lunedì 8 marzo 2010

Come intessere il rapporto con Dio, fonte di tutti i rapporti che danno senso alla vita?

Mi sembra importante riprendere questa riflessione di Manilo, anziché lasciarla sommersa nel thread da cui è stata ispirata, perché contiene elementi molto interessanti e significativi per un altro percorso di confronto e approfondimenti.

Si parla molto (giustamente) di dove si trovi Dio, di 'come' e 'dove' parli Dio. Colgo perciò l'occasione di toccare un altro punto dolente del cammino.

Dando per scontato che sappiamo come e dove parli Dio, un'altra domanda fondamentale è: come parlare A DIO?

Immaginiamoci la scena.
Un padre di famiglia torna a casa, e con grande gioia vede lì un figlio che era stato a lungo lontano dalla famiglia. Lo vuole abbracciare, vuole parlare con lui. Il bimbo è piccolo, ma il padre con gioia si 'abbassa' al suo livello perché lui possa dargli un bacio, consolarlo delle tante sofferenze e offese ricevute, perché il bimbo possa ricevere tutto il suo amore, che vuole dargli in abbondanza.
Ma che fa il bimbo? Non dice una parola, non dà un bacio a suo padre! Prende un dispositivo di memoria e REGISTRA con accuratezza le parole del padre. Poi prende e va via, va da altri fratelli e discute delle parole del padre, testimonia quanto siano belle, invita altri a credervi.
Ma il padre resta lì, SOLO, mentre il figlio ne parla magari con grande entusiasmo. Il figlio però, nel profondo, conserva una profonda tristezza, perché in fondo non è entrato nel Vento dell'Amore!
La scena è emblematica di diverse situazioni nel cammino.


Tutto intorno a me, recita un noto spot.

Il membro del cammino prende, ascolta, legge, è bombardato da catechesi notturne, estenuanti convivenze. Ma MAI (e per moltissimi anni) che sia fatta una catechesi sulla preghiera PERSONALE con Dio, volta a coltivare un rapporto PERSONALE con il Padre.
Sbagliatissimo (sento già le obiezioni) introdurre alla preghiera con la Liturgia delle Ore (e dopo anni!), che è preghiera della Chiesa e che deve venire DOPO quella diretta e personale.
Inutile la 'preghiera spontanea', se non posso amare Dio. Perché sì, si parla tanto di amare Dio, di metterLo al primo posto, di distruggere gli idoli. Però mai per dare gioia (gloria) a Dio, ma solo per sé stessi, per averne io vantaggio spirituale. Ecco in che senso non si entra nel Vento dell'Amore.

Tutto parte fin dall'inizio, quando si dice che Dio non può essere offeso. Ergo, non può neanche essere consolato, amato, né si può essere motivo di gioia per Lui. Tanto ha già tutto no?

Di fronte a questo immobilismo (altro che cammino!) non resta che il proprio peccato. Ecco così spiegate cupissime 'risonanze' ridotte spessissimo (parlo per esperienza) a confessioni generiche.

Si perde il TU di Dio, per ridurLo ad un essere di cui parlare in terza persona. Questo TU chi lo assume? I catechisti! Loro sanno cos'è giusto per te, cosa devi fare, cosa devi pensare. Loro devono essere accontentati. Tutti si uniformano per non scontentarli, e poiché questo TU è comunitario, alla fine ognuno perde anche la sua identità per fondersi con il terribile conformismo del cammino (dopo un po' parlano tutti allo stesso modo).

E il Padre resta SOLO.

Quante volte dopo l'Eucaristia si fa un gran baccano in chiesa, si dice quanto sia stata 'forte' la celebrazione ('una bomba' un giorno mi disse un catechista), e magari si banchetta pure in chiesa con l'agape. E Gesù sta lì nel Tabernacolo, senza ricevere un solo gesto d'amore. Tanto non si può offendere, non ha bisogno di niente. Resta lì, solo nella sua prigione d'amore.
Un abbraccio in Cristo.

domenica 7 marzo 2010

Il rinnovamento(sic) del battesimo, "risposta" alla secolarizzazione (?)


Riprendiamo da Zenith, oltre che il titolo, un passaggio dell’intervista a Kiko Arguello, effettuata da Immaculada Alvarez in data 30.6.2008, proprio all’indomani dell’approvazione dello statuto neocatecumenale, che, ricordiamo, è ancora monco del suo contenuto essenziale, vale a dire del “corpus” degli “Orientamenti” di Kiko Arguello e Carmen Hernandez, che ne dovrebbe costituire l’impianto catechetico e dottrinario (e che, di fatto, pur non essendo stato ancora approvato dalla C.d.F., ne costituisce ancora arbitrariamente l'asse portante):
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Domanda - Nel decreto di approvazione si dice che il Cammino Neocatecumenale risponde alle intuizioni del Concilio Vaticano II. In che senso?Risposta di Kiko Argüello:Noi pensiamo che il Cammino sia stato suscitato da Dio per mettere in pratica il Concilio nella vita delle parrocchie. Nella prima riunione che abbiamo avuto con la Congregazione per il Culto Divino, quando sono state esaminate per la prima volta le celebrazioni che facevamo (all'epoca si accusò il Cammino di “ripetere” il sacramento del battesimo, il che non era vero), il Comitato di esperti, che stava studiando l'elaborazione dell'Ordo Initiationis Christianae Adultorum, rimase molto sorpreso di ciò che stavamo facendo, perché lo Spirito Santo stava già realizzando quello che essi cercavano di plasmare.

Padre Gottardo Pasqualetti, esperto in Liturgia, venne a una nostra Eucaristia. In seguito il segretario della Congregazione mi chiamò per avvisarmi che avrebbero fatto una laudatio in latino per tutta la Chiesa. In essa si diceva che se Dio non suscita carismi che mettano in pratica il Concilio è impossibile realizzarlo. Quando la Congregazione ha studiato il Cammino, la prima cosa che ha visto è che era un dono di Dio per portare nelle parrocchie il Concilio Vaticano II, non un progetto umano. E questo viene raccolto nel testo della laudatio: se dopo il Concilio di Trento Dio non avesse suscitato carismi per attuare la riforma conciliare, questa sarebbe stata molto difficile, e lo stesso accade nel caso del Concilio Vaticano II: “praeclarum exemplar… nelle Communità Neocatecumenali”. Un altro aspetto è l'amore per la Scrittura, di cui si parlava nella Costituzione Dei Verbum.

Nel Cammino questo è evidente, ha delle chiavi ermeneutiche di interpretazione della Scrittura che permettono la riscoperta dell'Antico Testamento in connessione con il Nuovo, oltre al fatto di poter aiutare il rinnovamento liturgico, quello pastorale, ecc. Bisogna anche sottolineare lo spirito ecumenico affiorato attraverso il Cammino; la Chiesa ortodossa ha mostrato molto interesse.
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Sono almeno tre dunque i passaggi fondamentali di questa risposta che urge sottolineare ancora una volta, riportandole testualmente, cosi come pronunciate da Arguello, tre affermazioni gravissime, che da sole dovrebbero bastare a porre dei seri interrogativi a chi di competenza circa la “bontà” di questa realtà ecclesiale: osserviamole brevemente :

1. “Noi pensiamo che il Cammino sia stato suscitato da Dio per mettere in pratica il Concilio nella vita delle parrocchie”

Kiko parla di “parrocchie”, ma come mai se la sua predicazione (e tutte le sue catechesi contenute negli Orientamenti) auspicano a gran voce l'abolizione dell’organizzazione parrocchiale in favore di non meglio chiarite “cellule” di evangelizzazione riunite intorno a un “catechumenium”, la nuova realtà pastorale che nei piani di Kiko deve soppiantare la parrocchia e la diocesi?

2. “Se dopo il Concilio di Trento Dio non avesse suscitato carismi per attuare la riforma conciliare, questa sarebbe stata molto difficile…”

Ancora una volta Kiko afferma che dopo il Concilio di Trento gli unici carismi suscitati da Dio “ per attuare la riforma conciliare” sono quelli costituiti dai movimenti (e forse in primis dal Cammino Neocatecumenale), dando dunque per scontato che: a) dopo il concilio di Trento l’unico momento vivo nella storia della Chiesa è stato il Concilio Vaticano II; b) che il concilio Vaticano II ha effettuato una “riforma” (non si capisce bene se tale “riforma” debba essere considerata la seconda dopo quella di Lutero ovvero la prima, in senso assoluto)?

3. “(Il Cammino) ha delle chiavi ermeneutiche di interpretazione della Scrittura che permettono la riscoperta dell'Antico Testamento in connessione con il Nuovo, oltre al fatto di poter aiutare il rinnovamento liturgico, quello pastorale…”

Dobbiamo prendere atto che solo il Cammino ha” delle chiavi ermeneutiche di interpretazione della Scrittura che permettono la riscoperta dell'Antico Testamento in connessione con il Nuovo”. Dunque la Chiesa, il suo Magistero perenne, la sua esegesi secolare, queste chiavi ermeneutiche non ce l’ha o non le ha mai avute?

Gireremo questi nostri tre interrogativi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella certezza che Essa provvederà quanto prima a sciogliere questi dubbi che turbano ancora il popolo di Dio.

giovedì 4 marzo 2010

... "il vero momento del Concilio Vaticano II ha ancora da venire" … Soprattutto nel campo della liturgia!

Appena un anno fa Mons Ranjith, anticipando ampiamente il contenuto della sua lettera alla diocesi di Ceylon, di cui abbiamo parlato nel thread precedente, così affrontava il problema della liturgia ( e non solo) per TUTTO il popolo di Dio. 

Ci rifacciamo al servizio all'epoca curato da Rinascimento Sacro, mentre l'immagine che abbiamo inserito mostra, in tutta la sua moderna sciatteria, la liturgia natalizia nella Diocesi di Milano...
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Mons. Malcolm Ranjith, Segretario della Congregazione per il Culto Divino, parla di una errata comprensione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II che, insieme all'influenza delle ideologie secolari, ci offre ragioni per concludere - come disse l'allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1985 - che “il vero momento del Concilio Vaticano II ha ancora da venire”.

“ Soprattutto nel campo della liturgia, dice l'Arcivescovo Ranjith, “La riforma deve andare avanti”.

Mons. Ranjith, che è stato chiamato personalmente in Vaticano da papa Benedetto a fungere da collaboratore papale nel cercar di ristabilire un senso di venerazione nella liturgia, fa i suoi commenti nella prefazione di un nuovo libro sulla base dei diari e le note del Cardinale Fernando Antonelli, che è stata una figura chiave nel movimento di riforma liturgica, sia prima che dopo il Concilio Vaticano II.

Gli scritti del Cardinale Antonelli, dice l’Arcivescovo Ranjith, aiutano il lettore “a comprendere il complesso funzionamento interno della riforma liturgica immediatamente prima del successivo Concilio”.

