giovedì 21 gennaio 2010

Agnoli parla di Lutero... ma che differenza c'è col cammino neocatecumenale e con l'iconoclastia modernista della riforma conciliare?


Di fronte alla crisi che nel quattro-cinquecento attanaglia la Chiesa cattolica, i suoi vescovi “vagabondi” e parte del suo clero,  la riforma proposta dal monaco agostiniano Lutero viene a toccare il concetto stesso di sacerdozio, di gerarchia. L’attacco al papa, non nella singola persona, ma nell’istituzione in quanto tale, all’“idolo”, si accompagna alla proclamazione del sacerdozio universale e quindi alla negazione del Sacramento dell’Ordine.

A proposito di questo, a livello pratico, non si tralascia di far leva sull’anticlericalismo, particolarmente presente in un’epoca in cui il popolo cristiano poteva assistere alla confusione fra potere spirituale e potere temporale, alla bramosia di mondanità rappresentata, al sommo livello, da varie figure di principi vescovi, ma anche da sacerdoti intenti ad accumulare incarichi e prebende, più che alla cura animarum. È evidente che una nuova concezione del sacerdozio, unita alla dottrina della “sola fides”, porti con sé, consequenzialmente, la riforma di ciò che è compito precipuo del sacerdote, cioè l’amministrazione dei sacramenti e la celebrazione della Messa. “Io dichiaro - scrive lutero nell’Omelia della I di Avvento - che tutti i postriboli, gli omicidi, i furti, gli assassinii e gli adulteri sono meno malvagi di quell’abominazione che è la messa papista” .

E nel “Contra Henricum”: Quando la messa sarà distrutta, penso che avremo distrutto anche il papato... Infatti il papato poggia sulla messa come su una roccia. Tutto questo crollerà necessariamente quando crollerà la loro abominevole e sacrilega messa” . Comprendere la riforma liturgica proposta da Lutero significa allora cogliere le radici profonde, teologiche, della sua polemica. Poco serve il solito impelagarsi in una trattazione storica che si riduca ad una elencazione cronachistica, settoriale - che non coglie l’essenza - delle preghiere della messa cattolica mantenute e di quelle tolte, dei cambiamenti accennati e non realizzati, delle tappe successive e talora contraddittorie di un lento e progressivo delinearsi del rito... Fin da subito infatti Lutero ha presente il cardine, lo spirito della sua azione, ma chiaramente i “dettagli”, gli aspetti “secondari” tardano ad allinearsi, a chiarirsi nella sua mente, ad essere conformati in modo consequenziale. Talora è il conflitto coi discepoli, talora la volontà di non turbare le “coscienze deboli” che determinano ripensamenti, passi indietro, la non applicazione di principi teorici già espressi, o riforme realizzate tacitamente ma non esplicitate, non dichiarate .

Talora infine è la grande libertà nelle cerimonie, che Lutero ammette in linea di principio, a rendere poco proficua una analisi solo anatomica e diacronica della messa protestante. Per tutti questi motivi occorre identificare originari fili conduttori, immediatamente presenti al riformatore, ma che saranno dipanati nel tempo, un nucleo, lo spirito stesso, e non i dettagli, della riforma liturgica, che consiste principalmente nei tre aspetti della condanna della nozione di sacrificio, dell’altare versus populum e dell’uso del volgare.

CONDANNA DELLA NOZIONE DI SACRIFICIO

Ciò contro cui il monaco riformatore viene precipuamente a scontrarsi è la tradizionale nozione cattolica di messa, intesa sì come memoriale e banchetto, ma, prima e soprattutto, come rinnovazione incruenta del sacrificio della croce, come rievocazione - riattuazione mistica dell’offerta che Cristo fece di sé al Padre, per la salvezza degli uomini. Sacrificio che, come nel mondo ebraico, greco, romano... aveva anche una funzione di ringraziamento, sottomissione e di impetrazione alla divinità, dando luogo solo in un secondo momento alla consumazione e alla compartecipazione. “Vi è un rapporto sorprendente - scrive J.Hani - fra l’altare di Mosè e il nostro (cattolico, nda.) altare. Mosè costruisce un altare ai piedi del Sinai, offre il sacrificio e fa due metà con il sangue: una è data al Signore (più esattamente: è versata sull’altare che Lo rappresenta) e l’altra la asperge sul popolo...”.

Per Lutero, invece, “la messa non è un sacrificio, o l’azione del sacrificatore... Chiamiamola benedizione, eucarestia, mensa del Signore o memoriale del Signore. Le si dia qualunque altro nome, purché non la si macchi col nome di sacrificio” . Il sacrificio quotidiano, rinnovato più volte ogni giorno nella Messa, toglierebbe infatti valore all’unico sacrificio di Cristo, avvenuto in un preciso momento storico e sufficiente da solo a cancellare i peccati del mondo, definitivamente. Questa concezione porta, soprattutto ne “L’abominio della messa silenziosa. Il cosiddetto canone”, del 1525, a modificare la parte essenziale del rito, eliminando i vari accenni al sacrificio presenti: soprattutto il “Te igitur”, nel quale si dice “haec dona, haec munera, haec sancta sacrificia illibata” ed il riferimento ad Abele. “Ora va rimosso anche il secondo scandalo, che è molto più esteso e appariscente, cioè la convinzione, diffusa un po’ dappertutto, che la Messa sia un sacrificio offerto a Dio. Anche le parole del Canone sembrano orientate in questo senso, dove dice «questi doni, queste offerte, questi santi sacrifici», e poi «questa offerta».

