lunedì 26 ottobre 2009

Ancora sul Sacerdozio Cattolico



Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale
Vogliamo mettere a confronto nell'anno sacerdotale ancora due "visioni" del sacerdozio: quella di mons. Lefebvre che, oltre che col Magistero Perenne, appare decisamente in perfetta sintonia anche con la Sacrosanctum Concilium, e quella di Kiko Arguello, molto dissonante dalla prima. Differenze stridentissime: ai nostri visitatori il compito di trarre qualche riflessione da questo provocatorio thread.

Il Sacerdozio cattolico
Non si può definire il sacerdote senza il sacrificio né il sacrificio senza il sacerdote. Essi sono legati essenzialmente. Il sacerdote è fatto per il sacrificio[10] e non può esserci sacrificio senza sacerdote. Occorre quindi riflettere su cos’è il sacrificio per sapere esattamente cos’è il sacerdote. Il sacrificio è un qualcosa di misterioso, profondo, divino. E’ un tesoro sul quale potete meditare per tutta la vostra vita sacerdotale, senza che sia esaurito al momento della vostra morte. Solo nell’al di là capiremo bene cosa sia questo sacrificio di Nostro Signore che rinnoviamo tutti giorni sull’altare[11]. Già nel Vecchio Testamento, il grande sacerdote entrava ogni anno nel Santo dei santi e, come dice san Paolo (Eb. 9, 7-11), non entrava senza il sangue delle vittime. Questa è un’immagine di ciò che sarebbe stato in futuro il sacrificio di Nostro Signore. Neanche Lui, il Santo per eccellenza, sarebbe entrato nel tabernacolo che non era opera dell’uomo senza il suo sangue prezioso[12]. Ed è quello che fa il sacerdote oggi, riproduce il sacrificio di Nostro Signore facendo discendere sull’altare il suo sangue, il sangue dell’espiazione, della riparazione e della Redenzione. Quanto è più grande, quanto più efficace, quanto più sublime, quanto più divino è il sacrificio che i sacerdoti offrono oggi di quello che un tempo offriva il grande sacerdote una volta l’anno, quando penetrava nel Santo dei santi[13]!
1. Il sacerdozio di Cristo
La definizione forse più bella, più completa del sacerdozio di Cristo si trova nell’epistola di san Paolo agli Ebrei. Tutta la prima parte di essa è destinata a farci conoscere cosa sia il sacrificio di Nostro Signore. E’ davvero meravigliosa. San Paolo è stato certamente ispirato quando scriveva queste pagine. Egli mostra innanzitutto che Gesù è superiore agli angeli (Eb. 1, 4-14 e 2). Poi spiega che Gesù è superiore a Mosè, il maggiore dei profeti (Eb. 3). Mentre Mosé balbettava il Nome di Dio, Gesù è la Parola sostanziale, il Verbo eterno, disceso fino a noi per salvarci. I segreti dei cuori sono messi a nudo ai suoi occhi. Ben superiore quindi a quel che poteva essere Mosè. In terzo luogo, Gesù è incomparabilmente superiore ai grandi sacerdoti dell’antica Legge. Il sacerdozio di Cristo è in effetti il più perfetto che si possa concepire[14] . Donde gli viene queste perfezione? Lo vediamo facilmente considerando la triplice unione del sacerdote con Dio, con la vittima che offre e con il popolo per il quale la offre. Più il sacerdote è unito a Dio e più il suo sacrificio è perfetto; più è unito alla vittima e più ugualmente il suo sacrificio è perfetto. Infine, più è unito al popolo con il quale lo offre e più il suo sacrificio è perfetto. Quindi, più il sacerdote sarà unito a Dio, più il sacerdozio sarà perfetto, poiché il sacerdote deve supplire con la sua santità all’imperfezione dell’adorazione, della riconoscenza, dell’espiazione e della supplica del popolo, come spiega san Tommaso. Più la vittima sarà pura, preziosa ed interamente consumata in onore di Dio, più il sacrificio sarà perfetto. L’olocausto era il più perfetto dei sacrifici della vecchia Legge perché tutta la vittima era consumata in onore di Dio, per significare che l’uomo deve offrirsi a lui interamente. Più il sacerdote e la vittima saranno uniti, più il sacrificio sarà perfetto, poiché l’oblazione e l’immolazione esteriori della vittima non sono che il segno dell’oblazione e dell’immolazione interiori del cuore del sacerdote che compie in tal modo l’atto più grande della virtù di religione. Infine, più il sacerdote ed il popolo saranno uniti, più il sacerdozio sarà perfetto, poiché il sacerdote deve riunire tutte le adorazioni, rendimenti di grazie, preghiere, riparazioni dei