venerdì 19 febbraio 2010

Ci scrive un 'presbitero' neocatecumenale


Oggi è arrivato un post -su un vecchissimo thread, nel quale resta sommerso- che trascrivo anche qui per dare visibilità e risposta. Questa volta ci scrive un 'presbitero' neocatecumenale.

Carissimo/i, vediamo se avete il coraggio di pubblicare il mio intervento:
[perché non dovremmo? E cos'è che richiederebbe tanto coraggio?]

sono entrato nel cammino neocatecumenale quando avevo 16 (ora ne ho 48) anni e frequentavo la parrocchia tre volte la settimana (coro adulti, incontro animatori bambini - ho iniziato ad avere un gruppo di bambini delle elementari che avevo 14 anni -, incontro con i bambini il sabato pomeriggio dalle 3 alle 5)e ovviamente andavo a messa tutte le domeniche e feste comandate...però, non ne potevo più. La messa mi annoiava e tutto il resto stava diventando veramente pesante. Dentro di me stavo pensando a come avrei potuto svignarmela dalla parrocchia senza grossi clamori, ma una cosa mi preoccupava molto: come avrei fatto a dire a mia madre che non volevo più andare a messa? sapevo che le avrei dato un dispiacere molto grande.
[normale crisi di fede, che attraversa ogni adolescente e ogni persona che ha bisogno di approfondire e trovare LE SUE ragioni per credere, quindi 'uscire' da una fede vissuta come abitudine per avere un rapporto personale, vivo e sempre più profondo col Signore... direi che ci siamo passati tutti! Qui si vuole insinuare che dipendesse dalla Parrocchia (insipida) mentre il cammino (saporoso) risveglia e salva... tipico ritornello: ma abbiamo dimostrato con dovizia di motivazioni quanto il Cammino generi dipendenza e sviluppi identità di gruppo..]

Il Signore Gesù mi è venuto incontro,in questa situazione, PER MEZZO del cammino neocatecumenale. Ho potuto così imparare che la Parola di Dio è per me oggi, che parla alla mia vita, che la Chiesa Cattolica è il corpo di Cristo, che l'Eucarestia è l'incontro con Cristo Risorto. Nel corso degli anni sono diventato anche prete (guarda un pò). Non dico che nel cammino è tutto oro colato...ma affermare come fate voi, che il cammino ha una teologia diversa da quella della Chiesa Cattolica è FALSO E FUORVIANTE!
[Caro don, in definitiva lei definisce falso e fuorviante il Magistero perenne della Chiesa cattolica, perché i confronti tra insegnamenti kikiani e insegnamenti cattolici non li abbiamo fatti in base ad un nostro 'sentire' soggettivo, ma attraverso argomenti teologici e spiritualmente fondati proprio sul Magistero e sulla Fede ricevuta e accolta dalla Chiesa prima di conoscere il cammino: ed è stato proprio questo che ci ha permesso di individuarne le storture...]

Vi ricordo che il papa, in materia di FEDE E MORALE è INFALLIBILE e Giovanni Paolo II ha riconosciuto con UNA LETTERA UFFICIALE inviata a tutti i vescovi del mondo il cammino neocatecumenale COME UN ITINERARIO POST-BATTESIMALE VALIDO PER I NOSTRI TEMPI. Il papa non può sbagliare nel giudicare una realtà che riguarda la fede...potete dire di non essere d'accordo sulla struttura, sul modo di operare etc. MA NON POTETE AFFERMARE che il cammino neocatecumenale sia un pericolo per la fede cattolica perchè il papa ha detto il contrario. Io stesso ho delle perplessità su alcuni sviluppi che ci sono nel cammino, ma nessuna di queste riguarda contenuti dottrinali.

[Mi fa specie che lei, che è un sacerdote (dovrebbe essere lei ad insegnarlo a me!), faccia affermazioni non esatte sulla infallibilità del Papa, che riguarda soltanto i suoi pronunciamenti ex cathedra; il resto: tutto ciò che non è dogma di fede (e non vorrà sostenere che il Cammino nc lo sia!) non impegna l'infallibilità del Papa ed è perfettamente criticabile, senza implicare discomunione, purché ovviamente lo si faccia con garbo, rispetto e a ragion veduta, come mi sembra stiamo facendo noi.

Quanto alla lettera di Giovanni Paolo II, dovrebbe leggere qui e applicare il discernimento e non l'adesione acritica agli slogan martellanti dei catechisti, che rendono vero anche l'inverosimile. Leggiamo cosa in realtà il Papa dice A TUTTI I VESCOVI DEL MONDO, se il testo della lettera (cosa peraltro inusitata) è stato pubblicato in Acta Apostolicae Sedis con una nota redazionale che precisava che: «l'intento del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è quello di dare indicazioni vincolanti agli ordinari del luogo, ma soltanto di incoraggiarli a considerare con attenzione le comunità neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi ordinari di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi». Ci fa pensare che la documentazione di Cordes, sulla quale il Papa manifestava il suo riconoscimento, non fosse poi così esaustiva! Ma ovviamente questo nessuno si sogna di dirlo... in ogni caso, per come è stata brandita, quella lettera è servita a mettere a tacere molti illuminati teologi e vescovi]

Attenti, spargere falsi allarmi significa rendere un pessimo servizio alla Chiesa di Dio. buona giornata a tutti. don Renzo Scaramella.
[Poiché i nostri non sono falsi allarmi ma sacrosante informazioni corrette, molto carenti peraltro nella Chiesa, il pessimo servizio lo faremmo tacendo!

Comunque vorrei sottolineare che un sacerdote che ha ricevuto la sua formazione, seguendo l'iter del Cammino non può che parlare ed esprimersi come lei ed avere la sua 'forma mentis' che non cambia in nulla rispetto a quella di ogni altro aderente al Cammino. Anche lei non ha confutato nessun argomento né teologico né tantomeno logico, e si è limitato alle solite asserzioni pro cammino. Da un sacerdote ci saremmo aspettati una confutazione ai nostri argomenti e documenti, che ne dimostrasse con altrettanti argomenti la genericamente dichiarata falsità.

In mancanza di questo anche la sua testimonianza ci fa sottolineare due cose:

- lei afferma che nel cammino ha incontrato Cristo Signore: se è lo stesso che abbiamo incontrato noi, le assicuro che è solo il suo simulacro (è un'affermazione pesante, della cui drammaticità sono estremamente consapevole!)

- attenzione al VERO significato dell'Eucaristia, tenendo conto di come la si vive nel cammino e di quel che la Santa e Divina Liturgia E', invece nella Chiesa cattolica, per la quale è il Signore il vero celebrante e non l'Assemblea "senza la quale non c'è eucaristia", come dice il suo iniziatore. E, purtroppo, nessuno lo ha smentito né in questa né in altre distorsioni dalla retta fede. E badi bene che mi limito solo a questo... ma potrebbe essere istruttivo, anche se sono consapevole non possa avere la stessa autorevolezza dei suoi catechisti nonostante contenga i pertinenti riferimenti Magisteriali, leggere questo documento

Quanto infine alla Sacra Scrittura nelle catechesi, sarebbe istruttivo per lei, ripetendo le considerazioni precedenti, il contenuto di questo documento (è solo un piccolo saggio, rispetto al resto presente sul sito): Il vangelo secondo Carmen.]

mercoledì 17 febbraio 2010

A tutti i credenti nel Signore "Buona Quaresima di fedeltà"

Oggi è il giorno delle "ceneri" e cogliamo l'occasione per esprimere a tutti noi e a chiunque legge le nostre pagine, BUONA QUARESIMA, in attesa di celebrare la Pasqua di Resurrezione!

E' un augurio che abbiamo ricevuto con gioia anche dai nostri interlocutori NC e mi dà l'occasione per sottolineare la visione autenticamente cattolica della "conversione". Lo faccio estraendo e sintetizzando dal thread precedenti i relativi post in questo nuovo articolo per dare maggiore visibilità a questo argomento, esattamente in tema col periodo dell'anno liturgico che ci accingiamo a vivere.

Inizia Paolo156 col dirci: "Buona Quaresima di conversione a tutti." Ed io gli rispondo: Buona Quaresima anche a te Paolo"! E aggiungo un piccola precisazione, per lui e per tutti noi, che non è pignoleria.

"Quaresima di conversione" lo puoi dire a chi ancora "non ha scelto il Signore" e di vivere con Lui nella Fede nella Sua Chiesa, perché la conversione è la scelta basilare che si fa per il Signore e che implica un cambiamento di vita -spesso radicale- e adesione piena, che è anche affidamento, a Lui; il cammino successivo non è di "conversione continua", ma consiste nel "rimanere" nel suo amore liberante risanante vivificante e così riuscire ad "osservare", divenendo sempre più connaturali nell'Amore, i Suoi comandamenti.

E questo richiede fedeltà e quindi coerenza (nel senso di fare del proprio meglio, non di essere già "perfetti, com'è perfetto il Padre"). Perché è la Grazia Santificante -data dalla vita sacramentale nella Chiesa (Eucaristia e Penitenza in primis), dalla preghiera, dall'Adorazione- che opera la nostra trasformazione, la nostra 'configurazione' a Cristo.

Quindi, a chiunque è credente auguriamo "Buona Quaresima di fedeltà" e "Buona Quaresima di conversione", l'auguriamo a chi ancora non lo è!

Questo mi ha fatto venire in mente un ricordo, che risale a quando ancora frequentavo la mia parrocchia solo neocatecumenale. In quel periodo attingevo gli insegnamenti che irrobustivano la mia fede in un movimento di spiritualità perfettamente cattolico (doc) , dal quale ho ricevuto molto e avevo portato in Parrocchia, per poterli mettere a disposizione di chi volesse, dei piccoli libri di meditazione per ogni giorno della Quaresima. Ebbene, il parroco (neocatecumenale), appena ne lesse il titolo "Quaresima, cammino di perfezione", storse la bocca con aria di commiserazione e disapprovazione, dicendomi che la "perfezione" era per i superbi, per quelli che presumevano di sé... credo che non ricordasse la frase evangelica « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » o comunque non gliene avevano trasmesso l'esatto significato, che è quello dato dalla Chiesa e non da Kiko

... e mi ricordo ancora di quando, nel cammino si ripeteva a Suore e Religiosi, che evidentemente la loro scelta per il Signore l'avevano già fatta, il ritornello che si dovevano convertire: evidentemente era piuttosto al Cammino che dovevano convertirsi, ed è lì che la conversione è continua perché richiede riaggiunstamenti ri-orientamenti continui basati sulle tappe, sui 'passaggi', ecc.

La vera conversione è scelta fondamentale, il resto è fedeltà e magari ri-orientamento se si perde la rotta giusta, ma rimane sempre fedeltà, fedeltà e ancora fedeltà...

E ora interviene NC: BUONA QUARESIMA DI CONVERSIONE - ogni giorno siamo chiamati alla conversione mic - ogni giorno. E io gli rispondo: OK, NC, vedo che NON HAI LETTO o se l'hai letto non hai recepito un'acca di quello che ho scritto. Ti invito a leggere e rifletterci su e magari è una sottolineatura che alla fine può sembrare secondaria, ma a ben rifletterci non lo è affatto! NC risponde di aver letto ed è per questo che insiste sulla sua sottolineatura, mentre io speravo riuscisse ad attivare un'altra chiave di lettura da quella che ha già incorporata...

