martedì 10 novembre 2009

Neocatecumenali. Perché hanno cambiato anche la "lavanda dei piedi"?

Anche in questo articolo, partiamo da testimonianze concrete, che entrano nel cuore del problema, che poi affronteremo in comparazione con la realtà cattolica.
Testimonianze:

1. Nella mia parrocchia, per anni si è consumato un rito che ha caratteristiche e significati esclusivamente comunitari, senza nessun legame con i riti della Chiesa: giovedì e venerdì santo, mentre ancora i fedeli sono in chiesa e defluiscono lentamente da essa e mentre molti altri sostano per l'adorazione del santissimo sacramento o per l'adorazione della croce, i neocat si mobilitano per preparare le loro sale per fare delle celebrazioni parallele della lavanda dei piedi e del venerdì santo. Cose simili accadono anche il giorno delle ceneri: mai partecipano all'imposizione delle ceneri fatta in chiesa, ma nel corso di una penitenziale, inseriscono questo rito.
Per non parlare delle comunità che si riuniscono a celebrare per tutto il tempo di pasqua in veste bianca, alla sera, di nascosto... mi sembrano le riunioni del Ku klux klan (non so se l'ho scritto giusto). Sono una anti-comunità, una anti-chiesa.
2. I fratelli si devono lavare i piedi l'un l'altro, cioè ognuno è a servizio di un altro. il responsabile li deve lavare a tutti. Gli altri fanno come si sentono; l'orientamento del cammino è che un fratello dovrebbe lavarli a quello con cui ha più divergenze rispetto agli altri. Se capita però che un fratello è particolarmente antipatico al resto della comunità, può capitare che vadano tutti da lui (nella mia è successo) e quindi ci può rimanere male (penserebbe infatti :"ma ce l'hanno tutti con me?"); l'orientamento del cammino qui, è quindi di cercare di limitare di ... lavarlo troppo; cioè se da questo ce ne sono già andati 5 o 6, è meglio non infierire ulteriormente.
3. la lavanda dei piedi neocat non è inserita in una celebrazione ecclesiale, per cui il sacerdote non c'è, o comunque non è strettamente necessario. Deve essere il capo responsabile a lavare i piedi ai fratelli, proprio per il servizio che svolge in comunità, che lo porta ad essere servo degli altri. E' un segno che in apparenza è simile a quanto fatto da Gesù, in realtà è una scimmiottatura grottesca, a cui viene anche dato il significato di riconciliazione tra i fratelli, di fatto una vera e propria assoluzione comunitaria. Dopo che il responsabile ha lavato i piedi a tutti, i fratelli liberamente lavano i piedi prima al coniuge e poi alle persone con cui c'è stato qualche contrasto. E qui inizia il grottesco: quando qualcuno ti viene a lavare i piedi cominci a chiederti 'ma che cosa gli avrò fatto, o forse avrò detto qualcosa che l'ha offeso'; oppure succedeva che si andava a lavare i piedi e si diceva: 'scusa sai, non ce l'ho con te, ma non so a chi lavare i piedi."
4. Questo della Verità della Santa Messa in Coena Domini, è un fatto ancora doloroso che riemerge nel mio animo ogni Pasqua. Chiedo al Signore che mi dia la Sua Pace, per lenire il dolore ancora acuto. Legato al Sacro Rito c'è un episodio cardine del processo del mio distacco, radicato da tempo ma ormai irreversibile, dalla Associazione CNC!
Negli anni di CNC, il Giovedì Santo ci si riuniva non in Chiesa per le celebrazioni previste dalla Parrocchia, ma nell' "aula" per la "lavanda dei piedi" in Comunità! Non da subito avvenne ciò che poi sempre più mi provocò grande disagio. Già non capivo perchè questa "duplicazione monca" all'inizio del Triduo Sacro... Poi questa "Lavanda fraterna" veniva officiata, al bisogno, dal responsabile di Comunità o dai più anziani. O dai catechisti.
Quando esposi i miei dubbi a un mio caro amico e fratello di comunità, venni severamente rimproverato. Dissi che il Rito così officiato, per quanto appresi dalla Chiesa, perdeva il suo senso e non era la Lavanda dei piedi. Ma qualcosa di altro. Mi fu risposto che ero un fariseo, che mi ribellavo alla Grazia che "passava", ANCHE SE NON ERANO PRESENTI "PRESBITERI"! PERCHE' LA "SUPPLENZA" era stabilita dalla Chiesa e poteva avvenire al bisogno!
Chiamai il Vicariato rimanendo generico, chiedendo se un Laico poteva Officiare il Sacro Rito e se questo poteva essere officiato separatamente dalla Messa. Risposta: NO! Il rito avrebbe perso completamente il suo senso fondamentale! Dunque, per più di cinque anni, mi sono trovato a "partecipare" a un altro Rito !!! Quale?
La Santa Omelia del Pontefice per la recente Messa in Coena Domini, conferma pienamente la diversità sostanziale e drammatica della prassi e della ritualità NC. A grande danno di tutti i Figli della Chiesa, e di coloro che credono di esserlo, pur stando nella associazione NC!
Chiedo a coloro che amano la Chiesa, di leggerla in coscienza. E con vero amore... Dio ci aiuti!
Ciò che mi ha colpito di più in questa SPLENDIDA Omelia, dove lo Spirito di Dio HA PARLATO, è il ribadire da parte del Papa che l'Azione di Cristo Signore è una Azione SUA PROPRIA. E che nella Azione del Cristo, prima dell'Istituzione dell'Eucaristia, c'è il Suo Mistero. Sacramentum.
Questo conferma ancora di più, e con forza, quanto venga relativizzato il Sacerdozio Ordinato da parte di Kiko, inteso solo dal punto di vista FUNZIONALE e pratico (se ne fa un uso inerente alla necessità che non appartiene alla sfera del Sacro). "Se non c'è il presbitero, si faccia fare a un Catechista. Se non c'è, si faccia fare al Responsabile o chi per lui!"
L'altro Punto Fondamentale in questa perla di Magistero del Papa è nella focalizzazione di cosa Significhi REALMENTE "essere come l'Uomo del Discorso della Montagna". Cosa significhi REALMENTE fare un "Cammino Post-Battesimale"!
Tutto è Concentrato nella riscoperta della centralità del SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE per fare davvero UN "CAMMINO DI RISCOPERTA DEL BATTESIMO"! Il "Cammino Post-Battesimale", il "Catecumenato post-Battesimale", altro non è per la Chiesa Romana che la Crescita Spirituale e la retta preparazione alla celebrazione di questo Sacramento per accostarsi degnamente all’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita di Fede!
Il Profondo significato Purificatore dei peccati di chi è già Battezzato, quindi è già "Mondo", del Rito della Lavanda dei Piedi è totalmente IGNORATO dal CNC! Essere davvero in Comunione con Gesù, valorizzare davvero il Battesimo ricevuto. Il "Cammino di riscoperta" non può essere TALE SE NON orientato dal Catechismo e dagli insegnamenti e prassi della Chiesa, in questo senso! Per cui, i desideri e soprattutto le speranze dei Papi, soprattutto di questo, erano orientate affinché il "CNC" DIVENTASSE QUESTO "CAMMINO DI RISCOPERTA ECCLESIALE"! Le Norme, gli Statuti scaduti, tutto si dirige a questo! Ma solo sulla carta…
