sabato 27 marzo 2010

B. Gherardini, "Quod et tradidi vobis" - Vita e giovinezza della Chiesa

Ho avuto la gioia e il privilegio di ricevere dalle mani di Mons. Gherardini la sua più recente fatica a difesa della Tradizione cattolica: "Quod et tradidi vobis" - La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa e comincio subito ad attingerne, per condividere con voi temi che, dopo il dibattito tridentino, sono stati affrontati solo in termini contestatori "le cui conclusioni ed il cui spirito furon poi come la culla nella quale la dissoluzione modernistica della Tradizione si sarebbe trovata a proprio agio".

Non è un testo divulgativo, ma denso e completo di fonti e riferimenti, destinato agli studiosi, ai quali spetta il compito di approfondire e formulare orientamenti e possibili soluzioni in ordine ai problemi che il cosiddetto spirito-conciliare ha introdotto nella Chiesa, divenendo una delle principali concause della crisi epocale che la Chiesa sta attraversando e noi in essa. Tuttavia non ci sottraiamo dal coglierne alcune 'perle' che confermano e incoraggiano la nostra riflessione, perché ci rivelano la profonda sintonia delle piste ermeneutiche che abbiamo seguito fin qui con quelle dell'Autore, di cui vi sottopongo una prima articolazione, in base alla quale è possibile rispondere all'interrogativo sulle ragioni che hanno consentito e consentono che una realtà come il cammino neocatecumenale, insieme ad altre discrasie moderniste, abbia potuto e possa avere diritto di cittadinanza nella Chiesa del nostro tempo...

Introduzione del principio di inclusività nella Chiesa cattolica e sue conseguenze (il titolo è mio e si riferisce il punto a) del § 3.6 del Cap. Tradizione e postconcilio, pag. 233-34 riprodotto di seguito)

« Inizio dal famoso "subsistit in" di Lumen Gentium 8/b. Il testo ricorre ad un'inutile ed ingombrante circonlocuzione per non offendere gl'interlocutori del dialogo ecumenico con un semplice "Haec unica Christi Ecclesia est Ecclesia catholica" E' pur vero che, su quest'identificazione, la circonlocuzione non lascia dubbi, ma il rispetto dei detti interlocutori espunse evidentemente la perentoria formulazione della Professio Fidei Tridentina e del Vaticano I: "Sancta catholica apostolica romana Ecclesia". LG 8/b lasciò più di una porta aperta ad un concetto di Chiesa inclusivo anche della loro presenza con la proposizione concessiva "extra eius compaginem elementa plura sanctificationis et unitatem catholicam impellunt" [ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l'unità cattolica]. Unitatis Redintegratio 3 b-d fece poi il resto: riconobbe che fuori della chiesa cattolica esistono "plurima et eximia bona, quibus simul semptis ipsa Ecclesia edificatur et vivificatur" [Inoltre, tra gli elementi o beni dal complesso dei quali la stessa Chiesa è edificata e vivificata, alcuni, anzi parecchi ed eccellenti, possono trovarsi fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica]. Ovvia la conclusione da trarre: la Chiesa di Cristo non è quella cattolica, ma questa concorre con altre - ossia con tutte quelle che dispongono dei "bona plurima et eximia quibus ipsa Ecclesia aedificatur et vivificatur" - alla costituzione della Chiesa di Cristo. In codesta Chiesa di Cristo, dunque, e nell'insieme dei soggetti ecclesiali che concorrono a costituirla, sussiste la Chiesa vera. Non quindi nella Chiesa cattolica romana. Ciò significa che la preposizione in venne scelta ad arte per operar il passaggio da un giudizio di identità (Ecclesia Christi est Ecclesia catholica) ad un giudizio di inclusione (la Chiesa di Cristo include in sé quella cattolica e tutte le altre dotate di beni salutari). »

