gente del Suo tempo, almeno dei farisei che si sentivano così sicuri di sè stessi che non c’era chi potesse convertirli. Non si immutano né davanti a Giovanni Battista, «Non mangiava pane né beveva vino» (Lc 7,33), e lo accusavano di essere posseduto da un demonio; né si immutano davanti al Figlio dell’uomo che «mangia e beve», e Lo accusano di “mangione” e “ubriacone” e di essere, inoltre, amico di «pubblicani e di peccatori» (Lc 7,34). Dietro queste accuse occultano il loro orgoglio e la loro superbia: nessuno deve pretendere di voler dar loro lezioni; non accettano Dio ma si attribuiscono arbitrariamente il posto di Dio,ma di un Dio che non li smuova dalle loro comodità, privilegi e interessi.

    Anche noi corriamo questo pericolo. Quante volte critichiamo tutto: se la Chiesa dice questo…, perché dice quello…, si dice tutto il contrario…, e la stessa cosa facciamo con Dio e con gli altri. In fondo, in fondo, forse incoscientemente, vogliamo giustificare la nostra pigrizia e l’assenza del desiderio di un’autentica conversione o giustificare la nostra comodità e la nostra mancanza di docilità. Dice san Bernardo: «Che cosa c’è di più logico che non voler vedere le proprie piaghe specialmente se uno le cela per non vederle? Da questo si deduce che, ulteriormente anche se le scopre un altro, quegli ostinatamente dirà che non sono piaghe e lascerà che il suo cuore si abbandoni a parole false.

    Dobbiamo permettere che la Parola di Dio arrivi al nostro cuore e ci converta: dobbiamo permettere che ci cambi, che ci trasformi con il Suo potere. Per questo, però, dobbiamo chiedere il dono dell’umiltà. Solo l’umile può accettare Dio, per cui, dobbiamo lasciare che si avvicini a noi, che, come “pubblicani” e “peccatori”, abbiamo bisogno che ci guarisca. Guai a chi crede di non aver bisogno del medico! La cosa peggiore per un ammalato è credere di star bene, perché allora il male si aggraverà e non vi porrà mai rimedio. Tutti siamo ammalati di morte, e solo Cristo può salvarci, ne siamo cosapevoli o no. Ringraziamo il Signore, accogliendolo, com’è, quale nostro Salvatore!

    Mentre invece questo estratto dalla lettera di San Paolo ai corinzi descrive perfettamente i catechisti, si vantano di avere sapienza ma non fanno mai carità, anzi reclamano la decima perché é parte del loro salario di evangelizzatori.
    ”E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla."

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  10. Voglio dare la mia testimonianza da ex-camminante:
    durante una convivenza di riporto , il sacerdote catechista ( non uso volutamente la parola presbitero...) prese a male parole una coppia che a sua detta viveva nel peccato. Questo durante l'omelia, davanti a tutti, e senza dimostrare un minimo di misericordia verso di loro. Molti appartenenti alla comunità rimasero davvero turbati da tale atteggiamento e iniziarono a chiamare me e mia moglie che eravamo i responsabili ma che , per cause di forza maggiore, non eravamo presenti al fatto.
    Siccome tutti questi racconti avevano turbato anche noi ,decidemmo di comune accordo di chiedere un confronto con l'equipe dei catechisti per farci spiegare esattamente l'accaduto e per capire quale fossero le loro ragioni.
    Non l'avessimo mai fatto!!!!!!
    Solo per aver chiesto chiarimenti siamo stati presi a male parole perché nessuno deve mettere minimamente in discussione l'agire dei catechisti. Ovviamente non riuscimmo nemmeno a entrare nel merito del fatto perché era bastata la nostra domanda "da ribelli" a far andare fuori di testa tutta l'equipe ,con in prima linea un sacerdote,non lo stesso dell'omelia incriminata che non era presente ma un altro che lo difendeva per partito preso e senza voler sentire ragioni.
    Quella fu l'epilogo , grazie a Dio, della nostra esperienza neocatecumenale.
    Io e mia moglie, dopo una tale sceneggiata, decidemmo insieme e all'istante di fuggire via a gambe levate.

    Piccola nota a margine: pochi giorni dopo i catechisti (che non sapevano ancora che non ci avrebbero più rivisto) decisero comunque di far eleggere subito una nuova coppia di responsabili che ci sosituisse nel ruolo perché noi avevamo osato mettere in dubbio il loro agire, che a loro detta è ispirato dallo Spirito Santo e quindi non eravamo più degni di tale incarico...

