domenica 20 giugno 2010

La gestione delle 'vocazioni' nel Cammino neocatecumenale

Prima di inserire il nuovo articolo, sintetizzo qui le riflessioni e conclusioni del precedente, per il risalto che meritano. Infatti, i post sono stati tanti e altrettanto numerose le puntualizzazioni rese necessarie. Prima di passare alla prossima riflessione, estraggo questi, particolarmente significativi, per coglierne insieme l'impatto forte e la testimonianza 'sulla pelle', che viene dal cuore e dalla fede rimasta viva nella Chiesa. E rivolgo un pensiero orante alle migliaia di persone, uscite dal Cammino (molte di più dei 'camminanti'), che purtroppo hanno abbandonato al Chiesa identificando il Cammino con essa. Di fatto si ricordano i "numeri" delle conversioni, che in realtà sono conversioni al Cammino (paradossalmente anche nel caso di "religiosi" che hanno già fatto la loro scelta vocazionale), ma non quelli delle defezioni, molto più numerose....
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Strl - Ad un certo punto AleCT dice "quando senti la vocazione la prima cosa che fai è parlarne IN PRIVATO con il tuo padre spirituale, ma vabbè forse sono solo fisime mie."...
Ma in realtà il neocatecumeno sta parlando con il suo padre spirituale...: il padre spirituale del NC è il catechista! E di fatto non ve ne possono essere altri. Ho assistito personalmente ad una discussione tra l'equipe dei catechisti e un catecumeno che, parlando di che cosa gli aveva suggerito di fare il proprio padre spirituale, riceveva questa tranciante risposta dall'equipe: "a che cosa ti serve un padre spirituale quando hai i catechisti??".
Per quanto riguarda la libertà di scelta di quale seminario seguire, anche li ho seri dubbi... Ho assistito personalmente un sacerdote NC dire ad un altro sacerdote ex NC di "tornare alla sua vera vocazione" intendendo quella delle comunità neocatecumenali. Per quanto riguarda il vaglio della vocazione, lasciamo perdere! Potrei offendere qualcuno e non è mia intenzione.
Mi viene solo da ridere pensando che, per mia esperienza diretta, tutta la guida spirituale di un sacerdote NC con cui mi confidavo si esplicava nel dire "rimani fedele ... AL CAMMINO!" Cioè rimani fedele ai tuoi catechisti...
Per quanto poi riguarda il discorso, accennato, secondo cui nei pellegrinaggi si va per ascoltare Kiko... ebbene sostanzialmente è quello che avviene! Qualunque NC sincero ti direbbe che il clou del pellegrinaggio si ha il giorno successivo con l'incontro con Kiko. E la giustificazione classica di questo comportamento è che il giorno prima il Papa ha dato le "linee guida", Kiko il giorno dopo inizia ad attuarle...
Per quanto riguarda l'altro discorso, appena accennato, del fare comunione insieme in Parrocchia... da quando sono un ex NC non vedo più nessuno perché, a parte la domenica delle Palme e il periodo delle catechesi in cui fanno gli annunci in chiesa, hanno una vita totalmente scollegata dal resto della Parrocchia. Per finire ringrazio tutti i blogger (anche i NC, che ho veramente piacere a leggere).
Jonathan - Alle domande precise e sacrosante di Alessandra, domande peraltro varie volte affiorate in questo blog, aggiungo questa: perché mai una persona che ha scelto la vita consacrata dovrebbe sentire il bisogno o anche solo il desiderio di continuare il cammino, di partecipare a convivenze, passaggi e scrutinii vari? Se la sua è una autentica vocazione, la perfezione della sua vita è lì. Che bisogno ha di ‘un itinerario di formazione’ o di riscoprire il suo Battesimo, ecc.? E’ una anomalia questa, insieme alle altre, che non può essere spacciata per una cosa normale, tipo ‘che c’è di strano, che c’è di male’. Se il Cnc fosse quello che dice di essere, dovrebbe fermarsi alla soglia del convento o del seminario, e prima ancora alla soglia della coscienza di chi incontra il Volto del suo Signore. Perché il Signore non ha bisogno di imbonitori, ma di umili servitori che vogliano andare laddove Egli vorrà.
Mic - Perché il Signore non ha bisogno di imbonitori, ma di umili servitori che vogliano andare laddove Egli vorrà.
andare e lasciar andare... anzi aiutare a trovare il proprio posto nel Corpo Mistico di Cristo che è l'INTERA Chiesa e non un Cammino inventato da un laico, che è riuscito a imporre a tutti la sua personale esperienza, frutto di una sintesi spuria tra cristianesimo protestante, gnosticismo ed ebraismo, con la prevalenza di quest'ultimo; tanto da oscurare sia nell'annuncio che nella pratica, perfino rituale, la Persona di Cristo Signore, di cui certamente si parla, ma in maniera che risulta funzionale al cammino e che sulle persone agisce a suon di slogan e non di concreta esperienza di Lui...
A. Rita - Dice NC: “Chiariamo una cosa : non è che una ragazza si alza ad una convivenza ed il mese dopo entra in convento.C'è un tempo di discernimento vocazionale, lungo o breve in cui viene valutata la cosa da dei preti e da delle suore. Per il resto non ci vedo niente di strano - il catechista si è incaricato di suggerire un'ordine etc.. etc.. -- non c'è nessun tipo di plagio o cose del genere.”
Questo è falso. In otto anni di “alzata”, cioè di manifestazione da parte mia del sentirmi chiamata alla vita contemplativa, non ho MAI ricevuto l’aiuto “da dei preti e da delle suore.”
Neanche dal cosiddetto Presbitero dell’equipe dei catechsti, ma solo sentenze dai catechisti laici, che prima mi hanno dirottato verso l’itineranza, nella speranza di non lasciarsi “scappare” un elemento fuori dal Cammino,poi…col fallimento dell’itineranza, in cui ho visto commettere di tutto di più…, sono semplicemente stata abbandonata a me stessa, senza più ricevere né aiuti, né consigli, salvo le sentenze durante gli scrutini del tipo: “devi abbandonare l’incontro che hai fatto con Dio (prima di entrare in Cammino), perché quello è il tuo idolo, quello è IL TUO ISACCO DA SACRIFICARE” !!!!!!!!!!!!!!!!!
dice sempre NC: "per il resto non ci vedo niente di strano - il catechista si è incaricato di suggerire un'ordine etc.. etc.. -- non c'è nessun tipo di plagio o cose del genere."
Quando un catechista si prende il disturbo di segnalare un ordine anziché un altro è perché in quel monastero ci sono buoni contatti col Cammino, come accade per le Benedettine di Offida(Ascoli Piceno), dove quasi tutte le monache provengono dal Cammino. E non è che in questo non ci sia nulla di strano, c’è molto di strano…
e consiste in questo: poiché la dottrina neocatecumenale è essenzialmente protestante, e non avvezza a sottomettersi all’austerità ascetica delle regole di un ordine cattolico, accade sovente che moltissime delle cosiddette vocazioni nate nel Cammino non reggano l’impatto di un programma serio di santificazione cattolico, segnato con l’accettazione della sottomissione ad una mentalità cattolica, l’accettazione anche di salutari umiliazioni, atte ad abbassare l’orgoglio presente in tutti, l’accettazione incondizionata al superiore dell’Ordine (quando questi non sia Kiko….) e perciò succede che queste vocazioni”, confrontandosi con gli Ordini veramente cattolici, falliscono, non reggono il livello di abnegazione, ed i candidati escono.
Infatti nella mia città, tutte le ragazze che in vent’anni sono entrate in monastero, provenendo dal Cammino, prima o poi sono uscite TUTTE. Perfino quelle che da molti anni avevano fatto i Voti Solenni, che avevano vent’anni di monastero alle spalle.
Per questo sorrido ripensando agli slogan pubblicitari di Kiko sulle alzate delle ragazze, quando dice che nei monasteri le ragazze provenienti dal Cammino sono 4000. Sono quindici anni che queste ragazze sono 4000!!! Allora, visto che ogni anno se ne alzano circa 3000, o tante ne entrano ed altrettante continuamente ne escono, oppure in tutti questi anni non è entrato quasi nessuno, altrimenti oggi dovrebbero essere decine di migliaia! Ma la verità è appunto che di quelle provenienti dal Cammino pochissime reggono quel tipo di vita di santificazione, non adatto ad un protestante… a meno che…
…a meno che… e qui c’è l’altra trovata del Cammino: a meno di non traviare dall’interno l’intero monastero. Per questo sempre più monasteri, ingannati dalla proposta di nuove “vocazioni” cedono a far entrare la predicazione neocatecumenale, stravolgendo la Regola originale del Fondatore e la sua SPIRITUALITA’, emblematico è lo scandaloso caso di Leira in Spagna, per cui “neocatecumenizzando” il monastero si risolve il problema del probabile insuccesso delle vocazioni luterano-kikiane.
"semplice no. conosco tanti che hanno fatto un periodo e dopo si sono sposati."
Caro Nc, non c'è niente di semplice! Ha ragione Alessandra: dietro ad ogni vocazione c'è un incontro personale con Dio, il Quale non può essere allegramente sostituito con un comune rapporto umano, perchè ti ricordo che il rapporto che scaturisce da una chiamata è di tipo sponsale. E per cortesia non venirmi a dire che tutti i battezzati, anche i coniugati, sono sposati con Cristo, perchè questa è una baggianata. Chi sposa una creatura si lega a quella e resta nel mondo a vivere la vita che lo stato matrimoniale richiede. Chi sposa Cristo - su questo San Paolo non da adito a fraintendimenti!- abbandona il mondo, "muore al mondo" e vive la sua vita ormai "nascosto con Cristo in Dio"! Certo, il rapporto 'sponsale' con Cristo è e resta la Vita di ogni anima credente; ma la chiamata alla "consacrazione religiosa" richiede un 'distacco' dal mondo maggiore.
Quindi, quando alle spalle c'è un incontro sponsale con Cristo, non si può tanto alla leggera cominciare una vita in Lui e poi cambiare idea, andarsene e sposarsi nel mondo, non sono due strade intercambiabili! Non è normale passare tranquillamente da una stato di vita all'altro. Lo capisci che è disumano?? E se si fa tranquillamente così questo vuol dire che "quell'incontro" con Dio NON C'E' MAI STATO. Allora ha ragione chi sostiene che le vocazioni del Cammino sono per lo più frutto di esaltazione emotiva ed elaborazione di una immaginazione fantasiosa ed autogratificante.
...e soprattutto non sono dei laici, che di "donazione a Dio con il cuore indiviso" non capiscono nulla, perchè non lo hanno mai vissuto, che possono fare discernimento sulla esistenza o no nella vita di un'anima, della Presenza sponsale di Dio!.. Lascino il compito ai Consacrati, che non saranno tanto superficiali da dire che una vocazione vale l'altra, basta sceglierne una... (!!!)
dice jeff: "Ale, se può confortarti ti posso assicurare che ogni vocazione all'interno del Cammino viene prima attentamente vagliata e viene fatto del discernimento come è ovvio e giusto che sia. Nessun catechista potrà mai dire ad una persona "tu hai questa specifica vocazione", ma si aiuta la persona che si è alzata affinchè faccia discernimento." A tal proposito esistono appositi "centri vocazionali".
E' ancora falso che nel Cammino la vocazione alla vita religiosa sia "attentamente vagliata" e che venga fatto un discernimento. A meno che questo non torni ad interesse del Cammino, come nel caso delle cosiddette vocazioni maschili, che sono tutti potenziali servitori liturgici della grande macchina neocatecumenale... ricordo infatti che all'ultimo scrutinio della mia comunità, ad un mio fratello che era seminarista nel RM di Pola, venne concessa la parola per tre quarti d'ora, tempo in cui ebbe modo di raccontare tutte le sue crisi compresa la telecronaca delle tentazioni e tutto quello che gli era passato per la testa, e quando toccò a me, dopo dieci minuti mi venne detto di tagliare corto, perchè stavo solo "cercando di attirare l'attenzione di tutti".
Poi è chiaro che un catechista cerchi di non sbilanciarsi nel tentenziare quale sia la vocazione di una persona (e questo già la dice lunga sul loro falso carisma profetico, altrimenti invece parlerebbero, ma non possono perchè non hanno nessuna luce), ma poichè comunque un parere se lo sono fatto, se il desiderio che il catecumeno manifesta non collima col loro pensiero, trovano comunque il modo di contrastarti, ignorandoti o impedendoti - per obbedienza - di fare quello che vorresti.
Come dice Jeff? I Centri vocazionali? In Umbria finchè fu vivo Giorgio Filippucci il Centro andò avanti (poi se ne possono discutere i metodi...), ma quando lui morì e venne a sostituirlo il grande Pino Manzari, il Centro fu subito chiuso, poichè lo scienziato-supercatechista sosteneva che il Centro vocazionale non serviva a nulla poichè - reggetevi forte - "E' LA COMUNITA' CHE FA DISCERNIMENTO SULLA VOCAZIONE".
Sic! anzi...sigh!
dice ancora Jeff: "Ale, sinceramente questo non mi sembra un problema così "sconvolgente". Per dire, è cosa nota che i seminaristi del Cammino vengano mandati tutti nei Seminari Redemptoris Mater[...] Comunque questo non deve sconvolgere: deriva semplicemente dal fatto che per i neocatecumenali è fondamentale continuare il Cammino anche nel seguire percorsi come il seminario o il monastero quindi immagino che le Suore Sacramentine offrano questa possibilità. Tutto qui."
Per quale motivo nel Cammino si propenda ad arruolare i ragazzi nei seminari neocat lo abbiamo già detto e non è certo per un principio di "continuità" (parola molto di moda...) fra l'atmosfera della comunità e l'impostazione presbiterale da dare ai seminaristi, ma perchè ad un movimento che abbia dottrina e liturgia diverse da quelle della Chiesa, occorrono operai specializzati per la creazione di quel prodotto specifico... E già questo è grave...
Diventa gravissimo quando si finge di non sapere che chi sceglie di entrare in un Ordine religioso e per di più contemplativo, ha fatto la scelta di morire al mondo, perciò è sufficentemente avanti nella crescita spirituale da non aver certo più bisogno dell'ABC di una "iniziazione cristiana" (sempre ammesso che il Cn sia davvero una iniziazione cristiana, e non gnostico-cabalistica). Perciò chi entra in un monastero, avente una sua specifica spiritualità, con relativa regola monastica, ha già tutto quel che serve per un completo cammino di santificazione, e non ha alcun bisogno di ricominciare da zero in celebrazioni con risonanze, indottrinamenti storti e riti sincretisti che fanno male a chiunque, figurarsi a chi ha tagliato i ponti col mondo e dovrebbe ritrovarsi a seguire metodi e prassi in cui lo spirito del mondo regna sovrano, visto che il Cammino è un movimento laicale.
mardunolbo - Ho assistito in silenzio alle tante risposte senza intervenire poichè digiuno di esperienza diretta di avenimenti ecclesiali, di cui spesso si è parlato, ma mi colpiscono molte frasi neocatecumenali"... più precisamente il CNC è un itinerario di formazione cattolica, quindi pensato per chi sente il bisogno di riscoprire l'essenza del suo essere cristiano e cattolico. E' un percorso per la riscoperta del battesimo, nient'altro che un aiuto per le parrocchie e per i vescovi..."
-PENSATO PER CHI sente il bisogno di riscoprire l'essenza del suo essere cristiano...- Qui sta uno dei passaggi che il neocat. NON avverte come possa completamente fuorviare! Infatti una cosa è questo bisogno e renderlo attuale con un percorso formativo... che male c'è ? Anzi tutto di bene! Il problema è come fare e dove fare questo percorso formativo. Se uno si dedicasse ad accertare quanti monasteri vi siano in Italia, ancora attivi, potrebbe fare un percorso formativo, ma quale sia l'influenza indiretta sul suo spirito non è dato di saperlo ed è molto difficile da scoprire. Perchè non seguire un "itinerario di formazione" già assodato, secolare e dottrinalmente congruo ? perchè cercare e "trovare" una nuova strada o "cammino"? Sta proprio qui il problema. Non si dubita che, come si disse già altre volte, Dio non pone limiti ad una scoperta di Lui e molte strade possono essere intraprese... già, ma alla fine tutte le strade devono convergere verso quella UNICA dottrina e liturgia altrimenti è APOSTASIA. C'è poco da filosofare !
Quel che vogliono negare ostinatamente i neocatecumenali, ripeto, con ebraica ostinazione, proprio seguendo le ritualità antiche, è la discrasia tra la "loro" ritualità e la ritualità secolare accompagnata da una dottrina e liturgia ben precisa. L'innovazione può essere positiva se esprime gli stessi concetti, la stessa dottrina, pur con espressioni nuove: questo è stato lo spirito del Concilio Vat.II. Ma questo è stato proprio malinterpretato, e con malizia, intendendosi "creare" e poi giustificare nuove forme anche di dottrina e di concezioni liturgiche. Questo fu l'errore ed è stato detto più volte dal Papa. Chi non segue e continua a non volersi adattare a questi ammonimenti E' FUORI dalla Chiesa. E, ripeto ancora una volta, tra non molto potrà trovarsi senza saperlo, scomunicato "ipso facto" (se non lo sono già, ma non voglio approfondire per carità, poichè se lo scoprissi, lo direi senza più alcuna remora). Insisto che queste giustificazioni dei neocatecumenali e queste riflessioni evadono sempre i punti centrali e si disperdono in mille questioni marginali senza affrontare mai i nodi dottrinali (che evidentemente non conoscono bene o non vogliono modificare rispetto a quel che hanno recepito nel cammino-setta).
Il non voler affrontare i nodi dottrinali e l'evadere la riflessione è tipico del superbo che non intende dialogare con discernimento. Del resto si sa che, più una persona nella sua vita, ha maturato decisioni, più queste diventano col passare degli anni delle convinzioni su cui basare le proprie sicurezze. Se si dovessero minare queste sicurezze, tutto crollerebbe. Per questo motivo introdursi in una setta come quella neocat. induce sensazioni di sicurezza che non DEVONO essere scalzate da alcunchè, pena il crollo di tutto quel che si è costruito e dei pensieri che sono stati evocati.
Cosa potranno fare coloro che avranno avuto 7 od 8 figli quando si renderanno conto di aver sbagliato: coniuge, cammino religioso, numero di figli, scelte di amici, tipologia di lavoro, tipo di missione cristiana, ecc. ? la cosa migliore per la mente è auto-convincersi di non aver sbagliato alcunchè e proseguire con ostinazione nella strada intrapresa. Per queste ragioni che conosco molto bene, trattandosi di percorsi mentali, ripetute volte analizzati nella mia vita, ammiro moltissimo quelli che scrivendo qui sono usciti dal "cammino" con un atto eroico e si sono ricostruiti di sana pianta seguendo il filone secolare della Chiesa...e gettando nella spazzatura il loro umano orgoglio !!
Con le considerazioni/esperienze vissute di Annarita, come si può avere il coraggio di replicare o di giustificare il "cammino" ? Quale mostruosa superbia spinge il neocatecumenale a proseguire ? Quale identificazione religiosa può avere chi non si sente smuovere ed indignare da quel che A.rita racconta ? Grazie A.rita delle tue parole. Non lasciarti intristire, stiamo vivendo un periodo così ! Nella storia della Chiesa molte volte dei credenti si sono trovati in tempi tristi come i nostri. Stringiamoci a quello che conosciamo di secolare nella tradizione incorrotta senza lasciarci deflettere da nessuno che sia corrotto od inerte della gerarchia odierna. La certezza del catechismo che ha sempre confortato con le parole più giuste ricordando che nei tempi incerti la sicurezza ci viene dalla tradizione e null'altro, ci conforta e sprona a proseguire a smascherare le ambiguità e falsità di un cammino apostata. Specialmente per voi che avete provato sulla vostra pelle con sofferenza, certe impronte.

