giovedì 3 maggio 2012

La dittatura della trasparenza

Di solito non facciamo da cassa di risonanza per notizie che non riguardano il Cammino, ma mi è appena capitato di leggere il testo di "Andreas Hofer", che desidero condividere con voi e con tutti i nostri lettori neocatecumenali che forse non si sono mai posti il problema del pudore, che non ha soltanto a che vedere con la sfera corporea, ma riguarda tutto l'uomo, nella sua interezza di corpo, psiche e spirito. Una bellissima e profonda riflessione che propongo a chiunque desideri crescere in umanità, che è come dire crescere in cristianità, perché l'uomo e Dio sono ormai indissolubilmente uniti nella Persona umano-divina del Signore Gesù. E la cosa non funziona in automatico, né richiede patenti e bollini; ma, anche se parte dal dono del Battesimo, esige poi fedeltà e coerenza, quella dei «veri adoratori in spirito e verità».


Ad essere in primo piano nel pudore è sempre lo sguardo. La pudicizia si palesa come inesprimibile disagio di fronte alla nudità, che sorge laddove ciò che vediamo non è da vedersi o quando ciò che mostriamo non è da mostrarsi. Indefinibile timore della profanazione, misteriosa titubanza dello spirito in presenza di una grandezza soave ed inerme, il pudore si manifesta sulla soglia di un varco segreto o di una riserva inviolabile, ha qualcosa del rispetto dovuto alle cose sacre.

Condizione del pudore è il mistero inattingibile celato in ogni essere, il sancta sanctorum cui nessun altro, salvo Dio, può avere accesso. E il pudore altro non è che il discreto, vigile custode dell’interiorità individuale, il presidio dell’intimo nucleo dell’uomo. Osserva Mounier nel suo Trattato del carattere che « il vero pudore veglia alle porte di un qualcosa di sacro; è per il credente una vedetta davanti al tempio dello Spirito Santo, oppure, da un punto di vista profano, la vestale di una specie di poesia del segreto e del disponibile ».

La società dello spettacolo sembra invece aver fatto suo un undicesimo comandamento: Tutto dev’essere mostrato, nulla nascosto. La stessa assordante verbosità tanto di moda oggi è segno di disgregazione interiore. I miti dello spontaneismo e della sincerità, la crescente marginalizzazione del silenzio stanno ad indicare la caduta verticale del muro di separazione tra interiorità ed esteriorità. Come se l’”incontinenza verbale” fosse connessa nella persona, ormai priva di quegli argini capaci di trattenere ciò che risiede al suo interno, a una inarrestabile dispersione del sé.

« La nostra società – afferma senza mezzi termini la Selz – è fondamentalmente senza pudore. E il massimo di impudicizia è forse quello di essere convinti che tutto sia ottenibile e condivisibile da tutti, perfino quello che riguarda la sfera più intima. Il pudore va quindi considerato come un parafuoco, nel senso più forte, contro questo desiderio megalomanico, a cui manifesta e impone un limite ». Gli esiti spersonalizzanti del declino della pudicizia vanno ben oltre la sfera dei rapporti sessuali, vanno a colpire le relazioni tra gli individui in senso generale. Non c’è nulla di più pericoloso per la stessa sopravvivenza della comunità umana di vivere sotto il tallone di una dittatura della trasparenza che in nome del piacere ad ogni costo condanna il pudore all’anormalità ed elegge a imperativo categorico l’illimitata esibizione di corpi e sentimenti.

È assolutamente vitale dunque richiamare in servizio il pudore, questa sentinella dell’ineffabile. Per assicurare un vero incontro tra gli esseri umani, affinché ci sia scambio autentico, è necessario che prima tra di loro sia stato scavato un vuoto che ne definisca i limiti e tracci gli spazi propri a ciascuno.

