domenica 9 febbraio 2020

Come i Neocatecumeni NON "ascoltano" il Papa.

Premessa:

1) Il Cammino Neocatecumenale si pone al servizio dei vescovi e dei parroci come itinerario di riscoperta del Battesimo (dal Decreto di approvazione ad experimentum degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, 29 giugno 2002)

2) Discorso di Giovanni Paolo II a catechisti e presbiteri del Cammino Neocatecumenale - Sabato, 21 settembre 2002 - Castel Gandolfo. (*)
Estratto:
...gli Statuti, stabiliscono i compiti fondamentali delle diverse persone, che hanno specifiche responsabilità nel portare avanti questo iter formativo all’interno delle comunità neocatecumenali, cioè: i presbiteri, i catechisti, le famiglie in missione e le équipes responsabili ad ogni livello.
(N.B. nell'elenco formulato dal Santo Padre delle persone responsabili nel portare avanti il Neocatecumenato sono al primo posto i presbiteri, all'ultimo le mitiche "équipe responsabili ad ogni livello". ATTENZIONE: degli Iniziatori Kiko e Carmen - ai quali all'inizio il Papa ha anche rivolto un saluto, sottolineando il "fedele attaccamento alla Sede di Pietro" e il "concorde amore per la Chiesa" come unico tratto distintivo - neanche una parola. SPARITI!)
… impegno … nel servizio alle Chiese locali e alle parrocchievoi, Presbiteri e Catechisti del Cammino avete la responsabilità che gli Statuti siano messi in opera fedelmente in tutti i loro aspetti 
Gli Statuti costituiscono, altresì, un importante aiuto per tutti i Pastori della Chiesa, particolarmente per i Vescovi diocesani, ai quali è affidata dal Signore la cura pastorale e, in particolare, l’iniziazione cristiana delle persone nella diocesi. "Nel loro paterno e vigile accompagnamento delle comunità neocatecumenale" (Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, 29 giugno 2002), gli Ordinari diocesani potranno trovare negli Statuti i principi-base di attuazione del Cammino Neocatecumenale in fedeltà al suo progetto originario.
Desidero specialmente rivolgere una parola a voi sacerdoti, che siete impegnati al servizio delle comunità neocatecumenali. Non dimenticate mai che, in quanto Ministri di Cristo, avete un ruolo insostituibile di santificazione, di insegnamento e di guida pastorale nei confronti di coloro che percorrono l’itinerario del Cammino. Servite con amore e generosità le comunità a voi affidate!
Spetta ora ai Dicasteri competenti della Santa Sede esaminare il Direttorio catechetico e tutta la prassi catechetica nonché liturgica del Cammino stesso. Sono certo che i suoi membri non mancheranno di assecondare con generosa disponibilità le indicazioni che loro verranno da tali autorevoli Fonti.
3) Il Cammino Neocatecumenale è un itinerario di formazione cattolica che "è al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell'iniziazione cristiana… (cfr. col Decreto di approvazione definitiva, 11 maggio 2008)



In premessa l'Esortazione del Santo Padre Giovanni Paolo II ai Neocatecumenali, in un periodo cruciale del travagliato iter per l'approvazione degli Statuti.
Saranno le stesse parole pronunciate dal Papa, che più di tutti ha appoggiato il Cammino Neocatecumenale, che ci consentiranno di arrivare al cuore del problema: la eterna e inossidabile disubbedienza del Cammino alla Chiesa.
Siamo arcistufi di sentirci ripetere scemenze arroganti come questa: "Tacete, la Chiesa ci approva. Noi ascoltiamo il Papa, voi Zoffoli".
I camminanti non si rendono conto di essere quello a cui Kiko li ha ridotti: cassa di risonanza di vergognose mistificazioni.

Mi sento obbligata e non posso esimermi, davanti a Dio e alla mia coscienza. Devo rendere testimonianza e devo dare la mia personale esperienza, come in uso nel cammino. Ne ho fatto parte attiva per trenta anni!

Lascio trarre a voi le conclusioni.
"L'ubbidienza al catechista è tutto"

Non ho mai sentito dalla bocca di Kiko Argüello o dalla bocca di Carmen Hernández espressioni del tipo: "Abbiamo chiesto alla Chiesa di dirci chi siamo"; o almeno: "Il Papa ci ha dato precise indicazioni per andare avanti"; mai nulla di simile. Piuttosto: "Noi non sappiamo cosa dobbiamo fare; il cammino non è stato creato a tavolino! Il Signore ci conduce. Il Signore ci ispira, ci porta per vie a noi sconosciute e che non potevamo neanche immaginare, il Signore ci sorprende ogni giorno! Per noi fa continuamente miracoli, miracoli! Stupendo!"

Da sempre si è dato per scontato che Kiko avesse, per elezione, un filo diretto con Dio.
Da qui queste altre suggestive espressioni: "Il Signore attraverso di me oggi ti dice…" "Io vado a mostrarti la volontà di Dio per te" "Se tu non mi obbedisci, sei fuori dalla volontà di Dio e tutte le benedizioni diventeranno maledizioni" e così via in sequenza logica, fino alle conseguenze più estreme. Addestrato a questa scuola, non potevi aspettarti altro. Se solo cercavi un confronto personale su qualsiasi questione con uno della casta degli itineranti della prima ora venivi, ipso facto, rispedito a Kiko: "Parla con Kiko e… fai quello che ti dice". Se poi non ricevevi dal guru altra risposta che: "Già vedremo, già faremo, già verremo" oppure considerazioni del tipo: "Io non voglio problemi!" fino al risolutivo: "Lascia a noi la questione, tu non parlare più con nessuno e sta' in pace!" e tu, testardamente, ritentavi, dopo l'ennesima delusione, un dialogo con i tuoi simili, la risposta era "Devi solo parlare con Kiko e fare quello che ti dice". "Hai rimesso a lui tutto? Basta!".

Non c'era questione di coscienza che tenesse. Tua unica coscienza, Kiko; questo ti veniva inculcato. Kiko, lui solo era la "coscienza collettiva". Si sperimentava l'assenza totale di ogni relazione orizzontale; tutti indistintamente dipendevamo da Kiko e, in linea gerarchica, dai nostri diretti catechisti che, per la straordinaria amministrazione, non facevano "neanche un passettino" (frase storica di uno dei primi catechizzati dei due iniziatori spagnoli, gran responsabile in quel di Roma) senza chiedere a Kiko e Carmen il da farsi per poi, ovviamente, obbedire alla lettera, possibilmente SENZA PENSARE.

Perché racconto questo? Perché qui è descritto tutto il kikianesimo e Kiko come personaggio. E la vera tragedia sta nel fatto che, egli per primo, si prende da sempre tremendamente sul serio! Questo il credo incrollabile posto a fondamenta del Neocatecumenato: "Senza obbedienza a Kiko e ai catechisti non c'è Cammino".

"Polli in batteria" come i neocat allevati per la trincea:
"hanno fatto i funghi", come suol dirsi.
I famosi "frutti del cammino"!


E dunque, chi può dire qualcosa? Eccepire alcunché? Se solo una delle intuizioni kikiane potesse essere messa in dubbio, crollerebbe rovinosamente l'intero edificio. Cosa accadrebbe se la Chiesa, dopo opportuna verifica, dichiarasse inattendibile, per far solo un esempio, la presunta visione mariana che Kiko da sempre millanta? Questo il problema. Ordunque, può mai Kiko Argüello decidere di sottoporsi a discernimento? Certo che no. La Chiesa non può e non deve vagliare il Cammino così come si è andato strutturando negli anni e nelle varie tappe, nell'erezione di propri Seminari, nell'attuazione delle famiglie in missione o delle missio ad gentes, delle cento piazze o dell'invio due a due e tanto meno nel suo modo di celebrare riti battesimali o di celebrare la sua sacrilega eucarestia comunitaria. Questa è la verità!

In tutto il complesso piano strategico neocatecumenale, il rapporto con la Santa Sede gioca indubbiamente un ruolo fondamentale. Kiko vuole operare nella Chiesa perché convinto di essere stato inviato per chiamarla a conversione e così stravolgerla. Non sotto un aspetto, non per uno specifico carisma, ma nella sua interezza. Una nuova Chiesa, comunità di comunità, obbediente al "carismatico" e ai suoi allievi catechisti fino al raggiungimento di una completa mutazione genetica. Grande spazio ha avuto sempre, nei momenti forti del cammino, la famosa catechesi sul rapporto tra "carismatico" e "istituzionale", con la dichiarazione del primato assoluto del "carismatico" (Kiko) sull'"istituzionale" (Ministri ordinati). Si profila per la Chiesa intera, ad opera del novello profeta del secondo millennio, una trasformazione strutturale, gerarchica, dottrinale e, ovviamente, liturgica davvero epocale. Al vertice si pone, logica conseguenza, come unica e indiscussa autorità l'ispirato fondatore di "piccole comunità come la Santa famiglia di Nazareth…" e i Pastori della Chiesa devono solo fargli spazio, cedere il passo, affinché egli possa realizzare il suo progetto, di cui si sente direttamente investito nientemeno che dalla Santa Madre di Dio in persona, che gli sarebbe apparsa addirittura in visione e gli avrebbe parlato (Kiko dixit! Chi potrà metterlo in dubbio?) Chi oserà mettersi di traverso?

Ecco perché Kiko non ha mai ascoltato la Chiesa e non ha mai neanche avuto un direttore spirituale, poiché il suo filo con Dio è diretto, chiunque farebbe solo da filtro alla sua pura ispirazione divina. Questo accade a chi ripete a se stesso e agli altri "Il Signore mi ispira questo e quello e mi manda oggi a te ad annunziartelo" e altre balordaggini del tipo "Dio ha pensato fin della fondazione del mondo a Carmen e me come vostri catechisti PER SEMPRE", "Ha fatto una storia speciale con me in vista di essere tuo catechista". È ovvio che lo stesso vale per i Pastori della Chiesa: data questa premessa posta come incontestabile assunto, si può concludere che ogni volta che Kiko parla con un Vescovo o un Cardinale o con lo stesso Santo Padre si senta investito della missione di "chiamare a conversione" anche loro, perfino loro! Gli stessi itineranti, sul suo esempio e per sua esplicita disposizione, DEVONO - ogni qualvolta hanno un incontro istituzionale - ANNUNZIARE il cosiddetto “KERIGMA”, questa la loro prima missione, ANCHE AI PRÌNCIPI DELLA CHIESA. Era una precisa consegna che veniva fatta a chi nei primi anni era inviato alle Diocesi e alle Parrocchie per aprire il cammino in nuove zone: "Prima dovete annunziare il Kerigma ai Vescovi e ai Parroci".