5. M. (neocat.): Innanzitutto tu sai che si tratta di una celebrazione della Parola. In questa celebrazione si legge tutto il discorso di Gesù nell'ultima cena riportato da S. Giovanni. E' un crimine? O è lodevole ascoltare la parola di Gesù? In secondo luogo la lavanda dei piedi è un sacramentale. E' un crimine o è lodevole vivere personalmente questo gesto che Gesù fece ai suoi discepoli? O vi scandalizzate come Pietro? Tu lavare i piedi a me? Ciò non avverrà mai! "«Si affretti, acceleri l' opera sua, affinché la possiamo vedere; si avvicini, si realizzi il progetto del Santo d'Israele e lo riconosceremo»."
OK. Apparentemente il tuo discorso non fa una grinza; ma è completamente sganciato dalla realtà ecclesiale! Che senso ha fare una celebrazione privata del genere, senza il sacerdote, e con significati propri che abbiamo analizzato, proprio mentre tutti gli altri cristiani sono in Chiesa a celebrare l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio?
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Cerchiamo di fare una sintesi completa, per quanto ci è possibile, sulla "Lavanda dei piedi" nel cammino NC:
Dietro la Lavanda dei piedi neocatecumenale, c'è anche l' interpretazione letterale, ma non ecclesiale, di Giovanni 13. E' con tale interpretazione che si "giustifica" il rito della Lavanda ripetuto in celebrazione assolutamente privata da ogni comunità neocat dopo un paio di anni di cammino.
Ma, a prescindere dalla celebrazione privata (un'altra ritualità anomala dei NC, perché la Chiesa la fa il giovedì Santo, nelle Chiese consacrate, ricordando l'istituzione dell'Eucaristia), è evidente che nel "venne a servirli" citato da kiko anche nella lettera al Papa c'è il senso della "lavanda dei piedi" che lui enfatizza nell'Eucaristia e se ne può intuire il perché: perché è l'unico accenno ad un'azione di Gesù nella Cena del Vangelo di Giovanni, mentre la formula della Consacrazione del Pane e del vino è contenuta solo nei sinottici e nella lettera ai corinzi (in Giustino ecc.)...
Eccoci dunque ancora una volta al malinteso ritorno alle origini e sempre nell'interpretazione letterale di una parte di un vangelo trascurandone altre nonché altri elementi essenziali della stessa:
1. Lo stesso Giovanni non fa altro che parlare del "pane vivo disceso dal cielo" e "chi non mangia di questo pane e non beve di questo sangue..."
2. Il vangelo di Giovanni è stato l'ultimo vangelo redatto, quando nelle comunità la fractio panis era già consolidata e non c'era bisogno di parlarne esplicitamente, tanto più che del Corpo del Signore come pane e del Sangue come bevanda della nuova alleanza (formula della Consacrazione) ne parla a iosa... “Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi.” (Gv 6)
3. la Chiesa la celebra il Giovedì Santo, giorno del Triduo Pasquale dedicato all'istituzione dell'Eucaristia e, per la Chiesa, la "lavanda dei piedi" simboleggia il 'lavacro' operato dal Sacramento della Riconciliazione, ma soprattutto l’istituzione del Sacerdozio Ministeriale.
Cos'è che "giustifica " il rito della Lavanda ripetuto in celebrazione assolutamente privata da ogni comunità neocatecumenale dopo un paio di anni di cammino e per di più celebrato DA LAICI? Soltanto la rivalutazione tutta protestante del sacerdozio battesimale rispetto a quello ordinato, la celebrazione di un rito di “iniziazione” al discepolato nonché un rito di assoluzione intracomunitaria!
4. La verità non detta esplicitamente ma da noi più volte ribadita è che Kiko e Carmen si sono fermati alla "lavanda dei piedi", che è appunto un rito di iniziazione, detto "di inversione" che introduce al discepolato. Questo è il vero significato della ritualità anomala operata a due anni d'inizio del cammino ed è anche il vero senso dello "stare seduti" a mensa durante l'Eucaristia - detto anche nella lettera al Papa - mentre Cristo passa a "servirli"!!!!
Ma l'ultima cena - oltre che alla lavanda dei piedi e a poter essere vista come "banchetto nuziale, escatologico", come certamente è, ma di essa nel cammino nc si enfatizza l’orizzontalità del banchetto fraterno - riporta all'istituzione dell'Eucaristia e alla prefigurazione del Calvario e della Resurrezione (per che cosa dunque si chiama Eucaristia, cioè rendimento di grazie, lode, se non per tutti i doni ricevuti, a partire dalla vita e soprattutto per quelli, escatologici, che non vengono se non dal Sacrificio del Signore?) È questo il vero significato cattolico, non solo l'iniziazione al discepolato o la cena fraterna o l’attesa dell’”allegria”! E il Signore non viene “a servire i commensali”, ma ri-presenta al Padre il Suo Sacrificio a beneficio di tutti i partecipanti ai quali è strettamente unita tutta la Chiesa terrestre e celeste, di ogni luogo e di ogni tempo.
E TUTTA la celebrazione – opera di Cristo: il Sacerdote agisce “in persona Christi” – è un rendimento di grazie (non solo il momento del ringraziamento finale come subdolamente predica Kiko criticando la Chiesa nelle sue catechesi (OR, p. 330). Essa è la riattualizzazione del 'mistero pasquale', ma non per vivere solo il momento della 'Risurrezione', ma il mistero nella sua interezza: 'Passione, Morte e Risurrezione' del Signore Gesù... il suo Sacrificio di espiazione per i nostri peccati ri-presentato al Padre per inserirci nella Sua offerta e riceverne i beni escatologici che è Lui a donarci, non l’Assemblea, la Comunità che celebra... E’ solo per il Sacrificio di Cristo, poi Risorto che la Santa e Divina Liturgia è fonte di riconciliazione e rigenerazione e che ci introduce sempre più, in Gesù Risorto, nel Mondo della Resurrezione!
Abbiamo così evidenziato una delle molte prassi del cammino neocatecumenale, avulse dal loro significato ecclesiale, che hanno valenza esclusiva in esso, strumentale all’edificazione progressiva di una entità comunitaria che non è integrata nella vita della Chiesa, anche se ne fa parte nominalmente e tende piuttosto a sostituirsi ad essa.
Ed anche qui vediamo evidenti elementi di "giudaizzazione" del cristianesimo perché, dietro alle prassi di "assoluzione comunitaria", c'è la concezione giudaica -peraltro in parte distorta- del peccato: chi pecca non offende Dio, non recide il legame vitale con Dio, non esce dal progetto di Dio per lui, ma "uccide la comunità" è responsabile direttamente verso di essa e i fratelli che ne fanno parte, non è in primo luogo responsabile personalmente davanti a Dio nel personale rapporto con Lui che viene prima di qualunque legame comunitario. Tutto questo, oltre a non essere cattolico, non è nemmeno cristiano