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  12. Rebel:
    mi ha colpito la tua consapevolezza che il ROSARIO in te è stato più forte del Cammino.
    E' stato il tuo legame con la verità della Chiesa. Il Cammino te lo volva strappare ma è stato il Rosario, cioè la grazia che esso richiama, a strapparti al Cammino.
    La tua storia colpisce perché manifesta la perversità del Cammino. Non di uno appartenente al Cammino, ma del movimento che ha solidarizzato col perverso.
    Ma colpisce anche la tua forza, che è la forza della verità.
    Beati quelli che hanno FAME e SETE di giustizia, dice Gesù. Fame e sete significa grande desiderio, grande zelo per la giustizia.
    Molti rimangono colpiti perché nel Cammino c'è zelo, ma lo zelo da solo conduce a perdizione se il suo oggetto non è la giustizia di Dio.
    Kiko è fissato con la Chiesa primitiva: che avrebbero detto i santi Apostoli di fronte a certe ingiustizie? E a chi le avesse scusate?

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    1. Stringevo con fervore i grani materni senza saperli, però, pregare. Non conoscevo il giusto alternarsi delle preghiere e tranne il Padre Nostro e l' Ave Maria non sapevo recitare nessun' altra preghiera. Il "Salve Regina" un gran mistero.

      Il rosario è la preghiera più efficace per combattere le eresie, da ciò si apprende perché il cammino se ne mantenga a debita distanza.

      Mi ritrovai per un paio di giorni accolta in una famiglia neocatecumenale. Al mio occhio attento su tale questione non sfuggì un rosario che giaceva su un mobile della casa. Mentre gli altri bambini si dileguarono io mi attaccai (letteralmente) ai vestiti della padrona di casa chiedendole di pregare la corona della Vergine. Fece resistenza per qualche minuto sino a che la mia perseveranza non venne premiata. La signora sembrava tediata, ma comunque ci ponemmo in veranda e pregammo. Ricordo vividamente questo accadimento che ancor oggi mi produce il medesimo sollievo di allora.

      Grazie Pietro per aver rilevato questo concetto per me fondamentale, perché senza l' azione della Vergine Santissima, alla quale è bastato che ponessi il rosario sul cuore per farmi gustare le Sue grazie, non avrei concluso nulla.
      Non ha badato alla mia ignoranza ma mi ha difesa, diretta e salvata da quell' inferno.
      Se non sono perita spiritualmente è unicamente grazie a Nostro Signore posto sulle braccia della Vergine Maria, immagine impressa nel più bel quadro della mia casa d' origine.

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    2. Infatti fu proprio la corona del rosario a salvarmi e a ridarmi la grazia perduta. Grazie per questa bella testimonianza.

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    3. La bellissima frase di Pietro NdC (che leggo sempre con immenso piacere e da cui apprendo continuamente) la voglio far rilevare perché descrive esattamente ciò che ci ha raccontato Rebel:

      'Il Cammino te lo voleva strappare ma è stato il Rosario, cioè la grazia che esso richiama, a strapparti al Cammino.'

      Io ritengo che sia stato un miracolo, quello ricevuto da Rebel. Uno di quei grandi miracoli che la Vergine, onnipotente per grazia, elargisce proprio per i piccoli e gli indifesi, perché, pur nel grave travaglio che subiscono, la loro anima non venga sporcata e corrotta.
      Maria è la grande nemica delle eresie e non ho mai conosciuto un sincero devoto a Maria che non ne uscisse, presto o tardi.
      Ma il miracolo non sta nell'uscire dal Cammino, ma è l'uscirne in modo pulito, con l'anima limpida e sgombra, anche dopo tanti anni.
      Questo lo dico e lo ricordo a beneficio di tanti che non sanno come fare e si sentono irrimediabilmente intrappolati.
      Rivolgetevi alla Madonna, che non mancherà di soccorrervi.




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  13. Avendo letto i commenti su quanto è accaduto o accade in certi ambienti, vorrei esprimere la mia opinione.
    Che le persone sbaglino e pecchino è normale, tutti cadiamo, non sarebbe quello il problema primario.