Ecco che si spiega un gesto altamente simbolico di questa folle auto/investitura - ben presto abbandonato com'era ovvio che avvenisse - praticato sistematicamente alle origini dallo stesso Kiko e da tutti quelli "della prima ora", pronti a seguire in tutto il suo esempio. Kiko era solito, non senza sollevare ogni volta grande scandalo, "sbattere i sandali" sulla faccia di Parroci, Religiosi e Vescovi che rifiutavano di accogliere e convertirsi al suo Kerigma. Come dicevamo, ben presto dovette smettere del tutto questa orrida prassi, lui e i suoi, ma io stessa ricordo l'eco di queste gesta gloriose che si ripetevano in ogni zona in cui arrivavano i primi itineranti inviati da Kiko e Carmen. Smisero ben presto di esibirsi, per non fare la fine, prima o poi, di essere presi a calci nel sedere.
E dunque, tornando al nostro argomento, ogni incontro del Cammino con il Santo Padre è sempre stato sistematicamente programmato, questo è indubbio. Era da loro stessi caldeggiato e richiesto con insistenza ed era preceduto da incursioni mirate in Vaticano degli emissari più accreditati per preparare il terreno, per orientare, per ottenere secondo i loro inconfessabili desiderata…
Da qui la domanda puntualmente posta da Carmen ad ogni convivenza di itineranti, senza alcun pudore: "Hai portato le regaline" al tal Cardinale o al tal altro? "Dovete portare le regaline quando andate a parlare!"
(Scusate se apro ancora una parentesi: In realtà devo attestare che Carmen stessa adorava ricevere regali e aveva educato tutti in tal senso. Nessuno osava presentarsi, specie quando era convocato per una "riunione" privata, a mani vuote. Le "regaline" diceva lei; ma altro che "regaline"! Spesso si trattava di cose molto costose e si faceva a gara. Ma i suoi gusti erano difficili e non di rado toccava riportarsi indietro - oltre il danno la beffa - il dono sgradito, mentre lei volgarmente apostrofava il malcapitato: "Ma cosa mi hai portato? Non lo indosserò mai, non lo voglio". Sì perché una delle sue più grandi fisse erano gli abiti! ...salvo poi presentarsi da Benedetto XVI indossando una banale maglietta Adidas...)
Metto insieme quanto già sicuramente ho testimoniato in vari commenti per poter descrivere quello che è sempre stato l'atteggiamento di Kiko e Carmen e del Cammino nei confronti della Chiesa e il loro squallido modus operandi.

Per questo siamo partiti da come Kiko si è sempre posto davanti al mondo, da come si definisce, da come si propone all'attenzione dei suoi seguaci; poiché da questo discende anche il suo modo di relazionarsi, insieme alla sua socia Carmen, con la Chiesa istituzionale e con le varie Congregazioni, per conseguire l'obiettivo di accreditare la loro creatura e trovare legittimazione piena nella Chiesa Cattolica Romana.

Credo sia tutto chiaro, ora!

La triste realtà è che siamo finiti, e lo dico a mia vergogna, in mano a cialtroni. Come altro definire chi si fa maestro di neocatecumeni, dove per "catecumeno" si intende "colui che ascolta" "colui che ha l'orecchio aperto", e poi Kiko, il maestro, lui per primo non ascolta e non ha MAI ascoltato nessuno? Manca del tutto, da parte dell'artefice primo, il buon esempio in questo che è l'aspetto più qualificante del cammino. Dicasi lo stesso per tutte le "consegne" che, nello scorrere degli anni, si sommano le une alle altre sempre più gravose, ma alle quali né Kiko né gli itineranti si sentono obbligati come tutti gli altri comuni mortali. Essi sono esonerati perfino dal "fare il cammino per la loro vita", i santi! E, infine, sono completamente esentasse perché vivono della decima senza probabilmente aver messo nel sacco nero una lira o un centesimo mai una volta nella loro vita. Della casta neocatecumenale si può ben dire che sono come gli scribi e i farisei ipocriti: ossia, fate e osservate quanto essi vi dicono, ma non fate quello che fanno, perché dicono e non fanno; caricano le persone di pesi insopportabili che loro non spostano neanche con un dito…

Così con la Chiesa. La loro doppiezza, vera e propria strumentalizzazione, veniva ostentata ogni giorno di più con intollerabile sfacciataggine nei raduni di itineranti come una forma di strategia lucidamente scelta; questo avveniva al tempo del lavoro congiunto tra le varie Congregazioni e Kiko, Carmen insieme ai loro fedelissimi.

Come testimonianza voglio solo raccontare di un incontro fortemente voluto dagli Iniziatori molto preoccupati, dopo l'Approvazione "ad experimentum" degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, datato 29 giugno 2002, per un'espressione contenuta nel Decreto, che per loro era insopportabile secondo cui:
IL Cammino Neocatecumenale SI PONE AL SERVIZIO DEI VESCOVI E DEI PARROCI…
Basta così poco per sconvolgerli! Dico io, ma cosa pretendevano? Di leggere nel Decreto del Pontificio Consiglio per i laici che, da quel momento in poi, i Vescovi e i Parroci avrebbero dovuto obbedire a Kiko anche loro?
E in realtà ad ogni convivenza si ripeteva che era indispensabile ottenere al più presto un incontro col Santo Padre per correggere il tiro. Carmen era incontenibile e ripeteva che tutto sarebbe stato irrimediabilmente perduto e il cammino distrutto. Una sola la loro ossessione, uno l'obiettivo prefissato e da raggiungere ad ogni costo: il Papa stesso doveva dire a chiare lettere che il Cammino Neocatecumenale andava portato avanti nelle Diocesi e nelle Parrocchie "SECONDO LE LINEE DEGLI INIZIATORI".

Altro che essere AL SERVIZIO!
Terrorizzati da questa funesta prospettiva, vedevano dietro l'angolo la fine di tutto. (Per loro certamente e per la loro "bella vita alle spalle degli altri")
Perché l'unica "verità" da difendere con le unghie e coi denti era una sola ed era questa:
SOLO LORO HANNO SEMPRE SAPUTO E SANNO QUELLO CHE È BUONO PER IL CAMMINO È QUELLO CHE NON LO È.
Qui finiva ogni questione. Nessuno poteva interferire, men che meno la Chiesa.
Dicevo: una sola VERITÀ per loro. Pura idolatria, niente altro. Gesù Cristo, Figlio di Dio con tutto questo non c'entra proprio nulla.
Per cui a tutti i costi bisognava piegare la Chiesa.

Ricordo a questo proposito il memorabile incontro del 21 settembre 2002 a Castel Gandolfo, carico di tante attese, e le parole del Santo Padre. Vedi sopra estratto: (*)

Sistemi di convincimento neocatecumenale
Parole che Giovanni Paolo II pronuncio' in barba a tutte le suppliche lacrimevoli di Carmen che lo incalzava con i suoi agitati appelli: "Santo Padre, difenda Lei il Cammino, per carità!". Parole che gettarono nello sconforto prima i poveri iniziatori e poi tutti gli itineranti, che vedevano liquefarsi come neve al sole lo strapotere di cui avevano impunemente goduto fino a quel momento (Chiesa dormiente). Parole che gettarono lo scompiglio nelle fila stesse del cammino: capi, capetti, camminanti compresi (tutti disorientati dal nuovo ordine che si profilava all'orizzonte e terrorizzati dalla prospettiva di venire privati dell'autorità dei loro catechisti).
Non potevano nè dovevano arrendersi!

Ripresero le petizioni pressanti. E fu così che si arrivò, in breve, a furia di insistere e insistere, a un secondo incontro organizzato in Aula Nervi, chiesto e ottenuto con la scusa di accogliere missionari e itineranti del c.n. di ritorno da una delle consuete convivenze con le équipe responsabili delle varie zone e con i nuovi invii, come da sorteggio (pilotato tante volte per chi a loro conveniva, sic!) nella solita Tenda di Porto San Giorgio. Tutto si svolgeva, come sempre, sotto l'unica e insindacabile autorità di Kiko e Carmen che, per parte sua, si divertiva come una matta ad atterrire chi le stava sulle scatole con minacce di Siberia e Patagonia. Durante l'interminabile raduno giungevano ogni tanto notizie da Roma; era tutto un via vai dei pezzi grossi per riuscire ad ottenere questa tanto desiata e benedetta udienza in cui finalmente il Papa pronunciasse le fatidiche parole: "SECONDO LE LINEE DEGLI INIZIATORI".

Alla fine ottennero quanto volevano e tutti passammo da Porto San Giorgio a Roma.
Ma un gelo calò sull'assemblea, poiché il Papa non pronuncio le parole tanto attese e fortemente sollecitate. Giovanni Paolo II ribadì, senza margini di dubbio, la totale sottomissione del Cammino ai Vescovi e ai Parroci, così come già stabilito negli Statuti approvati ad experimentum, e aggiunse l'ulteriore esortazione ad essere docili e obbedienti a quanto le varie Congregazioni, per quanto di competenza, avrebbero indicato al Cammino, in vista dell'approvazione definitiva. Ribadendo ancora una volta quanto il Papa aveva in modo molto chiaro già detto al Cammino nel precedente incontro di Castel Gandolfo. Nessun cambio di direzione quindi. Solo dolorose conferme.

E voi dite che ASCOLTATE il Papa, vero?

Subito dopo l'Aula Nervi era stato fissato, in una contigua sala agostiniana, un appuntamento con tutti gli itineranti presenti per una "riflessione" sulle parole del Papa e sulle future strategie da mettere in campo per garantire lo status quo e in un certo senso blindarsi. Ma erano tutti spiazzati, poiché le parole del Santo Padre erano state chiarissime, in verità, e non erano affatto quelle che si aspettavano; erano parole non fraintendibili e tanto meno manipolabili.
Cosa c'era da commentare? Niente! Perché c'era solo da intendere e obbedire.
Una diffusa costernazione serpeggiante avvolgeva l'avvilita assemblea di patetici generali dalle armi ormai spuntite.