L’esponente vaticano conclude che l'attuazione della riforma del Concilio ha suggerito deviazioni spesso lontane dalle reali intenzioni dei padri conciliari. Di conseguenza, conclude l'Arcivescovo Ranjith, la liturgia di oggi non è una vera e propria realizzazione della visione avanzata nel documento chiave del Concilio Vaticano II sulla liturgia, la Sacrosanctum Concilium. In particolare, l'Arcivescovo Ranjith scrive: Alcune pratiche che la Sacrosanctum Concilium non aveva mai contemplato furono permessi nella liturgia, come la Messa versus Populum, la Santa Comunione nella mano, eliminando del tutto il latino e il canto gregoriano in favore della lingua volgare di canti e inni che non lasciano molto spazio per Dio, e l'estensione, al di là di ogni ragionevole limite, della facoltà di concelebrare la Santa Messa.

C’è stata anche un’ erronea interpretazione del principio di “partecipazione attiva”. Il prelato dello Sri Lanka sostiene che, al fine di effettuare una “riforma della riforma”, è essenziale riconoscere come la visione liturgica del Concilio Vaticano II sia stata distorta.

Il Concilio, agli occhi del Papa Giovanni, non è stato “certo un invito a percorrere lo spirito dei tempi”. Tuttavia, egli continua, il Concilio ha avuto luogo in un momento di grande fermento intellettuale in tutto il mondo, e iparticolarmente nelle sue conseguenze, molti interpreti potrebbero aver visto l'evento come una rottura con la precedente tradizione della Chiesa. Come Arcivescovo Ranjith espone: Concetti base e temi come sacrificio e redenzione, missione, annuncio e conversione, l'adorazione, come parte integrante della Comunione, la necessità della Chiesa per la salvezza furono tutti esclusi, mentre il dialogo, l'inculturazione, l'ecumenismo, l’Eucaristia come banchetto, l'evangelizzazione come testimonianza, ecc., divennero più importanti. I valori assoluti vennero disdegnati. 

Anche nel lavoro del Consilium, la commissione del Vaticano designata per l'attuazione della riforma liturgica, queste influenze sono state chiaramente sentite, rileva l'arcivescovo: Un esagerato senso di archeologismo, antropologismo, confusione di ruoli tra l'ordinato e il non ordinato, una concessione di spazio illimitato per la sperimentazione - e anzi, la tendenza a guardare dall’alto verso il basso alcuni aspetti dello sviluppo della Liturgia nel secondo millennio - sono stati sempre più visibili tra alcune scuole liturgiche.

Oggi, scrive l'Arcivescovo Ranjith, la Chiesa può guardare indietro e riconoscere le influenze che hanno distorto l'intento originale del Concilio. Tale riconoscimento, egli dice, deve “aiutarci ad essere coraggiosi per migliorare o cambiare ciò che è stato erroneamente introdotto e che sembra essere incompatibile con la vera dignità della liturgia”. Una più che necessaria “riforma della riforma”, egli afferma, deve essere ispirata “non solo dal desiderio di correggere errori del passato, ma molto di più dalla necessità di essere fedeli a ciò che la Liturgia, invece, è in mezzo a noi e ciò che il Concilio stesso ha definito essere”.

lunedì 1 marzo 2010

Un'autorevole voce contro le derive liturgiche,anche neocatecumenali

Colombo (Sri Lanka), Monsignor Ranjith dichiara guerra alla deriva liturgica:
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Riprendiamo tempestivamente, dietro suggerimento di Caterina 63, la notizia da Papanews (il testo del documento è tratto dalla nostra traduzione)
CITTA’ DEL VATICANO - Monsignor Malcolm Ranjith è uno che di Liturgia se ne intende. E’ stato, infatti, Segretario della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti prima che Benedetto XVI lo nominasse, l’anno scorso, Arcivescovo di Colombo, nello Sri Lanka. Il Papa si fida molto di lui, a tal punto che dovrebbe crearlo Cardinale nel prossimo Concistoro. Monsignor Ranjith (nella foto) si è fatto molto apprezzare nei suoi anni di servizio in Vaticano per la nobile difesa della gloriosa tradizione liturgica della Chiesa, una battaglia che ha ripreso energicamente nella sua nuova Diocesi, vietando stravaganze e improvvisazioni durante la celebrazione dell’Eucaristia e ‘raccomandando’ l’amministrazione della Comunione solo sulla lingua e solo ai fedeli in ginocchio, come già avviene durante le Messe presiedute dal Pontefice.
Ma ecco il testo completo, ricco di tantissimi elementi, inviato dall’Arcivescovo di Colombo ai suoi sacerdoti e ai fedeli, con particolare riferimento a quelli appartenenti ai movimenti (tra questi ricade sicuramente il Cammino Neocatecumenale, ma Monsignor Ranjith non lo cita esplicitamente) che, abitualmente, si accostano all’Eucaristia in modo diverso rispetto a quanto stabilito dalla Chiesa o partecipano alla Messa con canti e balli intorno all’altare, consentendo, peraltro, la predicazione da parte di laici durante la celebrazione:
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"Cari Fratelli e Sorelle,
ultimamente alcune persone e movimenti di rinnovamento cattolico hanno svolto molteplici esercizi paraliturgici non previsti dal calendario parrocchiale ordinario. Apprezzando le numerose conversioni, il valore della testimonianza, l’entusiasmo rinnovato per la preghiera, la partecipazione dinamica e la sete della Parola di Dio, in quanto vescovo diocesano e amministratore generale dei misteri di Dio nella Chiesa locale a me affidata, sono il moderatore, il promotore e il custode della vita liturgica dell’arcidiocesi di Colombo. A questo titolo vi invito a soffermarvi sugli aspetti liturgici ed ecclesiologici legati a questa nuova situazione e vi prego insistentemente di rispettare le direttive enunciate nella presente circolare a effetto immediato.
L'Eucaristia è la celebrazione del Mistero pasquale per eccellenza donato alla Chiesa dallo stesso Gesù Cristo. Gesù Cristo è il principio di ogni liturgia nella Chiesa ed a questo titolo ogni liturgia è dunque essenzialmente di origine divina. Essa è l'esercizio della Sua funzione sacerdotale e conseguentemente essa non è certamente una semplice opera umana o una pia innovazione. Infatti, è inesatto chiamarla una semplice celebrazione della vita. Essa è molto più di questo. Essa è la fonte e il culmine a partire da cui tutte le grazie divine irrorano la Chiesa. Questo sacratissimo Mistero è stato affidato agli Apostoli dal Signore, e la Chiesa ne ha con gran cura preservato la celebrazione nel corso dei secoli, dando origine anche ad una sacra Tradizione e ad una teologia che non sono sottoposte all'interpretazione individuale o privata.
Conseguentemente, nessun sacerdote, diocesano o religioso, o invitato dall'esterno della Diocesi o dall'estero, è autorizzato a modificare, aggiungere o togliere qualsiasi cosa nel sacro rito della messa. Ciò non è nuovo, ma stabilito nel 1963 dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium (22,3), la costituzione dogmatica sulla Santa Liturgia del concilio Vaticano II, e reiteratamente ripresa nei documenti Sacramentiìum Caritatis di Sua Santità Benedetto XVI ed Ecclesia de Eucharistia del Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria.
  1. I sacerdoti non sono autorizzati a modificare né improvvisare la Preghiera eucaristica o altre preghiere immutabile della messa - anche se si tratta di dare precisazioni su un elemento già presente - cantando strofe diverse o diverse spiegazioni. Dobbiamo comprendere che la liturgia della Chiesa è strettamente legata alla sua fede ed alla sua tradizione: "Lex orandi, lex credendi", la regola della preghiera è la regola della fede! E' il Signore che ci ha donato la liturgia e nessun altro; nessun altro dunque ha il diritto di cambiarla.
  2. Le manifestazioni del tipo "Praise and Worship" (letteralmente "lode e adorazione" ma qui si tratta di una corrente musicale di stile gospel NDT) non sono permesse nel corso dell'insieme del rito della messa. La musica disordinata e assordante, i battimani, i lunghi interventi e i gesti che turbano la sobrietà della celebrazione non sono autorizzati. E' importante che noi comprendiamo la sensibilità culturale e religiosa del popolo sri-lankese. La maggioranza dei nostri compatrioti sono buddisti e come tali abituati ad un culto profondamente sobrio; da parte loro né i musulmani né gli Hindù creano agitazione nella loro preghiera. inoltre, esiste nel nosto paese una forte opposizione verso le sette fondamentaliste cristiane e noi ci battiamo, in quanto cattolici, per far comprendere che i cattolici sono diversi da queste sette. Ora, Ora, alcuni di queste sedicenti celebrazioni di lode e di adorazione assomigliano più a celebrazioni religiose fondamentaliste che al culto cattolico romano. Che ci sia permesso di rispettare la nostra diversità culturale e la nostra sensibilità.
  3. La Parola di Dio prescritta non può essere cambiata a piacimento e il salmo responsoriale deve essere cantato e non sostituito da altri canti di meditazione. La dimensione contemplativa della Parola di Dio è di una importanza capitale. In alcune delle celebrazioni paraliturgiche, le persone oggi tendono a divenire estremamente verbose e spettacolari. Dio parla, noi dobbiamo ascoltarLo; e, per ben ascoltare, il silenzio e la meditazione sono più necessari dell'esuberanza cacofonica.
  4. Sono i sacerdoti che devono predicare la Parola di Dio sui Misteri liturgici celebrati. E' strettamente vietato ai laici durante le celebrazioni liturgiche.
  5. La Santissima Eucaristia deve essere amministrata con la massima cura ed il massimo rispetto, e ciò unicamente da parte di coloro che sono autorizzati a celebrarla. Tutti i ministri, normali e straordinari, devono essere rivestiti dei corretti ornamenti liturgici, La pratica dell'auto-comunione è vietata e chiederei umilmente ed ogni prete che la permetta di sospendere immediatamente questa pratica.
  6. Tutti i preti sono tenuti a seguire il rito della Messa tal quale è fissato, affinché non si dia luogo a paragonare ed opporre messe celebrate da alcuni preti ad altre messe dette dal resto dei preti.
  7. Le benedizioni liturgiche sono riservate unicamente ai ministri della liturgia, cioè: i vescovi, i sacerdoti e i diaconi. Tutti possono pregare gli uni per gli altri. Ma si raccomanda di non utilizzare gesti che possano portare all’illusione, alla confusione o a una cattiva interpretazione."

domenica 28 febbraio 2010

Ennesima verifica che nel Cammino neocatecumenale nulla è cambiato, nulla PUO' cambiare...

Pubblichiamo questa ennesima toccante testimonianza, depurata dei dati personali per i noti motivi esposti anche da chi ci scrive... Di per sé essa non ci dice nulla di nuovo, tuttavia è la riprova che purtroppo nel cammino nulla è cambiato, come andiamo verificando e sostenendo; il che ancora una volta lascia interdetti e sgomenti non solo sull'approvazione, ma sugli autorevoli 'mandati' ad evangelizzare... più che legittimo, anzi doveroso continuare a tenere desto l'interrogativo: questa cosiddetta "nuova evangelizzazione" - talmente "nuova" da essere "altra" - a chi, a cosa porta le persone che si lasciano coinvolgere e che purtroppo d'ora in avanti saranno coivolte loro malgrado in tutte quelle diocesi in cui viene adottata la famigerata "conversione pastorale", in chiave di iniziazione NC, addirittura promossa dalla CEI?)

