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domenica 24 aprile 2022

Triduo Pasquale da neocatecumeni, neofiti e “adulti nella fede”: Giovedì Santo: “Lavanda dei piedi tra fratelli”; Venerdì Santo: “Adorazione del kikiano scrutinio”; Veglia Pasquale: “Jahvè che passa”. E alla fine tutti a “latte e miele” festosamente danzanti. Per Cristo non c’è posto...



Veglia Pasquale nella Notte Santa 

La liturgia non è coreografia, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la morte-risurrezione del Signore. «ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento» (s. Agostino).

— Liturgia eucaristica: Il popolo rigenerato nel battesimo per la potenza dello Spirito, è ammesso al convito pasquale. Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella pasqua di Cristo.
 



Al centro il Sacrificio 

Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella pasqua di Cristo.  

Questo il popolo rigenerato nel Battesimo, questo il compimento della Parola lungamente proclamata nella Notte Santa, questa la Luce del Cristo Risorto che squarcia le tenebre. 

Questa la vera libertà: poter offrirsi in Cristo Signore, totalmente.

Il ‘sacrificio spirituale’, immolazione, offerta, sull’esempio della ‘Vittima Immolata per la nostra Redenzione’: “Lo Spirito Santo faccia di noi un sacrificio perenne a Te gradito, perché possiamo ottenere il premio promesso…”. Questo è il ‘cibo solido’ per i fedeli adulti, non più latte, come i bambini.
Pretendono di essere i cristiani veri, quelli che fanno sul serio, eppure questo linguaggio è ostico per loro, oscurantista.
(L’aspetto sacrificale avrebbe oscurato nei secoli il fulgore, lo splendore del Sole della Pasqua, quella delle origini che solo loro hanno riscoperto e che si innesta sulla Pasqua Ebraica.)

 Altro che tutto ridotto a ‘Jahvè che passa’ e ti trascina e tu ti senti popolo eletto con la veste bianca che come te nessuno. Con quella protervia arrogante e presuntuosa di chi ha finito il cammino: le prime comunità di Kiko Argüello cui tutto è dovuto. La Veglia è vissuta solo come un crescendo e un’esplosione di una chiassosa felicità svuotata di sostanza.
Cosa c’è della maturità della Fede nella Veglia Pasquale neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette e saloni della Parrocchia o anche fuori Parrocchia, pur di stare da soli?
Che poi, il fatto stesso di voler celebrare per conto proprio in un totale isolamento dal contesto ecclesiale comporta già di per sé una profonda distorsione. 

Per tanti, troppi anni ho vissuto il Triduo Pasquale nel Cammino! 

“La Pasqua è il centro di tutto” ripetono spesso, come fosse una loro scoperta, prerogativa esclusiva; e così l’Eucarestia del sabato sera, Pasqua della settimana.
“Se ci toccano l’eucarestia, distruggeranno il Cammino”; "Se ci privano della Pasqua, siamo perduti!".
La Pasqua è il perno di tutto l’impianto, tutto le gira intorno. La Pasqua, completamente rivisitata da Carmen Hernández . 

Ma nella Veglia di Pasqua del Cammino è assente Cristo. 

Prima operazione di Kiko e Carmen, prodromica a tutto il resto: isolare le comunità dal popolo di Dio, allontanarle dalla Chiesa e separarle da essa, primariamente in occasione della Pasqua.
Una delle prime consegne kikiane: “il Triduo Pasquale si celebra per comunità”. Ne va della vita e salute delle comunità stesse e dell’intero Cammino.
(Chi non ricorda le lotte gigantesche ingaggiate ogni anno col proprio Parroco per tentare di ottenere, ad ogni costo, la celebrazione in forma separata dell’intero Triduo? Così come ti istigavano a fare i catechisti, che preferivano tenersi nell’ombra e mandare te in avanscoperta. Che poi ti chiedevano conto dell’esito e ai quali dovevi portare risultati confortanti; se andava male di sicuro ti incolpavano di essere stato poco convincente). 


Liturgia del Giovedì Santo – Cena del Signore 

L’istituzione dell’Eucaristia è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna. Lo stesso messale romano invita a meditare su altri due aspetti del mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia

 1. a proposito dell’ Istituzione dell’Eucaristia, cuore di tutto: 

Prefazio della SS. Eucaristia I
Sacerdote vero ed eterno,
egli istituì il rito del sacrificio perenne;
a te per primo si offrì vittima di salvezza,
e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza,
il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa. 

2. a proposito del servizio fraterno della carità, che si innesta in quel cuore pulsante del Sacrificio Eucaristico: 

Partecipare consapevolmente all’Eucaristia, memoriale del Sacrificio di Gesù, implica avere per il corpo ecclesiale di Cristo quel rispetto che si porta al suo corpo eucaristico

3. a proposito dell’ Istituzione del Sacerdozio Ministeriale

Chi «presiede» la comunità e ne è responsabile, presiede anche l’Eucaristia. 

Il Concilio Vaticano II afferma:
«I Presbiteri... ad immagine di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti dei Nuovo Testamento... Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello Spirito li portano al Padre... » (LG 28). «Il senso ultimo del sacerdozio di Cristo e di ogni sacerdozio che da lui trae origine, è quello di essere modello per tutti coloro che offrendosi in lui, con lui, per lui in sacrificio a Dio gradito, mettono la loro vita a servizio dei fratelli.... Cristo e il suo mistero vive e perdura nella Chiesa; la Chiesa non fa altro che rendere attuale questo mistero di salvezza mediante la Parola, il Sacrificio, i Sacramenti, mentre riceve in sé per la forza dello Spirito Santo, la vita del suo Signore da testimoniare nel mondo... Da questa sacramentalità della Chiesa... scaturisce il significato essenziale della consacrazione-missione di quanti sono chiamati a predicare il Vangelo, a presiedere le azioni di culto e a svolgere un ruolo di guida del popolo di Dio»
(Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi, Premesse, p. 12). 




Al centro l’Istituzione dell’Eucaristia 

e, intimamente connessa ad essa, l’Istituzione del Sacerdozio e la dignità che ne discende, sul quale a sua volta si modella il “sacerdozio comune” di tutti i battezzati, che si offrono anch’essi “con Cristo, per Cristo ed in Cristo a Te Dio Padre Onnipotente” mettendo a loro volta la loro vita a servizio dei fratelli. 

