giovedì 14 novembre 2013

Il cardinal Bartolucci sulla liturgia e sulla musica sacra

Per comprendere alcune questioni sul canto liturgico e sulla liturgia della Chiesa riproponiamo alcuni stralci da due interviste al card. Domenico Bartolucci (1917-2013), Maestro perpetuo della Cappella Sistina, grande compositore (49 volumi pubblicati presso le Edizioni Cappella Sistina) e direttore di coro (nelle liturgie pontificie e nelle tournée in tutto il mondo), degno successore del maestro Lorenzo Perosi.

Lo ricordiamo con affetto e gratitudine. La prima intervista completa è pubblicata su Disputationes TheologicaeLa seconda intervista è pubblicata su www.Chiesa.



Sulla "actuosa participatio" nella liturgia:

Maestro bisognerà pur concedere ai denigratori della Messa antica che quest’ultima non è “partecipata”.
Suvvia non diciamo corbellerie, la partecipazione dei tempi antichi io l’ho conosciuta, tanto a Roma, in Basilica, quanto nel mondo, quanto quaggiù nel Mugello in questa parrocchia di questa bella campagna, un tempo popolata da gente piena di fede e di pietà. La Domenica a vespro il prete avrebbe potuto limitarsi ad intonare il “Deus in adiutorium meum intende” e poi mettersi a dormire sullo scranno, per non risvegliarsi che al “capitolo”, i contadini avrebbero continuato da soli ed i capifamiglia avrebbero pensato ad intonare le antifone!
Gli "alleluia", i battimano,
le chitarrelle, perfino ai funerali!
E la chiamano "partecipazione"...
Una velata polemica, Maestro, nei confronti dell’attuale stile liturgico?
Io non so ahimè se siete mai stati a un funerale: “alleluia”, battimano, frasi ridanciane, ci si chiede se questa gente abbia mai letto il Vangelo; Nostro Signore stesso piange su Lazzaro e sulla morte. Qui con questo sentimentalismo melenso, non si rispetta nemmeno il dolore di una madre. Io vi avrei mostrato come una volta il popolo assisteva a una Messa da morto, con quale compunzione e devozione si intonava quel magnifico e tremendo “Dies Irae”.

Sulla necessità di "capire" la liturgia:

Siamo d’accordo con lei, Monsignore, ma è pur vero che la gente non capiva…
Carissimi amici, l’avete mai letto san Paolo: “non importa sapere oltre il necessario”, “bisogna amare la conoscenza “ad sobrietatem”. Di questo passo tra qualche anno si pretenderà di capire la “transustanziazione”, come si spiega un teorema di matematica. Ma se nemmeno il prete può capire fino in fondo un tale mistero!
Ma come si arrivò allora a questo stravolgimento della liturgia?
Fu una moda, tutti parlavano, tutti “rinnovavano”, tutti pontificavano, sulla scia del sentimentalismo, di riforme. E le voci che si levavano in difesa della Tradizione bimillenaria della Chiesa, erano abilmente azzittite. Si inventò una sorta di “liturgia del popolo”…. quando sentivo questi ritornelli mi venivano in mente le frasi del mio professore del seminario, che diceva: “la liturgia è del clero per il popolo”, essa discende da Dio e non sale dal basso. Debbo però riconoscere che quell’aria mefitica si è un po’ rarefatta. Le giovani generazioni di sacerdoti sono, forse, migliori di quelle che li hanno preceduti, non hanno i furori ideologici mutuati da un modernismo iconoclasta, sono pieni di buoni sentimenti, ma mancano di formazione.

Sui "problemi" della liturgia nata col Vaticano II:


Secondo i neocatecumenali
questa caciara sarebbe il
"fare come i primi cristiani"
Monsignore si parla di una “riforma della riforma”, che dovrebbe limare le storture che vengono dagli anni Sessanta.
La questione è assai complessa. Che il nuovo rito abbia della deficienze è ormai un’evidenza per tutti e il Papa ha detto e scritto più volte, che esso dovrebbe “guardare all’antico”; tuttavia Dio ci guardi dalla tentazione dei pasticci ibridi; la liturgia con la “elle” maiuscola è quella che ci viene dai secoli, essa è il riferimento, non la si imbastardisca con compromessi “a Dio spiacenti e a l’inimici sui”.
Cosa intende dire Maestro?
Prendiamo per esempio le innovazioni degli anni Settanta. Alcune canzonette beat e brutte e tanto in voga nelle chiese nel sessantotto, oggi sono già dei pezzi d’archeologia; quando si rinuncia alla perennità della tradizione per immergersi nel tempo si è condannati al volgere delle mode.

