Veglia Pasquale nella Notte Santa
La liturgia non è coreografia, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la morte-risurrezione del Signore. «ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento» (s. Agostino).
— Liturgia eucaristica: Il popolo rigenerato nel battesimo per la potenza dello Spirito, è ammesso al convito pasquale. Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella pasqua di Cristo.
Al centro il Sacrificio
Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la Chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella pasqua di Cristo.
Questo il popolo rigenerato nel Battesimo, questo il compimento della Parola lungamente proclamata nella Notte Santa, questa la Luce del Cristo Risorto che squarcia le tenebre.
Questa la vera libertà: poter offrirsi in Cristo Signore, totalmente.
Il ‘sacrificio spirituale’, immolazione, offerta, sull’esempio della ‘Vittima Immolata per la nostra Redenzione’: “Lo Spirito Santo faccia di noi un sacrificio perenne a Te gradito, perché possiamo ottenere il premio promesso…”. Questo è il ‘cibo solido’ per i fedeli adulti, non più latte, come i bambini.
Pretendono di essere i cristiani veri, quelli che fanno sul serio, eppure questo linguaggio è ostico per loro, oscurantista.
(L’aspetto sacrificale avrebbe oscurato nei secoli il fulgore, lo splendore del Sole della Pasqua, quella delle origini che solo loro hanno riscoperto e che si innesta sulla Pasqua Ebraica.)
Cosa c’è della maturità della Fede nella Veglia Pasquale neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette e saloni della Parrocchia o anche fuori Parrocchia, pur di stare da soli?
Che poi, il fatto stesso di voler celebrare per conto proprio in un totale isolamento dal contesto ecclesiale comporta già di per sé una profonda distorsione.
Per tanti, troppi anni ho vissuto il Triduo Pasquale nel Cammino!
“La Pasqua è il centro di tutto” ripetono spesso, come fosse una loro scoperta, prerogativa esclusiva; e così l’Eucarestia del sabato sera, Pasqua della settimana.
“Se ci toccano l’eucarestia, distruggeranno il Cammino”; "Se ci privano della Pasqua, siamo perduti!".
La Pasqua è il perno di tutto l’impianto, tutto le gira intorno. La Pasqua, completamente rivisitata da Carmen Hernández .
Ma nella Veglia di Pasqua del Cammino è assente Cristo.
Prima operazione di Kiko e Carmen, prodromica a tutto il resto: isolare le comunità dal popolo di Dio, allontanarle dalla Chiesa e separarle da essa, primariamente in occasione della Pasqua.
Una delle prime consegne kikiane: “il Triduo Pasquale si celebra per comunità”. Ne va della vita e salute delle comunità stesse e dell’intero Cammino.
(Chi non ricorda le lotte gigantesche ingaggiate ogni anno col proprio Parroco per tentare di ottenere, ad ogni costo, la celebrazione in forma separata dell’intero Triduo? Così come ti istigavano a fare i catechisti, che preferivano tenersi nell’ombra e mandare te in avanscoperta. Che poi ti chiedevano conto dell’esito e ai quali dovevi portare risultati confortanti; se andava male di sicuro ti incolpavano di essere stato poco convincente).
Liturgia del Giovedì Santo – Cena del Signore
L’istituzione dell’Eucaristia è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna. Lo stesso messale romano invita a meditare su altri due aspetti del mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia.
1. a proposito dell’ Istituzione dell’Eucaristia, cuore di tutto:
Prefazio della SS. Eucaristia I
Sacerdote vero ed eterno,
egli istituì il rito del sacrificio perenne;
a te per primo si offrì vittima di salvezza,
e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza,
il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa.2. a proposito del servizio fraterno della carità, che si innesta in quel cuore pulsante del Sacrificio Eucaristico:
Partecipare consapevolmente all’Eucaristia, memoriale del Sacrificio di Gesù, implica avere per il corpo ecclesiale di Cristo quel rispetto che si porta al suo corpo eucaristico.
3. a proposito dell’ Istituzione del Sacerdozio Ministeriale:
Chi «presiede» la comunità e ne è responsabile, presiede anche l’Eucaristia.