34 commenti:

larus ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mic ha detto...

E' evidente che il peccato, ogni peccato danneggia, oltre a chi lo compie anche la comunità e le sue conseguenze si riversano sul mondo intero. Ma circoscriverne gli effetti e la soluzione, che è una soluzione costruita e quindi falsa, all'ambito comunitario, significa indurre ad una antropologia ed anche ad un teologia "altre" da quelle della Chiesa, perché viene fatto interiorizzare alle persone un falso rapporto con Dio e con gli altri e soprattutto provoca una cesura con 'il resto del mondo', operazione nettamente settaria...

mic ha detto...

... ma il giudizio non passava mai!

Caro Larus,
è chiaro che non passava mai, perché la vera 'trasformazione' e la Grazia Santificante per operarla, la può donare solo il Signore per mezzo del Sacramento che ha in sé l'Opera del Signore nei confronti di chi lo vive, se è somministrato da un ministro ordinato, che agisce "in persona Christi" perché ha avuto questo potere dalla Chiesa attraverso l'Ordinazione, con l'imposizione della mani e l'unzione, che garantiscono la Successione Apostolica!

mic ha detto...

... un laico non ha questo potere. Tutt'al più può indurre meccanismi psicologici più o meno sani, ma tutto si ferma sul piano psicologico e non può 'toccare' lo spirito, se non per gli sviamenti che induce con le false interiorizzazioni che certe prassi provocano, come tentavo di spiegare nell'articolo.

mic ha detto...

scendo ulteriormente nel dettaglio, perché molte cose per noi scontate, non lo sono per tutti:

Inserisco direttamente cosa dice il Catechismo CC

1422. « Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera ».
1423 È chiamato sacramento della Conversione poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.
È chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
1424 È chiamato sacramento della Confessione poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una « confessione », riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore.
È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente « il perdono e la pace ».
È chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20). Colui che vive dell'amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all'invito del Signore: « Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello » (Mt 5,24)

... ma non posso riuscire a riconciliarmi con mio fratello, se prima non mi riconcilio con Dio e, dal suo perdono, sono liberato dal mio peccato, mentre dal perdono (quello vero, dal cuore sanato, non solo a parole o con gesti eclatanti come il lavare i piedi), che a mia volta riesco a dare a chi mi ha fatto del male, sono guarito dalla ferita provocata nel mio intimo

mic ha detto...

... altrimenti perché nel Padre nostro il Signore ci ha insegnato a dire: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori"?
E questo è anche collegato all'invocazione precedente: "dacci oggi il nostro pane quotidinano", che non riguarda solo le nostre necessità materiali, tanto che i Padri lo chiamano "supersustanziale", cioè il "pane vivo sceso dal cielo", Gesù...

Senza di Lui non possiamo far nulla: è lui che ci fa riconoscere il nostro peccato e tornare al Padre e volgerci ai fratelli con la stessa misericordia con la quale siamo ri-generati

mic ha detto...

può forse rigenerarci uno pseudo-sacramentale fatto da un laico che scimmiotta Cristo?
Per me è anche una profanazione, di cui ovviamente non è responsabilie chi non conosce la VERA Riconciliazione perché non è quella che gli viene insegnata, anzi lo si induce a disprezzarla come cosa superata e di altri tempi

gianluca cruccas ha detto...

Nel 1523 Adriano VI disse pubblicamente, in riferimento alla avvenuta scissione protestante:

“Noi riconosciamo liberamente che Dio ha permesso questa persecuzione della chiesa a causa dei peccati degli uomini e particolarmente dei sacerdoti e dei prelati. La mano di Dio, infatti, non si è ritirata, egli potrebbe salvarci, ma il peccato ci separa da Lui e gli impedisce di ascoltarci. Tutta la Sacra scrittura ci insegna che gli errori del popolo hanno la loro sorgente negli errori del clero …Sappiamo che, da molti anni, anche nella Santa Sede sono stati commessi molti abomini: traffico di cose sacre, trasgressione dei Comandamenti in tale misura che tutto si è trasformato in scandalo. Non ci si può meravigliare che la malattia sia scesa dalla testa alle membra, dai papi ai prelati. Noi tutti, prelati ed ecclesiastici ci siamo sviati dalla via della giustizia. Da molto tempo nessuno fa più il bene. Per questo tutti noi dobbiamo onorare Dio e umiliarci davanti a Lui. Ciascuno di noi deve esaminarsi e vedere in che cosa è caduto molto più severamente di quanto non lo sarà da Dio nel giorno della Sua ira. Noi ci consideriamo tanto più impegnati a farlo perché il mondo intero ha sete di riforma.” (discorso di Adriano VI ai delegati della Dieta imperiale, dopo la scissione protestante nel 1523)

Le parole pronunciate dal Santo Padre,nella nona stazione durante la Via Crucis del 2005:

-“Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25)”- non sono forse in linea con le parole pronunciate da Adriano VI nel 1523?

gianluca cruccas ha detto...

Continua...