Questo punto è preceduto dalla seguente affermazione: « Oggi, l'estrema incoerenza o la strana dabbenaggine di chi è "maestro in Israele" propone una tradizione vivente [che significa aperta alla commistione con i fenomeni culturali destinati a snaturarla e quindi a neutralizzarla e non viva, cioè tanto vivente in quanto vera (1)], nella quale il della verità da sempre trasmessa non elide il no dell'opposta dottrina, ma a questa affida i propri contenuti per un'"autoricomprensione" di essi, nell'ambito di un pluralismo incolore e insensibile allo stridore dell'antitesi. Non è un paradosso, è l'assurdo, il logicamente contradditorio, l'antitesi assurta a validità esemplaristica e ideale. » [Ma quale intesa può esserci tra Cristo e Belial (2 Cor 6,15)? - è anche il titolo di un recente testo di Mons. Gherardini sul falso ecumenismo]
______________
(1) Inserisco in nota cosa deve intendersi per Tradizione viva, estratto da una mia sintesi della relazione dello stesso Mons. Gheradini al Convegno Summorum Pontificum, dono per tutta la Chiesa, tenutosi a Roma dal 16 al 18 ottobre 2009:
La Tradizione è ininterrotta inalterata fedeltà della Chiesa al proprio atto di nascita, ai suoi principi vitali. Con cristallina chiarezza e profondità teologica, mons. Gherardini ha mostrato l’antitesi tra la “tradizione vivente” – di conio modernista, storicista e soggettivistico, che esclude la continuità e sancisce una rottura sempre nuova, perché “vivente” non è la tradizione, ma il principio che la neutralizza – e la “ermeneutica teologica evolutiva”, perché Tradizione e fissità non stanno insieme. Infatti chiunque voglia dare un nome ai criteri interpretativi di cui si avvale deve farlo secundum normas teologicae interpretationis; il che esclude tutti i criteri immanentistici antropocentrici e storicisti post illuministi che si ispirano al sentimentalismo, al romanticismo e forniscono di volta in volta unicamente risposte a domande contingenti, pretendendo di conformare il dogma e la dottrina alle molteplici variazioni del fragile pensiero umano, anziché ancorarli alla Divina Rivelazione. L’ermeneutica teologica definita della “continuità evolutiva”, esclude tutti quei criteri immanentistici che si sono imposti, dall’Illuminismo ad oggi, sia alla filosofia che alla teologia. Gli Apostoli ci hanno lasciato quanto da Cristo avevano ricevuto ratione ecclesiae, non i carismi personali ma le verità riguardanti la Fede e la Chiesa. Successio et Traditio: al successor viene trasmesso un deposito di cui diventa custos et traditor, ossia custode e trasmettitore di quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est. Tradizione da tradere: trasmettere, consegnare, comunicare; il che implica l’atto, il contenuto, l’Autorità che trasmette la sapienza metabolizzata dalle più lontane generazioni consegnata alla presente da consegnare alle future. Paolo a Timoteo afferma che la grazia ricevuta con l'imposizione delle mani lo abilita a trasmettere la verità ricevuta a uomini 'sicuri'. Ecco già in atto la catena della successione apostolica. Tertulliano parla di trasmissione della 'semente apostolica'. I Padri la chiamano Traditio Dominica o Traditio Apostolica “lo Spirito Santo vi ricorderà tutte le cose che vi ho insegnato io” (Gv 14, 26). L’insufflatio dello Spirito non ha per oggetto una o più, ma “quaecumque dixero vobis”: tutte le cose, acquisizioni sempre più approfondite, nova et vetera (Gv 16,13).

21 commenti:

mic ha detto...

La chiara e limpida trattazione di Mons. Gherardini conferma la nostra ipotesi formulata come 'timore', circa le motivazioni che possono aver condotto all'approvazione dello statuto del cammino neocatecumenale, in presenza della mancata approvazione delle Catechesi di riferimento, proprie fin dall'inizio (fine anni 60) di una 'proposta' ecclesiale, accolta dai vescovi come "pacchetto chiavi in mano", che ora si sta trasformando in 'imposizione' sostituendosi alle pastorali diocesane (vedi nel blog link in lato a sinistra: la nuova chiesa che avanza...).

