sabato 17 febbraio 2018

La grande truffa del neocatecumenalismo

Ci segnalano da Facebook che gli stessi fratelli del Cammino sono perfettamente al corrente della grande truffa neocatecumenale«Lo statuto approvato dalla Madre Chiesa non svela tutto per filo e per segno...»

E non hanno nulla da ridire: «...ed è giusto così. Se sapessimo tutto, che senso avrebbe fare il cammino».

Chiaro? Lo Statuto «non svela tutto», per cui il Cammino contiene dei segreti arcani che la Chiesa non ha approvato (infatti lo Statuto non li prevede) e che verranno "svelati" quando ai dirigenti del Cammino farà comodo.

Solo così ha «senso» il Cammino.

E chi sono gli incaricati di "svelare"? Ovvio: i cosiddetti «catechisti» neocatecumenali.

«Avete dei catechisti, preoccupatevi di parlarne con loro». La Chiesa Cattolica per i kikos non conta nulla, il sacerdozio ministeriale (quello di santificazione, di insegnamento, di guida spirituale) per loro non conta nulla: voi fratelli del Cammino «avete dei catechisti», e perciò in caso di dubbi, fatiche, difficoltà, «preoccupatevi di parlarne con loro». Con loro, non con gli uomini che la Chiesa ha investito del sacerdozio ministeriale.

Infatti «la prima cosa» che viene imposta nel Cammino è l'«obbedienza ai catechisti», come se voi foste dei monaci vincolati dal voto di ubbidienza e i cosiddetti "catechisti" fossero il vostro abate e direttore spirituale. Come se la vostra libertà non contasse nulla. Come se la Chiesa fondata sul sacerdozio non contasse nulla.

E l'altra «prima cosa» che viene imposta fin dagli inizi del Cammino quale è? «La riservatezza», cioè la segretezza. Solo i cosiddetti "catechisti" possono «svelare» e "consegnarvi" ciò che la Chiesa non ha approvato, che lo Statuto non contiene, e che voi ugualmente dovrete sorbirvi. A cominciare dalla "Decima".

giovedì 15 febbraio 2018

Cammino neocatecumenale: "ideologia" inutile e dannosa, un dragone che invade le anime.

È indiscutibile che il cammino neocatecumenale si sia ridotto a un’ideologia [nota 1] che non ha mai realizzato le sue promesse, quelle che si ricevono con le "catechesi iniziali". Anche questo blog ha dimostrato che l'itinerario neocatecumenale, approvato bonariamente dal Vaticano che ancora ne aspetta i frutti di obbedienza, alla fine risulta non cattolico! Questo è confermato da testimonianze e dalla messa in evidenza dei gravi errori teologici, dottrinali e liturgici, che continuano ad accumularsi lungo gli anni di vita di questa creatura più settaria che religiosa; nasce, potremmo dire, un religioso settarismo che è quanto di più deleterio possa esistere nella Chiesa “Cattolica”!

Mega-grafico di Don Kikolone per istruire il Papa
su come si diventa cristiani riscopritori
del battesimo in... una trentina d'anni di Cammino
Una ideologia che naturalmente segue le disposizioni/imposizioni di Kiko e dei suoi fedeli seguaci che, alle volte, sono più intransigenti dell’iniziatore stesso, per intimorire la platea e far rispettare una struttura gerarchica basata sul ricatto e anche, strano a dirsi, su quell’affettività malata (stigmatizzata negli scrutini come disgustosa) che lega i neocatecumeni ai propri "catechisti": a costoro si confida la propria vita fin nei minimi particolari e si accetta, supinamente, ogni sorta di reprimenda, fino ad incarnare una vera e propria sindrome di Stoccolma.

Uomini adulti, tante volte esposti in assemblea, davanti ai loro stessi figli, ad ogni genere di umiliazioni e che, a testa china, subiscono tutto.
È sorprendente come questa struttura, con il passare del tempo, renda i suoi componenti degli psicolabili che non hanno più la forza di scrollarsi di dosso l'ingombrante presenza dei loro "catechisti" (essi dovevano svolgere un "servizio a termine", secondo la bugia primordiale delle prime "catechesi") che tante volte si trasformano in aguzzini, gente che ingrassa di potere e di arroganza, proprio come i loro fondatori.

Il cammino si appresta a celebrare i cinquant’anni di vita, ma se si interrogano le persone che ne fanno parte almeno da trent'anni, certamente diranno che la loro vita è cambiata "grazie al Cammino" e mai “grazie a Cristo”, se poi andiamo a vedere da vicino ciò che succede nella vita di costoro, ci accorgiamo che essi stessi non ne sono poi così tanto convinti. Basta essere presenti ad un "giro di esperienze", dove si fa a gara nel dire come abbiano la vita a pezzi e che, se non ci fosse il cammino, chissà loro cosa sarebbero! Certamente gente più sana commento io!
"Ultima cena post-resurrezione" di Kiko:
Lino Lista spiega l'«ideologia» sottesa
Pensavo poi alle infinite convivenze di inizio corso, agli annunci dei "momenti forti" (così denominati dai neocat) come Avvento e Quaresima. Oppure agli "scrutini" che sono interminabili, proprio per far credere che quello che si sta facendo è la cosa più importante, anche se a casa ci sono i genitori da accudire o i bambini che hai lasciato con una babysitter che, intanto, gli sta facendo vedere film alquanto spinti (accaduto realmente ai miei figli).

Tutto è diventato una ripetizione noiosa fino all’inverosimile ed un “mantra” da acquisire, che li marchia e li accompagna in qualsiasi posto essi si trovino. Appena aprono la bocca per dire un loro parere, si capisce subito la loro appartenenza. Tra l’altro, l’abbiamo visto anche nel blog, quando intervengono sono inconfondibili, tutti hanno lo stesso stile!

Ho fatto caso che il tema dei passi biblici che si scelgono nelle convivenze o negli annunci periodici, vanno sempre nella stessa direzione: confermare quello che Kiko dirà subito dopo, per presentare e rafforzare la sua ideologia e farla passare come una verità assoluta della Chiesa cattolica. Io mi chiedo come mai non vengono presi mai passi come, ad esempio, quelli che citavo in un mio precedente post, di San Paolo quando dice, in due momenti diversi e a due comunità diverse, la stessa cosa?
Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini! (1 Cor 7, 23)“Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” (Gal 5, 13).
Ed invece no, perché potrebbe risvegliarsi quel senso di libertà vera che è iscritto nella coscienza di ogni uomo e che porterebbe a ribellioni non desiderate affatto nell'ambito di una struttura settaria, cristallizzata nel tempo, come il cammino. Ancora di più, Paolo invita a non accondiscendere alla libertà che diventa un pretesto per assecondare i desideri della carne, mentre nel cammino è inevitabile che ognuno si convinca che dei desideri della carne è schiavo e non può fare niente per liberarsene. Ed è così che il peccato, per questa gente malata di ignoranza, si trasforma in un’esperienza immancabile per capire la bontà di Dio e non una trappola da cui sfuggire immediatamente.
Insomma cattolicesimo e cammino sono due posizioni completamente opposte, che dovrebbero aprire la comprensione a cosa sia il Cristianesimo e cosa il Neocatecumenato, due realtà agli antipodi: chi sta nel cammino neocatecumenale non può assolutamente chiamarsi "un vero cristiano". Gli adepti, forti di sentirsi nella verità, vivono un incredibile, vuoto e scialbo lassismo e dicono, esplicitamente, che sono impossibilitati a fare opere di carità, cosa che invece Paolo richiede a quanti ammaestra quando dice: ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri, e non credo stia parlando di un servizio materiale soltanto, ma spirituale, come chiarirà espressamente in altre lettere: Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole (Rm 14, 19); Quindi anche voi, poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di averne in abbondanza, per l'edificazione della comunità” (1 Cor 14, 12); Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Ef 4, 29), tutto tende al bene comune e al proprio miglioramento spirituale. (Al contrario di quelli che intervengono sul blog per attaccare con arroganza chi non va loro a genio.)
Perché nel cammino non si prende mai in considerazione l’altro brano paolino agli Efesini:
Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità (Ef 4, 14-16).
Continuiamo qui a denunciare l'abuso, strumentale ai propri fini, della Parola di Dio, così come ci esorta a fare San Giovanni Crisostomo in una sua omelia, oggetto di un recente post; si è completamente fuori dalla unità di intenti su cui si rinsalda la chiesa cattolica.
I fanciulli possono essere sballottati da qualsiasi vento di dottrina, non certo chi si trova in un progetto per arrivare alla fede adulta, quella che si consegue in una continua crescita che edifica se stessi nella carità e non nell’obbedienza cieca a dei laici nominati catechisti da un tal Kiko, circoncidendo la ragione!

