lunedì 1 giugno 2026

Diffidate di chi vi dice di star applicando il Concilio

Kiko Argüello alla Comunione a braccia conserte:
gli interessava molto più manifestare il disappunto
verso papa Benedetto XVI, che accogliere il Signore
realmente presente nel Santissimo Sacramento
Il documento più rilevante del Concilio Vaticano II, la costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium sulla liturgia (promulgato a dicembre 1963), nel paragrafo 116 dice testualmente:

116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica, a norma dell'art. 30.
Da allora, però, il canto gregoriano è scomparso dalle parrocchie e dagli istituti religiosi e da tutti i gruppi (tranne qualche rarissima eccezione in certi eventi ecclesiali). Per di più, se qualcuno osasse proporlo in parrocchia, nel convento, nelle celebrazioni del proprio movimento o associazione, verrebbe subito tacciato di essere "contro il Concilio". Scusate, ma com'è possibile? Eppure il Concilio lo ha riconosciuto come "canto proprio della liturgia", ha comandato che "gli si riservi il posto principale"... cioè se qualcosa non dà al gregoriano il "posto principale" nelle liturgie, quel qualcosa non può proclamarsi frutto del Concilio.

E no, non ci sono alibi che tengano, neppure di difficoltà materiale o tempo mancante: per imparare un po' di gregoriano, una piccola corale parrocchiale avrà bisogno di esercitarsi per qualche settimana (mica interi decenni). Ma allora perché diavolo vi accusano di essere "preconciliari", "retrogradi", "controilconcilio", ecc., se osate proporre di applicare davvero quanto dice la Sacrosanctum Concilium?

La risposta è desolante: dobbiamo necessariamente riconoscere che c'è un Concilio consistente nei suoi documenti approvati, e c'è un "Concilio" consistente nelle interpretazioni di comodo dei sedicenti "applicatori" del Concilio. Questi ultimi, pur appellandosi al Concilio, sono pronti anche ad affermare cose contrarie ai documenti del Concilio - come nell'esempio del canto gregoriano - spacciandole per "conciliari". Cioè o sono spettacolarmente ignoranti - e allora riguardo al gregoriano dovrebbero convincersi leggendo per la prima volta quel fatidico paragrafo 116 - oppure sono mentitori, deliberatamente mentitori, che si appellano al Concilio al solo scopo di portare avanti tutt'altro programma. 

Fra tali ignoranti/mentitori va annoverata la Carmen Hernández Barrera, cofondatrice del Cammino Neocatecumenale, che proclamò in un discorso ufficiale (30 giugno 2002) di aver «servito a Kiko il Concilio su un piatto d'argento». Su quel "piatto d'argento" il canto gregoriano non c'era. Nel Cammino la maggioranza dei "fratelli delle comunità" non sa neppure cosa sia il gregoriano; al più sono stati addestrati a una reazione pavloviana ("bleah, preconciliare, puah, meglio i canti di Kiko"). Secondo voi la Hernández, che pure aveva studiato teologia, era completamente ignorante di quel paragrafo 116, oppure ha mentito e disubbidito volontariamente al Concilio?

Si potrebbero fare numerosissimi altri esempi ma questo del canto gregoriano è il più lampante, è comprensibile anche ai bambini, è quello che già da solo può essere sufficiente a farvi capire - senza bisogno di lunghe e complicate argomentazioni teologiche - se qualche sedicente "applicatore del Concilio" sta in realtà applicando un'interpretazione che va contro i testi del Concilio.

Riflettiamo brevemente anche sul paragrafo 120 dello stesso documento:

120. Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti. Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, a norma degli articoli 22-2, 37 e 40, purché siano adatti all'uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli.

Ebbene, l'organo a canne non si è del tutto estinto: in alcune vecchie parrocchie è stato conservato e talvolta viene usato (ma non spesso quanto vorremmo) nelle liturgie. Chiediamo umilmente: come mai quasi nessuno ha "in grande onore" l'organo a canne? Come diavolo è stato possibile che certe esplicite raccomandazioni conciliari siano state subito e pressoché universalmente disattese proprio dai fautori del Concilio, proprio da quelli che vi accusano di essere "preconciliari" qualora voleste prenderle sul serio?

Ma notate la seconda parte del paragrafo: "altri strumenti", senza specificare quali, "si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale".

Chiederemmo dunque ai fratelli kikolatri: ma voi che nelle liturgie del Cammino strimpellate nacchere, charangos e tamburelli, quando e dove avreste mai avuto il "consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale"? Consenso chiaro e documentato, s'intende, non il solito trucchetto del "permesso verbale" o del "abbiamo capito che si poteva fare" o del "ma si fa ovunque". E poi: come si dimostra concretamente che nacchere, tamburelli, ecc., "convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli"? Come si dimostra che strumenti musicali nati e progettati per far caciara, per il divertimento e l'intrattenimento, porterebbero invece "edificazione"?


Se non siete distratti avrete già capito perché il postconcilio è così problematico: anche limitandoci a quei soli due esempi notiamo che ci sono affermazioni conciliari che vengono infaticabilmente travisate dai fautori del Concilio (es.: il canto gregoriano), ci son poi affermazioni che vengono sempre più largamente ignorate (es.: tutte le parrocchie moderne in cui l'organo a canne non c'è mai stato, e tutte le altre in cui l'organo c'era ma non è stato più né usato, né manutenuto), e ci sono infine affermazioni che vengono maliziosamente sfruttate (come l'introduzione di strumenti su cui l'autorità ecclesiastica non ha considerato, né previsto, né approvato).

Dunque, al netto di tutte le pie intenzioni dei sommi pontefici e del resto della gerarchia cattolica, c'è un Concilio fatto di documenti e un "Concilio" fatto di interpretazioni di comodo. E quelli vi che proclamano di star "interpretando" e "applicando", stanno in realtà portando avanti una diversa agenda. Nei suoi documenti, ad esempio, il Concilio non richiede:

  • non richiede la "comunione sulle mani"
  • non richiede di "girare gli altari" verso il popolo
  • non richiede "chierichette", "accolitesse", neppure la proliferazione incontrollata di "ministri straordinari"
  • non richiede di far sparire il gregoriano, né il polifonico e l'organo a canne
  • non richiede la "comunione seduti", né le "Decime", né le "Lodi Domestiche", né le celebrazioni del sabato sera tardi con sbarramento d'ingresso...
  • eccetera, eccetera, eccetera.

Quando vi accusano di essere "preconciliari" o "contro il Concilio", vi stanno turlupinando. Quando i testi del Concilio parlano chiaro, si sentono liberi di tradirli. Quando i testi del Concilio hanno qualche ambiguità, la interpretano a modo loro. Quando vi dicono che qualcosa è "frutto del Concilio", vi stanno fregando, perché è frutto delle loro opinioni o di qualche moda recente. Quando vi etichettano "preconciliari", vi stanno accusando di non detestare qualcosa che loro detestano ma che i testi del Concilio non vi hanno mica detto di detestare.

Tali sedicenti "interpreti" del Concilio, fautori del Concilio, "applicatori" del Concilio, sono dunque in realtà dei "rivoluzionari": sfruttano il Concilio solo per imporre la loro rivoluzione, le loro fissazioni, le mode che a loro piacciono, l'agenda che ossessivamente seguono. Vogliono una rivoluzione nella Chiesa, cioè vogliono cambiare completamente la Chiesa e la fede, anche quando lo facessero a piccoli passi, adoperando la scusa "ilconcilio-ilconcilio" come maglio per colpire chi non è d'accordo con loro. «Gli ho servito il Concilio su un piatto d'argento»: no, la laica Carmen non ha servito il Concilio ma ha servito il demonio - quello vero, quello che le faceva fumare sigarette durante le liturgie e in faccia al Papa, quello che le faceva calpestare la dignità del sacerdozio e dei fratelli delle comunità, quello che le faceva proferire eresie, promuovere strafalcioni liturgici, reinventare un "passato mitico".

Tutti i "rivoluzionari", dai più sgangherati a quelli più sopraffini, sono facilitati dal fatto che i testi conciliari contengono qua e là sufficienti ambiguità da lasciare aperti molti spiragli. Ma è una questione che affronteremo in un prossimo thread.

43 commenti:

  1. In una recente pagina di Jungle Watch riepilogano la foga disperata dei kikolatri di affibbiare a Carmen il prestigioso titolo nobiliare (per i neocatecumenali la canonizzazione è solo questo) presumendo che la spinta venga da Kiko (certamente bramoso anche lui di vedersi assegnato il prestigioso titolo nobiliare al più presto dopo che sarà defunto: «pensi che mi canonizzeranno?», testuale domanda fatta al giornalista), "spinta" che noi invece presumiamo provenire - nulla togliendo all'immensa superbia e tracotanza di Kiko - assai più dal Cerchio Magico dei kikos del livello più alto, bramosi di campar di rendita dopo la dipartita di Kiko.

    In qualità di cattolici sappiamo anzitutto che i santi veri non pensavano di essere santi, ma di non aver fatto ancora abbastanza per il Signore. I santi veri non avevano la superbia di pensare a una propria "canonizzazione". I santi veri - perfino un gigante nella fede, come don Bosco - furono fino alla fine timorosi di aver lasciato sotterrato qualche talento, di aver lasciato incompiuta qualche opera di carità, di aver dato troppo poco al Signore.

    In qualità di cattolici sappiamo bene che la canonizzazione riguarda solo l'aver vissuto in modo eroico le virtù cristiane (cosa che in futuro potrebbe far riconsiderare seriamente alcune canonizzazioni postconciliari avvenute con troppa fretta e senza seguire correttamente tutte le procedure), mentre Kiko e Carmen hanno eroicamente vissuto solo la superbia, l'arroganza, l'eresia, gli strafalcioni liturgici, il mancato rispetto per il Santissimo Sacramento, la perseveranza nell'errore, ecc., e hanno purtroppo insegnato a un popolo di "fratelli delle comunità" a fare altrettanto (gravissima responsabilità davanti al Signore).