La realtà è che, come spesso succede avendo a che fare col cammino nc, si usano gli stessi termini, ma con significato completamente "diverso". Infatti nel cammino sono abili ad usare il 'gergo' cattolico, ma coincide solo l'involucro delle parole, non il loro contenuto... basta ricordare i termini kerigma e kénosis e i mondi diversi che schiudono a seconda del significato che loro si dà e il significato nc NON COINCIDE con quello cattolico... ed è così che l'interiorità delle persone e quindi le loro vite vengono nutrite con cibo adulterato... Lo abbiamo dimostrato in altri documenti e ne riparleremo. Intanto questo è un piccolo saggio, alimentato da un tentativo di dialogo in diretta, che dà la percezione della situazione...

Ancora sulla "conversione continua":

essa riguarda chi è "inesorabilmente peccatore" e, quindi, il cambiamento radicale che la conversione comporta può riguardare un aspetto della vita che si dice "il cammino ha salvato" ad esempio un matrimonio traballante che trova i suoi nuovi equilibri nel rigore e nel sostegno della comunità ma, per quanto riguarda i comportamenti personali in genere, non è richiesto alcuno "sforzo" (anzi lo sforzo personale è addirittura escluso), per migliorare se stessi.

Questa visione del peccato  ( per chi volesse approfondire vi rimando a questo thread ) e quindi quella della conseguente mancanza di responsabilità personale è assolutamente luterana e non cattolica... ecco da che cosa deriva parlare di "conversione continua" ed ecco cosa significa, al posto di "conversione + fedeltà" come ho spiegato prima...

Ovviamente "migliorare se stessi" non significa che non rimaniamo peccatori, ma è l'effetto del radicarsi sempre più nel Signore e assimilare e vivere e suoi insegnamenti e non è opera del solo nostro sforzo (altrimenti saremmo Pelagiani); anzi, secondo quel che insegna la Chiesa, può avvenire soltanto nella fedeltà al Signore e ad Opera della Sua Grazia Santificante ricevuta e accolta soprattutto nei Sacramenti e richiede lo sforzo di una 'buona volontà' già e costantemente orientata (e quindi 'convertita') e poi ancor più aderente, proprio nel senso di 'attaccata' a Lui, a Lui solo e non a sue contraffazioni che purtroppo non mancano nella Chiesa, oggi, anche e non solo nel cammino NC

Quindi ribadisco:
  • una cosa è dire "conversione continua" e avere l'alibi di rimanere sempre peccatori senza sforzarsi di adeguarsi a Cristo (il quale, viene detto esplicitamente, "non è il nostro modello" : cioè in realtà non è il modello di coloro che aderiscono al cammino, perché così insegna Kiko, ma per i cattolici vale l'evangelica 'configurazione' a Cristo di Paolo; per cui Cristo non solo è modello ma anche artefice della nostra 'trasformazione', termine molto usato dal Papa e che nel Cammino non ha diritto di cittadinanza...)
  • altra cosa è dire (e vivere) "conversione + fedeltà", che significa aver fatto una scelta seria e basilare per il Signore e mantenerla viva e costante nella fedeltà con il suo aiuto, che non è altro che la Sua Presenza, cioè Lui stesso e il Suo Spirito di Risorto, di cui è la Chiesa l'unica e certa portatrice!
Dove sono i nostri pastori che devono custodire e trasmettere la Rivelazione Apostolica e invece lasciano via libera alle rivelazioni 'fai da te' dei falsi profeti?

domenica 14 febbraio 2010

La grave portata eversiva del Cammino Neocatecumenale


Non vogliamo tornare a fare la cronaca dei momenti altamente eversivi registrati nel tempo per opera del Cammino Neocatecumenale contro la Chiesa di Roma: basterebbe ricordare il “proclama” dei 150 vescovi e dei 9 cardinali ( tra cui l’ineffabile Schonborn) ospitati generosamente da Kiko, lanciato due anni fa ( aprile 2008) dalla Domus Galilaeae con aperto schieramento a favore del “Cammino”, quasi a sfidare non solo il sinodo dei vescovi, ma addirittura l’autorità stessa di Pietro che appena due mesi prima (febbraio 2008) aveva pubblicamente confermato le riserve della Chiesa su alcuni aspetti di questa realtà ecclesiale, ancora da “correggere” .

Non vogliamo nemmeno per una volta affrontare il problema né sotto l’aspetto teologico né sotto quello catechetico: intendiamo porre l’accento invece su una dimensione del Cammino Neocatecumenale sulla quale spesso si sorvola e che, se tollerata o, peggio, assecondata ed elogiata, continuerà ad arrecare gravi danni non solo all’immagine , ma all’essenza stessa della Chiesa come Corpo di Cristo oltre che alla gerarchia apostolica, spesso blandita e circuita dai catechisti più potenti del Cammino ( con metodi ed azioni sui quali è preferibile stendere un velo pietoso), ma di fatto sempre condannata e ridicolizzata da loro nelle varie convivenze e nelle varie catechesi.

Ma quali dimensioni eversive verso la Chiesa sono presenti nella predicazione di Kiko e dei suoi adepti?

Leggiamo ancora negli “Orientamenti” (edizioni ancora circolanti e mai smentite, in attesa delle stesure “definitive” ancora al vaglio della C.D.F. che non si comprende se e quando verranno pubblicate, come è stato proclamato dal PCL almeno due anni fa):
  • La Chiesa non è stata fondata da Cristo come suo unico Ovile: anche seguendo altre religioni è possibile salvarsi;
  • La Chiesa non è una società giuridica e gerarchica, ma spirituale, carismatica;in essa non si dà un sacerdozio derivato dal sacramento dell'Ordine, bastando il Battesimo che, incorporando tutti i fedeli nel Cristo, li rende partecipi della sua dignità sacerdotale.
  • La vita cristiana, come volontario sforzo di autodisciplina, e quindi esercizio e progresso nella virtù, è un'illusione;
  • Ciascuno resta intrinsecamente peccatore, incapace di conseguire la vera giustizia come perfezione dell'amore di Dio e del prossimo; d'altra parte, Gesù non si è presentato a nessuno come "modello" da imitare; Egli ha comandato di odiare realmente genitori, fratelli, parenti, ecc., non solo, se necessario, di essere disposti a preferirlo ai medesimi;
  • Per seguire Cristo, bisogna vendere i propri beni; ma, una volta compiuta tale rinunzia, è lecito acquistarne altri e godersi tutte le soddisfazioni della vita;
  • La "povertà" –compresa quella di S. Francesco– è ispirata alla "religione naturale", e fu praticata anche dai pagani: non è una virtù cristiana;
  • Gesù, avendo sofferto per noi, ha reso superflue le nostre sofferenze, quindi non giustificabili le austerità degli asceti, il lento martirio dei Santi e la stessa vita religiosa implicante la pratica effettiva dei consigli evangelici;
  • La salvezza eterna è a tutti offerta gratuitamente dalla misericordia di Dio, che perdona tutto. L'inferno non dovrebbe esistere, né si parla di Purgatorio, di suffragi e d'indulgenze per i defunti.
  • La storia della vera Chiesa fondata da Cristo si chiude con la Pace costantiniana e riprende il suo corso non prima del secolo XX col Concilio Vaticano II, restando bloccata per la durata di circa 1600 anni...,
  • In questo lungo intervallo, l'esercizio del triplice potere della Chiesa gerarchica (magistero, santificazione, governo) sarebbe stato abusivo, illegittimo...; e specialmente il Concilio di Trento sarebbe responsabile della paralisi della Chiesa, ostinata nel fissare formule di fede, riti liturgici, norme disciplinari...;
  • L'interpretazione della Parola di Dio non è riservata alla Gerarchia, essendo possibile a tutti i fedeli: "la Bibbia s’interpreta da se stessa". Questa libertà di esame nell'esegesi prescinde dal Magistero ecclesiastico, dalla tradizione dei Padri, dalla dottrina dei teologi.
Si potrebbero, beninteso, sottolineare molti altri passaggi delle martellanti catechesi neocatecumenali che, fin dall’inizio aizzano le coscienze di chi le ascolta contro la gerarchia ecclesiale e la vita cristiana in senso stretto, ma bastino solo questi accenni ( che nemmeno Dan Brown saprebbe concepire tanto bene) a definire il quadro altamente eversivo contro l’idea stessa di Chiesa Cattolica che riempie le menti dei malcapitati seguaci del Cammino e le distorce a volte irrimediabilmente.

Fino a quando la Chiesa tollererà ancora?

giovedì 11 febbraio 2010

Inaudito! Come può il Card Schönborn mettere i Neocatecumenali sullo stesso piano dell'Opus Dei e di Comunione e Liberazione??

Il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna, è intervenuto davanti ad un uditorio gremito di studenti, docenti, ecclesiastici e laici alla Catholic University of America (CUA). La conferenza, organizzata congiuntamente dalle Facoltà di Teologia e Studi Religiosi, di Filosofia e di Diritto Canonico dell'Università, era aperta al pubblico, la cui affluenza è stata copiosa oltre ogni previsione.  Nella sua conferenza del 3 febbraio scorso, il porporato ha trattato il tema "Cristianesimo: presenza estranea o fondamento dell'Occidente?". Ne riportiamo alcuni stralci significativi tratti da Zenit, con le "inclusioni" che hanno destato il nostro sdegno e il nostro sconcerto, alla luce della realtà  che ben conosciamo:

Il Cardinale Schönborn ha iniziato il suo intervento delineando tre legati, che ritiene essenziali, che l'Occidente ha ereditato dalla cultura cristiana: un senso di integrità morale, per il quale i cristiani sono spesso riconosciuti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che non fanno; il concetto di umanità intesa come famiglia unitaria universale; l'idea che la libertà sia ciò che rende l'uomo più simile a Dio e costituisca la più grande ricchezza dell'uomo. [molto riduttivo che il cardinale parli di "legati", che appaiono valori, ma non pronunci il Nome di Colui, il Signore Gesù, dal quale -Unico- essi scaturiscono e trovano fondamento e vivificazione]

[.....] A testimonianza della forza della libertà cristiana, il Cardinale Schönborn ha ricordato i grandi movimenti spirituali che sono diventati movimenti culturali nella storia occidentale. "Quest'anno segna esattamente 1.100 anni dalla riforma monastica di Cluny", ha ricordato. [....] Il cardinale ha quindi sostenuto che nel corso dei secoli la libertà di poter seguire Cristo in modo radicale ha sciolto enormi energie creative in tutto il mondo occidentale, e rappresenta "una delle fonti permanenti della vitalità europea". Allo stesso modo, ha manifestato la sua gioia per il risorgere di movimenti spirituali nella Chiesa di oggi. "Perché la storia non dovrebbe ripetersi?", ha chiesto. "Perché non dovremmo anche noi avere quella sorta di sorpresa, che non ci si sogna nemmeno, che Francesco d'Assisi portò all'Europa 800 anni fa?". I movimenti laici della Chiesa di oggi sono "un segno molto vitale", secondo il Cardinale, e puntano allo stesso Spirito creativo che nei secoli precedenti diede vita ai rinnovamenti cristiani, spirituali e culturali. In particolare l'Opus Dei, i Neocatecumenali e Comunione e Liberazione.
[....] [Francamente mettere - e in quale cornice contestuale (!) - sullo stesso piano dei Neocatecumenali, movimenti come l'Opus Dei e Comunione e Liberazione, che hanno come fondatori Sacerdoti che non hanno scritto un loro Catechismo, introdotto prassi, istituito un rito diversi da quelli della Chiesa, a differenza del laico iniziatore del cammino NC, appare quanto meno improprio. E' un'affermazione tale da confondere le idee di chi ascolta e permettere il perpetuarsi della confusione e del disorientamento che nella Chiesa regnano sovrani. La cosa non stupisce poi molto perché in molte sue esternazioni il cardinale si è mostrato decisamente "modernista". Ma tutto questo non fa che intorbidare le acque e conferire un ulteriore autorevole avallo all'orda dei "riformatori", incontrovertibilmente giudeo-luterano-gnostici. Ma, se oggi nella Chiesa 'c'è posto per tutti' tranne , sembra, per i cattolici... ci chiediamo che senso ha essere cattolici, oggi: quanti sanno cosa significa? che fine farà la Chiesa se prosegue su questa rotta? Come si può continuare a legittimare una realtà divenuta ecclesiale che rappresenta un "unicum", rispetto ai veri movimenti, conservando intatti ed intoccabili strutture, insegnamenti, prassi e rito?]