Carissimi fratelli in Cristo,

Non posso dire la mia parrocchia di residenza proprio perchè sono sotto ricatto da parte del CNC nè tantomeno rivelare il mio nome e la mia professione, sarei immediatamente riconoscibile. Ringrazio, i fratelli in Cristo, che offrono una possibilità di non lasciare la chiesa, dopo l'esperienza con il CNC, che lascia storditi e senza punti di riferimento. Altro che iniziazione cristiana! Costoro sono affamati di soldi e di potere, lupi rapaci, fanatici e violentatori delle coscienze di molti ingenui che, come me, hanno aderito e continuato il CN in totale buona fede. Prego per voi, affinchè diventiate i necessari anticorpi, per combattere questo nuovo morbo che affligge la chiesa. "Non praevalebunt!"

Chi vi scrive è una persona che ha fatto parte del cammino neocatecumenale anzi, ha rivestito il ruolo di "cantore", per tre anni. Quando sono stato avvicinato dai neocatecumenali stavo attraversando un difficile periodo sia psicologico, sia familiare, che mi ha reso facile preda del CN . Inizialmente l'ho vissuto come una specie di rifugio, anche perchè non sapevo dove altro andare, ero molto solo. Ma fin dall'inizio mi sono accorto di alcune "stranezze", le catechesi erano troppo lunghe, martellanti, per cui ne uscivi sfinito, la famosa "koinonìa" altro famoso termine del gergo NC, ( leggi comunione - amore) non esisteva affatto all'interno della comunità, nè è mai esistita, e si che io quando facevo il canto finale, celebravo proprio questo: la koinonìa.Quando domandavo spiegazioni sulla questione mi veniva risposto che io non dovevo pensare all'amore dei fratelli ma all'amore di Cristo, che ero lì per rendere un servizio al Signore. Mi rivolgo ad ipotetici ascoltatori estranei al CN: non vi pare un po' schizofrenica questa dicotomia, per cui, da una parte ci si rifaceva e si volevano imitare le prime comunità cristiane, i cui aderenti si riconoscevano per l'amore che si portavano l'un l'altro, e dall'altra parte questo amore veniva negato per collegarsi a qualcosa di divino : Gesù. 
E' semplicemente un'aberrazione che si percepisce immediatamente: Gesù è l'Amore per antonomasia, ha amato tanto i suoi amici da dare la sua vita per loro, e chi lo segue deve imitarlo! Altro che storie! 
L'importante per essere un bravo catecumeno, era non fare domande, obbedire ciecamente ai superiori ed andare a tutte le convivenze possibilmente pagando per te e anche per altri. 
Avrei tante cose da raccontare come per esempio che si costringevano i neocatecumeni sottoposti a scrutinio a raccontare peccati commessi anni prima e già perdonati dal sacerdote : vi chiedo che senso ha tutto questo se non quello di cercare di formare una spirale ricattatoria, che in caso di abbandono del cammino diventa un'arma molto potente e può diventare paura e vergogna e violentare le coscienze di molti ? 
Ma purtroppo c'è anche di peggio. A me è successa una cosa che mi fa male a scriverla: un sacedote fervente NC, dopo un mio primo tentativo di abbandono, alla mia richiesta di confessarmi con lui, non mi ha lasciato quasi parlare, ha parlato lui, ha urlato, con gente che intanto entrava e usciva dalla stanza, ed altra che aspettava in chiesa, che il vero motivo per cui me ne volevo andare era perchè ero avaro e non volevo pagare la decima [vedi] ( eh si! io non ci credevo amici miei, ma dopo il secondo scrutinio, ti viene fatta esplicitamente questa richiesta e guai a esprimere una qualsiasi obiezione : sei indemoniato! ) devo dire che da un sacerdote questo non me lo sarei mai aspettato, e credetemi soffro, nello scrivere questa testimonianza. In breve, sono uscito da questa confessione, violentato nello spirito anzichè riconciliato col Signore. Infatti, ve lo confesso, ero talmente sconvolto e poco sicuro di quell'assoluzione per me senza valore che a scanso di equivoci, il giorno dopo sono andato a confessarmi con un prete "normale" senza raccontargli niente dell'accaduto ma accusandomi dei peccati che ritenevo in buona coscienza di avere commesso. Dopo mi sono sentito in pace. Non bisogna portarsi il ragioniere per andare dal confessore a giustificare la propria posizione economica!!! 
Io prego per i miei fratelli del cammino, anche perchè molti sono in totale buona fede, ma prego soprattutto per questo sacerdote affinchè il Signore lo illumini e gli faccia capire quanto si è allontanato dalla verità. 
Avrei ancora tante cose da dire, ma qui vi saluto, pregandovi di non pubblicare nè il mio nome nè la mia email, ma solo il mio nickname: freedom, proprio a causa dei ricatti che potrei subire. 
Grazie Cordiali saluti. Vostro fratello nella fede
Freedom

venerdì 26 febbraio 2010

Un tuffo nella Speranza cristiana, nel Getzemani della Chiesa

Stavo leggendo una recente riflessione di Don Curzio Nitoglia e vorrei condividere questo brano, seguito da una mia meditazione, conseguente: 
Per quanto riguarda questa “notte oscura” che è la crisi che attraversa l’elemento umano (“in membris et in Capite”) della Chiesa, dobbiamo rifarci all’Ecclesiaste, tutto passa, tutto è vacuo, solo Dio e ciò che è divino resta. Davanti al male agire e al falso insegnamento che ci frastorna da cinquanta anni, occorre non farsi ingannare, illudere e incantare. Bisogna una buona dose di dis-incanto. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” come se fosse una divinità, tutto è caduco, uomini e strutture, tranne Dio e la sua Chiesa nel suo elemento divino, il quale può essere supportato da un supposito umano deficiente, vacuo, vano e caduco, proprio come succede dal 1958 sino ad oggi. Onde bisogna ripetere la giaculatoria di Salomone: “vanità delle vanità, tutto è vanità”. Tutto è inconsistente, e un nulla di fronte all’Essere stesso sussistente. Non lasciamoci turbare l’anima e la dolce presenza di Dio in noi, mediante la grazia santificante, dagli avvenimenti vacui, vani e inconsistenti di questo mondo creato. Tale “crisi” si riflette su ogni anima e istituzione umana o ecclesiale, quindi, non dobbiamo meravigliarci di nulla, illuderci di niente, ma dis-illuderci, dis-incantarci. Sappiamo che “le porte dell’inferno non prevarranno” contro la Chiesa di Roma alla quale soltanto è stata promessa l’indefettibilità. Onde non attribuiamola a nessun altra persona o istituzione umana, civile o ecclesiastica. 
Come è importante rimanere saldi, nonostante la tempesta, qualunque tipo di tempesta ci veda coinvolti in tutti gli ambiti della nostra vita! Solo la casa costruita sulla roccia, la nostra Roccia, che è il Signore Gesù, può riuscire a resistere... Poi ognuno "trova gli elementi della sua vita negli apporti che, attraverso canali spesso ignoti, gli vengono dai mondi fraterni di cui a volte, tuttavia, conosce appena il nome o il sito. Con la coscienza di questi scambi, di questa incessante circolazione, io mi apro alla Speranza", come dice Gabriel Marcel, che esprime la Speranza cristiana in questi termini: « potremmo dire che la speranza è essenzialmente la disponibilità di un'anima così intimamente impegnata in una esperienza di comunione da compiere l'atto trascendente in contrasto con il volere e con il conoscere, mediante il quale essa afferma la perennità vivente di cui questa esperienza offre insieme il pegno e le primizie ». 
Importanti sono questi elementi: 
- "esperienza di comunione", innanzittutto con il Signore che, sola, rende autentiche e vive le nostre relazioni
- "intimo impegno" colto nel dinamismo di un'esperienza di
- un'"anima": essenziale della Speranza è la "disponibilità": non una disponibilità qualunque, cieca e disattenta, ma quella di un'anima: cioè di una creatura umana nell'esercizio più proprio e più pieno della sua natura: quello delle facoltà che la costituiscono immagine del Creatore.
- L'anima è "così impegnata in una esperienza di comunione da compiere l'atto trascendente ....". Quanto più intensa e più autentica è la disponibilità e quindi quanto più è intenso l'atto di comunione, tanto è trascendente la natura dell'atto: il gesto l'azione con cui trascendo, vado al di la dei limiti particolaristici della mia soggettività, della mia realtà particolare. E' un superare se stessi senza bypassare le difficoltà. Più intima è la comunione, più l'atto di trascendenza è tale da sconfiggere l'evidenza e le naturali inclinazioni, acquista spessore e profondità infiniti.
- L'atto è "in contrasto con il volere ed il conoscere": due ali, due facoltà tipiche di un essere dotato di ragione. Significa sacrificio della nostra prospettiva particolaristica, cioè in contrasto con quello che vorremmo dal punto di vista della nostra utilità più immediata, della nostra particolare attesa, continuando a sperare anche al di là della conoscenza di ragioni per le quali non ci sarebbe nessun motivo per sperare.
- "... atto trascendente, mediante il quale essa afferma la perennità vivente di cui questa esperienza offre insieme il pegno e le primizie". Afferma è quasi una testimonianza, è più che una testimonianza: è accogliere in sé la perennità vivente.
Questa espressione rafforza la percezione di esperienza in corso, non conclusa, quel movimento temporale di apertura di perennità, di avventura mai compiuta, non un passare amorfo del tempo. Intuiamo la connessione qualitativa di ogni attimo, non pura descrizione di un attimo accanto all'altro. Quando si è disperati le azioni si slegano, non hanno il loro principio organizzativo e possiamo solo considerarle in se stesse e non vederle inserite in un tema unitario. Invece la vita di chi spera è un fluire armonioso: note... pause... con acuti solenni e bassi profondi... tutto lo svolgersi del vivere diventa la nostra particolare variazione intorno ad un tema musicale generale. Sperare è un prendere partito per il futuro nella consapevolezza del domani: sapere (non scienza, ma sapere: intuizione di profondità inesprimibili) di avere un futuro, oppure che non abbiamo più nulla da sapere.
La speranza comporta una maturità: non rimanere schiavi del momento, sopraffatti dalle circostanze, ma vedere le cose in una prospettiva aperta, non tanto in attesa di qualcosa di determinato, ma in atteggiamento di apertura su una realtà in svolgimento, su un significato, sul Mistero che continuamente si rivela e non si trova mai nelle sue epifanie che non esauriscono la nostra realtà profonda. L'uomo che spera è un uomo in cammino che guarda fiduciosamente davanti a sé. Perciò la connessione tra speranza e fede e molto stretta: non si può sperare senza credere in Dio e quindi affidarsi a Lui e ciò non è possibile senza fare della Sua onnipotenza e della Sua misericordia la ragione ultima della nostra speranza. Elemento traente della mia vita è Chi mi attende nella pienezza dei tempi: Cristo, già ora pegno e primizia, anticipazione. Da questa attesa della pienezza dei tempi scaturisce un rapporto originale della coscienza col tempo. Infatti la disperazione è in un certo senso la coscienza del tempo chiuso; la speranza si presenta invece come apertura nel tempo e allora il tempo, anziché chiudersi sulla coscienza, e come se lasciasse passare qualcosa attraverso di sé.
Questo è l'itinerario segreto di una vita piena di senso. Riusciremo a viverlo nella "notte oscura", nel "Getsemani" che la nostra Chiesa sta attraversando e noi con lei?

mercoledì 24 febbraio 2010

... e quindi parliamo di 'identità' del Cammino necoatecumenale

Piuttosto che ‘passarlo’ nell’altro thread, al quale era agganciato, preferisco dare visibilità qui a questo post di Franz, sia per aprire un’altra pagina essendo la precedente sovraccarica, che per affrontare un argomento che stile e contenuti di comunicazione del nostro interlocutore rendono a questo punto ineludibile: quello della vera –non supposta o ostentata- ‘identità’ del Cammino.

