sabato 16 gennaio 2010

Obbedienti o disobbedienti? E obbedienti a chi?

Rispondo a Zufolo con un articolo perchè la questione che pone presenta implicazioni articolate e complesse. Dice Zufolo:

Temo di avere perso la bussola. Quindi bisogna essere obbedienti o disobbedienti? E obbedienti a chi? Non ai catechisti direte voi e non a Kiko, ma al Papa, giusto? Ma a quale Papa? Benedetto XVI o Paolo VI o (sperabilmente) tutti e due? Mic, per favore, vienitene fuori con uno dei tuoi tripli salti mortali dialettici per dimostrare che non importa quale sia la citazione, da chi e che cosa dica, il Cammino sta sempre dalla parte sbagliata! Altrimenti qua la confusione regna sovrana...

Si perde la bussola quando si assolutizzano i concetti smarrendo i punti essenziali di riferimento.

Premesso che la coscienza di ogni persona è frutto di un processo dinamico in costante divenire, essa risulta strutturata, orientata e in costante maturazione attraverso le conoscenze mutuate da fonti attendibili e attraverso le esperienze, gli incontri, le relazioni più o meno vitali che le varie situazioni, ambiti di coinvolgimento e momenti della vita consentono.

Ebbene, la fede ricevuta nutrita e vissuta nella Chiesa e la formazione permanente data dalla costante attenzione ed adesione (che comprendono vita sacramentale, studio, preghiera e messa in pratica dei conseguenti frutti nelle varie stagioni della vita), ci rende -nonostante i limiti di ognuno- uomini e donne sempre più autentici, secondo il cuore di Dio, veri cristiani, che sono portatori nel mondo di una Presenza, che li precede e li sorpassa, ma che non lascia infruttuoso il loro 'esserci', impegnato e appassionato e fecondo nella misura e nei modi che il Signore ad ognuno concede anche in base alla sua risposta. Naturalmente non è detto che i frutti siano sempre e tutti visibili, perchè davvero, se a volte riusciamo a cogliere ciò che il nostro 'esserci-col-Signore' provoca nell'immediato e nel quotidiano, non possiamo neppure immaginare cosa esso provochi negli orizzonti più ampi ed incommensurabili dello spazio e del tempo in cui siamo collocati, ma che il dono Soprannaturale della Grazia di Cristo ci consente di oltrepassare, trasferendoci ed immergendoci nell'orizzonte infinito e senza tempo della Sua Vita Divina, che comincia già qui...

Posto quindi l'essenziale per sommi capi, si pone -serio- il problema dell'obbedienza (che presuppone fiducia e riconoscimento di Autorità), perchè certamente è da essa che occorre partire per innescare e rendere vivo il processo che ho descritto sopra, che passa anche attraverso le nostre fonti ed i nostri formatori, comprese le persone con le quali ci confrontiamo in un dialogo autentico, che sia reale scambio di conoscenze ed esperienze, accoglibili nella misura in cui ci sono connaturali

La nostra prioritaria adesione e conseguente obbedienza (che si fa ascolto e dialogo e risposta costanti e sempre più profondi; fede è infatti adesione totale, sequela, di una Persona, che ha Nome Gesù Cristo) è innanzitutto per il Signore e, poi, ovviamente per chi Lo rappresenta nella misura in cui davvero costui obbedisce a Lui.

Quando si tratta dell'Autorità suprema, cioè il Papa, è ovvio che l'obbedienza è dovuta, ma resta libera -a detta dello stesso Papa in un suo libro recente- la priorità della coscienza (ovviamente illuminata dalla fede e nutrita dal Magistero perenne della Chiesa). Questo significa che anche al Papa obbedienza è dovuta quando e nella misura in cui egli esprime verità di fede e ne è riscontrabile la loro aderenza ad un principio basilare: gli Apostoli ci hanno lasciato quanto da Cristo avevano ricevuto ratione ecclesiae, non i "carismi personali" ma le verità riguardanti la Fede e la Chiesa. Successio et Traditio: al successor (l'uomo provato e sicuro cui è trasmessa la successione Apostolica attraverso l'unzione e l'imposizione delle mani, il quale a sua volta, per alcuni compiti non legati alla Liturgia 'manda' uomini e donne altrettanto provati, formati e sicuri, cioè fedelmente aderenti alla Verità) viene trasmesso un deposito di cui diventa custos et traditor, ossia custode e trasmettitore di quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est, non approssimativamente ma eodem sensu eademque sententia. Sostanzialmente si tratta di quel che il Papa chiama "continuità".

Da questo deriva che lo Statuto NC non è una verità di fede pronunciata ex cathedra alla quale tutti devono aderire per rimanere in comunione col Papa, tanto più che in coscienza, nutrita dal Magistero Perenne e dalla fede vissuta - possiamo affermare che le sue applicazioni non codificate nonchè le non-applicazioni codificate presentano serie difformità con gli insegnamenti e le prassi autenticamente ecclesiali.