Sono passati circa 500 anni dalla aberrante Riforma protestante, e all’interno della Chiesa, (a causa della complicità di prelati ed ecclesiastici che scandalosamente hanno avvallato l’insegnamento ereticale del Cammino Neocatecumenale, che hanno volontariamente occultato le decine di testimonianze denuncianti i reali frutti di questo movimento, che hanno accettato ingenti somme di denaro elargite con l’inganno da parte di Kiko Arguello e della sua cerchia, per ingrandire la sua chiesa personale, che volontariamente non sono andati sino in fondo sui numerosi casi di suicidio avvenuti all’interno di codeste comunità), si è insediato il Cammino Neocatecumenale, che con i suoi fondatori e tutti coloro che hanno disprezzato la verità, facendosi corrompere in varie maniere, stanno attaccando al cuore la Chiesa Cattolica nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, nel Santo Sacramento della Confessione, nel Santo Sacramento del Battesimo e nel Santo Sacramento dell’Ordine, corrompendo le coscienze con la dottrina neocatecumenale che va contro tutto ciò che il Signore ha rivelato nella Sacra Scrittura, dalla prima parola sino all’ultima, e nella Dottrina della Chiesa Cattolica insegnataci dai Padri della Chiesa per 2000 anni. Dopo 500 anni se un Papa pronuncia queste parole significa che niente è cambiato, anzi considerando il fatto che i Suoi predecessori, soprattutto quelli prima del Concilio Vaticano II, hanno condannato tutte queste eresie e tutte queste azioni, la situazione è addirittura peggiorata.
Come si possa lasciare in circolazione gente che anziche' far riscoprire il vero Battesimo che hanno ricevuto,(fedeli ingnari), lo distruggono facendogli fare un cammino iniziatico, che li portera' a fare, (nella mente dei fondatori della setta), un nuovo battesimo che di Cristiano a ben poco.

gianluca cruccas ha detto...

Il fatto che una realtà venga ufficialmente approvata come “ecclesiale” prima che sia stata approvata la dottrina su cui si basa, già ha dell’incredibile, ma ciò è esattamente quello che sta accadendo con il Cammino Neocatecumenale al quale è stato permesso di seguire un iter di crescita e di affermazione del tutto contrario alla prassi stabilita da sempre nella Chiesa: prima dovrebbe esserci l’eventuale accettazione dell’impostazione dottrinale, poi l’approvazione di uno statuto, infine il permesso di erigere le strutture formative come i seminari; in questo caso è accaduto l’esatto contrario: sono sorti prima i seminari, senza averne la dottrina approvata, nei quali non si sapeva bene neanche cosa veniva insegnato … poi c’è stata l’approvazione arbitraria di uno statuto definitivo senza che venisse prima accettata la dottrina a cui quello statuto continuamente si riferisce … ed infine – Dio protegga la Chiesa da una tale tragedia! – la promozione della dottrina stessa, non certo per la sua ortodossia, quanto piuttosto come conseguenza delle approvazioni precedenti, le quali sono state perseguite ad arte per tentare di mettere le Autorità di fronte al fatto compiuto! E tutto ciò non ha precedenti nella storia della Chiesa! Ma come se non bastasse, cosa ancora più inaudita e mai accaduta prima, viene concesso un mandato missionario di evangelizzazione a gente la cui predicazione rimane a tutt’oggi non approvata, perché di origine molto dubbia e questo è veramente imbarazzante!

mic ha detto...

... oltre che essere imbarazzante e incomprensibile per chi non conosce solo superficialmente questa realtà, crea un 'vulnus' incommensurabile nella identità cattolica, nella quale il 'relativismo' anche dottrinale sembra entrato in pieno.

La "Dottrina" non è un fatto soltanto giuridico, ma identitario, perché lex orandi, lex credendi: la formazione ricevuta e praticata connota la spiritualità, la teologia, l'antropologia che a loro volta in-formano la vita e l'anima delle persone

gianluca cruccas ha detto...

La "Dottrina" non è un fatto soltanto giuridico, ma identitario, perché lex orandi, lex credendi...

Hai proprio ragione, difatti lo stesso statuto definitivo del CN indica codesta identita':

Titolo I [ Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale ]

Art. 2 [Attuazione del Cammino Neocatecumenale]
[…] il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi:
1°. sotto la giurisdizione, la direzione del Vescovo diocesano […]
2º. secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti

gianluca cruccas ha detto...

Art. 7 [Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità]
§ 2. Modello della comunità neocatecumenale è la Sacra Famiglia di Nazareth, luogo storico dove il Verbo di Dio, fatto Uomo, si fa adulto crescendo «in sapienza, età e grazia», stando sottomesso a Giuseppe e Maria.18 Nella comunità i neocatecumeni divengono adulti nella fede, crescendo in umiltà, semplicità e lode, sottomessi alla Chiesa.

Dove sono le comunità come la Santa Famiglia di Nazareth? Dove sono l’umiltà, la semplicità e lo spirito di lode? Dove si vede che “l’altro” in comunità è “Cristo”?
Quando lo stesso fondatore afferma:


La gente pensa che Gesù Cristo è venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte (la sua sofferenza soprattutto), ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone Gesù Cristo è un ideale, un modello di vita, un esempio. Non è così. Questo sarebbe convertire il cristianesimo in un moralismo: la giustificazione della persona mediante il compimento della nuova legge, con l'aiuto dei sacramenti. Così molta gente pensa: Gesù Cristo ci ha dato dei sacramenti perché, accostandoci ad essi, abbiamo la forza di compiere la legge; inoltre ci ha dato l'esempio con la sua vita dicendoci: vedete come faccio io? Così fate anche voi. Se poi chiedi alla gente: tu lo fai? ti rispondono: via, io non sono Gesù Cristo, non sono mica un santo... Il cristianesimo non è per nulla un moralismo. Perché, se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?” ( Or., pag. 125-126)

Sivan ha detto...

Sono sotto influenza, in fase di guarigione (spero).
Sto cercando di leggere pian piano gli ultimi tre o quattro post e relativi commenti.
Un caro saluto tutti.

gianluca cruccas ha detto...

Questo sarebbe convertire il cristianesimo in un moralismo: la giustificazione della persona mediante il compimento della nuova legge, con l'aiuto dei sacramenti. Così molta gente pensa: Gesù Cristo ci ha dato dei sacramenti perché, accostandoci ad essi, abbiamo la forza di compiere la legge...

Queste affermazioni confermano il disprezzo di Kiko per i Sacramenti, quindi non ci si puo' stupire del fatto che nel CN non si faccia mai la lavanda dei piedi nel Giovedi' Santo, che non si faccia l'adorazione della Croce nel Venerdi' Santo, e che si faccia una veglia pasquale separata dalla parrocchia, con una celebrazione ebreo protestante

gianluca cruccas ha detto...