Carmen dopo un breve tempo aprì la bocca per prima, rompendo un silenzio surreale, per dire, guardandosi intorno con l'aria sorniona della finta tonta che certo non era:
"Che cosa ha detto il Papa? Io non l'ho capito!"
Ecco come costoro "ASCOLTANO il Papa" e tutti i suoi discorsi!

Il resto è storia di ogni giorno, sotto gli occhi di tutti quelli che ancora ce li hanno in fronte!

venerdì 7 febbraio 2020

ORA COME ALLORA: NEL 1994 ZOFFOLI L'AVEVA CAPITO. RICORDIAMOLO. CAPITOLO IV°

E allora, leggendo che si era avvisati fin dagli inizi, che in più di una persona competente e tanti fuoriusciti già 20-30 anni fa palesavano il virus che stava facendo ammalare la Chiesa, anche se non l'unico, la domanda ci sorge spontanea… Dice un vecchio adagio: "Uomo avvisato, mezzo salvato". Come mai allora, nonostante tutti quei ben documentati "AVVISI", il Cammino Neocatecumenale non è stato ancora censurato? "Ora come allora", continuano le stesse ERESIE, la stessa "potenza" (economica), il Cammino Neocatecumenale non si è MAI ravveduto. Quindi, perché esiste ancora?

Proseguiamo qui sotto con la quarta parte della lettera di p.Zoffoli al direttore di Radio Maria, inviata a febbraio 1994. Le parti precedenti sono a questi link: terza parte, seconda parte, prima parte. Proseguiremo con le successive nei prossimi giorni.



COSA PENSARE DELLE ERESIE
DEL CAMMINO?

Rispondo: quel che ne ho pensato sempre spiegandolo ripetutamente nelle mie pubblicazioni. Voglio augurarmi che questa lettera valga pure ad esprimere le convinzioni delle persone più equilibrate e oggettive tra le file del clero e del laicato: gli estremismi e la faziosità non piacciono a nessuno. Sarei disonesto sostenendo che nel Cammino tutto è negativo; e un incosciente, se affermassi tutto il contrario.

  • A) Elementi positivi
Sono associati al fatto che molti individui, in seno al C.N., sono in buona fede e, qua e là, anche ricchi di fervore, pronti al sacrificio, disponibili alla grazia. Si tratta di gente avida della Parola di Dio, attratta dalla figura di Cristo; consapevole delle aberrazioni morali di una società dominata da una cultura materialistica ed atea; preoccupata del momento critico vissuto dalla Chiesa; bisognosa di coalizzarsi, distinguersi, difendersi dalla nefasta influenza del mondo.
Altro lato positivo, certamente fondamentale, è il programma di un «neocatecumenato» volto a scoprire il valore del battesimo e viverne il senso più profondo, secondo le esigenze di un’autentica vita di grazia…
Non meno sapiente e apprezzabile l’organizzazione secondo la quale i membri del Cammino sono raccolti in piccole comunità, operanti sotto la direzione di un responsabile, esemplare ed esperto…
Com’è ovvio, si tratta di aspetti validi come condizioni di una religiosità per la quale si è potuto parlare — e con ragione — di «frutti» innegabilmente positivi: lo hanno riconosciuto anche i moltissimi ex-neocatecumeni che, avendo voltato le spalle al Cammino, me lo hanno confidato.
Ma, come esamineremo subito, siamo ancora lontani da quanto ci si dovrebbe attendere da un Movimento che ha la pretesa di rivoluzionare il mondo, rivitalizzare la Chiesa.
Ultimo indispensabile rilievo. I risultati positivi del C.N.:
primo, spesso non superano il livello di una religiosità e moralità semplicemente umana e cristiana; ossia non reggono al confronto con le più ardue ed eroiche conquiste dello spirito di cui ci informa la grande storia della spiritualità cattolica…
secondo, possono attribuirsi ad una precedente sana educazione ricevuta in famiglia, in parrocchia, a scuola…;
terzo, non riflettono affatto la specifica formazione spirituale esclusivamente propria della dottrina di Kiko-Carmen, la quale, per se stessa, produrrebbe ben diversi frutti…

  • B) Elementi negativi
Ne ho trattato a lungo e in modo dettagliato quanto documentato nelle mie pubblicazioni (cf. Eresie del Movimento Neocatecumenale, e Magistero del Papa e Catechesi di Kiko).
Non volendo ripetermi, rimetto alla diligenza di Lei, P. Livio, la verifica delle citazioni ivi fatte degli Orientamenti di Kiko-Carmen. Ha detto di aver ricevuto i miei volumi, per cui ne può disporre comodamente. Nella sua lettera mi assicurò di aver «letto con attenzione un libretto inviatomi », al quale però sembra non abbia dato molta importanza, mentre avrebbe potuto e dovuto almeno confidarmi il suo parere.
[ndr: il Fanzaga, destinatario di questa lettera, si aggiunge alla foltissima schiera di coloro che dichiarano di aver  "letto" (magari addirittura "con attenzione") qualche testo di padre Zoffoli sul Cammino, e però nei fatti dimostrano o di non aver letto, o di non aver capito niente. Cioè o sono conniventi con la setta, o sono molto più incapaci di un bambino del pr imo anno di catechismo. Fate voi]
I lati negativi che richiamo riguardano il contenuto degli Orientamenti indicati; per cui il mio esame non mira ad altro che a rilevare quanto di errato è stato detto (non dico pensato o affermato altrove) dai fondatori del Cammino Neocatecumenale
Così pure: ritengo eretici soltanto coloro che, avendo ben capito il contenuto ereticale di quelle fonti, ne sono anche convinti e lo propagano.

a) Osservazioni d’indole generale e introduttiva,
verificabili anche dagli estranei al Cammino

1 - Cominciando dalla terminologia, la voce «cammino» è suggestiva, ma equivoca. Non basta muoversi, bisogna sapere dove si va. Cammina l’assassino per uccidere e il santo per soccorrere un moribondo; l’atleta nello stadio per vincere, e il pazzo che si precipita verso il burrone… La morale deve essere diretta dalla teologia dogmatica

2 - Il Cammino prepara ad un nuovo battesimo. Benissimo. Ma di quale battesimo si tratta? Si parla di «battesimo» anche dalle molte sètte protestanti, dai Testimoni di Geova e dalle tante altre società pseudomisteriche, quale rito d’iniziazione Ora, il «nuovo battesimo» dei Neocatecumeni è realmente e integralmente cattolico, almeno dal punto di vista (assolutamente primario) dei contenuti della fede? È quanto resta da esaminare.

3 - Altro lato negativo — come si è già notato — è la segretezza di questi contenuti. Nessuno potrà mai pensare che Kiko-Carmen abbiano da insegnare qualcosa di più vero e di misterioso del depositum fidei esposto, difeso e divulgato dalla Gerarchia Cattolica, che non esclude nessuno dal suo messaggio, neppure i più rozzi, prevenuti e ostinati dei suoi nemici. Pochi giorni fa, un signore mi ha spedito una vera piccola dissertazione dal titolo «massoni e neocatecumenali - Strane concordanze tra i principi dei primi e i comportamenti dei secondi».

4 - Gravemente errato, indegno di un cristiano, proporre i libri del Nuovo Testamento come «meno importanti» di quelli dell’Antico, come fa Kiko.

5 - Solo i Protestanti, dopo Lutero e collaboratori della Riforma, hanno presunto di interpretare la S. Scrittura indipendentemente dalla Tradizione Apostolica e dal Magistero di Papi e Concili… Ma Kiko non si preoccupa di tal Magistero. Egli insegna che «la Bibbia si interpreta da se stessa, attraverso parallelismi».
«L’interpretazione arbitraria della Bibbia, adatta alle esigenze individuali, è un’altra delle eresie neocatecumenali. Tutti i catecumeni — scrive un testimone —spiegano arbitrariamente la Bibbia e strumentalizzano la parola di Dio, tutti sono invitati a dire pubblicamente ciò che la "parola" ha ispirato loro; e, in genere, essa ispira solo testimonianze di peccato…».

6 - In seno al Cammino Neocatecumenale il potere è detenuto ed esercitato in modo autonomo e insindacabile dai «catechisti» che si attribuiscono il delicato compito non solo di formare, assistere e organizzare la vita della «comunità»; ma altresì quello di dirigere spiritualmente gli adepti, esigere da essi la confidenza dei propri segreti e debolezze, intimidirli, umiliarli in pubblico, decidere della loro sorte… Appunto ciò che da essi è negato ai presbiteri, perché anche questi sudditi, ossia subordinati in tutto ai catechisti, a cui compete il diritto di commentare la Bibbia, catechizzare i fedeli; mentre ai sacerdoti spetta il dovere di ascoltarli come tutti gli altri ed eseguire le liturgie secondo le disposizioni dei catechisti
«Lo stesso presbitero — scrive un altro ex neocatecumeno — deve apprendere a situarsi nella comunità come gli altri, e deve fare lo stesso cammino di conversione e di fede. E così sminuisce sempre più il suo magistero. E così perdono valore i Sacramenti, specie la confessione individuale e la Comunione, che qui insegnano ad intendere solo come "simbolo e non come reale presenza" di Gesù…».
Qui dunque il carisma (?) prevale sul sacramento dell’Ordine sacro, un’istituzione di laici supera la Chiesa Gerarchica.