E ancora, si chiede in modo chiarissimo che il sacrificio sia gradito come quello di Abele, eccetera. Perciò Cristo è chiamato vittima dell’altare” . Nell’insegnamento cattolico, che Lutero trova riassunto in Pietro Lombardo, infatti, il sacrificio dell’agnello fatto da Abele, la morte di Cristo, “agnus Dei” sulla croce, e Cristo come vittima, “hostia”, nella Messa, sono collegati, in quanto il primo non è che la prefigurazione veterotestamentaria dei secondi. Da un punto di vista esteriore, tangibile, occorrerà allora abolire la lettura silenziosa del canone, in quanto essa esclude i fedeli, anch’essi sacerdoti, dalla partecipazione, e soprattutto mette in evidenza l’idea della messa come “azione del sacrificatore”. Implica infatti che il prete, e solo lui, sia concepito come “altro Cristo”, e quindi ad un tempo il sacerdote e la vittima: per questo legge silenziosamente il canone, separando nettamente, col cambiamento di tono di voce e di atteggiamento, la parte della narrazione (“Il quale nella vigilia della passione prese...”), da quella della consacrazione (“Questo è infatti il mio corpo”), e cioè il memoriale, cui tutti devono far riferimento, dalla azione attuale, reale ri-attuazione mistica del sacrificio. Con Lutero così il canone silenzioso perde di significato, divenendo tutta la cerimonia esclusivamente banchetto e memoriale, e come tale atto comunitario legato all’ascolto e alla rievocazione di un avvenimento storico e non più evento precipuamente soprannaturale, il sacrificio, intrinsecamente efficace (non necessitando della presenza dei fedeli), cui assistere, comunque, da silenziosi e adoranti spettatori, come ai piedi del Golgota.

“Atto comunitario”, si è detto, opposto ad un rito che può essere “privato”, ma che non vuole esserlo in senso assoluto: è il significato del termine “comunità” a mutare, ad assumere connotazioni diverse. Nel concetto protestante esso implica una presenza fisica, concreta, l’incontrarsi reale, attuale, che permette la con-celebrazione e l’ascolto. “L’idea basilare del Protestantesimo - così sintetizza Laura Ferrari - è la convinzione che Dio si manifesta nella comunità, in ciascuno dei suoi membri, convocati attorno alla Santa Mensa per celebrare la Cena e ascoltare la Parola...” .

Il rito cattolico, invece, sacrificale e solo secondariamente conviviale, comporta la supposizione dell’esistenza, sempre, della comunione fra Chiesa militante, purgante, negata dai protestanti, e trionfante, che si realizza, anche in assenza del popolo, per i meriti di Colui “che è il capo del corpo, che è la Chiesa”, attraverso la ricaduta benefica che ha la celebrazione, come la morte del Venerdì santo, sull’universo intero. La messa cattolica, scrive John Bossy, era intessuta di “preghiere di intercessione in vernacolo per le autorità... i frutti della terra, per gli amici” e “non faceva altro che unire i vivi coi morti nell’atto del sacrificio”: E papa Gregorio Magno (Dial. IV 58.2), scriveva: “nell’ora del Sacrificio, alla voce del sacerdote i Cieli si aprono... a questo Mistero partecipano anche i cori angelici... l’Alto e il basso si congiungono, il Cielo e la terra si uniscono, il visibile e l’Invisibile divengono una sola cosa”.

CELEBRAZIONE VERSUS POPULUM; TAVOLA AL POSTO DELL'ALTARE.