giovedì 17 giugno 2010

Interrogativi di una ragazza su una "alzata" vocazionale

Cari tutti del sito,

vi ho già scritto una volta per quanto riguarda la mia personale esperienza nel conoscere membri del CNC. Vi ho scritto anche delle mie perplessità sulla liturgia. Vi riscrivo perchè ci tengo che voi sappiate quello che ho appena saputo.

Una delle ragazze che ho conosciuto (bravissima ragazza) mi ha contattato dicendo che questo sabato sua sorella entra come postulante nelle Sacramentine di Napoli. Avendo amici che sono stati chiamati alla vita religiosa (uno è scolastico gesuita e un altro, appena si laurea, entrerà tra i domenicani) e, conoscendo le loro storie, le ho chiesto perchè proprio le Sacramentine e lei mi ha detto, nell'ordine, che sua sorella:

  1. è stata mandata là dal suo catechista, dopo una delle "alzate" in una convivenza di comunità ("ha sentito qualcosa dentro e senza capire nulla si è alzata" parole testuali!)
  2. In quel convento TUTTE le suore sono del CNC
  3. lei stessa (questa ragazza, non la sorella) ha parlato con una suora che le ha detto che anche per lei è stato difficile alzarsi però ha chiesto al Signore " se sei tu che mi vuoi fammi alzare tu" e quando si è alzata aveva un grande desiderio cioè che non dovesse lasciare il cammino e che le suore dove doveva andare non fossero vestite di nero e le sacramentine, guarda caso, sono vestite di bianco con uno scapolare rosso.
  4. i catechisti di questa suora hanno catechizzato i catechisti della sorella di questa ragazza che conosco...

Dulcis in fundo mi dice "se questa non è la volontà del Signore mi chiedo quale sia". Per me è la volontà del catechista CNC. Poi mi lascia dicendomi che ha la "celebrazione della Parola"

Lascio a voi le conclusioni.

Se posso aggiungere qualcosa: la cosa che mi ha letteralmente shoccato è stato l'atteggiamento di completa passività che leggevo dalle parole di questa ragazza,di sua sorella, della suora...