    A causa di quella "spinta" qualcuno (anche fra gli stessi amiconi del Cammino) si sta documentando anche sui motivi per fermare il processo di canonizzazione della Hernández (prima che diventi un boomerang a danno della setta), cliccando parecchio su Jungle Watch proprio nelle pagine in cui vengono accennate le porcherie neocatecumenali, anche pagine "vecchie" di 11 anni e più. Nel titolo della pagina sopra citata Jungle Watch suggerisce la necessità di un "avvocato del diavolo", figura realmente esistente nei processi di canonizzazione preconciliari, che era esplicitamente incaricato di prendere in considerazione tutto ciò che non sembrava dimostrare le virtù cristiana.

    Per esempio durante il processo di canonizzazione per Alfonso de' Liguori si scoprì che fiutava tabacco. Attenzione: "fiutava", non "fumava", tanto meno compulsivamente come la sora Carmen. E però il processo di canonizzazione si sarebbe arenato, se non fosse stato dimostrato che all'epoca era un metodo antidolorifico che gli era stato consigliato dal medico per i molti acciacchi.

    Non oso immaginare quante bustarelle neocatecumenali piene di soldi (e di minacce implicite) siano state distribuite per non far evidenziare i fatti più vergognosi, come ad esempio il fatto che sora Carmen fumava come un turco, e che osò - caso probabilmente unico nella storia della Chiesa - fumare in faccia al Papa, e che fumava anche durante le liturgie (proprio come se non fosse una Messa ma solo una messinscena), e chissà quanti adepti kikolatri avranno preso il vizio del fumo solo per imitare il fulgido esempio Carmen e Kiko (dopotutto i maschi si aggiustavano la barba alla foggia di Kiko, e cantavano alla maniera di Kiko perfino i colpi di tosse...).

    E vi assicuriamo che le sigarette erano solo la punta dell'iceberg.

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  2. Meno male che doveva essere santa/subito...Sono passati quasi 4 anni e fortunatamente, è ancora al primo "step".
    Ruben.
    ---

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    1. https://www.facebook.com/100074759591849/posts/marted%C3%AC-2-giugno-alle-ore-2000-si-terr%C3%A0-presso-il-seminario-redemptoris-mater-di/1029179626250681/

      A quanto pare ci sono aggiornamenti...

      Autore della lettera

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    2. Il testo di quell'avviso è volutamente autocelebrativo.

      Si è solo conclusa la "fase diocesana" a Madrid, quella più facile e veloce, dopo tre anni e mezzo di «oliature», per cui la fase successiva spetta ai dicasteri romani.

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  3. Dopo 20 anni di cammino ho dovuto lasciare purtroppo per una crisi matrimoniale di cui non voglio approfondire.
    Conosco bene il cammino.
    Conosco bene i pro e i contro e si,non è perfetto.
    Ma dopo una vita che leggo commenti su questo sito vorrei dire solo una cosa a tutte le persone che hanno dubbi su questo percorso: se il cammino neocatecumenale è un dono dello spirito Santo andrà avanti...se è frutto del demonio morirà.
    Dopo tanti anni è vivo e vegeto. Non aggiungo altro. Non si può smentire lo spirito Santo.
    Mettetevi il cuore in pace e fate il tifo per l'unica cosa buona che tiene uniti i ragazzi nelle parrocchie.
    Matco

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    1. Lo slogan «se è un dono dello Spirito andrà avanti...» parte dal presupposto sbagliato che tutte le ingiustizie compiute dal Cammino e dai suoi esponenti, sarebbero ancora da valutare. Argumentum ad ignorantiam.

      È fin troppo lampante (documentato e testimoniato) che il Cammino ha sempre diffuso errori, ipocrisie, ambiguità, eresie, strafalcioni liturgici, sacrilegi, tutte cose che non provengono dallo Spirito ma dal demonio. Del resto i due autoproclamati "iniziatori" hanno inventato il Cammino solo per esserne i capi temuti, elogiati, ubbiditi, riveriti, e soprattutto pagati.

      Il Cammino è una setta e gli unici a trovarcisi bene sono solo quelli che hanno da "guadagnarne" (in termini di superbia, di soldi, di potere, di peccati sessuali...). Nella mentalità del Cammino, è lecito e addirittura doveroso ingannare e mentire pur di salvaguardare il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capicosca (cfr. ad esempio le false testimonianze di gente che è passata su questo blog a dire: "da me mai successo", "non è come dite voi", "il Cammino salva i matrimoni", "il Cammino ubbidisce al Papa", e altre clamorose panzane dello stesso genere).

      p.s.: non è vero neppure che il Cammino sarebbe "vivo e vegeto". È invece in costante, inesorabile declino da oltre vent'anni: sempre più fuoriusciti, sempre meno nuovi adepti, e i figli dei "camminanti" forzati a entrare già da adolescenti non vedono l'ora di scapparsene dalle grinfie della setta. I topi si sono già da tempo ben attrezzati per abbandonare la nave (quando Kiko morirà, il declino subirà un'accelerazione spettacolare, e crollerà tutta l'impalcatura idolatrica che dal 1964 in poi sembrava aver funzionato).

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  4. Ho cercato sul sito della Santa Sede, ma non ho trovato il messaggio di saluto del Papa ai NC, radunati a Madrid per il loro anniversario, di cui parla un articolo su Vatican News. Significa che per il Papa non è importante?

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    1. No. Forse,
      il messaggio non c'è mai stato; ormai sappiamo tutti, in quali mani sta, Vatican News.

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  5. L' altro giorno in una libreria ho sfogliato un libro che mette in discussione la velocissima canonizzazione di Carlo Acutis.
    Non ho comprato il libro, ma da quelle poche pagine che ho guardato ho capito che la sua figura è stata edulcorata.
    QUI a Milano, dove Carlo Acutis studiava, gira la voce che i genitori del nuovo santo siano di fatto separati.
    Non sono in grado di dire se questa voce è vera oppure se sia una sciocchezza.
    Però mi chiedo: perché durante la cerimonia di canonizzazione le telecamere inquadravano solo la madre?

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    1. La canonizzazione dipende solo da ciò che ha vissuto il soggetto ("virtù cristiane vissute in modo eroico", sottolineiamo eroico, straordinario), non da cosa succede ai suoi familiari (esiste un mucchio di santi che ha subìto ogni ostacolo da familiari, confratelli, vescovi... persino all'Aquinate i familiari mandarono una prostituta a "convincerlo", ma lui la respinse con un tizzone del caminetto).

      Quindi ciò che ci preoccuperebbe di una canonizzazione è l'ipotesi che l'indagine sull'aver vissuto "in modo eroico" le virtù, possa essere stata compiuta troppo in fretta e senza verificare accuratamente le fonti e le testimonianze. Dunque ci preoccupa anche il fatto che oggi troppi soggetti abbiano una qualche convenienza "politica" (di politica ecclesiale, sociale, economica...) ad affrettare i procedimenti (tradizionalmente le canonizzazioni duravano tantissimo, proprio per fugare ogni possibile dubbio).

      Non saprei dire su Carlo Acutis (di cui però ricordo che già si parlava di "fretta" prima della canonizzazione), ma su altri "santi" postconciliari pare che la fretta sia stata pessima consigliera, e non escluderei che un giorno non troppo lontano tali canonizzazioni subiscano un processo di revisione piuttosto serio... Il problema sarà spiegare alla gente come diavolo è potuto succedere che un santo non sia più da considerare santo. Anzitutto bisognerà spiegare che "santo" non è un titolo nobiliare da assegnare ai VIP (come vorrebbero nel Cammino). E badate che queste cose non erano mai successa prima della nostra epoca "postconciliare".

      Noialtri cattolici ci limitiamo a chiedere l'intercessione di santi "garantiti", senza intervenire nel discorso quando sentiamo nominare quelli di cui abbiamo perplessità o dubbi, in attesa che l'autorità della Chiesa faccia il suo dovere di chiarire.

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  6. Bisogna essere particolarmente tonti (o ipocriti) per pensare che Nostro Signore gradirebbe più la sceneggiata con la grattugiata di chitarrelle, il girotondino imbecille, la "comunione seduti", il Puntuale Pagamento delle Decime, che non la confessione fatta con sincero pentimento e la Comunione fatta sapendo e desiderando "chi" si va a ricevere, con la dovuta disposizione del cuore, e senza trattare la particola consacrata come se fosse una specie di merendina un po' sacra.

    Un errore fondamentale del Cammino è l'aver ridotto la liturgia a una pagliacciata. Aver ridotto il dovuto culto a Dio ad uno spettacolino autogestito. Aver ridotto la sobrietà e sublimità della celebrazione ad una carnevalata chiassosa e fintamente festaiola, una passerella-sfilata di moda (e ancor più alle cosiddette "convivenze"), una sagra parolaia delle omelie laicali. Nelle celebrazioni neocatecumenali non viene onorato l'unico vero Dio (anche se nominato spesso), ma viene onorato l'unico vero Kiko (imitandone anche le cose più insensate: «ham-ham, scusate, me s'è seccata la gola»). Basterebbe già solo considerare la liturgia per capire che il Cammino non porta a Dio.

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    1. Nella catechesi di stasera don Pompei riporta che Pio XI, nel 1923, convocò una trentina di cardinali per chiedere cosa ne pensassero dell'eventualità di convocare un nuovo Concilio (vista la conclusione improvvisa e rocambolesca del Concilio Vaticano I, interrotto a causa dell'invasione che subì lo Stato della Chiesa).

      La risposta dei cardinali fu negativa perché già all'epoca, un secolo fa, c'erano troppi vescovi modernisti, troppa voglia di fare una rivoluzione, troppo rischio che l'assise venisse "manovrata" da forze esterne alla Chiesa. Pio IX dunque non convocò alcun concilio, né lo convocò Pio XII. Purtroppo fu Giovanni XXIII ad intestardirsi, presentando l'idea già nel 1959, poco dopo la propria elezione.