Franz risponde alle seguenti domande di Emma, che replicava ad un suo “lasciate parlare chi sa”:
Chi scrive qui conosce perfettamente il cammino per averlo fatto, spesso a lungo.
1. Perchè le loro testimonianze, che concordano, sarebbero menzogne?
2. Perchè hanno lasciato il cammino?
3. Perchè hanno deciso di condividere le loro esperienze?
e dice:
Emma, la risposta dovresti darla tu a queste tue domande. Con la maggiore possibile obiettività.
[Glissamento più che evidente, perché sono state date centomila documentate e articolate risposte sia nel blog che nel Sito]

E comunque, i miei interventi non volevano certo approfondire altri aspetti del neocatecumenato che tu citi, mi sono limitato ad intervenire sulla decima che era l'argomento di questo articolo. Se mi si chiama a discutere su altre questioni dottrinali,dogmatiche, liturgiche, toccherà farlo altrove e approfonditamente.
[Quello della “decima” è un argomento che, come tutti gli altri da noi considerati prioritari ai fini della fedeltà alla ‘dottrina’ (abusi liturgici, senso del peccato, insegnamenti d’impronta giudaico-luterana) e come tutte le prassi anomale, contribuisce a rendere del Cammino nc l’”Unicum”, che rappresenta all’interno della Chiesa, con sua rigida e intoccabile struttura, organizzazione e metodi e a conferirgli un’identità ‘propria’, che mi sembra doveroso approfondire. Ne accennerò alla fine e proseguiremo nella discussione]

E ancora: da mamma, figlia, sorella, amica, dovresti anzitutto accertarti che il nc, al di là di tante evidenti "stranezze", non sia stato condannato dalla Chiesa, come lo sono, che so, i Testimoni di Geova . Insomma, trovo la tua preoccupazione per la sopravvivenza del nc nel panorama del cattolicesimo abbastanza ingiustificata: stai tranquilla, se questa esperienza davvero non viene da Dio, non durerà.
[Trito ritornello di conio dei catechisti che non giustifica, come non giustifica l’approvazione da parte della Chiesa, il perdurare delle anomalie ed abusi, sia di quelli ignorati che di quelli oggetto di correzione e ciononostante mai rettificati, che costituiscono la ragione del nostro scomodo e impegnativo ‘esserci’]

Da parte mia, sono certo che alcuni 'aspetti' di gratuita esagerazione verranno pian piano addomesticati, specialmente se i fratelli che fanno questo tipo di esperienza dall'interno, e si ritengono vittime di abusi psicologici, anziché scrivere su questo sito andranno SUBITO da chi di dovere a denunciare i fatti.
[Questo è uno dei tanti modi, ai quali, -come agli insulti- siamo ormai avvezzi, più raffinato, irenico, edulcorato per ‘minimizzare’ quello che non si può negare. Il sito è stracolmo di testimonianze (non anonime) di abusi ben identificati e documentati che non hanno sortito alcun effetto, così come completamente senza effetto sono stati i nostri allarmi e denuncie, al pari di quelle di tanti teologi sacerdoti e vescovi. Sponsorizzazioni molto illustri segno di inusitato potere? Misterium iniquitatis, non abbiamo potuto far a meno di chiamarlo…]
Io infatti non concordo assolutamente con chi denigra il fenomeno del nc al punto di volerlo morto: a parte la sua enorme espansione, infatti, e a meno di un rimbambimento generalizzato a tutti gli alti vertici del Vaticano, durato una quarantina d’anni, dovresti sospettare che nel nc vi siano dei reali fermenti di un’esperienza cristiana autentica.
[Anche noi non vorremmo vedere il Cammino morto, ma purificato dalle tante aberrazioni... Cosa che si è rivelata impossibile perché altrimenti non sarebbe più “Il” Cammino]

Quello che io contesto è diverso, e a questo punto mi rivolgo a tutti i “fuorusciti” dal cammino: non posso sapere se avete fatto bene o no ad andarvene. Dico solo che, se uno ama il Cammino, le sue storture le combatte dal DI DENTRO, rivolgendosi subito, per qualunque dubbio di manipolazione o pressione psicologica gratuita, prima di tutto ai catechisti dei vostri catechisti, e via via sempre più in alto, pure a Kiko o a Don Mario Pezzi se necessario. E con fiducia. E non ditemi che è impossibile o vietato: avete tutto il diritto di farlo e nessuno vi respingerà. Solo in questo caso, e dopo aver avuto conferma dei vostri dubbi, prendete la decisione di andarvene. Non vi fermate davanti a nessuna 'pressione psicologica', andate a fondo, denunciate.
[Qui ci starebbe bene una tanto sonora quanto amara risata: infatti ognuno di noi ha ampiamente sperimentato sulla sua pelle e con la sua vita come questo sia assolutamente impossibile e dimostra la evidente mala fede del nostro mellifluo interlocutore, perché nel cammino o ti adegui senza fare né domande né osservazioni né rimostranze di alcun genere o te ne vai. Tertium non datur!]

Ma se credete che nel Cammino ci sia qualcosa di buono per la vostra vita, non abbandonatelo così. E' fin troppo CHIARO che, se le persone che hanno qualcosa di giusto da ridire se ne vanno, MAI il Cammino si correggerà nei suoi aspetti più pericolosi. E lo dico da uno che il Cammino lo ama, non da uno che lo vuole morto. La pace.
[Amico mio, il fatto è che chi di noi se n’è andato senza poter ottenere nulla, Magistero alla mano accolto con la più bieca irrisione –e ho spiegato il perché– lo ha fatto perché per Grazia del Signore si è accorto di amare il Signore Gesù piuttosto che il cammino, che da potenziale strumento assurge invece a fine ultimo e si fa dio…]
________________________
E, allora, parliamo di questa famosa e fumosa (in diversi sensi) identità:

Il Cammino Neocatecumenale non è considerato né come una associazione, né come un movimento, né come una aggregazione di persone che stabiliscono fra di loro uno speciale vincolo formale per raggiungere determinati obiettivi nella Chiesa. Chi conosce il Cammino sa bene che nulla di questo corrisponde alla realtà della sua esperienza apostolica; anzi, chi è bene informato comprende che, in questo caso concreto, una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico. Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.

Saremmo interessati, alla luce di quest'affermazione, che da quanto è intuibile è desumibile anche dalla nuova stesura degli statuti, cos'è davvero il Cammino neocatecumenale nonché chiarire il significato esatto che si dà all'espressione "esperienza apostolica".

Dovremmo dedurre, stando alla lettera, "esperienza di apostoli". Affermiamo tuttavia che di Apostolico, nel senso di riferito ai primi Apostoli di Gesù sui quali Egli ha fondato la Sua Chiesa, non riconosciamo molto nel Cammino, che si è lasciato alle spalle tutta la Tradizione Apostolica, per ripartire dal Concilio Vaticano II ed altre circonvoluzioni varie, tutto ampiamente documentato sul sito.

Resta quindi da chiedersi: esperienza di quali apostoli e apostoli di chi e per che cosa?
Inoltre "Apostoli" significa inviati e, nella Chiesa, ogni Ministero nasce da un 'mandato' conferito dal vescovo o dal sacerdote. Sappiamo che nel Cammino, invece, i catechisti sono 'mandati' da Kiko Argüello e non dalla Chiesa, e pensiamo ai casi di quei vescovi che appoggiano il cammino e che non si fanno alcuno scrupolo di non verificare chi e per che cosa stanno mandando... per di più con la grave incongruenza che il noto “iniziatore” non riconosce in alcun modo la Chiesa come istituzione, salvo poi pretendere il placet da vescovi di cui non riconosce la funzione gerarchica, se non per un fatto di comodo assolutamente formale.

Si afferma: una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico.
In che senso? E perché? Chiaro che si ripropone la natura di questo "dinamismo apostolico"
Il Cammino Nc è giuridicamente una Associazione Laicale di Fedeli. Non a caso esso risponde al Pontificio Consiglio dei Laici. L'arbitrio con cui, a prescindere da cosa dicano Statuti e Chiesa, i responsabili definiscono il CNC è ulteriore sintomo di prepotenza e di ambiguità ormai non più tanto sommersa.

Se poi vogliamo accettare questa "autogestione" del CNC (e non solo) senza che nessuno dica o faccia nulla (come del resto finora) e accettiamo che il CNC si "autodefinisca" a volte come "movimento" e a volte come "iniziazione" (a seconda della convenienza)... allora facciamo pure...

Ma il punto importante ci sembra questo:
Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.

Ci sembra che si possa intuire un nuovo "embrione" di Chiesa ritagliato nelle possibilità canoniche offerte da quella esistente... il che non è affatto rassicurante e getta molte ombre su una possibile approvazione che, tuttavia, siamo sicuri, conoscendo il nostro Santo Padre, avrà ben tenuto conto di ogni punto controverso...

E ancora:

una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino
Il cammino non è movimento, non è associazione laicale, non è ordine religioso. Allora che cos'è? Esso si definisce "iniziazione cristiana"; ma questa è una prerogativa ecclesiale, con tutti i dubbi che si possono legittimamente avanzare sul "cristiana", avuto riguardo ai notevoli aspetti giudaici e giudaizzanti, che non coincidono propriamente con un ritorno alle origini, ignorando completamente proprio la “cattolicità” del cristianesimo.

Ci pare dunque di capire che secondo i responsabili del Cammino - e la cosa non è affatto nuova - i termini "movimento" e "associazione" non si possono applicare ad esso. O meglio vengono applicati quando fa comodo (giusto quando si vuole vendere il "prodotto-cammino" come perfettamente inserito e in armonia con tutti gli altri movimenti frutto del Concilio Vaticano II ecc ecc).

La pratica insegna che qualsiasi veste giuridico-formale preesistente al cammino è inappropriata. A noi la cosa inquieta ancora di più... perchè ci trasmette la sensazione di qualcosa di poliedrico, che si fa piccolo in attesa dell'approvazione (e finge di essere un movimento qualsiasi), che si fa grande quando fagocita tutto il resto che lo circonda.