Come si deve essere più chiari di così: edificare se stesso nella carità, questa la parola che S.Paolo consegna a chi vuole crescere finalmente, cercare sempre di innalzarsi sul male a cui ci induce la tentazione che mai sarà al disopra delle nostre forze, se confidiamo in Dio! (1Cor 10, 13) Per cui, se veramente si vuole, è normale per un cristiano “Adulto” non peccare! Certo necessita una crescita continua, che aumenti la sensibilità spirituale che, a sua volta, conduce alla conoscenza di cosa sia la sapienza e l’intelligenza biblica e, finalmente, a possederla: Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza” (Gb 28, 28).
Preparando logo para 50 años
del Camino Neocatecumenal:
si ostinano a disegnare i gradini della risalita!

Cosa si vuol dire? Che si rifletta su come il cammino sia lontano da ogni aspirazione di crescita: nel suo progressivo sprofondare e perdersi nei meandri della conoscenza dei propri peccati, non resta spazio per l'ascesi, quel percorso di risalita dalle acque del nostro battesimo, che pure vediamo nel disegnino (scelto anche come logo per la cerimonia dei 50 anni, ormai alle porte) simbolico di Kiko. Ma dei gradini in salita KIKO NON PARLERÀ MAI.

Kiko continua, lungo tutto il cammino, con l'uomo insozzato dal fango, falsamente estrapolato dal Vangelo di Giovanni e messo al posto dell'unguento della ricreazione del cieco nato. L'uomo vecchio, sempre più consapevole della sua eterna condanna a peccare, scende nelle acque del battesimo kikiano e lì sprofonda, mai emergendo come "nuova creatura rigenerata" e mai intraprende il cammino di risalita, di crescita, di maturazione cristiana.
Tradimento assoluto delle più elementari promesse di un percorso che pretende di condurre alla riscoperta del Battesimo!
A partire proprio dal Battesimo, attraverso tutti i miracoli di Gesù accompagnati dal "Va’, e non peccare più!", appare, davanti all'uomo redento, una via nuova di luce e di vita perfettamente percorribile, inaugurazione di una vita di grazia che si può intraprendere, perché finalmente innamorati di Gesù, che ci ha salvati gratis!

Essere spinti dal desiderio di crescere, di grazia in grazia, "al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef.4, 12-13).
Queste Parole di vita, piene di speranza, che ci guidano di luce in luce, di grazia in grazia, parole che non ascolti mai dalla bocca di Kiko, parole che servano alla edificazione vicendevole sulla via della santità, alla quale finalmente si aspira con tutte le forze. Pieni di speranza.
Ma questo cammino di 30-40-50 anni, di tutta la vita, allo stato dei fatti, ti porta solo a regredire sempre più.
Che ognuno indaghi su se stesso, attraverso l'approfondimento della Parola di Dio, e misuri quanto sia adulta la propria fede e non se lo faccia dire da persone che neanche sanno cosa significa: né la perseguono loro, né la indicano agli altri.

Come si fa ad edificare se stessi nella carità? Certamente non con l’itinerario che pratica il cammino, che hanno prospettato a Giovanni Paolo II per ottenere la famosa letteraOgniqualvolta, fortemente voluta per consolidare la mentalità del “Siamo approvati!" e per avere mano libera e spadroneggiare sulle coscienze.
Preparazioni interminabili sulla Parola di Dio, celebrazioni anch’esse interminabili, catechesi chilometriche dove si ripetono le stesse cose proprio per inculcare - persuasione occulta - quei concetti base che devono supportare la vita del neocatecumeno; non sono ripetizioni a caso, ma quelle opportune che devono agire nell’inconscio, affinché si abbia il comportamento desiderato. Tecnica accentuata ed aggravata dal fatto che è impossibile instaurare un dialogo, come è impossibile controbattere. Promettono che ci sarà un tempo in cui si potrà parlare con i "catechisti", ma si fa riferimento agli scrutini previsti nelle varie tappe, in cui si deve rispondere ad un preciso questionario, che contempla sempre il prima e il dopo l’incontro con “il cammino” affinché, quando si parla in altri ambienti, la struttura del discorso viene portata alla stessa stregua per fare apparire la “Grande bontà e potenza” di questa iniziazione cristiana, fare apparire il genio degli iniziatori!

"Yeshivà", cappella della Parola
nei Seminari Redemkikos Mater
Anche la “Scrutatio”, che sembra la cosa più libera, dove si può spaziare senza limiti, anticipata e diretta da una catechesi, diventa un momento formidabile di indottrinamento. Si procede per passi paralleli, che si vanno a prendere in gran numero perché altrimenti non si saprebbe come procedere per occupare un tempo alquanto lungo in cui non si può neanche parlare con qualcuno, per chiarirsi o confrontarsi l’uno con l’altro, che sarebbe certo di grande arricchimento per chi non ha rinunciato a pensare e vuole imparare! Invece ci si addentra nella Scrittura, con al fondo la predicazione ricevuta, l'orecchio aperto in quella sola direzione, cosicchè si troveranno solo conferme, quelle precisamente attireranno l'attenzione e confermeranno l'autorità dell'unico e solo maestro: Kiko. Questo il suo scopo, che consegue brillantemente. [nota 2]
Ecco spiegata la richiesta di silenzio assoluto che va rispettato, in un ambiente di preghiera più che non all’Eucarestia, e voluto proprio per evitare la comunicazione tra i partecipanti.
Su tutti i fronti, l’esperienza del cammino neocatecumenale è devastante, si diventa come automi che vengono comandati con la carota e il bastone: se esci dai binari sei bastonato, se rimani in essi vieni premiato con qualche servizio nella comunità e puoi diventare addirittura catechista, se ti vedono abbastanza inquadrato.

(da: Veterano) 


[nota 1]
Dalla Treccani:
"il termine "ideologia" ha... conservato un significato più specifico e ristretto, che viene utilizzato per indicare dottrine e movimenti politici precisi (comunismo, nazismo, fascismo), accomunati da alcune caratteristiche: la presenza di un retroterra teorico più o meno elaborato, che pretende di fornire una spiegazione esaustiva (e definitiva) dei processi storici e sociali; il tentativo di trasformare totalmente la società e l’uomo, secondo un preciso modello; l’intensa partecipazione emotiva dei militanti, spesso simile alla ‘fede religiosa’; il ruolo-guida di un partito dotato di una ferrea e capillare organizzazione.

