Piuttosto che ‘passarlo’ nell’altro thread, al quale era agganciato, preferisco dare visibilità qui a questo post di Franz, sia per aprire un’altra pagina essendo la precedente sovraccarica, che per affrontare un argomento che stile e contenuti di comunicazione del nostro interlocutore rendono a questo punto ineludibile: quello della vera –non supposta o ostentata- ‘identità’ del Cammino.
Franz risponde alle seguenti domande di Emma, che replicava ad un suo “lasciate parlare chi sa”:
Chi scrive qui conosce perfettamente il cammino per averlo fatto, spesso a lungo.
1. Perchè le loro testimonianze, che concordano, sarebbero menzogne?
2. Perchè hanno lasciato il cammino?
3. Perchè hanno deciso di condividere le loro esperienze?
e dice:
Emma, la risposta dovresti darla tu a queste tue domande. Con la maggiore possibile obiettività.
[Glissamento più che evidente, perché sono state date centomila documentate e articolate risposte sia nel blog che nel Sito]
E comunque, i miei interventi non volevano certo approfondire altri aspetti del neocatecumenato che tu citi, mi sono limitato ad intervenire sulla decima che era l'argomento di questo articolo. Se mi si chiama a discutere su altre questioni dottrinali,dogmatiche, liturgiche, toccherà farlo altrove e approfonditamente.
[Quello della “decima” è un argomento che, come tutti gli altri da noi considerati prioritari ai fini della fedeltà alla ‘dottrina’ (abusi liturgici, senso del peccato, insegnamenti d’impronta giudaico-luterana) e come tutte le prassi anomale, contribuisce a rendere del Cammino nc l’”Unicum”, che rappresenta all’interno della Chiesa, con sua rigida e intoccabile struttura, organizzazione e metodi e a conferirgli un’identità ‘propria’, che mi sembra doveroso approfondire. Ne accennerò alla fine e proseguiremo nella discussione]
E ancora: da mamma, figlia, sorella, amica, dovresti anzitutto accertarti che il nc, al di là di tante evidenti "stranezze", non sia stato condannato dalla Chiesa, come lo sono, che so, i Testimoni di Geova . Insomma, trovo la tua preoccupazione per la sopravvivenza del nc nel panorama del cattolicesimo abbastanza ingiustificata: stai tranquilla, se questa esperienza davvero non viene da Dio, non durerà.
[Trito ritornello di conio dei catechisti che non giustifica, come non giustifica l’approvazione da parte della Chiesa, il perdurare delle anomalie ed abusi, sia di quelli ignorati che di quelli oggetto di correzione e ciononostante mai rettificati, che costituiscono la ragione del nostro scomodo e impegnativo ‘esserci’]
Da parte mia, sono certo che alcuni 'aspetti' di gratuita esagerazione verranno pian piano addomesticati, specialmente se i fratelli che fanno questo tipo di esperienza dall'interno, e si ritengono vittime di abusi psicologici, anziché scrivere su questo sito andranno SUBITO da chi di dovere a denunciare i fatti.
[Questo è uno dei tanti modi, ai quali, -come agli insulti- siamo ormai avvezzi, più raffinato, irenico, edulcorato per ‘minimizzare’ quello che non si può negare. Il sito è stracolmo di testimonianze (non anonime) di abusi ben identificati e documentati che non hanno sortito alcun effetto, così come completamente senza effetto sono stati i nostri allarmi e denuncie, al pari di quelle di tanti teologi sacerdoti e vescovi. Sponsorizzazioni molto illustri segno di inusitato potere? Misterium iniquitatis, non abbiamo potuto far a meno di chiamarlo…]
Io infatti non concordo assolutamente con chi denigra il fenomeno del nc al punto di volerlo morto: a parte la sua enorme espansione, infatti, e a meno di un rimbambimento generalizzato a tutti gli alti vertici del Vaticano, durato una quarantina d’anni, dovresti sospettare che nel nc vi siano dei reali fermenti di un’esperienza cristiana autentica.
[Anche noi non vorremmo vedere il Cammino morto, ma purificato dalle tante aberrazioni... Cosa che si è rivelata impossibile perché altrimenti non sarebbe più “Il” Cammino]
Quello che io contesto è diverso, e a questo punto mi rivolgo a tutti i “fuorusciti” dal cammino: non posso sapere se avete fatto bene o no ad andarvene. Dico solo che, se uno ama il Cammino, le sue storture le combatte dal DI DENTRO, rivolgendosi subito, per qualunque dubbio di manipolazione o pressione psicologica gratuita, prima di tutto ai catechisti dei vostri catechisti, e via via sempre più in alto, pure a Kiko o a Don Mario Pezzi se necessario. E con fiducia. E non ditemi che è impossibile o vietato: avete tutto il diritto di farlo e nessuno vi respingerà. Solo in questo caso, e dopo aver avuto conferma dei vostri dubbi, prendete la decisione di andarvene. Non vi fermate davanti a nessuna 'pressione psicologica', andate a fondo, denunciate.
