domenica 14 marzo 2010

CHI HA PAURA DI BENEDETTO XVI?


Le accuse infamanti che anche in questi giorni (specialmente dopo l'udienza generale di mercoledi scorso, durante la quale Benedetto XVI ha stigmatizzato certo "utopismo asnarchico" postconciliare) si stanno scaraventando addosso alla Chiesa Cattolica e addirittura al Papa , con ogni evidenza fanno ormai parte di un disegno precostituito e volgarmente determinato.

Ci sembra degna di attenzione, e sotto vari aspetti condivisibile e preoccupante, l'analisi che stamane Francesco Colafemmina posta sul suo blog ( http://fidesetforma.blogspot.com/ ) .

Recepiamola attentamente come contributo non casuale e nemmeno superficiale all'andamento della nostra discussione.
_________

"...gli attuali accusatori, diffamatori et cetera non hanno come obbiettivo Benedetto XVI che è palesemente inattaccabile. Il loro vero obbiettivo è ciò che Benedetto XVI incarna: l'amore per una Chiesa in continuità con il suo passato, il rispetto per una liturgia che introduca l'uomo al Mistero, il distacco proprio delle cose spirituali dal commercio quotidiano, la restituzione della dignità sacerdotale ai tanti preti iperattivi e metamorfici ormai ridotti ad assistenti sociali di una fede un po' troppo dimessa.

E' evidente che Benedetto XVI sta toccando tutti quei temi, quegli argomenti, quegli elementi dello sviluppo e della vita della Chiesa che è opportuno recuperare per garantire stabilità e continuità nel Corpo Mistico di Cristo. Benedetto ci sta riuscendo, sta raddrizzando la barca nonostante molti marinai aprano falle nascoste e remino contro. Se quindi l'operato del Papa fosse proseguito con la stessa tenacia e pazienza dal suo successore in un futuro futuribile, sarebbe la fine per i tanti gruppi, gruppetti e gruppusculi nati all'ombra del Concilio stranamente alleati delle potenti organizzazioni mondialiste con l'intento di creare una nuova Chiesa aggiornata e al passo coi tempi.

Ecco perché si scatenano oggi, ecco perché si danno da fare! Sappiamo bene che non praevalebunt, quindi non ci fanno paura. Però è giusto conoscere anche il piano che si cela nelle menti di coloro che intendono cambiare volto alla Chiesa Cattolica Romana. Dicevo che essi prendono le mosse dalla morale sessuale. E' l'elemento più semplice dal quale cominciare l'attacco: sia perché sono pochi oggi a rispettare la morale sessuale della Chiesa, sia perché ci sono alcuni ecclesiastici farabutti che quella morale infangano assieme al loro abito." (Francesco Colafemmina)
.

venerdì 12 marzo 2010

Benedetto XVI sulla crisi della penitenza

La “crisi” del sacramento della Penitenza “interpella anzitutto i sacerdoti” che nell’Anno sacerdotale Benedetto XVI esorta a “tornare al confessionale”, anche come luogo in cui "abitare" più spesso, “perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della Misericordia Divina”.

(notate l'emblematico fascio di luce che abbraccia il confessionale nella suggestiva immagine scelta per il thread)

E’ l’esortazione che il Papa ha rivolto oggi, a tutti i preti nel discorso rivolto ai partecipanti al corso sul Foro Interno, promosso dalla Penitenzieria Apostolica.
La società attuale, segnata dal relativismo e dall’edonismo, somiglia per certi versi a quella in cui visse san Giovanni Maria Vianney, il Curato di Ars, portato ad esempio della vita del sacerdote. Ma se anche oggi non ci sono più i tentativi di impedire lo stesso svolgimento del ministero che c’erano dopo la Rivoluzione francese, “viviamo - ha detto il Papa - in un contesto culturale segnato dalla mentalità edonistica e relativistica, che tende a cancellare Dio dall’orizzonte della vita, non favorisce l’acquisizione di un quadro chiaro di valori di riferimento e non aiuta a discernere il bene dal male e a maturare un giusto senso del peccato. Questa situazione - ha aggiunto - rende ancora più urgente il servizio di amministratori della Misericordia Divina. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che c’è una sorta di circolo vizioso tra l’offuscamento dell’esperienza di Dio e la perdita del senso del peccato”.
Ai suoi tempi, il Curato d’Ars “fece ‘della chiesa la sua casa’, per condurre gli uomini a Dio. Egli visse con radicalità lo spirito di orazione, il rapporto personale ed intimo con Cristo, la celebrazione della S. Messa, l’Adorazione eucaristica e la povertà evangelica, apparendo ai suoi contemporanei un segno così evidente della presenza di Dio, da spingere tanti penitenti ad accostarsi al suo confessionale. Nelle condizioni di libertà in cui oggi è possibile esercitare il ministero sacerdotale, è necessario che i presbiteri vivano in ‘modo alto’ la propria risposta alla vocazione, perché soltanto chi diventa ogni giorno presenza viva e chiara del Signore può suscitare nei fedeli il senso del peccato, dare coraggio e far nascere il desiderio del perdono di Dio”.
Per questo, esorta Benedetto XVI, “è necessario tornare al confessionale, come luogo nel quale celebrare il Sacramento della Riconciliazione, ma anche come luogo in cui ‘abitare’ più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della Misericordia Divina, accanto alla Presenza reale nell’Eucaristia. La ‘crisi’ del Sacramento della Penitenza, di cui spesso si parla, interpella anzitutto i sacerdoti e la loro grande responsabilità di educare il Popolo di Dio alle radicali esigenze del Vangelo. In particolare, chiede loro di dedicarsi generosamente all’ascolto delle confessioni sacramentali; di guidare con coraggio il gregge, perché non si conformi alla mentalità di questo mondo (cfr. Rm 12,2), ma sappia compiere scelte anche controcorrente, evitando accomodamenti o compromessi”.
© Copyright AsiaNews
___________________
La perdita del senso del peccato, o -per contro la sua distorsione- dipendono l'una dal secolarismo e dall'edonismo presenti nella nostra società, l'altra invece dagli insegnamenti neoprotestanti o anche in qualche modo introducenti una visione di 'predestinazione' giansenista presenti nella Chiesa ed anche nel cammino NC.
Sia sul sito che su questo blog abbiamo dedicato documenti e riflessioni su questo inquietante fenomeno. Uno specifico link ad un thread dedicato potete trovarlo tra quelli della colonna di sinistra in altro.
Ho notato che il convegno verteva sul 'foro interno', che non è altro che il nucleo della coscienza individuale, il sacrario del cuore dove avviene l'incontro tra la nostra verità e la Misericordia del Signore, suggellata dall'Atto sacramentale che ne esprime atti e tendenze davanti al sacerdote che rappresenta Cristo... già sapere questo, induce ad aprirsi e mettere nel Suo cuore le nostre debolezze, chiusure, asperità e soprattutto le azioni che ne sono scaturite, per riceverne il perdono ed essere anche aiutati -per effetto della Grazia Santificante- a sradicarne le cause.
Cosa ha fatto il Cammino NC di questo luogo inviolabile di ogni persona, degno di rispetto e da custodire col massimo pudore? Ne ha fatto 'luogo' di violazione e di ignominia, perché è ben noto ormai che le discutibili prassi di questo movimento prevedono 'scrutini' durante i quali l'adepto è indotto e alla fine costretto a rivelare i più riposti segreti della sua anima, le sue debolezze più turpi e nascoste...
Non possiamo ignorare che questa prassi ha nell'immediato l'effetto di umiliare (ed in maniera intollerabilmente abietta) la persona, con l'aggravante che il fatto avviene pubblicamente -anche davanti ai familiari- e turba di sicuro i rapporti interpersonali che poi vengono gestiti in maniera del tutto decentrata e anomala rispetto alla famiglia nell'ambito della comunità, che in realtà diventa nel suo orizzonte allargato intorno al fulcro degli onnipotenti catechisti, la vera nuova famiglia dei cosiddetti "salvatori della famiglia" come si vanno proponendo oggi, cavalcando la purtroppo reale crisi della famiglie. Nessuno però raccoglie le gravi conseguenze di questi loro comportamenti a vari livelli, sociale e spirituale:
  1. se la famiglia sposta il suo fulcro e i suoi equilibri e dinamiche nella comunità, viene meno l'autorità e il ruolo genitoriale paterno e materno, ma anche tutto quanto di vitale e continuamente generante viene dal rapporto intimo e fecondo nell'ambito di una famiglia che non lo vede diluito in altri rapporti e dinamiche più complesse e guidate da altri in maniera uguale per tutti piuttosto che secondo i singoli bisogni ed esigenze di ognuno
  2. dal punto di vista spirituale, se il peccato non offende Dio e si focalizza l'attenzione sul danno che esso provoca alla comunità e alla fine è la comunità che perdona, che fine fa la responsabilità individuale e il rapporto personale col Signore favorito anche dal Sacramento della Penitenza, così come lo richiama anche il Papa? Che poi questa responsabilità individuale abbia anche valenze comunitarie e sociali (e anche oltre, perché influisce sul Corpo mistico di Cristo e le sue conseguenze contribuiscono anche al degrado del mondo) è innegabile e non se ne può prescindere.
    Infatti è da ogni singolo individuo e dalla sua responsabilità=risposta a Dio che si deve partire perché la persona umana si responsabilizzi e cresca nella sua relazione col Signore, la sola davvero vitalizzante e ri-generante e pienamente umanizzante, dalla quale provengono tutte le ricadute sul contesto prossimo e remoto e vengono scritti nel cuore i tanto decantati valori, richiamati in continuazione, ma senza legame con l'unico Fondamento che li rende davvero autentici e vivi e non involucri vuoti di una adesione fatta di sensi di dovere e non di connaturalità ricevuta dal Signore...
  3. ultima ma non ultima è la conseguenza pratica di questa pubblica gogna alla quale sono sottoposti i camminanti: quando qualcuno conosce le tue più intime debolezze, ha in mano un'arma potente sia per dominarti che per farti sentire sotto accusa e spregevole in ogni momento (e in questo i catechisti sono insuperabili). E' facilmente intuibile come ogni volta che apri bocca per dire qualcosa, c'è sempre quella 'macchia d'origine' mai cancellata se non dal perdono del Signore ma non nella memoria della comunità.... è intuibile anche come ciò rafforzi la dipendenza degli uni dagli altri, in termini poco 'sani 'anche dal punto di vista psicologico, mi sembra, creando degli equilibri perversi...
  4. saranno questi i motivi (a parte le esplicite irrisioni del sacramento da parte degli iniziatori nelle catechesi) per cui, non subito perché anzi essa viene fatta sia pure in condizioni di fretta e di pressapochismo, ma più avanti, dopo diversi anni di cammino, la pratica della Confessione personale viene via via abbandonata?

mercoledì 10 marzo 2010

" UTOPISMO ANARCHICO " POSTCONCILIARE E TEOLOGIA FAI DA TE...