Non mancano di ricordarci i nostri interlocutori NC:

il papa (Giovanni Paolo II) salutò Kiko dicendo ecco che "Movimento giovane hai portato nella chiesa.... e Kiko: Santità io non ho portato nessun movimento nella chiesa perchè il cammino è la chiesa in movimento

Ma il cammino NON è la Chiesa in movimento, al massimo potrebbe rappresentare una parte di essa, un approccio, una visione pur sempre "particolare" delle cose. Non è giusto identificare il cammino con la Chiesa stessa. E questa è una forma di arroganza che spaventa sempre di più e conferma ancora una volta il carattere assolutista del CNC ed è bene ribadire che cammino non coincide con la chiesa, anche se tende a sostituirvisi. A distanza di anni le perplessità permangono e aumentano, sia in ragione delle implicanze della risposta di Kiko al Papa, sia di quello che è successo e continua a succedere!

La Chiesa è TUTTA e sempre in movimento, non solo nei cosiddetti "movimenti"; ma c'è una differenza: i movimenti, così come nascono per le esigenze di un'epoca possono sparire o essere riassorbiti, la Chiesa NO. Inoltre la Chiesa è TUTTA e sempre carismatica e non solo istituzione come erroneamente e pretestuosamente afferma l'Argüello quando gli conviene mettere a raffronto carìsma e istituzione. E il carìsma ha bisogno dell'istituzione, altrimenti chi ne garantisce l'autenticità? Mica chiunque si definisce carismatico lo è poi davvero!

Inoltre la "prerogativa di evangelizzazione" riguarda il vangelo dei due iniziatori - fondato sulla pseudo-teologia sessantottina (Farnès, Bonhoeffer e Rahner con riferimenti dichiaratamente Luterani) maldigerita da Carmen Hernandez coniugata con le suggestioni giudaizzanti e i trascinanti e coinvolgenti psicologismi dell'Argüello - che non è lo stesso Vangelo di Cristo! Purtroppo è così e ce ne dispiace perché è un grosso "vulnus" che la Chiesa finora si è tenuta in seno!

Se la coerenza ha ancora un senso di questi tempi, il CNC è, giuridicamente e praticamente, una Associazione Laicale! Che fa ancora capo (a quanto ci risulta) al Pontificio Consiglio dei Laici! Per cui, se anche la logica umana ha ancora un senso, esso è configurato giuridicamente come "movimento", Associazione retta da uno Statuto.

Se poi vogliamo ignorare la Chiesa, la logica umana, e i fatti, possiamo dire che il CNC è "iniziazione", "pastorale di Iniziazione". Ed a questo punto bisognerebbe chiedersi a cosa possa servire uno Statuto per un "metodo pastorale", la cui responsabilità spetta ai Vescovi Diocesani! Con questa iper-ambiguità giuridica il CNC può anche infischiarsene dello Statuto! A parte il fatto che lo fa già, ma in questo caso a maggior ragione.

Ormai siamo abituati all'Assurdo come "regola", all'anarchia come "norma"; però se vogliamo a questo punto dichiariamolo apertamente... E ci mettiamo con l' anima in pace.. Si fa per dire, naturalmente!

Anche lo Statuto del 2002 - nato incompleto, e morto incompleto - parlava di un "itinerario"... che aveva però degli iniziatori, una struttura interna, una fondazione per raccattare soldi, eccetera. Praticamente, un'associazione che rifiutava di farsi chiamare associazione. È legittimo chiedersi cosa è cambiato nel nuovo Statuto, dal momento che la definizione di conio neocatecumenale riportata all'inizio della nostra riflessione parla di una non meglio precisata "
espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico".

Si tratta di una realtà giuridica che esiste, perché esiste un'organizzazione strutturata che si è data delle gerarchie e delle prassi, comprese quelle liturgiche che, insieme ad un ragguardevole giro di fondi, gestisce la spiritualità e anche la vita di molte persone.

Meraviglia poi che si parli di
postulati ed esigenze proprie della Chiesa e del suo ordinamento canonico quando si pretende di essere "iniziazione" a qualcosa che appartiene all'ordine del soprannaturale e di cui è la Chiesa a possedere "le chiavi" e non si comprende in base a quale postulato ed esigenza essa dovrebbe "consegnarle" a qualcuno che si è intrufolato con l'inganno e non le appartiene né strutturalmente né dottrinalmente. Le motivazioni di questa affermazione sono ampiamente contenute nelle varie sezioni del Sito e sono state molto discusse su questo Blog.

lunedì 22 febbraio 2010

... e allora parliamo della "Decima"!

Non mi è riuscito di pubblicare nel thread precedente il post che leggerete di seguito di "la verità vi farà liberi" il quale, oltre ai soliti complimenti, ci propina la sua verità sulla "decima" presa pari pari da Wikipedia (!) solo per dimostrare che non è Kiko che se l'è inventata, ma dicendo il falso su come viene gestita... E allora lo inserisco come nuovo articolo, anche per affrontare questo argomento, finora lasciato in ombra rispetto alle questioni dottrinali e ad altre prassi opinabili.

Do per scontato che MIC non lasci passare questo post che dice la verita'. Per lei la verita' è un dettaglio insignificante. Non mi importa! Dicevano gli antichi: "Gutta cavat lapidem", "La goccia scava la pietra". Una goccia alla volta scava la pietra del suo cuore indurito. (!)

[E' utile inserire qui la testimonianza di "Dhauidh", che ha suscitato quanto scrive il nostro interlocutore]

Sono un neocatecumenale pentito. Scusate questo mio post ma sono nuovo del sito e non so bene come si fa. Quello che volevo dire è semplice e chiaro: dopo il secondo scrutinio viene chiesta la decima sullo stipendio. E' giusto? Concordo con chi ha detto preferisco fare una adozione a distanza. Negli scrutini o confessioni pubbliche si vanno a rispolverare peccati già confessati e perdonati da Dio, chi conferisce ai catechisti di valutare se tu puoi o no sancire un'alleanza con Dio manifestandola con un segno in denaro? Che validità/significato hanno per la Chiesa (quella vera) queste confessioni pubbliche? Confermo che queste confessioni sono arma di ricatto nei confronti di chi le fa per cui molti preferiscono mentire. Confermo che all'interno delle comunità c'è una forte pressione psicologica e una continua richiesta di soldi, se non paghi sei duramente ripreso e umiliato. I neocatecumenali spacciano dottrine gianseniste ossia eretiche, loro sono la vera chiesa se tu li lasci sei dannato (secondo loro). Invito chiunque ingenuamente fosse avvicinato da costoro a diffidare e informarsi. Io l'ho fatto troppo tardi. Grazie. 22 febbraio, 2010 00:54

X dhauidh
Ammesso che costui sia davvero un quello che dice vorrei fargli notare che evidentemente è poco o male informato sia sul Cammino Neocatecumenale che sulla decima la quale appartiene alla tradizione piu' antica della Chiesa. Evidentemente questo fratello ignora la Sacra Scrittura, la Didache' che è la piu' antica catechesi della Chiesa.

Il grande Toto' diceva: "Si informi". Non credo che lo fara' perche gia' il fatto che si sia rivolto a MIC indica malafede. Si è messo proprio nelle mani piu' sbagliate. Ma chi è causa dei suoi mali pianga se stesso.
[grazie sia a nome mio che di Dauidh! ma ancora non hai mai dimostrato tutto quello che mi attribuisci]

Lo ripeto: Non mi faccio illusioni che MIC pubblichi questo post, mi basta che lo leggete:

Circa la Decima
La decima è una prassi antica risalente ai primordi della storia della salvezza. Il popolo d'Isreale offriva la decima dei prodotti del suolo ubbidendo ad un comando di Jahve leggi Levitico 27,30-32: "Ogni decima della terra, sia delle raccolte del suolo, sia dei frutti degli alberi, appartiene al SIGNORE;è cosa consacrata al SIGNORE. Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto. Ogni decima dell'armento o del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata al SIGNORE".

Per Israele la decima era un segno di RICONOSCENZA VERSO IL SIGNORE dal quale proviene ogni cosa Genesi 14,20;28,22: "«Benedetto sia il Dio altissimo, che t'ha dato in mano i tuoi nemici!» E Abramo gli diede la decima di ogni cosa"; "...e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima" (Genesi 14:20;".

LA DECIMA NELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA

E' noto che nella Chiesa delle origini dare la decima era prassi normale. Come risulta dalla piu' antica catechesi della Chiesa. LA DIDACHE' O DOTTRINA DEGLI APOSTOLI detta anche: "Dottrina del Signore (predicata) ai gentili per mezzo dei dodici"
Cap.13,3 "Prenderai perciò le primizie di tutti i prodotti del torchio e della messe, dei buoi e delle pecore e le darai ai profeti, perché essi sono i vostri Sommi Sacerdoti"
e al Cap.13,7 "Prendi le primizie e dei tuoi averi e delle vesti e di qualunque cosa e, secondo che crederai, dà in obbedienza al precetto".
Nella storia della Chiesa, l'obbligo della decima è stato chiesto tenendo conto del comando di Cristo di vendere e rinunciare alle proprie proprietà (Matteo 19:21)
Nel quinto ed il sesto secolo,la pratica della decima si stabilisce in tutta la Chiesa occidentale. Nell'ottavo secolo, i governanti carolingi rendono la decima parte della legge civile.
ncora nel dodicesimo secolo si parla di decima che potea essere prediale (frutti della terra), personali (dovute dal lavoro), miste (lavoro, bestiame). Le prediali venivano destinate al curato, quelle in monete al Parroco.
[Dobbiamo ringraziare Wikipedia per queste importanti informazioni che non tengono in alcun conto, nella mente di chi le ha utilizzate -che per correttezza avrebbe dovuto citare le fonti del Cammino nc che parlano della decima e non informazioni prese su Wikipedia- che la Chiesa dopo la Didachè e dopo i primi secoli, ecc. ecc. ha maturato anche sulla "decima" una diversa Tradizione, che nel cammino, per il quale essa è rifondata da loro grazie al Concilio, non si tiene alcun conto]

Come ogni persona onesta, leale, sincera puo' constatare la decima non è una invenzione di Kiko né la prendono i catechisti ma il parroco. Dà da mangiare a parecchi poveri.
[Bisogna però ricordare che "i poveri" sono esclusivamente quelli appartenenti al Cammino nc. Inoltre la decima, insieme ad altre entrate (quali, ad esempio, l'abbandono di beni) e lasciti, mantiene gli itineranti che lasciano il loro lavoro per la missione, finanzia i Catechumenium frutto della "nuova estetica" kikiana, le faraoniche Domus della Terra Santa (Galileae e Gerusalemme/Mamre), ecc. ecc, senza che esista alcun bilancio ufficiale e controllabile da chiunque. In ogni caso, che io sappia, al Parroco -come pure al Vescovo- va solo una percentuale, spesso abbastanza "congrua" da ingraziarseli per sempre a prescindere...]

Quindi l'amico ipocritamente dice di voler destinare il decimo dei suoi averi ad una adozione a distanza. Ci credo poco che lo fara'. La sua è solo avarizia. Egoismo. Cuore duro! Ha condiviso il Cammino, l'esperienza, L'Eucarestia ma il suo attaccamento ai soldi lo spinge a non condividere il danaro. Questa è avarizia. Lo invito a pregare perche' è soggetto a una seduzione del demonio. L'ignoranza è la madre di tutti i pregiudizi.
[Questo si permette di asserirlo "la verità..." al quale è stato insegnato di "non giudicare" (ma vale solo per gli altri) e che conosce gli intimi pensieri nonché le azioni di chi si esprime su questo blog e ne parla nel più puro stile denigratorio di conio tipico dei catechisti!]