    Nel Movimento Neocatecumenale il problema è che chi dovrebbe fare da guida, al posto di aiutare chi è caduto a rendersi conto del suo peccato e, se ha causato danni ad altri, sgridarlo come sgridano chiunque faccia semplici obiezioni, si tiene man forte al peccatore, così si mostra che si amano i peccatori come li amò Gesù morendo sulla croce.
    Il punto è che accanto a Gesù sulla croce c'erano due ladroni, entrambi peccatori.
    Però uno ottenne la salvezza perché si pentì e riconobbe Gesù come il salvatore, l'altro presumibilmente non si salvò, visto che sbeffeggiava Gesù.
    Gesù, è certo, li amava tutti e due.
    Ma uno ottenne la salvezza di sicuro e l'altro no.

    Non è quindi questione di "amare il peccatore" è questione che il peccato va chiamato peccato e se c'è del male procurato occorre riparare e pentirsi nel profondo.
    Questo dovrebbero fare i buoni maestri, non coprire ed avallare il peccato, magari con qualche riconoscimento, come diceva qualcuno più sopra.

    Il marcio, quindi, non sta propriamente nel peccato, ma in come viene gestito dall'alto.
    Con indulgenza, solidarietà, comprensione, assenza di aiuto a ravvedersi al peccatore.
    Essere peccatori, nel Movimento Neocatecumenale, significa conoscere sé stessi ed accettarsi così. Non essere esigenti con sé stessi. Null'altro.
    Il combattimento non esiste, fa lo Spirito Santo quando arriva e di botto ti cambia.

    E' la guida marcia, che non insegna la via della purificazione, della virtù, del combattimento.
    "Tutto scusa". Come nell'Inno alla Carità.
    Ma Gesù, mi pare, scusò il ladrone pentito. Dell'altro nulla si dice. Se lo avesse scusato anche senza pentimento, forse nella Bibbia ci sarebbe scritto che li "portò tutti e due in Paradiso".

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  14. Risposte
    1. Stai meno sulla Wii e più sul catechismo cattolico, fratello 🤣🤣🤣

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  15. Riporto questa domanda fatta a Padre Angelo :
    https://www.amicidomenicani.it/se-sia-giusto-ed-evangelico-replicare-quando-si-e-maltrattati/

    Se sia giusto ed evangelico replicare quando si è maltrattati

    Quesito

    Buonasera.
    Le chiedo se in questa circostanza ho avuto torto assoluto.
    So di avere avuto torto, ma mi chiedo se possa essere minimamente giustificato, visto nel complesso.
    Ho, ma non solamente io, un grosso problema con mio suocero.
    Mi dispiace descriverlo in questi termini, perché sto giudicando, ma e’ una persona insolente, superba, che pensa di subire torti ogni momento e che non si risparmia frecciatine aspre a chicchessia.
    Ora, per amore di Gesù ho sopportato tutto quanto potesse uscire dalla sua bocca a ferirmi (forse lui neanche si accorge…ed intorno a se nessuno glie lo fa notare).
    Proprio oggi è capitato (non succede mai, ma sono stanca e tesa, anche per questa situazione) che gli rispondessi garbatamente, ma seccata (contraddicendolo).
    È molto dura, mi creda. Gli episodi sono davvero tanti e variegati.
    Di sicuro domani non vorrà guardarmi in faccia.
    Io gli chiederò perdono per il modo.
    Quello che mi chiedo ora è se per amore di Gesù’ bisogna sempre inghiottire tutto o è lecito rispondere, per fare capire al prossimo che non si può sempre avere ragione, specie quando i modi utilizzati sono insolenti, mai pacati e spesso irrispettosi.
    Mi illumini,come fa sempre.
    La ringrazio di cuore.

