venerdì 1 maggio 2026

Breve schema riassuntivo dopo ormai vent'anni di esistenza di questo blog

Premessa: questo blog esiste da fine maggio 2006 e ha pubblicato quasi tremila pagine (e sono presenti oltre 190mila commenti). A questo blog hanno contribuito molti ex neocatecumenali, e anche gente che non ha mai fatto il Cammino (come ad esempio il sottoscritto). Dunque qui c'è tantissimo materiale da leggere - documentazione, testimonianze, dibattiti - per farsi un'idea del Cammino che non sia basata su quella che la Carmen stessa chiamava «propaganda kikiana». Se anche soltanto l'un per cento di questo blog contenesse la verità, avreste già una trentina di ben documentate pagine che smentiscono il Cammino e il suo autoproclamato «Io Sono il Vostro Catechista», Kiko Argüello.

Il laico Kiko "benedice" i suoi fedelissimi...
Da praticamente vent'anni invitiamo chiunque a verificare ciò che diciamo, sia come argomenti, sia nella propria esperienza relativa al Cammino (si può avere "esperienza del Cammino" anche solo avendo a che fare con dei fratelli delle comunità, osservandone la mentalità, le azioni, il rapporto che hanno con la Chiesa), facendo massima attenzione ai fatti senza farsi ingannare dai sorrisetti, dagli slogan, dalle buone intenzioni, dalle apparenze, perché tutti i falsi cristiani sono bravissimi a fingersi mansueti, sereni, fervorosi, mentre continuano ostinatamente a straziare la liturgia e a professare ambiguità e vere e proprie eresie. Se la dottrina è piegabile a piacere, che senso aveva per Nostro Signore insegnarla? Se la liturgia è modificabile a piacere, che senso aveva per Nostro Signore dire a Pietro e agli Apostoli «fate questo in memoria di me»? 

Schematicamente, ecco alcuni concetti fondamentali da tener sempre presente:

  • la Chiesa è santa perché l'ha istituita e garantita Nostro Signore
  • ma la Chiesa è detta anche "peccatrice" perché composta da uomini
  • dunque i peccati degli uomini di Chiesa non sono opera della Chiesa (non sono voluti da Nostro Signore), ma infangano la santa Chiesa (voluta da Nostro Signore)
  • e dunque se un uomo di Chiesa ti infligge decisioni o insegnamenti sbagliati, o che determinano un pericolo (anche piccolo) per la tua anima, è lui ad essersi separato dalla santa Chiesa, è lui ad esser venuto meno al suo compito, è lui ad essere andato contro la santa Chiesa e contro Nostro Signore
  • il sacro dovere di pascere gli agnelli del Signore e le pecorelle del Signore, implica anche il mettere in guardia agnelli e pecorelle da cibo avariato, abitudini malsane, e soprattutto da lupi travestiti da agnelli: quando un pastore viene meno (anche soltanto un pochino) al suo compito di pascere, sta andando contro la Chiesa e contro Colui che la istituì. 
A proposito della crisi nella Chiesa:
  • è una crisi dottrinale e liturgica
  • è una crisi che ha avuto una brusca accelerazione dal Concilio Vaticano II
  • è una crisi che permea anche gran parte della gerarchia cattolica
  • è complicato coglierne tutte le varie sfumature, perché non esistono solo il bianco e il nero: il dire "non bianco" non significa necessariamente "nero".
Alcuni fatti che non si possono negare:
  • gli autonominati "iniziatori del Cammino" Kiko e Carmen hanno insegnato ambiguità e vere e proprie eresie (hanno inquinato la dottrina)
  • ed hanno promosso una liturgia che non segue il Messale Romano approvato per tutta la Chiesa (hanno ridotto la liturgia ad una carnevalata autocelebrativa)
  • dunque, davanti a Dio, la loro opera (il Cammino) non fa parte della santa Chiesa istituita da Nostro Signore, nonostante i tanti bei paroloni, nonostante il ripetere i tanti slogan "ilsignore-ilsignore", nonostante statuti, elogi, quantità di "seminari", quantità di euro delle Decime, eccetera: Dio non desidera una dottrina inquinata o una liturgia inquinata
  • e dunque, davanti a Dio, gli ecclesiastici che hanno tollerato (o addirittura appoggiato consapevolmente) il Cammino, sono gravemente responsabili davanti a Dio per essere andati contro al proprio sacro dovere di pascere agnelli e pecorelle 
  • il buon cuore di alcuni fratelli delle comunità neocatecumenali non cambia il fatto che vivono la loro spiritualità in un ambiente che propala errori, eresie, strafalcioni liturgici, veri e propri sacrilegi eucaristici, eccetera (oltre a perfidie e malvagità commesse anzitutto dalla gerarchia di cosiddetti "catechisti", "itineranti", e compagnia schitarrante, su fino agli autoeletti "iniziatori")
  • il buon cuore di tali fratelli non assolve la gerarchia kikolatrica da tutte le porcate che questa ha compiuto e tuttora compie (spiritualmente e materialmente), né può assolvere quella parte della gerarchia ecclesiale che ha appoggiato o tollerato il Cammino.
Si noti che Nostro Signore non si fece abbindolare dalle facce sorridenti e mansuete dei farisei, che filtravano il moscerino e ingoiavano il cammello. La Parola di Dio per la loro salvezza, fu di critica severa e di insulti: "ipocriti! razza di vipere! voi avete per padre il diavolo!".

Al giudizio universale, un neocatecumenale non potrà giustificare eresie e sacrilegi dicendo "ma noi avevamo lo statuto! facevamo le lodi domestiche la domenica mattina! avevamo centoquaranta seminari! facevamo la Decima! quindici figli! centocinquantatré grossi vescovi alla Domus!".

Ricordiamo alcuni punti fondamentali della vita di fede:

  • la questione fondamentale è salvarsi l'anima
  • per salvarsi l'anima occorre vivere la fede così come la Chiesa l'ha sempre trasmessa (attraverso la guida di Pietro e dei suoi successori, e alla luce dell'esempio dei santi)
  • se un soggetto propone di vivere la fede in modo diverso da come ha sempre insegnato la Chiesa, tale soggetto non merita di essere seguito. Kiko e Carmen hanno preteso di "fare come i primi cristiani" ma hanno inquinato l'insegnamento della Chiesa trasmettendo emerite corbellerie, gravate per di più dal segreto ("arcani") perché sapevano benissimo che il poterne parlare in pubblico avrebbe fatto scoprire i loro madornali errori
  • se un soggetto propone di celebrare la liturgia in modo diverso da come ha sempre celebrato la Chiesa, tale soggetto non merita di essere seguito. Kiko e Carmen hanno preteso di personalizzarsi la liturgia ("comunione seduti", tavolinetti smontabili, ambienti non sacri anziché chiese e cappelle, girotondino imbecille conclusivo, candelabro a nove fuochi, eccetera): è inevitabile che chi inquina la fede finisca per inquinare anche la liturgia
  • per salvarsi l'anima occorre conoscere al meglio le verità di fede, secondo le proprie capacità intellettuali. Kiko e Carmen non le hanno insegnate (o perché erano sommamente ignoranti, o perché volevano proprio sradicare la vera fede cattolica per sostituirla con la fede nel tripode Kiko-Carmen-Cammino). La Chiesa non ha mai smesso di chiarire estesamente tutte le verità di fede (come ad esempio nel Catechismo - quello moderno o quello a domande e risposte -, che nessun neocatecumenale ha mai osato leggere per intero e meditare, altrimenti avrebbe capito quanto è stato truffato da Kiko, da Carmen, e dai loro cosiddetti "catechisti")
  • si noti anche che i fardelli che il Cammino impone (la Decima, le Lodi Domestiche a Kiko la domenica mattina, ecc.) la Chiesa non li ha mai imposti. La Chiesa raccomanda le opere di carità nella discrezione e secondo il proprio cuore. Il Cammino invece infligge la tangente del 10% e guarda con disprezzo le opere di carità compiute verso soggetti esterni al Cammino.

33 commenti:

  1. Grazie per tutto il lavoro che avete fatto. Grazie a voi, al monsignor Schneider e al catechismo della Chiesa Cattolica ho aperto gli occhi sulla setta neocatecumenale. Oggi sono in pace e sereno. Continuate sempre a pubblicare su questo blog. È fondamentale!

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  2. Non è bello che i cattolici oggi siano largamente a digiuno delle cose della fede. Tempo fa un vecchio amico mi spiegava con un'accuratezza quasi accademica le questioni del cibo "kosher" e i modi e tempi del "ramadan", ma era un po' frastornato quanto al digiuno quaresimale e alla penitenza. Mi sarei aspettato che in qualità di cattolico sapesse come si vivono digiuni e astinenze e penitenze, in quaresima e in avvento. Dopotutto, ad un cattolico "impegnato", che va puntualmente a Messa, più che laureato, le risorse intellettuali e l'esperienza di Chiesa non gli mancavano, no? E invece...