Guarda caso tutto coincideva, (non abbandonare il cammino, il colore dell'abito, il fatto dei catechisti) tutto era "volontà di Dio" (come se la Volontà di Dio sia solo un insieme di coincidenze e non invece la verità di un progetto di Amore di Dio nei tuoi confronti che devi meravigliosamente scoprire con una santa fatica).

Mi ha dolorosamente colpito l'estrema ingenuità di questa ragazza che mi ha riferito tutto questo. Io l'ho conosciuta durante degli esercizi spirituali che ho animato nella scuola che frequenta e in cui insegna la mia ex prof di religione e mia madrina di cresima (che, come me non fa parte del CNC). Questa ragazza era partecipe, mi aiutava e aiutava gli altri.

Devo dire anche che ho animato il Rosario Meditato nella Parrocchia di San Leone in occasione della visita della Madonna di Fatima e ho visto anche cantori NC animare e aiutarmi ad animare senza problemi.
Spero di vederlo pubblicato presto sul blog.
Alessandra
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Nella sua scarna essenzialità la testimonianza è molto eloquente e mostra la capacità critica ed intuitiva di una giovane ragazza impegnata in esperienze ecclesiali "normali", che viene a contatto con persone e fatti del cammino nc.
Sull'argomento delle cosiddette "alzate" rinvio a questo link con l'indicazione che il documento contiene anche i link ai precedenti. (vedi precedente anche sul blog)

mercoledì 16 giugno 2010

16 giugno. Ricordiamo Padre Enrico Zoffoli, difensore dell'Eucaristia

"La miglior catechesi è l'Eucaristia ben celebrata". Lo ha detto Benedetto XVI a sacerdoti, diaconi e laici della diocesi di Roma presenti ieri sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l'apertura del Convegno Ecclesiale.
"Nella celebrazione - ha spiegato - non inventiamo qualcosa, ma entriamo in una realtà che ci precede, che abbraccia cielo e terra". Da qui l'invito a seguire "le prescrizioni liturgiche dei padri della Chiesa". "Nell'itinerario di educazione alla fede si sottolinei - ha aggiunto - che nel sacramento dell'Eucaristia Cristo è realmente e sostanzialmente presente".
"La dimensione verticale - ha osservato il Pontefice riferendosi sia alla messa che alla vita stessa delle comunità cristiane - eleva anche quella orizzontale", cioè l'impegno nel sociale.
"Quando prevale quest'ultima invece - ha ammonito - si perde il senso della celebrazione comunitaria". "Nutrendoci del corpo di Cristo - infatti - noi cristiani abbandoniamo la logica del mondo per assumere quella divina del dono e della gratuità".
E la "forza diffusiva del bene può trasformarci [significa che non rimaniamo 'inesorabilmente peccatori!] e innescare un cambiamento autentico e permanente nella società, nelle menti e nei cuori". "Gesù - ha continuato il Pontefice parlando a braccio - è venuto a rivelarci l'amore del Padre e che l'uomo senza amore non può vivere. Sull'esempio di Cristo viviamo per lui".

E, poco prima il Santo Padre così aveva pronunciato CHIARO E FORTE: “Nell’offerta che Gesù fa di se stesso troviamo tutta la novità del culto cristiano. [...] Egli stesso in persona diventa quel sacrificio che la liturgia offre nella santa messa. Infatti, con la consacrazione il pane e il vino diventano il suo vero corpo e sangue. Sant’Agostino invitava i suoi fedeli a non soffermarsi su ciò che appariva alla loro vista, ma ad andare oltre: ‘Riconoscete nel pane – diceva – quello stesso corpo che pendette sulla croce, e nel calice quello stesso sangue che sgorgò dal suo fianco’. Per spiegare questa trasformazione, la teologia ha coniato la parola ‘transustanziazione’, parola che risuonò per la prima volta in questa basilica durante il IV Concilio Lateranense, di cui fra cinque anni ricorrerà l’ottavo centenario. In quell’occasione furono inserite nella professione di fede le seguenti espressioni: ‘il suo corpo e il suo sangue sono contenuti veramente nel sacramento dell’altare, sotto le specie del pane e del vino, poiché il pane è transustanziato nel corpo, e il sangue nel vino per divino potere’. È dunque fondamentale che negli itinerari di educazione alla fede dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, come pure nei ‘centri di ascolto’ della Parola di Dio, si sottolinei che nel sacramento dell’eucaristia Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente presente”.
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Accogliamo con gioia questo insegnamento del Santo Padre che 'conferma' quanto andiamo ripetendo da sempre e che speriamo sia entrato nelle orecchie e nel cuore dei NC certamente presenti ai lavori della Diocesi di Roma, essendo i prediletti del card Vallini... Se il Papa ha pronunciato queste parole, dobbiamo pensare che lo abbia ritenuto necessario perché questa verità fondante della nostra fede è purtroppo oscurata quando non cancellata del tutto...

E siamo lieti di farlo oggi, che ricorre il dies natalis di Padre Enrico Zoffoli, del quale abbiamo raccolto il 'testimone' e che preghiamo di intercedere per noi dal cielo

lunedì 14 giugno 2010

Pedofilia Chiesa: spostare lo sguardo dalla morale alla Verità

Francamente il battage mediatico cui abbiamo assistito e stiamo ancora assistendo è veramente abnorme e cavalca l’accaduto come un maglio distruttore nei confronti della Chiesa, focalizzando ed assolutizzando un problema serio e degno di attenzione e di soluzioni trasparenti - nel senso del resto in cui sta ora operando Benedetto XVI - ma non tale da fare di ogni erba un fascio.

Non dimentichiamo che il fenomeno, purtroppo, è trasversale a tutti gli ambiti della società e riguarda la Chiesa solo per una percentuale minima. Peraltro esso non risulta assolutamente legato al celibato, come si tenderebbe a far credere nei confronti degli ecclesiastici; il che non ne riduce la gravità, proprio trattandosi di persone che hanno dedicato la vita al Signore e al bene delle anime... Tuttavia, da qui a prenderlo a pretesto per una campagna massiccia di odio e di riprovazione condotta con artata aggressività, in un tempo di scarsa sensibilità al sacro e a tutte le sue manifestazioni come quello che stiamo attraversando, rischia di essere un 'vulnus' di non poco conto per la Chiesa e la Cristianità, se non sorgono voci ferme e autorevoli capaci di contrastare le accuse e di inquadrare la realtà nelle sue giuste dimensioni. A questo proposito, mi sembra che né la Curia né i media cattolici abbiano brillato per prontezza né per precisione confutativa di interventi...

Quello della pedofilia nella Chiesa sembra esser divenuto un fenomeno di “panico morale”. L'entità dello stesso in termini numerici non è proporzionale al modo con cui i media lo descrivono con titoli urlati e spesso ambigui, che risultano sferzate sull'emotività di chi legge, alimentate dalle imprecisioni e dalle omissioni atte ad enfatizzarlo, con toni forzati mirati a gettare il fango sul Papa e indurre massima confusione in credenti e non credenti. Per contro, non si riscontra, da parte delle fonti ecclesiali una efficace azione che, senza sminuire il crimine, che rimane riprovevole e ripugnante, richiami all’oggettività e all’equilibrio.

Soprattutto la generalizzata ed eccessiva autoaccusa, indotta dalle sferzanti denuncie di connivenza ed omertà, non presenta alcun accenno al fatto che la relazione preti-vescovo è ''una relazione sacramentale che crea dei legami molto speciali di paternità spirituale". Sempre nell'ottica di trasparenza e di penitenza perseguita da Benedetto XVI, è giusto inquadrare l'intervento del vescovo in due direzioni:
  • paterna e sollecita attenzione al colpevole accertato prendendo tutte le iniziative atte al suo ravvedimento ma contemporaneamente mettendolo in condizioni di non nuocere ulteriormente, a massima salvaguardia delle potenziali ulteriori vittime,
  • massima collaborazione con la giustizia civile.
Non dimentichiamo che la Chiesa, nel Mistero che essa incarna, non è tutta in quella visibile che, oltretutto, non può essere rappresentata soltanto da chi sbaglia. Inoltre gli errori non vanno visti ed enfatizzati, come sta avvenendo, unicamente nella sfera della sessualità. Purtroppo, se pensiamo:
  • al generalizzato idolo del carrierismo;
  • alla schiavitù dalle ideologie dominanti;
  • al ‘sociale’ messo al primo posto invece del vero culto a Dio che è la primaria funzione della Chiesa e dal quale la storia personale e collettiva si innerva di Vita che anima sane e costruttive relazioni;
  • alla banalizzazione del sacro;
  • all’asservimento ad una teologia che non ha al centro Cristo, ma l’uomo e inficia di “opinioni” la verità cattolica;
il peccato più grande ci appare l’egoismo e l’autosufficienza: il resto non è che conseguenza dell’estromissione del Signore e della sua Opera di Salvezza.

Inoltre questa esasperata attenzione alla morale - che vediamo presente in molti aspetti del vivere: si pensi ad esempio a tutte le varie facce della bioetica che oggi fanno tanto discutere scelte inedite fino ad oggi - rischia di distogliere l'attenzione dalle verità di Fede, soprattutto da parte dei Pastori, che sono coloro che dovrebbero custodire e diffondere la Verità; tant'è che li vediamo occuparsi prevalentemente di morale (o anche di politica) invece di diffondere e difendere i principi che ne sono Fondamento... Infatti il cristianesimo non E' un'etica, ma HA un'etica, che sgorga dal rapporto vivo e autentico con la Persona di Cristo Signore, vissuto nella perseveranza e quindi nella fedeltà, nutrito dalla vita sacramentale nella Sua Chiesa... Con questo non intendo sostenere che gli esponenti della Chiesa non debbano 'occuparsi' o parlare di morale o di politica; ma che debbano farlo a partire dalle ragioni che sottostanno alle affermazioni di cui sono prodighi nei confronti dei media: il loro diventerebbe quindi un vero Annuncio che feconda le scelte di vita e di comportamenti e non uno sterile moralismo di fatto ostico ai più.

Ebbene, oggi, è proprio la Verità che è oscurata. Non è la Verità 'posseduta' che si pretende imporre agli altri; ma la Verità conosciuta e accolta dalla Rivelazione Apostolica e 'mostrata' per quello che di essa ci è dato sempre ulteriormente 'conoscere' (in senso biblico) e vivere. Mi accorgo, con sconcerto e disorientamento, da molti segnali, che la Verità, nella Persona Adorabile del Signore, è sfigurata e tradita: basta ricordare recenti esternazioni di vescovi francesi, austriaci e tedeschi sulle quali si potrebbe molto discutere... e certe presenze di dubbia ecclesialità che agiscono a nome della Chiesa portando la "nuova evangelizzazione" - talmente "nuova" da risultare "altra" - in tutti i continenti.