fedeli in un’unica elevazione a Dio. E’ sufficiente applicare questi principi al sacerdozio di Nostro Signore per concludere immediatamente che è il maggiore di tutti quelli che si possano concepire. Infatti, Gesù Cristo sacerdote non è soltanto puro da ogni colpa originale e personale, da ogni imperfezione, ma è la Santità stessa. Non è possibile immaginare un sacerdote più unito a Dio. E’ egli stesso Dio grazie alla sua unione ipostatica[15]. Di conseguenza, grazie alla sua unione con Dio, non può che essere il sacerdote più perfetto. Non può esistere un’unione più perfetta tra Nostro Signore, sacerdote, e la sua vittima. La vittima è egli stesso(Ep 5,2) e non si può immaginare una vittima più perfetta di Nostro Signore. Anche qui, Egli è la perfezione assoluta, che supera tutto quanto si possa immaginare. L’unione tra il sacerdote e la vittima non può essere più intima, il legame del sacrificio esteriore e di quello interiore non può essere più stretto, poiché è il sacerdote stesso ad essere vittima[16], non solo nel suo corpo, ma nel suo cuore e nella sua anima. Il suo dolore più intenso è generato dalla sua carità alla vista del male immenso che ha la missione di cancellare. Questa unione tra il sacerdote e la vittima si è manifestata sempre di più nell’ultima Cena, al Calvario e dopo la Resurrezione. L’eucaristia, nel Cenacolo, è l’inizio della Passione; ne è anche la conseguenza. Quindi, il sacerdote e la vittima non possono essere uniti più perfettamente che in Nostro Signore immolato per noi. Infine, neppure l’unione tra il sacerdote ed il popolo fedele può essere maggiore che in Nostro Signore, perché egli è il capo del corpo mistico. Non può esistere un unione più grande che quella che vi è tra le membra ed il capo del corpo mistico perché noi siamo uniti a lui, nel corpo mistico, tramite la partecipazione alla sua grazia. E’ quindi Gesù, in qualche modo esteso al corpo mistico, che offre il sacrificio[17].
2. Il nostro sacerdozio
San Paolo e quindi lo Spirito di Dio, che gli ha dettato queste parole, afferma: “Il sacerdote, che è scelto tra gli uomini, è costituito sacerdote per gli uomini” (Eb. 5,1). Facciamo attenzione a questa prima affermazione, che potrebbe forse giustificare il nuovo orientamento che si vuole dare al sacerdote oggi: un uomo costituito solo per gli uomini. Ma che dice dopo san Paolo? Precisa: “per gli uomini, per ciò che riguarda il culto di Dio” (Eb. 5,1). E’ costituito per gli uomini, senza dubbio, ma nelle cose che sono di Dio, per condurli a Dio. E’ questa la finalità del sacerdozio[18]. San Paolo prosegue: “Affinché offra doni e compia il santo sacrificio per la Redenzione dei peccati” (Eb. 5,1). Ed aggiunge anche: “Poiché è egli stesso soggetto a debolezza, deve compatire ed essere indulgente con coloro che sono nell’errore e nell’ignoranza” (Eb. 5,2). Lì si trova tutto il segreto del sacramento della penitenza. Il sacerdote è quindi costituito per offrire il santo sacrificio e diffondere le grazie del sacrificio, in modo particolare tramite il sacramento della penitenza, per chinarsi su coloro che sono nell’errore e nell’ignoranza. Dato che egli stesso è peccatore, deve offrire il santo sacrificio per i suoi propri peccati e non solo per i peccati del popolo di Dio. Vedete che in poche righe, san Paolo ha riassunto ciò che costituisce l’essenza stessa del sacerdote. Allora, è importante che tutti quelli che sono chiamati a salire all’altare per ricevere un’ordinazione che li prepara ad offrire questi sacri misteri di Nostro Signore Gesù Cristo meditino queste parole di san Paolo. Devono sapere che anche loro sono deboli, e tuttavia Dio li ha scelti. E’ ancora san Paolo a dirlo: “Nessuno si attribuisce da se stesso questo onore; ma ci si è chiamati come Aronne” (Eb. 5,4), come i leviti, per offrire il vero sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo[19]. Quale mistero! Dio che vuole scegliere degli esseri umani per santificare gli uomini, per consacrarli alla continuazione della sua opera di Redenzione affidando loro il suo proprio sacrificio! E’ questo un grande mistero d’amore, di carità verso di noi e tutti quelli che attraverso il sacerdozio, nel corso dei secoli, riceveranno grazie di santificazione. (Mons. Marcel Lefebvre - La sainteté sacerdotale p. 191 e ss.)