7 - Non meno preoccupanti sono la diffidenza e il deliberato rifiuto della speculazione teologica, quale tentativo di cogliere il senso intelligibile della Rivelazione cristiana. La Chiesa, pur essendo assistita dallo Spirito Santo, non ha voluto mai prescindere dal contributo dei «teologi» che — negli scritti degli Apologisti, nella catechesi dei Padri, nelle grandi sintesi dei pensatori della Scolastica e di quanti altri hanno continuato il solco da essi aperto — hanno preparato i responsi della S. Sede e le definizioni dei Concili Ecumenici… Il modo di esprimersi di Kiko-Carmen echeggia il fideismo della riforma luterana…

8 - Il comune credente — anche se sommariamente informato di storia della Chiesa — sa bene che questa, dall’età apostolica al Vaticano Il, non ha mai subito contaminazioni quanto alla struttura giuridica e soprattutto alla vitalità che caratterizza il Corpo Mistico… Ma, purtroppo, Kiko-Carmen, seguendo i pregiudizi della Riforma protestante, hanno preteso di scoprire nel corso della sua millenaria vicenda storica una frattura durata ben sedici secoli. Secondo loro, con la Pace costantiniana (e quindi dal Concilio di Nicea fino al Vaticano II), la Chiesa, istituzionalizzandosi, avrebbe prevaricato rispetto a quella primitiva eminentemente carismatica dei primi tre secoli…
Eppure, Gesù aveva promesso che non l’avrebbe lasciata «orfana», che il potere delle tenebre non avrebbe prevalso. Una volta interrotta — e per una lunga serie di secoli — la linea di successione dei suoi Pastori, chi e con quale autorità avrebbe potuto risuscitare la defunta Chiesa Apostolica?

b) Osservazioni particolari d’indole teologica

So bene che non sono state né saranno mai gradite queste osservazioni a quanti non intendono saperne di «dogmi», ossia di verità assolutamente certe, definitive, irreformabili, contro il relativismo gnoseologico e quindi lo storicismo seguito dal modernismo, secondo il quale «la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve in lui, con lui e per lui» (Decr. Lamentabili, n. 58). E: «Cristo non insegnò un determinato corso di dottrina applicabile a tutti i tempi né a tutti gli uomini» (iv., n. 59).
Come s’intuisce, uno storicismo del genere obbligherebbe a ritenere egualmente vere tutte le religioni d’ogni epoca e cultura; per cui la Chiesa Cattolica non sarebbe l’unica vera fondata da Cristo, non potrebbe imporsi alle altre come l’unica madre e maestra di verità e quindi l’unica arca di salvezza per tutti i redenti.

Ciò richiamato, posso dichiarare, contro la teologia di Kiko-Carmen:

  1. È falso che l’uomo, pur subendo le conseguenze del peccato originale, non sia più capace di resistere al male e di fare il bene: la sua libertà e responsabilità morale è indiscutibile, contro il pessimismo luterano.
  2. È falso che il demonio, per quanto malvagio e insidioso, possa dominare la volontà umana al punto da costringerla al peccato, per cui la colpa non ricadrebbe principalmente sull’uomo.
  3. È falso che l’uomo, col soccorso della grazia, non possa ne debba lottare contro le proprie passioni, ossia sforzarsi di correggersi e tendere positivamente alla santità del suo stato.
  4. È falso che una vera conversione comporti solo il riconoscimento e l’accusa dei propri peccati con la speranza del perdono di Dio; e non esiga quindi anche la contrizione e il fermo proposito di non peccare più.
  5. È falso che il ricupero della grazia non implichi quella «giustificazione» che, insieme, è espiazione del peccato, riconciliazione con Dio e reale rigenerazione dell’anima, che torna a godere la sua amicizia e meritare la vita eterna.
  6. È falso che l’uomo, peccando, non offenda veramente Dio e non sia perciò tenuto ad espiare la sua colpa, soddisfacendo un grave dovere di giustizia.
  7. È falso che Dio, esigendo tale soddisfazione mediante il sacrificio, sia «crudele»: Egli non intende ricuperare qualcosa che l’uomo, peccando, Gli ha sottratto; e l’uomo può solo danneggiare se stesso, rifiutando il suo unico Bene. La «soddisfazione» a cui è obbligato consiste nel ri-affermare l’assoluto primato di Dio e la radicale dipendenza della creatura da Lui. Soltanto così essa dà a Dio quel che è di Dio, e a sé quel che è suo. Il dovere della giustizia coincide con quello del rispetto dovuto alla verità ontologica di Dio e dell’uomo.
  8. È falso che la «religiosità», fondata sulla natura e la ragione, non sia un vero e degno culto dovuto a Dio quale Creatore e Provvidenza; e non sia perciò la legittima e doverosa tappa da raggiungere, necessaria perché l’uomo arrivi ad adorare il «Dio vivente» della Rivelazione ebraico-cristiana.
  9. È falso che, nella Chiesa Cattolica, il sacrificio sia un residuo della mentalità pagana. Lo sarebbe soltanto se Dio, a cui si offre, fosse un idolo qual era concepito dalla mitologia classica: geloso e vendicativo La legge mosaica prescriveva un «sacrificio di espiazione» ed altri, per celebrare i quali istituì il «sacerdozio». Perché la Chiesa non dovrebbe averlo come supremo atto di culto?
  10. È falso e blasfemo affermare che Gesù, Verbo Incarnato, non abbia redento l’umanità peccatrice, espiando le sue colpe col Sacrificio della Croce.
  11. È falso e offensivo negare che Egli si sia presentato come unico e supremo Modello di vita, e che la salvezza sia possibile soltanto a coloro che si sforzano di imitare il suo esempio.
  12. È falso insegnare che Gesù, per continuare sulla terra la sua mediazione salvifica e applicare alle future generazioni i meriti del suo Sacrificio di espiazione e redenzione, non abbia istituito la Chiesa come socieanche gerarchica, ossia visibile e giuridicamente organizzata.
  13. È falso ritenere che i poteri da Lui conferiti alla Chiesa non siano fondati unicamente sul sacramento dell’Ordine Sacro, ossia sul sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto da quello comune a tutti i battezzati.
  14. È falso soprattutto pensare che il più sublime e caratteristico atto del culto cattolico non sia la celebrazione del sacrificio eucaristico quale ri-presentazione incruenta dell’unico, perfetto e irripetibile Sacrificio della Croce. Soltanto morendo Cristo ha redento il mondo, non risorgendo, come soltanto per la partecipazione alla sua morte l’uomo può meritare la vita dell’anima (= la grazia) oggi, e domani la risurrezione della carne.
  15. È falso che la Messa non sia «il» sacrificio per eccellenza, ma solo un «convito fraterno»; è innegabile invece che questo — ossia la Comunione eucaristica — deriva il proprio significato e l’efficacia santificante dalla partecipazione dei fedeli al Sacrificio di Cristo, ripresentata nella distinta consacrazione del pane e del vino, fatta all’altare dal sacerdote-ministro, non dalla comunità, la cui eventuale assenza non rende invalida la celebrazione eucaristica.
  16. È falso che la consacrazione del pane e del vino si limiti a conferire a questi elementi un nuovo significato, lasciandoli essenzialmente immutati; essa infatti fa diventare l’uno e l’altro il Corpo e il Sangue di Cristo in virtù del prodigio assolutamente unico della transustanziazione.
  17. È falso che, in seguito alla consacrazione, sull’altare abbiamo soltanto dei segni del Corpo e del Sangue di Cristo, e non l’uno e l’altro veramente, realmente e sostanzialmente presenti, ossia la stessa Umanità integrale assunta dal Verbo. Non adoriamo «il segno», ma il Significato; non «il simbolo» di Cristo, ma la sua stessa Persona divina.
  18. È falso che la Comunione eucaristica non esiga la Confessione sacramentale dei peccati mortali o che, al più, sia sufficiente un atto di contrizione perfetta per riceverla degnamente…; ed è altrettanto falso che non il sacerdote-confessore, ma la comunità riconcili il peccatore con Dio.
  19. È falso che Dio perdoni e salvi tutti: perdona soltanto chi si pente di averlo offeso; e si salva unicamente chi, corrispondendo alla sua grazia, muore in pace con Lui. L’inferno è realissimo come e quanto è possibile l’ostinazione del peccatore che muore nello stato d’impenitenza finale.
  20. È falso che non siamo tenuti ad imitare le virtù di Cristo e tendere alla santità, possibile mediante l’esercizio di un’ascesi ch’è volontaria pratica dei consigli evangelici. La purificazione interiore che ne segue è indispensabile per evitare il purgatorio.
Molto reverendo P. Livio, concludo l’elenco delle aberrazioni dottrinali di Kiko-Carmen, che sembra abbiano presunto di riformare la Chiesa inventando un nuovo Cristianesimo. Di fatto ne è risultato un sincretismo quale mostruoso agglomerato di fandonie, nel quale restano solo alcuni frammenti della dottrina cattolica, simili a tante verità impazzite, avulse dal loro originale, autorevole e venerando contesto.

Ho voluto che il pubblico udisse un’altra campana, da moltissimi non ancora udita. Il suo suono è talmente grave, solenne, assordante, da coprire tutte le voci di approvazione e di elogio dei vari membri della Gerarchia, che — in buona fede — si son lasciati sedurre da Kiko-Carmen.
Ed è con sincero rispetto che mi permetto ancora una volta di invitare tutti (Papa, cardinali, vescovi, parroci, sacerdoti) ad esaminare personalmente gl’incriminati Orientamenti, leggendone pagina dopo pagina e parola per parola le Catechesi quali risultano citate e discusse nei miei volumi.
Non prima sono disposto a reddere rationem del mio operato.

[continua...]


Ma che si vuole di più?Tutto spiegato, tutto secondo Magistero bimillenario della Chiesa.E Zoffoli, non era il solo a pensarla così e a difendere la vera Chiesa.Ci sono per caso dei registi, a noi occulti, che hanno permesso a questo virus di diffondersi, senza averne potuto trovare la cura?

mercoledì 5 febbraio 2020

ORA COME ALLORA: NEL 1994 ZOFFOLI L'AVEVA CAPITO. RICORDIAMOLO. CAPITOLO III°

Insistiamo a far notare come le osservazioni di padre Enrico Zoffoli, scritte più di 25 anni fa siano ancora attualissime (il Cammino promuove sempre gli stessi errori e le stesse eresie): egli già avvisava, inascoltato, quello che per noi oggi è sotto gli occhi di tutti.

Sono caduti molti "arcani", l'avvento dell'internet ha aiutato ed aiuta a diffondere quello che all'epoca era molto più difficile portare a conoscenza al grande pubblico.

Segue qui sotto la terza parte della lettera di padre Enrico Zoffoli al direttore perpetuo di Radio Maria, inviata il 22 febbraio 1994. (la prima parte è [qui], la seconda parte è [qui], seguiranno nei prossimi giorni le parti successive).




