giovedì 29 ottobre 2009

Arte Sacra. "Rivoluzione" post-conciliare e autocritica architetto Portoghesi su Osservatore Romano

E' di oggi l'articolata consapevole dotta autocritica di Paolo Portoghesi sull'Osservatore Romano sull'architettura sacra dell'ultimo cinquantenio. Ne riporto i tratti più significativi non potendo non rilevare il moltiplicarsi delle voci che, unitamente a sua, riconoscono e ridimensionano la "rivoluzione" conciliare che, in luogo di una pur sempre necessaria riforma, ha prodotto un'interpretazione radicale del "legittimo progresso" insieme frutto e causa di sovrana indifferenza verso la "sana tradizione"
Quasi cinquanta anni ci dividono dal giorno in cui Giovani XXIII decise di convocare il concilio Vaticano II e una riflessione si impone, al mondo della cultura architettonica, sull'esito di quel lungo processo di innovazione nel campo della architettura religiosa cattolica che ha preso spunto dalla riforma liturgica e si è concretato in migliaia di chiese cattoliche costruite da allora in tutto il mondo. Chi scrive, avendo partecipato fin da principio e con diverse esperienze progettuali e realizzative alla ricerca di un nuovo modello ecclesiale, attribuisce a questa riflessione un valore autocritico e propositivo. La prima delle quattro Costituzioni conciliari, quella promulgata il 4 dicembre 1963, ammoniva che "per conservare la sana tradizione e aprire nondimeno la via a un legittimo progresso non si introducessero innovazioni se non quando lo richiedesse una vera e accertata utilità della Chiesa, con l'avvertenza che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche maniera, da quelle esistenti". Parole relative all'innovazione liturgica che potevano però ragionevolmente estendersi anche all'innovazione delle forme e delle tipologie architettoniche. Il clima culturale degli anni Sessanta del secolo scorso, ancora fortemente influenzato dalla fiducia illimitata nelle rivoluzioni, favorì da parte degli architetti, una interpretazione radicale del "legittimo progresso", e una sovrana indifferenza per la "sana tradizione", vista come ostacolo a una radicale palingenesi basata sulla tabula rasa. Anzitutto venne messa in discussione la sacralità dell'edificio religioso affrontando il tema della differenza tra Chiesa spirituale e chiesa costruita, contrapponendo nozioni di cui la tradizione indicava invece la complementarità, come la Domus Ecclesiae e la Domus Dei, la Chiesa come corpo mistico di Cristo e come popolo di Dio, la Chiesa di Dio e la Chiesa degli uomini. ...Gli elementi architettonici mantenutisi nei secoli come invarianti: l'abside, le navate, la struttura cruciforme, il tiburio o la cupola come sorgente di luce, vennero generalmente rifiutati come inutili ai fini della configurazione di un nuovo spazio comunitario accentrato caratterizzato dall'orientamento del sacerdote verso i fedeli. La parola chiesa, come è noto, deriva da ecclesìa, che come scrive san Cirillo di Gerusalemme deriva a sua volta da ekkaleìsthai, chiamare a raccolta. La Chiesa quindi, come realtà spirituale, è etimologicamente l'assemblea di coloro che sono chiamati dal Signore, mentre la chiesa come edificio deriva probabilmente dal greco kyriakòn, che significa semplicemente ciò che è proprio del Signore. Il significato che il termine assemblea aveva assunto negli anni del Concilio, come luogo di accese interminabili discussioni, così come la nozione di partecipazione, simbolo di democrazia diretta, dettero un valore simbolico improprio alla assemblea dei fedeli, chiamati a partecipare attivamente non a una discussione, ma all'azione liturgica in quanto soggetti di un "sacerdozio regale". Nacque così la chiesa-teatro, con platea digradante o la chiesa quadrata priva di orientamento come un'arena da intrattenimento. In tempi recenti la moda del cosiddetto minimalismo ha riportato in auge una specie di iconoclastia, fino a escludere la croce e le immagini sacre e a spogliare l'immagine esterna di ogni residua analogia con le chiese tradizionali. Sotto il profilo urbanistico, la presa d'atto della perdita di centralità dell'edificio, condizionato dalla logica dello zoning, che assegna all'edificio religioso, nei piani territoriali, un lotto spesso residuale, condusse spesso gli architetti a un inane tentativo di imporre la presenza della chiesa, in mezzo ai volumi incombenti della periferia-dormitorio, attraverso una scomposta gestualità scultorea.
