sabato 29 ottobre 2011

Sarà uno scherzo o qualcuno comincia a uscire allo scoperto?

NEOCATECUMENALI. SUL VIALE DEL TRAMONTO
Edizioni Segno
Data di pubblicazione: luglio 2011
Prezzo: € 10,00

Descrizione di "NEOCATECUMENALI SUL VIALE DEL TRAMONTO"

Nel terzo millennio la Chiesa di Gesù Cristo minacciata da un “virus teologico” devastante che serpeggia tra milioni di devoti in buona fede e tra smarriti uomini di curia?
Questo è quanto emerge dalle sconvolgenti confessioni di un illustre neocatecumenale pentito e dalla buona volontà di uomini di Chiesa coraggiosi, non ancora contagiati dalle aberranti teologie kikiane!
Le storie vere descritte in questo libro fanno urlare i veri cristiani di dolore… Preparatevi a leggere dichiarazioni inverosimili, affermazioni paradossali, che hanno fatto divenire un buon cristiano, neocatecumenale convinto per oltre vent’anni, un pentito senza peli sulla lingua.
(disponibile in tutte le maggiori librerie)

venerdì 28 ottobre 2011

Per Kiko il più intelligente era Giuda Iscariota


Ho letto questa illuminata affermazione del Sommo Catechista Kiko: “Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa… Questa missione è molto importante, perché senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù”. Da quest’affermazione discende il noto motto neocat: “Nella Chiesa sono necessari i Giuda”.

Mi sono chiesto: ma ha costui il senso dell’onnipotenza di Dio? Realmente il pittore pensa che il Signore, per portare a compimento il suo disegno di salvezza, abbia dovuto necessariamente affidarsi a un traditore, a Giuda? E che, per la salvezza dell’umanità intera, Iddio sia stato costretto a sacrificare un singolo individuo, magari coartandone il libero arbitrio, costringendolo alla consegna e determinandone il suicidio e, forse, la dannazione eterna?


Probabilmente, prima di questa catechesi, Kiko aveva letto – e nemmeno bene – “Kristus och Judas” del “teologo” gnostico Nils Runeberg, una delle “Finzioni” di Borges. Forse al pittore erano stati dati in lettura, in anteprima, i pochi e minuscoli frammenti del cosiddetto “vangelo perduto”, anch’esso gnostico, pubblicato e diffuso dalla filo-massonica “National Geographic”.

Si è posto Kiko il problema che, se Giuda non li avesse accompagnati nel Getsemani, gli avversatori di Cristo avrebbero potuto comunque catturarlo? Certo, “i suoi nemici non desideravano che la cattura avvenisse in pubblico, durante una festa, per non sollevare tumulto in mezzo al popolo (Mt 26:5)”, ma chi avrebbe potuto impedire di seguire di nascosto uno dei discepoli, per prendere il Messia? E non sa Kiko che già altre due volte Gesù era sfuggito a suo piacimento agli aggressori, nel tempio quando volevano lapidarlo (cfr. Gv 10:39) e sul baratro di Nazareth, quando volevano buttarlo dabbasso (cfr. Lc 4:28-30)? Gesù, nel Getsemani, non si oppone alla propria cattura perché era “giunta l’ora”, l’ultima ora voluta dal Padre e accettata dal Figlio, mica decisa da un Giuda qualsiasi. Il mistero di Pasqua di Gesù, essendo Dio onnipotente, sarebbe potuto avvenire in mille modi diversi.

Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa… ha pontificato Kiko Arguello. Kiko spieghi, allora, perché uno che era “intelligente” e teneva la borsa, essendo un ladro (cfr. Gv 12:6), doveva tradire per una cifra risibile (trenta denari, la paga di qualche mese di un lavoratore della terra (cfr. Matteo); sul capo di Gesù si versavano unguenti dal valore di trecento denari e da quella borsa, oltre che sostenere i viaggi di un gruppo di una ventina di persone, si poteva donare ai poveri. Soltanto uno stupido avrebbe potuto rinunciare a una simile amministrazione per trenta denari, salvo che quei trenta sicli d’argento non siano stati simbolici. Kiko, però, non è un simbolista, lui i simboli o li inventa di sana pianta o li copia, montando il tutto in un tempio sincretico: perciò crede che “senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù”. La Chiesa non ha bisogno di Giuda bensì di Pietro, un cui simbolo è il gallo e non una borsa e nemmeno una croce rovesciata.

Lino

mercoledì 26 ottobre 2011

CI MANDA IL VESCOVO…

Col tempo delle castagne giunge anche regolarmente il tempo degli annunci di catechesi (neocatecumenali) e sono molti gli amboni delle chiese parrocchiali da cui in queste domeniche risuona l’altisonante e orgogliosa espressione degli “annunciatori” neocatucumenali: “CI MANDA IL VESCOVO... per effettuare un ciclo di catechesi parrocchiali per annunciarvi l’amore di Dio...”.

Su questa roboante menzogna (perché, nella migliore delle ipotesi, il vescovo non si è affatto sognato di mandare nessuno ed ha appena appena ascoltato o letto una frettolosa, quanto ambigua informazione telefonica o scritta indirizzatagli dal potente catechista di turno o dal presbitero neocatecumenale che, in quanto tale, sfarfalleggia nelle curie sentendosi almeno una spanna più adulto dei suoi confratelli), si innesta poi tutto il solito repertorio di frasi ad effetto, di cui possiamo sommessamente riportare qualche pregevole reperto:
  • “Noi non siamo qui a nome nostro, noi siamo dei peccatori peggiori di voi. Se siamo qui è perché qualcuno più grande di noi e di voi lo ha voluto...” Qui si adombra ambiguamente il volere del Vescovo, se non quello dello stesso Cristo: sia l’uno che l’Altro , in ogni caso, vengono fortemente connotati quali amici privilegiati del Cammino Neocatecumenale;
  • “Non lasciare passare inutilmente questo evento di Grazia, che forse non si ripeterà più….” In perfetto stile Wanna Marchi e in tono larvatamente minaccioso, si fa quasi presente, che l’evento di Grazia costituito dalle catechesi “parrochiali” di alcuni “ peccatori” peggiori degli altri, ma superiori agli altri in quanto unici cattolici consapevoli del loro stato di peccatori, se non è colto al volo, lo si perde irrevocabilmente(Non ci risulta che Gesù passando per le strade di Galilea promuovesse con queste frasi il Suo Santo Vangelo);
  • “Anche io, fratelli, ero come voi fino a qualche tempo fa (leggasi “ fino a quando non sono entrato nel Cammino Neocatecumenale)…e vi assicuro che non sapevo affatto in che cosa consistesse l’Amore di Dio…..” E’ il pistolotto conclusivo col quale, mescolando l’esperienza individuale all’annuncio kerigmatico, si fa passare subdolamente il primo messaggio con cui si bolla la vita spirituale del credente qualsiasi o del cristiano “ della domenica” come una robetta ormai superata fatta di incapacità totalizzanti di conoscere l’Amore di Dio…
Qualcuno una volta domandò ad alta voce: “MA IL VESCOVO, DOPO AVERVI MANDATI QUI, E’ MAI VENUTO AD ASCOLTARE CIO’ CHE DITE E AD OSSERVARE CIO’ CHE FATE……?”

giovedì 20 ottobre 2011

Il professore neocatecumenale censura il Papa

Il professor p. Maurizio Buioni, passionista, ha pubblicato sul numero di gennaio-giugno 2009 di Sap.Cr. (cioè la rivista ufficiale dei padri passionisti: La sapienza della croce) un ponderoso articolo per elogiare il Cammino Neocatecumenale.

Incredibilmente (per chi non conosce i neocatecumenali), nelle sue 44 pagine non si trova traccia delle decisioni del Santo Padre Benedetto XVI, decisioni che lo stesso Santo Padre confermò esplicitamente nel suo discorso del 12 gennaio 2006 (vedi brano sottoriportato) e che fino ad oggi non si è mai rimangiato.

