sabato 24 ottobre 2009

E' la nostra Madre che ci custodisce

Salve. Sono un NC in crisi. Faccio parte di una comunità e sono al secondo passaggio. Mi sono trovato bene in Cammino, all'inizio. Ma ultimamente le cose sono cambiate. In particolare da quando mi sono accostato alla lettura del Magistero e soprattutto delle vite dei Santi. Ho cominciato in tal modo ad avvertire numerose 'stonature' con quello che faccio in Cammino. Una spiritualità diversa, che non so descrivere bene in dettaglio, ma che mi porta ad essere più concreto nei miei doveri. In Cammino vedo le cose (sempre le stesse peraltro) più 'fumose'. Si dice sempre che Dio ti ama così come sei, il che è vero ovviamente; ma viene fatto in modo che alla fine si avverte poca necessità di cambiare. Poi durante il secondo scrutinio i catechisti volevano per forza che la mia fidanzata entrasse in Cammino, il che ha scandalizzato parecchi. Il problema per di più che ho con la mia ragazza è che lei vorrebbe venire alle convivenze con me, ma non può per cui avverte il Cammino come qualcosa che ci separa. D'altra parte però sono in Cammino da 7 anni e lì ho tutti i miei amici. Non è facile per me rinunciarvi. Anche perché fuori i miei principi non sono stati mai apprezzati e di fatto i primi amici li ho avuti in comunità. Avevo provato con il Rinnovamento prima, ma si dimostrarono tutti ipocriti e in pratica ero sempre solo. Pregate per me. 21 ottobre, 2009 12:51
Caterina e Mic vi ringrazio. Mi chiamo Davide. Ma qui non si tratta tanto di teorie e precisazioni teologiche, pur importanti. Si tratta di ricostruirmi un mondo che per me al momento coincide col Cammino. Fuori non ho amici né ne ho mai avuti. La sensibilità alle stonature del Cammino l'ho avvertita soprattutto leggendo le vite dei Santi. Più che le teologie sono stati Santa Gemma, don Bosco, San Pio ad affinare la mia sensibilità cattolica. Ma poi questo cardinale, il card. Canizares, ha presieduto l'11 Gennaio una Eucaristia NC, ed ora esce fuori col libro? Tutta questa confusione mi fa soffrire ancora di più. 21 ottobre, 2009 20:19
Cinzia chiamami Davide. Non so perché il sistema mi chiami 'Il', ma non ha significato ;-)
Mic, Cinzia e tutti gli altri, grazie mille per le vostre preghiere.
Ma Cinzia, purtroppo questa grande famiglia di cui parli, non l'ho trovata. Le altre realtà, almeno da me, non stanno meglio del Cammino.
Recentemente si sono azzannati tutti come cani per accaparrarsi dei soldi. Il Banco Alimentare locale è nella bufera a causa di ruberie del cibo destinato ai poveri. A CL si parla solo di politica e se nomini la parola peccato ti guardano storto, se parli di castità ai ragazzi di AC ti ridono addosso perché sono cose 'da vecchiette' (ovviamente sono mie esperienze). Non so dove andare, è questo il punto. D'altra parte ho paura di rimanere solo, perché, ripeto, le mie amicizie sono ormai solo nel Cammino. Inoltre la mia fidanzata vive il Cammino come un elemento di separazione tra noi, e non mi sento capito neanche da lei in questa sofferenza (forse non può non avendola vissuta). La mia compagnia spirituale sono i diari di Santa Gemma e degli altri santi. Ma è chiaro che ho bisogno di qualcosa di più tangibile. Solo che non lo trovo. Sto pregando tanto il Signore di trovare un sacerdote che mi guidi. 21 ottobre, 2009 21:28
Ho raccolto sequenzialmente gli interventi di Davide, che mi hanno molto interpellata nel desiderio di offrirgli concretamente, al di là di qualunque altra considerazione, l’aiuto di cui ha bisogno in questo momento. Vi ho colto alcuni punti fondamentali:
  1. Grande disagio, dicotomia tra realtà vissuta e Realtà cercata e intravista attraverso le sue “letture cattoliche”

  2. senso di isolamento determinato dalla metodologia del cammino, che fagocita l’intera vita delle persone, chiudendo loro gradualmente ogni spiraglio di contatto o di relazione con il mondo esterno; il che è una inequivocabile caratterista settaria e , in quanto tale, già da considerare con sospetto a prescindere dagli insegnamenti che fornisce e dalle prassi cui costringe