Cosa c’è di tutto questo nel Giovedì Santo del Triduo neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette

Il Giovedì Santo è la “Lavanda dei piedi tra i fratelli della stessa comunità”

Non solo gesto simbolico, fatto dal presidente ad alcuni componenti dell’assemblea. Se c’è il Presbitero deve lavare i piedi a tutti i fratelli della sua comunità, idem il Responsabile (mai sia che sia da meno del prete!). Di seguito, ciascun fratello deve lavare i piedi a tutti quei fratelli che ha giudicato, verso i quali ha nutrito rancore, come gesto di riconciliazione (non dunque di servizio, sull’esempio di Gesù – se non è stravolgimento questo! - stravolgimento nello stravolgimento) e per umiliarsi davanti a lui e a tutta la comunità. Insomma, il Giovedì Santo rischia di diventare nella comunità – come di fatto diventa - una sordida corrida, una sceneggiata penosa; la notte in cui ci si smaschera a vicenda, per kikiana volontà.
Chi oserà opporsi?
Celebrazione preceduta da pena e seguita da lunghi strascichi che rischiano di restare insanabili e insanati per lungo tempo. Sempre, poi, si lascia sul terreno almeno una vittima designata: il fratello (o più di un fratello) insopportabile di turno, immancabile in ogni comunità, il quale, dopo essersi visto lavare i piedi da mezza comunità, si ritira a casa, col segreto desiderio di suicidarsi o di farla pagare a qualcuno.

Giuda presente in una cena post-resurrezione

      Un’altra macabra stramberia kikiana

Grazie Lino Lista per la tua illuminante analisi

Non ricordo mai di aver sentito dai catechisti che il Giovedì Santo fosse qualcosa d’altro o che bisognasse andare in Chiesa per la funzione parrocchiale “In Coena Domini”, che neanche si sapeva cosa fosse (nelle catechesi nulla di memorabile da segnalare in proposito).
Si è cambiato debolmente indirizzo solo molti anni dopo, in seguito a qualche tirata di orecchie da parte della Chiesa, di cui si sono sempre guardati bene dal renderne edotti in maniera chiara noi camminanti, ché andavamo tenuti nella più crassa ignoranza, sempre.

Intanto venivano, sempre più spesso, riprovati dagli stessi Parroci e dai Vescovi. Ma, anche in seguito al cambiamento di rotta (indotto), le cose non sono poi mai cambiate più di tanto.

Alla chetichella si è tentato ogni volta di riportare tutto al nastro di partenza (ut semper, d'altronde!). In definitiva tutto è rimasto sempre più o meno uguale, e non si è mai radicata una assiduità ecclesiale tra i camminanti, come prassi diffusa e caldeggiata dai vertici del C.N.. 

Per i neocatecumeni il Giovedì Santo è nella sostanza, in ogni caso, questo macabro rito comunitario da notte dei lunghi coltelli, forzato e infruttuoso. E basta. 

Nella Liturgia neocatecumenale del Giovedì Santo è assente Cristo. 


Venerdì Santo: Passione del Signore 

L’azione liturgica è dominata dalla Croce; manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia, la Croce lascia spazio solo al silenzio e alla contemplazione. 

Contemplazione del seguente Mistero: Gesù come agnello innocente, carico dei delitti del suo popolo, si lascia condurre in silenzio al macello. Gesù muore nel momento in cui nel tempio si immolano gli agnelli destinati alla celebrazione della Pasqua: la sua è un’immolazione «reale», un sacrificio compiuto una volta per tutte, perché la vittima «spirituale» ha reso inutili le vittime materiali. Dal suo fianco trafitto sgorga il sangue da cui sono misteriosamente segnati gli appartenenti al nuovo popolo, quelli che Dio salva (cf Es 12,7.13). Cristo crocifisso è dunque il «vero Agnello pasquale», è lui la «nostra Pasqua» immolata (cf I Cor 5,7). «Vero» perché è la realtà di ciò che i sacrifici antichi esprimevano: l’alleanza con Dio e l’inserimento nel suo progetto di salvezza. 

 


 

L'ostensione della croce

Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo.
Venite, adoriamo. 

Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pepéndit
Vénite, adorémus.. 


 

Adorazione della Croce

Adoriamo la tua Croce Signore,
lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione.
Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo.

Crucem tuam adorámus, Dómine,
et sanctam resurrectiónem tuam laudámus et glorificámus:
ecce enim propter lignum venit gáudium in univérso mundo. 


Al centro Cristo Crocifisso 

imperscrutabile mistero di Dio che ama fino al sacrificio totale di Suo Figlio, fino alla morte.
Questo il Mistero posto alla nostra adorazione/contemplazione. Vittima realmente immolata nel Sacrificio cruento della Croce e nel Sacrificio incruento dell’Altare.
Questo il fulcro della nostra preghiera, del nostro amore.


L’Adorazione della Croce del Venerdì Santo ci fa staccare da noi i nostri occhi, per fissarli in Cristo Signore, Luce, Verità e Vita, Amore che vince la morte, già nel momento del Suo Sacrificio supremo. Amore che a Sé ci attira con potenza

Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pepéndit
Vénite, adorémus..

“Guarderanno a colui che hanno trafitto” (Zaccaria, 12, 10) 

“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Giovanni 12, 32) 

In Lui solo dobbiamo fissare il nostro sguardo, Lui solo fare presente alla nostra anima, a Lui solo fare spazio nel nostro cuore. 

Cosa c’è di questo nel Venerdì Santo del Triduo neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette? 

Il Venerdì Santo nel Cammino è quello che oggi non riesco a definir meglio che come “L’adorazione dello scrutinio dei kikatekisti”. Costoro, tra i loro primi compiti istituzionali, hanno quello preminente di illuminarti sulla “tua croce” e farti capire, o aiutarti a capire, qual è. Tu devi darle un nome. Alla croce va dato un nome, sempre, altrimenti i tuoi catechisti ti dicono che sei fuori dalla realtà, fuori dalla TUA storia e non hai discernimento

Il Venerdì Santo ci si deve riunire nuovamente in comunità – per kikiana disposizione - per l’adorazione della croce, appunto. Intanto interessante è chiarire bene in cosa consista per loro questa celebrazione annuale. Bisogna che ogni comunità abbia una bella croce lignea abbastanza grande, da porre al centro dell’assemblea, ben preparata sul solito tappeto e sollevata e riposta su un bel drappo rosso. 

Dopo la celebrazione della Parola e il canto del salmo 21 in versione kika, ciascun fratello procederà all’adorazione personale, inginocchiandosi davanti alla croce e contemplando in essa non il Cristo Crocifisso, ma la propria croce concreta di quel momento della propria vita: “Noi non adoriamo Cristo sulla croce, ma ciò che ci fa soffrire, ciò che non riusciamo ad accettare: quella che è la nostra propria croce. Questa nostra croce concreta, croce gloriosa, dobbiamo contemplare, adorare e amarla e entrare in essa.” (questa più o meno la consegna).
Si sosta un tempo, si bacia e si torna al posto.