È un piccolo ma emblematico esempio di come la comunicazione neocatecumenale si basa sulla menzogna e l'inganno.

Nel suo incontro con le famiglie neocatecumenali del 12 gennaio 2006 Benedetto XVI ha detto:
"L'importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell'evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti.
Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi."
Nell'articolo sul Cammino Neocatecumenale del p. Buioni sopra citato, alla pagina 97 (nel capitolo dedicato alla liturgia), leggiamo soltanto:
"L'importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell'evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti."
Il passaggio sulle norme è sparito! Che fine hanno fatto le norme che dovevano essere "attentamente osservate" e che sono citate in nota allo stesso articolo 13 citato nello stesso articolo del Buioni?

Ecco come nel Cammino Neocatecumenale si rispetta il Papa: strumentalizzandolo, censurando le sue norme e censurando i suoi discorsi dove dice ai seguaci di Kiko: "sono certo che queste norme... saranno da voi attentamente osservate" (cfr. sul sito del Vaticano, che il Buioni probabilmente non ha consultato).

Non sono mancate e non mancano da parte di interlocutori neocatecumenali le motivazioni più complicate e assurde addotte sofisticamente per giustificare la mancata attuazione delle direttive del Papa. Ne abbiamo parlato più diffusamente qui.

E tuttavia resta ancora inspiegabile il fatto che una realtà ecclesiale possa continuare a perpetrare abusi liturgici, per non parlare delle prassi anomale da noi più volte richiamate.

(ringrazio Emma per la segnalazione)

lunedì 17 ottobre 2011

Non c'è di che essere preoccupati sul serio?


Metto in risalto questa testimonianza di "Preoccupato", che mostra viva partecipazione ed è il grido di un cuore credente di fronte alle scempiaggini ascoltate. E non ci fa dimenticare l'eco della recente pubblicità su un'esperienza vocazionale della diocesi di Roma, ormai neocatecumenalizzata, basata su "l'esperienza di Abramo".

Essa conferma quanto andiamo dicendo da tempo sui Mosè-catechisti, ripetitori del Mosè-iniziatore, che fa vivere il cammino come un esodo dal quale il cristianesimo è già uscito con Cristo Signore, che è Lui la nostra Terra promessa, nella quale siamo introdotti fin dal battesimo. Il nostro deserto non è il midbar ebraico = "il luogo in cui risuona la parola" ma il luogo in cui la Parola non solo è risuonata, ma si è fatta carne e ha operato e opera la nostra Redenzione. E poi la chiamano "iniziazione cristiana" e gli affidano pure la "nuova evangelizzazione"! Ma si rendono conto che è talmente "nuova" da essere "altra"?


Tutto ciò mi ricorda una catechesi... di quelle a cui ho partecipato... quelle di conversione: le prime che si fanno per reclutare adepti.. io ci sono andato su "consiglio" della fidanzata.

Era sempre sull'Antico Testamento: sul viaggio degli ebrei nel deserto con un disegno esplicativo... e i presenti dovevano rispondere se erano nel deserto, nella schiavitù, negli idoli ecc...

Quando hanno chiesto a me io ho risposto che il nostro deserto non è lo stesso degli ebrei... perchè per noi è venuto Gesù Cristo Figlio di Dio... che non si può paragonare quella Parola senza inserirla in un discorso di Salvezza che la coinvolge e che l'ha superata... a quel punto il catechista ha guardato il Sacerdote che ha fatto spallucce e ringraziandomi si è rivolto ad un altro.

Fanno così... ti dicono che Gesù è venuto ed è risorto e subito dopo ti dicono che sei nel deserto degli ebrei... così non capisci cronologicamente dove tu ti collochi... e ti collocano loro dove vogliono... ovvero nel deserto... dove sei peccatore e ti fai schifo perchè non ti fidi di Dio... dove se sei peccatore ci rimani... perchè ti riportano dove Gesù Cristo ancora non è arrivato... come se fossimo in un'epoca dove Dio non si è fatto carne... quello che ti fanno credere è che sei ancora nel deserto insieme agli ebrei.

E tutto questo per un unico motivo.... tu hai bisogno di loro... e loro ti guideranno fuori dal deserto che vivi... e la guida non si chiama Santa Messa... non si chiama Magistero... non si chiama Vicario di Cristo... non si chiama. Si insinua e si tace. Si manifesta in clamorose audizioni e si chiude in segrete celebrazioni.

Cattolico è sinonimo di universale. Cattolico vuol dire per tutti. Neocatecumenale significa per tutti tranne per quelli che non obbediscono. Neocatecumenale significa per tutti tranne per chi è contro il pittore kiko che ha avuto un apparizione mariana (tutte le minuscole volute)... Neocatecumenale è parlare tutti nello stesso modo... nel rispondere tutti nella stessa maniera... screditando chi parla senza entrare nel contenuto. (@Lino: ho esperienze di quel forum).

Nessun Cattolico è nel deserto neocatecumenale. Per noi è arrivato il Figlio di Dio che di quel deserto ha fatto una terra fertile.

Il Neocatecumenale ci deve vedere ancora servitù e siccità. Il Cattolico sa che quel deserto è stato superato e vinto dal Figlio di Dio che con la sua morte ed il suo sacrificio ha preso su di sé i nostri peccati e che risorgendo li ha giusticati... Il neocatecumenale invece non lo sa perchè non lo deve sapere.

@Lino che dice:
@ preoccupato
(a proposito delle banalizzazioni neocat della Parola)
Ti ho letto con grande interesse. Hai centrato un punto fondamentale: la grande rilevanza che i neocatecumenali danno alla teologia ebraica del deserto, sempre e soltanto da un unico punto di vista, quello loro del deserto come luogo degli idoli e del peccato dal quale tirare fuori i perenni iniziati.
In realtà nel cristianesimo, ma già nei profeti, non è così. Il "deserto" è sì il luogo della prova, del Nemico in agguato, ma è anche il posto solitario dove ritirarsi nel silenzio della meditazione per incontrare il Padre: "Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano (Mc 1,12-13).
Hai perfettamente ragione: ai quaranta anni della teologia del deserto di Mosè, Gesù ha aggiunto la sovrabbondanza salvifica dei suoi quaranta giorni e notti (è il simbolo quaranta che conta, non la misura del tempo in anni o giorni e notti). Con il cammino di Gesù nel suo deserto siamo andati oltre, è in quel deserto che Gesù rifiuta il messianismo regale e giudaico di Satana, scegliendo il pinnacolo della Croce per la salvezza di molti senza invocare, poi, l'intervento degli angeli.
Purtroppo i neocatecumenali, assordati dai canti kikiani, da chitarre, tamburelle e interrogatori pubblici, quel deserto di meditazione lo vedono soltanto dal punto di vista del loro "pesce", sempre ad usum Delphini, intendo.
Illuminante e vero il tuo commento.
Quel deserto loro (catechisti) riescono a farlo vivere tutt'oggi.

Quella teologia ebraica del deserto è offerta dai catechisti e appresa senza filtri e senza dubbi da chi ascolta. E questo secondo me è uno dei punti fondamentali.

Insegnamento e apprendimento.
Bisogna solo capire chi insegna, cosa insegna e a chi insegna. Perchè la forza di questo movimento/setta sta tutto qui.

Chi insegna: i Catechisti formati su un direttorio stilato da kiko arguello o meglio riportato dall'arguello,visto che sono catechesei pronunuciate oralmente e poi trascritte per la maggior parte.

Cosa insegna: la dottrina di questo arguello vestita da acqua santa che promette la via della salvezza (minuscole volute).

A chi: e qui sta il punto. A persone digiune dagli insegnamenti della Chiesa Cattolica. I "lontani", persone che a digiuno di Catechismo intraprendono un nuovo percorso, figli piccoli di coppie neocatecumenali, persone che si accostano a catechesi dopo aver visto un cartellone dove non si fa menzione alcuna di un "cammino neocatecumenale".