Quindi questo Articolo n.7 [Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità …]” che dice che le comunità neocatecumenali sono strutturate e portate avanti seguendo il modello della Santa famiglia di Nazareth è da rigettare come falso e blasfemo.
Inoltre, Il Cardinale Stanislaw Rylko, e i fondatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Arguello, Carmen Hernàndez e Padre Mario Pezzi e tutti coloro che in questi quarant’anni li hanno spalleggiati, vorrebbero farci intendere che in queste comunità neocatecumenali, la Sacra Scrittura, la vera Tradizione della Chiesa Cattolica, ed il Catechismo della Chiesa Cattolica, siano da mettere in relazione con le aberranti catechesi contenute negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti(!), vorrebbero inoltre farci intendere che il modo di celebrare l’Eucarestia in queste comunità sia da considerare ortodosso e non blasfemo

mic ha detto...

Ciao Sivan,
guarisci presto!
Ti aspettiamo

gianluca cruccas ha detto...

"entrare nella morte dei nostri problemi, come è disceso Gesù Cristo nel Giordano e lo Spirito Santo era su di lui. Allora la celebrazione ebraica dello Yom Kippur, che comprende anche 10 giorni di penitenza prima di arrivare all'assemblea che si veste tutta di bianco - il shabat degli shabat - e ha dovuto mandare a chiedere perdono a Tizio e a Caio, e se non ha ricevuto il perdono ha dovuto dirgli di andare da loro con testimoni e se no lo deve dire alla comunità. Ma non si può andare alla celebrazione se non ha perdonato i fratelli,.."

Piu' chiaro di cosi', nel CN l'ebraismo e veramente evidente, si sostituisce il Sacramento della penitenza con lo Yom Kippur, gia' nella catechesi sulla penitenza del CN si pone in risalto solo l'aspetto comunitario a discapito dell'aspetto personale, (peraltro disprezzato).

Ho pescato su un sito ebraico il significato dello Yom Kippur, che rende abbastanza chiaramente cio' che intende Carmen.

gianluca cruccas ha detto...

Yom Kippur

Il giorno di Kippùr, chiamato comunemente Yom Kippùr o Yom Hakippurìm, è il giorno destinato dalla Torà per espiare i peccati commessi nel corso dell'anno sia nei confronti di Dio che nei confronti degli uomini. La data in cui cade Yom Kippùr, il 10 di tishrì, non è ovviamente casuale.

Dopo aver rotto le Tavole della Legge a causa del peccato del vitello d'oro, Moshé ascese al monte Sinai per riprendere delle nuove tavole mentre il popolo ebraico si dedicava alla preghiera e al pentimento. Dopo quaranta giorni Hashèm accettò la teshuvà (penitenza) del popolo ebraico e permise a Moshé di portare ai figli di Israèl i precetti appresi e poi trascritti sul Sinai. Moshé scese dal monte proprio il 10 di tishrì; per questo motivo questa data fu scelta da Hashèm come il giorno della teshuvà, cioè il giorno in cui Egli accetta il pentimento del popolo ebraico.

A questo proposito il Midràsh racconta: «Rabbi Eli'ezer ben Beterà disse: "Quaranta giorni rimase Moshé Rabbenù sul monte Sinai. Questi quaranta giorni gli servirono per commentare e spiegare ogni passo della Torà. Poi, Moshé prese ciò che aveva scritto, cioè i Dieci Comandamenti e scese il 10 del settimo mese, ossia il giorno di Kippùr, e portò le Tavole della Legge al popolo ebraico"».

La mitzvà principale di Yom Kippùr è quella della teshuvà che ha il potere di annullare le colpe dell'uomo in quanto annulla le pene divine e cancella le trasgressioni commesse.

Una forza particolare risiede nella teshuvà dei bambini. Si racconta che il Maghìd di Dubna dicesse ai bambini: «Da voi che siete giovani dipende la vita del popolo ebraico, così come quella dei vostri genitori. I genitori hanno il dovere di educare i figli, ma poi saranno questi ultimi a portare la vita ai genitori grazie all'educazione ricevuta». Se nel giorno di Kippùr i figli riescono a pregare con sentimento, se i bambini riescono anche loro a fare un po' di teshuvà per le cose che hanno fatto, se sanno recitare un po' di tefillà, significa che hanno ricevuto una buona educazione ebraica dai genitori, per i quali si apriranno le porte della misericordia divina. È come se Hashèm osservasse questi bambini e dicesse: «Se i figli riescono a pregare significa che veramente i genitori hanno dato loro qualcosa di positivo».

Per cui, anche se i bambini sono esentati dall'osservare le mitzvòt fino a tredici anni, i maschi, e dodici anni, le femmine, è bene che anch'essi imparino a fare teshuvà fin da piccoli e a pentirsi per le azioni negative commesse. È importante, soprattutto, insegnare loro a pentirsi di una cosa: della loro mancanza di rispetto nei confronti dei genitori.

Secondo un'opinione presente nel Midràsh e nella Qabbalà, quando arriverà Mashìakh tutte le feste ebraiche scompariranno e non verranno più rispettate; solo Yom Kippùr (secondo alcuni anche Purìm) rimarrà in eterno. È infatti scritto: e questa sarà per voi come regola eterna (ibid. 31).

Sempre secondo il Midràsh, un'altra particolarità di questa ricorrenza è che essa è l'unico giorno dell'anno in cui il Satàn (l'angelo del male) non può nuocere al popolo ebraico. Infatti, il valore numerico (ghematrìa) della parola Satàn è 364, come i giorni dell'anno solare meno uno _ appunto Yom Kippùr.

Il Midràsh racconta che Dio disse al Satàn: «"Tu non sei autorizzato a toccare il popolo ebraico, ma ciononostante va' a vedere in che cosa è impegnato". Il Satàn quindi andò e trovò che tutto il popolo ebraico era a digiuno e pregava. Vide che tutti erano vestiti di colore bianco ed erano avvolti nel tallìt come sono avvolti gli angeli serafini. Subito il Satàn tornò pieno di vergogna alla Presenza Divina. Hashèm gli disse: "Cosa hai visto?" ed egli rispose: "Ho visto che tutti loro sono come degli angeli serafini e io non posso fare nulla". Allora, immediatamente, Hashèm lo annullò e annunciò al popolo ebraico: "Vi ho perdonato"».

mic ha detto...

Per non parlare delle comunità che si riuniscono a celebrare per tutto il tempo di pasqua in veste bianca, alla sera, di nascosto

giudaizzazione, appunto, hanno fatto lo yom kippur il giovedi santo...
e dopo la Pasqua fanno, fino a Pentecoste, la conta dell`omer come gli ebrei, che contano i giorni uno ad uno fino a pentecoste, recandosi alle celebrazioni con questo spirito
che senso cristiano ha?

a.rita ha detto...

