domenica 5 maggio 2019

Quanto è strana la vita?



Titolo: Quanto è strana la vita?

Quanto è strana la vita,
chi viene condannato da un Tribunale Ecclesiastico è un perseguitato.
Quanto è strana la vita,
chi lavora e deve campare una famiglia e non paga fino all'ultimo spicciolo le decime è un farabutto e sta rubando al ....
Quanto è strana la vita,
chi frequenta condannati e li mette nei suoi palazzoni è un poveretto e perseguitato e di buon cuore misericordioso.
Quanto è strana la vita,
chi si converte e cambia strada e si dà seriamente a Gesù è un delinquente incallito e deve essere perseguitato ovunque.
Quanto è strana la vita,
chi offende e giudica i sacerdoti viene indicato come uno che ha capito il nuovo frutto dello Spirito Santo e il Concilio.
Quanto è strana la vita,
chi si inchina davanti a Gesù Eucarestia viene preso per un pazzo e per uno che non ha capito nulla.

Quant'è strana la vita... ti danno del bigotto
se credi ai santi, poi scopri che si vogliono
far canonizzare!
Quanto è strana la vita,
chi riceve condanne ecclesiastiche è un agnelluccio.
Quanto è strana la vita,
chi riceve segni dal Signore è un indemoniato e pazzo da legare.
Quanto è strana la vita,
chi si fa infilare dentro le Domus, viene visto come un bravo....
Quanto è strana la vita,
chi fa la Volontà di Dio viene fermato e attaccato e scacciato fuori.
Quanto è strana la vita,
chi si impadronisce di una Parrocchia, viene visto come un buon frutto.
Quanto è strana la vita,
chi crede che la Parrocchia sia Casa dei figli di Dio, per cui rispetta tutti, e prova ad entrare in luoghi di proprietà privata ( le salette) viene malvisto e viene trattato come se fosse un estraneo.
Quanto è strana la vita,
chi si fa compare con Cardinali svestiti e spretati, viene acclamato e accolto.
Quanto è strana la vita,
chi è umile e frequenta bravi sacerdoti, viene visto come un bigotto e semplicione e ignorante.
Quanto è strana la vita,
chi calunnia dentro le Parrocchie e su FB, scrivendo calunnie ripetute e offese, viene preso come un inviato da Dio.
Quanto è strana la vita,
chi ha ricevuto calunnie e falsità e sfruttamenti, per cui si mette a contrastare questa situazione, viene preso per odiatore e calunniatore.
Quanto è strana la vita,
chi dice di obbedire a se stesso, e non obbedisce a chi dovrebbe obbedire realmente ( la Chiesa), viene preso per un inviato dello Spirito Santo.
Quanto è strana la vita,
chi decide di non sottomettersi alle ingiustizie e alle oppressioni, viene preso per un disobbediente e satanico.

Quanto è strana la vita,
chi diceva agli altri che lo stavano contrastando che questi ( gli altri) erano dei fanfaroni, perchè non vi erano persone preposte per dire quelle cose ( Sacerdoti), e ora sono uscite le voci dei Sacerdoti, ecco che, quella stessa persona, vuole continuare ad avere sempre la ragione e ora dà al Sacerdote dell'ignorante, di non aver capito nulla, e si mette a dare spiegazioni al Sacerdote come se fosse uno qualunque e uno che non avesse la facoltà di intendere e volere.

Quanto è strana la vita,
chi è stato umiliato e deriso, e preso per calunniatore e falso cristiano, e ora è affiancato dalla Chiesa, perchè alcuni Sacerdoti stanno uscendo e dicendo le loro cose, tutte cose spiacevoli in quanto hanno ricevuto oltraggi e altro, ecco che a quel punto continua ad essere sempre umiliato e deriso.


E' proprio strana la vita! Voi che pensate!?





(da: Isaia Paolo Geremia)

venerdì 3 maggio 2019

E la Chiesa tace?

Kiko all'ambone con crocifero e candelieri,
neanche fosse un Vescovo
Una domanda che riceviamo spesso: ma come mai la Chiesa tace? Perché il vescovo non si attiva? Come mai il parroco non fa nulla? Riproponiamo qui sotto qualche breve considerazione di don Ariel (da L'isola di Patmos), per stimolare la riflessione.


Le garantisco che spesso, i sacerdoti, sono le prime vittime, ed anche quelle più gravemente colpite. Purtroppo, in certe situazioni, il sacerdote deve evitare di creare ulteriori divisioni, smarrimenti e liti tra le membra del Popolo di Dio. Né sono mancati neppure vescovi che in passato hanno proprio impedito ai Neocatecumenali di entrare nelle loro diocesi, o che dalle stesse li hanno espulsi.

Non dimentichi che noi siamo però una struttura nella quale tutto procede dall’alto verso il basso, non viceversa dal basso verso l’alto, come credono invece quegli ideologi che parlano di cosiddetta “Chiesa di base”, perché la nostra è una “chiesa di vertice” non di “base”.

Le persone che voi avete più a portata di mano sono anzitutto i preti, o meglio i parroci, poi i vescovi. Ai primi, ed a volte anche ai secondi, rivolgervi non è difficile, quel che invece può risultarvi difficile da capire è che né i parroci né i vescovi possono agire nella maniera autonoma in cui a volte voi fedeli vi aspettereste. Proverò a chiarirle il tutto con un paio di esempi: se la Santa Sede approva gli Statuti del Cammino Neocatecumenale prima ad experimentum e poi in via definitiva, pur con tutte le correzioni del caso, sulle quali i diretti interessati tacciono, può il Vescovo dire: “Nella mia diocesi questa approvazione non vale”? O forse può dirlo il parroco nella sua parrocchia?

Il vescovo per la sua diocesi, il parroco per la parrocchia, hanno facoltà di dire che per motivi pastorali e per il mantenimento della comunione ecclesiale, questo Movimento non è gradito in diocesi o in quella parrocchia? Certo, possono farlo. Adesso poniamo però un esempio: il vescovo è richiamato a Roma dal competente dicastero o pontificio segretariato dove gli è chiesto conto e ragione del perché un Movimento, forse sicuramente problematico, tal è noto anzitutto alla Santa Sede il Cammino Neocatecumenale, ma comunque e di fatto approvato, non è stato autorizzato ad operare nella sua diocesi. A quel punto posso dirle che cosa farei io come vescovo: scriverei seduta stante la mia lettera di rinuncia al governo pastorale della diocesi e punterei i piedi affinché sia accettata immediatamente. Infatti, nella mia diocesi come vescovo totalmente indebolito e di fatto delegittimato da qualche burocrate della Santa Sede che vive nel suo mondo onirico fatto di compromessi e di accomodamenti sempre e di rigore pagati sulla pelle degli altri, io non ci tornerei, se non come vescovo emerito dignitosamente ritirato a vita privata, qualora scegliessi di vivere nella mia ex diocesi, perché in caso contrario la darei vinta a quanti prima hanno disobbedito al vescovo, poi sono andati a protestare a Roma perché il vescovo non ha ubbidito alle loro voglie e capricci.

Lo stesso esempio si può applicare al parroco richiamato allo stesso modo dal vescovo.
[...]
 
Per quanto riguarda quel bohemienne di ottant’anni suonati di Kiko Arguello che come lei narra avrebbe narrato dinanzi a vescovi che lui comanda ai Dèmoni e che suppongo li intimorisca anche con i propri ordini, lì sarebbe bastato che uno solo dei vescovi, dotato di un solo barlume di virilità – merce oggi rarissima! -, si fosse alzato e gli avesse fatto una carezza sulla testa, proprio come un qualsiasi maestro di scuola elementare farebbe con qualsiasi bambino di dieci anni preso da un raptus di esaltazione e convinto di essere Mac Tayson che stende tutti a terra, oppure Francesco Totti nel pieno del suo splendore calcistico che segna un goal dietro l’altro.Una carezza, sarebbe bastata solo una carezza, a quel bimbo di ottant’anni esaltato che abbiamo visto più volte pontificare durante l’azione liturgica alla presenza di duecento vescovi fatti giungere alla Domus Galileae da tutto il mondo, con biglietti aerei pagati e spesati di tutto punto, per andare a celebrare il “nuovo faraone” …

Comunque, provi a comprendere ed a condividere con i suoi vescovi e sacerdoti un dolore forse più grande ancòra del suo, perché la peggiore cosa alla quale può essere ridotto un pastore in cura d’anime è la totale impotenza, anche se rimane sempre l’offerta del Sacrificio Eucaristico e la preghiera, che nessuno potrà toglierci mai.

Che strano, non so se sto invecchiando, se per caso sto quasi diventando persino saggio, o se più semplicemente mi sto rimbambendo …


Gli risponde don Francesco:



Caro fratello,
anche stavolta hai fatto centro, insomma, se tu non avessi fatto il prete, avresti potuto fare lo specialista in microchirurgia.

Aggiungo il mio povero e forse inutile commento che nasce dalla mia quarantennale esperienza di parroco.

