mercoledì 18 novembre 2009

Liturgia: silenzio canto e partecipazione attiva

"Introduzione allo spirito della liturgia" è il tema della conferenza che il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, Mons. Guido Marini, ha tenuto lo scorso 14 novembre a Genova davanti a un gruppo diocesano di animatori musicali della liturgia. Ne riporto un estratto.

Il silenzio e il canto
È urgente riaffermare l'autentico spirito della liturgia, così come è presente nella ininterrotta tradizione della Chiesa e testimoniato, in continuità con il passato, nel più recente magistero: a partire dal concilio Vaticano II fino a Benedetto XVI. Ho usato la parola "continuità". È una parola cara all'attuale Pontefice, che ne ha fatto autorevolmente il criterio per l'unica interpretazione corretta della vita della Chiesa e, in specie, dei documenti conciliari, come anche dei propositi di riforma a ogni livello in essi contenuti. E come potrebbe essere diversamente? Si può forse immaginare una Chiesa di prima e una Chiesa di poi, quasi che si sia prodotta una cesura nella storia del corpo ecclesiale? O si può forse affermare che la Sposa di Cristo sia entrata, in passato, in un tempo storico nel quale lo Spirito non l'abbia assistita, così che questo tempo debba essere quasi dimenticato e cancellato?
Eppure, a volte, alcuni danno l'impressione di aderire a quella che è giusto definire una vera e propria ideologia, ovvero un'idea preconcetta applicata alla storia della Chiesa e che nulla ha a che fare con la fede autentica.
Frutto di quella fuorviante ideologia è, ad esempio, la ricorrente distinzione tra Chiesa pre-conciliare e Chiesa post-conciliare. Può anche essere legittimo un tale linguaggio, ma a condizione che non si intendano in questo modo due Chiese: una - quella pre-conciliare - che non avrebbe più nulla da dire o da dare perché irrimediabilmente superata; e l'altra - quella post-conciliare - che sarebbe una realtà nuova scaturita dal concilio e da un suo presunto spirito, in rottura con il suo passato.
Quanto affermato fin qui a proposito della "continuità" ha a che fare con il tema che siamo chiamati ad affrontare? Assolutamente sì. Perché non vi può essere l'autentico spirito della liturgia se non ci si accosta a essa con animo sereno, non polemico circa il passato, sia remoto che prossimo. La liturgia non può e non deve essere terreno di scontro tra chi trova il bene solo in ciò che è prima di noi e chi, al contrario, in ciò che è prima trova quasi sempre il male. Solo la disposizione a guardare il presente e il passato della liturgia della Chiesa come a un patrimonio unico e in sviluppo omogeneo può condurci ad attingere con gioia e con gusto spirituale l'autentico spirito della liturgia. Uno spirito, dunque, che dobbiamo accogliere dalla Chiesa e che non è frutto delle nostre invenzioni. Uno spirito, aggiungo, che ci porta all'essenziale della liturgia, ovvero alla preghiera ispirata e guidata dallo Spirito Santo, in cui Cristo continua a divenire a noi contemporaneo, a fare irruzione nella nostra vita. Davvero lo spirito della liturgia è la liturgia dello Spirito.
Nella misura in cui assimiliamo l'autentico spirito della liturgia, diventiamo anche capaci di capire quando una musica o un canto possono appartenere al patrimonio della musica liturgica o sacra, oppure no. Capaci, in altre parole, di riconoscere quella musica che sola ha diritto di cittadinanza all'interno del rito liturgico, perché coerente con il suo spirito autentico. Se parliamo, allora, all'inizio di questo corso, di spirito della liturgia, ne parliamo perché solo a partire da esso è possibile identificare quali siano la musica e il canto liturgico.
Riguardo al tema proposto non pretendo d'essere esauriente. Non pretendo, neppure, di trattare tutti i temi che sarebbe utile affrontare per una panoramica complessiva della questione. Mi limito a considerare alcuni aspetti dell'essenza della liturgia, con riferimento specifico alla celebrazione eucaristica, così come la Chiesa ce li presenta e così come ho imparato ad approfondirli in questi due anni di servizio accanto a Benedetto XVI: un vero maestro di spirito liturgico, sia attraverso il suo insegnamento, sia attraverso l'esempio del suo celebrare.
La partecipazione attiva
I santi hanno celebrato e vissuto l'atto liturgico partecipandovi attivamente. La santità, come esito della loro vita, è la testimonianza più bella di una partecipazione davvero viva alla liturgia della Chiesa. Giustamente, dunque, e anche provvidenzialmente, il concilio Vaticano II ha insistito tanto sulla necessità di favorire un'autentica partecipazione dei fedeli alla celebrazione dei santi misteri, nel momento in cui ha ricordato la chiamata universale alla santità. E tale autorevole indicazione ha trovato puntuale conferma e rilancio nei tanti documenti successivi del magistero fino ai nostri giorni.
Tuttavia, non sempre vi è stata una comprensione corretta della "partecipazione attiva", così come la Chiesa insegna ed esorta a viverla. Certo, si partecipa attivamente anche quando si compie, all'interno della celebrazione liturgica, il servizio che è proprio a ciascuno; si partecipa attivamente anche quando si ha una migliore comprensione della Parola di Dio ascoltata e della preghiera recitata; si partecipa attivamente anche quando si unisce la propria voce a quella degli altri nel canto corale... Tutto questo, però, non significherebbe partecipazione veramente attiva se non conducesse all'adorazione del mistero della salvezza in Cristo Gesù morto e risorto per noi: perché solo chi adora il mistero, accogliendolo nella propria vita, dimostra di aver compreso ciò che si sta celebrando e, dunque, d'essere veramente partecipe della grazia dell'atto liturgico.
La vera azione che si realizza nella liturgia è l'azione di Dio stesso, la sua opera salvifica in Cristo a noi partecipata. Questa è, tra l'altro, la vera novità della liturgia cristiana rispetto a ogni altra azione cultuale: Dio stesso agisce e compie ciò che è essenziale, mentre l'uomo è chiamato ad aprirsi all'azione di Dio, al fine di rimanerne trasformato. Il punto essenziale della partecipazione attiva, di conseguenza, è che venga superata la differenza tra l'agire di Dio e il nostro agire, che possiamo diventare una cosa sola con Cristo. Ecco perché non è possibile partecipare senza adorare. Ascoltiamo ancora un brano della Sacrosanctum concilium: "Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti" (n. 48).
Rispetto a questo, tutto il resto è secondario. E mi riferisco, in particolare, alle azioni esteriori, pur importanti e necessarie, previste soprattutto durante la Liturgia della Parola. Mi riferisco a esse, perché se diventano l'essenziale della liturgia e questa viene ridotta a un generico agire, allora s'è frainteso l'autentico spirito della liturgia. Di conseguenza, la vera educazione liturgica non può consistere semplicemente nell'apprendimento e nell'esercizio di attività esteriori, ma nell'introduzione all'azione essenziale, all'opera di Dio, al mistero pasquale di Cristo dal quale lasciarsi raggiungere, coinvolgere e trasformare. E non si confonda il compimento di gesti esterni con il giusto coinvolgimento della corporeità nell'atto liturgico. Senza nulla togliere al significato e all'importanza del gesto esterno che accompagna l'atto interiore, la Liturgia chiede molto di più al corpo umano. Chiede, infatti, il suo totale e rinnovato impegno nella quotidianità della vita. Ciò che il Santo Padre Benedetto XVI chiama "coerenza eucaristica". È proprio l'esercizio puntuale e fedele di tale coerenza l'espressione più autentica della partecipazione anche corporea all'atto liturgico, all'azione salvifica di Cristo.
Aggiungo ancora. Siamo proprio sicuri che la promozione della partecipazione attiva consista nel rendere tutto il più possibile e subito comprensibile? Non sarà che l'ingresso nel mistero di Dio possa essere anche e, a volte, meglio accompagnato da ciò che tocca le ragioni del cuore? Non succede, in taluni casi, di dare uno spazio sproporzionato alla parola, piatta e banalizzata, dimenticando che alla liturgia appartengono parola e silenzio, canto e musica, immagini, simboli e gesti? E non appartengono, forse, a questo molteplice linguaggio che introduce al centro del mistero e, dunque alla vera partecipazione, anche la lingua latina, il canto gregoriano, la polifonia sacra?

21 commenti:

Uriel ha detto...

Stavo leggendo sulpost precedente la diatriba sul digiuno pasquale.

I bambini, dal Venerdi Santo alla Pasqua) non vengono fatti digiunare, semplicemente la dieta si riduce a latte/biscotti, succhi di frutta, minestrina, e sicuramente non muore nessuno.Del resto per tutta la Quaresima almeno il venerdi sera e' minestrina o pane ed acqua oltre le solite ristrezioni del venerdi (niente carne/pesce, dolci, cioccolata).

Il problema del digiuno/astinenza pero' e' piu' ampio, nel senso che oramai la Chiesa Cattolica ne ha quasi completamente dimenticato l'utilizzo.
Sarebbe sufficente tornare al vecchio schema del mercoledi/venerdi
ed applcare il digiuno/astinenza anche in Avvento.

Ricordiamoci comunque che gli Ortodossi seguono periodi di astinenza molto piu' lunghi dei nostri.(esempio anche 15 g prima della Madonna dell'Assunta (15 agosto))

E' chiaro poi che digiuno/astinenza senza preghiera significano poco; e' la preghiera , infatti,che da un senso alla pratica.

Quanto ad Alessandro, trovo la difesa del CVII patetica, anche se rientra nei modi classici.

Quanto agli Ebrei, la Chiesa di Roma (dal CVII in poi)ha il grande torto di non aver mai sistemato teologicamente la questione.
In fondo il problema e': la Fede del Rabbino odierno e' eguale a quella di Abramo? Basterebbe fare chiarezza storica, e gli Ebrei attuali non sarebbere piu' i nostri fratelli maggiori; sia chiaro con tutto il rispetto dovuto alla religione ebraica, e lungi da me il sollevare questioni razzistiche, ma il Golgota (per fortuna) non si puo' oggettivamente cambiare.

mic ha detto...

la Fede del Rabbino odierno e' eguale a quella di Abramo? Basterebbe fare chiarezza storica, e gli Ebrei attuali non sarebbere piu' i nostri fratelli maggiori;

la fede del rabbino ordierno, non è più nella Torah autentica, portata a compimento da Cristo Siugnore, ma nel Talmud. Lo stesso rav Di Segni dichiarò recentemente che ebraismo e cristianesimo sono due "rami diversi" -e divaricati, aggiungo io- della stessa pianta.
Nessun antisemitismo, ognuno è libero di professare la fede che vuole, ma consapevolezza di qual è la verità

Sivan ha detto...

“Siamo proprio sicuri che la promozione della partecipazione attiva consista nel rendere tutto il più possibile e subito comprensibile?”

Leggere queste cose su L’Osservatore Romano apre il cuore. Se anche il post-concilio continua a fare danni, da molti segnali si vede però che la ferita è almeno tamponata.
In questi ultimi quattro o cinque lustri mi pare che l’autentica cultura cattolica sia rinata, sia pure come fenomeno ancora troppo di nicchia.
Sono fiducioso.

Paolo156 ha detto...

Voi state attribuendo al CNC un metodo che corrisponde al vostro modo di pensare(da quello che leggo nei post di A.Rita, Mic & Co.).
Nel CNC niente è obbligatorio, manco ancora il digiuno.
Se digiuno ok, va bene, se non digiuno devo pregare per poter avere lo spirito e riuscire a digiunare. Senza lo Spirito Santo non si va da nessuna parte, manco ancora si riesce a digiunare e a far digiunare. Se qualche fratello lo ha fatto, certo ma di sua iniziativa, non è NC obbligare perchè non è Cristiano obbligare.

Forse che NS Gesù Cristo ci ha obbligati a credere in Dio ?

No, ognuno nella sua liberta.

Ma voi avete una mente contorta, siete o bianchi o neri e pensate che il CNC sia come voi.
Sbagliato, anzi siete ingannati, svegliatevi dal sonno che vi rende ciechi. Sopratutto x chi ha studiato teologia.

mic ha detto...

Voi state attribuendo al CNC un metodo che corrisponde al vostro modo di pensare(da quello che leggo nei post di A.Rita, Mic & Co.).
Nel CNC niente è obbligatorio, manco ancora il digiuno.


noi non attribuiamo, constatiamo e ciò che è affermato è frutto di esperienze non soggettive, ma condivise da molti.

Se nel Cn niente è obbligatorio, com'è che o ti assoggetti adeguandoti acriticamente a metodi prassi, insegnamenti (senza poter fare domande), oppure devi andartene, perché sei preda del demonio?

Ma voi avete una mente contorta, siete o bianchi o neri e pensate che il CNC sia come voi.
Sbagliato, anzi siete ingannati, svegliatevi dal sonno che vi rende ciechi. Sopratutto x chi ha studiato teologia.


insomma rispuntano le accuse, invece di chiarimenti o riflessioni e riappaiono i noti anatemi per la teologia, che non è certo essenziale per la Fede, ma può essere un valido supporto per approfondire e per molti diventa un'esigenza... è una chiamata

e saremmo noi i ciechi e i dormienti? E per di più ingannati?
Mi sembra strano, perché le nostre testimonianze, che sono concrete esperienze, sono sempre rapportate al Magistero della Chiesa, quello che nelle catechesi kikarmeniane è ignorato o stravolto; ma chi non lo conosce come fa ad accorgersene?
Anche perché gli viene detto: "non sono cose per noi". Ma ormai nella Chiesa c'è una tale confusione e disorientamento che cose del genere sembrano non interessare chi dovrebbe vigilare e garantire la fedeltà alla Tradizione Apostolica

Perché piuttosto non vi confrontate con l'articolo di questo thread per verificare quanto il vostro rito sia lontano dal 'sentire' cattolico di cui parla mons. Guido Marini?

mic ha detto...

Vorrei tornare al tema dell'articolo che, com'è prassi ricorrente in questo blog, è stato totalmente ignorato per proseguire i batti e ribatti su punti controversi

Eppure, a volte, alcuni danno l'impressione di aderire a quella che è giusto definire una vera e propria ideologia, ovvero un'idea preconcetta applicata alla storia della Chiesa e che nulla ha a che fare con la fede autentica.
Frutto di quella fuorviante ideologia è, ad esempio, la ricorrente distinzione tra Chiesa pre-conciliare e Chiesa post-conciliare. Può anche essere legittimo un tale linguaggio, ma a condizione che non si intendano in questo modo due Chiese: una - quella pre-conciliare - che non avrebbe più nulla da dire o da dare perché irrimediabilmente superata; e l'altra - quella post-conciliare - che sarebbe una realtà nuova scaturita dal concilio e da un suo presunto spirito, in rottura con il suo passato


L'osservazione di Sivan è puntuale e confortante, dal momento che concetti del genere questa volta non sono sostenuti da noi -cosa che abbiamo fatto spesso e in molti modi fornendone tutte le motivazioni- ma da uno stretto collaboratore del Papa, che ne condivide lo stile e i pensieri, e di sicuro ha la 'patente' per fare queste affermazioni ;)

Potranno continuare i nostri interlocutori a sostenere che la Chiesa è stata ri-fondata da loro, frutto del concilio. E' ora legittimo chidersi alla luce di molte evidenze: quale tipo di frutto?

e a mantenere invariato il loro sincretistico rito anche a fronte della "Riforma della Riforma" di Benedetto XVI?

E' evidente che al momento il Papa si limita a 'mostrare', indicare, orientare con le sue celebrazioni, con parole e atti; ma presto dovrà pur attuare qualche provvedimento che orienti tutti i cattolici ad una applicazione conciliare davvero in 'continuità' e non in 'rottura' con la Tradizione!

jonathan ha detto...

Come si fa, leggendo questo discorso di mons. Marini, a non vedere l'abisso che il cn ha scavato tra sé e la verità vera delle cose? La distanza, la differenza che emerge chiara e forte nella parola di uno che sa bene quel che dice, e che peraltro conferma le cose instancabilmente ripetute in questo blog.

I fratelli del cn, i fratelli in Cristo che ancora intendono coltivare la loro fede restando in comunità, dovrebbero piegarsi ad una onesta riflessione. Lasciarsi almeno toccare dal dubbio, da una domanda interiore di chiarezza.

La vera azione che si realizza nella liturgia è l'azione di Dio stesso, la sua opera salvifica in Cristo a noi partecipata (...)
Dio stesso agisce e compie ciò che è essenziale, mentre l'uomo è chiamato ad aprirsi all'azione di Dio


E' questo quel che avviene nelle celebrazioni del cn?
Ci sono quattro ammonizioni, le risonanze, le preghiere dei fedeli, e poi le effusioni della pace, e poi i canti urlati a voce piena...E' Dio che agisce? E' Lui il Protagonista?

Dio nel cn non è più riconoscibile neppure allo 'spezzare il Pane', perché perfino quel gesto è usurpato da mani estranee.

Si può nel cn cantare da seduti,distrattamente un Agnello di Dio che finge di rendere onore ad una Presenza che invece resta nascostae marginale.

Dove mai è possibile la dovuta adorazione al Dio che agisce, se il silenzio nel cn è meticolosamente censurato? Se ho il cuore superbamente ingombro di parole e di volti e di abbracci di effimera pace?

Non è lì il Dio che agisce e che salva. Mi spiace tanto, ma non posso chiudere gli occhi.

Mi spiace per chi rimane nel cn e non sa, non vuole vedere.

Mi spiace per me. Per la fatica che mi costa ancora oggi scrollarmi di dosso la polvere dei dieci anni consumati inseguendo il sogno di un incontro. La fatica di ricostruirmi il cuore. Di restituire al mio Signore quel che gli appartiene di me, del mio tempo, del mio stare al mondo.

E che il Signore voglia ascoltare l'insistente grido dei Suoi figli.

gianluca cruccas ha detto...

Il culto NC e' estraneo a cio' che afferma
Romano Amerio?
270. La degradazione del sacro. – Se il pane eucaristico non è che il pane a cui si aggiunge una nuova finalità, il Santissimo, cioè il Sacro sussistente, dilegua del tutto.

La disposizione morale con cui il popolo cristiano guardava al Sacramento variò nei secoli, ma sempre dentro un’invariabile di riverenza, di tremore, di profonda tenerezza religiosa del tutto aliena dalla tendenza neoterica che ravvisa nell’eucaristia un pasto d’agape, in cui si celebra l’unione d’amore della comunità.8 (10) Si avanza sino a sostenere la presenza di Cristo nella comunità stretta dalla carità fraterna.9

Il tentativo di rappresentare la Cena del Signore come una celebrazione di amicizia e di allegrezza dà luogo oggi a sacrileghi convegni conviviali in cui promiscuità di materie, arbitrio di gesti, illegittimità di consacratori, profanità di luoghi e di modi costituiscono uno scandalo e una tristizia nella Chiesa. In realtà l’ultima cena fu un atto supremo di amore divino, ma fu evento tragico. Si svolgeva infatti nel presentimento del deicidio, nell’ombra del tradimento, nello spavento dei discepoli incerti della loro propria fedeltà al Maestro,10 nello sgomento prelusivo al sudore di sangue del Getsemani. L’arte cristiana ha d’altronde figurato sempre l’Ultima Cena come un evento tragico e non come un convivio giocondo.11 (11)

La desostanziazione dell’eucaristia ha per forza scemato la riverenza al sacramento e la riforma liturgica vi si informa e la produce, forse per mimetica di ecumenismo.12 Abrogato quasi del tutto il digiuno previo alla sunzione; scemate le lumiere; divenuti rari inchini, baci e genuflessioni13 destituito il Santissimo dal luogo più degno del tempio; calato il tabernacolo dall’eccelsa all’ima e dalla centrale alla laterale posizione; disusate le private e le pubbliche devozioni latreutiche paraliturgiche; cancellata dai calendari la solennità del Corpus Domini e divenuta la processione teoforica di diurna in notturna come di lucifuga natio; tollerato l’uso di qualunque materia, sin di bodino dolce;14 minuscolizzate le iniziali delle parole sacre; disusati il preparamento e il ringraziamento per la Santa Comunione;15 decaduto il precetto pasquale; sostituite le sedie ai banchi con genuflessorio; obsolescente l’obbligo di confessarsi delle colpe gravi prima di accedere al corpus Christi; trattate le sacre specie da tutte le mani e data la Comunione da persone non consacrate; famigliarità inaudite con le ostie consacrate che i preti inviano in busta per posta ai fedeli che desiderano comunicarsi;16 abolita nel Messale l’istruzione de defectibus in celebrazione missarum occorrentibus.17 Insomma vi sono della degradazione eucaristica mille e mille segni qui crèvent les yeux.18 (12)

E se l’eucaristia è, come è, il fastigio del sacro e la riduzione di tutto il regno delle anime alla Monade essenziale, è da dire che la crisi della Chiesa è crisi dell’eucaristia, crisi della fede nell’eucaristia, includendo questa crisi tutto lo sreligionamento e il dissacramento che le molteplici variazioni partoriscono poi visibilmente.(13) (14)

Assolutamente no, e la cosa peggiore che questo Sacrilegio riguarda non solo gli NC ma la chiesa tutta da circa quaranta anni, se cosi' non fosse stato Kiko Arguello sarebbe durato 5 minuti, poi sarebbe stato messo alla porta.

mic ha detto...

Assolutamente no, e la cosa peggiore che questo Sacrilegio riguarda non solo gli NC ma la chiesa tutta da circa quaranta anni, se cosi' non fosse stato Kiko Arguello sarebbe durato 5 minuti, poi sarebbe stato messo alla porta.

tesi più volte sostenuta da Emma e sulla quale concordo in pieno

Emma ha detto...

Niente è obbligatorio nel cnc?
Posso anche crederlo, semplicemente perchè non ce n`è bisogno, il precondizionamento fa sì che in modo "automatico", ognuno si conforma a ciò che è usuale fare e purtroppo anche pensare, il condizionamento fa sì che la persona crede agire in modo libero mentre invece agisce in funzione di ciò che ha integrato come buono e giusto, dettato da chi ha il potere di influenzare la psiche e le menti.

a.rita ha detto...

Dice Paolo156:
“Nel CNC niente è obbligatorio, manco ancora il digiuno. Se digiuno ok, va bene, se non digiuno devo pregare per poter avere lo spirito e riuscire a digiunare. Senza lo Spirito Santo non si va da nessuna parte, manco ancora si riesce a digiunare e a far digiunare.
..non è NC obbligare perché non è Cristiano obbligare. … No, ognuno nella sua liberta.”

Risponde Mic:
“Se nel Cn niente è obbligatorio, com'è che o ti assoggetti adeguandoti acriticamente a metodi prassi, insegnamenti (senza poter fare domande), oppure devi andartene, perché sei preda del demonio?”

Risolviamo questo dilemma che ciclicamente ricompare all’interno dei confronti, poiché c’è una linea di pensiero secondo cui il Cammino sia un luogo estremamente permissivo (e come tale deleterio per la crescita morale del cristiano), tesi sostenuta anche dall’eminentissimo Sacerdote Luigi Villa che dice:
“La fondazione dei "neo-catecumenali" dello spagnolo Francesco Argüello (detto: Kiko!) è certamente il Movimento più radicalmente permissivo che esista nella Chiesa del Vaticano Il. Ed è da anni che Noi denunciamo questo "Movimento" eretico in seno alla Chiesa, perché è certamente una delle più gravi e pericolose deviazioni dalla dottrina cattolica, e anche la più insidiosa "eresia" che minaccia la Fede cattolica dopo il Vaticano II.” (Luigi Villa – “Eresie della dottrina neocatecumenale” – Ed. Civiltà)

Per contro ci sono moltissime persone che testimoniano l’esperienza personale di aver subito ogni sorta di condizionamento psicologico ed esistenziale, obbligati al un’ “obbedienza” pronta e muta ai catechisti, che si spinge fino al ricatto del “o fai così o te ne vai”, che incatena, una volta accettato il principio che la salvezza passi solo per il Cnc.

Com’è allora il Cammino? Libertario o repressivo? E’ davvero il luogo della libertà soggettiva, del fare le cose “ognuno nella sua liberta”, il luogo del “per grazia e senza sforzo”, (come testimoniano Paolo 156, Alessandro Cerboni ed altri) oppure il luogo dello strapotere degli iniziatori, dei catechisti, di tutto un sistema che gira attorno al singolo – comunità compresa – che lo stringe al muro, obbligandolo per amore o per forza a conformarsi mente e azione alla prassi interna?

Il Cammino è entrambe le cose. Esistono infatti persone che escono dal Cammino perché lo considerano troppo permissivo e persone che ne escono perché troppo oppresse da esso. Esistono anche persone che RIMANGONO nel Cn perché lo considerano “la celebrazione della libertà dello spirito” ed altre che rimangono proprio perché ne amano “l’impostazione rigidamente inquadrata, virilmente zelante”. Ripeto, entrambi gli aspetti sono veri, ma con tempistiche diverse. Entrambi gli aspetti sono percepiti, ma diversamente, a seconda della fisionomia mentale del singolo che li impatta. E’ normale che una realtà così diffusa a tutti i meridiani e paralleli del globo sia vissuta e recepita diversamente dalla cultura con cui si incontra, ma questo è comunque possibile perché il Cammino – come il suo iniziatore e la dottrina che predica – ha una natura camaleontica. Spiego.
(continua)

a.rita ha detto...

Il Cammino a livello di comportamento soggettivo dei singoli, a livello di pratiche spirituali comunitarie e personali, in una parola: a livello di crescita spirituale, da delle direttive precise, ma lascia al singolo la libertà di seguirle o meno (da ciò la sensazione di molti di essere molto liberi, anche di “sbagliare”), ciò perché si obbedisce alla dottrina protestante secondo cui ogni sforzo personale è bandito perché ipocrita, secondo cui la conversione è solo iniziativa di Dio e l’uomo può solo riceverla e perciò non esiste possibilità di fare il bene, se non sotto il totale influsso della Grazia, che Dio da solo a chi decide Lui … non c’è scambio fra Grazia e adesione umana alla Grazia, ma solo l’azione di Dio gettata in un contenitore vuoto(!) che la riceva. Oltre tutto con la storia del “cammino in discesa nella conoscenza del proprio male”, la famosa mal interpretata “kenosi”, vien detto dai catechisti che il Cammino, se fatto bene, non deve rendere “migliori” (no,no, quello è da farisei ipocriti), ma “peggiori”, per poter prendere atto ed accettare tutta la propria realtà di peccato, unica condizione per essere salvati (Lutero e Calvino docent). Ha quindi ragione Villa quando dice che il Cammino è la realtà più permissiva della Chiesa, dal Vaticano II in poi.

Ma quando si tratta di imporre delle restrizioni ai neocatecumenali che servano per tutelare la struttura interna del Cammino, vedi obbedienza assoluta dei catechisti agli iniziatori, obbedienza assoluta dei neocat ai catechisti (non in ambito morale e spirituale, salvo che quando si rendesse necessario per salvare “la faccia” del Cammino, ma in ambito organizzativo ed ideologico) allora il sistema è inesorabile! Nessuno può mettere in dubbio una parola di Kiko: lui ha il carisma; nessuno può discutere un ordine dei catechisti: loro sono i profeti di Dio per te; nessuno può modificare le abitudini liturgiche, comunitarie, dottrinali o psicologiche che regolano il Cammino al suo interno. Ciò non è permesso. O ti adegui, o te ne vai con tutte le maledizioni del caso.

Ora accade che alcuni percepiscano la prima caratteristica del Cammino, altri la seconda, accettandole o rifiutandole. Coloro che accettano positivamente la prima caratteristica sono quelli molto ben descritti da Emma:
“Niente è obbligatorio nel cnc? Posso anche crederlo, semplicemente perché non ce n`è bisogno, il precondizionamento fa sì che in modo "automatico", ognuno si conforma a ciò che è usuale fare e purtroppo anche pensare, il condizionamento fa sì che la persona crede agire in modo libero mentre invece agisce in funzione di ciò che ha integrato come buono e giusto, dettato da chi ha il potere di influenzare la psiche e le menti.”

Quelli che invece accettano consapevolmente l’aspetto repressivo sono coloro che nella vita hanno bisogno di esser sempre portati per mano, di qualcuno che si prenda la responsabilità delle loro scelte, perciò si sentono protetti da un sistema rigidamente preconfezionato.

Coloro che invece rifiutano uno o l’altro o entrambi questi elementi sono coloro che grazie a Dio si sono accorti che in tutti e due i casi si è fuori dalla dottrina cattolica della Chiesa e da ciò che insegna il Signore nel Vangelo.

jonathan ha detto...

Perfetto, A.Rita. Chiara e precisa. Confermo e sottoscrivo in toto.

Paolo156 ha detto...

Dice A. Rita in conclusione di tutto un discorso......
" Coloro che invece rifiutano uno o l’altro o entrambi questi elementi sono coloro che grazie a Dio si sono accorti che in tutti e due i casi si è fuori dalla dottrina cattolica della Chiesa e da ciò che insegna il Signore nel Vangelo. "

io ti rispondo
Come fai ad affermare che in tutti e due i casi o in entrambi si è fuori dalla dottrina cattolica della Chiesa. Sei la vergogna dell'intelligenza umana (che è dono di Dio - e te lo dice uno che è talmente ignorante che ancora va a scuola a 54 anni).
Pensi che per stare dentro alla chiesa bisogni rispettare al 100% la dottrina cattolica? Pensi che tutte le persone che sono adesso nella Chiesa siano dentro alla dottrina cattolica al 100%?
Pensi che solo quelli che ci stanno dentro al 100% abbiano diritto di stare nella Chiesa di NSCG.
Pensi di te stessa, nel tuo sapere, di essere al 100% dentro alla dottrina cattolica e quindi dentro alla Chiesa.
Suvvia....rilassati, chi è veramente dentro alla Chiesa è solo di NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO. Noi siamo "vasi di creta".

Ma ti accorgi che ti credi il centro dell'universo.

Faccio un piccolo esempio: in un post dai ragione al Santo Padre quando dice cose che tu condividi, in un'altro messaggio dici che è stato "plagiato" solo perchè dice cose che tu non approvi.
(internet registra tutto per tanti anni)
Ma chi ti credi di essere, la saputella del villaggio.

Mi sa che Katartiko abbia ragione, solo che per te non ne serve uno qualsiasi ma uno molto ma molto bravo e buono.

Ad ogni modo quando leggerò che ad una tua lettera il Santo Padre ti darà conferma di quanto contesti al CNC, allora ti credero'.

Fino a quel momento sei solo una povera ingannata (ma non sei da sola), e non sono il solo a pensarlo.

Spero in un tuo miglioramento.

Sivan ha detto...

Anch’io confermo e sottoscrivo.
Mi permetto di aggiungere una considerazione.
A prescindere dalla più o meno “liberalità” del CNC, il problema è a monte. Mi spiego: anche le suore di clausura non godono certo di libertà quanto un laico, ad esempio. Ma - e qui è il punto della questione - le suore si sono private della libertà, per adesione volontaria ad una vocazione.

Nel CNC la vocazione scatta appena si mette piede nella comunità. C’è una vocazione imposta, non proposta.
Tutti i sensi di colpa nascono da qui: se te ne vai sputi sulla Grazia. Punto. Le tue parole non contano.
Checchè ne dicano gli entusiasti del CNC, il problema c’è ed è grande come una montagna.

katartiko ha detto...

dice sorella rita:
tesi sostenuta anche dall’eminentissimo Sacerdote Luigi Villa che dice:
“La fondazione dei "neo-catecumenali" dello spagnolo Francesco Argüello (detto: Kiko!) è certamente il Movimento più radicalmente permissivo che esista...
Ed è da anni che Noi denunciamo questo "Movimento" eretico in seno alla Chiesa, perché è certamente una delle più gravi e pericolose deviazioni dalla dottrina cattolica, e anche la più insidiosa "eresia" che minaccia la Fede cattolica dopo il Vaticano II.” (Luigi Villa – “Eresie della dottrina neocatecumenale” – Ed. Civiltà)

accenni sull'"eminentissimo" don Luigi Villa:
Fra le battaglie di don Villa ce n’è stata una in cui ha duramente lottato per dimostrare la reale natura e gli aspetti negativi della personalità di Paolo VI, al secolo Giambattista Montini, come uomo cattolico...
...All’opera di Don Luigi, diretta a evidenziare la autentica devozione del Montini per la massoneria, si è affiancata anche quella di un ingegnere bresciano, Franco Adessa (Editrice Civiltà, Brescia, Via Galileo Galilei, 121), il quale ha pubblicato un libro, “A Paolo VI, unmonumento massonico”.....
....In data 21.10.2009, a seguito della distribuzione del Numero Speciale di “Chiesa viva” 420, che riportava il titolo: “Brescia: la nuova chiesa parrocchiale di Padergnone è un Tempio massonico-satanico!”,......

.....http://www.salpan.org/SCANDALI/Escriv%C3%A0.html.....

.....poi c'è il delirio:
Ora, il Vicario di Gesù Cristo (Papa benedetto XVI),
che dovrebbe essere il
“Buon Pastore” e non essere
causa di turbamento
per i milioni di fedeli del
Santo di San Giovanni Rotondo,
del quale si sono addirittura
dissacrate le sue
spoglie, doveva anche sapere
che il detto Tempio (capace
di ospitare migliaia e
migliaia di persone) è, in
realtà, un edificio di stampo
massonico che, fingendosi
clericale, vuole invece
sconfiggere la Chiesa
dallʼinterno e imporre il potere
dellʼAnticristo, di Lucifero.

Ecco a voi l'"eminentissimo" don Luigi Villa. Sarò ripetitivo ma penso che una curetta se la dovrebbe fare anche lui.

larus ha detto...
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mic ha detto...

Pensi che solo quelli che ci stanno dentro al 100% abbiano diritto di stare nella Chiesa di NSCG.
Pensi di te stessa, nel tuo sapere, di essere al 100% dentro alla dottrina cattolica e quindi dentro alla Chiesa.
Suvvia....rilassati, chi è veramente dentro alla Chiesa è solo di NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO. Noi siamo "vasi di creta".


Purtroppo la Chiesa del nostro tempo ha perso la sua identità cattolica ed appare -senza esserlo fino in fondo- neo-protestante.

C'è da chiedersi se sono in comunione col Papa i tanti (troppi) vescovi modernisti che non lo obbediscono

che siamo "vasi di creta che custodiscono un Tesoro=Cristo" è vero, ma c'è una "ignoranza colpevole delle verità della Fede", non inventata da noi ma prevista dal Magistero della Chiesa, che fa scambiare un tesoro di latta per quello 'd'oro sopraffino', l'Unico Vero...

Parlo per me, ma vale anche per A.Rita: noi non abbiamo la verità al 100%, ma SIAMO nella Verità, garantite in questo dal Magistero di Sempre e non dal nostro 'sentire' né dalle nostre opinioni personali. Anche le nostre personali esperienze che diventano testimonianze, sono confrontate e scaturiscono dagli insegnamenti cattolici e dalla vita sacramentale vissuta nella Chiesa e non da 'falsi maestri' sedicenti 'profeti'


Non esiste un "diritto di stare nella Chiesa di Gesù": ci sei o non ci sei dentro (spiritualmente e non giuridicamente, intendo) se vivi la comunione ecclesiale in Cristo. La comunione ecclesiale è data soprattutto dalla vita sacramentale condivisa, cosa che il cammino non consente né a chi è dentro né a chi è fuori perché vive e diffonde una spiritualità e delle prassi tutte sue, indiscutibili, rigide e irreformabili, assolutamente 'separate' spiritualmente dal resto della Chiesa cattolica, non del tutto da quella modernista

mic ha detto...

Quanto alle notizie fornite sul sacerdote Luigi Villa, io non possso sapere se Paolo VI fosse o no massone o simpatizzasse per la massoneria.
Tuttavia, nei confronti dei fatti non valgono argomenti. I fatti sono:
-la riforma liturgica di Paolo VI, se non ha abolito ha di molto diluito il sacrificio di Cristo, tanto da farlo ritenere ormai quasi un'ptional, anziché il cuore insieme alla Risurrezione, del Kerygma cattolico. Le altre conseguenze dell'antropocentrismo, della banalizzazione, della scomparsa della solennità e della scralità della Santa e Divina Liturgia, che opera di Dio e non dell'uomo, sono sotto gli occhi di tutti e molti, oggi, ne stanno diventando consapevoli come non mai prima. Forse perché stiamo toccando il fondo.

Quanto al Tempio massonico di Padre Pio, ho visto i documenti e non posso che confermarne l'attendibilità. Non credo tuttavia che il Papa ne fosse informato, perché i filtri della Segreteria di Stato penso funzionino molto bene...

mic ha detto...

Fino a quel momento sei solo una povera ingannata (ma non sei da sola), e non sono il solo a pensarlo.

ti stai forse specchiando?
Mi chiedo a quale categoria di persone, così efficacemente delineate da A. Rita con un'analisi che contiene elementi sociologici e psicologici ineccepibili, tu appartenga

Ti rimando anche all'altrettanto ineccepibile e chiarissimo post di Emma, pur nella consevolezza che tanta chiarezza corre il rischio di 'accecare' chi NON VUOLE o NON PUO' vedere

mic ha detto...

dice Larus

Ed anche se qualcuno tra i catechisti dovesse porsi in ascolto delle tue ragioni (solo per smascherare 'l'inganno del demonio'), la conclusione sarà sempre: <<... sì ma il Signore ti ha chiamato quì! Vuol dire che ciò è buono per te>>

e giù con i sensi di colpa ...


indiscussa, indiscutibile, inesorabile apoditticità.
C'è chi la regge e chi riesce ad affrancarsi per i motivi ben spiegati da A. Rita e Emma