[Qui ci starebbe bene una tanto sonora quanto amara risata: infatti ognuno di noi ha ampiamente sperimentato sulla sua pelle e con la sua vita come questo sia assolutamente impossibile e dimostra la evidente mala fede del nostro mellifluo interlocutore, perché nel cammino o ti adegui senza fare né domande né osservazioni né rimostranze di alcun genere o te ne vai. Tertium non datur!]
Ma se credete che nel Cammino ci sia qualcosa di buono per la vostra vita, non abbandonatelo così. E' fin troppo CHIARO che, se le persone che hanno qualcosa di giusto da ridire se ne vanno, MAI il Cammino si correggerà nei suoi aspetti più pericolosi. E lo dico da uno che il Cammino lo ama, non da uno che lo vuole morto. La pace.
[Amico mio, il fatto è che chi di noi se n’è andato senza poter ottenere nulla, Magistero alla mano accolto con la più bieca irrisione –e ho spiegato il perché– lo ha fatto perché per Grazia del Signore si è accorto di amare il Signore Gesù piuttosto che il cammino, che da potenziale strumento assurge invece a fine ultimo e si fa dio…]
________________________
E, allora, parliamo di questa famosa e fumosa (in diversi sensi) identità:
Il Cammino Neocatecumenale non è considerato né come una associazione, né come un movimento, né come una aggregazione di persone che stabiliscono fra di loro uno speciale vincolo formale per raggiungere determinati obiettivi nella Chiesa. Chi conosce il Cammino sa bene che nulla di questo corrisponde alla realtà della sua esperienza apostolica; anzi, chi è bene informato comprende che, in questo caso concreto, una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico. Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.
Saremmo interessati, alla luce di quest'affermazione, che da quanto è intuibile è desumibile anche dalla nuova stesura degli statuti, cos'è davvero il Cammino neocatecumenale nonché chiarire il significato esatto che si dà all'espressione "esperienza apostolica".
Dovremmo dedurre, stando alla lettera, "esperienza di apostoli". Affermiamo tuttavia che di Apostolico, nel senso di riferito ai primi Apostoli di Gesù sui quali Egli ha fondato la Sua Chiesa, non riconosciamo molto nel Cammino, che si è lasciato alle spalle tutta la Tradizione Apostolica, per ripartire dal Concilio Vaticano II ed altre circonvoluzioni varie, tutto ampiamente documentato sul sito.
Resta quindi da chiedersi: esperienza di quali apostoli e apostoli di chi e per che cosa?
Inoltre "Apostoli" significa inviati e, nella Chiesa, ogni Ministero nasce da un 'mandato' conferito dal vescovo o dal sacerdote. Sappiamo che nel Cammino, invece, i catechisti sono 'mandati' da Kiko Argüello e non dalla Chiesa, e pensiamo ai casi di quei vescovi che appoggiano il cammino e che non si fanno alcuno scrupolo di non verificare chi e per che cosa stanno mandando... per di più con la grave incongruenza che il noto “iniziatore” non riconosce in alcun modo la Chiesa come istituzione, salvo poi pretendere il placet da vescovi di cui non riconosce la funzione gerarchica, se non per un fatto di comodo assolutamente formale.
Si afferma: una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico.
In che senso? E perché? Chiaro che si ripropone la natura di questo "dinamismo apostolico"
Il Cammino Nc è giuridicamente una Associazione Laicale di Fedeli. Non a caso esso risponde al Pontificio Consiglio dei Laici. L'arbitrio con cui, a prescindere da cosa dicano Statuti e Chiesa, i responsabili definiscono il CNC è ulteriore sintomo di prepotenza e di ambiguità ormai non più tanto sommersa.
Se poi vogliamo accettare questa "autogestione" del CNC (e non solo) senza che nessuno dica o faccia nulla (come del resto finora) e accettiamo che il CNC si "autodefinisca"
a volte come "movimento" e a volte come "iniziazione" (a seconda della convenienza)... allora facciamo pure...
Ma il punto importante ci sembra questo:
Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.
Ci sembra che si possa intuire un nuovo "embrione" di Chiesa ritagliato nelle possibilità canoniche offerte da quella esistente... il che non è affatto rassicurante e getta molte ombre su una possibile approvazione che, tuttavia, siamo sicuri, conoscendo il nostro Santo Padre, avrà ben tenuto conto di ogni punto controverso...
E ancora:
una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino
Il cammino non è movimento, non è associazione laicale, non è ordine religioso. Allora che cos'è? Esso si definisce "iniziazione cristiana"; ma questa è una prerogativa ecclesiale, con tutti i dubbi che si possono legittimamente avanzare sul "cristiana", avuto riguardo ai notevoli aspetti giudaici e giudaizzanti, che non coincidono propriamente con un ritorno alle origini, ignorando completamente proprio la “cattolicità” del cristianesimo.
Ci pare dunque di capire che secondo i responsabili del Cammino - e la cosa non è affatto nuova - i termini "movimento" e "associazione" non si possono applicare ad esso. O meglio vengono applicati quando fa comodo (giusto quando si vuole vendere il "prodotto-cammino" come perfettamente inserito e in armonia con tutti gli altri movimenti frutto del Concilio Vaticano II ecc ecc).