Se pure questa seconda sera c’è un presbitero a celebrare con la comunità, anch'egli vivrà la liturgia allo stesso modo.
Neppure il Venerdì Santo è stato mai raccomandato a nessuno di partecipare ‘anche’ alla Celebrazione in Parrocchia. Anzi a maggior ragione lo si ritiene inutile, perché - si dice in aggiunta - che “Tanto la funzione è proprio la stessa. Che senso ha fare una doppia adorazione?"

Ma anche nella Celebrazione del Venerdì Santo in Parrocchia, come il Giovedì Santo, la Chiesa non ci priva del Corpo di Cristo – del quale non sembrano tenere un gran conto - a cui possiamo comunicarci. Mentre la Chiesa ci indica, diversamente da loro, la vera via: Adorare Cristo Signore e non noi stessi con i nostri guai attuali. Adorare Cristo Crocifisso che, per amor nostro, è stato inchiodato ed è morto sulla Croce. Mistero incommensurabile. 

Nella Liturgia neocatecumenale del Venerdì Santo è assente Cristo. 


Storica Parrocchia neocatecumenalizzata di Scandicci


E siamo giunti infine alla Settimana in albis

e i neocatecumenali continuano la loro sceneggiata. pasquale. 

Biancovestiti, in fila verso la Cinquantina

Pensiamo ai neonati/neofiti che nell’ultima Veglia hanno appena rinnovato - in forma solenne - il battesimo e ricevuta l’agognata veste bianca.
Pensiamo a tutte le comunità che, già da tempo, hanno finito il cammino.
Tutti sono impegnati nella Cinquantina, a prolungare e confermare l’auto-esclusione e auto-isolamento dei ‘kikiani adulti’ dalla comunità ecclesiale.
E’ come un sigillo del loro futuro ineluttabile destino, tanto più ingiustificabile ora che hanno finito il cammino.

Non sono più catecumeni/apprendisti ma fedeli e basta. E dunque?

Kiko e Carmen, con questo dei lontani da formare pian piano, hanno preteso di tutto e legittimato qualunque cosa: salette e riti a parte, piccoli gruppi e relativi scrutini, celebrazioni ‘autoctone’, Eucaristie a modo loro, Santa Pasqua e Triduo rigorosamente fatti su misura per la ‘piccola comunità’.

Ma una volta finito il cammino, tutto questo che senso ha? Non ha alcun senso.
Ci hanno preso gusto, questo sì purtroppo! 

E poi… loro sono gli ‘eletti’! Vogliamo scherzare? 

Perchè non ci fate vedere la coppa? Ah, l'arcano!
 La Cinquantina: Eucarestia da celebrare tutti i giorni, comunità per comunità, indossando la veste bianca e, nella prima settimana, con l’inserimento ulteriore di un altro rito inventato di sana pianta: il latte e miele. Una grande coppa di cristallo con dentro latte e miele caldo, su cui si recita una preghiera di benedizione che richiama la ‘terra promessa dove scorre il latte e il miele’, da passare nell’assemblea come il calice, alla fine dell’Eucarestia, però, mentre si canta “Come stilla”

E così, non contenti, continuano sempre sulla stessa linea di totale autonomia, anche quando hanno finito il cammino, che – lo ricordiamo ancora - aveva come scopo di inserirli finalmente nella Chiesa e nella Parrocchia in cui dovevano dissolversi alla buon’ora.
Continuano, in piena autonomia, a inventarsi cose impensabili, totalmente arbitrarie e strampalate. 

Non sanno proprio farne a meno, si vede, delle loro esilaranti trovate. Pur di distinguersi, pur di rimarcare la loro unicità. Insomma, sono gli altri che, caso mai, devono andare a loro, loro non vanno verso nessuno. 

La formazione che hanno ricevuto li ha portati a questo e, forse, a questo punto dobbiamo amaramente riconoscere che era inevitabile! 


Il cammino ha forgiato disadattati, gente capace di vivere solo tra di loro. Solo tra di loro si capiscono, tra di loro acquista senso ciò che fanno; insensatezze a cui danno un valore assoluto. Questo gli è stato inculcato, roba di cui non si può fare a meno ma che produce solo altri danni. Come se quelli già prodotti dal Cammino fossero pochi! 

Un rigido cerimoniale di corte imposto dal sacerdote/profeta che continua indisturbato a regnare su di loro per averli sapientemente legati a sé a vita con un vincolo sempiterno di obbedienza cieca che non conosce eguali. 

Ma quello che più stupisce è osservare come Kiko - di fatto - ha cancellato Cristo.

Lui, il “Giovanni Battista in mezzo a voi!” ante litteram, astutamente, ha ignorato “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv. 3, 30) e ha estromesso Gesù. A chi gli dovesse chiedere: “Sei tu il messia che deve venire?” (cfr. Lc.3, 15s.), sicuro risponderebbe: “Sì, io lo sono!” ...”il messia è abitante in me”. Per questo tutto di sé ha intriso.

Ho vissuto 30 anni nel Cammino e oggi ho coscienza: nella liturgia delle comunità tutto parla di lui, di Kiko, e te lo mette costantemente davanti.

Cristo Gesù non c’è, per Lui non c’è mai posto nell'albergo... (a cinque stelle)!

"Madre Nostra Addolorata, donaci il tuo sguardo d'Amore che penetra il Mistero"




lunedì 29 marzo 2021

Le indicazioni pastorali neocatecumenali per questa Santa Pasqua 2021

Leggiamo parallelamente le indicazioni della Curia romana sulla Santa Pasqua e le indicazioni del Cammino Neocatecumenale date nell'annuncio di Pasqua dalla équipe internazionale Argüello Pezzi Romero. 
Abbiamo notato infatti che l'Annuncio di Pasqua di Kiko di quest'anno è stato costruito proprio sulla falsariga di questo documento della Diocesi di Roma. 
 
Innanzitutto nel prologo delle Indicazioni per la Settimana Santa nella Diocesi di di Roma leggiamo quanto segue:
Anche se percepiamo ancora il peso dell’emergenza sanitaria, questa situazione non ci deve scoraggiare! Il Maestro ci guida a riscoprire la vocazione missionaria della Chiesa e nell’oggi della storia ci chiama a proseguire nell’impegno di esprimere continuamente «una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice»(EG 11)
Ebbene, anche Kiko, nel proprio prologo,  ci ha tenuto a dare una propria interpretazione di come nel Cammino è recepita questa necessità evangelizzatrice della Chiesa tutta. 
 