Le parole del Papa nell'odierna udienza generale sono chiarissime e inequivocabili:
______



" A questo punto forse è utile dire che anche oggi esistono visioni secondo le quali tutta la storia della Chiesa nel secondo millennio sarebbe stata un declino permanente; alcuni vedono il declino già subito dopo il Nuovo Testamento.

In realtà, "Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt", le opere di Cristo non vanno indietro, ma progrediscono. Che cosa sarebbe la Chiesa senza la nuova spiritualità dei Cistercensi, dei Francescani e Domenicani, della spiritualità di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce, e così via?

Anche oggi vale questa affermazione: "Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt", vanno avanti. San Bonaventura ci insegna l’insieme del necessario discernimento, anche severo, del realismo sobrio e dell’apertura a nuovi carismi donati da Cristo, nello Spirito Santo, alla sua Chiesa. E mentre si ripete questa idea del declino, c’è anche l’altra idea, questo "utopismo spiritualistico", che si ripete.

Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente "altra". Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia. "
_____________

Fino a che punto però è finito l"utopismo spiritualistico" e anarcoide di cui parla Benedetto XVI, se ancora oggi qualche " movimento" ecclesiale, e i Neocatecumenali in primis, vanno avanti con teologie fai da te ?


martedì 9 marzo 2010

Un neoat continua e ci va giù pesante.. e allora è necessario puntalizzare

Scrive Franz:
Non so chi mi tenti dal continuare a scrivere su queste pagine: forse soltanto l’incapacità di veder maltrattare, calunniare, distruggere l’esperienza che ha il merito di avermi ridonato la fede, e a cui sono debitore di quel poco di amore a Gesù Cristo che mi porto dentro.
Scrive Manilo: "Basterebbe poco per fare del Cammino una bella realtà. Un seme dal grande frutto." Basterebbe ancora meno per accettare che nella Chiesa, assieme a tante altre realtà, tutte ugualmente buone e accettate, esiste anche il Cammino. Con tutte le sue particolarità, forse con tutti i suoi aspetti ancora da mettere a punto, ma pur sempre una realtà importante e di tutto rispetto. E’ inutile e ridicolo paragonare ogni azione dei catecumeni ad ogni azione dei non-catecumeni. Se assistete ad una celebrazione di preghiera del Rinnovamento, dovreste stupirvi del loro modo di alzare la voce nel pregare, di ringraziare lo Spirito Santo, di intonare canti di gioia, di levare le mani al Cielo. Nessuno invece trova ‘stravaganti’ questi comportamenti.

Il Rinnovamento carismatico ha in comune col cammino questi momenti di esaltazione collettiva che, attraverso canti coinvolgenti, svegliano l'emozione e provocano stati emotivi che, anziché "elevazione" dell'anima a Dio, risultano -con maggiore o minore incidenza a seconda delle persone- veri e propri stati di autoipnosi che inducono a stati di "esaltazione" emotiva, che riguardano l'IO rivolto a un Dio che si incontra solo nell'eccezionalità e nella esternazione, spesso scomposta di stati d'animo indotti appunto, piuttosto che nella sobrietà e nel raccoglimento e nel Sacro Silenzio che aiutano la persona, anziché ad 'uscire da sè, a 'rientrare in se stessa', perché: in interiore homine stat Veritas. In ogni caso ci può anche stare una preghiera collettiva, cioè comuntaria, di lode anche un po' accesa, ma essa è solo uno dei momenti dell'esperienza spirituale e deve essere semmai il frutto, l'espressione di quel che l'anima ha 'accolto' e vissuto nel raccoglimento e nel personale rapporto col Signore e non ne può essere il fondamento... Il Rinnovamento non è stato mai chiamato in causa perché non ci risulta eretico né dispone di catechesi sue proprie, ma almeno i suoi insegnamenti non sono difformi da quelli della Chiesa

Ma quelli del NC, sì. Per esempio, vorreste decidere, aprioristicamente, in che posizione del corpo e in quale luogo e con quante persone è giusto pregare, e anche cosa chiedere e con quali parole. Stabilite voi che il Signore si incontra meglio nella meditazione profonda e solitaria, mentre la ‘giaculatoria’ consigliata nel NC (Signore Gesù Figlio di Davide abbi pietà di me che sono un peccatore), magari ‘fatta in circolo’, evidentemente ‘non funziona’. Povero Signore Gesù, a che misero essere, schiavo di due o tre leggine codificate, lo volete ridurre.

Non ci siamo mai espressi nei termini e con i contenuti che ci attribuisce Franz, che mal comprende il nostro concetto di Adorazione (rapporto intimo e profondo, personale, con il TU Divino) che nulla ha a che vedere con quanto egli dice: né con la preghiera profonda né con le giaculatorie solitarie o in circolo che siano...
L'unica posizione del corpo che abbiamo stigmatizzato, posso dire più che a ragione, è il fatto che i NC "non si inginocchiano mai", quando nell'Adorazione, l'inginocchiarsi è il minimo di fronte ad una Presenza Soprannaturale alla quale prostrarsi con tutto il nostro essere, mentre la posizione eretta di 'risorti' ha senso solo in momento liturgico comunitario. Durante la Santa e Divina Litugia ci sono diversi momenti in cui è previsto dalla 'sapienza' di generazioni che ci hanno consegnato la nostra Fede che l'Assemblea stia "in piedi", ma questo mai al momento della Consacrazione -ad esempio- quello più grande Sacro e solenne, da vivere nel più profondo silenzio raccoglimento e Adorazione appunto e anche di prosternazione del proprio essere (linguaggio del corpo che esprime l'interiorità)
Che "il Signore si incontra meglio nella meditazione profonda e solitaria" non lo stabiliamo noi ma lo dicono tutti i Padri della Chiesa, le cui esperienze e insegnamenti non possono ovviamente aver valore per dei laici che si improvvisano guide spirituali tagliando i ponti con la Tradizione.
Il discorso della preghiera personale e quello della "preghiera profonda" non possono essere liquidati con queste essenziali parole e li svilupperemo.

E a questo punto rivolgo un nuovo monito, anche se già immagino con quali conseguenze, a chi scrive in questo blog.
Ap
purato che le Autorità ecclesiastiche hanno accettato la presenza del NC all'interno della Chiesa; appurato che gli Statuti sono stati in larga parte approvati;

abbiamo già detto e ripetuto cosa pensarne di quell'approvazione che noto tu stesso definisci "monca" -dato che parli di "larga parte approvati"- poiché gli orientamenti effettivamente non lo sono e forse c'è ancora dell'altro sub iudice, ma ciononostante andate avanti come dei rompighiaccio e nessuno vi argina... salvo poi a dire che "non è detto che essi abbiano bisogno di correzioni è modifiche" (la solita solfa: il Cammino non si tocca perché altrimenti diventerebbe "un'altra cosa" e non potrebbe più ottenere gli effetti che si propone)... ed ecco infatti:

ammesso che essi possano ricevere ancora ulteriori correzioni o modifiche; considerato che la gran parte dei membri del NC è costituita da gente 'povera', spesso con un passato di totale 'lontananza' dagli insegnamenti e dalle pratiche cristiane; considerata la buona fede con cui costoro si affidano alle direttive dei catechisti e indirettamente di Kiko; considerate le tante storie di conversione, i tanti miracoli nella vita personale, le vocazioni, le famiglie in missione e, più generalmente, la ricostruzione di tante situazioni di umana distruzione morale e materiale; tutto ciò, e altro che non posso qui elencare, costituisce una realtà del NC, almeno tanto quanto i fatti negativi citati da tanti di voi (le evidenti menzogne ovviamente non fanno testo, e non mi curo neanche di citarle). Di fronte a queste evidenze, mi domando come possiate, con tanta leggerezza d'animo, condannare il NC apertamente, pubblicamente, scientemente, studiatamente.

Di affermazioni dette apertamente scientemente e studiatamente è pieno il nostro blog, ma tutte secondo il Magistero della Chiesa e non secondo opinioni personali, e non per 'affossare' il cammino, ma per affermare la Verità cattolica, che è quella Apostolica, da esso misconosciuta... Tutti i miracoli, le conversioni, le vocazioni, sappiamo di cosa sono frutto: il cammino coinvolge e sveglia le coscienze e certamente le apre ad accogliere, ma con cosa poi le nutre, se non con insegnamenti giudeo-luterano-gnostici, che non sono quelli cattolici? E' in questi che c'è la Verità, cioè il Signore così come è Presente nella Chiesa e da essa conosciuto e fatto conoscere, nel trasmettere il Suo Spirito, di cui parlate tanto, ma che si traduce in realtà in psicologismi da quattro soldi (per chi li sa riconoscere) e confonde piani psicologici con quelli teologici e, soprattutto, taglia fuori il Soprannaturale!

Critiche così accese potrei capirle se provenienti dai nemici della Chiesa, non da persone che affermano con tanta forza di portare lo stendardo della "vera" fede. Perché il problema è questo: se, attraverso i vostri articoli e testimonianze di condanna, anche un solo "piccolo" di Gesù Cristo rimanesse scandalizzato e fuggisse via dal NC, o fosse dissuaso dall'avvicinarsi a questa esperienza di fede, ed a causa vostra gli fosse impedito di incontrare Cristo nella sua vita, ciò costituirebbe un fatto gravissimo. Potete voi affermare, in tutta coscienza, di non correre questo rischio..? Attenzione: il rischio c’è, e forte anche. Anzi, direi che è lo scopo stesso della costituzione di questo sito: rubare più "anime" possibile al neocatecumenato. Con ciò, contravvenendo apertamente alle direttive della Santa Sede, che ha approvato e riconosciuto la validità di questa esperienza all’interno della Chiesa.

storia vecchia e fasulla, perché nemico della Chiesa è chi cerca di cambiarne i connotati, cioè l'"essenza" dall'interno, al tuo livello forse inconsapevolmente, se non conosci la vera Chiesa. Nemici della Chiesa sono anche coloro che non fermano l'errore, diventandone complici e mopltiplicando gli erranti...
Quanto ai piccoli sviati e coartati, credi che sia il loro bene proseguire in questo contesto in cui possono anche aver trovato un equilibrio, che però è solo apparente e non sano sotto l'aspetto sia psicologico che spirituale?