    Continua……

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  16. Continua……

    Risposta del sacerdote
    Carissima,
    1. il modello del nostro comportamento è Gesù Cristo.
    Ora Gesù nella sua passione in genere è stato zitto. Ha mandato giù, per amor nostro e in espiazione dei nostri peccati tantissimi bocconi amari.
    Ma al servo del sommo sacerdote che gli diede uno schiaffo Gesù ha risposto: Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,23).
    Replicando in questo modo il Signore non si contraddice con quanto ha detto in Mt 5,39: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra”.
    Gesù infatti nella disposizione d’animo era intenzionato non solo a porgere l’altra guancia, ma anche a dare tutto il corpo per essere crocifisso. Ma era necessario dare una mano a chi lo percuoteva e farlo rientrare in se sé perché capisse il male che aveva fatto.
    2. Ti porto due testi di San Tommaso che sono illuminanti.
    Nel primo il Santo si domanda se uno sia sempre tenuto a sopportare gli insulti.
    E risponde “L’obbligo di sopportare le azioni ingiuste è da considerarsi quale disposizione dell’animo, come dice s. Agostino, spiegando quel precetto del Signore: ‘Se uno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra’, e cioè nel senso che uno deve essere disposto a farlo, se è necessario.
    Ma nessuno è tenuto a farlo sempre realmente, perché neppure il Signore lo fece; ma dopo di aver ricevuto uno schiaffo, come narra S. Giovanni, disse: ‘Perché mi percuoti?’ (Gv 18,23). Quindi anche a proposito delle parole offensive, vale lo stesso criterio. Infatti siamo tenuti ad avere l’animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò si richiede. Ma in certi casi è necessario respingere le ingiurie, e specialmente per due motivi:
    per il bene di chi insulta: cioè per reprimere l’audacia, ossia perché non si osi ripetere codesti atti. Nei Proverbi (26,5) infatti si legge: ‘Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, affinché non si creda saggio ai suoi occhi’;
    per il bene di altre persone, il bene delle quali viene compromesso dagli insulti fatti a noi” (Somma teologica, II-II, 72, 3).

    Continua……

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  17. Continua……

    3. Il secondo testo invece è un commento evangelico al passo in cui viene riferita la risposta di Gesù al servo del sommo sacerdote che gli aveva dato uno schiaffo:
    “Qui però nasce un problema; perché nel Vangelo il Signore comanda ai suoi discepoli (Mt 5,39): «Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra». Ora di Cristo sta scritto in At 1,1 che «Gesù prese a fare e ad insegnare». Dunque egli avrebbe dovuto fare quello che aveva insegnato. Il che non fece; anzi, fece il contrario: si discolpò.
    RISPOSTA. Come spiega Agostino, le affermazioni e i precetti della Sacra Scrittura vanno interpretati e compresi in base al comportamento dei santi; poiché è identico lo Spirito Santo che ha ispirato Profeti e gli altri autori della Scrittura Sacra, e lo Spirito che ha spinto i santi ad agire. Poiché, come è vero quanto dice Pietro (2 Pt 1,21), che «mossi dallo Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dío»; così è vero quanto dice Paolo (Rm 8, 14): «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio costoro sono figli di Dio». Perciò la Sacra Scrittura va intesa nel modo in cui hanno agito Cristo c gli altri santi.
    Ora, Cristo
    non offrì a costui l’altra guancia; e neppure lo fece Paolo (vedi At 16, 22ss.). Perciò non si
    deve pensare che Cristo abbia comandato di offrire materialmente alla lettera l’altra guancia a chi ci percuote; ma ciò va inteso come disposizione d’animo, cosicché se fosse necessario
    uno deve essere così disposto da non turbarsi contro chi lo percuote, ma esser pronto a
    subire un altro affronto consimile e anche più grave. E questo il Signore lo fece, poiché offri
    il suo corpo all’uccisione. Dunque anche la discolpa del Signore fu utile come nostro ammaestramento” (Commento al Vangelo di San Giovanni 18,23).
    4. In conclusione mi pare che fosse doveroso da parte tua replicare.
    Lo hai fatto garbatamente ma in maniera seccata.
    L’unico neo sta in quella “maniera seccata”.
    Gesù ha risposto in maniera garbata, precisa, ma non seccata.

    Ti ricordo al Signore e ti benedico.

    Padre Angelo

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  19. C'è anche un altro esempio famoso che smentisce la pratica contorta e assolutamente non cristiana del perdono by Kiko.

    Gesù, sulla croce prima di spirare chiede al Padre di perdonare gli uomini che lo hanno condannato a morte.
    Non esorta il Padre a "chiedere perdono" agli uomini che hanno ucciso suo figlio.
    Luca 23,34
    "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
    Gesù non chiede al Padre di “chiedere perdono” perché "potrebbe essere” in “peccato di giudizio", sugli aguzzini di suo figlio.

    LUCA

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  20. @Tripudio

    I'll vescovo sembrava molto preoccupato sul fatto che nemmeno un centesimo della decima andasse alla parrocchia ma tutto al cammino neocatecumenale. Anche per la ostia da asporto sembrava molto preoccupato soprattutto quando il presbikiko mentí dicendo che aveva il permesso del vescovo. Ma dalle vostre esperienze lette qui non mi aspettalo niente da parte del vescovo.ma almeno adesso é a conoscenza delle pratiche deviate di questo movimento e come hai detto tu non potrà tacere di fronte a Dio.

