Rinnegare sé stessi. La croce è amore oblativo. Fare della propria vita un dono, conduce l’uomo alla salvezza (cercare il proprio "Io" egoistico porta alla chiusura e alla morte). Siamo invitati a fare una scelta. La Chiesa ha bisogno di uomini e donne che hanno “deciso” per il dono, hanno accolto le parole di Cristo abbracciando la croce (e salendo su di essa, perchè il salire è sempre una vittoria).
Da Veterano:
San Leone Magno papa, Dottore della Chiesa, in una lettura dall'Ufficio divino del tempo pasquale scrive, a proposito della Croce:
"portare la croce significa vincere la concupiscenza, far morire i vizi, allontanarsi dalla vanità, rinunciare ad ogni errore"(Disc.2, 5 Lunedì IIsettimana di Pasqua Anno I).Modalità di vita distante anni luce da quello che succede nelle comunità del cammino neocatecumenale in virtù del fatto che non ci si deve sforzare e che tutto è gratuito. Meditare questa parola leverebbe ogni eresia che vige nel cammino che ci ha ingannati per troppi anni. Fin dal primo scrutinio ci hanno martellato la testa sul riconoscere la nostra "croce" e con una certa violenza intellettuale costretti a dire qualcosa in quel famoso rito che noi anche da catechisti conosciamo benissimo. Su questa scia si imperniano tutti gli altri scrutini fino al Matrimonio spirituale, portando le comunità a non pensare più e credere a tutte le scempiaggini di chi a turno si trova a predicare!
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| San Leone Magno, Papa |
La croce e la “Croce gloriosa” è uno dei temi portanti del kikianesimo:
Bisogna dare un nome alla "croce" e i fratelli vengono costretti, uno per uno, a dire quei “fatti concreti” della vita più intima e personale che rendano visibile la croce attuale di ciascuno.
Questo triste rituale va consumato in presenza in assemblea davanti a tutti i fratelli, nel Rito del Primo Passaggio, come tutti quelli che hanno fatto il cammino sanno.
Si deve interpretare il senso della storia che è avere l’orecchio aperto” nel Cammino, essere “catecumeno” nel vero senso della parola. Oggi si comprende che questo approccio kikiano è superbia grande! (cfr. il libro di Giobbe).
Viene posta la domanda cruciale davanti a tutti : “Perché Dio sta permettendo questi fatti nella tua vita?”. Su questo saranno basati tutti gli scrutini a venire. A cui regolarmente si verrà sottoposti in ogni successiva Tappa del Cammino, fino a tutto il Matrimonio Spirituale. Nulla senza scrutinio! Un laccio con cui i kikatekisti ti tengono legato e stretto. Pian piano ciascun fratello delle comunità viene guidato a non pensare più in autonomia e a credere solo al "discernimento" dei catechisti.
Il neocatecumenato è un sistema che ti inculca, pian piano, che solo loro posseggono e possono darti le chiavi giuste di lettura dell’intera tua vita: passata presente e futura. Il percorso iniziatico neocatecumenale educa, o per meglio dire condanna, gli adepti ad autocontemplarsi in eterno, a intrattenersi su se stessi, ripiegati del tutto.
E così, come il Cammino che mai conosce una fine subisce una irreversibile involuzione col passare del tempo; anche le persone, di fatto impedite a crescere, pian piano regrediscono, fino a ridursi in uno stato penoso.
Non so se vi è capitato mai, dopo molti anni che avete lasciato il Cammino, di incontrare qualche ex fratello. Sono spenti, grigi, annichiliti e, al solo vederli, ti mettono una grande tristezza. Per fortuna, loro non tentano alcun approccio, e tu non gli dai occasione per un incontro ravvicinato. Nulla più si ha da dire, questa la verità! Tra noi e loro, un abisso incolmabile.
| Seduti di fronte a questa croce si viene scrutinati. |
Dalla prima all’ultima tappa del cammino si viene interrogati dai kikatekisti su tre livelli:
Chi eri TU prima?
Chi sei TU oggi?
A cosa TI chiama questo Cammino…?
Tutto è sempre incentrato sul singolo fratello e ognuno deve stare concentrato solo su se stesso, che tutto il resto è solo un “giudicare”.
Questo si guadagna alla scuola di Kiko. In un estenuante, perenne scavare nelle pieghe più profonde della propria vita; a scoprire non si sa più che cosa. Viene enfatizzato il “fare memoriale”.
Fare memoria oggi, fare memoria sempre. Ma il fine è subdolo.
Non si ripercorre la propria vita per “aprire la via al Signore”. Ci si prepara “spiritualmente” a quando Kiko, se sarà necessario, sul muso ti dirà: “Chi saresti tu oggi senza il cammino (sottintendendo “senza di me”)?” ...per mettere a tacere la tua coscienza (se non è sopita del tutto) o i tuoi inevitabili dubbi. Si dice che noi non ci conosciamo affatto, che dobbiamo conoscerci (che questa è una grazia di cui rendere lode a Kiko) e che il cammino è lungo per questo.
Nel Cammino grande spazio si dà alla preghiera del Breviario. Addirittura, da un certo punto in poi, per l’Ufficio delle letture si è adottato il biennale.
C’è una tappa del Cammino che si chiama Iniziazione alla Preghiera. Essa segue il Secondo Scrutinio incentrato sulla rinuncia ai beni.
Dopo lo scavo, iniziato col Precatecumenato e chiuso al Secondo Passaggio, poste le fondamenta per la costruzione della casa, dovrebbe iniziare l’edificazione. Parliamo al condizionale perché, di fatto, mai nulla si costruisce. Kiko paragonava, tanti anni fa, il C.N. a un’impalcatura, per dare l’idea. Questo quando ancora si parlava del Cammino come di qualcosa che ha un inizio e una fine. Si diceva: Quel che conta è la casa che si vuole edificare, la Vita Cristiana, la Fede Adulta, l’impalcatura non è fine a se stessa. E’ solo un mezzo per conseguire un fine e, quando non serve più, si toglie via. A questo punto i catechisti non sono più catechisti e noi non siamo più neo-catecumeni, ma prima neofiti e poi fedeli; e tra di noi, siamo tutti fratelli.