I privilegiati neocat con le 'palme alte'
Kiko: Quando vi abbiamo proclamato il Sermone della Montagna e vi abbiamo mostrato l’uomo nuovo, che non resiste al male, che ama il nemico, che non giudica, non avete dubitato, avete creduto, perché Dio vi ha scelto da prima della creazione del mondo per darvi la fede. Questa è la prova che siete stati scelti da Dio. Alcuni non hanno creduto. Chi gli ha sigillato dentro che quello che dice Kiko è vero? Lo Spirito Santo. Chi vi sta sigillando che quello che dico è vero? Lo Spirito.(...) Il Signore nella sua provvidenza ci ha unito, da prima della creazione del mondo ha unito voi e noi, l’equipe dei catechisti di Kiko e Carmen.(...) Ragazzi, siamo privilegiati perché il Signore ci ha scelto, ci ha eletto, ci ha mandato nelle parrocchie, vuole fare della sua Chiesa Cattolica qualcosa di vivo, autentico, di bello. (...) 
 
Naturalmente Kiko ha una propria visione di questa 'nuova gioia della fede' a cui accenna la nota della Chiesa di Roma. 
 
Kiko: In cosa si nota che Cristo abita in noi? Dal fatto che siamo misericordiosi, siamo pazienti con i difetti altrui. Una cosa fantastica! Amarci, volerci bene. Mario, mi vuoi bene? P. Mario: Tu lo sai, Signore! Kiko: Mi ha risposto: “Tu lo sai Signore!”. È una domanda rischiosa! Kiko chiede ad Ascensión: “Tu mi vuoi bene?”. Ascensión: “Si!”. Il Signore ha benedetto Ascensión, perché le ha concesso di stare con noi in équipe; mi ha detto: “Avevo nel cuore un pensiero segreto, di stare in équipe con voi” e il Signore glielo ha concesso. Come ti vuole bene il Signore! È abbastanza brava. 
 
Leggere l'Annuncio di Pasqua 2021 riserva anche questi momenti di puro lirismo 😆. 
 
Prosegue il documento della Diocesi di Roma: 
La pandemia ci mette ogni giorno a contatto con alcune «persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie» (EG 6). È questo l’obiettivo con cui preparare e vivere la settimana santa: contemplare noi per primi il Cristo sofferente, morto, risorto, per guidare tutta la comunità all’incontro con Lui. 
 
Il documento della Chiesa parla di difficoltà, di angustie? Anche Kiko, sentendosi un vero e proprio Vescovo (o Pontefice), ci tiene a parlare di angustie. E infatti ne parla, ma ci mette in mezzo Giuseppe, i fratelli di Giuseppe e addirittura la Shoah. 
Leggere per credere! 
Kiko: Avete visto veramente il Signore in un momento di angustia? Siete uomini pasquali? La parola angustia è molto importante per gli ebrei. I fratelli di Giuseppe si chiedono il perché di quello che succede loro, sempre analizzano la storia che ha la sua causa in Dio. Forse non tutti pensavano di ucciderlo, ma una cosa è certa: tutti avete visto l’angustia di Giuseppe quando gridava pietà, e hanno voltato la faccia da un’altra parte. Basta voltare la faccia per essere assassini di 6 milioni di ebrei nei campi di concentramento, ma Cristo ha vinto la morte per noi e ci ha dato a partecipare della sua vittoria.
Peccato che, nella interpretazione di Kiko, l'angustia di chi è in difficoltà, diventa l'angustia di Giuseppe buttato nella fossa, l'angustia dei fratelli di Giuseppe che 'analizzano la storia' e che, avendo voltato la faccia, sono responsabili come i feroci assassini di 6 milioni di ebrei. Responsabili per modo di dire, perché subito Kiko  conclude: 'ma Cristo ha vinto la morte per noi e ci ha dato a partecipare della sua vittoria'.
Quindi tutti assolti: che tu ne abbia affossato  uno, mille o seimila.
 
Ma bisogna seguire la scaletta 'ufficiale'. Infatti il documento della Diocesi di Roma prosegue con le Indicazioni Pastorali e così pure l'Annuncio del Tripode: il compito viene affidato a padre Mario Pezzi. 
Non è facile dare le direttive per la Pasqua neocatecumenale, che si sostanzia e si condensa nel Triduo quando la Conferenza Episcopale Italiana ha invitato a non duplicare, nella stessa parrocchia, le celebrazioni, e nella Veglia notturna, resa impossibile dal coprifuoco. 
Don Mario Pezzi riesce miracolosamente a dare diverse indicazioni senza parere. Da ciò deduciamo che le bastonate ricevute per la dissennata Pasqua neocatecumenale del 2020 sono state così forti da levare il pelo. 
 
Una modalità per 'celebrare la Pasqua nrocatecumenale' detta senza parere: 
Pezzi: Conosciamo la difficoltà di tutti noi a sottometterci a queste leggi, e la tentazione di ribellarci o di cercare scappatoie: sappiamo che alcune comunità già avevano cercato dei posti per poter celebrare tutta la Veglia in strutture ecclesiastiche o in Hotel, entrando prima del coprifuoco e uscendo il mattino al suo termine. 
A questo punto Pezzi lascia cadere il discorso nel vuoto. Possono farlo? Non possono? È evidente che, a loro rischio e pericolo, possono farlo. E qualcuno lo farà. 
 
Basta battesimi nei bicchieri di plexiglas
E i battesimi? Che si fa con i battesimi? Cos'è una Veglia neocatecumenale, già di per sé ridotta a una Messa un po' prolungata, senza almeno i battesimi per immersione, ritornello di Cavallo e Cavaliere e battimani? Battesimi inutili e infecondi finché non verranno 'riscoperti' nelle comunità di Kiko, dopo opportuna discesa nella abiezione del peccato, ma comunque, almeno dal punto di vista simbolico, indispensabili nelle Veglie del Cammino? 
La direttiva della Curia per la diocesi di Roma (riportata solo in parte in nota nell'Annuncio di Pasqua del Cammino) stabilisce che i battesimi per immersione debbano essere fatti, per motivi sanitari, addirittura 'nell'acqua corrente'! 
Ma Pezzi non ne parla: non dà disposizione per esempio di fare gli eventuali battesimi per infusione. 
 