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    1. Sì, mi spiego meglio.

      Certamente la cosa più grave è l'abuso sui sacramenti. Banalizzare il Corpo di Cristo e ridurlo a una specie di "sacro snack" da take-away, comporta gravissime responsabilità davanti a Dio, indipendentemente da quante scuse possono accampare gli uomini (kikos o vescovi). Esistono purtroppo "vescovi non credenti" che acconsentono a cosacce del genere (finché lo scandalo non finisce sui giornali) pur di non perdere il privilegio di ricevere frequentemente la bustarella kikiana dei 30 denari.

      Il fatto che dei laici si vantino di non ubbidire ai vescovi, probabilmente verrà ignorato. Hanno sempre la scusa di essere stati fraintesi. Però fa sempre bene testimoniare al vescovo casi del genere, affinché il vescovo sappia come regolarsi quando i kikos andranno da lui ad adularlo, a fingersi ubbidienti, a "comprarlo".

      La questione dei soldi, teoricamente non sarebbe un problema. Ogni associazione ecclesiale può chiedere liberi contributi ai propri membri. Nel Cammino invece i contributi non sono liberi (la Decima è obbligatoria ma lo Statuto non la prevede), inoltre non esiste rendicontazione (non si sa che fine fanno quei soldi), inoltre è coperta da un cumulo di menzogne (dicono che li daranno "ai poveri", "alla parrocchia", "alle missioni", eccetera, ma alla parrocchia non arriva un centesimo, le "missioni" sono solo i porci comodi dei turisti "itineranti" del Cammino, e quei "poveri" in realtà sono persone ben precise del Cammino, quasi sempre non sono affatto povere).

      In particolare, il fatto che il Cammino esige soldi, implica che gli appartenenti al Cammino non sono liberi di donare anche alla Chiesa, semplicemente perché il loro budget di donazioni (e anche di più, col ricatto morale dell'essere attaccati a Mammona) viene assorbito tutto dal Cammino. Prima di entrare in Cammino, il fedele donava alla Chiesa quando voleva e quanto voleva; una volta in Cammino, il fedele non dona più con libertà e non dona più alla Chiesa: è come se il Cammino avesse ridotto le possibilità della Chiesa... facendolo a danno dei fedeli che entrano in Cammino.

      Tutto ciò che il Cammino fa, danneggia la Chiesa.

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    2. Sono stata nel cammino per 19 anni ma non ho mai versato la decima perché non l'ho mai ritenuto giusto.. Anche altri "fratelli" non l'hanno versata per scelta. Nessuno mi ha mai fatta sentire in obbligo e soprattutto mai "redarguito" per la mia scelta. Le decime servono come colletta per i fratelli di comunitá che all'occorrenza, quindi nei momenti di difficoltà economica per perdita del lavoro o per altri motivi ne dovessero aver bisogno. Ho sempre detto in comunitá che non l'avrei versata e nessun "fratello" mi ha criticata per questo. Sono d'accordo su molte delle cose che dite ma ho scritto questa risposta perché dai vostri commenti sembrava che fosse un qualcosa di obbligatorio. Io dei miei soldi ho sempre fatto quel che ho voluto.

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    3. Giorgia, quello che ci racconti costituisce un'eccezione alla regola, e per certi versi può pure verificarsi.
      Anch'io in comunità non ho mai versato la decima: ma sono entrata giovanissima, ero in comunità con parenti che invece la versavano, quando ho cominciato a lavorare ho cominciato pure a 'scantinare' con la frequenza al Cammino.

      Oppure, nel tuo caso, può essere successo che i vostri catechisti fossero particolarmente illuminati e probabilmente fuori dai giri del Cammino. Esistono eh...senza dubbio. Prima o poi però ne escono o perché lanciati fuori o sbattendo la porta.
      Non durano a lungo.

      Poi ci sono persone che frequentano a spizzico la comunità, fanno i passaggi sempre in ritardo e 'a recupero' e riescono a non dare la decima: l'ho constatato personalmente nel caso di un'amica di famiglia.

      Insomma, tutto può essere, ma siamo a livello di anomalia.