    Per questo troviamo ancor più grave che il Cammino Neocatecumenale mantenga nella più vasta ignoranza dottrinale i fratelli delle comunità. La loro cosiddetta riscoperta del battesimo è solo una riscoperta del kikismo-carmenismo, o meglio, è un'idolatria vera e propria nei confronti del triplice vitello d'oro Kiko-Carmen-Cammino. Anziché far conoscere adeguatamente le verità di fede e tutto il resto della dottrina cattolica, della spiritualità, dell'ascesi... fanno conoscere solo i pomposi e insulsi proclami del tripode, spesso anche eretici (come quando andavano insegnando che "Gesù era un peccatore": pur di ripetere a pappagallo le mefitiche esalazioni di Kiko e Carmen, vanno allegramente proclamando eresie come quella).

    Chiunque abbia capito almeno un pochino i danni fatti dal Cammino e dai suoi fautori, non può che chiedersi sgomento cosa abbia fatto la gerarchia cattolica per impedire quei danni. Abbiamo sì un discreto numero di rimproveri al Cammino da parte di papi e vescovi (fin dai primi anni '80 con Giovanni Paolo II, quando erano ancora numericamente irrilevanti), ma tali rimproveri e «decisioni del Santo Padre» sono rimasti lettera morta da parecchi decenni.

    Questo si spiega solo col fatto che nella foga di "applicare il Concilio", papi e vescovi hanno avuto un certo timore a frenare "esperienze" che si autoproclamavano conciliari. Non rende un buon servizio alla Chiesa il pastore che tentenna di fronte agli errori, alle eresie, al cibo spirituale avariato, ai lupi travestiti da agnelli. E non ci sono scuse "pastorali" per accogliere con tutti gli onori in Vaticano l'«arcivescovessa» eretica e abortista, così come non ci sono scuse "pastorali" per aver lasciato che un gruppetto eretico come il Cammino s'incistasse nelle parrocchie, truffasse cristiani (che avevano solo l'intenzione di fortificarsi nella fede, e invece sono stati cooptati nell'eresia e nell'idolatria), corrompesse o ricattasse prelati, e desse amicizia, protezione e rifugio a pedofili e abusatori vari (quest'ultima ragione già da sola dimostra che il Cammino non intende servire Dio ma il demonio, alla faccia di tutto il possibile buon cuore dei fratelli delle comunità).

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    1. Altro piccolo promemoria tecnico a proposito di ubbidienza.

      Quando l'apostolo Paolo resistette in faccia a Pietro (cfr. Gal 2,11), non fu disubbidienza. Fu necessario perché il comportamento di Pietro stava scandalizzando (o almeno instillando dubbi) alle anime semplici. Non ci risulta che qualcuno all'epoca abbia osato criticare Paolo. Non ci risulta che dopo quell'episodio Pietro si ostinasse nelle proprie posizioni.

      Pietro, e dunque i suoi successori, è chiamato a "pascere gli agnelli, pascere le pecorelle". Ma pascere non significa "spadroneggiare". Soprattutto, per pascere bene, per "confermare i fratelli nella fede", è sempre necessario quel "ravvedersi", anzitutto ricordando che il deposito della fede non è un asset da gestire, ma un tesoro spirituale da far conoscere, da trasmettere, da vivere.

      Purtroppo non siamo più nei tempi dei "primi cristiani". Nella nostra epoca, per esempio, abbiamo il caso di Bergoglio che ostinatamente non ha risposto ai dubia e alla correctio filialis (peraltro esposta in modo decisamente rispettoso dai vari cardinali) riguardo alle affermazioni (quantomeno ambigue) di Amoris Laetitia.

      Altro esempio: quante anime raggiungeranno la vera fede riguardo all'accoglienza vaticana della sopracitata "arcivescovessa"? Tanto più alla luce dei tanti martiri cattolici che rifiutarono l'anglicanesimo, e di Leone XIII che aveva già autorevolmente chiarito nel 1895 che gli anglicani non hanno trasmesso il vero sacerdozio. Dunque, chi è che sbaglia: il magistero di Leone XIII o chi ha organizzato e preso parte alla carnevalata? E se il magistero autorevole di un Papa è "superabile" da un futuro Papa, allora nessuno ha più il dovere di ubbidire al magistero "del Papa attuale" proprio in quanto "superabile".

      Ricordiamo che Dio può certamente dare la salvezza anche al di fuori della Chiesa, è certamente in grado di stabilire «che questi sassi diventino pane» (cfr. Mt 4,3), è certamente in grado di "scrivere dritto sulle righe storte degli uomini", ma non dobbiamo aspettarci che qualsiasi male compiuto dagli uomini venga automagicamente convertito in bene (altrimenti sarebbe un dio ingiusto che autorizza i malvagi a compiere malvagità contro gli innocenti).

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    2. A futura memoria: in queste ultime settimane, sul tema "crisi nella Chiesa", abbiamo avuto alcune notizie:
      - sul vescovo svizzero che non ha punito un grave sacrilegio eucaristico (l'indicibile faccendaccia dei cani), con la scusa che non ci vedeva una volontà di compiere sacrilegi
      - sulla signora inglese, travestita da arcivescovo, accolta in Vaticano e che ha impartito persino "benedizioni" (e qualche prelato "cattolico" ha pure chinato il capo per segnarsi)
      - sul vescovo californiano che ha "co-consacrato" (virgolette d'obbligo) un "vescovo" anglicano, come se non sapesse che gli eretici anglicani da secoli non hanno più il sacerdozio (e, a quanto dicono, non subirà alcuna scomunica)
      - sulle famiglie del Nord Carolina a cui la Comunione è stata sprezzantemente negata (dal vescovo e dai suoi preti concelebranti) proprio perché erano inginocchiate davanti all'altare
      - su processioni pagane compiute in chiese cattoliche.

      Quando vi chiedete come mai la setta neocatecumenale non è stata ancora scomunicata come merita, ricordatevi che c'è una grave crisi nella Chiesa.

      Tutti gli aspiranti rivoluzionari - che volevano rivoluzionare la Chiesa - si fanno forti del Concilio e dei papi conciliari: per esempio già 60 anni fa, nel marzo 1966, Paolo VI incontrò l'anglicano di Canterbury, tale Ramsey, per firmare una Dichiarazione Comune, e vent'anni dopo, ad Assisi nel 1986, Giovanni Paolo II convocò i capi di tutte le religioni per un incontro multireligioso. Cioè abbiamo pontefici conciliari che indipendentemente dal loro magistero e dalla propria spiritualità, hanno promosso incontri che non erano né necessari, né utili alla salvezza delle anime o almeno alla corretta percezione della realtà della Chiesa cattolica. E vent'anni dopo Benedetto XVI pregò nella moschea col Gran Muftì (dicembre 2006). E vent'anni dopo, cioè quest'anno, mentre ci consolava (ben magra consolazione!) il fatto che Leone XIV fosse andato in moschea senza pregare, abbiamo dovuto sorbirci il vergognoso e scandaloso peana che ha fatto all'«arcivescovessa», più una cattedra dell'università del Laterano omaggiata al re inglese (scismatico, eretico, concubino, e non vogliamo aggiungere altro: cosa diavolo avrebbe da insegnare ai futuri preti cattolici?). E tutto questo senza aver ancora menzionato le bergoglionate...

      Vedete, questi sono fatti, non sono interpretazioni, non sono critiche, non sono opinioni: sono fatti. Se io ti suono una robusta randellata sulla schiena, tu avverti dolore - e anche forte, e prolungato -, e il dolore aumenta qualora io e altri ti facessimo tutto un discorsetto sul "non era un randello, e non c'entra la schiena, hai capito male, sei il solito criticone". Di fronte ai fatti non c'è discorso che tenga (tanto meno etichette e insulti).

      La crisi nella Chiesa è esplosa col Concilio Vaticano II sia perché giunse nel momento in cui tutti gli aspiranti "rivoluzionari" erano convintissimi che fosse l'autorizzazione per scatenare rivoluzioni nella Chiesa... sia perché ci sono stati i papi "conciliari" a contribuire.

      Vedete, per aggredire e devastare la Chiesa le persecuzioni valgono meno dell'annacquamento della dottrina e della liturgia. Onorare l'«arcivescovessa» ha come effetto principale il contribuire all'idea che il sacerdozio non sia un sacramento che Nostro Signore ha riservato agli uomini, ma sia solo un generico incarico di distribuire prediche, incarico assumibile anche da una donna (per di più sposata, divorziata, abortista, ecc.). Se un Bergoglio va in tv a dire che gli piace pensare che l'inferno sia vuoto, suo malgrado ha contribuito a far percepire come inutile il sacramento della confessione e quello dell'estrema unzione, e magari anche il battesimo e tutto il resto della vita di fede: dopotutto se l'inferno è "vuoto", significa che puoi compiere tutte le malvagità possibili e salvarti lo stesso. Ma allora perché il Signore ha indicato il rischio di perdere la propria anima e di finire nel fuoco inestinguibile?

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  3. Sulla base dei post pubblicati su Jungle Watch all'epoca, e sulla base di nuove informazioni acquisite negli anni successivi, Tim sta scrivendo un libro affinché resti memoria dello scempio neocatecumenale a Guam, cioè su come "un blog e il laicato si sbarazzarono di un arcivescovo e portarono alla luce il più grosso scandalo di abusi sessuali dei preti (grosso rispetto alla popolazione) dell'intero mondo cattolico".

