martedì 3 novembre 2009

Chi condanna e rimuove l'errore?

Così scrive Jonathan:
nel post precedente viene citato Amerio: Di due cose c'è bisogno per custodire la Verità. Primo: rimuovere l'errore dalla sfera dottrinale(...) Secondo: rimuovere la persona in errore(...) Se questo servizio papale non è esercitato, sembrerebbe ingiustificato dire che è stato usato ogni mezzo per custodire la dottrina della Chiesa
Non mi sembra che le cose vadano in questa direzione. Certo, si comincia dall'inizio, come dice Stefano. E anch'io amo questo Papa, mi fido di lui, della santità della sua volontà, della sofferta coerenza del suo impegno a 'riparare' la sua Chiesa.
Ma io sono rimasta sola con la mia nuda coscienza a cercare di capire da che parte sta la Verità vera del Vangelo di Gesù Cristo. Perché appunto al cammino è stato concesso il privilegio dell'ambiguità, che equivale alla licenza di disobbedire e di mentire.
La Chiesa non può permettersi i vizi del mondo, che sono appunto l'ambiguità, il compromesso, la menzogna, perché così smette di essere credibile, Madre e Maestra, amata dimora dei cercatori di Dio.
E così è per chiunque apre gli occhi sugli errori ai quali è indotto dai cattivi maestri e dai falsi profeti del nostro tempo proprio con la garanzia della Chiesa. Non c'è quindi altro da aggiungere, se non continuare a pregare e sperare che nella Chiesa - approdo dei cercatori, dimora degli Adoratori di Dio SS. Trinità - la Grazia trovi canali supplementari per fluire copiosa su tante anime assetate.
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Inserisco questa pertinente e puntuale integrazione consentita dalla catechesi del Papa di ieri, della quale trascrivo la parte conclusiva:
"Che cosa possiamo imparare, noi oggi, dal confronto, dai toni spesso accesi, tra Bernardo e Abelardo, e, in genere, tra la teologia monastica e quella scolastica?
Anzitutto credo che esso mostri l’utilità e la necessità di una sana discussione teologica nella Chiesa, soprattutto quando le questioni dibattute non sono state definite dal Magistero, il quale rimane, comunque, un punto di riferimento ineludibile.

San Bernardo, ma anche lo stesso Abelardo, ne riconobbero sempre senza esitazione l’autorità. Inoltre, le condanne che quest’ultimo subì ci ricordano che in campo teologico deve esserci un equilibrio tra quelli che possiamo chiamare i principi architettonici datici dalla Rivelazione e che conservano perciò sempre la prioritaria importanza, e quelli interpretativi suggeriti dalla filosofia, cioè dalla ragione, e che hanno una funzione importante ma solo strumentale.
Quando tale equilibrio tra l’architettura e gli strumenti di interpretazione viene meno, la riflessione teologica rischia di essere viziata da errori, ed è allora al Magistero che spetta l’esercizio di quel necessario servizio alla verità che gli è proprio.
Inoltre, occorre mettere in evidenza che, tra le motivazioni che indussero Bernardo a "schierarsi" contro Abelardo e a sollecitare l’intervento del Magistero, vi fu anche la preoccupazione di salvaguardare i credenti semplici ed umili, i quali vanno difesi quando rischiano di essere confusi o sviati da opinioni troppo personali e da argomentazioni teologiche spregiudicate, che potrebbero mettere a repentaglio la loro fede.

Vorrei ricordare, infine, che il confronto teologico tra Bernardo e Abelardo si concluse con una piena riconciliazione tra i due, grazie alla mediazione di un amico comune, l’abate di Cluny, Pietro il Venerabile, del quale ho parlato in una delle catechesi precedenti.
Abelardo mostrò umiltà nel riconoscere i suoi errori, Bernardo usò grande benevolenza. In entrambi prevalse ciò che deve veramente stare a cuore quando nasce una controversia teologica, e cioè salvaguardare la fede della Chiesa e far trionfare la verità nella carità.
Che questa sia anche oggi l’attitudine con cui ci si confronta nella Chiesa, avendo sempre come meta la ricerca della verità."
Molto belle e vere e tutte da vivere queste parole; ma sarebbe, più che opportuno, NECESSARIO che a questa attitudine, che è un bene sia viva a tutti i livelli, si affiancasse un congruo esercizio dell'attività di governo da parte del Papa, dalla quale venga espulso il "vietato vietare", affinché nessuno resti più SOLO con la propria coscienza come Jonathan e troppi altri...

33 commenti:

mic ha detto...

si firma soltanto g. e ci scrive, l'ho appena 'passato' su un vecchio thread, il messaggio che qui riporto:

Amarezza, disillusione, silenzio ...
... ma voi riuscite ad esprimere ciò che provo dopo 12 anni passati all'interno di una comunità nc.

Non avrei mai pensato che un giorno avrei potuto dirvi: "grazie"!

mic ha detto...

E' opportuno riportarlo anche qui, con tutta la gioia di aver rincontrato A.Rita:

a.rita ha detto...

"noi siamo pecorelle Battezzate e poi anche Cresimate, che testimoniano la loro Fede nella Chiesa UNA SANTA CATTOLICA. Se nessuno annuncia e fa conoscere questa Chiesa e il Suo Signore - perché in realtà è questo che cerchiamo di fare - parleranno le pietre!"