Di fatto, tranne che in alcune omelie di Benedetto XVI, delle verità fondamentali della fede e del ritorno ad un senso del Sacro, che permetta di uscire dalla banalizzazione antropocentrica nella quale siamo invischiati, non si parla affatto e non ci sono molte voci capaci di accendere i cuori ad una Vis trasformante, ad una Speranza Trascendente che 'entri' nel quotidiano di ogni storia personale e comunitaria e fecondi e dia senso a tutte le sue espressioni. «Custos quid de nocte?» («Sentinella, che notizie porti della notte?») (Isaia 21, 11).

domenica 13 giugno 2010

13 giugno 2010. Sono questi i "segni dei tempi"? Parliamone

Caterina mi conferma questa sua segnalazione:

"Faccio TRISTEMENTE NOTARE che alla convocazione di ieri sera e stamani (si tratta del 10 e 11 giugno scorsi) in san Pietro ERANO ASSENTI I SEMINARI REDEMPTORIS MATER.. e non intendo riferirmi ai "seminaristi" non ancora, appunto sacerdoti, ma alla schiera dei già inviati che secondo Kiko sarebbero UN MILIONE DI PRETI in tutto il mondo (ipsissima verba di Kiko nel suo discorso al Papa del 2005 ascoltabile sul sito ufficiale del Cammino), quando sono solo 460 mila i sacerdoti in tutto il mondo.... ad ogni modo i sacerdoti di Kiko NON c'erano! "
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Un improponibile "milione" di preti (pur tenendo conto della nota tendenza ad enfatizzare dell'Arguello) forse perché nel cammino "siamo tutti sacerdoti" privilegia secondo il sentire protestante il sacerdozio comune dei fedeli nei confronti di quello ordinato dei sacerdoti e quindi egli si riferisce a tutte le persone reclutate per la cosiddetta "missio ad gentes", che nei vari luoghi in cui si espande in tutto il mondo, fonda cellule del cammino -inglobate nella piramidale rigida organizzazione che lo contraddistingue- che non si integreranno mai né con la Chiesa locale né con quella universale, continuando ad ignorare il richiamo del Santo Padre alla comunione durante l'incontro del gennaio 2009. [per approfondire vedi reale identità dell'entità ecclesiale di cui stiamo parlando]

Se è vero - e non c'è da dubitarne, dal momento che Caterina non scrive mai cose che non le risultino direttamente - il Papa ne è al corrente? E la motivazione? Almeno quella di comodo, c'è stata? Chissà se sarà mai dato saperlo!

Registriamo questo dato, per nulla insignificante ed al quale spero possa venir data adeguata interpetazione, a due anni dall'infausta "approvazione" di un metodo di cosiddetta "iniziazione cristiana" che sta portando in tutto il mondo quella che ormai pubblicamente viene definita "sintesi originale della totalità del cristianesimo" (RICARDO BLÁZQUEZ, Le comunità neocatecumenali. Discernimento teologico, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1999).

Possibile che nessuno comprenda - e noi ne abbiamo fornite prove documentali a iosa - che è proprio quell'"originale" lo "iota" e non solo, mancante, ed anzi totalmente sviante, rispetto all'integrità della Tradizione Apostolica che nutre la fede che siamo grati di professare, custodire e diffondere?

Possibile che nessuno ascolti il grido di tanti 'piccoli' e neppure quello dei Vescovi di Terra Santa che richiamano il Cammino a rispettare al Tradizione millenaria di quelle comunità, già in seria crisi di sopravvivenza per le difficoltà politiche e ambientali che stranamente sembrano non toccare in nessun modo i neocatecumenali? E di fatto succede, proprio nei luoghi in cui il cristianesimo ha mosso i suoi primi passi e hanno visto la luce e si sono diffuse le prime comunità, il diffondersi di questo esiziale inquinamento.

La drammatica conclusione da trarre è questa. Nell'Occidente cristiano il fenomeno è serio e di una gravità senza precedenti, perché i neocat stanno inondando la maggior parte delle diocesi conquistantone i vescovi con i numeri e la pubblicità ingannevole del "pacchetto chiavi in mano" che essi propongono a scatola chiusa, perché le loro catechesi, alle quali gli statuti fanno esplicito riferimento, NON SONO a tutt'oggi pubblicate. Tuttavia, pur nelle difficoltà, rimane un 'piccolo resto' di credenti che restano fedeli alla Tradizione Perenne.

Nelle più antiche comunità dell'Oriente cristiano, invece, il problema non è drammatico ma esiziale perché, mentre i nuovi convertiti - i cosiddetti 'lontani' o addirittura islamici - si convertono al verbo kicarmeniano, quelli che aderiscono al Cammino NC da una fede già ricevuta in comunità già decimate dall'esodo a causa delle difficoltà e delle persecuzioni che -stranamente- non riguardano il cammino, lasciano la loro millenaria Tradizione giunta indenne fino ad oggi per una scimmiottatura giudeo-luterano-gnostica del cristianesimo, che forma piccole comunità con il pretesto del ripetere l'esperienza delle origini. E invece non è altro che l'"insano archeologismo liturgico", già stigmatizzato dal Pio XII nella Mediator Dei, che è solo un pretesto e che è improponibile dopo una Tradizione millenaria -apertamente respinta dal Cammino- che si è arricchita della fede di generazioni di credenti.

Si lascia proliferare così una Chiesa nella Chiesa, "altra" dalla Chiesa di Cristo, che sta pian piano fagocitando - con le sue prassi, le sue gerarchie, le sue strutture, i suoi ruoli, i suoi simboli, persino l'oggettistica rituale identica in tutte le comunità di tutto il mondo, il suo rito sincretistico -, quel che è rimasto dopo il concilio dell'autentico cattolicesimo; termine ormai in disuso: già è tanto se si parla di cristianesimo, tenendo conto che anche i protestanti sono cristiani ma vivono una fede mutilata che nasce da una teologia mutilata, simile nella mutilazione se pur parzialmente diversa nei contenuti da quella neocatecumenale. Entrambe generano un'antropologia e conseguenti atteggiamenti interiori e comportamenti ben diversi dal 'sentire cum ecclesia' e dalla spiritualità cristiana autentica, che è rapporto Vivo e intimo, innanzitutto personale e non solo comunitario con il Signore, nutrito dalla preghiera e dalla vita Sacramentale nella Chiesa.

Quanto alle comunità d'Oriente, stiamo parlando della Terra Santa, della Turchia, di Cipro: quelle che si sono imposte alla nostra attenzione per eventi recenti che hanno formato oggetto dei precedenti thread e che ancora custodiscono le radici autentiche del cristianesimo... Le stesse dinamiche dobbiamo purtroppo constatare nei paesi dell'Est europeo nei quali, come nelle terre d'Oriente, vengono inquinate dal cammino NC perfino le comunità Ortodosse!

Il quadro generale appare fosco come non mai; ma confidiamo nel Signore... Chissà se il Sinodo per il Medio Oriente che si terrà nell'ottobre possimo riuscirà a farsi carico anche di questo grave dilemma e se qualche tanto efficace quanto amoroso "bastone" e "vincastro" si ergerà altrove?

Il tutto nonostante l'esistenza di uno statuto di fatto comprovatamente dopo due anni non rispettato nelle questioni che regola e che appare monco di metodi e prassi non regolati, che continuano ad andare avanti immutate, consentendo di continuare a formare - anzi de-formare - dopo un infausto quarantennio, altre generazioni di diversamente-credenti...

venerdì 11 giugno 2010

Come interpretare queste 'forti' parole del Papa, in ordine al problema delle eresie che andiamo dibattendo?

Bisogna usare il "bastone" per sanzionare i "comportamenti indegni della vita sacerdotale", così come "l'eresia, il travisamento e il disfacimento della fede". Sono i termini forti che il Papa utilizza nell'omelia conclusiva dell'anno sacerdotale, dedicata, nella sua parte iniziale, allo scandalo della pedofilia.
"Il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino", ha detto il Papa riprendendo il linguaggio del salmista. "Accanto al bastone c'è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. Ambedue le cose rientrano anche nel ministero della Chiesa, nel ministero del sacerdote. Anche la Chiesa - ha aggiunto Papa Ratzinger - deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l'uso del bastone - ha sottolineato Benedetto XVI - può essere un servizio di amore. Oggi - ha aggiunto - vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l'eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi - ha detto il Papa tra gli applausi dei preti - autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore - vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore". © Copyright Apcom
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Ci chiediamo come faranno i sacerdoti neocatecumenali e riconoscere le eresie, se sono 'formati' solo secondo l'iter del Cammino in Seminari ad hoc e non ricevono la stessa formazione degli altri sacerdoti la quale del resto, molto purtroppo ancora risente del neo-modernismo penetrato nella Chiesa... Oltrettutto, nel cammino neocatecumenale sia il bastone che il vincastro sono sempre in mano ai catechisti invece che ai sacerdoti...

martedì 8 giugno 2010

Quale comunione per le Chiese cristiane locali e in Chi? La vera comunione, tra i fedeli tra di loro e nella Chiesa universale, cioè in Cristo...

Il recente viaggio del Papa a Cipro ha focalizzato l'attenzione sulle comunità cristiane della terra Santa e di tutto il Medio Oriente. Dopo aver registrato l'inquinamento operato dal Cammino NC in tutte quelle comunità di antica Tradizione, centriamo la nostra attuale analisi su uno stralcio dell'intervista rilasciata da Mons. Twal che, in quanto Patriarca Latino di Tarra Santa ha giurisdizione anche sui cattolici latini a Cipro, Terra che - insieme ad Israele ed alla Turchia - conserva le più remote radici del cristianesimo, coeve quando non antecedenti a quelle sul suolo maltese ed italico.

Dice Mons. Twal:
Domanda: Benedetto XVI ha invocato la pace con toni accorati, prima che si arrivi ad un «bagno di sangue»...
Il Santo Padre ha ben presente la situazione ed è molto preoccupato, come lo siamo anche noi. Tante ombre si sono addensate sulla sua visita pastorale a Cipro, dapprima l’uccisione dei pacifisti al largo di Gaza da parte dell’esercito israeliano, poi l’assassinio di monsignor Padovese che avrebbe dovuto essere qui a Nicosia domenica. Era membro del Consiglio per il Sinodo sul Medio Oriente, ci aveva lavorato con grande passione. Viviamo immersi nell’odio e nella violenza ed io mi chiedo continuamente: cosa possiamo fare noi, responsabili delle Chiese locali, per creare una mentalità di pace?

