lunedì 18 gennaio 2010

Obbedienza e Discernimento degli Spiriti: una perla di Giovanni Paolo II

Senza esaurire l'altro articolo, questa Catechesi del Venerabile Giovanni Paolo II è davvero una perla.

Catechesi del Santo Padre - Udienza Generale 24 Giugno 1992

1. “Lo Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio e lo guida e adorna, ma “distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui” (1 Cor 12, 11) dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa” (LG 12). Questo è l’insegnamento del Concilio Vaticano II. La partecipazione alla missione messianica da parte del popolo di Dio non è dunque procurata soltanto dalla struttura ministeriale e dalla vita sacramentale della Chiesa. Proviene anche da un’altra via, quella dei doni spirituali o carismi. Questa dottrina, ricordata dal Concilio, è fondata nel Nuovo Testamento e contribuisce a mostrare che lo sviluppo della comunità ecclesiale non dipende unicamente dall’istituzione dei ministeri e dei sacramenti, ma è promosso anche da imprevedibili e liberi doni dello Spirito, che opera anche al di là di tutti i canali stabiliti. Per questa elargizione di grazie speciali si rende manifesto che il sacerdozio universale della comunità ecclesiale viene guidato dallo Spirito con una libertà sovrana (“come a lui piace”, dice San Paolo) (1 Cor 12, 11), che spesso stupisce.

2. San Paolo descrive la varietà e diversità dei carismi, che va attribuita all’azione dell’unico Spirito (1 Cor 12, 4). Ognuno di noi riceve da Dio doni molteplici, che convengono alla sua persona e alla sua missione. Secondo questa diversità, non c’è mai una via individuale di santità e di missione che sia identica alle altre. Lo Spirito Santo manifesta rispetto per ogni persona e vuole promuovere uno sviluppo originale per ognuno nella vita spirituale e nella testimonianza.

3. Ma va tenuto presente che i doni spirituali devono essere accolti non soltanto per un beneficio personale, ma prima di tutto per il bene della Chiesa: “Ciascuno, scrive San Pietro, viva secondo il dono ricevuto, mettendolo a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio” (1 Pt 4, 10). In forza di questi carismi la vita della comunità è piena di ricchezza spirituale e di servizi di ogni genere. E la diversità è necessaria per una ricchezza spirituale più ampia: ognuno dà un contributo personale che gli altri non danno. La comunità spirituale vive dell’apporto di tutti.

4. La diversità dei carismi è anche necessaria per un migliore ordinamento di tutta la vita del Corpo di Cristo. Lo sottolinea San Paolo quando illustra lo scopo e l’utilità dei doni spirituali: “Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra, ognuno secondo la propria parte” (1 Cor 12, 27). Nell’unico Corpo ciascuno deve svolgere il proprio ruolo secondo il carisma ricevuto. Nessuno può pretendere di ricevere tutti i carismi, né permettersi di invidiare i carismi degli altri. Il carisma di ciascuno deve essere rispettato e valorizzato per il bene del Corpo.

5. Occorre notare che circa i carismi, soprattutto nel caso di carismi straordinari, è richiesto il discernimento. Questo discernimento viene dato dallo stesso Spirito Santo, che guida l’intelligenza sulla via della verità e della sapienza. Ma siccome tutta la comunità ecclesiale è stata posta da Cristo sotto la guida dell’autorità ecclesiastica, questa è competente a giudicare il valore e l’autenticità dei carismi. Scrive il Concilio: “I doni straordinari . . . non si devono chiedere imprudentemente, né con presunzione si devono da essi sperare i frutti dei lavori apostolici; ma il giudizio sulla loro genuinità e ordinato uso appartiene all’Autorità ecclesiastica, alla quale spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cf. 1 Ts 5, 12. 19-21)” (LG 12).

6. Si possono indicare alcuni criteri di discernimento generalmente seguiti sia dall’autorità ecclesiastica sia dai maestri e direttori spirituali:

a) l’accordo con la fede della Chiesa in Gesù Cristo (cf. 1 Cor 12, 3); un dono dello Spirito Santo non può essere contrario alla fede che lo stesso Spirito ispira a tutta la Chiesa. “Da questo, scrive San Giovanni, potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio” (1 Gv 4, 2);
b) la presenza del “frutto dello Spirito: carità, gioia, pace” (Gal 5, 22). Ogni dono dello Spirito favorisce il progresso dell’amore, sia nella persona stessa, sia nella comunità, e quindi produce gioia e pace. Se un carisma provoca turbamento e confusione, questo significa o che non è autentico o che non è adoperato nel modo giusto. Come dice San Paolo: “Dio non è un Dio di disordine, ma di pace” (1 Cor 14, 33). Senza la carità, anche i carismi più straordinari non hanno la minima utilità (cf. 1 Cor 13, 1-3; cf. Mt 7, 22-23);
c) l’armonia con l’autorità della Chiesa e l’accettazione dei suoi provvedimenti. Dopo aver fissato regole molto strette per l’uso dei carismi nella Chiesa di Corinto, San Paolo dice: “Chi ritiene di essere profeta o dotato di doni dello Spirito deve riconoscere che quanto scrivo è comando del Signore” (1 Cor 14, 37). L’autentico carismatico si riconosce dalla sua sincera docilità verso i pastori della Chiesa. Un carisma non può suscitare la ribellione né provocare la rottura dell’unità; d) l’uso dei carismi nella comunità ecclesiale è sottoposto a una regola semplice: “Tutto si faccia per l’edificazione” (1 Cor 14, 26), cioè i carismi vengono accolti nella misura in cui recano un contributo costruttivo alla vita della comunità, vita di unione con Dio e di comunione fraterna. San Paolo insiste molto su questa regola (1 Cor 14, 4-5. 12. 18-19. 26-32).


7. Tra i vari doni, San Paolo stimava molto quello della profezia, come già abbiamo notato, tanto da raccomandare: “Aspirate ai doni spirituali, ma specialmente a quello della profezia” (1 Cor 14, 1). Risulta dalla storia della Chiesa e particolarmente dalla vita dei Santi che non di rado lo Spirito Santo ispira delle parole profetiche destinate a promuovere lo sviluppo o la riforma della vita della comunità cristiana. A volte queste parole sono specialmente rivolte a coloro che esercitano l’autorità, come nel caso di Santa Caterina da Siena, intervenuta presso il Papa per ottenere il suo ritorno da Avignone a Roma. Sono molti i fedeli e soprattutto i Santi e le Sante che hanno portato ai Papi e agli altri Pastori della Chiesa la luce e il conforto necessari all’adempimento della loro missione, specialmente in momenti difficili per la Chiesa.

8. Questo fatto mostra la possibilità e l’utilità della libertà di parola nella Chiesa: libertà che può anche manifestarsi nella forma di una critica costruttiva. L’importante è che la parola esprima veramente un’ispirazione profetica, derivante dallo Spirito. Come dice San Paolo, “dove è lo Spirito del Signore, là è la libertà” (2 Cor 3, 17). Lo Spirito Santo sviluppa nei fedeli un comportamento di sincerità e di fiducia reciproca (cf. Ef 4, 25) e li rende “capaci di correggersi a vicenda” (Rm 15, 14; cf. Col 1, 16). La critica è utile nella comunità, che deve sempre essere riformata e tentare di correggere le proprie imperfezioni. In molti casi l’aiuta a fare un nuovo passo avanti. Ma se viene dallo Spirito Santo, la critica non può non essere animata dal desiderio di progresso nella verità e nella carità. Non può svolgersi con amarezza; non può tradursi in offese, in atti o giudizi lesivi dell’onore di persone e di gruppi. Deve essere compenetrata di rispetto e di affetto fraterno e filiale, evitando il ricorso a forme inopportune di pubblicità, ma attenendosi alle indicazioni date dal Signore per la correzione fraterna (cf. Mt 18, 15-16).

9. Se la linea della libertà di parola è questa, si può dire che non c’è opposizione fra carisma e istituzione, perché è l’unico Spirito che con diversi carismi anima la Chiesa. I doni spirituali servono anche all’esercizio dei ministeri. Essi vengono elargiti dallo Spirito, per contribuire all’avanzamento del Regno di Dio. In questo senso si può dire che la Chiesa è una comunità di carismi.

51 commenti:

tanto rumore per nulla ha detto...