Sottoscrivo in pieno il dire di Mic, che saluto, ed aggiungo al nostro Stefano che, come dicevo in altro luogo ad un certo anonimo che voleva tutti zitti senza intraprendere "battaglie già perse in partenza", che è chiaro che il culmine dell'offerta gradita a Dio sia quella conforme all'immolazione sulla Croce, vale a dire il dolore offerto per amore e nel silenzio, che acquista valore corredentivo, ma se Cristo suscita delle pecore, piccole, povere, di nessun prestigio sociale o ecclesiale, e pone nel loro cuore e fin nelle viscere un fuoco d'amore per la difesa della verità ed uno zelo bruciante per denunciare i misfatti dei pastori, perché non rispondere a questa spinta interna, a questo fuoco che non viene chiaramente dalla povera pecorella, ma serve per confondere, con la bocca dei "bimbi" e dei "lattanti" i nemici e i ribelli?
Può darsi, caro Stefano, che io non sia intelligente, né astuta né prudente alla maniera dei grandi (non sono neanche molto paziente, perché ne ho pieno lo stomaco e anche il fegato delle iniquità di chi dovrebbe mostrarci solo la Santità), o alla maniera delle serpi, ma io preferisco l'inopportunità sincera del bambino che grida sui tetti quello che il suo cuore e la sua coscienza gli istruiscono.
Inoltre credo che in un momento grave della Chiesa come questo, in cui il veleno dell'Apostasia esce dalle fila stesse della Chiesa avvelenando e dissacrando tutto dentro e fuori dell'ambito ecclesiastico, la Giustizia di Dio (e per giustizia intendo la Verità) ed il senso comune di "umana giustizia" si identifichino, tanto siamo giunti a dover distinguere "terra terra" il bene dal male, che vengono capovolti.
Perciò, bene la Preghiera, molto bene l'invocazione umile, pentita e sofferente, benissimo poi l'offerta silenziosa del dolore, ma non si impedisca, a coloro a cui Dio dice:
"Grida a squarciagola, non temere, perché sono una genia di ribelli" di poterlo fare, appunto perché esistono molte strade per servire una stessa causa,non una sola strada, ed ognuno prenderà quella che la propria identità e la Grazia di Dio gli permetteranno.

03 novembre, 2009 19:00

Stefano78 ha detto...

Dice Rita:

ma io preferisco l'inopportunità sincera del bambino che grida sui tetti quello che il suo cuore e la sua coscienza gli istruiscono.


Le cose non si escludono a vicenda. I metodi non si escludono a vicenda, ma insieme di "moderano" a vicenda.

"C'è un tempo per ogni cosa", dice l'Ecclesiaste. E questo credo significhi che nessun "tempo" è in assoluto "unico" rispetto ad altri.

C'è il grido del Bambino che piange sofferenza e che chiede aiuto... Ma c'è anche lo STRILLO dell'arrabbiato, che rivendica giustizia.

Sembra una differenza solo retorica e solo "pedante", ma in realtà non è così.

Secondo me,evitiamo di strillare per rivendicazioni... E mi metto io in testa, che l'ho fatto fino all'altroieri..

Stefano78 ha detto...

Dice Mic:

noi siamo pecorelle Battezzate e poi anche Cresimate, che testimoniano la loro Fede nella Chiesa UNA SANTA CATTOLICA. Se nessuno annuncia e fa conoscere questa Chiesa e il Suo Signore - perché in realtà è questo che cerchiamo di fare - parleranno le pietre!"


Certo.

Ma siamo Pecorelle. Questo siamo, per Grazia di Dio. Siamo Pecorelle.

jonathan ha detto...

Secondo me, si può seguire il Signore in mille modi, ciascuno secondo la misura della propria unicità. C'è chi serba tutto nel suo cuore. C'è chi strilla invece, 'Signore, pietà', come il cieco del Vangelo, nonostante che tutti gli dicessero 'zitto, che ti strilli, non si fa, non è il momento...'. Quel che conta è seguirLo, di questo il Signore mi chiederà conto quando Lo incontrerò, del tempo consumato per Lui.

Ed è questo anche il punto, secondo me. Perché, certo la Chiesa è di Gesù e Maria, come dice Stefano. Ma è nata, voluta per noi, proprio per noi pecorelle.

La Chiesa deve dirmi dove e come andare per seguire il Signore sulla Sua strada.

La Chiesa deve dirmi se la Voce che ascolto e che seguo è quella del mio Pastore, o non piuttosto quella di un mercenario ladro e impostore.

Deve o no? Deve indicarmi il confine tra il vero e il falso, o no? Deve farlo, secondo me, e in modo univoco, chiaro, senza compromessi, senza ambiguità. Così come esige il metodo del Vangelo, che sa coniugare la Giustizia con la Misericordia senza mai tradire la Verità.

Se questo non accade, come in questo tempo, io credo che si abbia, non so se il dovere, ma almeno il diritto di strillare, se non sei troppo stanco, 'Signore, pietà'. Di rivendicare il conforto della Verità. Nella e dalla Chiesa, e dai suoi pastori, così spesso negligenti, o distratti o chissà.

by Tripudio ha detto...

Il sacco nero esiste ancora...

Segnalo un altro articolo del blog La Vardad De Los Kikos, con una testimonianza in due tempi soprattutto a proposito di una super-catechista con 14 figli. Abbigliata in modo lussuoso, si permette di dare lezioni sulla povertà a della povera gente (vestita in modo povero e che ha appena versato la decima della propria piccola pensione). All'uscita della sala, il solito sacco nero (due donne, un sacco a testa) in cui far depositare offerte sotto la continua minaccia che Dio vede i tuoi "pensieri di avidità"...

gianluca cruccas ha detto...