E secondo me la forza di questo percorso lento di apprendimento sta nascosta nelle parole dei catechisti (di kiko) che sconvolgono il fattore TEMPO. Per spiegarmi:

Ti dicono che sei imprigionato in un cerchio di morte e di peccato. Un peccato e una morte che VIVI OGGI sul lavoro ,in famiglia, con gli amici, ecc... Le discussioni, il fatto che non va come vuoi tu, i litigi,ecc... Poi ti dicono che il Figlio di Dio ha spezzato questo cerchio, (IERI.. 2000 anni fa) che Lui ha vinto la Morte, la tua Morte e le tue morti che ogni giorno ti sovrastano e ti uccidono. Poi dicono di nuovo che OGGI vivi la morte nei rapporti, nel lavoro, in famiglia e con gli amici.
Appena ho sentito queste castronerie, solo perchè ho un po' di Catechismo alle spalle, ho capito che qualcosa non andava.

Il metodo, la tecnica secondo me è illustrarti ciò che Dio per mezzo di Suo Figlio ha fatto e poi farti vedere l'OGGI come se ciò non fosse avvenuto.

La domanda più normale da fare a un catechista sarebbe: Scusa, ma se Cristo ha spezzato questo cerchio di morte con la sua morte e la sua resurrezione perchè io ci sono ancora dentro a questo cerchio? Dio ha mandato Suo Figlio per fare un po' di prediche perchè poi ci pensasse Kiko a indicare la via (minuscola voluta)?

Secondo il mio modesto parere la "gabola" sta proprio in questo... Prima si dice "Gesù ti ha salvato" poi ti si riporta in una situazione dove il Figlio di Dio non si è mai sacrificato per i tuoi peccati. E di nuovo ti ritrovi coi piedi piantati nella sabbia del deserto. E chi ti indica la modalità per uscirne è lui: il catechista/kiko che ti guida verso l'oasi. E te lo dice: "Là c'è l'oasi, c'è la salvezza, solo con me ce la farai"... e d'altronde qualcun'altro lo fece con Gesù Cristo questo discorso in mezzo al deserto.

E loro, le povere anime neocatecumenali, sono lì in mezzo al deserto, tenute lì scientemente, perchè è tra la sabbia e il calore insopportabile dove più facilmente cedono alle lusinghe di lupi vestiti da catekikisti. Anche se tra i lupi e i catekikisti non so chi sia meglio... forse i lupi... che sono cattivi solo nelle favole........

sabato 15 ottobre 2011

Ecco la nuova pastorale che avanza.

Ecco uno dei frutti che dimostrano di che cosa è nutrita la vita spirituale dei presbiteri neocatecumenali e della "nuova pastorale" che avanza. Visto che le immagini parlano da sole, pubblico quelle della pastorale diocesana di Roma per le vocazioni. Non mi dilungo nei commenti. Trascrivo le parole accorate del sacerdote che me l'ha inviate (cliccando su ogni immagine, la potete vedere ingrandita):
Prima della lettera il clero di Roma si interrogava sull'opportunità di alzare la voce sulla "pubblicità" vocazionale proposta da don Roberto Zammerini (Rettore del Seminario Minore) e da don Fabio Rosini (Seminario Maggiore).
Ci si domandava del perchè non ci sia alcuna immagine Sacra sui volantini da presentare ai ragazzi e giovani.
Ringraziandovi in anticipo per quel che potete fare.
un sacerdote di Roma (Nome Cognome, che per ovvi motivi non pubblico)
Ecco le immagini. Faccio notare, che oltre alla totale assenza di immagini sacre e di accenni al cristianesimo, la prima immagine reca la didascalia: "Due giorni di ritiro sulla fiducia in Dio e nelle sue promesse sulla base dell'esperienza di Abramo", che ricorda le catechesi di Kiko; il che non meraviglia data l'estrazione dei presbiteri: don Fabio Rosini è stato di sicuro sfornato da un seminario Redemptoris Mater. Non so se don Zamperini sia NC, ma lo saprò domani.

Mi vengono in mente due termini: squallido e allucinante! Si tratta di Chiesa, non di ONLUS che richiama l'attenzione sui suoi prodotti. Che poi sappiamo bene quanto sono avvelenati (ovviamente non quelli della vera Chiesa, ma di chi ne sta prendendo il posto)...

venerdì 14 ottobre 2011

Da cosa viene nutrita la vita dei presbiteri neocatecumenali?

Sull'Osservatore Romano di oggi appare un articolo del card. Canizares: Per nutrire la vita dei sacerdoti. Ottimo questo richiamo alla pienezza della vita sacerdotale che, com'è noto, nel Cnc è pesantemente castrata dal totale assoggettamento ai catechisti, con totale rinuncia al munus regendi e a quello docendi. Ne pubblico la conclusione, dalla quale non posso fare a meno di pormi una domanda: se è vero, come è vero, che la "nuova evangelizzazione" passa necessariamente dall'Eucaristia, chi e cosa annunciano i nuovi evangelizzatori neocat?


Nel 1969 venne donato ai collaboratori della Segreteria di Stato un librino intitolato Mensis Eucharisticus ed edito dalla Tipografia Vaticana. Di autore anonimo, il testo era stato curato da don Giuseppe Santoro per facilitare ai sacerdoti la preparazione alla messa e il ringraziamento in coerenza con l'enciclica di Paolo VI Mysterium fidei (1965). L'"aureo libretto di ascetica sacerdotale" - così lo definiva il sostituto Giovanni Benelli ringraziando a nome del Papa il curatore - è stato ora tradotto in italiano, con il testo latino a fronte, dal cardinale Giovanni Coppa (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011, pagine 183, euro 9). Ne pubblichiamo una presentazione del cardinale prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

[...]
Celebrare ogni giorno l'Eucaristia e celebrarla bene, vivere l'Eucaristia con tutto il realismo, l'intensità e la verità che richiede al centro della nostra giornata sacerdotale, vivere dell'Eucaristia in ogni momento della nostra vita sacerdotale è assolutamente necessario per rivitalizzare la nostra esistenza sacerdotale sacramentale. Per riuscirci è di enorme aiuto questo piccolo, ma insieme grande, libretto. Come prefetto della Congregazione per il Culto Divino ringrazio di tutto cuore per la pubblicazione e la diffusione di questa opera, e la raccomando vivamente; sarà uno strumento molto utile per il rinnovamento sacerdotale e anche per il rinnovamento delle comunità, e per dare impulso a una nuova evangelizzazione, che passa necessariamente per l'Eucaristia.
(©L'Osservatore Romano 14 ottobre 2011)

mercoledì 12 ottobre 2011

Discorsi lugubri, catechisti subdoli, vocazioni obbligatorie

Invitiamo i fratelli neocatecumenali che leggono queste nostre pagine a confrontarsi onestamente con queste testimonianze sul Cammino pervenuteci recentemente.

Rifletteteci su e provate a ricordare quante volte, voi stessi, nel vostro cuore (che Dio vede e Kiko no), avete tratto simili considerazioni. Ripensate un attimo ai vostri fratelli e sorelle di comunità "invischiati" in questioni dello stesso genere. Riflettete sui cosiddetti "catechisti" e sul loro ambiguo comportamento.


Prima testimonianza: sulla "gioia" di essere neocatecumenali...

Anni fa una "sorella" della mia comunità lasciò il Cammino perché non riusciva a concepire come si parlasse tanto di gioia e poi in comunità musi lunghi e discorsi lugubri fossero all'ordine del giorno. All'epoca giudicai questa persona un po' superficiale, ma in seguito ripensai molto alla sua critica. In effetti, se penso alle persone che conosco e che sono tuttora in cammino, non le vedo così gioiose come immaginavo si dovesse essere dopo un certo numero di passaggi. Anzi, avendo conservato un buon rapporto con alcune di loro, mi rendo conto che sono molto vulnerabili e le loro difficoltà sono accresciute dal fatto che sentono di non corrispondere al modello di vita proposto dal cammino. A forza di sentirsi ripetere che sono schiavi del denaro, del sesso e del peccato in genere, molti vedono crollare la propria autostima con pesanti conseguenze nella vita familiare e sociale.