Domanda: Si è dato una risposta?
Ce la dà anche questo testo [Mons Twal si riferisce all'Instrumentum Laboris per il Sinodo del medio Oriente che si terrà a Roma in Ottobre]: dobbiamo rafforzare la nostra identità cristiana ed accrescere lo spirito di comunione fra le Chiese. È un lavoro che stiamo facendo. L’ho detto in questi giorni al Santo Padre: stiamo meditando i discorsi che ha tenuto in Terra Santa, abbiamo organizzato momenti di ripresa in vari ambiti pastorali, perché non vogliamo che i viaggi del Papa siano semplicemente uno show, uno spettacolo che ci tocca il cuore un momento e poi basta. E dobbiamo rafforzare i legami di comunione all’interno della stessa comunità cattolica, in cui ci sono tanti riti che rappresentano certamente una ricchezza. Quando però li si vive con un attaccamento quasi morboso, ripiegati sul proprio piccolo mondo, ne soffre la Chiesa nel suo insieme. Insomma, stiamo cercando di portare avanti una riflessione su questi temi. Ma sul terreno le cose peggiorano, la situazione politica e sociale è disperante, e l’emigrazione delle nostre giovani famiglie non si ferma, anche perché l’occupazione israeliana dei territori palestinesi non accenna a finire, al contrario.
Nel testo preparatorio del Sinodo si afferma che l’occupazione israeliana è ingiusta, un giudizio ormai consolidato da parte della Chiesa. Nuova invece è l’esplicita condanna dei gruppi fondamentalisti cristiani che la giustificano...
Ci sono evangelici americani che sognano un grande Israele che realizzi la promessa bibilica, di modo che in seguito potrà esserci la sua conversione al cristianesimo. A me sembra una follia. Ma questi gruppi sono molto potenti, hanno una lobby perfino nel Parlamento israeliano. Magari avessimo anche noi cristiani una lobby dentro la Knesset.
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Il Patriarca parla degli evangelici americani e della loro potenza di lobby. Ebbene, non è da meno quella del cammino NC - in comune con gli evangelici, insieme all'esaltazione ed all'elitarismo settario - riconoscibile nello strapotere che lo porta ad assicurarsi gli appoggi più strategici a livello gerarchico nella Chiesa e politico nelle altre realtà in cui si incunea. Strapotere che ha la meglio su quanto ancora è rimasto della Tradizione ecclesiale anche là dove essa si era preservata nella sua integrità.

Cosa si intende per "rafforzare l'identità cattolica"?

Ebbene ancora, ci chiediamo se l'imminente Sinodo per il Medio Oriente prenderà in considerazione anche questo problema e se ci sarà qualche vescovo così fedele al Signore e così coraggioso da riuscire a neutralizzare i possibili rischi. Sì, perché le parole di Mons. Twal, quando dice: "dobbiamo rafforzare i legami di comunione all’interno della stessa comunità cattolica, in cui ci sono tanti riti che rappresentano certamente una ricchezza. Quando però li si vive con un attaccamento quasi morboso, ripiegati sul proprio piccolo mondo, ne soffre la Chiesa nel suo insieme", possono risultare ambigue... Ci sono riti di antica Tradizione come il Maronita, il Mozarabico, l'Armeno che rappresentano l'identità cattolica di quelle Chiese a pari titolo con quella Latina.

Sull'attaccamento morboso dei neocatecumenali al loro rito non abbiamo dubbi; ma, se il Patriarca si riferisce ai riti millenari delle comunità orientali ci sorgono perplessità e non vorremmo che il Sinodo portasse ad un Melting pot religioso infarcito di ritualità di nuovo conio postconcicliare come quella neocat... che non ci sentiremmo mai di definire una ricchezza, a causa dei noti abusi e sincretismi che contiene; mentre invece, per quanto riguarda i riti cristiani orientali, ben può trattarsi di semplice amore e fedeltà alla propria tradizione, così come emergeva dalla Lettera inviata dai Vescovi di Terra Santa al Cammino neocatecumenale.

Venerare e custodire il rito Tradizionale da parte delle Chiese Cattoliche Orientali può essere un segnale di fede viva e di fedeltà al Signore, così come nel caso di chi in occidente non ha abbandonato la Messa Tridentina, che Benedetto XVI ha riconosciuto mai revocata. In questo caso purtroppo, dobbiamo registrare un certo atteggiamento di riserva che appare racchiuso nella parola "tolleranza": «questo Motu Proprio è semplicemente un atto di tolleranza, ai fini pastorali, per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono, e vogliono vivere con quella liturgia. È un gruppo ridotto poiché presuppone una formazione in latino, una formazione in una cultura certa. Ma per queste persone avere l'amore e la tolleranza di permettere di vivere con questa liturgia, sembra un’esigenza normale della fede e della pastorale di un vescovo della nostra Chiesa. Non c'è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa liturgia». (Intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti durante il volo per la Francia, 12 settembre 2008 - Reperibile sul sito della Santa Sede: Benedetto XVI: Viaggi)

La mia affermazione conclusiva è che la fedeltà ad un rito millenario difficilmente implica morbosità - rintracciabile semmai nel sincretismo innovatore del rito inventato da un laico, che crea dipendenza e 'forma' le comunità neo-catecumene - ma garantisce l'espressione dell'autentico culto dovuto a Dio, che è la prioritaria funzione della Chiesa, dalla quale discende l'integrità della spiritualità che vi si respira e che si assimila celebrando la Liturgia, definita anche dal concilio "fonte e culmine della fede".

Conclusione che mi porta a formulare anche la risposta alla domanda iniziale: la comunione non la creano le buone volontà e il 'volemose bene' orizzontale nell' ambigua inclusività del "guardare a cosa unisce" proprio di chi vede le soluzioni nel dialogo ad ogni costo nel quale poi ci si lascia fagocitare dall'interlocutore e dal suo errore, non più condannato ma alla fine inglobato. E la Verità risulta, com'è oggi, offuscata... La comunione, quella autentica e non solo formale, che è il vero essere "un cuore solo e un'anima sola" (motto del Sinodo) la crea soltanto il Signore se si è uniti nel Suo Nome e nel Suo Spirito e si "rimane" cioè si "dimora" in Lui. Ciò può avvenire soltanto nella fedeltà alla Tradizione Apostolica. Tutto il resto è inquinamento. Oggi questo inquinamento lo si definisce "sintesi originale della totalità del cristianesimo" (RICARDO BLÁZQUEZ, Le comunità neocatecumenali. Discernimento teologico, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1999) : ma è proprio quell'"originale" lo "iota" mancante, ed anzi totalmente sviante, rispetto all'integrità della Tradizione Apostolica che nutre la fede che siamo grati di professare e custodire.

lunedì 7 giugno 2010

A quale mistero si conforma la vita di chi aderisce al Cammino neocatecumenale?

Dall'Omelia di Benedetto XVI a Cipro nella Chiesa parrocchiale latina di Holy Cross, Nicosia, 5 giugno 2010

... Vediamo chiaramente che l’uomo non può salvare se stesso dalle conseguenze del proprio peccato. Non può salvare se stesso dalla morte. Soltanto Dio può liberarlo dalla sua schiavitù morale e fisica. E poiché Dio ha amato così tanto il mondo, ha inviato il suo Figlio unigenito non per condannare il mondo – come avrebbe richiesto la giustizia – ma affinché attraverso di Lui il mondo potesse essere salvato. L’unigenito Figlio di Dio avrebbe dovuto essere innalzato come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così che quanti avrebbero rivolto lo sguardo a lui con fede potessero avere la vita.

Il legno della croce divenne lo strumento per la nostra redenzione, proprio come l’albero dal quale era stato tratto aveva originato la caduta dei nostri progenitori. La sofferenza e la morte, che erano conseguenze del peccato, divennero il mezzo stesso attraverso il quale il peccato fu sconfitto. L’agnello innocente fu sacrificato sull’altare della croce, e tuttavia dall’immolazione della vittima scaturì una vita nuova: il potere del maligno fu distrutto dalla potenza dell’amore che sacrifica se stesso.

La croce, pertanto, è qualcosa di più grande e misterioso di quanto a prima vista possa apparire. Indubbiamente è uno strumento di tortura, di sofferenza e di sconfitta, ma allo stesso tempo esprime la completa trasformazione, la definitiva rivincita su questi mali, e questo lo rende il simbolo più eloquente della speranza che il mondo abbia mai visto.

Parla a tutti coloro che soffrono – gli oppressi, i malati, i poveri, gli emarginati, le vittime della violenza – ed offre loro la speranza che Dio può trasformare la loro sofferenza in gioia, il loro isolamento in comunione, la loro morte in vita. Offre speranza senza limiti al nostro mondo decaduto.

Ecco perché il mondo ha bisogno della croce.

Essa non è semplicemente un simbolo privato di devozione, non è un distintivo di appartenenza a qualche gruppo all’interno della società, ed il suo significato più profondo non ha nulla a che fare con l’imposizione forzata di un credo o di una filosofia. Parla di speranza, parla di amore, parla della vittoria della non violenza sull’oppressione, parla di Dio che innalza gli umili, dà forza ai deboli, fa superare le divisioni, e vincere l’odio con l’amore. Un mondo senza croce sarebbe un mondo senza speranza, un mondo in cui la tortura e la brutalità rimarrebbero sfrenati, il debole sarebbe sfruttato e l’avidità avrebbe la parola ultima.

L’inumanità dell’uomo nei confronti dell’uomo si manifesterebbe in modi ancor più orrendi, e non ci sarebbe la parola fine al cerchio malefico della violenza. Solo la croce vi pone fine. Mentre nessun potere terreno può salvarci dalle conseguenze del nostro peccato, e nessuna potenza terrena può sconfiggere l’ingiustizia sin dalla sua sorgente, tuttavia l’intervento salvifico del nostro Dio misericordioso ha trasformato la realtà del peccato e della morte nel suo opposto. Questo è quanto celebriamo quando diamo gloria alla croce del Redentore. Giustamente sant’Andrea di Creta descrive la croce come “più nobile e preziosa di qualsiasi cosa sulla terra […], poiché in essa e mediante di essa e per essa tutta la ricchezza della nostra salvezza è stata accumulata e a noi restituita” (Oratio X, PG 97, 1018-1019).
...
In questo Anno Sacerdotale permettetemi di rivolgere una parola speciale ai sacerdoti oggi qui presenti e a quanti si preparano all’ordinazione. Riflettete sulle parole pronunciate al novello sacerdote dal Vescovo, mentre gli presenta il calice e la patena: “Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore”.

Mentre proclamiamo la croce di Cristo, cerchiamo sempre di imitare l’amore disinteressato di colui che offrì se stesso per noi sull’altare della croce, di colui che è allo stesso tempo sacerdote e vittima, di colui nella cui persona parliamo ed agiamo quando esercitiamo il ministero ricevuto.
...
Rinfranchiamoci con le parole della seconda lettura di oggi, che parla così bene del trionfo riservato a Cristo dopo la morte in croce, un trionfo che siamo invitati a condividere. “Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,9-10).

Sì, amati fratelli e sorelle in Cristo, lungi da noi la gloria che non sia quella nella croce di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr Gal 6,14). Lui è la nostra vita, la nostra salvezza e la nostra risurrezione. Per lui noi siamo stati salvati e resi liberi.
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Questo è quanto celebriamo, quando partecipiamo all'Eucaristia, che è la ri-presentazione al Padre del Sacrificio Redentore di Cristo che ci associa a Sé nella Sua Offerta e nella Sua Risurrezione e ci si comunica, rendendosi REALMENTE E NON SOLO SIMBOLICAMENTE PRESENTE e donandoci tutte le sue Grazie escatologiche, per renderci sempre più simili a Lui, fino al termine della nostra vita terrena e fino alla fine dei tempi.

Mi vengono i brividi, quando penso alle catechesi kikiane che formano i suoi presbiteri e mi chiedo se, quando essi celebrano, si realizza davvero quanto sottolineato dal Papa ricordando le parole dell'ordinazione: “Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore”, nel senso che intende la Chiesa.