Tutto ciò nonostante le documentate, circostanziate, numerose e concordanti testimonianze, rese pubbliche, ma anche confluite alle Congregazioni competenti e nonostante gli autorevoli studi e rilievi di teologi e vescovi sui contenuti e sulle prassi anomale.

L'ipotesi nasce dalle considerazioni tratte anche esaminando il testo della lettera indirizzata da Benedetto XVI nel dicembre scorso ad uno degli autorevoli sponsor del Cammino NC, il card. Cordes, della quale riporto nel prossimo post gli elementi-chiave

mic ha detto...

Trascrivo i passi, dedicati dal Papa ai movimenti, citando anche il cammino NC

Certo, per quello che riguarda l'organizzazione e la pianificazione c’erano spesso buoni motivi per scandalizzarsi perché erompevano cose nuove ed impreviste che non sempre si lasciavano ricondurre senza problemi nelle forme organizzative esistenti.

si riconosce esplicitamente che "c'erano motivi di scandalo" perché "erompevano cose nuove e impreviste"

Tuttavia, nel caso del cammino, non si tratta tanto di generiche "cose nuove e impreviste" quanto di una nuova rivelazione, completamente antropocentrica, che ha espunto il Soprannaturale, rinnegato la Tradizione da Costantino al Vaticano II e introdotto tante anomalie, (talmente tante che è stato necessario esporle in un sito sistematizzando i principali argomenti e documenti relativi)

una realtà che non si è MAI lasciata "ricondurre senza problemi alle forme organizzative esistenti"... in effetti non si è mai lasciata condurre e basta!

Un po' riduttivo, però - anche se all'inizio si usa il termine scandalo - parlare di problemi poi riferiti sembrerebbe semplicemente alle "forme organizzative" e che invece, secondo molti teologi e vescovi - almeno per il Cammino nc - toccano i fondamenti della fede cattolica, per arrivare a sostenere:
in tal modo crescevano forme nuove di autentica vita cristiana e nuovi modi autentici di essere Chiesa.

Se il cammino NC è "un nuovo modo autentico di essere Chiesa", ebbene, questo mi costringe a chiedermi: in quale Chiesa mi trovo, dato che siamo in moltissimi ad averne preso le distanze proprio perché - e ce ne sono ampie dimostrazioni - ci stava allontanando dalla vera Chiesa? Ed inoltre, se esso crea problemi nel lasciarsi ri-condurre... come si può parlare di autenticità nella novità?

Certo, questi movimenti devono essere ordinati e ricondotti all’interno della totalità; devono imparare a riconoscere i loro limiti e a diventare parte della realtà comunitaria della Chiesa nella sua costituzione propria insieme con il Papa e con i Vescovi. Hanno pertanto bisogno di guida e anche di purificazione per poter raggiungere la forma della loro vera maturità.

se si riconosce che questa realtà (io mi riferisco in particolare al cammino, che comunque tra i movimenti costituisce un "unicum", perché nessun movimento ha introdotto sue catechesi, ritualità, simboli, architettura, strutture, prassi, rito, "nuova estetica") ha bisogno di 'purificazione', chi e come compie questa purificazione?

e perché la si 'manda' ed evangelizzare, sviando la terza generazione di credenti e inquinando anche quel che resta degli ordini religiosi dopo il concilio?

Cosa e come evangelizzano, se già si ammette che la comunione ecclesiale non viene promossa, dato che "vanno ri-condotti all'interno della totalità": vuol dire che si riconosce che ne sono fuori; e, di fatto, la comunione è infranta, là dove non si fagocita la pastorale esistente,

mic ha detto...

.. segue

Come si può, conoscendo anche la violazione del 'foro interno' delle persone, che continua ad essere perpetrata impunemente e con gravi danni psicologici oltre che spirituali, arrivare a dire:
Essi, tuttavia, sono doni dei quali bisogna essere grati. Non è più possibile pensare alla vita della Chiesa del nostro tempo senza ricomprendere in essa questi doni di Dio...

è logico pensare che un 'dono di Dio' abbia bisogno di essere 'purificato'?