Mi limito, oltre alle chiose inserite nel testo, a riportare l'intervento di un lettore, che sottoscrivo, inserendo successivamente un capitolo su sconcertanti precedenti del Card. Schönborn: 

...è terrificante rendersi conto di come questo gruppo sedicente cattolico, da quel lontano '68, anno dopo anno, lavorando indisturbato nei sotterranei della Chiesa, come una infaticabile pattuglia di castori (o di termiti...), sia riuscito, "catechizzando" due generazioni, ad erodere e scalzare le sue stesse Fondamenta, sgretolando il Depositum Fidei bimillenario, sbriciolandolo e rimpastandolo, per consegnarlo così contraffatto e inquinato da elementi estranei ad esso -anteriori o deteriori- ai nefasti "formatori" di coscienze ignare e inermi ad essi affidate, per nutrirle (previo lavaggio coatto e tabula rasa d'ogni retta nozione cattolica precedente) ed addestrarle, ben manovrate dai "capi", alla fondazione di una Nueva Iglesia, in concorrenza occulta e palese (cfr. "Noi siamo la vera Chiesa in opposizione alla Chiesa Gerarchica") e volontà di sostituzione progressiva e irreversibile della Santa Chiesa di Cristo, da Lui fondata nell'anno 33 !    
Essi sono quasi riusciti nell'intento del loro "carismatico" leader a compiere un'impresa, inedita nei 1967 anni di storia fin qui, alla quale Lutero stesso non avrebbe mai posto mano né mente, e della quale forse, anch'egli resterebbe inorridito, se fosse redivivo !    
Il tutto sotto gli occhi (assonnati o semichiusi) dei custodes....  Confidiamo nel "Non praevalebunt!"

Alcuni precedenti del cardinale

Pensando al Card Schönborn la nostra mente non può non andare alla provocazione al museo della cattedrale cattolica di Vienna per la quale riportiamo stralci dell'articolo di A. Tornielli su il Giornale del 9 aprile 2008. "L'arcivescovo è intervenuto solo dopo otto giorni di proteste... l’esposizione di un’Ultima cena gay, con gli apostoli distesi sul tavolo ... avrebbe provocato lo sconcerto, e le critiche, di tante persone. Soprattutto perché l’«opera» in questione (le virgolette sono d’obbligo) veniva esposta nientemeno che all’interno del Museo della cattedrale di Vienna. È l’ennesima oltraggiosa ferita alla fede cristiana quella che è andata in scena nella capitale austriaca con l’iniziale compiacenza delle locali autorità, in un’Europa dove si deve portare il massimo rispetto verso ogni fede religiosa ad eccezione di quella che ha maggiormente contribuito alla nascita della sua stessa civiltà." In questi termini ne parla poi Tornielli anche nel blog "...che stiamo parlando di una rappresentazione dell’Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l’eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un’orgia gay - per di più motivando questo fatto con l’assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L’“artista” si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell’opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l’assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all’arcidiocesi."

Dello stesso Card. Schönborn pubblichiamo l'estratto di un'omelia molto citata nel cammino nc, da lui pronunciata a Porto S. Giorgio  nelle Convivenza del settembre 2008, condensata in questi termini dal documento ufficiale redatto dal Cammino per l'occasione, fattoci pervenire da un sacerdote presente, inorridito per questa ed altre esternazioni...:
"...E' intervenuto il card Schönborn, Arcivescovo di Vienna, proprio qui a Porto S. Giorgio. Nella sua omelia la settimana scorsa ha detto che: Il Concilio afferma una differenza non gradu tantum sed essentia, dice il latino, tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale dei presbiteri, del vescovo. Non gradu tantum non c'è una differenza di grado perché, se il presbitero avesse un grado superiore al livello comune del sacerdozio battesimale, sarebbe un "supercristiano", un cristiano a livello maggiore, sarebbe un'ingiustizia che certe persone siano escluse dal ministero sacerdotale, dal ministero presbiterale. Per esempio sarebbe un'ingiustizia che le donne non possono diventare prete perché sarebbero escluse da un grado superiore di vita cristiana. No, non è una differenza di grado, non gradu tantum sed essentia. Alcuni si sono sbagliati sull'espressione "essentia". Vuol dire che noi presbiteri siamo superiori a voi laici, siamo esseri diversi di essenza diversa? No, no, siamo poveri peccatori forse più di voi. No, cosa vuol dire? Lo spirito in termini tomistici: il sacerdozio battesimale è nell'ordine del fine, delle finalità, tutta la vita cristiana è orientata alla santità realizzata" (cap V Lumen Gentium - vocazione ministeriale alla santità). Tutto, tutto nella Chiesa è al livello di mezzi e al servizio di questa santità. Quindi per non diventare clericali dovete sempre pensare che diventare presbitero è diventare uno strumento nelle mani di Gesù Cristo per aiutare i fedeli per raggiungere la santità..."[l'ultima affermazione ha del vero, ma ignora le prerogative e funzioni irrinunciabili, nonché diverse nell'"essenza", del sacerdozio ordinato, che il cardinale tenta protestantemente di diluire] "
Sostanzialmente l' "essentia" sulla quale molti si sarebbero sbagliati secondo l'arcivescovo, è quella 'investitura' determinata dal 'carattere' conferito dal Sacramento dell'Ordine', con il quale viene conferita la successione apostolica e per mezzo del quale il sacerdote può agire nella Chiesa in persona Christi, celebrare il Sacrificio, operare la "Consacrazione" e inoltre tutte le altre sue prerogative e cioè l'opera di santificazione, d'insegnamento e di governo, queste ultime nettamente in mano ai catechisti nell'ambito del cammino NC; mentre, quanto alla Celebrazione conosciamo tutte le derive neocat: basti partire dal fatto che, come dice Kiko: "noi non abbiamo altari": tant'è che la celebrazione avviene unicamente sulle ipertrofiche "mense", con tutte le altre difformità dai libri liturgici... e tenendo soprattutto conto della diversa teologia che abbiamo più volte evidenziato

Dinamiche moralmente intimidatorie

Gianluca non me ne vorrà, se il suo articolo aspetterà ancora qualche giorno: il tempo constatare, a verifica di quanto emerso e sviluppato negli ultimi importanti thread, l'assoluta impermeabilità dell'entità Cammino nc a qualunque tentativo di 'purificazione' auspicato dal Papa, attraverso questo intervento arrivato stanotte sul vecchio thread delle "realzioni familiari". Infatti davvero non è cambiato nulla di nulla e l'approvazione non ha fatto altro che incistare nella Chiesa una realtà che si esprime in questi termini, sempre gli stessi da 40 anni a questa parte: è ben evidente che si tratta di frasi pre-fabbricate, ad effetto, che vorrebbero tappare la bocca, ad extra, a chi osa criticare il cammino nc e chiudere gli occhi, ad intra, a chi ancora ne fa parte, non si può certo dire per Grazia di Dio... 

Sono nel cammino da oltre 30 anni. Tutto ciò che leggo mi lascia di stucco. Si accettano come verità rivelate delle totali menzogne, e dei fatti gravissimi, se pur accaduti (anche nella chiesa ufficiale sono successe cose gravi, in ogni tempo: lo sappiamo bene) in un luogo o in una particolare circostanza, sono considerati la "norma" del cammino catecumenale. [viene spacciata per eccezione quel che è regola, con la tattica del 'minimizzare'] Questo non è "difendere la verità", e non è "difendere la Chiesa di Cristo". E' prestare il fianco all'inganno del demonio, che vuole soltanto accecare gli uomini perché non vedano quanto bene Dio ha fatto a tante persone all'interno delle comunità. [Non hanno alcuna consapevolezza del prezzo da pagare; svuotamento si sé, identità di gruppo, spersonalizzazione...] Attenti, perché il peccato contro lo Spirito Santo non sarà mai perdonato, e ricordate che anche Cristo diceva la verità e venne crocefisso. [Tremenda identificazione, se ne parla in conclusione!] A me basta sapere che il Vaticano ha approvato lo Statuto del Cammino, per rimanere in comunità. Se ciò non fosse accaduto, ne sarei uscita immediatamente. Perché dunque, gente che si dice "cristiana" si mette apertamente CONTRO IL VATICANO, calunniando e accusando di eresia un'esperienza che il Papa stesso ha considerato buona e valida per la conversione di tanta gente? [Sulle calunnie e l'infondatezza delle accuse -sempre dichiarata apoditticamente e mai provata- bisognerebbe documentarsi su scritti di teologi non certo solo sui nostri] Non fate dunque i sepolcri imbiancati. Preoccupatevi di "sapere" prima di pontificare sugli errori altrui. [Sorvola sull'evidenza che non parliamo per "sentito dire", ma conoscendo e raffrontando Cammino e Magistero ecclesiale!]  Anita

Come potete notare ricorrono, infilati uno dopo l'altro, i soliti luoghi comuni -sempre gli stessi- che ci siamo sentiti ripetere per più di tre anni, da quando è iniziato questo nostro impegno. 

Noterete anche come essi prendano il posto di critiche razionali, di confutazioni precise e circostanziate a tutto quello che andiamo sostenendo con vigore, ma anche con rigore, perché non facciamo altro che soffermarci su ciò che ci viene incontro sia perché emerge nella quotidianità delle vicende ecclesiali che perché qualcuno dei lettori ci formula domande o ci trasmette la sua esperienza, che dimostra -nell'attualità, al di là di indirizzi e correzioni papali o di statuti più o meno attenti: le une e gli altri totalmente disapplicati- l'assoluta intoccabile, controversa identità del cammino neocatecumenale

La cosa più grave di questo scritto è il richiamo al "peccato contro lo Spirito Santo", che dovrebbe far tremare le vene e i polsi a chiunque cammina nella Fede. Il fatto poi di accusarci di essere "contro il Vaticano", beh, lascia anch'esso il tempo che trova, perché il Cammino nonché il suo statuto non sono dogmi di fede e quindi chiunque può manifestare, senza per questo cessare di essere in comunione col Papa e la Chiesa, critiche e dissensi a pieno titolo, purché documentati e validi, mosso unicamente dall'amore per la Verità, che ha un Nome, Gesù Signore, senza il quale non c'è nemmeno Carità.

Si denota anche la incontrovertibile e sconcertante identificazione del cammino con la Persona del Signore, quella emergente con estrema chiarezza dalle parole dell'iniziatore riportate nel thread precedente e che avrebbero messo in guardia qualunque pastore attento a difendere le Verità di fede e le anime affidategli dal Signore... Povera Chiesa!

lunedì 8 febbraio 2010

I catechisti possono parlare in nome di Dio?