In chi si accosta con intenzioni nobili al mistero di un altro essere l’intimità accresce rispetto e venerazione. Lo sguardo pudico è sempre contemplativo, è visione di una realtà che suscita stupore, presenza viva di un mistero che oltrepassa i limiti della comprensione razionale, puramente logico-deduttiva. Nel pudico lo sguardo si accompagna all’ammirazione e riposa nell’oggetto contemplato. Non muove assalti né cinge d’assedio, giacché il suo movente non risiede nell’ebbrezza conquistatrice del’avventuriero. Come fosse stata marchiata a fuoco dall’eternità, la creatura che è stata oggetto di una visione sprigionatasi da simili abissi di profondità ne resta per sempre segnata da un ricordo indelebile. Cos’altro grida la voce spezzata di Loredana Berté nel rievocare con struggente nostalgia lo sguardo di quell’uomo che «accecato d’amore» la «stava a guardare»?

Per l’individuo meschino, al contrario, mai vi sarà sufficiente nudità, velo che non debba essere sollevato, squarciato e fatto a brandelli. Nell’animo colmo di volgarità, cui il riserbo è ignoto quanto la tenerezza, l’intimità uccide il riguardo sostituendovi la brama di possesso. Per questo motivo stupefazione e meraviglia sono negate all’impudicizia. Colui al quale tutto è stato detto, ogni segreto svelato, è incapace di stupirsi.

Occorre diffidare degli spregiatori dell’homo pudens, sospettare della febbrile agitazione di chi vuole abbattere ogni bastione, infrangere qualunque recinto. È il sogno a lungo vagheggiato dai devoti del potere, dagli adoratori della forza d’ogni risma: realizzare una collettività sociale talmente assorbente e totalitaria da riuscire ad estirpare nell’uomo la facoltà di meravigliarsi dinanzi al mistero della vita. Perché, caduta la pudica muraglia eretta tra gli esseri umani, saremo tutti consegnati alle fauci del Leviatano.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

E la cosa non funziona in automatico, né richiede patenti e bollini; ma, anche se parte dal dono del Battesimo, esige poi fedeltà e coerenza, quella dei veri adoratori in spirito e verità.

infatti in spirito e verità..i neocatecumenali si aprono negli scrutini senza pudore...e senza pudore i catechisti violando il foro interno dettano leggi...apertura totale alla vita che se anche hai problemi economici o fisici e ti permetti di dire che non puoi affrontare un'altra gravidanza, senza pudore ti viene risposto che tu non ti fidi di Dio..per cui non passi oltre, ma torni indietro in un'altra comunità...Cari fratelli neocatecumenali, è stato questo che mi ha allontanato dal cammino...non mi và più di dire le mie cose, ed essere giudicata come davanti ad un tribunale, io preferisco quello di Dio, che è misericordia!

Anonimo ha detto...

Cari fratelli nc, se vi capitasse di subire le corbellerie che ha subito l'anonimo delle 10 e 04 ricordate ai vostri catechisti che "Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo"

Gv

Anonimo ha detto...

Non so chi tu sia anonima ma ho vissuto un esperienza molto simile.
Me ne sono accorto solo dopo qualche hanno anche se sono certo che i catechisti fossero in buona fede nel mio caso, per questo non mi sento di condannarli.
Da quel momento però ho maturato la mia convinzione che durante gli scrutini ("a parte" il sacerdote che nn c'è quasi mai), se ci sono particolare problemi, anche nel caso degli sposi si dovrebbe parlare singolarmente: intendo senza che l'uno sappia cosa ha detto l'altro. Se ci sono problemi difficilmente un coniuge si aprirà di fronte all'altro e fare figli rischia di essere una cura palliativa che rimanda o nasconde il problema.

Lino ha detto...

