Premessa:
1) Il Cammino Neocatecumenale si pone al servizio dei vescovi e dei parroci come itinerario di riscoperta del Battesimo (dal Decreto di approvazione ad experimentum degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, 29 giugno 2002)
1) Il Cammino Neocatecumenale si pone al servizio dei vescovi e dei parroci come itinerario di riscoperta del Battesimo (dal Decreto di approvazione ad experimentum degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, 29 giugno 2002)
2) Discorso di Giovanni Paolo II a catechisti e presbiteri del Cammino Neocatecumenale - Sabato, 21 settembre 2002 - Castel Gandolfo. (*)
Estratto:
...gli Statuti, stabiliscono i compiti fondamentali delle diverse persone, che hanno specifiche responsabilità nel portare avanti questo iter formativo all’interno delle comunità neocatecumenali, cioè: i presbiteri, i catechisti, le famiglie in missione e le équipes responsabili ad ogni livello.(N.B. nell'elenco formulato dal Santo Padre delle persone responsabili nel portare avanti il Neocatecumenato sono al primo posto i presbiteri, all'ultimo le mitiche "équipe responsabili ad ogni livello". ATTENZIONE: degli Iniziatori Kiko e Carmen - ai quali all'inizio il Papa ha anche rivolto un saluto, sottolineando il "fedele attaccamento alla Sede di Pietro" e il "concorde amore per la Chiesa" come unico tratto distintivo - neanche una parola. SPARITI!)
… impegno … nel servizio alle Chiese locali e alle parrocchie … voi, Presbiteri e Catechisti del Cammino avete la responsabilità che gli Statuti siano messi in opera fedelmente in tutti i loro aspetti…
Gli Statuti costituiscono, altresì, un importante aiuto per tutti i Pastori della Chiesa, particolarmente per i Vescovi diocesani, ai quali è affidata dal Signore la cura pastorale e, in particolare, l’iniziazione cristiana delle persone nella diocesi. "Nel loro paterno e vigile accompagnamento delle comunità neocatecumenale" (Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, 29 giugno 2002), gli Ordinari diocesani potranno trovare negli Statuti i principi-base di attuazione del Cammino Neocatecumenale in fedeltà al suo progetto originario.
Desidero specialmente rivolgere una parola a voi sacerdoti, che siete impegnati al servizio delle comunità neocatecumenali. Non dimenticate mai che, in quanto Ministri di Cristo, avete un ruolo insostituibile di santificazione, di insegnamento e di guida pastorale nei confronti di coloro che percorrono l’itinerario del Cammino. Servite con amore e generosità le comunità a voi affidate!
Spetta ora ai Dicasteri competenti della Santa Sede esaminare il Direttorio catechetico e tutta la prassi catechetica nonché liturgica del Cammino stesso. Sono certo che i suoi membri non mancheranno di assecondare con generosa disponibilità le indicazioni che loro verranno da tali autorevoli Fonti.
In premessa l'Esortazione del Santo Padre Giovanni Paolo II ai Neocatecumenali, in un periodo cruciale del travagliato iter per l'approvazione degli Statuti.
Saranno le stesse parole pronunciate dal Papa, che più di tutti ha appoggiato il Cammino Neocatecumenale, che ci consentiranno di arrivare al cuore del problema: la eterna e inossidabile disubbedienza del Cammino alla Chiesa.
Siamo arcistufi di sentirci ripetere scemenze arroganti come questa: "Tacete, la Chiesa ci approva. Noi ascoltiamo il Papa, voi Zoffoli".I camminanti non si rendono conto di essere quello a cui Kiko li ha ridotti: cassa di risonanza di vergognose mistificazioni.
Mi sento obbligata e non posso esimermi, davanti a Dio e alla mia coscienza. Devo rendere testimonianza e devo dare la mia personale esperienza, come in uso nel cammino. Ne ho fatto parte attiva per trenta anni!
Lascio trarre a voi le conclusioni.