  3. paura della solitudine, un po’ presente già nella sua precedente situazione, che gli rende ancor più difficile il distacco dal cammino con la prospettiva di affrontare un ‘deserto’ di relazioni ma anche di approfondimenti di cui egli è assetato, avendo anche trovato nel cammino il coinvolgimento emotivo ed esistenziale che lo fa sentire in una “grande famiglia” di cui ha bisogno. Tuttavia è una famiglia che lo castra e lo rinserra in una identità di gruppo che, quando è all’esterno (tenendo conto che l’esterno coincide con la vita reale e non virtuale), gli rende difficoltoso il suo personale percorso (che è quello di ognuno) nella costruzione della sua identità personale, che rappresenta la identificazione della “somiglianza” con Dio. Infatti tutti siamo creati “a Sua immagine” ma “come somiglianza”, che riceviamo in potenza, ma che si attualizza e si sviluppa attraverso la vita di Fede ed è un processo che dura tutta la vita...

  4. l’incontro con realtà anche ecclesiali dalle quali ha ricevuto messaggi contradditori, destabilizzanti e deludenti, che gli hanno fatto ripercorrere a ritroso il suo tentativo di uscir fuori da una situazione di disagio e non congenialità alla quale resta tuttavia ‘attaccato’ in virtù del coinvolgimento e della dipendenza ‘forti’ che il “sistema camino” inesorabilmente costruisce intorno alla persona, che resta tanto più invischiata quanto più accetta senza vagliarli i comportamenti e i contenuti che vengono inculcati con metodi martellanti e subdolamente manipolatori.

Partirei da quest’ultimo punto, perché è quello che mette in luce la gravità della crisi che la Chiesa sta attraversando: ci sono persone assetate del Signore e di approfondire la Fede, che sono le più esposte ad inganni con tanto di garanzia della Chiesa (vedi celebrazione di Canizares, menzionata con lo stesso dolore e sconcerto con cui l’abbiamo accolta noi, per non parlare della controversa 'approvazione') e che, quando aprono gli occhi, incontrano un diverso tipo di desacralizzazione e di secolarismo penetrato purtroppo in ogni ambito della Chiesa post-conciliare: sembra anzi ormai, tolte alcune oasi di santità e di verità, la sua caratteristica principale. E il “da chi andremo?” si fa tanto più drammatico quanto più il Signore cercato si scopre in realtà Assente proprio lì dove tante aspettative e allusioni promettenti lo facevano avvertire presente.
Concluderei questa analisi tanto amara quanto realistica, con una riflessione da cui partire per raccogliere le idee e le forze da cui ripartire, per non arrendersi e andare avanti, da persone consapevoli di vivere un momento storico terribile, ma nello stesso tempo determinate a non lasciarsene né schiacciare né sviare con l’aiuto del Signore.
Mi ha dato molto da pensare, fra tutte, la frase: A CL si parla solo di politica e se nomini la parola peccato ti guardano storto, se parli di castità ai ragazzi di AC ti ridono addosso perché sono cose 'da vecchiette' (ovviamente sono mie esperienze).
Trovo che c’è schizofrenia nella nostra Chiesa:
- da una parte c’è una realtà (il Cammino NC) che fa della morale il suo stendardo, ma è una morale indossata come un vestito, perché non parte dalla trasformazione di un cuore redento dalla Grazia che vince il peccato proprio grazie all’incontro col Signore della Vita e al suo camminare con Lui nella vita Sacramentale della Chiesa. Parte anzi da una destrutturazione totale della personalità, inculca un senso del peccato buio ed inesorabile di conio calvinista, su cui poi costruisce il suo modello di uomo kikizzato (non ‘cristificato’, badate bene!) non rispettando né i tempi di maturazione, né le modalità, ineludibilmente diverse da persona a persona, della quale invece viene annullato ogni senso di responsabilità; il che è grave, perché “responsabilità” coincide con la “risposta” personale, unica, insostituibile che ognuno di noi deve al Signore che lo ha “chiamato” alla vita e non è tenuto a delegarla a nessun cammino di fede che – abbiamo visto a proposito di quello NC – si sostituisce al Signore…
- dall’altra parte, chi ha in sé, come Davide, il rigore e la serietà della sua risposta e vorrebbe essere aiutato a vivere la sua responsabilità, trova chi anziché avere la visione distorta, protestante del peccato, lo ha proprio espunto dal suo orizzonte, in piena visuale secolarista penetrata nella Chiesa col modernismo e irride il bisogno di dare alla propria vita il senso etico che il cristianesimo, che pure NON E’ un’etica ma è la sequela di una Persona, dona proprio nella connaturalità col bene che il rapporto col Signore nella Sua Chiesa man mano sviluppa nella persona...
Ognuno di noi sta custodendo gelosamente in sé queste cose che ha scoperto e ricevuto dalla Chiesa e vive nella Chiesa nonostante il limite incontrato ad ogni passo, ma forte del fatto che questo limite può essere superato dall’Eucaristia vissuta come Sacrificio di Cristo in cui è inserita la nostra personale offerta e tutti i doni necessari per la nostra Redenzione continua, insieme alla preghiera e alla dimestichezza con la S. Scrittura, specialmente i Salmi che contengono in misura amplissima tutti i moti i bisogni le necessità i gridi la lode la gratitudine l’attesa la speranza lo sconforto presenti nell’anima di ogni uomo di ogni tempo.
Capisco che a Davide manchi la concretezza dell’ambito in cui condividere tutto questo nella vita quotidiana. Indubbiamente questa il cammino te la dà a piene mani, ma poi ti porta da tutt’altra parte… E, d’altronde, questa concretezza di un quotidiano redento condivisibile è proprio la mancanza più grande di questo nostro tempo davvero difficile e pieno di prove tremende a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. Ma in questo la nostra Fede ci fa sentire certi di non essere soli, il Signore Risorto è con noi, è in mezzo a noi fino alla fine dei tempi, la sua Madre, ai piedi della Croce, ci ha accolti nel Suo cuore straziato di Madre, consegnati dal Cuore straziato del Figlio, sarà lei a condurre i nostri passi e a custodire noi, Davide e tutti coloro che soffrono di questa confusione e disorientamento grandi...