L'esempio di un grande Santo:

Ancora seminarista, Massimiliano Kolbe assisteva a questi dolorosi eventi e diceva: “Quest’odio mortale contro la Chiesa di Gesù Cristo e contro il suo Vicario non è una semplice ragazzata di individui disturbati, ma un’azione sistematica che viene dal principio della massoneria: “distruggete ogni religione qualunque essa sia, soprattutto la religione cattolica”. [Pisma Ojca Maksymiliana Marii Kolbego franciszkanina, Niepokalanow, maszynopsis, 1970]. (…) “È possibile che i nostri nemici debbano dispiegare tanta attività, fino ad avere la superiorità, mentre noi restiamo senza far niente, tutt’al più applicati a pregare, senza metterci all’opera? Non abbiamo forse delle armi più potenti, la protezione del Cielo della Vergine Immacolata? L´Immacolata, vittoriosa e trionfatrice su tutte le eresie, non cederà il posto al nemico che rialza la testa, se troverà dei servitori fedeli e docili ai suoi ordini: riporterà nuove vittorie più grandi di tutto quello che si può immaginare.
Dobbiamo divenire strumenti docili tra le sue mani, impiegando tutti i mezzi leciti, introducendoci dappertutto con la parola, la diffusione della stampa mariana e della medaglia miracolosa, valorizzando la nostra azione con la preghiera e con il buon esempio.” [Testimonianza del P. Pignalberi riportata nel processo di beatificazione].

gianluca cruccas ha detto...

Continua...

“È possibile che i nostri nemici debbano dispiegare tanta attività, fino ad avere la superiorità, mentre noi restiamo senza far niente, tutt’al più applicati a pregare, senza metterci all’opera?

Questo e' un solenne richiamo di un santo che ci e' stato dato come esempio affinche' ne seguiamo le orme con le armi della Grazia proveniente da Dio.

Quali possono essere queste cosidette armi?
Sempre il Santo ci illumina:
...Non abbiamo forse delle armi più potenti, la protezione del Cielo della Vergine Immacolata? L´Immacolata, vittoriosa e trionfatrice su tutte le eresie, non cederà il posto al nemico che rialza la testa, se troverà dei servitori fedeli e docili ai suoi ordini...

In un tempo storico dove l'apostasia avanza a grandi passi (sopratutto all'interno della chiesa), in un tempo dove per sentenza di un tribunale massonico ci viene levato il simbolo supremo della nostra fede (IL CROCIFISSO), il Signore suscita delle persone ad esporsi in prima persona (con la parola)a denunciare fortemente tutto cio' che e' abominio davanti a Dio e di conseguenza grande danno per il greggie del Signore. Il Signore poi suscita altri a Pregare incensantemente nel segreto del proprio cuore, (proprio per sostenere chi e' chiamato a combattere in prima persona e apertamente)E qui si a' la comunione dei Santi donataci da Dio.
Io credo che ogniuno di noi debba fare un discernimento personale per capire quale sia la chiamata di Dio in questo momento storico che vive la nostra amata Chiesa Cattolica, ma non accada che gli uni combattano gli altri, cesserebbe la comunione dei Santi e allora come conseguenza ci sarebbe la totale invasione dei nemici di Dio quindi dell'uomo.

Per quanto riguarda me, non mi sono mai sentito di svolgere questa solenne denuncia (lo scandalo della setta eretica dei Neocatecumeni)per rivendicazioni personali, ma solamente per amore di Colui che mi ha salvato, chiaramente tutto cio' da parte mia si svolge in maniera imperfetta, ma dove non arrivo ci arriva sicuramente il Signore.
Ecco perche':
..Dobbiamo divenire strumenti docili tra le sue mani,(la Madonna) impiegando tutti i mezzi leciti, introducendoci dappertutto con la parola, la diffusione della stampa mariana e della medaglia miracolosa, valorizzando la nostra azione con la preghiera e con il buon esempio.”

E io ci aggiungerei, nel denunciare apertamente tutti delitti che si compiono oggi all'interno e all'esterno della Chiesa.

L'ultima volta che partecipai ad una veglia di Pasqua nella setta dei Neocatecumeni, dissi commentando un passo della Scrittura, che in quella Santa notte (la Pasqua) non si attendeva la resurrezione del Signore, ma la nostra resurrezione, la nostra totale adesione a Dio, ed esortai i presenti, al momento della Comunione, di invocare su se stessi il Preziosissimo Sangue di Gesù, per lavare tutte le brutture del peccato presenti in noi stessi, ci fu' silenzio poi intervenne un bambino di pochi anni che disse : Questa notte ho capito che devo essere piu' buono" e si la voce dei bambini, la voce di Dio...

Cruccas Gianluca

larus ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
chisolm ha detto...

“Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia…”

Sono versi di Alda Merini, recentemente scomparsa. Sono versi, quelli a seguire, duri: parlano della sua esperienza manicomiale, ma questi mi paiono bellissimi perché, in qualche modo, contengono la bella espressione d’apertura che vorrebbe la Chiesa “amata dimora dei cercatori di Dio”.

