martedì 14 giugno 2011

Puntualizzazioni di Benedetto XVI durante il Convegno diocesano e la riunione interdicasteriale.

Estraggo alcuni punti chiave dal Discorso con cui la sera di lunedì 13 giugno, in San Giovanni in Laterano, Benedetto XVI ha inaugurato il convegno della diocesi di Roma sull’iniziazione cristiana:

Annuncio della Fede
Mi torna alla memoria che, proprio in questa Basilica, in un intervento durante il Sinodo Romano, citai alcune parole che mi aveva scritto Hans Urs von Balthasar: “La fede non deve essere presupposta ma proposta”. E’ proprio così. La fede non si conserva di per se stessa nel mondo, non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve essere sempre annunciata. E l’annuncio della fede, a sua volta, per essere efficace deve partire da un cuore che crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e crede nella forza dello Spirito Santo! [il problema è chi fa l'Annuncio, perché dipende da QUAL E' l'Annuncio che viene fatto. Inoltre, la tanto enfatizzata "missionarietà", che nel Cnc è 'proselitismo' a se stesso e non alla Chiesa, non significa andare ad evangelizzare nelle strade e nelle piazze o vivere l’impegno totalizzante di un movimento che fagocita ogni aspetto della vita. Per essere veri ‘testimoni’, bisogna essere autentici cristiani, a volte anche nel nascondimento. Certamente c’è bisogno di chi è ‘inviato’ ad Annunciare... ma è qui che sorgono i problemi, perché una autentica formazione cristiana oggi non è né scontata né garantita, se non in poche oasi nella Chiesa]

Catechesi azione ecclesiale
La catechesi è azione ecclesiale e pertanto è necessario che i catechisti insegnino e testimonino la fede della Chiesa e non una loro interpretazione. Proprio per questo è stato realizzato il Catechismo della Chiesa Cattolica, che idealmente questa sera riconsegno a tutti voi, affinché la Chiesa di Roma possa impegnarsi con rinnovata gioia nell’educazione alla fede. [La catechesi "azione ecclesiale" è qualcosa di diverso da quel che possiamo vedere e che i NC sono soliti ascoltare tratto dagli Orientamenti, come abbiamo visto anche nell'articolo precedente]

Educazione all'interiorità
Per tutto questo è necessario educare al silenzio e all’interiorità. Confido che nelle parrocchie di Roma gli itinerari di iniziazione cristiana educhino alla preghiera, perché essa permei la vita ed aiuti a trovare la Verità che abita il nostro cuore. [Siamo ben lontani dalla chiassosa e martellante emozionalità di canti e del ballo persino durante l'Eucaristia]

Educazione alla Bellezza
Il patrimonio di storia e arte che Roma custodisce è una via per avvicinare le persone alla fede. Invito tutti a fare tesoro nella catechesi di questa ‘via della bellezza’ che conduce a Colui che è, secondo S. Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova. [Difficilmente la 'via della bellezza' potrebbe essere riconosciuta in certe orride icone dell'iniziatore del Cnc]


Ieri mattina, nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una riunione dei Capi Dicastero della Curia Romana. Tra gli argomenti in agenda per questa «interdicasteriale» c’era la vita consacrata e l’esercizio dell’autorità in alcuni istituti religiosi e aggregazioni ecclesiali. Sono emersi in particolare due punti, importanti perché rivelano la mens del Papa che ha convocato la riunione :
  1. La distinzione tra comunità religiose maschili e comunità religiose femminili con l'intenzione di:
  1. marcare la necessità di vite comunitarie separate, al contrario di quanto avviene in alcune comunità.
  2. distinguere bene la vita religiosa consacrata dalla vita laicale. Il che ha introdotto la discussione sul fatto che i laici responsabili di un movimento o di un’associazione, non dovrebbero esercitare una giurisdizione sui sacerdoti e sui religiosi. Deve sempre esserci un sacerdote responsabile per i preti e i religiosi membri del movimento.
  1. L’esercizio dell’autorità da parte dei fondatori di ordini religiosi e forme di vita consacrata. L'attenzione era centarta sul tema dell’obbedienza richiesta al fondatore, che rischia in taluni casi di legare i membri dell’istituto a quella persona, facendo passare in secondo piano l’appartenenza ecclesiale e l’adesione al magistero della Chiesa.
Sono stati citati casi estremi di plagio quali quello di Maciel, per lunghi anni protetto da una grave omertà interna alla Curia. C'è da dire che il Cnc non è un Ordine religioso; ma l'analogia nei riguardi degli iniziatori appare evidente. E' da pensare che siano state indicate delle precise linee di interventi, anche se siamo abituati a vedere chiarezza di idee nei documenti e nelle intenzioni, cui purtroppo non sempre corrisponde coerenza nei fatti tradotti in 'pastorale'.

lunedì 13 giugno 2011

L'Eucaristia secondo Carmen Hernandez. Dalle Catechesi per la formazione dei catechisti, 1999.

Pubblico il testo preso dal I Vol. degli Orientamenti alle équipes di catechisti: si tratta della prima parte, che contiene le catechesi iniziali, corrispondente ai testi già noti del 1972 (i famosi mamotreti), rivista e corretta nel 1999, ma poco o nulla ‘emendata’ dagli errori, come può notarsi da questo testo, già significativo, preso dalle prime pagine (290-294) della “Catechesi di Carmen Hernandez sull’Eucaristia”. Il resto è tutto su questa falsariga. E’ evidente che il testo ha l’immediatezza del discorso, da cui è stato ricavato; ma questo non può giustificare le gravi lacune ed anche le inesattezze, nonché il pressapochismo e l’uso di psicologismi da quattro soldi piuttosto che di solidi fondamenti tratti dalla Rivelazione Apostolica. In fondo, a pensarci bene, si tratta di una sintesi personale (non ecclesiale), infarcita di molti elementi giudaizzanti e protestanti, centrata sull’esperienza (fatto positivo, ma che diventa deviante nel momento in cui viene assolutizzato).
Di fatto è proprio l’esperienza personale della conversione dei due iniziatori, che si è andata (e va evolvendosi) nel corso del tempo con elementi nuovi da loro accolti e fatti propri, che è condivisa ed imposta a tutto il mondo attraverso una rigida struttura, funzioni, prassi e simboli che hanno preso il ‘guscio’ del Catecumenato del RICA per riempirlo con contenuti propri arbitrariamente pre-fabbricati e imposti a tutti nello stesso modo. Il Cammino non è altro che questo. Il resto è marketing ed esaltazione, frutto anche di dipendenza creata da diversi fattori: impegno totalizzante, canti coinvolgenti, esperienze dense di martellamenti strumentali ai fini della ‘costruzione’ kicarmeniana, senza escludere il sincretistico rito. Di questo abbiamo parlato a iosa e chi ci legge può trovarlo ben sviluppato sfogliando il sito e il blog e, con maggiore immediatezza, consultando i vari titoli messi a disposizione per un approccio essenziale, nella colonna in alto a sinistra del blog.

Ho inserito le mie chiose come note alla fine per consentirvi una lettura non frammentata. Forse la consultazione richiede un po’ di pazienza; ma è essenziale per scoprire le difformità e le eresie (nel senso di tagliar via tutto quello che non rientra nella propria visuale). Se pensiamo che questa è la predicazione che i cosiddetti ‘testimoni’ che oggi vanno per la maggiore impongono a troppe diocesi, grazie a gerarchie ammaliate e/o conniventi, possiamo renderci conto con sgomento della grave crisi in cui versa la nostra Chiesa, la quale sembra incoraggiare questa “nuova evangelizzazione”, talmente nuova da essere “altra” da quella che noi abbiamo ricevuto. Fa male al cuore e all’anima pensare che le nuove generazioni e i ‘lontani’, che non conoscono la Tradizione della Chiesa, prendono questi insegnamenti, accompagnati da un forte coinvolgimento nonché da tecniche attrattive e prassi manipolatorie, per oro colato.


Carmen Hernandez. Catechesi sull’Eucaristia.

Molte delle cose che sto per dirvi le ho imparate da p. Farnés (1), che è, credo, uno degli uomini che oggi in Spagna sanno più di Liturgia, che conosce bene le fonti. Per questo realizzerò il "dare gratis quello che gratis avete ricevuto" (cf Mt 10,8).
Non pretendo parlare di tutto ciò che è il sacramento dell'Eucaristia, cosa impossibile in così poco tempo. Voglio appena sottolineare alcune linee fondamentali che il concilio ha rimesso particolarmente in evidenza, perché vi aiutino a vivere la celebrazione dell'Eucaristia.

Ascoltando le vostre risposte vedo che "oggi saprete che è Jahve colui che passa", come dice l'Esodo (cf Es 12,12), che "oggi saprete che Jahve passa per l'Egitto". Spero che veramente oggi sia un'apparizione di Dio, che possiamo vedere veramente Jahve passare.

Il passaggio di Jahve pone sempre in movimento. Noi ci troviamo in una società in cui sembra che arrivare sia "sedersi": l'ideale della borghesia. Perciò passare da una mentalità di "seduti" ad una dinamica pasquale, che è il processo di cambiamento che avviene oggi nella Chiesa (2), è un po' forte. Lo dico perché personalmente è successo a me. Proprio dalle risposte che avete dato vedo la distanza percorsa dalla Chiesa in pochi anni.

Se veramente oggi ci avviciniamo alle fonti e riusciamo a metterci in contatto col vulcano esplosivo che è l'Eucaristia cristiana, questo ci entusiasmerà tanto da metterci in movimento come un Sinai.

Vedrete che l'apparizione di Dio, il suo intervento, provoca sempre una tensione, mette l'uomo in movimento. L'intervento di Dio provoca e apre immediatamente un cammino, un senso della storia e l'esistenza si mette in marcia.

Tutti i valori che a oggi la civiltà e la stessa filosofia della storia, tutta la visione della storia in senso lineare, sono valori biblici. Perché il Dio che appare nelle Scritture non è un Dio di un concetto o di un'idea. Se cercate nella Scritture una definizione astratta di Dio non la troverete (3) . Ma basta aprire le Scritture in qualsiasi punto ed incontriamo un Dio vivo, un Dio che incide realmente nella vita degli uomini e nella storia. Un Dio che appare, che si "vede".

Questa apparizione (4), di Dio apre immediatamente un cammino, dà un senso all'essere umano. In modo che Dio appare e Abramo si mette in cammino. Dio appare e le schiavitù di rompono, si aprono strade nel mare, si aprono cammini nel deserto. Dio appare e la vita ha un senso, si apre un orizzonte davanti e la felicità è presente. Per questo, quando appare Dio, l'eternità entra nel tempo e tutto ha senso. L'uomo ritrova il senso. E quindi l'uomo esulta all'apparizione di Dio. (5)

L'Eucaristia è principalmente una esultazione, una risposta all'intervento di Dio.(6)

E questo intervento di Dio non è un'idea; è un fatto storico; una cosa sperimentabile che la storia ha sperimentato, che gli uomini hanno sperimentato. (7)

Per poter continuare a parlare dovrei spiegarvi alcuni concetti, dire che cosa è fede, che cosa è l'Eucaristia. Perché quando io parlo di fede e di Eucaristia ciascuno pensa a una cosa diversa.