17 commenti:

mic ha detto...

Gianluca,
quando ho inserito il nuovo articolo non avevo visto il tuo.
Come vedi però è la nostra Madre che li unisce :)

La gioia cattolica ha detto...

C'è un movimento cattolico di giovani che si chiama: "GIOVANI E TRADIZIONE".
Questo movimento è poco conosciuto, dovremmo parlarne di più affinche esso si diffonda anche in altre regioni d'Italia.
Chi esce dal cammino non sà dove andare. I movimenti tradizionali sono gli unici gruppi dove si trovano insieme retta morale e giusta dottrina cattolica.

by Tripudio ha detto...

Nel ringraziare Davide e assicurargli le mie preghiere, vorrei fargli sapere che non è il solo ad aver trovato conforto nelle vite e negli scritti dei santi.

Uno dei libri che più mi hanno colpito, che più mi hanno entusiasmato, è la Storia di un'Anima, di santa Teresa di Gesù Bambino. Ma credo che non siano affatto pochi quelli che hanno apprezzato quegli scritti.

Caro Davide, qui hai incontrato persone come te, che hanno scoperto che la fede è qualcosa di terribilmente più grande e più concreto di ciò che viene offerto nel Cammino.

Qui trovi persone come te che liberate dai lacci neocatecumenali scoprono che la fede non è qualcosa di fumoso ma qualcosa che illumina, scoprono che la liturgia non è una chiassata da osteria ma qualcosa che eleva l'anima, scoprono che l'insegnamento della Chiesa è ragionevole, è liberante, rasserena.

Tutto questo è mirabilmente sintetizzato nell'immaginetta della Beata Vergine che vedi in cima a questa pagina. Che abisso rispetto alla spiritualità neocatecumenale! Che differenza rispetto alle cosiddette "icone" di Kiko! Che mondo nuovo e vivo rispetto a ciò che abbiamo incontrato nel Cammino!

Ti offriamo la nostra amicizia e le nostre preghiere perché è una gioia per noi sapere di altri che hanno fatto la nostra stessa esperienza nell'aprire gli occhi e trovare un mondo più grande e più bello, nell'accorgersi di quanto grandi siano i doni celesti che ci vengono fatti tramite la Chiesa ("santa" e "peccatrice" allo stesso tempo: "peccatrice" nel momento in cui certuni banalizzano quei doni e li trasformano in strumenti finalizzati a bassezze di ogni genere).

Alla luce di ciò che stai scoprendo adesso, quei sette anni passati tra i neocatecumenali, e quelle amicizie con altri neocatecumenali, ti appariranno a poco a poco sotto una nuova luce.

Ti assicuro che il distacco dal Cammino è doloroso solo perché nel Cammino la libertà dei singoli non è apprezzata né favorita: quello che in altri ambienti ecclesiastici può spingersi fino ad un caldo invito, nel Cammino diventa fin troppo spesso una pretesa o addirittura una violenza spirituale.