E un'altra disposizione presente nella Nota della Curia di Roma è importante, e valida per sempre, non solo per questi tempi di pandemia: 
"essendo il fonte battesimale il luogo liturgico ordinario per celebrare il sacramento della rinascita in Cristo (cf. Rito del battesimo dei bambini, n. 10. 25; Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, n. 25) si deve evitare di battezzare sia gli adulti sia i bambini fuori dal fonte della chiesa parrocchiale".  
Precisazione importante! Ma viene confinata nella nota dell'Annuncio di Pasqua 2021 e sappiamo, dalla lettera di Benedetto XVI messa in nota allo Statuto Neocatecumenale e dalla dottrina del CCC messa in nota sulle pagine del Direttorio, che quando il Cammino Neocatecumenale ha deciso di violare una direttiva, la mette in una nota. 
 
La Conferenza Episcopale Italiana raccomanda di seguire le celebrazioni pasquali, se possibile, in presenza e la curia di Roma ribadisce :
'I pastori esortino i fedeli alla partecipazione in presenza ai riti della settimana santa. A coloro che non possono prendervi parte, si raccomandi di seguire le celebrazioni presiedute dal Santo Padre attraverso i mezzi di comunicazione' 
Invece nelle direttive di Mario Pezzi, e del Cammino, la Messa in presenza è l'ultima delle opzioni, perché prima di questa e più importante è la 'celebrazione domestica'. 
Un catechista che 'riporta' l'annuncio su YouTube è esplicito: 'se poi la Messa (in parrocchia) dura un'ora... tanto vale che ve ne stiate a casa a «celebrare»'  in famiglia.
E poi, naturalmente, l'indicazione data anche quest'anno da padre Pezzi di utilizzare il vademecum neocatecumenale così come previsto per la Pasqua 2020 in cui era prevista la dissacrante 'comunione per asporto' completa il quadro di ciò che non viene detto, ma che è implicito. 
Pezzi: "Là dove questa celebrazione della Veglia non è possibile, con la ricca esperienza maturata già lo scorso anno tra le famiglie del Cammino, affidiamo alle famiglie la missione di tenere viva la celebrazione della Veglia nelle case, durante la quale, compiendo il sacerdozio dei fedeli, trasmettono la fede ai figli." 
Siamo perciò convinti del fatto che scopriremo solo dopo Pasqua cosa significava realmente la frase finale di Kiko subito prima delle preghiere nel mamotreto Annuncio di Pasqua:
 
Kiko: "Bene, fratelli, sono contento di avervi visto, sono contento che celebriate la Veglia Pasquale come potete. Preghiamo."
 
C'è infine una notazione, nel documento della Diocesi di Roma, che, se dovesse venir rispettata, renderebbe inutili tutti i riti neocatecumenali non solo questa Pasqua, ma per sempre. 
Le limitazioni imposte da questo momento di pandemia ancora di più ci spingono a proporre una accurata catechesi pastorale e mistagogica sulla ricchezza dei segni, dei gesti e delle parole che la sapienza celebrativa della Chiesa ci ha consegnato nei riti della Settimana Santa. Si eviti dunque di impoverire i riti e i gesti per una presunta necessità di compierli al di là del loro senso e della loro ricchezza teologica».
Riti e gesti della liturgia della Chiesa Cattolica vengono impoveriti, e non arricchiti, dalla 'presunta necessità di compierli' non rispettandone il senso. E sicuramente nessun sacramento conserva il proprio significato se compiuto come rito separato rivolto ad una élite e non vissuto nella consapevolezza dell'unità con la Chiesa universale.

Nota a margine: ogni anno è sempre la stessa storia, praticamente ogni anno ci ritroviamo ad osservare sempre le stesse cose. 

Per avere una breve carrellata da quest'anno agli anni precedenti, consultare i seguenti articoli:

mercoledì 3 marzo 2021

Nota CEI mette a rischio la Pasqua neocatecumenale 2021

Ci giunge notizia dal territorio nazionale che La Chiesa Parallela Neocatecumenale si è  rimessa fervidamente all'opera per adempiere alle Disposizioni del proprio Presidente Kiko Argüello date nella Circolare Annuncio di Quaresima. 
Infatti Kiko, minacciando il 'peccato grave' per chi diserta l'assemblea neocatecumenale, ha disposto in tale occasione la ripresa delle celebrazioni in presenza. 
 

Sappiamo quindi che in molte diocesi kikiane si sono riprese le attività nelle salette (messe e celebrazioni della parola). 
Sono stati diramati attraverso WhatsApp messaggi in cui i catechisti o responsabili delle Comunità neocatecumenali in parrocchia hanno deliberato il ripristino delle riunioni nelle salette: naturalmente loro dispongono, ma, in caso di inadempienze, controlli, multe, risvolti penali, è il parroco a rispondere, civilmente e penalmente! 
 
I messaggi inviati a tutti i camminanti prevedono, nelle salette, tutta una serie di accorgimenti (sanificazione delle mani, areazione dei locali, divieto di assembramento, controllo della temperatura con termoscanner) puramente 'di facciata', visto la cubatura limitata degli ambienti parrocchiali rispetto ai potenziali partecipanti, la durata standard degli incontri, la quantità di particelle salivari emesse da ciascuno causa i canti a squarciagola e le lunghissime risonanze e ammonizioni, la carrettata di parole-parole-parole che caratterizzano gli incontri dei camminanti. 
In particolare, le disposizioni relative al coprifuoco sono puramente aleatorie visto che  un catecumeno che abiti anche solo a mezz'ora di distanza, mai più, visto che gli incontri cominciano alle 20, potrà essere a casa alle 22.00. 
 
Oltre alle presenze in parrocchia di coloro che dimostreranno di 'avere la resurrezione dentro', si cureranno anche i collegamenti in streaming con i fratelli 'fragili' da non giudicare (come ha detto don Pezzi) perché se anche non sfidano la morte, possono comunque pagare la decima. 
 
Addirittura in alcune parrocchie i caporesponsabili hanno organizzato delle penitenziali comunitarie; mentre ormai nelle chiese si cerca di confessare le persone in ambienti ampi, la confessione comunitaria neocatecumenale avviene a dieci centimetri di distanza, non certo al metro previsto come distanza minima, a causa del gran fracasso di strumenti e di canti.
 
Naturalmente il rientro dei fratelli nelle salette è stato disposto in previsione delle celebrazioni rigorosamente separate che la Chiesa Parallela di Kiko tradizionalmente organizza per il periodo pasquale, il cui momento culmine è la Pasqua ebraico-neocatecumenale in cui Cristo prima o poi irromperà per portare gli Eletti del Cammino in cielo a giudicare le Nazioni. 
 