Abbiamo, nei precedenti thread, espresso dolore e sconcerto per l'indifferenza e il lassismo, quando non la connivenza, attraverso cui nelle comunità della Terra Santa e del medio Oriente vien perpetrato ad opera del cammino NC l'inesorabile inquinamento di quelle Chiese di antichissima Tradizione, similmente a quanto accade nella nostra...

Il thread precedente si conclude con la segnalazione di Gianluca da Messainlatino sul Vescovo di St. Etienne che in parte per ragioni pastorali, ma soprattutto perché è evidente da come si esprime che non crede nelle potenza redentrice dell'Eucaristia, sta adottando nella sua diocesi modelli itineranti di stile catecumenale... senza rendersi conto - lui, un Pastore - che meno offerta sacramentale, meno S. Messe, sostituite da Liturgie della Parola, significa espellere alla pratica della fede e soprattutto dalla Chiesa il Sacrificio di Cristo ri-presentato al Padre, l'unica vera ed efficace fonte di Redenzione per l'uomo di ogni tempo.

venerdì 4 giugno 2010

Quanto il "diversamente cattolico" sta diffondendosi per ogni dove?

Dinamiche "diversamente cattoliche" in Terra Santa

Ci eravamo soffermati sull'ondata dell'inusitato "successo" del Cammino neocatecumenale in Terrasanta - raffrontato con l'esodo forzato dei cristiani che, numerosi, stanno lasciando quelle terre, come pure gli altri Paesi del Medio Oriente - successo che suscita altre perplessità oltre a quelle già collegate all'acquisizione di proprietà (Domus Galileae sul Monte delle Beatitudini, Centro Mamre a Gerusalemme) notoriamente impossibile a non ebrei... Come mai tutto è facile per il cammino neocatecumenale, che può costruire, far entrare i suoi adepti, mentre tutto è difficilissimo e doloroso, una vera persecuzione, per i cattolici di Terra Santa che sono sempre più numerosi a dover emigrare, abbandonare la loro terra? [notare l'immancabile channukkiàh ebraica in luogo della Croce, sull'ipertrofica 'mensa' che non è un 'Altare']

Stesse dinamiche dinamiche in Turchia

Ma ora affrontiamo un altro aspetto per nulla marginale, indotto dall'osservazione di immagini prese dal sito della "Chiesa cattolica di Antiochia"(!) esplorato ieri sera: non dimentichiamo che, per effetto del suo "metodo", il cammino NC presenta anche effetti sociologici, dal momento che isola totalmente le vite degli adepti dal loro contesto, se anche questo non viene inglobato nel cammino stesso.

Effetti sociologici in un ambiente islamico

La nostra società è talmente destabilizzata e frammentata che i risvolti sociologici del fenomeno neocatecumenale non emergono in tutte le loro drammatiche espressioni, che spesso abbiamo qui registrato: allontanamento da ogni forma di socializzazione o da ogni tipo di interessi 'esterni' al cammino - siano essi relazionali, culturali, sportivi, ecc. -, frantumazione delle famiglie quando uno dei membri (padre, madre, fratello, anche coniuge) non accetta di esserne fagocitato.

Possiamo chiederci invece che effetti possa avere l'impatto con una realtà come il cammino NC in Turchia, dove certamente la società, islamica, per quanto secolarizzata possa essere, ha mantenuto radicate le tradizioni. E' intuibile quindi l'impatto traumatico e destabilizzante di un cosiddetto "cristianesimo" che ingloba, isola, fagocita e crea dinamiche per cui chi vi aderisce risulta un "diverso", non integrabile nel tessuto sociale, oltre che in quello religioso.

Ed eccoli, i neocatecumenali, in tutti i centri nevralgici del cristianesimo: Roma, Gerusalemme, Antiochia... e noi piccoli riusciamo a vedere il disegno che c'è dietro queste evidenti strategie, non possiamo non chiederci come non lo veda chi dovrebbe vederlo e salvaguardarne i fedeli e anche i possibili neoconvertiti. E' una vera ragnatela che non fa altro che allargarsi e tira dentro potenziali "cristiani" che tali non diventeranno mai e non conosceranno la Tradizione della Chiesa, perché tutto sarà filtrato attraverso la visione kikiana... E non dimentichiamoci che la stessa cosa avviene a Campobasso e in tutte le altre diocesi d'Italia e del mondo. Citiamo Campobasso perché abbiamo esaminato con dovizia di sgomento e con accurata analisi la nuova "pastorale" introdotta dal cammino.

Dove sta andando la Chiesa di Cristo?


Sta di fatto che ad Antiochia ci sono quattro comunità, in mano alle quali è la 'catechesi', e quindi l'evangelizzazione.
Ovvio che quando si parla di evangelizzazione, in questo caso ci si riferisce alla "nuova originale sintesi" kikiana e non alla Rivelazione Apostolica portata dalla Chiesa. La Chiesa infatti, con la sua Tradizione bimillenaria, non fonda cellule del cammino, ma comunità cristiane 'aperte' non blindate come quelle neocat, per cui o diventi come loro adeguandoti ai loro insegnamenti e ai loro metodi o non sei nemmeno cristiano...

E' scontato che i cristiani in un ambiente islamico risultino un 'corpo estraneo'; ma come vero 'lievito' che si confonde con la pasta e che non crea 'isole' prive di ogni tipo di osmosi, le comunità stanziali di antica tradizione offrono una testimonianza sobria ed essenziale, priva dell'esaltazione -oltre che della chiusura- insita nella manifestazione della testimonianza neocatecumenale; il che non può non incidere su una coesione identitaria sulla quale il cammino agisce come elemento di divisione. Nelle nostre parrocchie ha il suo peso e il suo carico di sofferenza e di divisione ma è un dramma i cui risvolti sociologici risultano diluiti dalla frammentarietà e dalla disattenzione con la quale viene affrontato il problema, che finora non è esploso all'esterno perché rimane un fattore interno alla vita ecclesiale; in una società dalla forte coesione identitaria come quella di un Paese islamico esso, invece, acquista un peso maggiore ed è legittimo non sottovalutare i meccanismi di rigetto che può generare.

Ma, se Roma resta a guardare da vicino, figuriamoci da lontano, tenendo anche conto che, per effetto della collegialità promossa dal concilio, le autonomie delle Chiese locali rischiano di diventare autocefalie. Ed oggi siamo arrivati ad un livello di "inclusività" che, in nome di un dialogo a tutti i costi, lascia 'entrare' nella Chiesa ciò che non dovrebbe: la 'cacofonia' di Babele...

Dal sito della "Chiesa cattolica di Antiochia", dalle news, riportiamo questa:
15 Febbraio 2010. Oggi inizia la quaresima per tutti i cristiani di Antiochia. Infatti nel 2010 e nel 2011 la Pasqua in tutto il mondo cristiano sarà festeggiata alla stessa data. Nella nostra chiesa per 5 settimane avrà luogo la catechesi secondo le modalità del cammino neo-catecumenale data dalle 4 coppie della prima comunità.
Ecco una galleria di immagini che mostrano con più eloquenza di molte parole lo "strano" cristianesimo diffuso in Turchia a nome della Chiesa cattolica (ma è ancora cattolica?). I famosi cosiddetti e sbandierati frutti di conversione che diffondono il verbo e il rito kikiano (lex orandi lex credendi), che frutti sono?
Vi invitiamo a esaminare le immagini che si riferiscono alla Pasqua neocatecumenale ad Antiochia. Anche lì non può mancare la danza davidica finale.... (cliccando su ogni immagine potete vederla ingrandita)
















giovedì 3 giugno 2010

Mons. Padovese, Vicario apostolico dell'Anatolia, ha versato il suo sangue nel giorno del "Corpus Domini" nel sud della Turchia.

Doveva accogliere il Papa a Cipro, dove Benedetto XVI si recherà domani e dove, oltre agli importanti eventi ed incontri preparati con cura dalle comunità ortodosse nonché cattoliche orientali (Armena e Mozarabica) e latina che ci accingono ad accoglierlo, consegnerà ai vescovi l’Instrumentum Laboris del Sinodo per le Chiese del Medio oriente. Mons. Luigi Padovese, vescovo di Iskendurun, nell’Anatolia, è stato ucciso oggi verso le 13. Responsabile appare il suo autista e collaboratore, musulmano, con lui da tempo, il quale lo avrebbe accoltellato. Non possiamo rimanere indifferenti ad una notizia come questa, in questo momento così denso di incognite e di insidie nella Chiesa e nel mondo.

La Chiesa turca non è nuova a violenze, uccisioni e minacce. Nel 2006 era stato ucciso a Trabzon il sacerdote Fidei Donum don Andrea Santoro. Nello stesso 2006, alla messa di suffragio per il sacerdote ucciso, mons. Padovese aveva detto: “Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L’unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell’islam (e viceversa), come possiamo pensare a un clima di pace?”. E ancora, riferendosi a don Santoro, ha aggiunto: “Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica, non sa che ora la sua testimonianza è più forte”.

Il 5 febbraio scorso, quarto anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, aveva detto alla Radio Vaticana: “Don Andrea fu ucciso come simbolo, in quanto sacerdote cattolico. Non è stata uccisa soltanto la persona, ma si è voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava: ricordarlo in questo momento, all’interno dell’anno dedicato ai sacerdoti, è ricordare a tutti noi che la sequela di Cristo può arrivare anche all’offerta del proprio sangue”.

Mi ha molto colpito un intervento sulla rete, non mio, ma sembra abbia letto i miei pensieri. Mi permetto di trascriverlo di seguito per condividerlo con voi.
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Nel giorno del Corpus Domini, il corpo di Cristo ha versato altro sangue. Sangue innocente, sangue sacerdotale.

Sangue che bagna l’ipocrisia di chi preferisce tacere del presente per rivangare il passato.

O che tace un passato di morti cristiane (gli armeni) o un presente di vessazioni islamiche (i curdi) per portare a casa il risultato, economico, militare, religioso…

Sangue che lava il peccato di altri sacerdoti risultati di scandalo.

Sangue coraggioso, in un mondo di codardi, forti coi deboli e deboli coi forti.

Un mondo che ama creare nemici, per campare sui costi delle contrapposizioni, con le loro rendite di posizione, a danno dei rispettivi popoli, tutti quanti.

C’è chi farà passare questo omicidio per la follia di un singolo (prima stranezza: un uomo non estraneo, lungamente al fianco del vescovo morto), e c’è chi lo farà passare come argomento per screditare un popolo intero: probabilmente la verità piena sul fatto in se stesso non la sapremo mai. Troppi interessi sanno come portare a guardare da una parte per non essere costretti a vedere cosa c’è dall’altra…

Le circostanze sono inquietanti.

Alla vigilia di un viaggio papale a Cipro.

Alla vigilia di un Sinodo sul Medio oriente.

Nel contesto di quello che è capitato ad una nave turca.

Nel giorno in cui la Santa Sede chiede di togliere il blocco a Gaza.

Nella settimana aperta da recrudescenze nella polemica sulla pedofilia.

Nel momento in cui la Turchia (che è nella Nato, vorrebbe entrare in Europa e stipula accordi con l’Iran) sente sinistri scricchiolii in casa propria a proposito della leadership di Erdogan, evidentemente scomoda.