IL SACERDOZIO SECONDO KIKO ARGUELLO
Stralcio indicativo dagli “Orientamenti per le equipe di catechisti” da pag. 315…

[…]“Carmen vi ha spiegato come le idee sacrificali, che Israele aveva avuto ed aveva sublimato, si introdussero di nuovo nella Eucarestia cristiana. Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Suo Figlio, del suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di Suo Figlio alla maniera degli dèi pagani. Per questo gli atei dicevano: Che tipo di Dio sarà quello che riversa la sua ira contro Suo Figlio nella croce?… E chi poteva rispondere?… Le razionalizzazioni sull’Eucarestia ci avevano condotto a queste deformazioni. Ma le cose non stanno così. Dio, in Cristo, dice San Paolo, stava riconciliando il mondo in noi, non perché Cristo placa Dio in qualche modo, ma perché vuole dimostrare agli uomini che ci ama nonostante il nostro peccato; aveva bisogno di dimostrarci che anche se ammazzavano Suo Figlio continuava ad amarci. Dio stava riconciliando il mondo con sé attraverso Gesù Cristo. E’ il mondo che aveva bisogno di scoprire l’amore di Dio. Questa catechesi non si dà in un giorno e neppure in due. Per questo inizieremo un cammino lungo di anni dove scopriremo e approfondiremo questa meraviglia. Vi assicuro che il rinnovamento del Concilio Vaticano II porterà la Chiesa ad una gloria indescrivibile e riempirà di stupore e ammirazione gli orientali e i protestanti. Tutti insieme ci siederemo sulla pietra angolare, sulla roccia dove non esistono divisioni. Il Concilio è ecumenico.

Ma una volta che questo non è più necessario, [il sacrificio] non bisogna insistervi più. Perché quel momento storico è passato. Perché se metti qualcosa come contrappeso sulla bilancia perché non si sbilanci, una volta che il peso opposto è scomparso, non bisogna conservare il contrappeso perché se no si sbilancia dall’altro lato. Se le cose sono come devono essere, non bisogna insistere.
Lo Spirito Santo ha portato la Chiesa, attraverso i secoli, a rispondere a realtà concrete che le si presentavano. Per esempio: qualcuno può dire perché Dio ha permesso che nell’Eucarestia entrassero l’Introito e l’Offertorio, o tutte queste idee sacrificali? Perché in quel momento storico era necessario. La Chiesa ha dovuto accettare un momento storico molto importante, quello in cui masse senza catechizzazione entrarono nella Chiesa, uomini che non erano ebrei, che venivano dai loto templi dove facevano i loro riti e le loro feste: perché tutti i popoli sono sempre stati religiosi. Che cosa ha dovuto fare la Chiesa con tutta questa gente? Accettare questa realtà e cercare a poco a poco di trasformare questa mentalità pagana in cristiana. E come ha fatto? Cristianizzando le loro feste, i loro riti. Per questa ragione fu necessario che le offerte entrassero nell’Eucarestia, perché questa idea di offrire a Dio non si toglie dalla testa della gente in un giorno. Abbiamo la tentazione di assimilare le cose razionalmente. Questa notte celebreremo una meravigliosa Eucarestia. Rallegratevi, perché la celebreremo come dice il Concilio. Ricordate l’epoca in cui ascoltavate la Messa in latino senza omelia. Io ricordo le Messe che ascoltavo a Madrid nella Chiesa del Buon Successo. Tutto in latino; stavi lì dieci minuti, suonava un campanello e ci inginocchiavamo per la consacrazione; subito dopo suonava un’altra volta il campanello; poi sette minuti ancora e quello vicino a me si faceva il segno della croce, che voleva dire che la messa era finita. Pensate a quell’epoca in cui non avevamo Parola perché era in latino; non c’era omelia, né orazione dei fedeli, né bacio della pace, né anafora in volgare; il pane in forma di carta, nessuno comunicava, il calice lo beveva solo il sacerdote, etc.. Questo lo abbiamo vissuto tutti.
Immaginatevi la cosa meravigliosa che il Concilio presuppone: uomini, diceva Carmen, che hanno dato tutta la loro vita per studiare l’Eucarestia della Chiesa primitiva. Ma accade che il popolo continua a non capire nulla per mancanza di catechesi.
Leggete le vostre risposte al questionario della mattina per vedere quello che pensavate voi della Messa.(Kiko Arguello).