Sul contributo della musica sacra moderna alla devastazione liturgica:

Maestro, che ruolo ebbe la musica in questo processo?
Ebbe un ruolo incredibile per più ragioni. [...]

«Un compiacimento per tutto ciò che è
volgare, sguaiato, di cattivo gusto e
anche dottrinalmente temerario...
Non mi domandate, per favore,
delle chitarrine e delle tarantelle...»
Passava l’idea dell’opportunità di un recupero archeologico, tanto in musica che in liturgia, di un passato lontano dal quale ci separavano i cosiddetti “secoli bui” del Concilio di Trento…..Archeologismo insomma, che non ha nulla a che vedere, dico, che non ha nulla a che vedere con la Tradizione e che vuol restaurare ciò che non è forse mai esistito. [...]

Quindi fra un archeologismo che si vuol ricongiungere al passato apostolico, prescindendo dai secoli che da esso ci separano, e tra un romanticismo sentimentale che disprezza la teologia e la dottrina, in un’esaltazione dello “stato d’animo”, si preparò il terreno a quell’attitudine di sufficienza nei confronti di ciò che la Chiesa e i nostri Padri ci avevano trasmesso. [...]

Il gregoriano di una volta sapeva essere anche canto di popolo, cantato con forza come con forza il nostro popolo esprimeva la sua fede. [...]

Vedo il persistere di una cecità, quasi un compiacimento per tutto ciò che è volgare, sguaiato, di cattivo gusto e anche dottrinalmente temerario…Non mi domandate, per favore, di dare un giudizio sulle chitarrine e sulle tarantelle che ci cantano ancora durante l’offertorio….Il problema liturgico è serio, non si dia ascolto a quelle voci che non amano la Chiesa e che si scagliano contro il Papa e se si vuol guarire l’ammalato ci si ricordi che il medico pietoso fa la piaga purulenta.


Chitarrelle e
bocche urlanti
Da un'altra intervista del card. Bartolucci, prosegue sul tema della musica sacra:
Oggi nelle chiese sono di moda le canzonette e lo strimpellio delle chitarre, ma la colpa è soprattutto delle idee sbagliate di pseudo intellettuali che hanno creato questa degenerazione della liturgia e quindi della musica, travolgendo e disprezzando l’eredità del passato e credendo di ottenere chissà quale bene per la gente. Se l'arte della musica non torna alla grande arte, non ad un accomodamento o a un sottoprodotto, non ha alcun senso interrogarsi sulla sua funzione per la Chiesa. Io sono contro le chitarre, ma anche contro la faciloneria della musica ceciliana: più o meno è la stessa zuppa! [...]

Il grande repertorio di musica sacra che ci è stato consegnato dal passato è costituito dalle messe, dagli offertori, dai responsori: prima non esisteva liturgia senza musica. Oggi con la nuova liturgia questo repertorio non ha più spazio, è una stonatura, inutile illudersi. È come se Michelangelo per il giudizio universale avesse avuto a disposizione un francobollo! Mi dica lei come è possibile oggi eseguire un Gloria o addirittura un Credo. Per prima cosa dovremmo tornare, almeno per le messe solenni e per le feste, a una liturgia che dia spazio alla musica e che si esprima nella lingua universale della Chiesa, il latino.

Sul tema del gregoriano cantato dal popolo:
Sull’esecuzione del canto gregoriano bisogna fare delle distinzioni. Una parte del repertorio, ad esempio gli introiti o gli offertori, richiede un’arte raffinatissima che può essere interpretata compiutamente solo da veri artisti. C’è poi anche un repertorio cantato dal popolo: penso alla messa “degli Angeli”, alle musiche processionali, agli inni.