La Chiesa è costruzione spirituale fatta, come scrive san Pietro, di pietre viventi che sono gli stessi fedeli, connessi alla pietra angolare rigettata che "è l'immagine di Colui che ha preso su di sé la sofferenza mortale dell'amore radicale e così è diventato spazio per noi tutti, pietra angolare, che dell'umanità dilacerata fa una dimora vivente, una nuova famiglia" (Cantate al Signore un canto nuovo, p. 199). Riconosciuta l'incolmabile distanza tra Chiesa e chiesa sarebbe giusto, si chiede Benedetto XVI, svalutare la chiesa come un involucro insignificante. "Non dobbiamo forse - scrive in occasione della celebrazione del primo millennio del Duomo di Magonza - anziché festeggiare ancora un edificio in pietra, avviarci audacemente e decisamente fuori dal passato impietrito e costruire la nuova comunità che venera Dio prendendosi cura radicalmente degli uomini? Non ha indicato giustamente la via da prendere quell'autore che ha volutamente intitolato un testo scolastico per l'insegnamento della religione La casa degli uomini, con l'intento di allontanare dalle case di Dio e condurre alla casa degli uomini, costruire la quale sarebbe l'autentico modo di seguire Gesù?" (Cantate al Signore un canto nuovo, p. 106). La risposta a questo interrogativo pone fine all'intento di svalutare l'involucro contrapponendo insensatamente la Chiesa vivente alla chiesa costruita. "Attraverso la passione dei suoi, Dio si costruisce la sua casa vivente e proprio così prende a suo servizio anche la pietra" (ivi, p. 109). La carne di Gesù è il tempio, la tenda, la Shekinah: la carne di Gesù è per Giovanni paradossalmente la verità e lo Spirito che subentrano al posto delle antiche costruzioni. Ma ora nella cristianità diventa viva l'idea che proprio l'incarnazione di Dio è la sua entrata nella materia, l'inizio del grande movimento per cui tutta la materia deve diventare vaso contenitore del Verbo. Ma anche la Parola deve conseguentemente dirsi nella materia, consegnarsi a essa, per poterla trasformare. Per questo sorge ora il piacere di rendere visibile la fede, di innalzare i suoi segni nel mondo della materia. A questo si collega il secondo motivo: l'idea della glorificazione; il tentativo di fare della terra una lode, fin nei suoi sassi, e così anticipare la venuta del mondo futuro. "Le costruzioni in cui la fede si esprime sono per così dire speranza resa presente e affermazione fiduciosa di ciò che essa può divenire già ora nel presente" (ivi, p. 110). Alla luce di questi insegnamenti è ancora possibile attribuire alla chiesa costruita il solo valore di un involucro neutrale? Agostino definisce l'edificio ecclesiale mater ecclesia in quanto rappresenta il popolo di Dio, ne esprime l'identità e come luogo dell'azione liturgica è un appello ai cristiani a far accadere anche nella loro coscienza ciò che vedono e ascoltano nello spazio sacro. "Il tempio è innanzitutto il luogo dove abita Dio, lo spazio della sua presenza nel mondo. È perciò il luogo dell'adunanza, lo spazio in cui il patto di alleanza ha luogo sempre di nuovo. È il luogo dell'incontro di Dio con il suo popolo, il quale così ritrova se stesso. È il luogo da cui promana la parola di Dio, la sede visibile cui è orientato il modello della sua istruzione" (ivi, p. 200). Se le considerazioni qui riportate incoraggiano chi deve progettare una chiesa a impegnarsi in profondità a dar forma allo spazio ecclesiale che può e forse deve rispecchiare il senso e la vita della Chiesa spirituale e rafforzare nei fedeli la coesione e la speranza, "giacché la costruzione degli uomini mira alla durata, alla tranquillità, alla familiarità, alla libertà. È una dichiarazione di guerra contro la morte, contro la solitudine, contro la paura. Per questo la volontà di costruire degli uomini si adempie nella costruzione del tempio, in quella costruzione in cui si invita Dio a entrare" (ivi, p. 100). Altre considerazioni ancora più specifiche del Papa possono chiarire quanto di insoddisfacente è avvenuto negli ultimi decenni segnalando come obbiettive carenze alcuni orientamenti prevalsi sia nelle indicazioni dei liturgisti che nelle concrete operazioni progettuali degli architetti.
... Il rapporto di avvolgimento da parte dei fedeli nei confronti dell'altare e dell'ambone mettono sacerdote e comunità in un rapporto dialogico che esalta la dimensione comunitaria riferendosi all'interpretazione dell'Eucarestia come rievocazione dell'ultima cena. Una conseguenza negativa è stata però l'aver messo in ombra l'aspetto sacrificale del sacramento. "È troppo poco - scrive il Papa in La festa della fede (p. 120) - definire l'Eucarestia come banchetto della comunità. Essa ha costato la morte del Signore e solo perciò può essere il dono della Resurrezione". ...
(©L'Osservatore Romano - 19-20 ottobre 2009)
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L'unica realtà che non è disposta a mettere in discussione un solo iota della propria architettura e della teologia e dei simbolismi arbitrari che la sottendono, insieme a tutte le prassi e insegnamenti anomali che abbiamo con dovizia evidenziato, è il Cammino Neocatecumenale, uno dei frutti più avvelenati del Concilio, se dell'autentico spirito conciliare davvero può chiamarsi frutto o non piuttosto delle ambiguità che, applicate in senso rivoluzionario e non logico, hanno portato alla selvaggia iconosclastia dottrinale teologica pratica ed espressiva, di cui ormai in molti sono sempre più consapevoli.