      Già nella fine dell'Ottocento un prete scomunicato, tale Roca, che predicava la rivoluzione nella Chiesa, profetizzava una trasformazione della liturgia che sarebbe avvenuta in seguito ad un futuro concilio ecumenico, «una cosa che lascerà il mondo stupefatto», e che «il papato cadrà, morrà sotto il sacro coltello che i Padri dell’ultimo concilio forgeranno». Insomma, la voglia di fare la "rivoluzione" conciliare c'era già da più di un secolo, è cresciuta per più di un secolo.

      In cima a questa pagina avevamo fatto notare con due esempi ineludibili (l'organo a canne e ancor più il canto gregoriano) che i "rivoluzionari" portano avanti la rivoluzione, anche quando fosse in esplicito contrasto coi documenti del Concilio. Quei documenti sono purtroppo una comoda pezza d'appoggio per i rivoluzionari perché contengono numerosi appigli (come ad esempio nel paragrafo 120 sopra citato, quell'indicare genericamente «altri strumenti»: e così son comparse le chitarrelle e, nel Cammino, anche tamburelli e nacchere...).

      Anche stavolta don Pompei ha menzionato diverse questioni relative al Cammino (qualcuno degli ascoltatori non sembrava molto ben informato). Quando afferma che il Cammino è un perfetto frutto del Concilio, è da intendersi frutto di quella voglia matta di fare la "rivoluzione" nella Chiesa (ed infatti già dai baraccati Kiko e Carmen facevano fare la "comunione seduti", quando ancora non c'erano né la nuova liturgia, né l'indulto delle conferenze episcopali). Dunque non possiamo che consigliare ai nostri lettori le sue catechesi (pubblicate su youtube), specialmente quelle relative alla crisi nella Chiesa [playlist], e quelle relative alla Messa in rito romano antico [playlist]; solitamente durano un'ora, non è strettamente necessario seguire la successiva mezz'ora di spazio domande). Ricordiamo che su youtube è possibile selezionare velocità maggiori di ascolto (per esempio 1,5× significa il 50% di velocità in più, ed è ancora abbastanza comprensibile). Non tutti avranno tempo di seguire parecchie decine di catechesi ma val la pena farne almeno un assaggio - seguire la prima della playlist per capire dove va a parare. Per me sono state utilissime perché pur conoscendo già gran parte di quelle cose, il poterle seguire in modo sistematico e ordinato mi ha fatto scoprire delle connessioni che avevo sottovalutato, e che altri soggetti (pur meritevoli) non avevano riepilogato altrettanto ordinatamente.

      Per chi non lo conoscesse, è sufficiente seguire la sua testimonianza di vita del 3 settembre 2025 (a cui spesso allude nelle sue catechesi).

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    2. Perché non dite che don Pompei è scomunicato e non può tenere catechesi su Youtube? E così facciamo noi..........

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    3. Rispondiamo al raglio d'asino neocatecumenale delle 19:06.

      Don Pompei non è scomunicato ma solo sospeso.
      Quella sospensione riguarda una disubbidienza; non riguarda la fede, non riguarda la morale.
      Nella sopracitata testimonianza di vita, spiega anche i motivi per cui ha disubbidito a un precetto inflittogli dal vescovo.
      E spiega anche perché, pur provenendo da famiglia neocatecumenale, pur essendo entrato in un seminario Redemkikos Mater, abbandonò il Cammino per servire tutta la Chiesa.

      A voler essere precisi, le scomuniche postconciliari non valgono più niente.
      Infatti il 21 gennaio 2009 Benedetto XVI revocò le scomuniche ai lefebvriani perché secondo lui era passato troppo tempo.
      Badate bene: le revocò non perché i diretti interessati si fossero pentiti ma solo perché erano passati vent'anni e voleva invitare quei vescovi al "ritorno".
      Testuali parole di Benedetto XVI: «…la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritorno all’unità. A vent’anni dalle Ordinazioni, questo obiettivo purtroppo non è stato ancora raggiunto. La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno».

      Chiaro il punto? In vent'anni non c'è stato il "pentimento", e quindi revoca le scomuniche per «invitare» i lefebvriani a pentirsi.
      Come se le scomuniche postconciliari fossero solo una punizione di tipo "politico", una mazzata che si dà a chi ti risulta antipatico.
      Siamo rimasti solo noi cattolici di mentalità tradizionale a pensare che la scomunica sia una punizione sul piano spirituale, siamo solo noi a pensare che sia una dura "medicina" che il Papa possa e debba usare contro chi inquina la fede.
      Ed infatti l'abbiamo sempre augurata al tripode Kiko-Carmen-Cammino, proprio perché il Cammino inquina la fede, la liturgia, la morale dei "fratelli delle comunità" (oltre a devastarne la vita materiale e spirituale).
      Abbiamo sempre desiderato che l'autorità della Chiesa chiarisse una buona volta che il Cammino non è cattolico, non è ispirato dallo Spirito, non compie l'opera della Chiesa.
      E ci aspetteremmo che una volta scomunicato il Cammino, non succeda come ai vescovi lefebvriani (revoca delle scomuniche per "invitarli all'unità").
      Ma è solo perché siamo di mentalità tradizionale, solo perché pensiamo che la scomunica sia una "medicina" spirituale, non una mera manovra "politica".

      Nella loro grande asineria (troppo spesso accompagnata da enorme malizia) i kikolatri blaterano di scomuniche come gesto puramente politico, per colpire qualche "Giuda" o "Faraone" che abbia svelato le vergogne del Cammino.
      Loro che la scomunica la meritano per gravi motivi di fede, morale, liturgia, confondono la sospensione con le scomuniche, e bramano di veder "scomunicati" (cioè "colpiti politicamente") quelli che considerano loro nemici (i "Giuda" che rivelano le ingiustizie del Cammino che hanno vissuto, e i "Faraoni" che danno al Cammino qualche meritata punizione o critica).

      Più esattamente, noi cattolici abbiamo ancora chiaro il concetto di autorità (che è tale solo se è al servizio della fede e della Chiesa; ed infatti i sommi pontefici si firmavano servus servorum Dei, "servo dei servi di Dio"), mentre i kikolatri vivono solo nell'autoritarismo (cioè "ubbidire al capo altrimenti guai!", specialmente quando il capo comanda cose sbagliate o che non gli competono).
      Per noi cattolici l'autorità è come un padre (chiamiamo il Papa "santo padre"); per i kikolatri l'autorità è un comandante (per cui devono pure sforzarsi di risultargli simpatici altrimenti guai).
      E naturalmente i kikolatri riconoscono come autorità solo Kiko (quando il Papa ha comandato qualcosa, loro hanno ubbidito solo all'interpretazione data da Kiko).

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  7. A titolo di curiosità tecnica: "perché usare il formato blog".

    In latino dicevano: intelligenti pauca, "a chi è intelligente [basteranno] poche [cose]", senza tante spiegazioni. Ma spesso non è solo questione di intelligenza. Anche persone molto intelligenti, ma poco informate sul Cammino, potrebbero non capirne bene le questioni. Figuratevi, poi, se fossero male informate, cioè se il Cammino lo conoscessero solo da quella che la stessa Carmen Hernández chiamava sprezzantemente "propaganda kikiana" (chissà, magari voleva essere idolatrata almeno quanto Kiko).

    Il formato "blog" nacque a metà degli anni '90 (i primi anni della diffusione massiccia di internet) come "web log", "diario sul web", una pubblicazione non sistematica di pensieri e riflessioni, una sorta di archivio on-line di ciò che si aveva da raccontare, spiegare, ricordare, aperta magari anche a lettori sconosciuti, con la possibilità di lasciare commenti. A differenza dei forum, dove praticamente chiunque può lanciare un nuovo tema di discussione, sui blog una sorta di "redazione" avrebbe scelto i temi.

    Questo blog nacque vent'anni fa, a fine maggio 2006, perché un giornalista sul suo blog censurava i commenti pacati e documentati sul Cammino, e approvava la "propaganda kikiana". Era stato proprio quel giornalista che aveva anticipato su Il Giornale i contenuti della fatidica lettera del 1° dicembre 2005 con le «decisioni del Santo Padre»... e pertanto il giornalista venne furiosamente redarguito dall'ineffabile Gennarini, sulle colonne dello stesso giornale, strigliata probabilmente avvenuta anche con altri mezzi al punto da intimidirlo abbastanza da farlo diventare clerically correct verso il Cammino e fargli infliggere censura contro qualunque informazione non proveniente dalla "propaganda kikiana". Pochi giorni dopo quella strigliata pubblica un altro giornalista, Magister, pubblicava il testo completo della lettera vanificando gli sforzi kikiani-gennariniani di nasconderla (al punto che Kiko dovette "ufficialmente" presentarla a Madrid... più un mese e mezzo dopo... e "spiegando" a modo suo il contenuto: i kikolatri ovviamente credettero più alle panzane di Kiko che al testo della lettera).

    Quando qualcuno ci chiede come mai siamo tuttora nel formato "blog" anziché altre piattaforme come "youtube", ci tocca ricordare che gli argomenti qui trattati richiedono una forma "scritta". Devono poter essere letti con calma. Devono contenere spiegazioni (anche lunghe) per chi non è informato. Devono poter contenere foto: "guarda qui e valuta tu stesso". E spesso indicano fonti (quale documento, quale paragrafo, quale giorno, quale video...).

    Questi stessi motivi fanno sì che un lettore occasionale - che clicca per la prima volta su una vecchia pagina - possa farsi un'idea senza dover investire un sacco di tempo a seguirne tutti gli argomenti. Infatti non sta consultando un'enciclopedia, non si sta iscrivendo a un canale youtube, non sta entrando in uno spazio di discussione dove son più quelli che parlano che quelli che ascoltano (e ancor meno quelli che capiscono).