[nota 2]
Si segnala questo interessante articolo, dal quale si trae un assaggio prezioso:
Dice lo Statuto, art.11 al comma 4...
c.4. Per approfondire la Scrittura «con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa», i neocatecumeni si avvalgono soprattutto della lettura degli scritti dei Padri, dei documenti del Magistero, in particolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, e di opere di autori spirituali.
[Questa poi… Solo la mano benevola di chi sa il fatto suo ha potuto scrivere ciò. Chi l’ha scritto (vogliamo essere buoni) non è stato informato che per i neocatecumenali, dalla ‘nascita’ della comunità fino al ‘secondo passaggio’, passano a volte anche più di 7 anni e, durante questo tempo gli unici testi dei quali si avvalgono i neocatecumenali sono il dizionario di teologia biblica di Léon-Dufour ed un testo dalla copertina blu, ormai non più spacciato dai "catechisti", dal titolo “Le tappe della storia della salvezza”. Ambedue i testi traggono gli argomenti esclusivamente dalle pagine della Bibbia senza integrare e attualizzare in alcun modo la Tradizione bimillenaria della Chiesa cattolica, condizione essenziale per una corretta esegesi che attualizzi fondatamente le letture bibliche.]

martedì 13 febbraio 2018

La Madre di Dio e il Cammino Neocatecumenale: uno studio. Le Nozze di Cana (I)

LA VERGINE MADRE DI DIO
E IL CAMMINO NEOCATECUMENALE

articolo di Lino Lista e Beati Pauperes Spiritu

Con il presente articolo diamo inizio a un ciclo di riflessioni sul ruolo assegnato alla Vergine Maria nel Cammino Neocatecumenale.

Data la densità degli argomenti da trattare – Kiko è sempre molto prolifico nel fornire materiale che dimostri le sue convinzioni eterodosse – divideremo questa prima riflessione in due parti.



1. Kiko e le Nozze di Cana - Parte Prima.

Per noi cattolici la figura della Madre di Dio è fondamentale. Non c’è nessuno che possa dirsi cattolico che non conosca, non ami la Theotókos (dal greco antico: Θεοτόκος; Genitrice o Madre di Dio) e non ne sia devoto. La venerazione per Maria ha conosciuto uno sviluppo importante negli ultimi tre secoli, a partire dal XVII, con il fiorire di scritti teologici, interventi magisteriali e la fondazione di ordini religiosi ad Ella ispirati. Ben due dogmi (sui quattro attribuiti alla Madre di Dio) sono stati proclamati fra il XIX e il XX secolo: l’Immacolata Concezione, nel 1856, e l’Assunzione nel 1950.

La devozione per la Santa Vergine è una cartina al tornasole in grado di far distinguere un cattolico da un eretico: gli eretici, in quanto ispirati da Satana, odiano la Madonna. “Dimmi qualcosa sulla Madonna e ti dirò chi sei”, si può affermare parafrasando il detto.

Kiko Argüello, fondatore del Cammino, sostiene di essere stato ispirato dalla Vergine Maria, la quale lo avrebbe indotto a iniziare il CNC. Identica affermazione pronunciò Carmen Hernandez, alla quale il messaggio sarebbe stato dato mediante una locuzione interiore. È notissima – giacché ripetuta fino alla noia – la storia della visione che Kiko avrebbe ricevuto l’otto dicembre del 1959. Inizialmente, e per due decenni, il pittore spagnolo narrò di aver visto la Madonna in forma sensibile, nell'aspetto poi ritratto nell'icona “Madonna del Cammino”. Soltanto successivamente Kiko riferì che la presunta apparizione era stata una "visione intellettuale". Già il cambio di versione induce a dubitare sulla sua veridicità.

Volendo dare credito a Kiko e a Carmen, si dovrebbe immaginare che nel Cammino la presenza della figura di Maria sia preminente, che agli adepti del Cammino sin da subito venga svelato il ricchissimo tesoro custodito dalla Chiesa su Maria. Si dovrebbe supporre che, sin dai primi tempi dell’ingresso in Cammino, gli adepti siano introdotti alla spiritualità, alla devozione mariana e sia insegnata la recita del Rosario, a Lei tanto caro. Tutti i Santi “mariani”, infatti (come Massimiliano Kolbe, Luigi Maria Grignon de Montfort, Alfonso Maria de’ Liguori, Giovanni Maria Vianney, Antonio di Padova e non ultimo papa Giovanni Paolo II, solo per citarne alcuni) hanno messo il proprio apostolato sotto il manto di Maria, diffondendone la venerazione. Anche Papa Francesco non ha mai mancato di ricordare ai cattolici l’importanza della figura di Maria:
"La Chiesa, quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e chiede: 'Mostraci Gesù'. È da Lei che si impara il vero discepolato [...]".

Nel Cammino, nonostante le vantate apparizione e locuzione, non accade così.

Nei primi volumi originali del catechismo del Cammino sbobinati dalle predicazioni di Kiko e Carmen in Spagna, i riferimenti alla Vergine sono scarsissimi e presentano due caratteristiche inquietanti. In primis, la sensazione che si percepisce è che la conoscenza di Maria da parte di Kiko sia molto rudimentale: Maria è citata solo in riferimento agli episodi evangelici più noti (Annunciazione, Natività, Magnificat), ripetuti più volte e sempre privi di approfondimento teologico. In altre due occorrenze si riferisce delle Nozze di Cana e dell’episodio in cui Gesù prende (apparentemente) la distanza dalla Madre e dai "fratelli". Per il resto, in oltre 900 pagine, il nome di Maria non compare più.

In sintesi: nei primi quattro volumi del Direttorio, corrispondenti ad almeno 6-7 anni di Cammino, il nome di Maria compare in tutto 61 volte, una sola volta nel volume dello Shemà. Davvero poco per chi continuamente sostiene di essere stato destinatario di messaggi mariani!

Per motivare queste mancanze madornali, nelle sue catechesi Kiko più volte ha affermato – excusatio non petita – che Maria è una figura "nascosta", "silenziosa", "che agisce dietro le quinte", ma che nel Cammino verrà il momento in cui il neocatecumenale potrà scoprirne la figura. Da ciò l’adepto avanzerà in questo gioco dell'oca, di passaggio in passaggio, nell'attesa della mirabolante "rivelazione" annunciata da Kiko.

Questo tempo giungerà nell'ambito della tappa del "Padre nostro" che dura circa quattro anni e include un pellegrinaggio al Santuario di Loreto. È nel Santuario che, dopo una convivenza nel Centro Neocatecumenale di Porto San Giorgio, i neocatecumenali potranno finalmente pregare con il Rosario.

Dovranno passare, quindi, mediamente sedici-diciassette anni, prima che possa aprirsi l'agognato passaggio, sedici anni per scoprire qualcosa che la Chiesa Romana rende disponibile da sempre! Chi ha vissuto l'esperienza neocatecumenale è rimasto sbalordito dalla banalità degli argomenti trattati, specie perché annunciati da un uomo che riferisce di aver goduto dell'incredibile dono di una visione intellettuale della Vergine.

Nelle 43 pagine del catechismo di Kiko riferite alla suddetta tappa, 2 sono dedicate alla storia della costruzione del Centro di Porto San Giorgio, 2 alla storia della Santa Casa di Loreto (per concludere che Dio aveva già progettato fin dalla fondazione del mondo che il Cammino dovesse impiantarsi vicino ad essa), ancora 3 pagine sulla missione del Cammino. Quando finalmente si giunge a parlare della Madonna, non si ascolterà altro da Kiko che banalità: l’ispirazione “mariana” del Cammino, la presenza di Maria nella vita del neocatecumenale all'interno del Cammino, il rapporto materno che Maria ha con gli uomini. Sedici anni di comunità per sentirsi dire che Maria è nostra Madre!

In secondo luogo, ed è l'aspetto più preoccupante, gli episodi evangelici che riguardano la Madonna sono sempre trasformati secondo la filosofia del Cammino.

Il primo caso eclatante che analizziamo concerne il racconto delle Nozze di Cana. Ancora una volta Kiko si dimostra incapace o riottoso nello spiegare il simbolo (da symbállō = metto insieme) nella sua parte trascendente.

Di seguito il racconto evangelico.
«Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino". E Gesù le rispose: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora". Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela".
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto". Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora".Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.»
La frase più celebre di questo Vangelo, evidenziata in grassetto, nella koinè suona: "Τί ἐμοὶ καὶ σοί, γύναι", testo variamente tradotto e interpretato. "Quid mihi et tibi, mulier?", recitò la Vulgata, che reso in italiano è: "Che c'è fra me e te, o donna?", una chiara presa di distanza di Gesù dalla Madre, la quale aveva evidenziava la mancanza del vino. Diversi commentatori hanno raddolcito l'espressione, come nel testo CEI che abbiamo riportato.