Sfigati!!Ma ancora state a perdere tempo su questo blog?Non vi siete stancati ancora?Vi informo che stiamo facendo le catechesi ed è un successo.Il Parroco e stato sempre contrario ma quando ha visto i lontani che si avvicinano.
I giovani!!!Ora è piu' Neocatecumeno di noi!!Ma fatela finita!!

mic ha detto...

mi colpiscono queste parole con le quali la Santa Sede ammette la consapevolezza, forse già al momento non più ignorabile, del grave disorientamento e anche della DIVISIONE presenti tra realtà ecclesiali, evidentemente emergenti a causa delle denunce (nostre e non solo: molte arrivavano e arrivano direttamente in Vaticano e non tutte evidentemente possono essere 'filtrate' dalla potente Segreteria di Stato). I motivi ormai li conoscete tutti. Analizziamone il messaggio:

Questo fatto mostra la possibilità e l’utilità della libertà di parola nella Chiesa: libertà che può anche manifestarsi nella forma di una critica costruttiva. L’importante è che la parola esprima veramente un’ispirazione profetica, derivante dallo Spirito. Come dice San Paolo, “dove è lo Spirito del Signore, là è la libertà” (2 Cor 3, 17). Lo Spirito Santo sviluppa nei fedeli un comportamento di sincerità e di fiducia reciproca (cf. Ef 4, 25) e li rende “capaci di correggersi a vicenda” (Rm 15, 14; cf. Col 1, 16). La critica è utile nella comunità, che deve sempre essere riformata e tentare di correggere le proprie imperfezioni. In molti casi l’aiuta a fare un nuovo passo avanti.

questo mi sembra confermi la legittimità al nostro impegno, posto che siamo consapevoli di farlo non 'contro' ma 'per' e 'per' sta per "amore della Verità", che E' il Signore e che quindi rispecchia quanto ci sta a cuore quel che accade nella e alla Sua e nostra Chiesa, la sua vita e le sue sorti e tutto quanto di 'estraneo' alla Tradizione Apostolica si sta muovendo in essa deturpandone il volto su più versanti, ormai a tutti noti, a partire dall'"unicum" rappresentato del cammino nc

Ma se viene dallo Spirito Santo, la critica non può non essere animata dal desiderio di progresso nella verità e nella carità. Non può svolgersi con amarezza; non può tradursi in offese, in atti o giudizi lesivi dell’onore di persone e di gruppi.

naturalmente, quando si dice la verità e con carità per quanto possibile, non penso si leda l'onore di nessuno. Ad esempio, abbiamo criticato più volte la predicazione e le prassi degli iniziatori del cammino - confrontandole col Magistero - e certamente non lo abbiamo fatto con animosità nei loro confronti, anche se quaranta e più anni di subdola penetrazione e abile e 'segreta' diffusione di contenuti giudeo-luterani-gnostici con le sofferenze nelle persone che abbiamo incontrato (perchè così è e non possiamo chiamare le cose con un altro nome), unitamente alla connivenza o all'incuria di sentinelle dormienti e cani muti possono aver suscitato punte di sdegno e di amarezza, ma presto rientrate, perchè vissute con tutta la nostra umanità, ma immersa nella Grazia del Signore...

Deve essere compenetrata di rispetto e di affetto fraterno e filiale, evitando il ricorso a forme inopportune di pubblicità, ma attenendosi alle indicazioni date dal Signore per la correzione fraterna (cf. Mt 18, 15-16).

Forse non ci si rende conto che le cosiddette "forme inopportune di pubblicità" (tali non considero le nostre denuce e documentazioni, volte a far conoscere quello che nella Chiesa viene volutamente o sconsidearamente ignorato o sottovalutato, ma ho la certezza che i NC lo faranno), sono state e sono l'unico mezzo per coprire l'indifferenza, i silenzi, le connivenze di chi era invece preposto a custodire e garantire...

MA SOPRATTUTTO sembra ignorarsi che è proprio la Santa Sede a dover dare direttive, correttivi, verifiche, volte a risolvere le discrepanze... per la verità non mancano direttive generiche, ma manca tutto il resto; il che alla fine pone in atto un'attività di governo che va nella direzione opposta a quella che ci si dovrebbe aspettare... e non correggendo efficacemente e apertamente gli errori, oltre a non garantire gli erranti in atto e potenziali, ottiene l'effetto di
lasciar continuare la proliferazione dell'errore stesso con l'aggravante che, chi fa questo, ne diventa complice...

mic ha detto...

e quello che pure si ignora, parlando di "correzione fraterna" è che, quanto al cammino, essa è impossibile perchè si tratta di una realtà rigidamente strutturata irreformabile, dalla quale vengono espulse tutte le istanze che non vi si adeguano, se non si lasciano fagocitare...

mic ha detto...

il nostro agire 'per', se riguarda la Chiesa e noi in essa, ovviamente riguarda anche, con condivisione e pre-occupazione sana, tutte quelle persone che una pubblicità ingannevole e metodi di coartazione inducono alla 'dipendenza' e invischiano in un contesto settario, anzichè aiutarle a crescere nella libertà dei "figli di Dio"

mic ha detto...

Se la linea della libertà di parola è questa, si può dire che non c’è opposizione fra carisma e istituzione

non è la linea della libertà di parola (che è se mai una causa seconda) che può garantire la NON OPPOSIZIONE FRA CARISMA E ISTITUZIONE, perchè il fondamento di questa "non opposizione" sta proprio nella realtà costitutiva della Chiesa che è TUTTA carismatica, perchè ad essa TUTTA anche se in vario modo sono dispensati i carismi, cioè i "doni dello Spirito", che sono per l'utilità di tutti e non esistono carismi più carismi degli altri...

anche qui si nota una certa approssimazione di linguaggio, che denota approssimazione di concetti, tutta post-conciliare!

Ovvio che questa critica non è rivolta a chi ha pronunciato il discorso, ma a chi glielo ha scritto; certo, chi legge avalla, ma molte sottigliezze (peraltro solo apparentemene marginali) possono sempre sfuggire...

Stefano78 ha detto...

anche qui si nota una certa approssimazione di linguaggio, che denota approssimazione di concetti, tutta post-conciliare!


Io credo che quella chiosa, guardando al contesto precedente, si riferisca alla modo della "critica" interna.

Quando questa critica si svolge con i criteri sopra detti, allora non c'è opposizione tra "carisma e istituzione". In questo senso, che è il senso dato dal discorso precedente, a cui la chiusura è inevitabilmente legata.

Non credo affatto che iL Santo Padre stesse dando un Definizione al rapporto carisma-istituzione, ma che stesse evidenziando il modo di "convivenza" fruttuosa e veritiera dell'uno con l'altra.

C'è da dire una cosa. Esistono i carismi perchè esiste la Chiesa! Senza Chiesa, quindi senza Istituzione, non vi sarebbe nessun carisma che la edifica! Perchè mancherebbe l'edificio!

Quindi c'è senz'altro un primato: la Chiesa!

mic ha detto...

a) l’accordo con la fede della Chiesa in Gesù Cristo (cf. 1 Cor 12, 3); un dono dello Spirito Santo non può essere contrario alla fede che lo stesso Spirito ispira a tutta la Chiesa. “Da questo, scrive San Giovanni, potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio” (1 Gv 4, 2);

l'Incarnazione nel cammnino nc è a dir poco 'diluita' e, piuttosto che 'configurati' al Signore Gesù, gli adepti risultano incarnare, con identità collettiva e non personale, ciò che è e fa l'entità-cammino nc...

mentre il Vangelo viene strumentalizzato, sprattutto in relazione ai cosiddetti 'passaggi', con interpretazioni a dir poco arbitrarie e non poco svianti (una per tutte, quella del "vangelo secondo Carmen" di Porto S. Giorgio)

b) la presenza del “frutto dello Spirito: carità, gioia, pace” (Gal 5, 22). Ogni dono dello Spirito favorisce il progresso dell’amore, sia nella persona stessa, sia nella comunità, e quindi produce gioia e pace. Se un carisma provoca turbamento e confusione, questo significa o che non è autentico o che non è adoperato nel modo giusto. Come dice San Paolo: “Dio non è un Dio di disordine, ma di pace” (1 Cor 14, 33). Senza la carità, anche i carismi più straordinari non hanno la minima utilità (cf. 1 Cor 13, 1-3; cf. Mt 7, 22-23);

non faccio commenti, ma rimando alle parole evidenziate in grassetto

quanto ai 'frutti', sbandierati con enfasi e riferiti soprattutto ai "numeri", non ne emerge il prezzo da pagare in termini di libertà e dignità della persona...