Non è che una realtà del genere riesce ad essere accolta nella Chiesa solo per la convinzione che "tutto è orientato a Cristo qualunque sia la purificazione di cui ha bisogno"; ma questo può avvenire soltanto in virtù della malsana inclusività introdotta da questa 'falla' nella Tradizione perenne da una delle tante ambiguità del concilio?

E' solo una domanda, non è una certezza, perché tante cose possono sfuggirci; ma in base a quello che conosciamo e che ci viene tesstimoniato ogni giorno è una domanda che si pone in tutta la sua drammatica serietà e gravità

Psyco ha detto...

Mi sembrano molto pertinenti queste parole di Mons. Crepaldi, il vescovo di Trieste, inserite in un post precedente, che non ha visto molti interventi. La domanda che pone Mic rimane confermata e drammaticamente, al momento almeno, senza risposta

"La situazione è grave, perché questa divaricazione tra i fedeli che ascoltano il papa e quelli che non lo ascoltano si diffonde ovunque, fino ai settimanali diocesani e agli Istituti di scienze religiose e anima due pastorali molto diverse tra loro, che non si comprendono ormai quasi più, come se fossero espressione di due Chiese diverse e procurando incertezza e smarrimento in molti fedeli."

Caterina63 ha detto...

Approfitto di questo spazio per Augurare a tutti una efficace Settimana Santa offrendovi delle Meditazioni stupende (per la Settimana Santa) del vescovo fr. Pio Alberto Del Corona O.P. (1913), pubblicate giornalmente dagli amici di Rinascimento Sacro:
http://www.rinascimentosacro.com/2010/03/lanima-devota-nei-giorni-santi2-la.html

Sursum corda, Amici, Cristo ha vinto già la guerra....
^__^

Stefano78 ha detto...

Sursum corda, Amici, Cristo ha vinto già la guerra....


AMEN

Stefano78 ha detto...

ma questo può avvenire soltanto in virtù della malsana inclusività introdotta da questa 'falla' nella Tradizione perenne da una delle tante ambiguità del concilio?


Le tue domande sono legittime e se le pongono tutti. Ma le risposte sono meno "oscure" di quanto si pensi. Basta guardare alla condotta del Santo Padre, ora, ma anche di Giovanni Paolo II prima. E se vogliamo anche di Paolo VI, il più contstato.

Nelle nostre considerazioni, secondo me, perdiamo troppo spesso di vista un fatto invece determinante. La situazione generale e particolare della Chiesa e del Mondo PRIMA del Concilio Vaticano II, durante e DOPO. Non è nè catastrofismo, nè semplificazione, DATI ALLA MANO, dire che la situazione è stata ed è di una devastazione INCREDIBILE, senza precedenti nella storia e assolutamente distruttiva!

La FEDE, la Divina Liturgia, ma soprattutto la FEDELTA' all'Autorità e il riconoscimento della Stessa SI SONO ASSOLUTAMENTE SBRICIOLATE già tempo prima l'indizione del Concilio. Si può dire che senza il concilio si sarebbe evitata l'esplosione della bomba! Assolutamente no! Si rischiava un'implosione di proporzioni inimmaginabili, di cui forse il Pontefice aveva solo sentore.

Ebbene, le cose si compenetrano. Fede, Autorità (che viene da Cristo!) e Liturgia. ERGO: Morale, che ne discende!

L'Autorità è SBRICIOLATA! ANNULLATA! NON ESISTE PIU' nella mente e nel cuore di una parte assolutamente maggioritaria della Chiesa Cattolica! Questo è il criterio per capire tante cose che altrimenti non si capirebbero! Perchè la "sospensione" della disciplina? Proprio per questo! Per non far,forse, cadere ancor più nel RIDICOLO ciò che già di fatto non viene più considerato! L'Autorità del Papa NON VIENE PIU' CONSIDERATA! Sarebbe meglio sanzionare qualcuno o qualche gruppo, che (senza fare fantastoria) risponderebbe con un solenne "chissenefrega", proseguendo come niente fosse e magari organizzandosi con protervia per far valere la propria prepotenza ai danni di tutti? Attualmente un assaggio è stato dato con le prove di forza a tratti abominevoli precedenti all'approvazione degli Statuti del CNC da parte del PCL. Una Sanzione, o un richiamo disciplinare sarebbe la "soluzione"? POssibile pensarlo?
Soprattutto: possibile non considerare le MASSE di persone coinvolte nelle beghe ideologiche di pochi? I quali "pochi" si sono premurati di allargarsi a macchia d'olio per far valere con gli interessi le proprie influenze dirette e non! E questo è realtà di fatto!

