venerdì 15 gennaio 2010

Concilio dell'ecumenismo. Emblematica profezia di Prezzolini

All’indomani della chiusura dell’assise conciliare uscì un’edizione speciale dell’Osservatore della Domenica (una sorta di periodico settimanale illustrato de l’Osservatore Romano) ad essa dedicata. A pagina 176 delle 266 pagine della pubblicazione comparve, tra le molte dichiarazioni rilasciate a commento di ciò che con enfasi il periodico chiamava «Il Concilio dell’aggiornamento e dell’ecumenismo», quella appunto del pensatore di Lugano, che, senza scomodare lo Spirito Santo, né alcun carisma profetico, ma semplicemente e freddamente usando la via ordinaria della ragione, così scriveva:

«Mi ha colpito di più la dichiarazione sulla libertà religiosa. Di fronte a questo capovolgimento della dottrina cattolica, il resto mi è parso bazzecola. Credevo ci fosse un numero maggiore di prelati disposti a dare 5 in condotta a tutti i santi, da Agostino, a Domenico, che hanno combattuto, imprigionato, torturato, sterminato eretici. Oggi, con la libertà di coscienza, devono abbracciarli. E poi non era stata, questa libertà di coscienza, esplicitamente condannata dal Papa Gregorio XVI, che citava per l’appunto Sant’Agostino (‘quae peior mors animae, quam libertas erroris?’)… Il Papa la definiva sentenza erronea, anzi, meglio, un delirio. E se un Papa si sbagliò, parlando ex cathedra, si potranno sbagliare altri Papi. Credo che i reverendi padri abbiano pensato di diventar popolari presso le masse. Ma no: esse vogliono pane e divertimenti, domandano di essere istruite e non di istruirsi, sono disposte ad accettare qualunque dottrina che abbia autorità. La libertà fu il sogno di una classe scelta che sceglieva con quella il tormento della ricerca. Le masse non sanno che cosa sia questo tormento. Forse la Chiesa sarà salvata da preti ignoranti, ma pieni di Fede, da santi che obbediscono senza discutere, da uomini buoni che fanno la carità senza pubblicare opuscoli. Il Concilio ha corrisposto alle mie aspettative, perché ero pessimista. L’influenza del Concilio è stata grande, grande il suo buon successo. Ma dubito che si possa giudicare dagli effetti prima che sia passato un secolo o due. Può darsi che esso segni la data di un rinnovamento della Chiesa e può darsi che segni il principio della diluizione del Cristianesimo in un sincretismo vago. In ogni modo la sua sfera d’azione è ristretta all’Occidente; ha segnato la sua preminenza fra le Chiese cristiane di quella di Roma. Ma non c’è nessuna possibilità che sia per modificare le chiese di altri Paesi neri o gialli. Islam, Buddismo, Confucianesimo, andranno avanti per loro conto. Il curioso è che i reverendi padri non si sono accorti che la vittoria del Cattolicesimo sulle altre sette religiose fu dovuta alla preminenza in esso dell’autorità: è questa che ha permesso ai cattolici di progredire e di avere radici più salde. Le chiese protestanti hanno, prima del Concilio, proclamato la libertà di coscienza; e cos’è avvenuto? Hanno creato l’indifferentismo. Una volta che si fa entrare in casa la ragione, questa divora tutto: dogmi, storia, miti, costumi». 

18 commenti:

mic ha detto...

forse occorrerà rivedere il principio (inequivocabilmente post conciliare) che "nella Chiesa c'è posto per tutti" se -tra quei TUTTI- si include chi propaga l'ERRORE e disprezza e bypassa la Tradizione. Ovviamente il problema non riguarda solo il Cammino neocatecumenale, ma anche una larghissima parte di Chiesa che potremmo tranquillamente definire neo-protestante: basta aver presenti recenti fatti e dichiarazioni riguardanti vescovi belgi, olandesi, tedeschi, austriaci, francesi, svizzeri e di casa nostra...

non è certo una situazione confortante; ma la nostra fiducia e la nostra speranza sono nel Signore, al quale continuiamo ad elevare preghiere e supplichenel desiderio di custodire e approfondire e vivere la nostra fede

mic ha detto...

un altro dato emblematico:

Alla giornata di Assisi del 1986 non aderirono due cardinali che, al di là della buona volontà degli intenti, evidentemente ne vedevano le incongruenze rispetto ad una retta fede: il cardinal Giacomo Biffi e il cardinal Joseph Ratzinger.
E proprio durante il suo pontificato Benedetto XVI ha affermato che il dialogo è possibile e doveroso tra persone, tra culture e popoli diversi, ma non tra diverse concezioni religiose e dottrinali.

La Tradizione ne conferma la sapiente intuizione: nella “Mortalium animos”, Pio XI aveva deprecato “congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere”, cattolici, eretici e rappresentanti di altre religioni, in nome di “una falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni”.

Pregare insieme, evidentemente, serve solo a creare confusione, a spingere al naturalismo e in ultima analisi al sincretismo se non all’ateismo pratico, delegittimando la Rivelazione e la Chiesa stessa e i doni soprannaturali del suo Signore.

