venerdì 19 marzo 2010

Come pilotare la Chiesa nella tempesta. Una lezione di Benedetto XVI

Così scrive Sandro Magister su www.chiesa il 18 marzo:

La lezione l'ha impartita Benedetto XVI in un'udienza generale ai fedeli, contro chi invoca un nuovo inizio del cristianesimo, senza gerarchia né dogmi. Il segreto del buon governo, ha detto, "è soprattutto pensare e pregare" [dice bene Magister, è la stessa osservazione che mi era venuta spontanea: si tratta di una "lezione" molto nutriente ed edificante; ma il Papa continua a comportarsi da professore - ed anche da Pastore, s'intende -, ma sembra venga meno la sua "attività di governo" propria del pontefice e, senza la quale, il timone della barca non viene saldamente impugnato per impedirle di ondeggiare e lasciarsi condurre in tratti infidi dai venti di tempesta...]

Nella sua lezione del 10 marzo scorso, Benedetto XVI ha descritto e attualizzato con rara chiarezza la contrapposizione tra Gioacchino e Bonaventura. Ha mostrato come l'utopia di Gioacchino ha trovato nel Concilio Vaticano II un terreno fertile per riprodursi di nuovo, vittoriosamente contrastata, però, dai "timonieri saggi della barca di Pietro", dai papi che seppero difendere la novità del Concilio e nello stesso tempo la continuità della Chiesa.

Dallo spiritualismo all'anarchia il passo è breve, ha ammonito Benedetto XVI. Era così nel secolo di san Bonaventura ed è così oggi. Per essere governata la Chiesa necessita di strutture gerarchiche, ma a queste deve essere dato un fondamento teologico evidente. È ciò che fece san Bonaventura nel governare l'ordine francescano. Per lui "governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare. Alla base del suo governo troviamo sempre la preghiera e il pensiero; tutte le sue decisioni risultano dalla riflessione, dal pensiero illuminato dalla preghiera".

Lo stesso – ha detto il papa – deve avvenire oggi nel governo della Chiesa universale: "governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma guidando e illuminando le anime, orientando a Cristo".

È questo il secondo, decisivo, tratto autobiografico della lezione del 10 marzo. In essa Benedetto XVI ha detto come lui intende governare la Chiesa. L'ha detto con la mite umiltà che gli è propria, ponendosi all'ombra di un santo.

Come per san Bonaventura gli scritti teologici e mistici erano "l'anima del governo", così è per l'attuale papa. L'anima del suo governare sono le omelie liturgiche, l'insegnamento ai fedeli e al mondo, il libro su Gesù, insomma, il "pensiero illuminato dalla preghiera". È lì che la struttura gerarchica della Chiesa romana e i suoi atti di governo trovano fondamento e nutrimento. È lì che la Chiesa di papa Benedetto attinge la guarigione dei peccati dei suoi figli e la risposta agli attacchi – non innocenti – che le arrivano da fuori e da dentro.
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La lezione mi sembra illuminante per ridimensionare e collocare al giusto posto e senza giustificazioni al loro protagonismo - sapientemente confutato da parte di Benedetto XVI nei termini chiaramente sottolineati da Magister - i 'carismatismi' enfatizzati dal vaticanosecondismo i quali, come nel caso del cammino NC,  si pongono in contrapposizione alla Chiesa Istituzione, come se la Chiesa non fosse, da sempre, tutta carismatica...
Non c'è molto da aggiungere, credo, a questa chiosa. Non si fa altro che confermare quanto già evidenziato più volte e ormai consolidato nel comportamento ecclesiale.

Quanto al Cammino neocatecumenale ed alla sua pretesa, neo-gioachimita, di monopolio sullo Spirito Santo, mi pare pertinente inserire lo stralcio di una riflessione di Don Gino Conti:

"Anche se Kiko ripete spesso nelle sue catechesi di essere autorizzato a spiegare la Parola di Dio perché lui è un "illuminato"; di avere cioè le capacità che non sono proprie dell'uomo, ma della divinità, con la sua affermazione rispolvera la tentazione del demonio che ai nostri progenitori nell'Eden prometteva che, se avessero fatto quello che lui loro suggeriva, sarebbero diventati come Dio. E Kiko spesso ripete di parlare a nome di Dio. Oltre a questo peccato diabolico, nelle parole di Kiko c'è una contraddizione ad un insegnamento che lui ripete continuamente ai neocatecumenali: "non giudicate, perché nessuno può giudicare". Ma lui e i suoi catechisti questo giudizio lo possono fare e giudicheranno anche le realtà spirituali, come la presenza della grazia e dello Spirito Santo, che rientrano esclusivamente nei poteri di Dio.