Ciò significa che un giorno, davanti a Dio, dovrete senz’altro munirvi di argomentazioni assai valide, per spiegare i motivi della vostra opera di "dissuasione" verso le persone deboli, poco ferrate in materia dottrinale, o facili a cadere nell’inganno delle tante menzogne scritte in queste pagine. E dico tutto questo, si badi bene, indipendentemente dal futuro del Cammino: quello non ci appartiene, forse un giorno sarà chiuso. Ma OGGI fa parte della Chiesa, che lo vogliate o no. E un sacro timor di Dio, dovrebbe consigliarvi di mantenere la massima prudenza e umiltà nell’avanzare le vostre critiche e obiezioni a chi di dovere. Senza fare pubblicità negativa. La Chiesa ha i suoi validi Pastori che guidano le loro pecore: non arrogatevi il diritto di fare gli "aiutanti-pastori" senza alcuna autorizzazione. Perché, FINO A PROVA CONTRARIA, potreste essere, vostro malgrado, e contrariamente a quanto vi suggerisce l’evidenza della ragione, molto accecati e molto ingannati: l’ho già detto e lo ripeto. Pensateci bene.

Ognuno di noi dovrà rispondere davanti a Dio. E, fin da ora, con Lui non abbiamo bisogno di argomentazioni, abbiamo solo bisogno di ri-conoscerLo e adorarLo per quello che davvero E' e FA per noi. Non siamo "aiutanti-pastori", siamo solo Battezzati, credenti consapevoli, che hanno esperienza sia del cammino che della Chiesa (per Grazia di Dio) e quindi sono stati in grado di riconoscere le storture dottrinali e anche di rifiutare le aberrazioni pragmatiche del Cnc. Che siamo accecati e ingannati è un'ipotesi più che remota inattendibile, perché il nostro riferimento è il Magistero pre e post conciliare. Che abbiamo scritto menzogne, invece di limitarti ad affermarlo, lo devi dimostrare.
Che il cammino faccia parte della Chiesa è il mysteriun iniquitatis del nostro tempo.

lunedì 8 marzo 2010

Come intessere il rapporto con Dio, fonte di tutti i rapporti che danno senso alla vita?

Mi sembra importante riprendere questa riflessione di Manilo, anziché lasciarla sommersa nel thread da cui è stata ispirata, perché contiene elementi molto interessanti e significativi per un altro percorso di confronto e approfondimenti.

Si parla molto (giustamente) di dove si trovi Dio, di 'come' e 'dove' parli Dio. Colgo perciò l'occasione di toccare un altro punto dolente del cammino.

Dando per scontato che sappiamo come e dove parli Dio, un'altra domanda fondamentale è: come parlare A DIO?

Immaginiamoci la scena.
Un padre di famiglia torna a casa, e con grande gioia vede lì un figlio che era stato a lungo lontano dalla famiglia. Lo vuole abbracciare, vuole parlare con lui. Il bimbo è piccolo, ma il padre con gioia si 'abbassa' al suo livello perché lui possa dargli un bacio, consolarlo delle tante sofferenze e offese ricevute, perché il bimbo possa ricevere tutto il suo amore, che vuole dargli in abbondanza.
Ma che fa il bimbo? Non dice una parola, non dà un bacio a suo padre! Prende un dispositivo di memoria e REGISTRA con accuratezza le parole del padre. Poi prende e va via, va da altri fratelli e discute delle parole del padre, testimonia quanto siano belle, invita altri a credervi.
Ma il padre resta lì, SOLO, mentre il figlio ne parla magari con grande entusiasmo. Il figlio però, nel profondo, conserva una profonda tristezza, perché in fondo non è entrato nel Vento dell'Amore!
La scena è emblematica di diverse situazioni nel cammino.


Tutto intorno a me, recita un noto spot.

Il membro del cammino prende, ascolta, legge, è bombardato da catechesi notturne, estenuanti convivenze. Ma MAI (e per moltissimi anni) che sia fatta una catechesi sulla preghiera PERSONALE con Dio, volta a coltivare un rapporto PERSONALE con il Padre.
Sbagliatissimo (sento già le obiezioni) introdurre alla preghiera con la Liturgia delle Ore (e dopo anni!), che è preghiera della Chiesa e che deve venire DOPO quella diretta e personale.
Inutile la 'preghiera spontanea', se non posso amare Dio. Perché sì, si parla tanto di amare Dio, di metterLo al primo posto, di distruggere gli idoli. Però mai per dare gioia (gloria) a Dio, ma solo per sé stessi, per averne io vantaggio spirituale. Ecco in che senso non si entra nel Vento dell'Amore.

Tutto parte fin dall'inizio, quando si dice che Dio non può essere offeso. Ergo, non può neanche essere consolato, amato, né si può essere motivo di gioia per Lui. Tanto ha già tutto no?

Di fronte a questo immobilismo (altro che cammino!) non resta che il proprio peccato. Ecco così spiegate cupissime 'risonanze' ridotte spessissimo (parlo per esperienza) a confessioni generiche.

Si perde il TU di Dio, per ridurLo ad un essere di cui parlare in terza persona. Questo TU chi lo assume? I catechisti! Loro sanno cos'è giusto per te, cosa devi fare, cosa devi pensare. Loro devono essere accontentati. Tutti si uniformano per non scontentarli, e poiché questo TU è comunitario, alla fine ognuno perde anche la sua identità per fondersi con il terribile conformismo del cammino (dopo un po' parlano tutti allo stesso modo).

E il Padre resta SOLO.

Quante volte dopo l'Eucaristia si fa un gran baccano in chiesa, si dice quanto sia stata 'forte' la celebrazione ('una bomba' un giorno mi disse un catechista), e magari si banchetta pure in chiesa con l'agape. E Gesù sta lì nel Tabernacolo, senza ricevere un solo gesto d'amore. Tanto non si può offendere, non ha bisogno di niente. Resta lì, solo nella sua prigione d'amore.
Un abbraccio in Cristo.

domenica 7 marzo 2010

Il rinnovamento(sic) del battesimo, "risposta" alla secolarizzazione (?)


Riprendiamo da Zenith, oltre che il titolo, un passaggio dell’intervista a Kiko Arguello, effettuata da Immaculada Alvarez in data 30.6.2008, proprio all’indomani dell’approvazione dello statuto neocatecumenale, che, ricordiamo, è ancora monco del suo contenuto essenziale, vale a dire del “corpus” degli “Orientamenti” di Kiko Arguello e Carmen Hernandez, che ne dovrebbe costituire l’impianto catechetico e dottrinario (e che, di fatto, pur non essendo stato ancora approvato dalla C.d.F., ne costituisce ancora arbitrariamente l'asse portante):
_____________

Domanda - Nel decreto di approvazione si dice che il Cammino Neocatecumenale risponde alle intuizioni del Concilio Vaticano II. In che senso?Risposta di Kiko Argüello:Noi pensiamo che il Cammino sia stato suscitato da Dio per mettere in pratica il Concilio nella vita delle parrocchie. Nella prima riunione che abbiamo avuto con la Congregazione per il Culto Divino, quando sono state esaminate per la prima volta le celebrazioni che facevamo (all'epoca si accusò il Cammino di “ripetere” il sacramento del battesimo, il che non era vero), il Comitato di esperti, che stava studiando l'elaborazione dell'Ordo Initiationis Christianae Adultorum, rimase molto sorpreso di ciò che stavamo facendo, perché lo Spirito Santo stava già realizzando quello che essi cercavano di plasmare.

Padre Gottardo Pasqualetti, esperto in Liturgia, venne a una nostra Eucaristia. In seguito il segretario della Congregazione mi chiamò per avvisarmi che avrebbero fatto una laudatio in latino per tutta la Chiesa. In essa si diceva che se Dio non suscita carismi che mettano in pratica il Concilio è impossibile realizzarlo. Quando la Congregazione ha studiato il Cammino, la prima cosa che ha visto è che era un dono di Dio per portare nelle parrocchie il Concilio Vaticano II, non un progetto umano. E questo viene raccolto nel testo della laudatio: se dopo il Concilio di Trento Dio non avesse suscitato carismi per attuare la riforma conciliare, questa sarebbe stata molto difficile, e lo stesso accade nel caso del Concilio Vaticano II: “praeclarum exemplar… nelle Communità Neocatecumenali”. Un altro aspetto è l'amore per la Scrittura, di cui si parlava nella Costituzione Dei Verbum.

Nel Cammino questo è evidente, ha delle chiavi ermeneutiche di interpretazione della Scrittura che permettono la riscoperta dell'Antico Testamento in connessione con il Nuovo, oltre al fatto di poter aiutare il rinnovamento liturgico, quello pastorale, ecc. Bisogna anche sottolineare lo spirito ecumenico affiorato attraverso il Cammino; la Chiesa ortodossa ha mostrato molto interesse.
_______

Sono almeno tre dunque i passaggi fondamentali di questa risposta che urge sottolineare ancora una volta, riportandole testualmente, cosi come pronunciate da Arguello, tre affermazioni gravissime, che da sole dovrebbero bastare a porre dei seri interrogativi a chi di competenza circa la “bontà” di questa realtà ecclesiale: osserviamole brevemente :

1. “Noi pensiamo che il Cammino sia stato suscitato da Dio per mettere in pratica il Concilio nella vita delle parrocchie”

Kiko parla di “parrocchie”, ma come mai se la sua predicazione (e tutte le sue catechesi contenute negli Orientamenti) auspicano a gran voce l'abolizione dell’organizzazione parrocchiale in favore di non meglio chiarite “cellule” di evangelizzazione riunite intorno a un “catechumenium”, la nuova realtà pastorale che nei piani di Kiko deve soppiantare la parrocchia e la diocesi?