La ricerca, spesso, non dà gioia né felicità: quello che dà gioia e felicità è l’incontro. E’ per l’Incontro che ci si trascina per “valli oscure”, che si soffre pensando alla Meta, che si grida, talvolta, il nome di questa Madre, “amata dimora” ma anche, talvolta “amara dimora”.

L’essere cercatori è essere amanti, di quell’Amore testardo e cocciuto che morde il cuore e l’anima perché non offre un cenno di benevolo ricambio, l’illusione di un appuntamento, la grazia di una carezza spirituale.

Eppure, sono convinto, che per taluni l’Amore vuole essere amato così, invocato “coi ginocchi piagati e aguzzati dal mistero”, destinatario di preghiere che, come “le più belle poesie – si scrivono davanti a un altare vuoto”.

Chi si fa cercatore di Dio, non possiederà mai la carismatica chiarezza di mega-movimenti che non si fanno “cercatori di Dio”, ma “cembali tintinnanti” di un Dio che dicono di aver trovato senza cercare.

Ma il Signore vuole essere cercato, per questo si nasconde nella danza ludica ballata dai veri cercatori. Vuole essere chiamato, evocato, implorato: talvolta si concede alla maledizione e alla bestemmia del sofferente per trasformarle in litanie recitate “coi ginocchi piagati”.

Il Signore chiama perfino da “un altare vuoto” che si offre come nudità da rivestire con le parole “delle poesie più belle”, quelle che si scrivono alla Chiesa perché sia amata e non amara dimora…

Chisolm

Uriel ha detto...

In un tempo storico dove l'apostasia avanza a grandi passi (sopratutto all'interno della chiesa), in un tempo dove per sentenza di un tribunale massonico ci viene levato il simbolo supremo della nostra fede (IL CROCIFISSO),.....

Ma prima sono venuti le leggi sul divorzio, l'aborto e la pillola anti abortiva del giorno dopo venduta in farmacia....

In ultima istanza ai nostri figli il Crocifisso possiamo metterlo nello zaino.

gianluca cruccas ha detto...

"Quando il veleno ariano ebbe contaminato non una piccola regione ma il mondo intero, quasi tutti i vescovi latini cedettero all'eresia, alcuni costretti con la violenza, altri sedotti con la frode. Una specie di nebbia offuscò allora le menti, per cui non era possibile distinguere la via da seguire. Per essere al riparo da questa peste contagiosa il vero e fedele discepolo di Cristo dovette preferire l'antica fede a queste false novità" (San Vincenzo da Lerino, Commonitorium).

Parole Sante

mic ha detto...

Il Signore chiama perfino da “un altare vuoto” che si offre come nudità da rivestire con le parole “delle poesie più belle”, quelle che si scrivono alla Chiesa perché sia amata e non amara dimora…

Grazie Chisolm, ci fai sempre volare alto!

quel che ho quotato è vero; ma questo ci permette di rivolgerGli tutte le nostre suppliche ringraziamenti e effonderGli tutti i moti le attese e le Speranze del nostro animo e, sicuramente il Padre ascolta il grido dei suoi figli disorientati e dispersi

ma quel che ci è stato strappato è di poterlo fare ri-presentandoGli in Cristo con Cristo e per Cristo il Suo Sacrificio... Questo avviene, non in tutte ma quasi, le Chiese che si dicono cattoliche, oggi, e scusate se non è poco

Il Papa come 'segno forte', in attesa della Riforma che ha già preconizzato sin da quando era cardinale esprimendo in molti scritti la consapevolezza dell'accaduto, ricolloca la Croce sull'altare; ma vescovi, parroci, per non parlare dei movimenti, quello neocat in primis fanno orecchie da mercante.

Continuiamo a pregare perché l'amata dimora del nostro approdo e delle nostre relazioni vive col Signore e con i fratelli non sia più così amara, perché anche i momenti inevitabili del buio e della desolazione non siano indotti dall'esterno, ma opera del Signore... In ogni caso quelli che abbiamo da offrirgli oggi penso che davanti a Lui abbiano lo stesso valore di purificazione e approfondimento della Fede.

Il vescovo Schmeider, 1l 17 scorso a Roma, ci ha detto che le prove, come quella che stiamo vivendo, sono strumenti di grazia di cui Dio si serve per unirci al Sacrificio del Suo Figlio, purifica la Sposa, le nostre anime. È il tempo dell'offerta... per rimeritare ciò che è stato abbandonato o rifiutato con leggerezza e superficialità. Semi di vita: la Croce, l'amore oblativo, la comunione ecclesiale. In ogni caso si torna alle origini, non indietro: questa è vera Tradizione, che è la forza di un organismo vivente.

comunque l'amore oblativo e la comunione ecclesiale li attingiamo, e nutriamo, rendendo a Dio un culto autentico, quello della "liturgia celeste" che condividiamo con gli Angeli, la Gerusalemme celeste e dell'Agnello immolato che scende dal cielo ad ogni celebrazione vera e non nelle rappresentazioni teatrali!

gianluca cruccas ha detto...

Effetto valanga. Col croficisso via anche le chiese, Bach, Leonardo da Vinci…
fonte- http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/04/effetto-valanga-col-croficisso-via-anche-le-chiese-bach-leonardo-da-vinci/

Ecco qui di seguito come se ne è discusso in un consiglio d’istituto di un non precisato liceo romano. I personaggi:

P: preside,
PA: professore di storia dell’arte,
PM: professore di musica,
PF: professore di filosofia.