Era commovente il canto popolare del Te Deum, del Magnificat, delle litanie, musiche che la gente aveva assimilato e fatto sue, ma oggi anche di questo è rimasto ben poco. [...] Il canto gregoriano è nato nei secoli di ferro, deve essere virile e forte, altro che le dolcezze e i comodi adattamenti dei giorni nostri.
[...]
Oggi il motto è “andare al popolo, guardarlo negli occhi”, ma sono tutte storie! Facendo così finiamo per celebrare noi stessi: il mistero e la bellezza di Dio sono allontanati.
[...]
Il luogo e il coro erano un tutt'uno, così com'erano un tutt'uno la musica e la liturgia. La musica non era un semplice ornamento, ma dava vita al testo liturgico e il cantore era come un sacerdote.

25 commenti:

by Tripudio ha detto...

Dopo una vita intera passata a servire Dio con la musica (musica vera, musica veramente sacra), il cardinal Bartolucci ci ha lasciato lunedì scorso.

Ha personalmente testimoniato (anche nelle interviste citate) contro il ridicolo pregiudizio secondo cui "la gente col latino non capiva niente".

È vero esattamente il contrario: la gente semplice, col latino e col gregoriano, partecipava e riusciva a distinguere bene la differenza che corre tra le canzonette e la musica sacra. Ce lo testimonia lui, un riconosciuto gigante della musica sacra.

Oggi invece quei lorsignori muniti di chitarrina pensano di fare musica sacra componendo un flamenco e appioppandoci sopra qualche versetto biblico, e coloro che idolatrano Mister Chitarrina vengono qui con la bava alla bocca a piazzarci addosso insignificanti etichettine.

In tutta la sua vita sacerdotale il cardinal Bartolucci ha sempre celebrato la Messa "tridentina", non ha mai avuto necessità di imparare un'altra Messa, dato che ha visto con i suoi stessi occhi che quella liturgia tradizionale (oggi così ostacolata e disprezzata) è sempre stata la Messa del popolo, quella liturgia solenne anche nella forma più silenziosa, quel canto denso e virile, quella sublimità degna di essere offerta umilmente a Dio e che a Dio eleva ogni singola anima.

Anonimo ha detto...

Sono Ludovico,
Scrivo per dare un saluto al Card. Bertolucci, che il Signore vi abbia in gloria e che possa la musica che lei amava esserle testimone al cospetto di Dio Padre!

Saluti

Bruno Demasi ha detto...

Pace all'anima di mons. Bertolucci. Intanto esultiamo perchè Papa Francesco di Mons. Marchetto (osteggiato da sempre da Melloni & C. e da tutta la "scuola di Bologna") ha detto che è "il miglior ermeneuta del Concilio Vaticano II".

mic ha detto...

Ciao Bruno, un abbraccio!

aleCT ha detto...

In questo momento ho parecchio da fare, ma l'articolo è interessantissimo e mi sento di dire la mia sperando che poi arrivino tanti commenti.

Un articolo come questo permette di discutere finalmente su che cosa sia questa "actuosa partecipatio"

Ovviamente, data la mia età, non posso sapere quale fosse il clima del primissimo post concilio. Posso dire la mia esperienza dai primi anni 90 in poi...o poco prima.

Ho fatto la preparazione alla Comunione dai salesiani e una cosa mi ricordo bene: l'assoluta discrepanza tra l'importanza di ciò che avveniva sull'altare (era una messa per ragazzi...ma assolutamente dignitosa ripensandoci adesso) che io, nonostante l'età, intuivo (anche guardando l'atteggiamento di chi mi stava intorno) e IL MODO in cui al catechismo se ne era parlato.

Sono passati gli anni...sono andata al liceo (nel frattempo non avevo praticamente più messo il piede in chiesa) e poi conobbi quello che ora è il mio padre spirituale.

Sapete che si dice che un gesuita "nec rubricat ne cantat", giusto?

Bene, io posso dire questo. Quella prima messa con lui me la ricordo benissimo..perchè spiegò (con semplicità degna dei bambini di 5 anni...quindi MOLTO SERIAMENTE..perchè i bambini sono seri) ogni parte della messa.

In pratica ricominciò persino dal Segno della Croce iniziale e celebrò una messa sobria e semplice, ma che rispettava l'OGMR fino alle virgole.

Questo ovviamente lo dico con il senno di poi...allora non sapevo nulla.

CONTINUA...

aleCT ha detto...

Per usare le parole di Monsignor Bartolucci posso dire che quella era una messa con messale Post Conciliare, celebrata però con una consapevolezza pre-conciliare.

E' passato del tempo da allora e mi sono chiesta in questi anni, partecipando alla celebrazione eucaristica in tanti ambiti, cosa fosse questa "actuosa partecipatio"..

E alla fine,dopo essermi letta approfonditamente anche i documenti del concilio a questo proposito, sono arrivata alla conclusione che:

la partecipazione deriva dalla consapevolezza di quello che avviene sull'altare.

La partecipazione deriva dalla consapevolezza che quello che avviene E' PURO DONO DI DIO.

Se si parte da questo io sono convinta che è molto più semplice eliminare la SCIATTERIA che caratterizza tante celebrazioni odierne.

Alla base di questa consapevolezza però c'è anche il SAPER SPIEGARE. Ed è qui che secondo me, casca l'asino.

Come disse una volta Gv in un thread precedente:"si è rinunciato a spiegare".

CONTINUA

aleCT ha detto...

Il motivo di questo non lo saprei dire...forse si è pensato che...siccome "il popolo finalmente capiva cosa si diceva" allora non c'era bisogno di farlo...
Sotto c'è forse anche una sorta di "crisi educativa" che ha colpito la società e la Chiesa di riflesso per cui NON SI E' SAPUTO TROVARE IL MODO DI RISPONDERE (ed in questo senso le istanze del concilio sono ancora lettera morta), di TROVARE ALTRI LINGUAGGI CHE DICESSERO LA STESSA COSA..rifugiandosi nel

"diciamo qlc che ci somiglia...magari cercando di prenderla alla lonta e non troppo sul serio"

I risultati li stiamo pagando.

Dal punto di vista musicale ovviamente c'è stato un calo di qualità, più che altro perchè, ANCHE Lì, LA SCIATTERIA, la fa da padrona.

Bisogna fare degli opportuni distinguo ovviamente. E anche lì...spiegare, applicarsi,mettersi in gioco, STUDIARE, GUARDARE IL BISOGNO DI CHI HAI DAVANTI.

Io suono la chitarra (il maestro Bartolcci mi guarderà storto dal cielo ;-D) e fin da quando sono stata chiamata ad accompagnare i canti sono stata attenta ad un paio di cose: ovvero a non fare cagnara e ad aiutare LA PREGHIERA dell'assemblea.

Quello che so, er la mia esperienza, è che se stai attento a questo e sei consapevole anche una chitarra può rendere un buon servizio...magari non ottimo, ma non disastroso.

by Tripudio ha detto...

Vorrei aggiungere una considerazione.

L'idea che nella Chiesa si possa legittimamente introdurre una nuova liturgia (quella del 1969) è stata la base per il moltiplicarsi incontrollato di tutti gli abusi liturgici successivi.

Lo scempio liturgico NC parte infatti dalla maliziosa interpretazione secondo cui se i vertici della Chiesa introducono una nuova forma liturgica per venire incontro alla gente, allora anche noi possiamo farci la nostra forma liturgica che venga incontro a noi stessi...

L'accusa fatta normalmente contro la liturgia tradizionale in latino è che sarebbe "ingessata", "incomprensibile", poco "partecipata"... Tutte stupide dicerie, contraddette da tanti testimoni diretti (tra cui, di primissimo ordine, il card. Bartolucci).

Ma se proprio le si voleva prendere sul serio, quello che c'era da fare era semplicemente spazzar via i preti che avevano ridotto dottrina e liturgia ad una fastidiosa incombenza. Non era la liturgia il problema, ma il comparire - qua e là - di preti "ingessati" nelle proprie piccinerie.

Purtroppo il rimedio a quel presunto problema fu l'idea di "rinnovare" la liturgia.

Qualsiasi "novità", nella Chiesa, viene immediatamente adoperata da chi vuole introdurre altre novità.

Immaginatevi Kiko e Carmen nei primi anni in cui inventano il neocatecumenalismo, come sarà loro andata stretta (strettissima! disprezzatissima!) la liturgia tridentina che ancora non era stata abolita.

Quei due, che al bar discettavano goliardicamente di presunte apparizioni mariane e di sontuose comunità da fondare (e di soldi per pagare il taxi e il conto del bar), trovarono finalmente la scusa per fabbricare una nuova fede a loro immagine e somiglianza, con chitarrelle, "decime", confessioni pubbliche e un cumulo di altri pesi che loro non si sono sognati mai di toccare con un dito (Kiko e Carmen non sono mai stati "scrutinati" da nessuno, nessun cosiddetto "catechista" ha mai urlato loro di «parlare di fatti concreti» magari di natura sessuale in presenza di decine o centinaia di persone, non hanno mai dovuto "mollare il malloppo" nel sacco nero, eccetera).

Proprio perché la Chiesa è Tradizione, ogni "novità" (o apparenza di novità) diventa immediatamente la pezza d'appoggio per introdurre una qualsiasi idolatria che fino ad un minuto prima era ovvio condannare. Infatti, il più sprezzante aggettivo utilizzato dai cattolici nei confronti del Protestantesimo nel '500 era «novatores», cioè gli "innovatori", coloro che introducono novità, come se la fede professata da un'enorme schiera di santi fino a quel momento fosse stata sbagliata.

Le più grosse "novità" dottrinali e liturgiche sono ormai dimenticate. Gli esageroni sessantottini sono scomparsi (per nostra fortuna non si vedono più dei cretini "celebrare" con cocacola e crackers, non si sente più gente che definisce Cristo "il primo comunista della storia", eccetera) perché si sono annoiati delle loro stesse stupide invenzioni.

Ma il loro veleno è rimasto. Ed in particolare è rimasto intatto nel Cammino Neocatecumenale che continua ad avanzare, perché fin dagli inizi non si è presentato dicendo "questa è la liturgia, questo è il modo di cantare, questo è il modo di pregare", ma si è presentato dicendo: Kiko è la liturgia, Kiko è il modo di cantare, Kiko è il modo di pregare...

Un culto della personalità dei due fondatori che, a causa della loro stratosferica superbia, impedisce di ammettere di aver sbagliato, impedisce di tornare indietro, impedisce di ammettere che le proprie "novità" non ravvivano la fede ma la inquinano. Come Lutero, che nel vedere che la Bibbia contraddiceva i suoi insegnamenti, gridò che quelle parti della Bibbia erano false, "interpolate", inesatte, anche Kiko e Carmen non possono tornare indietro.

by Tripudio ha detto...

Brevi precisazioni:

- «novatores» sarà pure sprezzante, ma è veritiero;

- una innovazione può camuffarsi dietro invitanti parole («facciamo come i primi cristiani!»)

- la liturgia tridentina non è stata «abolita» di diritto, ma solo di fatto (imponendo che "tutti" celebrino la nuova), il che oggettivamente è stato un sopruso che dura ancor oggi

- i due "iniziatori" spagnoli hanno trascorso i primi trent'anni della loro vita con la liturgia tridentina, anche prima dei fermenti di novità precedenti al Vaticano II

- i due spagnoli non si sono mai sinceramente fatti questa domanda: come mai ciò che andava bene ai miei genitori, nonni, bisnonni, ecc. ora per me non deve più andar bene? come mai secoli e secoli di santità hanno sbagliato? un cumulo enorme di santi (da quelli medievali fino a padre Kolbe e padre Pio) hanno sbagliato?

aleCT ha detto...

@tripudio

Non sono del tutto d'accordo con te ( mi perdonerai)

Non sono d'accordo sulla consecutio Nuovo Messale uguale via libera alle invenzioni.

La mia piccola esperienza dice che le cose non sono così semplici.

Una cosa è sicura: c'è un messale uscito dal concilio che è perfettamente capace di trasmettere il sacro. Devo ammettere che il fatto che le letture siano strutturate in maniera più sistematica ha fatto sì che il popolo di Dio venisse a conoscenza di gran parte delle Sacre Scritture...a patto che poi ci sia un omiletica all'altezza.

Paradossalmente il messale conciliare richiede molto più "impegno"!

Impegno che, in maniera più o meno colpevole, e' MANCATO.

Io pero sono ottimista...perchè,come diceva Bartolucci, ci sono sacerdoti più consapevoli e poi perchè sono fermamente convinta che le storture MORIRANNO CON CHI LE HA INVENTATE.

Nel frattempo è mio (in primis sono io che devo lavorare) dovere insegnare CON L'ESEMPIO e le parole (quando richiesto) il senso profondo della liturgia tale e quale mi è stato insegnato.

by Tripudio ha detto...

Su Youtube si trovano molti video di esecuzioni di Bartolucci (per lo più in occasione di liturgie pontificie) e di sue musiche da cori di tutto il mondo (per esempio segnalo una sua Ave Maria eseguita da un coro indonesiano, o una sua Salve Regina eseguita da un coro russo, un suo Exultate iusti eseguito da un coro di Singapore...).

Un frate cappuccino indonesiano alcuni anni fa allestì un piccolo coro parrocchiale (lì a Medan, sede universitaria) per promuovere quegli stessi canti classici di cui aveva appreso l'esistenza forse solo da internet.

La bellezza si propaga con la sua stessa forza. Le brutture, invece, vanno imposte. Le "famiglie kikiane in missione kikiana" infatti portano con loro tutto l'armamentario di tamburelli, chitarrine e canzonette kikiane che normalmente tutti preferiscono ignorare. I canti dell'idolo Kiko, infatti, vengono cantati solo dai suoi adepti e (talvolta) da coloro che per strani motivi (ecumenici o economici) pensano che sia utile ingraziarselo.

La vera bellezza si fa strada da sé.

FDF ha detto...

Sono d'accordo sul fatto che l'innovazione forse è stata un po' troppo traumatica, almeno a leggerne i resoconti, non avendo vissuto il passaggio dall'una all'altra Liturgia.

Accosto la questione paragonando l'innovazione della Liturgia a quella della Dottrina.
E' pacifico che deviare dalla Dottrina cattolica apre percorsi prima impensabili e soprattutto autorizza chi ascolta la "deviazione" a fare altrettanto.
Da ogni eresia maggiore ne sono sorte molte altre decine minori che hanno dato a loro volta vita ad altrettanti percorsi che via via si sono allontanati sempre più dalla Verità.
Basta guardare i Mormoni, gli Anabattisti, i Testimoni di Geova o alte sette protestanti simili per capire quanto è stato dannoso l'errore di Lutero.
Dopo Lutero chiunque si è sentito in diritto di dire la propria.
Penso che il rischio esista ovviamente anche nella Liturgia, che è una catechesi condensata, distillata in gesti, in atti e ovviamente è molto di più, perché azione di Dio stesso.
Cambiare la Liturgia equivale a cambiare la Dottrina, perché Dottrina e Liturgia sono intimamente legate.
Ora che sono diciamo "libero dall'incantesimo" del cammino, mi rendo conto di quanto è presuntuoso e rischioso toccare la Sacra Liturgia, "innovare", fare archeologismo liturgico e così via.
Per non parlare poi di eliminare il luogo santo, "il tempio", dove sta la Presenza di Dio.
Mi angoscia un pensiero, per dirne uno, da diversi mesi: se per assurdo tutto il mondo adottasse la "forma" liturgia neocatecumenale l'Adorazione del Santissimo Sacramento non esisterebbe. Lo stesso concetto di Presenza Reale al di fuori della Messa scomparirebbe. Non esisterebbe Riserva Eucaristica, comunione per i malati e per i moribondi (come si prepara un pane azzimo in due minuti per un uomo che sta morendo???). Una fetta enorme di culto, tradizione, magistero, fede cattolica semplicemente scomparirebbe.
Già solo questo mi fa tremare. Come fanno i NC a non accorgersi di quanto sia spaventosa una eventualità simile??

aleCT ha detto...

Io credo che la si possa finire una volta per tutte con questa storia dei "primi cristiani".

In primis perchè ancora oggi non si sa esattamente come si svolgesse una celebrazione in quel periodo, poi perchè proprio chi tira fuori questo argomento spesso dice delle cantonate allucinanti ,

per esempio il Lavabo (che è una di quelle rubriche reimmesse per "decreto" nelle celebrazioni NC) non è altro che un residuo delle celebrazioni dei primi secoli le quali avevano anche dei caratteri giudaici.

Durante i lavori del concilio la volevano eliminare e fu Paolo VI (proprio lui) a volerla mantenere.

Paradossalmente nella celebrazione NC, che dice di rifarsi al rito dei primi cristiani, si è eliminato un elemento primitivo!

La seconda motivazione è che OGGETTIVAMENTE non vedo nessun motivo pastorale ( e sono nate decine di "invenzioni" giustificandole con "motivi pastorali") per scimmiottare (mi si perdoni il termine) i primi cristiani.

E come non ce lo vedo io non ce lo hanno visto i padri conciliari...altrimenti non esisterebbe il messale che abbiamo..il quale non si può sovrapporre con le celebrazioni NC...tanto è vero che in ambito del cammino vengono visti come cose a sè stanti.

Se mi sbaglio correggetemi

Anonimo ha detto...

SAPETE CHE AL SUO FUNERALE LA STESSA SISTINA HA ESEGUITO SOLO UN SUO BRANO?...IL PIÙ GRANDE MUSICISTA CONTEMPORANEO DI MUSICA SACRA AL SUO FUNERALE HA AVUTO LE MUSICHE DI UN ALTRO!!!VERGOGNA!....MA LUI LO SAPEVA..ECCO PERCHÈ LA SISTINA NON LA VOLEVA AL SUO FUNERALE!CIAO GRANDE MAESTRO!

Sebastian ha detto...

Una sola volta ho partecipato alla messa in Vetus Ordo, ma devo dire che ho trovato un senso di sacralità che raramente ho percepito nelle messe in Novus Ordo. Era una messa semplice, senza canti, e non oso immaginare cosa possa essere una messa VO solenne cantata!
Il momento della comunione poi è speciale:attendere in ginocchio, con gli occhi chiusi, l'arrivo del Signore aiuta a predisporsi nel modo più appropriato, e sopratutto senza fretta.
Purtroppo sono pigro, ma se avessi la possibilità di scegliere nella mia parrocchia tra il VO e il NO, probabilmente sceglierei il primo.

Secondo me, ogni parrocchia dovrebbe avere almeno una messa festiva in VO. Se hanno pari dignità e devono arricchirsi a vicenda, come voleva BXVI, i vescovi dovrebbero impegnarsi a promuoverne la riscoperta.

C. ha detto...

Ammetto la mia ignoranza, non conoscevo fino ad oggi l'opera di Bartolucci, anche se probabilmente avevo ascoltato alcune sue melodie in Chiesa, nel corso dei miei anni.

La sua composizione rappresenta un registro altissimo della musica sacra, il fatto che fosse italiano dovrebbe rallegrarci e inorgoglirci (in senso buono) come cattolici e come italiani.

Grazie a Tripudio per avermelo fatto conoscere.

P.S. per quanto riguarda il cammino e la sua musica metto il mio parere personale (per quel che può valere): io credo che se Kiko si fosse fermato ad alcuni canti, come vieni dal Libano ad esempio, la cosa sarebbe anche stata positiva per il rinnovamento della Chiesa, nel contesto degli anni '70.

Purtroppo il suo egocentrismo lo ha portato ad essere il "deus ex machina" del cammino, con ogni afflato scambiato per opera ispirata e divina. Raggiungendo, alla fine, il grottesco.

Anonimo ha detto...

Quei gorgheggi stonati che il Papa vuole zittire...venerdi di repubblica 6 12 2013...leggete..

Anonimo ha detto...

Beh un papa che " nec rubricat nec cantat " come fa a giudicare gorgheggi stonati duemila anni di musica sacra?

by Tripudio ha detto...

Dopo aver ascoltato un concerto del card. Bartolucci, papa Benedetto XVI disse che quella musica provocava nell'anima un moto «spontaneo di lodare, di benedire, di ringraziare».

Questo è il senso della musica sacra.

Anonimo ha detto...

LA SISTINA PERDE I PEZZI...VIA IL COORDINATORE TECNICO...ORA VIA L AMMI.RE.....E POI?...via anche il maestro Palombella....!

Anonimo ha detto...

IL NUOVO MAESTRO DELLA SISTINA SARÀ ARGENTINO..SOSTITUIRÀ MASSIMO PALOMBELLA A BREVE!I SACRI PALAZZI SI SONO MOSSI!

Anonimo ha detto...

DONEC ALITER PROVIDEAUTUR..

Anonimo ha detto...

Come Liberto?

Anonimo ha detto...

UN MAESTRO ARGENTINO PER IL CORO DELLA CAPPELLA SISTINA???

by Tripudio ha detto...

Questo blog si occupa del Cammino Neocatecumenale. Non è lo spazio adatto per parlare di coordinatori di cappelle e affini.

Le discussioni sulla musica sacra hanno senso qui solo come termine di confronto con lo scatafascio liturgico e dottrinale del Cammino (scatafascio che "parla" proprio attraverso la bruttura delle canzonette del Cammino).