2. “Se dopo il Concilio di Trento Dio non avesse suscitato carismi per attuare la riforma conciliare, questa sarebbe stata molto difficile…”

Ancora una volta Kiko afferma che dopo il Concilio di Trento gli unici carismi suscitati da Dio “ per attuare la riforma conciliare” sono quelli costituiti dai movimenti (e forse in primis dal Cammino Neocatecumenale), dando dunque per scontato che: a) dopo il concilio di Trento l’unico momento vivo nella storia della Chiesa è stato il Concilio Vaticano II; b) che il concilio Vaticano II ha effettuato una “riforma” (non si capisce bene se tale “riforma” debba essere considerata la seconda dopo quella di Lutero ovvero la prima, in senso assoluto)?

3. “(Il Cammino) ha delle chiavi ermeneutiche di interpretazione della Scrittura che permettono la riscoperta dell'Antico Testamento in connessione con il Nuovo, oltre al fatto di poter aiutare il rinnovamento liturgico, quello pastorale…”

Dobbiamo prendere atto che solo il Cammino ha” delle chiavi ermeneutiche di interpretazione della Scrittura che permettono la riscoperta dell'Antico Testamento in connessione con il Nuovo”. Dunque la Chiesa, il suo Magistero perenne, la sua esegesi secolare, queste chiavi ermeneutiche non ce l’ha o non le ha mai avute?

Gireremo questi nostri tre interrogativi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella certezza che Essa provvederà quanto prima a sciogliere questi dubbi che turbano ancora il popolo di Dio.

giovedì 4 marzo 2010

... "il vero momento del Concilio Vaticano II ha ancora da venire" … Soprattutto nel campo della liturgia!

Appena un anno fa Mons Ranjith, anticipando ampiamente il contenuto della sua lettera alla diocesi di Ceylon, di cui abbiamo parlato nel thread precedente, così affrontava il problema della liturgia ( e non solo) per TUTTO il popolo di Dio. 

Ci rifacciamo al servizio all'epoca curato da Rinascimento Sacro, mentre l'immagine che abbiamo inserito mostra, in tutta la sua moderna sciatteria, la liturgia natalizia nella Diocesi di Milano...
____________________
Mons. Malcolm Ranjith, Segretario della Congregazione per il Culto Divino, parla di una errata comprensione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II che, insieme all'influenza delle ideologie secolari, ci offre ragioni per concludere - come disse l'allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1985 - che “il vero momento del Concilio Vaticano II ha ancora da venire”.

“ Soprattutto nel campo della liturgia, dice l'Arcivescovo Ranjith, “La riforma deve andare avanti”.

Mons. Ranjith, che è stato chiamato personalmente in Vaticano da papa Benedetto a fungere da collaboratore papale nel cercar di ristabilire un senso di venerazione nella liturgia, fa i suoi commenti nella prefazione di un nuovo libro sulla base dei diari e le note del Cardinale Fernando Antonelli, che è stata una figura chiave nel movimento di riforma liturgica, sia prima che dopo il Concilio Vaticano II.

Gli scritti del Cardinale Antonelli, dice l’Arcivescovo Ranjith, aiutano il lettore “a comprendere il complesso funzionamento interno della riforma liturgica immediatamente prima del successivo Concilio”.

L’esponente vaticano conclude che l'attuazione della riforma del Concilio ha suggerito deviazioni spesso lontane dalle reali intenzioni dei padri conciliari. Di conseguenza, conclude l'Arcivescovo Ranjith, la liturgia di oggi non è una vera e propria realizzazione della visione avanzata nel documento chiave del Concilio Vaticano II sulla liturgia, la Sacrosanctum Concilium. In particolare, l'Arcivescovo Ranjith scrive: Alcune pratiche che la Sacrosanctum Concilium non aveva mai contemplato furono permessi nella liturgia, come la Messa versus Populum, la Santa Comunione nella mano, eliminando del tutto il latino e il canto gregoriano in favore della lingua volgare di canti e inni che non lasciano molto spazio per Dio, e l'estensione, al di là di ogni ragionevole limite, della facoltà di concelebrare la Santa Messa.

C’è stata anche un’ erronea interpretazione del principio di “partecipazione attiva”. Il prelato dello Sri Lanka sostiene che, al fine di effettuare una “riforma della riforma”, è essenziale riconoscere come la visione liturgica del Concilio Vaticano II sia stata distorta.

Il Concilio, agli occhi del Papa Giovanni, non è stato “certo un invito a percorrere lo spirito dei tempi”. Tuttavia, egli continua, il Concilio ha avuto luogo in un momento di grande fermento intellettuale in tutto il mondo, e iparticolarmente nelle sue conseguenze, molti interpreti potrebbero aver visto l'evento come una rottura con la precedente tradizione della Chiesa. Come Arcivescovo Ranjith espone: Concetti base e temi come sacrificio e redenzione, missione, annuncio e conversione, l'adorazione, come parte integrante della Comunione, la necessità della Chiesa per la salvezza furono tutti esclusi, mentre il dialogo, l'inculturazione, l'ecumenismo, l’Eucaristia come banchetto, l'evangelizzazione come testimonianza, ecc., divennero più importanti. I valori assoluti vennero disdegnati. 

Anche nel lavoro del Consilium, la commissione del Vaticano designata per l'attuazione della riforma liturgica, queste influenze sono state chiaramente sentite, rileva l'arcivescovo: Un esagerato senso di archeologismo, antropologismo, confusione di ruoli tra l'ordinato e il non ordinato, una concessione di spazio illimitato per la sperimentazione - e anzi, la tendenza a guardare dall’alto verso il basso alcuni aspetti dello sviluppo della Liturgia nel secondo millennio - sono stati sempre più visibili tra alcune scuole liturgiche.

Oggi, scrive l'Arcivescovo Ranjith, la Chiesa può guardare indietro e riconoscere le influenze che hanno distorto l'intento originale del Concilio. Tale riconoscimento, egli dice, deve “aiutarci ad essere coraggiosi per migliorare o cambiare ciò che è stato erroneamente introdotto e che sembra essere incompatibile con la vera dignità della liturgia”. Una più che necessaria “riforma della riforma”, egli afferma, deve essere ispirata “non solo dal desiderio di correggere errori del passato, ma molto di più dalla necessità di essere fedeli a ciò che la Liturgia, invece, è in mezzo a noi e ciò che il Concilio stesso ha definito essere”.

lunedì 1 marzo 2010

Un'autorevole voce contro le derive liturgiche,anche neocatecumenali

Colombo (Sri Lanka), Monsignor Ranjith dichiara guerra alla deriva liturgica:
______________
Riprendiamo tempestivamente, dietro suggerimento di Caterina 63, la notizia da Papanews (il testo del documento è tratto dalla nostra traduzione)
CITTA’ DEL VATICANO - Monsignor Malcolm Ranjith è uno che di Liturgia se ne intende. E’ stato, infatti, Segretario della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti prima che Benedetto XVI lo nominasse, l’anno scorso, Arcivescovo di Colombo, nello Sri Lanka. Il Papa si fida molto di lui, a tal punto che dovrebbe crearlo Cardinale nel prossimo Concistoro. Monsignor Ranjith (nella foto) si è fatto molto apprezzare nei suoi anni di servizio in Vaticano per la nobile difesa della gloriosa tradizione liturgica della Chiesa, una battaglia che ha ripreso energicamente nella sua nuova Diocesi, vietando stravaganze e improvvisazioni durante la celebrazione dell’Eucaristia e ‘raccomandando’ l’amministrazione della Comunione solo sulla lingua e solo ai fedeli in ginocchio, come già avviene durante le Messe presiedute dal Pontefice.
Ma ecco il testo completo, ricco di tantissimi elementi, inviato dall’Arcivescovo di Colombo ai suoi sacerdoti e ai fedeli, con particolare riferimento a quelli appartenenti ai movimenti (tra questi ricade sicuramente il Cammino Neocatecumenale, ma Monsignor Ranjith non lo cita esplicitamente) che, abitualmente, si accostano all’Eucaristia in modo diverso rispetto a quanto stabilito dalla Chiesa o partecipano alla Messa con canti e balli intorno all’altare, consentendo, peraltro, la predicazione da parte di laici durante la celebrazione:
____________