Un’altra riforma “esteriore”, che è però conseguenza di premesse teologiche, è l’abolizione dell’altare “ad Deum”, inteso come ara sacrificale su cui un pontefice, nel senso etimologico, realizzi la consacrazione; così lutero condanna l’usanza di porre le reliquie dei martiri, immagine del sacrificio degli uomini che si unisce a quello di Cristo, all’interno dell’altare, in quanto esso va ora inteso non più come luogo di immolazione, del “martirio” rinnovato di Gesù, ma come semplice tavola su cui si realizza la “Cena del Signore”. “...nella vera messa - scrive nel 1526 - fra puri cristiani, l’altare non dovrebbe rimanere così e il sacerdote dovrebbe sempre rivolgersi verso il popolo, come ha fatto senza dubbio Cristo nell’Ultima Cena. Ma attendiamo che il tempo sia maturato per ciò” . Quasi chiosando il suo pensiero (che non fu però realizzato in tutti i gruppi protestanti) il riformatore anglicano Thomas Cranmer, 25 anni dopo, spiegherà che “la forma di tavola è prescritta per portare la gente semplice dalla idea superstiziosa della Messa papista al buon uso della Cena del Signore. Infatti, per offrire un sacrificio occorre un altare; al contrario, per servire da mangiare agli uomini occorre una tavola” . Ciò a maggior ragione nell’ottica luterana per cui “il sacerdozio non è niente altro che servizio” di predicazione della S. Scrittura e quindi un servizio rivolto al popolo (versus populum): la centralità dell’azione sacrificale del sacerdote, altro Cristo che si rivolge a Dio Padre, propria del rito cattolico, viene sostituita con la centralità della Parola, la “sola scriptura”. “Tutta la terra - sostiene polemicamente nel trattato intitolato “Sulla prigionia babilonese della Chiesa” - è piena di sacerdoti, di vescovi, di cardinali, di ecclesiastici, ma nessuno di loro ha il compito di predicare, a meno che non riceva una nuova chiamata speciale” . Questo stesso concetto, la preminenza della Parola e dell’ascolto scritturale, porta ad esclamare, nel medesimo scritto: “Perché deve essere lecito celebrare la Messa in greco, latino o ebraico e non anche in tedesco o in qualsiasi altra lingua?”

L'INTRODUZIONE DEL VOLGARE

L’introduzione del volgare al posto del latino è invero un’altra capitale innovazione, che risulterà funzionale anche alla formazione delle Chiese nazionali e ad accelerare la separazione del mondo protestante da Roma, della Germania dal suo passato latino, nella religione, nelle lettere e nella cultura in genere. Come l’evangelizzatore S. Bonifacio del Wessex, “Grammaticus Germanicus” e il vescovo Rabano Mauro, autore dell’inno liturgico “Veni Creator Spiritus” e soprannominato “praeceptor Germaniae”, avevano portato ai tedeschi, tramite il latino, la Fede cattolica e la cultura romana antica, “conquistando quella terra alla romanità”, è ancora in buona parte attraverso la lingua adottata nella liturgia e nei testi sacri che Lutero e Melantone, giustamente ribattezzati anch’essi “precettori della Germania”, attuano una rottura con il passato e danno vita ad una diversa stagione non solo religiosa, ma anche culturale e politica .
In ultima analisi l’adozione del volgare appare funzionale, in genere, a tutta la concezione della messa luterana, che potremmo definire orizzontale, contrapposta a quella verticale - dall’uomo a Dio, attraverso il sacerdote mediatore - del culto sacrificale cattolico, esteriorizzata, quest’ultima, negli altari notevolmente rialzati di molte chiese romaniche, nello slancio di quelle gotiche, con le loro vetrate vertiginose e i trittici dorati, nell’uso dell’incenso, nell’abbondanza delle luci, nella lussuosa ricchezza dei paramenti che distinguono notevolmente i ministri di Dio dai fedeli... L’“orizzontalità” del culto luterano, invece, nasce da precise convinzioni teologiche: la messa come cena; il sacerdozio universale comunitario, che si manifesta soprattutto nell’abolizione della messa privata : il rito non ha più valore intrinseco - come nel caso in cui, come sul Golgota, il vero attore sia Cristo, tramite il sacerdote, e non i fedeli - ma necessita, per la sua stessa validità, della presenza umana, ne è protagonista l’uomo di fede. Come a dire che la morte di Gesù non sarebbe servita a nulla, se non vi avesse assistito qualcuno.

È quindi il carattere soprannaturale e divino della cerimonia, completamente predominante nella concezione cattolica, che viene, per così dire, ridotto, a favore della dimensione umana, ancor più con riformatori come Zwingli e Carlostadio che ne assolutizzano il carattere memorialistico, negando ogni reale presenza divina nella particola. Questa orizzontalità, forse non completamente slegata dal pensiero antropocentrico degli umanisti, porta con sé, un po’ come l’architettura classicheggiante di un Brunelleschi, la ricerca di semplicità esteriore, che diviene freddezza, nell’addobbo dell’altare, nelle luci e nelle immagini. Una grande consequenzialità, ancora una volta, guida Lutero nell’istituire un legame fra Cena e semplicità, concezione sacrificale e solennità.

Scrive infatti: “Così quanto più la Messa è vicina e somigliante a quella prima messa che Cristo compì nella cena, tanto più è cristiana. Orbene, la messa di Cristo fu semplicissima, senza nessuna pomposità di paramenti, di gesti, di canti, di cerimonie: se fosse da offrire come un sacrificio, parrebbe che Cristo non l’avesse istituita in forma completa” . I tedeschi della Controriforma, ben più delle altre popolazioni cattoliche, risponderanno con la ricchezza e la pomposità dello stile barocco, con gli immensi altari centrali “ad Deum” e l’adozione, più che in passato e più che altrove, di altari laterali con sfondo dorato, del colore, cioè, che meglio di ogni altro poteva trasmettere l’idea della Divinità realmente presente; altri elementi architettonici, come il baldacchino e le balaustre, verranno usati abbondantemente per enfatizzare la centralità e la sacralità dell’altare, non tavola, ma Golgota. Una qualche opposizione ci fu, comunque, anche fra gli stessi seguaci della riforma.