    L'inizio dello scandalo fu quando John, il primo accusatore del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron, parlò di un proprio parente abusato da quest'ultimo. John non ebbe modo di circostanziare l'accusa, perché Apuron rispose nel peggiore dei modi (mobilitando uno studio legale per azzittire John), cioè di fatto confermò l'accusa. Apuron avrebbe potuto fare un comunicato stampa, o semplicemente ignorarlo (quantomeno per il fatto che a farsi avanti non era stata la vittima degli abusi ma un suo parente).

    Comicamente, lo studio legale in questione si occupava di diritto del lavoro. Vien dunque da pensare che la tizia che scrisse la lettera di "cease and desist" fosse neocatecumenale...

    Il parente di John non venne allo scoperto (e la questione si sarebbe facilmente arenata lì, anche se sull'isola qualcosa di quegli abusi si sapeva già, ma nessuno osava parlarne).

    Ma fu proprio l'arroganza di tale risposta ad indurre Tim a cercare di contattare le altre vittime, chiedendo loro di venire allo scoperto. Fu proprio quella tipica arroganza neocatecumenale - di azzittire chiunque sia ritenuto di ostacolo al loro Cammino - a convincere le vittime a denunciare pubblicamente Apuron. E il bello è che lo fecero proprio quando non avevano nulla da guadagnarci. Quando lo denunciarono, la legge in vigore prevedeva che dopo due anni di mancata denuncia non fosse più perseguibile. Ma la valanga non poteva più fermarsi.

    Fu insomma l'arroganza neocatecumenale (e la propensione alle furberie) a far perdere loro l'avamposto di Guam e il seminario kikolatrico che vi avevano allestito (a spese dei cattolici e delle suore di clausura).

    Nel parlare del libro in preparazione Tim ricorda anche un incontro, a luglio 2014, con l'allora nunzio apostolico Krebs, in cui un presbikiko italiano, Francesco, lamentava (parlando in inglese ma con un forte accento italiano) che a Guam si spendono troppi soldi per i funerali e "milioooni e milioooni" per cucinare e mangiare.

    Al che calò sui presenti un forte silenzio. Il presbikiko italiano aveva sbadatamente fatto capire cosa ne pensano i neocatecumenali di chi non fa il Cammino, di quei "Giuda" che spendono tutto il proprio tempo (e i propri soldi) a cucinare!

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  4. Promemoria per i gentili commentatori: se volete veder pubblicato il vostro commento, assicuratevi che:

    - che riguardi (anche indirettamente) il Cammino, ma che non sia una ripetizione della «propaganda kikiana»

    - che sia sufficientemente civile (Nostro Signore contro i farisei usò anche forti insulti, ma questo non significa che qualsiasi insulto abbia valore comunicativo)

    - ricordiamo che il firmarsi (preferibilmente con uno pseudonimo, per evitare di rendersi rintracciabili altrove) serve a facilitare le discussioni e le risposte.

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    1. Non comprendo perché i commentatori debbano mettere nome e cognome quando Lei e tanti altri utilizzavano un Pseudonimo.

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    2. Saranno più di dieci anni che nel riquadro commenti c'è chiaramente scritto "non indicare mai il cognome" ma evidentemente la fedeltà a Kiko fa diventare incapaci di leggere.

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  5. Guam: sempre su Jungle Watch fanno notare la figura del presbikiko Alberto Rodriguez Salamanca. ("Salamanca" è il secondo cognome che, secondo tradizione di certi paesi ispanofoni, in certi contesti può essere omesso).

    Rodriguez era vice-cancelliere di Apuron (e infatti aggiunse la sua firma alla truffaldina Deed Restriction con cui tentarono di alienare un immobile diocesano a favore dei neocatecumenali), ed è recentemente saltato fuori che è garante per un colossale mutuo da ottocentomila dollari per conto della fondazione neocatecumenale Rainan i Langet a Guam (fondazione che sta frettolosamente acquisendo immobili con chissà quale bislacco giro di soldi...).

    Ci viene ricordato che a gennaio 2012 il vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron licenziò 4 dei 5 membri del consiglio degli affari economici della diocesi (non rinnovò loro il mandato), perché erano contrari alla "proposta" di allestire un seminario neocatecumenale. Il quinto non venne licenziato perché era neocatecumenale (cioè sempre pronto a curare gli interessi di Kiko a costo di calpestare quelli dei cattolici). "Proposta" fra virgolette, perché la decisione era già presa da tempo, e la Deed Restriction di cui sopra era stata già firmata nel novembre 2011, due mesi prima.

    In altre parole, pur di espandere il proprio dominio e onorare l'idolo Kiko, i neocatecumenali sono sempre dispostissimi a mentire e ingannare, anche nel lungo termine, e ad allestire truffe colossali (alla Deed di cui sopra aggiunsero qualche tempo dopo anche la pubblicazione di un falso certificato di proprietà, roba sufficiente per finire in galera, ma intervenne "inaspettatamente" la locale avvocatura di Stato a fare una "correzione" aùmma-aùmma dietro le quinte...).

    Ironia della sorte, i capicosca della setta kikiana-carmeniana avevano fatto anticipare quella firma della Deed Restriction perché Apuron aveva avuto problemi cardiaci e avevano temuto che potesse morire prima di firmarla. La Deed Restriction (strumento legale americano per imporre una limitazione di utilizzo di un immobile, ma usata anche per trasferirne il controllo ad altre persone) era rimasta segreta (poiché a norma delle leggi locali solo dopo 5 anni sarebbe diventata non annullabile).

    Fu l'arroganza dei neocat a far crollare tutto. Prima ci fu il trattamento brutale riservato ai sacerdoti che si sospettava potessero diventare vescovi a Guam. Quindi lo scandalo della Deed. Quindi lo scandalo degli abusi sessuali di Apuron. I tentativi neocat di screditare chi accusava e di risolvere con le furbate (come il certificato di proprietà taroccato, come il far intervenire un vescovo "telecomandato" da loro come Hon Tai-Fai) fallirono tutti. Il seminario kikolatrico a Guam fu felicemente soppresso, e il nuovo vescovo Byrnes, nell'ultima settimana utile, fece annullare la Deed. (I kikolatri riuscirono diabolicamente a vendicarsi: da giugno 2022 Byrnes si ritirò per imprecisati "problemi di salute", e morì a marzo 2025 a soli 66 anni).

    Gli adepti del tripode Kiko-Carmen-Cammino non hanno mai digerito le sconfitte di Guam e in Giappone, e stanno tentando in ogni modo di ricostituire le proprie roccaforti perdute. Ci permettiamo di ricordare che le loro "fondazioni", i loro "seminari", e gli altri paraventi con cui nascondono le proprie attività, non sono finalizzati solo ad attività religiose ma anche ad altro, come ad esempio il riciclaggio di denaro sporco e l'ospitare l'andirivieni di VIP kikolatri (e di altri bizzarri personaggi in combutta coi pezzettoni grossi del Cammino).

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    1. Piccolo off-topic: un giovane appartenente ad un movimento ecclesiale (non il Cammino) in cui vigeva l'obbligo di contribuire ad un "fondo comune" (praticamente come la "Decima" neocatecumenale, solo che ognuno liberamente decide mese per mese quanto versare), nel momento in cui il capo del suo movimento disse una sonora vaccata, azzerò immediatamente la propria quota per mai più ripristinarla. Nel corso degli anni successivi il sito web di tale fondo gli ricordava che la quota "non può essere zero". Il sito web venne poi rinnovato, e il warning dello zero è sparito (nonostante l'impegno per contribuire liberamente sia esplicitamente previsto dagli statuti e dalla domanda di adesione). Un altro giovane, invece, restituì la tessera al sullodato capo, spiegandogli (in pubblico, nell'assemblea) che lo scopo di un movimento ecclesiale deve sostenere la Chiesa a far conoscere Cristo, anziché trattare i suoi figli come se fossero solo una claque che deve applaudire a comando e mollare una (pur libera) quota mensile. Il capo la prese a male ma a parte qualche sarcasmo non poté controbattere, in quanto i fatti non si potevano negare...

      Non posso che apprezzare quei gesti (che, indipendentemente dalla situazione di quel movimento ecclesiale, denotano libertà cristiana: "se in coscienza vedo che non servite abbastanza la crescita della mia fede, non vi finanzio più, anzi, vi mollo, la Chiesa è necessaria alla mia fede e alla mia salvezza, il movimento no": fede in Cristo, s'intende, non fede in Kiko). Tanto più che nel Cammino la "Decima" non solo è obbligatoria, ma è anche prefissata: conoscendo la tua RAL (retribuzione annua lorda) e le tue disponibilità economiche esigeranno la tangente del dieci per cento (sottinteso: il "provarsi coi beni" si può fare solo pagando soldi al Cammino...). Ti diranno, mentendo, che la "Decima" è libera, ma guai a te se paghi meno di quanto abbiano previsto, o peggio osi versarla per un'opera di carità che non c'entra niente col Cammino. Il Cammino è letteralmente mammona, invaghitosi dei tuoi soldi, anche di quelli che ancora non hai guadagnato, anche di quelli necessari a realizzare la tua vocazione o mantenere la tua famiglia. Per i capicosca del Cammino sei solo un pollo da spennare. E quei soldi, al di là di qualche apparenza iniziale, finiranno a contribuire a speculazioni immobiliari e a porcate ben peggiori (come la vita comoda per i pеdofili neocatecumenali).