Kiko con le sue affermazioni ritorna a proporre un panteismo di vecchia data, che la filosofia ha superato da secoli. Ma egli non disarma: per lui la presenza dello Spirito Santo nell'interiorità dell'uomo è dimostrabile da un fatto: quello dell'amore al nemico (I Scrutinio pag. 96-97). Questo amore nell'uomo è impossibile senza la presenza dello Spirito Santo che agisce in lui, dice Kiko. Questa presenza, pur appartenendo al campo soprannaturale, Kiko può giudicarla e come lui tutti i suoi catechisti, che hanno il diritto di dire ai loro discepoli se possono o no continuare ad essere membri del Cammino (Shemà pag. 23-34; OR pag. 30 e 188).
A pagina 30 di Orientamenti dice: "Gesù Cristo è presente dove si manifesta lo spirito di Cristo. Questo chi lo sa? L'Apostolo (= il catechista). Non sei tu che sai se sei Cristiano e ti trovi ancora nel Cammino neocatecumenale, è l'apostolo, il catechista.. è certo lui, il fratello, che lo sa". E OR, pag.188: "Tu puoi crederti cristiano di prima fila. E se il tuo catechista non vede che tu dai segni del cristiano, tu non passi, perché è lui che ha in nome del Vescovo il carìsma di discernere gli spiriti".(!?)"

6 commenti:

mic ha detto...

l'ultima parte dell'articolo, dà un piccolo saggio di uno degli aspetti della "grande mistificazione", purtroppo ignorata ed anzi osannata nella Chiesa...

jonathan ha detto...

Il "pensiero illuminato dalla preghiera" è la migliore garanzia di buon governo della Chiesa. Tanto è vero che dà fastidio a tanti, a quanto pare.
Il Signore ha scelto questo umile suo servitore per guidare la Chiesa in questo tempo. Bisogna fidarsi delle scelte del Signore. Punto. Perché il Papa, lui sì, parla e agisce nel nome di Dio, inviato da Dio, lui sì. E la Storia cucita dalla Sapienza luminosa di Dio, si realizza spesso attraverso vie sorprendenti.

San Giuseppe ne è la prova. Lui, uomo giusto ( che bella questa espressione, quanta ricchezza !) avrebbe dovuto, secondo il rigore della legge, agire in ben altro modo. E invece siamo qui a celebrare la Sua santità nell'obbedienza umile, mite, nascosta, impopolare. Una santità che ha fatto la Storia che ci fa figli nel Figlio!Che meraviglia, anche grazie a quell'uomo giusto.

La responsabilità dello sfascio che ferisce la Chiesa a mio piccolo avviso è di chi disobbedisce, di chi segue se stesso, invece che Pietro, e la propria autonoma visione delle cose e della Chiesa. La responsabilità, di cui dovranno rispondere a Dio, è di quei pastori, sacerdoti, vescovi che stanno costruendo una chiesa a misura d'uomo con un dio a misura d'uomo, che non salva, non benedice. Di quei sacerdoti che svendono la dignità sublime del loro ministero e cedono ad altri non scelti da Dio il loro compito di curare le anime a loro affidate. A loro, non a catechisti sedicenti che non sanno quello che fanno, che inchiodano la gente a schiavitù da cui il Signore ci ha liberati. Questi sacerdoti, questi parroci dovranno rendere conto a Dio della loro superba disobbedienza.

dhauidh ha detto...

Teologi che attraverso l'uso di un linguaggio semplice confondono la gente semplice, con tutti i tipi di errori dottrinali.

Scrittori che supportati dai titoli accademici si presentano come maestri, mentre con i loro insegnamenti tendono a distruggere la fede dei credenti in nome di una fede "più matura e coi piedi per terra".

Sacerdoti e vescovi che scrivono libri con contenuti contrari al Magistero della Chiesa.

Maestri di spiritualità viziati da psicologi, orientalismo e new age.

Gruppi che si autodefiniscono "cattolici pro-choice".

Religiosi e religiose che si sollevano contro l'autorità e l'insegnamento papale.