Nel trattato “Sulla prigionia babilonese della Chiesa”, del 1520, infatti, Lutero propone di “eliminare... le vesti, gli ornamenti, i canti, le preghiere, la musica, le luci e tutto quell’apparato abbagliante”; sei anni dopo invece, nel volumetto citato, “Messa Tedesca...” scrive: “Conserviamo dunque i paramenti della Messa, l’altare, le luci finché si perdono da sé...”. Evidentemente il popolo rimaneva in parte legato alle tradizioni, ai suoi aspetti più visibili, e si ritenne più efficace e indolore una applicazione graduale delle innovazioni. Che comunque non furono sempre percepite, se è vero che ancora oggi, viaggiando nella Germania protestante, si incontrano chiese estremamente semplici e spoglie ed altre dove, per quanto possa sembrare incongruente con lo spirito protestante, rimangono ancora numerose immagini e statue di santi e Madonne. Il confronto fra i due passi sopra citati dimostra anche che il progetto di eliminare i “canti” e “la musica”, presente nel testo del 1520, era già stato abbandonato almeno a partire dal 1526. In un primo tempo infatti il monaco riformatore ritiene che “canti” e “musica” nuocciano alla semplicità e alla sobrietà del rito, come inutili orpelli, finché, scrive Ernesto Buonaiuti, non “sente istintivamente di dover fare qualcos’altro per ravvivare il culto e renderlo atto a riscaldare il cuore della massa credente. Ed ecco che egli scopre improvvisamente in sé delle inattese qualità poetiche e si dà a scrivere, dal 1523, canti sacri..." . La sua primitiva convinzione, che sopravvive solo nella personale avversione per l’organo, è però accolta da alcuni collaboratori e successori, come Zwingli, Calvino, Zwick: si va dalla riduzione delle parti cantate e della musica, al canto esclusivo di melopee salmodiche più o meno elaborate, dalla condanna della polifonia alla soppressione e distruzione degli organi .

La riforma liturgica non è dunque qualcosa di isolato e limitato, ma diventa, è bene ribadirlo, anche linguistica, culturale, musicale e soprattutto architettonica.


LA RIVOLUZIONE ARTISTICA

Non che Lutero abbia contrapposto “una sua nuova concezione architettonica a quella già esistente, ma automaticamente con la sua predicazione vennero posti in particolare rilievo determinati spazi architettonici (pulpito, altare), mentre altri diventavano inutili (cappelle laterali) o venivano utilizzati non più in ordine alla finalità per cui erano stati originariamente previsti, ad esempio il coro come luogo privilegiato riservato al clero” . Le differenze liturgiche si cristallizzano in differenze fisiche, materiali.
L’edificio cattolico è concepito come Domus Dei: tutto deve parlare di Lui, la grandiosità, la luminosità, la stessa posizione dell’edificio, spesso rivolto ad Oriente verso il “Sol Iustitiae” della parusia, e la sua pianta a croce; è Cristo stesso ad abitarla, nel Tabernacolo, rendendola Casa di Dio proprio per una presenza stabile e continua. In essa si rinnova, tramite il sacerdozio gerarchico, il sacrificio della Croce: “l’abside, con la cattedra episcopale e i seggi per il clero, è l’affermazione architettonica della gerarchicità della Chiesa; la centralità dell’altare sotto l’arco trionfale e sotto la solennità del ciborio è la dottrina plasticamente resa del primato del culto e perciò del sacrificio augusto su tutti gli altri interessi della comunità” .

La chiesa protestante è invece essenzialmente la casa dell’uomo-credente, del popolo, dell’assemblea egualitaria che si riunisce per la Cena del Signore. Scompare il tabernacolo, segno della Presenza divina; scompaiono spesso reliquie, santi e Madonne, abitatori della simbolica città di Dio, la Gerusalemme Celeste; non servono più, a rigore, la pianta a croce, la posizione ad Oriente, l’abside, il coro, il ciborio... Paradigmatiche a questo proposito la chiesa del Paradiso, il tempio di Rouen (1601), di Amsterdam (1630) e i settecenteschi templi di Wadenswill, Horgen e Kloten: sono infatti le prime costruzioni veramente aderenti allo spirito liturgico dei riformatori, che per lo più si erano dovuti servire di edifici cattolici preesistenti, limitandosi a singole modifiche e alla reinterpretazione degli spazi, come, ad es., l’esclusione dell’abside. “Un’ordinanza della chiesa di Hesse del 1526 esorta «tutti i fedeli a partecipare alla preghiera e alla lettura... e alla Cena del Signore. Questi atti non saranno più compiuti nel coro, ma in mezzo alla chiesa...»” .