Uno dei termini che dobbiamo chiarire per poter continuare a parlare è quello di FEDE. Della fede abbiamo fatto concetti e ragionamenti, abbiamo dato definizioni della fede, ma che sono tutto meno ciò che è la fede nella Scrittura. Fede, nella Scrittura, è una garanzia, un'esperienza profonda, è una conoscenza storica sperimentale è una avvenimento sperimentabile (8).

Gli Apostoli hanno visto Dio in Gesù Cristo, lo hanno sperimentato, e allora lo confessano. (9)

La fede non è un dubbio o una oscurità o un "salto nel vuoto" per quanto bella sia la frase e l'abbia detta Pascal. E' tutto il contrario: è un incontro con l'Assoluto (10) con Dio. La fede è una conoscenza piena (11) in modo tale che la fede, dice la teologia, è ragionevole, perché non si oppone in nulla alla ragione. Perché ci sono molte dimensioni dell'uomo che sono molto più grandi dell'intelligenza, e che non sono il sentimento.(12) Sono molto più profonde del sentimento e molto più stabili dell'inconscio. E' nella profondità assoluta dell'uomo, nell'essere dell'uomo, che si chiamo coscienza o come si voglia, dove si esplicita l'incontro con Dio, che supera la ragione, perché va molto più al profondo. E' nella pienezza assoluta dell'essere (13), dove l'uomo percepisce l'apparizione di Dio con questa perfezione che dà la conoscenza della fede. La fede è una conoscenza sperimentale. Non è una conoscenza razionalista in senso ellenistico (14)

Negli Apostoli non restano dubbi. La fede per loro non è un dubbio. Gli Apostoli hanno vissuto un avvenimento. Questo avvenimento non è solamente il vedere materialmente che Gesù Cristo è risorto dai morti. Perché vedere materialmente Gesù Cristo risorto che cosa importa a S. Pietro? Per S. Pietro che un morto ritorni alla vita è causa di paura; Gesù Cristo gli sembra un fantasma. E a noi stessi che importa che Gesù Cristo sia risorto dai morti? (15)

La fede nella risurrezione non presuppone solamente che Gesù Cristo sia risorto dai morti, presuppone VIVERE la resurrezione dei morti, aver ricevuto lo Spirito vivificante di Gesù Cristo Risorto, la vita eterna, essere testimone. (16) Perché l'opera che Dio ha fatto resuscitando Gesù Cristo non finisce in lui, ma è per essi, per S. Pietro e i cristiani. Hanno fede perché sperimentano e vivono Gesù risorto dentro di essi. Ha fede colui che ha avuto questo incontro con Dio, che ha avuto questa manifestazione di Dio. (17). Per questo dico che le Scritture non definiscono Dio né dicono concetti su Dio in astratto, ma confessano e proclamano come fanno gli apostoli, una esperienza di Dio, quello che è Dio. (18)

L’apparizione di Dio provoca immediatamente nell’uomo una risposta. Questa risposta è proprio l’EUCARISTIA. La parola “Eucaristia”, per le nostre mentalità, è in pratica solo sinonimo delle specie eucaristiche, il pane e il vino, particolarmente le ostie riservate nel tabernacolo. Così questo termine è male usato. Queste sono le “specie eucaristiche”. La parola ”Eucaristia” nel suo senso originario, e in quello che è per la chiesa primitiva, come vedremo, non è questo. “Eucaristia” per essi è anzitutto quello che esprime il termine ebraico “berakàh”. (19). Eucaristia è essenzialmente la risposta all’intervento di Dio. L’intervento di Dio provoca immediatamente una risposta esultante, una festa.

Il cuore della Eucaristia è l’esultanza, l’allegria, la festa, una gioia impressionante. L’intervento di Dio in Maria traduce immediatamente in lei in Magnificat (cf Lc 1, 46-55). Il Magnificat è una berakah, una vera eucaristia, una vera risposta di esultanza. (20)

Questa esultanza, che è il cuore dell’eucaristia, fa sì che questa sia prima di tutto una proclamazione, una confessione dell’opera di Dio, di ciò che Dio ha fatto. L’intervento di Dio che tira fuori Israele dall’Egitto - e tutti gli interventi storici e concreti di Dio che Israele ha percepito nella sua vita: che si rompono le catene della schiavitù e si apre la libertà, che Dio rimette in cammino, ecc. – produce immediatamente in loro una risposta che è la PASQUA, una grande festa, una grande eucaristia pasquale.

Un’Eucaristia è essenzialmente una proclamazione, prima che un’azione di grazie. Azione di grazie è ancora poco per ciò che è l’Eucaristia, che include anche l’azione di grazie. Ma essenzialmente – e prima di dare grazie a Dio come un interscambio commerciale per qualcosa che hai ricevuto – è una proclamazione, una confessione di quello che Dio ha fatto.

Questa proclamazione non è perché Dio è grande nel senso che cantano gli inni omerici e gli inni delle religioni pagane in cui si canta al Dio grande nel firmamento, nelle stelle, tra gli astri, in generale, in astratto. E’ una proclamazione del Dio potente, “che ha operato grandi cose in me”, come dice il Magnificat. Io sono un testimone, dice Israele, delle grandezze che Dio ha fatto: aprì il mare, il faraone restò sepolto. Ecc. Noi siamo testimoni. Non è stata un’opera nostra, sono opere di Dio. Ed essi così lo proclamano e confessano. (21)

L’Eucaristia è essenzialmente una risposta, una proclamazione, una confessione e un’azione di grazie e Dio per la sua Parola, che è azione, fatta presente in un’azione sacra.

Il Dio che appare nelle scritture non è un Dio che se ne sta seduto. “Oggi saprete che è Jahve colui che passa”. E’ il passaggio di Jahvè che trascina dietro a sé e mette l’umanità in cammino, pone l’esistenza storica in marcia. Gli apostoli vedranno in questo Gesù risorto che passa, Jahvè che passa. “E’ giunta l’ora di passare da questo mondo a mio Padre” (cf Gv 12, 23; 13, 1). (22)

In tutta la Scrittura si osserva questa dinamica del passaggio di Jahvè. Jahve è la merkabà, il “carro di fuoco” (cf Ez 1). (23). L’apparizione di Dio provoca sempre una tensione, una dinamica un cammino che è glorioso.

Gesù dice: “E’ arrivata la mia ora” (Gv 12, 23). Il Figlio dell’Uomo sarà glorificato, innalzato ed esaltato. Sarà posto in cammino. (24) E anche Gesù Cristo risorto, che appare agli apostoli, li mette in cammino e li incontrerete sempre in cammino. Gesù risorto non si ferma mai. Nei Vangeli si riconosce sempre Gesù allo spezzare del pane, perché i Vangeli che oggi abbiamo sono in fondo, come vi ha detto tante volte Kiko, raccolte della esperienza della Chiesa primitiva. E la Chiesa primitiva, che ha sperimentato Gesù Cristo, che ha fatto per prima cosa? Scrivere qualcosa? La prima cosa che ha fatto è stato cantare, celebrare l’Eucaristia, esultare, proclamare le grandezze che Dio ha operato.

Gli apostoli sono uomini dispersi dalla Croce, uomini ai quali essa ha dimostrato il loro peccato. Gesù Cristo morto in Croce ha fatto sì che S. Pietro si riconoscesse peccatore. (25) La croce di Gesù Cristo ha disperso tutti gli apostoli, ma Gesù Cristo risorto dalla morte è apparso a loro, non come uno spettro, come un fantasma, ma con carne e ossa, con un corpo nuovo e loro lo hanno visto. Non solo perché lo hanno visto con i loro occhi, ma soprattutto perché Gesù Cristo risorto dai morti e costituito Spirito vivificante li ha riuniti, ha dato loro il suo spirito di risurrezione (26) ed ha formato la “prima Chiesa” che è quindi opera di Dio, opera dello Spirito vivo di Cristo risorto. (27) comunione tra gli uomini, che è la comunione nello Spirito Santo, l’unità di un solo Spirito nello Spirito di Cristo risorto dai morti. (28)