    Insomma, il formato "blog" ci serve solo perché risponde all'esigenza di informare senza richiedere ai destinatari un faticoso impegno. Informarli sul fatto che il Cammino si spaccia per cattolico ma non lo è, perché inquina la dottrina e la liturgia. Sul fatto che il Cammino non sostiene né la fede, né la vita, ma le devasta, poiché i due autoproclamati "iniziatori" lo fondarono solo per esserne i capi riveriti, ubbiditi, temuti, elogiati, e soprattutto pagati (e quindi i loro scagnozzi si sentono autorizzati a spadroneggiare e a fare il bello e il cattivo tempo). Sul fatto che la fede cattolica non abbisogna di pesanti fardelli come Decime e Lodi Domestiche, non si sostiene con pagliacciate liturgiche e cerimoniali di "preparazione", non ha necessità di tediose, costose, pesanti "convivenze" (dove il catechistone di turno si fa la vacanza gratis con la famiglia e gli danno pure il tavolo più lussuosamente imbandito).

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  8. Altro che tavolo imbandito! I nostri “catechistoni” alloggiavano in due suites separate pur essendo una coppia sposata, serviti e riveriti da volonterosi fratelli addestrati a procurare qualsiasi cosa potesse saltare in mente ai due viziati “itineranti”. Tutto questo in nome della GRATITUDINE per loro che poverini avevano mollato la loro vita di prima
    In favore nostro… a pensarci ora se avessero continuato la loro vita senza venire a rovinare la nostra sarebbe stato meglio. Scusate lo sfogo ma anche se sono passati due anni da quando sono uscita dalla setta, mi fa ancora molto male pensare a quante vessazioni e costrizioni io sia stata sottoposta per quasi 40 anni della mia vita, ancora non mi do pace.

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  9. Apprendiamo da Jungle Watch che il Cammino Neocatecumenale sta creando problemi e divisioni nella diocesi di Las Cruces, nel New Mexico (USA). I cattolici locali lamentano anzitutto il fatto che le liturgie neocat sono diverse da quelle della Chiesa Cattolica, anche per quanto riguarda l'altare (sostituito da un tavolinetto), e lamentano il fallimento di tutti i pacifici tentativi di integrare il Cammino nelle attività parrocchiali e diocesane.

    La diocesi ha la sfortuna di avere un vescovo neocatecumenale originario di Malta, tale Baldacchino, e formatosi in un Redemkikos Mater, che appena si è insediato ha aperto (ma guarda che combinazione!) un seminario Redemkikos Mater. Il Baldacchino fu ordinato al sacerdozio dal famigerato McCarrick (l'ex cardinale che venne addirittura spretato per abusi sessuali; grande amicone del Cammino, era ospitato proprio nel seminario R.M.).

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  10. Breve parentesi: il canto popolare non è la stessa cosa del canto liturgico.

    Vale specialmente per le canzonette di Kiko che, sebbene siano farcite di versetti biblici (spesso con gravi imprecisioni dovute allo gnosticismo kikista-carmenista), non sono considerabili canti liturgici (nella distorta visione neocatecumenalizia, lo schitarrare kikiano un flamenco o una rumba costituirebbe nientemenoche un "canto biblico").

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    1. Anche noi, nel nostro piccolo, avevamo sempre detto che l'arrogarsi il diritto di modificare arbitrariamente la liturgia è un atto di superbia. Enorme è stata la superbia degli autoproclamati "iniziatori" del Cammino, visto quanto e come hanno inquinato la liturgia. (E il buon don Pompei abbandonò il Cammino proprio perché si accorse dell'abissale differenza tra ciò che raccomandava la Chiesa e ciò che invece si faceva e celebrava nel Cammino...).

      La liturgia ci viene "consegnata" da Dio, affidandola all'autorità della Chiesa proprio con quel "fate questo in memoria di Me". Non è una fabbricazione di "esperti", non è una roba costruita per sembrare "poetica". Nel corso di due millenni l'evoluzione della liturgia è avvenuta a piccoli passi e sempre con grandissimo timore di Dio, visto che nessuno aveva mai osato prendersi la responsabilità di alterare senza comprovati e validissimi motivi ciò che aveva dato tanto frutto attraverso i santi, e che riguardando l'onore dovuto a Dio non poteva essere oggetto di decisioni che non riguardassero davvero un onorare ancor più Dio. La liturgia non è un "cerimoniale" modificabile a piacere, tanto meno uno "spettacolino autogestito" da far "riuscire". La liturgia è culto a Dio: è stato Nostro Signore a comandare «fate questo in memoria di Me», non ha mica detto "fate come vi pare in memoria di Me".

      È solo in epoche recenti che è avvenuto quello che l'allora cardinal Ratzinger chiamò «crollo della liturgia». I fermenti rivoluzionari avevano portato nel 1965 alla pubblicazione di un nuovo Messale (non l'intero "rito latino" perché era solo il Messale, non c'erano il breviario, i benedizionali e gli altri libri liturgici), e nel 1969 alla promulgazione del nuovo rito latino ("Novus Ordo"), contenente un mucchio di novità (modifiche, aggiunte, tagli, ambiguità) in tutti i libri liturgici (anzitutto il Messale).

      E purtroppo Paolo VI si prese davanti a Dio la gravissima responsabilità di approvarlo.

      Dato che nel medio e lungo termine il partecipare alla liturgia forgia anche la fede (dopotutto lex orandi, lex credendi: c'è un nesso fortissimo tra ciò che si celebra e ciò che si vive), ci siamo sforzati per anni di suggerirvi di andare a Messa da sacerdoti che seguissero correttamente il Messale (cioè alla maniera garantita dall'autorità della Chiesa stessa), celebrandola con vero spirito di propiziazione, di lode, di impetrazione, di ringraziamento. Ce ne sono, sì che ce ne sono, ma sono pochissimi, e solitamente sono piuttosto osteggiati (se non perseguitati) dai confratelli e dai superiori, perché nella sgangherata mentalità moderna la celebrazione deve "riuscire", deve sembrare "partecipata", deve sembrare "festosa", a costo di ridurla a una sorta di spettacolino chiassoso e allegro.

      Ricordiamo, però, che la Messa è culto a Dio: cioè è buona in sé, anche se oltre al sacerdote non ci fosse nessuno presente, perché è solo attraverso il sacerdote che può avvenire il miracolo della transustanziazione (la sostanza pane e la sostanza vino che diventano sostanza del Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo; in latino substantia significa la realtà ultima sottostante, anche se non percepibile dai sensi).

      Nella foga rivoluzionaria di "avvicinare la liturgia alla gente" sono stati commessi grossolani errori: la Comunione da ricevere "processionalmente", cioè in piedi, come se l'inginocchiarsi non fosse il gesto più simbolicamente rappresentativo del nostro rapporto col Signore; l'uso della lingua parlata, col risultato che ogni pochi decenni bisogna adeguare le traduzioni (poiché le parole cambiano di densità e di significato); il celebrante che "dà le spalle" a Dio (le spalle al tabernacolo... anzi, spostano tutti il fastidioso tabernacolo)...

      La nuova liturgia è stata utile solo ai rivoluzionari.

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  11. È molto triste il fatto che in tante chiese il Santissimo Sacramento venga spostato dal tabernacolo dell' altare centrale al tabernacolo di un altare laterale.
    In questo modo un fedele che entra in chiesa non sa mai in quale direzione inginocchiarsi.....

    Giovanni

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  12. A titolo di curiosità: questa settimana uno dei preti minutelliani ha criticato il guru per varie questioni di trasparenza economica e, alla fine, quasi come se non fosse la più importante di tutte, ha ricordato anche che il Grande Pelato sta andando avanti solo a "locuzioni". Cioè che è un guru autocertificato. Basterebbe anche solo quest'ultima considerazione ad abbandonarlo.

    Ovviamente i fedelissimi hanno fatto quadrato attorno al guru accusando il "criticone" di essere schiavo del demonio, mentre fuori - specialmente i fuoriusciti - si sono spanciati dalle risate, anche perché non succede tutti i giorni che qualcuno ricordi che "il re è nudo". E nel frattempo qualcuno nota che il seguito del Leone di Carini si è ridotto in pochissimi anni da 5000 a 1700 persone.

    Ora, tutto ciò mi ricorda la setta neocatecumenale: i due autoproclamati "iniziatori" si sono sempre e solo autocertificati (nessuno, tranne i loro adepti, ha mai osato dire che le loro liturgie o le loro cosiddette "catechesi" sarebbero ispirate o almeno accettabili), e i cosiddetti "riconoscimenti" li hanno avuti solo da clero e vescovi che avevano ricevuto una ricca «oliatura». Per esempio lo Statuto fu presentato da Ryłko, super amicone del Cammino: nel 2002 mise Giovanni Paolo II davanti al fatto compiuto, e nel 2008 mise Benedetto XVI davanti al fatto compiuto.

    E mi ricorda anche che il Cammino vantava vent'anni fa 500mila adepti, no, un milione!... e da allora in poi non ha fatto altro che decrescere, continuando però a raccontare la frottola dei 500mila, avviando sempre meno comunità, accorpandone, sopprimendone, obbligando i propri figli ad entrare (ma i più, appena possono, appena autonomi, mollano il Cammino)...

    E naturalmente mi ricorda pure la tutt'altro che trasparenza economica del Cammino - il fiume carsico di soldi, la non tracciabilità, la non rendicontazione, i milioni che letteralmente compaiono dal nulla ("è stato un donatore anonimo!", e voi ci credete, nevvero?, che all'improvviso i vertici del Cammino decidono di acquisire una proprietà sul Monte degli Ulivi e all'improvviso compare una donazione multimilionaria per realizzare il loro sogno...).