Come poteva regolarsi l'esegeta Kiko Argüello, nel proporre una sua catechesi? Non differentemente dalla sua lezione su Gv 9, in cui il cieco nato scambiava Cristo per un teppista, agitando il bastone e insultando Gesù e gli Apostoli con gli epiteti "Sporcaccioni! Disgraziati!".

Come interpreta Kiko il racconto di Cana, nella tappa del Padre Nostro? Con la solita pantomima, naturalmente.
La mancanza di vino, in uno sposalizio ebraico, indubbiamente procurava agli sposi e ai familiari dello sposo una pessima figura ed era motivo di dispiacere. Kiko, da par suo, esaspera questa circostanza e la muta in una comica esagerata, una terribile sofferenza, una rovina del matrimonio. Fa intervenire perfino i cugini e un nonno nel suo spettacolino:
«La Vergine Maria si accorge che in quel banchetto non c’è più vino. Come mai lei se ne rende conto prima di Gesù Cristo? Cristo non si è reso conto, oppure lo sa e non fa niente. La Vergine Maria si è resa conto che stanno soffrendo, che con questo avranno sofferenze orribili, che vanno incontro al disonore, che le nozze di quella povera coppia sono rovinate! Quella prima notte di nozze sarà una sofferenza, perché arriverà il nonno a dire: "Non c’è vino", e il padre: "Ma che succede con il vino? Che diranno adesso i cugini che sono venuti da lontano? Si saprà in tutto il paese, succederà una rovina". Si possono capire queste cose, no?»
La bruttezza che salverà il "mondo": vetrata di Kiko in vendita
nel Kiko-shop CAAL di Roma.
Al peggio, però, non c'è limite. La vera e propria sofferenza (per l'ascoltatore e per il lettore consapevoli) sta nel colloquio che Kiko immagina si svolga tra Gesù e la Madre. Si superano ampiamente le palle di fango che Kiko, nella catechesi su Gv 9, fa lanciare a Cristo sul cieco nato per fargli riconoscere i peccati:
«Maria dice: "Non hanno vino". Gesù Cristo la tratta male dicendo: "Che c’è tra me e te, donna?". Questa è una frase carinissima, vuol dire: "Come devo sopportare le tue nevrosi? Che mi importa se tu sei una nevrotica che non può veder soffrire nessuno? Non mi coinvolgere nelle tue cose! "Non è ancora arrivata la mia ora". Ecco, vuoi dire qualcosa del genere. "Che c’è tra me e te? lo ho una missione che va molto al di là di quello che tu puoi pensare". Ma suo Figlio può brontolare quanto vuole: la Vergine Maria chiama i servi – Lui continua a brontolare e lei: "Di' tutto quello che vuoi" – e dice: "Andate da lui e fate quello che vi dirà''. Ma se Cristo sta brontolando e sta dicendo che non vuole far niente, che non è arrivata la sua ora… Niente! I servi vanno da lui e lui smette di brontolare - il potere delle donne! - e dice ai servi: "Portatemi le brocche della purificazione".»
Nel cuore della sua penosa esegesi Kiko infila una serie di blasfemie senza precedenti. La Madonna in bocca al Figlio è presentata come una nevrotica e Gesù come un brontolone. L'intero episodio di Cana secondo Kiko sembra voler imitare una gag di Casa Vianello.
Il seguito, purtroppo, non innalzerà il livello della catechesi.

Il passo evangelico di Cana è carico di simboli commoventi, ciononostante Kiko riesce nell’ardua impresa di non indovinarne neppure uno. La visione di Kiko è orizzontale, egli elimina del tutto la parte trascendente che i simboli cristiani sempre sottintendono. Nelle esegesi neocatecumenali c’è solo il qui e ora, manca l’eternità. I simboli cristiani sono piegati alle necessità del Cammino, del quale i Vangeli diventano una semplice prefigurazione. Tutto rimanda al Cammino, che invece di essere un movimento in ascesi verso Dio diventa un circolo vizioso, una ripetizione sempre uguale delle stesse scene.

A Kiko non interessa parlare della Madonna, ma subdolamente consolidare nella mente dei suoi adepti la convinzione che il Cammino è eterno, voluto da Dio, e, nel caso specifico, allontanarsi dal Cammino vuol dire “perdere il vino”, “perdere la festa”, ritrovarsi nella rovina, nella morte e nella disgrazia.

I neocatecumenali, fuori del movimento, “non hanno più vino”.

domenica 11 febbraio 2018

La parrocchia strumento di salvezza

Il Cammino Neocatecumenale si appresta a festeggiare in pompa magna in Italia, a Roma, i suoi "50 anni" di vita¹.

Il suo fondatore, Francisco Gomez Argüello detto Kiko, ha già dato delle indicazioni: le celebrazioni avverranno a maggio 2018, il papa ha accettato d'essere presente, chissà perché non si farà un'Eucaristia (forse perché avrebbe dovuto essere una Eucaristia cattolica e questo sarebbe stato di cattivo esempio agli adepti, ma soprattutto ai vescovi, a cui ripete da anni: "noi celebriamo così, con il pane così, con il vino così, con le monizioni, le risonanze...") ma un invio delle "communitates in missionem", cioè comunità anziane che vengono trapiantate dà una parrocchia ad un'altra per completare la neocatecumenalizzazione di quest'ultima.

Ma Kiko non sarà l'unico a festeggiare i 50 anni della propria scomoda presenza nelle parrocchie italiane: ci saranno molte parrocchie in Italia che festeggeranno i propri 50 anni senza i Neocatecumenali: perché mai li hanno accolti o perché, dopo un periodo più o meno lungo, questi se ne sono andati, di solito lacerando la parrocchia e portando via molte anime con sé, ma almeno liberandola della propria ingombrante presenza.

Una parrocchia, simbolo di tutte queste parrocchie deneocatecumenalizzate, è la parrocchia di San Francesco in Trieste: essa ha già celebrato il cinquantesimo nel 2015 e la redazione di questo blog ha ricevuto il libretto che è stato dato alle stampe in quell'occasione.

Delle circa settanta pagine del semplice fascicoletto, una prima parte è dedicata ai documenti sulla fondazione della chiesa, all'affidamento ai frati minori conventuali, alla planimetria, mentre la la parte più estesa è dedicata alla sezione "I parroci raccontano" in cui i sacerdoti che si sono succeduti alla guida della parrocchia, riferiscono la propria esperienza e danno rilievo agli elementi che ritengono più importanti.

Ebbene, delle due pagine scarse scritte da padre Lorenzo Gottardello, parroco dal 1988 al 1997, intitolate "Qualche traccia del mio vissuto a Trieste", una intera sezione è dedicata al Cammino Neocatecumenale. La riportiamo di seguito.
Cammino Neocatecumenale.
Prosperava in parrocchia da diversi anni la presenza del cammino neocatecumenale capace di avvicinare i lontani e di proporre un percorso impegnato intorno alla Parola, nella celebrazione viva dei sacramenti e nella carità, per essere annunciatori di Cristo a tutti gli uomini.
Era un'esperienza particolare che non poteva però proporsi come l'unica realtà della comunità parrocchiale, né d'altra parte porsi come cammino parallelo accanto a quello ordinario della comunità.
Proprio alla fine della Missione al popolo e all'inizio del cammino verso la Pasqua, il pastore della diocesi, il vescovo monsignor Lorenzo Bellomi, ha emanato "Le Norme per il cammino neocatecumenale" da osservarsi in diocesi.
Queste sono diventate da subito mio riferimento pastorale nei confronti del cammino in parrocchia.
Le norme non sono state mai ufficialmente revocate.
Le forti pressioni delle alte gerarchie dei neocatecumenali hanno indotto il vescovo a congelare tacitamente tali Norme.
Con i responsabili del cammino neocatecumenale a San Francesco ci sono state diverse tensioni.
Quando è intervenuto il loro grado gerarchico di livello superiore ho chiesto che mettessero in iscritto i punti essenziali per continuare col cammino in San Francesco, ai quali avrei dato risposta scritta.
Sul tenore della mia risposta, i responsabili del cammino neocatecumenale hanno deciso di spostare le comunità altrove.
Il vescovo Lorenzo Bellomi non mi ha mai mosso alcun rimprovero sul mio atteggiamento fermo, tenuto nei confronti del cammino neocatecumenale; d'altra parte gli avevo detto, dopo la confusione creatasi, che avrei agito decisamente secondo la mia coscienza.
San Francesco sorregge la Chiesa
Nonostante la serenità dell'esposizione, intuiamo la grave responsabilità che questo parroco, all'inizio del proprio mandato, si è assunto per far valere le Norme promulgate dal vescovo Bellomi, in seguito purtroppo "congelate" per un pesante intervento sul presule da parte dei vertici del Cammino. Il racconto è molto esplicito: le tensioni con i responsabili delle comunità che non volevano adeguarsi alla volontà del parroco, l'intervento del "grado gerarchico superiore" (e possiamo immaginare la prosopopea di questi catechistoni, simile a quella che provocò un infarto mortale al vescovo di Perugia); il parroco che non si fa intimidire da minacce velate o aperte e chiede che le loro pretese vengano messe per iscritto; la successiva risposta del parroco, di fronte alla quale gli "obbedienti" Neocatecumenali "a servizio del vescovo" e della parrocchia, hanno trasferito più di cento parrocchiani dalla sera alla mattina.