Osservazioni sul testo
(1) noto liturgista modernista, presente in diversi raduni del Cnc
(2) come se la dinamica pasquale presente nella Chiesa fin dalla sua fondazione fosse una scoperta di oggi!
(3) ne parla come di una sua illuminazione. Ma di fatto la Scrittura ci insegna e scopriamo che Dio si manifesta nel suo agire, in quello che fa per noi. La suggestione principale che emerge dal testo è questa visione del cammino - con l'uso reiterato del termine - della messa in movimento... ma è evidente che c'è tutta la suggestione del cammino di Israele nel deserto... Invece, con la venuta di Gesù, questo cammino nel deserto ha raggiunto la Terra promessa che è Lui e con Lui inizia non un nuovo cammino, ma la costruzione del Regno, quello del Padre nel Figlio per opera dello Spirito Santo, che richiede la nostra consapevole e fedele collaborazione e non la passività che si vive nel Cnc! Non è un'osservazione banale. Va approfondita e ben assimilata. Sono rimasti a Mosè e al vecchio testamento e non parlano mai di CHI E' Cristo e di cosa ha fatto e continuamente fa per noi. Ne parlano solo in maniera saltuaria e strumentale rispetto ai loro discorsi. Del resto questo testo ne è già una dimostrazione...
(4) notare l’annacquamento dato da questa insistenza su ‘appare’, ‘apparizione’, termine vetero-testamentario del Dio che agisce nella storia, rispetto al mancato uso del termine tutto neo-testamentario ‘incarnazione’ e successiva Presenza reale, del Dio che entra definitivamente nella storia, fino a farsi uomo e condividere la nostra sorte fino alla Croce: dono supremo di sé, sacrificio di espiazione al nostro posto, passaggio ineludibile per la Risurrezione
(5) Questo è ancora il Dio vetero-testamentario. Dov’è il Dio fattosi carne e morto in croce per espiare il nostro peccato e Risorto per introdurci nella Creazione nuova, quella dell’”ottavo giorno”? La schiavitù d’Egitto spezzata, la strada nel mare, il cammino nel deserto, sono cose accadute prima… La Salvezza è stata compiuta dalla Passione Morte-Risurrezione-Ascensione al cielo-invio del Suo Spirito, da parte del Signore Gesù, che ancora non vien nominato. Lo si farà poi, ma vedremo come!
(6) Nessun accenno, neppure successivo, all’Eucaristia come ri-presentazione al Padre del Sacrificio di Cristo (SC,7), che è innanzitutto Offerta oltre che Lode e ringraziamento e comunione. E, quando esplicita questa risposta all’intervento di Dio, non si riferisce alla risposta con la vita, il comportamento, ma con la gioia e l’esultanza: elementi sentimentali, emozionali. L’atto di volontà consiste esclusivamente nell’adesione continuamente rinnovata al Cnc e a tutte le sue proposte e insegnamenti e prassi.
(7) Oltre ad essere un “fatto storico” non può tralasciarsi che è anche e soprattutto l’irruzione del Divino, del Soprannaturale nell’umano, in virtù dell’Incarnazione di Cristo Signore e della sua Opera di Redenzione. Altrimenti rimaniamo, come di fatto avviene anche nel rito, nell’antropocentrismo, senza alcun riferimento alla Grazia Santificante.
(8) l'unica cosa che non dice è che, secondo la Scrittura, Fede= affidarsi attaccarsi, radicarsi, essere fedeli, vivere-con la Persona di Cristo Signore, riguardo a noi cristiani.
(9) non lo dice qui espressamente, ma emerge chiaro che è quello che può succedere solo nel Cnc. Vien detto ancor più apertamente in altri punti
(10) l’Assoluto non è il Dio Persona della Santissima Trinità che ci si rivela nella Persona del Figlio
(11) piena? da subito? in base a quello che rivela lei? o è una conoscenza che va aumentando attraverso la fedeltà e la perseveranza e il rapporto personale?
(12) paradossalmente, invece, le situazioni comunitarie create nell’ambito del Cnc sono TUTTE dirette a svegliare proprio l’emozione, il sentimento, esperienze forti e coinvolgenti dal punto di vista emotivo, ma che lasciano fuori la ragione: vietato fare domande e anche la volontà: assoluta iperdirettività dei catechisti esercitata perfino sui sacerdoti che perdono così il loro munus docendi et regendi, con annacquamento di quello sanctificandi nella esaltazione del sacerdozio regale dei fedeli e del protagonismo dell’Assemblea
(13) la pienezza assoluta dell'essere è solo di Dio, di Cristo Signore: dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e riceviamo in continuazione e grazia su grazia (gv 1, 1-18)
(14) si suppone che intenda: concetto, idea. Infatti per la Bibbia conoscere è sempre una conoscenza di esperienza ed è, anzi, una conoscenza intima profonda che allude al rapporto 'sponsale'
(15) come sarebbe? Se non è innanzitutto un fatto realmente avvenuto nella storia, anche se ci precede e ci supera, come potrebbe riguardarci?
(16) è importante la sottolineatura dell’esperienza; ma da QUALE testimonianza nasce? E chi può dire che hai lo Spirito Santo? Di fatto, nel Cnc, possono dirlo solo gli iniziatori e i catechisti, loro emanazioni
(17) sarebbe più esatto dire che la Fede, suscitata effettivamente da un ‘incontro’, precede l’esperienza e la rende possibile. Ha fede colui che, dopo l’incontro, pronuncia il suo sì. C’è un’adesione della volontà preceduta da una comprensione della ragione che tuttavia va oltre la ragione. Invece qui il discorso è molto semplicistico e strumentale al fatto che in seguito si pretenderà affermare che la manifestazione di Dio si ha in quel contesto comunitario e suppone una ‘elezione’
(18) E’ vero, ma è poi attuato in maniera strumentale, incompleta e distorta. Comunque un po’ azzardato affermare che gli apostoli – e si intuisce che lei intende i loro attuali epigoni, cioè loro: i camminanti - possano proclamare se non in aenigmate, come dice Paolo, ciò che davvero Dio E’! Attribuzioni molto sopra le righe!
(19) berakah, propriamente=benedizione
(20) già solo nella parola Magnificat c’è qualcosa di molto più che una berakah! Non basta un trattato per spiegarlo. E comunque attribuire il valore di Eucaristia –almeno in senso cristiano- al Magnificat è veramente assurdo.
(21) sorvolo, per ora, su tutte queste suggestioni vetero-testamentarie, che per noi cristiani sono solo ‘figura’ di ciò che Cristo ha operato e portato a compimento, che sconcertano se rapportate all’assoluto silenzio sul fondamento centrale dell’Eucaristia Sacrificio di espiazione oltre che rendimento di grazie, da ri-presentare al Padre come ci è stato consegnato dal Signore, prima di poter essere banchetto escatologico. Inoltre da nessuna parte appare l’autentica ragione dell’Eucaristia, funzione primaria della Chiesa, che è quella dello ius divinum di Dio al vero culto che gli è dovuto. E’ un discorso assolutamente antropocentrico da cui il Soprannaturale, il Sacro. È stato bandito!
(22) non ci sono parole per l’uso strumentale di questa Parola e ce ne vorranno molte, che spenderò, per spiegarne lo stravolgimento oltre che l’incompletezza: eresia consiste proprio nel ‘tagliar via’ qualcosa e prendere ciò che fa comodo alla propria visuale
(23) questo è un dato cabbalistico che ricorre in molti momenti e insegnamenti e anche nei simboli: soprattutto sotto la ‘croce astile’ opera di Kiko, usata in ogni celebrazione, ovviamente mai sull’altare, che in realtà è una mensa dove campeggia il candelabro ebraico. In ogni caso Elia e l’”opera del carro”, insieme a molte altre suggestioni veterotestamentarie, di cui alcune presenti in questo testo, sono dominanti nel Cnc
(24) del tutto non esplicitato, qui, che l’esaltazione sia =Crocifissione e non c’è nessun accenno a Passione Morte e Sepoltura. Notare il martellamento insistente sul “cammino”
(25) peccatore perdonato soprattutto perché salvato dalla morte espiatrice, no eh? C’è qui il concetto tutto luterano dell’inesorabilmente peccatore che non vincerà mai il suo peccato con l’aiuto della Grazia Santificante, perché ha già fatto tutto Cristo senza nostra risposta e responsabilità. E dov’è la Redenzione?
(26) comunque il Signore ha ‘mandato’ sulla Chiesa e sui Suoi, non un generico “spirito di risurrezione”, ma il Suo Spirito di Risorto, cioè del Verbo di Dio - Seconda Persona della Santissima Trinità già datore dello Spirito insieme al Padre, ma che dopo la Sua Incarnazione Passione Morte Risurrezione e Ascensione al Cielo, quando ha ri-consegnato al Padre l’umanità Redenta dal Suo Sangue Prezioso – attraverso l’invio del suo Spirito di Risorto, dota ogni uomo che Lo accoglie del potere di diventare figlio di Dio (Gv prologo). Ovviamente diveniamo figli per adozione e non ricevendo la natura divina. La nostra natura umana risulta divinizzata; ma non riceviamo la natura divina, come insegna Kiko, attribuendola come prerogativa ai camminanti…
(27) appunto! E che continua nella Chiesa di oggi e non solo in autoproclamati testimoni che ne ricevono la ‘patente’ dagli iniziatori del Cnc
(28) Questo è vero, ma non ha nessun senso se non passa dalla Croce, che è Offerta al Padre della propria suprema obbedienza

sabato 11 giugno 2011

Solo il Sacrificio rende possibile il Banchetto

Blues mi propone la pubblicazione di questo documento. Ne sono lieta, perché ci avviciniamo alla Pentecoste e chiediamo al Signore di donarci il Suo Spirito, che ci guidi alla "Verità tutta intera". L'immagine riproduce l'Agnello Mistico di Benozzo Gozzoli (notate il fatto che è posto sull'Altare, ha l'aureola che esprime santità e... i sette sigilli impressi sul bordo dall'Altare).


Nell’Omelia per la Solennità del Corpus Domini 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha nuovamente richiamato l’attenzione di tutta la Chiesa sul rischio della “secolarizzazione” anche tra i fedeli, e perfino tra il Clero, e ribadito la coessenzialità tra sacrificio e banchetto, nell’Eucaristia.

Ha affermato il Papa: “celebrando la Pasqua con i suoi, il Signore nel mistero anticipò il sacrificio che si sarebbe consumato il giorno dopo sulla croce. L’istituzione dell’Eucaristia ci appare così come anticipazione e accettazione da parte di Gesù della sua morte. Scrive in proposito sant’Efrem Siro: ‘Durante la cena Gesù immolò se stesso; sulla croce Egli fu immolato dagli altri’.“

Oggi è quanto mai urgente, anche in vista di un recupero della dimensione del sacro tanto necessario in Europa, aiutare tutti i fedeli a comprendere o ri-comprendere la universale dimensione sacrificale della liturgia eucaristica. Senza cedimenti alla religiosità “pagana” pre-cristiana, ma favorendo una corretta comprensione del sacrificio espiatorio di Cristo Signore, il quale ha offerto se stesso per noi e per la nostra salvezza.

A tutti i fautori della riduzione della Santa Messa a banchetto, è però necessario ricordare come esso sia unicamente la conseguenza del Sacrificio.
Senza la morte di Cristo in Croce, mai gli uomini sarebbero potuti divenire “commensali di Dio”, né avrebbero potuto vivere una comunione anche fisica con Lui, attraverso la Comunione eucaristica, che è anticipazione della condizione di risorti, capace di superare i vincoli spaziali e temporali. In tal senso la dimensione sacrificale mai è da contrapporre a quella della “cena del Signore”, ma semplicemente la prima è la stessa condizione di possibilità della seconda. Non c’è “cena” senza Sacrificio!

Ha affermato ancora il Santo Padre: “C’è oggi il rischio di una secolarizzazione strisciante anche all’interno della Chiesa, che può tradursi in un culto eucaristico formale e vuoto, in celebrazioni prive di quella partecipazione del cuore che si esprime in venerazione e rispetto per la liturgia. È sempre forte la tentazione di ridurre la preghiera a momenti superficiali e frettolosi, lasciandosi sopraffare dalle attività e dalle preoccupazioni terrene”.

La corretta comprensione dell’Eucaristia come Sacrificio mette al riparo da tali superficiali interpretazioni e, soprattutto, l’auspicata reciproca fecondazione tra la forma ordinaria e quella straordinaria dell’unico rito latino, potrà, nel tempo, permettere, anche a livello liturgico, quel “recupero teologico” oggi quanto mai necessario.

Perché “Con l’Eucaristia dunque il cielo viene sulla terra, il domani di Dio si cala nel presente e il tempo è come abbracciato dall’eternità divina”.

VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA
a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello
© Copyright Agenzia Fides 12/6/2009 - by Internetica


Allo stato attuale delle cose, permane un'unica incertezza: l'auspicata cosiddetta reciproca fecondazione di due riti dovrebbe essere pilotata da un nuovo movimento liturgico "dal basso". [cfr. nostro commento, con perplessità e approfondimenti riguardo ad una recente Intervista al Card. Canizares, che insieme anche ad alcune posizioni emerse nel recente Convegno Summorum Pontificum rappresenta l'evoluzione delle cose successiva al documento pubblicato, che è e resta basilare.]

mercoledì 8 giugno 2011

Frantumazione della Parrocchia e frantumazione della Chiesa

Pubblico la testimonianza di Josie, che da Malta è intervenuto in precedenti discussioni e che ringraziamo per la sua condivisione e partecipazione, pregandolo di farci conoscere anche la sua mail su neshama@tiscali.it

Questa testimonianza - che nella sua drammatica attualità dimostra come nel Cnc non sia cambiato nulla a dispetto di fantomatici 'emendamenti' - ci offre lo spunto per dare uno sguardo alla "nuova parrocchia" in corrispondenza alla "nueva estetica" e alla "nueva religione", che inesorabilmente sta prendendo il posto della parrocchia tradizionale, nella consapevolezza che la crisi non è nelle strutture della Chiesa, ma nella Fede, partendo da una efficace sintesi di Don Elio Marighetto.