COme fa un Papa a non considerare la massa di persone coinvolte dopo più di 40 anni di devastazione a cui in qualche modo si è tentato di porre rimedio (non riuscendoci), cercando la soluzione che slava capra e cavoli: mantenere le spinte eversive almeno formalmente all'interno della CHiesa per rimandare la soluzione in un tempo meno disastroso.

Questa tattica si usa solitamente nelle battaglie militari. QUando il nemico è più forte di te e può disintegrare la tua compagine, scendi a compromessi cercando di "incamerarlo", di guadagnarlo alla tua causa contrattando il "prezzo". Si dirà che questo raginamento non può essere fatto nella Chiesa di Cristo, perchè si dimentica la sua essenza Trascendente. In parte è vero, ma è anche vero che l'astuzia è una caratteristicha CHIESTA dal Vangelo, in certi casi, insieme alla Prudenza. E questi sono casi DISPERATI in cui si ha a che fare con la vita delle persone!
Il metodo del PAPA è L'UNICO METODO POSSIBILE! E' LOGICAMENTE, RAGIONEVOLMENTE, l'unico metodo possibile!

Stefano78 ha detto...

...La lettera del Papa a Cordes è saggia ed equilibrata. Perchè? Perchè DICE LE COSE COME STANNO, ovvero che non si possono ignorare le masse coinvolte nella "scandalosa e dirompente" ventata movimentistica. Che, sicuramente, da parte della buona fede della maggioranza degli associati tali masse cercano un radicalismo SINCERO per vivere il Vangelo NELLA CHIESA, anche se è una LORO IMMAGINE di Chiesa.

E' giustissimo ricordare che l'erompere di queste iniziative NON POTEVA E NON DOVEVA ESSERE TRASCURATO O NON CONSIDERATO. Che l' "inclusivismo" NON era una possibilità ma un obbligo, allo stato dei fatti. Non una scelta ma una scelta obbligata. Per i motivi che ho detto.

Inoltre il "Dono dello SPirito", sappiamo bene, che non è legato automaticamente al "frutto" dello Spirito. Il Dono è libera iniziativa di Dio e da Dio viene, riconoscendolo come tale alla luce del discernimento. Il frutto non è affatto AUTOMATICO! E' legato anche alle disposizioni di chi riceve il Dono. Infatti sappiamo che un Dono può essere GESTITO MALE e può essere VANIFICATO da chi lo riceve! Per cui da un VERO DONO, costituito dal principio, dall'essenza e dall'intenzione, possono nascere dei DISASTRI, se mal gestiti! E' la dottrina che sta alla base dell'Esame dei Carismi! Se non fosse necessario esaminarli e discernerli, ritenendo ciò che è buono, non ci sarebbero possibili problemi nel loro ordinato e corretto uso!

Per questo il Papa riconosce ciò che è chiaro. Anche se sono Doni, possono essere gestiti Male e possono avere necessità, come è vero oggi, di PURIFICAZIONE!

E questa purificazione, oggi, come può avvenire SE NON con un metodo "inclusivista"? E il metodo come può essere diverso da quello messo in pratica dal Papa?

Quello che spero è che in questa tempesta che monta sempre più, Pietro rimanga FERMO al Timone per proseguire la bonifica!

Stefano78 ha detto...

Leggete qua: http://fidesetforma.blogspot.com/2010/03/santita-mai-come-oggi-ce-bisogno-di.html

Freedom ha detto...