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| "L'ubbidienza al catechista è tutto" |
Non ho mai sentito dalla bocca di Kiko Argüello o dalla bocca di Carmen Hernández espressioni del tipo: "Abbiamo chiesto alla Chiesa di dirci chi siamo"; o almeno: "Il Papa ci ha dato precise indicazioni per andare avanti"; mai nulla di simile. Piuttosto: "Noi non sappiamo cosa dobbiamo fare; il cammino non è stato creato a tavolino! Il Signore ci conduce. Il Signore ci ispira, ci porta per vie a noi sconosciute e che non potevamo neanche immaginare, il Signore ci sorprende ogni giorno! Per noi fa continuamente miracoli, miracoli! Stupendo!"
Da sempre si è dato per scontato che Kiko avesse, per elezione, un filo diretto con Dio.
Da qui queste altre suggestive espressioni: "Il Signore attraverso di me oggi ti dice…" "Io vado a mostrarti la volontà di Dio per te" "Se tu non mi obbedisci, sei fuori dalla volontà di Dio e tutte le benedizioni diventeranno maledizioni" e così via in sequenza logica, fino alle conseguenze più estreme. Addestrato a questa scuola, non potevi aspettarti altro. Se solo cercavi un confronto personale su qualsiasi questione con uno della casta degli itineranti della prima ora venivi, ipso facto, rispedito a Kiko: "Parla con Kiko e… fai quello che ti dice". Se poi non ricevevi dal guru altra risposta che: "Già vedremo, già faremo, già verremo" oppure considerazioni del tipo: "Io non voglio problemi!" fino al risolutivo: "Lascia a noi la questione, tu non parlare più con nessuno e sta' in pace!" e tu, testardamente, ritentavi, dopo l'ennesima delusione, un dialogo con i tuoi simili, la risposta era "Devi solo parlare con Kiko e fare quello che ti dice". "Hai rimesso a lui tutto? Basta!".
Non c'era questione di coscienza che tenesse. Tua unica coscienza, Kiko; questo ti veniva inculcato. Kiko, lui solo era la "coscienza collettiva". Si sperimentava l'assenza totale di ogni relazione orizzontale; tutti indistintamente dipendevamo da Kiko e, in linea gerarchica, dai nostri diretti catechisti che, per la straordinaria amministrazione, non facevano "neanche un passettino" (frase storica di uno dei primi catechizzati dei due iniziatori spagnoli, gran responsabile in quel di Roma) senza chiedere a Kiko e Carmen il da farsi per poi, ovviamente, obbedire alla lettera, possibilmente SENZA PENSARE.
Da qui queste altre suggestive espressioni: "Il Signore attraverso di me oggi ti dice…" "Io vado a mostrarti la volontà di Dio per te" "Se tu non mi obbedisci, sei fuori dalla volontà di Dio e tutte le benedizioni diventeranno maledizioni" e così via in sequenza logica, fino alle conseguenze più estreme. Addestrato a questa scuola, non potevi aspettarti altro. Se solo cercavi un confronto personale su qualsiasi questione con uno della casta degli itineranti della prima ora venivi, ipso facto, rispedito a Kiko: "Parla con Kiko e… fai quello che ti dice". Se poi non ricevevi dal guru altra risposta che: "Già vedremo, già faremo, già verremo" oppure considerazioni del tipo: "Io non voglio problemi!" fino al risolutivo: "Lascia a noi la questione, tu non parlare più con nessuno e sta' in pace!" e tu, testardamente, ritentavi, dopo l'ennesima delusione, un dialogo con i tuoi simili, la risposta era "Devi solo parlare con Kiko e fare quello che ti dice". "Hai rimesso a lui tutto? Basta!".
Non c'era questione di coscienza che tenesse. Tua unica coscienza, Kiko; questo ti veniva inculcato. Kiko, lui solo era la "coscienza collettiva". Si sperimentava l'assenza totale di ogni relazione orizzontale; tutti indistintamente dipendevamo da Kiko e, in linea gerarchica, dai nostri diretti catechisti che, per la straordinaria amministrazione, non facevano "neanche un passettino" (frase storica di uno dei primi catechizzati dei due iniziatori spagnoli, gran responsabile in quel di Roma) senza chiedere a Kiko e Carmen il da farsi per poi, ovviamente, obbedire alla lettera, possibilmente SENZA PENSARE.