      Posso però Giorgia chiederti una cosa personale? Se la decima serve per aiutare i fratelli in difficoltà, e tu ne sei convinta, perché tu non l'hai mai fatto? O sei tu quella in difficoltà e hai ricevuto invece di dare, o sei un'avara.

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    4. Come ho sempre detto anche ai miei fratelli di comunitá, se qualcuno avesse avuto bisogno, bastava chiedere e avrei dato ogni qual volta fosse servito ma non mai accettato che ci fosse di prassi questa richiesta mensile, tutto qui.. Basterebbe che nel momento in cui qualcuno ha una necessità economica, venisse fatta una "raccolta fondi" per aiutarlo. Prima che ci venisse chiesta la decima infatti, é capitato ogni tanto che spontaneamente mettessimo dei soldi per chi non sapeva come pagare le bollette del mese o aveva avuto dei problemi economici a cui non sapeva come far fronte. Comunque ho la certezza che i soldi delle decime non vengano dati per finanziare "il cammino" come istituzione perché in ogni comunitá viene creato un conto corrente intestato a quella singola comunitá e lí vengono versati e tolti per chi ne ha davvero bisogno!

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    5. Giorgia scusami ma questa del conto corrente propio non la mando giù.
      Non esiste nessun conto corrente, quando c'era da fare qualche pagamento per seminaristi, famiglie in missione, etc. venivano chiesto di fare un bonifico sul conto personale di un camminante che poi riceveva dal responsabile di comunità il corrispettivi del bonifico bancario.
      Se ci fosse stato un conto corrente bancario intestato alla comunità, questa cosa non sarebbe stata necessaria.
      Anche il mamotreto del secondi passaggio parla di un conto corrente comunitario, ma fidati, non c'è nessun conto corrente di comunità, i soldi raccolti dal cammino sono rigorosamente in nero.
      Il CN non può avere conti correnti intestati al CN perché, come recita lo statuto, che ti invito a leggere, il CN è una associazione di beni spirituali.
      Se fosse possibile mettere la decima o qualsiasi altra beneficenza direttamente al CN nella persona fisica della tua comunità, allora si potrebbe chiedere il 20 % da scalare con le tasse.
      Questo ti risulta che sia possibile nella tua comunità?
      Non lo è, solo e solamente soldi rigorosamente in nero.
      Se non ci credi prova a chiedere al tuo responsabile il numero e l'intestazione del conto corrente.
      Non farti ingannare dalle chiacchiere dei catechisti.
      Per la decima, sappi che è obbligatoria, puoi non farla per un po' ma ti vengono sempre a chiedere se la fai.
      Dopo il passaggio della preghiera le domande in tutte le occasioni erano sempre le stesse :
      Fai le lodi tutti i giorni come spiega Kiko, fai la decima, sei aperto alla vita per le coppie in periodo fertile.

      Per favore non insistismo inutilmente con queste chiacchiere inutili.

      Se non fai una di queste cose ed hai il coraggio di dirlo come minimo di fanno tornare indietro di una comunità al prossimo passaggio, o magari ti consigliano di cambiare percorso di fede.
      Il CN si fà così o non si fà.
      Poi, volendo puoi anche raccontare bugie ma in questo caso a cosa ti serve un cammino di fede?

      LUCA

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    6. Se devo prendere sul serio ciò che scrivi, e cioè che tu eri sicura che i soldi venissero usati per i bisognosi in modo onesto e puntuale e non hai mai contribuito neppure sporadicamente, pur avendone la possibilità, non so proprio come commentarti.
      E alle altre raccolte, quelle per la evangelizzazione o altre raccolte continue fatte in comunità partecipavi?
      Ultimo appunto: i soldi della decima non mi risulta vengano versati in conti correnti, 'intestati alla comunità' poi ancor meno...a meno che non aveste una ragione sociale o partita IVA o altro.
      Il mistero si infittisce.

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    7. Valentina, ottime deduzioni.
      ....il mistero si infittisce....
      ....anche le arrampicate sugli specchi......

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  21. Non sono piú in cammino Luca per cui non potrei chiedere all'allora responsabile ma é una persona che conoscevo bene ancora prima del cammino e non ho mai avuto alcun dubbio sulla sua onestà. Valentina, nelle occasioni in cui ci sono stati chiesti soldi, ho sempre versato per quel che potevo.. Il mio disappunto é sempre stato per la cadenza mensile che veniva chiesta e oltretutto nel termine specifico di una decima, non di un'offerta libera. Credo che uno debba e possa poter dare a richiesta quanto può e meglio crede.