Dice Josie:
Hai ragione, Stefano, lo statuto prevede delle "collette" per varie necessità.
La non menzione delle decime è senza dubbio stata voluta dai giuristi che hanno redatto lo statuto e il PCL ha avallato quella che è una grave omissione. ma ti diranno che la decima è descritta negli Direttori, che ora sono approvati. Così come dicono che è stata approvato il loro sincretistico rito per gli stessi motivi.

Brava Emma. Negli statuti c'è scritto che i catechisti laici sono come 'direttori spirituali' . Quando hanno fatto la spiegazione su questo tema hanno detto che il sacerdote assolve i peccati ma i catechisti danno la direzione spirituale. Prima di tutto i nostri catechisti non hanno un sacerdote nella loro equipe. Sono gente senza alcuna teologia e nessun insegnamento sui valori morali. Se uno è scelto catechista, diventa un direttore spirituale. Una nostra catechista di nome Monica ha aggredito fisicamente mia molgie in una festa di famiglia. Siamo stati stupiti, quando abbiamo riportato questa vicenda al nostro capo catechista, la risposta era "Lei (Monica) è sempre la tua catechista". Il lavoro del presbitero in comunità è di fare le celebrazioni, non si può essere direzione spirituale nel sacramento della riconciliazione. I catechisti ribadiscono che non è necessario confessarsi prima della Eucaristia. Quando un gruppo della nostra comunità andava per fare l'adorazione di fronte al Santissimo, il capo catechista mi ha detto che questo non si può fare nel cammino. L'inganno piu pericoloso è che all' inizio non ti dicono la verità. Questa è la verità! Se uno sapesse all' inizio, che sarà martellato con domande ed affermazioni davanti a tutti, anche al presbitero, non entrerebbe mai nel cammino. Tanti commenti sono stati rivolti alle collette (segrete). La colletta è segreta. Quello che fa la mano destra non bisgogna lo sappia la mano sinistra. Bene, allora durante gli scrutini, quando ti martellano con domande, si chiede se dai la decima o no. Non ci sono scuse. Se uno non dà la decima, non sta facendo il cammino, e si può retrocedere in una comunità inferiore. Questa è testimonianza vera, che solo fuori dal cammino si comprende e non lo si comprende quando sei dentro.

Quel che molti non sanno ma che tutti dovrebbero sapere.
A chi chiede informazioni dicono: “Vieni a vedere di persona e poi capirai!”. Oppure: “Puoi capire il CN solo vivendolo!”. E a coloro che accettano di fare il Cammino, fanno credere che stanno iniziando una Comunità che salverà il mondo! Perciò garantiscono l’ammissione solo agli ‘eletti che hanno lo Spirito Santo’ e chi non ce l’ha non andrà avanti! Ma non succede niente perché la scelta non dipende dai nostri sforzi. ‘Molti sono i chiamati ma pochi gli eletti’, perciò, chi non è eletto, non ha lo Spirito Santo. Sarà il catechista che (a nome del Vescovo) opererà questo processo di selezione. Si appellano all’autorità del Papa e del Vescovo locale ostentando ‘approvazioni’ e attestati di stima per giustificare le loro pratiche non sempre ortodosse. Invitano a partecipare a riunioni e a celebrazioni (che rifanno in altro modo nelle Comunità) per ostentare la massima ortodossia, e per evitare eventuali richiami o condanne. Usano un linguaggio proprio (compreso solo dagli aderenti) che li fa sentire migliori degli altri perché in possesso di idee nuove e che richiama sentimenti ed esperienze forti.

Cercano di formare Comunità con struttura e mentalità diverse da quella parrocchiale facendo credere che solo nelle CN vi sia la vera Chiesa dove s’incontra Gesù, che ispira e guida per mezzo dei catechisti. Celebrano con grande spettacolarità i riti di accesso e dei vari ‘passaggi’; verificano di continuo se i membri abbiano recepito bene gli insegnamenti e chiedono di testimoniare con gesti forti e l’impegno missionario per fare altri proseliti. L’indottrinamento, non è sempre conforme ai dogmi della Chiesa cattolica, ma le persone che vi aderiscono non se n’accorgono perché, coinvolti psicologicamente, quasi inconsapevolmente accettano tutto passivamente senza rendersi conto di quanto sta loro succedendo. Coinvolti nella vita della Comunità, sono trascinati dagli esempi di quanti li hanno preceduti e dai martellamenti che si intensificano durante le "convivenze", tese a cementare vieppiù i gruppi, creando e incentivando sempre ulteriormente vere e proprie forme di dipendenza, attraverso tecniche di manipolazione mentale, che chi ha frequentato il cammino può riconoscere in questo documento.

E la cosiddetta "nuova evangelizzazione", in realtà non è altro che la clonazione di queste "comunità di comunità", molto parcellizzate e di fatto 'non comunicanti' neppure nelle celebrazioni rigorosamente riservate ad ogni specifica comunità, che opereranno l'implantatio cammini, mascherata da implantatio ecclesiae dovunque andranno in tutto il mondo, non integrandosi mai con la Chiesa locale, semmai fagocitandola o sostituendola dove non c'è... Non possiamo non chiederci, anche a questo riguardo, dov'è l'universalismo proprio della cattolicità e se non si abbia a che fare con una delle tante facce del 'settarismo' che il 'segreto' tuttora vigente ha tenuto nascosto per oltre 40 anni di proliferazione indisturbata.

L'immagine riproduce un grafico delle catechesi kikiane ed è molto eloquente per indicarci la nuova struttura delle parrocchie, già fondata in anni lontani ed ora applicata ufficialmente, di certo non potremmo mai dire per grazia di Dio. Piuttosto il mysterium iniquitatis si va facendo più subdolo e penetrante...

sabato 4 giugno 2011

MADRID , SEDE DI "UNA NUOVA PENTECOSTE"?

Riprendiamo il pezzo trasmesso ieri da Radiovaticana, che a sua volta rilancia un'intervista rilasciata dall'arcivescovo di Madrid Antonio Marìa Rouco Varela, notoriamente entusiasta del Cammino Neocatecumenale, alla rivista "Palabra", riportata dall'agenzia Zenit. " La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in programma dal 15 al 21 agosto prossimi, avrà una “natura missionaria” e sarà un’occasione per dare un “forte impulso all’impegno apostolico dei giovani sotto il segno della nuova evangelizzazione rilanciata da Benedetto XVI”. E’ quanto ha detto il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, in un’intervista rilasciata alla rivista “Palabra” e ripresa dall’agenzia Zenit. Il numero di giovani che si recherà a Madrid per la Gmg – ha osservato il porporato – “oscillerà tra mezzo milione e il milione”. “Le famiglie dei quartieri più popolari – ha aggiunto – sono quelle che stanno rispondendo meglio alla richiesta di accogliere i pellegrini nelle loro case”. Il cardinale Antonio María Rouco Varela ha poi sottolineato che i frutti della Gmg si tradurranno “in vocazioni, nella formazione spirituale, culturale e intellettuale dei giovani”. Se dopo la Gmg di Santiago si è parlato di una nuova tappa nel rapporto della Chiesa con i giovani d’Europa e del mondo – ha concluso il porporato – dopo la Gmg di Madrid si parlerà di una nuova Pentecoste nella Chiesa." (A.L.) Senza facili sarcasmi, ci poniamo almeno tre interrogativi: 1) Per quale recondita ragione Radio Vaticana , anzichè fornire notizie di prima mano ( pur avendone senz'altro la possibilità) rilancia un servizio di Zenit che , a sua volta, rilancia un'intervista uscita su una rivista spagnola ("Palabra") particolarmente attenta ai grandi "movimenti di persone", specialmente alle adunate oceaniche ncn? 2)"La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in programma dal 15 al 21 agosto prossimi, - afferma il cardinale - avrà una “natura missionaria” e sarà un’occasione per dare un “forte impulso all’impegno apostolico dei giovani sotto il segno della nuova evangelizzazione rilanciata da Benedetto XVI”.Perchè mai? E' da pensare che le precedenti GMG non abbiano avuto "natura missionaria" e non siano state occasioni per dare un "forte impulso all’impegno apostolico dei giovani" ? 3)"...ha concluso il porporato – dopo la Gmg di Madrid si parlerà di una nuova Pentecoste nella Chiesa." Ci si chiede: come mai la Nuova Pentecoste si realizzerà soltanto dopo la GMG a Madrid? E' forse da pensare che una GMG "celebrata" nella culla del Cammino Neocatecumenale e verosimilmente molto "rianimata" dallo stesso Cammino, sarà una GMG del tutto speciale anche nelle intenzioni dello Spirito Santo? Non ci si tacci di blasfemia, sarebbe troppo comodo...

giovedì 2 giugno 2011

"Verità, Liturgia e Carità: trinomio inscindibile nella vita della Chiesa". Proseguiamo il discorso..

http://www.zenit.org/article-26914?l=italian

ROMA, martedì, 31 maggio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito una riflessione di don Enrico Finotti, parroco di S. Maria del Carmine in Rovereto (TN).

* * *
La vita della Chiesa è fondata sul mandato missionario, che il Signore Gesù ha dato ai suoi discepoli:

«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20).

Questo ‘mandato’ contiene in perfetta sintesi e in ordine logico le tre attività fondamentali che costituiscono l’azione ministeriale della Chiesa per l’edificazione di se stessa e la sua missione nel mondo: l’annunzio del vangelo di Verità (munus docendi); la celebrazione liturgico-sacramentale dei Misteri (munus santificandi) e l’educazione morale alla Vita evangelica (munus gubernandi).
Ogni cristiano, in realtà, ha ricevuto, fin dal battesimo, il triplice munus - profetico, sacerdotale e regale -, che lo abilita ad assolvere il ‘mandato’ di Cristo. “Egli stesso ti consacra con il crisma di salvezza, perché inserito in Cristo, sacerdote, re e profeta, sia sempre membro del suo corpo per la vita eterna” (Rito romano del battesimo). La Chiesa è allora chiamata all’annunzio della Verità, alla celebrazione della Liturgia, all’esercizio della Carità. Verità, Liturgia e Carità sono così i pilastri portanti della vita della Chiesa di tutti i tempi e in tutti i luoghi. Queste tre colonne sono così importanti per la Chiesa in quanto, come si è visto, reggono la stessa vita divina ad intra: Dio, infatti, è somma Verità, Culto perfetto e beatificante, Carità infinita e vivificante. Esse poi, nella pienezza del tempo, risplendono sul volto di Cristo, immagine del Padre. Esse sono pure impresse dal Creatore nella natura angelica e umana. Sono quindi la struttura ultima dell’Essere assoluto e degli esseri creati a sua immagine. La Chiesa quindi, assolvendo a questi tre compiti, nella sua vita ad intra e nella sua missione ad extra, non fa che assecondare in se stessa e manifestare al mondo quella che è la sua identità profonda, impressa dal Creatore ed elevata dal Redentore. La coscienza di questa impostazione teologica viene eloquentemente consacrata ed espressa nella Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II, a cui fa eco l’impostazione del Codice di Diritto Canonico e quella del Catechismo della Chiesa Cattolica. Ciò che ancora importa rilevare è la connessine indissolubile dei tre elementi, in maniera tale che nessuno può reggere senza gli altri o comunque la corruzione di uno porta alla inevitabile debilitazione degli altri. Valgono qui le parola del Signore “L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 9). L’indagine condotta in questo studio, lungo le tappe della storia della salvezza, lo dimostra in modo convincete alla luce dell’esperienza millenaria delle vicende dell’umanità secondo la testimonianza del testo biblico.