*

P: Oggi è venuta a trovarmi la madre di un allievo, un po’ agitata. Mi ha detto che si rifiuta di mandare il figlio a visitare la piazza e la basilica di San Pietro la prossima settimana. Ha sentito della sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso e sostiene che questa visita sarebbe un condizionamento religioso emotivamente troppo forte per un quindicenne.

PA: Me se devo dare il compito in classe sul Bernini!

P: Io però non voglio prendermi esposti, denunce, eccetera. Ho già troppe gatte da pelare!

PA: Ho capito, ma allora dove li porto i ragazzi? Al Pantheon?

P: Magari. E insisti sul fatto che è una prodigiosa dimostrazione del genio architettonico dei romani.

PA: È vero, ma devo pure far cogliere i motivi di continuità con i successivi sviluppi cristiani, dovrò pure dire che nel VII secolo il Pantheon è stato trasformato in una chiesa, Santa Maria ad Martyres.

P: Ci risiamo! Voglio una visita neutrale, non religiosa!

PA: Ma che significa? Qui tutto ricorda il cristianesimo! Allora stiamocene chiusi in aula e lasciamo perdere! E poi i ragazzi avranno pure diritto a essere istruiti, a sapere.

P: Ma il diritto di chi non vuole subire la non richiesta ostensione di simboli religiosi prevale.

PA: Ah sì? E perché non se ne sta a casa lui, allora?

P: Collega, ma cosa dici? Un diritto è un diritto!

gianluca cruccas ha detto...

continua...

PM (interrompe con ansia): Scusami, preside, ma io domani farò ascoltare Bach: la Messa in si minore.

P: Mamma mia, per carità!

PM: Come “per carità”? È un capolavoro sommo!

P: Ma è una Messa!

PM: E che significa? L’sutore non era neppure cattolico!

P: Era protestante. Sempre cristiano era. Scegli qualcosa di più tranquillo, vai sul Novecento, a Stravinskij.

PM: Bene. Farò ascoltare “Sinfonia di Salmi”.

P: Ma sei un fissato! Metti la “Sagra della primavera”, quella sì, è sufficientemente pagana, non disturba nessuno, ci si può fare pure una lezione di antropologia culturale. E comunque, se proprio devi fare un po’ di Bach, non insistere troppo sul cristianesimo.

PM: Ma se scriveva “Soli Deo Gloria” in calce alle sue composizioni!

P: Ma mica siamo al Conservatorio, che importa agli allievi di questi dettagli?

PM: Pensa che volevamo fare col collega di filosofia un’ora interdisciplinare sull’estetica nel pensiero religioso del Novecento, sull’influsso di Bach e Mozart su von Balthasar e…

P (irato): Ma siamo matti! La teologia si fa nell’ora di religione per chi la chiede, e basta! Mi vuoi rovinare?

PF: Preside, ma cosa dici! Posso parlar bene di Agostino, o no?

P: Ma sì, digli che ad Agostino tutto il pensiero moderno deve molto, anche l’ermeneutica, la fenomenologia…

PF: Però non posso dire che era cristiano?

P: Accennalo appena.

PF: Ma che accenno e accenno! Secondo te le “Confessioni” sarebbero state scritte se l’autore non si fosse convertito al cristianesimo? E poi scusa, quando parlo del concetto di persona in filosofia, come evito un accenno al dogma della Trinità e ai primi concili ecumenici? Non esisterebbe il concetto di persona senza…

P: No e poi no! Questo è catechismo! Prudenza ci vuole…

PF: Ma se persino Benedetto Croce….

P: Basta! Colleghi, dobbiamo capire che viviamo in una società multiculturale, dobbiamo rispettare le diversità, non possiamo pretendere…

PA: Ma abbiamo pure il dovere di istruire, di far conoscere. Se gli allievi guardano il Cenacolo di Leonardo, mica gli possiamo dire che era una cena qualunque tra amici!

P: Ma che esempi mi fai? Qualcosa va detto loro, ma con prudenza, con neutralità…

PA: Ma a me il Cenacolo piace tanto, mi appassiona…

P: Troppa passione nell’insegnamento non va bene. Ci vuole anche un po’ di neutralità emotiva.

PF: E allora mettiamoci un automa, sulla cattedra, e cambiamo mestiere! Ma poi, senti, non sarebbe molto più interessante far capire la grandezza filosofica di san Tommaso collegandolo al pensiero musulmano, ad Avicenna… Non cancelliamo né l’uno né l’altro, li studiamo entrambi.

P: Ma ci sono anche gli atei, gli agnostici…

PF: Ma anche loro dove vivono? Se vivono in mezzo a noi, è giusto che conoscano, che vedano le mille chiese nelle strade di Roma, che rappresentano la città, o dobbiamo demolire pure quelle? Quelle non sono per nulla neutrali!

P: Colleghi, sono sfinito. Aggiorniamoci a domani. Magari la notte ci porterà consiglio…

(Dialogo messo per iscritto da Francesco Arzillo, Roma, 4 novembre 2009).

jonathan ha detto...

Questo è un tempo davvero difficile. Sembra avere il motore ingrippato, interdetto tra passato e futuro. Non può fermarsi, ma va avanti per sobbalzi, di pronta indignazione per i crocifissi oscurati, di promesse di nuove primavere. Che verranno, senz'altro verranno. Aspettare, pregare, pazienza, coraggio...

E intanto è proprio Lui ad esser posto tra parentisi, ad esser dato per sottinteso sugli altari informi e vuoti.

Il limbo dell'attesa, della ricerca, del grido 'hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto', questo luogo incerto trascina in sé la tentazione del non-senso, dell'indifferenza, o peggio dell'incredulità.

A questo serve la Chiesa: a dirmi, a indicarmi dove hanno portato il mio Signore.

Non so che farmene dei crocifissi anonimi profanati da sguardi indifferenti. Mi serve la lingua degli angeli che mi dica ancora 'non piangere, non temere. Il tuo Signore è tra i vivi...'.

mic ha detto...

Saluti a tutti i partecipanti, da adesso mi chiamo larus (libero "per" "con" e "in" Cristo).

Benvenuto Larus!
felice e grata al Signore di averti fra noi :)

Ti aspettiamo con i tuoi contributi quando vuoi

mic ha detto...

Amici miei, se i crocifissi vengono tolti perfino dagli altari, c'è poi da meravigliarsi che qualcuno pretenda di toglierli anche dai luoghi pubblici?

Come meravigliarci se in tante celebrazioni neo-protestanti (non sono tutte così, ma purtroppo sono molte) nonché in primisnel cammino nc si è abolito il sacrificio e il crocifisso onnipresente di Kiko: ben strano, col segno della legatura di Isacco (il figlio non sacrificato) che poggia sulla merkavà di Ezechiele è messo in bella mostra ma ben separato dall'altare

Apro qui una parentesi. Ricordo la merkavà è "il carro di fuoco" che portò in cielo Elia e nell'ottica del cammino rappresenta il carro sul quale ritorna Dio tra i fedeli (avrebbe cosi un senso compiuto la celebrazione del banchetto escatologico). Altra loro interpretazione: solo vivendo la manifestazione di Dio attraverso la Liturgia, la Parola e la Comunità si puo' salire sul carro di fuoco. Uno dei tanti insegnamenti di evidente 'sapore' cabbalistico, che nulla hanno a che vedere col cattolicesimo.

e, tornando alla Messa se essa è celebrata dall'Assemblea: "senza assemblea non c'è Ecucaristia", dice Kiko, mentre la Chiesa ri-presenta al Padre il Sacrificio di Cristo Gesù Signore e solo da esso scaturiscono tutti i beni escatologici che Lui ci ha promesso, rimanendo con noi fino alla fine dei tempi. Questo è il significato grande e meraviglioso dell'ultima Cena, non che ci mette a tavola per venire a servirci e darci l'allegria"

Noi cattolici non riceviamo l'"allegria", ma la "gioia messianica" di coloro che in Cristo con Cristo e per Cristo sono introdotti nel mondo della Risurrezione -già e non ancora, ma sempre ulteriormente, perché è un cammino di Fede autentica- dopo aver presentato al Padre, nell'offerta obbediente del Figlio diletto, la loro offerta, che in quel Figlio li radica e li assimila, ognuno, con tutte le sue peculiarità di creatura divenuta Figlia nel Figlio...

mic ha detto...

Non so che farmene dei crocifissi anonimi profanati da sguardi indifferenti. Mi serve la lingua degli angeli che mi dica ancora 'non piangere, non temere. Il tuo Signore è tra i vivi...'.

è questo che il Signore continua a dirci attraverso la Chiesa UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA che è VIVA ed è da essa che noi attingiamo la Sua Grazia, nella Comunione dei Santi, con la Vergine Maria e gli Angeli e gli Arcangeli che contemplano il Volto del Signore e lo Adorano incessantemente

mic ha detto...

In ultima istanza ai nostri figli il Crocifisso possiamo metterlo nello zaino

il problema non è solo individuale, ma anche collettivo, Uriel.

Infatti, se la Chiesa 'difetta' nell'essere il cuore pulsante del mondo: il 'sale' 'lievito' la 'fiaccola sul moggio' evangelici, è normale che il mondo vada a catafascio e, purtroppo è un tempo il nostro in cui ci si ripropone, secondo quanto dice il Profeta Isaia (Is 59,1- "ecco non è troppo corta la mano del Signore da non poter salvare"), quella che Amerio chiama la "breviatio manus Domini"...

jonathan ha detto...

quella che Amerio chiama la "breviatio manus Domini"

Scusa, Mic, puoi dire un attimo cosa significa esattamente? Si intuisce, ma non sono sicura.

mic ha detto...

Significa, letteralmente, "abbreviare la mano del Signore", cioè "dimidiarne", dimezzarne, cioè ridurne, come dice Amerio, la potenza...

Se ci sono canali dai quali l'errore non permette fluisca la Grazia della Sorgente, ben presto il 'luogo' privilegiato in cui circola la Grazia, cioè la Chiesa, inaridisce e non raggiunge le tante sponde in attesa che potrebbe raggiungere...

mic ha detto...

E' chiaro che il Signore non potrà permettere a lungo tutto questo. E tutto affidiamo alle Sue mani e al Suo Cuore di Salvatore nostro e di chiunque lo accoglie per mezzo dell'Annuncio, che è anche predicazione e testimonianza, della Sua Chiesa

Uriel ha detto...

Infatti, se la Chiesa 'difetta' nell'essere il cuore pulsante del mondo: il 'sale' 'lievito' la 'fiaccola sul moggio' evangelici, è normale che il mondo vada a catafascio....... .