      Ricordiamo ai lettori che nel giorno del giudizio Nostro Signore non si baserà su quante "Decime" avete pagato, né sui post dei blog e dei social, né sulla quantità di elogi e approvazioni ricevuti dal Cammino. Valuterà invece quanto avete preferito idolatrare Kiko e Carmen anziché seguire la fede bimillenaria della Chiesa. Ricorderà quanto tempo avete effettivamente passato con Lui e per Lui, anziché negli strafalcioni liturgici del sabato sera a strimpellare canzonette di Kiko e a maltrattarLo nel Santissimo Sacramento. Avrà presente quante volte Lo avete nominato invano, come se fosse una sorta di "sponsor", come se fosse un termine del "gergo" neocatecumenalizio, come se fosse il "marchio di garanzia" con cui spacciarvi per migliori degli altri.

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  6. Molla il malloppo
    Di quello che hai di troppo
    Se questo tu farai
    Nel Regno dei Cieli entrerai

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  7. Vedo che un sacco di gente, oggi, quando parla di "esperienza di fede", in realtà intende qualcosa che per gran parte si basa su emozioni, o su "effetti speciali", o sulla sequela cieca a qualche "santone"/"veggente".

    La fede cattolica non ha bisogno di tutte quelle cose. È vero che in certi casi ti restano buone emozioni (come ad esempio quel senso di genuina liberazione che si prova a ricevere l'assoluzione dopo moltissimi anni senza confessarsi); è vero che in certe situazioni gli "effetti speciali" ti accentuano ciò che già stai vivendo (come ad esempio quel senso di appartenenza alla Chiesa che si prova quando si partecipa a quella vastissima fiaccolata-processione a Lourdes: ti rendi conto di essere parte di un popolo, vedi davvero i tuoi fratelli nella fede); è vero che certe anime di grande ascetica e vita di preghiera possono stimolarti fiducia in Dio molto più che il parroco. Ma la vita di fede non ha bisogno di tutte quelle cose. Quello che può essere un aiutino occasionale non può diventare il fondamento della vita di fede.

    Invece - ed è qui che casca l'asino - il Cammino ti offre sensazioni (quel sentirsi migliori di chi non fa il Cammino), ti offre "effetti speciali" ("abbiamo centocinquanta seminari!", "facciamo il lucernario!"...), ti offre "santoni" ("Kiko ha il carisma, ed ha pure avuto l'Apparizione Intellettuale, che è quella più importante e pregiata!!"...), ma non ti offre l'unica vera fede, e non ti offre la liturgia di tutta la Chiesa. Basterebbe anche soltanto questo per capire che il Cammino non viene da Dio ma dal demonio, e che gli autoproclamati "iniziatori" del Cammino non sono ispirati da Dio ma dal demonio.

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    1. IO sono convinto che i miei ex fratelli di comunità siano rimasti dentro solo per sentirsi superiori agli altri.
      Ne ho incontrato uno per caso tempo fa in un negozio e mi ha dato proprio l' impressione che sia rimasto in Cammino perché il Cammino gli fornisce una gratificazione personale.
      Amore? Non ne ho visto!
      Umiltà? Non direi.
      Fede adulta? Dove?!?!

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  8. Sono cominciate le piazzate sè Nè SENTONO DI TUTTI I COLORI !

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  9. Crisi nella Chiesa: la notiziola tragicomica di oggi (anniversario delle apparizioni di Fatima) è che el Tucho (non esattamente un amico della Corredentrice) ha di nuovo parlato di scomunica ai lefebvriani (prima le comminano, poi le revocano, poi le minacciano... e in tutto questo i lefebvriani non si sono mai convertiti al Concilio Pastorale).

    Il comunicato si conclude dicendo che il Papa prega per don Pagliarani. Pagliarani è l'attuale superiore della fraternità dei lefebvriani e che da oltre un anno chiedeva al Papa (senza ottenerla) udienza per la fatidica questione delle ordinazioni dei nuovi vescovi (a furia di non ottenerla, a febbraio 2026 annunciò che avrebbero proceduto con le ordinazioni il prossimo 1° luglio). Evidentemente il Papa ha tempo per ricevere con tutti gli onori la finta "arcivescovessa" abortista anglicana (chissà se le avrà chiesto di ripudiare l'eresia, di smettere di travestirsi da arcivescovo, e di convertirsi all'unica vera fede cattolica), ma non sa proporre una soluzione alla questione dei lefebvriani (che infatti di fronte a tale "schiaffo" ora si sentono ancor più giustificati ad ordinarsi dei nuovi vescovi): preferisce pregare, nonostante il Concilio abbia comandato di dialogare...

    Siamo evidentemente già troppo lontani dai tempi della paterna benevolenza di papa Ratzinger (che, beninteso, non lodiamo troppo perché la esercitò anche verso gli eretici neocatecumenali). Se sviolinare ai nemici della Chiesa è più urgente che trovare soluzioni ai figli della Chiesa, è evidente che siamo in uno stato di crisi della Chiesa. Nel nome del Concilio Pastorale Vaticano II ("pastorale" significa che non è dogmatico, cioè non impegna la fede), la gerarchia cattolica si è fin troppo spesso ritrovata davanti a qualche fastidiosissimo bivio: da un lato assecondare il "dialogo" e la "sinodalità" a costo di incensare eretici e scismatici, dall'altro ignorare e calpestare i suoi figli (sì, valgono come "calpestare i cattolici" anche i provvedimenti non presi contro una setta come il Cammino, non presi neppure dopo i clamorosi scandali neocatecumenali, non presi neppure dopo molti decenni di denunce).

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    1. Crisi nella Chiesa: qualche giorno fa Parolin negava l'ipotesi di provvedimenti contro i vescovi tedeschi per le benedizioni alle "coppie gay", dicendo "siamo in dialogo".

      Dobbiamo dunque dedurre che per la gerarchia "conciliare" è assai più facile benedire il peccato che "dialogare" coi lefebvriani (che vogliono solo poter continuare a celebrare i sacramenti e insegnare la retta dottrina). Sono sempre stato critico verso i lefebvriani - in quanto, a norma del Diritto Canonico vigente dal 1983, non si possono ordinare vescovi senza il consenso del Papa -, ma l'atteggiamento della gerarchia attuale sta finendo per rendermeli simpatici.

      Giunge pure notizia che il superiore dei lefebvriani ha inviato al Papa una "professione di fede", che qualunque cattolico non avrebbe alcun problema a sottoscrivere perché si basa su ben note verità di fede e sulle Scritture. Il problema serio, che quella professione di fede fa emergere, è che la gerarchia cattolica sta andando contro alcune di quelle verità di fede. Uno dei paragrafi, per esempio, ricorda che il peccato contro natura grida vendetta al cospetto di Dio e pertanto un tale "modo di vita" non può essere riconosciuto come dono di Dio. Dunque noi qui ci chiediamo: cos'è esattamente che il Parolin teme? Perché diavolo intende "dialogare" con l'errore dei vescovi tedeschi, anziché correggere? E come mai Parolin è ancora al suo posto? Forse che il Papa approva quel "dialogare anziché correggere"?

      (Facciamo qui notare fra parentesi che riguardo alle eresie del Cammino Neocatecumenale, ai suoi strafalcioni liturgici e sacrilegi, al suo calpestare la vita materiale e spirituale dei cosiddetti "fratelli delle comunità", esiste una vastissima quantità di testimonianze e di denunce, che finora ha sortito pochissimo effetto: ed infatti ancor oggi, nel 2026, lo scempio neocatecumenale continua, nell'indifferenza -se non connivenza- della gerarchia cattolica conciliare: se neppure Benedetto XVI riuscì a farsi ubbidire sulla questione della liturgia neocat, ci chiediamo dove sia finita l'autorità dei successori di Pietro e degli Apostoli, e come mai tali successori si scatenino solo quando qualcuno non esalta il Concilio e le "interpretazioni" conciliari...).

      "Voglio stare sulla barca di Pietro, ma lontano dalla sala comandi", scriveva un celebre convertito. Nella sala comandi, cioè curie, dicasteri e uffici pontifici, potrebbero benissimo sussistere complicati equilibri e compromessi che a noi sfuggono del tutto. Ma certe cosacce - come il benedire le "coppie gay" (come se tali soggetti abbisognassero non di un serio ravvedimento ma di una benedizione che implicitamente insinua "continuate così"), o come il non prendere seri provvedimenti contro il Cammino (come se l'eresia, lo sfascio liturgico, i sacrilegi eucaristici, il calpestare e sfruttare e abusare i fratelli delle comunità, non fossero gravissimi davanti a Dio) - fanno proprio capire che in nome del Concilio la Chiesa viene devastata. Nostro Signore ha istituito la Chiesa affinché proseguisse la Sua divina opera per la salvezza delle anime: cosa ne penserà Nostro Signore della carnevalata-cosplay con l'«arcivescovessa»? Cosa ne penserà Nostro Signore di quei vescovi tedeschi, del Parolin, e del successore di Pietro che non tira loro le orecchie? Cosa ne penserà di chi aveva il dovere di non tacere e ha taciuto riguardo al Cammino?