Se oggi arrivano richieste di questo genere, possiamo davvero credere che nel Cammino qualcosa sia cambiato? Recenti testimonianze e quanto sviluppato negli ultimi thread ci inducono ad una risposta negativa. 

In questi giorni abbiamo ricevuto domande, che riguardano una ragazza in cammino da qualche anno. Le riportiamo di seguito, chiedendoci anche come una persona di normale cultura ed estrazione, pur non conoscendo la Chiesa, possa davvero credere che qualcuno possa arrogarsi la capacità, o ancor più, il potere di "parlare in nome di Dio"... e noi aggiungiamo il nostro sgomento per il fatto che ciò possa continuare ad accadere nella Chiesa, garantito da sacerdoti e vescovi...
  1. Mi dicono di prestare OBBEDIENZA ai miei Catechisti. Che essi nel momento in cui parlano stanno parlando per Dio. nel senso che sono il suo tramite e quindi che ad ogni loro domanda, anche in presenza di altri, si debba rispondere. Inoltre mi chiedo: che poteri hanno i catechisti nella chiesa cattolica romana? quali sono i loro diritti e doveri? I miei mi dicono che hanno un "carisma", che parlano per mezzo dello Spirito Santo. E' Vero?

  2. ho letto sullo Statuto di recente approvato dalla Chiesa che i Catechisti non possono fare domande che entrino nel foro personale intimo della persona. Ma recentemente ho DOVUTO rispondere se nel mio fidanzamento conservavo la castità

  3. E' giusto che io non possa parlare col mio ragazzo, che non è nel Cammino e dice di non volerci entrare, delle cose dette nei "giri di esperienza"? Perchè, se io sono abituata a confrontarmi con lui in tutto?
Kiko ripete spesso nelle sue catechesi di essere autorizzato a spiegare la Parola di Dio perché lui è un "illuminato"; di avere cioè le capacità che non sono proprie dell'uomo, ma della divinità, che egli trasferisce pari pari ai catechisti del cammino.

Diciamo senza mezzi termini che questa affermazione ripete la tentazione del demonio che ai nostri progenitori nell'Eden prometteva che, se avessero fatto quello che lui loro suggeriva, sarebbero diventati come Dio. E Kiko spesso ripete di parlare a nome di Dio. Oltre a questo peccato diabolico, nelle parole di Kiko c'è una contraddizione ad un insegnamento con cui continuamente martella i neocatecumenali: "non giudicate, perché nessuno può giudicare". Ma lui e i suoi catechisti questo giudizio lo possono fare e giudicheranno anche le realtà spirituali, come la presenza della grazia e dello Spirito Santo, che rientrano esclusivamente nei poteri di Dio e che un Padre Spirituale di provata fede e maturità spirituale avrebbe timore e tremore a riconoscere espressamente e, soprattutto, non si sognerebbe mai di sostituirsi alla coscienza o coartare la libertà delle persone da lui guidate, né quindi di condizionare i loro comportamenti: egli infatti indirizza, orienta, aiuta a individuare gli ostacoli e può indicare alcuni strumenti per superarli, ma MAI si sogna di dire che parla a nome di Dio.

Kiko con le sue affermazioni ritorna a proporre un panteismo di vecchia data, che la filosofia ha superato da secoli. Ma egli non disarma: per lui la presenza dello Spirito Santo nell'interiorità dell'uomo è dimostrabile da un fatto: quello dell'amore al nemico (I Scrutinio pag. 96-97). Questo amore nell'uomo è impossibile senza la presenza dello Spirito Santo che agisce in lui, dice Kiko. Questa presenza, pur appartenendo al campo soprannaturale, Kiko può giudicarla e come lui tutti i suoi catechisti, che hanno il diritto di dire ai loro discepoli se possono o no continuare ad essere membri del Cammino (Shemà pag. 23-34; OR pag. 30 e 188). Perché sono gli unici a poter dire "chi ha lo Spirito Santo". Da questo dovremmo addirittura arguire che per "avere lo Spirito Santo" non basta essere Battezzati e credenti, fedeli nella Chiesa, maè necessario appartenere al Cammino? Di certo è quello che pensano e affermano loro; ma quanto corrisponda a verità qualcuno dovrà pur decidersi a dirlo, se non si vuol continuare a rovinare la vita e l'anima di tante persone!
Visto che le cose stanno ancora in questi termini, nasce per l'ennesima volta, la drammatica domanda: ma i Pastori, nella Chiesa di oggi, cosa ci stanno a fare?

giovedì 4 febbraio 2010

Diamo uno sguardo alla NUOVA CHIESA che avanza

Riepilogo alcuni dei punti più controversi della "nuova pastorale", che ci è stata esplicitata per Campobasso e che stiamo vedendo attuata in molte, se non tutte le diocesi italiane, che partono dagli Orientamenti Pastorali della CEI per il nuovo millennio “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.

Documento pastorale 2009-2010 della Diocesi di Campobasso

Incontriamo le nuove direttive in questa prima citazione del documento pastorale della Diocesi di Campobasso, che ci hanno fatto pervenire:
insieme alla comunicazione cui rimanda il link :

La nota 2 della CEI al n° 19 definisce l’Iniziazione Cristiana: “…quel processo globale attraverso il quale si diventa cristiani si tratta di un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna ad una scelta di fede e a vivere come figlio di Dio ed è assimilato, con il battesimo, la confermazione e l’eucaristia, al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa”.
Questo progetto vuole essere, dunque, una risposta della nostra Chiesa locale all’impegno di mettere in atto un servizio di primo annuncio, su cui innescare un vero e proprio itinerario d’Iniziazione Cristiana a partire dai fanciulli operando un cambiamento di mentalità. + p. GianCarlo vescovo (si parla di Campobasso-Boiano)

Il documento CEI (a disposizione di chi ha interesse ad approfondire sul sito a questo link ), come molti documenti di conio post-conciliare, ha la prerogativa di essere infarcito di molte belle parole molto condivisibili, ma di citare solo fonti post-conciliari e di non dare nessuna direttiva... e, per contro, di offrire il destro, con qualche frase ben calibrata, ad interpretazioni di comodo.

"Conversione pastorale" (!?): in un mondo che cambia, cambia il lessico, ma cambiano anche i significati. Per quale Chiesa?

Ecco cosa mi è parso "preoccupante": è l'affermazione - che metto in diverso colore - citata nel documento programmatico della Diocesi di Campobasso e cioè:

"Per questi motivi negli Orientamenti Pastorali della CEI per il nuovo millennio “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, si afferma che è necessaria una conversione pastorale... (n°59).

Approfondiamo più avanti cosa si intende per "conversione" (che è ri-orientamento del cuore e della vita al Signore) e facciamo attenzione al fatto che per "conversione pastorale", qui si intende "cambiamento di rotta" in senso pastorale, cioè di prassi con la quale si vuole formare e condurre il popolo dei fedeli: significa che la Chiesa intende cambiare rotta e prassi?

Le seguenti sono parole con cui prosegue il documento della Diocesi di Campobasso (e non sono parole del vescovo, ma di chi lo ha compilato, è del tutto chiaro): "I nostri vescovi richiamano l’urgenza di riorganizzare la prassi catechistica dell’Iniziazione Cristiana, restituendole la dignità di vera Iniziazione Cristiana; vale a dire di un cammino per diventare cristiani ed entrare nella comunità. [faccio notare che per diventare cristiani è necessario il Battesimo e si entra nella Chiesa, che è l'intera comunità dei credenti e non richiede l'accesso a nessuna comunità particolare, anche se normalmente la si frequenta, ma non certo in maniera totalizzante e settaria come nel cammino NC]

Prosegue il documento diocesano:
Infatti, questo è il compito fondamentale di una parrocchia: “fare i cristiani”, cioè iniziare alla fede cristiana, insegnare a diventare discepoli di Cristo, accogliendo la sua Parola e vivendo nel suo amore.

mi chiedo cos'hanno fatto le parrocchie fino ad ora, con più o meno efficacia o coinvolgimento e partecipazione da parte dei fedeli... ma in fondo non è che questo sia un 'monopolio' del cammino, che agisce in maniera enfatica accattivante e coinvolgente, sì, ma abbiamo visto per portare dove...

Inoltre si parla dei “Sacramenti di iniziazione: Battesimo – Cresima – Eucarestia. Ma, nonostante a pag. 14 si accenni alla Penitenza, non c’è traccia, nel programma, del SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE INDIVIDUALE. Che fine ha fatto??

Considerato che le date dei Sacramenti da ricevere sarebbero “approssimative”, perché il ragazzo DEVE ATTENDERE che tutta “la comunità” dei suoi coetanei “sia pronta”, questo potrebbe comportare lo slittamento della Cresima e Prima Comunione oltre gli undici / dodici anni, cioè il ragazzo potrebbe arrivare all’adolescenza senza mai essersi confessato ed aver ricevuto il Corpo di Cristo, né essere tenuto ad andare alla S. Messa …

Una "prassi catechetica" di "iniziazione" che monopolizza le pastorali diocesane

La vera "novità" è il famoso e cosiddetto "cammino di iniziazione", dimenticando che l'"iniziazione" non è detto che debba prendere per forza la forma del "catecumenato" (lo vogliamo chiamare "insano archeologismo"? - Pio XII, Mediator Dei)

La VERA iniziazione è la graduale piena "introduzione ai misteri del Regno" ... cioè, per tradurla in parole povere, non è altro che l'educazione alla Fede e l'approfondimento e nutrimento di essa, che si riceve attraverso la normale vita Sacramentale, la preghiera, l'Adorazione, le Devozioni (ricordate e rivalutate anche nel documento dei vescovi) e tutti i momenti formativi e comunitari offerti dalla Parrocchia e quant'altro la ricerca personale porti ad incontrare nella Chiesa.

Se leggiamo i Padri della Chiesa scopriamo che prima veniva dato il Battesimo e, poi, veniva approfondita l'istruzione e la cosiddetta mistagogia, ma il Battesimo è efficace di per se stesso e non ha bisogno di nessuna "ratifica" come vedremo, con sconcerto più avanti... C'è da chiedersi chi è il vescovo che "ratifica" cose del genere!

Altra chiave di lettura di quel documento di stile squisitamente "Ruiniano": il riferimento alla "cultura"... è ben noto l'ambizioso "progetto culturale" del cardinale, gestito insieme ad altro con l'8 per mille e che si riduce a lezioni magistrali in università cattoliche, convegni per addetti ai lavori e del quale il Popolo di Dio o Corpo di Cristo che dir si voglia non raccoglie neppure una briciola...

Però adesso i neocatecumanali hanno un altro passpartout, che non mancano ovviamente di usare alla grande, con la connivenza dei vescovi, per monopolizzare le pastorali diocesane senza nemmeno la necessità di tirare in ballo il cammino o Kiko Arguello e compagnia! E dire che il Papa aveva chiesto il loro adeguamento alla Pastorale diocesana, senza poter supporre che sarebbe avvenuto l’inverso…

E' facile trarre in inganno, travestendo da cattolico quello che si accingono a fare. Forse il vescovo di Campobasso è in buona fede, possono averlo convinto; ma apprendo da fonte diretta che egli è molto impositivo sui sacerdoti che chiama con disprezzo "nostalgici" se manifestano un qualche amore per la Tradizione e chiede loro dove prendano le loro incrollabili certezze. Mi risulta che un cristiano, tanto più se sacerdote e custode della Rivelazione HA delle certezze sulle quali fonda la propria Fede: da scoprire e sempre in ulteriore evoluzione sono gli approfondimenti, non i dati fondanti della Rivelazione che, nel Cammino nc sono stati sostituiti da tappe iniziatiche pre-fabbricate e calibrate sulla base dell’esperienza post-conciliare di un laico e di una ex-suora ...