ORTODOSSIA DELLE CATECHESI
DI KIKO-CARMEN

  • A) Dati storici preliminari
Kiko-Carmen sembra che abbiano tentato di minimizzare il contenuto teologico degli Orientamenti.
Nella loro introduzione al volume Il Cammino Neocatecumenale secondo Paolo VI e Giovanni Paolo II, EP 1993, p. 9, scrivono che a mons. Massimino Romero, segretario della Congregazione del Clero, presentarono delle «pagine ciclostilate, che non erano nemmeno state corrette per non dare loro molta importanza». E precisano: «Pertanto, non avevamo scritti ufficiali. I ciclostilati erano solo indicazioni, delle tracce, la trascrizione di una predicazione orale adattata alla gente che ascoltava, per aiutarla a riscoprire la prassi e la liturgia della Chiesa all’interno di un cammino di conversione» (iv.).

Due osservazioni:
— chi legge una relazione del genere e, insieme, ignora il contenuto dottrinale di quelle «indicazioni», di quelle «tracce», di quella «predicazione orale…», può supporre che fossero del tutto irreprensibili dal punto di vista del dogma; mentre tali non potevano essere, almeno se costituiscono il nucleo del ponderoso ciclostilato di 373 pagine, ossia degl’incriminati Orientamenti di Kiko-Carmen;
capisco che quelle «pagine ciclostilate» potevano non essere state ancora «corrette»; ma non è affatto credibile che non avessero «molta importanza» e non meritassero quindi molta considerazione. Un primo annunzio (nuovo, dirompente, riformatore) poteva non essere stato elaborato ed essere un po’ confuso, come suole accadere…; ma non può ammettersi che non contenesse almeno in germe gli elementi essenziali di un messaggio che pretendeva di essere travolgente.

* * *

Kiko-Carmen informano che il contenuto del ciclostilato fu fatto esaminare dalla Congregazione del Clero e fu trovato «dal punto di vista dottrinale (…) molto positivo» (iv., p. 9-10); tanto che il consultore del medesimo dicastero conclude il suo giudizio «invitando i responsabili della S. Congregazione del Clero a incoraggiare i responsabili della S. Congregazione del Clero a incoraggiare questo Movimento, aiutandolo con comprensione e con paterna indulgenza a restare sempre nella linea intrapresa » (iv., p. 10).
Nella medesima introduzione scritta da Kiko-Carmen si legge che il 9 maggio 1986 entrambi furono chiamati dalla S. Congregazione per la Dottrina della fede (S. Ufficio), che ad essi «sottopose un questionario sull’ermeneutica, sulla pastorale, sulla dottrina». E proseguono: «Dopo aver studiato le nostre risposte, fummo convocati dal card. Ratzinger per un incontro in cui, ci dissero, potevamo essere accompagnati da un teologo.
In quell’incontro ci comunicarono che avevano studiato tutto, che si erano anche informati e che volevano aiutarci » (iv., p. 14).
Dunque, i fondatori del Cammino potevano restare tranquilli: la S. Sede era con loro.
Del resto, fin dall’8 maggio 1974, Paolo VI si era espresso a favore del Cammino in termini entusiastici (iv., p. 10).
L’attuale Pontefice aveva accolto i Neocatecumenali nella sua diocesi fin da quando era cardinale a Cracovia, contro il parere di «certi parroci» (iv., p. 12).
A sua volta, Giovanni Paolo I, quando era patriarca di Venezia, nel 1972, aveva permesso a Kiko-Carmen «di aprire il Cammino nella sua diocesi. Negli anni successivi lo incoraggiò e lo seguì presiedendone personalmente tutte le tappe e gli scrutini » (iv., p. 13).
Quanto a Giovanni Paolo II, è a tutti più che noto il favore col quale non ha mai cessato di benedire, incoraggiare e proteggere il Cammino Neocatecumenale - Superflua qualsiasi documentazione, di cui sono stracolmi giornali e riviste di tutte le correnti.


  • B) Il problema di fondo
Capisco il compiacimento dei dirigenti del Cammino Neocatecumenale al ricordo di tali successi, certamente superiori a quelli riportati finora da tutte le istituzioni cattoliche sorte in questi ultimi secoli a tutti i livelli della vita ecclesiale.
Spiego pure la soddisfazione dei seguaci di Kiko, in molti dei quali la gioia supera i limiti dell’entusiasmo e degenera in presunzione e spavalderia, sentendosi essi chiamati a riformare la Chiesa, ad infondere una nuova anima nel «corpus christianorum». Ma interessa soffermarci su qualcosa di molto più serio.
Le vicende e i «successi» del Cammino Neocatecumenale, quanto ai suoi rapporti con la Gerarchia, si devono al capitolo introduttivo del volume citato, scritto dai principali interessati di tutto: Kiko Argüello e Carmen Hernández.

Procedendo per ordine cronologico, mi chiedo se:
— il card. Casimiro Morcillo, arcivescovo di Madrid coi suoi vescovi ausiliari;
— il pontefice Paolo VI;
— il card. Carlo Wojtyla, vescovo di Cracovia;
— il card. Albino Luciani, patriarca di Venezia;
— il pontefice Giovanni Paolo Il;
— mons. Casimiro Romero, segretario della S. Congregazione del Clero;
— i consultori di questa Congregazione;
— i Vice-gerente e poi card. Vicario Ugo Poletti, preceduto dai cardinali Dell’Acqua e Ruini;
— il card. Ratzinger coi suoi esperti;
— e infine quelli delle numerose Conferenze Episcopali favorevoli al Cammino Neocatecumenale nelle rispettive diocesi italiane e straniere…:
a) abbiano mai letto ed esaminato personalmente e integralmente i vari Orientamenti di Kiko-Carmen, e specialmente il primo; e domando:
b) I ciclostilati di cui sopra contenevano almeno in germe le idee fondamentali espresse in quegli Orientamenti?


  • C) Prima ipotesi
Se ciascuno dei membri della Gerarchia ora elencati avesse letto personalmente i ciclostilati di Kiko-Carmen non contenenti le premesse d’indole dogmatica da me ritenute ereticali, ma altre notizie (d’ordine organizzativo, pastorale, liturgico, ecc.), bisogna ritenere che le varie — esplicite o implicite — approvazioni del Cammino Neocatecumenale da parte dell’Autorità ecclesiastica non sarebbero valide, perché fondate sull’errore. In altri termini: Kiko-Carmen, in buona o cattiva fede, avrebbero ingannato tutti. Essi avrebbero occultato il fondo dottrinale del loro piano di ricristianizzazione della Chiesa.

Questa prima ipotesi avrebbe la sua conferma nel segreto che ha sempre avvolto gli Orientamenti. In realtà, dopo ventidue anni (perché questi raccolgono le catechesi tenuti a Madrid fin dal febbraio del 1972) essi non sono stati ancora pubblicati… E pensare che Kiko-Carmen avevano cominciato la propria attività dal 1964, per cui avevano avuto tutto il tempo di elaborare i loro appunti, fissare e chiarire le loro idee…

D’altra parte, le copie ciclostilate che circolano clandestinamente sono riservatissime; per cui, tranne i catechisti (e neppure tutti!) la stragrande maggioranza degli stessi neocatecumeni ne ignora il contenuto teologico.
Da notare che la bibliografia riguardante il Cammino Neocatecumenale è ricca di ben 33 titoli, cinque dei quali spettano personalmente a Kiko (cf. op. cit., pp. 191-3); il quale però — come tutti gli espositori e panegiristi del Cammino — non tratta mai gli argomenti che gli hanno procurato l’accusa di eresia. In altri termini, i punti caldi delle catechesi non sono oggetto di una leale riflessione critica, volta a purgarle di quell’accusa, e perciò assicurare tutti della loro ortodossia.

C’è dunque da chiedersi perché non si degni di pubblicare anche gli Orientamenti. Kiko avrebbe potuto benissimo ritoccarli, emendarli, e avrebbe dovuto sentirsi stimolato a farlo anche da quando è stato raggiunto dalle numerose critiche apparse qua e là in Italia da alcuni anni. Se le catechesi rispettano il dogma, non farebbe opera lodevole farne conoscere a tutti la verità, come i suoi catechisti sogliono «gettare le reti» per salvare credenti e miscredenti?
Sappiamo che san Paolo non esitò a rivelare l’evento del Sacrifico della Croce espiatrice e redentrice, scandalo per i Giudei e follia per i Pagani E, allora, egli cosa ha da annunziare al mondo di più misterioso e formidabile, da obbligarlo a nascondere il proprio messaggio persino ai suoi seguaci, che soltanto dopo anni di catechesi arrivano ad intravedere qualcosa della sua dottrina?…
E pensare che, tra i neocatecumeni, gli ultimi arrivati — ancora ignoranti, rozzi, impelagati nel vizio — partecipano subito all’Eucaristia, Mistero dei misteri…
Libro di padre Zoffoli leggibile online.
L’incoerenza è inqualificabile, scandalosa e direi pure sacri1ega.

* * *

Tutto ciò comprova la fondatezza della prima ipotesi: i membri della Gerarchia da quelli di Madrid a quelli di Roma non avrebbero approvato validamente il Cammino Neocatecumenale perché la documentazione esibita da Kiko-Carmen conteneva tutto, eccetto gli elementi dottrinali concernenti le basi teologiche dell’iniziativa, poi severamente riprovati da me e da altri.

La strategia del segreto è stata usata anche con me dagli esponenti del Cammino sopra citati, quando vennero a visitarmi. Non finivano di ripetere che accettavano tutti e singoli gl’insegnamenti della Chiesa Cattolica…; ma si opposero decisamente e ripetutamente alla mia proposta di registrare la loro «professione di fede», che ovviamente io avrei pubblicato.