"Cari Fratelli e Sorelle,
ultimamente alcune persone e movimenti di rinnovamento cattolico hanno svolto molteplici esercizi paraliturgici non previsti dal calendario parrocchiale ordinario. Apprezzando le numerose conversioni, il valore della testimonianza, l’entusiasmo rinnovato per la preghiera, la partecipazione dinamica e la sete della Parola di Dio, in quanto vescovo diocesano e amministratore generale dei misteri di Dio nella Chiesa locale a me affidata, sono il moderatore, il promotore e il custode della vita liturgica dell’arcidiocesi di Colombo. A questo titolo vi invito a soffermarvi sugli aspetti liturgici ed ecclesiologici legati a questa nuova situazione e vi prego insistentemente di rispettare le direttive enunciate nella presente circolare a effetto immediato.
L'Eucaristia è la celebrazione del Mistero pasquale per eccellenza donato alla Chiesa dallo stesso Gesù Cristo. Gesù Cristo è il principio di ogni liturgia nella Chiesa ed a questo titolo ogni liturgia è dunque essenzialmente di origine divina. Essa è l'esercizio della Sua funzione sacerdotale e conseguentemente essa non è certamente una semplice opera umana o una pia innovazione. Infatti, è inesatto chiamarla una semplice celebrazione della vita. Essa è molto più di questo. Essa è la fonte e il culmine a partire da cui tutte le grazie divine irrorano la Chiesa. Questo sacratissimo Mistero è stato affidato agli Apostoli dal Signore, e la Chiesa ne ha con gran cura preservato la celebrazione nel corso dei secoli, dando origine anche ad una sacra Tradizione e ad una teologia che non sono sottoposte all'interpretazione individuale o privata.
Conseguentemente, nessun sacerdote, diocesano o religioso, o invitato dall'esterno della Diocesi o dall'estero, è autorizzato a modificare, aggiungere o togliere qualsiasi cosa nel sacro rito della messa. Ciò non è nuovo, ma stabilito nel 1963 dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium (22,3), la costituzione dogmatica sulla Santa Liturgia del concilio Vaticano II, e reiteratamente ripresa nei documenti Sacramentiìum Caritatis di Sua Santità Benedetto XVI ed Ecclesia de Eucharistia del Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria.
  1. I sacerdoti non sono autorizzati a modificare né improvvisare la Preghiera eucaristica o altre preghiere immutabile della messa - anche se si tratta di dare precisazioni su un elemento già presente - cantando strofe diverse o diverse spiegazioni. Dobbiamo comprendere che la liturgia della Chiesa è strettamente legata alla sua fede ed alla sua tradizione: "Lex orandi, lex credendi", la regola della preghiera è la regola della fede! E' il Signore che ci ha donato la liturgia e nessun altro; nessun altro dunque ha il diritto di cambiarla.
  2. Le manifestazioni del tipo "Praise and Worship" (letteralmente "lode e adorazione" ma qui si tratta di una corrente musicale di stile gospel NDT) non sono permesse nel corso dell'insieme del rito della messa. La musica disordinata e assordante, i battimani, i lunghi interventi e i gesti che turbano la sobrietà della celebrazione non sono autorizzati. E' importante che noi comprendiamo la sensibilità culturale e religiosa del popolo sri-lankese. La maggioranza dei nostri compatrioti sono buddisti e come tali abituati ad un culto profondamente sobrio; da parte loro né i musulmani né gli Hindù creano agitazione nella loro preghiera. inoltre, esiste nel nosto paese una forte opposizione verso le sette fondamentaliste cristiane e noi ci battiamo, in quanto cattolici, per far comprendere che i cattolici sono diversi da queste sette. Ora, Ora, alcuni di queste sedicenti celebrazioni di lode e di adorazione assomigliano più a celebrazioni religiose fondamentaliste che al culto cattolico romano. Che ci sia permesso di rispettare la nostra diversità culturale e la nostra sensibilità.
  3. La Parola di Dio prescritta non può essere cambiata a piacimento e il salmo responsoriale deve essere cantato e non sostituito da altri canti di meditazione. La dimensione contemplativa della Parola di Dio è di una importanza capitale. In alcune delle celebrazioni paraliturgiche, le persone oggi tendono a divenire estremamente verbose e spettacolari. Dio parla, noi dobbiamo ascoltarLo; e, per ben ascoltare, il silenzio e la meditazione sono più necessari dell'esuberanza cacofonica.
  4. Sono i sacerdoti che devono predicare la Parola di Dio sui Misteri liturgici celebrati. E' strettamente vietato ai laici durante le celebrazioni liturgiche.
  5. La Santissima Eucaristia deve essere amministrata con la massima cura ed il massimo rispetto, e ciò unicamente da parte di coloro che sono autorizzati a celebrarla. Tutti i ministri, normali e straordinari, devono essere rivestiti dei corretti ornamenti liturgici, La pratica dell'auto-comunione è vietata e chiederei umilmente ed ogni prete che la permetta di sospendere immediatamente questa pratica.
  6. Tutti i preti sono tenuti a seguire il rito della Messa tal quale è fissato, affinché non si dia luogo a paragonare ed opporre messe celebrate da alcuni preti ad altre messe dette dal resto dei preti.
  7. Le benedizioni liturgiche sono riservate unicamente ai ministri della liturgia, cioè: i vescovi, i sacerdoti e i diaconi. Tutti possono pregare gli uni per gli altri. Ma si raccomanda di non utilizzare gesti che possano portare all’illusione, alla confusione o a una cattiva interpretazione."

domenica 28 febbraio 2010

Ennesima verifica che nel Cammino neocatecumenale nulla è cambiato, nulla PUO' cambiare...

Pubblichiamo questa ennesima toccante testimonianza, depurata dei dati personali per i noti motivi esposti anche da chi ci scrive... Di per sé essa non ci dice nulla di nuovo, tuttavia è la riprova che purtroppo nel cammino nulla è cambiato, come andiamo verificando e sostenendo; il che ancora una volta lascia interdetti e sgomenti non solo sull'approvazione, ma sugli autorevoli 'mandati' ad evangelizzare... più che legittimo, anzi doveroso continuare a tenere desto l'interrogativo: questa cosiddetta "nuova evangelizzazione" - talmente "nuova" da essere "altra" - a chi, a cosa porta le persone che si lasciano coinvolgere e che purtroppo d'ora in avanti saranno coivolte loro malgrado in tutte quelle diocesi in cui viene adottata la famigerata "conversione pastorale", in chiave di iniziazione NC, addirittura promossa dalla CEI?)

Carissimi fratelli in Cristo,

Non posso dire la mia parrocchia di residenza proprio perchè sono sotto ricatto da parte del CNC nè tantomeno rivelare il mio nome e la mia professione, sarei immediatamente riconoscibile. Ringrazio, i fratelli in Cristo, che offrono una possibilità di non lasciare la chiesa, dopo l'esperienza con il CNC, che lascia storditi e senza punti di riferimento. Altro che iniziazione cristiana! Costoro sono affamati di soldi e di potere, lupi rapaci, fanatici e violentatori delle coscienze di molti ingenui che, come me, hanno aderito e continuato il CN in totale buona fede. Prego per voi, affinchè diventiate i necessari anticorpi, per combattere questo nuovo morbo che affligge la chiesa. "Non praevalebunt!"

Chi vi scrive è una persona che ha fatto parte del cammino neocatecumenale anzi, ha rivestito il ruolo di "cantore", per tre anni. Quando sono stato avvicinato dai neocatecumenali stavo attraversando un difficile periodo sia psicologico, sia familiare, che mi ha reso facile preda del CN . Inizialmente l'ho vissuto come una specie di rifugio, anche perchè non sapevo dove altro andare, ero molto solo. Ma fin dall'inizio mi sono accorto di alcune "stranezze", le catechesi erano troppo lunghe, martellanti, per cui ne uscivi sfinito, la famosa "koinonìa" altro famoso termine del gergo NC, ( leggi comunione - amore) non esisteva affatto all'interno della comunità, nè è mai esistita, e si che io quando facevo il canto finale, celebravo proprio questo: la koinonìa.Quando domandavo spiegazioni sulla questione mi veniva risposto che io non dovevo pensare all'amore dei fratelli ma all'amore di Cristo, che ero lì per rendere un servizio al Signore. Mi rivolgo ad ipotetici ascoltatori estranei al CN: non vi pare un po' schizofrenica questa dicotomia, per cui, da una parte ci si rifaceva e si volevano imitare le prime comunità cristiane, i cui aderenti si riconoscevano per l'amore che si portavano l'un l'altro, e dall'altra parte questo amore veniva negato per collegarsi a qualcosa di divino : Gesù. 
E' semplicemente un'aberrazione che si percepisce immediatamente: Gesù è l'Amore per antonomasia, ha amato tanto i suoi amici da dare la sua vita per loro, e chi lo segue deve imitarlo! Altro che storie! 
L'importante per essere un bravo catecumeno, era non fare domande, obbedire ciecamente ai superiori ed andare a tutte le convivenze possibilmente pagando per te e anche per altri. 
Avrei tante cose da raccontare come per esempio che si costringevano i neocatecumeni sottoposti a scrutinio a raccontare peccati commessi anni prima e già perdonati dal sacerdote : vi chiedo che senso ha tutto questo se non quello di cercare di formare una spirale ricattatoria, che in caso di abbandono del cammino diventa un'arma molto potente e può diventare paura e vergogna e violentare le coscienze di molti ? 
Ma purtroppo c'è anche di peggio. A me è successa una cosa che mi fa male a scriverla: un sacedote fervente NC, dopo un mio primo tentativo di abbandono, alla mia richiesta di confessarmi con lui, non mi ha lasciato quasi parlare, ha parlato lui, ha urlato, con gente che intanto entrava e usciva dalla stanza, ed altra che aspettava in chiesa, che il vero motivo per cui me ne volevo andare era perchè ero avaro e non volevo pagare la decima [vedi] ( eh si! io non ci credevo amici miei, ma dopo il secondo scrutinio, ti viene fatta esplicitamente questa richiesta e guai a esprimere una qualsiasi obiezione : sei indemoniato! ) devo dire che da un sacerdote questo non me lo sarei mai aspettato, e credetemi soffro, nello scrivere questa testimonianza. In breve, sono uscito da questa confessione, violentato nello spirito anzichè riconciliato col Signore. Infatti, ve lo confesso, ero talmente sconvolto e poco sicuro di quell'assoluzione per me senza valore che a scanso di equivoci, il giorno dopo sono andato a confessarmi con un prete "normale" senza raccontargli niente dell'accaduto ma accusandomi dei peccati che ritenevo in buona coscienza di avere commesso. Dopo mi sono sentito in pace. Non bisogna portarsi il ragioniere per andare dal confessore a giustificare la propria posizione economica!!! 
Io prego per i miei fratelli del cammino, anche perchè molti sono in totale buona fede, ma prego soprattutto per questo sacerdote affinchè il Signore lo illumini e gli faccia capire quanto si è allontanato dalla verità. 
Avrei ancora tante cose da dire, ma qui vi saluto, pregandovi di non pubblicare nè il mio nome nè la mia email, ma solo il mio nickname: freedom, proprio a causa dei ricatti che potrei subire. 
Grazie Cordiali saluti. Vostro fratello nella fede
Freedom