Purtroppo non abbiamo il racconto del parroco che si era preso la responsabilità di far entrare il cammino in parrocchia perché è deceduto.
Sappiamo però che le comunità erano sei, e il loro trasferimento sicuramente è stata una ferita nel cuore della comunità parrocchiale, non l'unica nella città, perché anche da un'altra parrocchia affidata a frati minori in quegli anni sono emigrate numerose comunità alla volta della Cattedrale di San Giusto (retta da un parroco ex itinerante in Finlandia).

Quindi, nella sola città di Trieste, sono già due le parrocchie di cui siamo a conoscenza che possono festeggiare l'anniversario della liberazione dal cammino neocatecumenale, mentre in altre il cammino è sostanzialmente cristallizzato ed è ridotto ad uno stato vegetativo e ad altre non si è mai diffuso.

Kiko Argüello, nel suo trionfalistico cinquantesimo, sfoggerà come al solito i suoi numeroni, dei suoi seminari, tra cui anche un Seminario Redemptoris Mater proprio a Trieste, ma ciò di cui non parlerà sarà della definitiva recessione e disfatta del cammino proprio nella struttura che voleva colonizzare per prima, e cioè nella parrocchia.

In questo senso, suonano profetiche le parole di saluto dell'allora vescovo di Trieste, monsignor Antonio Santin, rivolte alla neonata parrocchia di San Francesco.
Trieste, 12 settembre 1965 
Saluto la nuova parrocchia, che sorge nel nome di S. Francesco. La parrocchia è la famiglia di Dio, è un istrumento di salvezza. Accompagna le generazioni e misura la sua età con i secoli.
Noi assistiamo al muovere dei primi passi. Li guida un santo grande e geniale, un santo antico e nuovo.
Farà buon cammino.
Dio la benedica.
Antonio Santin
1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale


  • Il Vescovo di TRIESTE, Mons. Lorenzo BELLOMIin data 1 marzo 1989,
    ha emanato le seguenti norme e indicazioni pastorali:
La catechesi. Ogni parrocchia abbia il suo piano catechistico valido per tutti i fedeli, compresi i neo-catecumeni.
Esso costituisca la catechesi ordinaria e comune in linea con il progetto e i sussidi dell’episcopato italiano, non si identifichi con la proposta neocatecumenale, distinguendosi dalla stessa nei contenuti e nelle forme, e come tale sia svolto per l’intera comunità parrocchiale.
Ciò va tenuto sempre presente, a cominciare dall’annuncio pubblico del programma catechistico globale, che viene dato in ogni parrocchia all’inizio dell’anno pastorale.

La liturgia. La S. Messa prefestiva e festiva è, di natura sua, per tutti e deve essere aperta a tutti.
La concessione della stessa a favore di gruppi e di occasioni particolari (associazioni e movimenti, ritiri e convivenze, ecc.) è regolata dalle leggi liturgiche, che vanno fedelmente rispettate anche per quanto riguarda il rito, le binazioni e la sua celebrazione in luogo sacro (cfr. Eucharisticum mysterium, n. 27 e n. 30; Actio pastoralis).
Si concede la facoltà di celebrare separatamente una sola S. Messa prefestiva per parrocchia e limitatamente ai primi due anni del cammino.
La veglia pasquale deve essere unica in ciascuna parrocchia. Stile e tempo della celebrazione siano tali da non provocare insofferenze o estraniazioni.
Nella preparazione come nell’animazione del rito venga coinvolta tutta la parrocchia, singoli cristiani e gruppi ecclesiali, sotto la guida del parroco.

I presbiteri. I sacerdoti, soprattutto i parroci, inseriti tra i neo-catecumenali, non si impegnino esclusivamente né preferenzialmente per il cammino, in modo da essere o anche solo apparire "preti neo-catecumenali".
Il pastore d’anime è di tutti e per tutti. E tale deve risultare il suo servizio di annunciatore della parola di Dio, di dispensatore dei sacri misteri e di guida responsabile della vita comunitaria.
Abbia a cuore, accolga e promuova una pluralità di forme associative /.../ Inoltre il rapporto ministeriale tra presbiteri e catechisti si attui nel rispetto dei reciproci ruoli. 

Il seminario e le vocazioni sacerdotali. I candidati al sacerdozio, provenienti dall’esperienza neo-catecumenale, entrando in seminario esprimono il desiderio e l’intendimento di diventare sacerdoti diocesani per una totale dedizione alla chiesa locale.
Senza rinnegare la matrice in cui si è manifestata la loro vocazione, fanno proprio il progetto formativo del seminario; si affidano sinceramente ai superiori e docenti nominati dal vescovo e si preparano al ministero in diocesi alla pari di tutti gli altri allievi. Il seminario è diocesano".



Note:
¹) Nel 1964 Kiko e Carmen hanno avviato il loro progetto di essere fondatori di una comunità, ma nella vulgata neocatecumenale la nascita effettiva del Cammino è quando si sono installati a Roma, il 3 novembre 1969.
Il 10 gennaio 2009 hanno festeggiato i "40 anni" (cioè 39 anni e 2 mesi).
Il 5 maggio 2018 festeggeranno i "50 anni" (cioè 49 anni e 6 mesi).

venerdì 9 febbraio 2018

Dal Cammino al lettino (dello psicanalista)