Poi ci si ritrova in celebrazione, vestiti a festa, e per un paio d'ore ci si dovrebbe mostrare lieti... be', non sempre è facile, anche se nell'ambientale si viene esortati a "lasciare a casa ogni preoccupazione". Magari a casa è rimasto il coniuge che non è in cammino, e con il quale il rapporto si fa sempre più complicato.


Seconda testimonianza, sulle coscienze "scarnificate" dai cosiddetti catechisti neocatecumenali:

Ho scoperto questo sito da poco tempo e lo trovo illuminante. Allo stesso tempo,tuttavia, genera in me molte domande. Ho avuto in passato un'esperienza NC durata 5 anni, poi sono fuggita perché ho "compreso" le subdole intenzioni dei catechisti e della loro cricca costituita da decine di figli che poi si sposano tra loro e generano altri figli... ma non è questo il punto. E' l'invasione senza rispetto con cui ti obbligano a rendere pubbliche le tue esperienze più intime, anche attraverso la scrutatio, che è, di fatto, un perverso strumento nelle mani dei catechisti con il fine di manipolare le menti degli adepti.

Ricordo ancora quando mi un catechista (in tono perentorio e usando un linguaggio "finto", già sentito e sempre uguale fatto di frasi "fatte" come quello dei promotori di marketing) mi fece sentire in colpa perché anziché andare in convivenza per tre giorni con la mia comunità, preferissi presentarmi all'appello dell'ultimo esame universitario che precedeva la tesi di laurea! In quel caso era il demonio dello studio che mi guidava lontano dalla vera luce, il mio idolo era la laurea invece di Cristo!Senza poi raccontare dei "segreti" del cammino che ogni tanto qualche sorella più anziana si faceva "scappare"....come la "decima" a cui erano obbligati tutti i fratelli e sorelle dopo un certo passaggio.

E poi questa ipervenerazione di Kiko, non si parla d'altro, Cristo, la Chiesa, i sacramenti... tutto era dopo Kiko. Anche il tono con cui bisognava cantare certe frasi senza senso e sconfortanti per l'anima. Non è vero che le celebrazioni liturgiche NC siano aperte a tutti, provai a rendere partecipe un'amica non NC: i catechisti non me lo permisero. Dedussi, così, che il cammino in realtà è una setta e la Chiesa di Cristo non prevede chiusure, anzi.
Però una domanda in fondo al cuore ce l'ho ormai da diversi anni (ne sono passati 10 da quando ho abbandonato il cerchio NC): perché il Santo Padre, la Chiesa tutta non frena questo cammino che si sta insinuando come una serpe nelle comunità parrocchiali?Come si è potuto procedere all'accettazione, al riconoscimento del percorso di un esaltato come Kiko? C'è qualcuno che mi sa dare una risposta? Vorrei capire se si può fare concretamente qualcosa per bloccare questo "cancro" oppure ci dobbiamo accontentare di scriverne su un blog? Possibile che non ci siano sacerdoti che di fronte a questo scempio della liturgia cristiana alterata da tutto questo improbabile, confuso e inidoneo minestrone di simboli ebraici (con tutto il rispetto nei confronti della religione ebraica)? Attendo una risposta da chi ne sa più di me al riguardo.


Terza testimonianza sull'Eucaristia

Finché non ho letto i vostri commenti e quello che dite sull'Eucaristia, non avevo capito quanto il rito a cui partecipavo era diverso da quello della Chiesa e come era costruito da Kiko per il cammino. I simboli ebrei ormai mi erano familiari e non ci vedevo niente di strano. Anche se nelle altre Chiese non li vedevo, mi sembrava normale. Ma dopo mettendo insieme anche le catechesi e i discorsi dei catechisti, ho capito che non obbedivamo al Papa, che celebra diversamente, ma a Kiko.


Quarta testimonianza, stavolta sulle vocazioni neocatecumenali:
Purtroppo anche io sto passando un momento difficile, sono uscito pochissimo tempo fà dal cnc, ma la mia famiglia (di catecumeni incalliti), non mi sta aiutando. Anzi!
Mi stò accorgendo del GRAVISSIMO DANNO che il cnc stà arrecando alla SS. Madre Chiesa Romana Cattolica e UNICA, e ai suoi fedeli!

Mi rendo conto che da 4 anni e mezzo (circa da quando sono diventato nc), i catechisti hanno fatto SOLO danno alla mia vita e direi anche alla vita di molti altri!

Prego Dio di perdonarmi se l'ho offeso NON seguendo la S. Chiesa, ma seguendo KIKO in questo tempo! Ma chiedo perdono ancora di più, per chi è consapevole di arrecare danno e tutta via continua a causarne!

Dopo poco tempo i catechisti iniziano a infondere i loro artigli, plagiando i "fedeli nc", che, purtroppo, si lasciano convincere!
Ad esempio ai giovani celibi e nubili "consigliano" di cercare moglie e/o marito. Ma OGNI volta "consigliano" che è "meglio" sposarsi con persone del cnc. Se ad esempio in una comunità nc c'è un celibe e una nubile, i catechisti fanno anche domande "inopportune" ad esempio a un mio ex fratello di comunità (che era single), gli chiedevano sempre se peccasse contro il sesto comandamento.

C'è, iniziano a inculcarti psicologicamente che quella è la VOLONTà DI DIO! Invece si tratta della LORO volontà(dei catechisti). Se dopo poco vedono che una ragazza o un ragazzo "non riesce a sposarsi", ecco che "consigliano" di intraprendere la vita consacrata o il seminario! Naturalmente ti INCULCANO l'idea che quella sia sempre la volontà di Dio, e che se non fai la "Sua" volontà, non hai motivo di vita!

Una ragazza che era in comunità, ogni convivenza ci diceva che lei si vede più con una famiglia, con bambini, insomma, sentiva la sua chiamata che era quella del matrimonio. Ecco che salta fuori il super-catechista, che invece la "obbliga" a fare una "prova" in un monastero Benedettino KIKKIANO! Infatti, lei era di Padova (Veneto), e giustamente si aspettava di fare la "prova" in un monastero del veneto, dato che ce ne sono. Invece i catechisti la "consigliano" ad andare nelle Marche, precisamente a Offida. Sicuramente avrete sentito parlare di questo monastero, dato che praticamente è un monastero KIKKIANO! Infatti, Padre Mario Pezzi (ricordo che è membro del "equipe internazionale del cnc"), è andato li molte volte a fare la "vacanza".

Questa ragazza ora è diventata Suora Benedettina KIKKIANA (in un certo senso), infatti se voi andate in questo monastero di offida e poi andate in un altro "normale" (inteso non del cnc), noterete subito la DIFFERENZA!

Quando questa ragazza, insieme ai catechisti, sono andati dal Vescovo di Padova dicendogli che la volevano mandare a Offida, il Vescovo non è rimasto molto contento. Si era accorto, infatti che parlavano i catechisti al posto della ragazza interessata! Lui infatti chiedeva alla ragazza se quella era veramente la sua scelta, ma un catechista rispondeva sempre prima di lei dicendo che quella era la sua vita!

Non dico altro perchè mi stò sentendo male a scrivere questo cose ORRIBILI che tutt'ora i catechisti continuano a fare!

Il problema di molti nc, è che sono NC "in buona fede". Ad esempio io (che sono "nato" nel cnc, infatti mi hanno battezzato a "immersione" secondo gli "usi" del cnc, anche se in parocchia), ero in "buona fede" nel senso che se una persona mi insegna a dire una parolaccia dalla nascita, io sono convinto che quella sia cosa buona, e non mi accorgo che invece non lo è!