Anche l’altare perde il vecchio significato e la vecchia forma: diviene mensa, solitamente semplice tavola, non più sopraelevata, distaccata da scalinate e balaustre, bensì posizionata in modo da creare un rapporto più diretto, partecipativo, comunitario, fra celebrante e popolo (a questo fine si abbandona anche la divisione in navate, che potrebbe impedire una visuale completa). Evidentemente a questi mutamenti materiali viene dietro l’attenuazione, la scomparsa o il mutamento dei valori simbolici da essi espressi; valori che tentano di esprimere l’ineffabile grandezza del Mistero e del sacro della creazione e del rito. L’edificio propriamente protestante, senza abside, senza tabernacolo, a pianta rettangolare circolare o ellittica, deve ricordare una casa umana, il salone dell’Ultima Cena e non assume quindi più il triplice significato di immagine dell’universo, dell’uomo, tempio vivente della divinità, e di Dio stesso, come sostenevano ad es. S. Massimo Confessore e Onorio d’Autun. Costui, nel suo “Specchio del mondo” - richiamandosi anche alla frase evangelica “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo riedificherò” (Gv. 2,19) - sostiene che, come la Chiesa-comunità dei fedeli è il Corpo mistico di Cristo, così la chiesa-edificio ne rappresenta la fisicità: il coro è la testa, il transetto le braccia, la navata il busto e l’altare, centro di irradiazione e di convergenza di tutte le linee architettoniche, rappresenta il cuore.

Ancor più, esso è anche immagine di tutto il Corpo di Cristo, definito nella Bibbia “pietra di scandalo”, “la pietra che i costruttori hanno scartato”, “pietra” da cui sgorgarono il cibo e la bevanda “spirituale” per gli ebrei nel deserto (I Cor, 10,4). Per questo viene riverito, baciato, incensato. È il centro del mondo, come stanno a significare la semisfera perpendicolare del ciborio e quella del catino absidale, simboli dell’immensità della volta celeste sopra la terra: non così può essere per l’altare-tavola luterano, e soprattutto zwingliano, la cui centralità non è autonoma, ma dipende dall’essere il supporto dell’assemblea, vero centro e cuore del rito . Sono i riformatori stessi, come Carlostadio e Zwingli, a comprendere il profondo legame fra credenze ed esteriorizzazione, didascalismo visivo, e quindi a promuovere la distruzione di cori, altari, chiese intere, e la costruzione di nuove, di cui le più antiche e tipiche sono “Fleur-de-lys”, “Paradis” e “Terraux”, a Lione .

In questo quadro si inseriscono anche le tendenze iconoclaste variamente diffusesi nel mondo protestante, dalle posizioni moderate di Erasmo, alla forte avversione per le immagini di Zwingli, Calvino e Carlostadio. Quest’ultimo, proprio a Wüttenberg, la città delle 95 tesi, “inaugurò la “messa evangelica” abbattendo e bruciando le immagini” e dando così inizio ad un movimento iconoclasta “serpeggiante in tutta l’Europa del nord” . Benché l’atteggiamento di Lutero fosse alquanto più prudente, “quasi ovunque il primo sintomo visibile dell’incipiente grande trasformazione del cristianesimo fu il ripudio dei santi, espresso in forma di sistematica distruzione delle loro immagini su tela, su tavola o scolpite in pietra, intraprese per iniziativa della pubblica autorità, o di una folla inferocita reduce dai sermoni del cristianesimo riformatore” .

Ripudio dei santi, è bene ricordarlo, che nasce dal terribile pessimismo antropologico luterano, secondo il quale l'uomo non è capace di compiere alcunché di buono, ma è solo e soltanto un peccatore, senza libertà, conteso tra Satana e Dio.

(F. AGNOLI, La liturgia tradizionale. Le ragioni del motu proprio, Fede & Cultura, I parte)

25 commenti:

mic ha detto...

basta scorrere soltanto i titoli di questo interessantissimo testo, per riscontrare i punti salienti di tutte le nostre denuce di difformità del cammino nc dalla Chiesa Cattolica, che uno sguardo allargato a 360 gradi alla situazione ecclesiale ed alla grave crisi che stiamo attraversando, fa evidenziare quanto corrispondano anche alle gravi storture e 'variazioni' teologiche innescate dalla cultora egemone modernista post conciliare.

L

mic ha detto...

La nostra focalizzazione sul cammino, anche se non esclusiva su esso, serve per tener desta l'attenzione su una realtà -che costituisce un "unicum"- purtroppo tuttora ignorata o sottovalutata all'interno della Chiesa. Basta scorrere il thread precedente per coglierne alcune drammatiche implicazioni

e qui iniziamo con l'evidenziarne l'inquietante identità che non emerge nè dagli statuti nè da nessun altro documento

Vittorio ha detto...

a proposito di svalutazione del sacerdozio ministeriale, che dire dell'arcivescovo di Milano, il quale ha stabilito che la sua diocesi nell'anno sacerdotale approfondirà il tema del sacerdozio comune dei fedeli!?