Cari fratelli dell'osservatorio,
la mia povera opinione concorda con quella di Stefano78, anch'io ho letto l'articolo sul blog Fides et forma, spero e penso che la tattica seguita dal Papa sia l'unica possibile in questo momento. Purtroppo, non si possono cancellare di colpo 40 anni di "disattenzione".
Quello che mi turba è che, conoscendo la sfrontatezza di
Arguello, dubito che si lasci fagocitare dalla chiesa o purificare, come dice qualche altro, la sua intenzione ormai ben chiara è di rimpiazzare ovvero distruggere la chiesa. Il Papa in questa tormenta è solo e non so se ci siano consiglieri o aiutanti fidati vicino a lui.
Preghiamo per il Papa affinchè dia prova di maggiore fermezza, e affinchè il Signore gli ponga vicino adatti collaboratori....
Un abbraccio a tutti voi
Freedom

mic ha detto...

il Papa dice:
Certo, questi movimenti devono essere ordinati e ricondotti all’interno della totalità;

è logico oltre che sano inserirli e 'mandarli' ad evangelizzare prima di riordinarli? Perché essere all'interno della totalità in senso ecclesiale significa essere in comunione anche e soprattutto dottrinale che non è giuridismo ma fedeltà al Signore e comunione è quella verticale nel Signore e da Lui e in Lui creata e non quella orizzontale tra commensali, ottenuta attraverso strategia e costruzioni umane ...

E questa purificazione, oggi, come può avvenire SE NON con un metodo "inclusivista"? E il metodo come può essere diverso da quello messo in pratica dal Papa?

ma non hai capito che il metodo inclusivista esclude la identità cattolica e prende le distanze dal Magistero perenne e consente all'errore di penetrare nella Chiesa di operare al fianco della Verità fino a diluirla e poi a soffocarla?

domani rispondo al resto

jonathan ha detto...

Approfitto di questo spazio per Augurare a tutti una efficace Settimana Santa offrendovi delle Meditazioni stupende

Davvero belle e quanto mai opportune. Grazie.

mic ha detto...

ho letto anch'io fides et forma, grazie per la segnalazione

vigiliamo e preghiamo, come chiedeva il Signore nell'orto del Getzemani!

Stefano78 ha detto...

ma non hai capito che il metodo inclusivista esclude la identità cattolica e prende le distanze dal Magistero perenne e consente all'errore di penetrare nella Chiesa di operare al fianco della Verità fino a diluirla e poi a soffocarla?


..Prima di rispondere leggi anche l'articolo poastato da Colafemmina.

Il Metodo "inclusivista", Mic, non è una opzione. E' una scelta OBBLIGATA. Non riesci a capirlo?
La scelta è obbligata a causa dell'eversione e della prepotenza che coinvolge subdolamente GENTE INNOCENTE e non a causa della mancata disciplina da parte della Chiesa ma a causa della perdita della fede nell'Autorità. CHE E' IGNORATA! L'Autorità del Papa è IGNORATA E NON HA PIU' NESSUN SENSO PER MOLTI! Una Autorità si esercita SE E' CONSIDERATA TALE E SE HA CHI LA ESEGUE! Il Papa, oggi, è come San Givanni Battista ieri...UNA VOCE CHE GRIDA NEL DESERTO! Chi l'ascolta? Questo è un dato di fatto con cui fare i conti! Per questo si pone la domanda: come guadagnare più persone possibili alla Verità, stando il fatto che oggi l'Autorità è sbriciolata? Come salvare persone innocenti dai cattivi maestri che sono Cattolici solo di Nome, sapendo che non posso esercitare alcuna autorità su di loro e che loro possono invece usare prepotenza proprio su quegli innocenti?

Stefano78 ha detto...

ho letto anch'io fides et forma, grazie per la segnalazione


..Bene

Freedom ha detto...

Buona settimana santa a tutti
i fratelli dell'osservatorio

Freedom

mic ha detto...