Stessa cosa col cnc, io non sapevo di "recare danno" seguendo il cnc, infatti pensavo di fare del bene e di servire "decentemente" Nostro Signore. Non mi rendevo conto degli sbagli, che, leggendomi gli "statuti nc" continuano a fare! Ieri infatti ho letto appunto questi "statuti" e mi sono accorto che i nc fanno esattamente L'OPPOSTO di quello che c'è scritto sugli statuti!!

Spero e prego per i fedeli nc "in buona fede", affinchè Dio gli doni sapienza e intelletto, e gli faccia capire la realtà del cnc!


In conclusione domandiamo ai fratelli neocatecumenali: ma il vostro rapporto personale col Signore, la vostra vita, la vostra fede, per crescere, si meritano cose come quelle sopra... o cose come questa sotto?

domenica 9 ottobre 2011

Parole di un vero Maestro: la dimensione mistica del Mistero Eucaristico...

Rifacciamoci un attimo gli occhi con questa vera arte sacra che evoca le armonie celesti e ristoriamo anche lo spirito con le parole del card. Ivan Dias, vescovo di Bombay, tratte dal suo intervento (10 ottobre 2005) XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, 2-23 ottobre 2005.


La dimensione mistica del mistero eucaristico deve sempre emergere ogniqualvolta un sacerdote celebra la santa Messa. Vi sono miriadi di testimoni invisibili che lo circondano quando rinnova il sommo sacrificio di Gesù sulla croce. Ad ogni celebrazione della santa Messa il celebrante e la sua assemblea devono essere consapevoli della “comunione dei santi” che unisce la fede, la speranza e l’amore di tutti i membri della Chiesa universale: la fede piena di aspettative del popolo di Dio sulla terra, la speranza delle anime sante del Purgatorio e l’amore di quanti circondano il trono di Dio onnipotente. Il santo sacrificio della Messa quindi fonde il Magnificat della Beata Vergine Maria con l’Alleluia e l’Osanna degli Angeli e dei Santi in cielo, il Kyrie eleison delle anime sante del Purgatorio e il Maranatha dei fedeli in terra.

L’adorazione del Santissimo Sacramento è accessibile a tutti, perfino ai cattolici che per qualsiasi motivo non possono ricevere Gesù nella santa Comunione e a persone di altre fedi. Nelle sessioni sinodali, tra le tante ombre nella Chiesa di oggi, sono stati menzionati il numero sempre più scarso di quanti vanno in chiesa, l’aumentato disinteresse nei confronti della confessione sacramentale e la mancanza di catechesi. Questi problemi la Chiesa ha dovuto affrontarli sempre, anche se in modi diversi. D’altra parte la Chiesa ha anche avuto persone che hanno trattato tali situazioni in modo da ispirare noi tutti ancora oggi. Tutti conoscono la santità del Curato d’Ars, e del grande apostolo del confessionale, Jean-Marie Vianney, e dell’arcivescovo Fulton Sheen, il brillante oratore che ha raggiunto migliaia di persone con le sue trasmissioni radiofoniche e televisive. Il segreto del loro grande successo è dovuto alle molte ore che trascorrevano in preghiera dinanzi al Santissimo Saramento. Possono dunque rappresentare modelli esemplari per i sacerdoti e i vescovi di oggi.

C’è un proverbio cinese che dice: invece di maledire il buio, accendi una candela. Poiché siamo immersi nell’oscurità di mali morali e spirituali che ci circondano, non sarebbe splendido se i vescovi e i sacerdoti di tutto il mondo trascorressero un’ora di preghiera e adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento ogni giorno, per intercedere per se stessi, per i fedeli affidati alla loro cura pastorale e le necessità della Chiesa universale? Il loro gregge si sentirebbe certamente edificato e incoraggiato vedendo i suoi pastori mettere in pratica quanto predicano sulla devozione alla Santa Eucaristia. Papa Paolo VI ha affermato con ragione che i nostri contemporanei ascoltano più volentieri i testimoni piuttosto che i maestri e, se ascoltano i maestri, è perché questi sono testimoni.

Sarà un caso che, appena pubblicato questo post, ricevo proprio ora una telefonata per informarci che in Sicilia, Kiko si affida per la costruzione delle nuove Chiese ad un architetto di sua fiducia. Saranno tutte Chiese senza Tabernacolo!

giovedì 6 ottobre 2011

Nueva Estetica, cioè... "indecifrabile sgorbio"?!

Condivisibilissimi pensieri del cardinal Ottaviani:

Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la Chiesa e darle dell'arretrata. Non dico nulla d'altri che presumono popolare la Chiesa di mostruosità, degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà. Ricordatevi, quando l'arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un brutto segno, è segno che, forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme.

Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell'arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante.



Chissà se tali parole si possono applicare alla Nueva Estetica dell'«artista» Kiko Arguello. Giudicate voi stessi:



Quest'ultima immagine visibile sopra riproduce un particolare del "giudizio universale", inserito nel palco di Dusseldorf...

martedì 4 ottobre 2011

Fatti, non parole. Nella Chiesa l'errore viene lasciato proliferare senza intervenire.


Di certo non me ne vorrà Caterina se inserisco per la riflessione di oggi questo suo intervento apparso su MiL stamattina, in relazione ad una recente intervista rilasciata da Mons. Guido Pozzo, Segretario dell'Ecclesia Dei.


Ringraziando mons Guido Pozzo per questa intervista e per le attente risposte, laddove spiega e dice:
...occorre dare una formazione liturgica completa, autentica, e vedere come, appunto, una cosa sono i libri liturgici della riforma voluta da Paolo VI, altra cosa sono le forme di attuazione che in tante parti del mondo cattolico si sono verificate nella prassi, e che sono autentici abusi della stessa riforma liturgica di Paolo VI e contengono anche errori dottrinali che devono essere corretti e respinti. E' questo che il Santo Padre Benedetto XVI, in un discorso all'Ateneo Anselmiano, recentemente, nella tarda primavera di quest'anno, ha voluto ancora una volta ribadire. Una cosa sono i libri liturgici della riforma, altra sono le forme concrete di attuazione che, purtroppo, in tante parti si sono diffuse e che non sono coerenti con i principi che erano stati fissati ed esplicitati dalla stessa Costituzione del Concilio Vaticano II "Sacrosantum Concilium", sulla divina liturgia. E successivamente: [...]
molto spesso la messa di Paolo VI era stata deformata e veniva celebrata assolutamente in modo contrario alle intenzioni profonde del legislatore, cioè del Sommo Pontefice; quindi questo disordine, questo crollo della liturgia di cui ha parlato l'allora Cardinale Ratzinger in alcuni suoi libri e in alcune sue pubblicazioni di liturgia, io anche l'ho sperimentato abbastanza direttamente e ho sempre voluto tener separate le due cose: una cosa sono i riti, i testi del messale, altra cosa è il modo in cui viene celebrata, o veniva celebrata la liturgia in tante circostanze e in tanti luoghi, soprattutto sulla base di questo principio della creatività, una creatività selvaggia che nulla ha a che fare con lo Spirito Santo anzi, direi, è esattamente il contrario di quanto lo Spirito Santo vuole. [Mons. Pozzo, naturalmente, non si riferisce solo al Cnc; ma in quel contesto tutte queste osservazioni sono perfettamente constatabili. Il Santo Sacrificio è stravolto, poi c 'è l'aggravante delle prassi anomale.]
Orbene, mons. Pozzo, a quando un riferimento di CORREZIONE UFFICIALE E CATEGORICA a Kiko e al suo cammino nel quale, come lei giustamente dice:
" si sono verificate nella prassi, e che sono autentici abusi della stessa riforma liturgica di Paolo VI e contengono anche errori dottrinali che devono essere corretti e respinti " ?
E non mi si attribuisca di avercela con tale cammino.... è sotto gli occhi di tutti L'IMPOSIZIONE della PRASSI neocatecumenale e della messa di kiko all'interno delle Parrocchie e dove i fedeli SONO OBBLIGATI E COSTRETTI A SUBIRE QUESTE PRASSI trovandosi nelle proprie chiese LE MENSE di Kiko, poichè essi NON celebrano sugli altari consacrati....