Il Concilio Vaticano II afferma:
«I Presbiteri... ad immagine di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti dei Nuovo Testamento... Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello Spirito li portano al Padre... » (LG 28). «Il senso ultimo del sacerdozio di Cristo e di ogni sacerdozio che da lui trae origine, è quello di essere modello per tutti coloro che offrendosi in lui, con lui, per lui in sacrificio a Dio gradito, mettono la loro vita a servizio dei fratelli.... Cristo e il suo mistero vive e perdura nella Chiesa; la Chiesa non fa altro che rendere attuale questo mistero di salvezza mediante la Parola, il Sacrificio, i Sacramenti, mentre riceve in sé per la forza dello Spirito Santo, la vita del suo Signore da testimoniare nel mondo... Da questa sacramentalità della Chiesa... scaturisce il significato essenziale della consacrazione-missione di quanti sono chiamati a predicare il Vangelo, a presiedere le azioni di culto e a svolgere un ruolo di guida del popolo di Dio» (Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi, Premesse, p. 12).
Al centro l’Istituzione dell’Eucaristia
e, intimamente connessa ad essa, l’Istituzione del Sacerdozio e la dignità che ne discende, sul quale a sua volta si modella il “sacerdozio comune” di tutti i battezzati, che si offrono anch’essi “con Cristo, per Cristo ed in Cristo a Te Dio Padre Onnipotente” mettendo a loro volta la loro vita a servizio dei fratelli.
Cosa c’è di tutto questo nel Giovedì Santo del Triduo neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette?
Il Giovedì Santo è la “Lavanda dei piedi tra i fratelli della stessa comunità”.
Non solo gesto simbolico, fatto dal presidente ad alcuni componenti dell’assemblea. Se c’è il Presbitero deve lavare i piedi a tutti i fratelli della sua comunità, idem il Responsabile (mai sia che sia da meno del prete!). Di seguito, ciascun fratello deve lavare i piedi a tutti quei fratelli che ha giudicato, verso i quali ha nutrito rancore, come gesto di riconciliazione (non dunque di servizio, sull’esempio di Gesù – se non è stravolgimento questo! - stravolgimento nello stravolgimento) e per umiliarsi davanti a lui e a tutta la comunità. Insomma, il Giovedì Santo rischia di diventare nella comunità – come di fatto diventa - una sordida corrida, una sceneggiata penosa; la notte in cui ci si smaschera a vicenda, per kikiana volontà.
Chi oserà opporsi?
Celebrazione preceduta da pena e seguita da lunghi strascichi che rischiano di restare insanabili e insanati per lungo tempo. Sempre, poi, si lascia sul terreno almeno una vittima designata: il fratello (o più di un fratello) insopportabile di turno, immancabile in ogni comunità, il quale, dopo essersi visto lavare i piedi da mezza comunità, si ritira a casa, col segreto desiderio di suicidarsi o di farla pagare a qualcuno.
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Giuda presente in una cena post-resurrezione Un’altra macabra stramberia kikiana |
Si è cambiato debolmente indirizzo solo molti anni dopo, in seguito a qualche tirata di orecchie da parte della Chiesa, di cui si sono sempre guardati bene dal renderne edotti in maniera chiara noi camminanti, ché andavamo tenuti nella più crassa ignoranza, sempre.
Intanto venivano, sempre più spesso, riprovati dagli stessi Parroci e dai Vescovi. Ma, anche in seguito al cambiamento di rotta (indotto), le cose non sono poi mai cambiate più di tanto.
Alla chetichella si è tentato ogni volta di riportare tutto al nastro di partenza (ut semper, d'altronde!). In definitiva tutto è rimasto sempre più o meno uguale, e non si è mai radicata una assiduità ecclesiale tra i camminanti, come prassi diffusa e caldeggiata dai vertici del C.N..
Per i neocatecumeni il Giovedì Santo è nella sostanza, in ogni caso, questo macabro rito comunitario da notte dei lunghi coltelli, forzato e infruttuoso. E basta.
Nella Liturgia neocatecumenale del Giovedì Santo è assente Cristo.
Venerdì Santo: Passione del Signore
L’azione liturgica è dominata dalla Croce; manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia, la Croce lascia spazio solo al silenzio e alla contemplazione.
