martedì 23 novembre 2010

Le perle del Papa soffocate dal "mondo": dov'è la Vera Vocazione e dove la Vera Autorità?

Il Papa, poco dopo le riflessioni che si "accendevano" anche qui, sembra voler risponderci e "rassicurarci" con la sua Vera Autorità, conferitagli da Cristo come Successore del Primo tra gli Apostoli: San Pietro MARTIRE

Propongo alla riflessione alcune Perle, dalle Omelie del Santo Padre per il Concistoro e la Festa Liturgica di Cristo Re.

Dall'Omelia del Concistoro:
"Qual è allora la via che deve percorrere chi vuole essere discepolo? E’ la via del Maestro, è la via della totale obbedienza a Dio. Per questo Gesù chiede a Giacomo e a Giovanni: siete disposti a condividere la mia scelta di compiere fino in fondo la volontà del Padre? Siete disposti a percorrere questa strada che passa per l’umiliazione, la sofferenza e la morte per amore? I due discepoli, con la loro risposta sicura, “lo possiamo”, mostrano, ancora una volta, di non aver capito il senso reale di ciò che prospetta loro il Maestro. E di nuovo Gesù, con pazienza, fa compiere loro un passo ulteriore: neppure sperimentare il calice della sofferenza e il battesimo della morte dà diritto ai primi posti, perché ciò è “per coloro per i quali è stato preparato”, è nelle mani del Padre Celeste; l’uomo non deve calcolare, deve semplicemente abbandonarsi a Dio, senza pretese, conformandosi alla sua volontà.
L’indignazione degli altri discepoli diventa occasione per estendere l’insegnamento all’intera comunità. Anzitutto Gesù “li chiamò a sé”: è il gesto della vocazione originaria, alla quale li invita a ritornare. E’ molto significativo questo riferirsi al momento costitutivo della vocazione dei Dodici, allo “stare con Gesù” per essere inviati, perché ricorda con chiarezza che ogni ministero ecclesiale è sempre risposta ad una chiamata di Dio, non è mai frutto di un proprio progetto o di una propria ambizione, ma è conformare la propria volontà a quella del Padre che è nei Cieli, come Cristo al Getsèmani (cfr Lc 22,42). Nella Chiesa nessuno è padrone, ma tutti sono chiamati, tutti sono inviati, tutti sono raggiunti e guidati dalla grazia divina. E questa è anche la nostra sicurezza! Solo riascoltando la parola di Gesù, che chiede “vieni e seguimi”, solo ritornando alla vocazione originaria è possibile intendere la propria presenza e la propria missione nella Chiesa come autentici discepoli.
La richiesta di Giacomo e Giovanni e l’indignazione degli “altri dieci” Apostoli sollevano una questione centrale a cui Gesù vuole rispondere: chi è grande, chi è “primo” per Dio? Anzitutto lo sguardo va al comportamento che corrono il rischio di assumere “coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni”: “dominare ed opprimere”. Gesù indica ai discepoli un modo completamente diverso: “Tra voi, però, non è così”. La sua comunità segue un’altra regola, un’altra logica, un altro modello: “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra di voi sarà schiavo di tutti”. Il criterio della grandezza e del primato secondo Dio non è il dominio, ma il servizio; la diaconia è la legge fondamentale del discepolo e della comunità cristiana, e ci lascia intravedere qualcosa della “Signoria di Dio”. E Gesù indica anche il punto di riferimento: il Figlio dell’uomo, che è venuto per servire; sintetizza cioè la sua missione sotto la categoria del servizio, inteso non in senso generico, ma in quello concreto della Croce, del dono totale della vita come “riscatto”, come redenzione per molti, e lo indica come condizione per la sequela. E’ un messaggio che vale per gli Apostoli, vale per tutta la Chiesa, vale soprattutto per coloro che hanno compiti di guida nel Popolo di Dio. Non è la logica del dominio, del potere secondo i criteri umani, ma la logica del chinarsi per lavare i piedi, la logica del servizio, la logica della Croce che è alla base di ogni esercizio dell’autorità. In ogni tempo la Chiesa è impegnata a conformarsi a questa logica e a testimoniarla per far trasparire la vera “Signoria di Dio”, quella dell’amore."