venerdì 26 febbraio 2010

Un tuffo nella Speranza cristiana, nel Getzemani della Chiesa

Stavo leggendo una recente riflessione di Don Curzio Nitoglia e vorrei condividere questo brano, seguito da una mia meditazione, conseguente: 
Per quanto riguarda questa “notte oscura” che è la crisi che attraversa l’elemento umano (“in membris et in Capite”) della Chiesa, dobbiamo rifarci all’Ecclesiaste, tutto passa, tutto è vacuo, solo Dio e ciò che è divino resta. Davanti al male agire e al falso insegnamento che ci frastorna da cinquanta anni, occorre non farsi ingannare, illudere e incantare. Bisogna una buona dose di dis-incanto. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” come se fosse una divinità, tutto è caduco, uomini e strutture, tranne Dio e la sua Chiesa nel suo elemento divino, il quale può essere supportato da un supposito umano deficiente, vacuo, vano e caduco, proprio come succede dal 1958 sino ad oggi. Onde bisogna ripetere la giaculatoria di Salomone: “vanità delle vanità, tutto è vanità”. Tutto è inconsistente, e un nulla di fronte all’Essere stesso sussistente. Non lasciamoci turbare l’anima e la dolce presenza di Dio in noi, mediante la grazia santificante, dagli avvenimenti vacui, vani e inconsistenti di questo mondo creato. Tale “crisi” si riflette su ogni anima e istituzione umana o ecclesiale, quindi, non dobbiamo meravigliarci di nulla, illuderci di niente, ma dis-illuderci, dis-incantarci. Sappiamo che “le porte dell’inferno non prevarranno” contro la Chiesa di Roma alla quale soltanto è stata promessa l’indefettibilità. Onde non attribuiamola a nessun altra persona o istituzione umana, civile o ecclesiastica. 
Come è importante rimanere saldi, nonostante la tempesta, qualunque tipo di tempesta ci veda coinvolti in tutti gli ambiti della nostra vita! Solo la casa costruita sulla roccia, la nostra Roccia, che è il Signore Gesù, può riuscire a resistere... Poi ognuno "trova gli elementi della sua vita negli apporti che, attraverso canali spesso ignoti, gli vengono dai mondi fraterni di cui a volte, tuttavia, conosce appena il nome o il sito. Con la coscienza di questi scambi, di questa incessante circolazione, io mi apro alla Speranza", come dice Gabriel Marcel, che esprime la Speranza cristiana in questi termini: « potremmo dire che la speranza è essenzialmente la disponibilità di un'anima così intimamente impegnata in una esperienza di comunione da compiere l'atto trascendente in contrasto con il volere e con il conoscere, mediante il quale essa afferma la perennità vivente di cui questa esperienza offre insieme il pegno e le primizie ». 
Importanti sono questi elementi: 
- "esperienza di comunione", innanzittutto con il Signore che, sola, rende autentiche e vive le nostre relazioni
- "intimo impegno" colto nel dinamismo di un'esperienza di
- un'"anima": essenziale della Speranza è la "disponibilità": non una disponibilità qualunque, cieca e disattenta, ma quella di un'anima: cioè di una creatura umana nell'esercizio più proprio e più pieno della sua natura: quello delle facoltà che la costituiscono immagine del Creatore.
- L'anima è "così impegnata in una esperienza di comunione da compiere l'atto trascendente ....". Quanto più intensa e più autentica è la disponibilità e quindi quanto più è intenso l'atto di comunione, tanto è trascendente la natura dell'atto: il gesto l'azione con cui trascendo, vado al di la dei limiti particolaristici della mia soggettività, della mia realtà particolare. E' un superare se stessi senza bypassare le difficoltà. Più intima è la comunione, più l'atto di trascendenza è tale da sconfiggere l'evidenza e le naturali inclinazioni, acquista spessore e profondità infiniti.
- L'atto è "in contrasto con il volere ed il conoscere": due ali, due facoltà tipiche di un essere dotato di ragione. Significa sacrificio della nostra prospettiva particolaristica, cioè in contrasto con quello che vorremmo dal punto di vista della nostra utilità più immediata, della nostra particolare attesa, continuando a sperare anche al di là della conoscenza di ragioni per le quali non ci sarebbe nessun motivo per sperare.
- "... atto trascendente, mediante il quale essa afferma la perennità vivente di cui questa esperienza offre insieme il pegno e le primizie". Afferma è quasi una testimonianza, è più che una testimonianza: è accogliere in sé la perennità vivente.
Questa espressione rafforza la percezione di esperienza in corso, non conclusa, quel movimento temporale di apertura di perennità, di avventura mai compiuta, non un passare amorfo del tempo. Intuiamo la connessione qualitativa di ogni attimo, non pura descrizione di un attimo accanto all'altro. Quando si è disperati le azioni si slegano, non hanno il loro principio organizzativo e possiamo solo considerarle in se stesse e non vederle inserite in un tema unitario. Invece la vita di chi spera è un fluire armonioso: note... pause... con acuti solenni e bassi profondi... tutto lo svolgersi del vivere diventa la nostra particolare variazione intorno ad un tema musicale generale. Sperare è un prendere partito per il futuro nella consapevolezza del domani: sapere (non scienza, ma sapere: intuizione di profondità inesprimibili) di avere un futuro, oppure che non abbiamo più nulla da sapere.
La speranza comporta una maturità: non rimanere schiavi del momento, sopraffatti dalle circostanze, ma vedere le cose in una prospettiva aperta, non tanto in attesa di qualcosa di determinato, ma in atteggiamento di apertura su una realtà in svolgimento, su un significato, sul Mistero che continuamente si rivela e non si trova mai nelle sue epifanie che non esauriscono la nostra realtà profonda. L'uomo che spera è un uomo in cammino che guarda fiduciosamente davanti a sé. Perciò la connessione tra speranza e fede e molto stretta: non si può sperare senza credere in Dio e quindi affidarsi a Lui e ciò non è possibile senza fare della Sua onnipotenza e della Sua misericordia la ragione ultima della nostra speranza. Elemento traente della mia vita è Chi mi attende nella pienezza dei tempi: Cristo, già ora pegno e primizia, anticipazione. Da questa attesa della pienezza dei tempi scaturisce un rapporto originale della coscienza col tempo. Infatti la disperazione è in un certo senso la coscienza del tempo chiuso; la speranza si presenta invece come apertura nel tempo e allora il tempo, anziché chiudersi sulla coscienza, e come se lasciasse passare qualcosa attraverso di sé.
Questo è l'itinerario segreto di una vita piena di senso. Riusciremo a viverlo nella "notte oscura", nel "Getsemani" che la nostra Chiesa sta attraversando e noi con lei?

mercoledì 24 febbraio 2010

... e quindi parliamo di 'identità' del Cammino necoatecumenale

Piuttosto che ‘passarlo’ nell’altro thread, al quale era agganciato, preferisco dare visibilità qui a questo post di Franz, sia per aprire un’altra pagina essendo la precedente sovraccarica, che per affrontare un argomento che stile e contenuti di comunicazione del nostro interlocutore rendono a questo punto ineludibile: quello della vera –non supposta o ostentata- ‘identità’ del Cammino.

Franz risponde alle seguenti domande di Emma, che replicava ad un suo “lasciate parlare chi sa”:
Chi scrive qui conosce perfettamente il cammino per averlo fatto, spesso a lungo.
1. Perchè le loro testimonianze, che concordano, sarebbero menzogne?
2. Perchè hanno lasciato il cammino?
3. Perchè hanno deciso di condividere le loro esperienze?
e dice:
Emma, la risposta dovresti darla tu a queste tue domande. Con la maggiore possibile obiettività.
[Glissamento più che evidente, perché sono state date centomila documentate e articolate risposte sia nel blog che nel Sito]

E comunque, i miei interventi non volevano certo approfondire altri aspetti del neocatecumenato che tu citi, mi sono limitato ad intervenire sulla decima che era l'argomento di questo articolo. Se mi si chiama a discutere su altre questioni dottrinali,dogmatiche, liturgiche, toccherà farlo altrove e approfonditamente.
[Quello della “decima” è un argomento che, come tutti gli altri da noi considerati prioritari ai fini della fedeltà alla ‘dottrina’ (abusi liturgici, senso del peccato, insegnamenti d’impronta giudaico-luterana) e come tutte le prassi anomale, contribuisce a rendere del Cammino nc l’”Unicum”, che rappresenta all’interno della Chiesa, con sua rigida e intoccabile struttura, organizzazione e metodi e a conferirgli un’identità ‘propria’, che mi sembra doveroso approfondire. Ne accennerò alla fine e proseguiremo nella discussione]

E ancora: da mamma, figlia, sorella, amica, dovresti anzitutto accertarti che il nc, al di là di tante evidenti "stranezze", non sia stato condannato dalla Chiesa, come lo sono, che so, i Testimoni di Geova . Insomma, trovo la tua preoccupazione per la sopravvivenza del nc nel panorama del cattolicesimo abbastanza ingiustificata: stai tranquilla, se questa esperienza davvero non viene da Dio, non durerà.
[Trito ritornello di conio dei catechisti che non giustifica, come non giustifica l’approvazione da parte della Chiesa, il perdurare delle anomalie ed abusi, sia di quelli ignorati che di quelli oggetto di correzione e ciononostante mai rettificati, che costituiscono la ragione del nostro scomodo e impegnativo ‘esserci’]

Da parte mia, sono certo che alcuni 'aspetti' di gratuita esagerazione verranno pian piano addomesticati, specialmente se i fratelli che fanno questo tipo di esperienza dall'interno, e si ritengono vittime di abusi psicologici, anziché scrivere su questo sito andranno SUBITO da chi di dovere a denunciare i fatti.
[Questo è uno dei tanti modi, ai quali, -come agli insulti- siamo ormai avvezzi, più raffinato, irenico, edulcorato per ‘minimizzare’ quello che non si può negare. Il sito è stracolmo di testimonianze (non anonime) di abusi ben identificati e documentati che non hanno sortito alcun effetto, così come completamente senza effetto sono stati i nostri allarmi e denuncie, al pari di quelle di tanti teologi sacerdoti e vescovi. Sponsorizzazioni molto illustri segno di inusitato potere? Misterium iniquitatis, non abbiamo potuto far a meno di chiamarlo…]
Io infatti non concordo assolutamente con chi denigra il fenomeno del nc al punto di volerlo morto: a parte la sua enorme espansione, infatti, e a meno di un rimbambimento generalizzato a tutti gli alti vertici del Vaticano, durato una quarantina d’anni, dovresti sospettare che nel nc vi siano dei reali fermenti di un’esperienza cristiana autentica.
[Anche noi non vorremmo vedere il Cammino morto, ma purificato dalle tante aberrazioni... Cosa che si è rivelata impossibile perché altrimenti non sarebbe più “Il” Cammino]

Quello che io contesto è diverso, e a questo punto mi rivolgo a tutti i “fuorusciti” dal cammino: non posso sapere se avete fatto bene o no ad andarvene. Dico solo che, se uno ama il Cammino, le sue storture le combatte dal DI DENTRO, rivolgendosi subito, per qualunque dubbio di manipolazione o pressione psicologica gratuita, prima di tutto ai catechisti dei vostri catechisti, e via via sempre più in alto, pure a Kiko o a Don Mario Pezzi se necessario. E con fiducia. E non ditemi che è impossibile o vietato: avete tutto il diritto di farlo e nessuno vi respingerà. Solo in questo caso, e dopo aver avuto conferma dei vostri dubbi, prendete la decisione di andarvene. Non vi fermate davanti a nessuna 'pressione psicologica', andate a fondo, denunciate.
[Qui ci starebbe bene una tanto sonora quanto amara risata: infatti ognuno di noi ha ampiamente sperimentato sulla sua pelle e con la sua vita come questo sia assolutamente impossibile e dimostra la evidente mala fede del nostro mellifluo interlocutore, perché nel cammino o ti adegui senza fare né domande né osservazioni né rimostranze di alcun genere o te ne vai. Tertium non datur!]