La pratica insegna che qualsiasi veste giuridico-formale preesistente al cammino è inappropriata. A noi la cosa inquieta ancora di più... perchè ci trasmette la sensazione di qualcosa di poliedrico, che si fa piccolo in attesa dell'approvazione (e finge di essere un movimento qualsiasi), che si fa grande quando fagocita tutto il resto che lo circonda.
Non mancano di ricordarci i nostri interlocutori NC:
il papa (Giovanni Paolo II) salutò Kiko dicendo ecco che "Movimento giovane hai portato nella chiesa.... e Kiko: Santità io non ho portato nessun movimento nella chiesa perchè il cammino è la chiesa in movimento
Ma il cammino NON è la Chiesa in movimento, al massimo potrebbe rappresentare una parte di essa, un approccio, una visione pur sempre "particolare" delle cose. Non è giusto identificare il cammino con la Chiesa stessa. E questa è una forma di arroganza che spaventa sempre di più e conferma ancora una volta il carattere assolutista del CNC ed è bene ribadire che cammino non coincide con la chiesa, anche se tende a sostituirvisi. A distanza di anni le perplessità permangono e aumentano, sia in ragione delle implicanze della risposta di Kiko al Papa, sia di quello che è successo e continua a succedere!
La Chiesa è TUTTA e sempre in movimento, non solo nei cosiddetti "movimenti"; ma c'è una differenza: i movimenti, così come nascono per le esigenze di un'epoca possono sparire o essere riassorbiti, la Chiesa NO. Inoltre la Chiesa è TUTTA e sempre carismatica e non solo istituzione come erroneamente e pretestuosamente afferma l'Argüello quando gli conviene mettere a raffronto carìsma e istituzione. E il carìsma ha bisogno dell'istituzione, altrimenti chi ne garantisce l'autenticità? Mica chiunque si definisce carismatico lo è poi davvero!
Inoltre la "prerogativa di evangelizzazione" riguarda il vangelo dei due iniziatori - fondato sulla pseudo-teologia sessantottina (Farnès, Bonhoeffer e Rahner con riferimenti dichiaratamente Luterani) maldigerita da Carmen Hernandez coniugata con le suggestioni giudaizzanti e i trascinanti e coinvolgenti psicologismi dell'Argüello - che non è lo stesso Vangelo di Cristo! Purtroppo è così e ce ne dispiace perché è un grosso "vulnus" che la Chiesa finora si è tenuta in seno!
Se la coerenza ha ancora un senso di questi tempi, il CNC è, giuridicamente e praticamente, una Associazione Laicale! Che fa ancora capo (a quanto ci risulta) al Pontificio Consiglio dei Laici! Per cui, se anche la logica umana ha ancora un senso, esso è configurato giuridicamente come "movimento", Associazione retta da uno Statuto.
Se poi vogliamo ignorare la Chiesa, la logica umana, e i fatti, possiamo dire che il CNC è "iniziazione", "pastorale di Iniziazione". Ed a questo punto bisognerebbe chiedersi a cosa possa servire uno Statuto per un "metodo pastorale", la cui responsabilità spetta ai Vescovi Diocesani! Con questa iper-ambiguità giuridica il CNC può anche infischiarsene dello Statuto! A parte il fatto che lo fa già, ma in questo caso a maggior ragione.
Ormai siamo abituati all'Assurdo come "regola", all'anarchia come "norma"; però se vogliamo a questo punto dichiariamolo apertamente... E ci mettiamo con l' anima in pace.. Si fa per dire, naturalmente!
Anche lo Statuto del 2002 - nato incompleto, e morto incompleto - parlava di un "itinerario"... che aveva però degli iniziatori, una struttura interna, una fondazione per raccattare soldi, eccetera. Praticamente, un'associazione che rifiutava di farsi chiamare associazione. È legittimo chiedersi cosa è cambiato nel nuovo Statuto, dal momento che la definizione di conio neocatecumenale riportata all'inizio della nostra riflessione parla di una non meglio precisata "espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico".
Si tratta di una realtà giuridica che esiste, perché esiste un'organizzazione strutturata che si è data delle gerarchie e delle prassi, comprese quelle liturgiche che, insieme ad un ragguardevole giro di fondi, gestisce la spiritualità e anche la vita di molte persone.
Meraviglia poi che si parli di postulati ed esigenze proprie della Chiesa e del suo ordinamento canonico quando si pretende di essere "iniziazione" a qualcosa che appartiene all'ordine del soprannaturale e di cui è la Chiesa a possedere "le chiavi" e non si comprende in base a quale postulato ed esigenza essa dovrebbe "consegnarle" a qualcuno che si è intrufolato con l'inganno e non le appartiene né strutturalmente né dottrinalmente. Le motivazioni di questa affermazione sono ampiamente contenute nelle varie sezioni del Sito e sono state molto discusse su questo Blog.