Le motivazioni del documento più dettagliato pubblicato sul sito della diocesi sono 'sapientemente' addotte e potrebbero anche in parte essere condivise, se non ci fossero molti seri "indizi" che conducono al Cnc, del tutto indecifrabili da un comune fedele. Il problema –serio e cogente, per effetto di quanto conosciamo e denunciamo– è dove porta questo itinerario e chi lo guida, a chi sono affidate le catechesi, perché è questo quello che davvero c'è da sapere, e non lo specchietto per le allodole della pubblicità ingannevole della investitura e dei cosiddetti "Testimoni del Signore" che hanno il compito di testimoniare la fede (e quindi guidare) i "catecumeni". Chi sono costoro?

Apprendo anche che il responsabile dell'ufficio diocesano è un parroco neocatecumenale incallito... mi dicono che ben 20 famiglie della sua parocchia hanno portato i loro figli a fare la comunione altrove.

Se ci hanno scritto la lettera allarmata e se abbiamo tutte le ragioni per pensare che siano neocatecumenali, ebbene: si sa come si parte ma non si sa dove si arriva!

Colpisce quello che il Vescovo espone a pag.5, in cui riporta il testo della CEI che, fatalmente, sostiene le stesse cose di Kiko: che la pastorale diocesana deve “convertirsi” ad … “un cammino”, diffuso nel tempo, con una “prassi catechetica riorganizzata” per una “iniziazione cristiana” che si ottiene “entrando in comunità”. Ogni riferimento sarà puramente casuale??

... Questo dicono i vescovi italiani (potenza di quale persuasione??). Ed ancora:

L' "apprendistato" della vita cristiana

Abbiamo già visto che il documento diocesano cita anche:

"La nota 2 della CEI al n° 19 definisce l’Iniziazione Cristiana: “…quel processo globale attraverso il quale si diventa cristiani si tratta di un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna ad una scelta di fede e a vivere come figlio di Dio ed è assimilato, con il battesimo, la confermazione e l’eucaristia, al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa”.

Beh, è necessario dire che cristiani non si "diventa" attraverso nessun "processo" globale o parziale che sia, si E' e si resta per sempre cristiani attraverso il Battesimo: resta poi da vedere come si vive il proprio cristianesimo e come e quanto si approfondisce la vita di Fede...

Parlare di "apprendistato" per la vita cristiana, mi sembra improprio e riduttivo, perché la Fede matura per l'Azione dello Spirito Santo, nel rapporto personale, intimo, vivo e fedele col Signore nella Sua Chiesa - che costruisce e rende vitali anche le relazioni sia comunitarie che umane in generale - e, quindi: vita sacramentale (Eucaristia e Penitenza), catechesi, lectio divina, L'Adorazione e la preghiera, la risposta concreta e fedele nella vita quotidiana e nelle scelte piccole e grandi....

Chi è che ha la 'patente' di "testimone"?

E' quella "testimonianza dei discepoli del Signore" che lascia anche perplessi. Chi sono costoro, dal momento che "le catechiste tradizionali non operano più direttamente coi bambini, ma si dedicano alla formazione delle nuove catechiste che sono le mamme stesse dei bambini"? E' evidente che saranno i cosiddetti "testimoni" i veri catechisti. Chi conferisce loro la 'patente' di testimoni? Sappiamo bene di "chi" e "come", cioè con quali metodi e con che potere sulle persone, compresi i sacerdoti, sono testimoni i catechisti del cammino neocatecumenale: dei loro iniziatori e delle abominevoli prassi, che vorrebbero imporre a tutto l'orbe cattolico.

Questa espressione: "scandito dall'ascolto della Parola, celebrazione e testimonianza dei discepoli..." sa tanto di Tripode kikiano: Palabra, Liturgia, Comunidad...

Siamo sicuri, cari vescovi, che è questa la Chiesa di Cristo Signore? Vogliamo parlare di un articolo dello Statuto del Cammino neocatecumenale e di cosa veramente comporta?

Sarà questa la nuova prassi ecclesiale?

"art. 19.1.1- l’Eucaristia e la comunità aiutano gradualmente i neocatecumeni a svuotarsi dei falsi concetti di sé e di Dio ed a scendere alla loro realtà di peccatori, bisognosi di conversione, riscoprendo la gratuità dell’amore di Cristo, che li perdona e li ama."

Quest'articolo è l'emblema dell'ambiguità del cnc. Potrebbe infatti, a un lettore distratto o solo ingenuo, sembrare cosa buona e giusta: scorgersi peccatori, bisognosi di conversione... Sembra richiamare quel 'rientrare in se stesso' del figliol prodigo, che poi è un'attitudine connaturale al cristiano il quale, guardando a Cristo, vuole imitarlo e conformare a Lui tutto di sé.

Lo "svuotarsi di sé" del Cnc è invece un'altra cosa, purtroppo. Significa che tu metti la tua vita nelle mani dei catechisti, col beneplacito e sotto gli occhi dei fratelli di comunità. Significa che tu lasci ai catechisti la libertà di prenderla la tua vita, e di guardarci dentro, in ogni angolo, senza pudore. Te la smontano la vita, e in essa il cuore, la mente, desideri, paure, ma anche interessi, competenze, cultura, e affetti, amicizie, amori. Tutto. Ti smontano la vita, ma non per cercarvi insieme a te la traccia di Dio, la bellezza speciale di Dio in te. Né per condurti verso orizzonti nuovi, più ampi e promettenti.

Ti smontano la vita per dirti che in essa non c'è nulla di buono, che è piena di demoni e idoli perversi. Che se vuoi 'l'alleanza con Cristo', devi fare il cammino. E cioè, devi resettare tutto e conformarti al cammino. Non esistono altre vocazioni. Tutto è finalizzato al cammino. Non a Cristo. Ma al cammino.

Passano gli anni. E ti accorgi che nel frattempo ti sei perso tutto. Amici, interessi, desideri, impegni. E ti sei perso soprattutto il senso di te, di quel che sei davanti a Dio e agli uomini. Senza aver neppure guadagnato un autentico senso del peccato. E' deserto di povertà.

Ecco dove porta lo svuotamento del Cnc. Leggendo l’articolo dello Statuto che parla dello “svuotamente del falso concetto di sé e di Dio”, risultano immediatamente comprensibili a chi ne conosce le modalità, i rischi potenziali che contiene, qui confermati una volta ancora.

È scioccante che la Chiesa lo abbia permesso: e così dunque tutti i membri della comunità, i catechisti, i responsabili sono degli psicologi? Posseggono essi gli strumenti indispensabili, la formazione necessaria per accompagnare una persona in quel cammino di "svuotamento di sè"?

Oltre che giusto, è indispensabile 'guardare' a questo aspetto del problema. E' chiaro che quando si innescano meccanismi psicologici, si 'entra' anche nell'inconscio delle persone e si possono smuovere ricordi rimossi, ferite, energie, che poi, se non si hanno gli strumenti di una affinata e maturata competenza, non si riesce nemmeno a gestire. Quanti casi di grave disagio psichico indirizzati agli psicologi rigorosamente "interni" (perché nulla trapeli ad extra), e purtroppo casi molto seri testimoniati proprio per situazioni di squilibri gestiti con rigore e senza un metodo competente, ma improvvisato, che non può essere uguale per tutti, perché le persone non sono fatte con lo stampino, i tempi di maturazione e gli 'stati interiori' non sono gli stessi per tutti: c'è chi può aver bisogno di fermezza, ma c'è anche chi in quel particolare momento ha bisogno invece di tenerezza, di accoglienza non del dito puntato... Non che accoglienza nel cammino non ci sia, ma è limitata al love bombig iniziale, quando ti accettano come sei e non ti sembra vero... è dopo che cominciano i dolori .

In realtà si usano fini strumentali per rendere malleabili e dominabili le persone ad usum cammini; ma anche se il fine fosse buono, il metodo è inaccettabile comunque! E' molto grave la responsabilità di chi dovrebbe avere a cuore, oltre alla salute spirituale dei fedeli, anche quella psicologica e il rispetto della loro sfera esistenziale!

È sconcertante che le numerose testimonianze che sono arrivate in Vaticano non abbiano suscitato nessuna reazione. E così oggi, come ieri e come domani, il foro intimo di molti cattolici continuerà ad essere aggredito, nell'indifferenza di chi dovrebbe vigilare e proteggere.

Torniamo al Documento diocesano: la "ratifica" del Battesimo

Riporto altri stralci del documento diocesano in questione, il primo sul Battesimo, il secondo su alcuni punti programmatici:

Il Battesimo:
- Rigenera alla vita dei figli di Dio
- manca il perché, l'Azione efficace [cancella il peccato originale e quelli attuali (se ricevuto da adulti)]
- manca anche [fa rinunciare a satana e alle sue opere]
- manca anche [ci dona la Grazia Santificante e le virtù teologali] altrimenti in che modo e perché

- Unisce a Gesù Cristo e alla Chiesa
- Fa diventare tempio dello Spirito [Santo]
- Fa partecipare all’ufficio sacerdotale profetico e regale di Gesù

ll documento diocesano riporta anche i seguenti punti programmatici dell'itinerario formativo dei ragazzi che si preparano alla cresima (che poi sono bambini perché risulta che la cresima - nel nuovo progetto pastorale - precederà la comunione):

  1. L’incontro con Dio dei cristiani, che nella Parola biblica si rivela come il Dio della liberazione, il Dio della creazione, il Dio che ha agito e agisce continuamente nella storia mediante uomini ispirati dal suo Spirito;

    a me questo sembra più il Dio degli ebrei invece che la SS. Trinità, Padre Figlio e Spirito Santo. L'incontro col Dio dei cristiani, che è SS Trinità, si ha nella Chiesa e nella vita Sacramentale (che unisce al Padre, nel Figlio, per opera dello Spirito Santo) anche se è vero che Dio agisce nella storia; ma mi danno da pensare quegli "uomini ispirati dallo Spirito Santo" mediante i quali Dio agisce... non agisce Egli forse mediante l'Opera del Figlio che è entrato nella Storia? I cristiani che vivono la fede sono ispirati dallo Spirito Santo, ma lo sono perché nella Chiesa ricevono lo Spirito di Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo e proprio da Lui, mediante il quale "tutte le cose sono state create" e che "si è fatto uomo" per noi e per la nostra salvezza, e non da "testimoni" non meglio identificati... Infatti resta da scoprire chi sono quegli uomini "ispirati dallo Spirito Santo", se tutti i credenti o solo quelli che in altro luogo vengono chiamati "testimoni"...

    Tutta la formulazione, comunque è prettamente veterotestamentaria: Creazione, Liberazione dall'Egitto Esodo, e Cammino con Dio nel deserto (il Dio che agisce nella storia come si rivela a Mosè)


  2. L’incontro con la Persona e il messaggio di Gesù di Nazaret, il profeta-messia, il crocifisso-signore, il datore dello Spirito, nel quale Dio si è rivelato in forma nuova e definitiva [quale? non è irrilevante, dato che si tratta del Figlio, Verbo incarnato] che vive oggi nel mondo in lui;

    di per sé si omettono cose fondamentali anche se non si dicono cose sbagliate, ma a parte crocifisso signore minuscolo, dopo profeta-messia pure minuscolo (ma poi perché profeta, se Messia è molto di più? Perché non Messia Figlio di Dio, il Verbo incarnato, Crocifisso e Risorto datore del [Suo] Spirito?)