Vescovi che ostacolano gli sforzi del Papa, quelli che dicono no, quando il Santo Padre dice sì, e dicono sì, quando il Papa dice no.

Sacerdoti che predicano dottrine strane negando la dignità e il ruolo del proprio ministero, ormai trasformati in meri difensori dei diritti umani.

Liturgisti che promuovono la creatività cercando di svuotare la liturgia della Messa del suo vero significato.

Desacralizzatori cronici che cercano di eliminare dalla Chiesa ogni segno del soprannaturale.

Sedicenti cattolici che accusano la Chiesa di essere troppo esigente e poco acconcia ai "tempi moderni".

Educatori "cattolici" che lavorano nelle nostre scuole e nelle università, facendo lezioni che sono compiaciutamente agli antipodi del modo di pensare e di sentire della Chiesa.

Ciarlatani infatuati di tutti gli stati di vita che popolano gli sciocchi mezzi radiotelevisivi che sentenziano su tutto ciò che riguarda la vita della Chiesa e i suoi insegnamenti morali.

"Opinionisti" persi che non fanno altro che assumere quello che definiscono un atteggiamento "critico"nei confronti di una Chiesa più in linea con le loro idee distorte o le loro intenzioni velenose.

Ecumenisti a tutti i costi, in grado di negoziare fino all'impensabile nel perseguimento di una presunta unità.

Editori e librai "cattolici", che pubblicano e diffondono qualsiasi bassezza che possa avere un impatto, per screditare il Papa, ferire la Chiesa, e incrementare le vendite.

Tutti, tutti coloro che si conformano a questa sorta di quinta colonna della Chiesa, devono sapere che non li temiamo, e che noi cattolici, noi poveri peccatori che su questa terra seguiamo Gesù Cristo, guidati dal suo vicario fino al Suo ritorno, ci opponiamo con la preghiera e la nostra azione alla loro malizia. Avanzano contro i più piccoli della Chiesa, brandendo ogni sorta di armi sofisticate, utilizzando trucchi dannosi, mentre noi andiamo in loro difesa, nel nome di Colui che è Padre di misericordia e Signore degli eserciti. Devono sapere che non riusciranno, che si sono arruolati nei ranghi del grande perdente, che è già stato sconfitto. Resta solo da chiedergli, per il bene della loro anima e la gloria di Dio, di cessare di fare del male alla Chiesa di Cristo, e di porsi dietro al Successore di Pietro perché, facendosi carico ciascuno della propria croce, assieme a noi seguano l'Agnello ovunque Egli andrà!

Manilo ha detto...

Ciao amici.
Ho cominciato a leggere con attenzione i testi della convivenza d'inizio corso.
Nonostante siano redatti con maggiore attenzione (o furbizia) rispetto ai testi dei passaggi, (sono disponibili al pubblico) qualcosa sfugge sempre.
In generale si potrebbe fare un lungo discorso sulla storpiamento del rapporto Io-Tu_Dio che sempre viene fatto nel Cammino.
Si denota poi da diverse frasi una teologia eucaristica distorta.
Ma cominciamo con una 'perla'.

Chiunque abbia fatto il Cammino sa che, dietro il fumo di alcuni canti, pochissimo spazio viene dato alla Madre di Dio. In dieci anni non ho mai recitato un Rosario con i fratelli.
Si, lo so che più in là nel Cammino se ne parla, ma cosa direste ad un padre che fa conoscere la madre al bimbo dopo vent'anni, e in modo distorto?
Maria Santissima raccomandò a Fatima il Rosario e la devozione al Suo Cuore per salvare il mondo. Chi ne sa di più? Kiko o la Madonna?

In realtà della Madonna si parla spesso sarcasticamente, riferendosi in particolare alla pietà popolare.

Infatti le uniche frasi dei catechisti che contenevano la parola 'Rosario', da me udite in dieci anni, erano del tipo: "guardate quelle religiose naturali col Rosario in mano".

Quanta poca considerazione per la preghiera prediletta da Maria!

Ma passiamo alla 'perla'.
Già qualche anno fa un catechista, a Ferragosto, parlò in termini ambigui dell'Assunzione della Madonna, quasi gli desse fastidio, con la fretta di cambiare argomento.