In particolare si può osservare che la crisi della Verità genera ineluttabilmente quella della Liturgia e della Carità. Infatti quando il nostro sguardo contempla la Verità in tutto il suo splendore o comunque in immagini vere, subito nel nostro cuore nasce la gioia, la gratitudine, l’approvazione, la lode, l’acclamazione e infine l’adorazione a Dio che si rivela a noi nella verità di ogni cosa che ci circonda e che i nostri sensi corporei colgono la nostra mente elabora. Questo moto interiore di riconoscimento grato e adorante della Verità è in fin dei conti un atto liturgico, che insorge in ogni persona retta e buona, che si incontra con ciò che é vero, bello e buono, comunque e dovunque si manifestino. La Verità, dunque, suscita la Liturgia. Al contempo ne nasce un ulteriore moto, quello dell’amore, che immediatamente spinge il cuore umano ad accogliere, ad abbracciare, a gioire, a desiderare e a donare quella verità che sta davanti e che suscita tanta contemplazione e gratitudine. Ecco allora che Verità, Liturgia e Carità sono moti simultanei e concatenati di un profondo e spontaneo impulso vitale dell’uomo, che è fatto geneticamente ed è proiettato irresistibilmente per accogliere la Verità, contemplandola liturgicamente e abbracciandola caritatevolmente. Quando tuttavia alla nostra mente e ai nostri sensi si presenta la caricatura della verità e ci si trova davanti alla falsità, ossia quando davanti al nostro sguardo la Verità, la Bontà e la Bellezza sono offesi e degenerati, subito insorge un moto interiore di disgusto, lo sguardo si ritrae, il volto si fa’ triste, la lode si spegne, la gratitudine si arresta, l’adorazione si paralizza. In altri termini, crolla la Liturgia. Essa infatti non contempla più il suo oggetto o lo vede avvilito in riduzioni indegne e in caricature abbiette. La Liturgia, infatti, ha il fiuto della Verità, e s’allontana dalla sua falsificazione. Al contempo il cuore che cerca e ama ciò che è vero, buono e bello, s’arresta dall’oggetto del suo desiderio vedendolo debilitato, abbruttito, mostrificato e l’amore si cambia in odio, ossia in avversione, in allontanamento e in fuga da ciò che invece avrebbe dovuto attrarre. E’ la crisi della Carità, che crolla davanti al crollo della Verità, che sola ha diritto di raccogliere e soddisfare la facoltà amante dell’uomo. Ecco che crollata la Verità crollano inevitabilmente la Liturgia e la Carità, perché incapaci geneticamente di aderire ad oggetti che non possono reggere nel confronto della Verità. E’ ciò che succede nell’idolatria come forma corrotta di adesione agli idoli, falsificazione dell’unico e sommo Dio.

Allora la Liturgia trova la sua più vera identità e la più solida stabilità nella saldezza del dogma della fede. La crisi del dogma, l’incrinatura della dottrina, la nebulosità dell’annunzio evangelico provocano il crollo della Liturgia, in quanto minano il contenuto interiore del Mistero che la Liturgia celebra. La radice sintattica del termine ortodossia, che si usa normalmente per affermare la retta fede, significa letteralmente ortodoxia (Doxa = gloria), ossia il retto modo di glorificare, di adorare e quindi il modo giusto di celebrare. La regola della fede coincide allora con la regola della liturgia.[1] Ma la crisi della Liturgia oggi si inscrive nel contesto della ben più profonda crisi della Verità, non solo nell’ambito teologico della riflessione e in quello omiletico e catechistico della pastorale, ma ancor più nella crisi filosofica della metafisica. Infatti, oggi è la ragione come facoltà in grado di poter cogliere le verità spirituali, al di là dell’esperienza scientifica, che è compromessa. Non si crede più, anzi si nega, o comunque si dubita, che la ragione umana sia capace di individuare con sicurezza, anche se in modo analogico, le verità soprannaturali, al di sopra di quelle quantificabili dalle scienze empiriche, ossia si dichiara l’impossibilità della metafisica. La crisi della fede allora è anzitutto oggi la crisi della ragione, senza la quale la fede stessa sarebbe privata di un costitutivo essenziale quale è la retta razionalità e si ridurrebbe ad un fragile e soggettivo fideismo. Nella crisi generale, propria della cultura europea, della filosofia fondamentale, non fa meraviglia che ne segua una generale crisi dei principi stessi su cui si fonda la Liturgia, venendo meno la possibilità di approccio al suo contenuto, il mistero rivelato, nell’oggettività di fatti storici e di precisi contenuti logici.

Al contempo anche la crisi della Liturgia, che intendesse esprimersi in forme inadeguate, difformi dalla divina bellezza e in una creatività soggettiva, intacca il dogma della fede, o comunque lo oscura, lo riduce e lo traduce in espressioni insufficienti, mancanti e mediocri. La crisi del linguaggio liturgico è una conseguenza della più vasta crisi del linguaggio in generale. Infatti, in analogia alla crisi del concetto, non si ritiene possibile l’impiego di termini e simboli universali e permanenti, ma solo di espressioni contingenti, continuamente mutevoli e create volta a volta dal soggetto, senza alcuna base oggettiva. E’ questa una delle cause di una certa creatività sempre in movimento e di una continua ricerca mai conclusa. Da ciò si capisce come Verità e Liturgia interagiscano a vicenda e senza possibilità di indipendenza e l’una e l’altra subiscano i contraccolpi positivi o negativi del loro stato di salute.

Infine la pastorale, in tutte le sue manifestazioni più varie, che sono l’espressione molteplice della Carità che irrompe benefica in ogni aspetto della vita sociale e individuale, determinerà la sua qualità, sia dalla Verità del dogma, che è oggetto dell’annunzio, quale Parola di Dio, sia dalla Liturgia, che è l’incontro salvifico e la contemplazione orante col Mistero che qui ed ora ci salva. Infatti la Liturgia, che porta in se stessa anche il momento più eccelso ed efficace dell’annunzio della Verità, è il culmine verso cui tende l’azione pastorale della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù (SC 10). È allora evidente come Verità, Liturgia e Carità esprimano quel trinomio così inscindibile e interagente da essere quasi l’immagine dell’unione mirabile e della comunione indivisibile della Trinità divina, in seno alla quale Verità, Liturgia e Carità hanno la loro fonte e il loro modello.

(Testo tratto da “La centralità della liturgia nella storia della salvezza”, Edizioni Fede & Cultura, pp. 84-88).

1) J. RATZINGER, Introduzione allo spirito della liturgia, pp. 155-156.

lunedì 30 maggio 2011

"Nuova Evangelizzazione": un obiettivo da raggiungere per mezzo della TRADIZIONE!

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Signori Cardinali,
Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Fratelli e Sorelle,

quando lo scorso 28 giugno, ai Primi Vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo annunciai di voler istituire un Dicastero per la promozione della nuova evangelizzazione, davo uno sbocco operativo alla riflessione che avevo condotto da lungo tempo sulla necessità di offrire una risposta particolare al momento di crisi della vita cristiana, che si sta verificando in tanti Paesi, soprattutto di antica tradizione cristiana. Oggi, con questo incontro, posso costatare con piacere che il nuovo Pontificio Consiglio è diventato una realtà. Ringrazio Mons. Salvatore Fisichella per le parole che mi ha rivolto, introducendomi ai lavori della vostra prima Plenaria. Un saluto cordiale a tutti voi con l’incoraggiamento per il contributo che darete al lavoro del nuovo Dicastero, soprattutto in vista della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che, nell’ottobre 2012, affronterà proprio il tema "Nuova evangelizzazione e trasmissione della fede cristiana" [sarà interessante vedere cosa ne uscirà fuori].

Il termine “nuova evangelizzazione” richiama l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio, soprattutto per coloro che vivono in un contesto, come quello attuale, in cui gli sviluppi della secolarizzazione hanno lasciato pesanti tracce anche in Paesi di tradizione cristiana. Il Vangelo è il sempre nuovo annuncio della salvezza operata da Cristo per rendere l’umanità partecipe del mistero di Dio e della sua vita di amore e aprirla ad un futuro di speranza affidabile e forte. Sottolineare che in questo momento della storia la Chiesa è chiamata a compiere una nuova evangelizzazione, vuol dire intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore. Il Concilio Vaticano II ricordava che “i gruppi in mezzo ai quali la Chiesa si trova, spesso, per varie ragioni, cambiano radicalmente, così che possono scaturire situazioni del tutto nuove” (Decr. Ad Gentes, 6). Con sguardo lungimirante, i Padri conciliari videro all’orizzonte il cambiamento culturale che oggi è facilmente verificabile. Proprio questa mutata situazione, che ha creato una condizione inaspettata per i credenti, richiede una particolare attenzione per l’annuncio del Vangelo, per rendere ragione della propria fede in situazioni differenti dal passato. La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica. Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede.

Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato; ma il nostro compito permane identico come agli albori della nostra storia. La missione non è mutata, così come non devono mutare l’entusiasmo e il coraggio che mossero gli Apostoli e i primi discepoli. Lo Spirito Santo che li spinse ad aprire le porte del cenacolo, costituendoli evangelizzatori (cfr At 2,1-4), è lo stesso Spirito che muove oggi la Chiesa per un rinnovato annuncio di speranza agli uomini del nostro tempo. Sant’Agostino afferma che non si deve pensare che la grazia dell’evangelizzazione si sia estesa fino agli Apostoli e con loro quella sorgente di grazia si sia esaurita, ma “questa sorgente si palesa quando fluisce, non quando cessa di versare. E fu in tal modo che la grazia tramite gli Apostoli raggiunse anche altri, che vennero inviati ad annunciare il Vangelo… anzi, ha continuato a chiamare fino a questi ultimi giorni l’intero corpo del suo Figlio Unigenito, cioè la sua Chiesa diffusa su tutta la terra” (Sermo 239,1). La grazia della missione ha sempre bisogno di nuovi evangelizzatori capaci di accoglierla, perché l’annuncio salvifico della Parola di Dio non venga mai meno, nelle mutevoli condizioni della storia.