La Chiesa ha sbagliato nell'andare incontro al mondo, dimenticando che la Storia vera ha come centro ogni giorno il Sacificio di Gesu'sull'Altare. Nel volersi adattare al mondo ha perso qualcosa, che oggi si manifesta producendo frutti in leggi contro natura (aborto, divorzio, utilizzo delle staminali etc.) Il Crocifisso diventa il simbolo da togliere per far posto alla nuova umanità (atea e laica); nella realtà il Crocifisso e' stato già tolto da molto tempo.

C'e' un numero di "SI SI NO NO" in cui si sostiene che la Democrazia Cristiana non fosse un partito cattolico, e lo stesso Don Sturzo non si salva da tale giudizio. Leggere SI SI NO NO per me e' complicato, ma il verdetto finale mi lascio' basito.

Il Papa rimettendo la Croce sull'Altare ha compiuto un atto dovuto, da cui non poteva assolutamente esimersi; ma non so se a questo proposito e' stata emanata una disposizione vincolante per le Parrocchie.

SLGC

mic ha detto...

Ho appena integrato l'articolo:

Inserisco questa pertinente e puntuale integrazione consentita dalla catechesi del Papa di ieri, della quale trascrivo la parte conclusiva:

"Che cosa possiamo imparare, noi oggi, dal confronto, dai toni spesso accesi, tra Bernardo e Abelardo, e, in genere, tra la teologia monastica e quella scolastica?
Anzitutto credo che esso mostri l’utilità e la necessità di una sana discussione teologica nella Chiesa, soprattutto quando le questioni dibattute non sono state definite dal Magistero, il quale rimane, comunque, un punto di riferimento ineludibile. [spesso noi discutiamo anche di quelle già definite; qui il referimento potrebbe essere ai coloqui in atto]
San Bernardo, ma anche lo stesso Abelardo, ne riconobbero sempre senza esitazione l’autorità. Inoltre, le condanne che quest’ultimo subì ci ricordano che in campo teologico deve esserci un equilibrio tra quelli che possiamo chiamare i principi architettonici datici dalla Rivelazione e che conservano perciò sempre la prioritaria importanza, e quelli interpretativi suggeriti dalla filosofia, cioè dalla ragione, e che hanno una funzione importante ma solo strumentale.
Quando tale equilibrio tra l’architettura e gli strumenti di interpretazione viene meno, la riflessione teologica rischia di essere viziata da errori, ed è allora al Magistero che spetta l’esercizio di quel necessario servizio alla verità che gli è proprio.
Inoltre, occorre mettere in evidenza che, tra le motivazioni che indussero Bernardo a "schierarsi" contro Abelardo e a sollecitare l’intervento del Magistero, vi fu anche la preoccupazione di salvaguardare i credenti semplici ed umili, i quali vanno difesi quando rischiano di essere confusi o sviati da opinioni troppo personali e da argomentazioni teologiche spregiudicate, che potrebbero mettere a repentaglio la loro fede.
Vorrei ricordare, infine, che il confronto teologico tra Bernardo e Abelardo si concluse con una piena riconciliazione tra i due, grazie alla mediazione di un amico comune, l’abate di Cluny, Pietro il Venerabile, del quale ho parlato in una delle catechesi precedenti.
Abelardo mostrò umiltà nel riconoscere i suoi errori, Bernardo usò grande benevolenza. In entrambi prevalse ciò che deve veramente stare a cuore quando nasce una controversia teologica, e cioè salvaguardare la fede della Chiesa e far trionfare la verità nella carità.
Che questa sia anche oggi l’attitudine con cui ci si confronta nella Chiesa, avendo sempre come meta la ricerca della verità."

Rilevo che le parole del Papa sono molto belle e vere e tutte da vivere, anche al nostro livello; ma sarebbe, più che opportuno, NECESSARIO che a questa attitudine dei teologi, molti dei quali purtroppo improvvisati ai quali viene dato un credito basato su presunti carismi, si affiancasse un congruo esercizio dell'attività di governo da parte del Papa, dalla quale venga espulso il "vietato vietare", affinché nessuno resti più SOLO con la propria coscienza come Jonathan e troppi altri...

mic ha detto...

Che questa sia anche oggi l’attitudine con cui ci si confronta nella Chiesa, avendo sempre come meta la ricerca della verità

so che non è corretto estrapolare parole da un contesto; ma non posso trattenermi.

Nella Chiesa non siamo alla ricerca della verità. Chi è NELLA Chiesa vuol dire che la Verità l'ha già trovata e ad essa ha già aderito col cuore con l'anima con la mente e con tutte le sue forze. La Chiesa custodisce la Rivelazione Apostolica che non evolve insieme a noi: siamo noi che cresciamo in essa, accogliendola, approfondendola e vivendola!

La ricerca da fare insieme è quella di approfondimento e condivisione delle ricchezze di conoscenza e di Grazia che il radicamento sempre ulteriore nel cammino di Fede fedele costante coerente, nutrito dalla vita sacramentale e di preghiera, dona copiose...

mic ha detto...

Il Papa rimettendo la Croce sull'Altare ha compiuto un atto dovuto, da cui non poteva assolutamente esimersi; ma non so se a questo proposito e' stata emanata una disposizione vincolante per le Parrocchie.