Vittorio ha detto...

a proposito di svalutazione del sacerdozio ministeriale, che dire dell'arcivescovo di Milano, il quale ha stabilito che la sua diocesi, nell'anno sacerdotale, approfondirà il tema del sacerdozio comune dei fedeli!?

zufolo ha detto...

Scusate se ritorno alla questione della pastorale per fuoriusciti dal Cammino... secondo me la cosa migliore sarebbe affidarla ai catechisti del Cammino. Anzi potrebbe essere parte degli Statuti. Pensate ai vantaggi:

-- non si tratterebbe di iniziative isolate, ma organizzate a livello globale;

-- la struttura sarebbe gia' presente dove ci sono i fuoriusciti, cioe' nelle parrocchie dove c'e' il Cammino;

-- chi meglio dei catechisti del Cammino conosce le problematiche di coloro che ne escono?

-- garantirebbe la continuita' con le amicizie maturate nella parrocchia.

Spero che questo mio contributo sia d'aiuto.

Z

Emma ha detto...

Ed io mi pongo molte domande, ancora una, sull`ecumenismo.
Quando si parla di passi fatti, chi li ha fatti? Chi li fa?
Che passi hanno fatto i protestanti, i luterani?
Quelli che hanno fatto e fanno i cattolici li conosco, ma non vedo traccia di passi verso di noi.
È normale ad esempio che un pastore luterano durante la settimana di preghiera per l`unità dei cristiani vada a dire l`omelia durante la Santa Messa?
Sono normali le concelebrazioni proibite ma che avvengono ugualmente?
È normale che il card.Sepe tolga la Presenza di N.S.G.C.dalla cappella dell`areoporto di Napoli, trasformata in cappella ecumenica?
E il tutto nell`indifferenza generale, anzi si applaude, conseguenze dell`ignoranza seminata, alimentata con cura da chi aveva e ha interesse a creare confusione nelle coscienze dei cattolici.
E così oggi abbiamo una crisi della fede, un`identità cattolica in coma, che permettono tutte le aberrazioni, tutte le derive.

mic ha detto...

La precisa puntualizzazione di Emma mi induce a ricordare che ogni cristiano cattolico dovrebbe conoscere e diventare consapevole di quanto precisato dal card Siri sull"intercomunone". Troviamo in questo insegnamento una conferma autorevole, ad esempio, alla nostra concezione di un vero ecumenismo come promozione del ritorno alla Verità di chi ne ha espunto parti fondamentali (E PER QUESTO VIENE O VENIVA CHIAMATO ERETICO) come pure al nostro ritenere impossibile la nostra "communicatio in sacris" col cammino neocatecumenale...

ricordando ancora che la vera "comunione" non è opera umana, come quella orizzontale data dalla "fratellanza universale" o dal buonismo che induce a "guardare a ciò che unisce e non a ciò che divide", perchè ciò che divide allontana dalla "Verità che vi farà liberi" e forma una spiritualità ed una antropologia, cioè visione del mondo, di Dio, delle relazioni e dei comportamenti, completamente diversa... La comunione autentica è opera del Signore tra tutti coloro che sono uniti in Lui, che è LA VERITA'

Dide il card Siri:
"Il problema dell’intercomunione è un problema di estrema gravità e può costituire una deviazione dal retto metodo ecumenico, presentarsi come un vero trabocchetto per molti cattolici in buona fede ed offrire una nuova testimonianza dello sviamento di teologi dalla teologia. [...] L'unità non si farà mai sulle mezze parole, sui concetti detti a metà, sulle aperture ed interpretazioni volontarie. Se questa qualcuno la chiamasse unità, o non saprebbe quello che dice, o mentirebbe sapendo di mentire. [...] Un falso approccio ecumenico è inficiato di relativismo sul piano dogmatico; è il tema che oggi è trattato eufemisticamente con il termine di pluralismo. Nella sostanza della dottrina accettata come rivelata o certa dalla Chiesa Cattolica non può esistere pluralismo. Questo suppone il relativismo, il quale porta logicamente al disfacimento di tutto; non dunque unità, ma distruzione. E' forse l'unità un'opera di distruzione? Il pluralismo sta nei gusti, negli aspetti, nelle simpatie, negli onesti adattamenti al linguaggio delle culture - salva veritate -, mai nella sostanza della verità e degli stessi fatti. Sta nelle cose umane, che «Dio ha lasciato alle dispute degli uomini», ma non certo nelle cose, che stabilmente ha definito Lui per il tempo e per l'eternità. "

[Brano tratto da un editoriale del Cardinale Giuseppe Siri, pubblicato su “Renovatio”, IX - 1974]

mic ha detto...

la proposta di zufolo di affidare la pastorale dei fuoriusciti ai catechisti del cammino è una presa per i fondelli, perchè mira unicamente a far rientrare chi è uscito per 'incompatibilità' ed 'estraneità' e che si ritroverebbe dalla padella nella brace!

se non è da prendere come exploit ironico, è la solita visione unilaterale camminocentrica

miciomacio ha detto...