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  10. Ci onora il fatto che nella diretta di stasera dedicata a spiegare la figura di mons.Viganò, spaziando fra vari argomenti don Pompei ha anche menzionato più volte questo blog, padre Zoffoli e lo sfascio neocatecumenale. Nulla che i nostri lettori non conoscano già (come quando Kiko augurò la morte al Papa).

    Don Pompei non intende trattare questioni relative al Cammino ma ha ricordato che avendolo vissuto dall'interno per vent'anni (era pure entrato in un seminario Redemkikos Mater), ne ha personalmente viste e sentite di tutti i colori...

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    1. Sul tema "è lecito criticare il Papa?" abbiamo discusso tante volte su questo blog, sempre tenendo presente che Paolo ebbe da opporsi a Pietro «a viso aperto perché evidentemente aveva torto» (cfr. Gal 2,11). Cioè l'infallibilità pontificia - che è un dogma di fede proclamato nel Concilio Vaticano I - si esercita solo a determinate e ben note condizioni, e dunque così come Pietro ebbe "evidentemente torto", così qualche successore di Pietro in qualche circostanza non coperta da quelle esplicite condizioni potrebbe avere "evidentemente torto".

      Il bello è che quelli che ci accusavano di "criticare il Papa" erano proprio gli asini raglianti del Cammino Neocatecumenale, proprio loro che al Papa hanno sempre disubbidito (cfr. ad esempio la lettera del 1° dicembre 2005 con le «decisioni del Santo Padre», divenuta poi parte integrante dello Statuto del 2008).

      Sul tema è tornata oggi sorella Daniela, che riepiloga la questione senza far salamelecchi. Dunque ci chiediamo: chi ha fatto la volontà del Padre? Il figlio che di fronte a certe evidenze "critica il Papa" ma ubbidisce a Dio Padre, o il figlio che si proclama "ubbidiente al Papa" ma poi va contro la volontà del Papa e soprattutto di Dio Padre?

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  11. Notizie da Guam: alcuni dei procedimenti giudiziari contro il vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron si sono conclusi con l'equivalente di un accordo extragiudiziale. Nonostante ciò, Apuron ha pubblicato un breve reel con canzonetta e balletto per autoproclamarsi nuovamente "innocente" (mossa suggeritagli evidentemente dai suoi referenti kikolatri). Il suo avvocato - che guarda caso coincide con la sua responsabile di comunità neocatecumenale - sta ora cercando di concludere allo stesso modo l'ultimo procedimento contro di lui ancora pendente dal 2019.

    Come ci ricorda Tim, si tratta non solo delle solite menzogne neocatecumenali (un accordo extragiudiziale non implica che il soggetto è innocente, ma solo che entrambe le parti in causa trovano un accordo per chiudere il caso), ma anche di un ostacolare l'autorità (nel caso specifico, l'autorità del vescovo Jimenez, sebbene quest'ultimo sia non proprio sfavorevole al Cammino).

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  12. Ricordiamo agli anonimi "esperti" (che scrivono inaccettabili lenzuolate credendoci stupidi) alcune cose che fingono di ignorare...

    1. il Concilio Vaticano II è un concilio "pastorale". Cioè non ha proclamato dogmi, non ha indicato condanne.
    "Pastorale", come spiegarono Giovanni XXIII e altri, significa che riguarda solo le modalità dell'annuncio della fede.
    Orbene, le modalità possono cambiare col passare del tempo. Cioè quelle del passato possono sembrarci esagerate, o criticabili.
    Ma questo vale anche per il Vaticano II: chi vi garantisce che le cose che ha proclamato negli anni '60 siano ancora efficacissime?
    Chi e con quale autorità stabilisce che il Vaticano II sarebbe al di sopra di ogni critica (come se fosse "dogmatico")?
    Ci basta come esempio il fatto che un Papa (Benedetto XVI) abbia approvato nel 2006 gli statuti di un istituto (Istituto del Buon Pastore) che prevedono una critica rispettosa al Vaticano II: sarà anche "rispettosa", sarà anche stata sfruttata poco, ma nei fatti il Papa ha autorizzato l'IBP a criticare il Vaticano II. E se un Papa li ha approvati, un altro Papa potrebbe approvarne altri, o criticare lui stesso il Vaticano II.

    2. i venti concili ecumenici precedenti sono stati tutti "dogmatici". Cioè hanno chiarito verità di fede, e condannato gli errori.
    Chiunque parla del "postconcilio" pastorale, dimentica che nei concili "dogmatici" non si era mai posto un problema di un "postconcilio": o si credeva ai dogmi, o si era eretici; e chi in precedenza si era espresso in termini di errore, o faceva ammenda rettificando, o era eretico.
    Nei concili "dogmatici", essendo state proclamate verità di fede, non si poneva neppure il problema di una "interpretazione" del concilio.
    Erano state indicate chiaramente alcune cose - certune come dogma, certe altre come errore - e quindi non c'era nulla da "interpretare": ci si adeguava e basta.
    Solo col Vaticano II, "pastorale", abbiamo avuto un "postconcilio", e problemi di "recezione" e di "interpretazione", e interminabili discussioni su tali temi.
    Provate a chiedervi quanto ciò sia dovuto al fatto che il Vaticano II servisse solo ai "rivoluzionari", e quanto sia dovuto al fatto che i suoi testi contengono punti che possono avere più interpretazioni diverse...

    3. ad andare contro il Concilio Vaticano II sono anzitutto quelli che ne fanno una bandiera.
    Ci basta come esempio il fatto che la costituzione Sacrosanctum Concilium al paragrafo 116 prevede che il canto gregoriano abbia il posto principale nelle liturgie. Ebbene, nessun fautore del Vaticano II ha mai preso sul serio il gregoriano.
    Tutti i rivoluzionari - anche quelli più sgangherati, come la famigerata Carmen Hernández Barrera, cofondatrice del Cammino Neocatecumenale -, nel "servire il Concilio su un piatto d'argento" hanno sempre soppresso il canto gregoriano... magari addirittura condannandolo come "preconciliare", sebbene SC §116 dica esattamente il contrario.

    4. tante inutili ciance sul Concilio ci hanno fatto perdere di vista i problemi più seri.
    Esempi: dal Concilio a oggi è crollata drammaticamente la frequenza ai sacramenti. Comunioni per lo più "abitudinarie" e sacrileghe; confessioni assai rare e ridotte a sedute psicanalitiche fai-da-te. Liturgie ridotte a spettacolini autogestiti. Conoscenza sempre più scarsa delle verità di fede. Banalizzazione della vita consacrata e della vita sacerdotale. Diffusione di un pensiero non cattolico ("inferno vuoto", "Dio non punisce", eccetera). Riduzione delle figure dei santi a "VIP" con titolo nobiliare; riduzione del proprio gruppetto ecclesiale ad organizzazione autonoma (che chiede alla Chiesa solo timbri di approvazione per autocertificarsi come migliore delle altre, in un campionato immaginario con classifiche e marcatori).
    E in tutto questo, un fanatismo nell'incensare il mondo, compiacere il mondo, inseguire il mondo, prostrarsi al mondo. Sia su questioni morali, che su questioni di fede.
    Domandina: il Concilio (coi suoi fautori) risolve tali problemi... oppure li ha creati?

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    1. 5. la grave responsabilità della gerarchia cattolica.
      Ricordiamo che i pastori, davanti a Dio, hanno una grave responsabilità riguardo allo scempio in corso da parecchi decenni.
      Sono loro ad aver la maggior autorità quanto all'insegnare le cose della fede.
      Sono loro ad avere l'autorità per santificare coi sacramenti.
      Quindi se vengono meno al loro mandato, anche solo per pigrizia, è statisticamente normale che nel corso degli anni la fede popolare si affievolisca.
      Figurarsi se cominciano a dare scandalo. Per esempio ricevendo degli eretici - e di quelli più ridicoli - e per giunta, anziché invitarli a convertirsi, li omaggiano e benedicono. O anche soltanto chiedendo di impegnarsi a costruire una Chiesa «sinodale» anziché cattolica.
      Così come un parroco, viceparroco, diacono, danneggia la propria parrocchia, le proprie pecorelle, annacquando la liturgia, annacquando la dottrina, trasformandosi in manager o clown o tiktoker o cos'altro, allo stesso modo un superiore religioso, un vescovo, un cardinale, perfino un Papa, possono danneggiare il gregge del Signore venendo meno al proprio sacro dovere di pascere agnelli e pecorelle.
      È solo per questo motivo che una lercia realtà come il Cammino Neocatecumenale ha potuto nascere e prosperare (fermo restando che ormai da più di vent'anni sta decrescendo, giacché "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi".