Mons. Luigi Padovese, con raffinate ragioni, non banali ed assai realistiche, per il bene comune e per amore del suo piccolo gregge (30000 cristiani cattolici su 70 milioni di turchi, quando un secolo fa erano il 25% della popolazione, allora di 10 milioni di anime) era un fautore della Turchia in Europa, anche a beneficio della sua esigua minoranza.

Mons. Luigi Padovese visse con equilibrio e saggezza il martirio di don Santoro, altro episodio oscuro e doloroso di una terra oggi ostile ai cristiani, tanto ostile quanto fu fertile di santità all’inizio del cristianesimo.

La Turchia ha incrociato la vita ecclesiale anche con la nebulosa e sospetta figura di Alì Agca, in un contesto, quello turco, dove amici, nemici, amici degli amici e nemici dei nemici, si intrecciano pericolosamente e con modalità e giochi ben più sottotraccia delle pessime semplificazioni della nostra stampa addomesticata.

Piangiamo un vescovo morto; il sangue dei martire genera sempre la fede. Il seme che muore è quello che rende il raccolto fertile. Ma non inaridiamo il terreno azzerando la voglia di capire. Dissodiamolo, piuttosto, bagnandolo di lacrime, di sudore, persino di sangue, ma disinquinandolo dall’ipocrisia e dalle falsità.

Che possono venire dal fondamentalismo islamico, come dal partito dei nipotini di Ataturk, coi rispettivi sponsor.

Che Mons. Padovese, che amava Cristo quanto ha poi voluto bene ai turchi, dal paradiso interceda per tutti noi. Perchè in Turchia è in corso un gioco che ci coinvolge tutti. E perchè tutti dobbiamo vigilare, specie sulle semplificazioni. E’ tutto molto più complesso. Diabolicamente. Ma alla fine il bene prevale. Questo ulteriore tributo di sangue innocente, di sangue martire, si ritorcerà contro il Falsario, quello di sempre.

Il Cammino Neocatecumenale nella Terra Santa

Pubblichiamo i seguenti dati ufficiali tratti da siti neocatecumenali e le nostre conseguenti motivate e documentate considerazioni, nonché approfondimenti in ordine alla esatta 'chiave di lettura' della 'pubblicità ingannevole' costituita dall'enfatica autopromozione riscontrabile in ogni presentazione mediatica e anche intraecclesiale della inquietante realtà del Cammino NC: (cliccando sull'immagine, ingrandita, potrete meglio notare la channucchià ebraica [vedi] in luogo della Croce cristiana, sull'ipertrofica 'mensa', che non è un 'Altare')
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Durante l'incontro vocazionale in Galilea (Maggio 2009), Kiko Arguello ha descritto la situazione del Cammino Neocatecumenale in Israele e in Palestina.
  1. Ci sono circa trenta comunità che seguono denominazioni Cristiane varie e sono un esempio vivo dell'ecumenismo che ha praticato il Cammino Neocatecumenale nella Terra Santa negli ultimi anni.
  2. Ci sono sette comunità del Rito latino in Jaffa, Tel Aviv, Gerusalemme, Nazaret, Betlemme e Cana.
  3. La Chiesa Cattolica greco-melchita ha dodici comunità in alcuni villaggi Palestinesi; tre ciascuno a Shefamer, Tarshiha e Melia, due ad Ibilin ed uno in Cana di Galilea. C'è anche un Seminario Redemptoris Mater del rito Melchita accanto al Domus Galilaeae in Galilea.
  4. Due comunità seguono il rito Maronita a Gish e Haifa. Ci sono addirittura due comunità di espressione Ebraica a Haifa e Tel Aviv.
  5. Il Cammino Neocatecumenale nella Terra Santa ha cominciato anche nella chiesa greco-ortodossa.
Uno dei grandi desideri di Papa Paolo VI era quello di costruire in Israele un centro dove i seminaristi potessero completare la loro formazione prima di essere ordinati. Fu in questa ottica che il Vaticano acquistò Notre Dame, vicino alla porta di Giaffa in Gerusalemme. All’inizio degli anni ‘80 la Custodia di Terra Santa offrì al Cammino Neocatecumenale(Cammino Neocatecumenale) la possibilità di costruire un centro di formazione, di studio e di ritiro spirituale su di un terreno situato sulla montagna delle Beatitudini; un’opera di particolare interesse per la Chiesa e per Israele. Papa Woytila, da quando nel 1994 venne informato per la prima volta del progetto "Domus Galilææ", se ne mostrò entusiasta, lo benedisse e lo appoggiò, vedendo in esso un servizio per tutti i popoli e "per tutta la Chiesa". Negli anni successivi si perfezionarono tutti i permessi per la costruzione che cominciò nel gennaio 1999 con la posa della prima pietra contenente un frammento della tomba di San Pietro benedetto dal Santo Padre.
Ora che conosciamo mutatis mutandis con quali accenti di incoraggiante entusiasmo Giovanni Paolo II si rivolgesse anche a p. Maciel, evidentemente ignorandone scandali morali ed attività impreditoriali che poco -o nulla- si addicono ad una realtà ecclesiale, possiamo meravigliarci dell'accaduto, che continua a perpetuarsi nel tempo?

E possiamo ignorare che quello che viene definito "un servizio per tutti i popoli e per tutta la Chiesa" sia in realtà "aperto" solo a chi fa parte del cammino neocatecumenale o, peggio, a condizione che si entri a farne parte? Sì, perché in realtà, il Cammino NC sta diventando progressivamente e subdolamente la "Nuova" Chiesa, tanto nuova da essere "altra".

Ed eccone anche una prova ormai ufficiale, dato che compare su un testo rinvenibile in ogni libreria cattolica: RICARDO BLÁZQUEZ, Le comunità neocatecumenali. Discernimento teologico, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1999 (è la quinta edizione!). Titolo originale dell'opera: Comunidades neocatecumenales. Un camino de iniciación cristiana
Nell'ultima di copertina:
«Il "cammino neocatecumenale" nasce nel 1964 in mezzo alle baracche di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid, ad opera del pittore Francisco Argüello (kiko), un convertito all'ateismo, cui più tardi si associò la religiosa Carmen Hernández. Alla base di tale cammino, che è una sintesi originale della totalità del cristianesimo, vi sono alcune intuizioni fondamentali: l'annuncio della risurrezione di Gesù Cristo quale senso della nostra croce, la riscoperta del battesimo come meta, il catecumenato come cammino di conversione e di fede. Gli iniziatori sono persuasi di avere ricevuto da Dio un carisma per tutta la Chiesa, [anche dell'assurdo senso di queste affermazioni parleremo all'interno] ma lo sottopongono lealmente al vaglio del discernimento ecclesiale, invocando la logica evangelica, secondo la quale è dai frutti che si giudica la bontà della pianta. Numerosi sono i saggi descrittivi apparsi anche in libri e riviste italiane sull'argomento: questa è la prima sintesi storico-teologica completa sul neocatecumenato pubblicata nel nostro paese. È stata redatta da un teologo spagnolo che conosce il "cammino" dall'interno e ne delinea le intuizioni portanti e le tappe fondamentali.»
Sta di fatto che i vescovi Ordinari di Terra Santa hanno scritto una Lettera di richiamo, della quale riproduciamo i singoli punti, riferiti evidentemente alle corrispondenti imposizioni del cammino come "nuova" modalità di vivere la fede, nell'assoluto mancato rispetto delle Tradizioni locali, così come non viene rispettata la Tradizione catttolica... Queste le parole dei vescovi:
  1. ""...In seguito alla Lettera che il Papa Benedetto XVI vi ha indirizzato il 12.1.2006, e a quella della Congregazione del Culto Divino del 1.12.2005, vi domandiamo di prendere posto nel cuore della parrocchia nella quale annunciate la Parola di Dio, evitando di fare un gruppo a parte. Vorremmo che poteste dire con S. Paolo: " Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero" (I Cor 9, 19).

    II principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere ”una parrocchia e una Eucaristia”. II vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni.

    In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E' la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d'identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie.
  2. L'Eucaristia è il sacramento di unità nella parrocchia e non di frazionamento. Chiediamo pertanto che le celebrazioni Eucaristiche, in tutti i riti orientali, nonché nel rito latino, siano sempre presiedute dal parroco, o, nel caso del rito latino, in pieno accordo con lui. Celebrate l'Eucaristia con la parrocchia e secondo il modo della Chiesa locale. "Là dove c'è il vescovo, lì c'è la chiesa", ha scritto S. Ignazio di Antiochia. Insegnate ai fedeli l'amore per le loro tradizioni liturgiche e mettete il vostro carisma al servizio dell'unità.
  3. Vi chiediamo inoltre di mettervi seriamente allo studio della lingua e della cultura della gente, in segno di rispetto per loro e quale strumento di comprensione della loro anima e della loro storia, nel contesto della Terra Santa: pluralismo religioso, culturale e nazionale. Inoltre, nei nostri Paesi, Palestina, Israele, Giordania, tutti sono alla ricerca della pace e della giustizia, una ricerca che fa parte integrante della nostra vita di cristiani. Ogni predicazione dovrebbe guidare i nostri fedeli negli atteggiamenti concreti da assumere nel diversi contesti della vita e nella stessa situazione di conflitto che continua in Palestina: atteggiamento di perdono e di amore per il nemico, da un lato, e dall'altro, esigenza dei propri diritti: specialmente la dignità, la libertà e la giustizia.

    Vi chiediamo di predicare un Vangelo incarnato nella vita, un Vangelo che illumini tutti gli aspetti della vita e radichi i fedeli in Gesù Cristo Risorto e in tutto il loro ambiente umano, culturale e ecclesiale....""
E' disperante oltre che sconcertante verificare la corrispondenza delle nostre denunce e la stessa arrogante ed invasiva noncuranza con cui sono accolte... E a Roma stanno a guardare!

Ma cosa è successo a Roma, visto che sono infiltrati nei gangli più potenti della Curia, di svariate organizzazioni ecclesiali di prestigio, realtà editoriali e mediatiche, senza escludere -ultima ma non ultima in ordine di importanza e in qualità di centro di potere- la finanza vaticana?

Sembrerebbe, il nostro, un impegno impari, molto simile alla fatica di Sisifo; ma sappiamo che non dobbiamo attenderci risultati ma solo continuare ad essere voce di chi non ha voce e un piccolo avamposto della nostra Chiesa dove la Verità non è oscurata, ma 'mostrata' e testimoniata senza sosta, per coloro che hanno orecchie per intendere

martedì 1 giugno 2010

Al di là della pubblicità ingannevole, uno scenario fedele sul Cammino Neocatecumenale

Estraggo dal thread precedente questa testimonianza di Freedom, chiara, esaustiva e si sente quanto vissuta sulla sua pelle. Penso possa essere più efficace di mille osservazioni teoriche su insegnamenti e prassi, perché delinea con chiarezza un processo che molti di noi conoscono e molti altri che non hanno frequentato il cammino hanno sentito ripetere in maniera così consonante in tutto il mondo, da non poterne mettere in dubbio l'attendibilità e la fedele corrispondenza con la realtà.
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Il movimento neocatecumenale è senz'ombra di dubbio un'organizzazione settaria. Per prima cosa per l'obbedienza cieca che i catechisti pretendono, per ordine di Kiko Arguello, il leader della setta. Altre caratteristiche tipiche della setta, sono l'obbligo del segreto verso gli estranei e tra comunità più avanti nel "cammino" verso quelle ancora alle prime fasi. Altra caratteristica propria a tutte le sette è l'uso di un gergo interno con particolare predilezione per parole in lingua greca ed ebraica, ad es. Kerigma, koinonia, midrash ecc. Inizialmente usate dai catechisti, per chi è digiuno di studi classici ed è un lontano, fa indurre a pensare che costoro siano persone colte e preparate, aggiunge un alone esotico e misterioso alle loro catechesi e contribuisce a dare loro autorevolezza.