Non temere la difficoltà della strada che hai davanti e non disperare se trovi altri ambienti ecclesiali indegni e sterili (anche se sarà difficile trovare qualcosa che all'anima faccia più male del Cammino), non smettere di far partecipe la tua fidanzata del tuo cammino di fede, e soprattutto non smettere mai di domandare alla Madonna la forza per scovare la perla nel campo, perla di cui hai appena scoperto l'esistenza.

mic ha detto...

per la gioia cattolica

se è il movimento che conosco io è ottimo davvero! (i ragazzi di Acireale?)
sarebbe interessante tu ce ne parlassi e, soprattutto, sapere in che città è possibile frequentarlo

Emma ha detto...

Non mi sono ancora rivolta a Davide perchè ho preferito lasciare la parola a chi il cammino nc lo conosce per averlo frequentato ed esserne uscito.
Sono impressionata di vedere ancora una volta che , pur tenendo conto che ogni esperienza è individuale ed unica, le diverse testimonianze ci descrivono una stessa realtà, che non sto qui a ripetere.
Davide si sta interrogando, realizza forse che la sicurezza che può dare lo stare in una comunità, dove si concentrano le attività e gli amici, è in realtà una falsa sicurezza, come un isolamento, un rifugio dove mi sento "capito" con persone che pensano come me, dicono avere i miei stessi valori, sentono come me, un`identificazione massiccia con un gruppo dall`identità forte, come una grande famiglia che mi dà una specie di sicurezza in questo mondo in perdita di valori dove ho l`impressione di non trovare il mio posto, di non essere capito, di essere diverso.
Sì è sempre rassicurante restare con chi condivide gli stessi valori, ma a quale prezzo?
Quale è il prezzo che sto pagando restando in un gruppo a partire dal momento che realizzo che c`è qualcosa che non va? E che quel qualcosa è importante, mi fa sentire di non essere più in coerenza, sento che non solo non è giusto per me come persona ma che quel qualcosa tocca la mia fede, ciò in cui credo ?
Posso interrogarmi, senza avere l`impressione di tradire i miei amici, senza colpevolizzare per esser stato ingenuo, manipolabile, o convinto e entusiasta un tempo?
Posso uscire senza lasciarmi impregnare dagli ultimi messaggi colpvolizzanti, saprò resistere?
Posso avere fiducia in me ? Fiducia che saprò traversare il cambiamento, l`uscita da quel nido rassicurante, oggi so, rassicurante solo in apparenza?
Posso avere fiducia in me pur sapendo che non sarà facile, che mi troverò confrontato al vuoto che ho creato attorno a me, perchè il cammino era tutto?
Posso accettare di riconoscere la mia parte di responsabilità per avere permesso tutto ciò? Per potere tirare tutte le lezioni, poco a poco, progressivamente, seguendo il mio ritmo ?
Posso capire che quel silenzio è indispensabile perchè se ci son tante domande è anche da quel silenzio, dall`ascolto che verranno le risposte, la serenità, la fiducia che diventa certezza di saper traversare gli alti e bassi, la consapevolezza che i momenti in cui sembra che niente succeda sono quei momenti in cui in modo sotterraneo mi sto muovendo ?

I miei pensieri e le mie preghiere accompagnano Davide, come ti ha detto Jonathan, caro Davide :

"
Adesso ricomincia da te, riparti da te. Non cercare un posto dove andare, adesso. Metti in fila i tuoi pensieri, i tuoi desideri, i tuoi bisogni, mettili nelle mani del Signore, che è lì, accampato attorno a te. E, sono convinta, scoprirai che quel che ti serve per essere felice, per vivere una vita santa in Cristo, ce l'hai già. E non è la comunità.
"

jonathan ha detto...

Che bella l'immagine di Maria che apre questo thread, e quanto sorprendente la coincidenza temporale col post di Gianluca che richiama anch'esso alla devozione a Maria!

E' Lei che ci custodisce, proprio così. 'Fate quello che Lui vi dirà': la devozione a Maria è una via sicura sulla quale incontrare il Signore.

Chi è confuso dal disordine imperante, bisogna che cerchi in primo luogo un rifugio 'lontano dagli intrighi degli uomini', nel quale rifocillarsi l'anima. Quel rifugio ciascuno lo trova dove e come può. Magari nel cuore di chi ti ama. O forse un luogo speciale, il polo nord, o una chiesetta sperduta. Un amico, un sacerdote.

Poi però c'è un posto a cui ci conduce il tenero sguardo di Maria.

C'è una poesia di S. Teresa d'Avila nella quale la grandissima mistica spagnola immagina che il Signore nel segreto sussurri un invito all'anima in affanno

< ...Se tu, amata, ti smarrisci
cercati in Me.
E se poi non sai dove trovarMi
non andare di qua o di là

Se desideri trovarMi
cercaMi in te
perché è in te la mia dimora
Io abito in te...>

E dunque ripeto a Davide, e a me stessa e a quelli come noi, non aver paura: nella Chiesa c'è quello che cerchi.

mic ha detto...