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    2. Paolo VI nel giugno 1972 si lamentò che il «fumo di satana» era entrato nel tempio di Dio.
      E però lo stesso Paolo VI era stato il papa che autorizzò in meno di un anno (aprile 1969 - marzo 1970):
      - i laici a distribuire la Comunione quando ci fossero state «particolari circostanze o nuove necessità» (termine fin troppo generico)
      - l'autorizzazione alle conferenze episcopali a votare per ammettere la "comunione sulla mano"
      - la possibilità delle esequie per chi si era fatto cremare
      - l'abolizione, nei matrimoni misti, della promessa di battezzare i bambini ed educarli alla fede.

      Come sempre, il punto della questione non è il singolo atto, ma le conseguenze nel lungo termine.
      Se la cremazione diventa consentita (anche soltanto con la clausola che «non risulti dettata da motivazione contraria alla dottrina cristiana»), la gente penserà alla cremazione come la nuova normalità, come una roba da valutare solo in termini economici ("costa meno! risparmiamo!") e quindi nel lungo termine abolirà la pia pratica cristiana dell'inumazione.
      Cambiare una tradizione plurimillenaria comporta inevitabilmente cambiare una mentalità.
      Come in gergo giovanile, "quando hai un martello, tutto sembra chiodo": quando hai una possibilità, succede che la pigrizia (o l'economia, o l'avidità, o qualsiasi altro motivo non di fede) ti indurrà a sfruttarla anche laddove è discutibile o addirittura sbagliata.
      È stato come per l'aborto: prima venne legalizzato in nome di improbabili "casi pietosi" di malformazioni e stupri... e immediatamente venne sfruttato come "contraccezione tardiva" dalla stragrandissima maggioranza delle abortienti ("tanto se succede una gravidanza posso sempre abortire").

      Come ci faceva notare don Mancinella, la comunione sulla mano era un abuso, e Paolo VI prima si lamenta dell'abuso (e - indovinereste mai? - anche Giovanni Paolo II nel 1980 lamenterà i sacrilegi e le gravi mancanze di rispetto dovute alla "comunione sulla mano"), e poi cosa fa? Consente alle conferenze episcopali di votare per approvare quell'abuso.
      E sì, a rigore liturgico, la "comunione sulla mano", laddove esiste, ancor oggi è solo un indulto, cioè un permesso temporaneo revocabile in qualsiasi momento senza dover dare spiegazioni.
      E però dopo che intere generazioni di preti (e vescovi, e più) ci si sono "abituate", dopo che praticamente tutti i preti novus horror la considerano come minimo un comodo modo per risparmiare tempo, pur essendo un indulto sembra difficilissimo da sradicare.
      Ci provi dunque un parroco qualsiasi a dire al proprio vescovo: "non me la sento più di amministrare la comunione sulla mano", e ditemi se non viene rimosso dalla parrocchia.
      E dopo che la "comunione sulla mano" è stata in vigore per tanti anni, cos'abbiamo visto nel 2020? L'assurdità di pretonzoli che usavano addirittura i guanti di lattice per distribuirla, e l'amuchina sulle suppellettili sacre (e l'assurdità - mai vista in due millenni di storia della Chiesa - di chiudere le chiese...).

      Era proprio per quell'andazzo del "quando hai un martello, tutto sembra chiodo" che nella storia bimillenaria della Chiesa si metteva mano alla liturgia solo con estrema circospezione e grandissimo timor di Dio. Si racconta, ad esempio, che san Pio X, a chi gli proponeva di introdurre il nome di san Giuseppe nel canone della Messa, avesse risposto: "ma io sono solo il Papa!", cioè ironizzando sul fatto che lui, pur avendo l'autorità per farlo, non se la sentiva di modificare arbitrariamente il canone (nel canone Vetus Ordo c'è una lista di santi martiri, e Giuseppe non è un martire, e comunque nessuno prima di Pio X s'era mai sognato di modificare quella lista), persino con una cosa apparentemente onorevole come il ricordare san Giuseppe.

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    3. Talvolta accusano i "tradizionalisti" di essersi messi in testa di voler "salvare la Chiesa".

      Ma è esattamente ciò che dovremmo obiettare ai modernisti (come Kiko la cui "nueva estetica salverà la Chiesa"), specialmente quelli che rifiutano ciò che era "preconciliare" e che intendono introdurre novità (sottinteso: "senza queste novità non si salverà la Chiesa").

      E dovremmo sempre ricordare che in Gal 2,11 Paolo si oppose «a viso aperto» a Pietro. Cioè Paolo effettivamente "salvò la Chiesa". Altro che le piccole comunità schitarranti...

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    4. Raccomandiamo la catechesi di don Pompei sul tema dell'offertorio della Messa e sul sacrificio. Sia nell'ora di catechesi, che nello spazio domande subito dopo, viene spesso citato il Cammino (dove, come ben ricorderete, il concetto di sacrificio dà tanto fastidio agli autoproclamati "iniziatori" e ai loro pappagalli, i cosiddetti "catechisti").

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    5. Ricordiamo che il tema dell'offertorio è uno dei più importanti per capire che l'attuale crisi nella Chiesa è effettivamente una crisi di fede.

      Il Signore accettò i sacrifici "di sangue" (quelli di Abele), ma non gradì i sacrifici di "frutti della terra e del lavoro dell'uomo" (quelli di Caino, prima che uccidesse Abele). Non bastava una presentazione dei "doni", per quanto ben ordinata e abbellita: solo un sacrificio "di sangue" poteva sperare di espiare i peccati (in quanto il peccato va contro l'ordine stabilito da Dio e contro la vita stessa, per cui non si può "soddisfare" con una pur ricca ed elegante offerta di doni).

      Quando Nostro Signore istituì l'Eucarestia non comandò di "sacrificare" pane e vino, ma stabilì prima che «questo pane» e «questo vino» fossero il suo Corpo e Sangue. Dunque, attraverso le specie del pane e del vino, è realmente Nostro Signore che si offre in sacrificio a Dio Padre, per tramite del sacerdote che compie il sacrificio. Già soltanto questo ci basta per capire che è non solo valido, ma anche totalmente efficace, perché Nostro Signore, essendo Dio, non può mentire, non può ingannare, non può sbagliare, non può risultare "incompleto".

      Fu Lutero ad infuriarsi col concetto di "sacrificio", che a suo dire era stato malamente inventato dai pagani. Fu Lutero a voler spazzare via l'offertorio dalla Messa. E dato che per compiere un "sacrificio" c'è bisogno del "sacerdote", per coerenza Lutero volle spazzar via anche il sacerdozio cattolico, anzitutto elucubrando sul "sacerdozio comune dei fedeli".

      Il neocatecumenalismo è una sgangherata scopiazzatura delle fandonie luterane. I capicosca della setta di Kiko e Carmen, ripetendo pappagallescamente le corbellerie degli autoproclamati "iniziatori", fanno di tutto per denigrare, negare, spazzar via il concetto di sacrificio (e dunque del sacerdozio). Non è un caso che i presbikikos siano praticamente solo un elemento ornamentale delle liturgie kikolatriche, elemento che Kiko e Carmen hanno sempre bramato di eliminare, se non fosse che c'era ancora il bisogno di sembrare almeno un po' cattolici...

      Nella liturgia tradizionale in latino, le formule dell'offertorio sono tutte un parlare del sacrificio, del significato propiziatorio del sacrificio, del sacrificio per la remissione dei peccati, ecc. Nella liturgia moderna introdotta nel 1969, invece, quel momento viene indicato sul Messale come "presentazione dei doni", parlando esplicitamente di "frutto della terra e del lavoro dell'uomo", anche se poi viene usata (per tranquillizzare gli animi) l'espressione "mio e vostro sacrificio" (espressione comunque ambigua, perché è solo il sacerdote a poter offrire il sacrificio a Dio, i fedeli si uniscono col cuore, con le intenzioni).

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  13. Buon pomeriggio. La questione riguardante il carattere della pastoralità del Concilio è ancora controversa. Sebbene fosse piuttosto chiaro all'inizio, comunque furono approvate Costituzioni dogmatiche, come la Lumen Gentium, che in molti hanno ritenuto di considerare dogma in toto.

    Che in queste costituzioni vi fosse già da subito qualcosa che faceva stonare qualcuno, era del tutto evidente.

    Se leggete la Lumen Gentium fino in fondo, nelle annotazioni, trovate una citazione della commissione teologia che riporta questo:

    "Tenuto conto dell'uso conciliare e del fine pastorale del presente Concilio, questo definisce come obbliganti per tutta la Chiesa i soli punti concernenti la fede o i costumi, che esso stesso abbia apertamente dichiarato come tali."
    «Le altre cose che il Concilio propone, in quanto dottrina del magistero supremo della Chiesa, tutti e singoli i fedeli devono accettarle e tenerle secondo lo spirito dello stesso Concilio, il quale risulta sia dalla materia trattata, sia dalla maniera in cui si esprime, conforme alle norme d'interpretazione teologica".

    Insomma da subito era chiaro che tali documenti avrebbero dato adito a interpretazioni, più o meno restrittive, più o meno riformatrici. Spettava ai Papi successivi vigilare. Non hanno vigilato abbastanza.