Mi attendo commenti di chi ha vissuto più a fondo di me questa esperienza.

domenica 21 febbraio 2010

...crede davvero che la Messa sia L'ULTIMA CENA di Cristo come insegnano Kiko e i catechisti del CN?


"...crede davvero che la Messa sia L'ULTIMA CENA di Cristo come insegnano Kiko e i catechisti del CN?
Mi risponda e se dirà di si, rifletta su questo errore gravissimo...
La rievocazione dell'Ultima Cena la facciamo solo il Giovedì Santo, la Messa è IL MEMORIALE DEL CALVARIO E L'ALTARE DA CALVARIO DIVENTA DOPO LA CONSACRAZIONE ANCHE LA MENSA...
e ballate ancora attorno all'altare come fanno i Guru?"
Nella loro icastica e provocatoria chiarezza, queste poche parole rivolte da Caterina 63 al "presbitero neocatecumenale" sotto il thread precedente, ci interpellano tutti: fermiamoci anche noi per un attimo di riflessione!

Ricordiamo che MEMORIALE non è semplice ricordo, commemorazione, simbolismo, ma realtà indicibile che ACCADE ogni volta che il Sacerdote celebra la Santa e Divina Liturgia in persona Christi,

ma RI-PRESENTAZIONE al Padre dell'unico Sacrificio di Cristo, che nella Consacrazione si FA PRESENTE REALMENTE E NON SIMBOLICAMENTE e solo allora trasforma per noi l''Altare in Mensa escatologica, dalla quale attingiamo tutte le Grazie dei tempi ultimi, perché di esse abbiamo bisogno per 'configurarci' sempre di più a Lui...

Infatti la Chiesa insegna che il Canone, pervenuto a noi intatto nei suoi momenti più sacri e solenni -si dice fin dall'Apostolo Pietro- è una Actio, cioè un'Azione (non una 'narrazione', come fanno i protestanti e i modernisti, che si ferma al simbolo) che PRODUCE ciò che significa, perché è Opera Divina, attraverso le stesse parole pronunciate dal Verbo Incarnato, il Figlio di Dio fattosi uomo nel Signore Gesù. E nella sua Offerta possiamo inserire la nostra offerta, quella di noi stessi, della totalità della nostra persona, come "sacrificio vivente gradito a Dio" (Paolo). Ed è solo questo che ci introduce nel mondo della Risurrezione, della "Creazione Nuova", inaugurata dal Signore e dalla Sua Madre, grazie al duplice sì : quello di Maria, che si è fatta porta del Cielo, Arca della Nuova Alleanza e quello del Figlio, che si è fatto uomo obbediente "fino alla morte e alla morte di Croce", che hanno ribaltato un drammatico antico "non serviam"...

Non dimentichiamo che il Signore, nell'Ultima Cena ha dato alla Pasqua ebraica ed ai suoi simboli un significato totalmente nuovo legato alla Sua Persona, che noi viviamo nella Santa Messa, prolungata nella nostra vita.
Questa è la nostra fede cattolica, cioè fedelmente Apostolica, e non possono esserci sconti per nessuno, altrimenti la tradiamo e in essa tradiamo il Signore che ce l'ha 'consegnata', anzi si è consegnato ai Suoi, fino alla fine dei tempi!

venerdì 19 febbraio 2010

Ci scrive un 'presbitero' neocatecumenale


Oggi è arrivato un post -su un vecchissimo thread, nel quale resta sommerso- che trascrivo anche qui per dare visibilità e risposta. Questa volta ci scrive un 'presbitero' neocatecumenale.

Carissimo/i, vediamo se avete il coraggio di pubblicare il mio intervento:
[perché non dovremmo? E cos'è che richiederebbe tanto coraggio?]

sono entrato nel cammino neocatecumenale quando avevo 16 (ora ne ho 48) anni e frequentavo la parrocchia tre volte la settimana (coro adulti, incontro animatori bambini - ho iniziato ad avere un gruppo di bambini delle elementari che avevo 14 anni -, incontro con i bambini il sabato pomeriggio dalle 3 alle 5)e ovviamente andavo a messa tutte le domeniche e feste comandate...però, non ne potevo più. La messa mi annoiava e tutto il resto stava diventando veramente pesante. Dentro di me stavo pensando a come avrei potuto svignarmela dalla parrocchia senza grossi clamori, ma una cosa mi preoccupava molto: come avrei fatto a dire a mia madre che non volevo più andare a messa? sapevo che le avrei dato un dispiacere molto grande.
[normale crisi di fede, che attraversa ogni adolescente e ogni persona che ha bisogno di approfondire e trovare LE SUE ragioni per credere, quindi 'uscire' da una fede vissuta come abitudine per avere un rapporto personale, vivo e sempre più profondo col Signore... direi che ci siamo passati tutti! Qui si vuole insinuare che dipendesse dalla Parrocchia (insipida) mentre il cammino (saporoso) risveglia e salva... tipico ritornello: ma abbiamo dimostrato con dovizia di motivazioni quanto il Cammino generi dipendenza e sviluppi identità di gruppo..]

Il Signore Gesù mi è venuto incontro,in questa situazione, PER MEZZO del cammino neocatecumenale. Ho potuto così imparare che la Parola di Dio è per me oggi, che parla alla mia vita, che la Chiesa Cattolica è il corpo di Cristo, che l'Eucarestia è l'incontro con Cristo Risorto. Nel corso degli anni sono diventato anche prete (guarda un pò). Non dico che nel cammino è tutto oro colato...ma affermare come fate voi, che il cammino ha una teologia diversa da quella della Chiesa Cattolica è FALSO E FUORVIANTE!
[Caro don, in definitiva lei definisce falso e fuorviante il Magistero perenne della Chiesa cattolica, perché i confronti tra insegnamenti kikiani e insegnamenti cattolici non li abbiamo fatti in base ad un nostro 'sentire' soggettivo, ma attraverso argomenti teologici e spiritualmente fondati proprio sul Magistero e sulla Fede ricevuta e accolta dalla Chiesa prima di conoscere il cammino: ed è stato proprio questo che ci ha permesso di individuarne le storture...]

Vi ricordo che il papa, in materia di FEDE E MORALE è INFALLIBILE e Giovanni Paolo II ha riconosciuto con UNA LETTERA UFFICIALE inviata a tutti i vescovi del mondo il cammino neocatecumenale COME UN ITINERARIO POST-BATTESIMALE VALIDO PER I NOSTRI TEMPI. Il papa non può sbagliare nel giudicare una realtà che riguarda la fede...potete dire di non essere d'accordo sulla struttura, sul modo di operare etc. MA NON POTETE AFFERMARE che il cammino neocatecumenale sia un pericolo per la fede cattolica perchè il papa ha detto il contrario. Io stesso ho delle perplessità su alcuni sviluppi che ci sono nel cammino, ma nessuna di queste riguarda contenuti dottrinali.

[Mi fa specie che lei, che è un sacerdote (dovrebbe essere lei ad insegnarlo a me!), faccia affermazioni non esatte sulla infallibilità del Papa, che riguarda soltanto i suoi pronunciamenti ex cathedra; il resto: tutto ciò che non è dogma di fede (e non vorrà sostenere che il Cammino nc lo sia!) non impegna l'infallibilità del Papa ed è perfettamente criticabile, senza implicare discomunione, purché ovviamente lo si faccia con garbo, rispetto e a ragion veduta, come mi sembra stiamo facendo noi.

Quanto alla lettera di Giovanni Paolo II, dovrebbe leggere qui e applicare il discernimento e non l'adesione acritica agli slogan martellanti dei catechisti, che rendono vero anche l'inverosimile. Leggiamo cosa in realtà il Papa dice A TUTTI I VESCOVI DEL MONDO, se il testo della lettera (cosa peraltro inusitata) è stato pubblicato in Acta Apostolicae Sedis con una nota redazionale che precisava che: «l'intento del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è quello di dare indicazioni vincolanti agli ordinari del luogo, ma soltanto di incoraggiarli a considerare con attenzione le comunità neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi ordinari di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi». Ci fa pensare che la documentazione di Cordes, sulla quale il Papa manifestava il suo riconoscimento, non fosse poi così esaustiva! Ma ovviamente questo nessuno si sogna di dirlo... in ogni caso, per come è stata brandita, quella lettera è servita a mettere a tacere molti illuminati teologi e vescovi]

Attenti, spargere falsi allarmi significa rendere un pessimo servizio alla Chiesa di Dio. buona giornata a tutti. don Renzo Scaramella.
[Poiché i nostri non sono falsi allarmi ma sacrosante informazioni corrette, molto carenti peraltro nella Chiesa, il pessimo servizio lo faremmo tacendo!

Comunque vorrei sottolineare che un sacerdote che ha ricevuto la sua formazione, seguendo l'iter del Cammino non può che parlare ed esprimersi come lei ed avere la sua 'forma mentis' che non cambia in nulla rispetto a quella di ogni altro aderente al Cammino. Anche lei non ha confutato nessun argomento né teologico né tantomeno logico, e si è limitato alle solite asserzioni pro cammino. Da un sacerdote ci saremmo aspettati una confutazione ai nostri argomenti e documenti, che ne dimostrasse con altrettanti argomenti la genericamente dichiarata falsità.

In mancanza di questo anche la sua testimonianza ci fa sottolineare due cose:

- lei afferma che nel cammino ha incontrato Cristo Signore: se è lo stesso che abbiamo incontrato noi, le assicuro che è solo il suo simulacro (è un'affermazione pesante, della cui drammaticità sono estremamente consapevole!)

- attenzione al VERO significato dell'Eucaristia, tenendo conto di come la si vive nel cammino e di quel che la Santa e Divina Liturgia E', invece nella Chiesa cattolica, per la quale è il Signore il vero celebrante e non l'Assemblea "senza la quale non c'è eucaristia", come dice il suo iniziatore. E, purtroppo, nessuno lo ha smentito né in questa né in altre distorsioni dalla retta fede. E badi bene che mi limito solo a questo... ma potrebbe essere istruttivo, anche se sono consapevole non possa avere la stessa autorevolezza dei suoi catechisti nonostante contenga i pertinenti riferimenti Magisteriali, leggere questo documento

Quanto infine alla Sacra Scrittura nelle catechesi, sarebbe istruttivo per lei, ripetendo le considerazioni precedenti, il contenuto di questo documento (è solo un piccolo saggio, rispetto al resto presente sul sito): Il vangelo secondo Carmen.]

mercoledì 17 febbraio 2010

A tutti i credenti nel Signore "Buona Quaresima di fedeltà"

Oggi è il giorno delle "ceneri" e cogliamo l'occasione per esprimere a tutti noi e a chiunque legge le nostre pagine, BUONA QUARESIMA, in attesa di celebrare la Pasqua di Resurrezione!