22 commenti:

gianluca cruccas ha detto...

Il Sacerdozio nel piano di Dio (Mons. Lefebvre)

LINK.
http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=94:il-sacerdozio-nel-piano-di-dio-mons-lefebvre&catid=57:spiritualita&Itemid=76

COME E' LONTANO KIKO ARGUELLO, E TANTI SACERDOTI E VESCOVI MODERNISTI, DA QUESTA DOTTRINA.

PREGHIAMO PER I COLLOQUI CHE INIZIANO OGGI, TRA LA SANTA SEDE E LA COMUNITA SAN PIO DECIMO.

Cruccas Gianluca

mic ha detto...

l'arbitrario strumentale ritorno alla Chiesa primitiva, che già Pio XII nella Mediator Dei chiamava "insano archeologisno liturgico" invitando a desisterne, consente a Kiko di mettere in atto i suoi arbitri, senza peraltro citare le fonti e ignorando volutamente che la Chiesa in 2000 anni ha sviluppato una Tradizione che non ha mai perso l'originario legame con la Rivelazione Apostolica.
E dove non c'è Tradizione non c'è la Chiesa.
E' noto che Kiko chiude la Chiesa primitiva con Costantino e la fa rinascere solo con il Vaticano II, o meglio, col cammino neocat!!!!

jonathan ha detto...

Grazie, Gianluca. Che il Signore ti benedica, che benedica lo zelo instancabile con cui tutti voi servite Lui e la Sua Chiesa.

La contraddizione che emerge dal confronto tra questi testi è terribile, graffia l'anima. Non ci si può sottrarre a tale evidenza.

Bisogna supplicare il Signore, offrire a Lui il meglio di sé, ogni cosa, perché la Chiesa ritrovi se stessa, la propria identità, la ragione del suo stare nel mondo.

Si commuovano le Sue viscere per la Sua Sposa che si lascia così sedurre da altri amanti.

Francesco ha detto...

Sicuramente e seriamente in sintonia col Magistero Ecclesiale, col CJC e soprattutto con la visione teologica cattolica e romana del sacerdozio le parole di Mons. Lefevbre.
Sicuramente " altra" la visione del sacerdozio di Kiko Arguello, per il quale il sacerdote, se non " fa il Cammino" come tutti gli altri non è degno di tale nome.
Come è possibile accettare le direzioni prese dalla storia nei confronti del primo e nei confronti del secondo?

Uriel ha detto...

Come è possibile accettare le direzioni prese dalla storia nei confronti del primo e nei confronti del secondo?

La storia la fanno gli uomini ed in questo caso gli uomini erano e sono Papi.

katartiko ha detto...

mi hanno invitato a suonare l'organo per 1 Messa V.O. il 29 novembre a Caltanissetta, nonostante il Vescovo.
Soprattutto da uriel vorrei dei consigli di come accompagnare il sacro rito. Già ho partecipato 1 volta me non ho capito se durante le preghiere silenziose del sacerdote si suona o no...

gianluca cruccas ha detto...

Non mi sembra che il Monsignore sia stato daccordo con le cosidette riforme conciliari, anzi tutto il contrario.