6 commenti:

Sebastian ha detto...

Meno male che prende piede la riflessione sugli abusi architettonici dell'ultimo cinquantennio; ma il problema persiste, e riguarda l'arte tutta intera... Spero che un giorno, quando sarà cresciuta la consapevolezza di questi abusi, quando si sarà compreso che la liturgia è "Divina Liturgia" e non "umana liturgia", quando insomma si imparerà a rivalutare il ruolo dell'uomo nelle cose sacre, si inizi anche a vedere qualche chiesa veramente Bella. Dove non sia l'artisa che esprime il suo estro, ma l'artefice (cristiano!) che si pone al servizio della Verità: perché è questo il punto di partenza per una vera (e buona) Bellezza.

Sivan ha detto...

Ottimo Mic.
Aveva stupito anche me questa autocritica, addirittura sull’OR: http://sivan2.blogspot.com/2009/10/palingenesi-basata-sulla-tabula-rasa.html
Però non è tanto strano. Il modernismo è oramai attaccato da vari fronti, sempre più numerosi. Il tempo è galantuomo. Ho fiducia che la crisi postconciliare rientrerà, seppure in tempi lunghi, purtroppo.

zufolo ha detto...

ho una proposta: perche' non limitiamo il numero di interventi in ogni thread a 5 (compreso 1 intervento di nc urlante) in modo che sia possibile saltare di pala in frasca in continuazione senza preoccuparsi di sviluppare un argomento?

vorrei anche invitarvi a fare un forum parallelo sulle vostre interpretazioni dell'arte kikiana perche' questo tipo di thread sono quelli che, in assoluto, hanno piu' "entertainment value".

z

mic ha detto...

Concordo, Sivan, sui tempi lunghi, purtroppo; ma è già confortante la consapevolezza: è un inizio ineludibile per qualunque cambiamento.

Non posso non inserire, quel che dice dell'articolo Francesco Colafemmina su Fides et Forma e, appena avrò più tempo sarà interessante approfondirlo:

A parte dunque l'evidente uso pro domo sua delle espressioni papali (sembrerebbe che Ratzinger voglia svalutare l'importanza degli edifici chiesastici perché semplici "involucri insignificanti") il punto è proprio quest'idea della liturgia cosmica intesa quale liturgia che deve rapportarsi con una nuova idea di spazio e dunque di spazio presumibilmente sacro. Ecco perché le chiese di Portoghesi hanno questa forma a stella conica, quasi un fascio di luce che dal fulcro centrale della terra si slancia verso l'alto. La casa del Signore è per lui un punto, un "simbolo", non una "realtà". Dove il rapporto fra simbolo e realtà non è più quello cristiano dove il simbolo è ciò che contiene il riverbero dello Spirito e lo conduce nella materia, ma un ritorno pagano alla gnosi nella quale il rapporto fra simbolo e realtà è tutto intramondano.

Diciamo piuttosto che spaventa sapere che l'architetto autore di obbrobri quale quello di Calcata, di cui già parlammo, ed autore della medaglia commemorativa dei 150 anni della Massoneria italiana, adesso sembri essersi convertito a posizioni più "tradizionali". I lupi che si travestono da agnelli mi hanno sempre fatto molta impressione, ma anche molta umana compassione...

mic ha detto...

quando sarà cresciuta la consapevolezza di questi abusi, quando si sarà compreso che la liturgia è "Divina Liturgia" e non "umana liturgia", quando insomma si imparerà a rivalutare il ruolo dell'uomo nelle cose sacre, si inizi anche a vedere qualche chiesa veramente Bella.

"mala tempora currunt, Bona tempora veniant" e che vengano non in tempi biblici perché questa generazione possa vederli!

mic ha detto...

vorrei anche invitarvi a fare un forum parallelo sulle vostre interpretazioni dell'arte kikiana perche' questo tipo di thread sono quelli che, in assoluto, hanno piu' "entertainment value".

in tanti anni che ci frequenti, Zufolo, non hai ancora capito che non è l'"entertainment value" che ci interessa, ma lo smascheramento e la denuncia dell'errore e il ripristino della Verità?