Questo movimento che non vuole essere chiamato movimento è sempre stato per le diocesi (parlo di quelle italiane) un grosso problema, a partire dai suoi primi insediamenti.
Diciamola con un esempio: da mattino a sera, d’improvviso siamo passati dai fedeli che a fine messa salutavano il prete baciandogli la mano (sino a fine anni ’60 anche inizi anni ’70) ai neocat sbarbatelli che puntavano il dito ai preti anziani dicendogli in tono imperioso “tu” … (fine anni ’70/inizio anni ’80).

Per i fedeli od i neofiti d’arrembaggio, non rispettare i preti, giovani o anziani che siano, è sempre rischioso, perché se i preti non si sentono rispettati nel loro carattere sacramentale indelebile che li ha ontologicamente trasformati, è difficile, per non dire impossibile, che ti facciano mettere piede nelle parrocchie ( o per usare un francesismo di padre Ariel … che te fanno mette er culo sulle panche!).

Sembra però che qualche santo, dagli inizi anni ’80, abbia creduto che il futuro della chiesa era nei movimenti. Per alcuni i santi non sbagliano, mentre padre Ariel ci spiega (a profonda e giusta ragione) che pure i santi possono prendere clamorose cantonate senza che ciò li renda meno santi o non santi.

Se però nella concreta fattispecie a credere a questo futuro radioso movimentista della chiesa è un Santo Padre, i vescovi ne devono prendere atto e adeguarsi. E proprio da questo nascono i problemi: molti dei nostri vescovi hanno aperto ai neocat non perché volevano aprire, ma perché gli è stato fatto capire, o essi stessi hanno inteso di capire, che dovevano aprire, punto e basta!

Così, all’esplosione italiana della primavera movimentista dello Spirito, ho visto a inizi anni ’80 preti ultrasettantenni piangere lacrime amare con i neocatecumenali che gli invadevano le parrocchie, di cui diventavano poi, nei fatti, autentici padroni e gestori. E che cosa lamentavano questi preti? Lamentavano: “gente invadente … arrogante … irrispettosa … pronti ad aggredire accusando gli altri di essere chiusi allo Spirito, a quello Spirito che parlava tramite di loro …”

Più volte i fedeli estromessi dalle parrocchie, o costretti a fuggire da parrocchie totalmente neocatecumenalizzate, se la sono presa a morte con vescovi e parroci. Poi, semmai, dopo averci fatti lividi partivano (in quegli anni ’80 e ’90) per andare a battere le mani in piazza san Pietro o nell’aula all’epoca Nervi, oggi aula Paolo VI.

Che cosa dovevamo dire, noi vescovi, parroci anziani e parroci giovani a questi fedeli? Forse che il responsabile di tutto ciò era colui al quale andavano a battere le mani in piazza san Pietro o nell’aula Nervi poi aula Paolo VI ?

Sicché, noi parroci, a portata di mano più di tutti, più dei nostri vescovi e più del primo dei vescovi della chiesa, siamo stati bastonati dai neocatecumenali che ci invadevano le parrocchie, non siamo stati sostenuti dai vescovi che ci replicavano “… lo vuole lui”, indi siamo stati bastonati dai fedeli costretti ad abbandonare le parrocchie dai neocatecumenali che le avevano invase e che ponevano dinanzi ad una scelta implicita: o diventi uno dei nostri o …

Certo, quella lunga e dolorosa malattia, credo che “a lui” lo abbia prima di tutto purificato, poi condotto veramente alla santità. Ed io credo veramente che sia santo, però ciò non toglie che, di errori, in questo come in altri casi, ne ha commessi molti, se i fatti sono fatti e se i frutti prodotti sono quelli che oggi abbiamo sotto gli occhi.

Il tutto espresso con il tenero disincanto che nasce dalla fede, che come ribadisce spesso padre Ariel non nasce dai sentimenti emotivi, ma dalla ragione.

mercoledì 1 maggio 2019

L'obbedienza è dovuta, ma non ai cosiddetti "catechisti" del Cammino

Obbedienza dovuta? Solo a Dio!

Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a interrogarli dicendo: «Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati.  E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui». (Atti 4,27-32)

Questo paragrafo è molto ricco ed è importante saperne trarre le conclusioni. Cosa che farò, spero, brevemente e con ordine:

Non si parla propriamente di "obbedienza" quando si tratta di seguire le istruzioni del capo o del coordinatore, in un lavoro di gruppo perché nel lavoro, o in un compito collettivo, si tratta solo di ottenere più facilmente e con più praticità, una maggior efficacia.
L'obbedienza invece entra in gioco quando l'individuo deve scegliere i criteri per la prestazione che va ad eseguire e quindi usare i mezzi appropriati per metterla in atto. Cioè, quando è la coscienza ad entrare in funzione.

Questa affermazione ha qualcosa, o molto, a che vedere con la meravigliosa definizione che fa san Tommaso d'Aquino della virtù della Prudenza: "Recta ratio agibilium", cioè la corretta regola, norma o criterio, di ciò che si pensa di fare.
In realtà, agire con coscienza significa agire con prudenza, ricercando il criterio da prendere in considerazione e da usare caso per caso.
Va considerato, come insegna il nostro professore di Storia della Chiesa, Padre Miguel Pérez del Valle, parlando del re Felipe II, che la prudenza non è la stessa cosa dell'indecisione. Se non pensi di agire, se non c'è qualcosa da fare, non c'è prudenza.

Le persone elevate in autorità, in generale, danno molta -troppa!- importanza all'obbedienza.
Alcuni, proprio insistono sulla necessità di adempiere ai loro ordini, per tradizione o per disciplina, cioè, esigono cieca obbedienza al loro mandato, in virtù di precedenti condizioni che non hanno nulla a che fare con la coscienza. Questo succede spesso nelle forze armate, dove si dà troppa importanza, più del dovuto, più a chiacchiere però che nella realtà, del "dovere di obbedienza".

Ma la cosa peggiore, tuttavia, è quando la persona rivestita di autorità pretende di rappresentare, come sua portavoce, la volontà di Dio. Ciò accade molto spesso nella sfera religiosa, nelle autorità gerarchiche di quasi tutte le religioni, come è successo con il "Sommo Sacerdote" degli ebrei ed anche nella gerarchia della Chiesa cattolica. Questa è l'autorità che Pietro nega, invocando il criterio fondamentale: "L'obbedienza a Dio senza altro intermediario che la propria coscienza".

Questo è un insegnamento che le autorità della Chiesa dovrebbero tenere in considerazione, ed anche altri che, senza averne il diritto, arrivano a imporre questo principio di autorità, non solo discutibile, ma chiaramente contestato e superato da Pietro, che fu, casualmente (o no?) il primo Papa della Storia.

E sarebbe ancora più desiderabile ne tesserò conto persone che, come Kiko Argüello e molti dei suoi catechisti, si considerano interpreti autorizzati della volontà di Dio sui loro catecumeni.

Il siluro neocatecumenale
sganciato sulla Chiesa
Infatti uno dei movimenti -proprio così, anche se Kiko non vuole sia che il Cammino Neocatecumenale sia definito un movimento- che più si richiama all'obbedienza è appunto quello che tutti chiamano dei "kikos". Fin dall'inizio ho sentito puzza di bruciato. Soprattutto quando si vedono, e ne sono stato testimone quasi sempre muto e impotente, cosa di cui mi sono pentito tante volte, dei veri abusi con la scusa dell'obbedienza al "catechista".

Perché non si tratta più del dono dell'obbedienza ai pastori della Chiesa,  ma al semplice catechista che, per insegnamento ed imposizione di Kiko, diventa la voce di Dio, la coscienza, e la fonte inesauribile e infallibile -in questo mondo di insicurezze e relativismi- di decisioni e prese di posizione spesso vitali e decisive nella vita. 

È inaccettabile e intollerabile che, in una voluta e maliziosa confusione,  qualcuno pretenda, per quante caratteristiche distintive neo-catecumenali  abbia, di assumere l'autorità creatrice di Dio, usurpando la sua saggezza e il potere, e ignorare ciò che Dio ha fatto.
La Genesi afferma chiaramente: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza". E la caratteristica principale dell'uomo che li fa somigliare a Dio è, appunto, la sua autonomia di pensiero e di volontà. Mi riferisco alla risposta che gli apostoli hanno dato al Sommo Sacerdote e al Sinedrio: "dobbiamo obbedire a Dio e non agli uomini"

Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara

Altri articoli di don Vergara pubblicati sul nostro blog:

lunedì 29 aprile 2019

I nuovi templi inneggianti al dio kiko

Negli ultimi 50 anni è sorta una NUOVA RELIGIONE, devota ad una divinità incarnata dal nome impronunciabile, che viene comunemente chiamata Kiko dai suoi adepti, da qui identificabile comunemente come KIKIANESIMO.

Il suo culto si celebra in propri TEMPLI, diffusi per proselitismo in tutto il mondo, secondo riti liturgici e canoni elaborati dall’eccelsa mente della divinità, una “mente che è un mostro, simile a quella di Beethoven”, come la divinità stessa la definisce. Tutti sono facilmente riconoscibili dall’assoluta e rigorosa uniformità estetica e cultuale, alla quale non è assolutamente ammessa deroga, per una migliore venerazione immodificabile del culto della divinità. Kiko è un dio geloso e vendicativo, se si disattendono i suoi comandamenti.

Tale divinità assume in sé ogni prerogativa sia umana che divina, essendo signore e padrone della spiritualità intera ed anche, in virtù di particolari doti divine, dello sviluppo pratico di ogni arte umana.

Si tratta di una religione monoteista, anche se vengono venerati i propri santi, nella figura mistica di una ex suora ed un ex padre comboniano, che hanno lasciato le loro origini ed aspirazioni religiose dopo essersi convertiti al kikianesimo.

In virtù di un proselitismo sfrenato e piuttosto fanatico, questa nuova religione ha guadagnato diverse persone con la promessa della felicità gratuita, insegnando la necessità del peccato libero come incontro con una certa forma di amore indulgente.
In nome ed in onore di questa nuova divinità sono sorti ovunque vari TEMPLI, in cui è possibile sia l’insegnamento che l’adorazione perpetua del dio Kiko.

Se si tratta di nuove costruzioni, è possibile riconoscere questi templi anche dall’esterno, ma molti di essi si possono confondere esteriormente con le Chiese della Chiesa Cattolica, fintanto che non vi si penetra all’interno.

Interiormente infatti, questi templi sono conformati in modo che ogni singolo particolare inneggi alla divinità, che è anche l’artefice unica ed indiscussa della NUOVA ESTETICA relativa alla NUOVA RELIGIONE.

Al vostro ingresso nel tempio potrete calpestare una soffice MOQUETTE BLU, ma nei templi in cui non ne è possibile l’installazione, vi sarà un comune pavimento, spesso ricoperto da una moltitudine di TAPPETI ORIENTALI.

Dietro alla MENSA CENTRALE ideata dalla divinità incarnata, che funge da altare, potrete notare la CORONA MISTERICA, una serie di dipinti ispirati dalla mano stessa della divinità incarnata, secondo una falsariga delle icone ortodosse, nei quali ogni singolo particolare si riferisce ad una precisa simbologia religiosa.

A fianco della MENSA si trova il LEGGIO, debitamente paludato con coprileggii seriali riproducenti immagini sacre sempre uguali ispirate dalla divinità. Al lato del leggio svetta la CROCE ASTILE, smontabile per praticità in caso di trasferte, anch’essa progettata ed ideata dalla divinità incarnata, unica ammissibile in ogni tempio.

Tutto intorno alla MENSA, in disposizione rigorosamente circolare, vi sono le sedute, in alcuni casi costituite da panche (se di vecchia generazione), oppure da gradini in cemento o sedie in plexiglass trasparenti, comandamento della divinità per rappresentare i commensali attorno alla MENSA.

Generalmente dal lato opposto al leggio fa sfoggio un DIPINTO eseguito dalla divinità incarnata, poggiato su un treppiede ricoperto da leggera stoffa, solitamente blu.

Se si visita il tempio durante una funzione, vissuta come festa gioiosa, si può percepire in modo migliore la venerazione della divinità, potendo ascoltare le AMMONIZIONI da parte di adepti comuni, i CANTI tutti musicati dalla divinità incarnata ed eseguiti rigorosamente da chitarre accompagnate da strumenti di vario genere, quali bonghi, tamburi, cembali, nacchere… e le RISONANZE O ECO DELLA PAROLA, discorsi sciolti che ogni partecipante può fare secondo le sue ispirazioni del momento. Al termine della funzione si può assistere ad un gioioso BALLETTO attorno alla MENSA. Il tutto è sempre ideato dalla divinità.

In molti templi viene costruito un annesso CATECUMENIUM, secondo le richieste della divinità: un insieme di sale e salette per le funzioni, possibilmente arredate in stile kikiano con moquette blu, sedie trasparenti a disposizione circolare, scranno coordinato per l’officiante, croce astile, leggio con adeguato coprileggio e quant’altro.

Durante queste funzioni la MENSA viene ricoperta da una tovaglia bianca ricamata ed addobbata con una moltitudine di FIORI E FRUTTI, molto simili alle tavole imbandite delle mense degli antichi romani. Al centro viene posto un candelabro ebraico a 7 braccia, la MENORAH e durante la funzione vengono portati sulla mensa grandi calici dorati contenenti vino di ottima qualità e piatti dorati coordinati contenenti focacce azzime da distribuire in pasto ai presenti. Si mangia tutti insieme con le mani e si beve dalle stesse coppe, naturalmente ideate dal genio della divinità.

Se si ha la fortuna di capitare durante i 50 giorni dopo Pasqua, si può assistere alla processione degli adepti vestiti in CANDIDE TUNICHE che cantando entrano nel tempio. Anche in questo caso l’idea delle tuniche è da far risalire al genio delle divinità. Durante la funzione, oltre alla focaccia ed al buon vino, verrà bevuto anche un buon caldo LATTE COL MIELE, rito introdotto dall’ispirazione della divinità. Sarà però molto difficile avere la fortuna di assistere ad una di queste funzioni, perché di solito sono private.

Alcuni non potrebbero capire alcune parole ebraiche o di altra estrazione, riservate al linguaggio degli iniziati, quali MERKABAH, KENOSIS, KERYGMA, SHEMA’, BERAKAH, NARTECE, MAMOTRETO, ARCANO…. ma trattandosi di linguaggio iniziatico è normale che non sia comunemente conosciuto né comprensibile.

Ogni cosa, di rigorosa ideazione e ispirazione della DIVINITA’ INCARNATA, è assolutamente immodificabile ad opera dei semplici mortali, ai quali nulla è chiesto se non l’OBBEDIENZA ASSOLUTA E CIECA ALLA DIVINITA’ ed ai suoi rappresentanti, scelti tra i comuni mortali per portare e diffondere la nuova religione in tutto il mondo, ed ai quali viene infuso lo spirito divino infallibile proprio della divinità.

Se siete interessati ad approfondire la conoscenza di questa NUOVA RELIGIONE, è sufficiente che vi presentiate al tempio e verrete immediatamente invitati ad assistere per due mesi alla predicazione orale tenuta dai rappresentanti della divinità, non esistendo al momento testi disponibili da consultare.

Per quello che riguarda l’acquisto delle varie suppellettili, tutte rigorosamente fluite dalla mano e dall’intelletto ispirato della divinità, vi potete rivolgere ai vari CENTRI locali che vi sapranno indirizzare al CENTRO principale adibito alla fornitura ed alla vendita in tutto il mondo, per garantire l’uniformità. Oltre alle suppellettili per le funzioni, vi potrete trovare una moltitudine di oggetti per uso personale, di assoluta ispirazione originale della divinità adorata. Non sono ammesse né suppellettili né oggettistiche di altra derivazione o ispirazione spirituale, perché Kiko è un dio geloso e, essendo venerato come l’unico, non ammette che ci si rivolga ad altri dèi.

Ultimamente è possibile assistere ad un CONCERTO, realizzato da un’orchestra sulle note dell’ispirata divinità, denominato “SINFONIA DEGLI INNOCENTI”, in date e luoghi da consultare. La prossima rappresentazione si terrà a Matera e alcuni degli adepti si stanno già organizzando con i pullman da tutta Italia per rendere culto alla divinità, nonostante abbiano già sentito l’esecuzione dell’opera in infinite altre occasioni.

Ma, come in molte altre religioni, quando la divinità chiama è bene accorrere.

(da: Libera-mente semper)

sabato 27 aprile 2019

Il Paradiso degli Orchi: storia di una Comunità di Perfetti, di un Funerale e di un Abuso

Abbiamo letto dal web un articolo, di cui riportiamo un estratto, sulla Veglia Pasquale vissuta da una Comunità Neocatecumenale in terra di Calabria sottolineandone alcuni aspetti salienti che poi commenteremo e che metteremo a confronto con le vicende di un'altra Comunità alla stessa tappa del proprio "Cammino".


«Neocatecumenali, il rinnovo delle solenne promesse battesimali
La seconda comunità Neocatecumenale (...) ha rinnovato le solenni promesse battesimali. La natura del Cammino Neocatecumenale è stata definita da San Giovanni Paolo II come «un itinerario di formazione cattolica valido per la società e per i tempi odierni». Esso è ormai una realtà consolidata in tutto il mondo come anche nelle nostra diocesi. 

Nella parrocchia (...) dove da 46 anni è presente il Cammino Neocatecumenale con a capo il parroco (...), guidato dall’Equipe itinerante responsabile di Sicilia e Calabria, la seconda comunità, composta da 62 fratelli, durante gli scrutini finali e dopo aver camminato tanti anni insieme in questo itinerario, ha dato segni di fede nell’amore e nell’unità, rimanendo assidua all’insegnamento degli apostoli, alla comunione, alla frazione del pane e alla preghiera.
Durante la Veglia di Pasqua nella Basilica Cattedrale, presieduta dell’arcivescovo (...) ha così concluso l’itinerario di formazione di iniziazione cristiana e ricevuto la veste bianca, segno della rinnovazione delle solenni promesse battesimali del Cristo risorto, vittorioso sulla morte. 
Dopo il 1997 e il 2012, anni in cui le due parti della prima comunità della parrocchia hanno concluso l’itinerario di iniziazione cristiana, anche la seconda Comunità ha ascoltato fedelmente durante questi anni di Cammino Neocatecumenale, la Parola di Dio annunziata dalla Chiesa e ha cominciato a camminare davanti a Dio, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti. Con la grazia conferita dal rinnovo del battesimo, la fede agisce in loro con pienezza e, attraverso Gesù Cristo, è in mezzo al mondo come sacramento universale di salvezza.  
La comunità unita fraternamente, vivendo nella preghiera, dando l’adesione al Padre e il suo nome alla Chiesa, ha ricevuto la conferma della chiamata fatta da Dio per percorrere con animo generoso il Cammino verso il compimento della Vita nuova. 
Incoraggiati dall’esempio dei Padri, diventino sale di salvezza, luce per il mondo e lievito per le genti della nostra chiesa diocesana.»


Siamo in tempo pasquale e leggiamo con sincero stupore questo articolo che ci annuncia che ci sono delle comunità di persone che, indifferenti al proprio Battesimo ricevuto alla nascita, da bravi cattolici, hanno "cominciato" a camminare davanti a Dio, hanno "ricevuto la Grazia" (per la prima volta?) da un supposto "rinnovo del battesimo", che sappiamo essere avvenuto nel Giordano, motivo per il quale "la fede agisce in loro con pienezza" in quanto questa comunità, avendo dato la propria "adesione al Padre e il nome alla Chiesa" sarebbe divenuta  "sacramento", "sale di salvezza" e "lievito per la nostra gente diocesana" (sappiamo che "le genti" biblicamente sono i non convertiti).
Il tutto "attraverso Cristo".

Sopraffatti dai paroloni, fatichiamo a riconoscere in questa comunità di "perfetti" una realtà cattolica, diocesana o anche solamente cristiana. 
Si parla infatti nell'articolo riportato: 
  • di persone che hanno "ricevuto la conferma della chiamata fatta da Dio per percorrere con animo generoso il Cammino verso il compimento della Vita nuova";
  • di "chiamata" ricevuta da queste persone, riunite in un gruppo detto "Comunità", non è quella alla vita in Cristo ricevuta con la Grazia nel Battesimo di ogni cristiano ma è un'altra vocazione;
  • di un Cammino che non è il cammino comune della Chiesa dei credenti ma è un altro "Cammino" (notare la lettera maiuscola); 
  • di un "compimento nella Vita Nuova" che, evidentemente, è una realtà supernaturale che riguarda solo questa elite di credenti, soggetti ad elezione divina e, bontà loro, sale di salvezza in mezzo alla "gente diocesana".


Tenendo presente da un lato la descrizione di queste "vette gnostiche" a cui la "comunità" e solo essa, evidentemente, è chiamata a raggiungere tramite Cristo (e a questo punto ci chiediamo se stanno seguendo un altro vangelo, rispetto a quello della Chiesa)  leggiamo ciò che ci viene raccontato di un giorno di "ordinaria santità" in una di queste Comunità chiamata a breve al rinnovo del Battesimo al Giordano.
Nota Bene: ribadiamo che si tratta di un'altra Comunità rispetto a quella di cui parla l'articolo, però facente lo stesso Cammino "di perfezione", quello Neocatecumenale, ed anch'essa giunta allo stadio finale del Cammino stesso, l'Elezione.

Ci viene detto di:

  • Un funerale, celebrato secondo la liturgia neocatecumenale;
  • Un vescovo, che, insieme a cinque presbiteri kikiani lo celebra;
  • Una vedova, che fa la "omelia ambientale" e la sera stessa partecipa all'evento irrinunciabile dell'Annuncio di Pasqua Kikiano;
  • Una comunità di "fratelli" che eleva i canti neocatecumenali di infinita tristezza;
  • Ma soprattutto, aleggiante sopra tutta l'accolita dei "santi",  ci viene raccontato di soprusi, avvenuti in un passato ancora recente, ai danni di persone fragili che non hanno ancora ricevuto giustizia, ad opera di un "catechista" neocatecumenale, perfetto della comunità dei perfetti; vicende ben conosciute dal Vescovo che egli ha scelto di ignorare e dimenticare per confermare, con la propria presenza, la validità di un Cammino che lede e abusa non solo le coscienze.


«Alcuni individui passano anni all'interno del cammino, divenendo un tutt'uno con esso. I danni arrecati a livello mentale ed emozionale risultano ingenti e l'adorazione nei riguardi del contesto, e dei riti ad esso associati, caratterizzante di una personalità priva di autosufficienza.

La scorsa settimana una moltitudine di comunità, con super catechisti al vertice, ha donato l'ultimo saluto ad un padre di famiglia dalla lunga esperienza neocatecumenale. A presiedere la funzione il vescovo del posto (non è la prima volta che il prelato in questione guida le varie celebrazioni riguardanti il cammino. Vigliacco, traditore della Chiesa, e non perché si anima per ogni servizio kikiano ma bensì a motivazione dell' indifferenza nei riguardi di persone fragili, rifiutandosi di prodigarsi per la giustizia, privandole anche del consueto conforto), assieme a 5 presbiteri del cammino.
 
Canti di infinita tristezza urlati in virtù dell'evento ed una povera moglie incapace di riflettere con logica, dato che non si è sottratta dall'attuare l'ambientale e di dirigersi, a sera, all'annuncio neocatecumenale di Pasqua.
Sì, esattamente all'annuncio di kiko! Di mattina il mesto funerale, di sera l'altisonante annuncio.
 
Chiaramente o sei neocatecumenale o non lo sei, e se lo sei devi essere idolatra e credere che la parola di kiko arricchisca e consoli la tua anima ed il tuo spirito elevandoti su alture che gli altri, ignorantoni fedeli della domenica, non possono neanche intuire.
In questa serata, a distanza di pochissimi giorni dal triste evento, la povera vedova vestirà il tanto agognato (e costoso) vestito bianco da divin eletta del veggente ispanico, in un incontro a porte chiuse con lo stesso vescovo di cui prima.
 
È breve il tempo che separa questa comunità neocatecumenale dall'ambita tappa di Gerusalemme, che con struggente enfasi bramano più di qualsiasi altro e vero bene (beni veri e spirituali che avrebbero potuto apportare consapevolezza e luce in quelle teste ostruite di fango), così che tra poco, sotto la luce fioca della fontana della Domus di Kiko, con le loro vesti bianche potranno danzare mano nella mano (inefficaci anche nel pensiero inerente il "mutuo" che avranno acceso per concedersi di comprarsi l'elezione) felici e contenti senza realmente nulla aver ottenuto. Piuttosto hanno perso: l'umanità, la fede cristiana, Dio.
 
Queste persone dall'orgoglio elevato sino all'apice del possibile, che presto diverranno "sante" (nessuna replica, sono eletti prediletti, seppur inetti), son le stesse che hanno nascosto e negato alcune vicende che hanno danneggiato persone piccole e fragili  pur di servire e preservare il cammino.
Dato il loro agire e reagire agli eventi, questa gente è letteralmente PAZZA!
Rivolgiamo una preghiera a beneficio dell'anima di quest'uomo.»


giovedì 25 aprile 2019

Annuncio di Pasqua 2019: Ringraziate Jahvè perché "i catechisti che vi ha dato sono gli iniziatori del Cammino neocatecumenale nel mondo intero, siamo noi: Carmen, il padre Mario e io". Alleluja! Alleluja!

Anche quest'anno, puntuale, il solito Annuncio della Pasqua di Kiko si propaga in tutte le comunità nei giorni santi.

Iniziò Kiko, tanti anni fa, proprio con l'Annuncio della Pasqua, poi aggiunse quello della Quaresima e infine dell'Avvento. Un modo - forse - per tenere serrati i ranghi e connotare di sé ogni tempo forte della Chiesa.
Tutti gli itineranti, per ascoltarlo, arrivano a stormi, a Roma o a Madrid, "da ogni parte" perché "la fede viene per l'udito" e tutti devono attingere alla fonte, per poi riportare con grande fedeltà alle comunità del cammino - come un canale porta l'acqua - lo stesso spirito che hanno ricevuto dall'ispirato fondatore, senza modificare nulla, perché il carisma è di Kiko ed esclusivamente suo!

Ci rendiamo conto che ogni volta ripetiamo le stesse, medesime cose; purtroppo è necessario poiché Kiko ogni anno ripete il solito illeggibile e ancor più inascoltabile copione… o forse no, poiché ogni anno si assiste, anche sul fronte della predicazione neocatecumenale, ad un inarrestabile declino, ad una irreversibile involuzione; cosa incontestabile.

Svelato l'arcano:
ecco l'«icona della santa famiglia» modello neocat


E dunque ci poniamo la solita domanda una volta terminata la penosa lettura del brogliaccio, che farà da traccia ai futuri "annunci" nelle comunità: è mai possibile che per ascoltare il nulla gli itineranti affrontino viaggi sfibranti ogni volta nel cuore della notte, in auto o in aereo, su e giù, spendendo l'incredibile? (non soldi loro, s'intende, che non posseggono nulla! i soldi, come sempre, li cacciano i soliti camminanti con le solite "collette per l'evangelizzazione", collette che non bastano mai; per forza!)

La prima parte dell'annuncio è concepita per caricare subito le truppe di una euforia travolgente.
Dopo aver presentato la parusia in una forma superficiale ed unilaterale, dal momento che Kiko invita ad attendere Gesù senza la più piccola traccia di "Santo Timor di Dio". Kiko, infatti, assicura che quando Gesù apparirà sulle nubi sarà solo per traghettare in cielo, senza se e senza ma, senza giudizio alcuno, gli eletti camminanti già santi; a quanto pare resi perfetti dall'aver conosciuto di "non poter non peccare"… Saremo portati sulle nubi, saremo trasformati, non conosceremo la morte, andremo per sempre col Signore e staremo per sempre con lui…

In un crescendo Kiko annuncia un regalo bellissimo: abbiamo "l’approvazione per celebrare la Veglia Pasquale noi soli" tutta per noi.

Di seguito dà il calendario dei prossimi appuntamenti imperdibili del cammino, tra convivenze di Vescovi, incontri con le comunità dei paesi post-comunisti, memorabili concerti a Matera, incontri di comunità del nord nella troppo piccola Genova che tarda a convertirsi come tutta la Liguria, ostile al cammino e che va sbloccata…
In conclusione, per Kiko l'importante è "non arrendersi" mai!
Noi lo sappiamo che Kiko è fatto così, che non arretra mai di un passo. Abilissimo a trasformare le sconfitte in vittorie, le correzioni in conferme ogni volta più esplicite, le limitazioni e i confini in novelli privilegi pensati dalla Chiesa su misura per lui e il suo "potente cammino".
E per finire in bellezza questa emblematica prima parte introduttiva ecco l'immancabile "invito" che preferiamo ricopiare fedelmente:
"Devo anche chiedere un aiuto alle comunità, perché siamo sotto zero e abbiamo l’incontro dei Vescovi, abbiamo il Seminario di Roma, di Madrid: … e non abbiamo soldi per farli mangiare. Speriamo che ci aiutate un pochino. Dovete fare, prima dell’estate, una colletta per comunità per aiutare l’evangelizzazione ed il cammino." (pag.6)
E noi ci chiediamo increduli come mai Kiko non fa il minimo accenno all'acquisto all'asta del terreno sul Monte degli Ulivi? Avrebbe dovuto metterlo al primo posto degli eventi memorabili di questi giorni, ma non pronuncia neanche una parola! Ha la coda di paglia, forse? Non è dunque stato un regalo inatteso di cui non ne sapevano nulla? Perché non grida miracolo, sorprendente, impressionante? È comprensibile solo perchè è evidente che dietro la fantomatica fondazione fondata nei paradisi fiscali ci sono sempre loro, solo loro, come al solito! Una vergogna!

E ora, scorrendo l'annuncio vero e proprio, restiamo del tutto sgomenti e ci cadono definitivamente le braccia: nessuna sostanza, nessuno spirito. Solo una interminabile ostentazione di quanto il cammino sia meraviglioso.

Un piccolo assaggio emblematico:
"Saremo capaci qualche volta di ringraziare il Signore perché ci ha dato una comunità cristiana, perché vi ha dato dei catechisti, perché vi ha dato un cammino di iniziazione cristiana? È qualcosa di grande e veramente meraviglioso." (pag.10)
Poco dopo:
"Il Signore aspetta da noi gratitudine, se siete grati del Cammino, della vostra comunità, dei vostri catechisti… potete mostrare la gratitudine nell’obbedienza a quello che i vostri catechisti dicono…"
E in un continuo crescendo:
"Non meritiamo di avere una comunità cristiana, con dei fratelli, e con questi fratelli intraprendere un cammino e avere la celebrazione della Parola, l’Eucarestia, la convivenza, avere incontri con i catechisti: è qualcosa di veramente importante. Se c’è qualcuno così cretino che ancora non si è reso conto e non ringrazia il Signore e non è contento, peggio per lui! Ma vi dico che è una cosa grande, grande grande, che il Signore vi abbia dato una comunità cristiana. E non solamente questo, ma vi abbia dato dei catechisti, e i catechisti che vi ha dato sono gli iniziatori del Cammino neocatecumenale nel mondo intero, siamo noi: Carmen, il padre Mario e io. È una cosa veramente impressionante, importantissima per il bene che stiamo portando a tanti fratelli, a tante coppie che, grazie al Cammino, non si sono più separate, a tanti giovani; è una cosa grande e meravigliosa." (pag.10)
Continua un pezzetto con la solita solfa della necessità per tutti di sentirsi "il peggiore e l'ultimo della comunità", parla del valore assoluto dell'"umiltà" per potersi chiamare cristiano, umiltà di cui egli stesso non ha mai dato esempio con la sua vita!

Pare incredibile…eppure, non ancora soddisfatto, riprende di nuovo:
"Vorrei che tutti voi foste grati, grati a Dio di essere cristiani, grati a Dio di avere una comunità, grati a Dio di avere me, Carmen e P. Mario come catechisti, grati! Gratitudine a Dio profonda, perché il Signore vi vuole bene, ha visitato la vostra parrocchia, ha mandato dei catechisti, ha mandato noi che siamo gli iniziatori di una iniziazione cristiana mondiale, aperta in 135 nazioni, con migliaia e migliaia di giovani, di coppie, e sta avendo grandissimi frutti, non nel senso che abbia molta gente, ma per il beneficio che ricevono le famiglie e soprattutto i giovani. Abbiamo tanti giovani che sono grati al Signore, che vogliono bene a me, perché sono grati, hanno capito dove stanno, la differenza che c’è nello stare nel Cammino o stare fuori." (pag.11)

Un esempio di preghiera kikiana:
"Chiedete al Signore: “Signore, aiutami ad essere fedele. Io sono un poveraccio, sono un peccatore. Ti ringrazio veramente del bene che mi hai voluto, del bene che mi hai dato, della comunità, della parrocchia, dei catechisti, di tutto. Io capisco che non sono veramente grato, non rispondo del tutto bene: aiutami tu, aiutami”.
Kiko riflette ancora una volta sull'essere uno: un estenuante riflettere! In Kiko la ricerca di "essere uno nella comunità" è una ricerca spasmodica:
"nella prossima convivenza riflettete un momento su come Dio è uno in voi: dobbiamo ripensarlo, dobbiamo correggere qualcosa? E’ uno veramente in noi?" (pag.12).
Un vero tormentone con il quale incita i fratelli a confrontarsi, ogni volta. Appare chiaro che quello che è stato l'obiettivo primario del cammino fin dal primo giorno è totalmente fallito, senza rimedio. Si capisce che Kiko neanche sa di cosa parla. Kiko ogni volta richiede ai suoi seguaci un impegno più grande (in contraddizione con tutte le sue promesse palesemente farlocche) per realizzare il suo utopico "essere uno". E noi, a nostra volta, ci interroghiamo: dove è finita mai la famosa "virtù senza sforzo"? l'"opera gratuita" di Dio nel cammino meraviglioso, di cui dovevamo essere solo attoniti spettatori?

Kiko li incalza:
"E come si diventa uno? Ecco, pensatelo!" (pag.12)
Per lui ormai è un vero assillo.
Da questo punto in poi non si può più seguire… Cosa è essere perfetti nell'unità, ripete Kiko, io non lo so perchè solo lo Spirito Santo lo sa; e a noi sorge spontaneo un dubbio: Oh Kiko ma lo Spirito non parla in te? In te non è Gesù che parla ai fratelli? Cosa non sai? Cosa non capisci?
Mentre Kiko continua imperterrito:
"E come si diventa bambino? Ah, altro problema gravissimo!" (pag13)
Un vero dilemma irrisolvibile. Per Kiko, solo questo è evidente: il Vangelo è per lui incomprensibile e lui stesso non crede in quello che dice.
"Per questo c’è bisogno di dialogare con il Signore, di chiedergli: “Signore, che vuoi che faccia? Vorrei vivere in te, Signore, vorrei essere cristiano, vorrei che tu vivessi in me, vorrei dialogare con te tutto il giorno, amare te. Vorrei amare te al di sopra di ogni cosa”. Devi domandare tutto questo, chiedere al Signore: “Signore, concedimi di amarti, concedimi di amarti per davvero. Io vorrei amarti, Signore, perché so – me lo dice lo Spirito Santo – che questo è essere cristiano: amare te, e il resto è tutto vanità. E come si può amare te?”. Suppongo che sarà fare la volontà divina. E in che consiste la volontà di Dio? Bisogna domandarglielo: “Che vuoi che io faccia, Signore?”. Beh, sarebbe bene che tu vendessi tutti i tuoi beni, per esempio. “Ah sì?”. Sì, per esempio: resta senza niente, non dovresti avere un soldo. I soldi che hai in banca li dai ai poveri: vendete i vostri beni, dateli in elemosina. Vorresti essere cristiano? Va’, vendi i tuoi beni, dalli ai poveri, poi vieni e seguimi (cf Mc 10,21). “Ti devo seguire?”. Sì, seguimi." (pag.15)
Chi legge o lo ascolta non ha più dubbi. Non è il Signore colui che dialoga con il povero neocatecumeno orante che si sforza di pregare alla kikomaniera. Il succube ha un solo ed unico interlocutore: Kiko stesso, che sa bene dove vuole portarlo con grande docilità di cuore, una volta che il povero malcapitato ha del tutto dismesso il cervello in suo favore.
È molto facile capire dove porta questa estenuante preghiera, suggerita da una mente offuscata e chiusa oramai al dono della grazia: mettere la vita totalmente nelle mani del cammino e di Kiko attraverso i propri catechisti.
L'equazione è facile da formulare: solo i catechisti sanno dirti qual è la volontà di Dio per te = garanzia è obbedire tutti incondizionatamente ai propri catechisti. Risultato finale: essere perfettamente uno in Kiko.

Della parola proclamata − lettura: I Pt. 3, 8-22; 4,1-6 − neanche un accenno.

Questo il seguito dello sconclusionato sproloquiare:
"se tu vedi me, vedi Cristo totalmente in me. Non si è riservato nulla per sé, è totalmente in me. Se tu vedi me, vedi Cristo. Ed è Cristo che ti sta parlando adesso." (pag.12)
Questo l'assioma ultimo, il principio di fede dei camminanti.
Davvero incomprensibile e surreale! A cosa ha portato dunque il percorso iniziatico infinito di rilevanza mondiale? Kiko pone ai suoi, vicini e lontani, una sola domanda. Essa colpisce le orecchie degli itineranti e attraverso le loro lingue ammaestrate giungerà fino all'ultimo fratello fedele camminante.
"Voi siete grati? Voi ringraziate il Signore che vi ha dato noi come catechisti?"
E ripete questa domanda infinite volte; una cosa senza senso e alquanto nevrotica. L'annuncio stesso si potrebbe intitolare: Ma vi rendete conto che Kiko e Carmen e padre Mario ( nel momento topico ritorna alla originaria equipe ) sono i vostri catechisti? Che i vostri catechisti sono gli Iniziatori di un cammino esteso in tutto il mondo… fino agli estremi confini della terra? Siete grati a Dio che vi ha dato me come catechista? Aggiunge altre cose per cui vale la pena ringraziare del tipo il cammino, la comunità, poco o niente altro…

Perché Kiko indulge tanto in questo martellamento insensato? Che genere di lavaggio del cervello è mai questo? Finalizzato a cosa? Il suo straparlare fluisce con grande convinzione e ci chiediamo: ma Kiko ci è o ci fa? Misura la crescita spirituale dei suoi figli su quali parametri? Che povertà! E ripete: siete o non siete grati? E dopo questo, da vero padre spirituale che ama i suoi figlioli, indica loro come devono pregare per vivere bene la Pasqua, essendo ormai cristiani adulti nella fede, non insensati religiosi naturali assetati di miracoli. Dice: voi pregate così: Signore mostrami la tua volontà, che devo fare per essere "uno"! Devo vendere tutti i miei beni? Devo partire? Essere disposto a tutto, venire con te? Lasciare finalmente ogni cosa…?"
Come non constatare che tutto l'universo che Kiko disegna intorno ai suoi adepti ruota intorno alla sua sfrenata megalomania insaziabile? È lui il sole.
La predicazione è tutta sua, ma che predicazione è mai questa!? Chiamiamolo piuttosto sproloquio senza capo nè coda.

Padre Mario interviene brevemente, senza lasciare traccia.
La scialba Ascensión sale sul leggio a comando e solo per leggere un paio di lettere di itineranti kikoesaltanti ed esaltati. Kiko l'ha relegata a questo minimo ruolo di servizio - Kiko le intima "Leggi la lettera!" (pag.8) e lei parte obbediente - di suo non pronuncia neanche un saluto.

Solo alla fine padre Mario ci sorprende e - aperta una breccia - si esprime con spontaneità insolita, volendo rendere onore ai suoi 50 anni di sacerdozio.

P. Mario:
"Come sapete, grazie a Dio il 19 di marzo scorso, solennità di S. Giuseppe, ho celebrato qui nel seminario i cinquanta anni di presbiterato. Ringrazio il rettore, ringrazio i presbiteri che hanno concelebrato – c’era una corona di 100 presbiteri, tutti vestiti di bianco – e alcuni invitati personali, non potevo invitare più di tanto; e ringrazio anche Elio perché gli ho detto di prepararmi un ricordino da dare a ciascuno di voi: quando lo guardate potete pregare per il finale della corsa. Ecco, questa è la Madonna del Cammino (mostra il ricordino), vedete che è dorata. Grazie alla Madonna, grazie al Cammino ho potuto vivere questi cinquanta anni portato dal Signore. Ora ci sono dodici seminaristi che in poco tempo distribuiranno questo ricordino a tutti. Ringrazio Elio che me li ha stampati e adesso posso darli a tutti voi perché preghiate non solo per il presbitero, ma anche per il “ragazzo dell’equipe” e per la “ragazza”. I seminaristi possono distribuire rapidamente questo ricordino, vi raccomando di essere onesti e prenderne solo uno a testa. Come vedete anche nell’affresco, l’oro indica la vita divina, quella che ci attende, e quando riflette la luce è bellissimo, ci fa pensare al cielo. Sono stato ordinato il 18 marzo sera, vigilia di S. Giuseppe, ma ho celebrato la prima messa il 19. Nel retro del ricordino ho messo: “L’anima mia magnifica il Signore”, che è una sintesi dei cinquanta anni. “P. Mario Pezzi, presbitero itinerante. Cinquantesimo dell’ordinazione presbiterale”. Non ho messo “18 marzo” ma “19 marzo 1969 - 19 marzo 2019, Solennità di S. Giuseppe”. Perché? Perché al venticinquesimo, che ho celebrato con Kiko e Carmen a Barcellona, ho riscoperto la figura di S. Giuseppe, perché anche a S. Giuseppe è stato affidato un figlio che era suo ma non era suo; così a me il Signore ha affidato di essere presbitero di un figlio che non era mio. Bene, non vi faccio tutta la storia, ma da allora ho sentito più vicina la figura di S. Giuseppe che non ha detto nulla. L’Enciclica di S.Giovanni Paolo II Redemptoris Custos – che ha fatto un anno dopo la Redemptoris Mater – dice che i Vangeli non ci riportano nessuna parola di S. Giuseppe. Io ne ho dette poche, alcune parole durante l’anno nelle convivenze di inizio corso, comunque lui niente; ma – dice l’Enciclica – S. Giuseppe non ha detto, ma ha fatto, ha obbedito alla volontà di Dio." (pag.17)
Grazie, padre Mario, che almeno un poco ci apri il tuo cuore per confidarci dove hai trovato la forza per vivere (o languire) tanto a lungo vicino ad un simile personaggio, metà esaltato e metà narcisista.
Struggente testimonianza di un padre putativo di un figlio non suo e della peggiore specie che gli potesse capitare.
Da membro dell'equipe degli iniziatori padre Mario, nella sua eterna crisi di identità al fianco di Kiko Argüello, si riscopre in San Giuseppe per dare finalmente un senso alla sua scialba vita.
E dunque…

Fare comunità come la Santa Famiglia di Nazareth: Gesù, Maria e Giuseppe.
Questo il progetto.
Ma Kiko come sempre si è sostituito.
La Santa Famiglia è stata ridotta ai nostri magnifici tre: i grandi iniziatori del cammino che ha conquistato il mondo:

Kiko non lo dice proprio così, ma lui si crede Gesù (Il Signore parla in me, quello che ti dico io te lo dice il Signore, il Messia abitante in me,…);
Carmen si sentiva la Madonna (udì come rivolte a lei le parole "Benedetta tu tra le donne…")
La rivelazione parte dall'ingenuo padre Mario. Una gabbia di matti.

Cadute le maschere, svelato l'arcano riservato dal cammino alla fine dei tempi!
Ma già lo avevamo capito: il cammino non porta al Signore, non è affatto Giovanni Battista in mezzo a noi. Il cammino gira intorno ad una potente idolatria falsa e bugiarda di chi ha amato sedersi sul trono e indicare se stesso come dio senza nessuna vergogna.

Fratelli che con convinzione continuate a seguirli sappiate che il fine del cammino è questo. E la sua fine.

Ma lasciamo la scena a Kiko Re come è giusto che sia, egli è l'unico protagonista assoluto e incontrastato e queste le parole conclusive che pronuncia nell'annuncio di pasqua 2019.
Con gli ultimi ispirati accenti egli trascina di colpo il fedele uditorio dalle stelle alle stalle, dallo splendore pasquale della vita nuova immortale alle tenebre fitte del mondo vecchio condannato alla morte col suo famoso motto, prosaico e beffardo, che è sempre più la parola d'ordine del cammino neocatecumenale all'ultimo stadio: "senza soldi non si cantano messe".

Carmen e Pezzi silenziosi, kikino l'enfant prodige!


Kiko rinnova alla fine l'appello col quale ha inaugurato questa predicazione pasquale, l'unico annuncio che gli sta davvero a cuore a quanto pare e che desidera resti impresso in tutti.

Con questo anche noi caliamo il sipario.

"Un’altra cosa è che abbiamo bisogno che facciate una colletta per comunità, perché non possiamo continuare l’evangelizzazione in quanto non abbiamo più soldi, né per i biglietti, né per niente, siamo sotto zero. Cioè se chiedo a Giampiero se può pagarmi il biglietto per andare a Madrid, mi dice che non abbiamo soldi e devo restare a Roma. Allora fate una colletta in comunità la settimana prossima, il responsabile dice: “Domani Annuncio di Pasqua 2019 faremo una colletta, portate qualche soldino”. Fate la colletta e la portate al Centro, e in poco tempo avremo qualche soldo grazie alla vostra generosità, perché senza il vostro contributo non è fattibile. Noi chiediamo solo alla Fondazione di pagarci i biglietti degli aerei, è l’unica cosa che ci paga, ma in questo momento non abbiamo neanche questa possibilità. Non succede nulla, sappiamo che se vi chiediamo un aiuto lo fate con generosità e con affetto, Fino ad oggi il Signore ha provveduto, siete sempre stati bravi e buoni. 
Riceviamo la benedizione del P. Mario." (pag.17/18)

martedì 23 aprile 2019

Il salvataggio di Apuron... il resto della storia (per ora)

Nostra traduzione di un articolo di Tim Rohr pubblicato su Jungle Watch il 13 aprile 2019.


In un'intervista concessa durante il volo da Dublino a Roma, il 26 agosto 2018, papa Francesco spiegò la sua decisione di occuparsi personalmente dell'appello interposto da Apuron, dicendo: “È un caso complicato, da una parte, ma non difficile, perché le evidenze sono chiarissime”.

Visti tutti i problemi che abbiamo avuto nel far almeno notare a Roma la questione, più tutte le trappole e i depistaggi, le negazioni, le minacce di azioni legali contro chi si esponeva, l'alzare il sipario sul ruolo del cardinal Filoni nel volerci disorientare, più quella sentenza molto vaga che non precisava i crimini per cui era stato condannato Apuron, più la minaccia dello stesso Apuron di scagionarsi in appello "screditando i testimoni" (a cominciare dal sottoscritto - credevate forse che non lo sapessi?), abbiamo avuto ogni ragione di chiedere E ADESSO? quando il Papa, nel prendersi carico dell'appello di Apuron, ha deciso di scavalcare il tribunale per poi caratterizzare il caso sia come «non difficile», sia come «complicato».

Quindi c'era stato il fatto che Apuron si era fatto forte della vaghezza della sentenza che diceva che era stato trovato colpevole di "alcune delle accuse", col sottinteso che le principali accuse - l'abuso sessuale su minori - non era tra le "certe accuse", al punto di dire, quando ha interposto appello: "mi solleva il fatto che il Tribunale ha rigettato la maggioranza delle accuse contro di me".

Chi ha condotto con noi questa battaglia fin dagli inizi, sapeva benissimo cosa stava succedendo.

Tutto va visto attraverso la lente della gerarchia del Cammino Neocatecumenale. Non parlo qui dell'esperienza personale di tanti fratelli del Cammino: parlo invece di quei boss del Cammino e del loro potere da parassiti, che usano il Cammino come un cavallo di Troia nella Chiesa per estrarre potere e denaro.

Per capire quanto siano potenti quei boss parassiti basterebbe anche soltanto leggere la sordida storia di come la gerarchia neocatecumenale aveva arraffato la Yona Property, cioè l'immobile più grande della nostra arcidiocesi, col pretesto di realizzarvi un seminario, e di come aveva nascosto per interi anni la transazione (per un assaggio, leggete l'articolo Certificate of Title Fiasco - dove quei cattivi soggetti sono stati capaci di intrallazzare e farsi strada perfino nel governo di Guam - e l'articolo The Ultimate Treachery - di quando hanno provato a corrompere la superiora delle Carmelitane).

Così, quando papa Francesco disse che avrebbe preso personalmente in carico l'appello di Apuron, scavalcando il tribunale Vaticano, e quindi detto che il caso era sia «non difficile» (poiché «le evidenze sono chiarissime»), sia «complicato», abbiamo capito subito cosa bolliva in pentola: quegli stessi parassiti erano alacremente al lavoro a Roma per salvare Apuron - NON per aver cura di lui, e nemmeno per salvaguardare il Cammino, ma solo perché avevano a cuore il proprio potere.

Per almeno cominciare a capire questo pasticcio uno dovrebbe prima rendersi conto che Apuron era il vescovo-mascotte del Cammino. Apuron era l'unico vescovo del mondo noto per essere un "fratello di comunità", proprio un membro di una comunità neocatecumenale. E qui a Guam, a cominciare dall'infame pubblica denigrazione nel 2006 di una direttiva vaticana (ed in particolare il suo sfidare in diretta la legittima autorità di un cardinale prefetto), capimmo benissimo che Apuron era POSSEDUTO dai suoi potenti boss neocatecumenali, e che erano loro, non il Papa, ad essere i suoi superiori.

È ben chiaro che quei boss non avevano previsto che le cose si sarebbero evolute così tanto. All'inizio c'era solo quel chiassoso blog Jungle Watch che continuava a non tacere. Ma nel loro tentativo di azzittirlo hanno commesso un grosso errore. Infatti, se c'è una cosa a cui va il maggior credito per la caduta di Apuron, è stata quel diluvio di odio e minacce, per lo più da commentatori anonimi (in circa 70.000 commenti). Quei commenti hanno indotto la gente a continuare a osservare tale "guerra", ed ogni connessione al blog aumentava un contatore visite, ed ogni visita in più era un ulteriore colpo a quel "cuore rivelatore" sepolto sotto il piano della curia di Apuron.

Quando quel contatore ha superato il milione e la lista delle provenienze cominciava a registrare pressoché qualsiasi nazione del mondo, anche la stampa ha cominciato ad accorgersene. Ma c'è stato un fatto più importante. Dall'altra parte del Pacifico [ndt: cioè in USA] un certo J. Toves ha cominciato ad accorgersene. E  Toves sapeva qualcosa di cui eravamo all'oscuro: il caso degli "AGAT BOYS" [ndt: i chierichetti della parrocchia di Agat a Guam]. Il resto della storia lo conoscete. A quel punto si scatenò l'inferno.

Infatti Apuron aveva previsto bene ciò che stava per succedere. Per decenni era stato abbastanza sicuro che i suoi segreti sarebbero rimasti tali. Ma quel blog gli presentava un problema che fino a quel momento lui era stato in grado di tenere sotto controllo: certa gente comincia a vuotare il sacco, e più esattamente si permette di farlo grazie all'anonimato (cioè senza conseguenze), e lo fa in un posto osservabile da tutto il mondo. Ad un certo punto Apuron sapeva che era solo questione di tempo, prima che qualcuno di quei ragazzini - che lui aveva da tanto tempo sepolto sotto la sporcizia del suo potere - si sarebbe svegliato dal sonno della vergogna e del dolore e avrebbe cominciato a parlare. E così avvenne.

Questo è il motivo per cui Apuron corse a Roma a ottobre 2013 per tentare di mettermi a tacere. Ricordo ancora come fui divertito nel ricevere quella lettera dal cardinale Edwin O'Brien, Gran Maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, minacciandomi per farmi "desistere" dal seguire il caso Apuron.

Anzitutto era ovvio che O'Brien non aveva scritto personalmente la lettera. In secondo luogo, era ovvio che l'autore di quella lettera non aveva l'inglese come madrelingua. Inoltre era semplicemente ovvio che O'Brien non aveva neppure letto la lettera, altrimenti avrebbe almeno corretto gli errori grammaticali. Per di più era abbastanza chiaro che Apuron o i suoi complici avevano approcciato O'Brien per mettermi a tacere, perché è altamente improbabile che un potente cardinale vaticano spenda le sue serate a bere vino e a leggere Jungle Watch - che all'epoca aveva meno di 50.000 visite.

Solo quando Toves entrò in scena cominciai a mettere insieme i pezzi del mosaico. Apuron sapeva che la crescente attenzione a quel blog, e la sua disponibilità a pubblicare commenti anonimi, avrebbe rapidamente attratto l'attenzione su qualcosa che lui aveva sempre soffocato nella buia cella della sua storia personale - anche se lui (e lui solo) non avrebbe mai potuto completamente silenziare quel secco battere del "cuore rivelatore". Perciò ci fu la sua corsa a Roma e il tentativo (suo e di O'Brien) di costringermi al silenzio.

(Comunque la storia diventa anche più scoppiettante quando in seguito allo scandalo McCarrick, l'arcivescovo Viganò nella sua lettera di agosto 2018 fa il nome di O'Brien tra i prelati scovati nella cricca omosessuale che alligna in Vaticano. Ma per ora questa storia ve la risparmio.)

Dunque, coi pochi indizi sopra menzionati, uno può già cominciare a capire cosa intendeva il Papa quando ha detto che il caso Apuron era "complicato". Cosa fosse complicato per il Papa, non riguardava se Apuron fosse colpevole o no. Il Papa aveva già detto che "le evidenze sono chiarissime" sul caso. Ciò che era complicato era il modo in cui avrebbe dovuto navigare attraverso quella stessa slealtà che avevamo assaggiato noi qui nel ground zero di Guam in tanti anni.

L'ordine di marcia di papa Francesco pareva chiaro: avrebbe scagionato Apuron. Lo sappiamo perché gli intermediari che hanno ordinato al Papa di fare questo erano le stesse menti che avevano scritto per conto di Apuron la lettera di appello in cui Apuron aggressivamente proclama che sarebbe stato scagionato durante l'appello. I gestori di Apuron non lo avrebbero scritto e dichiarato così pubblicamente se non avessero avuto rassicurazioni che Apuron sarebbe stato scagionato presto. Avevano certamente le loro garanzie (molto probabilmente dal "papa rosso" [ndt: il cardinal Filoni]).

A questo punto diventava chiaro che non era più un discorso di "potenti boss del Cammino che vogliono salvare Apuron", ma al contrario era Apuron che doveva salvare il potere dei suoi boss neocatecumenali. Dato che Apuron era sempre stato tanto celebrato nelle comunità del Cammino, la devastante caduta dal suo glorioso posto, specialmente in qualità di primo vescovo dei tempi moderni ad essere riconosciuto colpevole da un tribunale vaticano, avrebbe talmente danneggiato il Cammino (cioè compromesso i suoi incassi - i "sacchi neri della spazzatura")  che sarebbe affondato insieme ad Apuron tra le fiamme.

Precisiamo qui che non stiamo parlando dei neocatecumenali "sul terreno" - il proselitismo e le comunità e l'attivismo - ma stiamo parlando dei capi del cavallo di Troia, quei potenti boss che guidano tale cavallo sotto il pretesto della "nuova evangelizzazione" e che hanno portato i loro tentacoli nelle stanze della ricchezza e del potere in quasi ogni angolo del globo.

Questo sarà un argomento di un altra pagina, ma sappiate che perfino i sinistri boss neocatecumenali sono marionette di un potere più alto poiché, alla radice, la teologia di Kiko è (come spiegò il vescovo Schneider) "un'eresia Protestante-Ebraica". E l'eresia ha solo un Autore: colui che disse "non morirete affatto!" [Genesi 3,4].

Apuron era già a buon punto sulla sua strada dell'essere scagionato, o almeno a ricevere la copertura sotto l'ambiguo termine "certe accuse", cosicché il mondo - e specialmente il mondo neocatecumenale -, avrebbe potuto pensare che l'intera storia riguardava solo qualche cattiva amministrazione, e che Apuron (secondo la sua versione) era vittima di un malvagio agente immobiliare (il sottoscritto) in presunta combutta con un gestore cinese di giochi d'azzardo (bah!).

Ma a quel punto capitò il caso McCarrick.

McCarrick, da arcivescovo di Washington D.C., aveva cavalcato il mondo cattolico americano per tanti anni e, una volta ritiratosi - sappiamo come -, aveva allungato i suoi tentacoli fino alle stanze del potere romano più alte e, specificamente, con papa Francesco, era diventato la figura che portava all'elezione di vescovi, dirigendo Francesco (o i suoi collaboratori, come abbiamo letto) a scegliere quale dei propri compagni (pensate a un Cupich) andava eletto arcivescovo e cardinale di certe ricche e potenti diocesi americane.

La storia di McCarrick è stata troppo sordida per essere ignorata da Francesco, e mentre il mondo intero lo guardava male per il caso McCarrick, le opzioni di Francesco per aiutare i neocatecumenali (attraverso Filoni) a salvare Apuron si sono rapidamente volatilizzate. Il Papa non avrebbe potuto scagionare molto facilmente il primo vescovo condannato da un tribunale vaticano guidato da uno dei cardinali più conosciuti e affidabili (Burke), anche se Apuron era uno sconosciuto da un posto di cui nel resto del mondo si sa poco, mentre la faccenda McCarrick gli pendeva sopra la testa. Pertanto Apuron era spacciato.

Ma non è tutto.

Ricordiamoci che questa storia non è del Cammino che salva Apuron: questa storia è di Apuron che salva il Cammino... mediante il salvare Apuron, anche se le  menzogne devono diventare sempre più grandi. Per questo c'è stata quella risposta [innocentista] di Apuron al fatto che persino il Papa lo riconosce colpevole in appello. Come sappiamo, Apuron (cioè i suoi burattinai) continua a sostenere la propria innocenza spacciandosi per vittima di un complotto ben calcolato (ma conosco esattamente l'obiettivo di ciò).

Sì, "le evidenze sono chiarissime", ma il caso è "complicato". E ora sapete perché. E presto verrà il giorno in cui saprete "il resto della storia".

(Tim Rohr, da Jungle Watch)

domenica 21 aprile 2019

Le ultime parole dei kikos prima di morire

Le ultime parole dei santi prima di morire:

Per molti di noi la morte può sembrare una prospettiva spaventosa. Nessuno sa esattamente cosa accadrà quando moriremo, e questo incerto può renderci ansiosi quando siamo sdraiati sul letto di morte.

Eppure, per i santi, questo non era il caso. Non avevano paura del “grande sconosciuto” e abbracciavano la loro morte con aspettative speranzose. Era qualcosa che stavano aspettando e così hanno accettato con entusiasmo quando è arrivato il loro momento.

Questo spirito di speranza può essere visto nelle loro ultime parole in particolare, quando potevano quasi vedere cosa li aspettava per tutta l’eternità:
  • “Ho raggiunto il punto di non poter più soffrire, perchè tutta la sofferenza è dolce per me…Dio mio, ti amo.” (santa Teresina di Lisieux)
  • “Sia fatta la tua volontà, vieni, Signore Gesù.” (sant’Agostino)
  • “Vedo il mio Signore.” (sant’Antonio da Padova)
  • “Gesù ti amo, Gesù ti amo.” (santa Teresa di Calcutta)
  • “Lasciami andare alla casa del Padre.” (san Giovanni Paolo II)
  • “Gesù. Maria.” (san Pio da Pietrelcina)
  • “Gesù, Gesù, Gesù.” (santa Giovanna d’Arco)
  • “Io perdono Alessandro Serenelli [il suo assassino] …e lo voglio con me in Paradiso.” (santa Maria Goretti)
  • “Muoio di gioia, perchè desidero essere unita al mio Dio. Vivere in modo da non temere la morte per coloro che vivono bene nel mondo, la morte non è spaventosa, ma dolce e preziosa.” (santa Rosa da Viterbo)
  • “Si amino come fratelli. Facciano del bene a tutti e del male a nessuno… Dì ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso.” (san Giovanni Bosco)
Cosa dice invece prima di morire un presbitero kikos:
"Kiko, padre Mario, Ascensión, che il Signore vi benedica!
Alla fine della vita non resta altro che un ringraziamento grandissimo per tutto ciò che il Signore ha fatto attraverso di voi. Che il Signore vi benedica!
Non ho nulla da dire. Sono contentissimo. Questa di morire è la cosa migliore che può capitare a uno. Immaginate che il giorno di Pasqua vado a vedere Dio faccia a faccia.
Non c'è allegria più grande.
E per voi non sento altro che riconoscenza.
Che il Signore vi benedica!
Avanti Kiko! Non ti fermare! Avanti!
Addio! Un abbraccio."
Nota bene: non siamo noi a pubblicare queste parole ma i neocatecumenali stessi, che hanno diffuso addirittura la lettera dell'agonizzante come esempio a tutti gli adepti di come si debba morire lodando Kiko.

Siccome le “buone pratiche” in Cammino di diffondono a macchia d'olio, ci aspettiamo prossimamente di vederne in quantità.

sabato 20 aprile 2019

Dopo questa Santa Settimana

In risposta ad un fratello del Cammino:

Dopo questa settimana se hai qualcosa da dire di sarcastico, ci parleremo a dovere.

Ci diamo una bella chiarita
  • sui talenti, 
  • sul sarcasmo, 
  • sugli ipocriti che fanno gli ipocriti e dicono di non esserlo, e continuano nella dissimulazione, 
  • sulle persone che proclamano gli abusatori di essere dei perseguitati, e davanti a fedeli, ai vescovi, sacerdoti, e altri; 
e parleremo di tutti quelli che hanno ascoltato i falsi profeti che proclamavano false persecuzioni e che stanno zitti, facendo finta di nulla; 

parleremo dei venditori di colombe (ristoranti, hotel, viaggi in domus, buste nere, finti morti di fame, ecc, ecc); 

parleremo di chi si dice che ha riscoperto il Battesimo, e abusa delle vittime;

parleremo di vescovi che si sottomettono ad un falso profeta che proclama menzogne da un palco;

parleremo che il Papa ha preso a sè il caso Apuron e ha giudicato pubblicamente la cosa, davanti a tutti, per cui avete smentito il Papa e gli avete dato del bugiardo pubblicamente, 

e di tanto altro.

Dopo questa Santa Settimana.

Ora dobbiamo stare nell'assoluto silenzio e raccoglimento, Gesù sta soffrendo e sta dando la Vita per tutti noi, è troppo importante rimanere spiritualmente uniti a Gesù, e farGli compagnia, invece di sprecare il tempo su questioni importanti, ma ora secondarie.

(da: Isaia Paolo Geremia)


venerdì 19 aprile 2019