E' un augurio che abbiamo ricevuto con gioia anche dai nostri interlocutori NC e mi dà l'occasione per sottolineare la visione autenticamente cattolica della "conversione". Lo faccio estraendo e sintetizzando dal thread precedenti i relativi post in questo nuovo articolo per dare maggiore visibilità a questo argomento, esattamente in tema col periodo dell'anno liturgico che ci accingiamo a vivere.

Inizia Paolo156 col dirci: "Buona Quaresima di conversione a tutti." Ed io gli rispondo: Buona Quaresima anche a te Paolo"! E aggiungo un piccola precisazione, per lui e per tutti noi, che non è pignoleria.

"Quaresima di conversione" lo puoi dire a chi ancora "non ha scelto il Signore" e di vivere con Lui nella Fede nella Sua Chiesa, perché la conversione è la scelta basilare che si fa per il Signore e che implica un cambiamento di vita -spesso radicale- e adesione piena, che è anche affidamento, a Lui; il cammino successivo non è di "conversione continua", ma consiste nel "rimanere" nel suo amore liberante risanante vivificante e così riuscire ad "osservare", divenendo sempre più connaturali nell'Amore, i Suoi comandamenti.

E questo richiede fedeltà e quindi coerenza (nel senso di fare del proprio meglio, non di essere già "perfetti, com'è perfetto il Padre"). Perché è la Grazia Santificante -data dalla vita sacramentale nella Chiesa (Eucaristia e Penitenza in primis), dalla preghiera, dall'Adorazione- che opera la nostra trasformazione, la nostra 'configurazione' a Cristo.

Quindi, a chiunque è credente auguriamo "Buona Quaresima di fedeltà" e "Buona Quaresima di conversione", l'auguriamo a chi ancora non lo è!

Questo mi ha fatto venire in mente un ricordo, che risale a quando ancora frequentavo la mia parrocchia solo neocatecumenale. In quel periodo attingevo gli insegnamenti che irrobustivano la mia fede in un movimento di spiritualità perfettamente cattolico (doc) , dal quale ho ricevuto molto e avevo portato in Parrocchia, per poterli mettere a disposizione di chi volesse, dei piccoli libri di meditazione per ogni giorno della Quaresima. Ebbene, il parroco (neocatecumenale), appena ne lesse il titolo "Quaresima, cammino di perfezione", storse la bocca con aria di commiserazione e disapprovazione, dicendomi che la "perfezione" era per i superbi, per quelli che presumevano di sé... credo che non ricordasse la frase evangelica « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » o comunque non gliene avevano trasmesso l'esatto significato, che è quello dato dalla Chiesa e non da Kiko

... e mi ricordo ancora di quando, nel cammino si ripeteva a Suore e Religiosi, che evidentemente la loro scelta per il Signore l'avevano già fatta, il ritornello che si dovevano convertire: evidentemente era piuttosto al Cammino che dovevano convertirsi, ed è lì che la conversione è continua perché richiede riaggiunstamenti ri-orientamenti continui basati sulle tappe, sui 'passaggi', ecc.

La vera conversione è scelta fondamentale, il resto è fedeltà e magari ri-orientamento se si perde la rotta giusta, ma rimane sempre fedeltà, fedeltà e ancora fedeltà...

E ora interviene NC: BUONA QUARESIMA DI CONVERSIONE - ogni giorno siamo chiamati alla conversione mic - ogni giorno. E io gli rispondo: OK, NC, vedo che NON HAI LETTO o se l'hai letto non hai recepito un'acca di quello che ho scritto. Ti invito a leggere e rifletterci su e magari è una sottolineatura che alla fine può sembrare secondaria, ma a ben rifletterci non lo è affatto! NC risponde di aver letto ed è per questo che insiste sulla sua sottolineatura, mentre io speravo riuscisse ad attivare un'altra chiave di lettura da quella che ha già incorporata...

La realtà è che, come spesso succede avendo a che fare col cammino nc, si usano gli stessi termini, ma con significato completamente "diverso". Infatti nel cammino sono abili ad usare il 'gergo' cattolico, ma coincide solo l'involucro delle parole, non il loro contenuto... basta ricordare i termini kerigma e kénosis e i mondi diversi che schiudono a seconda del significato che loro si dà e il significato nc NON COINCIDE con quello cattolico... ed è così che l'interiorità delle persone e quindi le loro vite vengono nutrite con cibo adulterato... Lo abbiamo dimostrato in altri documenti e ne riparleremo. Intanto questo è un piccolo saggio, alimentato da un tentativo di dialogo in diretta, che dà la percezione della situazione...

Ancora sulla "conversione continua":

essa riguarda chi è "inesorabilmente peccatore" e, quindi, il cambiamento radicale che la conversione comporta può riguardare un aspetto della vita che si dice "il cammino ha salvato" ad esempio un matrimonio traballante che trova i suoi nuovi equilibri nel rigore e nel sostegno della comunità ma, per quanto riguarda i comportamenti personali in genere, non è richiesto alcuno "sforzo" (anzi lo sforzo personale è addirittura escluso), per migliorare se stessi.

Questa visione del peccato  ( per chi volesse approfondire vi rimando a questo thread ) e quindi quella della conseguente mancanza di responsabilità personale è assolutamente luterana e non cattolica... ecco da che cosa deriva parlare di "conversione continua" ed ecco cosa significa, al posto di "conversione + fedeltà" come ho spiegato prima...

Ovviamente "migliorare se stessi" non significa che non rimaniamo peccatori, ma è l'effetto del radicarsi sempre più nel Signore e assimilare e vivere e suoi insegnamenti e non è opera del solo nostro sforzo (altrimenti saremmo Pelagiani); anzi, secondo quel che insegna la Chiesa, può avvenire soltanto nella fedeltà al Signore e ad Opera della Sua Grazia Santificante ricevuta e accolta soprattutto nei Sacramenti e richiede lo sforzo di una 'buona volontà' già e costantemente orientata (e quindi 'convertita') e poi ancor più aderente, proprio nel senso di 'attaccata' a Lui, a Lui solo e non a sue contraffazioni che purtroppo non mancano nella Chiesa, oggi, anche e non solo nel cammino NC

Quindi ribadisco:
  • una cosa è dire "conversione continua" e avere l'alibi di rimanere sempre peccatori senza sforzarsi di adeguarsi a Cristo (il quale, viene detto esplicitamente, "non è il nostro modello" : cioè in realtà non è il modello di coloro che aderiscono al cammino, perché così insegna Kiko, ma per i cattolici vale l'evangelica 'configurazione' a Cristo di Paolo; per cui Cristo non solo è modello ma anche artefice della nostra 'trasformazione', termine molto usato dal Papa e che nel Cammino non ha diritto di cittadinanza...)
  • altra cosa è dire (e vivere) "conversione + fedeltà", che significa aver fatto una scelta seria e basilare per il Signore e mantenerla viva e costante nella fedeltà con il suo aiuto, che non è altro che la Sua Presenza, cioè Lui stesso e il Suo Spirito di Risorto, di cui è la Chiesa l'unica e certa portatrice!
Dove sono i nostri pastori che devono custodire e trasmettere la Rivelazione Apostolica e invece lasciano via libera alle rivelazioni 'fai da te' dei falsi profeti?

domenica 14 febbraio 2010

La grave portata eversiva del Cammino Neocatecumenale


Non vogliamo tornare a fare la cronaca dei momenti altamente eversivi registrati nel tempo per opera del Cammino Neocatecumenale contro la Chiesa di Roma: basterebbe ricordare il “proclama” dei 150 vescovi e dei 9 cardinali ( tra cui l’ineffabile Schonborn) ospitati generosamente da Kiko, lanciato due anni fa ( aprile 2008) dalla Domus Galilaeae con aperto schieramento a favore del “Cammino”, quasi a sfidare non solo il sinodo dei vescovi, ma addirittura l’autorità stessa di Pietro che appena due mesi prima (febbraio 2008) aveva pubblicamente confermato le riserve della Chiesa su alcuni aspetti di questa realtà ecclesiale, ancora da “correggere” .

Non vogliamo nemmeno per una volta affrontare il problema né sotto l’aspetto teologico né sotto quello catechetico: intendiamo porre l’accento invece su una dimensione del Cammino Neocatecumenale sulla quale spesso si sorvola e che, se tollerata o, peggio, assecondata ed elogiata, continuerà ad arrecare gravi danni non solo all’immagine , ma all’essenza stessa della Chiesa come Corpo di Cristo oltre che alla gerarchia apostolica, spesso blandita e circuita dai catechisti più potenti del Cammino ( con metodi ed azioni sui quali è preferibile stendere un velo pietoso), ma di fatto sempre condannata e ridicolizzata da loro nelle varie convivenze e nelle varie catechesi.

Ma quali dimensioni eversive verso la Chiesa sono presenti nella predicazione di Kiko e dei suoi adepti?

Leggiamo ancora negli “Orientamenti” (edizioni ancora circolanti e mai smentite, in attesa delle stesure “definitive” ancora al vaglio della C.D.F. che non si comprende se e quando verranno pubblicate, come è stato proclamato dal PCL almeno due anni fa):
  • La Chiesa non è stata fondata da Cristo come suo unico Ovile: anche seguendo altre religioni è possibile salvarsi;
  • La Chiesa non è una società giuridica e gerarchica, ma spirituale, carismatica;in essa non si dà un sacerdozio derivato dal sacramento dell'Ordine, bastando il Battesimo che, incorporando tutti i fedeli nel Cristo, li rende partecipi della sua dignità sacerdotale.
  • La vita cristiana, come volontario sforzo di autodisciplina, e quindi esercizio e progresso nella virtù, è un'illusione;
  • Ciascuno resta intrinsecamente peccatore, incapace di conseguire la vera giustizia come perfezione dell'amore di Dio e del prossimo; d'altra parte, Gesù non si è presentato a nessuno come "modello" da imitare; Egli ha comandato di odiare realmente genitori, fratelli, parenti, ecc., non solo, se necessario, di essere disposti a preferirlo ai medesimi;
  • Per seguire Cristo, bisogna vendere i propri beni; ma, una volta compiuta tale rinunzia, è lecito acquistarne altri e godersi tutte le soddisfazioni della vita;
  • La "povertà" –compresa quella di S. Francesco– è ispirata alla "religione naturale", e fu praticata anche dai pagani: non è una virtù cristiana;
  • Gesù, avendo sofferto per noi, ha reso superflue le nostre sofferenze, quindi non giustificabili le austerità degli asceti, il lento martirio dei Santi e la stessa vita religiosa implicante la pratica effettiva dei consigli evangelici;
  • La salvezza eterna è a tutti offerta gratuitamente dalla misericordia di Dio, che perdona tutto. L'inferno non dovrebbe esistere, né si parla di Purgatorio, di suffragi e d'indulgenze per i defunti.
  • La storia della vera Chiesa fondata da Cristo si chiude con la Pace costantiniana e riprende il suo corso non prima del secolo XX col Concilio Vaticano II, restando bloccata per la durata di circa 1600 anni...,
  • In questo lungo intervallo, l'esercizio del triplice potere della Chiesa gerarchica (magistero, santificazione, governo) sarebbe stato abusivo, illegittimo...; e specialmente il Concilio di Trento sarebbe responsabile della paralisi della Chiesa, ostinata nel fissare formule di fede, riti liturgici, norme disciplinari...;
  • L'interpretazione della Parola di Dio non è riservata alla Gerarchia, essendo possibile a tutti i fedeli: "la Bibbia s’interpreta da se stessa". Questa libertà di esame nell'esegesi prescinde dal Magistero ecclesiastico, dalla tradizione dei Padri, dalla dottrina dei teologi.
Si potrebbero, beninteso, sottolineare molti altri passaggi delle martellanti catechesi neocatecumenali che, fin dall’inizio aizzano le coscienze di chi le ascolta contro la gerarchia ecclesiale e la vita cristiana in senso stretto, ma bastino solo questi accenni ( che nemmeno Dan Brown saprebbe concepire tanto bene) a definire il quadro altamente eversivo contro l’idea stessa di Chiesa Cattolica che riempie le menti dei malcapitati seguaci del Cammino e le distorce a volte irrimediabilmente.