c) l’armonia con l’autorità della Chiesa e l’accettazione dei suoi provvedimenti. Dopo aver fissato regole molto strette per l’uso dei carismi nella Chiesa di Corinto, San Paolo dice: “Chi ritiene di essere profeta o dotato di doni dello Spirito deve riconoscere che quanto scrivo è comando del Signore” (1 Cor 14, 37). L’autentico carismatico si riconosce dalla sua sincera docilità verso i pastori della Chiesa. Un carisma non può suscitare la ribellione né provocare la rottura dell’unità; d) l’uso dei carismi nella comunità ecclesiale è sottoposto a una regola semplice: “Tutto si faccia per l’edificazione” (1 Cor 14, 26), cioè i carismi vengono accolti nella misura in cui recano un contributo costruttivo alla vita della comunità, vita di unione con Dio e di comunione fraterna. San Paolo insiste molto su questa regola (1 Cor 14, 4-5. 12. 18-19. 26-32).

anche qui basta soffermarsi sulle parole in grassetto

mic ha detto...

ovvio che il discorso è generale ed io l'ho riferito al cammino, ma è di questo che ci occupiamo e abbiamo dimostrato in molti modi quanto la sua realtà effettiva si discosti, nonostante le correzioni, vanificate dal fatto che si continua a dare obbedienza incondizionata agli iniziatori piuttosto che al Papa, dalle indicazioni contenute anche in questa catechesi papale

mic ha detto...

è sconsolante verificare la data di questa catechesi (giugno 1992), la consapevolezza che rivela e i costruttivi insegnamenti e - per contro - l'assoluta inapplicazione di essi...

ed anche veder ammessa la possibilità della libertà di parola e della critica costruttiva, senza che esse siano state tenute in alcun conto (allora a parlare erano p. Zoffoli, Don Gino Conti, mons. Landucci, il vescovo Hume ed altri) di fatto riconoscendo ispirazione profetica solo ai 'falsi profeti'

jonathan ha detto...

La realtà nella Chiesa non è così rose e fiori, come sembrerebbe emergere da questa catechesi. Non è così limpida e ben ordinata come dovrebbe. Magari lo fosse.

Certo il primato è della Chiesa, ma almeno rispetto al cn, solo in chiave formale e giuridica. Quanto basta per autorizzare l’invio ‘ad gentes’, per es. E vanno questi novelli profeti in giacca e cravatta, i nuovi eroi dello Spirito, vanno a ‘evangelizzare’ secondo l’ermeneutica kikiana, vanno a portare il giogo pesante di un altro vangelo, un’altra eucarestia, un’altra chiesa.

Dove, come, quando viene esercitata quella peculiare competenza dell’autorità ecclesiastica a discernere gli spiriti? In dieci anni di cammino, non ho mai visto il mio vescovo presenziare uno scrutinio, o una convivenza, o celebrare una Eucarestia con noi. Mai. Troppi impegni! Però ha trovato il tempo di consentire l’installazione del Tabernacolo a due livelli, cestinando le proteste di tanta brava gente che contava sul ‘discernimento’ del suo vescovo. Basta qualche chiacchiera biblica, un inchino, un baciamano per addomesticarlo quel discernimento.

Mi spiace, moltissimo, ma è così. E credo che proprio il dovere dell’obbedienza alla Chiesa esiga le denuncia chiara e senza timidezze delle inadempienze e infedeltà che si consumano sulla nostra pelle.

zufolo ha detto...

Ringrazio Stefano per avere postato questa perla di Giovanni Paolo II, che non potrebbe spiegare meglio quello che penso del Cammino e di questo sito.

Ognuno puo' avere le opinioni che vuole su questo carisma del CNC, e grazie a Dio c'e' liberta' di parola su questo, ma alla fine come dice il Papa e' l'autorita' ecclesiastica a dover stabilire se questo carisma e' autentico o no.

Uno puo' anche non essere d'accordo che l'autorita' ecclesiastica l'abbia imbroccata giusta su questo argomento (ma ringrazio Dio che siete voi, e non io, in questa posizione imbarazzante), ma non meravigliatevi se quelli che stanno in Cammino fanno riferimento alle decisioni dell'autorita' ecclesiastica piuttosto che alle vostre disquisizioni per decidere se il Cammino e' cosa buona o no...

Per quanto riguarda l'idea che il Cammino non sia docile nei confronti dei Pastori della Chiesa, a me sembra l'esatto contrario, e penso che tutte le raccomandazioni di tutti i Papi vengano prese molto sul serio, e credero' il contrario soltanto quando saranno questi Pastori a lamentarsi che abbiamo disobbedito. Prima di allora, le prendero' come le raccomandazioni di un padre che e' non solo amorevole ma orgoglioso dei propri figli e vuole farli crescere ancora meglio.

Per quanto riguarda la vostra liberta' di critica, non ho mai avuto dubbi che ce l'abbiate, e la difendo fermamente, senza neppure fare il facile gioco di invitarvi a leggere con attenzione i caveat che il Papa pone a questa liberta', perche' mi sembra assolutamente umano che ogni tanto un po' di amarezza e di giudizi affrettati emergano nella foga della discussione.

Z

mic ha detto...

Uno puo' anche non essere d'accordo che l'autorita' ecclesiastica l'abbia imbroccata giusta su questo argomento (ma ringrazio Dio che siete voi, e non io, in questa posizione imbarazzante),

non è una situazione imbarazzante, Zufolo, ma dolorosa, non per noi ma per il Signore e la sua Chiesa

poi non si tratta un discorso semplicistico come il "non essere d'accordo" (il solito 'minimizzare'!). C'è ben di più e di altro: abbiamo denunciato gravi distonie delle quali la cultura egemone, modernista, forse non riesce nemmeno a tener conto. Questo nell'ipotesi più comune; poi di casi e di ipotesi ce ne sono anche altre...

ma non meravigliatevi se quelli che stanno in Cammino fanno riferimento alle decisioni dell'autorita' ecclesiastica piuttosto che alle vostre disquisizioni per decidere se il Cammino e' cosa buona o no...

sinceramente non mi aspetto che quelli che stanno in cammino facciano riferimento a noi, a meno che non abbiano ancora un barlume di uso di ragione e riescano a guardare in faccia la realtà.

Quanto al fatto che 'guardino' all'autorità ecclesiasitca, permettimi di smentirti: essi guardano solo e unicamente al loro iniziatore!
Magari oggi che sono 'approvati' l'autorità ecclesiastica fa gioco per questo; ma le direttive del Papa restano lettera morta. Infatti:

1. dov'è la comunione ecclesiale?
2. dov'è l'adeguamento alla pastorale diocesana? si è fatto diabolicamente in modo che sia quest'ultima, grazie a vescovi compiacenti se non 'convertiti' all'errore, si stia adeguando a quella neocat... e questo è un 'vulnus' molto serio per la Chiesa!

mic ha detto...

credero' il contrario soltanto quando saranno questi Pastori a lamentarsi che abbiamo disobbedito. Prima di allora, le prendero' come le raccomandazioni di un padre che e' non solo amorevole ma orgoglioso dei propri figli e vuole farli crescere ancora meglio.

se non verranno altri pastori illuminati, tutto questo non succederà. E mi dici che fine hanno fatto le raccomandazioni del Papa di cui sopra?

mic ha detto...

senza neppure fare il facile gioco di invitarvi a leggere con attenzione i caveat che il Papa pone a questa liberta'

i caveat li abbiamo letti e mi sembra che abbiano anche avuto risposta!

Stefano78 ha detto...

Dice Zufolo.

ma non meravigliatevi se quelli che stanno in Cammino fanno riferimento alle decisioni dell'autorita' ecclesiastica piuttosto che alle vostre disquisizioni per decidere se il Cammino e' cosa buona o no...

DOVETE fare riferimento all'autorità ecclesiastica...
Il problema è che questo non avviene. Non avete una visione d'insieme, ma avete una visione parziale e veicolata da color a cui dovete fare riferimento. I vostri responsabili.

Come specifica questa splendida catechesi, la docilità VISIBILE del "carisma" all'Autorità, si concretizza accettando di buon grado le disposizioni della Santa Sede. Siccome la realtà dei fatti mostra una mancata applicazione sia dello Statuto definitivo che della Lettera del Papa, mi sembra sufficiente per dire che il "carisma" quantomeno non sia esercitato bene!