Hanno creduto di insultarci chiamandoci "blog di repressi".
Bello il commento "blog di repressi".
Il represso, per definizione, è colui che "reprime" se stesso o delle parti di sè per svariati motivi (spontanei, indotti dall'educazione, o indotti da altri).
A quanto pare, stando ai resoconti dei fuoriusciti, gli unici repressi qui sono proprio i camminanti: 
  1. devono accettare in silenzio qualsiasi cosa dicano i catechisti senza possibilità di replicare
  2. devono sborsare un decimo del loro stipendio al mese, devono sborsare altri soldi per collette varie
  3. non devono sposarsi con gente conosciuta fuori dal Cammino Neocatecumenale (il matrimonio è limitato alla "progenie d'Israele") e se lo fanno vanno incontro alla disapprovazione e all'aut-aut: "o il tuo partner si converte ed entra nel cammino, oppure sei fuori tu";
  4. non frequentano amicizie al di fuori del Cammino, perchè sono gente "del mondo", e quindi per definizione gente perduta nelle gozzoviglie e nel peccato;
  5. voglia di avanzamento di carriera nel lavoro? MAI! Il lavoro è un idolo! Voglia di prendere una laurea? SOLO SE PUOI VENIRE ALLE "CONVIVENZE"! Se per caso non puoi perché devi studiare, vieni lo stesso altrimenti la laurea diventa un idolo, e poi tanto ci penserà la Provvidenza a farti passare l'esame;
  6. a una certa età, devi fare la scelta: o ti fai prete/suora, oppure ti sposi e inizi a fabbricare mini-kikos come se non ci fosse un domani. La possibilità "voglio rimanere single/voglio aspettare di trovare una persona con cui mi trovo bene" non è contemplata: se si rimane single, in caso di sesso femminile, si diventa delle mezze serve al servizio di comunità, famiglie itineranti, seminaristi, ecc. Alla faccia della libertà!
  7. autostima? soddisfazione per i propri successi? voglia di sentirsi realizzati? voglia, semplicemente, di essere felici! MAI! Al vecchio adagio "Ricordati che devi morire" (il famoso "memento mori"), il Cammino sostituisce l'espressione: "ricordati che fai schifo!", ripetuta con enfasi. Qualsiasi cosa tu faccia nella tua vita, per quanto tu possa essere una brava persona con dei solidi valori, sarai sempre e comunque uno schifoso peccatore. Questo perché il Cammino ha sostituito il concetto di "Tutti gli uomini sono sottoposti alle tentazioni, e quindi possono peccare", con "Tutti gli uomini sono incapaci di resistere alle tentazioni, e quindi peccano inevitabilmente".
Le foto con le scritte bianche sono vignette
con le quali i neocatecumenali ironizzano su se stessi

Potrei andare avanti per ore, ma direi che possiamo fermarci qui. E i repressi sarebbero gli altri, giusto?
(Bonus: come mai una buona fetta di quelli che escono dal Cammino finiscono sul lettino di uno psicoterapeuta, dove trascorrono anni per curare depressione, nevrosi, e bassa autostima che prima del Cammino non avevano?)

(da: Nicola)

mercoledì 7 febbraio 2018

Test psicoattitudinale per Pasqualoni

Il seguente test è stato elaborato da sei dei CEFA più fedeli a Kiko Argüello.

Il suo obiettivo è quello di valutare le attitudini dei neocat a diventare "SOMMO PASQUALONE DELLA RETE - cavalier servente di Kiko Argüello e all'occorrenza anche cavallo o asino".

Il test è semplice, consiste in quattro domande.



TEST PSICO-ATTITUDINALE
PER NEOCATECUMENALI

1° QUIZ

Il seguente passo è tratto dallo Statuto del Cammino Neocatecumenale (art.13, §3, pag.11):
§ 3. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede49. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto.
Nel corpo dell'articolo è citata una nota 49?

  • [  ]    NO [  ]     (barrare la risposta)


2° QUIZ

In calce alla pagina lei vede una nota 49?

  • SÌ [  ]    NO [  ]     (barrare la risposta)


3° QUIZ

Qualora lei abbia intravisto una nota 49, riesce a leggere il seguente testo?
49 Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556; CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lettera del 1° dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563-565; Notificazione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L’Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall’Istruzione Actio pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato “Cammino” possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, “ad experimentum”, il rito della pace dopo la Preghiera universale».
Ha letto il testo?

  • SÌ [  ]    NO [  ]     (barrare la risposta)



4° QUIZ

Nel caso in cui lei sia riuscito a verificare l'esistenza della nota 49 e pure a leggerla, risponda alla seguente domanda:

"La nota 49 dello Statuto autorizza i gruppi del Cammino a comunicarsi tutti insieme e assieme al presbitero?"

  • SÌ [  ]    NO [  ]     (barrare la risposta)




Autovalutazione del Test
per i lettori neocatecumenali:

Se alle prime tre domande avete risposto SÌ e alla quarta NO, non potrete mai diventare "SOMMO PASQUALONE DELLA RETE - cavalier servente di Kiko Argüello e all'occorrenza anche cavallo o asino". Potete ambire, però, al titolo di "Giuda" o almeno di "Mormoratore".

Se avete risposto SÌ ai primi due quiz, NO al terzo e SÌ al quarto, dovrete enormemente migliorare per ambire all'elezione a "SOMMO PASQUALONE DELLA RETE - cavalier servente di Kiko Argüello e all'occorrenza anche cavallo o asino".

Se avete risposto NO ai primi tre quiz e SÌ al quarto, allora siete dei perfetti "SOMMI PASQUALONI DELLA RETE - cavalieri serventi di Kiko Argüello e all'occorrenza anche cavalli o asini".

Al momento, informo che soltanto in due (sono i medesimi che mi danno dell'ignorante dieci volte al giorno) hanno conseguito l'elezione a "SOMMO PASQUALONE DELLA RETE - cavalier servente di Kiko Argüello e all'occorrenza anche cavallo o asino". Giacché io rispetto l'ARCANO, non ne riferisco i nomi. Siccome i due leggono "Esperienze di ex", però, essi si riconosceranno e la loro vita sarà piena di allegria.

(originariamente pubblicato da Lino Lista
sul gruppo Facebook
Esperienze di ex Neocatecumenali)

lunedì 5 febbraio 2018

Nel Cammino di Kiko proibizione assoluta di "fare politica"... o forse NO!

Oramai il Cammino neocatecumenale spazia a 360 gradi. Non lascia nulla di intentato, non c'è campo in cui non si insinui con i suoi tentacoli. Una vera smania egemonica insaziabile.

Aula Paolo VI, 18 marzo 2016:
Papa Francesco incontra il Cammino
La specificità del Cammino, gelosamente difesa all'origine dell'esperienza, sarebbe quella di essere un percorso - pomposamente definito "neocatecumenato" - di riscoperta del battesimo. Diventare cristiani veramente, questa l'identità.

Ricordo tutto l'argomentare, che metteva in evidenza come il diventare cristiani "adulti nella fede" desse una pienezza all'uomo che, chiamato ad annunciare a sua volta la buona notizia che lo aveva salvato, doveva lasciare dietro di sé tutto il resto: la salvezza dell'uomo in Cristo non va mischiata con la psicologia, non con la sociologia, nè tanto meno con la politica.

Solo evangelizzare è fare la vera politica, consentire a Cristo di entrare nel cuore la vera psicologia, l'unica cosa che cura l'uomo, interiormente e nei rapporti con gli altri. È noto a molti come nel Cammino si vietava espressamente, in sede di scrutini, di ricorrere a cure mediche per evidenti patologie psicologiche o addirittura psichiatriche e si riempivano le persone di sensi di colpa: se non guarivano nel cammino, all'ascolto del Kerigma, era perché non volevano convertirsi e mai avevano creduto alla predicazione. Le conseguenze devastanti di questa prassi, privando persone seriamente malate delle cure necessarie, sono state testimoniate da tanti, mentre chi ha continuato a curarsi, non dando retta ai catechisti, ha dovuto farlo di nascosto e se scoperto è stato bollato di incredulità ed esposto alla gogna.

Kiko/crocifisso che indossa l'efod
(paramento del Gran Sacerdote),

custode delle oscure salette.
È evidente, all'interno dell'esperienza, un allontanamento progressivo dal resto del mondo circostante e una sempre più marcata segregazione.

Ora ci interroghiamo di fronte ad alcuni commenti che abbiamo ricevuto nelle pagine recenti, che denunciano un'inversione di tendenza in un campo, come quello della politica, che è apparso, da sempre, tra i più lontani e incompatibili con lo stile neocatecumenale.

Ecco alcuni commenti:

  • sembra che all'interno del cnc si stia facendo propaganda elettorale x il "Popolo della famiglia"stanno forse cercando di entrare anche in politica? Vi risulta o è solo una notizia di qualche comunità locale? [ugolino]
[ndr. da più parti arriva la stessa segnalazione: ci giunge notizia che a livello locale, e proprio ad opera di appartenenti al Cammino Neocatecumenale, si stanno fondando sedi per ospitare la nuova formazione politica che porta il nome di "Popolo della famiglia".]
  • Gandolfini forse si candida nel movimento cinque stelle. [Veterano]
  • Gandolfini non si candida. [vedi nota 1]Il gruppo che fa a lui capo candiderà alcune persone nel centrodestra.Nel partito il popolo della famiglia ci sono molti neocatecumenali, ma il capo (Adinolfi) e il segretario (Amato) non lo sono. [vedi nota 2]Di Matteo (coordinatore) invece sì. Il popolo della famiglia è in forte collisione con i gandolfiniani.[Romano Apostolico]
Ora, sul chi si candida o chi non si candida, qui poco importa.