Esiste una continuità dinamica tra l’annuncio dei primi discepoli e il nostro. Nel corso dei secoli la Chiesa non ha mai smesso di proclamare il mistero salvifico della morte e risurrezione di Gesù Cristo, ma quello stesso annuncio ha bisogno oggi di un rinnovato vigore per convincere l’uomo contemporaneo, spesso distratto e insensibile. La nuova evangelizzazione, per questo, dovrà farsi carico di trovare le vie per rendere maggiormente efficace l’annuncio della salvezza, senza del quale l’esistenza personale permane nella sua contraddittorietà e priva dell’essenziale. Anche in chi resta legato alle radici cristiane, ma vive il difficile rapporto con la modernità, è importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono vi è nella modernità. Mi auguro che nel lavoro di questi giorni possiate delineare un progetto in grado di aiutare tutta la Chiesa e le differenti Chiese particolari, nell’impegno della nuova evangelizzazione; un progetto dove l’urgenza per un rinnovato annuncio si faccia carico della formazione, in particolare per le nuove generazioni, e sia coniugato con la proposta di segni concreti in grado di rendere evidente la risposta che la Chiesa intende offrire in questo peculiare momento. Se, da una parte, l’intera comunità è chiamata a rinvigorire lo spirito missionario per dare l’annuncio nuovo che gli uomini del nostro tempo attendono, non si potrà dimenticare che lo stile di vita dei credenti ha bisogno di una genuina credibilità, tanto più convincente quanto più drammatica è la condizione di coloro a cui si rivolgono. E’ per questo che vogliamo fare nostre le parole del Servo di Dio Papa Paolo VI, quando, a proposito dell’evangelizzazione, affermava: “È mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 41).

Cari amici, invocando l’intercessione di Maria, Stella dell’evangelizzazione, perché accompagni i portatori del Vangelo e apra i cuori di coloro che ascoltano, vi assicuro la mia preghiera per il vostro servizio ecclesiale e imparto su tutti voi la Benedizione Apostolica.

venerdì 27 maggio 2011

Il Cammino NC è "allineato" in molte diocesi. Ma i suoi Direttori sono ancora avvolti dal 'segreto'.

SIR 11:43 - AUSTRIA: MONS. SCHÜLLER, “IL CRISTIANESIMO EUROPEO È PARTICOLARMENTE ESPOSTO”
Mons. Schüller ritiene che non esista una tendenza a far “scomparire Dio dalla vita”, ma vanno rivisti i criteri in base ai quali valutare questa evoluzione. La Chiesa deve misurarsi con una discussione sulla sua struttura; occorre inoltre analizzare la questione di come vivere oggi la comunità, che “deve continuare ad essere comunità di credenti” incentrata “sull’Eucaristia, sulla diaconia e sulla responsabilità locale”.
[Fonte:http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_b.rss?id_oggetto=217734]

ZENIT - Kiko: Il Cardinal Joachim Meisner il 25 marzo 2011 ha firmato il decreto per l’istituzione della Missio ad Gentes nella sua diocesi che sono una nuova forma di fare presente la chiesa non più attraverso la parrocchia tradizionale ma attraverso comunità di persone che vivono in mezzo alla gente come era nella Chiesa primitiva. [Fonte: http://www.zenit.org/article-26855?l=italian]

IL CN E’ PERFETTAMENTE ALLINEATO! Ma il Cardinal Meisner, Mons. Schüller conoscono il suo rito e le sue prassi dexcritti nel Direttorio per il quale vige l'Arcano? Si saranno letti tutti e 13 i volumi, che tra l'altro risultano 'emendati' solo formalmente e nessuno può verificarlo perché si guardano bene dal pubblicarli? Questa sotto riportata è l'ultima comunicazione, di ieri, che abbiamo ricevuto al riguardo!


Il Direttorio Catechetico non sarà pubblicato perchè è uno strumento specifico del Cammino leggi il Decreto di approvazione. E' pubblicato ma non reso pubblico a tutti. Non è un catechismo ma un Direttorio Catechetico specifico del Cammino che NON VI COMPETE, NON AVETE IL DIRITTO DI CONOSCERE.

Checchè ne dica anche qualche fratello del Cammino che scrive su questo blog, che evidentemente per la sua inesperienza del Cammino non sa certe cose, il Direttorio Catechetico non sarà e non deve essere mai reso pubblico perchè è giusto che sia così! L'arcano fa parte del carattere progressivo del Neocatecumenato come lo era del catecumenato antico. [ne abbiamo già dibattuto qui] - [e anche qui]

Non abbiamo nessun dovere di soddisfare le curiosità nè le pruderie delle persone.
[quanto meno anomalo che una dottrina che si definisce ecclesiale sia sottoposta al 'segreto' (caratteristica prettamente settaria), mentre chi aderisce ad una formazione sedicente cattolica (cioè universale e pubblica) ha tutto il diritto di sapere cos'è che gli viene inculcato e non certo per banale curiosità o pruderie - ndR]

NON VI ILLUDETE IL DIRETTORIO CATECHETICO NON LO LEGGERETE MAI!!!

"L'unico CNC che ammetteresti è un CNC che non esiste"....

Mi ha colpito molto la frase che fa da titolo a questo articolo.

In realtà è il "punto base" che segna la linea "divisoria" tra chi, come noi, ha constatato danni da parte del CnC, e chi invece lo "esalta" (sembrerà strano, ma non vi è un posizione "terza"..).

La realtà parla, dunque, di una "impermeabilità". Di una chiusura. Netta. Una chiusura netta a ciò che "molti" vorrebbero. E che è riassunto da un intervento di Emma, in risposta alla frase che titola l'articolo:

"Dunque un "itinerario di formazione cattolica" che sarebbe fedele alla Tradizione, alla Dottrina, alla Liturgia cattoliche, che non avrebbe l`arcano come norma ma che renderebbe pubblici tutti i testi, e che si chiamerebbe cammino neocatecumenale, non può esistere?"

ESATTO! Il punto, centrato in pieno, è proprio questo! In questa semplice, quanto cristallina frase di Emma, si può riassumere tutta la "richiesta" da parte di quel "mondo" che "critica" il CnC e che è abbandonato.

Alessio ha scritto che i punti che io riassumevo, riguardo le "richieste" che noi facciamo al CnC (ma in realtà ai movimenti in genere), potevano essere un buon punto di incontro da "approfondire". In realtà mi rammarico, perchè quei punti che io riassumevo sono stati sviscerati in abbondanza e per anni. Voler "ripartire" da quelli fa dolorosamente pensare che anche ri-approfondendoli, la possibilità che NULLA ACCADA sia più che pessimismo una realtà di fatto!
In ogni caso li re-inserisco, sperando che possano essere utili a far comprendere chi legge:
  1. La PRASSI del CnC non considera i CONTENUTI dell'Approvazione ricevuta, che viene definita arbitrariamente "approvazione del CnC come voluto da Kiko, a meno di qualche modifica". Ha apportato, infatti, solo alcune modifiche marginali (tipo Comunione in piedi/seduti o inserimento delle Messe del sabato nella lista delle Vespertine). Per il resto la prassi è rimasta immutata, a parte un uso più frequente delle citazioni al CCC, che però non esauriscono affatto il problema delle Catechesi segrete, che sono il fondamento del CnC, anche teologico e liturgico.
  2. I contenuti dell'approvazione forniscono delle regole di integrazione che il CnC, CONCRETAMENTE, non segue. O segue solo in certi casi. Ad esempio: il CnC è SOTTO LA DIREZIONE E LA VOLONTA' DEI VESCOVI... solo se i vescovi lo approvano. Viceversa, se non lo vogliono o lo vogliono allontanare, NON SI OBBEDISCE e ci si ribella, senza tener tanto conto dei METODI, come invece si continua a rimproverare alle persone ferite dal CnC stesso.
  3. Per dire che il CnC "si è adeguato alla Volontà della Chiesa", sarebbe necessario che:

    1. il Direttorio Catechetico fosse PUBBLICATO, come da volontà della Chiesa (invece si accampano mille "scuse teologiche", ma NON SI PUBBLICA!);
    2. la Santa Messa celebrata per il CnC obbedisse ai Libri liturgici Romani (Vetus e Novus ordo),senza aggiunte od omissioni. Il che, concretamente, vorrebbe dire l'abolizione delle suppellettili e dei SIMBOLISMI LITURGICI (che hanno un valore TEOLOGICO) presenti nelle "aule" o nelle Chiese Nc;
    • b.1 la collaborazione parrocchiale nel segno della RECIPROCITA' e della sottomissione alla Chiesa
    • b.2 l'adozione STABILE del CCC, fatta pubblicamente
    • b.3 la relativizzazione del "giorno di Sabato" come giorno per la Santa Messa per le Comunità. Il che vorrebbe dire far diventare il Sabato "eccezione", come nella volontà del Papa, e la Domenica la "regola".
  1. Il CnC RIPUDIA le persone che ne sono uscite avendone ricevuto il MALE e non la conversione e la "formazione cattolica", come recitano gli statuti! Sono classificate sommariamente, non sono ascoltate dai responsabili i quali, anche se si trattasse di casi "particolari", NON HANNO MAI FATTO NULLA PER CORREGGERLI. Il CnC, ad esempio, non considera che l'unione delle persone uscite dalla Comunità, è un diretto risultato dell'ABBANDONO che esse hanno subito. Non abbandono "affettivo" ma abbandono PASTORALE. Per questo si chiude gli occhi su queste responsabilità.

  2. A prescindere se in alcune Comunità si possa essere più o meno "fedeli" alle modifiche richieste, il problema di fondo permane. E la critica di chi non fa il CnC, o vi è uscito, è fondata A PRESCINDERE da queste particolarità. Perchè finchè non saranno pubblici i Direttori, finchè la Liturgia non subirà la modifica voluta dal Papa e dagli statuti (modifica di FORMA e di Sostanza, non accidentale), ogni altra parola risulterà insufficiente! Fare queste modifiche NON MI SEMBRA UN AFFRONTO AL CAMMINO! SE SI PENSA CHE LO SIA, C'E' QUALCOSA CHE NON VA!

mercoledì 25 maggio 2011

Riceviamo una testimonianza che fa riflettere, guardando il cammino dall'esterno attraverso contatti ravvicinati di diverso genere.

Carissimi,
Ho incominciato ad interessarmi seriamente del Cammino (dopo una serie di incontri casuali in cui avevo avuto una ottima impressione) perchè feci un incontro l'anno scorso in base al quale mi chiesi cosa mai ci fosse dietro ad un comportamento come quello di un “itinerante responsabile” che si inalbera di fronte ad un sacerdote anziano perchè insegnava a noi ragazzi la Devozione al Cuore di Gesù e tutto questo di fronte ad un sacerdote il quale (pur conoscendo da anni questo sacerdote anziano) non apre bocca.

Quello che è successo in seguito mi ha portato a cercare di comprendere meglio questa realtà con cui mi sono trovata a confrontarmi, sempre seguendo il principio di non accontentarmi mai della prima impressione. Dopo circa un anno, credo di aver capito quale sia il problema FONDAMENTALE…il punto critico di tutta questa storia.

Nel Cammino, probabilmente perchè non si la si insegna, (sembra quasi sia vietata), manca la RIFLESSIONE. Vengo e mi spiego: probabilmente per mia formazione sono abituata a riflettere ovvero a "tornare in me stessa", a confrontare quello che mi accade e la vita di comunità col mio rapporto con Cristo che è sempre comunque personale.