    Detto questo pare che questo movimento sia del tutto in linea con questo postconcilio così deragliato. Forse sulla morale pare reggere ancora, ma per il resto mi pare del tutto allineato ad una visione molto riformatrice e modernista della chiesa

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  14. Dicastero laici, famiglia e vita: al via l'incontro di Movimenti e associazioni - Vatican News https://share.google/iPhgnbqXi7tDL5h2J

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    1. La stangata fondamentale ai movimenti ecclesiali la dette un insospettabile: Giovanni Paolo II.

      Dette la stangata proprio perché nutriva grandi speranze nei movimenti - anzitutto la speranza che rimpolpassero le parrocchie.

      La stangata consistette nel comandare che si dessero una regolazione statutaria. Cioè che vescovi e conferenze episcopali potessero dire: per invitare, o informare, o richiedere qualcosa ai movimenti X,Y,Z, abbiamo finalmente dei referenti precisi, uno statuto approvato e conosciuto, un quadro normativo, un elenco di attività...

      E a quel punto iniziarono a sgonfiarsi i palloni gonfiati. Il cancro universale dei movimenti era il culto della personalità dei fondatori, e dunque l'ubbidienza cieca al "cerchio magico" dei fedelissimi dei fondatori, assurti al cerchio più alto non per merito personale ma solo per essersi ritrovati nel posto giusto al momento giusto e per aver messo a tacere la coscienza tutte le volte che c'era una porcata.

      Quello che è successo nel Cammino - di catechistoni "praticanti ma non credenti in Kiko": recitano indefessamente la parte ma quando Kiko morirà applicheranno la strategia del "prendi i soldi e scappa" - succede anche negli altri movimenti, persino quelli che avevano sempre avuto una parvenza di serietà: tutti i capi sfruttano la propria posizione e aspettano il momento di "liquidare" e campar di rendita.

      In altre parole, Giovanni Paolo II o si era sbagliato a sperare nei movimenti, oppure sapeva benissimo che il "normalizzarli" sul piano canonico avrebbe avuto come primo effetto quello di ridimensionarli parecchio: i vescovi non hanno mai smesso di scommettere sulle strutture convenzionali (parrocchie e Azione Cattolica).

      Occorre qui ricordare che la crisi di tali strutture ha un nome molto sgradevole: "il Concilio Vaticano II". Prima del Concilio la frequenza alla Messa domenicale era decisamente bassa (metà dei cattolici). Dal Concilio a oggi, la frequenza è calata al tre o quattro per cento (al punto che i vescovi, barando, chiamano "frequenza" anche il partecipare una sola volta al mese, così da far salire la percentuale al cinque o sei per cento...).

      Tolto il Concilio, non c'è nessuna grande influenza esterna che poteva spazzar via dalle parrocchie il 95% degli ancora frequentanti. È semplicemente impossibile che la gente abbia smesso di frequentare (e di credere) di punto in bianco e senza motivo. Ma siccome da Paolo VI in poi è sempre stato tutto un tam-tam su applicare-recepire-realizzare il Concilio, papi e vescovi non hanno ancora avuto il coraggio di riconoscere il madornale errore - quello di aver trasformato il Concilio Pastorale in una specie di Superdogma che cancella tutto ciò che precedentemente era considerato buono.

      Le risposte date da Giovanni Paolo II sono state tutte perdenti. Il Papa che viaggia spessissimo. Il Papa che parla tantissimo. Il Papa fotogenico. Il Papa della paterna benevolenza, anzi, dell'eccessiva benevolenza e pazienza. Il Papa che stravede per i movimenti. Ventisette anni di pontificato e non gli è mai venuto il dubbio che il problema fondamentale fosse stato proprio il Concilio Pastorale...

      E Benedetto XVI, dopo di lui, pur partendo da una mentalità diversa, pur avendo le sue remore sul Concilio e sulle sue "applicazioni", ha continuato nella stessa direzione. È stato tutto un accalorarsi a vicenda, papi e vescovi, preti e cardinali, curie e parrocchie... persino i movimenti: tutti con la mentalità del "salveremo la Chiesa perché siamo quelli che applicano il Concilio". Quando un cosiddetto "catechista" neocatecumenale calpesta (per giunta con sadica soddisfazione) la tua dignità e la tua vita, è convinto di star "applicando il Concilio", è convinto di seguire "il carisma", "lo Spirito", "il Papa", "la fede". Ed anche se in cuor suo si accorgesse che non è vero, continuerebbe a recitare la parte del convinto: ti calpesta per il tuo bene, ti abusa perché un imprecisato "Spirito" così vuole, ti devasta (e godendo) perché un imprecisato "Concilio" lo richiede...

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    2. SONO D' ACCORDO CON QUELLO CHE QUI HA SCRITTO TRIPUDIO SUI MOVIMENTI ECCLESIALI E SU GIOVANNI PAOLO II.
      SONO ESATTAMENTE LE STESSE CONCLUSIONI A CUI SONO ARRIVATO IO....!!

      Savonarola

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  15. Ricordiamo ai non sempre gentili commentatori che le testimonianze sulle storture del Cammino pubblicate qui e altrove sono numerosissime lungo gli ultimi quarant'anni e più. Dunque il dire qualcosa del tipo "non è vero!! da me mai successo!!", significa anzitutto giudicare temerariamente i cuori di tutti quei testimoni. Potreste con un po' di sforzo riuscire persino a ingannare noialtri... ma non riuscirete a ingannare Dio.

    E comunque un normale fedele cattolico, alla notizia di possibili abusi e ingiustizie del proprio gruppetto/associazione/movimento, la prima cosa che fa è chiedersi come e perché sia potuto succedere, e se e quanto ciò inficia davanti a Dio il proprio gruppo, e come denunciare alle sedi competenti gli abusi in modo da fermarli.

    Se uno aderisce a XYZ per crescere nella fede, e poi in XYZ succedono cose sgradite a Dio e contro cui i capi di XYZ non prendono provvedimenti (poiché magari sono direttamente coinvolti in quelle robacce), significa che XYZ o non viene da Dio, o che è solo uno strumento comodo di soggetti che tutto cercano fuorché Dio. In un ambiente così è improbabile crescere nella fede; si cresce al massimo nel simulare la fede.

    E badate bene che, relativamente al Cammino, le "robacce" non sono il tifare Juve o il parcheggiare l'auto sulle strisce, ma sono cose molto più gravi - che riguardano la liturgia, la dottrina, e i pessimi trattamenti che i capicosca della setta kikiana-carmeniana riservano ai "fratelli più piccoli e più lontani". Come ad esempio quando i capi della setta, per proteggere un catechistone pedofilo, mandano a dire ai familiari della vittima "non denunciate altrimenti «dio» vi punirà con qualcosa di peggiore". «Dio» fra virgolette, perché l'unico vero Dio - che è infinita giustizia, non solo infinita misericordia ma anche infinita giustizia - ha detto che chi scandalizza i piccoli merita una macina al collo (cfr. Mc 9,42 - e quindi figuratevi cosa ne pensa dei pedofili e di chi li protegge).

    Ricordiamo infine che il tema di questo blog è il Cammino Neocatecumenale. Per chiarire come diavolo il Cammino abbia prodotto tante storture, ingiustizie, sacrilegi, è talvolta necessario ricordare la crisi nella Chiesa ancora in atto, crisi dovuta principalmente ai fautori del Concilio Vaticano II (e un po' anche al Concilio stesso). Quelli che furbescamente tirano in ballo autori di epoche improbabili (o di fama non proprio di santità) stanno implicitamente riducendo i fatti a opinioni, e stanno implicitamente affermando che tutto ciò che c'era "prima" andava buttato, affinché sora Carmen Hernández fornisse a Kiko "ilconcilio" su un piatto d'argento, e che la Messa e le catechesi di padre Pio da Pietrelcina sarebbero diventate improvvisamente sbagliate o superate, e che la Chiesa e la fede debbano essere succubi delle mode dei "tempi odierni"...

    Riguardo al marciume del Cammino, poi, noi qui prendiamo in considerazione solo i dati di fatto:
    - le oggettive fandonie (e vere e proprie eresie) proclamate nelle cosiddette "catechesi" del Cammino, dagli autonominati "iniziatori" Kiko e Carmen a tutta la loro folta schiera di pappagalli cosiddetti "catechisti"
    - gli oggettivamente riscontrabili abusi liturgici del Cammino, che ha trasformato la liturgia in una carnevalata, uno spettacolino autogestito, una sagra degli strafalcioni, e addirittura in un facile ambiente per i sacrilegi eucaristici
    - le numerosissime testimonianze, lungo parecchi decenni, sulle storture della gerarchia kikiana-carmeniana: a base di soldi, di dignità personale, di famiglia, di decisioni importanti riguardo a scuola e lavoro, e anche di abusi sessuali e altre robacce vergognose. Essendo numerosissime, cade qualsiasi tentativo di banalizzarle con un "gli scandali succedono un po' dappertutto, sarà stato solo qualche facinoroso".