Perché racconto questo? Perché qui è descritto tutto il kikianesimo e Kiko come personaggio. E la vera tragedia sta nel fatto che, egli per primo, si prende da sempre tremendamente sul serio! Questo il credo incrollabile posto a fondamenta del Neocatecumenato: "Senza obbedienza a Kiko e ai catechisti non c'è Cammino".
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| "Polli in batteria" come i neocat allevati per la trincea: "hanno fatto i funghi", come suol dirsi. I famosi "frutti del cammino"! |
E dunque, chi può dire qualcosa? Eccepire alcunché? Se solo una delle intuizioni kikiane potesse essere messa in dubbio, crollerebbe rovinosamente l'intero edificio. Cosa accadrebbe se la Chiesa, dopo opportuna verifica, dichiarasse inattendibile, per far solo un esempio, la presunta visione mariana che Kiko da sempre millanta? Questo il problema. Ordunque, può mai Kiko Argüello decidere di sottoporsi a discernimento? Certo che no. La Chiesa non può e non deve vagliare il Cammino così come si è andato strutturando negli anni e nelle varie tappe, nell'erezione di propri Seminari, nell'attuazione delle famiglie in missione o delle missio ad gentes, delle cento piazze o dell'invio due a due e tanto meno nel suo modo di celebrare riti battesimali o di celebrare la sua sacrilega eucarestia comunitaria. Questa è la verità!
In tutto il complesso piano strategico neocatecumenale, il rapporto con la Santa Sede gioca indubbiamente un ruolo fondamentale. Kiko vuole operare nella Chiesa perché convinto di essere stato inviato per chiamarla a conversione e così stravolgerla. Non sotto un aspetto, non per uno specifico carisma, ma nella sua interezza. Una nuova Chiesa, comunità di comunità, obbediente al "carismatico" e ai suoi allievi catechisti fino al raggiungimento di una completa mutazione genetica. Grande spazio ha avuto sempre, nei momenti forti del cammino, la famosa catechesi sul rapporto tra "carismatico" e "istituzionale", con la dichiarazione del primato assoluto del "carismatico" (Kiko) sull'"istituzionale" (Ministri ordinati). Si profila per la Chiesa intera, ad opera del novello profeta del secondo millennio, una trasformazione strutturale, gerarchica, dottrinale e, ovviamente, liturgica davvero epocale. Al vertice si pone, logica conseguenza, come unica e indiscussa autorità l'ispirato fondatore di "piccole comunità come la Santa famiglia di Nazareth…" e i Pastori della Chiesa devono solo fargli spazio, cedere il passo, affinché egli possa realizzare il suo progetto, di cui si sente direttamente investito nientemeno che dalla Santa Madre di Dio in persona, che gli sarebbe apparsa addirittura in visione e gli avrebbe parlato (Kiko dixit! Chi potrà metterlo in dubbio?) Chi oserà mettersi di traverso?
Ecco perché Kiko non ha mai ascoltato la Chiesa e non ha mai neanche avuto un direttore spirituale, poiché il suo filo con Dio è diretto, chiunque farebbe solo da filtro alla sua pura ispirazione divina. Questo accade a chi ripete a se stesso e agli altri "Il Signore mi ispira questo e quello e mi manda oggi a te ad annunziartelo" e altre balordaggini del tipo "Dio ha pensato fin della fondazione del mondo a Carmen e me come vostri catechisti PER SEMPRE", "Ha fatto una storia speciale con me in vista di essere tuo catechista". È ovvio che lo stesso vale per i Pastori della Chiesa: data questa premessa posta come incontestabile assunto, si può concludere che ogni volta che Kiko parla con un Vescovo o un Cardinale o con lo stesso Santo Padre si senta investito della missione di "chiamare a conversione" anche loro, perfino loro! Gli stessi itineranti, sul suo esempio e per sua esplicita disposizione, DEVONO - ogni qualvolta hanno un incontro istituzionale - ANNUNZIARE il cosiddetto “KERIGMA”, questa la loro prima missione, ANCHE AI PRÌNCIPI DELLA CHIESA. Era una precisa consegna che veniva fatta a chi nei primi anni era inviato alle Diocesi e alle Parrocchie per aprire il cammino in nuove zone: "Prima dovete annunziare il Kerigma ai Vescovi e ai Parroci".
Ecco che si spiega un gesto altamente simbolico di questa folle auto/investitura - ben presto abbandonato com'era ovvio che avvenisse - praticato sistematicamente alle origini dallo stesso Kiko e da tutti quelli "della prima ora", pronti a seguire in tutto il suo esempio. Kiko era solito, non senza sollevare ogni volta grande scandalo, "sbattere i sandali" sulla faccia di Parroci, Religiosi e Vescovi che rifiutavano di accogliere e convertirsi al suo Kerigma. Come dicevamo, ben presto dovette smettere del tutto questa orrida prassi, lui e i suoi, ma io stessa ricordo l'eco di queste gesta gloriose che si ripetevano in ogni zona in cui arrivavano i primi itineranti inviati da Kiko e Carmen. Smisero ben presto di esibirsi, per non fare la fine, prima o poi, di essere presi a calci nel sedere.
Ecco che si spiega un gesto altamente simbolico di questa folle auto/investitura - ben presto abbandonato com'era ovvio che avvenisse - praticato sistematicamente alle origini dallo stesso Kiko e da tutti quelli "della prima ora", pronti a seguire in tutto il suo esempio. Kiko era solito, non senza sollevare ogni volta grande scandalo, "sbattere i sandali" sulla faccia di Parroci, Religiosi e Vescovi che rifiutavano di accogliere e convertirsi al suo Kerigma. Come dicevamo, ben presto dovette smettere del tutto questa orrida prassi, lui e i suoi, ma io stessa ricordo l'eco di queste gesta gloriose che si ripetevano in ogni zona in cui arrivavano i primi itineranti inviati da Kiko e Carmen. Smisero ben presto di esibirsi, per non fare la fine, prima o poi, di essere presi a calci nel sedere.
E dunque, tornando al nostro argomento, ogni incontro del Cammino con il Santo Padre è sempre stato sistematicamente programmato, questo è indubbio. Era da loro stessi caldeggiato e richiesto con insistenza ed era preceduto da incursioni mirate in Vaticano degli emissari più accreditati per preparare il terreno, per orientare, per ottenere secondo i loro inconfessabili desiderata…
Da qui la domanda puntualmente posta da Carmen ad ogni convivenza di itineranti, senza alcun pudore: "Hai portato le regaline" al tal Cardinale o al tal altro? "Dovete portare le regaline quando andate a parlare!"
(Scusate se apro ancora una parentesi: In realtà devo attestare che Carmen stessa adorava ricevere regali e aveva educato tutti in tal senso. Nessuno osava presentarsi, specie quando era convocato per una "riunione" privata, a mani vuote. Le "regaline" diceva lei; ma altro che "regaline"! Spesso si trattava di cose molto costose e si faceva a gara. Ma i suoi gusti erano difficili e non di rado toccava riportarsi indietro - oltre il danno la beffa - il dono sgradito, mentre lei volgarmente apostrofava il malcapitato: "Ma cosa mi hai portato? Non lo indosserò mai, non lo voglio". Sì perché una delle sue più grandi fisse erano gli abiti! ...salvo poi presentarsi da Benedetto XVI indossando una banale maglietta Adidas...)
Per questo siamo partiti da come Kiko si è sempre posto davanti al mondo, da come si definisce, da come si propone all'attenzione dei suoi seguaci; poiché da questo discende anche il suo modo di relazionarsi, insieme alla sua socia Carmen, con la Chiesa istituzionale e con le varie Congregazioni, per conseguire l'obiettivo di accreditare la loro creatura e trovare legittimazione piena nella Chiesa Cattolica Romana.
Credo sia tutto chiaro, ora!
La triste realtà è che siamo finiti, e lo dico a mia vergogna, in mano a cialtroni. Come altro definire chi si fa maestro di neocatecumeni, dove per "catecumeno" si intende "colui che ascolta" "colui che ha l'orecchio aperto", e poi Kiko, il maestro, lui per primo non ascolta e non ha MAI ascoltato nessuno? Manca del tutto, da parte dell'artefice primo, il buon esempio in questo che è l'aspetto più qualificante del cammino. Dicasi lo stesso per tutte le "consegne" che, nello scorrere degli anni, si sommano le une alle altre sempre più gravose, ma alle quali né Kiko né gli itineranti si sentono obbligati come tutti gli altri comuni mortali. Essi sono esonerati perfino dal "fare il cammino per la loro vita", i santi! E, infine, sono completamente esentasse perché vivono della decima senza probabilmente aver messo nel sacco nero una lira o un centesimo mai una volta nella loro vita. Della casta neocatecumenale si può ben dire che sono come gli scribi e i farisei ipocriti: ossia, fate e osservate quanto essi vi dicono, ma non fate quello che fanno, perché dicono e non fanno; caricano le persone di pesi insopportabili che loro non spostano neanche con un dito…
Così con la Chiesa. La loro doppiezza, vera e propria strumentalizzazione, veniva ostentata ogni giorno di più con intollerabile sfacciataggine nei raduni di itineranti come una forma di strategia lucidamente scelta; questo avveniva al tempo del lavoro congiunto tra le varie Congregazioni e Kiko, Carmen insieme ai loro fedelissimi.
Come testimonianza voglio solo raccontare di un incontro fortemente voluto dagli Iniziatori molto preoccupati, dopo l'Approvazione "ad experimentum" degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, datato 29 giugno 2002, per un'espressione contenuta nel Decreto, che per loro era insopportabile secondo cui:IL Cammino Neocatecumenale SI PONE AL SERVIZIO DEI VESCOVI E DEI PARROCI…Basta così poco per sconvolgerli! Dico io, ma cosa pretendevano? Di leggere nel Decreto del Pontificio Consiglio per i laici che, da quel momento in poi, i Vescovi e i Parroci avrebbero dovuto obbedire a Kiko anche loro?
E in realtà ad ogni convivenza si ripeteva che era indispensabile ottenere al più presto un incontro col Santo Padre per correggere il tiro. Carmen era incontenibile e ripeteva che tutto sarebbe stato irrimediabilmente perduto e il cammino distrutto. Una sola la loro ossessione, uno l'obiettivo prefissato e da raggiungere ad ogni costo: il Papa stesso doveva dire a chiare lettere che il Cammino Neocatecumenale andava portato avanti nelle Diocesi e nelle Parrocchie "SECONDO LE LINEE DEGLI INIZIATORI".
Altro che essere AL SERVIZIO!
Terrorizzati da questa funesta prospettiva, vedevano dietro l'angolo la fine di tutto. (Per loro certamente e per la loro "bella vita alle spalle degli altri")
Perché l'unica "verità" da difendere con le unghie e coi denti era una sola ed era questa:
SOLO LORO HANNO SEMPRE SAPUTO E SANNO QUELLO CHE È BUONO PER IL CAMMINO È QUELLO CHE NON LO È.
Qui finiva ogni questione. Nessuno poteva interferire, men che meno la Chiesa.
Dicevo: una sola VERITÀ per loro. Pura idolatria, niente altro. Gesù Cristo, Figlio di Dio con tutto questo non c'entra proprio nulla.
Per cui a tutti i costi bisognava piegare la Chiesa.Ricordo a questo proposito il memorabile incontro del 21 settembre 2002 a Castel Gandolfo, carico di tante attese, e le parole del Santo Padre. Vedi sopra estratto: (*)
Parole che Giovanni Paolo II pronuncio' in barba a tutte le suppliche lacrimevoli di Carmen che lo incalzava con i suoi agitati appelli: "Santo Padre, difenda Lei il Cammino, per carità!". Parole che gettarono nello sconforto prima i poveri iniziatori e poi tutti gli itineranti, che vedevano liquefarsi come neve al sole lo strapotere di cui avevano impunemente goduto fino a quel momento (Chiesa dormiente). Parole che gettarono lo scompiglio nelle fila stesse del cammino: capi, capetti, camminanti compresi (tutti disorientati dal nuovo ordine che si profilava all'orizzonte e terrorizzati dalla prospettiva di venire privati dell'autorità dei loro catechisti).