E' semplicemente per questo che denunciamo il sincretismo presente negli insegnamenti e nelle prassi e nel rito del Cnc

mic ha detto...

ll curioso è che i reverendi padri non si sono accorti che la vittoria del Cattolicesimo sulle altre sette religiose fu dovuta alla preminenza in esso dell’autorità: è questa che ha permesso ai cattolici di progredire e di avere radici più salde.

la centralità dell'autorità ha i suoi vantaggi in ogni organizzazione. E, nella mia esperienza di incontri ecumenici, ho spesso sentito riconoscere dai protestanti stessi gli inconvenienti derivanti dalla loro autonomia da un'Autorità centralizzata e unificante, che non vuol dire omogeneizzazione, ma maturazione nella "Verità che vi farà liberi"!.

Ma va evidenziato che, nella Chiesa Cattolica, l'Autorità discende da Cristo Signore e crea ed esige "comunione", che non è un generico senso di comune appartenenza, ma UNIONE intima e profonda, INNESTO vero e proprio nella Vita Divina, possibile solo se si è innanzitutto in comunione con Lui e, quindi, nella Verità...

E, allora, le radici più salde non dipendono dall'Autorità e dalla coesione che essa può garantire, ma nella Chiesa le Radici sono nella Via, Verità e Vita che è il Signore Gesù, garantite e confermate e quindi veicolate, negli insegnamenti e nelle prassi, dall'Autorità che Lui ha stabilito e nella successione Apostolica in comunione autentica e non solo giuridica...

mic ha detto...

ll curioso è che i reverendi padri non si sono accorti che la vittoria del Cattolicesimo sulle altre sette religiose fu dovuta alla preminenza in esso dell’autorità: è questa che ha permesso ai cattolici di progredire e di avere radici più salde.

la centralità dell'autorità ha i suoi vantaggi in ogni organizzazione. E, nella mia esperienza di incontri ecumenici, ho spesso sentito riconoscere dai protestanti stessi gli inconvenienti derivanti dalla loro autonomia da un'Autorità centralizzata e unificante, che non vuol dire omogeneizzazione, ma maturazione nella "Verità che vi farà liberi"!

Ma va evidenziato che, nella Chiesa Cattolica, l'Autorità discende da Cristo Signore e crea ed esige "comunione", che non è un generico senso di comune appartenenza, ma UNIONE intima e profonda, INNESTO vero e proprio nella Vita Divina, possibile solo se si è innanzitutto in comunione con Lui e, quindi, nella Verità...

E, allora, le radici più salde non dipendono dall'Autorità e dalla coesione che essa può garantire, ma nella Chiesa le Radici - e la linfa vitale che dà loro saldezza, stabilità e continuità - sono nella Via, Verità e Vita che è il Signore Gesù, garantite e confermate e quindi veicolate, negli insegnamenti e nelle prassi, dall'Autorità che Lui ha stabilito e nella successione Apostolica in comunione autentica e non solo giuridica con essa...

jonathan ha detto...

Nell’art. di apertura mi sembra che la libertà venga posta come abuso che conduce all’errore, promuove un ecumenismo mal compreso e ratifica l'eresia di fatto. E' davvero così? Cos'è allora la libertà? ... il sogno di una classe scelta che sceglieva con quella il tormento della ricerca. ? E’ solo un sogno la libertà? E per salvare la Chiesa c'è davvero bisogno di santi che obbediscono senza discutere?

Libertà e autorità sono dunque concetti alternativi? O non piuttosto correlati e complementari, che si illuminano reciprocamente perché entrambi derivano la propria origine da una Verità che li trascende e li informa. E se così è, che bisogno c’è di ricostruire o restaurare fossati dottrinali e normativi per custodirla quella Verità? Per rafforzare l’autorità pericolante ed evitare che la c.d. ‘ libertà di coscienza’ esondi in facili ecumenismi che puzzano di eresia? E' questo che serve oggi?

Quel che vedo dal mio angolo di mondo è una Chiesa che non sa indicare il Signore perché essa stessa non Lo riconosce più. E delega per questo ad altri la sua missione, al primo kiko che sappia un po’ trafficare i suoi ‘ talenti’. E’ una Chiesa che ha svenduto la sua Perla più preziosa, si è spogliata di oro incenso e mirra, e adesso li rivuole indietro. E discute, libri, conferenze, commissioni, e speriamo che basti. Ma, credo anch’io, c’è bisogno di santi per salvare la Chiesa. Di santi disobbedienti, magari.

mic ha detto...

Quel che vedo dal mio angolo di mondo è una Chiesa che non sa indicare il Signore perché essa stessa non Lo riconosce più. E delega per questo ad altri la sua missione, al primo kiko che sappia un po’ trafficare i suoi ‘ talenti’. E’ una Chiesa che ha svenduto la sua Perla più preziosa, si è spogliata di oro incenso e mirra, e adesso li rivuole indietro. E discute, libri, conferenze, commissioni, e speriamo che basti. Ma, credo anch’io, c’è bisogno di santi per salvare la Chiesa. Di santi disobbedienti, magari.

stupendo!!!!!!