Per quanto riguarda l'idea che il Cammino non sia docile nei confronti dei Pastori della Chiesa, a me sembra l'esatto contrario, e penso che tutte le raccomandazioni di tutti i Papi vengano prese molto sul serio,

Che? I Papi hanno dato disposizioni chiare e inapplicate. Ma rimarremo di questi pareri opposti fino a che, come hai detto giustamente, non verrà dichiarato esplicitamente che vi sono disobbedienze in atto... Perchè la realtà dei fatti spesso è ignorata perchè la "forma" permane...

e credero' il contrario soltanto quando saranno questi Pastori a lamentarsi che abbiamo disobbedito

Appunto. Se questo ti lascia tranquillo, sono contento per te. Se tu crederai ad un fatto solo se esso sarà dichiarato apertamente (a prescindere se la realtà parli chiaro), fai come credi!

Prima di allora, le prendero' come le raccomandazioni di un padre che e' non solo amorevole ma orgoglioso dei propri figli e vuole farli crescere ancora meglio.


Nè più nè meno di un paternalismo e di un buonismo che ignora l'autorità. Le "raccomandazioni" sono di uno che da consigli. Se considerate il Papa e la sua Volontà ("Sono a portarvi le DECISIONI del Papa") come una "raccomandazione", avete risposto chiaramente a tutte le nostre domande e non credo ce ne siano altre da fare.

senza neppure fare il facile gioco di invitarvi a leggere con attenzione i caveat che il Papa pone a questa liberta'

Hai perfettamente ragione. Abbiamo molto da metterci in discussione. E dobbiamo farlo sempre. La speranza è che lo facciano tutti. Ma, giustamente, non dobbiamo aspettare gli altri ed iniziare sempre noi.

In ogni caso mi sembra chiaro ciò che lo era già prima. Molti NeoCat, soprattutto per la formazione ricevuta (quando sono semplici associati), preferiscono la soluzione "di forma", a prescindere dalla sostanza e a prescindere dalle disposizioni dei Papi che, finchè non dichiareranno ufficialmente che il CnC è in disobbedienza, saranno viste come "paterne raccomandazioni".

Ne prendo atto. E questo conferma ciò che penso riguardo il presunto "dialogo". Almeno dal maggio 2008 in poi.

Stefano78 ha detto...

C'è un criterio di discernimento, tra quelli esposti dal Venerabile Giovanni Paolo II, che mi ha particolarmente colpito:

Un dono dello Spirito Santo non può essere contrario alla fede che lo stesso Spirito ispira a tutta la Chiesa

Sono poche frasi ma lapidarie.

Davanti a questo criterio, senza citare i frutti dello Spirito che sono Pace, Concordia, Ordine, Comunione, Gioia, Unione, ecc, non si può che rimanere amareggiati per l'evidente difformità rispetto alla "fede di tutta la Chiesa".

Tale difformità, senza andare a rievocare i Testi segreti del CnC, perchè finchè non saranno pubblici potremmo stare a discutere in eterno, è VISIBILE E PALPABILE dalla "nuova estetica"...

Quindi?

zufolo ha detto...

Stefano,

naturalmente quando parlo di raccomandazioni mi riferisco all'invito alla comunione ecclesiale, e non alle "disposizioni" della lettera di Arinze.

Riguardo a quest'ultima, e' un vero peccato che questa lettera privata sia venuta alla luce, no? Questo tizio della Curia che l'ha diffusa ai giornali non ha fatto un gran servizio alla comunione ecclesiale, vero?

Pensa a quanta amarezza, quanto sangue marcio, quanti inutili esercizi di legalismo vi sareste evitati... le conversazioni tra i fondatori e la Santa Sede sarebbero proseguite tranquille tra gli statuti provvisori e quelli definitivi e avremmo tutti semplicemente letto lo statuto definitivo che avrebbe chiarito (come ha chiarito) lo status del Cammino e le modalita' della liturgia, il tutto al momento giusto.

E invece, ancora si parla di questa lettera (almeno ne parlate voi, perche' la Santa Sede non ne ha ovviamente piu' parlato), della nota a pie' di pagina, di come mai ci siano delle differenze tra questa e lo statuto... quanto tempo perso!

Z

Stefano78 ha detto...

A me, caro Zufolo, risulta che l'intero Statuto sia lì per bellezza.
A prescindere dalla Lettera (che non è affatto privata! E dagli con stà baggianata!). Nello stesso statuto è esplicitato che il CnC, anche per le Messe in Piccola Comunità (che non sono le uniche), deve seguire i Libri Liturgici in uso nella Chiesa Cattolica. Seguirli nella forma e nella sostanza.

Lo Statuto dice che il CnC è una Fondazione di Beni SPirituali (il catecumenato pre e post-battesimale DIOCESANO, UNIVERSALE), mentre invece da come vi definite non è così.

Lo Statuto dice che gli Scrutini non devono entrare nel "foro interno" della coscienza, e non è così.

Lo Statuto dice che il CnC è al Servizio dei Sacerdoti, primariamente del Vescovo, ma non mi sembra che se un Vescovo "chiude" il CnC, il CnC si "chiuda" in silenzio.

Stefano78 ha detto...

Questo tizio della Curia che l'ha diffusa ai giornali non ha fatto un gran servizio alla comunione ecclesiale, vero?


La lettera è presente in forma integrale, su NOTITIAE. Il Discorso che CHIEDE OBBEDIENZA (altro che "raccomandazioni") è del Gennaio 2006. DETTO DAL PAPA, PUBBLICAMENTE IN UDIENZA (mi risulta che le udienze del Papa siano PUBBLICHE!).

La Lettera è stata trattata PUBBLICAMENTE in una intervista andata in Onda su Radio Vaticana, che non mi sembra sia la radio Privata di Kiko e del Papa!

Chi non fa gran servizio alla comunione ecclesiale è chi svicola e fa compromessi in nome della propria identità indiscutibile.

Ma te lo ripeto: è inutile parlarne. Se non c'è chi ti dice "hai disobbedito", non porterà nessun frutto. Perchè non concedi nessuna dignità a chi ti corregge, se non è chi dici te.

Pazienza.

mic ha detto...

E invece, ancora si parla di questa lettera (almeno ne parlate voi, perche' la Santa Sede non ne ha ovviamente piu' parlato)


era una comunicazione "privata" anche il discorso del Papa in S Pietro nel gennaio 2006?

"Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi. E così facendo il Signore continuerà a benedirvi con abbondanti frutti pastorali. "

come si fa a continuare a definire "comunicazione privata" la lettera di Arinze?

e come si fa a trovare NORMALE che quelle che lo stesso pontefice definisce sue NORME, possano essere oggetto di trattative, come continua zufolo nella sua comunicazione?

ma dov'è la logica, prima ancora che il rispetto per il Santo Padre e dov'è il 'sensus ecclesiae' di queste persone?

e lo si contnua a permettere?

poi, quando parliamo di confusione e disorientamento siamo noi quelli 'fuori'!

mic ha detto...

le riflessioni di Stefano non fanno una grinza, ma non hanno presa su chi non ha e non cerca e non ammette punti di riferimento esterni alla sua realtà assolutizzata !

faccio notare che tra i 'punti di riferimento' esterni c'è il Papa, Vicario di Cristo e Guida di quella Chiesa alla quale si pretende di appartenere.

faccio notare ancora che qualunque cosa venga assolutizzata diviene un IDOLO!

jonathan ha detto...

Capisco che chi sta nel cnc lo voglia difendere a spada tratta, sempre e comunque. Perché il cammino è una realtà totalizzante alla quale si finisce per appartenere in tutti i sensi. Anche chi sa conservare desta la propria intelligenza e capacità critica, lascerà comunque l’ultima parola al cammino, al responsabile, al fratello, alla comunità, ai catechisti ecc., perché a tutti costoro ha riferito, anche senza accorgersene, ogni cosa, ogni virgola di se stesso.

Ma il cammino, come ogni altro movimento nella Chiesa, dovrebbe avere come unico obiettivo quello di condurre a Cristo. Di orientare a Lui, per conformare sempre più la propria vita a Lui, che è La Verità. Per diventare quel che siamo, capaci di Dio, figli.