Il cammino nc costituisce uno dei casi più eclatanti di germinazione di conio conciliare in cui si è determinata una vera e propria 'rottura' con la Tradizione, in parte col pretesto di un cosiddetto "ritorno alle origini" (che già Pio XII nella Mediator Dei qualificava "insano archeologisno liturgico" e tale è e resta), 'ritorno' tra l'altro praticamente impossibile e anche inutile perchè nella Chiesa sono confluite la storia e soprattutto la fede viva delle generazioni passate, oggi purtroppo custodite solo da un 'piccolo resto', perchè gran parte della Chiesa visibile le ha oltrepassate per inseguire "magnifiche sorti e prgressive" totalmente altre...

Nel Cammino esiste l'aggravante di elementi neoprotestanti e sincretistici di tipo pesantemente giudaizzante a tutto scapito della reale Opera ed Essenza del Signore Gesù... le numerose prove e idocumenti da noi prodotti al riguardo non vengono presi neppure in considerazione dalla maggior parte dei NC, perchè prevale l'Autoritarismo assoluto rigido e inconfutabile degli iniziatori e dei loro ripetitori-megafono: i catechisti. Questa è la ragione per cui nel cammino si obbedisce a Kiko e non al Papa... anche perchè in esso non esiste coscienza individuale, che viene delegata alla totalizzante autorità dei catechisti operante anche sui presbiteri (!), ma vi si forma, si consolida e si vive una vera e propria "identità di gruppo", totalizzante e massificante. Certo chi è totalmente invischiato o chi ne gestisce i meccanismi non sempre consapevolmente ma con modalità indotte, è difficile che lo riconosca; ma purtroppo così è e così troppi che hanno responsabilità lasciano continuare che sia

7 commenti:

mic ha detto...

Dice Jonathan:
Ma magari varrà la pena parlarne un giorno. Della libertà per es., se sia da considerarsi un bene intangibile o se piuttosto si debba sacrificarla all'altare dell'obbedienza. Dei suoi limiti e i criteri per riconoscerli.

molto interessane, pertinente e certamente da sviluppare

mic ha detto...

intanto vi segnalo questo documento: "Potere e obbedienza nella Chiesa di p. Zoffoli

è in pfd e ve lo potete scaricare

mic ha detto...

.. è uno dei tanti libri non più in circolazione e di cui possiamo fruire grazie ad Internet!

Philos ha detto...

"Lo maggior don che Dio per sua larghezza
fesse creando e alla sua bontade
più conformato e quel ch'ei più apprezza

fu della volontà la libertade;
di che le creature intelligenti,
e tutte e sole, fuore e son dotate."
(Dante, Paradiso V,19 e seg.)

e poi ci spiega il miglior uso di questo "libero arbitrio" per l'uomo :

"Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti, ma, posto ch'io 'l dica,
lume v'è dato a bene e a malizia,

e libero voler ; che, se fatica
nelle prime battaglie col ciel dura,
poi vince tutto, se ben si notrica.

A maggior forza ed a maggior natura
liberi soggiacete ; e quella cria
la mente in voi, che il ciel non ha in sua cura:"
( Purgatorio XVI 67-81)

Stefano78 ha detto...

L'obbedienza.

Ce ne sarebbe per fare un trattato.

E questa FAME di questi argomenti denota una assoluta mancanza di retta catechesi da parte dei nostri Sacerdoti... C'è una confusione primordiale intorno a questa parola, perchè spesso viene strumentalizzata.

Intanto, bosogna chiarire, come l'articolo d'apertura già fa, che l'Obbedienza della Fede non è affatto CIECA!

Il vangelo intero, tutte le Scritture, la Vita in Cristo evidenzia che "viene la Luce nel mondo". Ed essa viene per APRIRE GLI OCCHI! Per ri-dare la Vista, per APRIRE IL CUORE ALL'INTELLIGENZA DELLA FEDE! Tutto si dirige verso la CONSAPEVOLEZZA nella Libertà dei Figli, di sottmettersi LIBERAMENTE alla Verità. Perchè RICONOSCIUTA come autentica.

Riconoscere Cristo, implica INEVITABILMENTE un capacità di discernere dove la sua Parola di Verità sia!

Siccome in questo magma sicretista odierno i Sacramenti sono SCONOSCIUTI, o "conosciuti" solo nella maniera deformata che è adatta a certi dettami ideologici, ci si dimentica del Sacramento della COnfermazione! Di ciò che Dona, e il Carattere che imprime!

Dal Catechismo:

Risulta dalla celebrazione che l'effetto del sacramento della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste.

1303 Ne deriva che la Confermazione apporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale:

- ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: “Abbà, Padre” ( ⇒ Rm 8,15 );

- ci unisce più saldamente a Cristo;

- aumenta in noi i doni dello Spirito Santo;

- rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]

- ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l'azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1319; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11; 12].

Ricorda che hai ricevuto il sigillo spirituale, “lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di conoscenza e di pietà, lo Spirito di timore di Dio”, e conserva ciò che hai ricevuto. Dio Padre ti ha segnato, ti ha confermato Cristo Signore e ha posto nel tuo cuore quale pegno lo Spirito [Sant'Ambrogio, De mysteriis, 7, 42: PL 16, 402-403].