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    1. Movimenti, gruppi, associazioni, ordini religiosi, nel costituirsi si concentravano su qualcosa di buono che la Chiesa già offriva, perseguendo l'obiettivo con più determinazione. Abbiamo così la nascita di congregazioni o gruppi, votati all'assistenza dei malati, o alla penitenza, all'insegnamento, eccetera. Non facevano nulla di veramente "nuovo"; la novità consisteva solo nel maggior impegno a santificarsi e ad aiutarsi a vicenda nel compiere ciò che è gradito a Dio. Quando a poco a poco vien meno tale impegno, il gruppo o congregazione si scioglie senza far rumore, senza deliberazioni in carta bollata, senza che ciò costituisca chissà che melodrammone: semplicemente i membri trovavano che l'«aiuto» reciproco era più un peso che un aiuto, trovavano che la missione che si erano dati non è più perseguita ma è stata sostituita da burocrazia, messinscene o che altro. Solo la Chiesa è realmente necessaria (ed è garantita fino alla fine dei tempi), il movimento no: il movimento è solo una situazione temporanea.

      I movimenti moderni, anche quelli nati prima del Concilio, nella foga di presentarsi come prodotti e servizi sul "mercato" ecclesiale, hanno sempre il grosso problema di giustificare la propria esistenza, cioè di costruirsi un'identità, degli slogan, una parvenza di utilità e necessità. Così, succede che dopo il boom iniziale, persino i capi perdono di vista l'obiettivo vero (quello di santificare sé stessi), e cominciano ad arrabbattarsi a gestire e a campar di rendita (rendita "ecclesiale", e rendita anche "economica"). Sarebbe come se i fondatori di un club degli scacchi si stufassero degli scacchi e tenessero in piedi il club solo per potersi pagare gli abbonamenti per seguire le partite di calcio, il loro nuovo e segreto e definitivo interesse. Oltre che per cavarne applausi dagli scacchisti ancora iscritti, s'intende.

      Così, succede che qualcuno s'imbatta per caso in una comunità fervorosa, in cui i capi e i responsabili sembrano desiderare di santificarsi, e vi aderisce (se vede i membri desiderar di santificarsi ma i capi non altrettanto desiderosi, capisce già che è una fregatura). Nel giro di alcuni anni, però, a poco a poco tutta la vita comunitaria si riduce ad eseguire attività e a mollare soldi: i capi e responsabili sembrano infaticabili nel comandare, decidere, scegliere, pianificare, esigere, e chi aveva aderito con entusiasmo si ritrova a chiedersi perché mai dovrebbe essere solo una pedina di una claque plaudente e pagante, perché mai accollarsi il sempre crescente fardello di attività, perché mai dover ripetere dei discorsetti costellati di buzz-word che servono solo a sembrare "più speciali degli altri gruppi". A quel punto già vale la pena mollare.

      Qualcuno magari insiste a rimanere dentro, sperando di cambiare in meglio la situazione, lavorando dall'interno. Ma le frustrazioni si moltiplicano, le porcate dei capi sono sempre meno nascoste e sempre più frequenti, alla fine si stufa e molla tutto.

      Fateci caso: quelli che escono dal Cammino è perché o ritengono che il peso del fardello neocatecumenalizio sia eccessivo rispetto ai presunti benefit spirituali che comporta, o perché hanno visto (e magari subìto in prima persona) troppe, troppe, troppe ingiustizie. Ingiustizie anche sul piano spirituale: per esempio, se Kiko blatera che «il Signore ci parla attraverso i testimoni di geova», è un'ingiustizia nei confronti della tua fede, è una presa in giro, è una banalizzazione diabolica, è una cretinata che non diremmo neppure scherzando fra una birra e l'altra. Come fai a considerare "ispirato", e addirittura "ti cambia la vita", uno che esala simili vaccate? Già è assurdo che si autoproclami, con gigantesca superbia, «io Sono il Vostro Catechista!», figurarsi quando distribuisce corbellerie di quel genere.

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    2. Sempre sul tema crisi nella Chiesa (crisi dottrinale e liturgica, crisi grazie a cui il Cammino ha potuto incistarsi così come un tumore nel corpo di una persona già molto malata), qualche altra piccola parentesi.

      Vedete, ogni volta che nella Chiesa si introduce una qualche novità, anche apparentemente innocua - come ad esempio le "conferenze episcopali" -, ci sono sempre degli effetti collaterali piuttosto imprevedibili. Come ad esempio il fatto che i vescovi che cominciano a capire che c'è una crisi e che è anche piuttosto grave, hanno paura di reagire, per timore di mettersi in cattiva luce davanti alla "conferenza episcopale", per timore di sembrare disubbidienti alla "conferenza episcopale". Eppure, nelle pie intenzioni dei pontefici fautori del Concilio, le "conferenze episcopali" dovevano solo essere uno strumento per facilitare, semplificare, unire, eccetera. La Chiesa è cresciuta tantissimo rispetto ai tempi degli Apostoli, ma era sempre stata piuttosto restìa ad introdurre "novità" che non fossero drammaticamente necessarie.

      Anche la sinodalità si sta rivelando l'ennesimo cavallo di Troia del demonio. Fuori, tante belle intenzioni: l'ascolto, il dialogo, il far parlare tutti... Dentro, invece, tante brutte fregature. Ne abbiamo avuto già un assaggio, per esempio, in quel documento sinodale che nelle conclusioni ha fatto sua la testimonianza di un gay americano che, parlando di sé e di suo "marito", affermava di sentirsi moralmente a posto. Evidentemente, chi ha votato quel documento, o aveva il terrore di sembrare "poco sinodale" o era d'accordo con lo sdoganare i peccati contro natura e gli scandali...

      I primi protestanti, nel '500, venivano sarcasticamente etichettati novatores, cioè "innovatori", quelli che portano novità e innovazioni, cioè quelli che portano cose che nel migliore dei casi avranno sgradevoli effetti collaterali, quelli che portano cavalli di Troia, quelli che portano cose "nuove" che la Chiesa non aveva mai pensato che fosse utile introdurre, quelli che portano novità convinti che fino al giorno prima la fede sia sempre stata "incompleta"...

      La questione dell'introdurre novità non coincide affatto col principio di Ecclesia semper reformanda: "la Chiesa è sempre da riformare" significa solo che la fede ci è stata consegnata nella Rivelazione a Pietro e agli Apostoli, e che da allora ad oggi i loro successori hanno dovuto solo ritrasmetterla integralmente. Da notare che in latino reformare significa ridare forma, non significa "introdurre grossi cambiamenti", non significa "introdurre novità". La "riforma" protestante introdusse grossi cambiamenti (dunque andrebbe correttamente chiamata rivoluzione, non "riforma"), mentre la "controriforma" cattolica semplicemente ridiede forma a ciò che la Chiesa e la fede erano sempre state (dunque è stata quella la vera riforma), sistematizzando il Catechismo, la Messa, i seminari, eccetera.

      La tragedia dei nostri giorni è che troppi cristiani dalla pancia piena, annoiati dal tran-tran quotidiano, vedono le novità come un gradito diversivo: "ehi, da oggi facciamo la Sinodalità!". È stato come quando degli adulti dicono ai bambini "ora facciamo un bel gioco!", e i bambini ingenuamente si entusiasmano ancor prima di sapere cosa significhi "bel gioco". E se siete stati bambini, probabilmente ricorderete anche qualche delusione, cioè qualche momento in cui "bel gioco" era invece vecchia sbobba noiosa e sotto diverso nome. La sinodalità, la collegialità, l'ascolto della "base", sono tutti nuovi nomi del democraticismo rivoluzionario, quello che vuole far parlare tutti, impone di ascoltare tutti, ma poi le decisioni conclusive sono (chissà perché) sempre una fregatura - come la lettera del gay americano di cui sopra.

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  16. Un'interessante notizia di oggi riguarda il movimento Sodalitium Christianae Vitae (Sodalicio), soppresso l'anno scorso per "assenza di carisma fondativo" e gravi abusi di tutti i tipi, compresi quelli economici.

    Cardinali e vescovi peruviani si sono inginocchiati davanti alle vittime lamentando che sarebbero dovuti intervenire vent'anni anni fa e chiedendo perdono a nome della Chiesa.

    https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-05/peru-contadini-vittime-abusi-sodalicio-messa-chiesa-perdono.html

    Le stesse cose rilevate in relazione a questo movimento si ritrovano pari pari nella Fondazione Cammino Neocatecumenale (abusi spirituali e psicologici, umiliazioni, corruzione, scandali), ma invece di sopprimerlo chiuderanno la fase diocesana del processo di beatificazione dell'aspirante santa, accanita fumatrice durante le Eucarestie e instabile sotto ogni punto di vista.

    Tuttavia, mentre Sodalicio è stato oggetto di denunce da parte delle vittime, la Fondazione Cammino Neocatecumenale si è assicurata l'impunità in quanto è inesistente sul piano statale e non c'è un ente da poter denunciare, il che naturalmente solleva meno polvere.

    Forse Sodalicio non ha saputo prendere le debite assicurazioni per farla franca perché non aveva i legulei e i professionisti finanziari di cui dispone la Fondazione Cammino Neocatcumenale in grande quantità, cosa che la fa assomigliare più a una multinazionale che a un movimento religioso "riconosciuto" solo ecclesialmente.

    Quando e se la Chiesa deciderà di fare giustizia, gli anni inutilmente trascorsi prima di chiedere perdono non saranno solo 20, ma molti, molti di più.
    Marco

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