E allora, mons. Pozzo, vogliamo cominciare davvero e con carità fraterna a fare queste CORREZIONI? sono anni che ne sentiamo parlare, ma ancora nelle Parrocchie NON vediamo interventi AUTOREVOLI... quanti anni dovranno ancora passare che l'eresia e gli errori DOTTRINALI continueranno a mietere vittime?
FATTI, NON PAROLE!!!

Ciò che si chiede alla FSSPX deve essere applicato prima dentro la Chiesa... altrimenti non solo non ha senso pretendere qualcosa dalla FSSPX e poi continuare a lasciare che nelle Parrocchie regni il fai-da-te liturgico o peggio, si appoggia un cammino nella devastazione liturgica... così non ne usciamo fuori e non per colpa della FSSPX, ma per colpa di chi sapendo che esistono questi errori, continua a lasciarli commettere...

venerdì 30 settembre 2011

"Noi siamo Chiesa" secondo il Papa

Dal discorso del Santo Padre ai seminaristi di Friburgo il 24 settembre scorso.
"Soltanto nel 'noi' possiamo credere. A volte dico: san Paolo ha scritto: 'La fede viene dall’ascolto', non dal leggere. Ha bisogno anche del leggere, ma viene dall’ascolto, cioè dalla parola vivente, dalle parole che gli altri rivolgono a me e che posso sentire; dalle parole della Chiesa attraverso tutti i tempi, dalla parola attuale che essa mi rivolge mediante i sacerdoti, i vescovi e i fratelli e le sorelle. Fa parte della fede il 'tu' del prossimo, e fa parte della fede il 'noi'. E proprio l’esercitarsi nella sopportazione vicendevole è qualcosa di molto importante; imparare ad accogliere l’altro come altro nella sua differenza, ed imparare che egli deve sopportare me nella mia differenza, per diventare un 'noi', affinché un giorno anche nella parrocchia possiamo formare una comunità, chiamare le persone ad entrare nella comunanza della Parola ed essere insieme in cammino verso il Dio vivente. Fa parte di ciò il 'noi' molto concreto, come lo è il seminario, come lo sarà la parrocchia,ma poi sempre anche il guardare oltre il 'noi' concreto e limitato al grande 'noi' della Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo, per non fare di noi stessi il criterio assoluto. Quando diciamo: 'Noi siamo Chiesa', sì, è vero: siamo noi, non qualunque persona. Ma il 'noi' è più ampio del gruppo che lo sta dicendo. Il 'noi' è l’intera comunità dei fedeli, di oggi e di tutti i luoghi e tutti i tempi. E dico poi sempre: nella comunità dei fedeli, sì, lì esiste, per così dire, il giudizio della maggioranza di fatto, ma non può mai esserci una maggioranza contro gli apostoli e contro i santi: ciò sarebbe una falsa maggioranza. Noi siamo Chiesa: siamolo! Siamolo proprio nell’aprirci e nell’andare al di là di noi stessi e nell’esserlo insieme con gli altri!".

E' evidente che Benedetto XVI ha fatto leva sul nome di "Noi siamo Chiesa" per rovesciarne però il significato: da un "noi" separato e contrapposto a un "noi" che abbraccia la Chiesa "di tutti i luoghi e tutti i tempi". E' evidente anche che si riferiva ad una ben nota organizzazione contestatrice che si fregia di questa denominazione; ma è del tutto pertinente l'accostamento ed il riferimento che ci è venuto spontaneo.

Invitiamo i nostri interlocutori neocatecumenali a interrogarsi su come si pone in realtà il loro movimento, in tutti i suoi aspetti, all'interno della comunità ecclesiale (quella tutta intera).

martedì 27 settembre 2011

«Quella particolarissima autoreferenziale chiesuola che è la setta di Kiko»

La celebrazione mi ha messo a disagio fin dall'avvio. Mi aspettavo che la messa e il battesimo fossero celebrati in chiesa e a porte aperte, secondo il rito liturgico classico sia pure con varianti e adattamenti non sostanziali. Invece no. Mi sono trovato in un angusto locale con ingresso separato, già gremito di persone tutte partecipi al Cammino neocatecumenale, con i capi che facevano premura perché gli ultimi venuti entrassero e poi si chiudesse la porta. Era subito evidente che lì non c'era posto per chi non fosse invitato o "riconosciuto". Il rito d'ingresso della messa è stato uno scambio di autopresentazioni, di saluti, di applausi. Come non ci fosse modo, per un esterno, d'essere ammesso nella "Chiesa" se non grazie al visto della comunità.

La liturgia della parola anteponeva sistematicamente le moltissime parole di membri della comunità alla sola Parola che dovrebbe aver posto in questa parte della messa, la Parola di Dio con la "P" maiuscola. Le sacre letture erano precedute e seguite da un´alluvione di indicazioni esplicative, di emozioni comunicate, di esperienze raccontate, di interrogazioni retoriche come a scuola, specie fatte ai bambini.

Anche i brani di omelia del sacerdote si perdevano nel generale chiacchiericcio, come se il prete avesse un ruolo marginale nella celebrazione e la regìa fosse nelle mani dei conduttori laici della comunità. I quali davano mostra di valutare la bontà o meno di ogni intervento. Inesorabilmente, ciascuno pareva mosso a parlare "secondo i canoni". Era la via per far bene, per essere apprezzati, per crescere nella considerazione della comunità. La preghiera dei fedeli rispondeva agli stessi criteri. Per i bambini è stata una lampante gara d'emulazione, quasi vi fosse un sottinteso punteggio.

I canti che hanno ritmato tutta la celebrazione erano anch'essi di produzione della comunità. Compresi quelli ripresi dalla liturgia classica - Gloria, Credo, Sanctus... - con varianti che però quasi li rendevano irriconoscibili. E come poteva essere diversamente? In effetti, il Gregoriano o una messa di Palestrina o un mottetto di Bartolucci sono incompatibili col bailamme
di una liturgia neocatecumenale come quella cui ho assistito. Così come i canti di Kiko, il fondatore del Cammino, sarebbero fuori luogo in una celebrazione liturgica di forma tradizionale. Che i canti di Kiko siano invece perfettamente conformi ai riti neocatecumenali, è fuor di dubbio. Compresa l'esecuzione quasi sempre gridata, con punte di esaltazione collettiva.

Già, dunque, la liturgia della parola mi ha dato l'impressione di una devastazione smisurata della Grande Tradizione liturgica della Chiesa. Sostituita da un greve assemblearismo pseudopaolino: apparentemente liberatorio dei carismi di ognuno, in realtà duramente governato dai capi della comunità.

Ma passando all'eucaristia propriamente detta, le mie riserve si sono fatte ancor più serie. Lì, più che a una messa, mi è parso di assistere, a momenti, a una messa in scena. Come se il problema fosse quello di ripristinare e ri-rappresentare un presunto svolgimento originario e puro dell'eucaristia del cristianesimo primitivo, liberandolo da due millenni di incrostazioni liturgiche deformanti.

In realtà, quel che vi ho visto sfiorare è stato il feticismo. Annientata la sobria potenza simbolica elaborata in secoli di Grande Liturgia (che non s'è mai sognata di ripetere pedissequamente i presunti gesti fisici della comunità apostolica primitiva), il rito sembrava attribuire forza salvifica decisiva a precisi oggetti e comportamenti: che non erano tanto il sacramento in sé, quanto piuttosto il tipo di pane, il modo di spezzarlo, l'altare a forma di tavola da pranzo, i boccali, il mangiare e bere tra commensali seduti... E questo sarebbe il ritorno alle origini? Molto più prosaicamente, questa è la messa reinventata da Kiko: dando a intendere che sia più autentica, più vera e più salvifica della messa "normale". E come non bastasse, Kiko s'è messo anche a far l'architetto. La struttura delle sue aule di culto, compresa quella in cui mi sono trovato, cancella due millenni d'architettura cristiana, a pro di una bizzarra mappatura ginecomorfica: con l'ambone che fa da testa, la tavola da pranzo che fa da stomaco e la vasca battesimale che fa da utero della sua madrechiesa. Così, almeno, mi hanno spiegato gli stessi neocatecumenali.