Allora è questa Verità, che è la Persona stessa di Gesù Cristo, che va custodita e difesa e cercata. Così come ci è data dalla Chiesa, nella sua integrità e bellezza. E’ per questa Verità che vale la pena spendere la propria intelligenza e investire la propria libertà di cercare, sapere, capire,conoscere. Pensare. E amare e servire il Signore che diventa così il mio Signore e mio Dio.

Non servono le gabbie normative per vivere in Cristo. Bisogna farsi adoratori di Lui. Nella Sua Chiesa, quella vera, che rinuncia alla vanità delle estetiche multicolor, per farsi limpida trasparenza di Lui e della Sua Presenza nascosta, immagine e sacramento di un Dio Carne e Anima.

Altro che statuti!

Stefano78 ha detto...

le riflessioni di Stefano non fanno una grinza, ma non hanno presa

Appunto.

Mi veniva da fare una riflessione che ho fatto più volte.

Non insisterò. L'ho fatto anche troppo. Perchè una parola di correzione, in coscienza, è sempre buona se animata da "carità perfetta".

Ma l'insistenza denota una certa, anche involontaria, propensione al convincimento.

Siccome leggendo la Sacra Scrittura mi è balenato il ricordo a quel verso del Vangelo: lo Spirito Santo Convince (Cfr Gv 16 7-11) !

Per questo, abbandono la mia opera o tentativo (sicuramente in buona fede) di "convincimento". Che io abbia voluto "convincere" è palese dai miei comportamenti. Sovente hanno preso il percorso di uno "sdegno" che si potrebbe definire "sano" o meno, ma il punto non è questo.

Perdo di vista che lo Spirito del Padre e del Figlio è colui che, SOLO, può convincere. Sebbene possa usare pveri mezzi. Ma la parola finale è sua! Egli usa il Suo Mezzo fondamentale, la Chiesa Gerarchica. Usa i suoi piccoli. Ma il Convincimento è SUO.

Mi fermo, dunque, davanti al Mistero. Mi fermo nell'opera di Convincimento, perchè mi riconosco creatura e riconosco che "a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati". A motivo delle loro preghiere e delle loro offerte. Quando finisce il dialogo comincia la preghiera intensa.

Inoltre, un altro passo della Bibbia mi ha fatto riflettere, guardando la "storia" delle mie indignazioni. E' questo:

"Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato" (Cfr Mt 24 12-13)

Dio mi scampi dal "raffreddamento" del mio amore! Di ce ne scampi tutti.

mic ha detto...

Ma l'insistenza denota una certa, anche involontaria, propensione al convincimento.

NO, Steph, perchè non vuoi capire che l'insistenza denota la VOLONTARIA, consapevole, necessaria propensione a far conoscere la verità a chi è in grado di accoglierla?

Ogni giorno arrivano conferme da persone che leggono senza intervenire e che esprimono gratitudine e dicono che molto imparano dal nostro blog. Ma non sono certo solo queste che nutrono la mia consapevolezza.

io vedo che in quello che dici c'è una grade chiarezza di idee, capacità di esporle facendo i dovuti distinguo e, da come lo dici, c'è carità, appassionata ma autentica carità...

Coraggio, e bando agli scrupoli che è sacrosanto farsi venire ma che , a volte, richiedono di saper distinguere tra la voce dello spirito e le tentazioni che vorrebbero portarti a desistere

con questo non intendo forzarti o convincerti in alcun modo: è quello che penso e nella tua libertà sta la tua scelta!

mic ha detto...

Mi fermo, dunque, davanti al Mistero. Mi fermo nell'opera di Convincimento, perchè mi riconosco creatura e riconosco che "a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati". A motivo delle loro preghiere e delle loro offerte. Quando finisce il dialogo comincia la preghiera intensa.

posto che non mi sembra che nè tu nè io nè altri abbiamo come obiettivo un'"opera di convincimento", ma il continuare a 'mostrare' la Verità sconosciuta ai più e disattesa da molti, aggiungiamo questo impegno alla preghiera ed all'offerta, che devono accompagnarlo comunque e che non sono necessariamente alternative ad esso,

Perchè il Signore ci ha chiamati a portarlo nel mondo, diciamo come "contemplativi in azione"... altrimenti ci avrebbe chiamati in un convento di clausura, ad essere "contemplativi" a tempo pieno

Stefano78 ha detto...

NO, Steph, perchè non vuoi capire che l'insistenza denota la VOLONTARIA, consapevole, necessaria propensione a far conoscere la verità a chi è in grado di accoglierla?


Vedi, io faccio un distinguo netto tra "insistenza" nel proporre la Verità e insistenza nel tentare di convincere l'altro che quello che propongo è la Verità!

Io non voglio più CONVINCERE l'altro. Perchè chi CONVINCE (ovvero chi OTTIENE un ASSENSO da parte dell'altro a ciò che è proclamato) NON SONO IO.

Se io mi incaponisco, cercando di convincere l'altro, insistendo nel volerlo convincere della bontà di ciò che affermo, perchè magari ciò che affermo è davvero BUONO, entro in un circolo pericoloso.

Anche perchè, guardando alla realtà, c'è di che indignarsi. Il circolo dell'indignazione porta al raffreddamento. E questo è stato previsto da Gesù.

Secondo me si può ammettere almeno la possibilità di quanto dico. E per me già la possibilità e abbastanza.

mic ha detto...

in ogni caso non saremmo comunque mai noi a "convincere", ma la Verità contenuta nelle nostre parole e nei nostri pensieri condivisi, che si impone da sè a chi ha orecchi per intendere e apre il cuore e la mente per accoglierla

è in questo senso che secondo quel che mi è dato discernere, che esprimo consapevole del mio limite, sentendolo tuttavia con forza e chairezza, va interpretata la Parola che ti ha colpito: lo Spirito Santo Convince (Cfr Gv 16 7-11) !

mic ha detto...

Anche perchè, guardando alla realtà, c'è di che indignarsi. Il circolo dell'indignazione porta al raffreddamento. E questo è stato previsto da Gesù.

a me sembra che il circolo dell'indignazione sia superato da un pezzo! Ora come ora stiamo continuando abbracciando la Croce...

riconoscendo i nostri limiti possiamo pensare che l'indignazione può rimanere sempre in agguato, ma per questo basta continuare a pregare, mettersi in discussione e acquistare il dominio di sè che è dono del Signore!

Stefano78 ha detto...

posto che non mi sembra che nè tu nè io nè altri abbiamo come obiettivo un'"opera di convincimento

Noi abbiamo buone intenzioni. Il problema non è nelle intenzioni, ma nella strada che si può imboccare, la quale è costellata di buone intenzioni.

E' la delicatezza della situazione, appunto unica, che impone una riflessione in più. Secondo me.

ma il continuare a 'mostrare' la Verità sconosciuta

Su questo sai che concordo. Ma secondo me, la forma di "dialogo" diretto, AD OGGI, più che essere di supporto alla diffusione della Verità di fede è di ostacolo.

a me sembra che il circolo dell'indignazione sia superato da un pezzo! Ora come ora stiamo continuando abbracciando la Croce...


Come hai detto appresso, l'agguato è sempre innanzi a noi. Certamente ciò non DEVE mai far desistere da buoni propositi. Ma questi da soli non bastano. Essi vanno accompagnati da un realistico discernimento sul frutto che possono portare. Esso deve essere totalmente buono, in una visione d'insieme. Dove la bontà c'è, nell'insieme, allora lì c'è un buon frutto. Non so se mi sono spiegato...

mic ha detto...

Su questo sai che concordo. Ma secondo me, la forma di "dialogo" diretto, AD OGGI, più che essere di supporto alla diffusione della Verità di fede è di ostacolo.

caro Steph,
premetto che sono felice (e ti ringrazio) di questo nostro scambio, che credo sia un esempio, forse non perfetto -ma almeno passabile- di vero dialogo, nel quale si fa INSIEME un percorso cognitivo, interpretativo, espressivo verso la verità, ascoltandosi a vicenda, recependo "quello che è buono" e correggendo o respingendo reciprocamente quello che si discosta dalla propria visione delle cose, che è sempre un dato soggettivo, pur sempre da mettere in campo nella ricerca della maggiore possibile obiettività.