E ancora, dall'Omelia della Festa di Cristo Re:

"Il primo servizio del Successore di Pietro è quello della fede. Nel Nuovo Testamento, Pietro diviene “pietra” della Chiesa in quanto portatore del Credo: il “noi” della Chiesa inizia col nome di colui che ha professato per primo la fede in Cristo, inizia con la sua fede; una fede dapprima acerba e ancora “troppo umana”, ma poi, dopo la Pasqua, matura e capace di seguire Cristo fino al dono di sé; matura nel credere che Gesù è veramente il Re; che lo è proprio perché è rimasto sulla Croce, e in quel modo ha dato la vita per i peccatori.
...In Gesù crocifisso la divinità è sfigurata, spogliata di ogni gloria visibile, ma è presente e reale. Solo la fede sa riconoscerla: la fede di Maria, che unisce nel suo cuore anche questa ultima tessera del mosaico della vita del suo Figlio; Ella non vede ancora il tutto, ma continua a confidare in Dio, ripetendo ancora una volta con lo stesso abbandono “Ecco la serva del Signore” (Lc 1,38).
...Ecco allora, cari Fratelli, emergere chiaramente il primo e fondamentale messaggio che la Parola di Dio oggi dice a noi: a me, Successore di Pietro, e a voi, Cardinali. Ci chiama a stare con Gesù, come Maria, e non chiedergli di scendere dalla croce, ma rimanere lì con Lui. E questo, a motivo del nostro ministero, dobbiamo farlo non solo per noi stessi, ma per tutta la Chiesa, per tutto il popolo di Dio.
...Sappiamo dai Vangeli che la croce fu il punto critico della fede di Simon Pietro e degli altri Apostoli. E’ chiaro e non poteva essere diversamente: erano uomini e pensavano “secondo gli uomini”; non potevano tollerare l’idea di un Messia crocifisso. La “conversione” di Pietro si realizza pienamente quando rinuncia a voler “salvare” Gesù e accetta di essere salvato da Lui. Rinuncia a voler salvare Gesù dalla croce e accetta di essere salvato dalla sua croce. “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32), dice il Signore. Il ministero di Pietro consiste tutto nella sua fede, una fede che Gesù riconosce subito, fin dall’inizio, come genuina, come dono del Padre celeste; ma una fede che deve passare attraverso lo scandalo della croce, per diventare autentica, davvero “cristiana”, per diventare “roccia” su cui Gesù possa costruire la sua Chiesa.
...Anche il mio ministero, cari Fratelli, e di conseguenza anche il vostro, consiste tutto nella fede. Gesù può costruire su di noi la sua Chiesa tanto quanto trova in noi di quella fede vera, pasquale, quella fede che non vuole far scendere Gesù dalla Croce, ma si affida a Lui sulla Croce. In questo senso il luogo autentico del Vicario di Cristo è la Croce, persistere nell’obbedienza della Croce.
E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare degli uomini – a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva anche in noi stessi. Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il servizio della fede, che trasforma tutta la vita.
...Il Papa e i Cardinali sono chiamati ad essere profondamente uniti prima di tutto in questo: tutti insieme, sotto la guida del Successore di Pietro, devono rimanere nella signoria di Cristo, pensando e operando secondo la logica della Croce – e ciò non è mai facile né scontato. In questo dobbiamo essere compatti, e lo siamo perché non ci unisce un’idea, una strategia, ma ci uniscono l’amore di Cristo e il suo Santo Spirito. L’efficacia del nostro servizio alla Chiesa, la Sposa di Cristo, dipende essenzialmente da questo, dalla nostra fedeltà alla regalità divina dell’Amore crocifisso

Che dire? La Sapienza Divina Parla attraverso il Suo Servo Pietro! Ma chi l'ascolta? Forse la crisi attuale non deriva anche dal fatto che il Papa parla, indica, suggerisce, ma ha ridotto al minimo l'attività di governo? Non facciamo mancare la nostra preghiera...

9 commenti:

Mic ha detto...

Grazie Stefano.

Purtroppo gli insegnamenti del concistoro sono stati del tutto soffocati dalla gazzarra mediatica sul preservativo, inopinatamente messa a disposizione degli 'aggressori' del Papa nonché dei mistificatori dal florilegio (vedi anche dichiarzioni sugli ebrei, sul burka e le moschee !) pubblicato dall'Osservatore Romano proprio il giorno del concistoro stesso... Queste parole, quindi, son cadute in mezzo ad uno tsunami di congetture e strumentalizzazioni di ogni tipo

Quanto alla festa di Cristo Re, che nel NO è diventato, così genericamente "re dell'Universo", nel Vetus, è celebrato come REX Universorum, cioè di TUTTE LE COSE, implicando anche la sua regalità sulle cose del mondo...

e badiamo bene che, se le 'cose del mondo' vengono escluse dalla regalità di Cristo in nome di una malintesa laicità senza Dio, si mette un grossa diga all'espansione del Regno su questa Terra, che potrebbe e dovrebbe essere possibile, dal momento che esso è già in mezzo a noi che non siamo DEL mondo ma siamo NEL mondo proprio per trafigurarlo col Signore nel Signore...