Contemplazione del seguente Mistero: Gesù come agnello innocente, carico dei delitti del suo popolo, si lascia condurre in silenzio al macello. Gesù muore nel momento in cui nel tempio si immolano gli agnelli destinati alla celebrazione della Pasqua: la sua è un’immolazione «reale», un sacrificio compiuto una volta per tutte, perché la vittima «spirituale» ha reso inutili le vittime materiali. Dal suo fianco trafitto sgorga il sangue da cui sono misteriosamente segnati gli appartenenti al nuovo popolo, quelli che Dio salva (cf Es 12,7.13). Cristo crocifisso è dunque il «vero Agnello pasquale», è lui la «nostra Pasqua» immolata (cf I Cor 5,7). «Vero» perché è la realtà di ciò che i sacrifici antichi esprimevano: l’alleanza con Dio e l’inserimento nel suo progetto di salvezza.
L'ostensione della croce:
Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo.
Venite, adoriamo.Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pepéndit
Vénite, adorémus..
Adorazione della Croce:
Adoriamo la tua Croce Signore,
lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione.
Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo.Crucem tuam adorámus, Dómine,
et sanctam resurrectiónem tuam laudámus et glorificámus:
ecce enim propter lignum venit gáudium in univérso mundo.
Al centro Cristo Crocifisso
imperscrutabile mistero di Dio che ama fino al sacrificio totale di Suo Figlio, fino alla morte.
Questo il Mistero posto alla nostra adorazione/contemplazione. Vittima realmente immolata nel Sacrificio cruento della Croce e nel Sacrificio incruento dell’Altare.
Questo il fulcro della nostra preghiera, del nostro amore.
L’Adorazione della Croce del Venerdì Santo ci fa staccare da noi i nostri occhi, per fissarli in Cristo Signore, Luce, Verità e Vita, Amore che vince la morte, già nel momento del Suo Sacrificio supremo. Amore che a Sé ci attira con potenza.
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| Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pepéndit Vénite, adorémus.. |
“Guarderanno a colui che hanno trafitto” (Zaccaria, 12, 10)
“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Giovanni 12, 32)
In Lui solo dobbiamo fissare il nostro sguardo, Lui solo fare presente alla nostra anima, a Lui solo fare spazio nel nostro cuore.
Cosa c’è di questo nel Venerdì Santo del Triduo neocatecumenale da celebrare per comunità nelle salette?
Il Venerdì Santo nel Cammino è quello che oggi non riesco a definir meglio che come “L’adorazione dello scrutinio dei kikatekisti”. Costoro, tra i loro primi compiti istituzionali, hanno quello preminente di illuminarti sulla “tua croce” e farti capire, o aiutarti a capire, qual è. Tu devi darle un nome. Alla croce va dato un nome, sempre, altrimenti i tuoi catechisti ti dicono che sei fuori dalla realtà, fuori dalla TUA storia e non hai discernimento.
Il Venerdì Santo ci si deve riunire nuovamente in comunità – per kikiana disposizione - per l’adorazione della croce, appunto. Intanto interessante è chiarire bene in cosa consista per loro questa celebrazione annuale. Bisogna che ogni comunità abbia una bella croce lignea abbastanza grande, da porre al centro dell’assemblea, ben preparata sul solito tappeto e sollevata e riposta su un bel drappo rosso.
Dopo la celebrazione della Parola e il canto del salmo 21 in versione kika, ciascun fratello procederà all’adorazione personale, inginocchiandosi davanti alla croce e contemplando in essa non il Cristo Crocifisso, ma la propria croce concreta di quel momento della propria vita: “Noi non adoriamo Cristo sulla croce, ma ciò che ci fa soffrire, ciò che non riusciamo ad accettare: quella che è la nostra propria croce. Questa nostra croce concreta, croce gloriosa, dobbiamo contemplare, adorare e amarla e entrare in essa.” (questa più o meno la consegna).
Si sosta un tempo, si bacia e si torna al posto.
Se pure questa seconda sera c’è un presbitero a celebrare con la comunità, anch'egli vivrà la liturgia allo stesso modo.
Neppure il Venerdì Santo è stato mai raccomandato a nessuno di partecipare ‘anche’ alla Celebrazione in Parrocchia. Anzi a maggior ragione lo si ritiene inutile, perché - si dice in aggiunta - che “Tanto la funzione è proprio la stessa. Che senso ha fare una doppia adorazione?"