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    1. Personalmente io tendo a credere all'onestà di chi commenta. Nel tuo caso Giorgia sto facendo un po' fatica, ma non demordo.
      Mi rimane da comprendere:
      1) perché non contribuivi neppure sporadicamente al fondo comune di aiuto ai fratelli in difficoltà, soprattutto visto che c'era un conto corrente 'intestato' alla comunità su cui avresti potuto liberamente versare quando e quanto volevi;
      2) se contributivi alle altre raccolte (per l'evangelizzazione, ad esempio: colletta 'imposte' da Kiko in modo cadenzato;
      3) se tu ti sia rifiutata o meno di 'vendere i beni' al secondo scrutinio
      4) quale cammino tu abbia fatto, visto che per fare il Cammino neocatecumenale è necessaria l'obbedienza ai catechisti e i catechisti pretendono che si dia la decima. Magari non era il Cammino neocatecumenale ma un fake.

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    2. Valentina dice che nei mamotreti del II passaggio c'è un accenno ad un conto corrente della comunità.
      Mah, possibile, io non me lo ricordo. Eppure ho fatto molte volte il II passaggio da catechista alle comunità da noi catechizzate.
      Può darsi benissimo che questa cosa mi sia sfuggita, ma non me la ricordo nemmeno nelle raccomandazioni "finali", quando si dice come deve continuare la comunità dopo il passaggio.
      Quello che ho sempre saputo io invece è il contrario, ed è anche quello che dicevamo ai catecumeni: non ci deve essere alcun conto, perché farà la provvidenza ed ogni mese si ricomincia da capo. La comunità non deve accumulare mai, ma fidarsi della provvidenza.
      All'epoca mi pareva anche una bella prova di fede, pensa un po'...

      Forse il conto corrente che dite è quello per il "bottino" del II° passaggio, che sta in vita solo il tempo di vendere tutti gli oggetti e versare il ricavato nel conto. A volte, prima, c'erano "oggetti" anche costosi come case, gioielli... Ma appena finita tutta la procedura, bisogna chiudere il conto e dare i soldi a chi di dovere.

      Se ci sono degli avanzi della decima, dopo aver pagato tutte le spese (cosa che Giorgia non mi pare abbia rammentato come voce della "decima") e aiutato i fratellini, l'avanzo si dà al parroco.
      Spesso, dopo le spese, i soldi per l'aiuto ai fratellini nemmeno avanzano ed in casi più "disperati" andavano fatte raccolte ad hoc.

      Il nostro parroco non prendeva mai niente. Non avanzava mai nulla, anzi i soldi mancavano sempre.

      Fra l'altro, e questo lo ricordo benissimo, nel mamotreto del II° passaggio c'è il racconto del riccone spagnolo che non voleva dare la decima e che, dopo essere stato fermato per 3 anni proprio per questo motivo, poi fu invitato ad andarsene. Oltretutto, c'era scritto, era anche uno che faceva molta elemosina per conto suo.

      Che quindi la decima sia solo per aiutare chi è in bisogno e ci sia un conto corrente, sono proprio due cose che in 35 anni di cammino non ho mai sentito dire.

      O la comunità di Giorgia faceva come le pareva, e questa è una grossa FALLA nell'organizzazione del Movimento Neocatecumenale, oppure Giorgia non sapeva bene le cose.
      Molti camminanti non le sanno, specialmente i camminanti semplici.
      Credono spesso cose che NON SONO.
      Beata ignoranza...

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  22. Chiarisco che non ho assolutamente parlato di conto corrente della comunità, al contrario. Nel mamotreto che ho consultato, negli allegati, si prevede un conto corrente cointestato con il parroco per il ricavato della vendita dei beni.

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    Risposte
    1. Ecco, sì.
      Allora è proprio quello per il "bottino" del II° passaggio. Poi va chiuso.

      Le comunità NON DEVONO AVERE ALCUN CONTO CORRENTE.

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    2. Correggo.
      Non lo diceva Valentina, ma LUCA.

      "Anche il mamotreto del secondi passaggio parla di un conto corrente comunitario, ma fidati, non c'è nessun conto corrente di comunità, i soldi raccolti dal cammino sono rigorosamente in nero."

      Evidentemente si riferiva anche lui a quello per il "bottino".

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