Durante una riunione noi ragazzi ce lo siamo detti: "se la comunità diventa un modo per mettere da parte il nostro rapporto con Dio, beh...fan..lo la comunità!" (chiedo scusa per il linguaggio, ma ci siamo detti proprio così)

Ovviamente ci vogliono degli strumenti per fare in modo che questa riflessione non sia fine a se stessa. Gli strumenti ce li ha dati la chiesa: Sacramenti, S.Scritture, Rosario, Adorazione, Preghiera (in cui la Liturgia delle Ore è semplicemente il mezzo più completo e articolato, ma non l'unico), confronto col confessore o col Padre spirituale.

Bene, a me questi strumenti sono stati messi in mano subito. Dal primo momento. Mi è stato insegnato ad usarli. Ho visto usarli e i risultati che davano. Chiaramente ci ho messo di mio. Ma l'inizio è stato fondamentale.

Ora, ogni carisma ha dei problemi intrinseci dovuti proprio alla sua particolarità. Chiaramente possono anche non presentarsi, ma bisogna sapere che possono accadere con più frequenza di altri.

Ora, la mia opinione è che, proprio per la sua rigida scansione in tappe successive, il cammino soffra di questa problematica: NON RIFLETTE. Tante volte mi è stato detto: Il cammino è così. Punto. E' una affermazione che non può bastare. Non DEVE bastare. Per nessuno.

Pensare che il Cammino siccome è sempre stato così e ha dato risultati e non riflettere, tornare in se stessi, vuol dire rischiare di confondere il MEZZO con il FINE. Pensare che, finchè si segue uno schema (pure nato ad una esperienza, ma pur sempre UNA esperienza) ti metta al riparo da possibili errori porta prima o poi, quegli errori a commetterli. Senza neanche accorgersene. E senza probabilmente riuscire a prenderne coscienza.

Da lì scaturisce tutto il resto. Perchè le persone non sono TUTTE uguali, le sensibilità non sono TUTTE uguali, le storie non sono TUTTE uguali. Trattare tutto e tutti alla stessa maniera non è il modo in cui agisce Gesù. Io ho fatto ESPERIENZA di questo. LUI non fa fotocopie..

Certamente il fatto che, fin dalle catechesi iniziali, ti si dica: "Ascolta e basta" può portare a questi problemi. L'ascolto è importante, e' fondamentale, ma non è l'Unica cosa importante. E il seguire uno schema catechetico in cui (per paura di sbagliare) si usa una modalità pedissequa porta a considerare ogni parola nel suo senso assoluto che è poi il senso che si usa nel Cammino.

Ed è per questo che spessissimo sembra "di non parlare la stessa lingua" Ecclesialmente parlando. Questo credo sia uno degli aspetti importanti (almeno per il mio modesto parere).

I neocatecumenali (e sto parlando dei catechisti e di chi ha ruoli di responsabilità) sono quelli con cui mi sono sentita meno "a casa" quando parlo. Cioè, io ho sempre parlato con tutti e comunque sia alla fine ci capivamo. Quante volte invece, parlando con un nc, ho sentito la frase: “sto facendo un sforzo per capirti!”. Quando parlo con loro è come se ci fosse un linguaggio diverso come se il Gesù che ho conosciuto io non è lo stesso che hanno conosciuto loro. Sono due persone diverse.

E qui veniamo al secondo punto di questa mia riflessione ovvero il fattore “approvazione”

Il fatto che il cammino sia stato approvato, paradossalmente, ha reso i nc con cui ho parlato ancora più “chiusi”. Il risultato che si ottiene visto dall’esterno, al primissimo impatto, è che per loro il cammino è perfetto. Ovvero il cammino è una realtà “che espelle la riflessione”

Ed è per questo motivo che, quando ho letto l’articolo sugli Scolopi, non mi sono stupita affatto. Perché quella mentalità assume quasi una valenza ASSOLUTA (dove porterà questo atteggiamento lo scopriremo solo con il tempo). Chiaramente non te lo dicono con queste parole, ma il risultato che si vede dall’esterno è questo.

E perché dico questo? Perché il cammino, nelle loro parole, diventa totalizzante.

Nel senso che non vale neanche la pena di sentire un canto di Frisina (o di qualunque altro autore) anche solo per cultura perchè quelli del Cammino sono Sacra Scrittura in musica. Che non vale la pena studiare un pò di storia della Chiesa (basta quello che ti dice Kiko nelle catechesi che sono state approvate): non ce n'è bisogno, è una perdita di tempo!

Altra conseguenza dell’approvazione è: l’unica che può avere da “ridire” (ma anche solo chiedere spiegazioni) è l’autorità ecclesiastica. Con una postilla: se il Magistero non punisce, vuol dire che va bene.

Cioè, finché non c'è un delegato del Vaticano che ti dice "così non si fa, pena scomunica!" (la lettera di Arinze "è stata superata dagli Statuti" con interpretazioni il cui senso non mi convince affatto) non c’è niente di cui preoccuparsi.

Più che altro, dico io, non c’è niente su cui CONFRONTARSI.

Spesso infatti mi hanno chiesto: "Ma OGGETTIVAMENTE cosa c'è di sbagliato"? E' qui credo che ci sia il punto nodale. Non c'è niente di OGGETTIVO su cui confrontarsi nel Cammino.

Ogni "movimento" ha un modo (o più modi) per far vedere da fuori che cosa è. Ha giornali, le parole del fondatore, i suoi testi di base.

Nel cammino il direttorio non è pubblicato (nonostante sia un catechismo vero e proprio), i vari Annunci di Kiko sono segreti. Eppure tutto il cammino si basa su quello. L'unica cosa che possono vedere tutti sono gli Statuti? Ma gli Statuti servono per la giurisprudenza, non per far vedere un carisma... Non si "dialoga" su uno statuto.

Ho la convinzione che basterebbe solo la pubblicazione del Direttorio per modificare questa impostazione di fondo e iniziare (forse per la prima volta) un dialogo costruttivo e tirare fuori il Cammino (e i suoi membri) dal fossato che, volontariamente o meno, si sono costruiti....

Chiaramente quello che ho scritto è la mia Esperienza. Non gli do un valore assoluto né voglio che gli sia dato, ma mi sento in dovere di dire la mia perché, nel bene e nel male come per tutte le realtà ecclesiali, stiamo percorrendo la stessa strada e tra compagni di viaggio ci si deve confrontare.
Liberissimi poi di non accettare nulla…

P.S hai avuto contatti con Raiden? Io volevo fargli una domanda. Tra poco ci sarà la GMG di Madrid e in questi giorni riflettevo sul fatto che (sia a Roma che a Colonia dove sono stata) non ho mai visto ragazzi neocatecumenali alle catechesi con i vescovi o alla Via Crucis. Li ho visti nei momenti di svago in giro per la città e, chiaramente, per la Veglia e la messa conclusiva.
Ora, dato che la mia esperienza è ben poca cosa volevo chiedere a lui se i ragazzi del Cammino partecipano attivamente alle attività delle GMG (ovvero Via crucis, confessione sacramentale, incontro con i vescovi).

Io a Madrid ci andrò e per quanto mi riguarda, se mi sarà possibile, cercherò di “attaccar bottone” anche con loro perché, scopo della GMG è anche “scoprirsi” gli uni gli altri come membri di una grande famiglia che è la Chiesa Cattolica.

Scusa la prolissità
(firma)

sabato 21 maggio 2011

La Speranza non delude... Sul futuro della Chiesa e su chi appartiene davvero ad essa

Di recente sono state rese pubbliche le nomine dei "consultori" (ruolo che evidentemente non equivale a quello di plenipotenziari!) per il nuovo Dicastero dell'Evangelizzazione. Poco prima è stata resa pubblica la nomina dell' Ex numero 3 della Segreteria di Stato Vaticana, Filoni, all' Evangelizzazione dei Popoli.

Due fatti che hanno destato non pochi dubbi in molti. Come al solito la realtà è "chiaro-scura", perchè essi non possono essere letti in modo monolitico. Le voci si diversificano: tra chi "esulta" per l' "espansione" del proprio "concetto di Chiesa" (alla faccia del "servizio" e della "sottomissione"!); chi si abbatte perchè vede avvicinarsi questa presunta espansione; chi è stanco e semplicemente sfiduciato; chi invece vede in questo, come negli altri atti inanellati dal Pontificato attuale (sulla scia del termine di quello precedente), la volontà di raddrizzare la Barca, partendo gradualmente dalle basi.

La creazione stessa di un dicastero per l'Evangelizzazione è, in teoria, un fatto strano. Una realtà come qella dell'Evangelizzazione non era forse ben "gestita" precedentemente? Non era forse ben organizzata? Evidentemente NO. Perchè l'esigenza di creare addirittura un DICASTERO (non un istituto o un ufficio), evidentemente è tale per aver registrato non pochi problemi in questo campo. Ed in effetti è così. Quali sono i prsupposti di questo Dicastero? Lo ha dichiarato il Papa nel Motu propio UBICUMQUE ET SEMPER:

"Nel nostro tempo, uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo...
...Facendomi dunque carico della preoccupazione dei miei venerati Predecessori, ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione. Essa fa riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione, che pure vivono realtà assai differenziate, a cui corrispondono bisogni diversi, che attendono impulsi di evangelizzazione diversi: in alcuni territori, infatti, pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell'animo di intere popolazioni; in altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare; conosciamo poi, purtroppo, delle zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano.
La diversità delle situazioni esige un attento discernimento; parlare di “nuova evangelizzazione” non significa, infatti, dover elaborare un'unica formula uguale per tutte le circostanze. E, tuttavia, non è difficile scorgere come ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia. Infatti, non possiamo dimenticare che il primo compito sarà sempre quello di rendersi docili all'opera gratuita dello Spirito del Risorto, che accompagna quanti sono portatori del Vangelo e apre il cuore di coloro che ascoltano. Per proclamare in modo fecondo la Parola del Vangelo, è richiesto anzitutto che si faccia profonda esperienza di Dio."

I presupposti del Dicastero, quindi, vertono proprio sul problema dei famosi "lontani". I "Battezzati non catechizzati", e in ultima analisi le popolazioni secolarizzate o completamente ignoranti del Vangelo. Questo Dicastero è, dunque, responsabile dell'Evangelizzazione che il CnC si è dato di portare avanti, sull base di una autonomia auto-dichiarata. Interessanti, poi, i punti normativi del Motu proprio:

"Art.1.
§ 1. È costituito il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, quale Dicastero della Curia Romana, ai sensi della Costituzione apostolica Pastor bonus.
§ 2. Il Consiglio persegue la propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla.

Art. 2.
L’azione del Consiglio, che si svolge in collaborazione con gli altri Dicasteri ed Organismi della Curia Romana, nel rispetto delle relative competenze, è al servizio delle Chiese particolari, specialmente in quei territori di tradizione cristiana dove con maggiore evidenza si manifesta il fenomeno della secolarizzazione.