Riguardo alla deformazione del senso del peccato sia nel Cammino che negli ambiti ecclesiali penetrati dal modernismo, mi sembra emblematica l'inerzia della Gerarchia di fronte alla diffusione del pensiero protestante - rahneriano in primis (con varianti di ogni genere) -, quando non l'abbia accolto e diffuso divenendone complice

è questo il motivo che ha inaridito ampi settori del cattolicesimo, soprattutto a livello sacerdotale nei momenti formativi. L'antropologia e la visione dell'uomo e del mondo e del rapporto con Dio che ne sono scaturite insieme ad una teologia non più cattolica e, quindi, le diverse modalità di essere uomini-nel-mondo ma non del mondo, hanno determinato la crisi -seria- che oggi stiamo vivendo.

Faccio mie le parole di un carissismo amico, che condivido: Dai sacerdoti la nuova escatologia rassicurante che ignora i Novissimi, la falsa dottrina della salvezza universale, del cristianesimo anonimo, insomma della inutilità di appartenere all'unica vera Chiesa, sono passate ai fedeli che, di conseguenza, hanno perso il senso del peccato, del sacro, della necessità della mediazione sacerdotale e della funzione della Chiesa.

Parole che valgono per le nuove acquisizioni moderniste, ma anche per la diffusa temperie neocatecumenale, che ormai ha inquinato ambiti ecclesiali, ordini relisiosi, anche dove non ha impiantato comunità per le quali in ogni caso è invece prioritaria su ogni altro valore l'appartenenza al cammino, che poi porta alle stesse conseguenze

Emma ha detto...

Potrei domandare a mic, di rispiegarci come è inteso e vissuto il peccato nel cammino neocatecumenale?

Perchè se con l`evoluzione postconciliare la coscienza auto-lavante è diventata la norma, il peccato una parola che suscità al limite l`ilarità, mi sembra che al contrario il peccato, sia onnipresente nel cn.
Una frase mi ha spesso colpita scritta da nc: "mi faccio schifo".
Ma è una nozione di peccato e di peccatori molto luterana, calvinista.
Potresti rispiegarci, ridandoci il link alle catechesi neocat?
Quella della signora Hernandez, per esempio.
Grazie!

mic ha detto...

Cara Emma,
senz'altro appena possibile riordinerò tutto il cpioso materiale sul senso del paccato e l'antropologia e i comportamenti sviluppata dagli insegnamenti e della prassi del cammino.

Intanto, inserisco un link ad una pagina del sito sul sacramento dlela penitenza che già dice molto... è sviluppato anche il concetto che "il peccato non offende Dio"... leggete attentamente

mic ha detto...

Sarà inoltre bene approfondire e chiarire meglio il concetto di destrutturazione della personalità operato nel cammino "distruggendo i falsi concetti di sé"...

bisogna vedere chi lo stabilisce, quali sono i falsi concetti di sé di una persona e con che competenza lo si fa e ci si permette poi di "distruggere"... il che serve a costruire stereotipi pre-fabbricati, non persone in evoluzione e in cammino sul serio...
qui c'è un lungo e complesso discorso da fare

Emma ha detto...

Grazie mic!
Hai perfettamente l`articolo dello statuto che citi sullo svuotamento dei falsi concetti di sè, è la porta aperta ad ogni sorta di abusi.
Possiamo e dobbiamo domandarci come un articolo del genere ha potuto essere accettato dall`autorità ecclesiastica.
È scioccante sapere che nella Chiesa cattolica l`autorità legittimi dei metodi che aggrediscono il foro intimo della persona, praticati da persone che di certo non hanno la competenza sufficiente e necessaria.
Non si può rinchiudere le persone in un modello unico valido per tutti, non si ha il diritto di "formatarli", senza rispettare le loro resistenze, le loro protezioni, le loro memorie ferite, svuotarli di sedicenti falsi concetti di sè per riempirli con veri concetti kikiani.
E l`autorità legittima, tollera, incoraggia.
Sconcertante.

mic ha detto...