Abbiamo da un pezzo escluso, proprio per realistica esperienza sul campo, qualunque possibilità di dialogo diretto con i nostri interlocutori... se ci fai caso, quello con zufolo - come del resto ultimamente con Jeff ed altri, all'apparenza più disponibili al confronto - in realtà non è un dialogo, ma un dibattito, pur sempre utile nella misura in cui introduce elementi nuovi che alimentano la visione d'insieme della problematica che ci sta a cuore.

A questo punto del nostro percorso, per me non cambia nulla il fatto della riscontrata impossibilità di dialogo, perchè non è mai stato il dialogo il nostro obiettivo, ma uno strumento -anche entusiasmante nelle promesse se non nei risultati- attraverso il quale tentare l'individuazione e il perseguimento di obiettivi comuni pur nella evidente 'diversità', sperando anche in una difficile (dimostratasi poi impossibile) capacilità evolutiva della realtà-cammino nc...

Perciò mi chiedo e ti chiedo: cos'è che ci impedisce di continuare quel che stamo facendo e come lo stiamo facendo, tenendo conto anche che, al momento, per quanto mi riguarda non posso consentirmi 'strumenti' più impegnativi?

Ferma restando la opportunità nonchè la necessità di correggerci vicendevolmente, quando ognuno di noi dovesse incorrere in reazioni non del tutto equilibrate, il che significa che ci allontanano dalla verità

mic ha detto...

essi vanno accompagnati da un realistico discernimento sul frutto che possono portare. Esso deve essere totalmente buono, in una visione d'insieme. Dove la bontà c'è, nell'insieme, allora lì c'è un buon frutto. Non so se mi sono spiegato...

ti spieghi benissimo, Steph,

e allora, se davvero vogliamo misurare con i frutti questa nostra esperienza, cerchiamo di vederli insieme:

premesso che non metto tra i frutti (o non frutti) nè il mancato nè l'eventuale successo con altri interlocutori, quelli Vaticani, ai quali competono le più grandi responsabilità, perchè non è QUESTO risultato che la temperie in cui siamo può sancire la bontà del nostro impengo , anzi forse un successo su certi fronti -che purtroppo sono i più numerosi e potenti- di quel contesto mi allarmerebbe ;)

nè tantomeno era mai pensabile poter mettere tra i possibili frutti non tanto il successo di un'opera di convincimento, che non è mai stata tra gli obiettivi, quanto la possibilità di recepimento di insegnamenti propriamente cattolici, da parte di un contesto nel quale "critica=attacco" e "riflessione e giudizio nel senso di discernimento=superbia", oltretutto nella consapevolezza della nessuna "autorità=credibilità per loro" del nostro parlare, di fronte all'onnipossente e mai discutibile autoritarismo degli iniziatori e dei loro ripetitori-m megafoni: i catechisti (cose che ho detto e ripetuto da sempre)... è già tanto che siamo riusciti a tirar fuori cose come l'identità del cammino, mai così esplicitata ed inquietante in alcun documento ufficiale

1. ci sono frutti che per me sono nomi ben noti, dietro i quali ci sono volti amati e amabili, molti ancora presenti nei post, altri non più non so se provvisoriamente ed occasionalmente o per motivi più seri legati ai loro impegni; ma tutti seriamente e stabilmente incanalati in un nuovo percorso di fede 'fuori' dalla realtà inclusiva e massificante e sviante -ed altro ancora- del cammino

2. oltre ai nomi noti, ce ne sono molti altri -innumerevoli- che si fanno vivi via mail ed esprimono gratitudine e testimonianze di recuperata Via maestra, pur nelle difficoltà e nelle sofferenze, alle quali viene dato il senso dei necessaria liberazione guarigione e purificazione, come del resto è avvenuto per tutti noi....

3. ci sono frutti che non ci sarà mai dato nè di vedere nè di conoscere, ma che ho la certezza che sboccino, per sua Grazia, anche in lettori occasionali e sconosciuti e lontani, nella misura in cui riusciamo a parlare di Lui e per Lui e degli insegnamenti ricevuti assimilati e vissuti nella Sua Chiesa

4. ultimo, ma non ultimo frutto, l'approfondimento della mia fede e il chiarirsi e il moltiplicarsi delle sue ragioni nonchè la mia nuova e netta consapevolezza della necessità di un "prendere parte", proprio anche in ragione di questo percorso così serrato e impegnativo...

per il resto, quali altre aspettative possiamo realisticamente avere in questo momento?

Vittorio ha detto...

"Guai ai pastori, che perdono e disperdono il gregge del mio pascolo, dice il Signore! Ecco quello che annunzia il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori, che guidano il mio popolo: ‘Voi avete disperso il mio gregge, l’avete traviato, non ve ne siete curati. Ma io mi occuperò di voi, dice il Signore, e della malizia delle vostre azioni. Io stesso radunerò le mie pecore, da tutti i paesi dove le ho disperse, e le farò tornare ai loro pascoli, dove cresceranno e si moltiplicheranno. susciterò in mezzo a loro dei pastori, che le pasceranno; non avranno più a temere, né a subire spaventi, e nessuna più si perderà" (Geremia, VII-VI sec., 23, 1-4)

Stefano78 ha detto...

Di frutti in questa esperienza informativa e di fede ce ne sono stati sicuramente.

Quello che mi fa riflettere, però, è il "prezzo" che potrebbero richiedere, soprattutto adesso. OGGI.

Perchè come avrai capito, Mic, io tendo a dividere questa esperienza in due fasi. Quella precedente al maggio 2008 e quella successiva.

Prima del Maggio 2008, la situazione generale era ordinariamente tesa al "dibattito" interno ed "esterno", riguardo la realtà CnC comunque sub iudice. Anche dal punto di vista degli Statuti.

Sicuramente l' "impatto" delle Testimonianze e delle Critiche aveva un valore assolutamente particolare. Esse avevano lo scopo di alimentare il discernimento comune e magari anche quello delle Autorità riguardo la riflessione sul CnC e il nodo da scogliere sull'approvazione.

C'è stata quindi una "fase storica" pienamente conforme al moomento che il CnC è i suoi stavano vivendo.

Non è un caso che io stesso, con mia Moglie, abbiamo maturato le nostre scelte e abbiamo dato le nostre testimonianze in quei momenti. Proprio perchè erano momenti particolari in cui si stava in una specie di "discernimento ecclesiale". Sarebbe come dire: quello era il "momento buono".

La fase post-statutaria (statuti definitivi) è decisamente opposta a quella "pre". Intanto siamo certi che lo Statuto, anche se "definitivo" non lo è affatto. Nessuno Statuto "definitivo" lega ad una "eternità" di una associazione e questo si sà. Sappiamo anche che l'iter di approvazione non si è concluso con gli statuti.
Ma ciò che sappiamo, anche, è che questi statuti definitivi sanciscono una "accettazione" del CnC (SECONDO IL CONTENUTO DI QUESTI STATUTI) nella Chiesa. Questo non può essere ignorato, O CONSIDERATO SOLO COME FATTO DA RESPINGERE. Per il fatto stesso che è avvenuto, il fatto ci si pone sotto il naso. La fase post-statutaria, secondo me, dovrebbe far convergere l'attenzione ad uno sviluppo della critica, basandosi proprio su ciò che la SAnta Sede ha stabilito giuridicamente. Solo così, ORA, la critica può avere un peso BUONO per tutti. Da un lato si smentisce chi accusa di voler "ripudiare" o attaccare qualcuno o qualche gruppo, dall'altra si cerca davvero di maturare chiedendo un'integrazione effettiva. E l'integrazione non può essere richiesta se non PER MEZZO degli strumenti messi a disposizione della Santa sede. I quali debbono esser considerati, prima di ogni altra azione. Per quanto incompleti.

Un altro fatto importante, soprattutto dopo l' "approvazione", è la "possibilità" di scontrarsi direttamente con gli associati (e non possiamo sapere concretamente CHI sono quelli che si scontrano!) per quello che lo scontro può provocare.

(continua)

Stefano78 ha detto...