E vengo al battesimo del bambino. Anche qui ho visto in azione l'insidia del feticismo: l'idea che il vero battesimo non sia quello ritualizzato nei secoli dalla Chiesa, ma quello fatto in quel modo lì, con la triplice, brusca immersione integrale del bambino nell´acqua della vasca. Quello che, a sentire i neocatecumenali, sarebbe il rito "originario" è anche qui una loro particolarissima invenzione. Ogni civiltà ha i suoi stili, e nella nostra civiltà l'infermiera di un reparto pediatrico che facesse così il bagno a un neonato verrebbe puntualmente accusata di maltrattamenti e additata alla pubblica esecrazione. Ma il rude battesimo al modo di Kiko si fa a porte chiuse, solo tra membri della comunità. Ai quali evidentemente sta bene com´è fatto.

La mia sensazione è stata quella di assistere a un cerimoniale di iniziazione. Dove però l'iniziato principale non era l'ignaro bambino ma, per mezzo suo, la comunità. Dove la prova era una sorta di sfida lanciata al mondo esterno e alla mentalità dei moderni "faraoni". Noi siamo diversi! Noi siamo i salvati! Anche a prezzo di dolore! Curiosamente, nell'arco dell'intera veglia, il culmine dell´esaltazione e del canto urlato è stato raggiunto proprio dopo il triplice tuffo del bambino, che a sua volta - comprensibilmente - strillava a più non posso. Insomma, assistendo a questo battesimo, mi son fatto l´opinione che il fine della gran parte dei presenti non fosse tanto quello di far rinascere il bambino nella Chiesa, ma di annetterlo a quella particolarissima, autoreferenziale chiesuola che è la setta di Kiko.

***

La sopra citata testimonianza fu pubblicata nove anni fa ma è ancora terribilmente attuale: il "kikocentrismo" (a cominciare dall'iconografia kikiana che sembra fatta di autoritratti) non è mai diminuito.

venerdì 23 settembre 2011

Inquietanti simboli ebraici nell'uso e nella spiritualità del Cammino Neocatecumenale.

Il fatto che il cristianesimo abbia le sue radici nell'ebraismo non giustifica la smania (particolarmente forte nel Cammino Neocatecumenale) di far uso di simboli ebraici. Per venti secoli, anche nelle peggiori liturgie cattoliche, non si era mai visto tanto accanimento nel riproporli o scimmiottarli. E neppure negli ambienti protestanti più devoti dell'Antico Testamento. Si tratta di simboli che, presi isolatamente, restando sconcertanti e basta ma, messi insieme, hanno un filo conduttore e mettono in luce un disegno più ampio.
Raccogliamo e commentiamo, qui sotto, alcune considerazioni di Lino sul tema.

Sulla ipertrofica mensa neocatecumenale, che non è più un Altare, compare inesorabilmente, al posto della Croce di Cristo, la hanukkiàh ebraica, le cui luci vengono accese nella festa di Hannukkàh in cui si commemora la riconsacrazione del Tempio istituita da Giuda Maccabeo e dai suoi fratelli dopo la loro vittoria su Antioco IV Epifane.

In gioco, a ben leggere, c’è l’edificazione di un nuovo altare:
Tennero consiglio per decidere che cosa fare circa l'altare degli olocausti, che era stato profanato. Vennero nella felice determinazione di demolirlo, perché non fosse loro di vergogna, essendo stato profanato dai pagani. Demolirono dunque l'altare e riposero le pietre sul monte del tempio in luogo conveniente finché fosse comparso un profeta a decidere di esse. Poi presero pietre grezze secondo la legge e edificarono un altare nuovo come quello di prima; restaurarono il santuario e consacrarono l'interno del tempio e i cortili; rifecero gli arredi sacri e collocarono il candelabro e l'altare degli incensi e la tavola nel tempio. Poi bruciarono incenso sull'altare e accesero sul candelabro le lampade che splendettero nel tempio” (Maccabei 1, IV, 44-50).
Il tempio in questione è il Secondo Tempio, costruito al ritorno dall'esilio babilonese, e restaurato nel 164 a.C. da Giuda Maccabeo. Il Secondo Tempio è lo stesso della profezia di Cristo (citiamo qui quella di Mt 24):
Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata»”.
Il Secondo Tempio è lo stesso dell’equivoco dei Giudei descritto in Gv 2,18-21, dove Cristo per Tempio intendeva il proprio Corpo:
I Giudei allora presero a dirgli: «Quale segno miracoloso ci mostri per fare queste cose?» Gesù rispose loro: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!» Allora i Giudei dissero: «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?» Ma egli parlava del tempio del suo corpo”.
Ora c'è da chiedersi: è mai possibile porre invece dell’Altare dove si celebra il Sacramento del Corpo/Tempio di Cristo una tavola sulla quale si rievoca, con l’Hannukkiàh, “un altare nuovo come quello di prima” degli olocausti? Un altare dell'Antico Testamento, dell'Antica Alleanza...

Le cose sono due: o questi fondatori Neocat sono completamente stupidi e giocano con i simboli come si gioca al Mercante in Fiera, oppure hanno un progetto preciso col sostegno di chi conosce bene quei simboli e possiede una notevole finezza di comunicazione simbolica, mezzi adeguati e strategie secolari, nel senso che vengono da lontano.

L'uso della Hannukkiàh dà l'idea che costoro intendono elevare nella Chiesa Cattolica un qualche "nuovo altare del Secondo Tempio", quello la cui distruzione fu profetizzata da Cristo. Mettere un riferimento del Secondo Tempio nella Chiesa che celebra il Sacramento del Tempio/Corpo di Cristo è un'operazione blasfema.

Anche su questa immagine a lato c’è poco da ragionare: essa è sincretica il che fa rima con eretica. Troppi simboli veterotestamentari contornano la croce. Essi richiamano, piuttosto che i Vangeli inseriti nel titolo, la merkavàh di Ezechiele: sono ben riconoscibili, in basso, le ruote del "carro". Assolutamente inaccettabile la raffigurazione di Nostro Signore con la tunica... non è stato scritto in Gv 19,24 “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte”? Kiko pensa che quella tunica – tutta di un pezzo e priva di cuciture, sia nella lettera sia nella metafora assolutamente integra – sia stata forata e sbrindellata dalla lancia di un pretoriano? Alla lettera e simbolicamente il dipinto è intollerabile. Inoltre quella tunica messa addosso al Cristo in croce col volto sfigurato è in realtà la tunica del Sommo Sacerdote che l’ha condannato, poiché vi si riconosce l’ephod sul petto (simbolo delle dodici tribù). Sfrontata e blasfema, oltre che brutta e cupa: ecco cos'è quest'immagine neocatecumenale, sulla quale Kiko comanda ai suoi fedeli di pregare.


Cosa pensarne? Non possiamo escludere che sia una allusione alla già prefigurata ricostruzione del Terzo Tempio, che dal punto di vista cattolico è una bestemmia perché implica la negazione della Nuova ed Eterna Alleanza stabilita da Nostro Signore. L'immagine a lato è presa da un filmato che ne sviluppa gli intenti in corso di attuazione da parte degli ebrei in Israele mostrando - dal museo ivi allestito, nel quale sono raccolti tutti i simboli riferiti al Tempio e alle sue funzioni -, il manichino che riproduce il Sommo Sacerdote con l'ephod in bella mostra sul petto.