1304 Come il Battesimo, di cui costituisce il compimento, la Confermazione è conferita una sola volta. Essa infatti imprime nell'anima un marchio spirituale indelebile, il “carattere”; [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1609] esso è il segno che Gesù Cristo ha impresso sul cristiano il sigillo del suo Spirito rivestendolo di potenza dall'alto perché sia suo testimone [Cf ⇒ Lc 24,48-49 ].

1305 Il “carattere” perfeziona il sacerdozio comune dei fedeli, ricevuto nel Battesimo, e “il cresimato riceve il potere di professare pubblicamente la fede cristiana, quasi per un incarico ufficiale (quasi ex officio)” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 72, 5, ad 2].


Se si conoscesse il valore della Santa Cresima, ci saremmo risparmiati tanti insulti e accuse di "disobbedienza", quando qui (in modo ovviamente proporzionato e relativo) si fa quello che la Santa Cresima rende possibile: difendere e diffondere la Fede CHE ABBIAMO RICEVUTO. CHE NON CI SIAMO DATI DA SOLI.

Obbedire? Sì. Sempre. A chi? A Pietro CHE TRAMANDA CIO' CHE HA RICEVUTO. Questa è la VERA OBBEDIENZA. Che dà assenso tramite la Fede.

Ma ovviamente, per assentire consapevolmente bisogna che la Fede Cattolica si conosca! E che sia libera da distorsioni!

Io rispondo a Zufolo dicendo: OBBEDITE AL PAPA! MA DAVVERO. OBBEDITE A PAOLO VI! OBBEDITE A GIOVANNI PAOLO II! OBBEDITE A BENEDETTO XVI!

Essi vi hanno accolto, CORREGGENDOVI! METTETE IN PRATICA QUELLO CHE VI E' STATO CHIESTO! Sarebbe già un grande passo avanti!

jonathan ha detto...

Riconoscere Cristo, implica INEVITABILMENTE un capacità di discernere dove la sua Parola di Verità sia

Sì, ma…
Certo, la vita in Cristo, sacramentale e pratica, attesta e potenzia quella ‘capacità di Dio’ che è scritta nel nostro genoma. Siamo capaci di Dio! Di conoscerLo, riconoscerLo e seguirLo. E’ la nostra dignità di figli. Eredi e coeredi in Cristo. E il naufragar m’è dolce in questo mare, verrebbe da dire. Una meraviglia. Vien voglia di fermarsi qui, senza indagare oltre, e acquietare qui la nostalgia di Lui. Invece bisogna camminare…

La vita in Cristo, dunque. Ma la coscienza personale, nella quale la Parola pone la Sua dimora, non è infallibile. Non è un oracolo, ha detto qualcuno. Il nostro Papa, Benedetto di nome e di fatto, scrive in un suo testo sulla coscienza “…nel concetto di coscienza è compreso un obbligo, quello di aver cura di essa (…). Il diritto della coscienza è l’obbligo di formarla”. Appunto, è qui il ‘ma’. Perché certo, io fedele dell’ultimo banco ho il dovere di ascoltare e accogliere l’insegnamento della Chiesa sulle ‘cose di Dio’, ma è anche vero e in primo luogo che, la Chiesa ha il dovere di parlarmi, di insegnarmi, di raggiungermi con la sua parola chiara e univoca. Ha il dovere di formare la mia coscienza perché in essa risuoni limpida la Voce del Pastore.

Altrimenti rischio di seguire il parroco che mi dice ‘la Chiesa non è più piramidale, il presbitero è un fratello come gli altri…’. Rischio di sacrificare la mia libertà ai piedi di un catechista che neppure sa cosa sia la Trinità. Rischio di perdermi, paradossalmente, piegando la mia obbedienza a chi, inviato dalla Chiesa, dice di parlarmi nel nome di Dio. E nel nome del Papa!

Che terribile inganno! E che nostalgia del profumo di pulito della mia cara, vecchia Chiesa che sapeva parlare a Dio degli uomini, e agli uomini di Dio. Che nostalgia di casa mia.

Aldo ha detto...

Quando entrai nel cn avevo 2 figli (7e3anni).. dopo 3 anni cominciarono "gli avvertimenti" già dallo "shema" i catechisti consigliavano/imponevano "l'apertura alla vita" e vi assicuro che aveva una sola spiegazione... fare figli.. chiaramente al 2° passaggio questi consigli.. diventarono "minaccie psicologiche" "non possiamo farvi andare avanti".. "vi mandiamo in un altra comunità".. "dovete ancora crescere".. "dovete fare segni di vita eterna".. etc. etc.
obbedire? .. non obbedire?.. io e mia moglie in coscienza ci sentimmo pronti a vivere una nuova gravidanza se Dio ce la mandava.. da lì, oggi ho 4 figli..(e sono l'uomo più felice del mondo) ma mi rendevo perfettamente conto che per molti non era così, tanti lo facevano per "obbedienza ai catechisti".. e questo produceva frustrazioni (in alcuni casi maledire la storia).. era una "finta libertà" .. come diceva Mic. la "coscienza collettiva" ti obbligava a "fare"...