Il solito grande bluff! Poiché il Neocatecumenato è solo Kenosi, una Kenosi infinita. E il Neocatecumenato resta per sempre.
Il passo successivo all’Iniziazione alla Preghiera – inizio della costruzione! - è la Traditio (Tappa del Credo, della Professione di Fede e dell’annuncio per le case) incentrata sul cieco nato di Giovanni 9.
Come a dire: con la Preghiera si era cominciato finalmente a costruire? Non illudetevi, con il fango del cieco vi faccio ripiombare nel baratro nero delle vostre coscienze pre-cammino. Imbrattandovi di fango vi costringo a guardare irreversibilmente, da ora e per sempre, tutti i vostri peccati; da dove siete venuti.
Cosa vede il cieco nato? Quando alla piscina di Siloe si aprono i suoi occhi? Per Kiko egli vede, come una illuminazione, i suoi peccati! Questa la risposta obbligata al questionario incentrato sul cieco nato (Gv.9). Stravolgendo del tutto il senso del Vangelo di Giovanni.
E’ così che, dopo 10 anni (se ti è andata bene!) di Cammino, ancora non inizi neppure a fissare i tuoi occhi risanati in Colui che ti ha guarito e nel quale riconosci Gesù Cristo, il Figlio di Dio.
Il cieco nato, recuperata la vista, alla domanda di Gesù: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?» rispose: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. (Gv.9,35-38)
Gesù non si rivolse al cieco dicendogli: “Ehi tu, hai visto i tuoi peccati dopo il fango?” “Raccontameli tutti”.
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Cristo Crocifisso Francisco Zurbarán: Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia
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Ora, ci chiediamo, perché Kiko deve inventarsi simili cose?
La vera tragedia è che, dopo tanti anni, gli occhi dei camminanti ancora non sono purificati e distolti da sé! Intenti come sono a scavare ancora e ancora e a scrutare peccati (sterile gnosi), non vengono mai orientati a contemplare il Volto di Cristo. Da cui la tua salvezza!
Sgomenti, ci chiediamo:
Ma i camminanti che pregano il Breviario ogni giorno, per espressa consegna di Kiko, cosa comprendono mai di ciò che leggono? Cosa intendono?
Purtroppo più volte abbiamo verificato che nulla intendono, poiché hanno gli occhi offuscati e l’orecchio chiuso, per il pessimo indottrinamento a cui i due iniziatori spagnoli li hanno sottoposti.
Dai Discorsi di san Leone Magno papa, leggiamo ancora:
Disc. 2, 3-5
“perché i fedeli sappiano di possedere ciò che darà loro la forza di elevarsi alla sapienza che viene dall’alto disprezzando le concupiscenze del mondo, il Signore ci promette la sua presenza, dicendo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
“Imitate le sue opere, amate ciò che egli ha amato e, riconoscendo in voi la grazia di Dio, riamate in lui la vostra natura. … così anche voi, seguendo i suoi passi e le sue orme, disprezzate le cose della terra per conquistare quelle del cielo.”
Questa a cui ci apre san Leone Magno e ci fa contemplare è tutta un’altra prospettiva! Sconosciuta ai camminanti.
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| Il Volto di Gesù Cristo, Nostra Salvezza! |
Ma quando si staccano gli occhi da sé per fissarli nel Signore?
Alle Catechesi iniziali si ascolta e basta.
Non si possono porre domande né si assumono impegni, si dice. Perciò è definito “il tempo dell’ascolto”.
Nessun impegno, bandita l’espressione “io devo” “tu devi”.
Solo va detta la verità al fratello (ossia tutto quanto ti passa per la testa e senza nessuna carità). Insomma bisogna cominciare ad uscire fuori, poiché tutti siamo ipocriti, finti.
Primo scrutinio si inizia con l’essere messi di fronte ai beni (Il giovane ricco non “si conosceva” finché Cristo non gli disse: Una cosa sola ti manca per essere perfetto “Va vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”... ed egli se ne andò triste poichè aveva molti beni...)
E poi, ecco appare la croce come “quello che TU non sopporti”, la TUA croce.
Ancora è tenuto nell’ombra Cristo.
Retrospettivamente ben si comprende la perversione di far concentrare i fratelli sempre e solo su se stessi.
Un’unica, eterna condanna:
“Non vi conoscete, vi dovete conoscere!”
e... si ritorna ogni volta daccapo.
Sì, nel neocatecumenato si gira in tondo, senza meta e senza sosta e si rimesta sempre nello stesso pentolone.
La croce nel cammino è stata banalizzata, è sempre e solo la tua croce, quella situazione di morte in cui non vuoi entrare.
Poiché è bandito l’Amore e la contemplazione dell’Amore che attira a sé, che dona aneliti di santità e desideri di perfezione:
“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt.5,48).
E dunque:
"portare la croce significa vincere la concupiscenza, far morire i vizi, allontanarsi dalla vanità, rinunciare ad ogni errore"(Disc.2, 5 Lunedì IIsettimana di Pasqua Anno I).
Una buona volta!
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| Nell'immaginario di Kiko c'è anche questo! |
Modalità di vita distante anni luce da quanto succede nelle comunità del cammino neocatecumenale, in virtù del fatto che vige una sola parola d’ordine:
non ci si deve sforzare, qui tutto è gratuito.
(da: Veterano e Pax)