Ripropongo, integrata, una vecchia riflessione in tema con quanto stiamo dicendo

"È attraverso la compagnia di coloro che si sono imbattuti in Lui, sinceramente L'hanno riconosciuto e, qualunque sia il loro stato d'animo, Lo accettano, cercano di seguirLo e restano in qualche modo cambiati da Lui, che la gloria di Cristo si dilata nel mondo. Noi rendiamo presente Cristo attraverso il cambiamento che Egli realizza nella nostra umanità: il cambiamento che Egli opera in noi è il miracolo che Gli dà gloria. La Sua presenza si dilata attraverso le persone, ma soprattutto i gruppi di amici, le comunità, cioè attraverso l'unità delle persone (l'altrimenti impossibile unità, miracolo supremo) che credono in Lui, cui è già accaduto l'incontro con Lui, Lo riconoscono e fanno quel che possono. Soprattutto Lo pregano."

Questo è quanto ci insegna la Chiesa: è una frase di don Giussani, che rispecchia in pieno l'insegnamento ecclesiale. Del resto la parola 'trasformazione' è una di quelle più ricorrenti negli insegnamenti di Papa Ratzinger ed invece completamente assente nel vocabolario neocat. Ogni volta che ho tentato di obiettare in questi termini allo schiacciante e inesorabile senso del peccato mi sentivo rispondere che a parlare era la mia superbia: solo una persona superba poteva pensare di poter essere trasformata. Conseguentemente nel cammino non esiste nemmeno la Grazia Santificante (altro termine sconosciuto nel loro lessico), che è l'Opera del Signore nei cuori redenti.

'trasfomazione' richiede impegno e anche responsabilità, che è risposta alla particolare chiamata che ognuno di noi ha ricevuto dal Signore. Se è solo la comunità che salva e non c'è bisogno di nessun impegno da parte nostra, nessun 'prendere su di noi' come ha fatto Gesù, in Lui con Lui e per Lui, quella porzione di 'mondo' che corrisponde alla nostra situazione, nulla si trasforma né in noi né attraverso di noi... E' proprio questo il grande inganno del cammino, che non lo consente...

Notate inoltre un punto non secondario della frase citata all'inizio: "coloro che Lo hanno riconosciuto e, qualunque sia il loro stato d'animo, Lo accettano...". Non c'è bisogno dell'"allegria" - garantita da Kiko ad ogni esaltante e coinvolgente celebrazione - per accogliere il Signore. Lo si può accogliere anche nell'aridità, nella sofferenza, nella povertà, che sono realtà ineludibili. La gioia cristiana, non è l'"allegria" (che è più un'emozione del momento), ma è un SENTIMENTO, o meglio uno STATUS intimo e profondo, che proviene da una Presenza e dalla Pace vera che essa porta con Sé, dove nella parola Pace non è indicata l'assenza di turbamenti, conflitti interni ed esterni o altro, ma è indicato TUTTO quanto di meglio possiamo conoscere desiderare sperare o essere: il benessere, l'armonia, la pienezza, la salvezza accolta e vissuta ecc. ecc. ecc.

Stefano78 ha detto...

Dice Emma:

Possiamo e dobbiamo domandarci come un articolo del genere ha potuto essere accettato dall`autorità ecclesiastica

In realtà nulla di tutto questo è stato "accettato" dall'autorità ecclesiastica.

Le Istruzioni, gli Statuti, le richieste da parte della Sede Apostolica VANNO TUTTE NEL SEGNO OPPOSTO.

Nello Statuto "definitivo", anzi, si è esplicitato, citando il diritto canonico, che il cd "scrutinio" NON PUO' E NON DEVE entrare a sondare la coscienza del singolo in mezzo alla Comunità e in pubblico (cfr. Statuti del CnC, art 19 comma 2, nota 79).

Le domande che dovremmo farci è PERCHE', nonostante questa chiara norma, la situazione perdura. E' questa la reale domanda.

Ma la risposta l'abbiamo parzialmente da vari fattori che convergono e che non sto a ripetere.

Questo compendio di testimonianze con cui si è aperto l'articolo presente mi ha fatto riflettere su quanto la situazione sia particolare e grave.

Il CnC, innegabilmente, spesso viene a colmare vuoti. Il metodo con cui lo fa è "identitario" e peculiare a se stesso, ma indubbiamente è efficace perchè spesso si trova a vivere in situazioni di "mollezza".

La Chiesa è pervasa da due estremi: il lassismo "frikkettone" senza riferimenti o il rigidismo assoluto del CnC.

In tutti e due i casi, l'educazione del fedele subisce un evidente strutturazione. Soprattutto in questi anni per le associazioni laicali si è diffuso sempre più il "modello di famiglia". Per questo lasciare una associazione, spesso è assimilato come ad un "divorzio". E così è capitato a me. Con conseguente sofferenza.

Anche perchè i fedeli associati NON HANNO NESSUNA RESPONSABILITA' e in teoria neanche sarebbero chiamati ad assumersene! Perchè ufficialmente l'Autorità NON INTERVIENE IN MODO DIRETTO. Dà correzioni ma non le verifica. Dà ammonimenti ma non li "impone".

Che responsabilità hanno i semplici fedeli? NESSUNA. Non sono chiamati a discernere non solo su se stessi e la propria Fede ma anche sulla materia della Catechesi! Ad ognuno la propria responsabilità! Chi ha la responsabilità per la Catechesi? Non i fedeli!

Per cui, è normale che accadano questi disastri. Sofferenza e senso di solitudine, di confusione e di smarrimento. Con conseguente possibile perdita dell'attaccamento alla Chiesa. Non tanto per una "ribellione" ad Essa, quanto per la SOLITUDINE in cui in Essa ci si trova! Un paradosso che nella Casa di Dio, i figli rimangano SOLI!

Questo è il vero problema da risolvere per chi lascia le Associazioni laicali!

L'altro problema, a monte, è il PERCHE' una Associazione Laicale possa lasciare un animo così devastato! E qui si dovrebbe fare il discorso sul metodo psicologico usato. Molto razionalista e poco "Cattolico".

Io capisco coloro che, pur avendo capito che si trovano in un gruppo "chiuso" e non veritiero, a volte ai limiti della "violenza", NON NE ESCONO.

Li capisco benissimo, perchè uscirne significa subire una serie di sofferenze AGGIUNTIVE a quelle sofferte fin lì, QUASI SEMPRE DA SOLI, e quasi sempre senza la possibilità di avere un "contro-annuncio" che risolva le contraddizioni emerse.

E' vero che abbiamo Gesù E Maria e la sua Grazia, ma è anche vero che Gesù non ha Istituito la Chiesa perchè ognuno si risolvesse i problemi da Sè! Anzi! Proprio Gesù ha sottolineato la basilarità del supporto reciproco, e della Guida da parte dei successori degli Apostoli, per la buona battaglia!

Sia io che mia Moglie soffriamo la mancanza di un Sacerdote, Padre SPirituale. MI direte: cercatelo! Già! La domanda è: DOVE?

Inoltre siamo attualmente divisi in almeno 4 parrocchie.

Perchè se ci guardiamo intorno vediamo il deserto!

jonathan ha detto...

E' vero che abbiamo Gesù E Maria e la sua Grazia, ma è anche vero che Gesù non ha Istituito la Chiesa perchè ognuno si risolvesse i problemi da Sè!

E invece è proprio quello che accade. Non resta che prenderne atto.

Per lo meno, nell'ambiente di provincia in cui vivo, escludendo i numerosi movimenti e associazioni vari, non c'è nulla. Voglio dire, ogni attività formativa o informativa, è delegata ai laici dei vari gruppi. E dunque o ti aggreghi o ti arrangi. Punto.

C'è chi uscendo dal cnc sceglie di ricominciare in un altro movimento, tipo scout, cl, rinnovamento, cursillos. Scelta rispettabile, per carità. Tuttavia non la trovo salutare. Chiodo non schiaccia chiodo.

La Chiesa mi dà, se posso dir così, i Sacramenti. Devono bastarmi in questo tempo di siccità estrema. Devono potermi bastare per perseverare nella fede, nel custodire la mia appartenenza a questa Chiesa.

mic ha detto...

La Chiesa mi dà, se posso dir così, i Sacramenti. Devono bastarmi in questo tempo di siccità estrema. Devono potermi bastare per perseverare nella fede, nel custodire la mia appartenenza a questa Chiesa.

così è, oggi, in moltissime diocesi, forse quasi tutte. E l'atteggiamento di Jonathan mi sembra l'unico da tenere!

Preghiamo il Signore che in quest'anno sacerdotale tocchi in particolare il cuore dei pastori perché questa dispersione e questa aridità abbiano fine. Nel frattempo, abbiamo molto da offrire...

Ero al Convegno Summorum Pontificum del 17 scorso e ricordo che p. Nuara, nell'introdurre i lavori, ha sottolineato come dalla promulgazione del Motu proprio la vita di molti dei presenti fosse cambiata. Non ha taciuto la situazione difficile in ordine all’applicazione del testo pontificio, richiamando tuttavia il valore ascetico della sofferenza per una giusta causa: proprio dalle pene patite nel silenzio e nell’abbandono dai sacerdoti e dai fedeli legati toto corde al Rito di Sempre è segnato l’inizio dell'autentica riforma della Chiesa, anche perché la Riforma della Riforma di cui parla il Papa non può non recuperare la Tradizione tradita.