Fino a quando la Chiesa tollererà ancora?

giovedì 11 febbraio 2010

Inaudito! Come può il Card Schönborn mettere i Neocatecumenali sullo stesso piano dell'Opus Dei e di Comunione e Liberazione??

Il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna, è intervenuto davanti ad un uditorio gremito di studenti, docenti, ecclesiastici e laici alla Catholic University of America (CUA). La conferenza, organizzata congiuntamente dalle Facoltà di Teologia e Studi Religiosi, di Filosofia e di Diritto Canonico dell'Università, era aperta al pubblico, la cui affluenza è stata copiosa oltre ogni previsione.  Nella sua conferenza del 3 febbraio scorso, il porporato ha trattato il tema "Cristianesimo: presenza estranea o fondamento dell'Occidente?". Ne riportiamo alcuni stralci significativi tratti da Zenit, con le "inclusioni" che hanno destato il nostro sdegno e il nostro sconcerto, alla luce della realtà  che ben conosciamo:

Il Cardinale Schönborn ha iniziato il suo intervento delineando tre legati, che ritiene essenziali, che l'Occidente ha ereditato dalla cultura cristiana: un senso di integrità morale, per il quale i cristiani sono spesso riconosciuti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che non fanno; il concetto di umanità intesa come famiglia unitaria universale; l'idea che la libertà sia ciò che rende l'uomo più simile a Dio e costituisca la più grande ricchezza dell'uomo. [molto riduttivo che il cardinale parli di "legati", che appaiono valori, ma non pronunci il Nome di Colui, il Signore Gesù, dal quale -Unico- essi scaturiscono e trovano fondamento e vivificazione]

[.....] A testimonianza della forza della libertà cristiana, il Cardinale Schönborn ha ricordato i grandi movimenti spirituali che sono diventati movimenti culturali nella storia occidentale. "Quest'anno segna esattamente 1.100 anni dalla riforma monastica di Cluny", ha ricordato. [....] Il cardinale ha quindi sostenuto che nel corso dei secoli la libertà di poter seguire Cristo in modo radicale ha sciolto enormi energie creative in tutto il mondo occidentale, e rappresenta "una delle fonti permanenti della vitalità europea". Allo stesso modo, ha manifestato la sua gioia per il risorgere di movimenti spirituali nella Chiesa di oggi. "Perché la storia non dovrebbe ripetersi?", ha chiesto. "Perché non dovremmo anche noi avere quella sorta di sorpresa, che non ci si sogna nemmeno, che Francesco d'Assisi portò all'Europa 800 anni fa?". I movimenti laici della Chiesa di oggi sono "un segno molto vitale", secondo il Cardinale, e puntano allo stesso Spirito creativo che nei secoli precedenti diede vita ai rinnovamenti cristiani, spirituali e culturali. In particolare l'Opus Dei, i Neocatecumenali e Comunione e Liberazione.
[....] [Francamente mettere - e in quale cornice contestuale (!) - sullo stesso piano dei Neocatecumenali, movimenti come l'Opus Dei e Comunione e Liberazione, che hanno come fondatori Sacerdoti che non hanno scritto un loro Catechismo, introdotto prassi, istituito un rito diversi da quelli della Chiesa, a differenza del laico iniziatore del cammino NC, appare quanto meno improprio. E' un'affermazione tale da confondere le idee di chi ascolta e permettere il perpetuarsi della confusione e del disorientamento che nella Chiesa regnano sovrani. La cosa non stupisce poi molto perché in molte sue esternazioni il cardinale si è mostrato decisamente "modernista". Ma tutto questo non fa che intorbidare le acque e conferire un ulteriore autorevole avallo all'orda dei "riformatori", incontrovertibilmente giudeo-luterano-gnostici. Ma, se oggi nella Chiesa 'c'è posto per tutti' tranne , sembra, per i cattolici... ci chiediamo che senso ha essere cattolici, oggi: quanti sanno cosa significa? che fine farà la Chiesa se prosegue su questa rotta? Come si può continuare a legittimare una realtà divenuta ecclesiale che rappresenta un "unicum", rispetto ai veri movimenti, conservando intatti ed intoccabili strutture, insegnamenti, prassi e rito?]

Mi limito, oltre alle chiose inserite nel testo, a riportare l'intervento di un lettore, che sottoscrivo, inserendo successivamente un capitolo su sconcertanti precedenti del Card. Schönborn: 

...è terrificante rendersi conto di come questo gruppo sedicente cattolico, da quel lontano '68, anno dopo anno, lavorando indisturbato nei sotterranei della Chiesa, come una infaticabile pattuglia di castori (o di termiti...), sia riuscito, "catechizzando" due generazioni, ad erodere e scalzare le sue stesse Fondamenta, sgretolando il Depositum Fidei bimillenario, sbriciolandolo e rimpastandolo, per consegnarlo così contraffatto e inquinato da elementi estranei ad esso -anteriori o deteriori- ai nefasti "formatori" di coscienze ignare e inermi ad essi affidate, per nutrirle (previo lavaggio coatto e tabula rasa d'ogni retta nozione cattolica precedente) ed addestrarle, ben manovrate dai "capi", alla fondazione di una Nueva Iglesia, in concorrenza occulta e palese (cfr. "Noi siamo la vera Chiesa in opposizione alla Chiesa Gerarchica") e volontà di sostituzione progressiva e irreversibile della Santa Chiesa di Cristo, da Lui fondata nell'anno 33 !    
Essi sono quasi riusciti nell'intento del loro "carismatico" leader a compiere un'impresa, inedita nei 1967 anni di storia fin qui, alla quale Lutero stesso non avrebbe mai posto mano né mente, e della quale forse, anch'egli resterebbe inorridito, se fosse redivivo !    
Il tutto sotto gli occhi (assonnati o semichiusi) dei custodes....  Confidiamo nel "Non praevalebunt!"

Alcuni precedenti del cardinale

Pensando al Card Schönborn la nostra mente non può non andare alla provocazione al museo della cattedrale cattolica di Vienna per la quale riportiamo stralci dell'articolo di A. Tornielli su il Giornale del 9 aprile 2008. "L'arcivescovo è intervenuto solo dopo otto giorni di proteste... l’esposizione di un’Ultima cena gay, con gli apostoli distesi sul tavolo ... avrebbe provocato lo sconcerto, e le critiche, di tante persone. Soprattutto perché l’«opera» in questione (le virgolette sono d’obbligo) veniva esposta nientemeno che all’interno del Museo della cattedrale di Vienna. È l’ennesima oltraggiosa ferita alla fede cristiana quella che è andata in scena nella capitale austriaca con l’iniziale compiacenza delle locali autorità, in un’Europa dove si deve portare il massimo rispetto verso ogni fede religiosa ad eccezione di quella che ha maggiormente contribuito alla nascita della sua stessa civiltà." In questi termini ne parla poi Tornielli anche nel blog "...che stiamo parlando di una rappresentazione dell’Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l’eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un’orgia gay - per di più motivando questo fatto con l’assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L’“artista” si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell’opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l’assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all’arcidiocesi."

Dello stesso Card. Schönborn pubblichiamo l'estratto di un'omelia molto citata nel cammino nc, da lui pronunciata a Porto S. Giorgio  nelle Convivenza del settembre 2008, condensata in questi termini dal documento ufficiale redatto dal Cammino per l'occasione, fattoci pervenire da un sacerdote presente, inorridito per questa ed altre esternazioni...:
"...E' intervenuto il card Schönborn, Arcivescovo di Vienna, proprio qui a Porto S. Giorgio. Nella sua omelia la settimana scorsa ha detto che: Il Concilio afferma una differenza non gradu tantum sed essentia, dice il latino, tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale dei presbiteri, del vescovo. Non gradu tantum non c'è una differenza di grado perché, se il presbitero avesse un grado superiore al livello comune del sacerdozio battesimale, sarebbe un "supercristiano", un cristiano a livello maggiore, sarebbe un'ingiustizia che certe persone siano escluse dal ministero sacerdotale, dal ministero presbiterale. Per esempio sarebbe un'ingiustizia che le donne non possono diventare prete perché sarebbero escluse da un grado superiore di vita cristiana. No, non è una differenza di grado, non gradu tantum sed essentia. Alcuni si sono sbagliati sull'espressione "essentia". Vuol dire che noi presbiteri siamo superiori a voi laici, siamo esseri diversi di essenza diversa? No, no, siamo poveri peccatori forse più di voi. No, cosa vuol dire? Lo spirito in termini tomistici: il sacerdozio battesimale è nell'ordine del fine, delle finalità, tutta la vita cristiana è orientata alla santità realizzata" (cap V Lumen Gentium - vocazione ministeriale alla santità). Tutto, tutto nella Chiesa è al livello di mezzi e al servizio di questa santità. Quindi per non diventare clericali dovete sempre pensare che diventare presbitero è diventare uno strumento nelle mani di Gesù Cristo per aiutare i fedeli per raggiungere la santità..."[l'ultima affermazione ha del vero, ma ignora le prerogative e funzioni irrinunciabili, nonché diverse nell'"essenza", del sacerdozio ordinato, che il cardinale tenta protestantemente di diluire] "
Sostanzialmente l' "essentia" sulla quale molti si sarebbero sbagliati secondo l'arcivescovo, è quella 'investitura' determinata dal 'carattere' conferito dal Sacramento dell'Ordine', con il quale viene conferita la successione apostolica e per mezzo del quale il sacerdote può agire nella Chiesa in persona Christi, celebrare il Sacrificio, operare la "Consacrazione" e inoltre tutte le altre sue prerogative e cioè l'opera di santificazione, d'insegnamento e di governo, queste ultime nettamente in mano ai catechisti nell'ambito del cammino NC; mentre, quanto alla Celebrazione conosciamo tutte le derive neocat: basti partire dal fatto che, come dice Kiko: "noi non abbiamo altari": tant'è che la celebrazione avviene unicamente sulle ipertrofiche "mense", con tutte le altre difformità dai libri liturgici... e tenendo soprattutto conto della diversa teologia che abbiamo più volte evidenziato