Insomma, il «credo» del Cammino mi sarebbe rimasto occulto, se non avessi letto gli Orientamenti. Il loro comportamento fu dunque ambiguo: mentre affermavano di aderire in tutto al Magistero, non vollero rivelare la vera dottrina neocatecumenale…
Una signora di una città della Calabria mi ha assicurato che «chiunque rivela i segreti del Cammino è colpito da maledizioni che si estendono fino alla terza e quarta generazione…».
Ripeto: la strategia del segreto, a cui i neocatecumeni sono abituati, conferma l’ipotesi avanzata: la Gerarchia cattolica sembra che abbia potuto conoscere il Cammino solo in parte: quella positiva ed innocua, originale ed anche entusiasmante, perché ricca di elementi piuttosto suggestivi per la sensibilità popolare, specie per gente venuta quasi dal nulla: nulla di una totale carenza di fede o appena istruita sui primi rudimenti del Cristianesimo, e perciò con la mente confusa, carica di pregiudizi; vissuta nel peccato, lontano dalla Chiesa e dai sacramenti, digiuna delle fonti della Rivelazione, ignara delle definizioni del Magistero.

Dunque, incapace di distinguere il vero dal falso in materia religiosa, l’eresia dal dogma Ora, chiunque intuisce che soggetti del genere sono disposti a credere a tutti e in tutto, e ciò particolarmente quando chi parla — pur non essendo sacerdote — assume toni ieratici, si ritiene ispirato, s’impone in modo categorico, esige obbedienza cieca, ricorre a minacce terrificanti, ecc., come purtroppo sogliono fare tanti catechisti del Cammino, avvezzi ad un fondamentalismo biblico che talvolta fa rizzare i capelli per l’orrore.
Significativa, tra le altre, l’esegesi del Vangelo dove Gesù vuole che i suoi discepoli siano disposti a preferire Lui ai genitori, ecc.; secondo Kiko, invece, noi dovremmo odiarli in senso letterale… Com’era da prevedersi, ne sono seguite lacerazioni sanguinanti in seno alle famiglie, vere tragedie tra genitori e figli, marito e moglie, ecc. - Al riguardo, dispongo di una documentazione che grida vendetta. Tornerà sull’argomento.
Riepilogando: la prima ipotesi, se accusa Kiko-Carmen nel senso che preciserò meglio, salva però l’onore della Chiesa gerarchica.


  • D) Seconda ipotesi
Il discorso sull’ortodossia delle catechesi ciclostilate di Kiko-Carmen non è concluso, dovendo esaminare la seconda ipotesi.
È quella che, nei rapporti di costoro con la Gerarchia, suppone un comportamento pienamente leale, per cui essi avrebbero fatto conoscere a tutti le premesse teologiche delle tanto discusse catechesi.
Suppongo — ma non concedo — che «le pagine ciclostilate» contenenti «le tracce», «le indicazioni» di cui parlano (op. cit., p. 9) potessero, all’inizio, non comporre il volume delle 373 pagine degli Orientamenti oggi ben noti: l’essenziale è che quei ciclostilati esprimessero almeno le idee riguardanti le verità fondamentali della fede cattolica.
Ora, Kiko-Carmen, dirigenti e catechisti si sono sempre sbracciati per convincere i vari critici che le loro catechesi sono irreprensibilmente ortodosse, ossia che tutto è stato esaminato, approvato, raccomandato dalla S. Sede…; che il Papa sa tutto...; quindi, che i censori del Cammino sono nemici della Chiesa, ribelli al Vaticano II, contrari all’opera di ricristianizzazione del mondo da loro ideata e intrapresa con infiniti frutti di bene.
Tanto vero — ci tengono a ripetere Kiko-Carmen —che Notitiae, rivista ufficiale della S. Congregazione del Clero, nel n. 95-96, luglio-agosto 1974, p. 229, ritenne le Comunità Neocatecumenali «un modello eccellente» [praeclarum exemplar] dell’attuale rinnovamento postconciliare (op. cit., p. 9 e 110-111).
Tutto ciò potrebbe imbarazzarmi, e sinceramente riconosco che non mi resterebbe da far altro che ritrattare le mie accuse e chiedere umilmente venia a quanti si sono sentiti offesi dalla mia presa di posizione.

Senonché, questa seconda ipotesi, tutto ponderato, se fosse realmente fondata, peggiorerebbe incredibilmente la causa del Cammino Neocatecumenale e di chi si ostinasse a sostenerla. Il discorso è molto semplice. Infatti:
— è certo che gli Orientamenti sono autentici;
— che il loro contenuto teologico contrasta apertamente col dogma.
Ora, supporre che la Gerarchia conosca e approvi le catechesi in essi contenute, obbliga a concludere che la Chiesa autorizza a professare vere e gravi eresie.
Ma ciò farebbe disonore non solo a singoli cardinali, Congregazioni romane e vescovi, ma sarebbe intollerabilmente vergognoso per i tre Papi che hanno favorito e benedetto l’opera di Kiko-Carmen
E sarebbe assai più deprecabile per l’attuale Pontefice, che più lungamente e insistentemente ha mostrato di proteggerla ed anzi di prediligerla.

Carissimo P. Livio, sta a lei scegliere: o contro Kiko-Carmen reticenti.., o contro i membri della Gerarchia, accondiscendenti fino al compromesso che sconfina nella complicità con l’eresia

* * *

Ora, io Le dichiaro che, prima di attribuire alla S. Sede le idee contenute nelle catechesi di Kiko-Carmen, ossia prima di ritenere che la Chiesa col suo Capo da me venerato ed amato — abbia tradito la Verità rivelata, facendo propria la dottrina teologica che soggiace al loro Cammino, preferisco pensare che Kiko-Carmen non abbiano fatto conoscere alla Gerarchia Cattolica il loro vero pensiero.
Ossia che nessuno dei vescovi, dei cardinali e dei Papi, abbia letto e studiato personalmente, pagina per pagina, gli Orientamenti quali sono stati da me esaminati e riprovati.
Avverta bene: non oso parlare d’inganno, non potendo giudicare le intenzioni di nessuno. E preciso che non escludo affatto l’ipotesi che l’impreparazione teologica di Kiko-Carmen, l’indole, lo zelo e l’entusiasmo tutto proprio di neoconvertiti, abbiano potuto illuderli, fino ad indurli ad usare ogni mezzo per ottenere dalla Gerarchia ecclesiastica l’autorizzazione e il positivo appoggio morale, indispensabile per attuare il piano di una radicale ricristianizzazione del mondo.

Parlo di quella impreparazione teologica che in un tempo di agnosticismo ed ecumenismo, propugnato a tutti i costi come il nostro, a molti — persino a dei teologi — fa sembrare inconsistente e del tutto accidentale e superabile la differenza che corre tra Chiesa Cattolica, sètte protestanti ed altre confessioni religiose Ora, non posso escludere che anche Kiko e Carmen, con questa medesima mentalità ed una preparazione affrettata, confusa, frammentaria, abbiano creduto — in buona fede — di poter informare la Gerarchia omettendo una dettagliata ed esplicita esposizione della loro dottrina. La loro simpatia per la Riforma protestante e soprattutto l’intolleranza del rigore logico, come della precisione e chiarezza di linguaggio proprie della grande teologia tradizionale (specialmente d’indirizzo tomistico) non sono un mistero per nessuno…

Perciò, tirando le somme, credo di essere più aperto e benevolo di quanto alcuni mi possano giudicare.
Ma, ovviamente, tutto il discorso parte dal presupposto fondamentale che le catechesi di Kiko-Carmen contengano realmente dei veri e gravi errori, prescindendo dai quali non avrei mai osato pronunziarmi contro il Cammino Neocatecumenale — Ed eccomi al momento risolutivo dell’intera controversia.


Le ipotesi di padre Zoffoli sono chiare: o il Cammino ha ingannato la Gerarchia o la Gerarchia è stata connivente con il Cammino.Perché DI VERE ERESIE SI TRATTA.Dopo 26 anni dagli scritti di Zoffoli, ognuno si può fare una domanda e darsi la risposta.Il Cammino, sebbene in fase altamente decrescente, esiste ancora…

lunedì 3 febbraio 2020

ORA COME ALLORA: NEL 1994 ZOFFOLI L'AVEVA CAPITO. RICORDIAMOLO. CAPITOLO II°

Le critiche di padre Zoffoli al Cammino Neocatecumenale dopo più di un quarto di secolo sono ancora fondatissime ed attualissime poiché in tutti questi anni il Cammino è rimasto lo stesso, cambiando al più in alcuni aspetti del tutto secondari.

Nel rileggere oggi la lettera di padre Zoffoli al direttore perpetuo di Radio Maria si resta sbalorditi su come il Cammino continui ad essere sempre più "potenza economica" e sempre meno "potenza spirituale". Ma si sa, MAMMONA regge, finché può, a dispetto anche della fede.

Grazie anche al confratello padre Vittorio Lucchetti, padre Zoffoli era venuto in possesso di soli tre volumi dei mamotreti di Kiko e Carmen, che furono più che sufficienti per riconoscervi il guazzabuglio di eresie.

Qui sotto, la seconda parte del testo della lunga lettera di padre Zoffoli. La prima parte era stata pubblicata a questo [link].


II
LA MIA BATTAGLIA

Carissimo P. Livio, sopra ho detto che Lei ormai è passato apertamente al campo neocatecumenale. Ma la carità cristiana mi obbliga a supporre che sia in buona fede, perché ignora quanto sto per comunicarle; ed anzi penso che sia all’oscuro principalmente dei presupposti dottrinali del Cammino, unico motivo della mia reazione, determinata non da cattivo umore o antipatia per Kiko-Carmen e collaboratori, e assai meno per ragioni personali di rivalità o rancore; ma esclusivamente dal dovere di sostenere la causa della fede.
Mi dica: ha mai letto le catechesi contenute in alcuni ciclostilati di Kiko-Carmen? Li elenco:
  • Orientamenti alle Equipes di Catechisti per la fase di conversione (Madrid, febbraio 1972). La copia da me esaminata, che risale al marzo del 1982, è stata curata dal Centro Neocatecumenale «Servo di Jahvè in san Salvatore», P.zza S. Salvatore in Campo. Roma, tel.: 6541589). È la raccolta più ampia, sistematica, conosciuta e discussa. Consta di 373 pagine, di non facile lettura;
  • Orientamenti alle Equipes di Catechisti per lo "shemà" (Appunti presi dai nastri degli "shemà" fatti da Kiko e Carmen ad alcune Comunità di Roma e Madrid nel 1974, pp. 110);
  • Orientamenti alle Equipes di Catechisti per la Convivenza della Rinnovazione del primo Scrutinio battesimale (Appunti tratti dalle catechesi di Kiko e Carmen a Madrid nel 1972, con aggiunte del 1986, pp. 14).
L’avverto, rev.do P. Livio, che nel mio volume (Eresie del Movimento Neocatecumenale) esamino soltanto il 1° degli Orientamenti, il più importante; mentre, nell’altro (Magistero del Papa e Catechesi di Kiko), studio anche il 2° e il 3°, da cui ho appreso alcuni dati anche più significativi e compromettenti sotto un certo riguardo.
Precisamente questa serie di Orientamenti costituisce la base da cui muove la mia non ancora confutata protesta contro il Cammino.