In questo  contesto, come un fulmine a ciel sereno, sono arrivate le Disposizioni della Conferenza Episcopale Italiana per le celebrazioni pasquali. 
 
Il documento della CEI precisa che queste disposizioni, oltre che alle singole parrocchie, «sono estese a Seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose». 
Quindi, riguardano anche i neocatecumenali sia che si vogliano considerare inseriti in parrocchia sia che si ritengano una realtà da essa separata. 
 
La Nota CEI, ricordando appunto che il popolo può partecipare in presenza alla Messa, esorta che tale presenza avvenga anche durante i riti della Settimana Santa «nel rispetto dei decreti governativi riguardanti gli spostamenti sul territorio e delle misure precauzionali».  
Anche la possibile presenza del regime di coprifuoco - che ha già  inciso per esempio sull’orario di celebrazione della Messa della Notte di Natale - dovrà essere tenuto in considerazione nel fissare l’ora delle celebrazioni in questione. 
Rispetto dei decreti e rispetto del coprifuoco,  ma soprattutto rispetto degli orari: cosa a cui mai il Cammino si è  adeguato
 
In particolare il documento della Conferenza episcopale prescrive che per la Messa in Coena Domini ancora una volta viene omessa la «lavanda dei piedi».
Quindi niente tradizionale lavanda dei piedi con catini gocciolanti in comunità. 
 
Per quanto riguarda il Venerdì Santo,  la Nota della Cei conferma anche per quest’anno che l’atto di adorazione alla Croce mediante il bacio «sia limitato al solo presidente  della celebrazione». 
Niente 'bacio della croce' quindi nelle Salette del Cammino, per i neocatecumenali tradizionale sostituito della devozione della Via Crucis. 
Ovviamente per queste Messe particolari non è pensabile una loro ripetizione nell’arco delle giornate. 
Ergo, infattibili in parrocchia le celebrazioni separate del Triduo neocatecumenale. 

Ma soprattutto: la Veglia pasquale «potrà essere celebrata in tutte le sue parti come previsto dal rito» purché «in orario compatibile con l’eventuale coprifuoco». 
Niente Veglia Riscoperta Da Carmen Che Dura Tutta La Notte secondo il cosiddetto "Rito Neocatecumenale"! 
 Disastro!
Ai neocatecumenali non resta che giocare la carta di riserva: le celebrazioni nelle case in collegamento streaming con la saletta e il take-away del Corpo di Cristo come nella scorsa Pasqua 2020. 
 
 "Ma la CEI non ha detto:
i neocatecumenali non possono fare il balletto..."


Ma la Nota della Presidenza Cei è  molto chiara, in proposito: parla della possibilità di ricorrere all’uso dei social media, «solo dove strettamente necessario o realmente utile», della possibilità di trasmettere online la celebrazione, ma, oltre a raccomandare con forza «il rispetto della dignità del rito liturgico»  privilegia «la diffusione mediatica» per «le celebrazioni presiedute dal vescovo» e incoraggia i fedeli impossibilitati a frequentare la propria chiesa «a seguire le celebrazioni diocesane come segno di UNITÀ ».
 
Unità alla Chiesa? Questa sconosciuta, per il Cammino! 
 
Attendiamo l'Annuncio di Pasqua  per capire che fine faranno le disposizioni della CEI nelle mani dell'obbedientissimo Kiko e i suoi altrettanto obbedienti presbiteri ed adepti e cosa faranno per privatizzare anche questa Pasqua 2021. 
Restate collegati.

domenica 24 marzo 2013

Settimana Santa neocatecumenale

Riproponiamo alcune brevi riflessioni per quei fratelli NC che seguono queste pagine per cercare una risposta alle loro perplessità.

Mi rivolgo, in particolare, a quelli che si accingono a vivere le celebrazioni della Settimana Santa, che in molti casi si svolgeranno in luogo non consacrato e senza la presenza di un sacerdote. È noto che 'pro forma' i responsabili delle comunità invitano tutti a partecipare anche alle celebrazioni in parrocchia, ma nel caso in cui si rendesse necessaria una scelta danno la chiara indicazione di preferire le celebrazioni in comunità. A questo riguardo mi limito ad osservare che chi lavora e/o ha famiglia difficilmente riesce ad essere presente a due celebrazioni nello stesso giorno e poi non si vede il perché si debba essere costretti a scegliere tra due celebrazioni diverse... dov'è la comunione ecclesiale richiamata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ? Perché, soprattutto questi giorni definiti "Santi" devono essere occasione dell'ennesima lacerazione del tessuto ecclesiale?

Una ragione c'è e risiede nel fatto che nel cammino NC si consumano riti che hanno caratteristiche e significati esclusivamente comunitari, senza nessun legame con i riti della Chiesa: giovedì e venerdì santo, mentre ancora i fedeli sono in chiesa e defluiscono lentamente da essa e mentre molti altri sostano per l'adorazione del santissimo sacramento o per l'adorazione della croce, gli aderenti al cammino NC si mobilitano per preparare le loro sale per fare delle celebrazioni parallele della lavanda dei piedi e del venerdì santo. Cose simili accadono anche il giorno delle ceneri: mai partecipano all'imposizione delle ceneri fatta in chiesa, ma nel corso di una penitenziale, inseriscono questo rito. Per non parlare delle comunità che si riuniscono a celebrare per tutto il tempo di pasqua in veste bianca, alla sera, di nascosto...

La lavanda dei piedi neocatecumenale

Nelle comunità la lavanda dei piedi è eseguita dal responsabile assieme all'ostiario che li asciuga. Ogni comunità la celebra per conto suo (una delle tante cose de facto e non de iure rispetto allo statuto). Dopo che il responsabile ha lavato i piedi a tutti i fratelli della sua comunità, chiunque abbia un giudizio verso un fratello gli lava i piedi per chiedere perdono!

Essa non è inserita in una celebrazione eucaristica, perciò il sacerdote non c'è, o comunque non è strettamente necessario. Deve essere il capo responsabile a lavare i piedi ai fratelli, proprio per il servizio che svolge in comunità, che lo porta ad essere servo degli altri. È un segno che in apparenza è simile a quanto fatto da Gesù, in realtà è una scimmiottatura grottesca, a cui viene anche dato il significato di riconciliazione tra i fratelli. Dopo che il responsabile ha lavato i piedi a tutti, i fratelli liberamente lavano i piedi prima al coniuge e poi alle persone con cui c'è stato qualche contrasto. Una testimonianza che ci è pervenuta ricorda quei grotteschi momenti di imbarazzo: "E qui inizia il grottesco: quando qualcuno ti viene a lavare i piedi cominci a chiederti 'ma che cosa gli avrò fatto, o forse avrò detto qualcosa che l'ha offeso'; oppure succedeva che si andava a lavare i piedi e si diceva: 'scusa sai, non ce l'ho con te, ma non so a chi lavare i piedi."

E poi c'è l'aspetto, anche questo tenuto un po' nascosto e quindi pericoloso, della riconciliazione tra le persone che non è solo semplicemente un segno simbolico (come nella messa lo scambio della pace col vicino), ma diventa quasi un sacramentale, perchè il gesto viene ripetuto nella sua completezza (ci si lava veramente i piedi), e quindi si tende a ritenere che sia quello il gesto che mi riconcilia veramente con il fratello, rendendo quindi la confessione personale, e l'eventuale penitenza, qualcosa di secondario rispetto al 'segno forte' celebrato in comunità.

I NC obietteranno che si legge il vangelo di Giovanni, il che è vero, e che ci si attiene a quanto sta scritto lì. Ma in realtà è una autocelebrazione della comunità (quasi sempre senza sacerdote, e quando possibile nelle case private), per mettere in evidenza il peccato e il fango dell'uomo, e poi autoassolversi l'un l'altro con un gesto di apparente umiltà. Si fa quello che ha fatto Gesù per dire che in fondo non abbiamo più bisogno di Lui, che possiamo perdonarci da soli. Vuoi mettere l'ebbrezza di ripetere, da laici, quello che ha fatto Gesù e che nella Chiesa lo può fare solo il sacerdote durante la celebrazione eucaristica, che oltretutto rievoca l'istituzione dell'Eucaristia?

Che senso ha fare una celebrazione privata del genere, senza il sacerdote, e con significati propri che abbiamo analizzato, proprio mentre tutti gli altri cristiani sono in Chiesa a celebrare l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio? Vogliamo rispolverare per chi non l'avesse ancora letta una nostra riflessione, riportata di seguito.

Dietro la Lavanda dei piedi neocatecumenale, c'è l'interpretazione letterale, ma non ecclesiale, di Giovanni 13. È con tale interpretazione che si "giustifica" il rito della Lavanda ripetuto in celebrazione assolutamente privata da ogni comunità dopo un paio di anni di cammino.

Ma, a prescindere dalla celebrazione privata (un'altra ritualità anomala dei NC, perché la Chiesa la fa il giovedì Santo, nelle Chiese consacrate, ricordando l'istituzione dell'Eucaristia), è evidente che nel "venne a servirli" citato da Kiko Arguello anche nella lettera al Papa c'è il senso della "lavanda dei piedi" che lui enfatizza nell'Eucaristia e se ne può intuire il perché: perché è l'unico accenno ad un'azione di Gesù nella Cena del Vangelo di Giovanni, mentre la formula della Consacrazione del Pane e del vino [a cui peraltro Kiko dà una diversa interpretazione: "Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa" (!?)] è contenuta solo nei sinottici e nella lettera ai Corinzi (in Giustino ecc.)... Eccoci dunque ancora una volta al malinteso ritorno alle origini e sempre nell'interpretazione letterale di una parte di un vangelo trascurandone altre nonché altri elementi essenziali della stessa:
  1. lo stesso Giovanni non fa altro che parlare del "pane vivo disceso dal cielo" e "chi non mangia di questo pane e non beve di questo sangue...", mentre il Signore ci ha consegnato la formula Consacratoria: "questo è il mio corpo...", "questo è il mio sangue..." con la quale ci ha consegnato Sé stesso, Vivo e Vero, fino alla fine dei tempi...
  2. Il vangelo di Giovanni è stato l'ultimo vangelo redatto, quando nelle comunità la fractio panis era già consolidata e non c'era bisogno di parlarne esplicitamente, tanto più che del Corpo del Signore come pane e del Sangue come bevanda della nuova alleanza (formula della Consacrazione) ne parla a iosa... “Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi.” (Gv 6)
  3. La Chiesa la celebra il Giovedì Santo, giorno del Triduo Pasquale dedicato all'istituzione dell'Eucaristia e, per la Chiesa, la "lavanda dei piedi" oltre ad introdurre al discepolato, simboleggia il 'lavacro' operato dal Sacramento della Riconciliazione, ma soprattutto l’istituzione del Sacerdozio Ministeriale. Cos'è che "giustifica " il rito della Lavanda ripetuto in celebrazione assolutamente privata da ogni comunità neocatecumenale dopo un paio di anni di cammino e per di più celebrato DA LAICI? Soltanto la rivalutazione tutta protestante del sacerdozio battesimale rispetto a quello ordinato, la celebrazione di un rito di “iniziazione” al discepolato, un rito di assoluzione intracomunitaria!
  4. La verità non detta esplicitamente ma da noi più volte ribadita è che Kiko e Carmen si sono fermati alla "lavanda dei piedi", che è appunto un rito di iniziazione, detto "di inversione" che introduce al discepolato. Questo è il vero significato della ritualità anomala operata a due anni d'inizio del cammino ed è anche il vero senso dello "stare seduti" a mensa durante l'Eucaristia - detto anche nella lettera al Papa - mentre Cristo passa a "servirli"!!!! Attualmente, dopo lunghe 'trattative' precedenti l'approvazione degli statuti (come se la liturgia potesse essere oggetto di trattative), si alzano in piedi al momento della comunione; ma non è cambiata l'interpretazione di quelle che per il cattolicesimo sono le Sacre Specie.. Sappiamo da numerose testimonianze e dalla vanità dello stesso Kiko, che ancor oggi si continua a fare la "comunione seduti".
    Kiko sostiene che nel Cammino l’Eucarestia sia il punto fondamentale, tanto da porlo come primo elemento del tripode del cristiano. Inoltre viene fatta all’inizio del Cammino una monumentale catechesi (creduta cattolica da chi la ascolta) sull’Eucarestia e sulla storia dell’evoluzione liturgica (o forse sarebbe meglio dire che secondo Kiko trattasi di “involuzione della Messa cattolica”). Ma quello a cui non si fa sovente caso è che la prima parte di questa catechesi, trattata da Carmen, è tutta rivolta a tentare di identificare il Santo Sacrificio eucaristico con il Seder pasquale ebraico: se la si legge con pazienza si vede come Carmen ripercorra tutte le fasi del Seder pasquale ebraico, tentando di metterle in parallelo con le varie parti della Messa Cattolica, pretendendo di concludere affermando che Cristo non fece niente altro che la cena ebraica, nella quale inserì il Suo Corpo e il Suo Sangue. Semplifico molto per ragioni di lunghezza.
  5. Le recenti parole di Kiko: "Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa" (!?) – confermano quanto appena detto.
    E qui si spiega una cosa incredibile: come mai proprio nella sera dell’istituzione dell’Eucarestia, il Cammino Neocatecumenale NON FA MEMORIALE dell’istituzione eucaristica, che Kiko considera una parte irrinunciabile per una “iniziazione cristiana”?
    Come mai, più che in ogni altro giorno dell’anno, il Cammino non celebra nel Giovedì Santo una grande Eucarestia, in pompa magna, come fanno loro, piena di luci, di canti, di balli, per rendere grazie al Signore per la liturgia che ha donato alla Chiesa? Non certamente per non intaccare la comunione ecclesiale (inesistente) con i riti pasquali della parrocchia! Non certamente per farsi scrupolo di distaccarsi dalla pastorale universale!
    Tutti i sabati che ha fatto Dio i neocatecumenali non si fanno scrupolo di celebrare la loro Eucarestia separatamente dal resto della parrocchia, men che meno fa eccezione la Veglia pasquale! Perché allora il Giovedì Santo no? La risposta la da Kiko: "portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea…"
    A Kiko non interessa nulla della Santa Eucarestia cattolica, istituita da nostro Signore, né di celebrarne l’istituzione, perché lui predica e fa celebrare niente altro che il Seder ebraico! L’eucarestia del Cammino Neocatecumenale non è la Santa Messa della Chiesa, ma solo la caricatura di una Pasqua ebrea (un Novus Ordo brutalmente rivisitato), in cui le sacre specie vengono cabalisticamente sfruttate per intraprendere il viaggio “divinizzante” che si fa lasciandosi trasportare dal “Carro di fuoco(non è così che Kiko definisce l’Eucarestia? Il “Carro di fuoco”?)
    Inoltre: il fatto di rimanere seduti, senza andare in processione per ricevere l’Eucarestia, non si riferisce solo alla parola escatologica in cui “il Signore li farà sedere e passerà a servirli”, ma riguarda appunto l’atteggiamento cabalista di vivere l’evento pasquale: chi conosce l’opera del cabalista Nadav Crivelli sa che costui scrive che per sperimentare il Mà Ase’Merkavà, cioè per intraprendere il viaggio sul “Carro di fuoco” occorre farlo DA SEDUTI. Inquietante, no?
  6. Resta assodato che il fatto che le comunità celebrano la ritualità separatamente dalla parrocchia e ognuna per proprio conto è strumentale per cementare la comunità, Ricordiamo ancora una volta come anche in questo caso si tratta di un cemento solo orizzontale, che non è vera comunione (che si fonda nel Signore ed è fatta unicamente da Lui) ma risponde a leggi psicologiche e non spirituali. Se c'è però qualcosa che affonda le sue radici nell'ordine spirituale, ricordo che non si tratta di una spiritualità cattolica e questo basterebbe per mettere in allarme non solo teologi e liturgisti, ma anche persone credenti che hanno assimilato e vivono la Rivelazione Apostolica che è di natura Soprannaturale e non è "fatta da mano d'uomo"...
La conclusione di tutto ciò è quella di fondo, già richiamata nel titolo: al di là delle ineludibili implicazioni teologiche e spirituali, che fine fa in tutto questo la comunione ecclesiale?

Infine, i riti del Giovedì e del Venerdì Santo, nel cammino vengono giudicati (ed ecco il prevalere della sensazione personale, sul significato serio e profondo della solenne liturgia cattolica) "più suggestivi ed intimi": ovvio, sono fatti separatamente per ogni comunità, proprio per cementare lo spirito comunitario e stringere sempre più i vincoli e gli afflati comunitari, ma non corrispondono ai significati della liturgia cattolica e soprattutto mancano totalmente di cattolicesimo, proprio nel senso di 'universalità', a prescindere appunto dalle altre considerazione teologiche e liturgiche che non non sono certo elementi secondari... e rappresentano comunque momenti di vita ecclesiale rigorosamente 'separati' e quindi fuori dalla comunione ecclesiale, anche durante un tempo liturgico 'forte' come quello della Settimana Santa...

L'Ultima Cena

Nell'Ultima Cena, della quale nel cammino neocatecumenale si enfatizzano i connotati ebraici insieme all’orizzontalità del banchetto fraterno, riporta all'istituzione dell'Eucaristia e alla prefigurazione del Calvario e della Resurrezione: per che cosa dunque si chiama Eucaristia, cioè rendimento di grazie, lode, se non per tutti i doni ricevuti, soprattutto per quelli, escatologici, che non scaturiscono se non dal Sacrificio del Signore? È questo il vero significato cattolico, non solo l'iniziazione al discepolato o la cena fraterna o l’attesa dell’”allegria”! E il Signore non viene “a servire i commensali”, ma ri-presenta al Padre il Suo Sacrificio a beneficio di tutti i partecipanti ai quali è strettamente unita tutta la Chiesa terrestre e celeste, di ogni luogo e di ogni tempo. E TUTTA la celebrazione – opera di Cristo: il Sacerdote agisce “in persona Christi” – è un rendimento di grazie (non solo il momento del ringraziamento finale come subdolamente predica Kiko criticando la Chiesa nelle sue catechesi (OR, p. 330). Essa è la riattualizzazione del 'mistero pasquale', ma non per vivere solo il momento della 'Risurrezione' - come insegna Arguello con altri distinguo addirittura giudaici -, ma il mistero nella sua interezza: 'Passione, Morte e Risurrezione' del Signore Gesù... il suo Sacrificio di espiazione per i nostri peccati ri-presentato al Padre per inserirci nella Sua offerta e riceverne i beni escatologici che è Lui a donarci, non l’Assemblea, la Comunità che celebra... È solo per il Sacrificio di Cristo, poi Risorto che la Santa e Divina Liturgia è fonte di riconciliazione e rigenerazione e che ci introduce sempre più, in Gesù Risorto, nel Mondo della Resurrezione, nella Creazione Nuova!

È solo di una delle molte prassi avulse dal loro significato ecclesiale, presenti nel cammino neocatecumenale e che hanno valenza esclusiva in esso, strumentale all’edificazione progressiva di una entità comunitaria che non è integrata nella vita della Chiesa, anche se ne fa parte nominalmente e tende piuttosto a sostituirsi ad essa. Dovremo successivamente parlare della veglia...