Grazie, Jonathan

NC ha detto...

scusate ma mi sembra importante questa notizie, vi chiederei di dissociarvi -
VERONA (15 gennaio) - Per la visita del Papa alla sinagoga di Roma un gruppo di cristiani integralisti ha promosso una «santa messa di riparazione» domenica prossima a Verona. A celebrare il rito, «perché la chiesa di San Pietro martire resti cattolica e contro il relativismo religioso», è stato chiamato il discusso lefebvriano Floriano Abrhamowicz, noto per aver espresso tesi negazioniste sull'Olocausto, e per questo scomunicato dalla Santa Sede.

Nell'invito, i promotori dell'iniziativa rilevano che «le premesse della visita alla sinagoga di Roma da parte di Benedetto XVI non appaiono in alcun modo in continuità con quelle del primo pontefice San Pietro». Per il comitato cristiano integralista con la visita alla sinagoga si segue «il solco relativista del "dialogo" inaugurato dal concilio vaticano II in avanti, che mira a mantenere gli a-cattolici negli errori delle rispettive religioni».

NC ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Philos ha detto...

"Ma, credo anch’io, c’è bisogno di santi per salvare la Chiesa. Di santi disobbedienti, magari."

chissa' perchè mi viene in mente mons. Lefebvre !!

mic ha detto...

per NC

di un atto come quello che segnali non c'era proprio alcun bisogno... anzi, dovrebbe essere tempo di dialogo autentico e non di dimostrazioni eclatanti che danneggiano la causa di tutti e danno ai nemici della Chiesa alimento per il loro veleno ed agli ebrei per il loro vittimismo...

mic ha detto...

coda di paglia?

che significa?

mic ha detto...

Per il comitato cristiano integralista con la visita alla sinagoga si segue «il solco relativista del "dialogo" inaugurato dal concilio vaticano II in avanti, che mira a mantenere gli a-cattolici negli errori delle rispettive religioni».

cristiano integralista non significa necessariamente cristiano cattolico: c'è molta ideologia sia tra i progressisti che tra i tradizionalisti, purtroppo.
Ogni -ismo è sempre una degenerazione e tradizionalismo non sempre coincide con amore per la Tradizione puro e semplice.

credo che il Papa sia al di sopra di ogni sospetto perchè ha aqffermato chiaramente che il dialogo è tra le persone e le culture e non tra le fedi...

i paragoni col papa precedente sono sempre ingiusti e strumentali...

quanto a Chiesa ed ebrei, personalmente trovo che ci sia troppo poca capacità da parte della Chiesa di farsi rispettare e non vedo alcuna reciprocità in questo rispetto...

le dichiarazioni di un sacerdote negazionista, per quanto deprecabili, sono nulla al confronto della gogna mediatica cui sono sottoposti -non da parte di tutti gli ebrei, ma da molti per la verità- sia Papa Benedetto che Pio XII

jonathan ha detto...

Cristiani integralisti? Ci mancavano solo loro...

Credo che bisognerebbe pregare piuttosto per chi sceglie di non accogliere, come invece dovrebbe, un Ospite così illustre come papa Benedetto.

Emanuele Usicco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
NC ha detto...

coda di paglia non significa niente

zufolo ha detto...

Temo di avere perso la bussola. Quindi bisogna essere obbedienti o disobbedienti? E obbedienti a chi? Non ai catechisti direte voi e non a Kiko, ma al Papa, giusto? Ma a quale Papa? Benedetto XVI o Paolo VI o (sperabilmente) tutti e due?
E i santi disobbedienti chi sono? Lefebvre ma non Kiko, giusto? E poi Kiko e' non santo e disobbediente o non santo e obbediente?

Mic, per favore, vienitene fuori con uno dei tuoi tripli salti mortali dialettici per dimostrare che non importa quale sia la citazione, da chi e che cosa dica, il Cammino sta sempre dalla parte sbagliata! Altrimenti qua la confusione regna sovrana...

Z

jonathan ha detto...

Hai ragione, zufolo, ci sono molte contraddizioni in campo. E temo di aver contribuito a metterle in ulteriore evidenza. Chiedo scusa per questo.

Ma magari varrà la pena parlarne un giorno. Della libertà per es., se sia da considerarsi un bene intangibile o se piuttosto si debba sacrificarla all'altare dell'obbedienza. Dei suoi limiti e i criteri per riconoscerli.
Va bè, siamo già OT.

mic ha detto...

Temo di avere perso la bussola. Quindi bisogna essere obbedienti o disobbedienti? E obbedienti a chi? Non ai catechisti direte voi e non a Kiko, ma al Papa, giusto? Ma a quale Papa? Benedetto XVI o Paolo VI o (sperabilmente) tutti e due?

la risposta che ho formulato è troppo lunga e quindi ne ho fatto un articolo