Nella mia ingenuità, negli ultimi anni di cammino in comunità mi chiedevo, con amarezza: "Ma perchè, se il Cammino ama tanto l'Eucarestia, proprio la sera del Giovedì Santo, in cui l'Eucarestia è stata istituita insieme al Sacerdozio, non facciamo una bella Eucarestia??" Ero calata in quella realtà, perciò non avevo difficoltà ad accettare che celebravamo tutto separatamente dalla parrocchia, perchè mi avevano convinta che DOVEVAMO per motivi pratici celebrare separatamente perchè le nostre liturgie erano molto più "approfondite" rispetto a quelle parrocchiali, perciò molto più lunghe, ed i parrocchiani "non erano disposti" a dare molto tempo a Dio... "se fossero disposti comincerebbero un Cammino di conversione....."(così pensano i neocat). Ma quello che non accettavo era questa strana profonda faglia tra la prassi liturgica del Cammino e l'eredità lasciata nella Chiesa da Nostro Signore: come era possibile non fare l'Eucarestia nel Giovedì Santo? E come mai, (altro esempio)fra centinaia di canti scritti da Kiko per l'Eucarestia, nemmeno uno parla del Corpo di Cristo e del Sangue di Cristo, cioè dell'Evento eucaristico propriamente detto?
Oggi io ho tutte le risposte a queste domande che mi facevo:
(continua)

a.rita ha detto...

Perchè semplicemente la Liturgia neocatecumenale non ha nulla di cattolico, se non le apparenze: in realtà è una riscoperta delle feste ebraiche:
la lavanda dei piedi, nella migliore delle ipotesi è una celebrazione ispirata alla dottrina evangelica di Bonhoeffer, segno dell'assoluzione comunitaria e della riconciliazione a livello solo orizzontale, in cui il Sacerdote non centra proprio un tubo perchè non serve a niente; altrimenti nella peggiore delle ipotesi, molto verosimilmente, è la rivisitazione dello Yom Kippur ebraico, in cui il Sommo sacerdote viene sostituito dal Responsabile di comunità, tanto "siamo tutti sacerdoti".
Il digiuno del Venerdì Santo non è praticato secondo i dettami della Chiesa ma deve essere osservato secondo le regole della teshuvà(penitenza) ebraica (lo abbiamo appena letto), compreso il numero delle ore di digiuno:40, compreso il fatto di far fare teshuvà anche ai bambini.(Il motivo per cui l'unico rito del triduo pasquale che si segue con la parrocchia è l'adorazione della Croce nella celebrazione del Venerdì Santo, è perchè non esiste un rito autonomo simile nel Cammino, perchè Kiko non contempla la sofferenza di Cristo in Croce, non ha alcuna compassione per Gesù sofferente, considera questo un modo sentimentale di amare Gesù Cristo, a lui importa soltanto di sfruttare l'effetto di quella sofferenza: la salvezza. E poi se contemplasse davvero la Passione di Cristo dovrebbe riconoscere che in Lui tutto viene ricapitolato e che ogni figura profetica in Lui trova compimento e allora non potrebbe più portare avanti un cammino giudaizzante, che si volge continuamente indietro alle figure. In altre parole Kiko nega la messianità di Cristo. Ed infine: perchè Kiko non mette l'eucarestia il Giovedì Santo ma solo nella notte di Pasqua? Perchè per lui la Santa Messa non è il memoriale del Sacrificio di Cristo, iniziato nell'ultima cena con la Consacrazione di Se stesso dato da mangiare agli Apostoli,ma è soltanto un evento pasquale di passaggio da morte a vita, è un gioioso banchetto di resurrezione e pertanto da rivivere principalmente nella notte pasquale. Inoltre per Kiko l'Eucarestia non è la Messa della Chiesa ma è il Seder pasquale e Lui la notte di Pasqua non celebra la Pasqua cristiana ma ancora una ancora unna volta la pasqua ebraica, perchè non vive nella nuova ed eterna allenza ma ancora nella antica.

a.rita ha detto...

"Secondo un'opinione presente nel Midràsh e nella Qabbalà, quando arriverà Mashìakh tutte le feste ebraiche scompariranno e non verranno più rispettate;"
(fonte:
http://www.chabad.org/holidays/JewishNewYear/template_cdo/aid/6184/jewish/Yom-Kippur.htm)

Attenzione! Molto molto interessante questa frase, mi ha veramente FOLGORATA!

Gli stessi ebrei affermano, sia nel Midrash sia nella Qabbalà, che le feste ebraiche vengono rispettate e celebrate poichè sono una realtà "preparatoria" alla venuta di Mashìakh, cioè del Messia, e che quando il Messia "sarà giunto" gli stessi ebrei smetteranno di praticare le loro stesse millenarie tradizioni festive, poichè esse saranno perfettamente compiute con l'arrivo del Santo di Dio e non ci sarà più bisogno di celebrare l'"attesa" ma bisognerà celebrare la "venuta". Si è già capito dove voglio andare a parare?...

E' semplice: se Kiko Arguello celebra ancora la Pasqua ebraica, se celebra lo Yom Kippur, se celebra il Seder pasquale, tutte feste ebraiche (travestendole col vestitino cattolico) questo significa una cosa sola: CHE PER LUI IL MESSIA NON è ANCORA ARRIVATO, ALTRIMENTI LUI, MOLTO ATTENTO ALLA "SAPIENZA DI ISRAELE", CESSEREBBE DI SEGUIRE LE FESTE EBRAICHE (COSA CHE FARANNO GLI STESSI EBREI QUANDO "ARRIVERà" MASHìAKH) VISTO CHE SI DA IL CASO CHE "MASHìAKH" SIA GIà VENUTO E SI CHIAMA GESU' CRISTO!!!

MA SE KIKO CONTINUA IMPERTERRITO AD INSEGUIRE LE FESTE EBRAICHE è SEGNO CHE PER LUI MASHIAKH NON è ANCORA GIUNTO!

QUESTO DIMOSTRA CHE KIKO NEGA LA MESSIANICITA' DI GESU'.
QUESTO DIMOSTRA CHE KIKO NEGA LA DIVINITA' DI GESU'.
QUESTO DIMOSTRA CHE KIKO ARGUELLO NON SOLO NON E'CATTOLICO, MA NEMMENO CRISTIANO: KIKO è SOLO E SOLTANTO UN EBREO CHE PREDICA L'EBRAISMO.

jonathan ha detto...
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Emma ha detto...

Scrive Annarita:

"e Lui la notte di Pasqua non celebra la Pasqua cristiana ma ancora una ancora unna volta la pasqua ebraica, perchè non vive nella nuova ed eterna allenza ma ancora nella antica."