Caro Uriel,
non dovrebbe esserci bisogno di alcuna disposizione vincolante per chi si definisce cristiano e basterebbe 'imitare' e seguire le indicazioni del Papa. Tuttavia è proprio l'assenza di 'disposizioni vincolanti' che perpetua la confusione e il disorientamento. Sembra una contraddizione; ma per noi 'piccoli' certe cose vanno affermate con autorità e quindi 'imposte' perché è salutare per noi.

Non posso tuttavia non riflettere sul fatto che il Papa sia consapevole che lo iato generazionale che si è creato nel post-concilio è grande e quindi le 'disposizioni vincolanti' non cambiano il cuore di nessuno, come pure i documenti magisteriali, tuttavia esse danno le indicazioni corrette e salutifere e col crisma dell' UFFICIALITA' e dell'UNIVERSALITA'.

La Chiesa, come ha imparato e ricevuto dal Suo Signore è soprattutto Annuncio, predicazione, testimonianza: se non te le senti dire certe cose, che vengono direttamente dal cuore di chi le vive, difficilmente ti 'toccano'. La formazione dei sacerdoti nell'ultimo quarantennio è andata in tutt'altra direzione. Adesso si sta cercando di correre ai ripari, ma ne stiamo pagando ancora lo scotto e non so se non lo pagherà anche la prossima generazione...

Philos ha detto...

"Pochi uomini, molto pochi purtroppo, comprendono che la terribile crisi della Chiesa dal Concilio Vaticano II è una punizione più terribile di tutte le altre, poiché questa volta la catastrofe è spirituale; ciò che è ferito, ciò che è ucciso senza rumore e in un’indifferenza peggiore della morte, sono le anime. La perdita della grazie in un’anima è la catastrofe più terribile che possa capitare, ma non fa rumore sensibile, non si percepisce. E la voce delle sentinelle ha taciuto. L’appello alla conversione, alla penitenza, alla fuga del peccato, delle tentazioni e del mondo, ha ceduto il posto ad una compiacenza o almeno ad una simpatia verso il mondo. C´è una vera volontà di fare la pace con il mondo moderno" (Mgr Fellay)

mic ha detto...

Ringrazio Philos, non resta che sottoscrivere... vorrei ci dicesse qualcosa su di sé, se vuole

Tripudio ci dice:
Il sacco nero esiste ancora...

non ne avevamo alcun dubbio. Tutto è esattamente come prima. Nulla è cambiato. Forse, se qualcosa cambia è solo nella consapevolezza di molti; ma è già qualcosa di positivo da cui ri-partire

sara s ha detto...

ma basta!se voi non credete nel Cammino neoc.,lo ritenete falso e ipocrita perchè cercate spiegazioni?L'importante è che non influisce personalmente sulla vostra vita..

mic ha detto...

non è un problema di ordine personale. E' un problema di tutta la Chiesa.
Il cammino non influisce più sulla nostra vita né sul nostro spirito, perché ne abbiamo preso le distanze; ma quanto male sta provocando l'errore lasciato proliferare all'interno della Chiesa?

E per noi la Chiesa è il Signore, fa parte di noi, gli apparteniamo: è per questo che non possiamo rimanere indifferenti o tacere di fronte a chi lo tradisce e lo sfigura!

Vittorio ha detto...

Questo intervento lo dovete conoscere (è stato postato su Fides et Forma)

DANTE PASTORELLI ha detto...
Purtroppo tanti di noi non hanno il coraggio di testimoniar la loro fede positivamente e negativamente, proponendo cioè senza timori umani Cristo ed opponendosi con energia ai sia pur minimi tentativi di coloro che voglion bandirlo dalla nostra formazione, dalla nostra scuola, dalla nostra società, insomma dalla nostra vita.
I cattolici fedeli e incuranti di reazioni ed emarginazioni forse non son molti, ma basta qualche manipolo per risvegliar le coscienze dei tiepidi e dei paurosi.
Ciò che manca, è triste dirlo, è una guida sicura, che interrompa senza indugi gli esperimenti dialogici e sincretizzanti che han devastato la Chiesa in questi ultimi 40 anni,
che pur nell'umiltà del servizio sappia innalzar con fierezza il suo bastone di Pastore supremo, che non gli è stato dato soltanto per mantener in riga il gregge, ma anche per difenderlo dai lupi.
Si accenda una fiaccola ardente, lì, proprio lì, nell'ovile romano, risuoni alta e solenne "la" voce, come un tempo, quando, nella mia fanciullezza e adolescenza, eravamo "un esercito all'altar" pronti a dar la vita per Cristo al richiamo del suo vicario.
Il tempo degli equilibrismi diplomatici è finito, il baratro è ad un passo.
Cristo sembra dormire nella barca.
Ma prima o poi dirà a chi di dovere: uomini di poca fede!

4 novembre 2009 21.07

a.rita ha detto...

DANTE PASTORELLI ha detto...
"Purtroppo tanti di noi non hanno il coraggio di testimoniar la loro fede positivamente..."
"I cattolici fedeli e incuranti di reazioni ed emarginazioni forse non son molti, ma basta qualche manipolo per risvegliar le coscienze dei tiepidi e dei paurosi.

"Faccio mio,completamente, il pensiero di Pastorelli.
...Proprio così: incuranti di reazioni ed emarginazioni....
...Ed è questo che cerco di vivere e continuerò a farlo,
indipendentemente da insulti, accuse e tentativi di "moderare" i miei toni e sentimenti(volutamente fraintesi). Non renderò conto a nessuno dei miei toni, se non a DIO.
Saluti