Ha scritto Mounier: «...il vero pudore veglia alle porte di un qualcosa di sacro; è per il credente una vedetta davanti al tempio dello Spirito Santo, oppure, da un punto di vista profano, la vestale di una specie di poesia del segreto e del disponibile».
E' un articolo bellissimo, assolutamente coerente con la tematica del blog.
Occorre vigilare su queste porte, occorre impedire che un visore orwelliano possa insinuarsi nelle nostre recondite stanze e, con voce metallica, si spinga fino ad accusarci: "Voi siete i morti".
Numerose volte, nel leggere gli interventi di neocatecumenali, ho ripensato a "1984" di George Orwell, alle manipolazioni mentali operate dal "Socing", al linguaggio degli adepti ridotto ai minimi termini, a pochi slogan e molte accuse; una espressione diversa dal solito era sufficiente per la denuncia. "Quella alect me la immagino come quella che metteva bocca su tutto... " ha commentato un neocatecumenale ieri.
Tutto nel Cammino, dal culto della personalità dell'iniziatore alla diffusione di oggetti e simboli propri che non lasciano spazio a un differente "bispensiero" - pena l'esclusione dalla comunità - evoca l'angoscia del controllo e della violazione degli spazi della persona.
Un solo appunto alla splendida citazione di Mounier: anche dal punto di vista cristiano, non solo profano, esistono vestali "di una specie di poesia del segreto e del disponibile". Il problema non riguarda solo il pudore della carne e del pensiero, ma anche quello delle esperienze mistiche. I continui riferimenti di Kiko alle sue "apparizioni" e missioni messianiche (ammesso che siano state vere), esibite come "patenti e bollini", è l'altra faccia dello schermo, quella dalla parte del Grande Fratello.

mic ha detto...

E' vero Lino, c'è una 'castità' anche della propria testimonianza. Ci sono cose che appartengono solo al nostro rapporto col Signore.

La vita di Kiko e quella dei catecumeni, invece, è tutta letta e sbandierata nel nome di Dio, come fosse Dio stesso a parlare per bocca sua e loro.

Io trovo terribile che nessuno abbia a cogliere questo dato inquietante e anche squilibrato, diciamolo, una volta per tutte!

Lino ha detto...

@ Mic che ha detto: "E' vero Lino, c'è una 'castità' anche della propria testimonianza".
E' vero, Mic, hai inteso perfettamente, c'è una 'castità', un 'pudore' anche della propria testimonianza, una specie di poesia del segreto e del disponibile, dell'indicibile e del dicibile. Forse già la conosci, in ogni caso te la regalo, con i suoi veli. E' una poesia antica:

http://www.comitatodantenapoli.it/index.php?option=com_content&task=view&id=109&Itemid=29

Luisa ha detto...

E molto bello il testo di Andrea Hofer.
Difficile evocare il pudore su questo blog senza pensare agli scrutini neocatecumenali, a quel tristemente famoso art.19 dello statuto che prevede lo svuotamento dai falsi concetti di sè.
Difficile non pensare alle testimonianze di chi ha subito quelle violazioni del foro interno.

Il pudore permette ad ognuno di noi di meettere come un limite, una forma di stop, qui ti fermi, qui non entri, questo spazio mi appartiene e non puoi entrarci, il pudore mette un limite, una frontiera, il pudore protegge dal`intrusione altrui.
Quello spazio sacro, intimo, che appartiene all`individuo, che costitusce la sua interiorità è aggredito, spesso violentato, messo a nudo durante le confessioni pubbliche che sono gli scrutini neocatecumenali.

Tutto è fatto affinchè il "camminante" faccia saltare quella protezione,già a monte con la preparazione a quel momento che marca i passaggi, il camminante arriva allo scrutinio, forse un pò inquieto ma già condizionato e pronto a dover mettersi a nudo davanti alla comunità, la pressione è tale, i mezzi usati più che convincenti,la messa in scena impressionante, il catechista non ha nessuna difficoltà ad usare del suo potere per invadere ciò che la persona ha di più intimo.

I neocatecumenali dovrebbero riflettere a quel meccanismo creato per consolidare la comunità a scapito dell`individualità, che nulla ha da che vedere con l`ego, dovrebbero riflettere se è giusto permettere ad un`altra persona, fosse anche il catechista, di penetrare nella loro intimità, nella loro interiorità, e di farlo in quel modo, i nc dovrebbero ascoltare quella voce che anche se non grida, anche se è timida, dice loro, ne sono certa, che quel che succede durante gli scrutini, senza dimenticare le altre pressioni e colpevolizzazioni, non è conforme al rispetto della dignità della persona.

mic ha detto...