DICHIARAZIONE DI MONSIGNOR LEFEBVRE
DEL 21 NOVEMBRE 1974
Noi aderiamo con tutto il cuore e con tutta l'anima alla Roma cattolica custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie al mantenimento della stessa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità.
Noi rifiutiamo, invece, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite.
Tutte queste riforme, in effetti, hanno contribuito e contribuiscono ancora alla demolizione della Chiesa, alla rovina del Sacerdozio, all'annientamento del Sacrificio e dei Sacramenti, alla scomparsa della vita religiosa, a un insegnamento neutralista e teilhardiano nelle università, nei seminari, nella catechesi, insegnamento uscito dal liberalismo e dal protestantesimo più volte condannati dal magistero solenne della Chiesa.
Nessuna autorità, neppure la più alta nella gerarchia, può costringerci ad abbandonare o a diminuire la nostra fede cattolica chiaramente espressa e professata dal Magistero della Chiesa da diciannove secoli.
"Se avvenisse - dice San Paolo - che noi stessi o un Angelo venuto dal cielo vi insegnasse altra cosa da quanto io vi ho insegnato, che sia anatema" (Gal. 1,8).
Non è forse ciò che ci ripete il Santo Padre oggi? E se una certa contraddizione si manifesta tra le sue parole e i suoi atti, così come negli atti dei dicasteri, allora scegliamo ciò che è stato sempre insegnato e non prestiamo ascolto alle novità distruttrici della Chiesa.
Non si può modificare profondamente la lex orandi senza modificare la lex credendi. Alla messa nuova corrisponde catechismo nuovo, sacerdozio nuovo, seminari nuovi, università nuove, Chiesa carismatica, pentecostale, tutte cose opposte all'ortodossia e al magistero di sempre.
Questa riforma, essendo uscita dal liberalismo e dal modernismo, è tutta e interamente avvelenata; essa nasce dall'eresia e finisce nell'eresia, anche se non tutti i suoi atti sono formalmente ereticali. E' dunque impossibile per ogni cattolico cosciente e fedele adottare questa riforma e sottomettersi ad essa in qualsiasi maniera.
L'unico atteggiamento di fedeltà alla Chiesa e alla dottrina cattolica, per la nostra salvezza, è il rifiuto categorico di accettazione della riforma. Per questo, senza alcuna ribellione, alcuna amarezza, alcun risentimento, proseguiamo l'opera di formazione sacerdotale sotto la stella del magistero di sempre, persuasi come siamo di non poter rendere servizio più grande alla Santa Chiesa Cattolica, al Sommo Pontefice e alle generazioni future.
Per questo ci atteniamo fermamente a tutto ciò che è stato creduto e praticato nella fede, i costumi, il culto, l'insegnamento del catechismo, la formazione del sacerdote, l'istituzione della Chiesa, della Chiesa di sempre e codificato nei libri apparsi prima dell'influenza modernista del Concilio, attendendo che la vera luce della Tradizione dissipi le tenebre che oscurano il cielo della Roma eterna.
Così facendo siamo convinti, con la grazia di Dio, l'aiuto della Vergine Maria, di San Giuseppe, di San Pio X, di rimanere fedeli alla Chiesa Cattolica e Romana, a tutti i successori di Pietro e di essere i fideles dispensatores mysteriorum Domini Nostri Jesu Christi in Spiritu Sancto. Amen.
+ Marcel Lefèbvre,
21 novembre 1974, nella festa della Presentazione di Maria SS.ma

Volevo chiedere come mai e' stata tolta la foto del monsignore.

jonathan ha detto...

Noi rifiutiamo, invece, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite.

Se questa è la posizione attuale della FSSPX, come si può sanare la frattura?

E' allora necessaria la scaltrezza di una strategia, come è stato auspicato? Tentare un compromesso, pur di restare 'dentro'? Machiavellismi? E' con questi strumenti che si dovrà giocare il destino della Chiesa? Perché di questo si tratta: il destino della nostra Chiesa.

Mamma mia, il Signore dovrà darsi molto da fare in questo tempo!

Sivan ha detto...

Sì, cara Jonathan, pensavo proprio ai machiavellismi.
La frattura è, appunto, insanabile. E la ragione è dalla parte della FSSPX.
Ma avere ragione non serve a nulla, se non si impone.
I Kiko, i Melloni e gli altri modernisti hanno capito da tempo che solo un’azione interna alla Chiesa è utile a qualcosa. E, difatti, solo quando i modernisti sono entrati nel Concilio hanno potuto fare quello che hanno fatto. Non prima.
Non a caso Kiko è ossessionato dalla ricerca del favore pontificio. Lo cerca più di qualsiasi altra cosa.

jonathan ha detto...

Sivan, io non ho le carte in regola per entrare nel merito di questa discussione, per carità, dovrei scusarmi anzi per l'intromissione. Sto solo cercando di capire, con molto affanno.