Ma se credete che nel Cammino ci sia qualcosa di buono per la vostra vita, non abbandonatelo così. E' fin troppo CHIARO che, se le persone che hanno qualcosa di giusto da ridire se ne vanno, MAI il Cammino si correggerà nei suoi aspetti più pericolosi. E lo dico da uno che il Cammino lo ama, non da uno che lo vuole morto. La pace.
[Amico mio, il fatto è che chi di noi se n’è andato senza poter ottenere nulla, Magistero alla mano accolto con la più bieca irrisione –e ho spiegato il perché– lo ha fatto perché per Grazia del Signore si è accorto di amare il Signore Gesù piuttosto che il cammino, che da potenziale strumento assurge invece a fine ultimo e si fa dio…]
________________________
E, allora, parliamo di questa famosa e fumosa (in diversi sensi) identità:

Il Cammino Neocatecumenale non è considerato né come una associazione, né come un movimento, né come una aggregazione di persone che stabiliscono fra di loro uno speciale vincolo formale per raggiungere determinati obiettivi nella Chiesa. Chi conosce il Cammino sa bene che nulla di questo corrisponde alla realtà della sua esperienza apostolica; anzi, chi è bene informato comprende che, in questo caso concreto, una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico. Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.

Saremmo interessati, alla luce di quest'affermazione, che da quanto è intuibile è desumibile anche dalla nuova stesura degli statuti, cos'è davvero il Cammino neocatecumenale nonché chiarire il significato esatto che si dà all'espressione "esperienza apostolica".

Dovremmo dedurre, stando alla lettera, "esperienza di apostoli". Affermiamo tuttavia che di Apostolico, nel senso di riferito ai primi Apostoli di Gesù sui quali Egli ha fondato la Sua Chiesa, non riconosciamo molto nel Cammino, che si è lasciato alle spalle tutta la Tradizione Apostolica, per ripartire dal Concilio Vaticano II ed altre circonvoluzioni varie, tutto ampiamente documentato sul sito.

Resta quindi da chiedersi: esperienza di quali apostoli e apostoli di chi e per che cosa?
Inoltre "Apostoli" significa inviati e, nella Chiesa, ogni Ministero nasce da un 'mandato' conferito dal vescovo o dal sacerdote. Sappiamo che nel Cammino, invece, i catechisti sono 'mandati' da Kiko Argüello e non dalla Chiesa, e pensiamo ai casi di quei vescovi che appoggiano il cammino e che non si fanno alcuno scrupolo di non verificare chi e per che cosa stanno mandando... per di più con la grave incongruenza che il noto “iniziatore” non riconosce in alcun modo la Chiesa come istituzione, salvo poi pretendere il placet da vescovi di cui non riconosce la funzione gerarchica, se non per un fatto di comodo assolutamente formale.

Si afferma: una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico.
In che senso? E perché? Chiaro che si ripropone la natura di questo "dinamismo apostolico"
Il Cammino Nc è giuridicamente una Associazione Laicale di Fedeli. Non a caso esso risponde al Pontificio Consiglio dei Laici. L'arbitrio con cui, a prescindere da cosa dicano Statuti e Chiesa, i responsabili definiscono il CNC è ulteriore sintomo di prepotenza e di ambiguità ormai non più tanto sommersa.

Se poi vogliamo accettare questa "autogestione" del CNC (e non solo) senza che nessuno dica o faccia nulla (come del resto finora) e accettiamo che il CNC si "autodefinisca" a volte come "movimento" e a volte come "iniziazione" (a seconda della convenienza)... allora facciamo pure...

Ma il punto importante ci sembra questo:
Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.

Ci sembra che si possa intuire un nuovo "embrione" di Chiesa ritagliato nelle possibilità canoniche offerte da quella esistente... il che non è affatto rassicurante e getta molte ombre su una possibile approvazione che, tuttavia, siamo sicuri, conoscendo il nostro Santo Padre, avrà ben tenuto conto di ogni punto controverso...

E ancora:

una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino
Il cammino non è movimento, non è associazione laicale, non è ordine religioso. Allora che cos'è? Esso si definisce "iniziazione cristiana"; ma questa è una prerogativa ecclesiale, con tutti i dubbi che si possono legittimamente avanzare sul "cristiana", avuto riguardo ai notevoli aspetti giudaici e giudaizzanti, che non coincidono propriamente con un ritorno alle origini, ignorando completamente proprio la “cattolicità” del cristianesimo.

Ci pare dunque di capire che secondo i responsabili del Cammino - e la cosa non è affatto nuova - i termini "movimento" e "associazione" non si possono applicare ad esso. O meglio vengono applicati quando fa comodo (giusto quando si vuole vendere il "prodotto-cammino" come perfettamente inserito e in armonia con tutti gli altri movimenti frutto del Concilio Vaticano II ecc ecc).

La pratica insegna che qualsiasi veste giuridico-formale preesistente al cammino è inappropriata. A noi la cosa inquieta ancora di più... perchè ci trasmette la sensazione di qualcosa di poliedrico, che si fa piccolo in attesa dell'approvazione (e finge di essere un movimento qualsiasi), che si fa grande quando fagocita tutto il resto che lo circonda.

Non mancano di ricordarci i nostri interlocutori NC:

il papa (Giovanni Paolo II) salutò Kiko dicendo ecco che "Movimento giovane hai portato nella chiesa.... e Kiko: Santità io non ho portato nessun movimento nella chiesa perchè il cammino è la chiesa in movimento

Ma il cammino NON è la Chiesa in movimento, al massimo potrebbe rappresentare una parte di essa, un approccio, una visione pur sempre "particolare" delle cose. Non è giusto identificare il cammino con la Chiesa stessa. E questa è una forma di arroganza che spaventa sempre di più e conferma ancora una volta il carattere assolutista del CNC ed è bene ribadire che cammino non coincide con la chiesa, anche se tende a sostituirvisi. A distanza di anni le perplessità permangono e aumentano, sia in ragione delle implicanze della risposta di Kiko al Papa, sia di quello che è successo e continua a succedere!

La Chiesa è TUTTA e sempre in movimento, non solo nei cosiddetti "movimenti"; ma c'è una differenza: i movimenti, così come nascono per le esigenze di un'epoca possono sparire o essere riassorbiti, la Chiesa NO. Inoltre la Chiesa è TUTTA e sempre carismatica e non solo istituzione come erroneamente e pretestuosamente afferma l'Argüello quando gli conviene mettere a raffronto carìsma e istituzione. E il carìsma ha bisogno dell'istituzione, altrimenti chi ne garantisce l'autenticità? Mica chiunque si definisce carismatico lo è poi davvero!

Inoltre la "prerogativa di evangelizzazione" riguarda il vangelo dei due iniziatori - fondato sulla pseudo-teologia sessantottina (Farnès, Bonhoeffer e Rahner con riferimenti dichiaratamente Luterani) maldigerita da Carmen Hernandez coniugata con le suggestioni giudaizzanti e i trascinanti e coinvolgenti psicologismi dell'Argüello - che non è lo stesso Vangelo di Cristo! Purtroppo è così e ce ne dispiace perché è un grosso "vulnus" che la Chiesa finora si è tenuta in seno!

Se la coerenza ha ancora un senso di questi tempi, il CNC è, giuridicamente e praticamente, una Associazione Laicale! Che fa ancora capo (a quanto ci risulta) al Pontificio Consiglio dei Laici! Per cui, se anche la logica umana ha ancora un senso, esso è configurato giuridicamente come "movimento", Associazione retta da uno Statuto.

Se poi vogliamo ignorare la Chiesa, la logica umana, e i fatti, possiamo dire che il CNC è "iniziazione", "pastorale di Iniziazione". Ed a questo punto bisognerebbe chiedersi a cosa possa servire uno Statuto per un "metodo pastorale", la cui responsabilità spetta ai Vescovi Diocesani! Con questa iper-ambiguità giuridica il CNC può anche infischiarsene dello Statuto! A parte il fatto che lo fa già, ma in questo caso a maggior ragione.

Ormai siamo abituati all'Assurdo come "regola", all'anarchia come "norma"; però se vogliamo a questo punto dichiariamolo apertamente... E ci mettiamo con l' anima in pace.. Si fa per dire, naturalmente!

Anche lo Statuto del 2002 - nato incompleto, e morto incompleto - parlava di un "itinerario"... che aveva però degli iniziatori, una struttura interna, una fondazione per raccattare soldi, eccetera. Praticamente, un'associazione che rifiutava di farsi chiamare associazione. È legittimo chiedersi cosa è cambiato nel nuovo Statuto, dal momento che la definizione di conio neocatecumenale riportata all'inizio della nostra riflessione parla di una non meglio precisata "
espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico".

Si tratta di una realtà giuridica che esiste, perché esiste un'organizzazione strutturata che si è data delle gerarchie e delle prassi, comprese quelle liturgiche che, insieme ad un ragguardevole giro di fondi, gestisce la spiritualità e anche la vita di molte persone.

Meraviglia poi che si parli di
postulati ed esigenze proprie della Chiesa e del suo ordinamento canonico quando si pretende di essere "iniziazione" a qualcosa che appartiene all'ordine del soprannaturale e di cui è la Chiesa a possedere "le chiavi" e non si comprende in base a quale postulato ed esigenza essa dovrebbe "consegnarle" a qualcuno che si è intrufolato con l'inganno e non le appartiene né strutturalmente né dottrinalmente. Le motivazioni di questa affermazione sono ampiamente contenute nelle varie sezioni del Sito e sono state molto discusse su questo Blog.

lunedì 22 febbraio 2010

... e allora parliamo della "Decima"!