Art. 3.
Tra i compiti specifici del Consiglio si segnalano:
...
3°. far conoscere e sostenere iniziative legate alla nuova evangelizzazione già in atto nelle diverse Chiese particolari e promuoverne la realizzazione di nuove, coinvolgendo attivamente anche le risorse presenti negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica, come pure nelle aggregazioni di fedeli e nelle nuove comunità;
4°. studiare e favorire l'utilizzo delle moderne forme di comunicazione, come strumenti per la nuova evangelizzazione;
5°. promuovere l'uso del Catechismo della Chiesa Cattolica, quale formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo."

Interessante la struttura normativa e decisionale del Dicastero, che vuole fungere da "direttore" e responsabile della c.d. "nuova evangelizzazione", specificando bene che essa non può essere "monotematica", uguale ovunque e soprattutto non può avere nuovi contenuti. Interessante che chi si "candida" come "evengelizzatore", ha dei chiari obblighi nei confronti del Dicastero e DEVE esservi sottomesso.

In questo senso è interessante far notare che chi è "evangelizzatore" NON PUO' non essere un devoto figlio della Chiesa e NON PUO' non essere in filale sottomissione al Papa e ai Vescovi IN COMUNIONE CON LUI, CONCRETAMENTE. A questo proposito è quanto mai proficuo citare un'intervista al Mons. G. Marini, riguardo la Divina Liturgia e il Ruolo del Magistero del Papa, come quello del Maestro delle Celebrazioni (discorso estendibile nel suo concetto fondante):

"D:Come è impostata la sua collaborazione con il Santo Padre ?

R:Mi pare importante, anzitutto, ricordare che le celebrazioni presiedute dal Papa sono chiamate a essere punto di riferimento per l’intera Chiesa. E’ il Papa il Sommo Pontefice, il grande liturgo nella Chiesa, colui che, anche attraverso la celebrazione, esercita un autorevolissimo insegnamento liturgico a cui tutti devono fare riferimento.
Alla luce di questo si capisce meglio quale debba essere lo stile della collaborazione del Maestro delle Celebrazioni con il Santo Padre. Si tratta di operare al fine di rendere le liturgie papali espressione autentica dell’orientamento liturgico del Papa. Da questo punto di vista è davvero Maestro colui che si fa servitore umile e fedele della liturgia della Chiesa. Così ho inteso impostare fin da subito il mio impegno nell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice."

Ora mi chiedo e vi chiedo: concretamente, dove e come Kiko è "servitore del magistero del Papa"? Dico CONCRETAMENTE, non in modo "formale" o pseudo-furbesco! Concretamente, DOVE E COME KIKO HA OPERATO COME IL PAPA MOSTRA E INSEGNA? E' autentico "evangelizzatore", colui che "fa a modo suo"? Che strumentalizza? Che non ascolta i richiami?

Questa è la speranza da riporre nel dicastero dell' Evangelizzazione, come nella nomina di Filoni all'Evangelizzazione dei Popoli, la quale, come dice il Motu proprio, dovrà cooperare con il Dicastero stesso, e quindi non potrà gestire questo importante "settore" in modo solitario nonché kikodipendente.

mercoledì 18 maggio 2011

Una inquietante eterogeneità dei fini emerge dal Convegno Summorum Pontificum del 13-15 maggio scorso


Ieri 16 maggio Zenit pubblica, con il titolo La missione della liturgia antica nel futuro della Chiesa, un articolo le cui sottolineature hanno evidenziato le storture che avevo già colto negli interventi dei relatori ricordati. Vengono citati i curiali: Canizares, Koch, Pozzo aggiungendo Aillet e neppure nominati i veri tradizionali: Schneider e Bux.

Quelle che nella mia dabbenaggine e forse ostinata speranza avevo preso come oltranziste posizioni di pastori 'formati' e costituiti dal più avanzato post-conciliarismo, appaiono in realtà, da questa sintesi le chiavi di volta della posizione del Papa e della Curia in ordine all'autentico culto da rendere a Dio, suo ius divinum e primaria funzione della Chiesa, che per esser nominata ha dovuto attendere l'intervento di Mons. Schneider, il quale l'ha introdotta all'inizio della sua relazione e con vigore, quasi nell'urgenza di colmare -e da subito- la 'strana' trascuratezza del card. Koch, che tanto mi aveva colpita.

L'obiettivo di arrivare ad un unico rito, partendo evidentemente dal NO, da 'arricchire' con brandelli dell'Antico, dopo averne dimenticato e addirittura oltrepassato la teologia e la dogmatica, mi sembra una perversa eterogeneità dei fini che voglio sperare il Convegno e i suoi promotori non si ripromettessero e che non erano assolutamente riconoscibili all'inizio dell'Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum sorta negli scorsi anni, oggi inquinata da presenze come quella di Aillet (dichiaratamente neocatecumenale, che ha già introdotto nella sua diocesi le "piccole cellule di evangelizzazione", accolte con grande favore, ma solo perché accompagnate dai soliti peana enfatici, poiché chi non conosce dal di dentro queste cose non può intuirne i risvolti settari ed eretici).

Non mi meraviglia che al convegno ci fossero voci diverse, ma sono delusa dal fatto che si sia posto l'accento SOLO su quelle curiali di netto conio post-conciliare e che non ne sia scaturito un confronto, ma due realtà in contrapposizione. E' ovvio che se nella Chiesa bisogna convivere ed è necessario confrontarsi e ciò lo è tanto di più in questo momento in cui il concilio ha lasciato i sui segni profondi e si fa fatica a distinguere la verità dagli errori, il confronto sembra allontanato e forse negato, da un "discorso mancato".

Dobbiamo essere tuttavia consapevoli che si tratta di una convivenza rischiosa, che è IMPOSTA che a rigore non sarebbe DOVUTA e che di fatto deriva dalla desistenza tutta post-conciliare dal condannare l'errore; il che vorrebbe impedirci persino di chiamarlo col suo nome...

Ciò premesso il mio articolo è mosso dal fatto che una fonte autorevole come Zenit sottolinea che le relazioni di Aillet e Koch rispecchiano la mens del Papa e ciò mi pare confermato dall'evolversi della situazione: dichiarazione perentoria di Canizares che la Riforma della Riforma non ci sarà e che interverrà il "nuovo movimento liturgico" dal basso (!?).

Questo "dal basso", rischia di dover essere letto con 'cattivi maestri' alla kiko e carmen: [è di oggi la nomina di Kiko Arguello come consultore del Dicastero per la Nuova Evangelizzazione (!?)], in un momento in cui le mentes liturgiche partoriscono strane commistioni hegeliane, teilhardiane... Dico questo perché Koch ha parlato di opposti da conciliare; ha trasformato l'Offerta da oblazione in lode, (che non è sbagliato, ma non si può tralasciare l'oblazione) e anche della Liturgia come evento cosmico. Ricordo che oltre al 'cosmo', c'è Il Soprannaturale, che sarebbe a dire la divinità del nostro Signore Gesù Cristo che è il "Pane disceso dal Cielo"!

Della relazione di Koch a me è rimasto impresso il fatto che, partendo da dualismi come Sacrificio (VO) - Cena (NO); Sacerdote - Assemblea e Adorazione - Partecipazione, ha definito il tutto "falsa alternativa, non antitesi ma mutuo arricchimento". Inoltre, se all'inizio ha fatto un rapido accenno al sacrificio della Chiesa che si unisce al Signore presente e unisce la sua volontà di offrire se stesso per la redenzione del mondo, successivamente ha operato la coincidenza degli opposti parlando più volte del servizio catabatico di Dio che si china sull'uomo e del servizio anabatico dell'uomo che si innalza verso Dio. Ha ricordato che offertorio deriva da auferre, cioè 'innalzare' che ha ricondotto a "gratias agere: sacrificium laudis come oblatio rationalis in forma di parola". Non ha di certo evidenziato che anche in ebraico 'fatto salire' è il verbo riferito alla vittima. Avete presenti i gesti del sacerdote all'elevazione mentre 'fa salire' verso il Padre l'Hostia pura santa e immacolata e il Calice della Salvezza?

Ebbene, Koch di tutto ha parlato, nel suo esporre erudito che aveva anche il suo fascino, tranne che dell'espiazione e della Redenzione operata del Signore sulla Croce e ha sviluppato il discorso sul culto come lode tutto incentrato sull'uomo; nel che -a parte l'antropocentrismo- c'è del vero, ma resta monco se sparisce il Sacrificio e non si ricorda lo ius divinum della Liturgia come autentico culto a Dio reso dall'immolazione del Figlio.


Per questo, credo non a caso, l'intervento di mons. Schneider immediatamente successivo è partito con vigore proprio mettendo in risalto questo elemento clamorosamente mancante: il "Diritto divino" nella Sacra Liturgia...

Koch ha inoltre ribadito, con dotti e anche giusti ma non completi sviluppi del discorso, che bisogna salvare l'interpretazione del Vaticano II. Mi è apparsa chiara l'analogia con i documenti del concilio che spesso presentano la caratteristica di dire cose giuste ma monche del dato fondamentale o, se questo c'è, alla fine viene diluito per poi scomparire nelle eccezioni successivamente esposte.

Dopo questa, che è la mia impressione, ma scaturisce da quel che ho ascoltato direttamente, che dire? Se c'è qualcuno che mi conferma che questa è anche la mens del Papa; il che è suffragato da quel che ho già detto di Canizares, il mio è pessimismo ostinato o realismo dolente? Realismo che prega e spera nei rimedi che il Signore vorrà aiutarci a trovare, ringraziando in primo luogo per la Santa e Divina Liturgia che tuttavia non ha i margini di sviluppo che si vorrebbero a causa della pastorale opposta, col rischio di strani connubi che rischiano di inquinarla...

Se questo è il risultato del Convegno, ignorando completamente gli interventi di Mons. Bux e mons. Schneider, tutti in altra direzione, purtroppo il mio sentore pre-convegno è stato malauguratamente confermato. Non so cosa ne pensi p. Nuara, che è uno degli antesignani della Fraternità Sacerdotale Summorum Pontificum; ma credo che, pur essendo necessario convivere, in Curia, con le altre posizioni, non sia facile né fronteggiarle né arginarle soprattutto se, come vien affermato, sono le stesse del Trono più alto!

Ora si spiega come mai vescovi come Aillet, Cattenoz, Rey, Schoenborn e molti altri, che sappiamo vanno a farsi evangelizzare a frotte alla Domus Galileae [vedi anche], si mostrano favorevoli al Rito Antiquior: per inquinarlo, così come hanno già fatto per il resto della Chiesa nella sua Tradizione perenne, rinnegata e sostituita con quella conciliare, nell'assunto -proclamato ma non dimostrato- che essa sia la sintesi onnicomprensiva e l'espressione più pura dell'intera Tradizione: parole di Benedetto XVI, che sembrano troncare sul nascere il dibattito che molti studiosi tentano di sviluppare.

L'unica cosa che possiamo sperare è che il Signore non voglia permettere il compiersi di questo ulteriore scempio, certamente non imminente, ma che permane come un'ombra sul futuro!