Ma resta fermo quel che dice Jonathan, manteniamoci saldi e custodiamo la fede anche in questo deserto, che al posto delle oasi ci offre confusione e disorientamento: le oasi non inquinate da rifiuti tossici sono davvero poche. Tuttavia, è proprio da queste e dalla loro espansione per effetto della Grazia, che la Vita della Chiesa (e del mondo) rinvigorirà. Cerchiamo di essere anche noi delle piccolissime oasi, anche se sparpagliate, magari attingendo ai fiumi sotterranei della preghiera, dei sacramenti vissuti comunque sensu ecclesiae, della fiducia rinnovata anche al buio, perché sappiamo che al di là di quel buio la Luce risplende e non tarderà a disperdere le tenebre...

Oggi nel Calendario Tridentino è la festa di Cristo Re. Il Suo Regno è già in noi e fra noi; ma dobbiamo continuare a invocare "venga il Tuo Regno!"

Preghiamo per i colloqui di domani

La gioia cattolica ha detto...

Si caro MIC, sono proprio i ragazzi di Acireale.
Il loro fondatore è padre Vincenzo Nuara, domenicano.
Questo movimento è stato creato pochi anni fa e da quello che sò io, è presente solo ad Acireale.
Ecco qui una descrizione.

Movimento cattolico “Giovani e Tradizione”

motto: “Cooperatores Veritatis” (3Jo, 8), formato da giovani cattolici le cui finalità sono le seguenti:

Principalmente aiutare i giovani a vivere una vera vita cristiana, curandone la loro vita spirituale.

Difendere la Tradizione e l’integrità della Fede Cattolica.
Conservare e promuovere la S. Liturgia tradizionale della Chiesa, in modo particolare la S. Messa di sempre, detta di “S. Pio V”.

Difendere il Sacerdozio Cattolico così come voluto da Nostro Signore Gesù Cristo.

Promuovere lo studio e l’approfondimento teologico e culturale del patrimonio religioso, storico e artistico della Cristianità e farlo conoscere.

Coltivare e promuovere il canto liturgico tradizionale della Chiesa (canto gregoriano) e la musica sacra, per il decoro, la sacralità e la bellezza della Liturgia.

Ricristianizzare la società con la preghiera, la vita spirituale e l’apostolato.

Aiutare la Chiesa a ritrovare la Sua Tradizione secolare: dottrinale, spirituale, disciplinare.

Sostenere il Sommo Pontefice con la preghiera, i sacrifici e la obbedienza al suo Magistero di Pastore della Chiesa universale.

Fedeltà, amore e difesa incondizionati dell’unica e sola vera Chiesa di Cristo, la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana: nostra Madre e Maestra di Verità.

Pregare per le vocazioni sacerdotali e religiose e per la santificazione dei Sacerdoti

Venerazione e devozione al Cuore Sacratissimo di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.


Art. 2:
I principi fondamentali di ispirazione del movimento sono:

Dottrina, Pietà, Azione, Amicizia.
a) La Dottrina produce una solida base per la Pietà e l'Azione, portando ad una conoscenza più profonda della Fede e dunque una maggiore capacità di difenderla;
b) La Pietà, in quanto la vita esteriore è un riflesso della vita interiore;
c) L'Azione o Apostolato per ricondurre tutto a Cristo;
d) L'Amicizia che rafforza tutti questi altri princìpi.


Art. 3

Le finalità del movimento saranno raggiunte con: ritiri spirituali mensili, incontri formativi, pellegrinaggi, pratica dei Sacramenti, recita del S. Rosario, esercizi spirituali annuali.
Inoltre, con conferenze e convegni aperti al pubblico, giornate di studio, presentazione di libri, mostre, concerti, gite e con una salda amicizia in Cristo.


Art. 4

Il movimento sarà assistito e guidato spiritualmente da un Sacerdote e coordinato da un giovane laico designato dalla guida spirituale ed approvato dai giovani del movimento.
Il mandato di quest'ultimo è per la durata di un anno, anche rinnovabile.


Art. 5:

Protettori del movimento sono la Beatissima Vergine Maria del Santo Rosario e San Domenico di Guzmàn.

mic ha detto...

grazie per le informazioni.
Conosco quei giovani e il loro serio e gioioso e generoso impegno.
Purtroppo la 'localizzazione' impedisce ai più, che fossero interessati, di aderire concretamente oltre che spiritualmente, ai loro momenti formativi e di relazione. So che la loro esperienza si sta evolvendo. Chiederò in che termini.

Al momento, mi sembra che siamo abbastanza 'orfani' di 'palestre formative' autenticamente cattoliche...