E quando leggo l`Art.12 §3 dello statuto:

"In questo modo il neocatecumenato stimolerà (!!!) la parrocchia ad una celebrazione più ricca della veglia pasquale"

Inorridisco al pensiero di ciò che l`autorità della Chiesa sta permettendo.

gianluca cruccas ha detto...

E quando leggo l`Art.12 §3 dello statuto:

"In questo modo il neocatecumenato stimolerà (!!!) la parrocchia ad una celebrazione più ricca della veglia pasquale"

Inorridisco al pensiero di ciò che l`autorità della Chiesa sta permettendo...

Carissima Emma, e proprio cosi', la Chiesa lo permette:

Porto S. Giorgio - Convivenza internazionale per l'approvazione dello Statuto - Eucarestia presieduta da S.E. il Cardinale Stanisław Ryłko

...Cari fratelli e sorelle, è un giorno grande questo di oggi, un giorno importante nella storia del Cammino, che ci invita anche a fare memoria della storia che avete vissuto voi, perché tutti voi qui presenti siete testimoni particolari, non solo della geografia missionaria del Cammino. Fa impressione, come ho potuto sentire ieri, sentir parlare Kiko: passa, salta da un continente all’altro, da diocesi a diocesi. E’ una cosa meravigliosa come questa realtà, questo carisma nato più di 40 anni fa in Spagna come si è diffuso, come è esploso nella Chiesa. E’ bellissimo. Oggi è il momento per ripercorrere nella memoria la storia del Cammino, e voi siete particolari testimoni di questa storia. Ci sono tra di voi persone che hanno assistito Carmen e Kiko fino dall’inizio. Ci sono tra di voi persone che li hanno assistiti quando il Cammino è arrivato a Roma. Come è importante far spesso questa memoria grata, memoria della storia del Cammino in cui queste meraviglie dell’amore di Dio si sono manifestate!

...Cari fratelli e sorelle, questa Eucarestia che stiamo celebrando è l’Eucarestia di un nuovo invio missionario del Cammino da parte della Chiesa, è la Chiesa che vi manda nel mondo e questo lo dovete ricordare sempre. Non siete mai soli, è la Chiesa che sta con voi, che vi garantisce tutto il suo sostegno, la sua forza. Siete strumenti nelle mani di Cristo e al servizio della missione della Chiesa. Quindi l’Eucarestia dell’invio missionario, l’Eucarestia di una nuova chiamata missionaria. Nel Vangelo abbiamo sentito come Gesù chiama a sé i Dodici. Li chiama per nome, ognuno fissa con il Suo sguardo. Durante questa Eucarestia ciascuno di voi deve sentire lo sguardo del Signore posato su di lui. E’ Cristo che mi sceglie, che mi guarda, che mi manda.'

gianluca cruccas ha detto...

Si poteva pensare che l'atto prevaricatore di codesto Cardinale poteva essere fermato o corretto, ma poi e' arrivato il 10 Gennaio 2009 con un sigillo Papale e con un ulteriore mandato Apostolico con tanto di lodi e le solite raccomandazioni gia' espresse in passato.

Ebbene si si innorridisce.

jonathan ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mic ha detto...

Nel Vangelo abbiamo sentito come Gesù chiama a sé i Dodici. Li chiama per nome, ognuno fissa con il Suo sguardo. Durante questa Eucarestia ciascuno di voi deve sentire lo sguardo del Signore posato su di lui. E’ Cristo che mi sceglie, che mi guarda, che mi manda

quando Cristo ha chiamato a sé i dodici ha poi costituito le colonne della Chiesa e, con essi, nell'Ultima Cena, ha istituito il Sacerdozio ordinato.
E' vero che siamo tutti chiamati - ma ognuno al suo posto -, ad essere lavoratori nella vigna del Signore. Rylko tuttavia assimila ognuno di coloro che lo ascoltano agli apostoli. Ergo, il neo-protestantesimo del siamo tutti sacerdoti ma,

come dice la Lumen Gentium e come invece abbiamo citato in altro post disdice a Porto S. Giorgio anche Shoenborn: Donavit ergo Ecclesiam suam participatione sacerdotii sui, nempe sacerdotio communi fidelium et sacerdotio ministeriali seu hierarchico, quae, etsi non tantum gradu sed essentia differunt, mutuo tamen in Ecclesiae communione ordinantur

Pur essendo il sacerdozio ministeriale e quello comune ordinati alla comunione ecclesiale, essi differiscono non solo in grado ma anche nell'essenza

E invece il "siamo tuti sacerdoti" (il che è vero, ma a diverso titolo e con diversa funzione, come riconosce anche il documento conciliare) tende a sminuire il sacerdozio ordinato, ad assorbirne le funzione (vedi strapotere dei catechisti anche sui sacerdoti, che dovrebbero invece essere essi le 'guide')

Dice Schoenborn ai neocat: Non gradu tantum non c'è una differenza di grado perché, se il presbitero avesse un grado superiore al livello comune del sacerdozio battesimale, sarebbe un "supercristiano", un cristiano a livello maggiore, sarebbe un'ingiustizia che certe persone siano escluse dal ministero sacerdotale, dal ministero presbiterale. Per esempio sarebbe un'ingiustizia che le donne non possono diventare prete perché sarebbero escluse da un grado superiore di vita cristiana. No, non è una differenza di grado, non gradu tantum sed essentia. Alcuni si sono sbagliati sull'espressione "essentia".

Capite? Non dice da nessuna parte che il Sacerdote è colui che celebra in persona Christi, la parola sacrificio non la nomina neppure... che differenza c'è con i protestanti?

Dove sta andando, dove vorrebbe portarci nostro malgrado, perché siamo ancorati alla vera Tradizione, dalla quale il concilio non può discostarsi e di fatto nella citazione della LG sembra non farlo, questa chiesa post-conciliare? Vedete, come dei 'novatori' interpretano arbitrariamente anche il dettato conciliare?

a.rita ha detto...

KIKO E’ SOLO E SOLTANTO UN EBREO CHE PREDICA L'EBRAISMO.

risponde Jonathan:
"Permettimi, ma mi sembra un po' ardita questa deduzione, francamente."

Naturalmente, cara Jo, tu puoi pensare come vuoi, io però non mi sposto dal mio pensiero e cercherò di spiegare perchè:
quando dico che Kiko è un "ebreo" non mi riferisco alla sua origine genealogica perchè non ne ho la certezza, anche se va detto, per la cronaca, che in Spagna il cognome "Arguello" è un cognome ebreo e non credo che qualcuno possa avere facilmente un cognome ebreo senza esserlo...questo potrebbe già spiegare un pò di cose... ( a questo proposito chiederei l'intervento di Mic, che fino a poco tempo fa soleva spesso definire Kiko un "cripto giudeo")

Ma quello che mi preme è definirlo tale a livello dottrinale ed ideologico:
quando l' iniziatore di una realtà che vuole dirsi "ecclesiale" insinua da quarant'anni che il peccato è un'offesa solo alla comunità e non a Dio, e che il rapporto che va ricucito è solo quello sociale PERCHE’ COSI' DICE ISRAELE

e quindi scoraggia e deride il Sacramento della Confessione individuale per favorire in tutti i modi la confessione comunitaria, PERCHE’ COSI' DICE ISRAELE;

quando un iniziatore snatura la lavanda dei piedi fatta da Gesù e la trasforma nella pratica dello Yom Kippur permettendosi di definirlo un "sacramento" PERCHE’ LO DICE ISRAELE;

quando Si ordina ai catecumeni di disconoscere i propri parenti che non apprezzano il Cammino PERCHE’ COSI' FACEVA ISRAELE;

quando di squalifica il Sacerdozio ordinato per conferire a tutti quella stessa dignità di consacrazione e "separazione per Dio" perché di equiparano sacerdozio ministeriale e battesimale, PERCHE' COSI' ERA IN ISRAELE;

quando un iniziatore si permette di prendere la Santa Liturgia eucaristica cattolica e trasformarla in una ridicola caricatura del Seder pasquale ebraico, permettendosi di dire (Carmen-catechesi sull'Eucarestia:) che la Presenza di Cristo sull'Altare è uguale a come si faceva presente Jahve nella notte della pasqua ebraica e che quindi la pasqua ebraica è "un Sacramento" PERCHE' QUESTO CREDE ISRAELE;
(continua)

a.rita ha detto...

quando un iniziatore si spinge a dire che la Presenza di Cristo nelle Specie Eucaristiche è solo in spirito e temporanea, cioè finisce col finire della Messa perché riduce l'Eucarestia al "carro di fuoco" cioè alla "Mercavà" ebraica che è la maggiore manifestazione della mistica esoterica ebraica, presente appunto nell'esoterico libro della Qabbalà, PERCHE' QUESTO LO CREDE ISRAELE;

quando un iniziatore invece di tenere sull'altare la Croce di Cristo e credere nel suo divino
Sacrificio, pone sull'altare la menoràh o la hannukkià ebraica simbolo dell'antica alleanza di Dio con Israele e celebra non la Messa ma la pasqua ebraica PERCHE’ QUESTO CREDE ISRAELE;

quando in iniziatore si permette di infarcire i suoi insegnamenti con continui riferimenti alle credenze ebraiche e alle riflessioni rabbiniche, fino a giungere ad impartire a quelli che finiscono il Cammino catechesi sul Talmud (che è pieno di bestemmie contro Cristo e la Vergine Maria, chiamata “stada” che vuol dire prostituta, con i peggio insulti per i cristiani), catechesi sullo Zohàr, (detto “il libro dello splendore” che è l’insieme delle esperienze pseudo mistiche dei rabbini, con le loro concezioni cabalistiche di Dio e del mondo), PERCHE’ QUESTO CREDE ISRAELE;

quando farnetica insegnando ai super catechisti itineranti che quando Cristo (ma quale Cristo? Forse l’Anticristo!) ritornerà, lo farà UNA NOTTE DI PASQUA (magari perché era ebreo e allora rispetta il “sacramento della notte”…); oppure che tornerà (vedi articolo di Giuseppe Gennarini) sul Monte delle Beatitudini in Galilea (per questo ha fatto costruire quella spelonca lì sopra, ma non si sa chi gli abbia dato questa notizia…) perché “L’UNIONE DEI CATTOLICI CON GLI EBREI SALVERA’ IL MONDO” (ma il mondo non l’aveva salvato Cristo???)

e fa tutto questo perché dice che NON SI PUO’ RISCOPRIRE IL BATTESIMO CRISTIANO SENZA “RITORNARE” ALLE FONTI EBRAICHE;

secondo te, Jonathan, costui è un cristiano o un ebreo??? Si può definire un Cristiano un soggetto del genere? O non è forse un individuo che con la maschera da cristiano sta introducendo (l’abbiamo detto continuamente nei giorni passati) l’ebraismo nella Chiesa?
E come mai gli viene permesso? Perché si è diffusa nella Gerarchia della Chiesa (frutto del pestifero documento conciliare della Nostra Aetate, che nega il peccato del Deicidio da parte di Israele) il disegno ecclesiastico massonico di costituire un nuovo Monoteismo mondiale sotto la guida degli ebrei, con la Chiesa Cattolica completamente riassorbita nell’Ebraismo, perché (ti ricordi quello che ha detto Mic?) sono “i figli” che devono ritornare “ai padri”, secondo la mistificazione della Parola di Dio che fanno gli ebrei. Allora, come al solito ho scritto un chilometro di cose, ma ne potrei mettere giù ancora altrettante ed ancora di più, ma l’unica cosa che se ne dedurrebbe è che
KIKO E’ UN EBREO CHE PREDICA L’EBRAISMO.

a.rita ha detto...

...Che poi Kiko aspetti o non aspetti il Messia(ma certo non lo considera già venuto in Cristo, altrimenti non seguirebbe le feste ebraiche)questo non fa di lui un non ebreo, poichè esistono molti ebrei che ormai non attendono più nessuno e che quasi disprezzano la percentuale minoritaria di quelli che tra di essi ancora "aspettano"
e li chiamano dispregiativamente "messianisti".
Invece tutti gli ebraismi che Kiko ha introdotto nel Cammino fanno certo di lui "un ebreo" militante.
Può darsi che Kiko non aspetti nulla, ma tant'è...lui è tutto e il contrario di tutto all'occorrenza: non ha forse sempre irriso l'adorazione eucaristica fuori dell'eucarestia, e poi ha fatto costruire una Cappella per l'adorazione in Galilea? Bene disse di lui un Sacerdote che doveva conoscerlo molto bene per arrivare a definirlo con soli tre aggettivi:
ATEO - EBREO - MASSONE.

jonathan ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mic ha detto...

sono d'accordo con Jonathan, anche se ho sempre definito Kiko -e lo confermo- cripto-giudeo, la sua costruzione teologica e la sua predicazione hanno elementi cristiani luterani e gnostici con una forte componente giudaica, che però è spuria e fonte di un pasticciaccio sincretistico che non è né cristianesimo né ebraismo.

In questo la logica di Jonathan non fa una piega.
E la stessa conclusione di A. Rita non ne fa certo un giudeo-modello.