Purtroppo la laicità senza Dio esiste, e non si può non tenerne realisticamente conto, ma la Chiesa non può e non deve uniformarvisi persino attraverso la sua liturgia...

Mic ha detto...

Dice il Papa:
Il criterio della grandezza e del primato secondo Dio non è il dominio, ma il servizio; la diaconia è la legge fondamentale del discepolo e della comunità cristiana, e ci lascia intravedere qualcosa della “Signoria di Dio”. E Gesù indica anche il punto di riferimento: il Figlio dell’uomo, che è venuto per servire; sintetizza cioè la sua missione sotto la categoria del servizio, inteso non in senso generico, ma in quello concreto della Croce, del dono totale della vita come “riscatto”, come redenzione per molti, e lo indica come condizione per la sequela. E’ un messaggio che vale per gli Apostoli, vale per tutta la Chiesa, vale soprattutto per coloro che hanno compiti di guida nel Popolo di Dio. Non è la logica del dominio, del potere secondo i criteri umani, ma la logica del chinarsi per lavare i piedi, la logica del servizio, la logica della Croce che è alla base di ogni esercizio dell’autorità. In ogni tempo la Chiesa è impegnata a conformarsi a questa logica e a testimoniarla per far trasparire la vera “Signoria di Dio”, quella dell’amore."

come la mettiamo, quando c'è un contesto in cui la diaconia, che nelle parole del Papa ha un orizzonte universale che attinge al Soprannaturale (lascia intravedere qualcosa della "Signoria di Dio"), è limitata ai 'fratelli di comunità' e neppure il termine viene inteso nel senso originario?

Infatti il termine 'diaconia', se indica il concetto generico di 'servizio', sta anche ad indicare il 'ministero' attraverso il quale il servizio viene reso nella comunità e ciò che lo muove ma che lo ha anche istituito, ciò che è l"anima" di questo ministero - non solo ristretto all'ambito di quotidiane relazioni, ma all'ambito più ampio della 'comunità dei credenti in Cristo' -, cioè: Cristo Vivo e Vero Presente nella Sua Chiesa. Un servizio che ha come origine e come meta la 'comunione', che implica non soltanto convergere di progettualità o condivisione di idee o compartecipazione di esperienze: implica tutto questo; ma si tratta di vera comunione solo quando tutto questo dinamico essere e relazionarsi avviene nella libertà e non è rinchiuso in schemi prefabbricati da menti umane, ma ha la sua anima, la sua linfa vitale nel Signore Risorto e non in un "fare il cammino" con tutte le sue inesorabili e rigide modalità che lo fanno assurgere a 'supermetodo...' e, di fatto, lo sostituiscono al Signore e all'Opera Sua, che è viva ed efficace nella vita Sacramentale della Chiesa, amministrata dai suoi Ministri: i sacerdoti.

Ad essi è affidato il triplice munus di guidare, insegnare, santificare per l'edificazione del 'popolo sacerdotale' che siamo noi fedeli, che viviamo il nostro 'sacerdozio battesimale' da non confondere nè mai sostituire a quello 'ordinato'... altrimenti siamo già su una strada diversa e di conio molto protestante...

Stefano78 ha detto...

Chissà se i Vescovi con "penuria" di Sacerdoti avranno accolto e meditato questi insegnamenti splendidi.

Chissà se avranno ridimensionato il "calcolo umano" per "coprire servizi" altrimenti "scoperti".

Chissà se i Vescovi, che rappresentano Gesu' Buon Pastore, ascolteranno, un giorno, il lamento delle "MINORANZE", senza rispondere con assordanti silenzi, affinchè tutto sia ricomposto nella VERA Comunione che non può slegarsi dal suo fondamento: Cristo-Verità.

Chissà quando, coloro che Cristo ha Costituito, ricorderanno la loro Vocazione...

Noi, Minoranze, aspettiamo pregando.
E ricordando, anche, che i minori sono sì piccoli, ma hanno ereditato la primogenitura

Mic ha detto...

Ho provato a lanciare qualche riflessione e forse qualche altra verrà fuori...