Quello che fa impressione, a chi ha conosciuto il Cammino fin delle origini, è constatare oggi l'ennesimo trasformismo, messo in atto proprio nei confronti dell'impegno politico.
Ricordate? L'impegno politico era vietato in modo assoluto nello spirito del neocatecumenato.
In particolare se un catechista neocatecumenale si voleva candidare - nonostante il divieto - VENIVA RIMOSSO DALL'INCARICO ALL'ISTANTE e anche guardato da tutti con disprezzo come uno che ha venduto la sua primogenitura per un piatto di lenticchie.

Per questo oggi fa notizia che uno di loro si candidi, addirittura uno tra i più vicini a Kiko, addirittura con la sua espressa benedizione. Ma la frase di Kiko è sempre la stessa: "Le cose cambiano": ipse dixit.

E chi segue Kiko deve essere sempre pronto a credere a tutto e al contrario di tutto. Contrordine, compagni!

Viene un dubbio: ma forse è anche per questo che Kiko insiste: "Obbedite senza pensare!" Lo sa anche lui che è ingiustificabile.
  • Lo sappiamo tutti che, fino a una decina di anni fa, nel CNC nessuno poteva prendere parte attivamente o fare propaganda, fosse solo parlandone in comunità o durante gli annunci, di un partito o di un movimento politico. Oggi è differente: Kiko vuole spazio e potere, ora è permesso candidarsi ed è permesso suggerire pubblicamente chi votare. Esperienza mia insegna. Quante discussioni su questo non puoi nemmeno immaginarlo. Propaganda politica se n'è fatta eccome, suggerimenti del partito da votare anche e non solo una volta![Anonimo]
Che l'impegno politico non fosse assente, neanche in passato, è indubbio, perché qualcuno che fa di testa sua c'è sempre; normalmente, col tempo, andava via dal Cammino e, comunque, nella sua comunità, come nelle altre, non doveva parlare mai di politica - NÉ USARE LA COMUNITÀ PER LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE - e questo a prescindere dall'essere o non essere un "catechista". E comunque veniva visto come uno strano animale... uno che fa politica e fa il neocatecumeno!...

Fino a quando ad alcuni questa missione, nel mondo della politica, è stata assegnata, con tanto di lasciapassare, dai "catechisti" stessi: per Kiko le cose cambiano. Ora questa è l'ispirazione, chi può metterlo in dubbio?
Il Cammino è adulto e si espande, si fa tutto a tutti, giudeo con i giudei e politico con i politici... un abito per ogni occasione, purché ci sia da guadagnare qualcosa.




[nota 1]
Massimo Gandolfini

A proposito di Gandolfini.
Family Day del 20 giugno 2015

"Il portavoce del Comitato (promotore del family day) non ha mai nascosto il suo profilo privato. Anzi. Nella sua biografia pubblicata sul sito di “Difendiamo i nostri figli” spiega di essersi sposato nel 1977 e di aver ben 7 figli adottivi: una dal Perù, due dal Brasile e quattro dall’Italia. “Oggi i primi quattro figli (due femmine e due maschi) – si legge – sono sposati e, quindi, i coniugi Gandolfini sono nonni di sei nipotini”. Non bastasse, si racconta anche della disabilità dell’ultima figlia 22enne e di un’adozione a distanza di un kosovaro. È un aderente ai Neocatecumenali, già tra i responsabile delle comunità di Brescia, un uomo quindi molto vicino a Kiko Argüello, l’iniziatore del Cammino al quale Bagnasco ha chiesto di riempire il Circo Massimo mobilitando tutti i seguaci; a differenza della precedente manifestazione, questa volta però Kiko non parlerà dal palco per evitare un eccessivo coinvolgimento diretto del Cammino (e pure nuove battute su Galantino e CEI che potrebbero offuscare la riuscita della mobilitazione)."
  • Ti assicuro che Gandolfini non si candida. Puoi togliere il FORSE. E comunque Gandolfini ha rimesso nelle mani dei suoi catechisti da diversi anni tutti gli incarichi che aveva nel Cammino. Non conosci la struttura del Cammino se dici che Gandolfini è tra i più vicini a Kiko. Ci sono i livelli gerarchici, dovresti saperlo.Confermo che prima l'impegno politico dei neocatecumenali era raro, ma non assente, limitato ai semplici camminanti.[Romano Apostolico]
  • Ci sono tanti modi di essere tra "i più vicini a Kiko".Per il ruolo che ha svolto e svolge Gandolfini, ritagliato apposta, è senza dubbio lui il più vicino a Kiko. Poco importa se questo avviene poi, nel concreto, tramite uno dei soliti noti (che sono sempre gli stessi pesci grossi, cefali o non cefali)... tutti, nel cammino, obbediscono, specie in ambiti particolarmente delicati, alle disposizioni che sono sempre di diretta matrice kikiana, non importa quanti livelli della "scala gerarchica" l'ordine impartito debba attraversare per raggiungere l'obiettivo.Questo lo dico non perché mi importi avere ragione o torto, ma perché sia messo a nudo un sistema che, ancora una volta, È TUTTO FONDATO SULLA ISPIRAZIONE UNICA E INFALLIBILE DI UN MEGALOMANE MALATO CHE VIVE DEL TIMORE COSTANTE DI ESSERE MESSO IN OMBRA DA QUALCUNO CHE INVENTI AL SUO POSTO E DI LUI SI SENTA PIÙ INTELLIGENTE. [cosa che dimostra gli squallidi limiti del nostro iniziatore che non ama e non regge confronti].Ho sentito da uno dei suoi primi collaboratori - e per cosa di minor conto - questa precisa frase rivolta al signore suo dio Kiko: "Tu lo sai che io non faccio un passettino senza chiedere prima a te".[Pax]

[nota 2]

Riportiamo, da un commento apparso su Osservatorio, la limpida descrizione di un giovane nato, cresciuto e formato nel cammino: esempio emblematico di soggetto ritenuto idoneo ad aspirare a candidature politiche, sotto la bandiera kikiana:
  • A mio parere, è impossibile non cogliere l'assoluta irrazionalità di certi discorsi che sentiamo fare da alcuni neocatecumenali, che dispiacciono pure, perché attribuiscono al cammino i meriti personali e di Dio, ottenendo, come effetto, d'essere assolutamente non credibili.Ascoltavo non più tardi di ieri, in un'intervista alla radio, un giovane di mia conoscenza, figlio e nipote del cammino, sposato in cammino, asserire di essere stato salvato dal Cammino (da cosa?) e sostenere che è questa la fede da passare ai figli, cioè quella di essere dei salvati.I suoi figli sono la terza generazione di camminanti, intrisi di kikismo fin sopra agli occhi, e a loro volta mi aspetto che dichiareranno d'essere dei salvati (a questo punto, spero si salvino "dal Cammino", almeno loro).Quando l'intervistatrice ha chiesto, maliziosamente, al giovane se i figli verranno lasciati liberi di scegliere la propria strada, la risposta è stata, più o meno: "Certamente! La libertà dei figli di Dio! Ma cosa potranno scegliere dopo aver ricevuto una testimonianza del genere in famiglia?
    "
    Ciliegina sulla torta, propagandava l'adesione ad un partito politico di nuova formazione. Con quel genere di approccio, posso solo immaginare la democraticità dello stesso!
    [Valentina Giusti]

sabato 3 febbraio 2018

Carmen sostituita "ad experimentum" dalla segretaria di Mario Pezzi

Premettiamo alla notizia un commento estratto da CruxSancta:
Kiko ha annunciato a Porto San Giorgio che la spagnola Maria Ascension Romero sostituirà ad experimentum la santa di kikocategoria superiore.