    E mi ricorda soprattutto che Kiko e Carmen si sono autocertificati rispettivamente a suon di "apparizioni intellettuali" (poffarbacco! qualcuno del cerchio magico kikiano risolveva i cruciverba più difficili!) e di "locuzioni". E già nel 1964 Kiko se ne vantava con Carmen nel bar di piazza Cibeles (non sia mai che lo confidassero solo al confessore e direttore spirituale, sempre che ne abbiano mai avuto uno).

    E mi ricorda nondimeno l'atteggiamento da setta, di "far quadrato" attorno ai due autoinventati "iniziatori": quanti pasqualoni accorrevano su questo blog a ragliare "voi fate l'opera del demonio! voi non potete capire perché non avete fatto il Cammino!"...

    Mi permisi di criticare il sullodato guru in tempi non sospetti (per esempio sul fatto che si vantò dei suoi titoli di studio in teologia come se non fossero espressione dello scempio postconciliare che lui stesso ha sempre osteggiato) e qualcuno che all'epoca bazzicava questo blog la prese a male. Scoprii poi che millantava sorgenti miracolose, "locuzioni" e altro.

    Ora, il fatto che dica un sacco di cose dottrinalmente esatte, non cambia il fatto che si è arrogato un munus non suo. Così come i nuovi falsi profeti Kiko e Carmen hanno preteso di fondare "comunità" sulla base di madornali errori dottrinali e liturgici, così lui si è autopromosso a suon di locuzioni autocertificate.

    La differenza tra un santo e un fondatore di setta sta nel fatto che il santo vuole anzitutto santificare sé stesso, e magari consentire anche ad altre anime di santificarsi. Il santo è dispostissimo a sparire e ad azzerare la sua opera qualora ciò sia utile a rendere gloria al Signore - come già ad esempio Giovanni il Battista che disse «Egli deve crescere e io invece diminuire» (cfr. Gv 3,30). Gli autoproclamati "iniziatori", invece, cercano solo di arricchirsi e di avere adepti a servirli (e pagarli).

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    1. Fa piacere sapere che il Cammino sta diminuendo numericamente.
      Per decenni sono andati avanti ad alta voce elencando quanti figli, quante conversioni e quanti seminari.
      POI si scopre che tantissima gente è entrata (credendo di risolvere i propri problemi) ma che poi è uscita, che le comunità oggi in pratica vanno avanti grazie a figli e nipoti, che spesso questi ragazzi (cresciuti a Kiko e Cammino) appena possibile escono sia dal Cammino che dalla chiesa cattolica, che i seminari sono tanti perché in realtà sono abitati da pochissimi seminaristi.....
      E si potrebbe continuare!
      Ci hanno raccontato un mucchio di menzogne.
      La gente si avvicina perché le catechesi iniziali promettono di risolvere problemi magari veramente gravi.
      Gli anni passano ma non si risolve nulla!

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    2. Piccolo promemoria sullo gnostikiko.

      Così come la terminologia medica sembra talvolta esagerata e complicata rispetto ai nomi dei malanni espressi nel dialetto locale, allo stesso modo la terminologia teologica sembra talvolta complicata e esagerata rispetto alle vaccate proferite (e celebrate) da certi emeriti ignorantoni, benché tristemente esatta.

      L'ampio spettro delle eresie "gnostiche" ha in comune almeno l'idea che la salvezza consisterebbe nel conoscere (nel senso di apprendere, venire a conoscenza) determinate cose, solitamente "segrete" (la segretezza è necessaria anzitutto a farle sembrare specialissime), che qualche "illuminato" maestro (nel senso di professore esperto, solitamente autocertificato perché nessuna persona seria e preparata gli darebbe credito) si degnerà di distribuirne a poco a poco ai suoi adepti.

      Su questo blog trattiamo del Cammino Neocatecumenale, non intendiamo riempire lo spazio commenti con una specie di enciclopedia sullo gnosticismo. Invitiamo però i lettori a notare come calzi bene quella fondamentale idea "gnostica" con lo stile del Cammino:
      - gli "arcani", che i capicosca ti sveleranno a poco a poco "quando sarai pronto"...
      - il divieto di fare domande su "quel che verrà dopo": guai a volersi informare, obbrobrio, orrore!
      - i due autoproclamati "iniziatori" autocertificati tali, perché i laici nella Chiesa non hanno il compito di insegnare e tanto meno di inventarsi "variazioni liturgiche"
      - la patetica cantilena del riscoprire "i primi cristiani", a suon di Decime, tamburelli, convivenze e chitarrelle (roba da "primi cristiani", nevvero?)
      - il dover seguire alla lettera gli autoeletti "iniziatori" (persino nello schiarirsi la gola, persino quando proferiscono conclamate eresie)...

      Mentre la fede cattolica è da vivere (la volontà di compiere il bene, la conversione del cuore, le opere di carità, la virtù della speranza, la conoscenza della dottrina secondo quanto consentono le proprie capacità intellettive...), il neocatecumenalismo è un elenco di pratiche (spesso ridicole e imbarazzanti, come il rituale del "girotondo col passetto", o dannose come le "confessioni pubbliche" dette anche "giri di esperienze") e di contenuti segreti a cui si accede solo col certificato kikiano-carmeniano di buona condotta (come il famigerato obbligo della Decima, che te lo svelano solo al Secondo Passaggio e solo al momento in cui diventa obbligatoria perché "là fuori c'è il diavolo, che fai?" - sottinteso: paghi la Decima o sei "in braccio al demonio"?)...

      Contro l'inquinamento di tipo gnostico ha già parlato il Vangelo, ridicolizzando farisei e dottori della legge, esperti di Scritture e di profezie, e che però non seppero riconoscere il Messia - anzi, gli davano contro, cercavano di coglierlo in fallo.

      Ricordiamo infine che la Chiesa non ha bisogno del Cammino Neocatecumenale, che peraltro non è nemmeno utile (visto che insegna eresie e celebra strafalcioni, per non parlare di tutto quel calpestare la vita spirituale e materiale dei fratelli delle comunità). Infatti sono stati due laici spagnoli a inventarlo e a tentare ossessivamente di spacciarlo per "novità", per utile, per "riscoperta", per "necessario" (cfr. ad esempio la rivendicazione sindacale di Kiko davanti al Papa)... e l'hanno imbottito di "arcani" e "segreti" inventati da loro stessi (mentre la Chiesa non ha nulla di segreto: documenti liturgici, magistero, Scritture, sentenze dei tribunali ecclesiastici, ecc., è tutto disponibile in libreria e sul web). Il Cammino è ispirato dal demonio.

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  13. Qualche tempo fa Kiko vantò la presenza di cosiddetti "catechisti" neocatecumenali omosessuali, coi quali non ci sarebbe mai stato alcun problema. Non saprei dire se la sparata kikiana fosse dovuta a pressioni esterne (qualche kikolatra estromesso dal club dei catechistoni perché voleva alzare un putiferio?), oppure al solito full damage control per insabbiare qualche scandalo a tema.

    Intanto chiederei agli adepti di Don Kikolone se ubbidiscono al Fiducia Supplicans e alle "novità" conciliari. E soprattutto, alla luce di Magnifica Humanitas, se si stanno facendo correggere dall'AI le cosiddette "catechesi" inflitte loro da Kiko e dai suoi scagnozzi...

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    1. Piccolo off-topic riguardo ad un'osservazione di Tim riguardo alla scena politica a Guam: "dopo ogni tornata elettorale, è incredibile come la questione dell'aborto renda qualsiasi politico improvvisamente stupido".

      È interessante come certi temi non solo politici ma anche religiosi (o anche solo ecclesiologici o teologici), rendano "improvvisamente stupidi" - cioè sprovvisti di logica, di buonsenso, di memoria storica anche recentissima - tutti i soggetti che in qualche modo avrebbero a che farvi. Non solo negli idolatri neocatecumenali. È come se l'uomo moderno, in linea generale, fosse stato perfettamente addestrato a provare fastidio davanti alla semplice verità dei fatti, è come se la verità gli dovesse per forza risultare insultante e offensiva, ancor prima di fare delle semplici valutazioni del tipo: "ma potrebbe essere vero? ma potrebbe essere possibile? ma potrebbe essere ragionevole?".

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  14. Leggo su Jungle Watch del caso di un prete cappuccino che è in galera da più di trent'anni per molestie su minori. A suo tempo si era dichiarato colpevole (sebbene le accuse sembrassero false: supporrei che sperava in uno sconto di pena). In precedenza era già stato condannato per molestie su minori, e già da quando era in seminario veniva classificato con "problemi psicologici" (il che dovrebbe farci chiedere come mai i tradizionalisti sani di mente e di fede e di spiritualità e di vocazione e di vita morale vengono letteralmente scacciati dai seminari, mentre i soggetti indicati con "problemi psicologici o della sfera morale-sessuale" arrivino invece al sacerdozio e - nel caso del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron - addirittura all'episcopato, ma è un argomento su cui ritorneremo).

    Ebbene questo cappuccino carcerato aveva parlato a favore di Apuron (originariamente cappuccino anche lui). La fonte delle sue informazioni era "Diana", nome collettivo dei redattori di un blog kikolatrico di Guam, e dunque con informazioni errate (e piegate alla propaganda kikiana). In particolare, aveva citato un post del 2017 (propaganda kikiana decisamente vecchia). Tim, nell'articolo sopra indicato, ricorda di aver sempre ringraziato tale "Diana" in quanto l'animosità del blog neocat all'epoca lo aveva indotto a indagare di più su fonti, affermazioni e personaggi, cosa che lo portò poi a scoperchiare il calderone degli abusi del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron.