Intanto inserisco un OT, in questa sorta di 'diario di bordo' che ogni giorno raccoglie le nostre riflessioni in base a quel che incontriamo. E anche oggi c'è un esorbitante runore mediatico sulle parole del Papa sull'uso del profilattico.

non so dire se c'è un eccesso di ingenuità nel non volersi sottrarre a tematiche nella cui divulgazione non si può dare per scontato nulla, conoscendo anche le prevedibili strumentalizzazioni, o davvero ormai anche la mentalità del Papa ha fatto un giro di boa rispetto alla Tradizione...

anche se in quest'altra citazione sembra invece riagganciarla, ma parla della pedofilia e tuttavia quel che dice dovrebbe essere esteso a tutti i casi di "peccato contro il vero amore", che non riguarda solo l'ambito della sessualità, ma anche il tradimento della Verità e lo scempio delle cose sacre:

"Negli anni Sessanta, argomenta papa Ratzinger, «dominava la convinzione che la Chiesa non dovesse essere una Chiesa di diritto, ma una Chiesa d'amore; che non dovesse punire. Si spense in tal senso la consapevolezza che la punizione può essere un atto d'amore».
«Oggi - prosegue - dobbiamo imparare nuovamente che l'amore per il peccatore e l'amore per la vittima stanno nel giusto equilibrio per il fatto che io punisco il peccatore nella forma possibile e appropriata. In questo senso nel passato c'è stata una alterazione della coscienza per cui è subentrato un oscuramento del diritto e della necessità della pena. Ed in fin dei conti anche un restringimento del concetto di amore, che non è soltanto gentilezza e cortesia, ma che è amore della verità. E della verità fa parte anche il fatto che devo punire chi ha peccato contro il vero amore». © Copyright Rsi.Ch

Mic ha detto...

Noi, Minoranze, aspettiamo pregando. E ricordando, anche, che i minori sono sì piccoli, ma hanno ereditato la primogenitura

questo a nostra consolazione... e, purtroppo, mentre la Chiesa è diventata minoranza inascoltata e anche strumentalizzata e fraintesa oltre che combattuta, nel cuore della laicità laica, anche al suo interno c'è una minoranza inascoltata e fraintesa, forse non cobattuta apertamente ma innanzitutto negandole il Sacro che reclama a gran voce e che è sempre più oscurato dalle 'aperture' al mondo e alle spiritualità 'altre'...

Francesco ha detto...

Bel thread, Stefano, molto significativo e " corroborante".

Quanto al resto....oggi Padre Lombardi ha recitato un pubblico " nostra culpa" sui rumors mediatici lanciati incautamente dagli organi di comunicazione della Santa Sede nei giorni scorsi sull'uso del profilattico nelle parole del Papa.

Rispondiamo a Padre Lombardi che troppo frequentemente in curia ormai si gioca con le parole del Papa: l'Osservatore Romano; il Radiogiornale Vaticano,la stessa sala stampa vaticana, su cui esercita non poca influenza la segreteria di Stato con Mons. Bertone e Mons. Filoni dovrebbero stare molto più attenti ( se non altro per allontanare il sospetto su quello che da più parti ormai da tempo viene avvertito quasi come un clima da complotto di palazzo ai danni del Papa).

Stefano78 ha detto...

Se A.Rita ci legge, potrà torvare ulteriore conferma a quelle che non credo proprio fossero mie semplici illazioni!

jonathan ha detto...

Noi, Minoranze, aspettiamo pregando.
E ricordando, anche, che i minori sono sì piccoli, ma hanno ereditato la primogenitura


:)!
E se anche solo un pugno di uomini ascolterà queste parole di papa Benedetto, basterà, come ai tempi di Gesù.

Mic ha detto...

...il Papa e i Cardinali sono chiamati ad essere profondamente uniti prima di tutto in questo: tutti insieme, sotto la guida del Successore di Pietro, devono rimanere nella signoria di Cristo, pensando e operando secondo la logica della Croce – e ciò non è mai facile né scontato. In questo dobbiamo essere compatti, e lo siamo perché non ci unisce un’idea, una strategia, ma ci uniscono l’amore di Cristo e il suo Santo Spirito. L’efficacia del nostro servizio alla Chiesa, la Sposa di Cristo, dipende essenzialmente da questo, dalla nostra fedeltà alla regalità divina dell’Amore crocifisso.

ancora sante parole... cosa dobbiamo pensare se tutto ciò che il Papa dice con tanta 'sapienza', di fatto non si realizza? Alcuni dei nuovi cardinali sappiamo che non sono sordi alla sua voce; ma si dà il caso che sono l'esigua minoranza