Non potevano nè dovevano arrendersi!
Ripresero le petizioni pressanti. E fu così che si arrivò, in breve, a furia di insistere e insistere, a un secondo incontro organizzato in Aula Nervi, chiesto e ottenuto con la scusa di accogliere missionari e itineranti del c.n. di ritorno da una delle consuete convivenze con le équipe responsabili delle varie zone e con i nuovi invii, come da sorteggio (pilotato tante volte per chi a loro conveniva, sic!) nella solita Tenda di Porto San Giorgio. Tutto si svolgeva, come sempre, sotto l'unica e insindacabile autorità di Kiko e Carmen che, per parte sua, si divertiva come una matta ad atterrire chi le stava sulle scatole con minacce di Siberia e Patagonia. Durante l'interminabile raduno giungevano ogni tanto notizie da Roma; era tutto un via vai dei pezzi grossi per riuscire ad ottenere questa tanto desiata e benedetta udienza in cui finalmente il Papa pronunciasse le fatidiche parole: "SECONDO LE LINEE DEGLI INIZIATORI".
Ripresero le petizioni pressanti. E fu così che si arrivò, in breve, a furia di insistere e insistere, a un secondo incontro organizzato in Aula Nervi, chiesto e ottenuto con la scusa di accogliere missionari e itineranti del c.n. di ritorno da una delle consuete convivenze con le équipe responsabili delle varie zone e con i nuovi invii, come da sorteggio (pilotato tante volte per chi a loro conveniva, sic!) nella solita Tenda di Porto San Giorgio. Tutto si svolgeva, come sempre, sotto l'unica e insindacabile autorità di Kiko e Carmen che, per parte sua, si divertiva come una matta ad atterrire chi le stava sulle scatole con minacce di Siberia e Patagonia. Durante l'interminabile raduno giungevano ogni tanto notizie da Roma; era tutto un via vai dei pezzi grossi per riuscire ad ottenere questa tanto desiata e benedetta udienza in cui finalmente il Papa pronunciasse le fatidiche parole: "SECONDO LE LINEE DEGLI INIZIATORI".
Alla fine ottennero quanto volevano e tutti passammo da Porto San Giorgio a Roma.
Ma un gelo calò sull'assemblea, poiché il Papa non pronuncio le parole tanto attese e fortemente sollecitate. Giovanni Paolo II ribadì, senza margini di dubbio, la totale sottomissione del Cammino ai Vescovi e ai Parroci, così come già stabilito negli Statuti approvati ad experimentum, e aggiunse l'ulteriore esortazione ad essere docili e obbedienti a quanto le varie Congregazioni, per quanto di competenza, avrebbero indicato al Cammino, in vista dell'approvazione definitiva. Ribadendo ancora una volta quanto il Papa aveva in modo molto chiaro già detto al Cammino nel precedente incontro di Castel Gandolfo. Nessun cambio di direzione quindi. Solo dolorose conferme.
E voi dite che ASCOLTATE il Papa, vero?
Subito dopo l'Aula Nervi era stato fissato, in una contigua sala agostiniana, un appuntamento con tutti gli itineranti presenti per una "riflessione" sulle parole del Papa e sulle future strategie da mettere in campo per garantire lo status quo e in un certo senso blindarsi. Ma erano tutti spiazzati, poiché le parole del Santo Padre erano state chiarissime, in verità, e non erano affatto quelle che si aspettavano; erano parole non fraintendibili e tanto meno manipolabili.
Cosa c'era da commentare? Niente! Perché c'era solo da intendere e obbedire.
Una diffusa costernazione serpeggiante avvolgeva l'avvilita assemblea di patetici generali dalle armi ormai spuntite.
Carmen dopo un breve tempo aprì la bocca per prima, rompendo un silenzio surreale, per dire, guardandosi intorno con l'aria sorniona della finta tonta che certo non era:
"Che cosa ha detto il Papa? Io non l'ho capito!"
Il resto è storia di ogni giorno, sotto gli occhi di tutti quelli che ancora ce li hanno in fronte!



















