Nel marzo del 1967 Kiko e Carmen tornarono con i fratelli delle Palomeras alla chiesetta abbandonata per celebrare la Pasqua.
Nel 1969, ricorda don Francesco Cuppini nel libro "Intervista a Francesco Cuppini", erano di nuovo a Fuentes.
«Celebrammo la Pasqua in Sagrestia. Con noi c'erano due seminaristi di Siviglia. Avevamo un braciere per scaldarci. A un certo punto qualcuno avvertì un malessere: la colpa era del braciere. Uscimmo immediatamente. Rientrato per finire la celebrazione. In seguito dormimmo un po' alla meglio, sdraiati sulla predella in Sagrestia. In mattinata prendemmo il treno per Madrid.»
Infatti fra Madrid e Fuentes del Carbonero la distanza è di più di 90 chilometri.
Come nasce il legame particolare di Kiko Argüello con il rudere della chiesa intitolata alla Madonna dell'Ascensione del paesino abbandonato di Fuentes del Carbonaio, in provincia di Segovia, nella comunità autonoma di Castiglia e Leòn?
Il rapporto tra questa chiesa e il fondatore del Camino nasce in modo fortuito, in quanto Kiko è venuto la prima volta a Fuentes su consiglio di una donna che lavorava come collaboratrice domestica e che veniva da Fuentes.
Ci chiediamo se fosse la stessa collaboratrice domestica che veniva picchiata dal marito alcolizzato che fu uno dei motivi per cui Kiko disse di aver cominciato sua missione nelle baracche del rione popolare delle Palomeras.
Passano gli anni, i decenni, il Cammino di Kiko diventa un movimento esteso e dalle grandi capacità economiche, al punto tale da costruire un edificio in Israele, con vista sul lago di Genezareth, la Domus Galilaeae, una specie di lussuoso albergo e di sito religioso ove realizzare le grandiose idee "artistiche" del suo poliedrico iniziatore.
Ed è così che, leggiamo sulla stampa locale: «con l'emozione visibile in molte persone, tra cui gli ex residenti di Fuentes, nucleo ormai spopolato di Carbonero el Mayor, questo giovedì (13 ottobre 2022) dopo 57 anni, la campana ha suonato di nuovo –sebbene presa in prestito– nella chiesa di Nostra Signora di l'Assunta, restaurata dal Movimento Neocatecumenale con un budget globale di 492.000 euro, da donazioni.
È evidente come la chiesetta restaurata secondo la nueva estetica neocatecumenale, con le sedie di metacrilato trasparente, i tappeti, l'enorme tavolone posto dell'altare e l'immancabile Madonna di Kiko nella navata destra, è già diventata una delle mete dei pellegrinaggi neocatecumenali "alla riscoperta delle sacre origini del sacro Cammino".
Sono queste le uniche prospettive di sviluppo turistico della chiesetta dedicata alla Madonna dell'Assunzione (un dogma che a Kiko non va né su né giù): l'essere visitata nell'ambito dei pellegrinaggi neocatecumenali con tappe obbligatorie a Madrid, presso la cameretta "degli orrori" di Kiko in cui dice di aver visto la Madonna, il mausoleo di Carmen nel giardino del Seminario RM, e forse il Museo delle opere di Kiko Argüello, di prossima apertura.
Sappiamo che, il 12 ottobre 2022, nel corso della cerimonia di inaugurazione della chiesetta dove furono celebrate le prime liturgie atipiche volute dai due riformatori Carmen e Kiko, il responsabile dell'equipe del Cammino Neocatecumenale per il nordest della Spagna, «ha letto un messaggio di Argüello, che non ha potuto partecipare per malattia.
Argüello ha affermato nella lettera che "il Signore si è servito di me e di Carmen per il rinnovamento della Chiesa nata sulla scia del Vaticano II".»
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| La solita neocatecumenalizzazione |
Ecco in sintesi ciò che vogliono far credere: che i due laici spagnoli abbiano in qualche modo rinnovato la Chiesa. Per loro il rinnovamento passa attraverso la mistificazione, come per la antica chiesetta di Fuentes del Carbonaio: una mano di bianco, sedie trasparenti, magari una bella moquette blu e le "opere" di Kiko.
Non così per San Francesco, inopinatamente tirato in ballo come fosse un antecedente del più celebre e versatile Francisco Kiko Gomez Argüello Wirtz.
Leggiamo infatti un brano della Leggenda dei tre compagni (VI-VII-VIII):
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| Francesco ripara la sua Chiesa: Kiko la trasforma in un suo museo |
Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa, gli offrì del denaro dicendo: “Messere, ti prego di comprare l’olio per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il bisogno”.
In seguito a questa visione, il suo cuore si struggeva, come ferito, al ricordo della passione del Signore. Finché visse ebbe sempre nel cuore le stigmate di Gesù il che si manifestò mirabilmente più tardi, quando le piaghe del Crocifisso si riprodussero in modo visibile nel suo corpo…
Gioioso per la visione e le parole del Crocifisso, Francesco si alzò, si fece il segno della croce, poi, salito a cavallo, andò alla città di Foligno portando un pacco di stoffe di diversi colori. Qui vendette cavallo e merce e tornò subito a San Damiano.
Ritrovò qui il prete, che era molto povero, e dopo avergli baciato le mani con fede e devozione, gli consegnò il denaro… (qui la Leggenda racconta che, in un primo momento, il prete rifiutò di credergli e solo poi cominciò a fidarsi, cominciando infine a cucinare per Francesco che voleva solo fare penitenza).
Di ritorno alla chiesa di San Damiano, tutto felice e fervente, si confezionò un abito da eremita e confortò il prete di quella chiesa con le stesse parole d’incoraggiamento rivolte a lui dal vescovo. Indi, rientrando in città, incominciò ad attraversare piazze e strade, elevando lodi al Signore con l’anima inebriata. Come finiva le lodi, si dava da fare per ottenere le pietre necessarie al restauro della chiesa. Diceva: “Chi mi dà una pietra, avrà una ricompensa; chi due pietre, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!”…
C’erano anche altre persone ad aiutarlo nei restauri. Francesco, luminoso di gioia, diceva a voce alta, in francese, ai vicini e a quanti transitavano di là: “Venite, aiutatemi in questi lavori! Sappiate che qui sorgerà un monastero di signore, e per la fama della loro santa vita, sarà glorificato in tutta la chiesa il nostro Padre celeste”.
Era animato da spirito profetico, e preannunciò quello che sarebbe accaduto in realtà. Fu appunto nel sacro luogo di San Damiano che prese felicemente avvio, ad iniziativa di Francesco, a circa sei anni dalla sua conversione, l’Ordine glorioso e ammirabile delle povere donne e sacre vergini.»
