(segue)
In questo senso faccio un esempio concreto. Se la presa di coscienza di una persona, necessariamente dolorosa, "porta" ad una decisione radicale, questa decisione è delicatissima e spesso può coinvolgere PIU' PERSONE. Anche se presa da una persona sola. Quando si devono prendere queste decisioni, o si prendono "cor unum" o NON SI PRENDONO. Perchè la posta in gioco è altissima. Anche se la responsabilità NON E' della decisione in sè, ma della realtà che ti corstringe a prenderla. Ma certamente una responsabilità INDIRETTA ce l'ha anche chi ti ha mostrato questa realtà per quello che è!
Con questo non sto assolutamente dicendo che non si debba MOSTRARE le cose nella lora Verità, sto solo dicendo CHE L'USCITA DAL CNC non può essere definita una "nota positiva" a priori. Lo è quando NON GENERA NESSUN DANNO COLLATERALE e che magari possa riverberarsi nella vita familiare a 360°. Non solo. Lo è anche quando non genera (anche in persone singole) traumi evidenti che provocano reazioni drastiche. Anche qui è ovvio che la responsabilità diretta non è di altri se non della realtà che si vive. Ma siccome la situazione è delicata, non è secondo me EQUIPARABILE o generalizzbile. Come ci sono gli Stefano e gli altri che hanno avuto la Grazia di rimanere "saldi", potrebbero esserci altri che non ce l'hanno. Il rischio è alto.

Con questo intendo dire che dal nostro punto di vista prendersi queste responsabilità non giova! Se le devono prendere i Sacri Pastori, coloro che Guidano. Non per "ripicca" ma perchè così è! Nel senso: fin qui arrivo io, poi se non c'è chi ti dice, in alto, che la realtà che vivi è bacata, allora non posso dirtelo nemmeno io. Posso dirti che la realtà dovrebbe cambiare, ma non posso dirti altro. Non è un "sollevarsi" di responsabilità, ma un "dare ad ognuno quel che gli spetta". E' il fondamento della Giustizia!

Stefano78 ha detto...

Inoltre: sarebbe quantomai necessario avere un pastorale per "fuoriusciti".

E' di assoluta necessità. Lo smarrimento, il dolore e le altre disgrazie che incorrono, non possono essere sottovalutate e non possono ricadere su chi decide di dare una svolta.

Ma, allo stato dei fatti, OGGI E' COSI'.

Questo tipo di pastorale, dovrebbe essere presente in ogni diocesi, in ogni quartiere!

Ovvio che quello che dico potrebbe sembrare irrealizzabile, ma è strettamente legato alla cura che si deve ASSOLUTAMENTE avere delle anime che soffrono. Questo, oltre ad essere un'opera di misericordia è un DOVERE da parte di coloro a cui è affidato il gregge.

Valutare questa possibilità è, secondo me, necessario rispetto all'avvenimento stesso di una possibile uscita dal CnC.

Altrimenti questa "uscita" non è positiva NELL'INSIEME. Perchè lascia segni che fanno il paio con ciò che si vive prima dell'uscita. Anche se sono segni dovuti a motivi diversi.

Questo è quello che penso.

Se qualcuno può aiutarmi e può confutarmi ne sarei molto lieto.

mic ha detto...

Ma ciò che sappiamo, anche, è che questi statuti definitivi sanciscono una "accettazione" del CnC (SECONDO IL CONTENUTO DI QUESTI STATUTI) nella Chiesa. Questo non può essere ignorato, O CONSIDERATO SOLO COME FATTO DA RESPINGERE.

caro Steph,
ho cominciato ora a leggerti. Mi imbatto in questa frase ed intanto ti rispondo ... poi proseguirò

Nessuno qui ha ignorato o considerato come fatto da respingere l'approvazione degli Statuti: è un dato di fatto che non si può ignorare, ma che per le molte anomalie che presenta e di cui abbiamo parlato fino allo sfinimento ha suscitato e continua
a suscitare domande e perplessità, anche in ragione della assoluta e comprovata NON-APPLICAZIONE

E' evidente, come giustamente sottolinei che esiste un prima e un dopo l'approvazione; ma questa non implica l'infallibilità nè (tanto più con quello che conosciamo del cammino) obbliga all'obbedienza e tutt'al più ci colloca in una posizione certamente "scomoda", che ieri zufolo ha definito "imbarazzante" ed io ho corretto in "dolorosa"... E noi, ora, continuiamo a ragionare sull'OGGI così com'è e come continua a venirci testimoniato: hai presente il dramma di Campobasso e delle altre diocesi?

poi ti rispondo sul resto, ma non posso non ringraziarti per l'impegno che stai profondendo!

Aldo ha detto...

Caro Stefano,
se Ti può consolare, (Mic né sa qualcosa) nella mia Parrocchia e con il mio Parroco abbiamo iniziato l'anno scorso con la Pastorale di cui parlavi, l'abbiamo impostata soprattutto per coppia sposate, e ad oggi sono già 5 le coppie (me compreso) che si sono riavvicinate, chiaramente "mascherata" da Pastorale per le coppie... infatti in totale siamo 14... ma i frutti si cominciano a vedere, e sai perchè? .. ci incontriamo con il Parroco di lunedì.. ma sono cominciate le persecuzioni e gli sfottò da parte dei nc... (Ti risparmio i dettagli)
ma il Signore ci stà aiutando ed il Parroco a grande carattere, anche perchè deve lottare con gli ammanigliamenti in Curia...

mic ha detto...

Inoltre: sarebbe quantomai necessario avere un pastorale per "fuoriusciti".

rispondo a volo d'uccello e poi lo farò in maniera più meditata su tutto il resto

c'è da chiedersi chi e come lontanamente può organizzare una pastorale per i fuorusciti -che sono forse più di chi sta dentro e molti di essi completamente dispersi- se, con l'approvazione, sostanzialmente si IGNORA o si DISCONOSCE CHE IL CAMMINO E' UN PROBLEMA.
E, purtroppo, non lo è perchè lo diciamo noi!

Aldo ha detto...

purtroppo non siamo ancora riusciti a pensare qualcosa per i ragazzi, è più difficile, "i fuoriusciti" giovani non ne vogliono più sapere...
identificano la Chiesa con il cn.. ed accusano tutti...

Stefano78 ha detto...

hai presente il dramma di Campobasso e delle altre diocesi?


Sì certo. Infatti intendevo focalizzare il fatto di considerare UTILE lo Statuto, per quanto incompleto e considerarlo come STRUMENTO su cui contare nei confronti della Santa Sede. QUello che formalmente dovrebbe essere, farlo diventare anche "pratica". So bene di cosa sto parlando, quindi so bene che si può far tranquillamente la fine di Don Chisciotte! Ma siccome noi crediamo in Dio, e nel Dio di Gesù Cristo, la situazione non dovrebbe toccarci più di tanto.

Il "modello" che ho in mente, di quelli conosciuti è la Diocesi di Taranto.

So bene che lì c'è un Vescovo ricettivo e attento, ma se non si pone mai il problema non si conoscerà mai la reazione..

Stefano78 ha detto...

purtroppo non siamo ancora riusciti a pensare qualcosa per i ragazzi, è più difficile, "i fuoriusciti" giovani non ne vogliono più sapere...
identificano la Chiesa con il cn.. ed accusano tutti...


Ecco appunto. Era proprio quello che intendevo..

mic ha detto...

quel che dice Aldo (sulle coppie, perchè per i giovani è tragica: è la stessa situazione dei ragazzi di Imola con cui ho parlato) è un ago in un pagliaio e dipende dalla iniziativa isolata di un vero pastore, cpme non ce ne sono quasi più... basta fare una carrellata su Messa in latino...

strl ha detto...

"
purtroppo non siamo ancora riusciti a pensare qualcosa per i ragazzi, è più difficile, "i fuoriusciti" giovani non ne vogliono più sapere...
identificano la Chiesa con il cn.. ed accusano tutti...
"

Leggere questa triste realtà non mi spinge però al silenzio: sono infatti convinto, visto il lassismo dei catechisti, che debbano essere gli stessi catecumeni proprio in forza dello Statuto (anche se zoppo) ad opporsi alle cose più strane che vengono fatte nel CNC; in particolare lo strapotere esercitato dai catechisti (da cui a cascata nascono buona parte dei problemi successivi) che non è contemplato da nessuna parte dello Statuto.
Insomma... il CNC un po' come un corpo malato deve trovare in se stesso gli anticorpi (i catecumeni in buona fede e ancora non zombificati) altrimenti è destinato ad imputridire ed a morire.

mic ha detto...

il CNC un po' come un corpo malato deve trovare in se stesso gli anticorpi (i catecumeni in buona fede e ancora non zombificati) altrimenti è destinato ad imputridire ed a morire.

condivido questa, che -oltre che una necessità: lo stesso papa parla di 'purificazione'- è stata per un po' la nostra speranza, che si è rivelata vana, proprio in ragione della rigidezza e della inesorabile immutabilità della struttura e di tutte le sue componenti... ma chissà, quello che non è possibile presso gli uomini è possibile presso Dio... il grido -troppo spesso silenzioso- di tante coscienze imprigionate per non smembrare la famiglia, come ricorda Steph ad esempio, ed altri disagi e squilibri ai quali molti non riescono a dare un nome perchè è un'entità più grande e potente di loro che li sovrasta, se resta inascoltato dagli uomini, certamente non può rimanere inascoltato dal Signore!