    Solitamente chi ha qualcosa da nascondere mantiene un basso profilo, cerca di evitare di "svegliare il can che dorme", è disposto persino ad andare incontro a qualche richiesta dei suoi accusatori (in gergo la chiamerebbero damage control, "limitare i danni", meglio ammettere 100 oggi che pagare 3000 domani). Nella mentalità neocatecumenale, invece, l'accecamento dovuto all'idolatria porta a compiere l'esatto opposto: difendere a spada tratta i propri pedofili, inventando improbabili "persecuzioni", calunniando gli "accusatori", minacciando "azioni legali", al punto che molto spesso ottengono il risultato opposto. Come a Guam. (Allo stesso modo, nel 2020 non passò inosservato il fatto che il "focolaio di infezioni covid" ad una convivenza kikolatrica nel sud della Campania dovuto all'abbeverarsi tutti allo stesso coppone kikiano, non poteva essere certo spento da una mega-minaccia di mega-querele da parte di due pezzettoni grossi del Cammino... il modo così brutale di tentare di nascondere una cosa, la portò invece all'attenzione di chissà quanti preti e vescovi italiani. Nel Cammino si porge l'altra guancia solo ai cosiddetti "catechisti", e solo per riceverne ulteriori gratuiti ceffoni).

    Il caso Apuron, che al Bergoglio avrebbe fatto molto comodo insabbiare, esplose a livello internazionale, facendo notare a molti che il Cammino non è un normale movimento ecclesiale ma una setta così idolatrica da difendere i propri VIP pedofili. Un danno incalcolabile, e proprio mentre il Cammino decresceva da ormai due decenni. Bergoglio, un mese dopo aver dato sentenza definitiva contro Apuron, promulgò il motu proprio Vos estis lux mundi in cui si precisavano le procedure per i casi di abusi sessuali che riguardassero vescovi. Eh, sì, perché prima del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron, non si era mai dato il caso di dover istruire un processo del genere contro un vescovo. (Capitavano storicamente casi di vescovi corrotti, eretici, politicizzati, anche lussuriosi o immorali vari, ma mai al livello di Apuron).

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    1. Ricordiamo ai gentili lettori di distinguere bene le questioni:

      1. quando un Very Important Person di un movimento ecclesiale commette ingiustizie, quelli del movimento sono tenuti a cercare la giustizia di Dio (dunque come minimo punendo severamente il VIP e allontanandolo da ogni incarico), oppure a preservare il prestigio del proprio movimento?

      2. perché mai per "provarsi coi beni" bisogna dare soldi e beni proprio ai responsabili del proprio movimento? cosa (o "chi") impedisce di "provarsi coi beni" donandone (ad esempio) a monasteri e conventi cattolici che non hanno niente a che fare col proprio movimento?

      3. la liturgia conciliare porta la firma di Paolo VI; la liturkikia porta solo la volontà di Kiko e Carmen; come mai questi ultimi si sono arrogati il diritto di disprezzare la liturgia del Concilio approvata da un papa conciliare, straziandola e modificandola a piacere?

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  15. Direttamente dal neocatecumenalizzato Vatican News, l'ennesima stangata al Cammino: i laici non possono mai fare l'omelia.

    Inoltre “la disciplina vigente non può essere derogata mediante un indulto, poiché l’omelia riservata al sacerdote o al diacono non è frutto di una mera norma disciplinare, ma deriva dalla natura stessa della liturgia”.

    https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-06/dicastero-culto-divino-sacramenti-omelia-laico-vescovi-germania.html

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    1. Piccolo off-topic: i lefebvriani hanno inviato al Papa e a tutti i cardinali una lunga e dettagliata professione di fede che invitiamo a leggere e a valutare personalmente.

      Ciò mi ricorda quando a suo tempo padre Enrico Zoffoli invitò Kiko e Carmen (fondatori del Cammino Neocatecumenale) a pubblicare una loro dettagliata professione di fede che, se cattolica, avrebbe indotto immediatamente padre Zoffoli a cessare ogni pubblicazione riguardo al Cammino. Con una pubblica professione di fede (e gli atti e parole che seguiranno) metti infatti tutti - amici e nemici - di fronte all'evidenza: "o cattolico, o non cattolico", "o pienezza della fede, o alcuni punti inquinati", e soprattutto "o evidente sincerità, o evidenti tracce di finzione".

      Kiko e Carmen, essendo non cattolici, fecero finta di non capire, di non sapere, di non aver udito. I lupi travestiti da agnelli hanno bisogno infatti dell'ambiguità. I «nuovi falsi profeti» vogliono predicare senza consentire verifiche, vogliono trasmettere le loro dottrine balzane (e soprattutto eretiche) spacciandole per cattoliche.

      Quando pioverà la nuova scomunica sui lefebvriani (per le ordinazioni illecite del 1° luglio prossimo), ci sarà sperabilmente qualche cardinale a chiedersi "chi scomunica chi". In altre parole: come diavolo è possibile che chi professa una fede limpida venga scomunicato da chi esala ambiguità, inutilità, se non addirittura errori. Un cattolico non può non sentirsi a suo agio col testo della professione inviata dalla FSSPX. Si sentiranno a disagio (e con buone ragioni) coloro che ne condividono solo il novantanove per cento (se non addirittura meno...).

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    2. Ricordiamo sempre che davanti a Dio valgono "pensieri, parole, opere e omissioni", non le tessere di appartenenza.

      Inoltre Dio sa benissimo che il "provarsi coi beni", cioè pagare la tangente ("Decima") al Cammino, non è un'opera di carità, né esercizio di povertà o umilità, ma solo un subire gli effetti dell'appartenenza alla setta neocatecumenale.

      Non si è "più cattolici" (e tanto meno ci si salverebbe) sciorinando "quanti seminari, quante comunità, quante «alzate», quante convivenze, quanti applausi".

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  16. Papa Vigilio (537-555) afferma che «il Canone romano è stato tramandato secondo la tradizione apostolica». Tant'è vero che perfino il liturgista modernista Jungmann si sente costretto ad ammettere che il Canone dovette essere esistito già prima della fine del 300. (I modernisti hanno una foga incredibile a voler cancellare o reinterpretare il passato, per far sembrare corrette le loro elucubrazioni sul presente; essendo modernisti, credono che l'errore meriti gli stessi diritti della verità).

    Il "Canone" è stata l'unica formula di consacrazione del rito romano fino al 1969, quando furono introdotte (con la scusa del tornare ai primi cristiani delle origini cristiane) preghiere eucaristiche più brevi. Risultato: viene usata quasi sempre la preghiera eucaristica II, che è la più corta di tutte.

    I neocatecumenali hanno il vergognoso record di essersi fatti sgridare per iscritto da un Papa (1° dicembre 2005 e dunque Statuto del 2008), a causa del loro aver sempre utilizzato la più corta di tutte.

    Ci permettiamo qui di far notare un paio di cose che ai più sfuggono:

    1) il Canone Romano ha venti secoli di Tradizione alle spalle. Le nuove "preghiere eucaristiche" che intendono sostituirlo sono state costruite a tavolino sessant'anni fa, non hanno alle spalle un'interminabile lista di santi e di autorità della Chiesa. Pertanto, nella liturgia moderna, il Canone Romano meriterebbe come minimo il posto principale e la maggior frequenza di utilizzo. E invece...

    2) ...e invece la maggior frequenza nelle celebrazioni postconciliari ce l'ha la seconda preghiera eucaristica, quella più corta di tutte. È proprio come se tutti i fautori del Concilio avessero voluto ridurre la liturgia da culto a Dio a festival parolaio della logorrea: prediche, mini-prediche, monizioni, introduzioni, risonanze, avvisi... e dov'è che si agisce per risparmiare tempo? Sulla preghiera eucaristica. Riducono il tempo dedicato a Dio, per poter meglio aumentare il tempo dedicato alle parole umane. E hanno il barbaro coraggio di chiamarla "liturgia".

    Insomma, se qualcuno volesse onestamente "fare come i primi cristiani", dovrebbe utilizzare il Canone, «tramandato secondo la tradizione apostolica». Gli Apostoli erano "primi cristiani", o vi risulta diversamente?

    La foga di introdurre novità e attribuirle furbescamente ai "primi cristiani", sottintende un rifiuto della fede tradizionale e nasconde maldestramente l'invenzione di una "fede" nuova, "conciliare", moderna, "adeguata ai tempi odierni", pastorale, eccetera, diversa dalla fede cattolica.

    Notiamo infine che negli anni '60 si celebrava ovunque la liturgia "tridentina". Proprio negli anni in cui Kiko e Carmen inventavano celebrazioni sui tavolacci nei baraccati, ovviamente seduti a tavola con copponi e pagnottone.

    Nella primavera del '65 fu approvato un Messale "del Concilio" che consentiva la liturgia della parola in lingua parlata (anziché in latino), introduceva l'imbarazzante "preghiera dei fedeli", permetteva che il Pater Noster venisse recitato "tutti insieme" (in latino)... Non ebbe molto successo, perché già si sapeva ovunque che la cricca del Bugnini stava lavorando ad una versione 2.0 ancora più esagerata, che venne imposta nel 1969. E che ovviamente non piacque a Kiko e Carmen, che infatti comandarono di mantenere tutti gli abusi liturgici che avevano compiuto in precedenza - "comunione seduti" e tutto il resto.

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    1. Perché la preghiera dei fedeli è imbarazzante? A noi non.imbarazza neanche un.po...................

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    2. L'ho definita "imbarazzante" per due motivi. Anzitutto il fatto che la grandissima parte dei fedeli non è abituata a "tenere discorsi in pubblico", nemmeno brevissimi (come minimo per il fatto che ciò che ognuno si porta in cuore, solitamente non è descrivibile con rigore teologico e liturgico in poche parole, tanto meno improvvisando).

      I più preferirebbero fortemente di evitare di intervenire anche solo con un banale "preghiamo per la pace". E dunque - indovinereste mai? - nella stragrandissima maggioranza delle celebrazioni i testi sono già scritti (cfr. ad esempio i "foglietti della Messa" che trovate tipicamente nelle parrocchie).

      Persino nel breviario moderno, la sezione apposita viene chiamata "invocazioni": son praticamente delle "preghiere dei fedeli" preconfezionate.