Ho letto, Lino non ci sono parole per dirti quel che mi ha suscitato. Ci sono in me tante consonanze e ci ho letto e 'visto' tante cose non così facilmente traducibili in parole.
E la poesia è vera poiesi, non da soli...

mic ha detto...

mi spiace che non ho il tempo dirti di più (ma forse non serve) ma ne parleremo ancora. Intanto GRAZIE!

Anonimo ha detto...

Trovo preoccupante questo silenzio sulla riunione del comitato per la liturgia, specialmente il silenzio di Magister. Certamente Magister ha una buona fonte interna al Vaticano che, se ha saputo della lettera del Pontefice, dovrebbe ora sapere almeno l'esito dei lavori della commissione e (forse, ma non necessariamente) la reazione del Papa a questi risultati.

Voi sapete qualche indiscrezione in piu'?

Anonimo ha detto...

Secondo me il problema non sta nel fatto che nel cammino neocat si violi sic et simpliciter il senso del pudore, ma se ne crea uno nuovo, all'interno non ci sono veli, devi dire tutto, ad esempio nelle risonanze, e ti devi aprire anche se alcuni fratelli di comunità ti stanno antipatici, mentre all'esterno nulla può filtrare, se hai detto qualcosa di estremamente intimo e personale e vuoi rivelarlo ad un altra persona della quale davvero ti fidi non puoi farlo, perché nelle risonanze puoi dire tutto e tutto è segreto, anche un consiglio che un catechista ti dà su come relazionarti con una persona, sr poi non condividi nulla con chi vuoi bene poco male, tanto c'è la comunità, che viene prima di tutto ed esclude tutto, e ti accorgi che, seppure in buona fede, sta ponendo delle barriere con chi non dovresti, hai eccessivo pudore nei confronti di persone con le quali dovresti essere trasparente ti allontani inconsapevolmente da famiglia e affetti più cari e quando te ne accorgi la frittata è già fatta. Io non sonó stato nel cammino ma ho conosciuto chi in totale buona fede il cnc lo ha fatto e vi assicuro, è terribile vedere persone di enorme cultura e sensibilità fidarsi ed ascoltare catechisti intellettualmente più sprovveduti solo perché se il catechista non é così capace l'azione dello Spirito è tanto più evidente. Intanto quello che ti dice il catechista è legge e tu non sei nessuno a credere di avere i mezzi per dire che si sta sbagliando

mic ha detto...

Trovo preoccupante questo silenzio sulla riunione del comitato per la liturgia, specialmente il silenzio di Magister.

Io non trovo preoccupante nulla. Del resto hanno taciuto per quarant'anni, vuoi che sbrighino tutto in due giorni?

A parte le battute, è un discorso complesso, che certamente richiede i suoi tempi e, comunque, è la dimostrazione che i problemi ci sono...

Anonimo ha detto...

@Anonimo 03 maggio, 2012 16:20

I tempi del vaticcano in genere sono tempi biblici e prima di agire bisogna trovare il modo per verificare i riscontri e recare meno danno possibile.

Non ti preoccupare, nella migliore delle ipotesi ci vorrà qualche mese per veder qualche reazione in atti concreti.


Gv

Michela ha detto...

Trovo un forte collegamento tra mancanza di uno spazio sacro nel cammino e la violazione dello spazio sacro delle persone.

La confusione, il caos, la mancanza di confini ci fanno stare male. Come ci fa stare male la violazione di un rapporto, che è sacro e va a difeso, come il rapporto tra sposi o tra genitori e figli.
Tutto va esposto, posto sotto il giudizio altrui, tutto diventa merce da valutare per decidere se sei adatto a continuare il cammino.

Se poi qualcuno ingenuamente tira fuori una perla, vuole raccontare qualcosa del suo personale rapporto con Dio, qualcosa di bello da condividere con i fratelli o con i catechisti, ecco che viene schernito, accusato di presunzione.
L'abito bianco- non quello ncn- ma quello che ogni tanto, per grazia, riusciamo a intravedere addosso a noi, quello no, non possiamo mostrarlo.
Anzi dobbiamo toglierlo, far finta di non averlo ricevuto, perchè così i catechisti ci possano massacrare, dopo averci tolto ogni difesa che ci proteggeva .