Il Metodo "inclusivista", Mic, non è una opzione. E' una scelta OBBLIGATA. Non riesci a capirlo?

no, Caro Steph, non lo capisco, però abbraccio la croce e attendo con fiducia

Freedom ha detto...

Cari fratelli,
non disperate anzi, sentitevi onorati,
perchè , stumenti inutili, voi e qualcosa anch'io, stiamo facendo del nostro meglio per affossare la menzogna. Finchè ci sarà anche una sola voce che dissentirà e denuncerà il male perpetrato, Gesù non sarà tradito
e questo lo dice il più umile dei suoi devoti e, purtroppo, un peccatore.
Non dico che siamo stati scelti, per fare questo, noi usiamo il libero arbitrio che Dio ci ha concesso per cercare di fare del bene....se ci riesce. Ma noi ci proviamo con tutte le forze, e per questi nostri poveri sforzi, non ci aspettiamo nulla, se non di fare la volontà del Signore. Sia Benedetto il suo Nome: Gesù Cristo.

FREEDOM

Stefano78 ha detto...

Dall'Omelia del Santo Padre nella Domenica delle Palme:

"Così, nell’ampiezza dell’ascesa di Gesù diventano visibili le dimensioni della nostra sequela – la meta alla quale Egli vuole condurci: fino alle altezze di Dio, alla comunione con Dio, all’essere-con-Dio. È questa la vera meta, e la comunione con Lui è la via. La comunione con Lui è un essere in cammino, una permanente ascesa verso la vera altezza della nostra chiamata. Il camminare insieme con Gesù è al contempo sempre un camminare nel «noi» di coloro che vogliono seguire Lui. Ci introduce in questa comunità. Poiché il cammino fino alla vita vera, fino ad un essere uomini conformi al modello del Figlio di Dio Gesù Cristo supera le nostre proprie forze, questo camminare è sempre anche un essere portati. Ci troviamo, per così dire, in una cordata con Gesù Cristo – insieme con Lui nella salita verso le altezze di Dio. Egli ci tira e ci sostiene. Fa parte della sequela di Cristo che ci lasciamo integrare in tale cordata; che accettiamo di non potercela fare da soli. Fa parte di essa questo atto di umiltà, l’entrare nel «noi» della Chiesa; l’aggrapparsi alla cordata, la responsabilità della comunione – il non strappare la corda con la caparbietà e la saccenteria. L’umile credere con la Chiesa, come essere saldati nella cordata dell’ascesa verso Dio, è una condizione essenziale della sequela. Di questo essere nell’insieme della cordata fa parte anche il non comportarsi da padroni della Parola di Dio, il non correre dietro un’idea sbagliata di emancipazione. L’umiltà dell’«essere-con» è essenziale per l’ascesa. Fa anche parte di essa che nei Sacramenti ci lasciamo sempre di nuovo prendere per mano dal Signore; che da Lui ci lasciamo purificare e corroborare; che accettiamo la disciplina dell’ascesa, anche se siamo stanchi."

Buona Settimana Santa

jonathan ha detto...

Ho trovato anch'io forte e tempestiva e ricca questa omelia, come sempre è la parola di Benedetto XVI.

Siamo portati e portatori nel contempo, in cordata. La responsabilità della comunione è di ciascuno e di tutti coloro che sono 'in cordata'.

E che il Signore rinnovi la Sua benedizione sui forti e sui deboli, che il Signore faccia sentire la Sua voce forte e chiara al Suo gregge disperso e smarrito. Il Signore illumini di Sé la Sua Chiesa, e faccia tacere la tempesta.

jonathan ha detto...

E di questa cordata fanno parte anche i fratelli del cn che in buona fede"vogliono seguire Lui".

E " la responsabilità della comunione – il non strappare la corda con la caparbietà e la saccenteria" ci riguarda tutti, certamente, e dunque anche e soprattutto i Capi, i signori del cn che quella comunione la strappano con arroganza quando si comportano "da padroni della Parola di Dio" e di una verità mistificata e contaminata.

E' il tempo di fare i conti, questo. E la misura giusta è l'umiltà del 'noi'. Dio lo voglia!