      E in secondo luogo per il fatto che l'attività "preghiere dei fedeli" è stata introdotta a forza nella liturgia, come se i protagonisti della liturgia fossero quelli che più si agitano a parlare e a sproloquiare (cfr. ad esempio le liturgie neocatecumenali). Normalmente la preghiera dei fedeli, "spontanea" o prefabbricata, è solitamente un moralismo, una lamentela ipocritamente travestita da preghiera: "preghiamo affinché X possa fare/essere/guidare Y", sottinteso: "quell'incapace, pigrone, incompetente, distrattone d'un vescovo, sembra non avere fatto nulla per guidare il gregge di cui è responsabile, e pertanto eleviamo una stanca protesta davanti a Dio sperando che il vescovo si dia finalmente da fare"... "ascoltaci, Signore!".

      Avevo già raccontato del tragicomico episodio della nonnetta che alla preghiera dei fedeli - in una circostanza in cui doveva essere "spontanea ma obbligatoria", e bisognava pure andarla a proferire all'ambone - si limitò a dire (forse senza pensarci troppo: magari in quel momento le parve addirittura una cosa buona): "preghiamo per l'onestà dei commercianti". Mentre tornava al suo posto fu bersagliata da numerose occhiatacce: erano le vecchiette commercianti del minuscolo paesino, furentissime perché avevano dovuto dire "ascoltaci, Signore" ad una preghiera contro di loro. Facile essere tutte pie quando si prega "per la pace" (per una generica "pace" riguardante solo i titoli dei telegiornali), nevvero?

      La "preghiera dei fedeli" vorrebbe far sembrare "molto partecipata" la liturgia, e invece ottiene solo di distrarre - e possibilmente mettere in imbarazzo - chi la subisce e ancor più chi la esegue. Nostro Signore apprezza un "cuore contrito e umiliato", cioè non ha bisogno di messinscene intese a sembrare "molto sentite e partecipate", che facciano passare - come scrivevano Kiko e Carmen - "i fratelli dalla tristezza all'allegria", come le comiche di Stanlio e Ollio.

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    3. Imbarazzante la preghiera dei fedeli ed altrettanto l' ipocrita scambio della pace.
      Siamo esseri umani e non sapete quante volte, specialmente in occasioni di matrimoni e funerali, ho dovuto, nello scambio della pace, stringere la mano,
      a persone, che mi stavano cordialmente antipatiche.
      Ruben.
      ---

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  17. Ogni tanto qualcuno chiede retoricamente "cos'è che vi trattiene in una setta, cos'è che vi trattiene nel Cammino".

    Do qui una risposta breve, non estensiva, perché sono oltre vent'anni che il presente blog riceve testimonianze da ex neocatecumenali.

    Anzitutto ti trattiene il ricordo di tutte le volte che qualcuno, venendo scacciato (pardon, «deve cuocere nel suo stesso brodo», come dicono i cosiddetti "catechisti" del Cammino nel sospendere o espellere qualcuno), viene brutalmente ostracizzato - tolto persino il saluto - dagli stessi "fratelli di comunità" che lo avevano accolto, con cui aveva condiviso convivenze e liturgie, davanti a cui aveva eseguito le "confessioni pubbliche" ("giri di esperienze", eccetera)... e viene persino detestato e gaslightato dai parenti ancora kikolatri (e tutt'altro che desiderosi di condividere lo stesso infame trattamento).

    Poi ti trattiene il ricordo di tutte le volte che qualcuno è stato punito dai cosiddetti "catechisti" per tramite di mobbing, doxxing, vendettine trasversali di ogni genere. All'epoca magari eri stato pure costretto ad assistere a quel trattamento inflitto a qualche fratello di comunità, e ti toccò pure approvare (anche se ti dispiaceva che un soggetto pur antipatico o cattivo venisse calpestato in quel modo, e ti dispiaceva ancor più che i sedicenti "angeli discesi dal cielo" fossero tutt'altro che angeli e tutt'altro che desiderosi del cielo). È raro che la vita anche materiale (studio, lavoro, famiglia...) di un "fratello di comunità" non sia in tanti modi (piccoli e non piccoli) legata alle attività neocatecumenali di rango più elevato (che quindi hanno leve per vendicarsi o per punirti).

    Quindi potrebbe trattenerti anche il ricordo di quel "calore umano" che non avevi trovato altrove. Nei primi anni di questo blog c'era stato il caso di uno che era uscito dal Cammino, scoprendo di non aver più contatti né amici, incapace di legare in parrocchia, che infine ci disse che... era tornato nella sua comunità neocatecumenale perché solo lì aveva compagnia e amicizie. Se tale storia è vera, vien mestamente da dire: "povero fesso". Fesso perché torna esattamente nel luogo che gli aveva procurato troppe sofferenze e ingiustizie: per un po' di "calore umano", si espone a ingiustizie e sofferenze peggiori (e dovendo pure pagare la tangente della "Decima").

    Insomma, quando diciamo che il Cammino viene dal demonio, non stiamo usando una formuletta retorica. I pilastri fondamentali del Cammino sono l'idolatria per gli autoproclamati fondatori, le fandonie (e vere e proprie eresie) quanto alla dottrina, e le carnevalate liturgiche. A promuovere questo schifo possono riuscirci solo dei soggetti piuttosto malvagi (non bastano l'ipocrisia e l'avidità), e - per tempi non lunghi, perché prima o poi aprono gli occhi - dei soggetti ingenui e all'oscuro di troppe cose.

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  18. Chi frequenta le parrocchie è probabilmente al corrente di quel che succede col "valzer delle nomine" ogni estate (solitamente verso settembra, ma alcune "grandi manovre" iniziano mesi prima): i preti scarseggiano, l'età avanza, nuovi inconvenienti (di salute o altro) rendono complicati certi trasferimenti e permanenze, e dunque i vescovi si ritrovano a fare varie acrobazie per tener "coperte" le parrocchie cercando di scontentar meno gente possibile.

    Spesso capita che un prete ragionevolmente giovane e pimpante venga assegnato a una parrocchia problematica, magari anche solo come amministratore per un annetto, il tempo di dare una ripulita ai problemi principali. Magari vi sarà capitato di conoscerlo personalmente e sentirlo parlare di ciò che ha dovuto affrontare, in termini più o meno come questi: sapeste quanti guai che c'erano, che non sapevo neppure da che parte cominciare. Inutile spiegare che succede anche ai piani più alti.

    Ecco, è esattamente quel che avvenne nel 2020 all'allora vescovo Prevost, che fu mandato come amministratore nella diocesi del Callao (in Perù), i cui due ultimi famigerati vescovi erano stati uno neocatecumenalizzatissimo (tale Irizar, definito dalla stampa locale "il miglior amico del Cammino nel Callao") e un kikolatra della prima ora ordinato da un Redemkikos Mater (tale Del Palacio). Che lasciarono una vasta diocesi dilaniata da divisioni e da ingiustizie, pressoché tutte attribuibili alla loro camminodipendenza.

    Si può essere certi che ci sia stata gente che abbia udito dallo stesso Prevost (sia all'epoca che negli anni successivi) quel "c'erano talmente tanti guai che non sapevo scegliere da che parte cominciare". Prevost giunse dopo che venne silurato il Del Palacio (vedi anche quattro articoli riepilogativi, ma su questo blog nel corso degli anni erano già stati pubblicati numerosi articoli sui danni fatti dai neocat nel Callao), e dopo esattamente un anno dal "siluramento" la Santa Sede inviò un nuovo vescovo, Luis Alberto Barrera Pacheco.

    Apro una breve parentesi sulla colossale ipocrisia neocatecumenale: quando il Barrera Pacheco visitò il seminario Redemkikos Mater per celebrarvi Messa, la quantità di paccottiglia kikolatrica sembrava ridotta e addirittura i seminaristi kikolatri si inginocchiarono alla consacrazione e andarono a ricevere la Comunione "processionalmente" e solo sotto le specie del pane.

    Certamente i kikolatri locali - e specialmente i capicosca della setta - saranno stati almeno altrettanto ipocriti nei confronti dell'arcivescovo Prevost. Che però aveva davanti una quantità di danni che la parlantina neocatecumenale non poteva certo giustificare. E che sarà stato al corrente delle vere cause (non pubblicate, ma facilmente ipotizzabili a partire da ciò che compariva sulla stampa e ciò che dicevano i cattolici) per cui il Bergoglio aveva "fulminato" Del Palacio.

    E a valle di tutto questo, avrà anche riflettuto sui bizzarri lamenti di Del Palacio successivi... e avrà anche avuto sentore di come quest'ultimo, senza più alcun incarico dalla Santa Sede (per chissà quali scandali che non si vuole che scoppino), non si sia esattamente "ritirato" ma sia in servizio a tempo pieno al Cammino.

    Anche tenendoci per noi le ipotesi, restano i dati di fatto: che il Prevost vide di persona lo sfascio neocatecumenale, dovendo addirittura darvi una sistemata in qualità di amministratore apostolico, ma che ancor oggi, ad oltre un anno dall'elezione al soglio pontificio, non ha ancora preso drastici provvedimenti nei confronti della setta di Kiko e Carmen. Davvero attende anche lui la morte del Kikolone per vedere il Cammino autodistruggersi?

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    1. Piccolo off-topic: invito a leggere un breve riepilogo su cosa significano gli atteggiamenti del corpo nella preghiera.

      Mi permetto solo di ricordare che l'atteggiamento del corpo "conferma" la disposizione interiore. Se interiormente sei convinto che lì sull'altare sta avvenendo il miracolo della transustanziazione, inginocchiarsi alla consacrazione è logico, è naturale.

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    2. Il Cammino è opera del demonio. Ma di questi tempi, la gerarchia cattolica sembra molto confusa. Si consideri ad esempio Leone XIV che qualche settimana fa riceveva in pompa magna l'eretica inglese abortista anglicana travestita da arcivescovo. E non certo per proporle di convertirsi.