Non mi è riuscito di pubblicare nel thread precedente il post che leggerete di seguito di "la verità vi farà liberi" il quale, oltre ai soliti complimenti, ci propina la sua verità sulla "decima" presa pari pari da Wikipedia (!) solo per dimostrare che non è Kiko che se l'è inventata, ma dicendo il falso su come viene gestita... E allora lo inserisco come nuovo articolo, anche per affrontare questo argomento, finora lasciato in ombra rispetto alle questioni dottrinali e ad altre prassi opinabili.

Do per scontato che MIC non lasci passare questo post che dice la verita'. Per lei la verita' è un dettaglio insignificante. Non mi importa! Dicevano gli antichi: "Gutta cavat lapidem", "La goccia scava la pietra". Una goccia alla volta scava la pietra del suo cuore indurito. (!)

[E' utile inserire qui la testimonianza di "Dhauidh", che ha suscitato quanto scrive il nostro interlocutore]

Sono un neocatecumenale pentito. Scusate questo mio post ma sono nuovo del sito e non so bene come si fa. Quello che volevo dire è semplice e chiaro: dopo il secondo scrutinio viene chiesta la decima sullo stipendio. E' giusto? Concordo con chi ha detto preferisco fare una adozione a distanza. Negli scrutini o confessioni pubbliche si vanno a rispolverare peccati già confessati e perdonati da Dio, chi conferisce ai catechisti di valutare se tu puoi o no sancire un'alleanza con Dio manifestandola con un segno in denaro? Che validità/significato hanno per la Chiesa (quella vera) queste confessioni pubbliche? Confermo che queste confessioni sono arma di ricatto nei confronti di chi le fa per cui molti preferiscono mentire. Confermo che all'interno delle comunità c'è una forte pressione psicologica e una continua richiesta di soldi, se non paghi sei duramente ripreso e umiliato. I neocatecumenali spacciano dottrine gianseniste ossia eretiche, loro sono la vera chiesa se tu li lasci sei dannato (secondo loro). Invito chiunque ingenuamente fosse avvicinato da costoro a diffidare e informarsi. Io l'ho fatto troppo tardi. Grazie. 22 febbraio, 2010 00:54

X dhauidh
Ammesso che costui sia davvero un quello che dice vorrei fargli notare che evidentemente è poco o male informato sia sul Cammino Neocatecumenale che sulla decima la quale appartiene alla tradizione piu' antica della Chiesa. Evidentemente questo fratello ignora la Sacra Scrittura, la Didache' che è la piu' antica catechesi della Chiesa.

Il grande Toto' diceva: "Si informi". Non credo che lo fara' perche gia' il fatto che si sia rivolto a MIC indica malafede. Si è messo proprio nelle mani piu' sbagliate. Ma chi è causa dei suoi mali pianga se stesso.
[grazie sia a nome mio che di Dauidh! ma ancora non hai mai dimostrato tutto quello che mi attribuisci]

Lo ripeto: Non mi faccio illusioni che MIC pubblichi questo post, mi basta che lo leggete:

Circa la Decima
La decima è una prassi antica risalente ai primordi della storia della salvezza. Il popolo d'Isreale offriva la decima dei prodotti del suolo ubbidendo ad un comando di Jahve leggi Levitico 27,30-32: "Ogni decima della terra, sia delle raccolte del suolo, sia dei frutti degli alberi, appartiene al SIGNORE;è cosa consacrata al SIGNORE. Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto. Ogni decima dell'armento o del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata al SIGNORE".

Per Israele la decima era un segno di RICONOSCENZA VERSO IL SIGNORE dal quale proviene ogni cosa Genesi 14,20;28,22: "«Benedetto sia il Dio altissimo, che t'ha dato in mano i tuoi nemici!» E Abramo gli diede la decima di ogni cosa"; "...e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima" (Genesi 14:20;".

LA DECIMA NELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA

E' noto che nella Chiesa delle origini dare la decima era prassi normale. Come risulta dalla piu' antica catechesi della Chiesa. LA DIDACHE' O DOTTRINA DEGLI APOSTOLI detta anche: "Dottrina del Signore (predicata) ai gentili per mezzo dei dodici"
Cap.13,3 "Prenderai perciò le primizie di tutti i prodotti del torchio e della messe, dei buoi e delle pecore e le darai ai profeti, perché essi sono i vostri Sommi Sacerdoti"
e al Cap.13,7 "Prendi le primizie e dei tuoi averi e delle vesti e di qualunque cosa e, secondo che crederai, dà in obbedienza al precetto".
Nella storia della Chiesa, l'obbligo della decima è stato chiesto tenendo conto del comando di Cristo di vendere e rinunciare alle proprie proprietà (Matteo 19:21)
Nel quinto ed il sesto secolo,la pratica della decima si stabilisce in tutta la Chiesa occidentale. Nell'ottavo secolo, i governanti carolingi rendono la decima parte della legge civile.
ncora nel dodicesimo secolo si parla di decima che potea essere prediale (frutti della terra), personali (dovute dal lavoro), miste (lavoro, bestiame). Le prediali venivano destinate al curato, quelle in monete al Parroco.
[Dobbiamo ringraziare Wikipedia per queste importanti informazioni che non tengono in alcun conto, nella mente di chi le ha utilizzate -che per correttezza avrebbe dovuto citare le fonti del Cammino nc che parlano della decima e non informazioni prese su Wikipedia- che la Chiesa dopo la Didachè e dopo i primi secoli, ecc. ecc. ha maturato anche sulla "decima" una diversa Tradizione, che nel cammino, per il quale essa è rifondata da loro grazie al Concilio, non si tiene alcun conto]

Come ogni persona onesta, leale, sincera puo' constatare la decima non è una invenzione di Kiko né la prendono i catechisti ma il parroco. Dà da mangiare a parecchi poveri.
[Bisogna però ricordare che "i poveri" sono esclusivamente quelli appartenenti al Cammino nc. Inoltre la decima, insieme ad altre entrate (quali, ad esempio, l'abbandono di beni) e lasciti, mantiene gli itineranti che lasciano il loro lavoro per la missione, finanzia i Catechumenium frutto della "nuova estetica" kikiana, le faraoniche Domus della Terra Santa (Galileae e Gerusalemme/Mamre), ecc. ecc, senza che esista alcun bilancio ufficiale e controllabile da chiunque. In ogni caso, che io sappia, al Parroco -come pure al Vescovo- va solo una percentuale, spesso abbastanza "congrua" da ingraziarseli per sempre a prescindere...]

Quindi l'amico ipocritamente dice di voler destinare il decimo dei suoi averi ad una adozione a distanza. Ci credo poco che lo fara'. La sua è solo avarizia. Egoismo. Cuore duro! Ha condiviso il Cammino, l'esperienza, L'Eucarestia ma il suo attaccamento ai soldi lo spinge a non condividere il danaro. Questa è avarizia. Lo invito a pregare perche' è soggetto a una seduzione del demonio. L'ignoranza è la madre di tutti i pregiudizi.
[Questo si permette di asserirlo "la verità..." al quale è stato insegnato di "non giudicare" (ma vale solo per gli altri) e che conosce gli intimi pensieri nonché le azioni di chi si esprime su questo blog e ne parla nel più puro stile denigratorio di conio tipico dei catechisti!]

Mi attendo commenti di chi ha vissuto più a fondo di me questa esperienza.

domenica 21 febbraio 2010

...crede davvero che la Messa sia L'ULTIMA CENA di Cristo come insegnano Kiko e i catechisti del CN?


"...crede davvero che la Messa sia L'ULTIMA CENA di Cristo come insegnano Kiko e i catechisti del CN?
Mi risponda e se dirà di si, rifletta su questo errore gravissimo...
La rievocazione dell'Ultima Cena la facciamo solo il Giovedì Santo, la Messa è IL MEMORIALE DEL CALVARIO E L'ALTARE DA CALVARIO DIVENTA DOPO LA CONSACRAZIONE ANCHE LA MENSA...
e ballate ancora attorno all'altare come fanno i Guru?"
Nella loro icastica e provocatoria chiarezza, queste poche parole rivolte da Caterina 63 al "presbitero neocatecumenale" sotto il thread precedente, ci interpellano tutti: fermiamoci anche noi per un attimo di riflessione!

Ricordiamo che MEMORIALE non è semplice ricordo, commemorazione, simbolismo, ma realtà indicibile che ACCADE ogni volta che il Sacerdote celebra la Santa e Divina Liturgia in persona Christi,

ma RI-PRESENTAZIONE al Padre dell'unico Sacrificio di Cristo, che nella Consacrazione si FA PRESENTE REALMENTE E NON SIMBOLICAMENTE e solo allora trasforma per noi l''Altare in Mensa escatologica, dalla quale attingiamo tutte le Grazie dei tempi ultimi, perché di esse abbiamo bisogno per 'configurarci' sempre di più a Lui...

Infatti la Chiesa insegna che il Canone, pervenuto a noi intatto nei suoi momenti più sacri e solenni -si dice fin dall'Apostolo Pietro- è una Actio, cioè un'Azione (non una 'narrazione', come fanno i protestanti e i modernisti, che si ferma al simbolo) che PRODUCE ciò che significa, perché è Opera Divina, attraverso le stesse parole pronunciate dal Verbo Incarnato, il Figlio di Dio fattosi uomo nel Signore Gesù. E nella sua Offerta possiamo inserire la nostra offerta, quella di noi stessi, della totalità della nostra persona, come "sacrificio vivente gradito a Dio" (Paolo). Ed è solo questo che ci introduce nel mondo della Risurrezione, della "Creazione Nuova", inaugurata dal Signore e dalla Sua Madre, grazie al duplice sì : quello di Maria, che si è fatta porta del Cielo, Arca della Nuova Alleanza e quello del Figlio, che si è fatto uomo obbediente "fino alla morte e alla morte di Croce", che hanno ribaltato un drammatico antico "non serviam"...

Non dimentichiamo che il Signore, nell'Ultima Cena ha dato alla Pasqua ebraica ed ai suoi simboli un significato totalmente nuovo legato alla Sua Persona, che noi viviamo nella Santa Messa, prolungata nella nostra vita.
Questa è la nostra fede cattolica, cioè fedelmente Apostolica, e non possono esserci sconti per nessuno, altrimenti la tradiamo e in essa tradiamo il Signore che ce l'ha 'consegnata', anzi si è consegnato ai Suoi, fino alla fine dei tempi!