Dunque, non sono in questione le «idee», «i sentimenti», «le intenzioni» e assai meno la «vita privata» di Kiko-Carmen; ma unicamente le loro parole che essi hanno lasciato registrare e ciclostilare, destinandole ai catechisti.
Io mi sono limitato ad esaminarle e notarvi gli errori contra fidem: ne avevo il dovere e anche la competenza, almeno quanta può averne ogni comune credente informato della dottrina della Chiesa.
Dovevo attendere che la Gerarchia si pronunciasse?
È quanto Lei osserva in una lettera di qualche anno fa: «Argomenti così importanti vanno studiati dall’Autorità ecclesiastica, e solo quando l’Autorità ecclesiastica avrà espresso un parere autorevole, ne daremo notizia attraverso i mass media». Ora, ciò, oltre ad essere molto comodo, è semplicemente ingenuo, insostenibile… Avverta bene che non si tratta di questioni disputate, di sottigliezze teologiche; ma di eresie, di gravi eresie.
Se il Magistero si è già espresso da millenni solennemente, categoricamente e ripetutamente contro determinati errori, ai fedeli spetta solo il dovere di insorgere per redarguire chiunque osa riesumarli, senza pretendere che il Papa torni a condannarli. A che scopo il Magistero se non illuminasse i credenti, sì da renderli capaci non solo di professare pubblicamente la propria fede, ma anche di difenderla? Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggo che la confermazione «ci accorda una speciale forza dello Spirito Santo per diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo, per confessare coraggiosamente il nome di Cristo e per non vergognarsi mai della sua croce» (n. 1303).
Se, dunque, devo combattere contro ateismo e materialismo, laicismo e relativismo, storicismo e modernismo, perché non dovrei condannare un cammino neocatecumenale che avvia ad un battesimo negatore di fondamentali verità del Cristianesimo?
Più d’uno ha ripetuto che io me la sarei presa contro «mulini a vento», come avrebbe potuto farlo un esaltato, un attaccabrighe… Ora, se ciò può offendermi, non mi potrà mai convincere: da chi mi è contrario esigo ragioni criticamente valide, degne di gente seria. E per questo che ancora una volta torno in prima linea, augurandomi che Lei, buon P. Livio, conosciuta la verità, si renda conto della eccezionale gravità del caso.

Libro di un cosiddetto "catechista"
del Cammino, "catechista" per 22 anni
III
AUTENTICITÀ DELLE FONTI

Qualche sprovveduto ha avuto l’impudenza d’insinuare che le catechesi da me esaminate non sarebbero di Kiko-Carmen, ma inventate o qua e là interpolate, travisate e alterate da me o altri, specialmente nei punti più incriminati.

Incontrovertibile invece è il fatto che:
— degli Orientamenti elencati, il primo è redatto dal Centro Neocatecumenale di cui sopra. Potei averlo da un amico, a sua volta confidente di un presbitero di una comunità della diocesi di Viterbo; [ndr: si tratta delle fotocopie del sopracitato p.Lucchetti fatte fin dal 1986; per evitargli vendette neocatecumenali, p.Zoffoli non ne fa il nome; alcuni anni dopo lo rivelerà p.Lucchetti stesso]
— il 2° e il 3° mi sono stati forniti da un religioso, presbitero di alcune comunità, già da lui assistite per una quindicina di anni;
— i tre tipi di Orientamenti contengono la medesima dottrina, ampiamente confermata dai molti ex-neocatecumeni, che oltre tutto mi hanno confidato le ragioni per le quali non intendevano più seguire il Cammino, pur riconoscendo onestamente che in un primo tempo ne avevano tratto del bene. Posso esibire gli originali delle lettere ricevute dai medesimi. Peccato che non ho pensato di registrare le numerose confidenze avute nel corso di visite personali e conversazioni telefoniche…;
— il 1° degli Orientamenti è quello medesimo esaminato precedentemente da altri che se ne erano interessati scrivendone su giornali e riviste. Un alto prelato della Curia Romana ne aveva preparato una confutazione fin dal 1979;
[ndr: si tratta quasi certamente di mons. Landucci, di cui è in corso il processo di beatificazione, ed al quale era stata commissionata una sintesi sulle eresie del CNC, da sottoporre personalmente a Giovanni Paolo II, fresco di salita al soglio e già notoriamente infatuato dei movimenti.
Kiko e Carmen si erano incistati a Roma da neanche dieci anni e le loro comunità erano numericamente ancora irrilevanti, ma nella Curia romana avevano già capito - anche da eventi come la Laudatio del cardinal massone Bugnini nel 1974 - come sarebbe andata a finire. Dopo alcuni anni, a gennaio 1983, quella confutazione fu pubblicata sulla rivista «Sì, sì, no, no», come se fosse divenuto inutile l'insistere a proporla a Giovanni Paolo II].
— che poi il contenuto dei vari Orientamenti sia esattamente quello da me posseduto e studiato lo dimostra il fatto che finora nessuno ha sollevato obiezioni, come sarebbe stato doveroso per difendere la verità e fugare ogni ombra sull’ortodossia del Cammino. Alludo specialmente a membri della Gerarchia…;
— un paio di anni or sono vennero a visitarmi due eccellenti personalità neocatecumenali: Giampiero Donini e il Vice-Rettore del Seminario Redemptoris Mater, di cui non ricordo il nome… Com’è ovvio si parlò molto anche degli Orientamenti; ma i medesimi non osarono accusarmi di aver fondato la mia critica sopra un falso.
* * *
Essi credono di non doversi mai difendere. Ma al riguardo, aggiungo che mi sembra pietosamente pretestuoso interpretare il consiglio evangelico del «perdono» e del «silenzio» quando non si tratta di reagire a delle offese personali, ma principalmente di purgarsi di un’accusa che per se stessa è motivo di scandalo per credenti e miscredenti; mentre sarebbe doveroso opporre alla medesima una chiara e coraggiosa professione di fede, che basterebbe a risolvere tutte le controversie.
I neocatecumeni non riflettono che i veri offensori sono stati loro nell’impugnare verità di fede per le quali i Martiri hanno versato il sangue e che per tutti i credenti sono ragione di vita, non avendo altro di più caro e geloso su questa terra.
Quanto a me, non ho fatto altro che imitare l’esempio degli Apostoli, da Paolo a Pietro, da Giovanni a Giacomo e Giuda, sempre durissimi nel colpire i nemici della fede, come Gesù non era stato mai tenero contro scribi e farisei.
Per questo, la letteratura patristica non è stata meno decisa e pungente contro tutte le aberrazioni dottrinali: la preposizione «contra» precede decine di scritti di Apologisti, da Taziano ad Ireneo, da Tertulliano ad Ippolito, da Origene ad Atanasio, da Gregorio Nisseno ad Ambrogio. Nelle opere di S. Agostino essa figura non meno di 14 volte…
Ingenui, illusi, violenti uomini della loro statura? Tali oggi sono giudicati quanti ancora credono nella verità e possiedono delle certezze assolute. Ma si tratta di un giudizio possibile solo a gente dal «pensiero debole», capaci soltanto di dubitare e irridere.

Nessun dubbio, dunque, sull’autenticità della fonte principale del mio studio. Io, del resto, sarei sempre pronto a riconoscerlo, se qualcuno me lo dimostrasse.


Ma guarda? "MOLTI EX NEOCATECUMENALI" esistevano anche ai tempi d'oro negli anni '80/'90…
Ed anche loro inizialmente ne erano stati attratti (dallo sfavillare delle luci).
C'erano, oltre a Zoffoli, alti prelati che avevano preparato confutazioni…
Ma, nonostante tutto, il Cammino Neocatecumenale si è fatto spazio tra "chi conta", molto meno tra "chi non conta"…

sabato 1 febbraio 2020

ORA COME ALLORA: NEL 1994 ZOFFOLI L'AVEVA CAPITO. RICORDIAMOLO. CAPITOLO I°

Padre Enrico Zoffoli
Sulla scia del libro di Padre Ariel "La setta neocatecumenale…", riproponiamo, per DOVUTA MEMORIA, quello che Padre Enrico Zoffoli, teologo passionista, già aveva intuito e dichiarato fin dagli inizi, essendosi preso la briga di leggere i mamotreti (difficilissimamente reperibili all'epoca più di ora: i cosiddetti "catechisti", mentendo, ne negavano persino l'esistenza), dell'eretica predicazione neocatecumenale.

Erano gli anni del boom neocatecumenale, si ritenevano con orgoglio una "potenza" col proposito di rinnovare la Chiesa.
Oggi sono ancora una "potenza", ma una potenza soltanto economica, dato che nostro Signore, a dispetto degli uomini, è già da tempo intervenuto per arginare il fenomeno, non lasciando più le persone a cadere nella trappola, se non in maniera del tutto limitata e principalmente "ereditaria" (figli "obbligati" del Cammino).

Nel riproporre ciò che ne ha scritto padre Zoffoli in una lettera di oltre un quarto di secolo fa, vi ritroviamo ancor oggi una precisione disarmante riguardo al Cammino, una descrizione ancora troppo carica di attualità.

Avvertiamo il bisogno di riproporre tale lettera perché non tutte le "nuove leve" del Cammino sanno che decenni fa il Cammino aveva gli stessi guai, problemi, errori, ingiustizie, che ha oggi. Non è cambiato niente!