No zufolo, credo che la cosa sia impossibile, per vari motivi e lo dico da fuoriuscito.
Uno, per esempio, è che i catechisti neocatecumenali non hanno nessun carisma, a parte quello di fare gli interessi del cammino di kiko. Sarebbe come curare un malato da uno sciamano. Tu se hai mal di pancia vai dallo sciamano ?
Miao

jonathan ha detto...

“L’idea basilare del Protestantesimo - così sintetizza Laura Ferrari - è la convinzione che Dio si manifesta nella comunità, in ciascuno dei suoi membri, convocati attorno alla Santa Mensa per celebrare la Cena e ascoltare la Parola...” .

Questa è anche l'idea basilare del cnc. Tutto il resto deriva da qui mi pare, la Messa-banchetto, il sacerdozio comune, la centralità della Scrittura accolta senza la mediazione della Chiesa, ecc. La derivazione del cammino da qui è più che evidente. Impossibile smentirla.

E per purificarsi da queste contaminazioni, serve che la Chiesa ritrovi il suo zelo, il suo peculiare carisma e annunci la Verità della nostra fede.

Non una pastorale per 'fuoriusciti', ma una pastorale per adulti, giovani e vecchi, che oggi è quasi esclusivo appannaggio di gruppi, movimenti e quant'altro. Cioè di laici, per lo più.

Per cui chi non si aggrega ad un gruppo, deve aspettare la domenica per sentir nominare il nome di Dio. Se gli va bene!

jonathan ha detto...

Se la Chiesa si protestantizza è perché, o anche perché, la Chiesa nel cnc, e non solo, la fanno i laici, con un dio a portata di mano.

I sacerdoti, i frati e monaci, e i vescovi e cardinali, e le suore anche, tutti questi uomini e donne che Dio ha messo da parte per Sé, cos’altro devono fare se non continuare a dire a tutti ‘convertitevi e credete al Vangelo’? Devono, loro prima e sopra chiunque altro, farsi eco di quell’unica Parola definitiva che è l’orizzonte della loro vocazione. Devono mettere il cuore e la testa dentro i Tabernacoli accesi delle loro chiese e poi raccontarci cosa hanno visto e incontrato. Devono parlarci di Dio con la Parola di Dio, così come è stata consegnata alle loro mani dalla Sua Chiesa. E celebrare la Sua Presenza e il Suo Golgota con l’ardore di chi sa di appartenerGli per sempre. Devono guardare al Cielo, non in basso quasi volessero rianimare un dio morente col frastuono di suoni e cembali e colori pastello. O come volessero aggiungere qualche proteina alla loro tiepidezza.

Non a caso questo è un anno sacerdotale. Dio lo voglia!

Emma ha detto...

Hai ragione Jonathan di ricordare che siamo nell`anno sacerdotale proclamato da Benedetto XVI.
Eh sì è meglio ricordarlo e ricordare quali erano e sono le intenzioni del Papa, perchè in virtù di quella disobbedienza e contestazione sistematica che fanno così tanto male alla Chiesa, l`anno sacerdotale si sta trasformando in diversi luoghi come l`anno del sacerdozio comune!
Conferenze qui, incontri là, accento messo sul ruolo dei laici, sul sacerdozio comune.
Anche questo è un modo subdolo per sabotare l`autorità del Papa, per rendere inefficaci le sue decisioni.
Norme, prescrizioni, decisioni, si trasformano in raccomandazioni, suggerimenti, o sono semplicemnte ignorati.

tantoi rumore x nulla ha detto...

Scusate la mia rozzezza ma non capisco che senso abbia stare a discutere di aria fritta su un blog.Cercare i difetti del Cammino.
Ma non è tempo perso?

katartiko ha detto...

jonathan scrive:
Se la Chiesa si protestantizza è perché, o anche perché, la Chiesa nel cnc, e non solo, la fanno i laici, con un dio a portata di mano.

I sacerdoti, i frati e monaci, e i vescovi e cardinali, e le suore anche, tutti questi uomini e donne che Dio ha messo da parte per Sé, cos’altro devono fare se non continuare a dire a tutti ‘convertitevi e credete al Vangelo’?

Potrai anche avere ragione (ne dubito) ma di fronte alla mancanza di vocazioni dammi la soluzione.

mic ha detto...