In un post precedente ho parlato del distorto senso del peccato di tipo Giansenistico-luterano, secondo il quale l'uomo non è dotato di libero arbitrio ed è sostanzialmente incapace di non peccare, responsabile del peccato secondo Arguello-Writz è il demonio. D'altro canto, posso testimoniare personalmente che spesso i catechisti ci dicevano che non a caso eravamo nella nostra comunità: eravamo dei prescelti a divenire dei Cristiani veri, sale e luce del mondo, ma ci spiegavano che il cammino è una Kenosis , cioè un riconoscere a poco a poco, che non eravamo quelle brave persone che tutto sommato ritenevamo di essere, bensì dei peccatori legati agli "idoli" del mondo.

Il senso distorto del peccato, svolge all'interno della setta molteplici funzioni. La prima, molto importante, è quella d'indebolire l'autostima e le difese psichiche della persona. Strumenti di verifica sono le cosiddette "risonanze". Ascoltato un brano della Bibbia o del Vangelo, la persona fa una dichiarazione di come un particolare brano gli abbia fatto capire qualche suo peccato, oppure "di come il Signore sta operando nella sua vita" con esempi concreti. Le preghiere spontanee fatte in gruppo, ad alta voce, rivelano spesso i punti deboli di ciascuna persona. Altro strumento sono i cosiddetti "giri d'esperienze" durante le convivenze. S'ingenera così nella persona un senso di colpa, e le difese psichiche vengono a poco a poco indebolite. Il colpo d'ariete, metaforicamente parlando, viene dato in occasione degli scrutinii. Deformando a proprio uso e consumo brani del Vangelo, si pone la persona davanti a scelte radicali. Spesso ci sono scene di pianto, e le difese psichiche della persona cedono di schianto, oppure si scappa urlando (e non scherzo). E’ un momento cruciale che permette ai catechisti di penetrare nella breccia psichica dei camminanti.

Da quel momento in poi la psiche capitola, ed è permesso prendere possesso della vita di chi ingenuamente crede, e lo vive come tale, di fare una scelta nobile, generosa , ispirata dal Signore, mentre invece si cede ad una violenza, che da allora in poi, rende le menti degli adepti come dei serbatoi, che vengono riempiti dei concetti e degli slogan dei catechisti.

Il sacerdote, chiamato "presbitero", ha un ruolo del tutto marginale.

Questo meccanismo si ripete costantemente nel tempo, fino a rendere le persone come cavie da esperimento, rispondenti a stimoli pavloviani. Ogni tanto qualcuno ha una crisi di rigetto, chiamata in gergo "entrare in ribellione", ovviamente il "ribelle" viene subito accusato di essere indemoniato, con ovvie conseguenze.

Una volta violentata la psiche degli adepti, si fanno più pressanti le richieste di denaro per l'evangelizzazione, per le baby sitter, ecc ecc, fino a giungere alla richiesta della decima, una vera e propria tassa kikiana. Il mondo è presentato come qualcosa di ostile, gli adepti sono sempre più impegnati nelle varie attività del cammino e perdono interesse per qualsiasi cosa non sia proposta o approvata dalla comunità, cioè dal cammino.

Quando i catechisti sono sicuri dell'indottrinamento e dell'obbedienza cieca della persona, diventano padroni della sua vita. E' solo da questo livello in poi, che si comincia a intervenire pesantemente nella vita degli adepti. Il catechista ha il potere di distruggere una famiglia, se parte di essa non aderisce al cammino, di separare un fidanzato che fosse ostile al cammino dalla sua ragazza neocatecumena, di combinare matrimoni endogamici, fra persone che obbedendo ciecamente, dopo 2 o 3 incontri, convolano a nozze senza neanche conoscersi.

I catechisti suscitano vocazioni, itineranti, famiglie itineranti, ottengono procreazioni abbondanti e talvolta sconsiderate. Se domandate questo ad un neofita, un po' perchè gli viene nascosto, un po' perchè non è ancora "pronto" per poterlo "capire" (ed una volta capito poi , di certo, non lo direbbe) comunque sia, vi dirà che sta vivendo una esperienza che gli ha fatto riscoprire Cristo e magari è anche vero, per quel che ne può capire soprattutto un "lontano", cioè una persona che, digiuna di teologia e di vera dottrina cattolica, si fa accalappiare con una tecnica, definita coloritamente "love bombing iniziale".

Al neofita, sembra di avere trovato una grande famiglia dove si ricercano le radici di un Cristianesimo delle origini. Ciò giustifica ai loro occhi gli ebraismi di Arguello e le varie stranezze liturgiche e certi concetti dottrinali che vengono presentati come riscoperta del vero Cristianesimo. Le canzoni, ovviamente, sono produzione dello stesso Arguello-Writz, i neofiti, anche se non lo ammettono, si sentono superiori ai cosiddetti "cristiani sella domenica."

Sempre a causa del distorto senso del peccato già citato, né gli adepti si sforzano di migliorarsi, né i catechisti incoraggiano a farlo o lo fanno essi stessi. Questo spiega il perchè di certe amare contraddizioni. Invece di koinonia (amore fra i fratelli) avvengono spesso litigi, si formano fazioni, addirittura si arriva allo scontro fisico vero e proprio. Così è per una buona parte dei catechisti che dopo 15 o 20 anni di cammino sono rimasti arroganti, presuntuosi, gelosi della propria influenza sulle persone. Insomma sono rimasti com'erano e se fai notare loro questo "piccolo" particolare usando un'altra parola da gergo NC ti danno del moralista.

Inoltre mi risulta che a Padre Zoffoli arrivarono notizie di catechisti che avevano un comportamento immorale. Alcuni catechisti sono quasi dei professionisti, spesati di tutto, specialmente quelli di alto livello gerarchico.

Purtroppo, proprio a causa dei condizionamenti instaurati dai catechisti, è assai difficile avere un vero dialogo con un NC, anche se neofita, perché tutti nella comunità, vengono avvertiti che proprio per il loro ruolo di "veri" Cristiani, saranno sottoposti a "persecuzioni", che il mondo non li capisce, li diffama.

Inoltre, sebbene esistano quasi dappertutto su Internet le catechesi o orientamenti alle équipes dei catechisti, vengono avvertiti di non leggerle, perchè è dannoso per il buono sviluppo del cammino. Una baggianata ! In realtà gli statuti sono stati pubblicati privi delle catechesi – cui peraltro fanno riferimento – proprio perché impubblicabili in quanto eretiche, nonostante le solenni smentite pubblicate persino su Wikipedia, che è diventata l’apologia del cammino con un castello di falsità abilmente costruite.

Le catechesi di Kiko, constano di più di 3000 pagine, ma a chi gli va di leggersele e rendersi conto della verità, tanto il Papa ha approvato tutto, meglio restare ignoranti e prendersela comoda, tanto la colpa se si è un po' pigri è del demonio....

I catechisti, del resto, imparano le catechesi a pappagallo e, come i loro adepti, parlano per slogan, oltre ciò, sono pressoché incapaci di argomentare alcunché e quindi passano facilmente all'insulto.

Lo dico sinceramente, mi si stringe il cuore al pensiero di tante belle persone, animate da ideali generosi e nobili, che vengono plagiate dal CN! Purtroppo più che informare non posso. Posso solo augurare a quelli che incappano nel CN la mia stessa fortuna. Il Signore mi ci ha tirato fuori tirandomi per i capelli. Il CN ha fatto ormai centinaia di migliaia di vittime. Si parla di milioni in tutto il mondo; gente a cui è venuta la depressione, famiglie distrutte, addirittura suicidi. Danni pecuniari e morali, tempo sprecato, occasioni perdute, problemi di socializzazione una volta rientrati nel mondo di tutti i giorni, apostasie. SE uscite dal CN non abbandonate la chiesa.....
Un abbraccio fraterno+ Freedom

Testimonianza dalla Toscana e ambiguità di Radio Maria

Mi è appena arrivato questo post, che inserisco come nuovo articolo. Il nostro compito è anche questo dar voce a chi non ha voce, nell'imperversare del potere e dell'arroganza che caratterizza la 'Nuova Chiesa che avanza', aiutatata e in qualche modo anche garantita dalla disinformazione... Per completezza, non posso esimermi dal richiamare quel che, a Radio Maria, scriveva Padre Enrico Zoffoli, constatando che anche in questo versante nulla è cambiato
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Cari amici, vi seguo sempre, anche se non intervengo e, soprattutto mi servo delle testimonianze e delle riflessioni che pubblicate, per distribuirle qui in Toscana, dove siamo circondati da catecumenali e modernisti. Molti di noi ogni domenica fanno il giro delle sette chiese per cercare di partecipare ad una celebrazione degna, ma con la quasi certezza di non trovarla.

Oggi vi scrivo perchè ascolto spesso Radio Maria e proprio ieri sera ho ascoltato una bella catechesi di p. Serafino Tognetti. Alla fine come sempre sono venuti i commenti degli ascoltatori e si è introdotta una neocatecumanele che con grande entusiasmo e senza limiti di tempo ha dato testimonianza del suo matrimonio 'salvato' dal cammino e compagnia bella. Al che il Padre ha risposto dicendo che "quello NC era un cammino sicuro e spedito". Ora, posso capire che dopo l'approvazione sia difficile parlare fuori dal coro, ma sapete meglio di me che può dire queste cose solo chi non li conosce.

Poichè le testimonianze come questa sono frequenti, molte volte ho cercato di intervenire, telefonando per dire quante famiglie il cammino distrugge, rispetto a quelle che tiene insieme con i metodi che tutti conosciamo ed altre cose ancora, in seguito a testimonianze sempre esaltanti questo cammino. Mi chiedono la ragione del mio intervento e sistematicamente CENSURANO, NON MI FANNO PARLARE! E così la Radio che porta il nome della Madre di Dio, dà praticamente via libera e pubblicizza questi fanatici e per di più arroganti, e quanto lo sono lo vediamo anche su questo blog.

Se almeno voi pubblicate questa ignominia, non sarà del tutto inutile la nostra sofferenza e il nostro disagio, che condividiamo con tanti amici di tutta Italia con i quali siamo in contatto telefonico e postale, per lo scambio di documenti e testimonianze, che vi prego di continuare a pubblicare senza stancarvi, perchè continui a formarsi anche un po' di tessuto sano nella nostra Chiesa e non solo quello cancrenoso che la sta divorando.