Che dire di fronte a questi simboli che - a differenza di altri più volutamente ambigui - presentano riferimenti espliciti ed inquietanti ad una specie di "Nuovo Israele" inteso non come la Chiesa Cattolica, ma come qualcos'altro? E' evidente che non intendono la Chiesa portatrice della Nuova ed Eterna Alleanza: hanno trasformato gli Altari sui quali si riattualizza il Santo Sacrificio di Cristo in mense-e-basta, per di più con i retro-significati che abbiamo evidenziato. Suscitano poi molte perplessità la Cittadella della Domus Galileae - aperta solo ai neocatecumenali (non a tutti i cattolici) e che per loro stessa ammissione è frequentata prevalentemente da rabbini e altri centri non troppo pubblicizzati (conmosciamo solo Gerusalemme-Mamre) che vanno sorgendo qua e là in Israele, paradossalmente in un momento in cui la Chiesa cattolica ha difficoltà col governo israeliano per il riconoscimento delle proprie proprietà in Terra Santa.

Riflettiamo ora sull'inquietante copri-leggìo kikiano cosiddetto dell'Annunciazione (sì, tra i neocatecumenali anche il copri-leggìo dev'essere "griffato" da Kiko), visibile a destra del Tabernacolo a due piazze contenente con pari dignità la Torah e le Sacre Specie e collocato significativamente nel cosiddetto Santuario de la Palabra (in spagnolo "Palabra" significa "Parola"). Esso rappresenta Maria con un filo rosso in mano, perchè secondo l'interpretazione kikiana (basata su una favoletta di un "apòcrifo" anziché sulla Parola di Dio) "era stata prescelta dal sommo sacerdote per tessere il velo purpureo del tempio". Nessun accenno, invece, alla persona di carne del Figlio di Dio che Maria sta tessendo dentro di sé ad opera dello Spirito Santo. Se mai potrebbe essere questo il significato del simbolo, se proprio gli se ne deve attribuire uno. Si tratta, quindi, di un'interpretazione che non ha nulla a che vedere con l'Annunciazione né con l'Incarnazione conseguente: un ulteriore inutile riferimento al giudaismo, completamente fuori luogo e sviante dal grande mistero della Madre e del Figlio...

I neocatecumenali amano chiamare "Yeshivà" la cosiddetta cappella della Parola, con tanto di Bimah che è il pulpito da cui viene letta la Torah (cfr. immagine a lato: la Bimah della Domus Galileae, presente in tutti i Seminari Redemptoris Mater), scimmiottando l'ebraismo (gli ebrei ortodossi chiamano Yeshivà i loro centri di studio della Torah e del Talmud).

Tutta questa fissazione nel richiamare l'ebraismo pare proprio dimenticare che Cristo Signore ha superato e compiuto definitivamente tutte le promesse e che perciò i simboli ebraici ci riguardano tutt'al più come reminiscenze storiche e non come simboli vivi della nostra Fede cristiana. Che in venti secoli di storia non ha mai avuto bisogno di fare ciò che fa Kiko.

Ovvio che tutte queste cose sono ben lontane dalla percezione dei neocatecumenali dello strato medio-basso. E sono ben lontane anche da quella della truppa ai livelli più avanzati, quelli che "fanno" il Cammino nel senso di "costruirne" l'ipostasi concreta, che si realizza con o senza la loro comprensione di ciò che stanno portando avanti.

mercoledì 21 settembre 2011

Il viaggio del Papa in Germania. E' già un' ulteriore occasione di neocatecumenal-pride.


Ringrazio tutti gli intervenuti che ci hanno preceduti nella reattiva valutazione all'articolo di Magister, collegato al viaggio del Papa in Germania, che riporta anche un pregevolissimo scritto di Marina Corradi da Avvenire.

Ammiro molto questa giornalista sensibile e preparata e dallo stile profondo, ricco e scorrevole e non posso che pensare che abbia scritto in base a quanto le hanno testimoniato. Purtroppo il risultato è la solita pubblicità tanto più ingannevole quanto più subdola provenendo da una fonte molto attendibile, certamente non prevenuta perché è noto come non sia diffusa nella Chiesa una conoscenza approfondita dell'entità-cammino.

Molto eloquenti le sottolineature di Perplesso, che ringrazio per le espressioni gentili:

Ammiro chi, come voi, si impegna a testimoniare e informare sul cammino neocatecumenale perchè, come detto nei commenti precedenti, quel movimento gode di una visibilità mediatica che altri non hanno, è riuscito a piazzare i suoi adepti ai posti chiave non solo nei media e in Curia ma anche in altri settori, è come un piovra che stende i suoi tentacoli e soffoca ogni resistenza.

Se leggete con attenzione il panegirico di Marina Corradi, ed è strano che lei stessa non si sia interrogata, si vede come il cammino è un'entità a sé stante con le proprie regole, la propria struttura, la propria gerarchia e tanti adepti che OBBEDISCONO ciecamente a Kiko Arguello, che "idea un nuovo passo", che li invia in missione [testuali parole dall'articolo: soggetto Kiko Arguello e non la Chiesa e di certo non possiamo pensare che coincidano] e via dicendo. Ma che cosa portano quelle persone là dove arrivano?
- La Chiesa di Cristo, o la chiesa di kiko?
- La Chiesa di Cristo o il cammino neocatecumenale?

Aggiungo, condividendo toto corde, quanto ci ha donato Jonathan:

Il carisma, di cui il cn è portatore, è benedetto dalla Chiesa, certamente, perché è da sempre suo, è un dono dello Spirito effuso sulla Chiesa sin dai suoi primissimi ‘seguimi’. Evangelizzare, annunciare il Vangelo, portare Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo, nella Chiesa e attraverso la Chiesa. Perché fino ai confini estremi del mondo ogni ginocchio si pieghi e riconosca il Volto vero del suo Signore.

Ma i carismi, e questo per eccellenza, non possono essere piegati ad ogni vento di dottrina, al delirio visionario di questo o quello, alle idee di chiesa che più ci aggradano; i carismi non si possono addomesticare a misura d’uomo, perché questo significa tradire. Se stessi, la propria vocazione, e tradire la Chiesa spacciandone un’altra, diversa, mutata, deformata, come fa il cammino. Non dubito affatto della buona fede che anima quelle famiglie super numerose che hanno lasciato tutto per partire in missione, e mi unisco al coro di lodi che li accompagna. Ma so, con dolorosa certezza, che la realtà che le precede ha tradito e tradisce il carisma per cui sono state inviate. Tradisce quindi la Chiesa che le ha dato le chiavi per aprire e chiudere mille porte.

Il Vangelo ci insegna che il sì dell’obbedienza alla volontà del Padre passa attraverso Gesù e il Suo sì, il Suo ‘come’ e il Suo ‘perché’ : Giuda era lì, dentro, uno dei Dodici ma non ha saputo riconoscere nella disarmata mitezza del Maestro il carisma dell’Apostolo, e ha scelto il fine che giustifica i mezzi, ha scelto se stesso e la sua idea di salvezza. Non è e non sia mai così per noi, per salvare la speranza, che Giuda non conobbe, in una vera primavera della Chiesa.

lunedì 19 settembre 2011

Di fronte al Santissimo Sacramento...

Raccoglimento e devozione nel ricevere il Santissimo Sacramento, "il pane disceso dal cielo che porta in sè ogni dolcezza":




Qui sotto vediamo invece l'esempio dato dai signori Kiko e Carmen, i cosiddetti "iniziatori" del Cammino Neocatecumenale, comodamente seduti, mentre i camerieri liturgici portano in giro focacce e insalatiere. La signora Carmen guarda la propria porzione di pietanza aspettando che tutti siano pronti a manducare:



Perciò, di fronte a cotanto esempio degli "iniziatori", quale può essere mai il risultato nelle comunità neocatecumenali? Vediamo cosa può succedere ad una Prima Comunione neocatecumenale:


Se questa è la "devozione", se questa è la "liturgia", in cosa può mai consistere la fede a cui si riferisce? Dunque è così poco importante il Corpo e Sangue del Signore, visto che lo si può consumare comodamente seduti?



Cari fratelli neocatecumenali, proviamo a riflettere sulla devozione e sul raccoglimento di fronte al Santissimo Sacramento. Vediamo papa Benedetto XVI cosa ne pensa: