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sabato 13 agosto 2022

Un Kiko mitologico, povero tra i poveri nel borghetto latino di Roma

La vulgata del Cammino neocatecumenale, basata sui racconti dei suoi stessi iniziatori, ha sempre accreditato la versione del Cammino neocatecumenale  nato tra i poveri e per i poveri, a Madrid nelle baracche di Palomeras "altas" e poi a Roma, dove Kiko si stabilì nel borghetto latino, cioè in una zona in cui vi erano delle casette popolari accanto a costruzioni precarie.

Della sua permanenza a Madrid abbiamo già avuto occasione di parlare, quindi in questa sede cerchiamo di approfondire la presenza di Kiko nelle baracche di Roma.

Racconta Kiko stesso, nella sua testimonianza alla Cattedra di S.Giusto a Trieste il 27 marzo 2012,  che fu una decisione presa dopo che più di un parroco si era rifiutato di mettergli a disposizione l'evangelizzazione nella propria parrocchia:

«E lì nella parrocchia vicina al Borghetto Latino c’è la parrocchia di San Giuda e Taddeo, ho parlato col parroco e mi ha detto: “C’è una suora che lavora nella borgata”, l’ha chiamata e dice: “Questo vorrebbe un posto dove vivere coi poveri in preghiera, in contemplazione, vivere con loro, secondo le orme di de Foucauld, allora questa suora ha trovato un pollaio. Nella spazzatura abbiamo trovato delle porte, uno mi ha regalato una cucinetta, un altro un letto, e ho portato a vivere con me un seminarista. Carmen è andata a vivere dalle suore di Santa Brighitta in piazza Navona ed io al Borghetto Latino, sperando che Dio ci aiutasse.  
Una volta sono passati dei giovanotti della parrocchia dei Martiri Canadesi, non so chi aveva parlato loro di me e sono rimasti impressionati e mi hanno invitato ad un incontro dei giovani».

Lo stesso Kiko ammette che il suo obbiettivo era stato fin dall'inizio venire a contatto con il Papa  (e don Dino Torreggiani era ben introdotto in Vaticano) e riformare le parrocchie; in particolare le parrocchie in cui fece nascere le prime comunità neocatecumenali non furono popolari ma borghesi. E si appoggiò sempre agli altri, soprattutto a preti, parrocchie e istituti religiosi al punto tale che persino il "pollaio" delle Palomeras romane glielo trovò una suora. E il viaggio per venire in Italia la prima volta lo pagò loro don Torreggiani con una borsa dell'Azione Cattolica; lo rivela Kiko sempre nella sua testimonianza a Trieste del 2012, peccato abbia omesso di dire chi ha poi pagato tutti gli altri viaggi avanti indietro fino ad ora.

Dalla lettura del libro "Intervista a Francesco Cuppini", che fu il primo presbitero a far parte della èquipe di Kiko e Carmen dal loro arrivo in Italia, traiamo un quadro del tutto diverso rispetto alla versione edulcorata e mitologica dei siti curati dai neocatecumenali che si basano sul racconto degli iniziatori.

Kiko e Carmen arrivano a Roma nella prima settimana  di giugno del 1968 su invito di don Dino Torreggiani, che pensava di aver trovato le persone giuste per evangelizzare i capelloni di piazza Navona.

Ma Kiko «nicchiava; dormiva fino a tardi, andava al cinema... un vero disastro come acquisto apostolico».

Infatti ricordiamo che Kiko e Carmen recavano con sé  una lettera di presentazione di Morcillo, vescovo di Madrid, che diceva "il sig. Francisco Argüello, residente a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi più umili" ed era per questo che don Torreggiani li aveva invitati ed ospitati a Roma. È  chiaro che la sua aspettativa fu del tutto tradita dai due.

Così, già nell'agosto del 1968, don Dino manda i due aspiranti riformatori delle parrocchie spagnoli a fare i "predicatori di sostegno" presso la casa canonica di Ventoso, provincia di Reggio Emilia.

Lì  conoscono don Francesco Cuppini che, visto che si era scandalizzato dal doverli ospitare sotto lo stesso tetto nella casa canonica, li doveva portare a dormire a Reggio Emilia nella casa dell'Istituto Servi della Chiesa (fondato da don Torreggiani) e tornare a prenderli al mattino.

Dopo l'estate Kiko e Carmen tornano a Roma, ed è allora che Kiko, per dimostrare indipendenza rispetto alle richieste di don Torreggiani e probabilmente per evitare d' essere da lui tenuto sotto controllo, si fa assegnare da una suora il famoso pollaio nel borghetto latino che ristruttura, con l'aiuto di altri, per farsene un alloggio.

Secondo quanto dichiarato da Kiko nel 2020 ad Aquilino Cayuela per le Note biografiche di Carmen (pag. 235), anche Carmen seguì il suo esempio, ma fu cacciata via dal borghetto latino per schiamazzi notturni.
«Quando giunse a Roma, Carmen alloggiò dalle suore di Santa Brigida, che le hanno lasciato una stanza; in seguito una signora le lasciò una capanna, una parte di una baracca, davanti a quella di Kiko, a circa cento metri. Dopo un po', tuttavia, la cacciò via perché le persone che ci visitavano non la lasciavano dormire. Per questo dovette tornare dalle suore di Santa Brigida».
Evidentemente nelle baracche di Roma la gente, che lavorava di giorno, la notte voleva dormire e non era ammessa la vita disordinata e notturna dei due spagnoli e dei loro amici.

A ottobre 1968 don Cuppini li raggiunge a Roma e  "celebrano" l'Eucaristia nella baracca (nessun accenno ai partecipanti); si sa però che contemporaneamente vengono allestite le catechesi nella parrocchia borghese dei Martiri Canadesi e a inizio novembre nasce la prima comunità.

La Gran Via - Madrid
Il 17 novembre 1968 il terzetto Kiko Carmen Cuppini già non è più  a Roma: dell'agenda del sacerdote infatti risulta fossero a Madrid, e non certo nelle baracche di Palomeras.

Annota infatti don Cuppini: «Abitiamo in pieno centro, in calle Miguel Moya, 6 a lato della "Gran Via", in un appartamento di Marcelo Riesgo, amico di Kiko».

Il 24 novembre 1968 vanno a Lisbona, portati in macchina dai "fratelli" di Madrid, ove rimangono ospiti in  istituti religiosi e in un appartamento offerto dal parroco. Le catechesi comunque, annota don Cuppini, si risolsero in un flop.
Natale ed Epifania 1969 a Madrid.

A Pasqua 1969 sono ancora in Spagna e celebrano la Pasqua nella sacrestia della chiesa abbandonata di Fuentes.

A primavera si dirigono nella regione della Mancha, dove il padre di Kiko possedeva una villa con piscina, insieme alle tre sorelle di Carmen. Cuppini in quell'occasione faceva l'autista con la macchina del padre di Kiko.

A maggio 1969 sono a Roma ma già a giugno a Scandicci. Fino a metà ottobre, poi, di nuovo in Spagna. A novembre 1969 di nuovo a Roma per fare le catechesi a S. Francesca Cabrini. A dicembre a Napoli e a gennaio 1970 ad Ivrea. A marzo 1970 a fare Pasqua a Madrid, ad aprile a Roma a fare catechesi a S.Luigi dei Parioli, alla Natività e a santa Francesca Cabrini, che sono parrocchie ricche della capitale. 

Ad agosto pellegrinaggio in Terra Santa. Da novembre ad aprile 1971 in Spagna, Pasqua a Roma. Poi un tour a Firenze, dove alloggiavano nella casa di riposo degli artisti dello spettacolo viaggiante dei Servi di Maria; poi a Brescia, Bolzano, Trieste, Milano, Ivrea, ove Kiko e Cuppini rimangono ospiti in Seminario, Carmen presso una famiglia e tutti e tre pranzano sempre dal parroco don Antonio.

Il 1 luglio 1971 l'agenda di don Cuppini si interrompe perché il sacerdote viene richiamato definitivamente a Bologna.

Gli spostamenti avvenivano sempre in macchina, con un Citroën 2 cavalli che guidava sempre Cuppini, con camicia azzurro-prete-autista, visto che i due non sanno guidare.

Ma la baracca nel borghetto latino? Kiko evidentemente la teneva solo per rappresentanza. Costruita nell'autunno del 1968, fu abbandonata come abitazione stabile  per i periodi di permanenza a Roma nell'inverno dell'anno successivo;  sappiamo infatti dalle agende del presbitero che dall'inverno del 1969, Kiko, avendo avuto un'influenza  con febbre, fu ospite fisso, con Cuppini, a casa di Nunzio, della prima comunità dei Martiri  Canadesi, in via Lucchesi vicino alla Fontana di Trevi mentre Carmen, dopo aver fatto le valigie ed essersene andata dai "sagrestani" (l'Istituto Servi della Chiesa di don Torreggiani) fu ospite abitudinaria di Maura (itinerante della prima ora, quando i catechisti erano single su modello Kiko-Carmen) quando si trovava a Roma.

Cioè: la baracca era semplicemente la carta di identità di Kiko, la dimostrazione del suo essere altro, addirittura eversivo nei confronti della realtà ecclesiale, il suo distintivo di hippy anti clericale, mentre invece, nei fatti, si appoggiava in toto a istituti religiosi, ai pranzi nelle canoniche, ai seminari, prima ancor di scegliere la soluzione più  comoda e farsi direttamente ospitare (anche per le vacanze in montagna e al mare) dalle famiglie dell'alta borghesia sue adepte di comunità. E Carmen come lui, visto che addirittura si poteva permettere di scegliere fra un ospite e l'altro.

Nè pare facessero alcuna attività lavorativa, essendo ospiti non paganti e ricevendo donativi che poi, visto che Kiko "non faceva del pauperismo" (parole di don Cuppini) venivano spesi per frequentare bar, ristoranti e cinema sempre della zona bene di Roma, oltre che per fumare e per i loro viaggi per motivi familiari.

Quindi, con la semplice consultazione delle agende di don Cuppini, possiamo ridimensionare del tutto la mitologia del Cammino tra i poveri e la permanenza di Kiko in una baracca di Roma proprio per stare con i poveri della Capitale: è esattamente il contrario.
Altro che dottorato honoris causa di cui furono insigniti i due iniziatori iberici per la loro dedizione ai poveri!

In questo articolo, si possono vedere le immagini delle baracche del borghetto latino che fanno parte del fascicolo fornito ad un gruppo di pellegrini neocatecumenali filippini presenti a Roma nel maggio del 2018 per le celebrazioni del 50esimo del Cammino neocatecumenale.

Le famigliole filippine si sono recate di persona a visitare i "sacri luoghi" in cui il loro guru Kiko racconta di aver vissuto povero tra i più poveri, ora trasformati in parco, e hanno preso religiosamente pure delle immagini.

Un "valore aggiunto" l'ha fornito la presenza dell'ex Vescovo di Guam e "fratello" del Cammino neocatecumenale già allora condannato dal tribunale ecclesiastico per pedofilia, Antony Sablan Apuron, che Kiko impose al Papa nel parterre delle autorità religiose. Qui sotto lo vediamo in una foto sorridente e spensierato, sicuro di aver guadagnato comunque e sempre un posto al sole, e non una baracca da poveraccio, per i meriti acquisiti in favore del Cammino neocatecumenale.


 

lunedì 21 maggio 2018

Dopo i festeggiamenti dei 50 anni del Cammino Neocatecumenale: Spunti di riflessione ai camminanti dubbiosi. (mettiamo a disposizione le nostre esperienze).



Torniamo a Tor Vergata mettendoci, questa volta, dalla parte del numeroso popolo neocatecumenale.

Il cammino, autoreferenziale e totalizzante, non lascia spazio alla persona, che viene solo usata come un trofeo da ostentare per dimostrare la sua forza, o un buon pagatore da sfruttare per i suoi circhi mediatici. (nota 1)

Seduti sul palco, in prima fila,
per loro neanche un saluto.

Il Papa parla solo al cuore
del popolo neocatecumenale.
Pensiamo, forse è solo una nostra illusione, che col passare del tempo e specie dopo il tanto atteso Giubileo del Cammino, i fratelli delle comunità neocatecumenali cominceranno, sempre più numerosi, a porsi qualche domanda.
Confidiamo che il dubbio si affacci, in maniera prepotente, alla loro mente e, finalmente, in fondo al tunnel vedano la luce che apre gli occhi, piano piano, com'è accaduto a tanti di noi.
Ci dà fiducia l'aver costatato che, questa volta, i fratelli camminanti che hanno partecipato all'evento di Tor Vergata, non sono tornati da Roma caricati, come sempre, raccontando meraviglie, tutti orgogliosi di poter dire: "C'ero anche io!"; "Ho conosciuto Kiko!"

Un silenzio surreale è sceso sul grande evento storico: Il Cammino Neocatecumenale ha compiuto 50 anni! 

Questo il commento di Elena, ad esempio:
"Io conosco diversi nc che sono stati a Roma il 5 maggio e al ritorno nessuno ha detto una parola sul raduno, su quello che ha detto il papa, su quello che è successo là... non una citazione, non un commento, nulla. Elena"
Iniziano forse, sempre più, ad affiorare, nella mente dei docili camminanti, i primi interrogativi e le prime perplessità?
E' probabile che tanti, già da un poco di tempo, nutrano seri dubbi; essi tacciono, pensando di essere solo una minoranza, ma non è così!
Qualcuno parlerà un giorno, con un pò di timore, e un altro dirà subito: "Ma va! Anche tu l'hai pensato?!" ...l'effetto domino sarà inevitabile.

Intanto noi cerchiamo di favorire questa presa di coscienza e, se possibile, di accorciare quella che può trasformarsi in una penosa, lunga, inutile agonia.

(da EX-NC-???)
Penso a chi è venuto dall'Australia con 18 ore di aereo, ma forse anche di più, per poi partecipare ad un evento durato solo un'ora e 50 minuti, di cui solo 50 minuti di catechesi e riflessioni, il resto solo presentazioni, ben 1 ora. Non si sentono strumentalizzati, un numero da esibire, non si sono sentiti mancare di rispetto? Se era un cinquantesimo potevano organizzare un evento con un programma ben più articolato.
Ma l'unico scopo della macchina NC era far vedere la propria forza, i propri numeri. Delle persone venute da tutto il mondo non gliele importa niente.Non a caso il Papa parla di trionfalismi!
Ma, ci chiediamo: i fratelli del cammino se ne rendono conto?
Con quali occhi vedono Kiko esibirsi, ripetendo sempre se stesso, da una vita?

Kiko ispirato... Ma lui ci crede davvero?
L'impressione è che, accecati dal loro idolo, hanno perso, per la gran parte, ogni senso critico, ogni capacità di analisi.
Lo ascoltano estasiati e gli perdonano qualunque corbelleria gli esca di bocca.
Kiko, oramai, per la maggior parte di loro, è un novello "pifferaio magico" che li trascina dietro a sé in un "mondo che non c'è"; a questo "mondo a parte" hanno aderito e non ne sanno più fare a meno.

La rigida struttura neocatecumenale - fondata sull'obbedienza a 360 gradi a Kiko, in tutto e per tutto, e ai suoi capibastone sguinzagliati, sempre e solo ai suoi ordini, nel mondo intero e legati a lui più che alla Chiesa - li esime dalla responsabilità di decidere da soli anche la più piccola cosa, rendendo loro più agevole la fatica del vivere.
È chiaro che Kiko ha fondato la riuscita del suo progetto, in buona parte, facendo leva su tutto quello che rende le persone più vulnerabili, senza alcun pudore, senza provarne alcuna vergogna; mettendosi sotto i piedi la "dignità dell'uomo", spadroneggiando in maniera assolutamente disinvolta sulla vita dei suoi numerosi adepti. Compito arduo quello di dirigere la vita di altri, specie se nello stile proprio del Cammino, da far tremar le vene e i polsi! Ma non a Kiko, che dispensa i suoi oracoli a destra e a manca, ostentando una continua "ispirazione divina" sulla quale nessuno mai solleva la minima riserva e che egli stesso non ha messo mai  in discussione (mille volte ha raccontato la sua vita, ma se egli abbia o chi sia il suo "direttore spirituale" nessuno lo ha mai potuto sapere). Un profeta mai visto prima nella Chiesa, profeta ante litteram; più banalmente: lui se la canta e lui se la suona, da sempre!

Resta un dubbio: ma Kiko ci è o ci fa?
È veramente assurdo vederlo esibirsi in pubblico. Il mondo chiuso creato nel cammino fa male ai fratelli, relegati in un ghetto, ma ha fatto male anche a Kiko che, visto come gli è andata bene, continua a fidarsi solo delle sue "ispirazioni", andando a ruota libera in qualunque contesto si trovi, senza rendersi conto dell'immagine che dà di se stesso, quando si mostra al mondo che è al di fuori del suo ristretto cerchio.
Così avviene che si crea quel clima surreale, sempre più fuori dalla realtà, lontanissimo dal mondo circostante, in cui si spiega il linguaggio di padre Mario, improponibile al di fuori delle loro Sale della Riunione; in cui si spiega quel modo di fare di Kiko "patetico", come uno piombato ai nostri giorni da epoche lontane.
Questo è il prezzo che si paga quando si idolatra se stessi, il prezzo di un narcisismo esasperato.

Hanno collezionato, in questi anni, un'infinità di figuracce e sempre più si rendono ridicoli. Come nella assurda ostentazione di grandiosità dei 50 anni.

Ma ditemi, cosa dobbiamo aspettarci da chi, in questi ultimi anni, definisce senza pudore la sua creatura "Il Potente Cammino"?
Ma che brutta definizione, sconveniente direi, per un itinerario volto a formare PICCOLE comunità come la Santa Famiglia di Nazareth chiamate a vivere in UMILTÀ - SEMPLICITÀ e LODE!

Esemplare il racconto di Donna Carson del Family Day dove, ascoltando Kiko predicare alla folla, si vergognò di essere neocatecumenale e decise di uscire definitivamente dal cammino.
(Riproponiamo l'esperienza di donna Carson):
Allora succede che alcune cose inizi a sentirle come pugnalate al cuore, attentati alla tua dignità. Per me un evento traumatico è stato il family day del giugno 2015. Quanta vergogna e amarezza mascherata da soddisfazione. L’entusiasmo di far parte di quella folla di gente e l’imbarazzo di trovarsi di fronte a un guru vuoto e inutile, deludente nelle sue esternazioni pubbliche, incapace di cambiare contesto, totalmente inefficace a sentirlo dall'esterno, intento solo a replicare l’ennesimo show per i suoi. Un disadattato, in fondo. Perché, diciamocelo, cantare a squarciagola sotto la pioggia un inno a Maria col ritornello che fa “laa la la la la…” a ripetizione, in un evento pubblico, civile e laico, non è granché. Autoreferenzialità fine a se stessa. E tu che sei una persona intelligente lo capisci e te ne vergogni anche se intorno a te tutti sembrano contenti (ma molti stanno fingendo, come te, è solo che non lo ammettete).
La moglie lo abbandona? questo richiama l’inferno!
“Come posso far capire a mia moglie il danno che mi ha fatto?
 La sofferenza che ho?”
. Uccide i bambini.

(Continua Mav, con un commento da incorniciare!)
C'ero anch'io :( 
Il tentativo goffo per spiegare l'odio che può portare a simili eccessi per poi doverci appendere il suo tanto amato Kerigma, aveva i minuti contati ed ha fatto un casino che la metà bastava. A lui interessava solo dare il Kerigma perché fuori da quello non sa dire niente, è terribile dirlo ma corrisponde al vero, non sa leggere il contesto, non si prepara mai niente perché lui è ispirato, e quelli sono i risultati. Sarebbe bastato un po di umiltà, scriversi poche righe e ben costruite, magari fatte anche verificare e correggere, o addirittura stare zitto per una volta, ma lui DOVEVA mostrare che li aveva radunati tutti lui, cosa peraltro non vera, e giù di Kerigma e di canto. Morale della favola, se il movimento in difesa della famiglia e la lotta contro l'ideologia gender è stata bollata come oscurantista lo deve anche e sopratutto al suo intervento. (Per dirla tutta anche Amato e Adinolfi con la loro violenza verbale non hanno aiutato e tutt'ora non aiutano, ma qui andiamo decisamente off topic.) Tornando su Kiko non sa leggere il contesto e sempre finisce nei suoi monologhi, vedi le interviste, gli fanno le domande e lui non da mai risposte, parte per il suo mantra, da questo purtroppo si evince che i suoi intervistatori non sono obbiettivi e lo lasciano fare. Perché non prova a farsi intervistare dalla Annunziata e poi ne riparliamo.

(Conclude Pietro Non del Cammino)
Kiko sembra uno di quei pazzi che si credono Napoleone: per questo quella megastruttura degna di Cape Canaveral, facente la funzione di palco, a Tor Vergata.
Per questo tanto trionfalismo.
Vacci tu a dire al Napoleone spagnolo che non è il caso di tirare fuori il petto davanti al Papa! Che ha fatto una figura ad un tempo squallida e ridicola.

(Alla fine un ultimo appello da Alice de')
Lancio una domanda ai camminanti dubbiosi: MA SE CHIUDESSE IL CAMMINO VOI COSA FATE?questa è la domanda che, tanti anni fa io e mio marito ci facevamo:"se non avessimo più il cammino..."La risposta era, per noi due, ovvia:"comunque, ANCHE SENZA CAMMINO, siamo nella Chiesa. Partecipiamo alla vita della parrocchia e cerchiamo di testimoniare con la vita di tutti i giorni la nostra fede."Per quello che è stata la mia esperienza il cammino è stato un percorso che mi ha riavvicinato alla Chiesa. E' stato un "di più'" ma di supporto, al quale non ho consegnato la mia vita, cosa che i catechisti ti chiedono di fare pretendendo ubbidienza. Leggendo il Blog, qualcuno ha detto che guarda la sostanza e chiude un occhio rispetto la forma. Anche io per molti anni ho fatto così. Il poter ascoltare, leggere, meditare con calma la parola di Dio due volte a settimana, aiuta certo. Negli anni ottanta era una novità e questo, nel percorso da pellegrina su questa terra, penso sia stato bene per me. Tuttavia il cammino è riuscito a diventare totalizzante e ripetitivo di sé stesso senza sapersi rinnovare e soprattutto disubbidendo alle correzioni e questo si esplica nella forma distorta che continua e sulla quale non puoi più far finta di niente. Ho visto in TV l'incontro a Tor Vergata....Kiko, all'età che ha, era patetico nel reiterpretare se stesso come cantore, guru o iniziatore ispirato. Mi sembrava uno di quei vecchietti che non si arrendono al passare del tempo....il detto "ogni stagione ha i suoi frutti" non gli appartiene.

------------------
(nota 1)



Testo originale spagnolo.
Notizie da Mav:

È arrivato - il dispaccio raccatta soldi - in formato Word non intestato in allegato ad una mail dal Centro CNC di Roma...

 
"Cari fratelli
invio una lettera da parte di Kiko da leggere in tutte le comunità e un foglio con i riferimenti per inviare le offerte.
la pace
."


La richiesta è arrivata anche in italia ma è in terza persona

Roma 8 maggio 2018, festa della Madonna di Pompei


Carissimi fratelli,
dopo il meraviglioso incontro, in cui abbiamo avuto la gioia di ringraziare il Signore per il suo amore e per la sua fedeltà durante i 50 anni del Cammino Neocatecumenale, siamo stati contentissimi delle parole del Santo Padre: “Il vostro carisma è un grande dono per tutta la Chiesa del nostro tempo”.
Eravamo in tanti, grazie a Dio, la polizia ci ha detto che abbiamo superato i 200 mila. Potete capire che lo sforzo organizzativo è stato veramente immenso.
Per questo ringraziamo anzitutto il Comune di Roma, la Prefettura, il Ministero degli Esteri, le Forze dell’ordine, l’Università di Tor Vergata, le Misericordie d’Italia, tutti sono stati bravissimi. Anche le parole stupende del Rettore dell’Università di Tor Vergata su Carmen. (*)
Ora stiamo lavorando per vedere se riusciamo a coprire le spese, come: l’allestimento del palco, i servizi igienici, la bonifica e la successiva pulizia del terreno, gli impianti tecnici per il servizio audio e video, la traduzione simultanea, il servizio di sicurezza, le transenne ecc. In questo senso avremmo bisogno di un vostro piccolo aiuto, se potete, fate una colletta per comunità e inviatela.
Carmen dal cielo ci ha protetto con la giornata fantastica, ha cominciato a piovere solo dopo l’incontro.
Animo fratelli, Kiko, Ascénsion e Padre Mario vi ringraziano e vi chiedono di pregare per loro.


(*)  N.B. L'enfasi data a questo risibile particolare - risibile perché ci chiediamo: a che serve mai  sottolinearlo in un contesto in cui Papa Francesco non ha nominato la compianta Carmen neanche una mezza volta - nasconde tutta la delusione per non essere stati considerati degni neanche di una citazione! Neanche di un semplice saluto!

martedì 15 maggio 2018

Papa Francesco a Tor Vergata, a Loppiano e a Nomadelfia: un interessante studio comparato.



Il Papa, il 10 maggio scorso, a Loppiano ha incontrato il Movimento dei Focolari. 
(nota 1)

Basta guardare e ascoltare, per fare un confronto con l'incontro del 5 maggio a Tor Vergata con i Neocatecumeni.

 
"sul ponte sventola bandiera bianca"
Basta guardare l'espressione serena e sorridente di un Papa Francesco completamente a suo agio: a Loppiano si sente a casa.
Basta ascoltarLo all'inizio, quando dice che Loppiano illustra cosa è la Chiesa, quando dice che realizza il Vaticano II.
Quando dice che Chiara Lubich è stata ispirata...

...Quando dice tutto quello che Kiko voleva sentirsi dire a Tor Vergata, ma non si è sentito dire.
Dopo aver ascoltato, Kiko, avrebbe fatto il finto umile, mentre in cuor suo, compiaciuto, avrebbe pensato: "E già! Proprio così...e molto di più...caro Papa"


Qualcuno può dire: ma Chiara è morta, per lei è avviata la causa di beatificazione.
Bene, anche Carmen è morta, e la hanno dichiarata "santa subito".

"Chi si umilia, sarà esaltato"

Il Papa poteva parlare, fare un accenno almeno a lei, che ha consegnato in dono a Kiko "il Concilio Vaticano II su un piatto d'argento!" Niente. Anche su Carmen, neanche una sola parola, neanche un requiem. Nulla.

Il Papa descrive l'ispirazione ricevuta da Chiara Lubich, che ha al suo centro L'Unità: vivere nella mistica evangelica del NOI, CONTRARIO DI IO di ogni individualismo È NOI (Carmen ha, per prima, accusato Kiko di essere ammalato, come sempre diceva, di IO - IO - IO).
Egli parla spesso a braccio, cosa che a Tor Vergata non ha fatto mai.

Papa Francesco nomina subito Chiara Lubich, parla del suo messaggio.
Abbraccia sorridente, con calore,  Maria Voce, successora di Chiara.



"Chi si esalta, sarà umiliato"

Esorta a riandare sempre alle origini, a custodire la "memoria", ricordare i primi tempi della loro chiamata e dice "avete bisogno solo di perseveranza".

Cosa avrebbe dato Kiko per sentir dire dal Papa ai suoi neocatecumeni:
"Tornate alle origini, secondo lo spirito dei vostri santi iniziatori"!





Invece di mostrarla così com'era!

Che delusione, povero Kiko!

Ma, dobbiamo riconoscere: 

"ben gli sta a Kiko che ha insegnato ai suoi a nutrire disprezzo e disistima verso gli altri movimenti "concorrenti"!
L'affetto sincero che il Papa riserva ai focolarini, a Chiara Lubich in particolare che Carmen criticava per l'esperienza mistica come per la capigliatura, è come uno schiaffo in pieno viso".
(Valentina Giusti) 



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Mettiamo a confronto gli incipit dei due discorsi, poichè parlano da soli, smontando quanto i neocatecumeni, duri e puri, stanno cercando, in questi giorni, di contestarci come nostre gratuite interpretazioni, a loro dire, faziose e forzate.

Papa Francesco a Loppiano:

Cari Fratelli Vescovi,Autorità, e tutti voi,

grazie per la vostra accoglienza! Vi saluto tutti e ciascuno, e ringrazio Maria Voce per la sua introduzione… chiara, tutto chiarissimo! Sì vede che ha le idee chiare!
Sono molto contento di trovarmi oggi in mezzo a voi qui a Loppiano, questa piccola “città”, nota nel mondo perché è nata dal Vangelo e del Vangelo vuole nutrirsi. E per questo è riconosciuta come propria città di elezione e di ispirazione da tanti che sono discepoli di Gesù, anche da fratelli e sorelle di altre religioni e convinzioni. A Loppiano tutti si sentono a casa!
Ho voluto venire a visitarla anche perché, come sottolineava colei che ne è stata l’ispiratrice, la serva di Dio Chiara Lubich, vuole essere un’illustrazione della missione della Chiesa oggi, così come l’ha tracciata il Concilio Ecumenico Vaticano II. E mi rallegro di dialogare con voi per mettere sempre più a fuoco, in ascolto del disegno di Dio, il progetto di Loppiano a servizio della nuova tappa di testimonianza e annuncio del Vangelo di Gesù a cui lo Spirito Santo oggi ci chiama.
Io conoscevo le domande, si capisce! E adesso rispondo alle domande. Le ho inserite qui tutte.

Papa Francesco a Tor Vergata:


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono felice di incontrarvi e dire con voi: grazie! Grazie a Dio, e anche a voi, soprattutto a quanti hanno fatto un lungo viaggio per essere qui. Grazie per il “sì” che avete detto, per aver accolto la chiamata del Signore a vivere il Vangelo e ad evangelizzare. E un grande grazie va anche a chi ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant’anni fa.
Cinquanta è un numero importante nella Scrittura...

La differenza è stridente. Mi preme una sola notazione: Il Papa, a Tor Vergata, si rivolge, esclusivamente ai camminanti, ai semplici fratelli. Egli ignora gli Iniziatori (tamquam non esset), non rivolge alcun saluto ai Suoi Confratelli nell'Episcopato, accorsi in gran numero, (si sono messi visibilmente dalla parte di Kiko, facendosi da lui strumentalizzare). Il Papa Francesco non ci sta. Infatti tutto il Suo discorso, che legge così come scritto, senza alcuna estemporanea improvvisazione, è rivolto esclusivamente ai numerosi fratelli accorsi dai quattro angoli della terra. A loro rivolge il suo accorato appello. Dirà: "Vi parlo col cuore!". Intenderà che, oramai, soltanto da loro aspetta una correzione di rotta del Cammino Neocatecumenale, di cui fanno parte.


Un palco grandioso, tinto di rosso, sovrastato dalla Icona del "Giudizio" di Kiko, anch'essa di enormi dimensioni. Icona gigante di una mistica Carmen surreale, ad oscurare l'Icona della Madonna del Cammino.
Vescovi e Cardinali in gran numero, provenienti da Roma, tanti dall'Italia, da tutto il mondo.
Interminabile la presentazione (come sempre!), una vera e propria ostentazione, tronfia di orgoglio, mettendo sotto gli occhi del Papa, ad una ad una, le 134 Nazioni raggiunte dal Cammino e, ad uno ad uno, presentando per nome (tutti tranne Apuron - vescovo Neocatecumenale condannato per pedofilia -, che pure è lì, ben in vista) gli innumerevoli Pastori della Chiesa, considerati vicini al Cammino e schierati al fianco di Kiko - sotto gli occhi stupefatti del Papa - per l'evento memorabile dei 50 anni . 


Un palco semplice, con segni essenziali, nessuna icona o immagine della Serva di Dio Chiara Lubich. Un gruppo di Pastori su un lato del piccolo palco. Maria Voce di fronte al Papa Francesco, Gli rivolge un saluto a nome di tutti, senza lungaggini, senza ostentazioni.
Anche qui sul palco alcuni Vescovi, che Maria non presenta ad uno ad uno al Papa poichè Egli li conosce meglio di lei (nomina solo il loro Vescovo di Fiesole e il Cardinale Bettori), così i focolarini, ella dice, provenienti da varie nazioni: di esse ne nomina solo qualcuna, senza fare tutto l'elenco, inutile vanteria!

Maria, nel suo saluto iniziale, richiama il video messaggio di Papa Francesco - in occasione del loro cinquantesimo celebrato il 2014 - col quale li esortò a "puntare in alto, con fiducia, coraggio e fantasia". E' palpabile la grande gioia per la Sua visita e l'attenzione alla Sua parola che "certamente illuminerà il nostro cammino", conclude Maria Voce.
Un popolo in ascolto, dunque. Un popolo che pone domande al Papa e attende risposte e segue le sue indicazioni. Questo lo schema dell'incontro. In cui il Papa si sente proprio a suo agio, come appare evidente.

Alcune espressioni tratte dal Discorso del Papa:

"Chiara Lubich ha sentito da Dio la spinta a far nascere Loppiano."

"E così Chiara, contemplando l’abbazia, è stata spinta a dar vita a qualcosa di simile, in forma nuova e moderna, in sintonia col Vaticano II, a partire dal carisma dell’unità: un bozzetto di città nuova nello spirito del Vangelo."

Nulla di simile è avvenuto nell'incontro di Tor Vergata, con i neocatecumeni.

"Il carisma dell’unità è uno stimolo provvidenziale e un aiuto potente a vivere questa mistica evangelica del noi."
"Per questo Gesù ha pregato il Padre: «perché tutti siano uno come io e te siamo uno» (Gv 17,21), e ce ne ha mostrato in Sé stesso la via fino al dono completo di tutto nello svuotamento abissale della croce (cfr Mc 15,34; Fil 2,6-8)."

Kiko, invece di inventarsi l'ennesima, inutile, convivenza con il questionario "cosa dovete fare per essere UNO!" - che ci ha costretti a sottoporre, a nostra volta da questo Blog, Kiko al suo stesso questionario - perchè non espone, come Maria Voce, al Papa i suoi dubbi e i suoi travagli?

Ma questa cosa a lui, nei suoi tormenti (veri o finti?) che spesso ostenta tutto sofferente, e nelle cose che egli dice di non capire, non gli viene mai in mente come soluzione?
Quante volte gli abbiamo sentito dire "Io non so cosa devo fare con le comunità che hanno finito il cammino!" e, come un invasato, aspetta la "solita ispirazione".
Avesse mai pensato, una mezza volta, di rivolgersi al Papa (piuttosto!) con l'umiltà dei focolarini, chiedendo "Santo Padre, ci aiuti Lei con la Sua Parola, ci dica, in questo travaglio finale del cammino, davanti a tanti fallimenti, cosa dobbiamo fare?".

Avrebbe ricevuto, anche lui, una risposta illuminante e risolutiva.



Basta avere l'orecchio teso alla parola della Chiesa, al Magistero, in umile e obbediente ascolto,"per non rischiaredi correre o di aver corso invano, come dice San Paolo. (nota 2)

Kiko ama identificarsi spesso con l'Apostolo delle genti (il carismatico e l'istituzionale, dice lui).

Ma Paolo va appositamente a Roma, prima di continuare la sua predicazione, per esporre a Pietro la sua dottrina, poichè Gesù stesso ha messo Pietro a capo della Sua Chiesa, per fare unità, per salvaguardare la dottrina.

 Eppure a Paolo, caduto da cavallo, Gesù in persona ha parlato! Non una, non due volte, ma innumerevoli volte.

Ma Kiko chi crede di essere?


Papa Francesco continua:

"Ma come si fa a conoscere e a seguire lo Spirito Santo? Praticando il discernimento comunitario. E cioè riunendosi in assemblea attorno a Gesù risorto, il Signore e Maestro, per ascoltare ciò che lo Spirito oggi ci dice come comunità cristiana (cfr Ap 2,7) e per scoprire insieme, in questa atmosfera, la chiamata che Dio ci fa udire nella situazione storica in cui ci troviamo a vivere il Vangelo. 


Questo di seguito il passaggio cruciale...

Occorre l’ascolto di Dio fino a sentire con Lui il grido del Popolo, e occorre l’ascolto del Popolo fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama. I discepoli di Gesù debbono essere dei contemplativi della Parola e dei contemplativi del Popolo di Dio. 

...che condanna Kiko, senza appello! 
Kiko MAI ha ascoltato le istanze, le stesse esperienze, che salivano dal "popolo dei neocatecumeni" ma li ha governati con pugno di ferro, imponendo, dall'alto delle "sue millantate ispirazioni" - mai sottoposte al vaglio della Chiesa - quella che da sempre spaccia per essere "la volontà di Dio per voi" che arditamente, ma con convinzione ripete "PASSA PER ME".
Davanti a questa illuminante indicazione del Papa, Kiko è totalmente mancante. E' un uomo solo, che non ascolta chi gli è sottoposto come popolo che egli guida e che non ascolta la Gerarchia della Chiesa a cui deve obbedienza. Un vero pericolo per sè e per gli altri! (Guai all'uomo solo!)  


Siamo chiamati tutti a diventare degli artigiani del discernimento comunitario. Non è facile farlo, ma dobbiamo farlo se vogliamo avere questa fedeltà creativa, se vogliamo essere docili allo Spirito. È questa la strada perché anche Loppiano scopra e segua passo passo la via di Dio a servizio della Chiesa e della società."
Il Papa spiega a braccio questa Fedeltà creativa: fedeltà alla ispirazione originaria aperti al soffio dello Spirito, per comprendere le vie nuove che lo Spirito stesso suggerisce. Ma il Papa indica chiaramente che non è mai uno solo che fa discernimento, ma l'intera comunità, perchè ascolto di Dio è ascolto del grido del Popolo e di nuovo definisce i "discepoli di Gesù" no i "maestri", poichè gli ultimi saranno i primi. (credo sinceramente che, proprio alla luce di tutto questo, il Papa, a Tor Vergata - intenzionalmente - non ha tributato alcun riconoscimento agli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale)


"E insieme un’ultima cosa che mi sta a cuore dirvi. Siamo qui raccolti di fronte al Santuario di Maria Theotokos. Siamo sotto lo sguardo di Maria. Anche in questo c’è una sintonia tra il Vaticano II e il carisma dei Focolari, il cui nome ufficiale per la Chiesa è Opera di Maria.
E non dimenticatevi che Maria era laica, era una laica."

Ulteriore omaggio alla figura di Chiara Lubich, che Papa Francesco si è guardato bene dal tributare a Carmen/la laica/suora fallita.
E pensare che lei, con la storia della "laica" ci ha rotto, per anni, la testa!
Vedersi scavalcare così da Chiara Lubich, che umiliazione!

"E non dimenticatevi di pregare per me perché ne ho bisogno. Grazie!"
Questa la conclusione a Loppiano.

A Tor Vergata aveva detto:
"E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me, che rimango qui!"
"era serio e ha fatto un gesto, come uno scatto, puntando il dito a terra quando ha detto : "resto qui"! che a me è venuto da pensare che abbia voluto intendere: non mi sposterete dal mio posto, resto a tenervi d'occhio (Roberta Salerno).

______________________________

(nota1)

(da EX-NC-???)

Lo stesso giorno il Papa si è incontrato anche con la realtà di Nomadelfia.
Anche qui ha tenuto un discorso.
Cito solo due frasi “Sono venuto qui tra voi nel ricordo di Don Zeno Saltini e per esprimere il mio incoraggiamento alla vostra comunità da lui fondata.” e “Il vostro Fondatore si è dedicato con ardore apostolico a preparare il terreno alla semente del Vangelo, affinché potesse portare frutti di vita nuova.”
Per rimarcare che solo Kiko e Carmen non sono mai, una sola volta, nominati esplicitamente dal Santo Padre e, a questo punto, è chiaro, volutamente!
 
Interessante il confronto degli articoli usciti sull'Avvenire per i tre incontri.

Mentre l’articolo di Avvenire sui NC apre con un rimprovero ed il titolo ha questo avvertimento: “per annunciare bisogna rinunciare al mondo”, gli altri iniziano con parole di lode e incoraggiamento. A Loppiano “Qui tutti si sentono a casa”, a Nomadelfia “la vostra è una grande famiglia col sapore schietto del Vangelo”.
Papa Francesco in preghiera sulla tomba di don Zeno Saltini.

Nell’articolo su Nomadelfia si vede il Papa in preghiera nella cappella, con una foto “normale” di Don Zeno.

Come si vede l’articolo di Avvenire sull’incontro a Tor Vergara, non a caso, inizia con queste frasi del Papa: “la Chiesa deve essere “svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi”, deve essere “sorella dell’umanità” evitando il “proselitismo”, e deve “amare le culture e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti”.

Leggere questa frase in cui si parla di trionfalismi e vedere la foto riportata nell’articolo fa riflettere: Dietro il Papa c’è la gigantografia del “dipinto” di KiKo e su un lato una foto di Carmen ad altezza uomo. Il Papa è circondato.
La scenografia è stata impostata per far apparire il Papa volutamente piccolo, una macchia bianca nell’immenso quadro di Kiko, (forse una mosca bianca ?!?). L’attenzione delle persone deve essere non sul Papa ma su Kiko e quel dipinto esageratamente grande vuole proprio mandare questo messaggio. Non è certo un messaggio di umiltà. Nella foto di questo post si vede chiaramente che da lontano il Papa si vedeva a malapena, al contrario del quadro di Carmen.

Vedete la differenza con Loppiano e Nomadelfia? Ci sono gigantografie di Chiara Lubich o di Don Zeno?


                                Anche gli amici di Crux Sancta hanno notato il diverso trattamento   riservato    alla visita a Loppiano e la «realtà profetica» che non era quella del Cammino.


(nota 2)

Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. (Gal 2, 2)



domenica 13 maggio 2018

Allora coraggio, non contristatevi mai!

La star saluta i suoi fan
Abbiamo più volte udito da San Paolo che "La gioia è frutto dello Spirito Santo" (Gal 5,22):
chiaro che l'apostolo non si riferisce ad una gioia superficiale, dettata da enfasi transitorie che scaturiscono da situazioni dalle origini prettamente umane e per nulla spirituali; egli parla piuttosto della gioia vera, donata dallo Spirito Santo e che produce Amore e Pace.

A tal proposito il Vicario di Cristo - irrispettosamente inserito dai neocatecumeni in un palcoscenico meramente kikiano - sprona i presenti, alla festa organizzata per i 50 anni del cammino a Roma, ad addolcire i tratti omologati e contriti che caratterizzano da sempre i partecipanti al cammino, nonostante la festosità di alcune azioni inserite in frangenti strategici.

Papa Francesco:
"Dio continua ad amarci fedelmente. Questa è la fonte della nostra fiducia, la grande consolazione della vita. Allora coraggio, non contristatevi mai! E quando le nubi dei problemi sembrano addensarsi pesantemente sulle vostre giornate, ricordatevi che l'amore fedele di Dio splende sempre, come sole che non tramonta. Fate memoria del Suo bene, più forte di ogni male, e il dolce ricordo dell'amore di Dio vi aiuterà in ogni angustia".
Il Pontefice, dopo i dovuti ringraziamenti e dopo aver reso chiaro il significato biblico del numero che contraddistingue l'evento, ha proposto con priorità la riflessione appena esposta, chiamando in causa la fedeltà di Dio nell'amore - e non parliamo della salvezza a prescindere - spesso dimenticata dagli afflitti kikiani, i quali sguazzano nelle varie persecuzioni immaginarie, trascendendo la realtà a favore delle imposte riflessioni neocatecumenali.
Quindi il Papa conosce la malsana abitudine delle "esperienze fasulle e sovrabbondanti di tristezza e depressione" che spesso i neocatecumeni non solo propongono a parole ma anche vivono, per stravolgimento psichico che le sette in genere causano!

La richiesta del Vicario di Cristo è facilmente identificabile, basta far caso alla meravigliosa parola che viene ripetuta nell'estratto: "fedeltà" di Dio, che vorrebbe infrangere le barriere del "peccato neocatecumenale" che aleggia su ogni adepto come legge di vita, e fare invece emergere una delle caratteristiche più misericordiose e gioiose attribuite a Dio, la fedeltà appunto.

Il Papa parla di angustia, non di malinconia o problemi ma di vera e propria angustia che, come purtroppo ben sappiamo, è un sentimento che vige tra le mura della comunità. L'angustia è rappresentata dal soffocamento, dalla profonda angoscia e dalla prepotente depressione;  in questo caso chiamiamo in causa il rovinoso stile di vita kikiano, inculcato con durezza nel soggetto senza rispetto del singolo.

Dal discorso del Papa durante l'evento in oggetto:
"Siamo pellegrini che, accompagnati dai fratelli, accompagnano altri fratelli, ed è bene farlo personalmente, con cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno, perchè la risposta a Dio matura solo nella libertà autentica e leggera".
 Andiamo avanti, Papa Francesco a Tor Vergata:
"...perchè nel Tuo battesimo le cose vecchie sono passate e gusto le cose nuove".
L'apostolo Paolo (Ef 4,20-24) :
"Voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in Lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità vera".
Stesse identiche esortazioni quelle del Papa e dell'apostolo Paolo, di certo non casuali, che ancora una volta sospingono a ricrearsi della gioia divina derivante da un animo ripieno di Spirito Santo.
Papa Francesco il 5 maggio con i kikos

Come dicevo, nulla è casuale e le parole del Pontefice risultano ovviamente adeguate al cammino, che piuttosto appare prostrato alla mondanità.
Ma paradossalmente il viso del Papa pareva esprimere un senso di scontentezza, rifiuto di espressioni adeguate all'evento cui era partecipe, anzi, ospite d'onore, anche se indubbiamente sempre dopo Kiko.

Come poter catalogare questa circostanza se non "azzardando" ipotesi che poi così fantomatiche non sono, anzi oserei dire che paiono scontate? Presentiamole.

Una grande manifestazione ha provocato un movimento mondiale; un anniversario che ricorre con fervore e frenesia, che accoglie pastori e gente da ogni dove ha trovato riscontro un dì, ed ecco che come per ogni festeggiamento dalle caratteristiche terrene che si rispetti, balli, canti e vanità non sono mancati, ma l'ospite d'onore non ha partecipato, si è appartato alla meglio, con le mani giunte e il viso basso, senza manifestare alcuna allegria "di paese" e frivola, preso da una sorta di insoddisfazione che ha chiarito la sua posizione nei confronti dell'accadimento ben più del discorso in sé.

Ma qualcuno ha supposto che un malessere fisico possa averlo afflitto, addirittura! Beh, il divino non doveva essere concorde con quella sceneggiata quindi; ovviamente la buttiamo sulla battuta, eh.

Ma fatto sta che un energico e sereno Papa Francesco, il giorno seguente, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica - negata invece ai neocatecumeni - finiamola con la favoletta secondo cui kiko avrebbe preferito non svolgerla - nei pressi della periferia di Roma, a Tor de' Schiavi, inaugurando la " Casa della Gioia" - coincidenza che ha il sapore di Provvidenza - una casa famiglia per ragazzi disabili.

Papa Francesco, 6 maggio, con i "cristiani della domenica"
La parrocchia romana del SS. Sacramento ha goduto di una meravigliosa omelia fondata sulla gioia che, in realtà, è amore! Un discorso semplice, spontaneo, senza direttive scritte su un foglio, che solitamente serve per ricordarsi di raddrizzare il tiro del contesto in cui si comunica. Parole dolci, giuste, un po' simpatiche hanno diretto l'evento, creando un'atmosfera accogliente e deliziosa, contraddistinta dalla commozione. Era il 6 maggio 2018, giornata conseguente alla gran caciara neocatecumenale dominata dalla frenesia ma non dalla spiritualità.

Chiaro quindi che la gioia manifestata dalle espressioni deve potersi identificare nel contesto cui si ci trova, senza lasciarsi trasportare da inutili, false ed equivocabili esternazioni di allegria, che altrimenti acquisirebbero un significato alterato e non conforme alla verità, la quale è imprescindibile per chi ama Dio.

Quindi il Papa ha parlato ben più del discorso letto e pronunziato, poiché l'indifferenza del Vicario di Cristo nei confronti delle esaltazioni neocatecumenali ha ben presentato la posizione della Chiesa nei confronti del cammino.
  • Una Chiesa non concorde a questo contesto, che non propone gioia al riguardo, che ritiene sia doveroso utilizzare cautela ma anche rimproverare, sperando che qualche buon proposito faccia capolino e le correzioni possano trovare riscontro.
  • Una Chiesa che non permette la celebrazione kikiana - fatto sta che il Papa rifiuta di compromettersi effettuando una simile leggerezza - e che pensierosa prende le distanze dalla reale sostanza che contraddistingue questo percorso.


  • Una Chiesa agli occhi di kiko minuscola, basta guardare la foto proposta sopra per rendersene conto, ma che in realtà risalta e predomina nonostante l'abominevole, astuta e mastodontica apparecchiatura; semplicemente perchè così ha deciso Dio!

Ma torniamo alle espressioni del Papa il 5 maggio a Tor Vergata, che chiaramente si è riferito al peccato: "...e il dolce ricordo dell'amore di Dio vi aiuterà in ogni angustia".
L'angustia, come sinonimo di peccato, è parte integrante del concetto, ed essendo una delle distorsioni più diaboliche della dottrina di kiko quella riguardante il peccato, risulta ovvia la sostanza del rimprovero effettuato, infatti non dimentichiamo che la vera fonte di tristezza è il peccato poiché scaturisce da una distorsione dell'animo dal giusto ordine di Dio. È lo Spirito Santo che elimina la tristezza e dà la gioia.

Ma come? E tutto quel fiorire di Spirito Santo sciorinato durante gli annunci del kerigma kikiano, della quale azione è stata annunciata fino allo sfinimento che fine ha fatto? Contraddizioni concrete che non trovano accordo, essendo lo Spirito Santo contrario all'angustia, quindi al peccato. 1+1=...

Il Vangelo è un invito alla gioia vera e profonda. Così nell'Annunciazione, Maria viene invitata alla gioia: "Rallegrati (Khaire), piena di grazia" (Lc 1,28). La gioia di Maria si coronerà con la venuta dello Spirito Santo, annunciata a Maria come motivo del "Rallegrati".
Senza gioia non sussiste Spirito Santo, quindi constatiamo che quelle frasi kikiane del genere: "maiale!"; "Sei uno schifoso"; "Devi sperimentare le tue miserie"... e le altre umiliazioni neocatecumenali elargite con sorprendente "generosità", risultano contrarie alla trasmissione della fede, quindi al Paraclito, poichè instaurano un animo contrario e... contrito!

I neocatecumenali hanno provveduto ad utilizzare il mese di maggio per la loro festicciola, tempo dedicato alla Vergine Maria, contraddistinto dall'amore e dalle rose, simbolo di verginità ed elevazione spirituale.
Ma non solo, il giorno preposto riguarda il cinque, il primo sabato del mese, dedicato proprio a Lei, la Madre del cielo, festosa nell'animo per amore. Eppure, a questo proposito, non posso esimermi dal ricordare le detestabili e incoerenti esternazioni di kiko durante i suoi annunci di Avvento e Quaresima riguardanti l'Assunzione della Vergine, negata nella Sua totalità e presentata come un evento similare a quello di chiunque, quindi salita al Cielo con l'anima e non il corpo, come a significare che fosse stata corrotta dal peccato, negando a questo modo tutti e 5 i Dogmi Mariani. Che triste convinzione. Altro che Spirito Santo!

Ed ecco che kiko non ha stentato a manifestare il suo reale animo, proponendo il quadro della sua "beata tra le donne" ben più in evidenza rispetto alla Vergine Maria, che seppur mal disegnata perlomeno avrebbe preteso un posto d'onore.

Ha ragione Papa Francesco:
"Dopo 50 anni di cammino sarebbe bello che ciascuno di voi dicesse: "Grazie Signore perché mi hai davvero liberato; perchè nella Chiesa ho trovato la mia famiglia... perché attraverso il cammino mi hai indicato il sentiero per scoprire il Tuo amore tenero di Padre".
Sarebbe  stato bello Sua Santità, davvero bello! Ma come Lei deduce sono passati ben 50 anni ma sono di coccio!

Come da tradizione neocatecumenale,
Kiko bussa sempre a denari...

giovedì 10 maggio 2018

"De Profundis" per Kiko: glielo ha cantato Papa Francesco a Tor Vergata il 5 maggio 2018.

Iniziamo a rimettere in ordine partendo da un commento del fratello neocatecumenale Roberto:
"Credo che il Papa oggi all’Angelus abbia cancellato ogni vostro dubbio.
Non UNA parola contro ma solo totale approvazione e tantissimo amore e sostegno."
(Roberto)
Ma io ti domando:
...e i tuoi di dubbi, il Papa, li ha cancellati?

Vi siete recati all'Angelus, il giorno dopo Tor Vergata, con l'amaro in bocca, spinti dalla speranza di recuperare in extremis il sigillo papale, almeno in "zona Cesarini"!
Intendo dire che, certo, non poteva bastarvi quanto il Papa Francesco vi ha detto e che tutti abbiamo ascoltato, diamine!
Festeggiavate i 50 anni! Se non vi ha consacrati in questa occasione, quando lo farà mai?

Palco, sgargiante e grandioso, per il megalomane Kiko.
Mistica Carmen, photoshoppata alla prima maniera,
oscura la Madonna del Cammino


Ora potete anche tentare di rigirare la frittata, fare salti e piroette, come vostro solito; il discorso che il Papa vi ha riservato, sulla spianata di Tor Vergata, è di quelli che lasciano il segno e i cui effetti si dispiegano solo col passare del tempo.
Intendo dire che il disagio inconfessato che avete provato ascoltando le Sue parole, mentre pensavate: "OK, i catechisti ci spiegheranno!" è niente, rispetto alle ricadute che registrerete in futuro.
Lo stesso Kiko ha ben camuffato la sua amara delusione (e se parlo  è perchè lo conosco, mi pare di vedere la sua reazione dietro le quinte!)

Da oggi in poi, questo discorso del Papa tutto per voi potreste trovarlo stampato, in bella vista, sulla scrivania dei Parroci delle Parrocchie che andrete a visitare. Lo terranno lì, bello e pronto, e vi chiederanno: "Cosa è questo che vi dice il Papa?". Sappiate che molti aspettavano con ansia questo giorno, più di voi!
Leggere nero su bianco è diverso che dire: "Il Papa ci approva!"
Leggere, interpretare, applicare al cammino, è molto diverso: "Verba volant, scripta manent".
Sono convinta che i frutti di questo evento saranno copiosi e duraturi, mentre mi sorge una curiosità: Kiko vi dirà di farne una pergamena da esporre nelle vostre case, in un posto di onore, come la famosa Lettera Ogniqualvolta, estorta con uno stratagemma al Papa Giovanni Paolo II e che costò la carriera a mons. Cordes?

Entriamo nel merito:
Un primo messaggio chiaro per Kiko voglio evidenziarlo subito per dire che, forse, già si è pentito di aver organizzato tutto questo!. Avrà capito che era molto meglio per lui non mettersi tanto in mostra, che meglio sarebbe stato evitare i riflettori e commemorazioni tanto impegnative.
E comunque, credo, avrà capito una cosa: da ora in poi, più sta nell'ombra e meglio è, per lui in primis e poi per il cammino! Fin che campa. Si fa meno male.

In Piazza san Pietro vi siete esibiti con la più bella foga dei vecchi tempi, quando, dovunque il Papa andasse, in Italia o all'estero, eravate maestri ineguagliabili nel precederlo ovunque, tallonarlo sempre, blandirlo con mille serenate, sotto le sue finestre, pur di strappare una affacciatina in più, un supplemento di discorso tutto per voi, un'accento affettuoso dedicato solo a voi, che dimostrasse a tutti di essere voi i figli prediletti, gli unici, i migliori e, ovviamente, anche i più numerosi (se pure erano sempre le stesse truppe a spostarsi da una parte all'altra, con canti, chitarre, bonghi e schiamazzi, al grido incalzante "Viva il Papa!" "Viva il Papa!".
(come il famoso esercito di Franceschiello Re di Napoli).

Queste le parole del Papa all' Angelus del 6 maggio:
  • "Ho sentito anche alcuni canti dei Neocatecumenali… Eccoli! Grazie! Grazie per il vostro lavoro di evangelizzazione.
(Fa capire che nessun saluto per loro aveva programmato e, in ogni caso, li ha risposti per pura cortesia, nessuna enfasi.)
  • Siete dappertutto, grazie!"
(Quel «siete dappertutto» è quasi la stessa imprecazione della nonna quando scopre una colonna di formiche...)

Del Discorso del Santo Padre del 5 maggio qualche lapidaria notazione:
All'inizio il Papa ringrazia tutti quelli che hanno accolto la chiamata e, dice, "un grande grazie va anche a chi ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant'anni fa." (Pare chiaro il riferimento ai primi fratelli entrati in cammino.)
Ma non era questo il momento in cui il Papa Francesco avrebbe dovuto esprimere un minimo di gratitudine agli "Iniziatori" del Cammino (non "a chi ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant'anni fa")? Magari chiamandoli per nome! No, il Papa li ha totalmente ignorati, sia i vivi che i morti. Quale cosa più ovvia e più semplice di questa, nei confronti di una realtà che vive nella Chiesa ormai da 50 anni? Più che ovvia, naturale! Il distacco del Papa, il suo silenzio a proposito è stato assordante.


Papa Francesco sopporta, in attesa di parlare.
Nè all'inizio dell'incontro, nè alla fine, magari parlando a braccio (cosa che, contro le sue abitudini, non ha fatto in nessun momento).
Nè all'inizio e nè alla fine del suo discorso (che ha letto rigorosamente così come era scritto) ha fatto il minimo cenno a Kiko, Carmen e padre Mario. Mentre Carmen Hernandez - santa subito - troneggiava sul palco in una immensa icona, molto più grande di quella della Madonna del Cammino.

Il Papa va subito al sodo e dice: 
  • "a quanti state per andare in missione. Sento di dirvi qualcosa dal cuore proprio sulla missione."
Questo incipit sgombra il campo da ogni eccezione si tentasse di sollevare, sostenendo che il Papa ha dato tutta una serie di indicazioni (chiaramente indigeste per i neocatecumeni) rivolgendosi in forma generica a tutti, alla "Chiesa che evangelizza". Ma se pure così fosse: loro non sono parte del tutto?, non sono, in ogni caso, Chiesa?
Ma intanto, a scanso di equivoci, il Papa si rivolge proprio ed esclusivamente a loro: "gli evangelizzatori neocatecumenali".
D'altronde e come ultima annotazione, scusate, ma i neocatecumeni, alla scuola di Kiko, non dicono che nessun altro evangelizza nella Chiesa (solo loro hanno l'annuncio del Kerigma)? 
Che solo loro hanno questo carisma, di andare - laici e presbiteri in equipe - come i primi discepoli e secondo il primo modello apostolico (senza borsa, senza bisaccia, senza calzari... come condannati a morte...)?
Allora, ditemi voi, se non sono rivolte a loro le esortazioni del Papa, a chi sono rivolte? Al nulla?

Partendo da queste premesse, è evidente che il Papa conosce molto a fondo il cammino perchè lo conosce anche attraverso le migliaia di testimonianze, di storie vissute a lui raccontate. Questo io colgo, essendo stata a lungo dentro l'esperienza, questo il messaggio più accorato del Papa riservato a me e a quelli come me. Sento che, dietro ognuna delle sue esortazioni,  alcune delle quali altrimenti inspiegabili, c'è tutto questo popolo di poveri che hanno sofferto tanto a causa del cammino, a cui il Papa non fa espresso riferimento, ma che tiene presente nelle Sue parole e mostra di avere particolarmente a cuore perchè lo conosce molto bene. Oltre noi, certamente, anche Kiko comprende tutto molto bene, altro che se lo comprende!

Ecco come ci riducono i kikatechisti
dopo il loro "passaggio".

Tor Vergata il giorno dopo l'incontro.
Ancora ho tutto negli occhi.
Durante gli incontri con i Pastori, non solo col Papa, diceva sempre entusiasta: "Ottimo! Ragazzi, tutto meraviglioso!" Poi dopo, nei giri più ristretti, tirava fuori tutto il malcontento: "Ma non avrebbe dovuto dire questo e questo? Perchè ha detto invece così?". Posso testimoniare che mai hanno ascoltato, quello che gli era scomodo, lo hanno sempre ignorato, mistificato, trasfigurato alla Carmen maniera.

Racconto un episodio molto esemplificativo di questo loro atteggiamento. 
Molti anni fa, al tempo dei primi lavori per preparare gli Statuti, si tenne un incontro nell'Aula Nervi col Papa Giovanni Paolo II. Grande era l'aspettativa per quello che il Santo Padre avrebbe detto, ci si diceva che Kiko e Carmen gli avevano espressamente richiesto, attraveso padre Stanislao, di sostenerli, per carità!, con una parola di incoraggiamento e di conferma, che ne avevano tanto bisogno, poiché forte era la battaglia per l'approvazione degli Statuti e tanti i nemici. Ebbene il Papa gelò l'assemblea neocatecumenale dicendo testualmente: "Vi invito ad essere docili a tutte le indicazioni che questi Autorevoli Dicasteri vorranno darvi per la stesura degli Statuti". Finita l'udienza, seguì subito un incontro con Kiko e Carmen, per riflettere sull'incontro, tanto importante, tenuto col Papa e caricato da loro di tante aspettative. Vi fu un lungo silenzio, Kiko era nero; a un certo punto Carmen dice, rompendo il silenzio, candidamente: "Io non ho capito. Cosa voleva dire il Papa?", si guardava tutto intorno, nessuno rispose, non ci fu alcuna discussione. 
Questa è la sintesi, per chi li ha conosciuti da vicino, del loro vero rapporto con la Chiesa. Quel suo "Io non ho capito" seppellì tutto nell'oblio. Dal giorno dopo invece di obbedire in semplicità e umiltà, confidando in Dio, hanno ricominciato, come il giorno precedente all'incontro col Papa, a brigare nei palazzi Vaticani peggio di prima. Ecco quanto conta per loro la parola del Papa, quando non è quella che loro si aspettano, quando non è utile per facilitarli nel conseguimento dei loro fini; mentre di obbedienza, non se ne parla nemmeno.

Tornando al Papa Francesco, egli ha parlato, sperando di suscitare l'«ascolto» dei camminanti di buona volontà, che gli stanno a cuore. Forse, spera di recuperare il Cammino neocatecumenale partendo da questi, come ultima spiaggia:
"Sento di dirvi qualcosa dal cuore..." (per chi qui ascolti col cuore: "chi ha orecchi per intendere, intenda")

Colgo solo gli aspetti più salienti, quelli che incarnano le criticità e le contraddizioni più stridenti del cammino, incancrenite ormai per colpa della arcinota e pluridecennale disobbedienza (anche di questa hanno festeggiato il giubileo! 50 anni, che tenaci però!). E sono arrivati a questo punto perchè mai hanno prestato "ascolto" alle istanze di correzione, sempre più accorate, provenienti dalla Chiesa, come mai hanno ascoltato le istanze che salivano all'interno stesso dell'esperienza. E di questo noi siamo testimoni.
  • "Gesù non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati:non potete portar dietro tutte le suppellettili di casa"
Qui mi sovvengono tutte le partenze ostentate, finite in rovinosi ritorni, con annessi tutti i disagi per i coniugi e i numerosi figli, in più l'onta di "non essere stati fedeli alla chiamata".
Come tutte le mormorazioni serpeggianti nelle comunità di provenienza delle famiglie in missione, spremute come limoni, per mantenerle, con biglietti aerei, case, sostentamento, scuole ai figli nei paesi di destinazione. (vado per pennellate, come piace a Kiko, perché qui ci sarebbe da scrivere un romanzo di mille "storie maledette": sottolineo solo un aspetto, che si aggiunge a volte e peggiora il quadro notevolmente, ossia che la famiglia che parte ritiene che tutto le sia dovuto da parte della comunità, finendo per pretendere tantissimo e, molte volte, la famiglia non è una sola in quella unica comunità e, magari, c'è anche un seminarista R.M. sbattuto in America Latina o qualche sorella single in aiuto alle famiglie. Troppe comunità sono stremate e scocciate).


  • "Camminare insieme, un'arte da imparare ogni giorno.Bisogna stare attenti a non dettare il passo agli altri,senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia".
  • "Si va avanti uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti......cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno,perchè la risposta di Dio matura solo nella libertà autentica e sincera".
(N.B. della fedeltà allo "spirito degli Iniziatori" NEANCHE UNA PAROLA) 

  • Gesù non dice: conquistate, occupate, ma "fate discepoli"

QUI UN PASSAGGIO CRUCIALE che trascrivo:
  • "Missione è tornare discepoli con i nuovi discepoli di Gesù. È riscoprirsi parte di una Chiesa che è discepola. Certo, la Chiesa è maestra, ma non può essere maestra se prima non è discepola, così come non può esser madre se prima non è figlia. Ecco la nostra Madre: una Chiesa umile, figlia del Padre e discepola del Maestro, felice di essere sorella dell’umanità. E questa dinamica del discepolato – il discepolo che fa discepoli – è totalmente diversa dalla dinamica del proselitismo."
Questo passaggio del Papa è sorprendente e dimostra che il Santo Padre conosce profondamente Kiko Argüello. A chi, se non a lui, ricorda che per essere maestro devi essere prima discepolo? Anzi il Papa dà più importanza a questo secondo aspetto "essere discepolo" che non al primo, "essere maestro"
Anche il Santo Padre ha chi gli predica gli esercizi spirituali, ma a Kiko chi predica? 
Chi è il suo direttore spirituale? Sempre mi sono fatta questa domanda! 
E, visto che Kiko si fregia di ispirazione mariana, il Papa lo inchioda mettendogli davanti il modello di Maria: umile, figlia, discepola, sorella. Tutto questo il Papa definisce "dinamica del discepolato" totalmente diversa dalla "dinamica del proselitismo". (la prima si esplicita nel "farsi servo di tutti", la seconda nel "fare sempre il comandino")

  • "Tutti chiamate amici e tutti siate amici.Amate le culture e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti. Non partite dalle teorie e dagli schemi, ma dalle situazioni concrete: sarà così lo Spirito a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi. E la Chiesa crescerà a sua immagine: unita nella diversità dei popoli, dei doni e dei carismi."
Ultima raccomandazione, "l'umile semplicità"
E poi, per finire:
  • "Ringraziamo il Signore per questi cinquant’anni: un applauso ai cinquant’anni!"
Insomma il Papa (poverino!) ringrazia i cinquant'anni, pur di non ringraziare "Kiko Argüello dei poveri delle baracche", finito coi borghesi più borghesi di Roma; applaude ai cinquant'anni, pur di non esaltare gli Iniziatori, neanche per un attimo, neanche una mezza volta!
Ah, come li conosce bene! Che subito se ne vanno di testa. E così Lui, il Santo Padre, li ha tenuti buoni e a cuccia: povero Kiko, sai che sangue amaro!

Equipe Responsabile al completo:
ad intimorire, sullo sfondo, inquietante icona.
Neanche un ringraziamento, neanche un cenno ai due Autonominati, Pre-canonizzati, Iniziatori spagnoli; non una sola parola per Kiko, per Carmen, per il padre Mario, che da una vita sta con loro, per la successora Ascen, che sarebbe stata imposta dal Vaticano, poiché è vitale, per la Chiesa, avere l'Équipe Internazionale al completo!
Ma, dico io, con tutti i grattacapi che il Cammino Neocatecumenale procura alla Santa Sede, la priorità assoluta - che avrebbe richiesto una missiva ad hoc che nessuno ha mai letto - poteva mai essere la nomina della sostituta della insostituibile Carmen?
Kiko non ha mai obbedito, questa obbedienza ostentata puzza di una invenzione delle sue. (vedi nota sotto)

In conclusione, contrapponiamo lapidariamente il Credo iniziale di Roberto al Credo di Lino, che riassume bene le convinzioni di chi collabora a questo blog e  che si fonda sulla nostra consolidata esperienza con i neocat ed è confermato da chi li ha conosciuti e studiati a lungo e seguiti nel loro percorso, scandito da reiterate disobbedienze, per cui abbiamo dovuto tante e tante volte constatare essere "la disubbidienza" immutabile e consolidata prassi del cammino neocatecumenale.

Roberto:
  • Credo che il Papa oggi all’Angelus abbia cancellato ogni vostro dubbio.


Lino:
Io, Roberto, Credo che voi oggi stiate confermando la natura del CNC: incorreggibile. 
Io Credo che voi:
  • non lascerete a casa le suppellettili di Kiko
  • non rinuncerete ai trionfalismi
  • continuerete a pretendere di dettare il passo agli altri
  • continuerete ad isolarvi e a voler imporre il vostro senso di marcia
  • continuerete a voler fare i maestri e non i discepoli
  • continuerete a non rispettare (perché non le amate) le culture e le tradizioni dei popoli,   pretendendo di evangelizzare partendo dai vostri modelli prestabiliti, dai vostri schemi e teorie
  • ancora crederete che lo Spirito Santo non vi anticipa ma viene assieme a voi
  • pretenderete sempre che il cammino degli altri debba essere identico al vostro, tappa dopo tappa, mamotreto dopo mamotreto.
Queste considerazioni di sopra, naturalmente, sono mie invenzioni, perché a voi il Papa ha dato solo totale approvazione.
Meritate tutta la disappravazione che riscuotete all'esterno delle vostre salette, Roberto.

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(nota):
Mi spiego. 
Quando mai Kiko ha ostentato la sua obbedienza alla Chiesa, menandone vanto?
Penso che questo, di sbandierare ai quattro venti che la Chiesa gli aveva imposto di completare la Sua Equipe, sia stato un modo per mettere al centro dell'attenzione, della Chiesa in primis, l'Équipe Internazionale Responsabile del C.N., per sottolinearne il ruolo centrale nella "gestione" e "conduzione" del Cammino stesso (la famosa espressione, da loro tanto amata e rimarcata in ogni occasione, che recita "secondo le linee degli Iniziatori", frase che Kiko avrebbe voluto sentire dalla bocca del Papa, sigillo inconfutabile della loro legittimazione).

Ma il Papa Francesco ha completamente ignorato sia Kiko che il ruolo, anche la stessa esistenza, nella struttura del C.N.  della fantomatica Equipe Internazionale Responsabile, non nominando MAI nè lui, nè questa.
Mentre ha detto, espressamente, che i Neocatecumeni vadano avanti "uniti" "come Chiesa" "coi Pastori".