Ma anche nella Celebrazione del Venerdì Santo in Parrocchia, come il Giovedì Santo, la Chiesa non ci priva del Corpo di Cristo – del quale non sembrano tenere un gran conto - a cui possiamo comunicarci. Mentre la Chiesa ci indica, diversamente da loro, la vera via: Adorare Cristo Signore e non noi stessi con i nostri guai attuali. Adorare Cristo Crocifisso che, per amor nostro, è stato inchiodato ed è morto sulla Croce. Mistero incommensurabile.
Nella Liturgia neocatecumenale del Venerdì Santo è assente Cristo.
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| Storica Parrocchia neocatecumenalizzata di Scandicci |
E siamo giunti infine alla Settimana in albis,
e i neocatecumenali continuano la loro sceneggiata. pasquale.
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| Biancovestiti, in fila verso la Cinquantina |
Pensiamo ai neonati/neofiti che nell’ultima Veglia hanno appena rinnovato - in forma solenne - il battesimo e ricevuta l’agognata veste bianca.
Pensiamo a tutte le comunità che, già da tempo, hanno finito il cammino.
Tutti sono impegnati nella Cinquantina, a prolungare e confermare l’auto-esclusione e auto-isolamento dei ‘kikiani adulti’ dalla comunità ecclesiale.
E’ come un sigillo del loro futuro ineluttabile destino, tanto più ingiustificabile ora che hanno finito il cammino.
Non sono più catecumeni/apprendisti ma fedeli e basta. E dunque?
Kiko e Carmen, con questo dei lontani da formare pian piano, hanno preteso di tutto e legittimato qualunque cosa: salette e riti a parte, piccoli gruppi e relativi scrutini, celebrazioni ‘autoctone’, Eucaristie a modo loro, Santa Pasqua e Triduo rigorosamente fatti su misura per la ‘piccola comunità’.
Ma una volta finito il cammino, tutto questo che senso ha? Non ha alcun senso.
Ci hanno preso gusto, questo sì purtroppo!
E poi… loro sono gli ‘eletti’! Vogliamo scherzare?
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| Perchè non ci fate vedere la coppa? Ah, l'arcano! |
E così, non contenti, continuano sempre sulla stessa linea di totale autonomia, anche quando hanno finito il cammino, che – lo ricordiamo ancora - aveva come scopo di inserirli finalmente nella Chiesa e nella Parrocchia in cui dovevano dissolversi alla buon’ora.
Continuano, in piena autonomia, a inventarsi cose impensabili, totalmente arbitrarie e strampalate.
Non sanno proprio farne a meno, si vede, delle loro esilaranti trovate. Pur di distinguersi, pur di rimarcare la loro unicità. Insomma, sono gli altri che, caso mai, devono andare a loro, loro non vanno verso nessuno.
La formazione che hanno ricevuto li ha portati a questo e, forse, a questo punto dobbiamo amaramente riconoscere che era inevitabile!
Il cammino ha forgiato disadattati, gente capace di vivere solo tra di loro. Solo tra di loro si capiscono, tra di loro acquista senso ciò che fanno; insensatezze a cui danno un valore assoluto. Questo gli è stato inculcato, roba di cui non si può fare a meno ma che produce solo altri danni. Come se quelli già prodotti dal Cammino fossero pochi!
Un rigido cerimoniale di corte imposto dal sacerdote/profeta che continua indisturbato a regnare su di loro per averli sapientemente legati a sé a vita con un vincolo sempiterno di obbedienza cieca che non conosce eguali.
Ma quello che più stupisce è osservare come Kiko - di fatto - ha cancellato Cristo.
Lui, il “Giovanni Battista in mezzo a voi!” ante litteram, astutamente, ha ignorato “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv. 3, 30) e ha estromesso Gesù. A chi gli dovesse chiedere: “Sei tu il messia che deve venire?” (cfr. Lc.3, 15s.), sicuro risponderebbe: “Sì, io lo sono!” ...”il messia è abitante in me”. Per questo tutto di sé ha intriso.
Ho vissuto 30 anni nel Cammino e oggi ho coscienza: nella liturgia delle comunità tutto parla di lui, di Kiko, e te lo mette costantemente davanti.
Cristo Gesù non c’è, per Lui non c’è mai posto nell'albergo... (a cinque stelle)!
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| "Madre Nostra Addolorata, donaci il tuo sguardo d'Amore che penetra il Mistero" |