Credo che sia necessaria una certa prudenza nell'esprimere giudizi, o nello stabilire da che parte stia la ragione.

Tu dici ' Ma avere ragione non serve a nulla, se non si impone.'
Non mi sembra che il Vangelo insegni questo, ecco tutto. Il mondo sì, eccome. E allora devo pensare che quando le cose si mettono male, la Chiesa debba assumere le armi della strategia politica, magari anche quelle più gettonate in questi ultimi maldestri tempi? Permettimi di essere perplessa. Non saprei fidarmi degli esiti di una battaglia per la Verità condotta con quelle armi. Le stesse peraltro usate da Kiko & company, pur di restar 'dentro'.
Va bè, pensieri in libertà.

maggio55 ha detto...

"La frattura è, appunto, insanabile. E la ragione è dalla parte della FSSPX...."
Non vi sembra un giudizio un po' troppo severo e pesante sulla Chiesa attuale? A me personalmente sembra che qusti ultimi 40 anni siano stati splendidi per il cammino di una Chiesa cha ha scelto di essere verso il mondo e non solo contro il mondo...ma forse sono malato di troppo ottimismo. I macchiavellismi li ho sempre visti come azioni politiche e quindi totalmente estranei (anche se purtroppo non sempre) allo spirito della Chiesa.

Sivan ha detto...

Cara Jonathan,
è il Signore stesso che ci dice “Siate candidi come colombe e astuti come serpenti” (Mt 10, 16).
O anche: “Il regno di Dio soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11, 12).
Le porte del Paradiso, per quanto paradossale possa sembrare, vanno buttate giù a spallate.
Siamo chiamati ad una guerra, carissima. Ad una battaglia.
“Bonum certamen certavi”, dice San Paolo. “Ho combattuto la buona battaglia”.
Hai ragione se pensi che il credente dev’essere mite. Ma in questa mitezza ci dev’essere una grande forza e discernimento. Un’acutezza che viene dallo Spirito.
L’energia dei Santi ne è la prova: mitissimi, obbedienti, ma anche risoluti, scaltri in moltissime occasioni.

p.s. hai le carte perfettamente in regola per parlare! Ti ho ascoltata con attenzione. Hai ragione: uso un tono a mo’ di giudizio: me ne scuso. Credimi, solo per ragioni di tempo.

a.rita ha detto...

No, pensieri in verità e saggezza, cara Jonatan,(ti ritrovo con piacere). Diceva Mons. Lefebvre:
"Nessuna autorità, neppure la più alta nella gerarchia, può costringerci ad abbandonare o a diminuire la nostra fede cattolica chiaramente espressa e professata dal Magistero della Chiesa da diciannove secoli."Se avvenisse - dice San Paolo - che noi stessi o un Angelo venuto dal cielo vi insegnasse altra cosa da quanto io vi ho insegnato, che sia anatema" (Gal. 1,8). Non è forse ciò che ci ripete il Santo Padre oggi?"
E non è forse ciò che ci ripete anche Benedetto XVI?
“Al di sopra del papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica. L’enfasi sull’individuo, a cui la coscienza si fa innanzi come supremo e ultimo tribunale, e che in ultima istanza è al di là di ogni pretesa da parte di gruppi sociali, compresa la Chiesa ufficiale, stabilisce inoltre un principio che si oppone al crescente totalitarismo”.
La lotta per la difesa della Verità e della Santità non può farsi se non con le “armi” della Verità e della Santità. Anche a costo di perdere, umanamente parlando. Perdita che porta sacrifici, emarginazioni, incomprensioni, delegittimazioni, sofferenze, fatiche e che ha bisogno - per essere sostenuta - di tanta ma tanta Fede e di quell’Amore che spinge a “completare nella propria carne ciò manca ai patimenti di Cristo, A FAVORE DEL SUO CORPO CHE E’ LA CHIESA”. Così ha agito nostro Signore, senza strategie, ma salendo sulla Croce … così tutti i Santi, così Mons. Lefebvre, che dovremmo ringraziare per aver sopportato anni di scomunica per amore della Verità e di tutti noi, per custodirci la Tradizione liturgica ed il Depositum Fidei, a favore di tutta la Chiesa. E così spero e prego facciano i suoi figli e successori, senza mezze misure, senza calarsi “calzoni e braghe” per alcun motivo, perché “il vostro parlare sia si-si e no-no, il di più viene dal maligno”. L’unica vittoria è amare Cristo e la verità, fino al dono di sé, questo è il Vangelo.
Un abbraccio a Jonatan ed un saluto in Cristo a tutti
A. Rita

a.rita ha detto...