É la signora di cui vi ho parlato, viene da 25 anni di missione a San Pietroburgo (Russia).
Quotidianamente, lei e la sua compagna di missione, davano fedele testimonianza ai propri vicini di casa di cosa sia l'amore kikomenale.

A tutte le ore discutevano con alte grida mettendosi nella verità l'una con l'altra. Si tiravano gli utensili di cucina l'una contro l'altra, così come vi racconto.
Si odiavano con tutte le forze... kikianismo puro.



LA VERSIONE DEL NEOCATECUMENALE CERNUZIO (dall'articolo pubblicato sul Vatican Insider)

La signora Romero, da "perpetua" di don Pezzi
a componente "ad experimentum"
dell'equipe internazionale del Cammino
Si chiama María Ascensiòn Romero, ha 57 anni, è spagnola e finora è stata itinerante in Russia. È lei a succedere a Carmen Hernández, scomparsa il 19 luglio 2016 a 85 anni dopo una lunga malattia, come figura femminile nella équipe internazionale che guida il Cammino neocatecumenale nel mondo. Non si tratta però di «sostituzione» come ha precisato Kiko Argüello, iniziatore dell’itinerario neocatecumenale, nel comunicare questa mattina la notizia durante un incontro con gli itineranti dei cinque continenti nel centro di Porto San Giorgio. Carmen rimane «insostituibile» e quella di Romero è una scelta ad experimentum, quindi non definitiva.  
Scelta avvenuta, tra l’altro, non in tempi brevi e su richiesta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita in base a quanto stabilito dagli Statuti che regolano il Cammino - approvati nel 2008 dalla Santa Sede - che prevedono, nell’articolo 35, la presenza nella équipe responsabile di «una donna nubile».  
Missionaria in Russia per circa 25 anni, dei quali nove in Kazakistan e dodici a San Pietroburgo nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, María Ascensiòn collabora già da quest’estate con Kiko e padre Mario Pezzi. Con Carmen condivide la provenienza da Tudela, nella diocesi di Pamplona, e anche gli studi in teologia. È descritta da tutti come una donna umile, elegante, discreta, e oggi ha detto di non sentirsi all’altezza di questa responsabilità ma di accettarla nella certezza che «Dio fa cose impossibili».  



LA VERSIONE DEL BLOG NEOCATECUMENALE KAIRÒS TERZO MILLENNIO (nostra traduzione dallo spagnolo)

Kiko: La Santa Sede ci ha scritto chiedendoci che, per fedeltà a quanto scritto negli Statuti, dobbiamo procedere alla sostituzione di Carmen.
Noi (Mario ed io), dopo aver pregato e meditato molto, abbiamo scelto Maria Ascension Romero "ad experimentum" perché ci aiuti nel ministero catechetico.
È nata a Tudela, ha fatto i primi studi nello stesso collegio di Carmen e ha fatto 25 anni di missione a San Pietroburgo (Russia).
Ascen è da molto tempo in contatto con noi, Mario che sta scrivendo le sue memorie da vari anni, aveva bisogno di qualcuno che trascrivesse fedelmente i suoi scritti al computer.
Visto che non era assegnata a nessuna équipe di itineranti, si è deciso che lei fosse impiegata là dove ci incontravamo, sempre che Mario ne avesse bisogno.
Spero che la accettiate e la amiate perché è un regalo di Carmen e del Signore.



CIÒ CHE DICE KIKO NEL VIDEO DI PORTO SAN GIORGIO (nostra trascrizione)

"...ad experimentum, cioè per un tempo, è la signorina Maria Ascension Romero, itinerante da 25 anni in Russia.
Questa ragazza è nata a Tudela come Carmen, ha studiato nello stesso collegio di Carmen, dopo è passata a studiare Magistero, poi ha conosciuto il Cammino e poi è stata inviata 25 anni in Russia, prima in Bielorussia, e ora sei a Pietroburgo.
Eri in compagnia di quell'altra sorella, Maria Eugenia di Siviglia, tanti anni assieme, però come Raymond (?) ci ha chiesto per favore una sorella che sappia il russo, siamo stati obbligati a toglierla da questa équipe ed è rimasta sola.
Questa ragazza non è che sia itinerante, capisco che potete giudicare tante cose: procurate per favore di non mormorare perché Dio, chi mormora contro i catechisti... sapete che si distrugge tutto, perché si distrugge la fiducia, si distrugge tutto."

(Kiko viene distratto, il filmato si interrompe. Poi Maria Ascension Romero dice alcune parole di circostanza in spagnolo).


Estratto dallo Statuto del Cammino Neocatecumenale

Titolo VI
L’Équipe Responsabile Internazionale del Cammino

Art. 34
[L’attuale Équipe Responsabile internazionale del Cammino]
1. L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino è composta, vita natural durante, dal Sig. Kiko Argüello – che ne è il responsabile – e dalla Sig.ra Carmen Hernández, iniziatori del Cammino Neocatecumenale, e dal presbitero D. Mario Pezzi, del clero diocesano di Roma.
2. Dopo la scomparsa di uno dei due iniziatori di cui al paragrafo precedente, l’altro rimane responsabile dell’Équipe internazionale e, sentito il parere del Presbitero, procederà a completare l’Équipe internazionale. In caso di scomparsa o rinuncia del Presbitero, gli iniziatori scelgono un altro presbitero e lo presentano al Pontificio Consiglio per i Laici per la sua conferma.
3. Dopo la scomparsa di ambedue gli iniziatori, si procederà a eleggere l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, secondo la procedura stabilita nell’articolo successivo.

Art. 35
[Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]
1. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino sarà affidata a un Collegio elettivo, in numero tra ottanta e centoventi, scelto dalla stessa Équipe. Le persone facenti parte di detto Collegio sono nominate a vita, salvo che l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ritenga opportuna, per motivi gravi, qualche sostituzione. Ogni cinque anni detta Équipe provvederà a sostituire coloro che – per morte, rinuncia, o per gravi motivi – avessero cessato di far parte del Collegio. L’elenco dei componenti il Collegio elettivo è depositato presso il Pontificio Consiglio per i Laici.
2. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino avverrà nel modo seguente:
1°. Un mese prima della scadenza del suo mandato, il Collegio elettivo è convocato in una convivenza dall’Équipe Responsabile del Cammino uscente, oppure, nel caso della sua scomparsa, dal primo nell’elenco di cui sopra.
2°. Il Collegio, raggiunto un quorum di almeno due terzi dei suoi membri, nella prima riunione sceglie 3 persone a cui viene affidato l’incarico di scrutatore e gli altri incombenti che attengono all’elezione. Il Collegio elegge, tra i presenti o tra altri catechisti del Cammino da essi proposti, i componenti dell’Équipe internazionale, a norma del can. 119 C.I.C.125 Per primo viene eletto il responsabile dell’Équipe, che deve essere un laico – uomo sposato o celibe –, e poi, in singole votazioni, gli altri componenti dell’Équipe.
3°. La composizione dell’Équipe, a votazione ultimata, deve comprendere: un presbitero, una coppia di sposi e un celibe, oppure un presbitero, un celibe e una nubile.
4º. La conferma dell’elezione dell’Équipe sarà richiesta dal responsabile al Pontificio Consiglio per i Laici, a norma del diritto.
126 In caso di mancata conferma, si procederà a rieleggere l’intera Équipe.
3. L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ha un mandato di sette anni e può essere rieletta più volte. Dopo ogni rielezione, il responsabile chiederà la conferma al Pontificio Consiglio per i Laici.
4. Se durante il suo mandato venisse a mancare il responsabile, l’Équipe sarà rieletta per intero, secondo la procedura indicata ai punti 1 e 2; se venisse a mancare uno degli altri componenti si eleggerà il sostituto, secondo la stessa procedura.