  3. L’incontro [o l'inserimento nella Chiesa? L'incontro è col Signore e la Sua Salvezza, nell'Annuncio di chi lo ha già incontrato!] con la Chiesa di Gesù, mediante la decisione di fede e la ratifica (?) del battesimo, che comporta la volontà di convertirsi e [manca: che significa accogliere il Signore e la Sua Salvezza, che danno la capacità di] accettare il vangelo come codice di vita, la partecipazione ai momenti sacramentali in cui la Chiesa si costruisce (o è costruita dal Signore?) come «corpo visibile [e anche come Corpo Mistico] del Signore», soprattutto nella riconciliazione e nell’Eucaristia. Faccio notare che anche le brevi inserzioni mancanti non sono dettagli, ma elementi fondanti che cambiano o depauperano il senso e la corrispondente comprensione e assimilazione delle verità di fede cui si riferiscono e non possiamo cavarcela con il semplice tacciarle di approssimazione e pressappochismo che comunque in ambiti di così grande responsabilità non dovrebbero essere consentiti!

Vorrei sapere cosa significa introdurre la necessità di "ratificare il Battesimo", se esso conferisce "il carattere", indelebile, che non è da "ratificare" in alcun modo, ma da mantenere vivo nella fede e mi chiedo come ha fatto un vescovo ad avallare un documento ufficiale carente di punti essenziali come questo.

Quanto alla “volontà di convertisi”, dobbiamo ricordare che si ha conversione quando si passa dallo stato di peccato, cioè dalla perdita della Grazia allo stato di Grazia. E si tratta di un passaggio, che è un'inversione di tendenza, sancisce un cambiamento di vita, un ri-orientamento al Padre. Poi c'è il percorso successivo, di perfezionamento e per questo è necessario fortificarsi e rimanere nella fedeltà, ma non ancora e sempre convertirsi, a meno che non si inverta di nuovo la rotta... Una volta che si è fatta la scelta fondamentale per Dio e si rimane nella vita di Fede, fortificandosi nella Chiesa, nessuno ti può dire "devi convertirti", come inesorabilmente chiunque entra nel Cammino si sente dire, anche se è un religioso che ha già fatto la sua scelta prendendo addirittura i voti... il fatto è che si pretende ci si converta al Cammino. In fondo è improprio parlare di conversione-continua, una volta avvenuta la prima -a volte i santi parlano di "seconda conversione" quando si sentono chiamati ad una scelta ulteriore e più mirata della propria missione- non deve parlarsi di conversione, ma di 'perferzionamento'; termine tra quelli più 'sospetti' ed addirittura espunti dal lessico neocatecumenale, perché l'idea di "perfezione" -che non è peregrina, se Gesù ha detto: "Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro che è nei cieli"- è del tutto inconciliabile con una teologia e corrispondente antropologia neo-protestante del cammino nc, che vuole l'uomo inesorabilmente peccatore e non richiede nessuno sforzo personale per la propria maturazione spirituale, ma soltanto l'adeguamento alle prassi richieste dai vari stadi di "iniziazione"...

Questo è quanto sta succedendo, subdolamente, in tante diocesi: dove e a cosa potrà portare?

E le stelle, nonché i Pastori, stanno a guardare!!!!

martedì 2 febbraio 2010

Uno spaccato ambiguo delle vicende ecclesiali attraverso le attese per una recente nomina vescovile

Lo spaccato, oltre che ambiguo risulta inquietante, per chi sa leggere fra le righe, conosce la storia della Chiesa e ne osserva e vive -soffrendo- la crisi epocale che la sta attraversando e che, in questo nostro tempo sembra aver raggiungo il suo culmine, o per lo meno aspetti di inusitata gravità, se in questi giorni sulla rete un presbitero neocatecumenale può esprimersi nei termini che riportiamo con le nostre chiose, titolando il suo pezzo "Tradizionalisti e progressisti spazzati dal soffio dello Spirito":
http://segnideitempi.blogspot.com/2010/01/tradizionalisti-e-progressisti.html
"Cerchiamo di capire. La nomina di Mons. Leonard a Bruxelles getta un fascio di luce sulla complicata geografia teologico-pastorale della Chiesa contemporanea. Esultano i cosiddetti tradizionalisti, i loro blog plaudono alla nomina, vagheggiando una reconquista e lo sbiadimento definitivo del Concilio. Piangono i cosiddetti progressisti, immaginando un futuro nero per lo spirito del Concilio. [Il presbitero neocatecumenale che trae queste conclusioni, sta dando una immagine di chiesa quanto meno riduttiva, intuibile il motivo: si tratta di un'analisi viziata in partenza, in quanto esclusivamente pro domo sua (leggi Cammino neocatecumenale) e quindi per nulla obiettiva sulle altre componenti ecclesiali che mette su due fronti distinti da quello del cammino, considerato fin dalle sue orgini come "rifondatore della VERA Chiesa". In effetti gli amanti della Tradizione hanno sì esultato, essendo emerse tendenze più favorevoli al VO di quelle che comunemente si incontrano da parte del vescovo Leonard rispetto ad altri; ma il motivo dell'esultanza non è certo né la reconquista (di cosa poi?), semmai esso è la speranza, che promette di diventare certezza, del restauro di una retta cattolicità (ovviamente non in senso giuridico, ma come fedeltà alla Tradizione Apostolica Autentica e in definitiva fedeltà al Signore Gesù e al vero culto a Dio, primaria missione della Chiesa). Sul fronte opposto vengono messi i progressisti, visti in allarme per il futuro del Concilio. Precisiamo innanzitutto che il cammino neocatecumenale non può tirarsi fuori dal fronte progressista, in quanto enfatizzato come frutto del concilio e, soprattutto, perché in una Chiesa nella quale non si fossero pesantemente infiltrate tendenze moderniste proprio per effetto di un'arbitraria applicazione del cosiddetto "spirito del concilio", una realtà nata da un'esperienza laicale dai connotati giudeo-luterano-gnostici -che si pretenderebbe ora imporre a tutto l'orbe cattolico- non avrebbe mai potuto aver cittadinanza. Inoltre il problema, per chi ama la Tradizione, non sta tanto nel concilio in sé, quanto nei sovvertimenti della retta fede di stampo neoprotestante che le nuove generazioni, da più di 40 anni a questa parte sono state costrette ad assorbire e che oggi sono sono sotto gli occhi e negli scritti dei pastori e dei teologi più fedeli e responsabili] .
Eppure il Papa ha parlato e scritto chiaramente su di esso, sottolineandone la provvidenzialità e stigmatizzandone le interpretazioni e i compimenti fuori carreggiata, in un campo e nell'altro. Emerge purtroppo come i nostalgici del Papa Re e gli intellettuali della novelle vague conciliare abbiano un punto in comune: la tiepedizza nei confronti dell'annuncio del Vangelo. Gli uni rinchiusi nei templi ad incensare se stessi, gli altri persi tra dialoghi e zone grigie. Entrambi avversi ai carismi. [Anche qui si attribuiscono al Papa atteggiamenti univoci: è evidente che il Papa difende il concilio; ma non senza esprimere ed esplicitare già da quando era cardinale riserve e approfondimenti critici davvero sapienziali, soprattutto riguardo alla liturgia (punctun dolens tra i tanti del Cammino nc), recentemente richiamando tutti al necessario rinnovamento (perché Tradizione non è fissismo) ma nella 'continuità', unica garanzia di fedeltà alla Tradizione che preserva da aberranti derive sincretistiche con sapore forte di eresia. Definire i "tradizionalisti" "rinchiusi nei templi ad incensare se stessi" e addirittura "nostalgici del Papa Re", dimostra un pressapochismo, ma soprattutto un'ignoranza, difficilmente sanabile perché accompagnata da pregiudizi, estremamente difficili se non impossibili da scardinare. I progressisti "immersi tra i dialoghi e zone grige" è abbastanza azzeccato, ma non si capisce con quale criterio egli sottragga la sua realtà di appartenenza alla schiera progressista, che di facce ne ha molte. Certo il Cammino non fa parte di chi dialoga, dal momento che in esso è vietato fare e farsi domande mentre gli insegnamenti vengono dispensati apoditticamente da catechisti, ripetitori degli iniziatori, la cui onnipotenza si estende agli stessi presbiteri. Non è escluso che lui stesso, in queste parole non faccia altro che riprodurne le strumentali considerazioni pro-cammino, che sfociano nelle conclusioni che stiamo stigmatizzando. Ma quanto a "zone grige", ne presenta fin troppe...].
Il Papa invece pensa alla fede e a come annunciarla. Mons. Leonard incarna l'ideale di Vescovo che ha in mente il Papa e la rotta che sta imprimendo alla Chiesa. Fedele alla tradizione, esposto sui principi non negoziabili, lanciato con zelo nell'evangelizzazione. E' nominato nel cuore dell'Europa scristianizzata, dove c'è la Commissione Europea, centrale massonica e laboratorio sperimentale per ridurre all'insignificanza la Chiesa, e con essa la famiglia e la vita. E' la neo-linea Maginot della Chiesa in Europa, e Leonard è chiamato a dirigere difesa e contrattacco. [E' ovvio che il Papa pensa alla fede ed esorta ad annunciarla. Quello che lascia perplessi è quel COME, che richiama immediatamente un METODO di cosiddetta "iniziazione", che pretende ritenersi esclusivo e che non allarma nessun pastore nonostante rinneghi apertamente 2000 anni di Tradizione da Costantino al Concilio al Vaticano II e introduca insegnamenti e prassi decisamente non in 'continuità' con essa, presentando anche risvolti settari e forme gravissime di mancato rispetto della dignità delle persone].
Come? Annunciando il Vangelo, preparando presbiteri e comunità adulte nella fede, attingendo alla Tradizione e fedele al Magistero. E' un caso che al cuore di tutto ciò vi siano, come è stato a Namur da dove Leonard proviene, il Cammino Neocatecumenale, il Seminario Redemptoris Mater, e gli altri movimenti post-conciliari?" [Qui si attribuiscono direttamente al Papa le direttive sul COME appena esaminato e si ha la faccia tosta (non può usarsi un diverso termine conoscendo i fatti) di parlare di "comunità adulte nelle fede, attingendo alla Tradizione e fedele al Magistero" riferendosi al cammino, i cui insegnamenti rinnegano esplicitamente il Magistero ecclesiale: "Non è per noi" e consistono esclusivamente nei mamotreti tuttora segreti e, soprattutto nelle tappe iniziatiche più avanzate, in midrashim, talmudim e insegnamenti qabbalistici. Inoltre siamo al punctum dolens per eccellenza, quello dei Seminari, che sfornano 'presbiteri' la cui formazione secondo il loro statuto richiede avvenga attraverso l'iter del cammino nc sotto la guida ed il potere dei catechisti: 'presbiteri' prettamente neocat, appunto, non sacerdoti-guide che agiscono come "alter Christus", ma funzionari del sacro nell'ottica kikiana e non cristiana.]
Per capire che gli schemi ecclesiali non rispondono alle alchimie giornalistiche e ai desiderata delle nicchie elitarie, ed evaporano immancabilmente al soffio dello Spirito. [Da questo dovremmo dedurre che la Chiesa della Tradizione appartiene ormai ad una "nicchia elitaria" ed "evapora al soffio dello Spirito? Ma di quale spirito? c'è da chiedersi... Maria, auxilium christianorum, prega per noi!]