Scusate la mia rozzezza ma non capisco che senso abbia stare a discutere di aria fritta su un blog.Cercare i difetti del Cammino.
Ma non è tempo perso?


se credi che sia tempo perso, non è tempo perso anche il tuo che continui a inondarci di messaggi, ovviamente ignorati perchè dicono e ripetono sempre le stesse cose, senza mai rispondere a tono?

mic ha detto...

potrai anche avere ragione (ne dubito) ma di fronte alla mancanza di vocazioni dammi la soluzione.

nessuno di voi si è mai chiesto come mai i seminari "Tradizionali" non hanno crisi di vocazioni, anzi!... e almeno si è sicuri che formino sacerdoti di Cristo e non di kiko!!!

mic ha detto...

le vocazioni, nel cammino sono indotte da espedienti manipolatori (leggete l'intero documento qui)
e i seminari sono neocatecumenizzati , mentre invece i seminari tradizionali accolgono giovani seriamente motivati da una fede ancora integra rispecchiata da una autentica Santa e Divina Liturgia celebrata su 'Altari' e non su ipertrofiche mense, senza sincretismi e arbitrarie aggiunte e contaminazioni...

jonathan ha detto...

Potrai anche avere ragione (ne dubito) ma di fronte alla mancanza di vocazioni dammi la soluzione

La carenza di vocazioni non è la causa di questo stravolgimento di ruoli, ma ne è l'effetto caso mai.
E comunque questo non ci autorizza a sostituirci ai sacerdoti e ad appropriarci dei loro 'carismi', come avviene con allegra disinvoltura nel cammino.

Francesco ha detto...

Per errore non è stato pubblicato un commento di "Tantorumorepernulla" il quale esultava dicendo che in questo periodo si stanno facendo le catechesi neocat con grande successo.
Peccato!
Avrei voluto controbattere al nostro che a quanto risulta le catechesi neocat si svolgono in Avvento o in Quaresima. Quindi sta scrivendo , come sempre, grosse inesattezze.

mic ha detto...

Avrei voluto controbattere al nostro che a quanto risulta le catechesi neocat si svolgono in Avvento o in Quaresima. Quindi sta scrivendo , come sempre, grosse inesattezze.

caro Francesco,

è probabile si riferisse alle catechesi diocesane che sono diventate neocatecumenali...

tanto rumore per nulla ha detto...

Vorrei dire a MIC che non inondo affatto il vostro blog.Mi affaccio di tanto in tanto per divertirmi.
Comunque se vuoi ti ripeto quello che ti ho detto.Stiamo facendo le catechesi e fino a questo momento stiamo avendo ottimi risultati.
Siamo nell'estrema periferia urbana e stanno venendo sulla quarantina di persone.Per questa zona è un ottimo risultato.Ci sono persone provenienti dal protestantesimo e dai Testimoni di Geova.Ci sono giovani merce rara nella Chiesa di oggi.Per chi credesse che il Cammino sia in crisi si rassegni gode di ottima salute.

mic ha detto...

protestanti, Testimoni di Geova, tutte persone lontane dal cattolicesimo... ovvio che si lascino addottrinare senza riconoscere le storture! Ma questa non è altro che la Chiesa di oggi, divenuta "altra" da quella Apostolica. A questo sarà il Signore a pensare!

Quano i TDG: dalla padella nella brace....

mic ha detto...

Ci sono giovani merce rara nella Chiesa di oggi

non nelle file della Tradizione!

strl ha detto...

"Quano i TDG: dalla padella nella brace...."

Beh, adesso non esageriamo. Sempre molto meglio CNC che TDG (e lo dico per aver conosciuto anche gli effetti collaterali di appartenere ai TDG).

per Tanto rumore etc.
"Stiamo facendo le catechesi e fino a questo momento stiamo avendo ottimi risultati.
Siamo nell'estrema periferia urbana e stanno venendo sulla quarantina di persone.Per questa zona è un ottimo risultato.
"

E qui la solita sfilza di numeri... E' bello che nel Cammino se ci sono i numeri si dice e si pensa "ottimi risultati" e quando non ci sono i numeri si dice "ottimi risultati" ma non lo si pensa più...
Che importanza ha il numero?
Se la mettiamo su questo piano Scientology fa dei risultati grandiosi!!!



"
Ci sono persone provenienti dal protestantesimo e dai Testimoni di Geova.Ci sono giovani merce rara nella Chiesa di oggi.Per chi credesse che il Cammino sia in crisi si rassegni gode di ottima salute.
"

Per i provenienti dal protestantesimo... un mezzo passo in avanti. Per i TDG direi un ottimo passo.
Per quanto riguarda la crisi, personalmente vorrei solo che il Cammino si rimettesse in carreggiata con la Chiesa Cattolica. Se questo deve passare una profonda crisi con crollo verticale o sarà una cosa progressiva e quasi, per gli esterni, impercettibile lo sa solo Dio.
Quello di cui sono convinto è, come già scritto, che il CNC è un corpo malato che se non sviluppa dei seri anticorpi al suo interno è destinato a imputridire e a morire.
A volte le malattie si manifestano improvvisamente, altre volte dannno dei segnali molto per tempo...
ciao

miciomacio ha detto...

Forse, purtroppo, i neocatecumeni dimenticano una cosa: il popolo di Dio è un piccolo resto. Io so per certo che resteremo pochissimi, perchè siamo su questo mondo ma non siamo di questo mondo. In questo mondo contano i numeri. I neocatecumeni che non vogliono aprire gli occhi hanno gia scelto da che parte stare.
Miao