Mi permetto di estendere a questo blog l'iniziativa di preghiera della Fraternità San Pio X che ho letto su messainlatino.it:
una catena di Rosari perchè Dio ci conceda finalmente la tanto agognata Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, da cui dipendono, come disse la Vergine a Fatima, le sorti dell'umanità e della Chiesa. Se i nostri fratelli cattolici non hanno smesso di pregare per questo è segno che c'è ancora speranza che ciò venga compiuto ... coraggio fratelli, la fede smuove le montagne: se il Papa ubbidirà alla Madonna Santissima di tutto il resto si farà carico Lei, colloqui compresi.
A. Rita

mic ha detto...

Non vi sembra un giudizio un po' troppo severo e pesante sulla Chiesa attuale?

in gran parte della chiesa attuale è MOLTO difficile riconoscere la Chiesa cattolica, molto presente solo nei discorsi e nelle celebrazioni del Papa

A me personalmente sembra che qusti ultimi 40 anni siano stati splendidi per il cammino di una Chiesa cha ha scelto di essere verso il mondo e non solo contro il mondo...ma forse sono malato di troppo ottimismo.

non ti manca certo l'ottimismo, ma forse acceca il realismo

I macchiavellismi li ho sempre visti come azioni politiche e quindi totalmente estranei (anche se purtroppo non sempre) allo spirito della Chiesa.

anch'io; ma credo che nei post che precedono il termine machiavellismo, che di solito può avere una connotazione negativa perché è in qualche modo sinonimo di compromesso, sia usato nel senso di realistica prudenza.

Come i modernisti et alii stanno distruggendo la Chiesa dall'interno, così i lefebvriani -secondo me- potrebbero molto aiutarla più dall'interno che rimanendo nel limbo in cui ancora li stanno lasciando

mic ha detto...

Caro Katartiko,
non conosco la risposta da darti.
Mi informo e appena so qualcosa di certo te lo dico.
Ma il sacerdote che celebra non potrebbe darti lui le indicazioni che chiedi qui?

maggio55 ha detto...

io sono ottimista perchè vivo una parrocchia dove c'è molto interesse e soprattutto partecipazione alla vita e al cammino della comunità sia come catechesi e pastorale che come attività di aiuto verso il prossimo: ascolto e aiuto concreto a famiglie, anziani, persone di altra fede religiosa. Sinceramente da noi della liturgia in latino o preconciliare nessuno ne sente il bisogno e non è un problema per nessuno (a qualcuno comunque piacerebbe per la musicalità dice...), pochissimi sanno della comunità di S.Pio X e sinceramente non è una grave mancanza per nessuno. Alcuni ritengono importante la preghiera in Chiesa
e altri invece dialogano meglio con Cristo lavorando con il prossimo. (Ci sono comunque tanti problemi...non è tutto rose e fiori ma c'è grande entusiasmo)

Sivan ha detto...

Grazie comunque, Gianluca, Jonathan e Rita per le vostre riflessioni, più che mai stimolanti.
Intendevo, appunto, riferirmi a Machiavelli, nel senso espresso da Mic. Proprio per evitare il compromesso.
Non intendo, cioè, che la FSSPX rinunci alla verità, ma che la dica da “dentro”. Certamente si può rischiare il “calabraghismo”, paventato da Rita. Ma nessuno dice che alla Fraternità sia capitato un compito facile. Tutt’altro.
Comunque, le mie sì sono “parole in libertà”. Non volevo essere dogmatico, in questa occasione. Mi scuso. Ho espresso una pura strategia, da sottoporre al vostro giudizio.

a.rita ha detto...

@ Sivan:
"Non intendo, cioè, che la FSSPX rinunci alla verità, ma che la dica da “dentro”."