Ora vediamo cosa dice Kiko a pag. 15 (tenetevi stretti):

"In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. S. Paolo pensa che gli piacerebbe che venisse Cristo e questo corpo fosse assorbito e trasformato con la venuta del Cristo glorioso, e non spogliato dalla morte fisica della nostra carne che si corrompe. I vermi mangiano la carne umana e lasciano le ossa monde in tutti i cimiteri. S. Paolo vorrebbe essere sopravvestito. Secondo quanto rivelato, quando tornerà Cristo i cristiani che vivranno in quel momento saranno sollevati in aria e saranno trasformati, sopravvestiti. Va bene, se dobbiamo essere spogliati di questo corpo, in un istante, in un battere d’occhio la morte ci sorprenderà e, se siamo in grazia, il Signore verrà a prenderci con i suoi angeli. Per questo nella corona misterica mettiamo la MORTE (???!!!, ndR) della Madonna e Cristo che viene con gli apostoli e prende l’ANIMA (???!!!, ndR) della Madonna e la porta con sé"

Più chiaro di così...

mic ha detto...

Caro Manilo,
anch'io ho notato la maggiore attenzione ad una 'parvenza' di ortodossia

e, poi, mi hai fatto venire in mente questa vecchia riflessione, in tema con la tua osservazione finale...
mi fai sapere che ne pensi?

[...]
Quello che ufficialmente non emerge e che la Santa Sede non può aver esaminato perché non fa parte dei Direttori ufficializzati dopo tante resistenze e correzioni, è quella parte degli "insegnamenti orali" e delle prassi che si rifà pesantemente alla tradizione giudaica: Salvezza basata prevalentemente sull'Antico Testamento, Midrash, Talmud kabbalah, simboli, il Santuario della Parola, la Legge vestita collocata nel Tabernacolo con pari se non con maggiore dignità delle Sacre Specie, Cristo richiamato solo in relazione alla lavanda dei piedi (iniziazione, nel rito "seduti a mensa perché venga e servirli") e alla Risurrezione (simbolo del passaggio dalla morte alla vita) bypassando il Sacrificio della Croce rappresentata con il Cristo vivo che ha su si sè la legatura di Isacco (il figlio non più sacrificato), il riferimento ad Elia assunto in cielo sulla merkavà, che si trova simboleggiata proprio sotto all'anomalo crocifisso appena evidenziato.... potremmo continuare, ma credo che ce ne sia a sufficienza...
Ora risulta comprensibile anche l'osservazione di uno di noi riguardante il fatto che nella sua comunità si parlasse sempre di Assunzione e non di Ascensione di Gesù, Signore nostro e Dio nostro... è evidente che l'Ascensione comporta una morte ed una resurrezione, invece l'Assunzione, come quella di Maria, di Elia, di Enoch, avviene da questo mondo nel carro di fuoco, la merkavà di Ezechiele, appunto...
Insomma tutto l'Arcano che i piccoli neppure immaginano ed è riservato a chi avanza nel cammino...

dhauidh ha detto...

Il caro Mic dice:"Quello che ufficialmente non emerge e che la Santa Sede non può aver esaminato perché non fa parte dei Direttori ufficializzati dopo tante resistenze e correzioni, è quella parte degli "insegnamenti orali" e delle prassi che si rifà pesantemente alla tradizione giudaica:"
Carissimi il sito di FREEDOM
é di nupvo in funzione.
Gran parte degli articoli su: ebraismo, qabalah, Sefer Yetzirà,
la merkavà, sono stati ripristinati e oserei dire migliorati.
Sempre il nostro Mic dice: "è evidente che l'Ascensione comporta una morte ed una resurrezione, invece l'Assunzione, come quella di Maria, di Elia, di Enoch, avviene da questo mondo nel carro di fuoco, la merkavà di Ezechiele, appunto...
Insomma tutto l'Arcano che i piccoli neppure immaginano ed è riservato a chi avanza nel cammino..." Ecco perchè sul sito spagnolo del CN di Arguello uno dei testi
consigliati è il Sefer Yetzirà ,per ammissione dello stesso Arguello, uno dei più importanti testi qabalistici. Una domanda sorge spontanea: che ci azzecca con Gesù Cristo e con la religione cattolica?
l'indirizzo esatto del sito è : http://freedom-nonpraevalebunt-freedom.blogspot.com/
Un abbraccio a tutti voi che difendete la vera fede in Cristo Gesù
Dauid