Se mettiamo insieme questa visione delle cose portata a livello internazionale, il recente intervento del card Rylko appena esaminato nel thread precedente, nonché quanto sta accadendo in tante diocesi italiane (abbiamo discusso di Campobasso e della Puglia -nonostante le resistenze di un unico vescovo: quello di Taranto-; vi vonsiglio di usare le corrispondenti parole chiave nello spazio di ricerca, se vi interessa approfondire) e interpetriamo questi segnali come subdole e aggressive strategie delle quali il cammino nel corso di decenni ormai ha dimostrato tutta la sua nefasta capacità, non possiamo non ricordare che esso, nella cosiddetta "missio ad gentes", col pretesto e sotto il nome di "implantatio ecclesiae", in realtà fonda nuove comunità neocatecumenali, nuclei autoreferenziali che non si integreranno mai con la pastorale parrocchiale che respingono o fagocitano. Conseguentemente la cosiddetta "nuova evengelizzazione" che esse portano è talmente "nuova" da essere "altra" e non realizza altro che la proliferazione del Cammino NC e non l'espansione della Chiesa, se ancora si può parlare di Chiesa Cattolica Apostolica Romana: prove e documenti sono a iosa nel sito di riferimento.

E noi non possiamo non soffrire per quel che succede nella e alla nostra Chiesa, ma forti della nostra impotenza e della nostra Fede nel Signore della Vita e della Storia...

venerdì 29 gennaio 2010

Ryłko: "il 'nuovo stile di collaborazione' tra sacerdoti e laici nei movimenti ecclesiali e nelle nuove comunità"


Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici al V Colloquio di Roma

Il Cardinale Stanisław Ryłko ha presentato questo martedì "il 'nuovo stile di collaborazione' tra sacerdoti e laici nei movimenti ecclesiali e nelle nuove comunità" e il beneficio che ne può trarre la Chiesa.

Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici è intervenuto al V Colloquio di Roma, organizzato dalla Comunità dell'Emmanuele e dall'Istituto Universitario Pierre Goursat (IUPG), in collaborazione con l'Istituto Pontificio "Redemptor Hominis", dal 25 al 27 gennaio sul tema "Sacerdoti e laici nella missione".

Il "nuovo stile" di collaborazione tra sacerdoti e laici, ha spiegato il porporato polacco, presuppone "che i presbiteri riconoscano l'identità propria dei fedeli laici e ne valorizzino effettivamente la missione nella Chiesa e nel mondo, guardandosi sia dal nutrire diffidenza nei loro confronti e dall'assumere atteggiamenti paternalistici e autoritari nel governo delle comunità parrocchiali, sia da quella falsa promozione del laicato che, non rispettandone la specificità della vocazione, rischia di tramutarsi in un alibi per il disimpegno e la rinuncia ai propri doveri pastorali verso la comunità cristiana". [Si mette in risalto la funzione dei laici con il pretesto di evitare 'paternalismo' e 'autoritarismo' mentre i sacerdoti, che sono GUIDE, è giusto che esercitino l'Autorità (ben altra cosa, rispetto all'autoritarismo) che è loro propria. Abbiamo invece ben presente il vero AUTORITARISMO esercitato dai catechisti neocatecumenali anche sui 'presbiteri'. Inoltre viene messa in campo anche la 'diffidenza': appare un mettere le mani avanti nei confronti delle riserve che diversi parroci hanno nei confronti del Cammino nc, perché qui si parla di movimenti, ma l'unico movimento invasivo per le parrocchie, che fagocita le pastorali delle diocesi, è proprio e soltanto il cammino...]

Questo "nuovo stile" [nuovo stile che, abbiamo dimostrato con ampia documentazione nel sito e nelle discussioni, introduce una NUOVA CHIESA, con nuova teologia ed ecclesiologia e corrispondenti prassi di rottura con la Tradizione, con il pretesto del Concilio, ma in realtà con l'introduzione di elementi giudeo-luterano-gnostici], ha aggiunto, chiede ai laici "un vivo senso di appartenenza ecclesiale oltreché la consapevolezza della propria corresponsabilità e necessaria partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, scuotendosi dall'indifferenza ed evitando, tuttavia, sia un eccessivo ripiegamento sugli affari intra-ecclesiali a scapito della missione, sia la pericolosa trappola di certa mentalità ostile all'istituzione ecclesiale e contagiata dalla logica mondana della lotta per il potere, sia un corporativismo aggressivo e contestatario nei confronti del Magistero ecclesiale" [Buoni e saggi consigli che il cammino di certo non segue e per il quale non sono mai valsi] .

"Fattore decisivo per il risveglio missionario di tutto il popolo di Dio in un mondo dove dilagano laicismo e neopaganesimo, e dove Dio è sempre più il Grande Escluso, il 'nuovo stile' di collaborazione tra Pastori e laici inaugurato dal Concilio Vaticano II si prospetta tuttora come un traguardo importante a cui tendere insieme e spesso come una vera sfida da raccogliere", considera il Cardinale. "Ognuno deve fare la sua parte: sacerdoti e laici". [Il famoso 'popolo di Dio', formulazione molto veterotestamentaria che oggi ha preso il posto della più pregnante e significativa realtà di "Corpo di Cristo", a Lui assimilato e 'configurato' e in Lui radicato, non alle "nuove mode" e ai "falsi profeti" e "cattivi maestri" del nostro tempo]

"Ai nostri giorni, suscita grande speranza nella Chiesa la stupefacente fioritura di movimenti ecclesiali e nuove comunità, anch'essa frutto del Concilio", ha spiegato, constatando che "tra gli stessi fondatori, del resto, figurano sia laici (uomini e donne) che sacerdoti, religiosi e religiose". [i famosi nuovi carismi che, per essere confermati, andrebbero vagliati con maggior cognizione di causa. La laicità del fondatore non è di per sé preclusiva, ma lo diventa quando devia dalla dottrina Apostolica]

In questi movimenti, ha aggiunto, "prende forma così un 'noi' comunitario" che diventa "un percorso pedagogico fatto 'insieme' e nel quale ci si sente tutti coinvolti e interpellati, sacerdoti compresi". "Per questo, i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono diventati vere e proprie fucine del 'nuovo stile' di collaborazione tra Pastori e laici nel servizio alla missione evangelizzatrice della Chiesa". [Il cardinale, tra l'altro non essendo un teologo, ma un sociologo evidentemente 'modernista', non tiene conto di quanto, come avviene nel cammino nc, il "noi" comunitario possa diventare spersonalizzante e massificante, creare un'identità collettiva e precludere la risposta personale, unica, il rapporto intimo e profondo che il credente instaura col Signore prima di poterlo vivere con i fratelli in qualunque altra comunità e, con "il resto del mondo", al di fuori dell'ambito comunitario che, per il cammino neocatecumenale diventa l'unico punto di riferimento...]

"Il sacerdote, per primo, deve saper cogliere e interpretare la novità di questi 'doni carismatici' porgendo l'orecchio a quello che lo Spirito dice alla Chiesa oggi (cfr Ap 2, 8). Ai movimenti non si deve guardare come a un 'problema pastorale', ma come a una grande opportunità, una preziosa risorsa di rinnovamento delle nostre comunità parrocchiali". [guardare alla "grande opportunità e il "non si deve" detto con autorità e riferito ai 'problemi pastorali' riconosciuti e richiamati persino dal Santo Padre, appare senz'altro una forzatura... Inoltre, tirare in il problema pastorale significa implicitamente riconoscere che ci sia; tuttavia si tenta di minimizzarlo o addirittura di ignorarlo!] 

Associazioni e movimenti ecclesiali, ha constatato il Cardinale, "possono costituire un nucleo vitale delle parrocchie in cui operano", aspetto "particolarmente vero per le parrocchie urbane che, non di rado estese su territori molto vasti, si misurano con il rischio di un anonimato che può essere efficacemente contrastato da una microstruttura di piccole comunità cristiane che vivono la fede con intensità". [se quella "vissuta con intensità" -in comunità il cui zelo appare più quello della dipendente appartenenza piuttosto che quello per il Signore- fosse l'autentica fede cattolica, nulla questio!]

"Essi non si pongono in concorrenza con la parrocchia, né tanto meno, sono un'alternativa alla parrocchia - ha segnalato -. Rappresentano piuttosto una grande possibilità pastorale da cogliere. Perché ogni ambiente in cui si formino cristiani 'adulti', consapevoli della propria vocazione e missione, serve la causa della Chiesa e della parrocchia". [Rimarchevole notare come il card parla di problemi esistenti e cogenti (e se ne parla vuol dire che non possono più essere ignorati!), ma trasformati in "una grande possibilità pastorale", senza peraltro motivazioni esplicite e convincenti, ma non l'abituale apoditticità propria dei responsabili del Cammino nell'enfatizzare il loro prodotto: "pacchetto iniziazione chiavi in mano"]

"Dai suoi ministri la Chiesa si aspetta quindi sensibilità, apertura e cordiale accoglienza di queste nuove realtà che portano nella vita di tante comunità cristiane frutti veramente benedetti di conversione, santità e missione". [Penso che la Chiesa dai suoi ministri debba aspettarsi in primo luogo e soprattutto la fedeltà al Suo Signore a ai suoi insegnamenti trasmessi col Magistero di sempre e bypassati dalle nuove mode spacciate per carìsmi: il caso delle esperienze e delle personali sintesi sincretistiche di un laico e di una ex suora trasferite coercitivamente a tutti i credenti, francamente apparirebbe assurdo e improponibile, se non fosse una tragica realtà]

"D'altro canto, il carattere essenzialmente laicale dei movimenti ecclesiali non sopprime il bisogno che essi hanno di una presenza sacerdotale. Lungi dal significare la loro clericalizzazione, tale presenza - sempre animata da sincera carità pastorale - è bensì un servizio prestato nel pieno rispetto della libertà associativa dei fedeli laici e del carisma di ciascuna realtà aggregativa". [Ha bisogno di rincarare la dose delle giustificazioni, col riferimento all'enfasi tutta post conciliare dei cosiddetti carismi che nel Cammino, che rappresenta un "Unicum" rispetto a qualunque altro movimento, sono improvvisazioni e allontanamento dalla Tradizione!]

I movimenti ecclesiali e le nuove comunità hanno dunque bisogno "del sapiente, attento e paterno accompagnamento dei Pastori. Si tratta di una missione impegnativa e molto delicata, alla quale ogni sacerdote deve prepararsi in modo adeguato, a prescindere dal fatto di una sua effettiva appartenenza all'uno o all'altro". [se davvero tutto si svolgesse in questo modo! Ma nel cammino i sacerdoti DEVONO obbedire ai catechisti]

Il Cardinale si è detto convinto che l'Anno Sacerdotale che stiamo vivendo nella Chiesa costituisca "un'ottima opportunità data ai Pastori per mettersi all'attento ascolto di ciò che lo Spirito Santo dice alla Chiesa mediante questi doni carismatici". [mettersi in ascolto del Signore per recuperare le virtù sacerdotali del Santo Curato d'Ars proposto dal Papa come modello (Santa e Divina Liturgia, e confessione...) no, eh!]