Emma ha detto...

Il cammino nc non è un problema perchè lo dice chi scrive qui.
Chi scrive qui non vuole convincere, non si impegna per ottenere un risultato .
Se ci sono stati, e ci saranno, neocatecumenali che sono usciti, ANCHE dopo aver letto le informazioni, le testimonianze, l`ascolto, trovati su questo sito, questo è il segno che le parole lette qui risuonavano in coscienze pronte a riceverle, in menti non completamente condizionate, o che già si trovavano su un cammino di ritorno, fatto di domande, di dubbi.

Emma ha detto...

Per fortuna ci sono ovunque nel mondo persone che si impegnano per informare, denunciare, testimoniare le attività di varie sette che imprigionano le coscienze e le menti dei loro adepti.
Dovrebbero cessare di farlo ?
Perchè le persone che usciranno saranno distrutte?
Sarebbe preferibile, tacere e lasciarle nella loro prigione psichica e mentale?
No, la risposta è evidente, ci sono famiglie e organizzazioni occupate in questa lotta, ed è anche vero che fuori il più sovente c`è chi li aspetta, li accoglie, li circonda, li accompagna nella loro rinascita.
Questo per le sette.

Il solo fatto di dover constatare che l`uscita dal cnc può non solo essere difficile, dolorosa, ma quanto e come possa esserlo, mostra che ciò che succede in un cammino che è definito di formazione cristiana è anormale, è anomalo .
Già il dover constatare questo fatto è grave e dovrebbe far riflettere.

Ma da quando in qua trasmettere la lex orandi della Chiesa, diffondere il Magistero perenne della Chiesa, metterlo a confronto con la "dottrina privata" degli iniziatori del cnc, dare spazio a testimonianze, informare sui metodi, non cattolici, usati all`interno del cnc, confermare purtroppo che non solo le prescrizioni del Papa ma i suoi richiami restano inascoltati, e che con un`abilità machiavellica la pastorale diocesana sta diventando in diversi luoghi una pastorale neocat, da quando in qua trasmettere tutte queste informazioni potrebbe essere sorgente di malessere, di un malessere pericoloso che sarebbe irresponsabile provocare?

Lo ripeto è già in se gravissimo, sapere che c`è nella Chiesa un gruppo e dunque dei cattolici che, se e quando escono da quel gruppo, soffrono, stanno male, sono disorientati, perchè a quel gruppo hanno dato tutto, c`è chi lascia la Chiesa, chi traversa un deserto interiore e talvolta purtroppo esteriore.
Non è normale che esista nella Chiesa cattolica un gruppo che condiziona a tal punto le menti e le coscienze dei suoi membri.

Certo dovrebbe essere il compito dei pastori della Chiesa, di vigilare su tale anomalia, di informare, ascoltare e accogliere .
Accogliere chi esce e informare chi, con il sistema delle catechesi, rischia di trovarsi membro di una comunità neocat e di cadere nelle maglie fitte di quel sistema.
Lo fanno?

Esistono dunque siti come questo, che con i loro piccoli mezzi, una presenza che non è solo virtuale, informano, ascoltano, accompagnano.
Se poi ci sono persone che non entreranno nel cnc, persone che a loro volta informeranno, persone che usciranno dal cnc, queste saranno le conseguenze del cammino che le informazioni faranno nella coscienza di chi legge, che liberamente e in modo responsabile sceglieranno ciò che è giusto per loro.

jonathan ha detto...

Lasciare il cammino è una scelta difficile e faticosa, almeno per chi l’ha vissuto e amato per lungo tempo. Io stessa non mi sono sentita di ‘consigliarla’ agli amici che vi ho lasciato. Perché appunto quella è una responsabilità più grande di me, nel senso che non posso e non devo sostituirmi alla coscienza degli altri.

Infatti questa scelta è, a mio avviso, l’esito di un lavoro personale, indotto dagli input più diversi, che matura nel tempo. E’ una ricerca che ciascuno poi conduce a modo suo, ma sempre una ricerca personale che ha bisogno di agganci, di dati, informazioni, chiarimenti che diano un nome e corpo a dubbi, disagi, insofferenze che emergono man mano. In questo senso il blog e i siti correlati possono essere un utile approdo per chi davvero sta cercando e vuol capire, anche perché non ce ne sono di analoghi in rete. Incontrare i pensieri di altri che ci sono già passati, per così dire, o che comunque conoscono a fondo il problema, aiuta a saperne di più e a capirne di più.
Ma certamente non può bastare a ‘convincere’. Intanto perché le parole trovate in rete, anche se suffragate da dati oggettivi, non possono competere con l’ascendente che il cammino ha sui suoi fedeli. E comunque le ragioni e le motivazioni per restare o per lasciare sono dentro, non fuori di noi. Dipendono da come siamo fatti, da cosa vogliamo, da cosa conta davvero per noi. Dipendono dalla lucidità della nostra coscienza. E da altro ancora.

Certamente oggi il cnc è una presenza legittima, fra le altre, nella Chiesa e questo cambia le cose, eccome se le cambia. Il contributo però che oggi può venire da questo blog è quello di favorire una presa di coscienza. Che non è poco. Nel senso che chi sta in comunità è bene che sia consapevole delle difformità che permangono immutate rispetto alla Tradizione della Chiesa e anche rispetto alle correzioni richieste e mai attuate.
E' doveroso, secondo me, acquisirla questa consapevolezza e per noi è doveroso testimoniarla. Non se mi spiego.

mic ha detto...

avevo già il proposito di rispondere più diffusamente a Stefano e, tra l'altro, di esprimere il mio ritenere assurdo che i nostri scrupoli -da non abbandonare, ma da tenere sempre in un sano equilibrio- debbano farci arrivare alla conclusione che è meglio non dire le cose come stanno per non mettere in crisi chi sta nel cammino, ora che comunque è 'approvato'... e tuttavia ha uno statuto che sulla carta (ma neppure del tutto) dovrebbe garantire i camminanti e i nuovi aderenti.

Premesso che questo non succede per due motivi:

1. innanzitutto nello statuto non sono codificate tutte le prassi -per le quali, come nelle migliori sette che si rIspettino, ancora vige l'ARCANO NONCHE' IL "SEGRETO" PER "QUELLI DI FUORI"- inoltre, pur facendo riferimento agli insegnamenti anomali e sincretistici, lo stesso dicasi per essi che non sono noti ufficialmente (mai pubblicati)... le nostre fonti appartengono a documenti originali già in possesso di catechisti 'pentiti' e alle nostre esperienze dirette...

2. gli statuti sono un comprovato "specchietto per le allodole", dal momento che ancor OGGI, ad oltre un anno dall'approvazione, sono totalmente DISAPPLICATI o subdolamente applicati alla kikiana maniera...

Francamente quella che ci attribuisce Steph è una responsabilità che non ci appartiene: le ragioni le ha indicate meglio di quanto non avrei potuto fare io Emma, che ringrazio e abbraccio fraternamente

mic ha detto...

... così come ringrazio e abbraccio Jonathan per il suo commento, che ho letto adesso e che più chiaro non si può!

Stefano78 ha detto...

debbano farci arrivare alla conclusione che è meglio non dire le cose come stanno per non mettere in crisi chi sta nel cammino

Quello che intendevo non è questo. Ma che è "meglio radicarsi nello Statuto piuttosto che continuare su una strada che lo contempla come elemento problematico".

Riguardo le situazioni che incorrono quando si va via dal Cn, se comunque non ho mai detto che sianon responsabilità di chi mostra una realtà, si pongono comunque all'attenzione di chi ha a cuore i sofferenti...

Con questo chiudo l'argomento e vi ringrazio tutti per le vostre considerazioni

Philos ha detto...

non per parlare a frasi fatte, ma mai sentito del "medico pietoso che ha reso la piaga puzzolente?"