      Provate poi a ricordare Benedetto XVI che pregò insieme all'imam nella moschea turca, rivolti verso la Mecca. Oppure a Giovanni Paolo II che bacia il Corano. O anche alle bergoglierie come Amoris Laetitia, Fiducia Supplicans, o la dichiarazione di Abu Dhabi. C'è grande confusione nella Chiesa, a cominciare dai vertici. Se il Cammino non è stato ancora condannato come merita, è proprio a causa di questa confusione.

      Domani pomeriggio alle 17:30, nella loro casa madre in Svizzera, i lefebvriani ordineranno quattro nuovi vescovi, senza mandato pontificio. Sui vari blog e siti web che si occupano di cose di Chiesa è tutto un frenetico agitarsi: "scisma! scomunicati! scisma!", con molta più cagnara di quanta se ne fecero per Amoris Laetitia e tutto il resto.

      Noi cattolici desidereremmo che compie l'opera del demonio venga condannato dall'autorità ecclesiastica. Vorremmo che i "mea culpa" (e relative correzioni e possibilmente anche punizioni) fossero anzitutto quelli dei papi e vescovi che hanno sbagliato. Vorremmo che la vita della Chiesa rimettesse in primo piano dottrina e sacramenti, al posto di sinodalismi e canzonette e altre perdite di tempo. E invece assistiamo inermi alla grande confusione nella gerarchia cattolica, "inermi" perché tutti quelli che parlano di "ascolto" e di "dialogo" non ci ascoltano mai, non dialogano mai con noi.

      Per questo siamo al paradosso: mentre ci auguriamo che il Cammino venga scomunicato come merita, osserviamo anche che le scomuniche non valgono più nulla (infatti a gennaio 2009 Benedetto XVI revocò le scomuniche ai lefebvriani senza che si fossero pentiti: dunque in tempi postconciliari la scomunica è solo uno strumento di vendetta politica).

      RadioSpada farà la "telecronaca diretta" domani sera dalle 17:30 da Ecône trasmettendo e spiegando la liturgia solenne di ordinazione dei nuovi vescovi. Qualunque idea si abbia della fraternità lefebvriana, varrebbe la pena darvi un'occhiata solo per capire la sublime serietà della liturgia "tridentina" rispetto all'impoverita liturgia Novus Ordo, e ancor più rispetto alle carnevalate liturgiche neocatecumenali.

      Qualche piccola nota personale. Sono sempre stato critico verso i lefebvriani perché convinto che per raggiungere i loro obiettivi ci fossero altre strade meno drastiche e meno autoreferenziali. Riguardo a queste ordinazioni non mi sento né euforico come i loro tifosi, né furente come i "conservatori", "normalisti", "trad-cons", "benevacantisti" e compagnia criticante.

      Era prevedibilissimo che prima o poi si sarebbero sentiti in necessità di ordinare nuovi vescovi. E nei sacri palazzi lo sapevano benissimo, e soprattutto lo sapevano benissimo Ratzinger, Wojtyła, Bergoglio, Prevost. Che hanno avuto decenni di tempo per proporre una soluzione. E che anche quando una soluzione sembrava quasi a portata di mano (il cosiddetto "accordo pratico"), è saltata soprattutto per l'incapacità di ascolto e la rigidità della Santa Sede. Si considerino ad esempio i tentativi (falliti tutti) di ottenere udienza presso Leone XIV (che invece il tempo lo trova, quando si tratta di provare una Ferrari elettrica o ricevere una signora eretica travestita da arcivescovo).

      La mia maggior perplessità, come già detto in tanti commenti negli scorsi anni su questo stesso blog, è che si finisca per credere che solo i lefebvriani rappresentino la Tradizione. Come se fosse un "prodotto" con un solo "distributore ufficiale". Che poi, sotto sotto, è esattamente la strategia dei modernisti - ridurre la Tradizione ad una sorta di "riserva indiana" da schiacciare lentamente e inesorabilmente.

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    3. Apprendiamo che ieri Leone XIV ha finalmente scritto a don Pagliarani (superiore generale della Fraternità San Pio X) per dire «tornate sui vostri passi», paventando l'«atto scismatico» senza entrare nel merito delle questioni più sostanziali, promettendo un «percorso di dialogo». Cioè sapendo benissimo che tale lettera non avrebbe cambiato nulla. È stata solo un pro forma, solo un modo di crearsi l'alibi: "beh, io ci ho provato a fermarli".

      Quelli che poco fa definivo come "furenti" si sono subito convinti di aver messo a segno un goal, mentre altri pubblicisti (in rete e altrove) cercano in extremis di saltare sul "carro del vincitore" (a seconda di chi ritengono "vincitore").

      Ricordiamo qui che il "percorso di dialogo" coi lefebvriani c'era già, e che il Pagliarani aveva chiesto udienza a Leone XIV già l'anno scorso (ma a parte la tragicomica risposta del Tucho qualche mese fa, il primissimo riscontro dato da Leone XIV è stato proprio quello di ieri).

      Decenni di "percorso di dialogo" coi lefebvriani hanno ottenuto come massimo risultato il Summorum Pontificum (non richiesto dai lefebvriani, ma dato da Benedetto XVI a tutta la Chiesa, e tra i cui obiettivi c'era anche un ridurre le distanze coi lefebvriani) che però nel giro di meno di vent'anni è stato drasticamente cancellato (dal Bergoglio col Traditionis Custodes). Se dunque un buon frutto, ancorché minuscolo, dura terribilmente poco, come ci si può fidare di una letterina in extremis che non dà alternative concrete? E comunque provateci lo stesso per un attimo a mettervi nei panni di un lefebvriano o di chiunque sia stato deluso dal vedere la Santa Sede rimangiarsi le promesse fatte e la parola data.

      Quanto al «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo» l'allora vescovo Prevost, in qualità di amministratore apostolico del Callao, vide benissimo quanto è sempre stata "lacerata" dai neocatecumenali (eretici per le dottrine kikiane-carmeniane, scismatici per l'atteggiamento di ubbidienza totale a Kiko e Carmen e per il disprezzo ai vescovi e al Papa, e profondissimamente ingiusti davanti a Dio per aver devastato la vita morale e spirituale dei "fratelli delle comunità"). Come mai si accorge del "lacerare" lefebvriano, ma ancora non ha fatto niente quanto all'ultrasessantennale "lacerare" neocatecumenale? Cosa stanno facendo i suoi più fidati collaboratori?

      La conclusione, purtroppo, è sempre la stessa: grande confusione regna nella gerarchia cattolica.

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    4. Ieri (festa dei santi Pietro e Paolo) Leone XIV, nello stesso giorno in cui firmava la sopracitata lettera al don Pagliarani, ha comunicato “in sacris” con uno scismatico, il patriarca di Costantinopoli, durante il Pontificale dei Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana.

      Dunque, riepiloghiamo:
      - al netto dell'aver visto coi propri occhi lo scempio degli scismatici ed eretici neocatecumenali...
      - ...tre mesi fa accoglieva in pompa magna la signora anglicana abortista, eretica, scismatica, travestita da acrivescovo...
      - ...e ieri accoglieva in pompa magna (con addirittura communicatio in sacris) il patriarca degli scismatici di Costantinopoli...
      - ...e alla fine della fiera l'unico problema di "scisma" sarebbe quello lefebvriano?

      Capite, dunque, che grande confusione regna nella gerarchia ecclesiale?

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    5. Tripudio perchè non sei a Econe con i tuoi pupilli

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    6. Perché non approvo quelle ordinazioni episcopali.

      Sono sempre stato critico delle scelte della Fraternità San Pio X, come ben sapete voialtri che da moltissimi anni compulsate fedelmente ogni giorno il blog a caccia di qualche appiglio per criticare, giudicare temerariamente, infangare, e soprattutto per tentare di autoconvincervi che l'idolo Kiko sarebbe la scelta giusta.

      La questione fondamentale è che Kiko e Carmen vi hanno fatto "camminare" nella direzione sbagliata. Con la scusa del "Concilio", con la scusa dello "Statuto", con -peggio!- la scusa delle "ispirazioni" e addirittura "apparizioni" (di cui Kiko si vantò al bar anziché sottoporle con discrezione e umiltà al vaglio della Chiesa)... vi hanno fregato. Kiko, Carmen, e i loro emissari, per tutta una vita vi hanno fregato.

      Vi hanno fregato perché hanno spacciato per cattoliche la liturgia e la predicazione che vi hanno inflitto. Vi hanno spacciato per approvazioni quelle che erano manovrine sottobanco, tangentine, minacce. Vi hanno spacciato per "piccola comunità" quella che è invece una vita da setta.

      Molti hanno abboccato perché non vedevano alternative. Volevano solo vivere meglio la fede, e hanno trovato un "pacchetto completo" ingegnerizzato in modo che sia difficile e doloroso uscirne; di fronte alle ingiustizie perpetrate dai capi, si sforzano di non vedere e di non pensare, illudendosi di poter migliorare il Cammino dall'interno o almeno di viverne qualcosa. Altri hanno abboccato grazie alla propria spocchia e alla propria ipocrisia: volevano solo autoetichettarsi "cristiani" in maniera tale da sentirsi superiori ai cristiani che non idolatrano Kiko.

      Gli spocchiosi li riconoscete dal fatto che sono totalmente impermeabili a qualsiasi evidenza. Non desiderano comprendere, non desiderano spiegarsi, vogliono solo calpestare il prossimo, vogliono solo affermare la loro immaginaria superiorità. Credono in Kiko solo per questo.

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  19. Una delle tante “lezioni provvidenziali” visti alle ordinazioni lefebvriane ad Ecône stamattina, e che andrebbero proposte al clero “di oggi” come meditazione: sotto la pioggia e nel pantano, anziani, uomini, donne e bambini hanno fatto la comunione in ginocchio senza problemi, per onorare Cristo.

    Che abisso di differenza con i kikolatri comodamente seduti nelle loro salette il sabato sera.

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