"Ai cristiani stanchi e scoraggiati e a tante comunità cristiane ormai troppo autoreferenziali e ripiegate su sé stesse, i movimenti lanciano la sfida di una Chiesa coraggiosamente proiettata verso nuove frontiere di evangelizzazione", ha concluso. "In questo nostro tempo, la Chiesa ha davvero bisogno di aprirsi a questa novità generata dallo Spirito". [La Chiesa ha bisogno di conoscere e radicarsi sempre più nel suo Signore, attraverso un'autentico Annuncio ed una Pastorale corrispondente!]
ROMA, martedì, 26 gennaio 2010 (ZENIT.org)

mercoledì 27 gennaio 2010

Lefebvriani/Di Segni: Su Concilio Chiesa decida, o noi o loro

Così si esprime il rabbino Di Segni, che è stato capace di impartire una lezione di esegesi su "Israele-Popolo-Terra" a Benedetto XVI. Il Papa, evidentemente in ragione dell'impronta 'diplomatica' data all'evento, non ha replicato nulla -come anche a braccio non gli manca di fare in molte occasioni- nonostante i suoi scritti dimostrino che egli abbia idee molto chiare al riguardo (citate e riportate in conclusione del presente articolo). Le dichiarazioni di Rav Di Segni sono tratte da un'intervista rilasciata in occasione della "Giornata della memoria", che si celebra oggi 27 gennaio:
"Cammino ebrei-cattolici tormentato, speriamo irreversibile"

"Se la pace con i lefebvriani significa rinunciare alle aperture del Concilio, la Chiesa dovrà decidere: o loro o noi!": così il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo di Segni, in un passaggio di un'intervista al mensile 'Il consulente Re' uscito il giorno prima della giornata della memoria.
Di Segni rievoca, al proposito, il discorso pronunciato in sinagoga in occasione della recente visita del Papa, quando, in riferimento alle "aperture" del Concilio vaticano II, ha affermato: "Se venissero messe in discussione, non ci sarebbe più possibilità di dialogo". Ora il rabbino spiega, in riferimento al discorso del giorno prima del Papa alla congregazione per la Dottrina della fede: "E' stata l'ultima aggiunta al discorso, dopo che venerdì mattina 15 gennaio c'è stata una strana apertura ai lefebvriani...".
Che il cammino tra ebrei e cattolici "sia tormentato - afferma più in generale Di Segni - è indubbio, che sia irreversibile è una speranza". Quanto alla definizione usata da Giovanni Paolo II per descrivere gli ebrei - "fratelli maggiori" - il rabbino spiega: "Questa definizione è molto ambigua dal punto di vista teologico, poiché i 'fratelli maggiori' nella Bibbia - ne ho parlato nel mio discorso - sono quelli cattivi, quelli che perdono la primogenitura... Parlare quindi di 'fratelli maggiori' dal punto di vista teologico significa dire: Voi c'eravate, adesso non contate più niente!". L'accenno fatto alle coppie di fratelli biblici nel discorso in sinagoga ha colpito il Papa, racconta poi Di Segni: "Dalla posizione ieratica in cui si era messo all'inizio della cerimonia, ha incominciato a mostrare grande interesse. Non solo: alla fine del mio discorso m'ha detto che l'argomento era molto importante, ciò che ha evidenziato ancora nel nostro colloquio privato".
Di Segni loda, infine, la Comunità di Sant'Egidio: "E' un bell'esempio di collaborazione, è stata fondamentale. Ha fatto di tutto per promuovere la visita, ha fatto molto per salvarla nel momento della crisi".
© Copyright Apcom, 26 gennaio 2010
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Da parte nostra non possiamo non rimanere ancora una volta esterrefatti per le pesanti e inaccettabili ingerenze del rabbino -che non può farsi portavoce degli ebrei i quali non sono un 'monolite' e non hanno un'Autorità suprema di riferimento- nelle questioni interne della Chiesa... Ratzinger/Benedetto XVI spiega nei suoi scritti che la prospettiva universalista, ma non esclusivista né etnocentrica, del Cristianesimo, già tutta presente nel Vecchio Testamento, è diventata esplicita e si è realizzata solo con l’autentica esegesi che Gesù Cristo ha rivelato e permesso. Ed è questa la risposta cristiana all’esegesi rabbinica, tuttora esclusivista ed etnocentrica, espressa ed enfatizzata da Di Segni. L’identificazione tribale tra Dio, terra e popolo è stata ormai superata da duemila anni. E volerla ripristinare significa non camminare con la Storia della Salvezza portata a compimento dal Signore Gesù. In questo senso possiamo definire arcaica, cioè mitica, l’analoga pretesa nazista, al pari di quella sionista, per come si sta rivelando attualmente. Queste ultime sono parole indubbiamente forti, che cozzano con la cultura imperante, ma in esse non manca il Logos e servono per chiamare le cose col loro nome. Ne consegue il riconoscimento di Israele come Stato e Nazione, ma senza alcuna valenza 'messianica'. Vediamo cosa scrive Ratzinger:
"Il cristianesimo era quella forma di giudaismo ampliata fino ad attingere l’universalità, nella quale ora veniva pienamente donato quanto l’Antico Testamento fino ad allora non era stato in grado di dare. La fede di Israele presentata nella ‘Septuaginta’ mostrava l’accordo tra Dio e il mondo, tra ragione e mistero. Essa dava direttive morali, ma mancava di qualcosa: il Dio universale era comunque legato a un determinato popolo; la morale universale era legata a forme di vita molto particolari, che fuori di Israele non si potevano affatto praticare; il culto spirituale era pur sempre vincolato ai rituali del Tempio che certo si potevano interpretare simbolicamente, ma in fondo erano superati dalla critica profetica e non potevano essere fatti propri da parte di animi in ricerca. Un non ebreo poteva trovare posto soltanto ai margini di questa religione, rimanere ‘proselito’, poiché l’appartenenza piena era legata alla discendenza carnale da Abramo, a una etnia. Rimaneva il dilemma se era necessario, e in quale misura, l’elemento specifico giudaico per poter servire rettamente questo Dio e a chi spettasse tracciare il confine tra quanto era irrinunciabile e quanto invece era storicamente accidentale o superato. Una piena universalità non era possibile, poiché non era possibile un’appartenenza piena. A questo livello è stato il cristianesimo a praticare per primo una breccia, ad ‘abbattere il muro’ (Ef 2,14) in un triplice senso: i legami di sangue con il capostipite non sono più necessari, poiché è il legame con Gesù a determinare la piena appartenenza, la vera parentela. Ognuno può ora appartenere totalmente a questo Dio, tutti gli uomini sono in grado e sono autorizzati a divenire suo popolo. Gli ordinamenti giuridici e morali particolari non obbligano più, essi sono divenuti un precedente storico, poiché nella persona di Gesù Cristo tutto è ricapitolato e chi lo segue porta in sé e adempie l’intera essenza della legge. Il culto antico non è più in vigore, è stato abrogato con l’offerta di sé che Gesù ha fatto a Dio e agli uomini. E’ essa ora il vero sacrificio, il culto spirituale, in cui Dio e l’uomo si abbracciano e vengono riconciliati; e la Cena del Signore, l’Eucarestia, ne risulta la reale e certa garanzia sempre presente» "
Non è mia intenzione scatenare in questa occasione una polemica; desidero soltanto che il 27 gennaio sia veramente il giorno della Memoria, e quindi che si accomunino nel ricordo tutte le vittime del Novecento: il secolo, che è stato definito da V. Grossman, della massima violenza dello Stato sull' uomo; ma ad esse vorrei fossero accomunate le vittime di ogni generazione che ci ha preceduti nella storia, ma anche della nostra che -senza nulla togliere al dramma dei nostri fratelli ebrei che è e resta mostruoso- ne ha viste e continua a vederne davvero tante.

Tutti dovremmo comunque ricordare innanzitutto che per avere un futuro bisogna guarire dal passato... e la memoria deve essere sana e responsabile consapevolezza che assimila gli eventi, se li assume e li porta con sé redenti e non il "sacrario dell'odio" dal quale tirar fuori ogni possibile ricatto morale nei confronti del resto del mondo chiamato a testimone.

Non può restare inoltre senza conseguenze asserire che “la shoah” segna “il vertice del cammino dell’odio”, che voleva “uccidere Dio”. Occorre invece respingere la tendenza odierna -che va generalizzandosi sempre di più- di conferire portata teologica e “neo-dogmatica” ad un fatto storico come la shoah quale “nuovo Olocausto”, che sembra addirittura aver rimpiazzato quello di Cristo. Infatti, per la Fede cattolica l’odio di satana ha mosso degli uomini (Sinedrio con il popolo ebraico a lui sottomesso con la connivenza de dominatori Romani) ad uccidere Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, nella sua natura umana. Questo è il vero vertice dell’odio contro Dio, che i veri cristiani, figli del perdono, non prendono a pretesto per demonizzare nessun uomo e nessun popolo nè di ieri né di oggi né di domani.

Da ultimo spero che non si faccia ideologia nel giorno della memoria (non è certo questo l'intento della legge del 2001 che lo istituisce; ma sono sempre possibili strumentalizzazioni di ogni genere, che sarebbero ciniche quant'altro mai) e che piuttosto si aiutino i giovani e in fondo tutti noi a comprendere che ricordare e riconoscere il male presente nella storia serve a cominciare a costruire, oggi, un mondo di pace in cui ogni persona umana ed i valori di cui essa è portatrice, siano il fulcro imprescindibile di ogni convivenza non soltanto formalmente civile, che voglia essere anche "umana" nel senso pieno del termine.

domenica 24 gennaio 2010

Papa Ratzinger benedice l'era dei «cyber-preti»

La Chiesa intera guardi a Internet con entusiasmo e audacia, e i sacerdoti diventino navigatori della Rete, partecipino ai social network e portino la parola di Dio nel grande continente digitale.

Benedetto XVI, nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola», apre ufficialmente l'era del cyber-prete, che dal web mostra «all'umanità smarrita di oggi, che Dio è vicino». Si tratta, scrive il Papa, di comprendere di essere all'inizio di una «storia nuova» in cui «la responsabilità dell'annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace». È per questo che è necessario occuparsi delle nuove tecnologie della comunicazione «moltiplicando il proprio impegno, per porre i media al servizio della Parola». «Nessuna strada, infatti - sottolinea - può e deve essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più prossimo all'uomo». Non si tratta semplicemente di occupare il web - rischio da evitare - ma di «dare un'anima» al mondo digitale «nella costante fedeltà al messaggio evangelico» che chiede al sacerdote di attuare il suo compito primario «di annunciare Cristo». Da tempo, nella Chiesa, si discute delle nuove possibilità evangeliche aperte dal web: se ne era parlato al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee del 2008, al Sinodo per la parola di Dio lo stesso l'argomento è ritornato più volte, la Cei ha lanciato il progetto «Chiesa 2.0». E poi, la presenza su FaceBook dei sacerdoti è sempre più diffusa; GodTube, portale di videosharing ispirato ai valori cristiani, è in crescita; così come cresce il sito Pope2You, lanciato dal Vaticano nel maggio del 2009 per favorire l'accesso dei giovani ad immagini, documenti e notizie sul Papa, due milioni di contatti. Nel suo messaggio, il Papa pensa ai giovani che vivono all'interno di «grandi cambiamenti culturali» e chiede ai sacerdoti «un'attenzione particolare a chi si trova nella condizione di ricerca», a «quanti non credono» o «sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche». Ipotizza quindi che il web possa diventare «una casa di preghiera per tutti i popoli», una sorta di «cortile dei gentili» del Tempio di Gerusalemme, dove entrare in contatto con «coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto».