mercoledì 11 novembre 2009

Beatissimo Padre, in questa era di irrazionali barbarie...

Appello a Sua Santità Papa Benedetto XVI per il ritorno a un'arte sacra autenticamente cattolica
Sub protectione Sancti Caroli Borromeo - Auctor Instructionum Fabricae et Suppellectilis Ecclesiasticae
"L’arte è un tesoro di catechesi inesauribile, incredibile. Per noi è anche un dovere conoscerla e capirla bene. Non come fanno qualche volta gli storici dell’arte, che la interpretano solo formalmente, secondo la tecnica artistica. Dobbiamo piuttosto entrare nel contenuto e far rivivere il contenuto che ha ispirato questa grande arte. Mi sembra realmente un dovere — anche nella formazione dei futuri sacerdoti — conoscere questi tesori ed essere capaci di trasformare in catechesi viva quanto è presente in essi e parla oggi a noi. (Benedetto XVI - Incontro del Santo Padre con i parroci e il clero della Diocesi di Roma - 22 Febbraio 2007)

Potete consultare il documento, disponibile online sul sito internet:

http://www.appelloalpapa.blogspot.com
Per aderire, invece, basta scrivere una email all’indirizzo appelloalpapa@gmail.com, indicando nome, cognome, luogo di residenza e professione. I nomi dei sottoscrittori saranno consultabili pubblicamente sul sito sopraindicato. Chissà che Benedetto XVI non decida di prendere personalmente in mano la questione.
Potete scaricare il testo dell'Appello anche da qui
Quando a Foligno è stata inaugurata la chiesa a forma di cubo progettata da Massimiliano Fuksas, i cittadini umbri hanno tempestato il web di messaggi per protestare contro l’opera, da alcuni considerata tra gli edifici più brutti d’Italia. Ora la questione viene sollevata nientemeno che di fronte a Papa Benedetto XVI, tramite un appello reso pubblico dal 4 novembre scorso, in previsione dell’incontro con gli artisti provenienti da tutto il mondo che si terrà il 21 di questo mese. Il documento ha raccolto adesioni importanti. Per esempio quella dello scrittore Martin Mosebach, autore di Eresia dell’informe, del giornalista Sandro Magister, dell’architetto Ciro Lomonte, del filosofo Enrico Maria Radaelli. E ancora compaiono lo storico Paul Badde (corrispondente del giornale Die Welt), il filologo Francesco Colafemmina, il teologo Michele Loconsole e l’editore Manuel Grillo, ai quali vanno aggiungendosi molti altri, studiosi e credenti.
Consapevoli anche delle storture architettoniche e iconiche - più volte illustrate anche in recenti articoli, della cosiddetta "nuova estetica" kikiana - ci viene data l’opportunità di unirci in una comune preoccupazione per le condizioni in cui versano tutte le arti che hanno accompagnato la divina liturgia e in una comune testimonianza di amore verso l’annuncio di vita di cui le arti devono essere segno visibile. Uniamoci anche noi nella comune speranza che
la Chiesa possa rivelarsi, anche in questa era di mondane, irrazionali e diseducative barbarie, l’unica vera, solerte e attenta promotrice e custode di un’arte nuova e davvero “originale”, ossia in grado anche oggi, come sempre è fiorita in ogni tempo pregresso, di rifiorire dall’antico, dalla sua inclita ed eterna Origine, ovvero dal senso più intimo della Bellezza che rifulge nella Verità di Cristo.

7 commenti:

mic ha detto...

io ho già aderito, voi che fate?

jonathan ha detto...

Già fatto

gianluca cruccas ha detto...

Anche io e Annarita l'abbiamo fatto

gianluca cruccas ha detto...

CATECHESI DI OGGI DEL SANTO PADRE

...In quel momento il monachesimo occidentale, fiorito qualche secolo prima con san Benedetto, era molto decaduto per diverse cause: le instabili condizioni politiche e sociali dovute alle continue invasioni e devastazioni di popoli non integrati nel tessuto europeo, la povertà diffusa e soprattutto la dipendenza delle abbazie dai signori locali, che controllavano tutto ciò che apparteneva ai territori di loro competenza.

In tale contesto, Cluny rappresentò l’anima di un profondo rinnovamento della vita monastica, per ricondurla alla sua ispirazione originaria.

A Cluny venne ripristinata l’osservanza della Regola di san Benedetto con alcuni adattamenti già introdotti da altri riformatori. Soprattutto si volle garantire il ruolo centrale che deve occupare la Liturgia nella vita cristiana.

I monaci cluniacensi si dedicavano con amore e grande cura alla celebrazione delle Ore liturgiche, al canto dei Salmi, a processioni tanto devote quanto solenni e, soprattutto, alla celebrazione della Santa Messa. Promossero la musica sacra; vollero che l’architettura e l’arte contribuissero alla bellezza e alla solennità dei riti; arricchirono il calendario liturgico di celebrazioni speciali come, ad esempio, all’inizio di novembre, la Commemorazione dei fedeli defunti, che anche noi abbiamo da poco celebrato; incrementarono il culto della Vergine Maria...

MAGARI FOSSE COSI' ANCHE OGGI, TUTTA QUESTA RICCHEZZA SEMBRA ESSERE ANDATA PERDUTA.

...Si andava così delineando un’Europa dello spirito nelle varie regioni della Francia, in Italia, in Spagna, in Germania, in Ungheria.

Il successo di Cluny fu assicurato anzitutto dalla spiritualità elevata che vi si coltivava, ma anche da alcune altre condizioni che ne favorirono lo sviluppo.

A differenza di quanto era avvenuto fino ad allora, il monastero di Cluny e le comunità da esso dipendenti furono riconosciuti esenti dalla giurisdizione dei Vescovi locali e sottoposti direttamente a quella del Romano Pontefice. Ciò comportava un legame speciale con la sede di Pietro e, grazie proprio alla protezione e all’incoraggiamento dei Pontefici, gli ideali di purezza e di fedeltà, che la riforma cluniacense intendeva perseguire, poterono diffondersi rapidamente...

...La riforma cluniacense ebbe effetti positivi non solo nella purificazione e nel risveglio della vita monastica, bensì anche nella vita della Chiesa universale. Infatti, l’aspirazione alla perfezione evangelica rappresentò uno stimolo a combattere due gravi mali che affliggevano la Chiesa di quel periodo: la simonia, cioè l’acquisizione di cariche pastorali dietro compenso, e l’immoralità del clero secolare. Gli abati di Cluny con la loro autorevolezza spirituale, i monaci cluniacensi che divennero Vescovi, alcuni di loro persino Papi, furono protagonisti di tale imponente azione di rinnovamento spirituale.

E i frutti non mancarono: il celibato dei sacerdoti tornò a essere stimato e vissuto, e nell’assunzione degli uffici ecclesiastici vennero introdotte procedure più trasparenti.



Fu riservata tanta importanza alla liturgia, perché i monaci di Cluny erano convinti che essa fosse partecipazione alla liturgia del Cielo. Ed i monaci si sentivano responsabili di intercedere presso l’altare di Dio per i vivi e per i defunti, dato che moltissimi fedeli chiedevano loro con insistenza di essere ricordati nella preghiera.

mic ha detto...

"A differenza di quanto era avvenuto fino ad allora, il monastero di Cluny e le comunità da esso dipendenti furono riconosciuti esenti dalla giurisdizione dei Vescovi locali e sottoposti direttamente a quella del Romano Pontefice. Ciò comportava un legame speciale con la sede di Pietro e, grazie proprio alla protezione e all’incoraggiamento dei Pontefici, gli ideali di purezza e di fedeltà, che la riforma cluniacense intendeva perseguire, poterono diffondersi rapidamente..."

;)

Aldo ha detto...

Fatto.....

mic ha detto...

Su Fides et Forma Francesco Colafemmina cita l'odierna catechesi del Papa

"Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché tutti coloro che hanno a cuore un autentico umanesimo e il futuro dell’Europa sappiano riscoprire, apprezzare e difendere il ricco patrimonio culturale e religioso di questi secoli. "

e conclude:

Anche per quest'ultima ragione è opportuno firmare l'Appello a Sua Santità, per far sentire la nostra umile vicinanza al Papa nella sua costante opera di richiamo alla difesa del "ricco patrimonio culturale e religioso" dell'Europa.
L'Appello nasce per questo, perchè i laici, cattolici e non, si uniscano al Papa, si stringano a lui come figli devoti. I figli chiedono umilmente protezione ai propri padri, e lo fanno perchè sanno già che il Padre li ama più di se stesso. Restiamo uniti, senza divisioni e distinguo, perchè è bello essere uniti a Pietro per glorificare il Signore ed esaltare la Bellezza che da Egli discende.