Chiediamoci quali sono le "forze" che possono aver tenuto in vita, salvo un declino sostanzioso degli ultimi tempi, un'accozzaglia di invenzioni ed eresie PALESI.
Chi "ha orecchi per intendere", intenderà…
Commenteremo dunque la lettera che padre Zoffoli inviò a Radio Maria nel 1994, ma data la sua lunghezza la suddivideremo in più pagine blog per consentire una maggiore e capillare comprensione.


ENRICO ZOFFOLI
Lettera al Direttore
di Radio-Maria
Ancora sul Cammino neocatecumenale

«Annunzia la parola, insisti in
ogni occasione, opportuna e inop-
fortuna, ammonisci, rimprovera,
esorta con ogni magnanimità e
dottrina… » (2Tm 4,2).

PRO DEO, CHRISTO ET ECCLESIA

PREMESSA

Con viva ripugnanza torno a scrivere dei Neocatecumenali.
Sono stimolato a farlo sia dal loro atteggiamento, SEMPRE PIÙ BALDANZOSO E TRIONFALISTICO; sia perché gran parte del pubblico — Clero e popolo — ignora il pensiero dei Dirigenti del Cammino; sia PER L'ENORME POTERE DI CUI DISPONGONO, ostinandosi ad impedire la diffusione di scritti che rivelino la verità oggettiva della loro dottrina; sia, infine, per dare una voce alle proteste di una moltitudine sommersa di cattolici, che non tollerano più la minacciosa avanzata di un Cammino che insidia l’autenticità della loro fede.
Ha fatto traboccare il vaso — ormai colmo — un nuovo recente intervento del Direttore di Radio-Maria.
Col rispetto dovuto alla medesima, per molte ragioni altamente benemerita, non ho potuto rifiutarmi di rispondere ad alcune urgenti richieste di indicare anche il risvolto della vicenda neocatecumenale, finora ignorato dal pubblico.
Spesso la verità non interamente rivelata equivale alla menzogna.
L’AUTORE

Roma, 22 febbraio 1994,
festa della Cattedra di S. Pietro Apostolo.

Molto Reverendo e caro Padre Livio,
sabato scorso, 12 febbraio [1994], ore 9.30, Lei mi ha fatto nuovamente l’onore di nominarmi, informando gli ascoltatori di Radio-Maria di aver ricevuto una ventina dei miei libri sui Neocatecumeni (*).

La ringrazio e mi permetto di aggiungere che La invidio, avendo a sua disposizione una stazione trasmittente che le consente di farsi udire da milioni di persone al giorno; ciò che a me non è dato, per cui parto con lo svantaggio di dover ricorrere alla stampa che, come tutti sanno, è dispendiosa, lenta a raggiungere il pubblico ed è riservata ai pochi generosi impegnati nella più seria ricerca della verità.

Prometto di essere molto chiaro e possibilmente conciso.

Non si preoccupi: non ho nulla da dire contro la sua persona, le sue intenzioni, il suo lavoro, di cui ho sentito sempre dire un gran bene. Perdoni soltanto una certa vivacità di stile.
Ed ora mi ascolti.
(*) Così, secondo la registrazione del suo discorso. Ma evidentemente Lei confonde, perché di veri «libri» ne ho scritti soltanto due, più due opuscoli. Sono curioso di conoscere il titolo degli altri 16 di cui sarei autore (!). Trattandosi poi di semplici «copie», bisogna elogiare lo zelo degli ascoltatori a Radio-Maria, preoccupati dei suoi panegirici del Cammino Neocatecumenale.
I
«SIAMO UNA POTENZA!…»

Da un attento ascolto della registrazione della sua catechesi mi sono accorto che Lei non fa più mistero degli ottimi rapporti che lo legano col Cammino Neocatecumenale (=C.N.).
È liberissimo.
Continui pure ad interessarsene e parlarne. Credo che ne potrà ricavare tutti i vantaggi umanamente desiderabili.
Lei opera all’ombra di due Papi, di numerosi vescovi, di altrettanti parroci e di alcune Congregazioni Romane. «Al borsino vaticano delle nuove esperienze ecclesiali le azioni più in rialzo sono quelle del Cammino neocatecumenale… » (30 Giorni, 2, 1994, p. 197).
Il Cammino conta — in Europa, Asia, America e Australia — 24 Seminari con 850 seminaristi. Soltanto a Roma vanta ben 11.846 «fratelli», ecc.
Lei, rev.do P. Livio, patrocina la causa di un Movimento CHE DISPONE DI RISORSE ECONOMICHE STRAORDINARIE, di cui parlerò in seguito. Al termine di certe «convivenze» si arriva a raccogliere nel «sacco delle immondizie» persino miliardi. Basti solo sapere che i pranzi (le «agapi») organizzati in alberghi di lusso sono lautissimi con enorme spreco di cibi raffinati e costosi… In una città del Veneto, ogni commensale ha dovuto versare ben 200.000 lire: una volta, il rosbif avanzò per settimane…
«Dal 28 al 31 gennaio sono venuti a Roma per ascoltare il fondatore Kiko Argüello ben 130 tra vescovi e cardinali africani. Il raduno si è svolto in un albergo della capitale. Tutte le spese a carico del cammino (…).
Incontri analoghi si sono tenuti negli scorsi anni con altri episcopati continentali. Nell’ottobre del ‘92, a Santo Domingo, c’erano 120 vescovi dell’America Latina. Nell’aprile del ‘93, a Vienna, 130 vescovi europei» (30 Giorni, iv.).
Chi non sa, caro P. Livio, che il denaro costituisce la maggiore e più irresistibile potenza di questo mondo? S. Tommaso ha potuto scrivere che «omnia corporalia obediunt pecuniae» (S. th., I-II, q. 2, a. 1, 1um). «El denaro serve a ogni cosa», scrive nei suoi Ricordi, Francesco Guicciardini.
* * *
A Lei — me lo permetta — sarà sempre facile e conveniente elogiare il Cammino Neocatecumenale, trattandosi di un Movimento organizzatissimo, retto dalla suprema e indiscutibile autorità carismatica dei suoi Ideatori, venerati e obbediti da tutti gli adepti; a loro volta spesso intimiditi, plagiati e persino terrorizzati dal contegno di «catechisti» talmente presuntuosi da attribuirsi un potere superiore a quello dei «presbiteri».
Dunque, aveva ragione alcuni mesi fa un neocatecumeno che, sulla soglia della basilica di S. Giovanni in Laterano, tutto compiaciuto diceva ad una persona che me l’ha riferito: «noi siamo una potenza!…».
Verissimo.
È sufficiente riflettere, per dimostrarlo, che la sètta ha i suoi fidatissimi emissari negli uffici postali, nelle librerie cattoliche, nelle redazioni dei giornali, nelle banche, nella stessa Radio Vaticana. Ed è comprensibile che qualsiasi notizia, libro che si azzardi a criticare il Movimento è inesorabilmente bloccato. In realtà, tutto è severamente controllato come e più di quanto sia possibile alla Questura; per cui il pubblico viene a sapere soltanto le iniziative, i meriti e i successi del Cammino.
Ora, rev.do P. Livio, sembra che anche Radio-Maria abbia ceduto al medesimo armi e bagagli, avendo esso il privilegio di estendere la propria influenza anche oltre i confini d’Italia… Credo che non si esageri affermando che nessuna diocesi, nessun Istituto religioso, nessuna Conferenza Episcopale ha mai raggiunto un sì alto livello di potenza.
Alcuni neocatecumeni. quasi impazziti per la gioia, vanno propalando persino che Kiko sarà «il Papa» di domani.
Non mi stupisce allora quanto essi dicono anche al mio indirizzo: io sarei «eretico», «ribelle al Papa», «nemico della Chiesa», «contrario al Vaticano II», «dimesso dalla mia Congregazione», «apostata», «posseduto dal demonio»… Qualcuno ha aggiunto che sono morto…
In una cittadina delle Marche, qualche anno fa, si diffuse la voce che io sarei stato chiamato ad pedes dal card. Ratzinger, il quale mi avrebbe rivolto una severa reprimenda anche a nome del Pontefice…
A tale cumulo di fandonie non poteva mancare l’indegna manovra delle solite lettere anonime, infiorate di epiteti e d’insulti anche di tipo «boccaccesco».
Quei signori, in cammino verso la riscoperta del battesimo e chiamati dallo Spirito a ri-cristianizzare il mondo, sembra che non siano capaci di altro. Rallegramenti!
* * *
Ma non c’è da stupirsi. Quel che tutto spiega è la diffusa, radicata ed espressa convinzione che la Chiesa del Cammino è l’unica vera e che la salvezza è possibile soltanto seguendone le direttive. Si tratta quindi dell’«atteggiamento di chi riconosce se stesso come l’unico futuro della chiesa, classificando gli altri come cristiani di seconda categoria e rendendo di fatto impossibile l’integrazione del proprio gruppo nella comunità parrocchiale…
«Lo stile educativo», «la prassi dell’insegnamento Catecumenale ha un corso poco dialogico, autoritario. Domande e richieste di ulteriori informazioni non sono consentite…». Logico dunque che «conflitti spesso sorgono nelle comunità parrocchiali ospitanti il movimento…». Da più parti, quindi, si chiede «fino a che punto possa esservi una particolare disponibilità nei riguardi della comunione ecclesiale quando (…) "una discussione e un confronto teologico-pastorale non possono aver luogo, e quando, dall’altro lato, con l’istituzione di seminari sacerdotali neocatecumenali in tutto il mondo, vengono posti strutturalmente dati di fatto che spesso creano un parallelismo rispetto alla responsabilità del clero locale e del popolo di Dio…"» (R. BLEISTEIN, Stimmen der Zeit, tradotto da Rassegna di teologia, n. 4,. luglio-agosto, 1993, pp. 378-395).
«Siamo una potenza!», si ripete. Ma è difficile giudicare se in tale vanteria sia maggiore la demenza o l’orgoglio luciferino di poveri presuntuosi.

Preghiera riparatrice. Padre Zoffoli



Inutile commentare: potenza, soldi a fiumi, sprechi, eresie, offese "boccaccesche", lettere anonime, menzogne… sono nate "insieme al Cammino".Chi osi contrastare il Cammino Neocatecumenale, ora come allora, riceve lo stesso identico trattamento.
Ne sa qualcosa padre Ariel…