Sì, caro Sivan, credo che sia anche la segreta speranza di Benedetto XVI visto che, come sembra, abbia posto nella Commissione per i colloqui tutti elementi tendenzialmente vicini alle posizioni della San Pio X.
Mi sembra una decisione molto significativa, circa il suo desiderio di un concreto riavvicinamento, che sta così cercando di tutelare ed agevolare. Anche perchè Sua Santità sa benissimo che i tentativi di boicottaggio certo non mancheranno di farsi vivi, tra tutto il contorno gerarchico che, come di Fellay, odia la FSSPX e non vuole questi incontri ...
A me comunque colpisce molto l'assoluta serenità con cui Fellay parla di odio e contrasti nei loro confronti: si riconosce l'uomo di Fede, che procede immerso in una pace che è frutto della Grazia divina ... non so se posso dire che quasi quasi , più che gli ebrei, io sento questi difensori della Tradizione come "i miei veri fratelli maggiori" ...

"Non volevo essere dogmatico, in questa occasione. Mi scuso. Ho espresso una pura strategia, da sottoporre al vostro giudizio."

Per carità, caro fratello, siamo tutti piccolini ...che ci vuoi sottoporre?... E' bello parlare di Dio, confrontare pensieri e speranze ed ascoltarci a vicenda, come in un mutuo nutrimento del cuore, nella Fede in Gesù. Ti do il benvenuto e mi felicito con te per la tua uscita dal Cammino, perchè, qualunque ne sia stato il motivo scatenante, è sempre una benedizione e ringraziamo il Signore.
Un saluto in Cristo
Anna Rita

jonathan ha detto...

Il parroco neocat che ho conosciuto, pur avendo studiato con diligenza in un seminario diocesano, ama definire se stesso una 'vocazione del cammino'. Lui dunque conosce l'austera bellezza della Tradizione Cattolica, la stessa che emerge forte e chiara dalle parole di mons. Lefebvre. Lì traspare il senso, il perché e il come della Chiesa. Come si può preferirle gli sgorbi dottrinali di Kiko? Che nega superbamente di fatto il valore redentivo del Sacrificio di Cristo. In cosa e in chi credono questi presbiteri di Kiko a cui è affidata la cura di tante anime? Resterà questo un buio mistero. che naviga al sicuro 'dentro' la Chiesa.

Signore, pietà!

Non mi stupisce che nessun appartenente al cammino si sia affacciato a questo thread.

by Tripudio ha detto...

Jonathan,

purtroppo molti vizi neocatecumenali sono diffusi - seppure in misura un po' meno esagerata - anche nei seminari diocesani.

Ho notizia di seminari in cui è banalizzata o assente ogni devozione mariana; seminari in cui i formatori ti comandano di stare in piedi alla consacrazione; seminari in cui è elogiata e promossa la "partecipazione" a suon di interminabili preghiere-omelie dei laici, l'utilizzo di canti contenenti errori teologici (oltre che emerite brutture musicali) e così via...

Anche per questo, col passare degli anni, mi sono convinto che il Cammino raduna in sé (ed esaspera) praticamente tutti i problemi liturgici e dottrinali della nostra epoca.

Inoltre i seminari diocesani di oggi, mancando di vere guide nella fede, si sono quasi sempre ridotti ad un biglietto da pagare per accedere al sacerdozio.

Per questo motivo non c'è da stupirsi che un seminarista trovi "fuori" del seminario (per esempio nel Cammino) la formazione che in teoria dovrebbe ricevere in seminario.

La decadenza delle strutture diocesane (parrocchie, seminari...) ha dato luogo alla nascita di ambienti alternativi (movimenti, associazioni, nuovi ordini religiosi...) che spesso (ma non sempre) danno ciò che ci si aspettava di ricevere dalle diocesi: buona formazione, ambiente umano, retto insegnamento, direzione spirituale...

Il criterio per tutti è la fede. Per questo posso apprezzare totalmente certi ambienti, per questo posso apprezzare - seppure in parte e con qualche riserva - certi ambienti, e per questo ho un giudizio così negativo sul Cammino: dietro le apparenze di "tante vocazioni e tante famiglie numerose e tanta crescita", c'è purtroppo una selva di errori dottrinali e abusi liturgici e - quel che è peggio - c'è l'idea fissa che Kiko valga più del Papa.

Se solo i vescovi riflettessero su queste cose più spesso!

jonathan ha detto...

Il criterio per tutti è la fede

Mi sa che il problema per molti è la fede. Perché davvero è difficile capire in cosa e in chi credono questi sacerdoti e vescovi così distratti, in altre faccende affaccendati.

E di nuovo, Signore, pietà.